Pat Gelsinger – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 13:19:14 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Pat Gelsinger – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 La nostra opportunità di rendere la tecnologia una forza che dura nel tempo: non sprechiamola https://www.datamanager.it/2017/11/la-nostra-opportunita-rendere-la-tecnologia-forza-dura-nel-tempo-non-sprechiamola/ Tue, 21 Nov 2017 10:17:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135571 A cura di Pat Gelsinger, CEO VMware Recentemente ho avuto il piacere di partecipare a un dibattito al Web Summit affrontando un tema molto importante: “Il futuro della tecnologia: ne beneficeranno tutti?” La tecnologia sta esplodendo e rimodellando molti aspetti del business e dell’umanità. Questa rivoluzione creerà un’onda crescente di innovazione che investirà qualsiasi cosa, […]

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A cura di Pat Gelsinger, CEO VMware

Recentemente ho avuto il piacere di partecipare a un dibattito al Web Summit affrontando un tema molto importante: “Il futuro della tecnologia: ne beneficeranno tutti?”

La tecnologia sta esplodendo e rimodellando molti aspetti del business e dell’umanità. Questa rivoluzione creerà un’onda crescente di innovazione che investirà qualsiasi cosa, indipendentemente dalla geografia, dal background o dalla cultura? O i vantaggi dell’innovazione tecnologica saranno limitati a pochi fortunati?

È un tema che mi appassiona molto e credo fermamente che la risposta sia sì – la tecnologia andrà a beneficio di tutti sul pianeta. Abbiamo tutti un interesse a determinare il corso dell’innovazione tecnologica e a capire se possa offrire il suo pieno potenziale. La verità è che la tecnologia è neutrale, non è né buona né cattiva. Dipende da come la applichiamo ai problemi di ogni giorno.

Non credo di avere tutte le risposte e non ci sono soluzioni semplici alle complesse sfide globali che affrontiamo. Ma dopo quasi quarant’anni di lavoro nella tecnologia, sono molto fiducioso ed entusiasta del futuro. Credo che abbiamo l’opportunità di avere un impatto positivo su larga scala nel prossimo decennio, sia come individui che lavorando insieme come comunità globale.

Applicare la tecnologia ai problemi di oggi e di domani

La vera svolta è la combinazione di quattro straordinarie capacità che ora abbiamo a nostra disposizione: Mobile + Cloud + AI + IoT. Da soli, sono già elementi potenti. Insieme, avranno un effetto di trasformazione sulla qualità della vita in tutto il mondo. Lo smartphone offre una copertura senza precedenti. Il cloud offre una scalabilità inimmaginabile in passato. L’intelligenza artificiale ci consente di estrarre enormi quantità di dati in tempo reale e utilizzare queste informazioni per creare modelli di business completamente nuovi. E l’Internet of Things connette il mondo fisico e quello digitale e porta la tecnologia in ogni dimensione del progresso umano.

Quindi, come possiamo sfruttare queste capacità per affrontare alcune delle più grandi sfide dei giorni nostri?

Analizziamo i principali ostacoli a garantire una buona qualità della vita per la popolazione in rapida espansione del pianeta e come la tecnologia sta guidando il cambiamento.

Innanzitutto, la salute. Mentre il rischio di una pandemia è sempre stato presente per millenni, gli algoritmi di deep-learning stanno creando farmaci rivoluzionari, migliorando la diagnosi e progettando piani di trattamento molto più efficaci di qualsiasi approccio precedente. Il sequenziamento del DNA ha permesso un enorme balzo in avanti nella comprensione e nel trattamento delle malattie. Con i progressi della telemedicina, abbiamo l’opportunità di dare accesso all’assistenza sanitaria moderna a miliardi di comunità in zone remote e non servite del mondo. Secondo la Gates Foundation, ora abbiamo quello che serve per debellare la malaria entro il 2040. E con la sostituzione del gene e le capacità bioniche, eliminare la cecità su scala globale sta diventando possibile.

Secondo aspetto, la crisi ambientale – probabilmente la nostra sfida più complessa. Mentre tentiamo di rimediare alle conseguenze dell’era industriale per gestire in modo sostenibile il carbonio, l’acqua e i rifiuti, progressi significativi nelle fonti di energia rinnovabile ci danno la speranza di poter risolvere la sfida cruciale della generazione di energia sostenibile. Le iniziative IoT su larga scala e le città intelligenti stanno contrastando l’impatto ambientale negativo derivante dai trasporti e dalla gestione degli edifici (circa il 25 e il 20 per cento delle emissioni globali, rispettivamente), aumentando drasticamente l’efficienza energetica degli spazi in cui viviamo e lavoriamo. Entro il 2050, i veicoli elettrici a emissioni zero rappresenteranno circa il 75% delle vendite globali di auto. E l’innovazione tecnologica sta anche aiutando a trovare nuovi approcci lungo tutto il ciclo di vita dell’acqua e dei rifiuti. L’Internet of Things ha il potenziale per sbloccare straordinarie potenzialità nell’economia circolare e ci consente di monitorare e “percepire” la salute del pianeta con maggiore granularità e accuratezza rispetto al passato.

Terzo, l’estremismo. Non ci sono chiaramente risposte facili, ma credo che la chiave sia la speranza che scaturisce dall’educazione (alimentata dal più ampio accesso a Internet e dai telefoni cellulari a basso costo) e dalle opportunità legate alla crescita economica. Anche la creazione di posti di lavoro è un elemento fondamentale. La tecnologia sarà certamente cruciale in questo senso per il prossimo decennio, creando posti di lavoro pensati per il futuro. Un recente studio di The Institute For the Future ha stimato che l’85% dei posti di lavoro che esisteranno nel 2030 non sono ancora stati inventati. Il nostro compito è espandere gli investimenti e favorire lo sviluppo delle competenze per garantire che questa evoluzione abilitata alla tecnologia raggiunga tutti.

E infine arriviamo alla povertà. Abbiamo fatto progressi costanti, ma ci sono ancora 700 milioni di persone che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno. Con la povertà ancora concentrata nelle aree rurali, il telefono cellulare a basso costo è diventato un punto di svolta e fondamentale per il successo degli agricoltori al pari del bestiame, dei semi, dell’acqua e dei fertilizzanti. Consente loro di accedere a microprestiti, prezzi in tempo reale, previsioni meteorologiche e alle informazioni sulle migliori tecniche in zootecnia, rotazione delle colture, varietà e altro ancora.

Ognuna di queste sfide è incredibilmente complessa e sappiamo che la tecnologia non è una panacea per tutto ciò che affligge la nostra comunità globale. Tuttavia, ritengo che l’innovazione tecnologica sia lo strumento più potente che abbiamo a nostra disposizione, poiché lavoriamo collettivamente per affrontare questi grandi ostacoli al progresso umano e alla qualità della vita.

Pensateci: il ritmo dell’evoluzione tecnologica in questo momento è il più veloce che abbiamo mai sperimentato. Eppure è anche il ritmo più lento dell’innovazione tecnologica che vivremo per il resto della nostra vita. In periodi di cambiamenti straordinari e dirompenti come questo, è facile lasciare che la paura abbia la meglio su di noi. Non perdiamo di vista il fatto che la tecnologia è intrinsecamente neutrale. Il nostro compito è garantire che tutte le incredibili innovazioni che stiamo guidando offrano il loro pieno potenziale nel prossimo decennio, fornendo valore a tutti rispetto a pochi eletti. Ora più che mai, noi che facciamo parte della comunità tecnologica abbiamo una responsabilità individuale e collettiva di impegnarci e agire, non solo nelle nostre aziende ma anche nella definizione di politiche e quadri normativi a livello globale, al fine di garantire che l’impatto della tecnologia venga massimizzato per un  bene più grande.

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VMware, l’ora del multicloud https://www.datamanager.it/2017/09/vmware-lora-del-multicloud/ Tue, 19 Sep 2017 13:51:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131195 La decima edizione europea di VMworld sfonda il muro degli 11.000 partecipanti e vede numerosi annunci legati alle piattaforme cloud, senza dimenticare la virtualizzazione anche di rete e la sicurezza Barcellona – Puntuale come ogni fine estate, va in scena nella capitale catalana l’edizione europea della user conference di VMware, che giunge a ridosso dell’edizione […]

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La decima edizione europea di VMworld sfonda il muro degli 11.000 partecipanti e vede numerosi annunci legati alle piattaforme cloud, senza dimenticare la virtualizzazione anche di rete e la sicurezza

Barcellona – Puntuale come ogni fine estate, va in scena nella capitale catalana l’edizione europea della user conference di VMware, che giunge a ridosso dell’edizione mondiale di Las Vegas. Ma se gli annunci in passerella a Barcellona rappresentano in sostanza l’onda lunga di quelli visti in Nevada, la loro declinazione europea non è secondaria. A cominciare dalle parole usate dal CEO Pat Gelsinger, che sottolinea a più riprese l’importanza del Vecchio Continente nelle strategie di VMware oltre che il suo ruolo guida su temi rilevanti come la sicurezza. “Non solo in vista della prossima entrata in vigore del GDPR, il regolamento europeo sulla privacy dei dati, ma anche per molti altri aspetti, penso che l’Europa continuerà a dettare le policy sulla data protection”, ha infatti spiegato Gelsinger incontrando la stampa presente a Barcellona.

“Dal cloud all’edge”

Nei keynote, il Ceo ha invece illustrato le tappe che hanno portato alla vision attuale di VMware, che è quella di essere sempre più un’azienda che fornisce piattaforme e non più solo prodotti di infrastruttura: dal data center virtualizzato al cloud, passando per una rete sempre più definita dal software e in un contesto sicuro. “Dal cloud all’edge”, ha sottolineato Gelsinger, proprio per tenere conto dei mutamenti indotti dall’Internet of Things in cui mondo fisico e digitale sfumano i propri confini, ma anche “realize what’s possible”, a significare che la tecnologia IT è sempre più l’elemento che abilita il business, puntando sulle tre priorità di oggi che sono mobility, security e cloud. Che per VMware comportano, come si è visto negli annunci di Barcellona, la continua modernizzazione del data center, l’integrazione del cloud pubblico, la crescita del workspace mobile, la trasformazione del networking e il focus sulla sicurezza, anche per realizzare la vision “any device, any application, any cloud”. Dove il cloud è sempre più ibrido, in una coesistenza tra cloud multipli e mondo on premise.

Nuovi accordi

Mark Lohmeyer, Vice President, Products, Cloud Platform Business Unit di VMware

Sulla rilevanza del cloud per la VMware di oggi, Data Manager ha discusso a Barcellona con Mark Lohmeyer, Vice President, Products, Cloud Platform Business Unit di VMware. “Nell’era dei cloud multipli, privato, pubblico e ibrido, è necessario avere la flessibilità di scegliere, e l’IT ha la responsabilità di essere coerente: il nostro ruolo, come VMware, è quello di assicurare tutto questo”, ha sottolineato Lohmeyer, citando come esempio l’offerta HCX Technologies, che nasce da un accordo con IBM, che garantisce la trasportabilità nelle transizioni da un cloud all’altro, come le migrazioni dall’on premise verso ambienti cloud esterni, che siano di IBM, di OVH o di altri fornitori. In altre parole, si tratta di agevolare le aziende nell’utilizzo dei servizi cloud di fornitori diversi in ottica multi cloud, con un’offerta estesa di soluzioni dal privato al pubblico all’ibrido, per eseguire, gestire e connettere qualsiasi applicazione sul cloud in maniera semplificata. Va proprio in questa direzione l’intensificazione delle partnership con i principali cloud provider, come quella con Amazon Web Services, che “attualmente è attiva nell’area Ovest degli Stati Uniti e si estenderà progressivamente: nella prima metà del 2018 prevediamo di arrivare all’Europa, inizialmente nel Regno Unito, per poi coprire l’intero Vecchio Continente alla fine del prossimo anno”, ha confermato Lohmeyer. Lo scopo, ha proseguito il manager è quello di “unire il meglio dei due mondi, privato e pubblico, con un’infrastruttura basata su vSphere per il computing, VSan per lo storage e Nsx per il networking, combinata in maniera del tutto seamless con i servizi AWS, mantenendone gli stessi modelli di utilizzo on demand, con un prodotto che entra a far parte del nostro listino e viene commercializzato da noi”.

Nascono i provider Cloud Verified

Sempre in tema cloud, a Barcellona ha debuttato anche il nuovo marchio VMware Cloud Verified, volto a identificare i provider che hanno investito in maniera significativa nelle tecnologie cloud di VMware e offrono servizi e supporto su un’infrastruttura comune. Tra i primi a potersi fregiare della nuova denominazione vi sono CenturyLink, Fujitsu, IBM Cloud, OVH e Rackspace, a indicare che questi provider adottano le tecnologie VMware più complete e avanzate, garantendo elevati livelli di interoperabilità tra cloud e vantaggi per la propria attività. Si tratta di una prima rosa di nomi che è destinata a crescere, traendo dal vasto universo dei VMware Cloud Provider, costituito oggi da oltre 4.000 partner in più di 110 Paesi.

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VMware, il 5G è software defined https://www.datamanager.it/2017/03/vmware-5g-software-defined/ Mon, 06 Mar 2017 10:00:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120456 Pat Gelsinger non ha dubbi: la virtualizzazione e tutto il mondo definito dal software sono la base delle piattaforme per le nuove reti 5G e per l’Internet of Things “In genere vengo in Europa tre o quattro volte l’anno, per parlare soprattutto di infrastrutture e incontrare clienti di rilievo”, esordisce Pat Gelsinger, CEO di VMware. […]

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Pat Gelsinger non ha dubbi: la virtualizzazione e tutto il mondo definito dal software sono la base delle piattaforme per le nuove reti 5G e per l’Internet of Things

“In genere vengo in Europa tre o quattro volte l’anno, per parlare soprattutto di infrastrutture e incontrare clienti di rilievo”, esordisce Pat Gelsinger, CEO di VMware. Questa volta l’occasione è il Mobile World Congress di Barcellona, un evento che a Gelsinger piace molto perché “partecipano un po’ tutti, compresi i service provider, e anche perché si incontrano le persone giuste”. Ed è proprio per commentare gli annunci di VMware all’evento catalano che Gelsinger ha incontrato la stampa specializzata a Milano, insieme a Jean-Pierre Brulard, senior vice president e general manager Emea, e Alberto Bullani, regional manager di VMware Italia.

Parola d’ordine virtualizzazione della rete

Come noto, da tempo il Mobile World Congress non è più circoscritto al mondo dei telefonini, ma abbraccia un po’ tutti i temi tecnologici, come mobile, cloud e Internet of Things. E se quest’anno l’attenzione era puntata sul 5G, ovvero la prossima rivoluzione nell’ambito delle reti cellulari attesa al debutto nel 2020, tanto meglio per un pioniere della virtualizzazione come VMware, in quanto “già le prime implementazioni in 5G mostrano che si tratta di un’infrastruttura che fa ampio uso della virtualizzazione, con reti sempre più definite dal software”, ha spiegato Gelsinger, sottolineando che la “NFV, ovvero Network Function Virtualization, cioè la virtualizzazione delle funzioni di rete, diventa essenziale per fornire un’infrastruttura altamente scalabile, anche per rendere più agevole il passaggio al 5G delle piattaforme 4G e LTE già esistenti”. Ma non solo: “Adesso i fari sono puntati sulla realizzazione della piattaforma per le applicazioni, che passerà per una convergenza tra il cloud e le telco. In questo senso, le Olimpiadi del 2020 costituiranno il primo vero debutto, e noi saremo i fornitori delle reti 5G in partnership con Atos, che è stato sponsor tecnico di Rio 2016 e lo sarà anche per Tokyo”, ha proseguito Gelsinger.

Il ruolo dei Service Provider

Un ruolo essenziale, nel nuovo scenario delineato dal numero uno di VMware, è quello dei CSP, i Communication Service Provider, che operano globalmente ma “sono soprattutto di origine europea”, come ha tenuto a evidenziare Gelsinger, e ai quali la società ha destinato in particolare gli annunci di Barcellona, per agevolarli nella transizione definitiva verso il modello software defined: analogamente a quanto avvenuto con i data center, caratterizzati da una virtualizzazione che si è sempre più evoluta verso una modalità definita dal software anche con l’appoggio del cloud, anche il mondo delle telco deve approdare alla logica della Network Function Virtualization. Anche perché la transizione cui sono chiamati i Service Provider con l’avvento del 5G va verso la presenza di una maggiore componente di servizi accanto alla capacità di banda, soprattutto alla luce dell’affermazione dell’Internet of Things. Come ha ricordato Pat Gelsinger, da qui a meno di tre anni, cioè nel 2020, “si prevede che vi saranno più macchine che persone connesse”. E nel grande mercato che da qui a pochi anni sarà definito dall’Internet of Things, “il ruolo di VMware è quello di occuparsi di connettività: non ci occuperemo né di analytics né di sensori o di altre cose noiose”, ha esemplificato argutamente Gelsinger.

Tre annunci chiave

Chi era a Barcellona ha visto tra l’altro l’annuncio della nuova versione 2.0 delle soluzioni di virtualizzazione delle reti VMware vCloud NFV, la piattaforma integrata, modulare e multi-tenancy che combina un’infrastruttura di virtualizzazione delle funzioni di rete a elevata disponibilità con funzionalità di gestione delle operazioni. Già adottata da oltre 45 service provider che servono 300 milioni di abbonati in tutto il mondo, nelle parole dell’azienda, VMware vCloud NFV “consente di trasformare le architetture di rete, la service delivery, le operation e gli economics attraverso una rete più dinamica, agile e basata su software”. Inoltre, sempre a Barcellona, VMware ha annunciato che i Communications Service Provider potranno veicolare ai clienti nuovi servizi di enterprise mobility sfruttando AirWatch, cioè la soluzione di VMware per l’Enterprise Mobility Management, attraverso l’offerta vCloud Air Network Managed Services Provider. Infine, da segnalare l’accordo con Harman, azienda attiva nelle tecnologie connesse per numerosi ambiti verticali e acquisita recentemente da Samsung, per fornire soluzioni IoT semplificate e specializzate per i mercati manifatturiero, retail, costruzioni, automotive e dell’efficienza energetica. “Ci aspettiamo molte altre partnership oltre a questa”, ha concluso Pat Gelsinger.

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Sicurezza: VMware evidenzia un totale disallineamento tra vertici aziendali e IT https://www.datamanager.it/2016/03/sicurezza-vmware-evidenzia-un-totale-disallineamento-vertici-aziendali-it/ Wed, 09 Mar 2016 11:35:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96211 Il CEO di VMware sottolinea la necessità di una architettura globale per la sicurezza IT durante la RSA Conference Nel suo intervento nel corso della RSA Conference, il CEO di VMware Pat Gelsinger ha parlato del più significativo ostacolo per la sicurezza informatica oggi: problemi dell’architettura IT che aumentano la complessità e impediscono ai team […]

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Il CEO di VMware sottolinea la necessità di una architettura globale per la sicurezza IT durante la RSA Conference

Nel suo intervento nel corso della RSA Conference, il CEO di VMware Pat Gelsinger ha parlato del più significativo ostacolo per la sicurezza informatica oggi: problemi dell’architettura IT che aumentano la complessità e impediscono ai team di sicurezza di svolgere con successo il proprio compito principale: proteggere applicazioni e dati. Adottando un framework comune, le aziende possono allineare le proprie policy con soluzioni di sicurezza innovative che possono essere estese a tutto il data center e al cloud.

Gelsinger ha inoltre presentato una nuova ricerca realizzata da The Economist Intelligence Unit (EIU), promossa da VMware, che mostra un totale disallineamento tra l’azienda e l’IT in termini di investimenti in sicurezza informatica, di priorità di cyber protection e di tempistiche di un attacco contro l’azienda.

“C’è una enorme innovazione nel settore della sicurezza oggi. Ciò che serve è un quadro organizzativo, una vera architettura con cui tutti i protagonisti possono allinearsi in modo che la sicurezza possa essere progettata al suo interno”, ha dichiarato Pat Gelsinger, Chief Executive Officer di VMware. “Cambiando la dinamica di come forniamo servizi su infrastrutture vulnerabili, il settore della sicurezza IT ha la possibilità di tracciare un nuovo percorso per il futuro.”

Gelsinger ha spiegato come la virtualizzazione crei le basi per un’architettura completa che consente di avere la sicurezza all’interno dell’infrastruttura tecnologica. Poiché la virtualizzazione è uno strato tra le infrastrutture fisiche e le applicazioni, permette di allineare controlli endpoint e di rete perché le applicazioni vengano protette. La virtualizzazione è diventata il livello di infrastruttura più diffuso che copre computing, rete e storage e si estende sia ai cloud pubblici che privati.

Nel suo intervento, Gelsinger e il Senior Vice President dei Security Products di VMware, Tom Corn, hanno presentato in anteprima una tecnologia di Distributed Network Encryption con VMware NSX. Tradizionalmente, la crittografia è enormemente complessa. Gelsinger e Corn hanno mostrato come sia possibile crittografare i dati in transito e a riposo, con un semplice drag and drop su un’applicazione. Inoltre, la demo ha illustrato come la tecnologia si estenderà a cloud pubblici come Amazon Web Services.

Una nuova ricerca evidenzia disallineamento sulla sicurezza IT in tutto il mondo

Oltre a richiamare l’attenzione su un’architettura completa per la sicurezza informatica, Gelsinger ha presentato la ricerca EIU che dimostra che c’è ancora molto lavoro da fare per un allineamento tra line of business e responsabili IT per quanto riguarda sicurezza informatica e attacchi futuri. In particolare, l’indagine ha rilevato:

  • Anche se l’IT identifica nella sicurezza informatica la priorità numero uno per l’azienda, solo il 5% dei responsabili è dello stesso avviso e pone la cyber security al nono posto fra le priorità.
  • I responsabili della sicurezza IT e i vertici aziendali non sono allineati sugli asset più importanti da proteggere. Per gli uomini di business le priorità sono asset strategici come la reputazione della società, mentre la sicurezza IT richiede un approccio tattico incentrato sulla protezione dei dati e delle applicazioni.
  • Più del 30% dei responsabili della sicurezza IT si aspetta un attacco importante e riuscito entro 90 giorni, contro il 12% dei dirigenti aziendali.
  • I responsabili in azienda e l’IT divergono notevolmente sulle aspettative di budget per la sicurezza. Quasi il 30% dei responsabili IT ritiene che ci sarà un aumento significativo del budget per la sicurezza nei prossimi due anni. Al contrario, meno del 10% dei dirigenti aziendali prevede un aumento significativo, nonostante investire meno del dovuto in sicurezza sia ritenuto il terzo maggior rischio per le loro imprese.

Tuttavia, dirigenti d’azienda e IT sono allineati su un punto chiave: la preoccupazione per la minaccia da parte di ciò che è sconosciuto. Le minacce individuate da ciascun gruppo sono la preoccupazione per le risorse e i dati che potrebbero risiedere inconsapevolmente nel cloud, la preoccupazione per le minacce sconosciute in rapido movimento e la preoccupazione per gli utenti e i dispositivi sconosciuti che accedono alle reti e ai sistemi aziendali.

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I cinque imperativi del business digitale https://www.datamanager.it/2015/10/i-cinque-imperativi-del-business-digitale/ Fri, 30 Oct 2015 09:42:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=87098 La tecnologia mobile-cloud sta guidando un cambiamento profondo nel mercato, indipendentemente dal settore verticale di riferimento, ridefinendo nelle aziende il modo di competere e interagire con i propri clienti. Nel keynote che ha chiuso la plenaria del VMworld 2015 Europe, il CEO Pat Gelsinger ha fornito un’indicazione di quelli che VMware ritiene essere i cinque […]

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La tecnologia mobile-cloud sta guidando un cambiamento profondo nel mercato, indipendentemente dal settore verticale di riferimento, ridefinendo nelle aziende il modo di competere e interagire con i propri clienti.

Nel keynote che ha chiuso la plenaria del VMworld 2015 Europe, il CEO Pat Gelsinger ha fornito un’indicazione di quelli che VMware ritiene essere i cinque imperativi del business digitale, delineando le azioni che le aziende e i responsabili IT devono necessariamente intraprendere per restare al passo e anticipare il mercato in un momento di cambiamento imprevedibile e inarrestabile.

1)   L’asimmetria di Business

Questo è un momento ideale per un’azienda che vuole avviare le sue attività e sfidare lo status quo. Grazie alla pervasività della tecnologia mobile-cloud, ora è infatti possibile avere un accesso veloce e semplice a una rete globale di risorse online condivise, che comprendono il talento, il capitale e un marketplace di 3 miliardi di persone connesse in tutto il mondo.

In un mondo “asimmetrico”, le aziende non hanno nulla da perdere nel provare ad abbracciare con decisione nuovi modelli di business che cambiano le regole del gioco. Le aziende più grandi con un business ben definito devono riconoscere che i benefici degli incubatori si sono estremamente ridotti. L’obiettivo ora è saper innovare come una start-up e sostenerne la delivery come un’azienda consolidata. Come Gelsinger ha spiegato: “Gli elefanti devono imparare a danzare”.

2)   L’avvento dell’era professionale del cloud

Il cloud è un fattore chiave in un mondo di business asimmetrico, ma anche il mercato del cloud sta cambiando profondamente. Secondo Pat Gelsinger, il cloud implementato in azienda fino ad oggi si può paragonare a un ponte costruito a metà: dove sono stati ideati due piloni che come silos isolati restano in buona parte scollegati e sconnessi.

Da un lato si ha la torre dell’”on-premises private-cloud”, in cui la governance è forte ma la delivery delle app è troppo lenta. D’altra parte, la torre “off-premises public-cloud”, dove la delivery delle app avviene in modo rapido ma la governance è debole. Questa situazione richiede l’avvento di un’era professionale del Cloud, più connesso e compatibile, in cui le aziende distribuiscono le applicazioni ad ampio raggio e non restano ancorate alla logica dei silos. In questo contesto, l’hybrid cloud unificato rappresenta il futuro dell’IT e fornisce le basi per gli anni a venire.

3)     La sfida della sicurezza: proteggere le persone, le applicazioni e i dati

Oggi le innovazioni sul fronte della sicurezza sono sorprendenti e costanti, tuttavia le violazioni continuano a verificarsi con un ritmo allarmante. Secondo Gelsinger manca un’architettura comune e onnipresente che consenta ai team IT di allineare i controlli di sicurezza in modo da proteggere ciò che interessa maggiormente: le persone, le applicazioni e i dati. In breve, fino a quando non abbiamo avuto una sicurezza veramente integrata nell’architettura.

L’ingresso nel livello della virtualizzazione cambia per sempre la natura della sicurezza informatica. Fornisce, infatti, per la prima volta uno strato per la traduzione indispensabile tra l’infrastruttura IT e le applicazioni e i dati che su essa risiedono. Il rinascimento nel campo della sicurezza è iniziato, proprio sfruttando la virtualizzazione come architettura fondamentale, per questo motivo Pat Gelsinger ha invitato i leader IT a cogliere l’attimo.

4)     La prossima ondata di innovazione IT: la tecnologia proattiva

Nonostante le innovazioni straordinarie oggi alla portata di tutti, di fatto tutta la nostra tecnologia resta ancora “reattiva”, cioè siamo noi a dirle che cosa deve fare. In questo momento ci troviamo all’apice di un nuovo modello di tecnologia “proattiva”, nel quale il software è abbastanza intelligente da agire per nostro conto, gestendo tutto, dai compiti quotidiani più banali alle procedure mediche salvavita eseguite da microscopici “milli-robot” che si spostano nel sangue delle persone. Questo futuro proattivo, secondo Pat Gelsinger, sarà costruito sull’automazione intelligente, dandoci la capacità di prevedere tutto, o quasi.

5)     Il cambiamento guidato dalla tecnologia modellerà le aziende leader nel mondo

Delineando l’ultimo imperativo del digital business, Pat Gelsinger ha fornito una prospettiva sulle conseguenze che il cambiamento guidato dalla tecnologia avrà sulle aziende di tutto il mondo. Attraverso una proiezione di dati relativi al prossimo decennio, ha mostrato come il 40 per cento delle 500 aziende definite oggi leader dall’indice S&P 500 non esisterà più. In altre parole, 4 aziende su 10, oggi leader di mercato, andranno incontro a fusioni, cambiamenti sostanziali o cesseranno del tutto di esistere entro il 2025. In ambito tecnologico questo processo sarà ancora più rapido. Secondo Gelsinger, metà delle aziende attualmente incluse nella Tech 100 list non ci sarà più tra 10 anni. L’imperativo finale riguarda, quindi, la necessità per le aziende grandi e piccole di emergere per rimanere visibili: l’immobilità oggi è il rischio più grande.

L’intervento di Pat Gelsinger si è concluso con un appello all’azione rivolto alle 10 mila persone presenti al VMworld, descritte come persone più smart dal punto di vista tecnologico all’interno delle rispettive aziende. Spetta a loro guidare la trasformazione, ponendosi come imprenditori e innovatori in prima linea nel cambiamento. L’impegno di VMware, ha dichiarato il suo CEO, è quello di essere per loro il miglior partner con cui esplorare questo futuro.

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“Ready for Any”, il business secondo VMware https://www.datamanager.it/2015/10/ready-for-any-il-business-secondo-vmware/ Thu, 15 Oct 2015 08:52:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85919 Vision di mercato, annunci e anticipazioni alla convention di Barcellona “Are You Ready?” Siete pronti per la nuova era del business, che esige la disponibilità dei dati e delle applicazioni su qualunque device e in qualunque momento, garantendo allo stesso tempo l’integrità e la sicurezza? Questa è la domanda e la “sfida” che Carl Eschenbach […]

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Vision di mercato, annunci e anticipazioni alla convention di Barcellona

“Are You Ready?” Siete pronti per la nuova era del business, che esige la disponibilità dei dati e delle applicazioni su qualunque device e in qualunque momento, garantendo allo stesso tempo l’integrità e la sicurezza? Questa è la domanda e la “sfida” che Carl Eschenbach ha lanciato alla platea in apertura del VMworld 2015, la convention di VMware a Barcellona, sul tema appunto “Ready for Any”. Il Presidente e COO di VMware ha parlato anche dell’acquisizione di EMC da parte di Dell, un record nel settore IT, sottolineando però che “non cambierà la nostra strategia aziendale, che punta sul cloud ibrido unificato per supportare ogni applicazione e ogni device: One Cloud, Any Application, Any Device”. Nella vision di VMware, l’architettura per il nuovo IT è composta dal cloud management per il cloud ibrido e dal software defined data center, con capacità elaborative, di network e storage virtualizzate, che governano sia le applicazioni tradizionali che cloud-native.

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Il CEO Pat Gelsinger ha invece parlato dei cinque pillar del successo nella vision di VMware: innovare come una startup e deliverare come un’azienda enterprise, governare la “professional era” del cloud attraverso un approccio unificato al cloud ibrido, soddisfare i requisiti di protezione dei dati e delle app, automatizzare tendenzialmente ogni cosa – ed essere in grado di predire ogni cosa – , infine gestire i rischi. “Grazie alla mobility e al cloud, oggi per la prima volta startup appena nate possono sfidare le grandi corporation – ha sottolineato Gelsinger – . Questo apre le porte alla nuova era dell’innovazione”. Un’era caratterizzata dall’esplosione di dati, connettività e app. Lo unified hybrid cloud è la via del futuro per VMware, e “per la prima volta nella storia, la sicurezza è costruita nell’architettura del cloud. La virtualizzazione abilita l’allineamento e la pervasività delle feature”, permette di migliorare la protezione dei dati e di comprimere i costi. La prossima fase dell’innovazione sarà la tecnologia proattiva, abilitata da Internet of Things, cloud e software-defined data center. “La nostra ambizione più grande è rendere i clienti protagonisti del business del futuro”, ha concluso il CEO.

Tra le novità annunciate alla convention, vRealize Automation 7 e vRealize Business Standard 7. Annunci anche lato vCloud Network Functions Virtualization (NFV) e sull’acquisizione di Boxer, infine l’azienda offre nuovi sviluppi lato public cloud per la sua nuvola ibrida. Google Cloud DNS sarà la prossima piattaforma cloud di Google disponibile su vCloud Air di VMware.

“L’economia digitale crea e distrugge rapidamente le aziende. La rapidità di risposta ai cambiamenti è la chiave del successo” ci spiega Alberto Bullani, Regional Manager Italy. Con NFX siamo diventati protagonisti anche nella sicurezza, che è centrale oggi insieme alla mobility. Non c’è mai stato un momento più eccitante per lavorare nell’IT, con tutte le promesse di migliorare non solo il business, ma la vita umana, che esso porta.

vmware2015

Per Ajay Singh, Sr VP & GM, Cloud Management Business Unit, “la vera sfida, una volta acquisita la tecnologia, è a livello culturale per cambiare la mentalità e il modo di lavorare delle aziende. Per ottenere il massimo valore da cloud e virtualizzazione, occorre formare le persone e ridefinire i processi. VMware lavorerà sempre più sullo sviluppo di API, sull’approccio cross-cloud e sulla self-optimization dei sistemi in base all’intelligent automation”.

Tra i Platinum Sponsor di Vmware c’è Trend Micro. Il suo stand alla convention esibisce una macchina da corsa F1. “Il focus dell’azienda è la sicurezza dei dati e del data center con un approccio integrato – ci spiega Albert Kramer, Technical Director Continental Europe. La macchina da corsa è un simbolo della velocità necessaria per risolvere o meglio anticipare i problemi che possono presentarsi”.

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VMware, cloud ibrido e senza confini https://www.datamanager.it/2015/02/vmware-cloud-ibrido-confini/ Wed, 04 Feb 2015 10:32:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=69010 Il 2015 della società si apre nel segno del 6, come i miliardi di dollari di fatturato appena superati e come la nuova major release di vSphere, che crea la prima piattaforma unificata di cloud ibrido per tutte le applicazioni Forte di un 2014 ricco di soddisfazioni, con una crescita del 16% rispetto all’anno precedente […]

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Il 2015 della società si apre nel segno del 6, come i miliardi di dollari di fatturato appena superati e come la nuova major release di vSphere, che crea la prima piattaforma unificata di cloud ibrido per tutte le applicazioni

Forte di un 2014 ricco di soddisfazioni, con una crescita del 16% rispetto all’anno precedente e un fatturato che ha raggiunto e superato quota 6 miliardi di dollari, VMware inizia l’anno puntando sempre più su un concetto di cloud ibrido nel quale la distinzione tra nuvola pubblica e privata non ha più ragione di essere, semplicemente perché diventa trasparente. È questo il senso dell’annuncio di inizio febbraio, che Pat Gelsinger, CEO della società, ha sintetizzato in un live webcast con il motto “one cloud, any app”. Perché in un mondo in cui le aziende chiedono sempre più “un’agilità di tipo software defined, un’integrazione sempre più trasparente e soprattutto una sicurezza intrinseca, noi proponiamo una piattaforma cloud che permette di avere un unico punto di gestione, senza soluzione di continuità dal cloud privato a quello pubblico”, ha sottolineato Gelsinger.

Il nuovo vSphere 6

La nuova piattaforma unificata e aperta di VMware comprende vSphere 6 e Integrated OpenStack, oltre a Virtual San 6 e vSphere Virtual Volumes per lo storage. Il piatto forte è costituito da vSphere 6: la nuova versione della soluzione flagship di casa VMware rappresenta, sempre nelle parole di Gelsinger, “il lancio più importante di vSphere mai compiuto, con uno sforzo notevole di innovazione che ha portato ad avere 650 caratteristiche inedite rispetto alla release precedente”.
Grazie anche a queste nuove feature, VMware vSphere 6 offre nuove capacità per far fronte alle esigenze di applicazioni di tipo business critical e native nel cloud, con maggiori livelli di prestazioni, scalabilità e consolidamento. Secondo la società, “le aziende saranno in grado di gestire migliaia di istanze dei componenti da una applicazione cloud-native singola. Le nuove funzionalità di scalabilità, prestazioni e disponibilità renderanno vSphere 6 la piattaforma di riferimento per la virtualizzazione delle applicazioni scale up come SAP HANA, i carichi di lavoro scale-out come Hadoop, e le applicazioni business-critical come Microsoft SQL Server, Oracle Database, e SAP ERP”. Ma non solo: un’altra delle novità più significative di vSphere 6 è Long-Distance vMotion, che consentirà la migrazione live dei carichi di lavoro anche su distanze intercontinentali, senza che vi siano downtime.

Supporto Open Stack e nuovo storage

Di rilievo anche l’annuncio relativo a VMware Integrated OpenStack, una distribuzione OpenStack che consentirà alle aziende di fornire agli sviluppatori velocemente e in maniera conveniente API aperte per accedere all’infrastruttura di classe enterprise di VMware. VMware definisce, testa e supporta tutte le componenti della distribuzione, compreso il codice open source OpenStack, e le fornirà gratuitamente ai clienti di VMware vSphere. Pe quanto invece riguarda lo storage enterprise, nascono VMware Virtual SAN 6 e vSphere Virtual Volumes: il primo rappresenta un deciso passo verso il software-defined storage, in quanto migliora la scalabilità e il livello delle performance della soluzione storage hypervisor-converged di VMware, mentre VMware vSphere Virtual Volumes offre un nuovo livello di integrazione storage per rendere gli array esterni “virtualization-aware” in maniera nativa.

Annuncio epocale

Alberto Bullani, regional manager di VMware Italia, ha sottolineato la portata “storica, se non epocale” dell’annuncio, visto che “stiamo presentando la prima unica e vera piattaforma oggi sul mercato che permette di avere un solo punto di gestione dal cloud privato a quello pubblico e che consente di spostare i carichi di lavoro da uno all’altro nei due sensi. I nostri maggiori competitor, che sono soprattutto Amazon Web Services e Microsoft Azure offrono ambienti completi ma hanno una modalità di spostamento dei workload che è a senso unico, mentre invece noi possiamo offrire la massima elasticità, creando un unico cloud che opera come un’estensione del data center interno, con accesso a risorse il cui limite è dato solo dal data center del service provider”.

Tutto questo, secondo Luca Zerminiani, pre-sales manager di VMware Italia, rappresenta il modo migliore per “operare nel mondo liquido di oggi, che mette sul piatto molte opportunità per chi le sa cogliere, e pone l’esigenza di avere un nuovo modello di IT che possa far lavorare le applicazioni tradizionali, cioè quelle che tengono in piedi le aziende, come i database, gli ERP e altro, ma deve anche dare la possibilità di preparare il nuovo e cogliere le opportunità. Il modello ‘One cloud, molte applicazioni’ abilita proprio questo, permettendo di avere a disposizione potenza on demand per tutte le nuove app e le iniziative di business, e in maniera completamente trasparente”.

 

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VMware, la virtualizzazione è totale https://www.datamanager.it/rivista/vmware-la-virtualizzazione-totale-51371.html Mon, 25 Nov 2013 09:29:14 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/vmware-la-virtualizzazione-e-totale/ Molti annunci e più di ottomila partecipanti all’edizione europea di VMworld 2013, la user conference del colosso della virtualizzazione, svoltasi a metà ottobre a Barcellona. Pat Gelsinger: «Dai mainframe all’IT as a Service, superando il modello a silos» Nell’anno in cui festeggia i suoi primi 15 anni di vita, VMware (www.vmware.it) torna nella capitale catalana […]

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Molti annunci e più di ottomila partecipanti all’edizione europea di VMworld 2013, la user conference del colosso della virtualizzazione, svoltasi a metà ottobre a Barcellona. Pat Gelsinger: «Dai mainframe all’IT as a Service, superando il modello a silos»

Nell’anno in cui festeggia i suoi primi 15 anni di vita, VMware (www.vmware.it) torna nella capitale catalana per l’edizione europea dell’evento dedicato a clienti e partner. E, come lo scorso anno, riserva il keynote d’apertura al CEO, Pat Gelsinger. «Il ritmo dell’innovazione continua ad accelerare e siamo passati dall’era dei mainframe, in cui il mantra era “mantenere il controllo”, a quella del client/server, dove il mantra era “creare i silos”, per sfociare nell’era odierna, con miliardi di utenti e milioni di app all’insegna del mobile e del cloud, in cui il mantra è “IT as a Service”, perché tutto questo non sarebbe possibile senza la virtualizzazione che libera le risorse» – ha dichiarato Gelsinger. Una virtualizzazione che ormai si estende a tutti i livelli: dal data center, che è sempre più di tipo “software defined”, al networking, con le reti SDN rese possibili da VMware NSX, allo storage, fino ad arrivare ai desktop, con l’offerta rafforzata dall’acquisizione di Deskstone, società specializzata nell’offerta di virtualizzazione desktop, anzi di DaaS, Desktop-as-a-Service, che costituisce la nuova frontiera della fornitura via cloud di ambienti di produttività personale. 

I riflessi in Italia

Dato che Deskstone è una società non quotata, i dettagli finanziari dell’acquisizione non sono stati rivelati, ma di sicuro l’importo non è di quelli capaci di far impensierire i bilanci di un colosso come VMware che nel 2012 ha fatturato più di 4,5 miliardi di dollari. In ogni caso, la soluzione di Deskstone «va ad aggiungersi on top sul nostro stack – ha spiegato a Data Manager, Alberto Bullani, regional manager di VMware Italia – per arricchire ulteriormente la nostra offerta con un portale per operare sulle applicazioni Windows». Per il management italiano di VMware, gli annunci di Barcellona rappresentano un po’ l’onda lunga delle novità viste all’edizione USA di VMworld 2013 (tenutasi in agosto a San Francisco) e hanno grande rilevanza anche per il mercato di casa nostra. A cominciare dalla versione 5.5 di vSphere, il cui potenziamento – che ne raddoppia sostanzialmente la scalabilità e ne amplia le capacità di virtualizzazione – significa anche offrire sempre nuovi servizi, anche a livello applicativo e non più solo infrastrutturale. Ma non solo: le novità annunciate spingono sempre più l’acceleratore verso le promettenti frontiere del SDDC, il Software Defined Data Center, e l’SDN, cioè le reti definite via software, proponendo ai clienti lo stesso modello operativo della virtualizzazione dei server anche per il networking e lo storage, rispondendo alle crescenti richieste di flessibilità e scalabilità. Non a caso, con le nuove soluzioni VMware cloud management, l’automazione, il supporto e la visibilità sui costi aumentano, semplificando e automatizzando ulteriormente la gestione dei data center per abilitare l’IT as a Service. Proprio l’automazione dei data center e la trasformazione del mix dei costi IT costituiscono l’obiettivo da raggiungere: «Le aziende – ha spiegato Gelsinger – spendono in media il 70% del loro budget IT in manutenzione, destinando solo il 30% agli investimenti. Il nostro obiettivo è quello di portare tutti a un livello di 50-50, per poi migliorarlo ulteriormente. Non si tratta di una sfida impossibile, visto che i nostri migliori clienti sono già su un livello di 60-40». 

L’ora dei partner

Particolarmente nutrita anche l’area espositiva della tre giorni di Barcellona, dove non sono stati pochi i partner a presentare novità. È il caso per esempio di Lenovo (www.lenovo.com/it), che ha annunciato i ThinkServer RD 540 e 640, oltre alla soluzione completa VSpex con storage LenovoEMC, «indicata in particolare per i cloud privati delle piccole e medie aziende» – come ha sottolineato Gianluca Degliesposti, executive director Server & Storage di Lenovo.

Dell Software (www.dell.it) ha invece portato tre nuove release per la gestione degli ambienti virtuali della gamma Foglight, ricche di novità tra cui «l’aggiunta del supporto per VMware vCloud Director, per ottimizzare le implementazioni di cloud privato che fanno uso di questo componente» – ha spiegato John Maxwell, vice president product management di Dell.

Anche Hitachi Data Systems (www.hds.com/it) ha colto l’occasione per proporre un’offerta di nuovi servizi di private cloud e ampliare la gamma prodotti, per realizzare un approccio sempre più virtualizzato, aperto e sicuro verso il cloud privato.

Dal canto suo, Veeam (www.veeam.it) – il fornitore di soluzioni di backup, replica e gestione degli ambienti virtualizzati vSphere – ha schierato la sua offerta innovativa, che ha finora conquistato «oltre 40mila clienti in Europa, seguiti da circa 10mila reseller che fanno capo a più di 250 distributori a valore aggiunto» – come ha sottolineato il managing director Daniel Fried.

Infine, NetApp (www.netapp.com/it) ha scelto la platea del VMworld 2013 per presentare un importante successo di mercato: la fornitura, al colosso francese Orange Business Services, dell’infrastruttura storage NetApp Data Ontap come base per l’erogazione dei servizi cloud denominati Flexible Computing, che gestiscono attualmente oltre 35 petabyte di dati.

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Pat Gelsinger nuovo CEO di Vmware https://www.datamanager.it/news/pat-gelsinger/pat-gelsinger-nuovo-ceo-di-vmware Wed, 18 Jul 2012 12:55:00 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/07/pat-gelsinger-nuovo-ceo-di-vmware/ La nomina sarà esecutiva a partire dal prossimo 1 settembre

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La nomina sarà esecutiva a partire dal prossimo 1 settembre

VMware annuncia che Pat Gelsinger, attuale Presidente e Chief Operating Officer di EMC Information Infrastructure Products, assume la carica di Chief Executive Officer di VMware, subentrando a Paul Maritz, attuale CEO della società.

Maritz rimarrà componente del board di VMware e assumerà il ruolo di Technology Strategist in EMC. Sempre a partire dal primo settembre, Gelsinger entrerà anche nel board di direzione di VMware.

Laureato in Ingegneria elettrica e informatica, Gelsinger prima di approdare a EMC è stato il primo Chief Technology Officer di Intel e Senior Vice-president and General Manager del Digital Enterprise Group sempre di Intel.

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Cambi al vertice di EMC https://www.datamanager.it/news/emc/cambi-al-vertice-di-emc Wed, 18 Jul 2012 09:30:44 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/07/cambi-al-vertice-di-emc/ David Goulden diventa President e COO. Il CEO di VMware Paul Maritz entra in EMC come Chief Strategist. Pat Gelsinger assume il ruolo di CEO di VMware e Howard Elias e Jeremy Burton ampliano le loro responsabilità

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David Goulden diventa President e COO. Il CEO di VMware Paul Maritz entra in EMC come Chief Strategist. Pat Gelsinger assume il ruolo di CEO di VMware e Howard Elias e Jeremy Burton ampliano le loro responsabilità

EMC ha annunciato una serie di nomine che ridisegnano il vertice aziendale, in vista di una nuova fase di crescita e al contempo del continuo cambiamento delle dinamiche di mercato. Gli annunci vanno a sottolineare, ancora una volta, le capacità del team manageriale di EMC nell’anticipare i trend di mercato e rappresentano un ulteriore passo avanti nell’implementazione di una strategia dirigenziale di alto profilo.

“Negli ultimi dieci anni, EMC e VMware hanno registrato costantemente risultati eccellenti, sviluppando parallelamente team manageriali di altissimo livello”, spiega Joe Tucci, Chairman e CEO di EMC. “Stiamo assistendo oggi ad una straordinaria trasformazione del mercato IT, diversa da ogni evoluzione passata – una spinta  sostanziale verso il Cloud Computing, le applicazioni Big Data e l’erogazione di IT-as-a-Service. Dinanzi a questo nuovo scenario, abbiamo deciso di ridisegnare il nostro management  con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il posizionamento di EMC e VMware, sia dal punto di vista del business sia dei risultati che portano ai loro rispettivi azionisti.”  

Queste le principali nomine annunciate:

* David Goulden, Executive Vice President e CFO, è stato nominato President e COO, riportando direttamente a Joe Tucci.

* Pat Gelsinger, President di EMC e COO della divisione Information Infrastructure Products, è stato nominato – a partire dal 1° settembre –  CEO di VMware, ed entrerà a far parte del Board of Directors di VMware.

* Paul Maritz, attualmente CEO di VMware, entra in EMC come Chief Strategist  – a partire dal 1 settembre – riportando direttamente a Joe Tucci. Maritz rimarrà nel Board of Directors di VMware.

Joe Tucci aggiunge: “A seguito degli annunci, David assume la responsabilità dell’area Information Infrastructure di EMC; Pat guiderà le infrastrutture Cloud di VMware e Paul si occuperà delle nostre strategie tecnologiche, con particolare attenzione verso il tema dei Big Data ed la nuova generazione di applicazioni orientate al cloud che verranno realizzate a partire da queste basi.”

David Goulden, 53 anni e in azienda da 10, assumerà immediatamente la responsabilità delle diverse business unit di EMC e della funzioni Sales and Customer Operations, Services, Marketing e G&A. La sua esperienza in EMC è particolarmente ampia e comprende la gestione di Global Sales, Marketing, Alliances e Business Development. Ha ricoperto anche un ruolo fondamentale nella strategia Mergers&Acquisitions (M&A) di EMC, che ha condotto l’azienda a completare quasi 70 acquisizioni a partire dal 2003. David Goulden manterrà il ruolo di CFO dell’azienda, ruolo che ha dal 2006.

Paul Maritz, 57 anni, entra in EMC con il compito di coordinare le attività legate alle strategie tecnologiche, con particolare attenzione al fenomeno dei Big Data ed alla nuova generazione di applicazioni orientate al cloud. Paul Maritz assumerà la responsabilità su attività di CTO, Mergers&Acquisitions, investimenti strategici e tecnologie emergenti.

Pat Gelsinger, 51 anni, è entrato in EMC nel 2009 come President e COO della divisione Information Infrastructure Products.  E’ stato lui a coordinare l’introduzione della più estesa offerta di prodotti e soluzioni nella storia di EMC oltre che  ad accelerare la spinta dell’azienda verso lo unified storage e a condurre EMC verso nuovi trend di mercato, quali i Big Data e lo storage su flash.

Howard Elias e Jeremy Burton ampliano le loro responsabilità

Howard Elias, 55 anni, attualmente President e COO della divisione Information Infrastructure Services, con responsabilità sulle attività di supporto, formazione, consulenza e prevendita di EMC, assume ulteriori responsabilità sul Solution Group e sui servizi corporate di EMC, che comprendono attività di produzione, corporate IT e Centri di Eccellenza (CoE). Dal suo ingresso in EMC nel 2003, Elias ha guidato in vari momenti i team marketing, sales enablement, technology alliance, M&A e new venture di EMC

Jeremy Burton, 44 anni, attuale Chief Marketing Officer di EMC, assumerà il ruolo di Executive Vice President, Product Operations and Marketing. Burton vanta oltre 20 anni di esperienza nel mondo della tecnologia, come CEO di Serena Software ed in precedenza come Group President del Security & Data Management Group di Symantec ed Executive Vice President del Data Management Group di Veritas. Burton assume responsabilità cross business unit sulle attività di prodotto, sul corporate go-to-market, sulle iniziative OEM e legate al canale a volume. 

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