previsioni – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 18 Dec 2017 13:14:23 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png previsioni – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Il 2017, l’anno bilanciato dell’innovazione digitale https://www.datamanager.it/2017/12/2017-lanno-bilanciato-dellinnovazione-digitale/ Mon, 18 Dec 2017 13:14:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137719 Con accelerazioni e decelerazioni, rimandi al domani e decisioni improvvise, attivismo dell’innovazione e pensiero creativo, si chiude un anno alla ricerca della giusta misura Ogni anno si chiude con un pensiero a quanto abbiamo vissuto, attraversato, osservato. L’unica direzione possibile, il futuro, non ci sottrae dall’opportunità di ripercorrere questo 2017 per riflettere, tra premesse e […]

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Con accelerazioni e decelerazioni, rimandi al domani e decisioni improvvise, attivismo dell’innovazione e pensiero creativo, si chiude un anno alla ricerca della giusta misura

Ogni anno si chiude con un pensiero a quanto abbiamo vissuto, attraversato, osservato. L’unica direzione possibile, il futuro, non ci sottrae dall’opportunità di ripercorrere questo 2017 per riflettere, tra premesse e promesse. In effetti, l’inizio dell’anno è stato tutt’altro che leggero: nelle IDC Predictions, l’avvento della Digital Economy (DX) in tutta la sua forza ci ha chiamato a nuovi ruoli, regole e responsabilità. Sono queste che sempre più vengono richieste ai manager coinvolti nei processi di trasformazione digitale. Sono le stesse che abilitano il successo. E sono sempre le stesse che entrano in gioco quando, per esempio, sistemi e processi vengono colpiti da cyberattack e bisogna intervenire in logica di crisis management. Il 2017 non ci ha risparmiato sotto questo fronte. È stato un anno bilanciato. Nonostante la velocità e le urgenze, nei primi mesi dell’anno le survey IDC hanno messo in evidenza in Europa e Italia priorità di business al confine tra il conservativo e l’innovazione. Razionalizzazione, efficienza, produttività da un lato. Sviluppi digitali ed espansione in nuovi segmenti di mercato e geografie dall’altro. Nello stesso periodo si sono mossi i passi necessari per avvicinarsi alla normativa GDPR, passando velocemente dalla consapevolezza all’esplorazione. Un notevole attivismo di partner e stakeholder nell’ecosistema ha favorito via via una crescente sensibilità nelle aziende italiane, che oggi sono attive sui vari fronti del processo di adeguamento. Il percorso non è facile e le percezioni raccolte nel corso delle indagini 2017 presso le aziende italiane ci trasferiscono ostacoli lungo uno spettro di contesti: data management, data encryption, adattamento delle security policy, education interna, mettere in atto sistemi e processi per prevenire e mitigare l’esposizione ai rischi. Vedremo gli sviluppi nel 2018. L’entrata in vigore fra pochi mesi farà da ago della bilancia. Molti osservatori hanno gli occhi puntati sul “D-day”.

LA ROADMAP DELLA DIGITAL TRANSFORMATION

Nel frattempo, tante storie ci raccontano il percorso di nuovi paradigmi quali l’IoT tra “use case” conosciuti e non. La IDC European IoT Survey 2017 evidenzia per il nostro Paese ai primissimi posti la sfera della “Customer behavior analysis and interaction”: si pensi alle sperimentazioni in ambito Retail, Banking e in generale alla trasformazione degli ambienti fisici e dei luoghi pubblici che abilitano nuovi processi grazie a tecnologie interattive. Non sorprende trovare inoltre l’ambito “asset management” tra gli altri contesti interessati da iniziative IoT: industry 4.0, digital building & facility, predictive maintenance sono solo alcuni dei principali driver di trasformazione. C’è poi un’altra sfera di iniziative, altrettanto significativa, che si fa strada sull’onda delle innovazioni che riguardano i processi di logistica, assistenza remota e distribuita di infrastrutture, fleet management, staff location, logistic management diventano use case rilevanti in molte organizzazioni che unificano e digitalizzano processi end-to-end nel proprio ecosistema. Cambiamenti significativi nel passaggio dal 2016 al 2018 che evidenziano maturità e penetrazione dell’era digitale. Non è difficile quindi immaginare che il modello di osservazione della roadmap della digital transformation – mentre si rafforza sulle 5 dimensioni che IDC ha tracciato negli anni scorsi come cardini del modello DX (vision e leadership; omnichannel; information management; operation; worksource and talent management) – evolva ora verso nuovi concetti. Si iniziano quindi a rafforzare nuovi requisiti della DX: misurazione delle performance; capacità e pratiche organizzative che incorporino il digital nel business; messa a punto di una roadmap per gli use case; disegnare una digital platform “for scale”, etc.


Fabio Rizzotto: Digital transformation #Bilancio2017 e rotta verso il #2018 @IDCItaly
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LE RAGIONI DEL CAMBIAMENTO

L’IT sta chiedendo nuove leve. Dai talenti, alle nuove competenze, a nuove pratiche. Cambiano i processi di reporting, analisi, cambia il modello IT e questo si ripercuote sul modo in cui il consumo IT si contrattualizza, si misura. Lo shift di processi e risorse verso i provider va a ridefinire un nuovo ambiente, nuovi spazi non solo infrastrutturali o applicativi. I provider intravedono nuove opportunità in questo momento, sono in grado di intercettare nuove esigenze di capacità, elasticità, flessibilità. Ma su entrambi i fronti, nuovi processi devono essere definiti, coordinati, messi in atto, da quelli commerciali a quelli amministrativi, a quelli finanziari e contrattuali. Molte parti in gioco allo stesso tavolo. Trasparenza, comunicazione, chiarezza sono indispensabili. Potrà apparire sorprendente, ma non è affatto scontata la domanda sul “perché” le aziende devono fare tutto ciò. In confronti più o meno informali, alcuni manager non nascondono la propria sincerità nel trasferire che, ancora oggi, un certo stile di management o di direzione aziendale – non sempre legato al fattore generazionale o alla velocità di cambiamento di specifici settori – non sia particolarmente consapevole o non veda di buon occhio la necessità del cambiamento a fronte degli stravolgimenti epocali che stiamo vivendo. Basti guardare non solo come le piattaforme social e il mondo interconnesso hanno stravolto gli equilibri socioeconomici. Diamo uno sguardo alle nostre strade. Sono un miscuglio di vecchio e nuovo, forse prevale ancora di più il primo, ma si stanno trasformando molto velocemente. Digital signage, veicoli e sensori intelligenti, mobilità urbana e sistemi di parcheggio intelligenti, strade e ambienti sempre più pervasi da tecnologia, tonnellate di cartone da smaltire per effetto dell’eCommerce. Consumer e customer engagement impazzano. Il bello, o il paradosso, è che il tema engagement è citato da tutte le aziende come un driver significativo del cambiamento. Le aziende sono sempre più spinte dalla necessità di affermare una maggiore rilevanza e lasciare un segno nell’esperienza dei clienti. Non a caso è al primo posto (46%) degli obiettivi che le aziende italiane segnalano in questo 2017 nella trasformazione digitale. È l’engagement che sta trascinando intere industrie, anche B2B, nella rivoluzione 4.0. Al secondo posto dei “perché” in questo 2017 le aziende italiane pongono attenzione alla ricerca della ottimizzazione delle Operations, all’eccellenza operativa come una delle chiavi per la velocizzazione e l’efficienza dei processi. Al terzo posto, fa capolino il fine ultimo dell’azienda nel mondo profit e competitivo: la generazione di flussi di revenue tramite canali e processi digitali. Siamo consapevoli di quanta strada è stata percorsa. Sappiamo anche che velocità e time-to-market sono importanti in Italia, ma dobbiamo sviluppare maggiori capacità di misurazione, governance, controllo. Sappiamo che molti sforzi possono apparire sterili, l’era digitale ci ha abituato a consumare energie non sempre portate a segno, ma è un rischio necessario. A volte serve solo a essere più consapevoli che lo sguardo deve essere ancora più avanti e in alto, per poter cogliere le sfide, collocarle nella giusta prospettiva e disegnare possibili strategie. Accade oggi. È da qui che ripartiamo verso il 2018.

Fabio Rizzotto, head of local research and consulting di IDC Italia

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Network industry, le sfide per stabilizzare la crescita https://www.datamanager.it/2017/11/network-industry-le-sfide-stabilizzare-la-crescita/ Fri, 24 Nov 2017 14:14:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136163 La metamorfosi dell’industria delle reti, fra le prospettive di una crescita piatta, un ecosistema in forte cambiamento e nuove sfide per stabilizzare i ricavi. Partendo da Internet of Things, Internet TV e reti software defined L’industria dei servizi e sistemi di telecomunicazioni e networking (T&N), quale protagonista della trasformazione digitale, è la prima a fronteggiare […]

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La metamorfosi dell’industria delle reti, fra le prospettive di una crescita piatta, un ecosistema in forte cambiamento e nuove sfide per stabilizzare i ricavi. Partendo da Internet of Things, Internet TV e reti software defined

L’industria dei servizi e sistemi di telecomunicazioni e networking (T&N), quale protagonista della trasformazione digitale, è la prima a fronteggiare le grandi sfide di cambiamento che questa impone. Tutti i player del settore (non solo i grandi operatori di telecomunicazioni, ma anche gli OEM, i vendor e i network system integrator), devono affrontare una vera e propria metamorfosi, un progressivo “cambio di pelle”, che impone la sperimentazione di nuovi modelli di business, nuovi paradigmi di offerta e un diverso approccio competitivo. Internet of Things (IoT), Internet TV e le reti software defined (SD-WAN) sono le aree su cui avvengono i primi passi ma, come sempre, lavorare sul fronte dell’innovazione tecnologica implica grandi rischi e grande resilienza, fattori sinora forse un po’ sottovalutati dai player della catena del valore del settore, soggetti istituzionali inclusi.

TELECOM & NETWORKING: LA SFIDA DELLA CRESCITA ZERO

Il mercato end user (ovvero la spesa di consumatori e imprese per servizi e sistemi di telecomunicazioni e networking), dal 2016 al 2020, affronterà la sfida della crescita «zero»: avrà cioè un andamento piatto determinato dalla forte contrazione dei servizi voce, sia di rete fissa che di rete mobile, controbilanciata da una crescita rilevante dei servizi dati, dalla moderata crescita del comparto enterprise networking e dalla lieve crescita delle spese per i device, guidata da smartphone, tablet, wearable e visori AR/VR. È uno scenario competitivo molto complesso, dove il fattore di successo sarà quello di conquistare e trattenere un cliente sempre più volubile, continuamente sollecitato dall’offerta di nuovi prodotti/servizi di più player (anche nuovi entranti) e sempre più orientato all’integrazione tra reale e digitale in ogni aspetto della vita quotidiana. Le reti delle telco e delle aziende sono e saranno l’infrastruttura portante della trasformazione digitale: le vedremo svilupparsi con l’implementazione delle tecnologie network function virtualization (NFV), con il cloud, che diventa il modello di riferimento di tutte le strategie di sviluppo, mentre le tecnologie di accesso continueranno a convergere, integrandosi per garantire all’utente finale accessibilità capillare e apertura al dialogo con oggetti e macchine che ci circondano. Questa almeno è la promessa del 5G. Per stabilizzare la crescita, le sfide che la network industry dovrà affrontare sono tre: IoT, Internet TV e SD-WAN. Vediamole insieme.


#NetworkIndustry Daniela Rao @IDCItaly Le sfide per stabilizzare la crescita
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INTERNET OF THINGS

È proprio il dialogo con oggetti connessi, la prima sfida che tutto il comparto T&N si prepara ad affrontare. L’attuale mercato delle tecnologie dell’informazione sarà ridisegnato e ampliato dalla progressiva inclusione del dialogo con le macchine e con sempre più oggetti connessi, mentre, a tendere, la valutazione del mercato ICT diventerà inscindibile da quella dell’IoT. Quindi, quando guardiamo il mercato IoT, non parliamo più di IT o TLC, ma di un unico grande comparto che include una parte sempre più consistente di hardware, software e servizi tipicamente parte dei mercati IT e TLC, e si estende verso nuovi prodotti e servizi, mettendo a sistema (e nei sistemi) la potenza dei microprocessori e dei dispositivi di memoria, del cognitive computing e del networking. È un mercato molto complesso e che tende a una grande diversificazione, dove vediamo “trial” svilupparsi nelle aziende del manifatturiero, agricoltura e B2C, mentre nei settori utility e logistica, l’IoT è entrata già negli anni passati e ora prosegue verso la fase di industrializzazione.

Qui tutti i player T&N si muovono in un contesto competitivo molto affollato, cercando di sperimentare anche nuovi modelli di coopetition. Le telco sono tra i primi player che hanno avviato la discussione sull’IoT con le aziende italiane e sono percepiti come i futuri leader dell’IoT, preceduti soltanto dai fornitori di analytics, e seguiti dai vendor di hardware e servizi, dai produttori di device e di apparati di rete. Tuttavia, i ricavi per gli specifici progetti IoT a breve non saranno così significativi da impattare sulla complessiva crescita «zero»: investimenti, sperimentazioni e ancora manovre di adattamento, in attesa che normative e standard si consolidino, caratterizzeranno ancora i prossimi anni. Per tutti, l’apertura del grande dialogo con gli oggetti sarà una nuova area da presidiare e su cui combattere la prossima guerra dei prezzi, che partendo dalla connettività arriverà ai nostri device individuali, impattando tutta la catena del valore del mercato. Sarà – infatti – l’individuo con le sue esigenze fisiche, conoscitive e di comunicazione, al centro delle strategie di marketing di tutti i player della società dell’informazione.


#NetworkIndustry #5G Daniela Rao @IDCItaly chi saranno i leader dell’IoT?
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INTERNET TV

Il mercato dei contenuti digitali seguirà gli occhi dei consumatori. La domanda di servizi e contenuti digitali di intrattenimento sta cambiando velocemente e variano anche le posizioni e i ricavi dei diversi player, tra cui anche quelli del mercato T&N. Nelle case e nelle mani degli italiani, la spesa per i device che servono per accedere ai contenuti di intrattenimento è di circa 1 miliardo di euro, e avrà una crescita media del 2% annuo fino al 2020, guidata soprattutto dai wearable e visori AR/VR, mentre resterà stabile quella per i televisori HD e per i diversi oggetti che si connettono alle TV per consentire lo streaming di contenuti. La spesa per contenuti a pagamento fruiti attraverso Internet, (sia come sottoscrizioni che come acquisti singoli) passerà da 3 miliardi di euro a 6 miliardi nel 2020 (CAGR 18%), trainata dal video streaming, seguito da giochi, app e software. Una parte consistente di questa spesa entrerà nelle tasche dei player di T&N che via via cercano di includere questi oggetti e questi contenuti nelle loro offerte. Le telco entrano in gioco con partnership e alleanze con OTT e broadcaster per offrire servizi TV in streaming come estensione dei bundle verso il triple e quad-play, con l’obiettivo di trattenere i clienti, facendo leva sulle preferenze delle diverse tipologie di clientela: sport, gaming, cinema e serie. Solo nel lungo termine vedremo se sarà possibile una vera convergenza tra i due mondi, quello delle telco e quello dei broadcaster TV: per ora, in Europa non vediamo altro che partnership commerciali.


#InternetTV Raddoppia la spesa per contenuti a pagamento via Internet @IDCItaly
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SOFTWARE DEFINED WAN

La terza sfida riguarda un ambito più infrastrutturale e legato alla trasformazione digitale delle aziende, che devono investire in infrastrutture per sopravvivere in un ambiente competitivo sempre più complesso. Via via che le imprese cercheranno soluzioni più flessibili e meno costose alla complessità emergente, anche la gestione delle reti tenderà a evolvere verso il paradigma cloud, cioè verso soluzioni per gestire da remoto e da un unico pannello di controllo una rete estesa, a cui si collegano sempre più utenti, con più applicazioni a diversa priorità, con parametri che cambiano continuamente. La spesa per sistemi e servizi SDN è destinata a crescere in maniera rilevante da circa 20 milioni di euro nel 2017 a oltre 120 milioni di euro nel 2020: in pratica oltre la metà della spesa delle aziende italiane per LAN/WAN sarà basata su tecnologie SDN. L’orizzonte della sfida dei player T&N è al 2020: le telco dovranno accelerare la virtualizzazione e avere sempre maggior controllo software dell’intera infrastruttura in vista del 5G, mentre le aziende end user dovranno estendere le loro reti agli oggetti, affrontare nuove problematiche di sicurezza e investire di più per consolidare le fondamenta di un’economia digitale che continua a crescere e a cambiare. Nel breve, le fonti di ricavi sembrano concrete soprattutto per i system integrator e le telco, che intercettano la domanda delle grandi imprese, mentre l’affollamento della competizione su cloud, sistemi di rete e sicurezza rende un po’ meno rosee le prospettive di sviluppo degli altri attori in campo.

Daniela Rao, senior research & consulting director di IDC Italia

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Forcepoint svela le Previsioni di Security per il 2018 https://www.datamanager.it/2017/11/forcepoint-svela-le-previsioni-security-2018/ Tue, 21 Nov 2017 13:09:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135601 I rischi generati dagli aggregatori di dati, dai sistemi di criptovaluta e dai ransomware possono essere superati solo introducendo una security basata sull’analisi comportamentale Il leader mondiale di Cybersecurity Forcepoint ha pubblicato il nuovo Report sulle previsioni di sicurezza informatica 2018, nel quale gli esperti di sicurezza forniscono indicazioni sulle minacce che dovranno affrontare a […]

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I rischi generati dagli aggregatori di dati, dai sistemi di criptovaluta e dai ransomware possono essere superati solo introducendo una security basata sull’analisi comportamentale

Il leader mondiale di Cybersecurity Forcepoint ha pubblicato il nuovo Report sulle previsioni di sicurezza informatica 2018, nel quale gli esperti di sicurezza forniscono indicazioni sulle minacce che dovranno affrontare a breve le organizzazioni di tutto il mondo.

In aggiunta al costante ambiente mutevole che i professionisti della security si trovano ogni giorno ad affrontare, è in arrivo una “tempesta perfetta” di driver che influenzeranno il dibattito sulla privacy. Questa mega-tendenza causerà cambiamenti basilari nel panorama della privacy e influenzerà il modo in cui le organizzazioni raccolgono e gestiscono i dati.

Forcepoint ritiene che l’industria della sicurezza si sia concentrata spesso sulle cose sbagliate.

I perimetri di sicurezza tradizionali si stanno erodendo o stanno diventando obsoleti e quindi, piuttosto che concentrarsi sulla costruzione di muri più grandi, le aziende avrebbero di una migliore visibilità. Comprendere come, quando e perché le persone interagiscono con i dati critici, indipendentemente da dove essi si trovino, è oggi fondamentale. Dati critici passano sempre piu’ attraverso piattaforme e applicazioni in cloud, il malware è in costante evoluzione e, nonostante la crescente crescita di investimenti in tecnologie di difesa, i controlli di sicurezza tradizionali si stanno rivelando inefficaci.

“Al centro delle nostre previsioni c’è l’esigenza di comprendere il punto di interazione delle persone all’interno e all’esterno dell’azienda con dati critici e proprietà intellettuale”, ha affermato Richard Ford, Chief Scientist di Forcepoint. “Considerando il “comportamento informatico” e l’intento come fulcro della sicurezza, il mercato ha una possibilità di tenere sotto controllo il costante flusso di cambiamento nell’ambiente delle minacce informatiche”.

“Sappiamo che la perdita di dati e i ransomware continueranno a essere al centro di azioni correttive e prevenzione, ma oggi dietro a una moltitudine di incidenti di sicurezza ci sono i rischi legati al comportamento degli utenti”, procede Ford. “Il comportamento delle persone non dovrebbe essere considerato in modo separato rispetto alla sicurezza: i due non si escludono a vicenda. Gli utenti possono potenzialmente essere causa involontaria di compromissione dei sistemi in un attimo ed essere fonte di innovazione un attimo dopo, ma noi saremo in grado di offrire loro uno strumento di difesa solo se comprenderemo le loro modalita’ di interazione con i dati critici aziendali.

Otto previsioni per il 2018

Quest’anno Forcepoint ha redatto otto previsioni, di cui diamo qui una breve anteprima:

La privacy torna in pista

La percezione della privacy da parte degli utenti è cambiata negli ultimi anni, con una costante erosione del confine tra “personale” e “pubblico”. Sono evidenti le tensioni tra i diritti individuali e la sicurezza per tutti i driver legali, tecnologici, sociali e politici che si combinano per dare il via a quella che Forcepoint ha chiamato “La guerra della privacy”, che sta mettendo i tecnologi contro l’uomo comune e dividendo le opinioni del governo, di utenti nel luogo di lavoro e di utenti quando sono a casa.

Previsione: il 2018 il dibattito sulla privacy sara’ ampio e polarizzante, non solo all’interno dei governi, ma tra la gente comune.

Aggregatori di dati: una miniera d’ora in attesa di essere forzata

La violazione subita da Equifax è stato un duro colpo per il settore della sicurezza e il pieno impatto di questa violazione non è ancora del tutto emerso. Forcepoint ritiene che questa sia la prima di molte violazioni che subiranno applicazioni aziendali in host: applicazioni che contengono informazioni su forza vendita, prospect e clienti o applicazioni che gestiscono campagne di marketing mondiali. Gli aggressori cercano il percorso di minor resistenza e, se riescono a trovare un anello debole in un sistema, lo sfrutteranno.

Previsione: un aggregatore di dati verrà colpito nel 2018 utilizzando un metodo di attacco gia’ noto.

Aumento di attacchi su Cryptovalute

Poiché le criptovalute aumentano di importanza, anche come metodo per creare reddito per la criminalità informatica, Forcepoint prevede che i sistemi che operano intorno a tali valute verranno maggiormente colpiti da attacchi informatici. Ci aspettiamo di vedere una quantità crescente di malware che colpira’ le credenziali degli utenti di cambi di criptovalute e che i criminali informatici rivolgeranno la loro attenzione alle vulnerabilità dei sistemi costruiti su tecnologie basate su blockchain.

Previsione: gli attaccanti punteranno alle vulnerabilità nei sistemi che implementano la tecnologia blockchain.

Disruption of Things: sta per accadere

L’adozione su vasta scala di dispositivi IoT in ambienti privati e aziendali, insieme a dispositivi che sono spesso di facile accesso e non monitorati, ha reso gli stessi un obiettivo allettante per i cybercriminali che desiderano ottenere un riscatto o mantenere una presenza persistente e a lungo termine sulla rete. Anche se è possibile, rimane improbabile che cio’ avvenga nel 2018. Tuttavia, una nuova minaccia che emergerà nel 2018 è la “distruzione delle cose”. Poiché l’IoT offre accesso sia a capacità dirompenti che a enormi quantità di dati critici, vedremo attacchi in quest’area e potremmo anche vedere l’integrazione di un attacco man-in-the-middle (MITM).

Previsione: l’IoT non è ancora tenuto in ostaggio ma diventa un bersaglio per la distruzione di massa

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Le previsioni di Kaspersky Lab per il 2018 https://www.datamanager.it/2017/11/le-previsioni-kaspersky-lab-2018/ Thu, 16 Nov 2017 14:06:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135225 Software di terze parti sfruttati dai criminali per colpire le aziende Secondo il report “Targeted Threat Predicitions for 2018” di Kaspersky Lab, nel corso del prossimo anno il mondo vedrà un aumento dei software legittimi infettati da gruppi criminali che prenderanno di mira un maggior numero di profili e aree geografiche, con il vantaggio che […]

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Software di terze parti sfruttati dai criminali per colpire le aziende

Secondo il report “Targeted Threat Predicitions for 2018” di Kaspersky Lab, nel corso del prossimo anno il mondo vedrà un aumento dei software legittimi infettati da gruppi criminali che prenderanno di mira un maggior numero di profili e aree geografiche, con il vantaggio che tali attacchi saranno estremamente difficili da individuare e contrastare. Inoltre, è previsto un aumento degli attacchi tramite malware mobile di alto livello, anch’essi difficili da bloccare, con nuovi strumenti progettati per colpire obiettivi sempre più protetti.

Le previsioni annuali vengono redatte dagli esperti dell’azienda, attingendo dalla propria esperienza e dalle ricerche condotte nel corso dell’anno. Per il 2018, Kaspersky Lab ha integrato le previsioni sulle minacce mirate elaborate dal Global Research and Analysis Team con una serie di previsioni relative a settori specifici.

Le principali previsioni sulle minacce avanzate per il 2018

Nel 2017, gli attacchi alla supply chain, come Shadowpad ed ExPetya, hanno dimostrato quanto sia facile utilizzare software di terze parti per ottenere l’accesso alle aziende. Nel 2018 è prevista una crescita di questa minaccia, poiché alcuni dei più pericolosi gruppi criminali del mondo stanno iniziando ad adottare questo sistema come un’alternativa alle tecniche watering hole o ad altri tentativi di intrusione falliti.

“Come previsto, gli attacchi alla supply chain si sono dimostrati estremamente pericolosi. I cyber criminali che lanciano attacchi avanzati continuano a ottenere l’accesso a società di sviluppo vulnerabili e prevediamo che lo sfruttamento dei software più celebri diventerà un vettore di attacco sempre più invitante. Gli attacchi alla supply chain permetteranno ai criminali di ottenere l’accesso a molteplici aziende in settori critici senza attirare l’attenzione di amministratori e soluzioni di sicurezza”, ha commentato Juan Andrès Guerrero-Saade, Principal Security Researcher del Global Research and Analysis Team di Kaspersky Lab.

Altre previsioni per il 2018 includono:

·         Più malware mobile di alto livello. Nel corso degli ultimi due anni, la comunità di sicurezza ha scoperto malware mobile avanzati che, insieme agli exploit, costituiscono un’arma potente dalla quale è difficile proteggersi.

·         Gli attacchi distruttivi continueranno a crescere. Gli attacchi Shamoon 2.0 e StoneDrill svelati nella prima parte del 2017 e l’attacco ExPetr/NotPetya di giugno hanno dimostrato un crescente interesse per i distruttivi attacchi wiper.

·         Un maggior numero di attacchi inizierà con attività di ricognizione e profilazione per proteggere gli exploit più preziosi dei cyber criminali. I criminali si concentreranno di più sulla fase di ricognizione e utilizzeranno toolkit di profilazione come “BeEF” per stabilire se possa essere utilizzato un exploit meno costoso o non di tipo zero-day.

·         Gli attacchi sofisticati sfrutteranno il bridge tra OS e firmware. Nei PC moderni, la Unified Extensible Firmware Interface (UEFI) è l’interfaccia software tra il firmware e il sistema operativo. Kaspersky Lab prevede che aumenterà il numero di gruppi criminali che sfruttano le funzionalità altamente avanzate dell’interfaccia UEFI per creare malware che possono essere lanciati prima che una qualsiasi soluzione anti-malware – o persino il sistema operativo stesso –  abbia il tempo di avviarsi.

·         Più attacchi a router e modem. La nota vulnerabilità costituita da questi sistemi è stata ampiamente ignorata come possibile strumento per lanciare attacchi avanzati. I router e i modem si trovano in una posizione cruciale per un criminale che desidera ottenere un accesso persistente e invisibile a un network e potrebbero persino permettere di nascondere le proprie tracce.

In aggiunta alle precedenti previsioni sulle minacce avanzate, Kaspersky Lab ha sviluppato dei pronostici relativi alle minacce tecnologiche specifiche per alcuni dei settori più connessi, per aiutare le aziende a prepararsi alle sfide di sicurezza che potrebbero trovarsi ad affrontare nei prossimi 12 mesi.

Le principali previsioni sulle minacce del 2018 per settore

·         Le auto connesse subiranno probabilmente nuove minacce a causa della crescente complessità della supply chain, che sta portando a uno scenario in cui nessun player ha visibilità – per non parlare del controllo – su tutti i codici sorgente del veicolo.

·         Nel settore sanitario, caratterizzato da un aumento del numero di attrezzature mediche specialistiche connesse alle reti informatiche, è probabile un aumento degli attacchi volti a violare i network privati per colpire le attrezzature mediche e i dati sensibili a scopo di estorsione, interruzione del servizio o peggio ancora.

·         Per quanto concerne i servizi finanziari, la crescente sicurezza dei servizi di pagamento online porterà i cyber criminali a prediligere gli attacchi finalizzati a ottenere il controllo degli account. Le valutazioni relative a questo settore suggeriscono che le frodi di questo tipo costeranno miliardi di dollari.

·         I sistemi di sicurezza industriale saranno sempre più minacciati da attacchi ransomware mirati. I sistemi OT (Operational Technology) sono più vulnerabili delle reti IT aziendali e spesso sono esposti a Internet.

·         Infine, Kaspersky Lab prevede attacchi mirati ad aziende con lo scopo di installare miner di cryptovaluta, attività che nel tempo potrebbe diventare più remunerativa e a lungo termine rispetto ai ransomware.

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Data Center: cosa dobbiamo aspettarci per le applicazioni Cloud-Native nel 2017? https://www.datamanager.it/2016/12/data-center-cosa-dobbiamo-aspettarci-le-applicazioni-cloud-native-nel-2017/ Wed, 21 Dec 2016 13:05:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=116142 Kit Colbert, CTO, Cloud Platform Business Unit, VMware VMware ha introdotto le tecnologie per le applicazioni cloud-native nel 2015, con il lancio di vSphere Integrated Container (VIC) e della piattaforma Photon, e da allora, il buzz intorno a questo modello emergente di sviluppo di applicazioni è cresciuto molto. Il 2016 è stato senza dubbio l’anno […]

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Kit Colbert, CTO, Cloud Platform Business Unit, VMware

VMware ha introdotto le tecnologie per le applicazioni cloud-native nel 2015, con il lancio di vSphere Integrated Container (VIC) e della piattaforma Photon, e da allora, il buzz intorno a questo modello emergente di sviluppo di applicazioni è cresciuto molto.

Il 2016 è stato senza dubbio l’anno dei container. Con i nuovi progetti open source lanciati dai più importanti player di mercato (compresa VMware, che ha lanciato vSphere Integrated Containers come progetto open source), è innegabile il momento chiave che sta vivendo l’infrastruttura cloud-native su container.

Che cosa ha in serbo il 2017, quindi? Ecco cinque cose che ci aspettiamo di vedere.

#1: Kubernetes potrà staccarsi dal gruppo di scheduler per container

Nel 2016, abbiamo assistito a una corsa a tre in ambito scheduler per container tra Docker Swarm, Kubernetes e Mesos. Prevediamo che sarà Kubernetes a guidare il 2017. In VMware, stiamo già cominciando a vedere un crescente interesse per Kubernetes da parte degli utenti, dei vendor e della comunità open source, e, al VMworld EMEA di quest’anno, abbiamo presentato  Kubernetes as a Service sulla nostra Piattaforma Photon. Il prossimo anno, Kubernetes continuerà a staccarsi dal gruppo con sempre più utenti e implementazioni di produzione e con molte nuove caratteristiche che ne aumenteranno l’interesse da parte di un pubblico sempre più ampio.

#2: I container useranno sempre di più tecnologie di virtualizzazione

I container di oggi si basano su tecnologie integrate nel kernel di Linux, tra cui gruppi di controllo per isolare i container l’uno dall’altro sulla macchina host. Ma un certo numero di aziende sta già sperimentando l’utilizzo di sistemi operativi leggeri e funzioni di virtualizzazione in moderne CPU per avviare in modo trasparente una VM per ogni container che viene lanciato. Questo approccio potrebbe potenzialmente aumentare l’isolamento e la sicurezza dei container senza aggiungere alcun ulteriore sovraccarico, e noi pensiamo che ci sarà grande rumore intorno a questa idea il prossimo anno.

#3: Le tecnologie di container persistence matureranno e inizieremo a vederle in produzione

Finora, la maggior parte dei container sono “senza stato” – in altre parole, i dati all’interno del container vengono distrutti quando l’istanza del container si spegne, e qualsiasi stato di applicazione deve essere conservato in un database esterno o con un altro servizio storage. Ciò è in gran parte dovuto all’immaturità delle tecnologie di container persistence disponibili oggi sul mercato. Tuttavia, con l’avvento di nuove funzionalità come PetSets di Kubernetes, di tecnologie come quelle di PortWorx, e con i nostri sforzi con Docker volume driver for vSphere, avremo presto un aumento dei livelli di maturità per le tecnologie di container persistence e potremo finalmente iniziare a vedere i container in produzione.

#4: Esploderà il numero di soluzioni per la sicurezza dei container

La sicurezza dovrebbe essere in cima ai pensieri della maggior parte degli utenti di container, poiché i container portano con sé un’ampia gamma di problemi legati alla security. Le immagini container possono includere le vecchie versioni di library con vulnerabilità di sicurezza. I container Linux condividono un kernel e hanno quindi un limite di protezione. E la sicurezza dei container in rete è ancora agli inizi. Ma c’è una luce alla fine del tunnel: con i container sempre più in produzione, le aziende chiederanno soluzioni di sicurezza per garantire che le applicazioni critiche e i dati non siano eccessivamente esposti. Un gran numero di aziende stanno lavorando su come affrontare questa domanda – VMware NSX è tra le soluzioni – e ci aspettiamo di vedere emergere alcune nuove soluzioni interessanti nei prossimi 12 mesi.

#5: Pivotal Cloud Foundry avrà il successo che merita

Nel corso degli ultimi anni le tecnologie container hanno conquistato la scena sul mercato. Nel frattempo, la piattaforma applicativa cloud-native open source Pivotal Cloud Foundry (PCF) è rimasta in silenzio costruendo una vasta base clienti di sviluppatori e operatori cloud-native. La società ha superato la soglia dei 200.000.000 di dollari quest’anno, a dimostrazione di una crescita forte e continua. Il framework Spring Boot di Pivotal è cresciuto a un tasso astronomico, superiore a 2,5 milioni di download al mese, alimentando l’interesse per PCF come il runtime di produzione. Il prossimo anno sarà finalmente il momento in cui PCF raccoglierà il successo che merita.

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Le previsioni di Check Point per il 2017 https://www.datamanager.it/2016/11/le-previsioni-check-point-2017/ Fri, 18 Nov 2016 14:47:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=113893 Dopo i risultati dell’ultimo Security Report, Check Point annuncia un aumento nel 2017 dei dispositivi connessi e mobili che va ad aggiungersi alla crescente complessità della sicurezza informatica Check Point Software Technologies presenta le cinque previsioni sulla sicurezza informatica per il 2017. Sulla base dei dati dell’ultimo Security Report, che ha analizzato migliaia di controlli […]

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Dopo i risultati dell’ultimo Security Report, Check Point annuncia un aumento nel 2017 dei dispositivi connessi e mobili che va ad aggiungersi alla crescente complessità della sicurezza informatica

Check Point Software Technologies presenta le cinque previsioni sulla sicurezza informatica per il 2017. Sulla base dei dati dell’ultimo Security Report, che ha analizzato migliaia di controlli di sicurezza e gateway a livello globale, le previsioni riguardano i trend dei consumatori tra cui quello mobile e dell’Internet of Things, così come le aree aziendali specifiche quali le infrastrutture critiche e la sicurezza del cloud.

Trend n°1: mobile

Con un uso dello smartphone cresciuto del 394% e del tablet addirittura del 1.700% negli ultimi quattro anni, non stupisce che gli attacchi contro i dispositivi mobili siano in costante aumento. Secondo il Security Report 2016 di Check Point, un dipendente aziendale su cinque sarà l’autore di un caso di violazione dei dati della propria azienda tramite un malware mobile o un wifi dannoso – entrambi vettori di attacco altamente efficaci sui dispositivi mobili.

Dato che questo trend è in costante crescita, Check Point sottolinea come i casi di violazione aziendali originati dai dispositivi mobili stiano diventando un problema sempre più significativo per la sicurezza di un’azienda. I recenti attacchi sponsorizzati dai governi che hanno coinvolto i cellulari dei giornalisti dimostrano come le tecniche d’attacco sono ormai “in the wild” e che dovremmo aspettarci sempre di più di vedere bande di criminali utilizzarle. Tuttavia, la sicurezza mobile rimane una sfida per le imprese – un push-pull tra produttività, privacy e protezione.

Trend n° 2: Internet of Things (IoT)

L’aggiornamento e le operazioni di patch dei dispositivi abilitati all’Internet delle Cose può essere difficile, soprattutto se i produttori di questi dispositivi non hanno un obiettivo preciso di sicurezza. Nel 2017, le organizzazioni devono mettere in conto di vedere attacchi informatici diffondersi tramite l’Internet of Things industriale, con dispositivi quali, per esempio, le stampanti.

Durante il prossimo anno, ci aspettiamo di vedere un’ulteriore diffusione degli attacchi informatici verso l’IoT industriale. La convergenza tra le tecnologie informatiche (IT) e la tecnologia operativa (OT) sta rendendo entrambi gli ambienti più vulnerabili, in particolare quello della tecnologia operativa degli ambienti SCADA. Questi ambienti spesso eseguono sistemi datati, per i quali le patch non disponibili, o peggio, semplicemente non vengono utilizzate. Il manufacturing, come industria, dovrà estendere i controlli dei sistemi e della sicurezza fisica allo spazio logico e implementare soluzioni di prevenzione delle minacce negli ambienti IT e OT.

Trend n° 3: infrastrutture critiche

Le infrastrutture critiche, comprese le centrali nucleari, le reti elettriche e quelle per le telecomunicazioni, rimangono altamente vulnerabili a un attacco informatico. Quasi tutte le infrastrutture sono infatti state progettate e costruite prima dell’avvento della minaccia di attacchi informatici e, per questo motivo, anche i più semplici principi di sicurezza informatica non sono stati presi in considerazione all’interno dei progetti. A inizio 2016 è stato segnalato il primo blackout causato intenzionalmente da un attacco informatico. I responsabili della sicurezza delle infrastrutture critiche devono dunque prepararsi alla possibilità che le loro reti e i loro sistemi possano essere attaccati in modo sistematico da diversi attori: altri stati, terroristi e criminalità organizzata.

Trend n° 4: prevenzione delle minacce

Il Security Report 2016 di Check Point ha rivelato come i volumi di malware ancora sconosciuti che attaccano le organizzazioni siano quasi decuplicati, con quasi 12 milioni di nuove varianti di malware identificate ogni mese. Il ransomware si sta diffondendo molto e diventerà nel 2017 un problema tanto quando gli attacchi DDoS.

Data l’efficacia dei ransomware, le aziende dovranno impiegare una strategia di prevenzione multi-strato, che includa tecniche avanzate di sandboxing e di estrazione delle minacce, al fine di proteggere efficacemente le loro reti. Essi dovranno anche prendere in considerazione modi alternativi per far fronte a campagne ransomware. Tali metodi comprendono coordinati take-down con colleghi del settore e le forze dell’ordine, così come la costituzione di riserve finanziarie per accelerare i pagamenti, se questa è l’unica opzione di mitigazione.

Prevediamo anche più attacchi mirati a influenzare o far tacere un’organizzazione, con attori “legittimati” che sferrano questi attacchi. L’attuale campagna presidenziale degli Stati Uniti e le interferenze degli altri governi mostra questa possibilità e servirà come precedente per le future campagne.

Trend n° 5: diffusione del cloud

Dal momento che le aziende continuano a conservare sempre più dati sul cloud e utilizzano infrastrutture ibride, incluse le reti software-defined, creeranno una backdoor in più per gli hacker che vogliono accedere ad altri sistemi aziendali. Inoltre, qualsiasi attacco mirato a disturbare o spegnere uno dei principali fornitori di servizi cloud potrebbe avere ripercussioni sul business di tutti i suoi clienti. Sebbene molto dirompente, un attacco di questo tipo potrebbe essere utilizzato anche solo per colpire un concorrente o un’azienda specifica, che sarebbe uno dei tanti interessati, e quindi renderebbe difficile determinare la fonte.

Infine, ci aspettiamo di vedere un aumento degli attacchi da ransomware diretti verso i data center basati su cloud. Dal momento che sempre più aziende adottano il cloud, sia pubblico che privato, questo tipo di attacchi inizierà a trovare il modo di infiltrarsi in questa nuova infrastruttura, usando sia la diffusione di file crittografati da cloud a cloud, sia utilizzando il cloud come un moltiplicatore di volume.

David Gubiani, Security Engineering Manager di Check Point ha commentato: “I dati del nostro ultimo Security Report presentano una complessa e, per certi versi, allarmante panoramica per la sicurezza informatica nel 2017. Il mobile, il cloud e l’IoT sono tecnologie già viste – sono ormai parte integrante del nostro modo di fare business e i criminali informatici hanno di conseguenza innovato le loro tecniche di hackeraggio”.

“Gli hacker sono diventati più intelligenti quando si tratta di malware e ransomware, rilasciando ogni minuto nuove varianti. L’epoca degli antivirus signature-based per individuare il malware è ormai lontana.”

“Grazie a queste previsioni, le aziende possono sviluppare i propri piani di sicurezza informatica per tenerli one step ahead rispetto alle emergenti minacce informatiche, prevenendo gli attacchi prima che possano causare danni”.

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Toshiba: previsioni e trend per il 2016 https://www.datamanager.it/2016/01/toshiba-previsioni-trend-2016/ Wed, 20 Jan 2016 17:30:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=92581 Toshiba e l’evoluzione tecnologica che cambierà l’universo lavorativo Nel 2016, la mobilità continuerà a essere un’area di crescita importante in tutti i settori business, determinando di conseguenza l’evoluzione dell’universo lavorativo così come delle abitudini dei dipendenti. Al contempo questo nuovo modo di lavorare in modalità mobile porterà le aziende a essere ancora più attente a […]

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Toshiba e l’evoluzione tecnologica che cambierà l’universo lavorativo

Nel 2016, la mobilità continuerà a essere un’area di crescita importante in tutti i settori business, determinando di conseguenza l’evoluzione dell’universo lavorativo così come delle abitudini dei dipendenti. Al contempo questo nuovo modo di lavorare in modalità mobile porterà le aziende a essere ancora più attente a tutti gli aspetti legati alla sicurezza così come a implementare nuove soluzioni hardware, software e digitali per rispondere alle crescenti esigenze di flessibilità dei propri dipendenti e ottimizzare l’efficienza.

“Oggi le aziende hanno bisogno di dispositivi in grado di garantire la potenza e la sicurezza necessarie per permettere ai dipendenti di massimizzare la produttività sia all’interno che all’esterno dell’ufficio”, ha dichiarato Massimo Arioli, Head of Sales & Marketing B2B, Toshiba Digital Products & Services, Italy. “L’accesso ai dati, ovunque ci si trovi e da qualsiasi dispositivo, è da tempo al centro del dibattito ma nel 2016 diventerà ancora importante l’aspetto della sicurezza, che permetterà alle aziende di costruire una strategia IT efficiente. Il mondo professionale subirà l’influenza della Generazione Z, cresciuta utilizzando le applicazioni sui propri smartphone e che di conseguenza si aspetta la stessa semplicità d’uso anche in ambito lavorativo, essendo abituata a utilizzare tutti i dispositivi, dai PC desktop agli smartwatch”.

Mettere al primo posto la sicurezza aziendale integrata

La sicurezza è fondamentale per le aziende quando si tratta di realizzare una strategia IT efficiente e di successo. Oggi i lavoratori si stanno abituando a hardware sempre più mobile e possono lavorare in movimento grazie a numerose applicazioni.

Dal momento che molti dati sono accessibili in modalità cloud, la preoccupazione per la sicurezza dei data center è al primo posto e le aziende si stanno impegnando per garantirne la sicurezza grazie ad accordi con vendor affidabili. Tuttavia mentre molte aziende si stanno focalizzando sul cloud, altre hanno trascurato il ruolo che i propri notebook e tablet giocano nell’ambito della sicurezza dei dati. Per proteggere i dati, Toshiba ha progettato i propri laptop business, come ad esempio i Satellite Pro A50-C, mettendo al primo posto la sicurezza e integrando soluzioni specifiche capaci di proteggere il PC anche quando viene dimenticato in treno o, peggio ancora, rubato. Inoltre, per soddisfare le esigenze di mobile working, Toshiba offre sulla propria line-up business il Toshiba Cloud Client Manager Mobile (TCCM), che permette di gestire i dispositivi e le applicazioni attraverso sistemi operativi in host, dando alle aziende la tranquillità che i propri dipendenti possano utilizzare la tecnologia cloud mentre lavorano in movimento.

Il focus per molti vendor nel 2016 sarà quello di continuare a sviluppare strumenti come questo che consentono alle aziende di essere più efficienti e sicure.

Aumenta la richiesta di app aziendali

Dal momento che il lavoro mobile e la flessibilità sono due tendenze sempre più diffuse, la domanda di applicazioni aziendali sta iniziando a superare l’offerta. Secondo Gartner, infatti, dalla fine del 2017, la richiesta del mercato per i servizi di sviluppo di mobile app è destinata a crescere almeno cinque volte più velocemente rispetto alla capacità IT di consegnarle. Le applicazioni aumentano la semplicità d’uso e l’efficienza nel mondo business, che la maggior parte non è in grado di ottenere.

Crediamo che gli sviluppatori debbano creare app che siano più smart, consapevoli e sicure. Proprio come i siti mobile, se un’applicazione è aperta all’interno di un determinato ambiente deve cambiare in modo che la propria UI, velocità di risposta e di caricamento siano ottimizzate per le dimensioni dello schermo e per la tipologia di dispositivo. Si tratta di un’area fortemente influenzata dalla Generazione Z, cresciuta utilizzando le applicazioni sui propri smartphone e di conseguenza si aspetta la stessa semplicità d’uso nel mondo business. Inoltre, l’amplificazione del mercato wearable porterà a una maggiore dipendenza dalle app aziendali, in modo che i dipendenti possano iniziare a usare i dispositivi come smartwatch in modo più professionale. Supportare l’integrazione dei nuovi dispositivi in ambito lavorativo, sia dal punto di vista hardware che delle applicazioni, è per noi un obiettivo importante dal momento che la rivoluzione dei dispositivi indossabili sta prendendo sempre più piede.

Wearables & VR non solo per il business

L’influenza della Generazione Z sulle abitudini lavorative e di conseguenza sulla tecnologia business continuerà a crescere e detterà le tendenze lavorative in ambito mobile. In un primo momento, i dispositivi wearable possono essere utilizzati per dare un’occhiata discreta alle email durante i meeting, ma hanno un grande potenziale e in futuro potranno essere utilizzati in modi più innovativi. Ad esempio, gli smartglass possono trasmettere informazioni fondamentali ai dipendenti attraverso le lenti, permettendo così di avere le mani libere mentre si svolgono altre attività.

Oltre all’ambiente business, anche quello della salute guiderà nel 2016 la crescita dei dispositivi wearable attraverso l’invio di informazioni: i medici potranno monitorare lo stato di salute dei pazienti in tempo reale, senza che debbano recare allo studio medico o in ospedale.

Un altro trend emergente è rappresentato dalla Realtà Virtuale (VR). Le applicazioni business per VR, anche se ancora in una fase iniziale, sono da tenere d’occhio. La sua forza come strumento educativo offre vantaggi in alcuni settori, come quello sanitario, dove può giocare un ruolo fondamentale nel training, ma in futuro potrà avere anche un ruolo all’interno del più tradizionale settore business. Per esempio, le riunioni in uffici potranno essere sostituiti da meeting virtuali. Inoltre, c’è un ampio potenziale per la VR all’interno dei settori del design e dell’ingegneria, come nella ricerca e sviluppo del settore automotive.

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Cosa ci riserva il settore della cyber security nel 2016? Le previsioni di Sophos https://www.datamanager.it/2015/12/cosa-ci-riserva-settore-della-cyber-security-nel-2016-le-previsioni-sophos/ Sun, 27 Dec 2015 15:30:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=91477 Gli esperti di Sophos stilano un elenco di previsioni per il 2016, per affrontare un panorama della sicurezza informatica sempre più mutevole e complesso Tra pochi giorni archivieremo il 2015, pronti a dare il benvenuto al nuovo anno, e insieme alla nostalgia di quello che è stato e alle speranze per ciò che sarà, è […]

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Gli esperti di Sophos stilano un elenco di previsioni per il 2016, per affrontare un panorama
della sicurezza informatica sempre più mutevole e complesso

Tra pochi giorni archivieremo il 2015, pronti a dare il benvenuto al nuovo anno, e insieme alla nostalgia di quello che è stato e alle speranze per ciò che sarà, è tempo di dedicarsi a quell’insidioso e temerario esercizio che sono le previsioni di ciò che potrebbe accadere nel corso dei dodici mesi a venire.

Un compito ancora più arduo per chi naviga quotidianamente nelle acque tumultuose e mutevoli della cyber security, ma al quale gli esperti di Sophos, società leader a livello mondiale nel settore della sicurezza informatica, non si sono sottratti, stilando un elenco dei principali trend che influenzeranno il mercato nel 2016:

  1. Le minacce sui dispositivi Android diventeranno molto più di una notizia da quotidiano

Il prossimo anno vedremo un aumento del numero di exploit su Android usati come teste di ponte per penetrare nei device (diversamente da alcuni bug visti in azione finora, come Stagefright, di cui si è parlato molto all’inizio del 2015 ma che non sono mai stati pienamente sfruttati). La piattaforma Android presenta significative vulnerabilità che potrebbero richiedere dei mesi per essere aggiornate. Anche se Google afferma che ad oggi nessuno ha realmente sfruttato queste debolezze, potrebbero rivelarsi una tentazione troppo forte da ignorare per gli hacker.

I SophosLabs hanno già avuto modo di analizzare alcuni esempi di tale minacce, che raggiungono una dimensione estrema con lo scopo di evitare i sistemi di individuazione e filtraggio degli App Store, dando alle App la possibilità di sopravvivere in questi ultimi.

Per esempio, alcuni hacker progetteranno una App che carichi giochi innocui quando pensa di essere sottoposta a controlli, ma che in seguito carichi il contenuto maligno quando sarà al riparo da possibili verifiche di sicurezza. Più recentemente, abbiamo visto utenti mobile utilizzare app provenineti da store diversi da quelli ufficiali e venire ingannati da app malevole della famiglia di adware Shedun, che danno il controllo remoto del Servizio di Accessibilità di Android. Dopo aver preso il controllo del dispositivo, queste app sono in grado di generare dei popup che installano degli adware altamente intrusivi, anche se l’utente rifiuta l’invito a installarli. Poiché le app si annidano all’interno del device e si diffondono nelle partizioni del sistema, non possono essere facilmente disinstallate.

I malware che attaccano i dispositivi Android possono essere molto complessi da gestire e non è detto che gli utenti possano fidarsi della capacità dell’App Store di individuare queste vulnerabilità in ogni momento.

  1. Il 2016 sarà l’anno in cui i malware su iOS diventeranno mainstream

Abbiamo già visto che l’App Store di Apple è stato colpito varie volte quest’anno: da InstaAgent app, che si insinua furtivamente eludendo le procedure di verifica e che sia Google sia Apple hanno ritirato dai rispettivi app store, e prima ancora con XcodeGhost, che ha tratto in inganno gli sviluppatori di app Apple incorporando il codice nelle loro app e infettandole, nascondendosi intelligentemente dietro a ciò che sembrava un codice Apple.

Con la crescita vertiginosa del numero di app in circolazione sul mercato (ad oggi, Apple e Google hanno più di un milione di app ognuna nei loro siti), non è difficile immaginare un crescente numero di hacker intento a cercare di superare gli attuali sistemi di controllo. Tuttavia, la natura di Android, in particolare il supporto alla flessibilità dei mercati terzi, continuerà a renderlo un bersaglio più facile di iOS.

  1. Piattaforme per l’Internet of Things: non sono ancora l’arma prescelta dagli autori di malware commerciali, ma le aziende stiano in guardia

Ogni giorno, una mole sempre maggiore di tecnologia viene incorporata nelle nostre vite. Gli IoT device stanno mettendo in connessione qualunque oggetto ci circondi, e nuove interessanti modalità d’uso continuano a essere scoperte. L’Internet delle Cose continuerà a generare infinite storie spaventose basate sul fatto che i device non siano sicuri (all’inizio del 2015 molte di queste storie riguardavano le webcam, i baby monitor, i giocattoli per bambini; più recentemente, la jeep hackerata a luglio ha aggiunto le automobili all’elenco degli argomenti caldi).

Tuttavia, non vedremo così presto molti esempi di hacker che si servono di dispositivi IoT per far funzionare dei codici arbitrariamente in qualsiasi momento. Poiché ancora non esistono dispositivi multiuso con la stessa ampia gamma di interfacce che invece esiste sui dispositivi desktop e mobile, gli IoT device sono relativamente protetti. Ciò che vedremo è una maggiore ricerca e verifiche teoriche che dimostreranno che codici non provenienti dal venditore possono essere installati su questi dispositivi a causa delle insufficienti verifiche (mancanza della firma sul codice, la suscettibilità alle esigenze di utilizzo dell’utente medio), previste dagli IoT vendor.

Possiamo aspettarci un aumento degli attacchi mirati a una raccolta/fuga di dati contro i dispositivi IoT, con i quali questi possono essere persuasi a rivelare informazioni a cui hanno accesso, ad esempio contenuti video/audio, file salvati, credenziali per il login in servizi cloud etc.

Inoltre, poiché le funzionalità e le abilità dei dispositivi IoT di interagire con lo spazio circostante continuano a evolvere, ossia poiché diventano sempre più “robotizzati”, come Roomba per esempio, il ventaglio di preoccupazioni relative alla sicurezza attorno all’Internet of Things inizierà a diventare molto simile a quelle relative ai sistemi informatici SCADA/ICS, e le aziende dovrebbero guardare alle migliori linee guida che il NIST, lo ICS-CERT e altri hanno formulato.

  1. Le piccole e medie imprese diventeranno obiettivi concreti dei cyber criminali

Nel corso del 2015, l’attenzione si è concentrata sulle grandi storie “glamour” di hacking, come Talk Talk e Ashley Maddison, ma le grandi imprese non sono gli unici obiettivi degli attacchi. Un recente report di PwC ha svelato infatti che il 74% delle piccole e medie imprese (PMI) ha avuto dei problemi di sicurezza negli ultimi 12 mesi, e questo numero potrà soltanto salire, dato che le PMI sono percepite come obiettivi facili.

Il Ramsomware è una delle aree in cui gli hacker stanno monetizzando i loro attacchi alle PMI in modo più visibile quest’anno. In precedenza, le attività maligne, come lo spam, il furto di dati, l’infezione di siti web per veicolare dei malware, erano molto meno visibili, quindi le piccole aziende nemmeno realizzavano di essere state infettate. Il Ramsomware è molto visibile e ha il potenziale per danneggiare seriamente una piccola o media impresa se questa non paga il riscatto. Questo è il motivo, ovviamente, per cui gli hacker hanno spostato il mirino sulle PMI. E nel 2016 il numero di mirini aumenterà notevolmente.

Prive delle ingenti risorse che le grandi imprese possono destinare alla sicurezza informatica, le PMI spesso tendono a giocare al ribasso negli investimenti in sicurezza per le infrastrutture i servizi e lo staff dedicato. Questa politica le rende estremamente vulnerabili, dal momento in cui gli hacker possono facilmente scovare le falle nei loro sistemi di sicurezza e infiltrarsi nelle loro reti aziendali. In media, una breccia nel sistema di sicurezza può costare a una piccola impresa fino a circa 100.000 euro, una perdita consistente per qualunque azienda. È importante perciò che le PMI adottino un solido approccio alla sicurezza. Questo richiede una strategia IT attentamente pianificata per prevenire gli attacchi prima che avvengano. Installare software che collegano endpoint e reti consentirà di avere un sistema di sicurezza più organico, in cui tutte le componenti comunicano, e assicurare che non ci siano buchi in cui possano penetrare gli hacker.

  1. I cambiamenti nella legislazione sulla protezione dei dati si tradurranno in multe salate per tutte le aziende colte impreparate

Nel 2016, aumenterà la pressione sulle aziende al fine di rendere sicuri i dati dei clienti, dal momento che la nuova legge europea sulla protezione dei dati è ormai imminente. In futuro, le imprese dovranno affrontare pesanti ripercussioni qualora i dati non vengano solidamente protetti. Questo provvedimento avrà un impatto di ampia portata sul modo in cui le aziende gestiscono la sicurezza, compresa l’area ad alto rischio dei dispositivi personali dei dipendenti.

I due principali cambiamenti legislativi saranno il General Data Protection Regulation europeo (GDPR) e l’Investigatory Powers Bill nel Regno Unito. Il GDPR entrerà pienamente in vigore in tutta Europa entro la fine del 2017, e le aziende dovranno iniziare a prepararsi già nel corso del 2016. Il provvedimento è articolato in numerosi punti, ma uno degli aspetti principali è che le imprese europee saranno ora considerate responsabili della protezione dei dati che processano, compresi i cloud provider e altre terze parti.

Nel Regno Unito, l’Investigatory Powers Bill modernizzerà le leggi relative alla comunicazione dei dati. Il provvedimento conferirà alla polizia e agli altri corpi d’intelligence la possibilità di accedere a tutti gli aspetti delle comunicazioni degli utenti in campo ICT, sia che l’utente sia sospettato di aver commesso reati o meno. Dal momento che il processo di approvazione di questo decreto dovrebbe prolungarsi per buona parte del 2016, sarà interessante vedere in che modo sarà plasmato e modificato, e se i cittadini cominceranno a dare la priorità alla sicurezza dei propri dati.

Negli Stati Uniti, la protezione dei dati è complicata dal fatto che non esiste un decreto omnicomprensivo sul tema. La conseguenza è che tale aspetto tende ad essere regolato in modo meno severo rispetto a quanto avviene in Europa, il che ha causato notevoli preoccupazioni in merito al Safe Harbor Agreement. Col tempo UE e Usa riusciranno ad appianare le loro differenze, ma sembra improbabile che vedremo presto un nuovo accordo sull’argomento.

  1. VIP Spoofware è qui per restare

Il 2016 vedrà una crescita dei cosiddetti “VIP spoof” ovvero richieste di spostamenti di fondi da parte di finti account del top management aziendale.  Gli hacker stanno infatti diventando sempre più abili a infiltrarsi nelle reti aziendali per carpire informazioni sui dipendenti e soprattutto sullo staff dirigenziale per poi raggirare i dipendenti ed ottenere un ritorno finanziario. Per esempio, l’invio di una mail al team “Finance” di un’azienda a nome del CFO per richiedere il trasferimento di un determinato quantitativo di denaro è solo uno dei modi in cui i cyber criminali continueranno a colpire le aziende.

  1. Lo slancio di Ransomware

Il Ramsomware continuerà a dominare nel 2016, ed è solo questione di tempo prima che la situazione vada oltre la richiesta di un riscatto per la restituzione di dati. Forse ci vorrà ancora molto tempo prima di avere una quantità sufficiente di automobili e case connesse e controllate attraverso la rete, ma dovremmo comunque porci questa domanda: quanto tempo ci vorrà prima che venga chiesto un riscatto per un’automobile o una casa? Gli hacker minacceranno sempre più di diffondere pubblicamente i dati, piuttosto che limitarsi a prenderli in ostaggio e ci sono già stati esempi di siti web attaccati e impossibilitati a erogare il servizio (DDoS) fino al pagamento del riscatto. Molte famiglie di Ramsomware usano le Darknet per abilitare dei comandi, per prendere il controllo o per accedere alle pagine di pagamento, come si è visto nei casi di Cryptowall, TorrentLocker, TeslaCrypt, Chimera e molti altri nel 2015.

  1. L’ingegneria sociale è in crescita

Poiché la cyber security e l’ingegneria sociale continuano a evolversi, le imprese investiranno più risorse per proteggersi da alcune tipologie di attacchi psicologici. In particolare, si concentreranno sulla formazione dei dipendenti e sulla predisposizione di misure severe contro i recidivi. I dipendenti hanno bisogno di essere ferrati sulla sicurezza quando si trovano nella rete aziendale.

Ecco alcuni semplici trucchi che consigliamo di includere nella formazione. Informare i dipendenti di tutte le implicazioni di una phishing mail e come identificarla. Assicurarsi che lo staff non clicchi su link malevoli inseriti in mail non richieste. Incoraggiarli a diffidare di mail che presentano refusi, che potrebbero essere segnali di una truffa, e a fare attenzione a siti che richiedono informazioni sensibili, come il PIN della carta di credito e il numero della tessera sanitaria. Un’altra regola d’oro è mai condividere una password. Ognuno di noi può essere d’aiuto mandando un segnale forte al mercato: far sapere ai fornitori che gestiscono i nostri dati più importanti (banche, assicurazioni…) che chiediamo solide garanzie di sicurezza. Se questi non danno la possibilità di scegliere l’opzione di autenticazione multifattore, domandiamone il motivo. O meglio ancora, passiamo a un provider che preveda questa opzione.

Infine, ricordiamo agli utenti qualcosa che probabilmente dimenticano sempre: mai aprire documenti se non si conosce il mittente. Inoltre, mai cliccare “SÌ” agli avvisi riguardanti macro o contenuti attivi a meno di non conoscere la ragione per cui il documento lo richiede. Stiamo già osservando un’impennata di utenti che scaricano codici maligni che si nascondono in macro inserite in documenti in tutto e per tutto simili a file Office, e ci aspettiamo che questo fenomeno assuma proporzioni ancora maggiori nel 2016.

  1. Sia i “buoni” sia i “cattivi” saranno più coordinati

Gli hacker continueranno a usare attacchi coordinati, ma l’industria della cyber security compirà significativi progressi verso la condivisione delle informazioni. Per qualche tempo i “cattivi” sono stati in grado di collaborare e coordinarsi, riutilizzando tattiche e strumenti, e stando in generale un passo avanti rispetto ai “buoni”. Ma il settore della sicurezza informatica si sta evolvendo rapidamente e ci aspettiamo che le promettenti attività di condivisione delle informazioni e di automatizzazione dei flussi di lavoro continuino e facciano ulteriori passi avanti nel 2016.

  1. Gli autori di malware commerciali continueranno a investire pesantemente nello sviluppo di nuove minacce

Gli autori di malware commerciali continueranno ad investire nello sviluppo di nuove minacce a ritmi maggiori, portandoli verso  il potere di spesa pari a quello di uno Stato. Questo significa che aumenteranno anche gli investimenti nei cosiddetti “attacchi del giorno zero”. I “cattivi” hanno molte risorse e le stanno spendendo saggiamente.

  1. Gli exploit continueranno a dominare il web

I kit Exploit, come Angler (di gran lunga il più diffuso oggi) e Nuclear, sono probabilmente il principale problema che dobbiamo affrontare oggi sul web così come l’avanzata dei malware , e questa tendenza è alimentata dalle migliaia e migliaia di siti scarsamente protetti che ancora popolano la Rete. I cyber criminali attaccheranno dove possono spillare denaro più facilmente e perciò i kit exploit sono semplicemente diventati pacchetti di strumenti in commercio, utilizzati dagli hacker per tentare di infettare gli utenti con i loro malware selezionati.

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Security of Things https://www.datamanager.it/2015/11/security-of-things/ Wed, 25 Nov 2015 08:36:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=87841 L’Internet of Things promette di rivoluzionare i modelli di business e di trasformare il modo di lavorare delle imprese, garantendo opportunità che in pochi ad oggi hanno esplorato Il fenomeno Internet of Things (IoT) o “Internet delle Cose” è sicuramente uno dei più recenti e dirompenti fattori di cambiamento dell’industria mondiale, non solo IT. IDC […]

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L’Internet of Things promette di rivoluzionare i modelli di business e di trasformare il modo di lavorare delle imprese, garantendo opportunità che in pochi ad oggi hanno esplorato

Il fenomeno Internet of Things (IoT) o “Internet delle Cose” è sicuramente uno dei più recenti e dirompenti fattori di cambiamento dell’industria mondiale, non solo IT. IDC definisce l’IoT come una rete composta da reti di endpoint univoci e identificabili (le “cose”) che comunicano senza il bisogno di interazione umana, utilizzando una connettività prevalentemente IP, su scala da locale a globale. Nonostante l’adozione di queste tecnologie, negli ultimi due anni, sia stata ancora limitata, l’Internet of Things avrà crescite inarrestabili nei prossimi anni. Secondo le ultime previsioni IDC, la base installata di endpoint IoT passerà dai circa 10,3 miliardi del 2014 a oltre 29,5 miliardi nel 2020, con una crescita media annua del 19,2%, mentre la spesa mondiale per sistemi e soluzioni IoT passerà dai 655 miliardi di dollari del 2014 a circa 1.700 miliardi di dollari nel 2020. Il comparto Western Europe, di cui l’Italia è parte, che finora ha mostrato un’adozione inferiore alla media, esploderà con una crescita media annua degli endpoint installati di oltre il 27%. Per molte aziende, quindi, l’Internet of Things sta diventando una realtà, passando dallo stadio di pianificazione all’esecuzione dei primi progetti. Secondo una survey IDC condotta in 15 paesi su circa 2.500 aziende medio-grandi, 7 aziende rispondenti su 10 hanno già sviluppato o svilupperanno progetti di questo tipo nei prossimi 12 mesi. In particolare, l’interesse è molto alto in settori come il manifatturiero, i trasporti e la sanità, in cui una grande maggioranza delle aziende ritiene che le tecnologie IoT abbiano e avranno in futuro una rilevanza strategica. Tuttavia, l’indagine sottolinea anche come il mantenimento di un adeguato livello di sicurezza rimanga una delle principali sfide.


#IoT Gabriele Roberti @IDCItaly : Internet of Things, crescita inarrestabile nei prossimi anni
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La sicurezza prima di tutto

L’ecosistema IoT è composto da un mix di tecnologie che comprende moduli, sensori e device, connettività, piattaforme dedicate, storage, server, software di analytics, servizi IT e security hardware/software. Sebbene gli investimenti maggiori, in questo ambito, siano dedicati a endpoint, sensori, connettività e servizi di consulenza e IT, le aziende devono considerare con attenzione gli aspetti di sicurezza nel momento in cui sviluppano le proprie strategie IoT.

Secondo IDC, nei prossimi anni il 90% delle reti aziendali subirà violazioni della sicurezza legate ad aspetti IoT. Malgrado molti di questi saranno etichettati come inconvenienti, è fondamentale che chi si occupa della sicurezza informatica in azienda adatti le policy a un ambiente, e a processi di business, in forte evoluzione. Ma cosa significa security quando si parla di IoT? In che modo queste tecnologie possono rappresentare un rischio per l’azienda? E soprattutto, tali rischi possono essere indirizzati in modo generalizzato o vanno affrontati in maniera dedicata?

Il tema della sicurezza è di primaria importanza per ogni azienda. Di conseguenza, può capitare che la confidenzialità, la riservatezza delle informazioni e la disponibilità e integrità dei dati pongano dei compromessi, se non dei limiti, agli scenari di utilizzo delle nuove tecnologie. Inoltre, in ambito IoT, la sicurezza informatica si lega in modo stretto alla sicurezza fisica. Spesso si è letto di “oggetti connessi” affetti da malware o attaccabili: dagli sportelli bancomat ai dispositivi biometrici, fino agli ultimi esperimenti di “hackerare” un’automobile prendendone il pieno possesso mentre il suo proprietario ne è alla guida. Perché le opportunità dell’Internet of Things possano essere sfruttate, quindi, le aziende devono garantire elevati standard di sicurezza per quanto riguarda i propri prodotti e servizi attraverso adeguati processi di sviluppo e test. Tuttavia, questo è necessario ma non sufficiente.


#IoT Gabriele Roberti @IDCItaly : Internet of Things, la sicurezza, prima di tutto
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Diversi approcci, a diversi livelli

Capire se intervenire sulla sicurezza a livello di device, di rete o di sistema, in un’architettura IoT, non è cosa semplice. Tanto più se consideriamo che l’ecosistema è composto da molteplici oggetti, con particolari vincoli di ingombro, di potenza elaborativa e, quindi, di consumo energetico. Se, per quanto riguarda i livelli più alti dell’architettura IoT come le piattaforme e il service enablement, le esigenze in termini di sicurezza possono essere soddisfatte da soluzioni già in uso, adeguatamente integrate (per esempio identity management e security/vulnerability management per quanto riguarda la gestione dei “security events”), gli strati più bassi dell’intelligenza di sistema richiederanno nuove tipologie di prodotto.

Lo sviluppo di nuovi scenari, nel prossimo futuro, porterà inoltre a nuove possibili minacce e, quindi, a nuovi requisiti in termini di sicurezza. IDC, in particolare, prevede lo sviluppo delle seguenti tecnologie a supporto della sicurezza per l’Internet of Things:

  • Device identification e authentication. Soluzioni specifiche che identifichino e autentichino il device. Si pensi, ad esempio, a un certificato creato da un’autorità dedicata all’IoT, con caratteristiche e funzionalità diverse da quelle utilizzate nei sistemi che identificano la persona o il device personale.
  • Strumenti di crittografia, ovvero strumenti che possano fornire una sicurezza ai dati generati da sensori ed endpoint, con riferimento particolare alle architetture IoT.
  • Dispositivi per la sicurezza della rete. Firewall e sistemi di Unified Threat Management opportunamente modificati, in modo da assicurare la protezione alle reti distribuite di oggetti (ad esempio i data diodes per la separazione delle comunicazioni).
  • Soluzioni per il monitoraggio della sicurezza di rete e per il rilevamento delle intrusioni, dedicati agli ambienti IoT, per il controllo di comunicazioni su protocolli come, ad esempio, Bluetooth Low energy, ZigBee, RFID o altri protocolli M2M.
  • Soluzioni di sicurezza per le applicazioni, per cercare vulnerabilità in ambienti IoT specifici.

#IoT Gabriele Roberti @IDCItaly : Il 90% delle reti aziendali subirà violazioni della sicurezza
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Un piano d’azione

E’ quindi chiaro che le sfide principali, per chi implementerà progetti di IoT nel prossimo futuro, avranno molteplici sfaccettature, dall’autenticazione degli endpoint, fino alla sicurezza dei dati, generati da molteplici “oggetti” connessi e da fruire su una molteplicità di device. Per le aziende, quindi, sarà necessario predisporre un piano d’azione che guardi da una parte alla tecnologia e dall’altra ai processi: l’IT, in particolare, dovrà predisporre un’architettura “IoT ready”, che riesca a dialogare con molteplici piattaforme, che protegga i dati sulla rete aziendale e che consenta l’autenticazione a persone, device e oggetti, nel rispetto degli standard delle diverse industry.

Tutto ciò richiede una forte governance e la volontà di investire in data security e di gestire specifiche policy per la privacy. Per fare questo, il chief information security officer (CISO) non potrà agire da solo, ma dovrà cercare il coinvolgimento del CEO e il supporto del board, in modo che tutta l’azienda sia allineata verso l’obiettivo comune di implementare e sfruttare in modo sicuro i sistemi IoT.

Il paradigma dell’Internet of Things, infine, spinge a un nuovo approccio di collaborazione e apertura. La crescita di endpoint e dati disponibili costringerà il CISO a collaborare con i suoi pari grado e con altri stakeholders, condividendo informazioni e vedute d’insieme. Ciò rappresenta un cambiamento non banale, ma necessario, che porterà a nuove efficienze e a una miglior conoscenza e consapevolezza per quanto riguarda la sicurezza, i processi e le operation. Anche la trasparenza sarà un punto fondamentale: l’Internet of Things apre le porte della conoscenza di dati e processi in modo nuovo e, sebbene possa sembrare scomodo, le società che non adotteranno questi standard di trasparenza non potranno meritare la fiducia dei propri clienti.

Gabriele Roberti, senior research analyst di IDC Italia

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Ebola e Big Data https://www.datamanager.it/2014/12/ebola-big-data/ Mon, 15 Dec 2014 14:26:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66374 Eventi correnti e difficoltà estrema di fare previsioni. I numeri che vengono diffusi appaiono molto incerti e non permettono di avanzare proiezioni quantitative credibili È ragionevole temere il virus Ebola. È infettivo, non si cura e uccide più della metà dei pazienti. La più grave epidemia (per fortuna ancora circoscritta e limitata nei numeri) è […]

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Eventi correnti e difficoltà estrema di fare previsioni. I numeri che vengono diffusi appaiono molto incerti e non permettono di avanzare proiezioni quantitative credibili

È ragionevole temere il virus Ebola. È infettivo, non si cura e uccide più della metà dei pazienti. La più grave epidemia (per fortuna ancora circoscritta e limitata nei numeri) è cominciata nel dicembre 2013 in Guinea. Si è estesa a Liberia, Sierra Leone, Congo e a pochi casi isolati in Nigeria, Senegal, Mali, USA, Spagna. Sono accorsi sul posto medici, paramedici e militari da vari paesi. Gli Stati Uniti stanno mandando nella zona tremila soldati. Il Pentagono sta realizzando unità di isolamento per far eventualmente rientrare in patria personale che abbia contratto il virus durante la missione. Le unità potranno trasportare fino a 12 pazienti su aerei da trasporto C-130.

Controllo del fenomeno

Le cure alleviano i sintomi e riducono la mortalità. I controlli dei viaggiatori provenienti dai paesi colpiti, isolamenti, chiusura di frontiere e quarantene hanno successo per ora. I malati erano 3.071 il 25 agosto, 5.762 il 17 settembre e 10.141 il 25 ottobre. Però il Center of Disease Control (Atlanta, in Georgia), dice che quei numeri non sono affidabili: potrebbero essere anche tre volte maggiori. In conseguenza, fare previsioni è arduo. Il CDC sta mappando la diffusione dell’epidemia collegando i dati della rete di telefonia mobile. I big data analytics possono essere impiegati nel monitoraggio del fenomeno.

Io ho elaborato formule matematiche e software che permettono spesso di prevedere con anticipo e precisione il decorso di malattie infettive – se si hanno dati sicuri sul decorso iniziale. Queste procedure non sono utilizzabili per questo insorgere di Ebola, date le incertezze citate. Alcuni epidemiologi hanno azzardato previsioni di 20mila malati entro novembre e 277mila entro dicembre. Non sono credibili. Attendiamo dati sicuri – sperando che rispecchino un declino del morbo – e confidiamo nelle misure citate. La diffusione dell’epidemia desta preoccupazione nelle autorità sanitarie mondiali, che ancora oggi non riescono a capire se e quando si fermerà l’epidemia.


I #big data analytics possono essere d’aiuto nel monitoraggio di #Ebola? @CDCgov
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Peste del millennio?

Parlavo di Ebola nel libro “La pillola del giorno prima” che scrissi con Marco Malvaldi (Transeuropa Edizioni, 2012). Scrivevo: Nel 1976, fu individuato in Congo il virus Ebola (appartenente alla famiglia delle Filoviridae) che produce una febbre emorragica. Causa dolori, mal di gola, vomito, diarrea ed eruzioni petecchiali. Se ne curano poco efficacemente soltanto i sintomi e non sono stati trovati vaccini, né altre misure preventive. Muore dal 60% al 90% degli uomini e dei primati che lo contraggono per contatto col sangue o con le secrezioni di malati. Data l’estrema virulenza, questo virus è stato considerato estremamente temibile: un’altra “peste del millennio”. In realtà, si è presentato sporadicamente solo in decine o poche centinaia di casi – in Congo, Gabon e Uganda.

Finzione e realtà

Nel suo romanzo di fantapolitica “Executive Orders” del 1996, Tom Clancy fa diventare Presidente degli USA il suo personaggio Jack Ryan. Prima vicepresidente, succede al Presidente che muore con quasi tutti i Segretari di Stato e i membri del Congresso, quando un pilota kamikaze della Japan Air Lines si schianta con il suo 747 sul Campidoglio di Washington. Si tendono i rapporti fra USA e Repubblica Islamica Iraniana. Il perfido Ayatollah Mahmoud Haji Daryaei fa preparare ai suoi biologi grosse culture di virus Ebola e manda agenti con bombole spray a disseminarlo in congressi e teatri negli Stati Uniti. Il virus – però – ha una brevissima persistenza nell’ambiente esterno (vero) e, quindi, muoiono solo poche migliaia di cittadini americani – un numero vicino a quello delle vittime dei due attacchi suicidi del 1991 alle Torri Gemelle dell’International Trade Center a Manhattan. È curioso, ma sembra non preoccupante che geni di Ebola e di altri retrovirus siano presenti anche nel genoma umano. Nel film “Virus letale”, il virus protagonista, il fittizio “Motaba” descritto dalla pellicola, è strettamente ispirato ai virus africani, tanto più che il Motaba è il nome del tratto che alimenta il fiume Ebola, che scorre proprio nella parte settentrionale della Repubblica Democratica del Congo.

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