Rapporto Clusit – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 05 Apr 2023 07:16:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Rapporto Clusit – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Italia poligono di tiro preferito dalle milizie cyber https://www.datamanager.it/2023/03/italia-poligono-di-tiro-preferito-dalle-milizie-cyber/ Wed, 08 Mar 2023 16:00:43 +0000 https://www.datamanager.it/?p=226070 Tutti i numeri della debacle nel Rapporto Clusit 2023 Il 2022 è stato un anno di passione per tutto il comparto security del Belpaese, crivellato dai colpi inferti da batterie di cybercriminali russi, cinesi e anche di qualche paese alleato. Uno scenario arroventato dal conflitto in Ucraina, segnato da massicci attacchi digitali, che hanno colpito […]

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Tutti i numeri della debacle nel Rapporto Clusit 2023

Il 2022 è stato un anno di passione per tutto il comparto security del Belpaese, crivellato dai colpi inferti da batterie di cybercriminali russi, cinesi e anche di qualche paese alleato. Uno scenario arroventato dal conflitto in Ucraina, segnato da massicci attacchi digitali, che hanno colpito tra gli altri Senato della Repubblica, ministeri (Esteri, Difesa, Istruzione e Beni Culturali), Istituto superiore di Sanità, Polizia di Stato, CSM, Agenzia delle Dogane, ACI, ospedali e sedi territoriali, infrastrutture strategiche come le ferrovie e alcuni tra i maggiori aeroporti della Penisola. Segnali inequivocabili della sentina di vulnerabilità che avvolge il sistema Italia ma evidentemente non sufficienti per imprimere un’accelerazione all’urgenza di mettere a punto una difesa degna di questo nome.

Bersaglio Italia

Complessivamente l’Italia è stato teatro lo scorso anno del 7,6% degli attacchi globali, contro il 3,4% dell’anno precedente e l’1,9 solo di cinque anni fa. 188 in termini assoluti, dato che segna uno sconcertante +169% rispetto all’anno precedente secondo i dati del Rapporto Clusit 2023, presentato ieri alla stampa. «Attacchi – rileva Sofia Scozzari, membro del Comitato scientifico di Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, con un livello di gravità elevato o critico nell’83% dei casi». Numeri che fanno del nostro Paese uno dei più bucati al mondo, in sostanziale continuità con il 2021 secondo le rilevazioni di Fastweb, tra gli estensori del rapporto, che a fronte di una “maggiore consapevolezza dei rischi e con investimenti in cyber security più mirati”, ha censito 56 milioni di attacchi, in crescita di oltre il 25% rispetto allo scorso anno mentre gli attacchi DDoS hanno portato a 1800 eventi significativi. Unica nota positiva di rilievo «la diminuzione del numero di server e dispositivi esposti in rete» ha commentato Gabriele Scialò, product manager Fastweb.

Facile preda

Un tiro al bersaglio che ha trasformato l’Italia in un colabrodo, in seria difficoltà nel rispondere agli attacchi cyber sul proprio territorio digitale. Ampio il perimetro da proteggere e sottodimensionato il personale arruolato dall’Agenzia per la cybersecurity nazionale (ACN), poco più di 150 effettivi/e – per legge dovrebbero diventare 650 entro il 2027 – insufficiente per una protezione almeno deterrente delle infrastrutture del Paese. Gli innegabili passi avanti compiuti dal sistema di difesa cyber italiano negli ultimi 36 mesi – pur con i tempi e le liturgie proprie della nostra burocrazia e in un quadro di grave e colpevole ritardo rispetto ad altri partner europei, Francia e Germania su tutti – inchiodano il nostro paese su posizioni difensive lacunose, a maggior ragione se si considera che i due paesi citati investono in cybersecurity circa il doppio di noi rispetto al PIL.  Quel che è peggio è che le maglie con il passare degli anni si allargano sempre di più. Nonostante gli investimenti nel 2022 abbiano sfiorato i due miliardi di euro. «Ogni anno, da anni, è così» ha ricordato Gabriele Faggioli, presidente del Clusit. «L’Italia arretra sempre di più come spesa complessiva e misure implementate. O si cambia direzione rapidamente, o il gap che si sta creando con gli altri Paesi sarà sempre più profondo».

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Clusit: scenario di guerra cibernetica globale, oltre un terzo degli attacchi ha impatto critico https://www.datamanager.it/2022/11/clusit-scenario-di-guerra-cibernetica-globale-oltre-un-terzo-degli-attacchi-ha-impatto-critico/ Wed, 09 Nov 2022 10:52:41 +0000 https://www.datamanager.it/?p=222851 Faggioli, presidente Clusit: “Il conflitto russo-ucraino ci pone davanti alla necessità di rafforzare le infrastrutture critiche; l’Italia deve cogliere l’opportunità della transizione digitale per colmare le proprie lacune sulla sicurezza informatica” Nei primi sei mesi del 2022 sono stati 1.141 gli attacchi cyber gravi, ovvero con un impatto sistemico in diversi aspetti della società, della […]

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Faggioli, presidente Clusit: “Il conflitto russo-ucraino ci pone davanti alla necessità di rafforzare le infrastrutture critiche; l’Italia deve cogliere l’opportunità della transizione digitale per colmare le proprie lacune sulla sicurezza informatica”

Nei primi sei mesi del 2022 sono stati 1.141 gli attacchi cyber gravi, ovvero con un impatto sistemico in diversi aspetti della società, della politica, dell’economia e della geopolitica: nel dettaglio, si è registrata una crescita dell’8,4% rispetto al primo semestre 2021, per una media complessiva di 190 attacchi al mese, con un picco di 225 attacchi a marzo 2022, il valore più alto mai verificato.

I dati sono stati illustrati oggi nell’ambito della presentazione dell’edizione di fine anno del Rapporto Clusit 2022 a cura di Clusit – Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica. Nelle pagine del Rapporto, i ricercatori raccolgono e analizzano i dati relativi agli incidenti informatici su scala globale degli ultimi 12 mesi, proponendo un confronto critico con gli anni precedenti, al fine di fornire una fotografia dei rischi attuali e futuri su cui sviluppare threat modeling, studio e gestione del rischio cyber e impostazione di una strategia di difesa a livello aziendale ed istituzionale.

Per dare un’idea in prospettiva, i ricercatori di Clusit hanno identificato, classificato e valutato dal 2011 – data della prima pubblicazione del Rapporto Clusit – ad oggi oltre 15.000 attacchi informatici gravi. Di questi, più della metà (8.285) si sono verificati negli ultimi 4 anni e mezzo, a causa di una accelerazione smisurata delle minacce cibernetiche.

Se confrontati con il primo semestre 2018, gli attacchi da gennaio a giugno 2022 hanno fatto registrare una crescita del 53%. In 4 anni e mezzo la media mensile di attacchi gravi a livello globale è passata da 124 a 190.

Negli ultimi quattro anni è avvenuto un vero e proprio cambiamento epocale nei livelli globali di cyber-insicurezza, secondo gli esperti di Clusit, al quale tuttavia non è corrisposto un incremento sufficiente delle contromisure difensive.

“L’Italia deve cogliere l’opportunità della transizione digitale per colmare le proprie lacune in materia di sicurezza informatica”, ha affermato Gabriele Faggioli, presidente di Clusit. “Lo scenario geopolitico ci pone con brutalità davanti all’obbligo di avere infrastrutture resistenti ad attacchi esterni che potrebbero minare la capacità di erogare servizi essenziali ai cittadini. Credo che mai come ora sia fondamentale una scelta politica forte, e possibilmente univoca a livello europeo; mai come ora è importante usare al meglio le risorse del PNRR, nel contesto di uno sforzo politico e imprenditoriale collettivo che servirà per superare l’attuale crisi e per affrontare le prossime sfide”, ha concluso Faggioli.

“Il conflitto tra Russia e Ucraina ha messo in campo strumenti cyber-offensivi altamente sofisticati a supporto di attività di cyber-intelligence e di cyber-warfare: temiamo che questo processo sia difficilmente reversibile e che in prospettiva potrebbe causare conseguenze di inaudita gravità”, ha commentato Sofia Scozzari, co-autrice del Rapporto e membro del Comitato Scientifico di Clusit.

“Siamo sulla soglia di una guerra cibernetica globale. D’ora in poi le infrastrutture critiche e molti altri sistemi digitali, meno tutelati a livello normativo ma comunque essenziali per la collettività, saranno bersagli designati, costantemente al centro del mirino di numerosi attori, governativi e non”, ha proseguito Andrea Zapparoli Manzoni, coautore del Rapporto Clusit e membro del Comitato Direttivo dell’Associazione.

Cresce anche la severità degli attacchi

I ricercatori di Clusit hanno valutato e classificato anche i livelli di impatto dei singoli incidenti, sulla base di aspetti economici, sociali e relativi all’immagine e alle ripercussioni dal punto di vista geopolitico e hanno evidenziato che il trend di crescita degli attacchi riguarda anche la “qualità” degli stessi messa a punto dai cyber criminali, che agisce da moltiplicatore dei danni.

Confermando una tendenza già evidente nel 2021, gli attacchi gravi con effetti molto importanti sono stati nel primo semestre 2022 il 45% del totale, mentre quelli con impatto “critico” arrivano nei primi sei mesi di quest’anno a rappresentare un terzo di tutti gli attacchi. Nel complesso, gli attacchi con impatto Critical e High sono stati il 78% del totale.

Gli attacchi cyber nel primo semestre 2022: chi viene colpito e perché

Le vittime per categoria

I ricercatori di Clusit hanno classificato le vittime di attacchi nel primo semestre del 2022 secondo una tassonomia derivata da standard internazionali: tenendo come base di raffronto il primo semestre 2021, nel primo semestre 2022 la crescita maggiore nel numero di attacchi gravi si osserva verso le categorie “Multiple targets” (+108,3%): significa, secondo gli autori del Rapporto Clusit, che i cyber criminali tendono ora a colpire in maniera indifferenziata obiettivi molteplici, piuttosto che bersagli specifici.

Questa crescita a tre cifre porta nel primo semestre 2022 la categoria “Multiple Targets” in testa alla classifica delle vittime anche in termini percentuali, rappresentando il 22% del totale.

In termini di crescita percentuale seguono le categorie “Telecommunication” (+77,8%), “Financial / Insurance” (+76,7%), “News / Multimedia” (+50%), “Manufacturing” (+34%), “Other Services” (+30,8%) ed “ICT” (+11,5%), “Energy / Utilities” (+5,3%) ed “Healthcare” (+2,2%).

Per quanto riguarda la distribuzione delle vittime, le categorie più colpite dopo i “Multiple targets” sono “Healthcare” e “Gov / Mil / Law Enforcement”, ciascuna con circa il 12% degli attacchi totali. Al quarto posto segue Information Technology – “ICT” (11%) e “Financial / Insurance” (9%).

Le successive sei categorie merceologiche (che sommate rappresentano il 23% degli attacchi rilevati) sono comprese tra il 6% ed il 2% degli attacchi: secondo i ricercatori di Clusit, questo conferma che gli attaccanti si muovono sempre più a tutto campo, e che tutti sono potenziali bersagli.

Il conflitto russo-ucraino determina le finalità di attacco

Il primo semestre 2022 ha visto un’impennata del 414% le attività riferibili agli attacchi della categoria “Hacktivism”; quelli relativi all’“Information Warfare” sono cresciuti del 119%. Questi incrementi a tre cifre vanno ricondotti, secondo i ricercatori di Clusit, in primo luogo alla guerra in Ucraina.

Per la stessa motivazione, rispetto al primo semestre del 2021, sono aumentate del 62% rispetto allo stesso periodo del 2021 degli attacchi con finalità di “Espionage”.

Dopo il picco straordinario del 2021, nel primo semestre 2022 sono invece diminuiti del 3,4% gli attacchi classificati come attività di “Cybercrime”, che rimane tuttavia la principale motivazione di attacco a livello globale, rappresentando il 78,4% degli attacchi globali.

La distribuzione geografica delle vittime

Sono aumentati nel 2022 gli attacchi verso realtà basate in Europa, che raggiungono il valore più alto di sempre, con il 26% degli attacchi complessivi (in crescita dal 21% del 2021). Contestualmente, diminuiscono per la prima volta dal 2011 le vittime di area americana (dal 45% al 38%) e scendono leggermente anche quelli rilevati contro organizzazioni asiatiche (dal 12% all’8%).

Percentualmente aumentano gli attacchi gravi verso bersagli con sedi distribuite in diversi Paesi (categoria “Several / Multiple”), che dal 19% del 2021 salgono al 27%.

Le tecniche d’attacco

Sono otto le macrocategorie analizzate dai ricercatori di Clusit, sulla base di classificazioni internazionali: nel primo semestre di quest’anno hanno prevalso in maniera assoluta gli attacchi perpetrati attraverso “Malware” che, pur registrando una leggera flessione dal primo semestre 2021(-4,6%), rappresenta il 38% del totale. Le tecniche sconosciute (categoria “Unknown”) sono al secondo posto, con un aumento del 10% rispetto al primo semestre 2021, superando la categoria “Vulnerabilità” (-26,8%) e “Phishing / Social Engineering”, che però crescono del 63,8%.

In conseguenza della natura sempre più complessa degli attacchi, la categoria “Tecniche Multiple” sale del +93,8%.

In concomitanza con l’aumento di attività riferibili ad Hacktivism ed Information Warfare, rispetto al totale gli attacchi gravi con finalità di “Distributed Denial of Service”, pur pochi in valori assoluti, crescono di un significativo 308,8%, così come quelli realizzati tramite “Identity Theft / Account Hacking” (+12,9%).

Il 22% di “tecniche sconosciute” è principalmente dovuto al fatto che molti attacchi analizzati (oltre un quinto del totale) diventano di dominio pubblico a seguito di un “data breach”, nel qual caso le normative impongono una notifica agli interessati, ma non di fornire una descrizione precisa delle modalità dell’attacco.

Altri contributi del Rapporto Clusit – edizione ottobre 2022

Nell’edizione presentata questa mattina, il Rapporto Clusit ha inaugurato una nuova sezione dedicata agli attori istituzionali con cui l’Associazione collabora attivamente per diffondere la cultura della sicurezza informatica presso Aziende, Pubblica Amministrazione e cittadini. Protagonista del primo appuntamento è CYBER 4.0, il Centro di Competenza nazionale ad alta specializzazione per la cybersecurity, attraverso la voce del suo presidente, il Prof. Leonardo Querzoni.

Di rilievo anche il capitolo che presenta l’evoluzione degli attacchi cyber in Italia grazie alle rilevazioni e segnalazioni della Polizia Postale e delle Comunicazioni, sulla base delle operazioni svolte nel corso dei primi sei mesi del 2022.

Lo scenario di tensione politica globale è ben delineato all’interno del Rapporto Clusit anche dal contributo “Geopolitica e Cybersecurity”, a cura di Carlo Mauceli, Microsoft, che entra nel merito della “guerra informatica a supporto della guerra convenzionale e delle strategie politiche dei singoli Stati”, fornendo poi un approfondimento su Russia e Cina.

Experis, società che di ricerca e selezione del personale, fotografa invece nel suo contributo per il Rapporto Clusit le tendenze nel settore della Cybersecurity con l’analisi “Profili Cyber ultra-specializzati e nuovi trend del mercato del lavoro (Ultra-specializzazioni, RAL crescenti e strategie di attraction e retention delle aziende)”.

Come sempre è inoltre inclusa nel Rapporto Clusit la sezione “FOCUS ON” che prevede in questa edizione approfondimenti specifici su Operation Technology Security ed Effetti della guerra sulla sicurezza delle Infrastrutture Critiche.

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La pandemia spinge il cybercrime https://www.datamanager.it/2020/11/la-pandemia-spinge-il-cybercrime/ Tue, 10 Nov 2020 16:03:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=204132 Presentata la nuova edizione del Rapporto Clusit 2020 sulla sicurezza cyber. Nei primi sei mesi dell’anno persiste il trend di crescita degli attacchi gravi (+7%): il 14% è a tema Covid-19 Con 850 attacchi noti analizzati, circa il 7% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e la crescita costante del cybercrime, causa […]

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Presentata la nuova edizione del Rapporto Clusit 2020 sulla sicurezza cyber. Nei primi sei mesi dell’anno persiste il trend di crescita degli attacchi gravi (+7%): il 14% è a tema Covid-19

Con 850 attacchi noti analizzati, circa il 7% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e la crescita costante del cybercrime, causa dell’83% degli attacchi, la prima metà del 2020 si guadagna la maglia del “semestre nero” della cybersecurity. È quanto emerge dai dati contenuti nella nuova edizione del Rapporto Clusit 2020, presentata questa mattina in apertura di Security Summit Streaming Edition.

I ricercatori di Clusit, Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, hanno inoltre evidenziato come la pandemia abbia fortemente – e in vario modo – caratterizzato gli attacchi informatici in questi mesi: il tema “Covid-19” è infatti stato utilizzato tra febbraio e giugno per perpetrare 119 attacchi gravi, ovvero il 14% degli attacchi complessivamente noti. In particolare, l’argomento è stato utilizzato a scopo di cybercrime, ovvero per estorcere denaro, nel 72% dei casi; con finalità di “Espionage” e di “Information Warfare” nel 28% dei casi.

Oltre ai danni direttamente conseguenti agli attacchi compiuti, gli esperti Clusit evidenziano che il tema Covid-19 ha alimentato anche la diffusione di fake-news, fomentando la confusione sulla pandemia che si è venuta a creare a livello globale soprattutto nei primi mesi.

Gli attacchi a tema Covid-19 sono stati condotti nel 61% dei casi con campagne di “Phishing” e “Social Engineering”, anche in associazione a “Malware” (21%), colpendo tipicamente i cosiddetti “bersagli multipli” (64% dei casi): si tratta di attacchi strutturati per danneggiare rapidamente e in parallelo il maggior numero possibile di persone ed organizzazioni. Il 12% degli attacchi a tema Covid-19 ha avuto come obiettivo il settore Governativo, Militare e l’Intelligence: sono stati in questo caso prevalentemente attacchi di natura “Espionage”. Spiccano infatti tra di essi alcuni casi gravi di “BEC scam” (Business Email Compromise), portati a segno da cyber criminali nelle prime fasi concitate di approvvigionamento dei presidi di sicurezza (per esempio, le mascherine), generando danni considerevoli.

A livello complessivo, nel primo semestre dell’anno gli attacchi – già classificati come “gravi” nell’analisi Clusit – hanno avuto effetti molto importanti o critici nel 53% dei casi, rivelando importanti impatti geopolitici, sociali, economici (diretto e indiretto), di immagine e di costo/opportunità per le vittime.

“Nella tragedia di questi mesi, sta avvenendo una rivoluzione: il digitale sta trasformando l’organizzazione delle imprese e la vita dei cittadini, e stiamo comprendendo che la sicurezza del digitale è essenziale”, afferma Gabriele Faggioli, presidente Clusit.

“Pensiamo che siano tre in particolare i punti da indirizzare nel percorso virtuoso verso la sicurezza informatica: investire in ricerca e innovazione, costituire un ecosistema delle imprese e della pubblica amministrazione in cui gli investimenti risultino adeguati alla minaccia e consapevolizzare maggiormente i cittadini. Lavoriamo in queste direzioni anche con le istituzioni per supportare la continuità in ambito produttivo e dei servizi, in primis quelli sanitari ed educativi del nostro Paese”, conclude Faggioli.

Cyber attacchi nel primo semestre 2020: chi viene colpito e perché

Nei primi sei mesi del 2020 gli esperti Clusit hanno registrato in prevalenza attacchi verso la categoria “Multiple Targets” che, come nel caso specifico degli attacchi a tema Covid-19, risulta la categoria più colpita, in crescita del 26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

A crescere maggiormente sono tuttavia gli attacchi verso le categorie “Critical Infrastructures” (+85%), “Gov Contractors” (+73,3%) e “Research / Education” (63%). Sono anche aumentati gli attacchi verso la categoria “Government” (+5,6%).

In termini assoluti, il settore “Government – Military – Intelligence” è stato il secondo settore nel mirino degli attaccanti (con il 14% degli attacchi), seguono i settori “Healthcare” e “Online Services” (10% degli attacchi).

“L’analisi degli attacchi nel primo semestre 2020 rende evidente che, oggi come non mai, la nostra civiltà digitale è esposta a rischi importanti e potenzialmente sistemici: nell’emergenza mondiale che stiamo attraversando la cyber security è chiaramente, e in maniera irreversibile, un requisito fondamentale per il benessere di singoli individui, istituzioni ed imprese”, commenta Andrea Zapparoli Manzoni, tra gli autori del Rapporto Clusit.

Le aree geografiche colpite

Il Rapporto Clusit rappresenta su base continentale le vittime dei crimini informatici: nel primo semestre del 2020 rimangono sostanzialmente invariate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente le vittime di area americana (dal 46% al 45%), mentre crescono gli attacchi verso realtà basate in Europa (dal 9% al 15%). Rimangono percentualmente quasi invariati quelli rilevati contro organizzazioni asiatiche (dal 10% al 11%).

Le tecniche d’attacco

Nel primo semestre dell’anno gli attaccanti hanno conseguito i loro obiettivi utilizzando malware nel 41% dei casi. Agli attacchi compiuti con questa tecnica, i ricercatori Clusit sommano gli attacchi compiuti con Multiple Techniques / APT, più sofisticati ma quasi sempre basati anche sull’utilizzo di malware, concludendo così che di fatto il malware arriva a rappresentare il 45% delle tecniche di attacco complessivamente utilizzate.

Le tecniche di “Phishing e Social Engineering”, in crescita del 26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sono state utilizzate nel 20% dei casi. Oltre il 40% delle campagne condotte con tecniche di Phishing, in particolare tra febbraio e giugno, hanno sfruttato il tema Covid-19, facendo leva su situazioni di incertezza e particolare sensibilità a livello globale ai temi della pandemia, nonché sulla insufficiente consapevolezza individuale.

È in aumento l’utilizzo di vulnerabilità “0-day” (+16,7%), per quanto il dato – notano gli esperti Clusit – sia ricavato da incidenti di dominio pubblico e sia quindi probabilmente sottostimato. Ritornano a crescere in modo significativo gli attacchi basati su tecniche di “Account Hacking/Cracking” (+24,2%).

In complesso, gli esperti Clusit rilevano che le tecniche di attacco meno sofisticate, quali SQLi, DDoS, Vulnerabilità note, Account cracking, Phishing e Malware “semplice”) rappresentano il 76% del totale, e la tendenza non mostra inversioni rispetto ai semestri precedenti: questo significa che gli attaccanti possono ancora realizzare attacchi gravi di successo contro le loro vittime con relativa semplicità e a costi molto bassi.

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Attacchi cyber, Sanità e PA nel mirino dei pirati del web https://www.datamanager.it/2019/02/attacchi-cyber-sanita-e-government-pa-nel-mirino-dei-pirati-del-web/ Fri, 22 Feb 2019 10:42:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=184351 Forme e metamorfosi della crimininalità online nell’annuale rapporto Clusit La security fa sempre notizia. Anche quando con prevedibile monotonia prendiamo atto dell’aumento degli attacchi cyber, cresciuti ancora nel 2018,  come certifica l’annuale Rapporto sullo stato di salute della sicurezza IT nel nostro Paese redatto dal Clusit, Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica. Questi i numeri […]

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Forme e metamorfosi della crimininalità online nell’annuale rapporto Clusit

La security fa sempre notizia. Anche quando con prevedibile monotonia prendiamo atto dell’aumento degli attacchi cyber, cresciuti ancora nel 2018,  come certifica l’annuale Rapporto sullo stato di salute della sicurezza IT nel nostro Paese redatto dal Clusit, Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica. Questi i numeri forniti dagli esperti del Clusit: 1.536 gli attacchi gravi rilevati a livello globale, con una media di 129 al mese (+37% anno su anno).

«Un campione – ricorda Andrea Zapparoli Manzoni, membro del Consiglio direttivo Clusit – composto non dalla totalità degli attacchi di cui si ha notizia. Ma soltanto da quelli che hanno avuto un impatto significativo. Resi pubblici dall’obbligo di notifica oppure perché rivelati dai media. Qualunque sia la provenienza geografica di chi attacca e ovunque abbiano luogo». Attacchi classificati secondo una scala di severity – medio/alto/critico – introdotta per differenziarne effetti e caratteristiche. «Il dato preoccupante è che quelli di livello critico aumentano anno su anno passando dal 21 al 28%.

Sanità e settore pubblico (PAC e PAL) sono i settori più colpiti, presi di mira da soggetti diversi a seconda dell’area di specializzazione». Un aspetto – sottolinea Zapparoli – ancora non adeguatamente considerato quando si tratta di decidere quali contromisure adottare. A ulteriore conferma che più di una recrudescenza, dall’analisi Clusit emerga il progressivo consolidamento del fenomeno cybercrime. Più che mai mainstream a qualsiasi latitudine e generatore di profitti sporchi multimiliardari. Tra le tecniche d’attacco il malware si conferma la più diffusa, ma la vera sorpresa è la crescita degli APT (Advanced Persistent Threat), per definizione sofisticati, costosi, in genere appannaggio soltanto di chi può mettere sul piatto mezzi e risorse ingenti, cresciuti del 55% rispetto al 2017. Tra i malware gli esperti del Clusit registrano la forte ascesa dei cryptomalware, codice che utilizza metodi avanzati di crittografia dei file, raddoppiati nel corso del 2018, passando dal 7 al 14%.

Il Rapporto, giunto alla quattordicesima edizione, oltre all’analisi tradizionale degli episodi più rappresentativi legati al cybercrime e al loro impatto – dallo scandalo FB/Cambridge Analytica all’epidemia di ransomware che ha colpito la municipalità di Atlanta, centro economico di primaria importanza e hub globale nel trasporto aereo; dalle breach ai danni di British Airways e della catena alberghiera Marriott, con il furto rispettivamente di 380.000 transazioni finanziarie contenenti numeri di carte di credito, nomi e indirizzi dei clienti e i dati personali di circa 500 milioni di ospiti del gigante dell’Hospitality – dedica 4 capitoli a temi al centro del dibattito negli ultimi mesi: gli attacchi ai danni di utilities (impianti idrici ed energy), Cloud Provider e istituti finanziari, i campi di applicazione della Blockchain, miti e progressi connessi all’Intelligenza Artificiale e un primo bilancio sul GDPR a otto mesi dalla partenza effettiva. Di particolare rilevanza anche la panoramica sul mercato italiano della sicurezza IT con gli ultimi dati relativi a giro d’affari, prodotti e servizi del comparto, condotta in collaborazione con IDC. Completano il rapporto Focus specifici dedicati alla progettazione e alla realizzazione di un programma di awareness sulla sicurezza; la minaccia emergente del Cryptojacking; e infine una serie di approfondimenti dedicati al tema Legal Tech e PMI.

Anche quest’anno gli estensori del Rapporto si sono avvalsi della collaborazione di Fastweb e Akamai per la parte di dati, rispettivamente con 40 milioni di eventi registrati dagli apparati del provider milanese solo nel nostro Paese, e il 20% del traffico complessivo mondiale dichiarato dal vendor giapponese relativo al trasporto dati sulla rete. Il Rapporto dal prossimo 12 marzo sarà disponibile in distribuzione gratuita in occasione del Security Summit sia in edizione cartacea per i presenti che elettronica, previa registrazione sul sito del Clusit.

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Clusit, cybercrime fuori controllo, nel 2017 perdite per oltre 500 miliardi di dollari https://www.datamanager.it/2018/03/clusit-cybercrime-controllo-nel-2017-perdite-oltre-500-miliardi-dollari/ Thu, 01 Mar 2018 11:27:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142566 Rapporto 2018: costi quintuplicati in sei anni. Colpito oltre un miliardo di persone 1.127 gli attacchi registrati e analizzati nel 2017 da Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, classificati come gravi. In termini di perdite economiche, danni alla reputazione, diffusione di dati sensibili. Di questi, il 21% classificato di impatto “critico”. Incidenti di sicurezza […]

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Rapporto 2018: costi quintuplicati in sei anni. Colpito oltre un miliardo di persone

1.127 gli attacchi registrati e analizzati nel 2017 da Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, classificati come gravi. In termini di perdite economiche, danni alla reputazione, diffusione di dati sensibili. Di questi, il 21% classificato di impatto “critico”. Incidenti di sicurezza di pubblico dominio, la cui disponibilità di dettagli si deve agli obblighi di legge vigenti nei paesi di aziende e organizzazioni colpite.

Solo la punta dell’iceberg

Una lake date sufficiente agli esperti del Clusit per affermare che ci si trova di fronte a un vero e proprio “salto quantico” nell’andamento della cyber-insicurezza. Toccando nel 2017 livelli record, sia a livello quantitativo che qualitativo, inimmaginabili sino a pochi anni fa. «Dal 2011, anno in cui abbiamo iniziato a classificare i dati con il criterio attuale, si registra una crescita del 240%, con un +7% rispetto al 2016. Ma aldilà dei numeri, preoccupa il “cambiamento di fase”, con interferenze pesanti dalla geopolitica alla finanza. Oltre che sui privati cittadini, vittime lo scorso anno di crimini estorsivi su larga scala» afferma Alessio Pennasilico, membro del Comitato Direttivo del Clusit. Truffe, estorsioni, furti di denaro e di dati personali che hanno colpito quasi un miliardo di persone nel mondo, causando una perdita stimata in 180 miliardi di dollari. Dato che esclude i danni causati dalle attività di Cyber Espionage e di Information Warfare, il cui impatto pur di difficile calcolo è verosimilmente in crescita. «Il malware si conferma il vettore d’attacco più diffuso. Ma il 2017 è stato anche l’anno degli attacchi su scala planetaria contro bersagli multipli – organizzazioni appartenenti a settori differenti e geograficamente distribuiti – e della definitiva discesa in campo degli Stati come attori di minaccia» sintetizza Pennasilico.

Scarsi investimenti

Per quanto riguarda l’Italia, gli esperti Clusit stimano che il nostro Paese nel 2016 abbia subito danni derivanti da attività di cybercrimine per quasi 10 miliardi di euro. Una cifra dieci volte superiore al livello degli investimenti attuali in sicurezza informatica, stimati in meno di un miliardo di euro. Cifra insufficiente che rischia di vanificare i benefici attesi dal processo di digitalizzazione in atto.

Possibilità concreta di attacchi con impatti sistemici gravi

I costi – si legge nel rapporto – generati a livello globale dalle sole attività di cybercrime sono quintuplicati, arrivando a toccare quota 500 miliardi di dollari. Crescono inoltre gli attacchi sferrati con finalità di Information Warfare (+24%) e il Cyber Espionage (+46%). Segnali evidenti del coinvolgimento sempre più massivo di attori statali. Scenari che prefigurano l’eventualità concreta di attacchi con impatti sistemici gravi.

I contributi Fastweb, Akamai e IDC Italia

Presenti anche in questa edizione del Rapporto i dati relativi agli attacchi rilevati dal Security Operations Center di Fastweb. Oltre 35 milioni di eventi di sicurezza, che mostrano l’evoluzione nella composizione di malware e botnet rispetto al 2016. L’analisi degli attacchi include inoltre il “Rapporto 2017 sullo stato di Internet e analisi globale degli attacchi DDoS e applicativi Web” a cura di Akamai. Completano lo studio le rilevazioni della Polizia Postale e del CERT-PA, il contributo inedito di IDC Italia dal titolo “Il mercato italiano della Sicurezza IT” e un’analisi del settore Finance, con tre approfondimenti dedicati al cybercrime in Europa e in Italia e al traffico di carte di credito e di identità degli account bancari. Il Rapporto CLUSIT 2018, sarà presentato al pubblico il 13 marzo prossimo in occasione dell’apertura della decima edizione del Security Summit.

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Security Summit 2017. Cloud, reti intelligenti, Datacenter 2.0: così la sicurezza IT risponde alle minacce https://www.datamanager.it/2017/03/security-summit-2017-cloud-reti-intelligenti-datacenter-2-0-cosi-la-sicurezza-it-risponde-alle-minacce/ Tue, 21 Mar 2017 14:19:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121580 La prima tappa a Milano. Prossimi appuntamenti Roma (7 e 8 giugno) e Verona (4 ottobre) Non c’è appuntamento in Italia che rappresenti il mondo della sicurezza in modo più completo del Security Summit, il Convegno annuale organizzato dal Clusit (Associazione italiana per la sicurezza informatica) in collaborazione con Astrea. Più di 100 relatori provenienti […]

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La prima tappa a Milano. Prossimi appuntamenti Roma (7 e 8 giugno) e Verona (4 ottobre)

Non c’è appuntamento in Italia che rappresenti il mondo della sicurezza in modo più completo del Security Summit, il Convegno annuale organizzato dal Clusit (Associazione italiana per la sicurezza informatica) in collaborazione con Astrea. Più di 100 relatori provenienti dal mondo accademico e dell’industria, 7 tavole rotonde, 18 sessioni formative, 7 seminari e 28 atelier tecnologici. Un cartellone ogni anno più ricco. Per fare il punto sullo stato dell’arte della cyber security, individuare le tendenze emergenti, ragionare sull’evoluzione delle minacce, fotografare la risposta di istituzioni e aziende. Senza però perdere di vista gli obiettivi originari dell’associazione, sensibilizzare e promuovere la cultura sui temi della sicurezza delle informazioni, delle reti e delle infrastrutture IT.

Come sempre il piatto forte della prima giornata d’incontri è la presentazione del Rapporto Clusit sulla sicurezza ICT in Italia. Uno sforzo collettivo di decine di professionisti, per restituirci un quadro il più possibile veritiero dello stato della security nel nostro Paese; senza però perdere di vista la situazione globale nei principali settori di riferimento, infrastrutture critiche comprese. Particolarmente speziati gli interventi dedicati all’analisi degli incidenti cyber più rilevanti del 2016, con frequenti incursioni nei casi di cronaca come l’intrusione nei sistemi di posta della Farnesina, la vicenda “Eye Piramid”, la piaga del ransomware, volti a sottolineare la significativa crescita, anno su anno, degli hack portati a termine (+117%). Con un occhio all’evoluzione della qualità degli investimenti e alla domanda di sicurezza, con la crescita delle applicazioni legate alle piattaforme Cloud, le soluzioni di microsegmentazione dei Datacenter, l’assicurazione contro il rischio cyber e più in generale all’impatto delle nuove normative europee.

Un tema questo particolarmente caldo anche per la PA. Al quale gli organizzatori hanno riservato una sessione intitolata Cybersecurity in-House per discutere sull’impatto del GDPR,  il nuovo regolamento europeo che entrerà in vigore nel 2018. Le PA dovranno evitare di muoversi in ordine sparso, un approccio controproducente in un territorio dal punto di vista amministrativo quanto mai variegato, con profili di rischio molto diversi tra il piccolo comune montano e un ente territoriale come il Comune o la Regione. «L’auspicio è di concentrare il più possibile gli sforzi, facendo squadra» ha dichiarato in proposito Gabrieli Faggioli, Presidente del Clusit. Invito raccolto da Lombardia Informatica, CSI Piemonte e INSIEL, gli enti chiamati sul palco a illustrare gli sforzi sin qui compiuti per rafforzare la sicurezza fisica e logica in termini infrastrutturali e applicativi nelle aree di rispettiva competenza. Enti che condividono un sostanziale accordo nell’opportunità offerta dal GDPR per concentrare attenzione e risorse su questi temi. Un ambito – si sottolinea –  già approcciato con analisi dei rischi messe in campo preventivamente. Ma che richiede la necessità di utilizzare metodologie ed esperienze per realizzare un sistema il più possibile integrato tra privacy e protezione del dato.

Al Security Summit c’è spazio anche per una prima assoluta. Nella fitta agenda di incontri quest’anno gli organizzatori hanno previsto un percorso culturale in cui si illustra il connubio tra tecnologia, innovazione e vita quotidiana, declinato nelle forme artistiche del cinema, dell’arte e della musica. Quest’ultima rappresentata da un quartetto d’archi. Introdotto da uno speaker d’eccezione, Gigi Tagliapietra, ex presidente del Clusit, che ci svela come gestire un team di lavoro, per ottenere i migliori risultati. «Un team di sicurezza che riesce a muoversi in modo armonico, non ha neppure bisogno di parlarsi. Esattamente come accade in un quartetto d’archi dove al violino solista basta uno sguardo verso gli altri componenti per sapere quando sarà il suo momento». Non serve lo spartito. Meglio puntare a rafforzare metodicità, scelta delle persone, preparazione, fiducia reciproca. «Bisogna insegnare a questo team a guardare con stupore a quel che succede, a non banalizzarlo. E a perseguire obiettivi all’altezza del compito. Perchè il risultato finale sarà l’esatta espressione del valore della band» conclude Tagliapietra.

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Rapporto CLUSIT: allarme rosso sul rischio cyber https://www.datamanager.it/2017/02/rapporto-clusit-allarme-rosso-sul-rischio-cyber/ Thu, 23 Feb 2017 13:18:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119910 Crescita a quattro cifre (+1.166%) di Phishing e Social Engineering. Sanità, GDO e banche  i settori più colpiti Mentre il Governo annuncia un nuovo programma nazionale per la cybersecurity e un decreto per rafforzare ruolo e funzioni del Cisr, allo scopo di innalzare il livello di sicurezza informatica del Paese, il 2016 si conferma la […]

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Crescita a quattro cifre (+1.166%) di Phishing e Social Engineering. Sanità, GDO e banche  i settori più colpiti

Mentre il Governo annuncia un nuovo programma nazionale per la cybersecurity e un decreto per rafforzare ruolo e funzioni del Cisr, allo scopo di innalzare il livello di sicurezza informatica del Paese, il 2016 si conferma la peggiore annata di sempre per la security, afflitta da attacchi senza precedenti per numero e gravità. A certificarlo è il rapporto CLUSIT 2017 sulla stato della sicurezza informatica in Italia. Si parte con una panoramica dei dieci peggiori incidenti di sicurezza dell’anno. Dall’attacco al sistema swift che regolamenta le transazioni tra banche, un hack che ha fruttato la bellezza di 81 milioni di dollari riscossi in Azerbaijan, all’intrusione ai danni del Partito democratico con la diffusione di 20mila email durante la campagna per le elezioni presidenziali USA dello scorso anno; dalla violazione dei sistemi IT della Farnesina rivelati lo scorso gennaio, al miliardo di account di posta di Yahoo violati, hack iniziati a dire il vero entrambi molto tempo prima ma che solo ora grazie alla disponibilità di maggiori dettagli siamo in grado di valutare.

Non una sterile top ten ma una selezione – si legge nel rapporto – «non tanto per la loro importanza in termini assoluti quanto per rappresentare la varietà di situazioni che si stanno verificando». E chiarire la differenza che corre tra un attacco di tipo infrastrutturale di tipo DDoS o ai DNS e l’ennesima vulnerabilità di flash o nei sistemi Microsoft. Mai come lo scorso anno tuttavia il numero di incidenti ha impattato sulla gravità della minaccia. «Quest’anno ne abbiamo analizzati 1050. Mai così tanti. Sotto le nostre lenti sono finiti tutti quelli che hanno provocato conseguenze valutate come “gravi” e sui quali siamo riusciti a raccogliere informazioni attendibili» spiega Alessio Pennasilico, membro del direttivo CLUSIT. E qui il riferimento è ai pochi episodi di cui si è a conoscenza nel nostro Paese. Non perché più virtuoso di altri ma semplicemente perché le aziende, salvo che in alcuni settori, non sono obbligate a denunciare un incidente informatico. In termini assoluti le categorie Cybercrime e Cyber Warfare registrano il picco più elevato degli ultimi 6 anni. Con la “guerra delle informazioni” che cresce a tre cifre (+117%) anno su anno, seguita dal Cybercrime (+ 9,8%), mentre continua il lento declino delle categorie Hactivism ed Espionage/Sabotage. Sanità (+102%), grande distribuzione (+70%) e banche (+64%) invece, secondo lo studio, i settori più colpiti.

Anche quest’anno il report si avvale dei dati raccolti dal SOC di Fastweb, 16 milioni di eventi di sicurezza, quasi il doppio rispetto all’anno precedente, e da quelli forniti da Akamai, relativi agli attacchi DDoS verificatisi nel corso del 2016 a livello globale, sintetizzati nel Rapporto 2016 sullo stato di Internet e analisi globale degli attacchi DDoS e applicativi Web. Nel rapporto CLUSIT trovano spazio anche le segnalazioni del CERT nazionale e dei CERT-PA oltre a un’analisi del mercato italiano della sicurezza IT curata da IDC, nella quale spicca l’irrisoria percentuale di investimenti dedicati alla sicurezza rispetto al volume di investimenti in IT. Tra le novità del rapporto l’aggiunta di tre nuove sezioni dedicate all’approfondimento dei verticali, Finance, PA e Sanità, settori sempre più rilevanti in tema di sicurezza IT.

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Cybercrime in crescita del 9% nei primi sei mesi del 2016 rispetto al secondo semestre 2015 https://www.datamanager.it/2016/11/cybercrime-crescita-del-9-nei-primi-mesi-del-2016-rispetto-al-secondo-semestre-2015/ Tue, 29 Nov 2016 17:00:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114798 Tra gennaio e giugno di quest’anno sono cresciuti del 144% gli attacchi nel settore della Sanità; a quattro cifre l’incremento di Phishing e Social Engineering (+ 1500%); Malware e Ransomware a + 129% La progressiva digitalizzazione globale e la necessità di iper-connessione espongono sempre più la nostra società agli attacchi cyber: nei primi sei mesi […]

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Tra gennaio e giugno di quest’anno sono cresciuti del 144% gli attacchi nel settore della Sanità; a quattro cifre l’incremento di Phishing e Social Engineering (+ 1500%); Malware e Ransomware a + 129%

La progressiva digitalizzazione globale e la necessità di iper-connessione espongono sempre più la nostra società agli attacchi cyber: nei primi sei mesi del 2016, infatti, sono cresciute del 9% le attività compiute con finalità criminale rispetto al semestre precedente. Il dato è evidenziato nella decima edizione del Rapporto CLUSIT, che ogni anno fornisce il quadro aggiornato ed esaustivo della situazione globale della sicurezza informatica.

Tra le evidenze, il cybercrime si riconferma – secondo un trend in costante ed inesorabile crescita dal 2014 – prima causa di attacchi gravi a livello globale, attestandosi al 71% del totale delle cause di attacco nel semestre appena concluso. Per lo stesso periodo, nel Rapporto Clusit emerge l’incremento delle aggressioni riferibile alla categoria “espionage” (anche in questo caso +9%).

In termini assoluti, nel primo semestre 2016 gli attacchi gravi ascrivibili al Cybercrime e all’Espionage fanno registrare i livelli più elevati degli ultimi sei semestri. Ad aumentare sono soprattutto gli attacchi realizzati con tecniche banali: rispetto alla seconda parte del 2015 tornano infatti ad aumentare i Malware comuni – in particolare i Ransomware (+ 129%) – sempre più diffusi e non solo per compiere attacchi “spiccioli”, tipicamente realizzati da cyber criminali poco sofisticati, dediti a generare i propri “margini” su grandissimi numeri. A quattro cifre l’incremento di Phishing e Social Engineering (+ 1500%).

Gli esperti del Clusit sottolineano però si tratta soltanto della “punta dell’iceberg”: il campione su cui si basano le analisi è infatti inevitabilmente limitato agli incidenti più eclatanti poiché – mancando una normativa che ne renda obbligatoria la denuncia1 (salvo in alcuni ristretti settori regolamentati) – la maggior parte delle aggressioni non diviene mai di dominio pubblico. Le conseguenze più gravi, inoltre, spesso si evidenziano ad anni di distanza. Nel campione di incidenti presi in considerazione nel Rapporto non sono inoltre incluse le attività cybercriminali “spicciole”, dal 2015 diffuse in maniera endemica. E’ quindi lecito supporre che in generale la crescita di Cybercrime ed Espionage nei primi sei mesi del 2016 sia stata ancora maggiore di quanto effettivamente emerga dal campione considerato.

L’impiego spesso congiunto delle nuove tecnologie – in particolare Social Media, Cloud, Mobile ed Internet of Things – sta contestualmente dando luogo ad una rivoluzione rapidissima dei processi produttivi, degli stili di vita e dei rapporti socio-economici.

CHI SUBISCE?

Nel primo semestre 2016 il settore della Sanità ha subito l’incremento percentuale più elevato di attacchi gravi (+ 144%), con finalità di furto di informazioni ed estorsione tramite Ransomware. Seguono il settore bancario e finanziario (+93%), che nel 2016 fa registrare in assoluto il maggior numero di attacchi degli ultimi 11 semestri; le infrastrutture critiche (+84%) e la grande distribuzione/commercio (+ 17%). Percentuali positive elevate (+77%) anche per l’ampia categoria “Altri Settori”, che raggruppa tutte le organizzazioni non puntualmente classificabili, a dimostrazione del fatto che ormai i bersagli sono allargati. Sono sostanzialmente stabili gli attacchi verso i settori “Gov” (tipicamente con finalità di Espionage o di Hacktivism), “Entertainment/News”, “Online Services/Cloud” (ovvero i principali gestori di Webmail, i Social Network, i siti di e-Commerce e piattaforme Cloud pubbliche) e “Research/Education”.

Guardando alla distribuzione delle vittime, mantiene il primo posto – come nel 2015 – il “Government”, che da solo rappresenta il 20% dei settori presi di mira dai crimini informatici. I servizi “Online/Cloud” si confermano al secondo posto (17%), e questo evidenzia la maggiore concentrazione degli attacchi gravi verso i settori più esposti e più remunerativi. A livello geografico sono sempre gli Stati Uniti ad essere i più colpiti, con il 55% degli attacchi a livello globale (in crescita di 8 punti percentuali rispetto al 2015). Seguono gli stati asiatici, con il 15% degli attacchi, che per la prima volta dal 2011 superano gli attacchi contro realtà europee (pari al 12% del globale). In aumento dal 9 al 12% la categoria “Multinational”, ad indicare la tendenza a colpire bersagli di dimensioni sempre più importanti e di natura transnazionale.

QUALE DIFESA?

Gli esperti del CLUSIT confermano quale efficace possibilità per fronteggiare le minacce crescenti l’adozione di una logica multidisciplinare di Cyber Resilience, in cui convergono compliance e cyber security, governance e risk management, cyber intelligence e crisis management, attività di prevenzione e di reazione rapida, fino alla cooperazione tra pubblico e privato e, più in generale, di condivisione delle informazioni. Si tratta di comprendere le proprie vulnerabilità e criticità per predisporre un modello di rischio “cyber” accurato e costantemente aggiornato, che consenta di stimare le perdite potenziali al fine
di determinare correttamente gli investimenti necessari per la sicurezza. L’Italia è in prima linea, come tanti paesi europei: dinamiche di Cyber Resilience sono state per esempio inserite nell’ambito del Quadro Strategico Nazionale2.

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Clusit: cybercrime prima minaccia a livello globale https://www.datamanager.it/2016/03/clusit-cybercrime-minaccia-livello-globale/ Wed, 02 Mar 2016 14:09:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=95925 In Italia censiti oltre 80 incidenti di sicurezza gravi ogni mese Mentre Zuckerberg annuncia l’iniziativa ambiziosa di fornire connettività anche alla più remota delle comunità rurali valorizzando le reti virtuali in 5G, apprendiamo che il cybercrime raggiunge livelli di pervasività mai registrati prima. A certificarlo è il rapporto Clusit 2016 sulla stato della sicurezza informatica, giunto quest’anno […]

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In Italia censiti oltre 80 incidenti di sicurezza gravi ogni mese

Mentre Zuckerberg annuncia l’iniziativa ambiziosa di fornire connettività anche alla più remota delle comunità rurali valorizzando le reti virtuali in 5G, apprendiamo che il cybercrime raggiunge livelli di pervasività mai registrati prima. A certificarlo è il rapporto Clusit 2016 sulla stato della sicurezza informatica, giunto quest’anno alla V edizione. Lo studio si apre con una panoramica degli incidenti informatici più significativi dello scorso anno. Dal chiacchieratissimo  attacco al sito di dating Ashley Madison all’affaire internazionale targato Hacking Team; passando per l’umiliante  violazione dei sistemi di messaggistica del Dipartimento di stato USA, fino  alla spettacolare  intrusione ad opera di un teenager inglese nella casella di posta del direttore della CIA Brennan. Siamo lontani anni luce però dalla stucchevole carrellata di episodi eclatanti concepita solo per catturare l’attenzione del lettore distratto.  L’obiettivo semmai è di rappresentare al meglio la varietà di situazioni verificatesi sul palcoscenico della sicurezza IT.  Senza perdere di vista quel che accade dietro alle quinte della minaccia globale. Il terreno sul quale prolifera la cyber criminalità. I fattori di rischio. Con approfondimenti mirati ai temi caldi della sicurezza, frutto delle numerose collaborazioni sviluppate dal Clusit in campo privato e istituzionale. Come il contributo IBM sul cyber crime nel settore finanziario incentrato sulla situazione europea; oppure i risultati dello scambio d’informazioni operato con i CERT nazionali, punte avanzate  dell’ iniziativa intrapresa da governo e istituzioni in risposta alla minaccia cyber.

E’ proprio nell’analisi della situazione del nostro paese che il rapporto Clusit gioca le sue carte migliori. Anzitutto per la qualità e la quantità di dati raccolti. Oltre 400 le aziende coinvolte, fonti pregiate di dati reali, con Fastweb e Akamai in prima linea. “Sulla nostra piattaforma passa circa il 30% del traffico dati mondiale. Nel caso dell’Italia poi il traffico in entrata  analizzato  si attesta su valori anche superiori” ci dice Alessandro Livrea, Regional Manager di Akamai Italia. Dati che si aggiungono a quelli portati in dote da Fastweb. Qualcosa come 8 milioni di eventi di sicurezza generati dai 4 milioni di indirizzi IP che costituiscono l’autonomous system (AS) dell’azienda. Attenzione: contrariamente a quanto  strillato  dalla stampa mainstream, gli attacchi veri e propri sono solo una frazione di questi eventi. Clusit censisce a partire dal 2014 una media di 86 incidenti gravi al mese, in aumento del 14% anno su anno. Secondo i dati forniti da Fastweb il 98% degli attacchi registrati origina da malware. “Del tutto automatizzati.  E imperniati sulla scansione continua della rete alla ricerca di falle e device vulnerabili” sottolinea Davide Del Vecchio, responsabile del SOC di Fastweb.

L’importanza della base  dati di partenza  è superata soltanto  dal ruolo dell’analisi di interpretarli. Operazione che Clusit affida all’ intelligenza collettiva di oltre un centinaio di esperti.  Sono loro a dirci che nel continente americano si concentra il maggior numero di attacchi, con gli USA epicentro mondiale. Ma al contempo  uno dei pochi paesi in cui  vige l’obbligo di disclosure in caso di incidente informatico.  Così come a informarci che il computo delle vittime è equamente suddiviso tra pubblico e privato. Preoccupa tuttavia il dato che riguarda gli assalti  rivolti alle infrastrutture critiche, pochi in termini assoluti, ma sensibilmente in crescita (+ 150% rispetto al 2014). Entertainment/media,  online services (gaming, dating)/cloud, banking e finance invece si confermano i settori  più a rischio. Stabili le tipologie d’attacco più gettonate. “Gli incidenti più gravi si confermano quelli che sfruttano tecniche e vulnerabilità conosciute. Anche se continua a destare  impressione e incredulità la permanenza  di sqlinjecting e configurazioni carenti tra le voci ai primi posti” sottolinea Andrea Zapparoli Manzoni, membro del direttivo Clusit. Un cenno infine ai principali vettori d’attacco che si riconfermano i social network, un gruppo ampio ed eterogeneo di siti che spazia dall’onnipresente FB e si estende ai network professionali e alla galassia di siti di dating. Molte delle infezioni su scala globale continuano a passare proprio da lì. Così come una parte considerevole delle minacce transita dai siti di media ed entertainment, vedi i numerosi casi di malvertising registrati lungo tutto il corso dell’anno.

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Security Summit 2015: appuntamento a Roma il 10 e 11 giugno https://www.datamanager.it/2015/06/security-summit-2015-appuntamento-a-roma-il-10-e-11-giugno/ Wed, 03 Jun 2015 12:28:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=75766 Format rinnovato e focus sui temi della Pubblica Amministrazione per il più importante appuntamento italiano sulla sicurezza delle informazioni delle reti e dei sistemi informatici Dopo il successo del “kick off” milanese, nel marzo scorso, Security Summit approda a Roma, in una nuova location e con un format rinnovato, modellato sulle priorità di approfondimento del pubblico della […]

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Format rinnovato e focus sui temi della Pubblica Amministrazione per il più importante appuntamento italiano sulla sicurezza delle informazioni delle reti e dei sistemi informatici

Dopo il successo del “kick off” milanese, nel marzo scorso, Security Summit approda a Roma, in una nuova location e con un format rinnovato, modellato sulle priorità di approfondimento del pubblico della capitale.

L’appuntamento con la settima edizione del più importante appuntamento italiano sulla sicurezza delle informazioni delle reti e dei sistemi informatici, organizzato da CLUSIT, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica e Astrea, agenzia di comunicazione e marketing specializzata nell’organizzazione di eventi b2b, è quindi il 10 e 11 giugno prossimi presso lo Sheraton Parco De’ Medici Rome Hotel, in un’oasi di verde nel quartiere EUR, tra l’aeroporto di Fiumicino e quello di Ciampino.

Novità anche per i temi che saranno affrontati da esperti del settore e rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico ed imprenditoriale nel corso della due giorni romana: SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, nuova infrastruttura nazionale per l’accesso unificato a servizi online della pubblica amministrazione; la sicurezza dei dati in ambito sanitario-ospedaliero; i CERT, con la presentazione di casi di studio di recenti attacchi informatici.

In primo piano anche le tematiche che costituiscono il “cuore” del Rapporto CLUSIT: gli autori condurranno il pubblico in un’analisi sull’evoluzione delle minacce del Cybercrime – che è oggi la causa del 60% degli attacchi gravi a livello globale – e dei metodi di difesa; della Cyber War, in crescita rapidissima anche nel nostro Paese. Si parlerà inoltre di Cyber Intelligence e Social Network, sempre più nel mirino delle organizzazioni terroristiche come  veri e propri campi di battaglia nei confronti dei governi e delle istituzioni. Ancora, in evidenza le sfide più attuali in ambito sicurezza: l’Internet of Things, il Cloud e i dispositivi mobili.

“L’evoluzione di Security Summit negli anni, l’esperienza e la relazione con i partecipanti nelle diverse tappe, ci hanno indotto a ideare un nuovo format, che tenesse in considerazione le priorità del pubblico romano, con particolare attenzione ad alcuni dei temi in  maggiore evoluzione per la pubblica amministrazione centrale e locale”, ha affermato Paolo Giudice, Segretario Generale CLUSIT. “Anche la scelta della nuova location nella capitale, prestigiosa e situata in posizione strategica, contribuisce ad un salto di qualità necessario per far fronte al successo crescente di Security Summit”, conclude Giudice.

Il programma completo della due giorni romana è disponibile sul sito www.securitysummit.it. La partecipazione a Security Summit 2015 è gratuita – previa iscrizione da effettuarsi sul sito.

Data la natura formativa del convegno, i partecipanti potranno di acquisire crediti CPE (Continuing Professional Education) validi per il mantenimento delle certificazioni CISSP, CSSP, CISA, CISM o analoghe richiedenti la formazione continua.

Security Summit ha il patrocinio della Commissione Europea e dell’ENISA, l’Agenzia dell’Unione Europea per la sicurezza delle informazione e della rete.

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