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Cybersecurity e business continuity costituiscono i pilastri portanti per una società sempre più digitale, interconnessa e innovativa, in un panorama insidioso di crescenti attacchi cybercriminali e di complesse problematiche tecnologiche. Con il contributo di Akamai, Comune di Ferrara, CY4GATE, Osservatorio nazionale per la cybersecurity delle reti energetiche, Prelios Credit Servicing, SYS-DAT e UniCredit

Viviamo in uno scenario caratterizzato da una crescita delle incursioni di cyber criminali. Pertanto, è quanto mai necessario rafforzare la cybersecurity e la business continuity, a fronte degli ecosistemi sempre più interconnessi in cui le organizzazioni si trovano a operare. È con urgenza, dunque, che le organizzazioni sviluppino un robusto framework di cyber resilience per contrastare gli attacchi informatici, che diventano sempre più frequenti e sofisticati a livello globale. Questo framework è essenziale per prevenire o attenuare gli effetti negativi che tali attacchi possono avere sui sistemi aziendali e sulle operazioni quotidiane, collateralmente alla efficace gestione delle sfide operative e di sicurezza derivanti da stack tecnologici eterogenei e dalla migrazione verso nuovi sistemi. Questi processi richiedono una forte governance e la protezione dei dati, in un contesto che utilizza tecnologie sofisticate basate sempre più sull’intelligenza artificiale ed il machine learning. Ancora, le organizzazioni – a fronte di una galassia normativa europea caratterizzata da un approccio risk-based, resilience-based – dovranno necessariamente essere in grado di implementare sempre più i principi di risk management, business continuity e cybersecurity.

La tavola rotonda organizzata da Data Manager, che ha visto la partecipazione di importanti attori come Akamai, il Comune di Ferrara, CY4GATE, l’Osservatorio Nazionale per la Cybersecurity delle Reti Energetiche, Prelios Credit Servicing, SYS-DAT Verona e UniCredit, si è rivelata un momento di confronto costruttivo. L’incontro ha offerto l’opportunità di condividere le esperienze acquisite e di approfondire le strategie necessarie per garantire la cyber resilience in ambienti altamente regolamentati, come il settore finanziario, le infrastrutture critiche energetiche, il settore manifatturiero alimentare e la pubblica amministrazione.

L’IMPREVEDIBILE CERTEZZA

La tavola rotonda si è articolata in diversi momenti che hanno permesso di fornire riflessioni e preziosi suggerimenti per sopravvivere in quello che il CLUSIT ha definito un vero e proprio “Far West digitale”. La sicurezza delle organizzazioni dipende sempre più dalla capacità di sfruttare le potenzialità delle tecnologie emergenti, investendo in soluzioni avanzate che proteggano le diverse componenti degli ecosistemi digitalizzati. Ovvero, è essenziale prepararsi “in tempo di pace” per “agire in tempo di guerra”.

In pratica, progettando strategie strutturate e piani di sicurezza, e utilizzando tecnologie sempre in evoluzione. La tavola rotonda si è aperta con l’intervento del Comune di Ferrara rappresentato da Massimo Poletti, dirigente servizio sistemi informativi e responsabile per la transizione al digitale, che ha fornito la testimonianza della gestione di un attacco cyber subito lo scorso anno e che ha comportato lo spegnimento parziale delle infrastrutture IT per evitare il diffondersi del malware. Una situazione di lotta contro il tempo – come spiega Poletti. «Quando si viene coinvolti in un evento così catastrofico e che ferma tutta l’organizzazione, bisogna quanto prima operare delle scelte drastiche e soprattutto risolutive, a cominciare dall’individuare cosa occorre fare nella prima giornata, o al massimo nei primi due o tre giorni. Una PA, che eroga servizi ai cittadini rischia – aggiunge Poletti – non solo un danno reputazionale, che è una cosa a cui ovviamente le amministrazioni dal punto di vista politico guardano, ma anche un danno concreto per i cittadini, che è la cosa più grave». Pertanto, per prepararsi a scenari sempre più multi-rischio, ogni organizzazione dovrebbe avviare un cammino verso la cyber resilience.

Massimo Poletti CIO e responsabile per la transizione al digitale del Comune di Ferrara

#CyberRiskContinuity Il cammino verso la cyber resilience – Massimo Poletti #ComunediFerrara
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SUPPLY CHAIN RESILIENTE

È, innanzitutto, fondamentale definire la resilienza operativa rispetto alla sicurezza e alla continuità operativa, aspetto non da poco. «Il titolo della tavola rotonda ci viene in aiuto, in altre parole si tratta di unire un aspetto proattivo a un aspetto reattivo» – sottolinea Stephane Speich, head business continuity & resilience group governance – Group Security di UniCredit. L’aspetto proattivo è rappresentato dalla cybersecurity che mette in condizione di prevenire i rischi e, qualora si verificassero, di mitigarne gli impatti, mentre l’aspetto reattivo scaturisce dalla continuità operativa. «Le normative come DORA o NIS2 costituiscono una opportunità per legare questi due mondi e capire bene, nell’insieme, le due dimensioni» – spiega Speich. «È doveroso evidenziare che il paradigma della resilienza operativa permette di rivedere con buon senso e pragmatismo la capacità di ogni organizzazione di essere flessibile nell’affrontare le sfide complesse, ma plausibili, dato che non è una questione di “se”, ma di quando tali sfide si paleseranno, con la consapevolezza di essere capaci di ripartire, anche in caso di situazioni avverse. Pertanto, le nuove normative devono essere considerate come una leva strategica per rivedere con occhio analitico come efficientare i propri processi di gestione dei rischi, tenendo in considerazione l’obiettivo della resilienza operativa».

Stephane Speich head business continuity & resilience group governance – Group Security di UniCredit

#CyberRiskContinuity Proattività e reattività per un framework unico – Stephane Speich #UniCredit
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Interviene sul tema Egidio Guarnieri, application manager & business continuity manager di Prelios Credit Servicing, precisando che uno dei requisiti di DORA è di garantire la resilienza dei fornitori e la trasparenza lungo tutto la catena di fornitura in modo da comprendere le strategie che essi sono in grado di mettere in atto per gestire un problema di cybersecurity. «Le organizzazioni, in un mondo ideale, si dovrebbero preparare a gestire l’imprevedibile certezza del rischio cyber attraverso l’implementazione di piani di disaster recovery, business continuity, l’assegnazione dei ruoli e delle responsabilità, oltre a effettuare le debite esercitazioni».

Nella realtà, può accadere che tutto questo non sia presente o formalizzato – come testimonia Poletti del Comune di Ferrara. «In questi casi, il fattore competenza del team IT diventa critico e fa la differenza. Persone dotate di buon senso ed esperienza, che – come è avvenuto nel mio caso – sono riuscite a gestire efficacemente la situazione, dimostrando a dirigenti, colleghi e cittadini di essere in grado di affrontare un evento dirompente con prontezza e professionalità».

Egidio Guarnieri application manager & business continuity manager di Prelios Credit Servicing

Da dove iniziare il percorso verso la cybersecurity e la business continuity? «La cybersecurity – risponde Francesco Corrado, head of cybersecurity di Ferrero Italia – deve essere percepita come un fattore abilitante al raggiungimento degli obiettivi strategici dell’azienda; partendo da questo presupposto è vitale capire le sfide del business e gli obiettivi a medio e lungo termine che si prefigge. La strategia di sicurezza deve quindi essere plasmata per supportare il raggiungimento di tali obiettivi, in maniera pragmatica e fattiva, per garantire una esposizione al rischio cyber che sia accettabile e condivisa. La continuità operativa, per ovvie ragioni, risulta essere uno degli elementi focali quando si parla di rischio, soprattutto nelle aziende che operano nel comparto Industriale / Manufatturiero. Queste sono legate a dinamiche di processo, e a sistemi e luoghi, molto differenti da quelli vitali per altri contesti di Business. Anche in questo caso è vitale definire una strategia che consenta all’azienda di reagire in maniera consistente durante e dopo un’interruzione significativa. Questa non può prescindere dal comprendere e classificare i processi critici aziendali, identificando al contempo i sistemi e le tecnologie che li supportano. Definire e implementare misure preventive e reattive, nonché predisporre procedure, sessioni di test regolari (coinvolgendo tutte le funzioni aziendali), può garantire un rapido ripristino delle attività, minimizzando l’impatto sulle operazioni, persone e risorse».


#CyberRiskContinuity Il trade-off tra investimenti e azzardo – Francesco Corrado #Ferrero
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AWARENESS AAA CERCASI

La tavola rotonda ha posto molta enfasi sull’importanza delle persone, dell’awareness e del ruolo strategico della formazione. La lesson learned descritta da Poletti del Comune di Ferrara ha evidenziato il ruolo strategico delle risorse umane nella gestione degli incidenti cyber per garantire la resilienza degli ecosistemi sempre più fragili. «Nella gestione del rischio cyber – sottolinea Poletti – il punto debole rimane sempre il fattore umano che, se debitamente formato, può convertirsi in una linea di difesa incredibilmente strategica».

La necessità di un approccio progressivo alla sicurezza e alla business continuity è stata ribadita a più voci, soprattutto attraverso programmi di awareness e di formazione, oltre a considerare le esercitazioni e gli stress test. Come evidenziato da Egidio Guarnieri di Prelios – «essere preparati a rispondere alle situazioni critiche è fondamentale. Tuttavia, far comprendere l’importanza di questa preparazione alle nostre organizzazioni risulta più complesso rispetto alle realtà anglosassoni, dove è un principio ampiamente condiviso».

Francesco Corrado head of cybersecurity di Ferrero Italia

Nel contesto industriale odierno – come rileva Corrado – la crescente digitalizzazione sta trasformando radicalmente i processi produttivi, introducendo nuove tecnologie e modelli operativi. «Tuttavia, questa evoluzione espone le aziende a nuove e complesse sfide, soprattutto in ambito di cybersecurity. Le minacce informatiche stanno diventando sempre più sofisticate e mirate, rendendo le persone, spesso non adeguatamente preparate a identificarle, uno dei principali punti di vulnerabilità. La mancanza di consapevolezza e di competenze specifiche, in ambito digitale e di sicurezza informatica, può compromettere seriamente la resilienza delle imprese. Pertanto, diventa essenziale investire nella formazione continua, sponsorizzando attivamente l’apprendimento di nuove conoscenze e strumenti necessari a gestire la trasformazione tecnologica, indotta dalla quarta rivoluzione industriale (Industry 4.0), in modo sicuro e responsabile. Solo un’adeguata preparazione, supportata dalla definizione di ruoli e responsabilità chiari (soprattutto negli ambienti industriali/manufatturieri dove specifiche attività legate alla cybersecurity devono essere necessariamente delegate a persone sul campo), può garantire la rilevazione e la prevenzione da potenziali attacchi, la minimizzazione degli impatti e l’aumento della resilienza. La formazione non è più un’opzione, ma una necessità strategica per affrontare le nuove sfide imposte dalla digitalizzazione».

Per raggiungere un miglioramento continuo, è necessario procedere un passo alla volta. «Non possiamo aspettarci di risolvere tutti i problemi in un mese» – sottolinea Poletti del Comune di Ferrara. «Puntiamo a obiettivi a lungo termine, ma ogni giorno facciamo qualcosa per la sicurezza. Coinvolgiamo l’intera organizzazione e, quando possibile, investiamo nella formazione».

Sergio De Cillis CEO di SYS-DAT Verona

Sergio De Cillis, CEO di SYS-DAT Verona, considera fondamentale permeare tutta l’organizzazione con la cultura della cybersecurity per incorporare i principi di resilienza e di essere pronti, nel momento del bisogno, ad attivare tutte le strategie e i piani predisposti perla protezione dei rischi. «L’organizzazione può iniziare con un approccio graduale alla messa in sicurezza, considerando all’inizio, per esempio, l’implementazione di politiche di Zero Trust, oltre a limitare gli accessi ai dipendenti in base ai ruoli e alle mansioni. In questo modo, in caso di attacco cyber, l’attacco risulterà circoscritto e i partner di cybersecurity potranno gestirlo in modo più reattivo e veloce».


#CyberRiskContinuity La sicurezza come condizione di crescita – Sergio De Cillis #SYSDAT
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COMPLIANCE E SUPPLY CHAIN

Le organizzazioni si trovano oggi a gestire la complessità di un quadro normativo sempre più caratterizzato da un approccio risk-based e resilience-based anche per quanto concerne la gestione della supply chain. DORA, in particolare, impone al settore finanziario una gestione della supply chain improntata a una trasparenza senza precedenti. «È fondamentale conoscere a fondo la rete dei fornitori per garantire la sicurezza e la continuità operativa» – sottolinea Edigio Guarnieri di Prelios. «Tale esigenza, sebbene cruciale, si scontra con ostacoli non indifferenti: la complessità delle catene di fornitura, le normative sulla privacy e la variabilità della preparazione dei fornitori in termini di cybersecurity». Di fatto, le istituzioni finanziarie, per adeguarsi al nuovo contesto normativo, devono rivedere profondamente i propri contratti con i fornitori, soprattutto quelli considerati critici per le operazioni, oltre a richiedere informazioni dettagliate sulle loro misure di sicurezza, sui piani di continuità operativa e sulle modalità di gestione dei dati. «In Prelios – spiega Guarnieri – adottiamo un approccio proattivo ed effettuiamo audit regolari presso i nostri fornitori, con una frequenza proporzionale alla loro criticità, per verificare l’attuazione di solide strategie di resilienza e sicurezza. Inoltre, chiediamo evidenze concrete su come proteggono i nostri dati e come garantiscono la continuità del servizio».


#CyberRiskContinuity La cybersecurity come scelta strategica – Egidio Guarnieri #PreliosCreditServicing
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Secondo Speich di UniCredit, le normative, pur essendo complesse, offrono “principi cardine” dai quali partire per sviluppare una strategia di compliance. «Ogni organizzazione deve adattare questi principi alle proprie specifiche caratteristiche. In particolare, per i fornitori critici, Unicredit tende verso un approccio collaborativo, tenendo in particolar conto che più il fornitore è rilevante, maggiore è l’importanza di testare la capacità congiunta di essere resilienti. Tale visione si basa sull’analogia della famiglia, dove i problemi di un membro si ripercuotono sull’intero nucleo».

La cybersecurity dei fornitori è una sfida che riguarda anche la PA. Poletti del Comune di Ferrara ha evidenziato come, nel suo caso, «tutto ciò che era già SaaS non è stato toccato durante l’attacco subito. Ciò dimostra l’importanza di soluzioni certificate e approvate». Mai abbassare la guardia – commenta Poletti. «È indispensabile monitorare l’intera catena di fornitura, assicurandosi che anche i fornitori dei fornitori adottino misure adeguate a garantire la sicurezza e la continuità operativa».

Gaetano Sanacore direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale per la cybersecurity delle reti energetiche

LE INFRASTRUTTURE ESSENZIALI

Anche le infrastrutture essenziali, altamente digitalizzate, devono garantire sempre più la cybersecurity e la business continuity. Come sottolinea Gaetano Sanacore dell’Osservatorio nazionale per la cybersecurity delle reti energetiche – «è fondamentale servirsi di direttive come NIS2 e standard come ISO 27001, ISO 22301 e IEC 62443 per gestire la complessità di questi sistemi, soprattutto considerando il contesto critico in cui operano». Inoltre, Sanacore evidenzia la necessità di una «gestione multi-rischio e di una consapevolezza delle differenze tra sistemi IT e OT». Inoltre, nel caso delle infrastrutture elettriche – «bisogna considerare che ci si trova a gestire interconnessioni a livello europeo, rendendo fondamentale la collaborazione tra operatori elettrici nazionali e internazionali per garantire la resilienza dell’intero ecosistema».


#CyberRiskContinuity La sfida della convergenza IT-OT – Gaetano Sanacore #OsservatorioRetiEnergetiche
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Sul tema della convergenza tra IT e OT, interviene anche Corrado di Ferrero Italia. «Si tratta di due mondi concepiti e sviluppati per scopi completamente diversi. L’IT (Information Technology) si concentra sulla gestione e l’elaborazione dei dati, mentre l’OT (Operational Technology) è focalizzato sulla gestione di processi fisici. Questa differenza si riflette inesorabilmente sui presupposti e sugli obiettivi di continuità che caratterizzano l’azienda stessa. Ad esempio, un incidente/malfunzionamento di un sistema ICS/SCADA potrebbe avere conseguenze dirette sulla produzione manufatturiera, sulla sicurezza degli impianti e sulle persone (safety)».

Impatti molto differenti – continua Corrado – si evidenziano per le soluzioni IT che per loro natura sono progettate per garantire in maniera prioritaria la confidenzialità e l’integrità delle informazioni che processano. «Sebbene si stia assistendo a una crescente convergenza tra IT e OT, con l’aspirazione dei sistemi OT a diventare più interconnessi e smart, esistono differenze strutturali che li contraddistinguono e che è necessario conoscere e considerare in un processo di trasformazione digitale. Questi, generalmente, non sono progettati per supportare meccanismi/processi di sicurezza e autenticazione, hanno un tempo di vita lunghissimo (svariati decenni), non possono essere patchati/upgradati, presentano vulnerabilità note e, molto spesso, sono componenti di architetture complesse progettate per essere isolate (per limitarne l’esposizione a minacce esterne). Tuttavia, la spinta verso l’Industria 4.0 e l’Internet of Things proietta tali architetture a una iper-connessione che le espone a nuove minacce e rischi, che l’azienda non è pronta a gestire».

Per questo, bisogna prestare la massima attenzione – avverte Sanacore dell’Osservatorio. «Siamo di fronte al rischio di una “ITzzazione” dell’OT che espone i sistemi industriali a nuove vulnerabilità portate talvolta da servizi IT all’interno di processi produttivi OT e di complessità di questi ambiti industriali; tutto questo richiede la gestione di un delicato equilibrio tra sicurezza, continuità operativa e aggiornamento tecnologico».

Un altro aspetto cruciale che le organizzazioni nell’industria 4.0 e 5.0 non possono trascurare è il rischio legato all’impiego dell’intelligenza artificiale. «L’utilizzo dell’intelligenza artificiale – spiega Corrado – sta emergendo come una straordinaria opportunità anche per i settori industriali e manifatturieri, offrendo potenziali benefici in termini di efficienza e ottimizzazione dei processi. Grazie all’AI, è possibile velocizzare le operazioni, automatizzare attività ripetitive e a basso valore aggiunto, liberando risorse umane per mansioni più complesse e strategiche. In particolare, tecnologie come i cobot, i bracci robotici, i robot industriali e le linee di produzione nella loro interezza possono trarre immensi vantaggi dall’utilizzo di algoritmi di AI. Questi potrebbero migliorarne ulteriormente la precisione, l’adattabilità e l’efficacia complessiva, portando a un’ottimizzazione dell’utilizzo delle linee produttive stesse, all’aumento della qualità dei prodotti e alla diminuzione degli sprechi».

Tuttavia, l’integrazione dell’AI, nei processi industriali, introduce nuove sfide significative anche dal punto di vista prospettico della sicurezza informatica. «È cruciale – continua Corrado – comprendere come queste tecnologie possano essere controllate, monitorate e anche protette da potenziali attacchi informatici. Le vulnerabilità delle stesse potrebbero esporre sistemi robotici/cobot a rischi che non si limitano al solo malfunzionamento/rallentamento delle operations, ma potrebbero avere gravi implicazioni sulla safety di operatori e impianti. La supervisione costante e l’adozione di misure di cybersecurity targettizzate sono fondamentali per abilitare e sfruttare al meglio le potenzialità dell’AI senza compromettere la continuità operativa degli impianti e la sicurezza delle persone che vi operano».

IL VALORE DELLA FORMAZIONE

Tutti i panelist concordano sull’importanza della formazione, che deve essere accompagnata da esercitazioni, essenziali per prepararsi ad affrontare gli scenari del rischio cyber. A tal proposito, Speich di Unicredit menziona una recente esercitazione, che ha coinvolto il settore bancario europeo, atta a simulare un attacco cyber sui sistemi di core banking. Tale esercitazione ha coinvolto numerose banche, permettendo di testare il proprio backbone system e la capacità proattiva di garantire il ripristino a fronte di un attacco ransomware.

Non solo le banche, ma anche le infrastrutture critiche sono sottoposte a stress test. Sanacore dell’Osservatorio aggiunge che recentemente ha saputo di una esercitazione europea organizzata da ENISA e dedicata alle infrastrutture critiche, per verificare la maturità nella gestione di uno scenario cyber. «Un’esercitazione molto interessante, dove sono stati coinvolti tutti gli attori paneuropei» – spiega Sanacore. «A livello nazionale, ha comportato il coinvolgimento delle massime autorità competenti in ambito cyber e, successivamente, degli CSIRT e SOC di tutta Italia, permettendo di testare i processi delle infrastrutture critiche in termini di business continuity, cyber resilience, incident management, data recovery, e indagine forense». Sanacore afferma che nelle aziende di ambito industriale-energetico, questa esercitazione è stata un’ottima occasione per testate alcune parti dei piani di business continuity e di attività di indagine forense, tuttavia, i team di riferimento si sono dimostrati pronti. «L’esercitazione ha portato a tutti un valore aggiunto e, soprattutto, ENISA ha potuto verificare come, a livello europeo, viene affrontata una crisi energetica sostanziale, simulando interruzioni di pezzi di rete nazionale che trascinavano altre parti di rete europea. Quindi, ancora una volta, ci si è allenati i muscoli».

È doveroso ricordare che, oggi, esistono anche piattaforme di gamification per migliorare la resilienza e aumentare il livello di consapevolezza. Inoltre, le piattaforme alimentate dall’AI permettono di simulare molteplici scenari, senza dimenticare che un altro metodo per garantire esercitazioni molto realistiche è l’uso dei digital twin, che consentono di verificare concretamente il grado di resilienza.

IL RUOLO DEL PARTNER TECNOLOGICO

Le organizzazioni non sono sole nel percorso verso la resilienza. Esse possono avvalersi di partner tecnologici in grado di supportale nella gestione del rischio cyber e contribuire a renderle compliant alle normative vigenti. È doveroso ricordare che le organizzazioni, nella fase di selezione delle tecnologie da adottare per garantire la cybersecurity e la business continuity, devono innanzitutto partire dalla conoscenza del proprio contesto. Purtroppo, molte organizzazioni non si conoscono ancora sufficientemente e rischiano di non intercettare le potenzialità delle soluzioni tecnologiche che, invece, potrebbero fare la differenza sia nell’ottica di una maggior compliance alle normative sia di garanzia della cyber security e della business continuity.

Fabio Monzini major account executive di Akamai Technologies

«Si tratta di avere una postura di sicurezza corretta, che sia in grado di affiancarmi nella gestione del rischio cyber» – spiega Fabio Monzini, major account executive di Akamai Technologies. «Di fatto, non mi interessa sapere con quale tecnologia il malware agisce. A me interessa che non si propaghi. Pertanto, seleziono la tecnologia più opportuna e la utilizzo per creare una separazione, non solo delle reti, ma anche dei processi che interagiscono tra di loro, all’interno di una rete, per evitare di facilitare la propagazione di un malware all’interno dell’azienda».


#CyberRiskContinuity Collegare gli investimenti a ritorni economici diretti – Fabio Monzini #Akamai
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Andrea Pompili, chief scientist officer di CY4GATE afferma che la tecnologia è un elemento abilitante che permette di accelerare i processi. «Oggi, ci confrontiamo con la composite AI, che presuppone mettere l’uomo al centro e si converte in una leva strategica in grado di aumentare le capacità dell’essere umano che deve, però, conoscerla per sfruttarne in toto il potenziale». Nella dinamica tra attaccante e difensore, la tecnologia deve evolversi in uno strumento strategico. «Più la tecnologia è efficace, più rende inefficace l’attaccante» – spiega Pompili. «L’obiettivo della tecnologia è prevenire il danno o, qualora si verifichi, contenerlo entro limiti gestibili, trasformandolo in un rischio sostenibile. Questo concetto è fondamentale e si collega direttamente al principio della resilienza».


#CyberRiskContinuity L’importanza di conoscere i propri asset – Andrea Pompili #CY4GATE
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Di fatto, le soluzioni di sicurezza presenti sul mercato devono funzionare per permettere di gestire quello che accade prima e dopo l’incidente. Ovvero – come afferma Pompili – il cosiddetto “left and right side of the boom”, che garantisce la visione olistica del processo. Il provider tecnologico deve trasformarsi in una vera e propria guida, un “magister” che indica la strada da seguire. Deve non solo guidare e supportare il cliente nella scelta della tecnologia più idonea, ma anche offrire consulenza nell’implementazione, assicurandosi che i dipendenti del cliente possano sfruttare appieno il potenziale delle soluzioni adottate. Inoltre, è fondamentale che il provider garantisca nel tempo aggiornamenti continui e la scalabilità delle soluzioni, per rispondere efficacemente alle esigenze future.

Andrea Pompili chief scientist officer di CY4GATE

Si tratta di stabilire, altresì, tavoli di confronto e capire – attraverso una dialettica costruttiva e basata su un linguaggio univoco e condiviso – di che cosa veramente ci sia bisogno per garantire la sicurezza e la business continuity, oltre a garantire un flusso continuo di informazioni e condivisioni di lesson learned e best practices. Su questo punto interviene anche Monzini di Akamai: «La tecnologia è uno strumento che viene realizzato da tecnici capaci di sviluppare soluzioni di cybersecurity e business continuity, che rispettano i requisiti normativi e soddisfano le esigenze dei clienti, affrontando al contempo le sfide del mercato. Questi esperti, grazie alla loro esperienza consolidata, sono in grado di assistere le organizzazioni nella selezione della tecnologia più adatta».

Sempre sulle soluzioni tecnologiche, Pompili di CY4GATE sottolinea nuovamente l’importanza di conoscere i propri asset. «Le organizzazioni devono prima di tutto avere una comprensione chiara e approfondita dei propri asset per poter identificare la tecnologia più adatta alle loro esigenze. Solo attraverso un’analisi accurata dei punti deboli delle soluzioni tecnologiche attualmente in uso è possibile colmare il gap esistente e individuare la soluzione ottimale».

Sergio De Cillis, CEO di SYS-DAT Verona evidenzia che per le PMI, scegliere soluzioni di cybersecurity e business continuity rappresenta una sfida, poiché la consapevolezza in materia è ancora relativamente bassa. «In molti casi, queste aziende si basano sull’esperienza di altri e vedono l’investimento come un costo, piuttosto che come un’opportunità» – osserva De Cillis. «Tuttavia, questo atteggiamento tende a cambiare quando l’organizzazione intraprende un processo di digitalizzazione e innovazione legato all’industria 4.0. In questo contesto, cresce la consapevolezza che connettere i macchinari industriali alla rete e interconnetterli con altri sistemi aumenta significativamente il rischio cyber, rendendo necessarie misure di sicurezza più avanzate».

È importante sottolineare che gli investimenti in cybersecurity possono offrire vantaggi concreti alle organizzazioni. Monzini di Akamai racconta: «Un nostro cliente di grande rilevanza internazionale ha ottenuto un ritorno positivo sull’investimento in cybersecurity. Questo cliente aveva stipulato una polizza di assicurazione cyber e, durante la valutazione, l’assicuratore ha richiesto dettagli sulle misure di sicurezza implementate. Potenziando gli elementi di Zero Trust e adottando altre misure raccomandate dalla compagnia assicurativa, il cliente è riuscito a ridurre il premio assicurativo. Così, l’investimento non solo si è ripagato, ma ha anche generato un risparmio significativo, riducendo il rischio e il potenziale danno».

LA GESTIONE DEI CONTRATTI

Un aspetto importante da considerare nell’ottica della sicurezza e della business continuity, è come redigere il contratto con i fornitori critici IT e non. A tal proposito, Speich di Unicredit paragona la relazione con il fornitore al contratto di matrimonio: «All’inizio, c’è sempre entusiasmo. Siamo tutti felici perché stiamo costruendo qualcosa di nuovo e migliorando dalla situazione precedente. Tuttavia, è fondamentale stabilire fin dall’inizio regole chiare che definiscano la relazione e le responsabilità, poiché è molto più semplice farlo quando non ci sono problemi. Quando invece, la relazione volge al termine, soprattutto dove non si conclude in modo positivo, diventa molto più difficile gestire il rapporto e risolvere eventuali conflitti». Pertanto, è importante definire chiaramente clausole di disaster recovery, business continuity e cybersecurity, oltre a definire una chiara exit strategy sulla quale il DORA pone particolare enfasi. «Quando il “matrimonio” finisce – afferma Speich – un “accordo pre-matrimoniale” può rivelarsi prezioso. In altre parole, è essenziale stabilire fin da subito regole chiare che permettano di sapere, in caso di risoluzione, quali passi compiere».

Anche per Corrado, i partner – siano essi fornitori di competenze o di tecnologie – ricoprono un ruolo importante e vitale per l’azienda. «Gli attacchi alla supply-chain stanno registrando una crescita continua e rappresentano una minaccia sempre più rilevante per le aziende che ne dipendono. Tali attacchi possono compromettere la riservatezza, l’integrità e la disponibilità dei sistemi aziendali, causando interruzioni operative, perdite finanziarie e danni reputazionali. Di conseguenza, diventa imprescindibile effettuare una valutazione approfondita della maturità dei fornitori rispetto alle tematiche di sicurezza, monitorando costantemente la loro postura e vincolandoli a clausole di sicurezza anche dal punto di vista contrattuale».

Quindi è necessario che questi si impegnino formalmente, soprattutto nei contesti Industriali/Manufatturieri, a garantire soluzioni sicure by design (in linea con i requisiti della Direttiva Macchine) e un supporto attivo (in termini di aggiornamenti, gestione delle vulnerabilità, patch management, etc.) per tutto il tempo di vita delle soluzioni/piattaforme/sistemi che commercializzano.

«Molte delle normative citate precedentemente – osserva Corrado – sono ben note alle grandi organizzazioni, già da decenni strutturate per recepirle e attualizzarle. Lo stesso, sfortunatamente, non si può dire per le PMI, che rappresentano il motore economico nazionale. Risulta quindi fondamentale riuscire a comunicare efficacemente anche con fornitori di piccole dimensioni che, pur essendo strategici e determinanti per il business non valorizzano un ritorno economico diretto nell’investire in sicurezza, definendo strategie comuni di compliance e mutuo supporto».

SFIDE DI BUDGET

«La sicurezza informatica e la business continuity, quest’ultima soprattutto da un punto di vista tecnologico, sono spesso percepite come un costo – afferma Corrado – che evidenzia la sfida generalizzata di dimostrare come entrambe rappresentano un abilitatore chiave per un Business che necessita, per non rimanere antiquato, di trasformarsi ed evolversi. Supportare attivamente uno step-change culturale, un adeguato understanding dei rischi e degli impatti, nonostante il ROI possa sembrare in molti casi inesistente e/o intangibile, è la sfida primaria di chi si occupa di sicurezza». Tuttavia, l’introduzione della NIS2, che prevede l’accountability del Top Management in termini di cybersecurity e business continuity, potrebbe servire da incentivo per aumentare la consapevolezza del rischio e per promuovere una cultura della cybersecurity. Ci si auspica che ciò aiuti le organizzazioni a comprendere l’enorme impatto che un potenziale incidente di sicurezza o una discontinuità operativa possono avere sull’operatività, influenzando negativamente il business, la reputazione, le relazioni sindacali sino a comprometterla in modo irreversibile.

Sebbene tutti i panelist della tavola rotonda concordino sul fatto che la problematica del budget per la cybersecurity e la business continuity non sia di facile risoluzione, Sanacore dell’Osservatorio consiglia di calare il rischio in una modalità precisa – «per far capire al Top Management dove si vuole andare, quantificando le perdite produttive a fronte del mancato investimento in sicurezza». In altre parole, è fondamentale presentare un’analisi completa dei pro e dei contro dell’investimento, dimostrando chiaramente come i benefici superino i potenziali svantaggi. «L’implementazione di una soluzione di cybersecurity o il conseguimento di una certificazione di ambito esplicitano, di fatto, l’impegno dell’organizzazione a raggiungere un determinato risultato in termini di resilienza. Insomma, leve strategiche o, meglio, booster di resilienza che noi introduciamo nei nostri sistemi».

BILANCIO FINALE

Per affrontare gli attacchi cyber sempre più diffusi a livello globale e che possono avere conseguenze negative sui nostri ecosistemi, le organizzazioni devono essere in grado di sviluppare un framework di cyber resilience come sintesi calibrata dell’implementazione dei principi di business continuity, risk management e cybersecurity. La conoscenza è l’elemento abilitante per intraprendere il viaggio verso la cyber resilience e arrivare alla consapevolezza di quelli che sono i punti di cedimento e, di conseguenza, individuare strategie in grado di mitigare i rischi cyber sempre in costante aumento, garantendo un approccio orchestrato, sempre più risk-based e resilience-based.

Le organizzazioni devono affrontare anche le difficoltà operative e di sicurezza legate alla varietà degli stack tecnologici e al passaggio a nuovi sistemi. Inoltre, con l’espansione continua dei sistemi, è cruciale implementare una gestione rigorosa dei dati, che sono essenziali in un contesto sempre più digitalizzato, caratterizzato dall’uso di tecnologie come l’intelligenza artificiale e il machine learning.

Pertanto, la differenza sostanziale tra le organizzazioni che riusciranno a superare una violazione dei dati o un attacco cyber e quelle che non ce la faranno sarà sempre più determinata dall’implementazione di una strategia di cyber resilience. Questa strategia deve includere una pianificazione efficace della risposta agli incidenti, una gestione robusta della continuità aziendale e solide strategie di disaster recovery, per garantire il ripristino delle attività aziendali con il minimo impatto possibile. In conclusione, le organizzazioni devono sviluppare un framework robusto ed efficiente per affrontare i rischi cyber e garantire la continuità operativa. È cruciale il supporto di fornitori tecnologici che offrano soluzioni e piattaforme intelligenti, scalabili e flessibili. Non meno importante è il coinvolgimento di tutta l’organizzazione, con la pianificazione di programmi adeguati di awareness, formazione e esercitazioni, per assicurare una protezione completa e una risposta efficace alle minacce.


Point of view

Intervista a Fabio Monzini, major account executive di Akamai: Cybersecurity in evoluzione

Intervista ad Andrea Pompili, chief scientist officer di CY4GATE: Conosci il tuo nemico

Intervista a Sergio De Cillis, CEO di SYS-DAT Verona: La valutazione del rischio


Gyala: Sicurezza finance, ATM nel mirino

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La valutazione del rischio https://www.datamanager.it/2024/10/la-valutazione-del-rischio/ Thu, 10 Oct 2024 09:33:33 +0000 https://www.datamanager.it/?p=239545 L’approccio integrato di SYS-DAT Verona per garantire la continuità operativa in un contesto multi-rischio e normativo orientato alla resilienza La convergenza tra IT e OT, la gestione di perimetri sempre più vasti e l’aumento del rischio di attacchi lungo la supply chain rappresentano sfide cruciali per le organizzazioni. Di conseguenza, cresce la domanda di partner […]

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L’approccio integrato di SYS-DAT Verona per garantire la continuità operativa in un contesto multi-rischio e normativo orientato alla resilienza

La convergenza tra IT e OT, la gestione di perimetri sempre più vasti e l’aumento del rischio di attacchi lungo la supply chain rappresentano sfide cruciali per le organizzazioni. Di conseguenza, cresce la domanda di partner tecnologici affidabili in grado di offrire supporto e soluzioni efficaci. La prima tipologia di supporto che SYS-DAT Verona fornisce alle aziende è una valutazione iniziale del grado di rischio dell’organizzazione basata sulla sua architettura informativa e sulle policy di difesa. «Questo significa creare una fotografia iniziale dell’ecosistema infrastrutturale dell’azienda per identificare eventuali vulnerabilità» – spiega il CEO Sergio De Cillis. «L’analisi del rischio iniziale include una valutazione della postura di sicurezza attraverso penetration testing e vulnerability assessment. Queste attività dovrebbero diventare periodiche all’interno dell’organizzazione. Le aziende più strutturate dal punto di vista della cybersecurity eseguono anche 3-4 penetration test all’anno».

Come gestire la complessità

Quando le organizzazioni diventano più complesse, diventa fondamentale estendere la valutazione del rischio a tutta la catena del valore. «Nei contesti produttivi dell’Industria 4.0, per esempio, l’intero sistema dei fornitori viene analizzato attraverso audit strutturati su tutta l’infrastruttura tecnologica, includendo la verifica degli accessi e dei dati delle terze parti per garantire una protezione adeguata» – spiega De Cillis. «SYS-DAT Verona, dopo aver effettuato una valutazione del rischio, offre un monitoraggio continuo dell’infrastruttura tecnologica, prevenendo minacce esterne grazie a strutture operative 24/7 nei SOC e intervenendo tempestivamente nella gestione degli incidenti per bloccare gli attacchi. Inoltre, supportiamo le aziende con misurazioni periodiche del livello di awareness dell’organizzazione, con corsi di formazione regolari per affrontare le minacce emergenti, e con campagne di phishing per valutare il livello di cybersecurity. A queste attività, si aggiungono audit di sicurezza per verificare periodicamente il livello di protezione, insieme a servizi di penetration testing e vulnerability assessment, utili a misurare la reattività delle difese esistenti».

Zero Trust e monitoraggio continuo

Gestire la cybersecurity in modo proattivo e reattivo è fondamentale per la protezione delle organizzazioni. De Cillis sottolinea l’importanza di un approccio Zero Trust. «Le policy Zero Trust contribuiscono a segmentare, a rendere specifici e limitati gli accessi alle informazioni dei singoli user. Ne consegue che eventuali attacchi malevoli possono aver accesso solo a una parte limitata delle informazioni aziendali, minimizzandone i rischi. A livello di infrastruttura complessiva, le aziende che monitorano attentamente il loro ecosistema tecnologico saranno in grado di adottare misure più efficaci in ottica non solo preventiva, ma anche reattiva, in caso di necessità».

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Conosci il tuo nemico https://www.datamanager.it/2024/10/conosci-il-tuo-nemico/ Thu, 10 Oct 2024 09:33:19 +0000 https://www.datamanager.it/?p=239542 Dalla prevenzione alla risposta, CY4GATE rafforza la continuità operativa, offrendo un modello di cybersecurity focalizzato sull’attaccante I player tecnologici sviluppano tecnologie, prodotti, sistemi e servizi per soddisfare i moderni requisiti di threat intelligence e cybersecurity, supportando le organizzazioni e le istituzioni nel rafforzare la sicurezza informatica e garantire la continuità operativa. La mission di CY4GATE è […]

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Dalla prevenzione alla risposta, CY4GATE rafforza la continuità operativa, offrendo un modello di cybersecurity focalizzato sull’attaccante

I player tecnologici sviluppano tecnologie, prodotti, sistemi e servizi per soddisfare i moderni requisiti di threat intelligence e cybersecurity, supportando le organizzazioni e le istituzioni nel rafforzare la sicurezza informatica e garantire la continuità operativa. La mission di CY4GATE è di offrire soluzioni complete e integrate per affrontare le sfide attuali della cybersecurity e della business continuity, avvalendosi di professionisti esperti in cybersecurity e mettendo in pratica il principio di Sun Tzu, “conosci il tuo nemico”. «Tale approccio si basa sulla costruzione di un modello di cybersecurity focalizzato sull’attaccante e non solo sulla compliance normativa» – spiega Andrea Pompili, chief scientist officer di CY4GATE. «Sebbene la compliance sia importante, è cruciale coinvolgere il top management nel definire tecnologie e metodi che garantiscano l’efficacia della protezione, considerando il contesto, le prospettive dell’attaccante e fenomeni esterni imprevisti».

Protezione pre e post attacco

CY4GATE è specializzata nell’assessment delle vulnerabilità e nella loro mitigazione attraverso l’adozione di design pattern di resilienza, come la micro-segmentazione, lo zero-trust e la deception. L’azienda utilizza anche sistemi di contextual awareness e advanced analytics per rilevare interferenze, garantendo la continuità operativa mediante azioni tecniche quali la riconfigurazione, la limitazione o l’isolamento delle componenti critiche. CY4GATE ha sviluppato il paradigma “left and right side of the boom”, che distingue tra le azioni preventive pre-attacco (left side) e le misure reattive post-attacco (right side), offrendo servizi ad alto valore aggiunto, come penetration test, red teaming e readiness assessment, insieme a tecnologie adattive di rilevazione e protezione, tra cui Cyber Threat Hunting automatizzata grazie alla Composite AI per migliorare le performance nella TDIR (threat detection, investigation and response). Inoltre, CY4GATE fornisce soluzioni di assessment della supply chain basate su banche dati tecniche e OSINT, per valutare i rischi associati alle informazioni pubbliche e al livello di maturità cyber visibile dall’esterno.

Gestione, controllo e formazione

«Le capacità di difesa dipendendo dalle capacità di controllo» – afferma Pompili. «Un’organizzazione può implementare tutte le tecnologie disponibili sul mercato, integrarle e testarle su un banco di prova significativo, ma alla fine la tecnologia deve essere gestita, aggiornata e, soprattutto, deve evolvere insieme al contesto». A fronte di un panorama sempre più digitalizzato e caratterizzato da sistemi cooperativi, CY4GATE ha sviluppato servizi a valore aggiunto per supportare i clienti nella gestione di queste nuove capacità. «CY4GATE – spiega Pompili – offre formazione pratica basata su scenari realistici, utilizzando la soluzione DIATEAM come cyber range per simulare situazioni reali, e fornisce servizi di table top exercise per preparare i clienti su processi e strategie». Inoltre, l’azienda offre servizi di valutazione della sicurezza, come il compromise assessment, e supporto alla progettazione di sistemi resilienti tramite i servizi AS-IS/TO-BE, che analizzano il livello di maturità rispetto alle normative e alle best practices, al fine di migliorare lo scenario TO-BE.

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Cybersecurity in evoluzione https://www.datamanager.it/2024/10/cybersecurity-in-evoluzione/ Thu, 10 Oct 2024 09:33:07 +0000 https://www.datamanager.it/?p=239538 Akamai anticipa le esigenze dei clienti per essere sempre un passo avanti rispetto alle minacce cybercriminali e alla semplice compliance Le organizzazioni cercano partner affidabili per soluzioni di cybersecurity e business continuity in grado di comprendere le loro esigenze e le normative vigenti, oltre a considerare la complessità degli ambienti operativi moderni, caratterizzati da sistemi […]

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Akamai anticipa le esigenze dei clienti per essere sempre un passo avanti rispetto alle minacce cybercriminali e alla semplice compliance

Le organizzazioni cercano partner affidabili per soluzioni di cybersecurity e business continuity in grado di comprendere le loro esigenze e le normative vigenti, oltre a considerare la complessità degli ambienti operativi moderni, caratterizzati da sistemi di sicurezza di diversi fornitori. Secondo Fabio Monzini, major account executive di Akamai i fornitori devono possedere un’ampia visione dello scenario Cyber Globale e cercare di prevenire anticipando situazioni critiche con tecnologie innovative. «Il ruolo dei fornitori non può limitarsi a seguire passivamente le indicazioni e i regolamenti pubblicati, poiché ci troveremmo in una condizione di perenne ritardo rispetto alle sofisticate tecniche dei cybercriminali e alle prescrizioni normative stesse.

Controllo e affidabilità

Akamai offre soluzioni scalabili, flessibili e integrate di cybersecurity e business continuity per vari settori. «Abbiamo sviluppato soluzioni di sicurezza basandoci sull’analisi delle architetture e dei comportamenti, relegando in secondo piano l’implementazione di regole specifiche in risposta ai trend del momento» – spiega Monzini. «Un approccio iniziato con le soluzioni Edge nel 1998. Dieci anni dopo, il primo WAF EDGE, e undici anni fa, la segmentazione delle reti che mira a rendere resiliente l’infrastruttura, consentendo una maggiore reattività ai cambiamenti negli scenari di compromissione».

L’aspetto interessante è che dopo 25 anni la tecnologia Edge non è cambiata e quindi – continua Monzini – Akamai non ha dovuto creare una nuova tecnologia. «Inoltre, gestendo tra il 15% e il 30% del traffico Web mondiale, abbiamo una grande visibilità sui nuovi metodi di attacco e, riusciamo ad applicare regole dinamiche aggiornate in tempo reale sull’infrastruttura di sicurezza Edge». Anche la segmentazione, inizialmente basata su DMZ e firewall, è ora inefficiente per il controllo del movimento laterale.

«Pur aumentando la complessità delle infrastrutture e la sofisticatezza degli attacchi – spiega Monzini – la soluzione di base di Akamai, che è stata creata undici anni fa, può essere arricchita e resa sempre più flessibile, semplicemente grazie all’intelligenza artificiale che supporta l’analisi e la costruzione della segmentazione». L’infrastruttura Edge di Akamai garantisce il 100% di affidabilità e il controllo degli incidenti grazie alla visibilità interna delle reti, coinvolgendo processi, utenti e supply chain. Un approccio che applica i concetti di Zero Trust e il controllo degli accessi con movimento laterale in una logica unificata.

Servizi in outsourcing

Il supporto ai clienti per servizi in outsourcing – spiega Monzini – si basa sulla professionalità nell’esecuzione e sull’importanza dell’attività umana, poiché «la tecnologia diventa inefficace se non applicata nel modo migliore. Inoltre, disponiamo di architetti, engage manager e project manager e nei Security Operations Control Centers lavorano circa 500 tecnici con esperienza globale sugli incidenti di sicurezza». Per questo motivo, l’azienda investe sia nella tecnologia che nelle persone. Il team italiano comprende oltre 50 professionisti dedicati a migliorare l’efficienza e supportare clienti e partner nella costruzione di una solida postura di sicurezza.

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Gruppo Zenit, la corsa continua https://www.datamanager.it/2024/10/gruppo-zenit-la-corsa-continua/ Thu, 10 Oct 2024 09:31:28 +0000 https://www.datamanager.it/?p=239771 Gruppo Zenit: +52% nel 2023, EBITDA a +62% e marginalità all’8%. Fatturato raddoppiato per il terzo anno consecutivo e previsioni di crescita a +69% per la chiusura del 2024. Renzo Roveglia: «L’obiettivo è mantenere questo trend positivo anche per il 2025» Il 2023 così come questi primi nove mesi dell’anno regalano numeri esaltanti per Gruppo […]

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Gruppo Zenit: +52% nel 2023, EBITDA a +62% e marginalità all’8%. Fatturato raddoppiato per il terzo anno consecutivo e previsioni di crescita a +69% per la chiusura del 2024. Renzo Roveglia: «L’obiettivo è mantenere questo trend positivo anche per il 2025»

Il 2023 così come questi primi nove mesi dell’anno regalano numeri esaltanti per Gruppo Zenit. «Abbiamo chiuso il bilancio 2023 con una crescita del 52% di fatturato, un EBITDA cresciuto del 62%, raggiungendo una marginalità dell’8%» – afferma Renzo Roveglia, head of service manager team Gruppo Zenit. «Da tre anni consecutivi, raddoppiamo il fatturato. Realizzato per l’84% da contratti mensili ricorsivi, distribuito tra diversi settori, IoT automotive (34%), Fashion (28%), IT reselling (15%) ed editoria (10%). Un segnale di stabilità economica e fedeltà della clientela che ci conferma la solidità nel Gruppo e la fiducia nei servizi proposti. Un risultato di cui siamo molto orgogliosi».

Gruppo Zenit, storico managed service provider con sede a Novara e nella regione indiana del Kerala, lo stato che vanta il più alto tasso di alfabetizzazione, può fare affidamento su un team di oltre 110 specialisti tra Italia (30%) e India (70%). Di questi 110 specialisti, l’86% rientra in tre business unit tecniche: 40% Software Solutions, 40% IT Managed Services, 6% IT Professional Consulting. La divisione IT managed services si occupa di gestione delle infrastrutture IT e dei servizi correlati (backup, network, IaaS, sicurezza, managed environment). Il team di Software solutions si dedicata allo sviluppo di applicativi AI, web/app development e servizi di data entry. L’unità operativa di Professional consulting è specializzata in servizi di consulenza specialistica per una vasta gamma di esigenze, dalla gestione dei servizi per soluzioni di hybrid cloud e sicurezza informatica, all’assessment e design delle migrazioni, fino alla gestione dei data center e al supporto IT. Non solo: Gruppo Zenit garantisce anche un servizio di Hardware Reselling – portato avanti dal team commerciale – che si distingue per la capacità di offrire soluzioni tecnologiche di alta qualità a prezzi competitivi, grazie alle solide partnership strette con i principali vendor del settore: dall’acquisto alla consulenza tecnica personalizzata; dalla configurazione e installazione al supporto post-vendita e gestione delle licenze. Tutto questo sempre per garantire ai clienti delle infrastrutture IT efficienti e sempre aggiornate, massimizzando valore e prestazioni.

La vitalità di una startup

«Fiducia e continuità di rapporto con i clienti rappresentano una solida prospettiva di crescita nel mercato. Questo successo non è solo il risultato della qualità e della flessibilità dei nostri servizi, ma dimostra anche che il nostro approccio strategico è efficace e produce risultati positivi costanti» – spiega Roveglia. Un approccio informale su cui Gruppo Zenit punta molto. «Lo spirito è di costruire un rapporto di empatia con clienti e prospect, al fine di comprendere in modo approfondito il loro business. Solo così possiamo garantire, di volta in volta, la soluzione più adatta alle loro esigenze». Un atout che si aggiunge all’estrema flessibilità dell’offerta. «Zencloud, l’infrastruttura per gestire sicurezza e continuità operativa, ha una configurazione a “mattoncini” che ci garantisce un’ampia libertà di movimento. A partire dall’adattabilità alle esigenze dei clienti. Il servizio IaaS consente alle aziende di scalare facilmente le risorse come server, storage e rete tramite il cloud, a seconda delle loro necessità, ottimizzando costi e performance».

L’offerta adatta per ogni esigenza

Zencloud fornisce infrastrutture IT virtualizzate on demand senza la necessità di acquistare o gestire fisicamente l’hardware. Le aziende possono ospitare applicazioni, gestire database, eseguire backup e sviluppare nuovi progetti tecnologici, con l’affidabilità e la sicurezza dei data center di Zenit. «Grazie alle partnership attive con i vendor hardware e software, riusciamo a fornire piattaforme cloud private molto competitive in termini di efficienza e di customizzazione. La relazione con i vendor è basata sull’interazione che abbiamo anche nel ruolo di hardware & software reseller, portato avanti dal Team Sales, consolidato durante tutto il corso di vita di Gruppo Zenit». Questo rapporto è frutto della conoscenza approfondita del mercato, sviluppato tramite la partecipazione agli eventi worldwide dei vendor, in cui vengono presentati sia i prodotti ma anche e soprattutto le linee strategiche del mercato. Il private cloud del Gruppo inoltre integra soluzioni di sicurezza avanzate e supporto per garantire continuità operativa e protezione dei dati. «La disponibilità di un’infrastruttura IT flessibile e personalizzabile ci consente di svolgere con prospect e clienti un assessment preliminare per identificare le aree in cui eventualmente intervenire; per poi andare spediti nel predisporre il nuovo ambiente e le migrazioni necessarie».

Migrazioni di infrastrutture core – ovvero infrastrutture up and running dei clienti – che negli ultimi otto mesi si sono susseguite senza sosta. «Il vantaggio di questo approccio è di poter modulare le soluzioni sulle architetture già presenti presso il cliente» – continua Roveglia. «Sappiamo quanto le aziende si sono mosse negli ultimi anni in termini di investimenti in cybersecurity. Aziende che vogliono valorizzare quanto hanno investito. Il nostro IaaS integrando l’offerta di servizi con quelli già operativi del cliente, offre un vantaggio competitivo». Soprattutto – commenta Roveglia – rispetto all’offerta mainstream di servizi di public cloud. «Questa flessibilità ci ha permesso di scatenare trattative in cui non è stato affatto necessario proporre l’acquisizione di pacchetti standard di servizi. Una rigidità dalla quale non avremmo avuto alcun beneficio, né noi né il cliente». Naturalmente, le infrastrutture esistenti devono essere adeguate alle normative di riferimento che a seconda del contesto si sceglie di assecondare. A partire dagli standard ISO 9001 e 27001/17/18. «Siamo a nostra volta in fase di certificazione ISO 22301. Un passaggio evolutivo naturale per infrastrutture come le nostre. La certificazione di una terza parte rispetto alla business continuity serve per rendere ancora più efficiente la nostra infrastruttura».


#GruppoZenit crescita inarrestabile: IoT automotive e Fashion trainano il successo
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Piani di ripristino e networking

Quando si parla di continuità operativa – riprende il ragionamento Roveglia – si pensa sempre al concetto di disaster recovery, ovvero alla capacità in caso di incidente di ripartire subito da un altro sito. «Spesso si trascura l’importanza del networking, ma presto sarà possibile colmare questa lacuna grazie ai servizi di Colt ed Atlas Edge, nostri partner. Entro breve, infatti, i data center del Gruppo saranno dotati di connettività avanzata che permetterà il trasferimento fluido di traffico e indirizzi IP pubblici tra i vari data center, garantendo così una maggiore flessibilità e resilienza operativa». Una pratica di cybersecurity – sottolinea Roveglia – che non si limita a considerare solo gli attacchi esterni, ma che si estende alla gestione interna del dato per proteggere la disponibilità della rete anche nel caso in cui all’interno dell’azienda si verifichino eventi ingovernabili. «Nelle ISO oltre che di tecnologia si parla anche di processi e di valutazione dei rischi. Impostazione che informa le nostre attività di assessment sia a beneficio del progetto complessivo sia per individuare i rischi esterni. Ma lo spettro di eventi che possono impattare un’infrastruttura IT sappiamo essere ben più ampio: i processi interni di gestione, l’errore umano, l’evento straordinario sia a livello di struttura fisica che IT.

Prospettive di crescita

Accompagnare il cliente sin dalla fase di assessment e poi nell’evoluzione e nel change management – spiega Roveglia – aiuta a creare un terreno favorevole anche alla crescita del fatturato. «Comprendere le loro necessità ci consente di offrire un supporto ottimale. Stabilire una relazione di partnership proficua ed empatica con i clienti li spinge a considerare i nostri servizi in una prospettiva più ampia e strategica. Ricorsività e fidelizzazione sono pregio e vanto, ma anche prospettiva di mercato. Perché ci confermano la validità dell’approccio. La qualità e la modularità dei servizi si rivelano vincenti». La nostra prospettiva di crescita rimane solida e continua, con tendenze che suggeriscono un’ulteriore espansione, perché le evoluzioni positive delle aziende clienti apportano benefici anche a noi». In quest’ottica, le previsioni per la chiusura del 2024 indicano una significativa crescita del 69% rispetto al 2023, con i servizi in testa. «L’obiettivo è mantenere questo trend positivo anche nel prossimo anno. E riteniamo che il raddoppio del fatturato sia un traguardo alla nostra portata» – dichiara Roveglia.

Una crescita che consolida altresì il patrimonio del gruppo, i cui principali asset includono i data center di Milano, Torino e Amsterdam – per i quali nel 2023, l’Agenzia per la Cyber Sicurezza Nazionale (AN) ha riconosciuto le qualifiche QI1 e QC1 per l’affidabilità e qualità dei servizi di managed cloud, IaaS, hosting e backup – e la sede indiana nel Technopark di Trivandrum, che impiega 80 specialisti, e che rappresenta uno snodo strategico per innovazione e reclutamento, all’interno di un hub tecnologico di fama mondiale. Oltre al proprio core business, Gruppo Zenit da anni si distingue per il suo impegno costante in attività di corporate social responsibility, supportando l’arte contemporanea e lo sport giovanile. La forte vocazione all’innovazione e alla valorizzazione delle diversità sono un asset strategico di grande potenziale, soprattutto per stimolare la crescita delle imprese. «La nostra visione globale e inclusiva – afferma Roveglia – è il motore della creatività e della capacità di innovare, elementi chiave per il nostro successo aziendale».

 

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Business data-driven, dai dati alle decisioni https://www.datamanager.it/2024/10/business-data-driven-dai-dati-alle-decisioni/ Tue, 08 Oct 2024 14:00:09 +0000 https://www.datamanager.it/?p=239800 La gestione dei dati al centro delle decisioni aziendali, ma molte aziende faticano a completare il percorso di trasformazione. L’intelligenza artificiale rivoluziona l’approccio data-driven. I casi, Decathlon, ABB Robotics, Sigma e Banca Intesa Sanpaolo Fino a non molti anni fa, le organizzazioni interpretavano i propri dati contenuti nei sistemi transazionali a loro disposizione, spesso organizzati […]

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La gestione dei dati al centro delle decisioni aziendali, ma molte aziende faticano a completare il percorso di trasformazione. L’intelligenza artificiale rivoluziona l’approccio data-driven. I casi, Decathlon, ABB Robotics, Sigma e Banca Intesa Sanpaolo

Fino a non molti anni fa, le organizzazioni interpretavano i propri dati contenuti nei sistemi transazionali a loro disposizione, spesso organizzati in silos che rendevano impossibili le attività di analisi complesse. La tecnologia, però, negli ultimi anni ha avuto una notevole evoluzione, rivoluzionando di fatto questo settore: sono state profondamente riviste le architetture e le strutture dati, così come le metodologie di gestione e di analisi del dato, adattate all’esigenza delle aziende, orientate al data-driven: i dati devono essere integrati nel ciclo di vita di tutta l’azienda, così da migliorarne l’efficienza e l’efficacia a 360 gradi. Nell’attuale contesto economico, i volumi dei dati all’interno delle organizzazioni crescono davvero in modo esponenziale, e la consapevolezza del valore del dato è universalmente riconosciuta, ma questa ricchezza, spesso, pone un problema: occorre capire quali dati sono davvero necessari, all’interno del mare di dati presenti, e soprattutto se questi sono disponibili. Per questo le aziende continuano ad investire sempre più in soluzioni di analisi e di valorizzazione del dato, ritenendolo un asset essenziale per la propria crescita.

LE VALUTAZIONI DI IDC

IDC conferma che all’interno delle organizzazioni di tutto il mondo i dati sono considerati una risorsa sempre più preziosa, ed è sempre maggiore il valore attribuito al processo decisionale data-driven. Nelle aziende si stanno diffondendo figure specializzate come i data scientist: sono loro che scelgono i dati da diverse fonti, come ERP, social media, transazioni commerciali, sensori IoT, li raccolgono e li organizzano sulla base degli obiettivi del modello da creare. I dati grezzi vengono poi puliti e trasformati, per permetterne l’analisi: il processo di ispezione, pulizia, trasformazione e modellazione dei dati è finalizzato alla scoperta di informazioni utili per prendere decisioni data-driven. E, in questo contesto, l’arrivo dell’intelligenza artificiale (AI) ha rivoluzionato il campo dell’analisi dei dati, permettendo nuove modalità, maggiore possibilità di automatizzare le azioni e riduzione dei margini di errore, migliorando l’accuratezza e l’efficienza dell’intero processo.

Tutta questa attenzione nell’assegnare valore ai dati e ai vantaggi a valle dell’analisi dei dati (utilizzando qualsiasi metodo disponibile e appropriato per farlo) ha inaugurato un periodo di iniziative formali di valutazione di dati, analytics e strumenti di AI. Questi sforzi si basano su una serie di metodologie, come studi sul ritorno sull’investimento (ROI) e sul total cost of ownership (TCO), valutazioni del valore basate sulla domanda di mercato e quantificazione macroeconomica basata sul tracciamento della digitalizzazione del business. IDC prevede che entro il 2024 nelle grandi organizzazioni tali iniziative di valutazione dei dati diventeranno standard poiché la pressione da parte dei manager per assegnare valore ai nuovi progetti tecnologici si intensificherà nel tentativo di controllare i costi e influenzare le valutazioni aziendali. IDC prevede che, entro il 2025, il 66% delle aziende G2000, cioè le prime 2000 aziende al mondo quotate in Borsa, secondo la classifica Forbes, adotterà l’analisi headless BI (un approccio in cui il livello di visualizzazione dei dati è separato dal livello di elaborazione e analisi) basate sull’AI con funzionalità di chat, domande e risposte, e notifiche proattive, quadruplicando il numero di utenti con accesso a informazioni contestuali. La perenne lamentela da parte dei manager incaricati di guidare il processo decisionale data-driven è che non c’è un’adozione sufficientemente pervasiva di BI e software di analisi in tutta l’organizzazione.

Un’ipotesi passata è stata che ogni utente aziendale dovrebbe essere un analista, o addirittura un data scientist, con accesso all’analisi dei dati fondamentali e al software scientifico. Questa ipotesi ha dimostrato di resistere alle realtà del mercato, soprattutto perché l’analisi dei dati è solo uno dei tanti compiti nel tipico flusso di lavoro degli utenti aziendali. Invece di aspettarci che tutti diventino analisti, IDC prevede che nei prossimi anni si verificherà una rapida espansione nell’adozione delle funzionalità di BI e analisi con l’implementazione su un’architettura headless BI di questa funzionalità. Sebbene l’AI Generativa non sia l’unica tecnologia abilitante per la analisi headless BI, accelererà l’adozione di questo software consentendo agli utenti di interagire con esso utilizzando un’interfaccia in linguaggio naturale. Gli utenti, con il linguaggio naturale, saranno in grado di ottenere assistenza nel loro lavoro quotidiano da motori di analisi e BI abilitati da GenAI in grado di mantenere conversazioni contestualmente rilevanti durante tutto il flusso di lavoro.


#datadriven Il 66% delle aziende globali adotterà entro il 2025 soluzioni AI avanzate #IDC
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COSA CI DOBBIAMO ASPETTARE

Secondo le previsioni di IDC, entro il 2026 ci sarà un’accelerazione significativa sia nel ritmo con cui i fornitori di tecnologia rilasceranno nuovi software di analisi e dati basati sull’intelligenza artificiale, sia nella velocità con cui gli utenti adotteranno tali strumenti. Tuttavia, questo rapido sviluppo tecnologico e la crescente adozione di soluzioni basate sull’AI porteranno a un aumento del bisogno di riqualificazione delle competenze dei lavoratori e della gestione del cambiamento organizzativo. In altre parole, le aziende dovranno investire di più per preparare il loro personale a utilizzare queste nuove tecnologie e per gestire i cambiamenti nei processi di lavoro che ne deriveranno. Di conseguenza, la spesa per formare il personale e adattare l’organizzazione crescerà in modo significativo, arrivando a raddoppiare rispetto ai livelli attuali.

L’AI, in tutte le sue forme, ha accelerato il volano dell’innovazione tra i fornitori di tecnologie di dati e analisi. L’arte del possibile viene testata regolarmente con funzionalità basate sull’intelligenza artificiale per assistere data engineer, data architect, data analyst, data scientist e data consumer. Poiché il ritmo dell’innovazione accelera sotto la pressione della concorrenza e della disponibilità di nuove capacità tecnologiche fondamentali, non è chiaro fino a che punto la maggior parte delle organizzazioni sia in grado di assorbire questo ritmo di innovazione. Gli analisti di IDC mostrano una notevole preoccupazione per la governance e la privacy dei dati, la conformità alle normative e la mancanza di livelli sufficienti di alfabetizzazione interna dei dati. Fino a quando non verranno risolti, si prevede che questi fattori rallenteranno l’adozione delle più recenti funzionalità dei software di analisi dei dati.

Entro il 2027, infine, IDC prevede che i leader dell’Enterprise Intelligence sostituiranno le soluzioni decisionali interne con soluzioni basate su piattaforme commerciali di Decision Intelligence, raddoppiando la velocità decisionale. Il processo decisionale è il processo di utilizzo di tutte le informazioni rilevanti per orientare il decisore verso la selezione di una tra due o più alternative in base alle probabilità di successo e ai vincoli di esecuzione della decisione. Le organizzazioni utilizzano spesso una raccolta di strumenti commerciali e open source per aumentare o automatizzare le decisioni relative ad attività ad alta frequenza e a basso impatto. Una nuova generazione di software di Decision Intelligence, intriso di AI, consentirà alle organizzazioni di progettare, ingegnerizzare e orchestrare decisioni situazionali, offrendo ai dipendenti la capacità di calcolare i probabili risultati della decisione e consentendo la definizione delle priorità delle azioni e il monitoraggio e la valutazione dell’impatto delle decisioni. Che si tratti di monitorare e prevenire le frodi, ottimizzare una catena di fornitura o prevedere e ridurre il tasso di abbandono dei clienti, le organizzazioni leader sfrutteranno le piattaforme commerciali di Decision Intelligence per progettare e ingegnerizzare le proprie decisioni. I casi d’uso sono vari e possono includere la pianificazione dell’inventario, la determinazione dei prezzi, i prestiti, l’allocazione del personale, la raccomandazione di prodotti, l’utilizzo delle risorse, la manutenzione di edifici o macchinari e altre decisioni tra funzioni aziendali e settori.

Le organizzazioni che riusciranno a sfruttare con successo le piattaforme di Decision Intelligence saranno in grado di valutare le decisioni situazionali/operative che prendono e determinare quali investimenti in dati, analisi e intelligenza artificiale devono essere effettuati per migliorare la velocità decisionale. Secondo IDC, il 75% delle organizzazioni prevede che le iniziative di Decision intelligence le aiuteranno a migliorare significativamente gli attributi del processo decisionale (velocità, qualità, coerenza, agilità e governance).


#datadriven I dati al centro del processo decisionale, ma solo il 20% completa la trasformazione #IKNItaly
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LA CENTRALITÀ DEI DATI

Un’organizzazione data-driven utilizza i dati come motore per la propria crescita, mettendo il dato al centro del proprio business: questo non solo per il decision making ma anche per migliorare i processi, le relazioni interne ed esterne, per poter identificare opportunità di innovazione e di sviluppo di nuovi prodotti, e per migliorare i servizi, che rispondano meglio alle esigenze dei clienti e alle dinamiche del mercato.

Per esempio, i dati relativi ai comportamenti e alle preferenze dei clienti possono essere utilizzati per creare esperienze personalizzate, che aumentano la soddisfazione del cliente, e possono portare anche ad una maggiore fedeltà e ad un conseguente aumento delle vendite. È il caso della multinazionale francese Decathlon, il più grande rivenditore di articoli sportivi al mondo (2080 negozi in 56 paesi), vende i propri prodotti e offre molti prodotti popolari di terzi: è conosciuta per i suoi prodotti relativamente economici ma di qualità, competendo come marchio EDLP (Every day low price). La strategia dei prezzi, tuttavia, è diventata più complessa poiché Decathlon è entrata in diversi mercati in cui i prezzi bassi erano definiti in modo drasticamente diverso. Questa realtà e i cambiamenti nel rapporto con i marchi di terze parti hanno richiesto una revisione della capacità di determinazione dei prezzi. Decathlon aveva bisogno di ridurre la complessità dei prezzi a livello di sistema e trovare un approccio che massimizzasse il margine pur mantenendo la garanzia di prezzo basso di Decathlon. C’era bisogno di una strategia di prezzo innovativa che integrasse le decisioni sui prezzi tra marchi e regioni senza compromettere il marchio. Decathlon ha lanciato il programma Juste Prix, un’iniziativa a livello aziendale per integrare le decisioni sui prezzi e il prezzo in modo più efficiente.

Una parte fondamentale di questa strategia è stata l’implementazione di uno strumento per la determinazione reattiva dei prezzi basata sul valore. Questo sistema consente di apportare aggiustamenti ai prezzi dei prodotti durante l’intero ciclo stagionale, basandosi sul monitoraggio delle vendite storiche, dei dati di mercato e sull’analisi comparativa con i principali concorrenti e il comportamento dei consumatori. Un programma pilota di test iterativi sui prezzi nei negozi di tutta la Francia ha creato un margine del +27,3% e un fatturato del 3,2%. Così il sistema è stato implementato in tutta la rete globale di marchi e negozi Decathlon, e questo ha creato un migliore coordinamento dei prezzi senza forzare la standardizzazione.

In seguito, Decathlon ha deciso di espandere la tecnologia di supporto decisionale data-driven ad altre funzioni: rifornimento, assortimento di prodotti, pianificazione e logistica, e questo ha fatto crescere anche il margine: circa +160 milioni di euro di margine aggiuntivo dalle prime implementazioni della catena di fornitura. Man mano che il sistema apprende e si integra ulteriormente nelle operazioni, l’impatto continuerà a crescere.


#datadriven La Decision Intelligence raddoppia la velocità decisionale nelle aziende #IDC
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TRASFORMAZIONE DATA-DRIVEN

A distanza di quasi tre anni da una precedente survey, Denodo in collaborazione con IKN Italy ha aggiornato i risultati dell’indagine sull’approccio quotidiano delle aziende alla gestione dei dati. Rispetto ai risultati precedenti, l’attuale indagine ha rivelato progressi limitati nell’implementazione della trasformazione data-driven. Le aziende che hanno completato con successo il percorso e dichiarano che i dati rivestono già un ruolo centrale nei loro processi e decisioni sono aumentate solo dal 17% al 20%. Tuttavia, oltre l’80% delle aziende intervistate ha confermato che la trasformazione è parte dei loro piani futuri. Tra queste, il 20% ha già completato il percorso, il 40% è ancora nella fase iniziale e il 25% ha deciso di avviare la trasformazione ma non ha ancora cominciato.

La survey conferma quindi che la volontà di compiere un percorso verso il data-driven è molto diffusa, e sicuramente in aumento anche nel nostro Paese, ma ci sono difficoltà nell’affrontare il percorso di trasformazione e cambiamento, e nel portarlo a termine senza rallentamenti. Spicca, dalle risposte degli intervistati, la dispersione dei dati e il loro isolamento all’interno delle diverse strutture aziendali (26%), che conferma come non sia semplice accedere ai dati, ma anche come spesso manchi la consapevolezza della loro esistenza. Altro problema, la cultura del possesso dei dati, che rende difficile la loro condivisione all’interno dell’azienda (23%), elemento essenziale per una vera democratizzazione dei dati.

Seguono poi, tutte al 13%, la mancanza, a livello organizzativo, di una struttura deputata alla gestione dei dati, la mancanza di un punto unico di accesso ai dati, la mancanza di un modello unico, che mostri ciò che è disponibile e quale ne sia il significato, la forte dipendenza dall’IT nel momento in cui si ha bisogno dei dati. Negli ultimi 2 anni, si è notata una significativa riduzione nella percentuale di aziende in cui manca una struttura dedicata alla gestione dei dati (dal 21% al 13%): questo è un segnale importante, che può indicare come si stia effettivamente riconoscendo l’importanza di agire a livello organizzativo.

Secondo la ricerca condotta da Denodo e IKN Italy, nella trasformazione digitale, la tecnologia riveste un ruolo cruciale, ma è altrettanto importante considerare gli aspetti culturali e organizzativi. Le aziende riconoscono che i dati diventano davvero strategici solo quando sono facilmente accessibili a chi deve utilizzarli, sempre nel rispetto di una gestione corretta e in conformità con le normative e le policy aziendali. Questo processo di “democratizzazione dei dati” implica che i dati devono essere disponibili a chi ha il diritto di utilizzarli, garantendo che tale diritto sia facilmente esercitabile e rispettato.

Il principale pilastro su cui un’azienda dovrebbe basare la propria trasformazione data-driven è la qualità dei dati (25%), ma questo aspetto è ancora visto come una sfida significativa. Le competenze relative ai dati all’interno dell’azienda sono considerate altrettanto cruciali (20%). Tra le competenze chiave necessarie ci sono: conoscenze statistiche e matematiche per l’analisi dei dati, competenze informatiche per l’uso di software e strumenti di analisi, competenze di business per interpretare i dati e prendere decisioni informate, e competenze di intelligenza artificiale (AI) per ottimizzare l’uso di algoritmi di machine learning e di elaborazione del linguaggio naturale.

La data governance è un altro pilastro importante, anch’esso indicato dal 20% degli intervistati. La qualità dei dati, la formazione e il rispetto delle normative e delle politiche interne sono considerati essenziali, sebbene quest’ultimo aspetto sia in calo rispetto al 59% della survey precedente. Tra i modelli attualmente in uso o previsti per il futuro, l’intelligenza artificiale emerge come il principale, con il 25% delle aziende che prevede di sfruttarla nel proprio percorso di trasformazione. In aggiunta, il 10% degli intervistati prevede di utilizzare il machine learning, confermando che le diverse applicazioni dell’AI sono i principali abilitatori dei nuovi paradigmi di gestione dei dati.


#datadriven Nuove strategie di prezzo per un aumento significativo di margine e fatturato
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COME AUMENTARE L’EFFICIENZA

Tra i principali fattori che guidano il processo di trasformazione ci sono l’aumento dell’efficienza operativa, il miglioramento dei servizi offerti, l’ottimizzazione dell’esperienza del cliente, la riduzione dei rischi e degli errori, e il perfezionamento del processo di vendita. Per ABB Robotics, leader globale nella fornitura di tecnologia industriale B2B avanzata, la personalizzazione è un vantaggio competitivo cruciale. In passato, la domanda imprevedibile associata a ordini personalizzati rendeva inefficiente la pianificazione delle vendite e delle operazioni. Per evitare rotture di scorte e costosi ritardi nella produzione, ABB era costretta a mantenere elevati livelli di inventario, spesso superiori alla domanda di oltre il 50%, generando così costi aggiuntivi e insoddisfazione dei clienti.

Per affrontare questa sfida, ABB ha implementato un programma pilota di quattro settimane per testare sia l’approccio manuale che i nuovi metodi basati sull’intelligenza artificiale. Questo ha portato a un aumento immediato del 16% nell’accuratezza delle previsioni di vendita, con un’opportunità di risparmio iniziale stimata tra 1,4 e 1,9 milioni di euro. Il nuovo sistema ha migliorato l’efficienza dell’inventario del 34% e aumentato la precisione delle previsioni di vendita del 24%. Inoltre, ha ottimizzato i tempi di consegna, ridotto le esigenze di inventario e allineato i processi, generando efficienze aggiuntive grazie all’autoapprendimento.

COME GESTIRE IL CAMBIAMENTO

Oggi è evidente che siamo in mezzo a una trasformazione digitale che sta convertendo sempre più aspetti della vita quotidiana delle aziende in dati. La crescente quantità di dati (Big Data) deve essere focalizzata e sintetizzata (Small Data) per garantire una governance aziendale efficace, in cui le decisioni siano supportate dai dati. Solo attraverso questa sintesi è possibile ottenere una gestione informata e strategica delle informazioni. Un percorso virtuoso di cambiamento per le imprese inizia con l’individuazione dei processi aziendali, prosegue con l’adozione di un sistema informativo basato su ERP e si conclude con l’integrazione di una data governance supportata da software capaci di trasformare grandi volumi di dati in conoscenza utile per prendere decisioni. Sebbene questo percorso sembri lineare, non è così semplice e veloce da attuare; richiede anche un management “illuminato” che avvii e guidi il processo di cambiamento.

Un esempio di come sia possibile intraprendere questo percorso anche in una PMI arriva dalla società Sigma di Torbole Casaglia in provincia di Brescia, che produce e commercializza macchine e attrezzature per la panificazione, la pasticceria e la pizza come mescolatrici, impastatrici, sfogliatrici. Alla base del successo di Sigma c’è in primis, e non potrebbe essere altrimenti, l’acume manageriale del team dirigenziale, quella lungimiranza che consente di intercettare i bisogni dei clienti e soddisfarli con la progettazione e la distribuzione di prodotti eccellenti. Ma c’è anche l’utilizzo di un ERP implementato in ogni funzione aziendale, dalle vendite agli acquisti, dalla produzione alla logistica, dalle risorse umane alla contabilità. Tutti in azienda usano questo sistema per svolgere le proprie attività, in questo modo l’ERP diventa una straordinaria fabbrica di dati per supportare i processi: quelli di livello tattico e operativo, come pure quelli di livello strategico grazie al precoce impiego di una BI “su misura”.

Lo step finale, avvenuto negli ultimi due anni, è stato quello di cercare e avviare un software innovativo che, utilizzando i dati dell’ERP, fosse in grado di verificare l’efficienza di svolgimento dei processi (tramite un Bilancino ricavato anzitempo dall’operatività) e l’efficacia di allineamento degli obiettivi (tramite una Balanced Scorecard) che si riflette nella competitività di Sigma, definita dal confronto con concorrenti e settore industriale (reso possibile dall’accesso a Open Data, ossia a banche dati esterne e pubbliche).  Questo software di Digital Performance Intelligence è perfettamente integrato con l’ERP, grazie a un add-on, e sfrutta algoritmi “intelligenti” per pianificare e controllare l’andamento aziendale presente e futuro.


#datadriven Efficienza dell’inventario, previsioni di vendita più accurate e costi ridotti
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SINERGIA TRA IT E BUSINESS

Tornando alla survey condotta da Denodo e IKN Italy, i risultati sulle modalità di gestione dei dati nelle organizzazioni sono particolarmente interessanti. Per il 45% degli intervistati, esiste un team dedicato alla gestione centralizzata di tutti i dati. Al contrario, il 40% degli intervistati segnala che non ci sono regole ben definite e che ogni divisione aziendale gestisce i dati secondo le proprie necessità.

Nel 2021, il 69% delle organizzazioni aveva una predominanza di gestione locale dei dati, il che indica una significativa riduzione in favore di una gestione più centralizzata. Questo cambiamento è rilevante nel contesto di una trasformazione che pone i dati al centro delle attività aziendali. Inoltre, è in leggero aumento la percentuale di organizzazioni, ora al 15%, che hanno implementato regole aziendali ben definite e adottate uniformemente da tutte le divisioni o linee di business. In pratica, le aziende stanno evolvendo verso una gestione dei dati più centralizzata e organizzata, con un miglioramento delle regole e delle pratiche di governance, che sono segnali positivi di un processo in corso di trasformazione e ottimizzazione dei dati aziendali.

Proprio in questo ambito, Banca Intesa Sanpaolo ha sviluppato il progetto Democratic Datalab, un ambiente di sviluppo che rende snelle e collaborative le operazioni tra IT e Business, accelerando il time-to- market dei prodotti digitali e dei servizi necessari alle linee di business. Il progetto Democratic Datalab ha dato inizio a un percorso di trasformazione digitale incentrato sull’open innovation e su un ambiente di lavoro collaborativo, per favorire dialogo, operatività e produttività tra IT e Business. Inoltre, è stata sviluppata una nuova piattaforma tecnologica che, mediante l’utilizzo di sandbox e modelli predittivi, permette di creare soluzioni e servizi digitali, in ambienti di test, già performanti e adatti alla messa in produzione, grazie al lavoro congiunto di team tecnici e di business, in veri e propri gruppi di lavoro chiamati “fusion team”.

Si tratta di una via di mezzo tra il mondo Waterfall e Agile che permette di coinvolgere, fin dalle prime fasi di sviluppo, utenti tecnici e di business per agevolare la contaminazione delle competenze, accelerando così il rilascio dei servizi ma, cosa ancor più importante, assicurando che lo sviluppo dia effettivamente vita a prodotti pronti per la messa in produzione così come servono agli utenti operativi.

La nuova piattaforma ha migliorato significativamente l’efficienza degli stress test richiesti dalla Banca Centrale Europea, riducendo i tempi di esecuzione a un sesto rispetto ai test precedenti. Questo risultato è stato ottenuto grazie alla riscrittura dei modelli matematici di base e all’adozione di una piattaforma di analisi potenziata e accessibile tramite il cloud. Attualmente, Intesa Sanpaolo sta esplorando l’efficacia dell’AI generativa per valutare la conformità delle policy interne alle nuove normative in arrivo e per analizzare come queste nuove regole influenzeranno le policy interne e i processi della banca.


CRIF: La rivoluzione dell’AI nella gestione dei sinistri

EOS Solutions: L’impatto di AI e machine learning sulla business intelligence del futuro

Sistemi: Il futuro dell’analisi dati

Data catalog: la bussola per navigare nel mare di dati aziendali

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Logistica integrata, l’AI ridisegna la supply chain https://www.datamanager.it/2024/10/logistica-integrata-lai-ridisegna-la-supply-chain/ Tue, 08 Oct 2024 13:00:06 +0000 https://www.datamanager.it/?p=239912 AI, cloud e IoT, la cassetta degli attrezzi per passare dalla logistica tradizionale, focalizzata su attività singole come trasporto e stoccaggio a una logistica integrata, in cui tutte le fasi della catena di approvvigionamento sono interconnesse e gestite in modo sistemico L’avvento della digitalizzazione, dell’omnicanalità e del just-in-time ha radicalmente trasformato il modo in cui […]

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AI, cloud e IoT, la cassetta degli attrezzi per passare dalla logistica tradizionale, focalizzata su attività singole come trasporto e stoccaggio a una logistica integrata, in cui tutte le fasi della catena di approvvigionamento sono interconnesse e gestite in modo sistemico

L’avvento della digitalizzazione, dell’omnicanalità e del just-in-time ha radicalmente trasformato il modo in cui le aziende gestiscono la supply chain, rendendo l’efficienza una condizione essenziale per il successo. La digitalizzazione permette di automatizzare e ottimizzare i processi, migliorando la visibilità e la gestione dei dati lungo tutta la catena di approvvigionamento. L’omnicanalità, invece, consente di integrare diversi canali di vendita e distribuzione, rispondendo in tempo reale alle esigenze del cliente. Infine, il modello just-in-time riduce i costi legati allo stoccaggio, assicurando che i prodotti vengano forniti solo quando effettivamente necessari. Questi elementi, combinati tra loro, rendono l’efficienza della supply chain non più un vantaggio competitivo, ma un requisito fondamentale per competere sul mercato moderno, con il passaggio dalla logistica tradizionale – focalizzata su attività singole come trasporto e stoccaggio – a una logistica integrata, in cui tutte le fasi della catena di approvvigionamento sono interconnesse e gestite in modo sinergico. «L’importanza di poter vedere in tempo reale tutte le attività logistiche è diventata fondamentale per il business, sia per essere più agili di fronte alle mutevoli condizioni di mercato, sia per facilitare una migliore pianificazione che generi efficienza» – spiega Lorenzo Veronesi, associate research director di IDC Manufacturing Insights – EMEA.

Nella transizione dalla logistica classica alla creazione di un ecosistema integrato in cui informazioni, competenze e piattaforme convergono coinvolgendo collaboratori, partner e fornitori, un ruolo chiave è giocato da nuovi ingressi tecnologici in azienda. «La velocità decisionale è facilitata dall’integrazione di funzionalità di analisi avanzate, intelligenza artificiale e apprendimento automatico» – continua Veronesi. «Queste tecnologie aumentano la produttività dei professionisti della supply chain, in particolare di pianificatori e programmatori, la cui scarsità è stata identificata come il principale rischio a lungo termine per le catene di fornitura. La tecnologia di analisi integra la loro esperienza, consentendo di prendere decisioni più informate, coerenti e di impatto e di farlo più rapidamente in un ambiente in cui il tempo necessario per prendere una decisione può fare la differenza tra garantire i servizi di trasporto e le attrezzature necessarie per consentire la continuità aziendale o perdere terreno competitivo. Tutto questo porta anche a consegne più rapide, accurate, e prodotti in perfette condizioni contribuiscono a migliorare l’esperienza del cliente e a rafforzare la fidelizzazione». Molte aziende sembrano ormai aver fatto propri questi concetti.

Secondo una delle recenti Predictions di IDC, infatti, entro il 2026, il 50% dei team logistici avrà implementato una visibilità avanzata, consentendo la generazione di insights analitici AI/ML. «Questo permetterà di ottimizzare le prestazioni e ottenere un risparmio del 3% sui costi logistici» – sottolinea Veronesi. Altrettanto importanti sono le tecnologie di comunicazione. «Le reti wireless forniscono la connettività necessaria per creare visibilità end-to-end su risorse mobili distribuite al servizio di una catena di fornitura globale. Le tecnologie di identificazione automatica (RFID e barcode) consentono il tracciamento e la gestione automatizzati delle merci, mentre l’IoT abilita e collega sensori e dispositivi intelligenti per raccogliere dati in tempo reale sulla supply chain. Ma in tutto questo le due tecnologie più trasformative sono il cloud  – la seconda tecnologia per importanza – e l’intelligenza artificiale – la prima in assoluto – secondo i nostri dati».

Le mosse strategiche per il futuro prossimo sono già tracciate. Oltre all’implementazione tecnologica le aziende manifatturiere in Italia e nel mondo dovranno superare altre sfide organizzative per raggiungere un buon livello di logistica integrata. «Prima di tutto dovranno essere in grado di stabilire un team di leadership per guidare e concentrare gli sforzi di investimento e sviluppo di analisi avanzata dei dati verso traguardi e obiettivi chiari che possano avere un impatto significativo per l’azienda» – specifica Veronesi.

«In secondo luogo, sarà necessario comprendere e comunicare apertamente le scelte disponibili e i trade-off effettivi man mano che vengono prese le decisioni rispetto alle informazioni generate dalle informazioni in tempo reale. Allineare la “prossima mossa migliore” rispetto alla strategia organizzativa permette di garantire che l’intera struttura si muova in modo coerente verso gli stessi obiettivi. E infine, bisognerà lavorare per costruire una rete di fiducia tra i partner della catena di fornitura, in cui i costi per perseguire visibilità e generare efficienza sono condivisi insieme ai vantaggi ottenuti. Un approccio inclusivo facilita l’adesione e fornisce una serie di iniziative verso il miglioramento continuo».


#LogisticaIntegrata Visibilità avanzata per ottimizzare la supply chain – Veronesi #IDCManufacturingInsights
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LA PROSPETTIVA DEI VENDOR

Osservatori e insieme attori coinvolti nel processo i vendor hanno una prospettiva privilegiata per tastare il polso alla congiuntura attuale e allo stato dell’arte dell’implementazione di un ambiente integrato. «La situazione attuale rivela una tendenza significativa verso l’adozione di ecosistemi logistici digitali e connessi» – afferma Sergio Bevilacqua, sr. account executive Business Network di OpenText Italia. «Il passaggio alla logistica integrata comporta diversi vantaggi chiave: maggiore efficienza operativa con tecnologie avanzate che consentono alle aziende di automatizzare i propri processi e ottimizzare i flussi logistici; visibilità in tempo reale sull’intera filiera di fornitura, che permette alle organizzazioni di tracciare e monitorare le merci in ogni fase, migliorandone così la trasparenza ed evidenziando la catena del valore; riduzione dei costi associati al trasporto, allo stoccaggio e alla gestione delle scorte, grazie all’ottimizzazione dei processi logistici e la limitazione delle inefficienze; supply chain collaboration, ossia una migliore collaborazione tra tutte le parti interessate, compresi fornitori, produttori e rivenditori; migliore soddisfazione dei clienti finali, conseguenza di una maggiore efficienza e visibilità in tempo reale che permettono di garantire consegne puntuali e un servizio migliore; rapida adattabilità alle mutevoli condizioni di mercato e ad eventuali interruzioni, garantendo la resilienza e la continuità delle operazioni della supply chain».

Anche Alex Centimerio, sales director EMEA & APAC di RELEX Solutions non ha dubbi sull’importanza e sui benefici dell’adozione della logistica integrata che si afferma come un elemento cruciale per affrontare le sfide globali. L’evoluzione in questa direzione offre numerosi vantaggi, tra cui una visibilità migliorata delle scorte e delle vendite, una gestione più precisa della domanda e una stretta integrazione tra operazioni, processi e obiettivi aziendali. Ciò consente di migliorare la reattività aziendale e l’efficienza operativa, riducendo i costi».

OBIETTIVI E STRATEGIE

Ma quali sono gli step strategici fondamentali per passare dalla logistica tradizionale a quella integrata? «Occorre anzitutto definire gli obiettivi che si intendono raggiungere» – spiega Alex Centimerio di RELEX. «Quindi, è necessario integrare i sistemi esistenti e adottare nuove tecnologie. Da non sottovalutare la revisione dei processi e la gestione del cambiamento all’interno dell’azienda. Automatizzare un processo sub-ottimale significa solo perpetuare inefficienze. Pertanto, un miglioramento dei processi e una riorganizzazione aziendale per riflettere nuovi flussi di responsabilità sono essenziali».

Come prima mossa sul fronte delle strategie da adottare Sergio Bevilacqua di OpenText Italia indica l’avvio/implementazione della trasformazione digitale. «Occorre adottare  – laddove non sia stato ancora fatto – tecnologie e strumenti digitali che migliorino la visibilità, la collaborazione e l’efficienza della catena di fornitura. Questo include l’implementazione di solide B2B integration solutions».

Seguono altre scelte decisive. «Per esempio automatizzare e ottimizzare i processi della supply chain integrando sistemi, partner e stakeholder» – aggiunge Sergio Bevilacqua. «Ciò garantisce una comunicazione e uno scambio di dati senza soluzione di continuità, con conseguente miglioramento del processo decisionale e dell’agilità. Si deve inoltre migliorare l’inserimento dei fornitori, la comunicazione e la collaborazione. Stabilire relazioni solide con i partner commerciali per ottimizzare le prestazioni complessive della supply chain. E poi occorre implementare una solida base digitale per costruire e gestire catene di fornitura etiche. Questo comporta la garanzia di trasparenza, sostenibilità e conformità in tutta la rete logistica». Il Data product management assume una rilevanza cruciale nella gestione della supply chain, poiché i dati rappresentano una risorsa basilare per ottimizzare le operazioni e prendere decisioni informate.

«Per la crescita di un business, la condivisione dei dati è di primaria importanza: la velocità con cui le informazioni sono distribuite tra fornitori e clienti è fondamentale, così come la qualità e la trasparenza dei dati scambiati» – spiega Maurizio Basile, senior manager SH – SPS Channel & Private LA Services & Solutions di Brother. «Data product management non significa solo raccogliere, organizzare, archiviare e condividere tutte le informazioni di prodotto all’interno di un’organizzazione.


#LogisticaIntegrata Le filiere hanno bisogno di trasparenza e tracciabilità – Maurizio Basile #Brother
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Per lavorare bene e velocemente, le filiere hanno bisogno di trasparenza e sistemi di tracciabilità e rintracciabilità. Non basta organizzare nel modo più razionale, standardizzato e funzionale le anagrafiche di prodotto nelle banche dati aziendali. I dati devono essere accompagnati alle informazioni di dettaglio relative a fornitori, trasportatori, distributori e clienti. Non a caso, settori come quello automobilistico, del Food and Beverage o sanitario e farmaceutico stanno investendo attivamente in soluzioni di Data product management che contribuiscono a proteggere prodotti, partner e clienti attraverso l’aggregazione e l’integrazione informatica, l’identificazione univoca, il track-and-trace nonché sistemi di validazione, di verifica e codifica. Ogni operatore deve capire non solo in che modo codificare i dati, ma anche come etichettare. È infatti fondamentale identificare: quali dati stampare, in che modo stamparli e quale tipologia di stampa e di etichettatura sia più adatta alle esigenze operative e al budget. La scelta di un sistema di etichettatura efficace contribuisce a ottimizzare la visibilità della filiera, garantendo un Data product management davvero efficace ed efficiente, e mantenendo l’agilità e la continuità operativa della supply chain».

HIGH-TECH IN CIMA ALLA LISTA

In questo scenario, la tecnologia gioca certamente un ruolo da protagonista. Esistono diverse tecnologie e funzionalità logistiche integrate che sono indispensabili per aumentare l’efficienza, ridurre i costi e migliorare la soddisfazione dei clienti nella logistica e nella gestione della catena di fornitura.

«Per esempio – spiega Sergio Bevilacqua di OpenText Italia – le tecnologie che forniscono visibilità in tempo reale sulle operazioni della catena di approvvigionamento, compreso il monitoraggio delle spedizioni, dei livelli di inventario e delle metriche delle prestazioni logistiche; lo scambio elettronico di dati (EDI): standard e tecnologie per la comunicazione elettronica tra partner commerciali, che facilitano lo scambio di informazioni e l’elaborazione delle transazioni; l’utilizzo di big data analytics per ricavare informazioni da grandi quantità di dati logistici, migliorandone il processo decisionale e l’efficienza operativa; le soluzioni logistiche basate sul cloud; l’integrazione di dispositivi IoT per la tracciabilità dei beni, il monitoraggio delle condizioni – come temperatura e umidità – e il miglioramento della visibilità della catena logistica».


#LogisticaIntegrata Efficienza, adattabilità e continuità operativa – Sergio Bevilacqua #OpenTextItalia
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Il tema IoT è ricorrente. La sua integrazione collega dispositivi fisici e sensori alla rete digitale, consentendo la generazione di dati in tempo reale, il monitoraggio remoto delle apparecchiature e l’integrazione sicura dei sistemi back-end. «Se combinato con tecnologie avanzate come AI e blockchain, l’IoT facilita la creazione di supply chain autonome, rendendole più agili, flessibili e resilienti» – specifica Sergio Bevilacqua. «Le soluzioni di integrazione IoT di OpenText consentono alle aziende di raccogliere e sfruttare questi dati per ottimizzare i percorsi, migliorare la previsione della domanda e risolvere in modo proattivo potenziali problemi».

IL RUOLO DEI SISTEMI OCR

L’adozione di sistemi OCR avanzati segna un significativo miglioramento nella gestione dei documenti di trasporto, un aspetto cruciale della supply chain. «Questi sistemi non si limitano a una semplice digitalizzazione, ma offrono una comprensione approfondita del contenuto dei documenti, trasformando dati non strutturati in informazioni utilizzabili» – spiega Massimiliano Carvelli, head of sales Consumer and Channel di Epson Italia. «Un esempio concreto è SpuntaDoc, la soluzione sviluppata da Unconventional Systems and Solutions e Recogniform Technologies in collaborazione con Epson Italia che utilizza i nostri scanner professionali. L’intelligenza artificiale alla base di questi sistemi OCR consente di interpretare e contestualizzare le informazioni estratte dai documenti di trasporto con un livello di accuratezza molto elevato: algoritmi di machine learning e deep learning sono in grado di apprendere e migliorare costantemente, adattandosi a diverse tipologie di layout. Sul fronte hardware, l’adozione di scanner professionali in grado di fornire immagini di alta qualità consente di processare con esito positivo anche documenti danneggiati o di bassa qualità. Uno dei principali vantaggi di questi sistemi è la drastica riduzione degli errori umani nel processo di data entry. L’automazione non solo accelera il processo, ma garantisce una coerenza e precisione difficilmente raggiungibili con l’inserimento manuale: tutto ciò si traduce in una significativa riduzione dei costi operativi e in un miglioramento dell’efficienza complessiva della supply chain».

La capacità di elaborare automaticamente i documenti di trasporto e verificarne la corrispondenza con gli ordini ai fornitori (nella fase di “spunta ordine/DDT”) permettono la gestione in tempo reale delle informazioni logistiche. «I dati estratti possono essere immediatamente integrati nei sistemi di gestione del magazzino e dell’ERP aziendale, consentendo una visibilità pressoché istantanea sui flussi di merce» – continua Carvelli. «Questa tempestività nell’accesso alle informazioni è fondamentale per ottimizzare la pianificazione logistica e per rispondere prontamente a eventuali criticità. L’implementazione di sistemi OCR avanzati basati su AI per il processamento automatico dei documenti di trasporto non è più un’opzione, ma una necessità per le aziende che mirano a mantenere un vantaggio competitivo in un mercato sempre più digitalizzato e competitivo».


#LogisticaIntegrata Il ruolo dei sistemi OCR nella gestione dei documenti – Massimiliano Carvelli #Epson
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SUPPLY CHAIN INTELLIGENTE

L’adozione dell’Intelligenza Artificiale nella supply chain è ormai una realtà consolidata, come dimostrano i dati. Secondo Gartner, entro la fine del 2024, il 50% delle aziende investirà in applicazioni basate sull’AI e capacità di analisi avanzate. Alex Centimerio di RELEX, citando una ricerca condotta dalla stessa azienda, conferma l’evidenza dei dati. «I requisiti per una logistica integrata efficace includono sistemi avanzati di analisi dei dati, previsione della domanda e gestione dell’inventario potenziati dall’intelligenza artificiale.

AI e ML sono utili per affinare la precisione delle previsioni e per rispondere prontamente ai cambiamenti. Per consentire un processo decisionale strategico e interdipartimentale è fondamentale superare la compartimentazione dei dati tra i reparti coinvolti. I retailer e i produttori di beni di consumo partecipanti al recente studio “State of Supply Chain 2024″ di RELEX hanno indicato tra le aree prioritarie di investimento nei prossimi 3-5 anni il miglioramento della previsione della domanda e della gestione delle scorte, strumenti di analisi dei dati e di business intelligence, il miglioramento della sostenibilità e l’adozione di tecnologie di IA e ML. Gli intervistati sottolineano inoltre la necessità di una collaborazione più profonda tra retailer, fornitori e partner della supply chain. Le strategie indicate per ottenerla includono previsioni e pianificazione congiunte, maggiore condivisione e trasparenza dei dati, investimenti in tecnologie collaborative».

L’intelligenza artificiale così come l’analisi dei dati possono migliorare significativamente la previsione della domanda e la gestione dell’inventario in diversi modi. «Uno di questi è la previsione accurata della domanda» » specifica Sergio Bevilacqua di OpenText Italia. «Analizzando i dati storici delle vendite, le tendenze del mercato e i fattori esterni – come gli indicatori economici, i modelli meteorologici e il sentiment dei social media – l’AI è in grado di prevedere la domanda futura con grande precisione. In questo modo, si riduce il rischio di eccesso di scorte o di esaurimento delle stesse. Da evidenziare anche gli insights in tempo reale: le analisi avanzate sono in grado di elaborare grandi quantità di dati, fornendo informazioni aggiornate sui livelli di inventario, sulle fluttuazioni della domanda e sulle interruzioni della catena di approvvigionamento. Ciò consente alle aziende di reagire prontamente ai cambiamenti. Inoltre gli algoritmi di intelligenza artificiale possono determinare i livelli di inventario ottimali, bilanciando i costi di trasporto con il rischio di esaurimento delle scorte. Questo aiuta a mantenere le scorte just-in-time, a ridurre i costi di mantenimento e a migliorare il flusso di cassa. Infine, l’analisi predittiva può identificare potenziali colli di bottiglia e inefficienze nella catena di fornitura, consentendo alle aziende di affrontare i problemi in modo proattivo e di ottimizzare le operazioni, e l’intelligenza artificiale può personalizzare le strategie di gestione delle scorte in base a specifiche categorie di prodotti, sedi e segmenti di clienti, garantendo la disponibilità dei prodotti giusti nel luogo e al momento giusto».


#LogisticaIntegrata Revisione dei processi e gestione del cambiamento – Alex Centimerio #RELEX Solutions
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AUTO-ID E INTEGRAZIONE

Sul fronte delle scelte tecnologiche Maurizio Basile di Brother pone l’accento sull’importanza dell’Auto-ID. «Dal Data product management all’etichettatura, i processi devono essere gestiti sistematicamente, utilizzando le tecnologie di automazione più evolute, in modo che numeri, simboli e altri elementi di conformità vengano utilizzati in modo coerente e affidabile, garantendo massima visibilità in fase di stampa e di lettura. In questo contesto, i sistemi di etichettatura Brother si integrano perfettamente ai sistemi di Data Product Management. Le stampanti barcode industriali e desktop Brother per l’Auto-ID semplificano i processi di etichettatura, riducendo al minimo il rischio di dati errati e i costi, velocizzando l’operatività di tutta la supply chain. Le soluzioni Brother per l’Auto-ID comprendono: la gamma TJ di stampanti barcode industriali, la gamma TD di stampanti barcode desktop e la gamma RJ di stampanti barcode portatili.

Tre serie di stampanti performanti, dall’ingombro ridotto e dalle molteplici applicazioni, per massimizzare la produttività. La personalizzazione a livello firmware è uno dei loro punti di forza. inoltre sono facilmente integrabili nei sistemi esistenti». Le stampanti Brother per l’Auto-ID offrono una soluzione completa per tracciare ogni fase del movimento e della gestione dei prodotti. Grazie alla loro alta capacità, che consente l’uso di ribbon fino a 600 metri, assicurano un’operatività continua e senza interruzioni. Queste stampanti sono in grado di produrre etichette resistenti fino a 4 pollici, garantendo durabilità e affidabilità. Inoltre, sono dotate di tecnologia RFID, che consente di creare etichette adesive con barcode, migliorando ulteriormente l’efficacia e la precisione del tracciamento. I device, inoltre, sono dotati di connettività WiFi, USB e Bluetooth.

Quali sono le principali esigenze delle aziende riguardo a soluzioni e funzionalità? «I nostri clienti richiedono soprattutto una soluzione completamente integrata ai loro sistemi aziendali, certamente ma anche ai sistemi di pianificazione e ai sistemi logistici. La tecnologia, quindi, deve avere una componente di integrazione molto marcata» – risponde Sergio Bevilacqua di OpenText Italia. «La tecnologia OpenText ha una grande componente legata alle API per integrare sia i gestionali – SAP/MS/ORACLE su tutti – sia molteplici altri sistemi esterni al gestionale – da Salesforce ad Amazon, Ariba, Jagger – solo per fare alcuni esempi. Oltre a questa richiesta fondamentale, oggi si parla solo di intelligenza artificiale. OpenText già oggi utilizza l’AI e sta sviluppando la piattaforma Titanium X in una direzione tanto unica quanto assolutamente innovativa. L’idea è creare una “torre di controllo” in grado di dare allarmi, segnalazioni, report e tanto altro, integrando tutti i sistemi aziendali in un’unica soluzione a cui poter chiedere ed estrarre qualsiasi informazione, in tempo reale».


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Intelligenza artificiale e connettività ultraveloce disegneranno nuovi modelli di produzione, sanità e città intelligenti. Realtà estesa, Internet of Senses e telepresenza olografica trasformeranno per sempre le nostre interazioni digitali. Velocità fino a 1 terabit al secondo e latenza zero cambieranno tutto. Ecco cosa aspettarsi dal 2030

Buona parte del mondo non ha ancora accesso al 4G e il 5G è sul mercato da poco tempo. Ha senso, quindi, cominciare a parlare della prossima generazione, il 6G? Probabilmente sì, considerando che le più grandi aziende tecnologiche vedono il 6G come il business del futuro prossimo e, nonostante sia previsto per il 2030, ci sono già alcuni segnali di accelerazione. In ogni caso, le promesse del 6G sono incredibili, come velocità di picco di un terabit al secondo e latenze praticamente nulle. Ciò potrebbe aprire scenari di utilizzo attualmente inimmaginabili e quindi introdurre grandi discontinuità. Secondo gli esperti, l’intelligenza artificiale sarà al centro delle nuove reti 6G, poiché tutte le decisioni su come utilizzare le risorse si baseranno su di essa. Ma sarà tutto rose e fiori? E, soprattutto, come approcciare questa nuova tecnologia, favorendone lo sviluppo del business? Proviamo a capirne di più, coinvolgendo IDC, noto analista di settore, e due importanti attori del mercato: Ericsson e Novanext.

QUADRO DI SVILUPPO

Alla fine del 2023 l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) ha pubblicato il quadro per lo sviluppo di standard e tecnologie di interfaccia radio per il 6G. Per consolidare l’impegno è stata decisa una tempistica per la standardizzazione del 6G durante gli incontri 3GPP di marzo 2024 a Maastricht. «L’ITU svolge un ruolo chiave nella standardizzazione, definendo i criteri affinché un sistema venga classificato come tecnologia di telecomunicazioni mobili internazionali (IMT)» – spiega Daniela Rao, senior research and consulting director di IDC European Telecoms. «La classificazione IMT è importante, in quanto fornisce l’accesso a un ampio set di bande di frequenza riconosciute a livello globale o regionale come bande IMT. Questo è un passo importante per stabilire un ecosistema commerciale globale per il 6G. L’ITU contrassegna il 6G come IMT-2030, che è suddiviso in una serie di attività diverse, alcune delle quali sono già state completate e altre stanno per iniziare».

La timeline del 3GPP (3rd Generation Partnership Project, realizzato da sette organizzazioni di sviluppo di standard per le telecomunicazioni) consente di rendere disponibile il nuovo standard sul mercato entro il 2030 ed è allineata alla timeline dell’ITU. «Il 6G è uno standard globale, che supporta non solo nuovi casi d’uso non ancora previsti, ma cosa più importante – continua Daniela Rao – l’adozione su larga scala di casi d’uso che stanno iniziando a emergere nel 5G, come la realtà estesa (XR), l’internet delle cose (IoT) a bassa potenza e ad ampia copertura (LPWA), l’accesso wireless fisso (FWA), le reti non terrestri (NTN) e le comunicazioni estremamente affidabili. Negli Stati Uniti è nata la Next G Alliance, un’iniziativa che vede riuniti i big dell’hi-tech per gettare le basi di un mercato dinamico per l’innovazione delle future generazioni di tecnologia mobile. Tra loro spiccano nomi come Apple, Cisco, Google, Hewlett Packard Enterprise e Intel».

Secondo Alessandro Pane, direttore ricerca e sviluppo di Ericsson in Italia non esiste ancora una tabella di marcia dettagliata per il 6G, ma sulla base di diversi anni di ricerca, sta iniziando il lavoro di pre-standardizzazione. «Il 6G si baserà sui punti di forza del 5G, ma fornirà anche soluzioni tecnologiche completamente nuove. la visione del 6G si basa sulla costruzione di una realtà senza interruzioni in cui il mondo digitale e quello fisico, come li conosciamo oggi, si fondono. Questo continuum cyber-fisico offrirà nuovi modi di interagire con altre persone, nuove possibilità di lavorare e nuovi modi produrre. Il 2030 è un orizzonte temporale ragionevole per aspettarsi la comparsa delle primissime reti 6G. Ericsson ha una lunga storia di partecipazione attiva allo sviluppo di standard, con ruoli di leadership nei vari gruppi di lavoro. Crediamo fermamente che la fase iniziale della ricerca debba essere di natura precompetitiva, consentendo una stretta collaborazione con il mondo accademico e con l’industria, che porti a risultati pubblici. Tra i progetti di collaborazione alla ricerca in cui Ericsson è ed è stata coinvolta si possono citare: Restart in Italia, Hexa-X II, Hexa-X, 6G IA, 6G-ANNA, TUDOR in Europa, Next G Alliance negli USA, 6G Bharat Alliance in India e IMT-2030 in Cina».

SCENARI D’USO

In che modo il 6G potrà contribuire all’ottimizzazione dei processi aziendali, migliorandone l’efficienza e la produttività? Tra i campi di applicazione più promettenti del 6G, Daniela Rao di IDC European Telecoms cita l’assistenza sanitaria digitale, la sanità di precisione, l’agricoltura intelligente, il monitoraggio della Terra e la navigazione robotica. «Questi casi d’uso possono essere suddivisi in tre ampi scenari d’uso: Internet of Senses, la connessione di macchine intelligenti e il mondo sostenibile connesso. Nello scenario Internet of Sense – ovvero l’IoT che mira a estendere le esperienze sensoriali – la comunicazione immersiva del 6G offrirà l’esperienza di telepresenza completa, eliminando la distanza come barriera all’interazione. La tecnologia di realtà estesa (XR) con feedback sensoriale di livello umano richiede elevate velocità e capacità di dati, mappatura spaziale con posizionamento e rilevamento precisi e bassa latenza end-to-end con elaborazione edge cloud. Un esempio sarà l’uso onnipresente della realtà mista nei trasporti pubblici, offrendo esperienze virtuali separate per ciascun passeggero, consentendo loro di svolgere commissioni virtuali, ottenere indicazioni XR e avere giochi sovrapposti al mondo fisico. I dispositivi immersivi personali in grado di interagire con il corpo in modo preciso consentiranno l’accesso a esperienze e azioni lontane per supportare meglio le esigenze di comunicazione umana». Allo stesso tempo – continua Daniela Rao – le reti 6G aggiungeranno modalità di comunicazione completamente nuove, con un controllo rigoroso sugli accessi e sulle identità.

«Nel prossimo decennio, il 6G porterà una nuova era in cui miliardi di cose, esseri umani e veicoli, robot e droni connessi genereranno Zettabyte di informazioni digitali. Il decennio dal 2030 potrebbe essere quindi ricordato come l’inizio dell’era dell’ampio uso della robotica mobile personale». La realtà mista è una fusione tra mondo fisico e mondo digitale che rende possibili nuove interazioni tra uomo, computer e ambiente. «Questa nuova realtà – spiega Daniela Rao – è il frutto dei progressi compiuti nei settori della visione artificiale, dell’elaborazione grafica, della tecnologia di visualizzazione e dei sistemi di input.

La nuova frontiera multimediale dopo la realtà aumentata e la realtà virtuale (AR/VR) includerà i media olografici e multisensoriali, compresi i servizi di comunicazione tattile. Le nostre esperienze con AR/VR potranno essere aumentate e rese più coinvolgenti e realistiche da supporti olografici. Inizieranno a emergere applicazioni che forniscono un’esperienza di coinvolgimento superiore attraverso la presenza olografica remota, per l’intrattenimento e le teleconferenze, ma anche per la tele-chirurgia e molti altri utilizzi. La ricerca tecnologica nel campo degli schermi negli ultimi anni ha fatto progressi significativi, passando dai diversi tipi di visori e caschi (head mounted display, HMD) a display ELFD (Eye-sense light field display) che consentono di vedere oggetti in 3D in termini volumetrici. La ricerca è ora concentrata sulla visione olografica che consente di creare oggetti costituiti da luce e suoni che possono essere visualizzati in un ambiente come reali, con cui è possibile interagire senza bisogno di smartphone o di un visore. Entro qualche anno, le applicazioni della tecnologia olografica basata sulla capacità di trasmettere dati olografici (Holographic-Type Communications, HTC) diventeranno realtà».

La trasmissione di dati olografici (HTC) offrirà la possibilità di sviluppare una miriade di applicazioni, non solo di gioco e intrattenimento, ma anche per la telepresenza immersiva, le applicazioni industriali e digital twins, la telemedicina, la messaggistica e la comunicazione digitale. «La telepresenza olografica – spiega Daniela Rao – consentirà ai partecipanti di un evento di essere proiettati come presenze olografiche nei luoghi specifici dove si trovano gli spettatori e faciliterà la collaborazione tra persone in luoghi diversi. Ad esempio, le applicazioni di formazione e istruzione offriranno agli studenti a distanza la possibilità di esercitarsi con gli oggetti oltre che di partecipare più attivamente alle lezioni.

Nelle applicazioni industriali, la trasmissione olografica permetterà ad utenti remoti di vedere da vicino e in tutte le dimensioni oggetti che si trovano in un altro luogo. Per esempio, i tecnici addetti alla manutenzione e alla riparazione da remoto potranno interagire con rendering olografici e repliche digitali di oggetti a distanza e in posizioni difficili da raggiungere, come su una piattaforma petrolifera o all’interno una sonda spaziale. Parlano di telemedicina, una delle applicazioni più importanti riguarda la chirurgia, dove sarà possibile studiare con una vera tridimensionalità la zona su cui intervenire; gli ologrammi proiettati nella sala operatoria durante l’intervento potranno fornire ai chirurghi più viste delle zone trattate. Infine, i contenuti olografici rappresentano il prossimo passo delle applicazioni di comunicazione digitale per info-mobilità, informazioni di utilità, pubblicità, sicurezza. Inoltre, per ognuno di noi sarà possibile inviare e ricevere messaggi in modalità “Star Wars”, muoversi e interagire attraverso il proprio avatar per incontri a distanza, grazie alla realtà mista, virtuale e aumentata».

Oltre allo streaming di informazioni olografiche in sé, alcune applicazioni potranno anche combinare ologrammi con dati provenienti da altri flussi, come per esempio da microfoni, telecamere o sensori.« Ma affinché la comunicazione olografica diventi una realtà – afferma Daniela Rao – nei prossimi anni le reti di telecomunicazioni dovranno affrontare molte sfide, che saranno principalmente le stesse dell’adozione del 5G, ovvero: costi proibitivi, lentezza nell’introduzione di URLLC (Ultra-reliable and low-latency communication) sulle reti pubbliche, lunghi tempi di sviluppo».

LA SINERGIA TRA 6G E AI

Per Eugenio Chiacchia, technical account manager di NovaNext, l’interazione 6G-AI migliorerà processi ed efficienza in vari settori. «Nel manifatturiero, l’AI ottimizzerà la produzione e ridurrà i tempi di inattività. Nella sanità, i dispositivi connessi forniranno diagnosi e terapie in tempo reale con una precisione senza precedenti. La logistica beneficerà di gestione ottimizzata delle catene di approvvigionamento, mentre nel settore energetico, faciliterà la gestione intelligente delle reti con una granularità e reattività superiori al 5G e impossibili con l’LTE.

Una delle principali novità del 6G sarà la possibilità di riprodurre, su dispositivi mobili, ologrammi 3D ad alta fedeltà. «Questa forma di collaborazione immersiva – continua Chiacchia – rivoluzionerà le modalità di lavoro e dell’intrattenimento, rendendo la differenza tra interazioni virtuali e quelle fisiche quasi impercettibili. Il 6G offrirà latenze nell’ordine dei microsecondi, velocità di trasmissione dati fino a 1 terabit al secondo e una densità di connessione 100 volte superiore al 5G. Questo permetterà applicazioni come l’Internet tattile, dove le sensazioni fisiche potranno essere trasmesse in tempo reale, aprendo nuove frontiere in campi come la telemedicina e l’industria. In sintesi, il 6G è una leva per innovazione ed efficienza che trasformerà i processi, rendendoli più agili e produttivi in moltissimi ambiti».

ADOZIONE E RISCHI POTENZIALI

Il traffico nelle reti mobili future sarà probabilmente dominato da macchine intelligenti connesse che comunicano tra loro. «Finora le reti hanno servito un tipo particolare di intelligenza, ovvero noi, gli esseri umani» – spiega Daniela Rao di IDC European Telecoms – ma, in futuro, le reti mobili supporteranno nuovi tipi di entità intelligenti, come macchine intelligenti alimentate dall’intelligenza artificiale che comunicano tra loro. Un futuro del genere avrà un impatto diretto sul modo in cui progettiamo le reti mobili».

Le macchine intelligenti richiederanno anche altri servizi oltre alla connettività e le organizzazioni dovranno investire di più su AI collaborativa, interoperabilità, capacità di orchestrazione e protezione della privacy. «Le macchine intelligenti alla fine saranno in grado di funzionare in ambienti completamente nuovi e dinamici» – afferma Daniela Rao. «L’intelligenza diventerà sempre più decentralizzata e, con il ragionamento collettivo, le macchine saranno in grado di autogestirsi e rigenerarsi, muovendosi verso un’intelligenza artificiale generale.

Inoltre, elevati livelli di interoperabilità tra macchine intelligenti saranno abilitati da formati di dati, per esempio codec video ottimizzati per le macchine, oppure per la percezione umana e protocolli ottimizzati per le macchine. Ciò consentirà di passare a una comunicazione basata sulla semantica tra le macchine. Per raggiungere la piena interoperabilità tra sistemi complessi, saranno necessarie nuove interfacce per esporre l’intelligenza.

All’inizio, le macchine intelligenti saranno raggruppate in sistemi e i sistemi interagiranno con altri sistemi. I sistemi di sistemi devono essere attentamente orchestrati da entità esterne. In seguito, ci muoveremo verso l’appartenenza dinamica delle macchine intelligenti ai sistemi di sistemi e l’orchestrazione autonoma di questi sistemi di sistemi. Per finire, la fiducia è un fattore chiave per la piena adozione delle macchine intelligenti nella nostra società. Le macchine intelligenti devono preservare la privacy e spiegare le loro decisioni ad altre macchine e agli esseri umani».

Tra gli esempi di tecnologie che saranno necessarie per realizzare casi d’uso 6G, vi sono sensori e attuatori a energia zero, gli occhiali AR di nuova generazione, lenti a contatto e interfacce aptiche, nonché tecnologie avanzate di edge computing e di mappatura spaziale – come spiega Alessandro Pane di Ericsson Italia. «La creazione delle reti 6G del 2030 richiederà importanti progressi tecnologici in quattro aree chiave: connettività illimitata, sistemi altamente affidabili, reti cognitive e network compute fabric. Inoltre, per soddisfare l’evoluzione della domanda di capacità e abilitare i casi d’uso previsti per il 6G, sarà necessaria un’evoluzione significativa dello spettro radio. Ciò include la ridefinizione dell’attuale griglia di spettro, ma anche l’esplorazione di nuove bande di frequenza nella gamma cruciale delle onde centimetriche e nella gamma complementare delle sub-terahertz».

IL MOTORE DEL 6G

Il motore del 6G sarà l’intelligenza artificiale – «perché consentirà la proliferazione di sistemi autonomi indipendenti distribuiti e di cluster di fog computing massivi associati e guidati da obiettivi comuni» – spiega Daniela Rao di IDC European Telecoms. «Nei prossimi decenni, agenti intelligenti, addestrati nel cloud utilizzando algoritmi di apprendimento automatico su Big Data, saranno distribuiti nel mondo reale. Tali entità saranno incaricate di risolvere molteplici problemi di ottimizzazione in un vasto insieme di applicazioni verticali, potenziando nuovi modelli aziendali e settori, e portando a una rivoluzione tecnologica». Ma per sfruttare il vero potere di tali agenti, l’intelligenza artificiale collaborativa è la chiave – continua Daniela Rao. «E per natura della società mobile del XXI secolo, è chiaro che questa collaborazione può essere raggiunta solo tramite comunicazioni wireless. La proliferazione di sensori negli elettrodomestici moderni, insieme ai progressi sopra menzionati, porterà a una consapevolezza avanzata del contesto che può essere sfruttata in modo collaborativo verso obiettivi comuni».

Le reti mobili supporteranno nuovi tipi di entità intelligenti, come le macchine dotate di intelligenza artificiale che parlano tra loro. «questo futuro – afferma Alessandro Pane di Ericsson Italia – avrà un impatto diretto sul modo in cui progettiamo le reti mobili. Come già avvenuto con il 2G e il 4G, pensiamo che il 6G possa nuovamente rivoluzionare le esperienze degli utenti, oltre che settori specifici dell’industria». Il 6G è una promessa in grado di rivoluzionare il panorama aziendale, con opportunità senza precedenti per innovazione ed efficienza, perché – come spiega Eugenio Chiacchia di NovaNext – è in grado di ridefinire comunicazione ed elaborazione dati, supportando connettività ultraveloce tra dispositivi.

«Potenziando l’IoT, il 6G consente ai sensori di trasmettere dati in tempo reale con alta precisione, permettendo gestione proattiva delle risorse e migliorando il monitoraggio dei processi e la manutenzione predittiva. Con frequenze Terahertz, trasmetterà enormi quantità di dati in pochi secondi, superando di gran lunga le capacità del 5G. Questo abiliterà applicazioni avanzate come robotica collaborativa, città intelligenti e chirurgia da remoto, prima impossibili o limitate».

Per concludere, cosa sarà davvero il 6G? Evoluzione o rivoluzione radicale? A proposito di evoluzione, Bertrand Russell scrisse ironicamente che “la vita organica si è evoluta gradualmente dal protozoo al filosofo. E questa evoluzione rappresenta senza dubbio un progresso. Peccato che a dircelo sia il filosofo, non il protozoo”. Allo stesso modo, il reale impatto del 6G dipenderà da molteplici fattori, tra cui la nostra capacità di coglierne appieno le potenzialità. Ciò che sarà cruciale è mantenere uno sguardo attento, pronto a riconoscere anche i segnali più deboli e nascosti. Solo intercettando le opportunità al momento giusto, saremo in grado di affrontare con successo le sfide di un futuro sempre più complesso, veloce e interconnesso, soprattutto nel mondo del business.

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L’integrazione dei pagamenti e l’interoperabilità con ERP e CRM https://www.datamanager.it/2024/10/lintegrazione-dei-pagamenti-e-linteroperabilita-con-erp-e-crm/ Tue, 08 Oct 2024 10:25:59 +0000 https://www.datamanager.it/?p=239577 Sicurezza e compliance, compatibilità tra piattaforme e sistemi, combinazione tra esigenze del cliente e obiettivi di business. Ecco come integrare con successo i nuovi sistemi di pagamento Con l’evoluzione tecnologica che sta ridisegnando il panorama dei pagamenti, è essenziale che le imprese adottino strategie efficaci per integrare questi nuovi strumenti per offrire sempre migliori esperienze […]

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Sicurezza e compliance, compatibilità tra piattaforme e sistemi, combinazione tra esigenze del cliente e obiettivi di business. Ecco come integrare con successo i nuovi sistemi di pagamento

Con l’evoluzione tecnologica che sta ridisegnando il panorama dei pagamenti, è essenziale che le imprese adottino strategie efficaci per integrare questi nuovi strumenti per offrire sempre migliori esperienze da parte del cliente, garantendo al contempo sicurezza, efficienza operativa e conformità normativa. L’integrazione dei sistemi di pagamento all’interno delle infrastrutture aziendali è diventata una priorità per le organizzazioni che vogliono rimanere competitive. La digitalizzazione ha accelerato la necessità di soluzioni di pagamento che siano non solo veloci e sicure, ma anche interoperabili con altri sistemi aziendali, come l’ERP e il CRM. Un’integrazione efficace permette alle imprese di gestire meglio i flussi di cassa, migliorare l’esperienza cliente e ottimizzare le operazioni finanziarie. Inoltre, l’adozione di soluzioni di pagamento avanzate, come le criptovalute, i portafogli digitali e i pagamenti contactless, può rappresentare un effettivo vantaggio competitivo significativo in mercati sempre più globalizzati e interconnessi.

ANALISI DELLE SFIDE E DELLE OPPORTUNITÀ

Nonostante i benefici evidenti, l’integrazione dei sistemi di pagamento non è priva di sfide. Le aziende devono affrontare questioni tecniche, come la compatibilità tra diverse piattaforme e sistemi, nonché questioni di sicurezza, poiché i dati finanziari sono tra i bersagli principali per i cyber attacchi. Secondo recenti studi, l’Italia ha visto un incremento del 40% negli attacchi informatici nel 2023, un dato allarmante che sottolinea l’importanza di un’adeguata protezione delle infrastrutture di pagamento. D’altro canto, l’integrazione offre anche numerose opportunità. Le tecnologie emergenti come la blockchain, l’AI e l’IoT stanno trasformando il settore dei pagamenti, rendendoli più sicuri, veloci e personalizzati. Le aziende che sapranno sfruttare queste innovazioni avranno la possibilità di differenziarsi sul mercato, offrendo ai clienti esperienze di pagamento fluide e innovative. In particolare, nel mondo dell’ecommerce, i merchant possono trarre notevoli vantaggi competitivi personalizzando il processo di pagamento all’interno del flusso del carrello. Un’integrazione ben eseguita consente di offrire opzioni di pagamento diversificate e adatte alle preferenze dei consumatori, riducendo i tassi di abbandono del carrello e aumentando la conversione. Inoltre, attraverso l’uso di AI, i merchant possono personalizzare le offerte e i metodi di pagamento in base al comportamento e alla cronologia degli acquisti dei clienti, migliorando così la loro esperienza e fidelizzazione.

STRATEGIE DI INTEGRAZIONE

Per integrare efficacemente i nuovi sistemi di pagamento, le aziende devono adottare un approccio strategico che tenga conto di sei fattori chiave. Partiamo dall’analisi dei bisogni del cliente. La comprensione delle preferenze e delle aspettative dei clienti nel processo di pagamento è cruciale per personalizzare al massimo il processo stesso. Un processo di pagamento ben adattato alle esigenze dei clienti non solo migliora significativamente l’esperienza d’uso, ma può anche ridurre l’abbandono del carrello e incrementare i tassi di conversione. Garantire che il sistema di pagamento risponda alle esigenze dei clienti è essenziale per aumentare la loro soddisfazione e fedeltà.

Il secondo fattore è la valutazione delle esigenze aziendali. Oltre a comprendere i bisogni dei clienti, è fondamentale considerare le specifiche necessità dell’azienda. Questo include l’analisi dei flussi di pagamento esistenti, l’identificazione delle aree che necessitano di miglioramenti e la definizione degli obiettivi da raggiungere con l’integrazione. Un’integrazione ben progettata deve allinearsi non solo con le esigenze del cliente, ma anche con gli obiettivi aziendali di efficienza e sicurezza.

Il terzo fattore è la scelta delle tecnologie appropriate. Non tutte le tecnologie di pagamento sono adatte a tutte le aziende. La scelta dovrebbe basarsi su criteri quali la scalabilità, la sicurezza e la facilità di integrazione con i sistemi esistenti. Per le aziende che operano a livello internazionale, potrebbe essere vantaggioso implementare soluzioni che supportino pagamenti multivaluta e che siano conformi alle normative locali.

Il quarto fattore è la gestione della sicurezza e della conformità. La sicurezza deve essere una priorità assoluta. Le aziende devono garantire che i nuovi sistemi di pagamento siano protetti contro le minacce informatiche e conformi alle normative, come il GDPR in Europa. Questo implica l’adozione di misure di sicurezza avanzate, come la crittografia dei dati e l’autenticazione a più fattori.

Formazione e gestione del cambiamento costituiscono il quinto fattore chiave per integrare efficacemente nuovi sistemi di pagamento. L’implementazione di nuovi sistemi di pagamento richiede spesso un cambiamento culturale all’interno dell’azienda. È importante investire nella formazione del personale per garantire che tutti comprendano e siano in grado di utilizzare efficacemente le nuove tecnologie. Inoltre, una gestione efficace del cambiamento può ridurre le resistenze interne e favorire una transizione più agevole. Infine, ma non meno importante, troviamo la collaborazione con partner esterni. In molti casi, collaborare con fornitori di tecnologia specializzati o consulenti esterni può facilitare l’integrazione. Questi partner possono offrire competenze tecniche e supporto nella fase di implementazione, oltre a garantire che le soluzioni adottate siano all’avanguardia e in linea con le migliori pratiche del settore. Relativamente al mondo eCommerce (pagamenti a distanza), l’integrazione dei pagamenti influenza il tasso di abbandono del carrello, che rappresenta una sfida significativa per la conversione delle vendite. Secondo gli indicatori del Baymard Institute (Cart Abandonment Rate Statistics 2024), il tasso medio di abbandono del carrello a livello globale si attesta intorno al 70%, con alcune variazioni a seconda del settore e del dispositivo utilizzato. Molti di questi abbandoni sono legati a problemi durante il processo di pagamento, come opzioni di pagamento limitate, checkout complessi o costi imprevisti. L’integrazione di sistemi di pagamento personalizzati e ottimizzati può ridurre significativamente questo tasso, migliorando l’esperienza del cliente e aumentando le conversioni. Per esempio, offrire multipli metodi di pagamento diversificati e un processo di checkout semplificato può fare la differenza tra una vendita conclusa e un carrello abbandonato.


#strategicpayments #Lugano L’efficacia di un’integrazione completa nei sistemi tradizionali – @djegerson
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UN APPROCCIO DI SUCCESSO

Un interessante esempio di integrazione dei pagamenti in cryptocurrency proviene dal Canton Ticino, in particolare dalla città di Lugano, che ha introdotto il sistema di LVGA Token per facilitare i pagamenti digitali tra cittadini, aziende e commercianti locali. Gli LVGA Token sono una criptovaluta locale basata su blockchain che consente di effettuare pagamenti rapidi e sicuri in diversi settori, come ristoranti, negozi e servizi pubblici. Questo sistema è stato pensato per incentivare l’adozione delle criptovalute e promuovere la digitalizzazione economica della città. L’integrazione di LVGA come strumento di pagamento aggiuntivo ha offerto ai consumatori una maggiore flessibilità nei metodi di pagamento e ha permesso ai commercianti di beneficiare di costi di transazione ridotti e di una maggiore trasparenza finanziaria. Oggi, usato da quasi 20mila utenti (considerando una popolazione residente di 67mila cittadini) e da 400 attività economiche di tutti i settori. Inoltre la citta di Lugano offre la possibilità ai cittadini di pagare con LVGA tutte le fatture emesse dalla PA locale, indipendentemente dal servizio fatturato, sia in BTC che in USD, senza limite di importo. Il tutto in un sistema completamente automatizzato. Si può quindi parlare di adozione completa. L’iniziativa di Lugano rappresenta un esempio concreto di come nuovi strumenti di pagamento possano essere integrati con successo nei sistemi di pagamento tradizionali, migliorando l’efficienza operativa e l’esperienza del cliente.

CONCLUSIONI

L’integrazione dei sistemi di pagamento innovativi è un percorso complesso ma essenziale per le aziende che desiderano rimanere competitive nell’era digitale. Adottare un approccio strategico che consideri le esigenze prima del cliente e poi quelle aziendali, garantendo sicurezza, conformità e gestione del cambiamento può fare la differenza tra il successo e il fallimento di queste iniziative. Le aziende devono essere pronte a investire nelle tecnologie emergenti e a collaborare con partner esterni per sfruttare appieno le opportunità offerte dall’innovazione nei pagamenti. Solo così potranno garantire una crescita sostenibile e una posizione di leadership nel mercato globale.


Dr. Devid Jegerson – COO, InvestBank

Devid vanta una grande esperienza nel campo dei pagamenti digitali, del settore bancario e in altri componenti critici del settore dell’e-commerce.

La sua carriera comprende 4,5 start-up, il lancio sul mercato della prima carta prepagata ricaricabile (2002), il primo conto bancario di moneta elettronica (2006), un completo gateway di pagamento eCommerce con licenza acquiring (2008), il primo sistema di pagamento istantaneo P2P (2014) e la prima piattaforma di pagamento cloud in Medio Oriente (2016).

La sua carriera è stata rivoluzionaria nel settore dei pagamenti e del settore bancario, in realtà come noon.com negli Emirati Arabi Uniti, PayPal, Fastweb e IWBank in Italia. Recentemente, come parte del team fondatore e CEO of Payments di noon.com, ha portato la sua esperienza globale nei pagamenti elettronici a supporto della piattaforma cloud di e-commerce. In precedenza è stato responsabile monetica presso una primaria banca italiana, gestendo i pagamenti elettronici e lanciando servizi come i sistemi UBI PAY Mobile con NFC, mobile wallet e mPOS. Inoltre, ha lavorato alla regolamentazione europea PSD2 per i sistemi di pagamento; ha anche fatto parte del team fondatore del sistema di pagamento peer-to-peer Jiffy (ora parte di NPSS della Banca Centrale degli Emirati Arabi Uniti) che è stato determinante nel lancio della Banca Digitale di UBI Banca.

Membro del consiglio di amministrazione di Webidoo, Etisalat UAE Trade Connect e altre società, attraverso un approccio visionario e strategico unito a straordinarie capacità di esecuzione, nel suo ruolo di COO, sta guidando la strategia di turnaround in InvestBank, UAE.

Ha conseguito un dottorato di ricerca nell’ambito della accettazione e diffusione delle criptovalute all’Università di Abu Dhabi, un EMBA presso il MIP-Politecnico di Milano, Italia, e un Master in Mercati e Strategie d’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Italia.

È autore del libro: “Pagamenti elettronici. Dal baratto ai portafogli digitali” (2016, goWare) e numerosi articoli di ricerca pubblicati su giornali scientifici.

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NIS 2, un’opportunità per le PMI italiane https://www.datamanager.it/2024/10/nis-2-unopportunita-per-le-pmi-italiane/ Tue, 08 Oct 2024 09:45:39 +0000 https://www.datamanager.it/?p=239566 La direttiva NIS 2 (Network and Information Security Directive 2) è una normativa dell’Unione europea adottata per rafforzare la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi all’interno del mercato unico digitale europeo e per migliorare ulteriormente la resilienza informatica delle infrastrutture critiche in Europa. Il suo campo di applicazione è più ampio rispetto alla direttiva […]

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La direttiva NIS 2 (Network and Information Security Directive 2) è una normativa dell’Unione europea adottata per rafforzare la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi all’interno del mercato unico digitale europeo e per migliorare ulteriormente la resilienza informatica delle infrastrutture critiche in Europa.

Il suo campo di applicazione è più ampio rispetto alla direttiva precedente e include un maggior numero di settori stabilendo requisiti di sicurezza più rigorosi per le aziende pubbliche e private.

Le PMI sono le principali interpreti della realtà economica italiana, rappresentano la struttura portante del sistema produttivo nazionale. La direttiva NIS 2 è particolarmente rilevante per loro perché molte di esse operano in settori ritenuti critici, come energia, trasporti, sanità, acqua. Anche le PMI che forniscono servizi digitali (come cloud computing, servizi di data center, e-commerce) sono incluse nella direttiva.

Per essere conformi alla direttiva NIS 2, le PMI devono adottare una serie di misure specifiche. Prima di tutto, è necessario condurre una valutazione approfondita dei rischi informatici per identificare le vulnerabilità e le potenziali minacce. Successivamente, devono implementare misure di sicurezza adeguate, sia tecniche che organizzative, per garantire la protezione delle reti e dei sistemi informativi.

Queste misure includono la protezione contro accessi non autorizzati, la gestione delle vulnerabilità, il monitoraggio continuo e la risposta agli incidenti. Inoltre, le PMI devono sviluppare e mantenere piani di continuità operativa e di recupero di emergenza, in modo da poter riprendersi rapidamente da un incidente informatico. È altrettanto importante che tutto il personale sia adeguatamente formato sui rischi informatici e sulle pratiche di sicurezza. Devono essere stabilite anche procedure per la notifica rapida degli incidenti di sicurezza informatica alle autorità competenti e, se necessario, ai clienti e agli altri stakeholder.


#ceosuite PMI, investire in cybersecurity significa investire nel futuro dell’azienda – Luis Fisas #Bitdefender
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Infine, è essenziale verificare che tutte le misure adottate siano conformi alle disposizioni della direttiva NIS 2 e ad altre normative rilevanti, come il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR).

Se le competenze interne per fare tutto ciò mancano, le PMI possono fare affidamento su servizi esterni, come quelli di Managed detection and response (MDR), per essere conformi alla direttiva, avere un monitoraggio continuo della sicurezza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e, se necessario, per gestire eventuali incidenti informatici. L’adozione delle misure previste dalla direttiva NIS 2 può portare numerosi vantaggi alle PMI. In primo luogo, un miglioramento generale della sicurezza informatica riduce il rischio di attacchi, perdita di dati e interruzioni di servizio, garantendo così una maggiore sicurezza.

Inoltre, le PMI che dimostrano di essere conformi alla NIS 2 possono accrescere la fiducia dei clienti e dei partner commerciali, migliorando la loro reputazione sul mercato. La prevenzione di incidenti di sicurezza informatica protegge le aziende da perdite finanziarie significative dovute a furti di dati, interruzioni di servizio o richieste di riscatto. Infine, rispettare la direttiva NIS 2 assicura che l’azienda sia in regola con le leggi e le normative europee, evitando così sanzioni e multe significative. La direttiva NIS 2 rappresenta un passo significativo verso il rafforzamento della sicurezza informatica in Europa.

Per le PMI, conformarsi a questa direttiva non è solo una questione di rispetto delle normative, ma anche una strategia fondamentale per proteggere il loro business e garantire la fiducia dei loro clienti. Investire nella sicurezza informatica è un investimento nel futuro dell’azienda.

Luis Fisas, regional sales director Souther Europe di Bitdefender

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