spesa ict – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 09 Jan 2018 13:18:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png spesa ict – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’economia digitale taglia in due il mercato https://www.datamanager.it/2018/01/leconomia-digitale-taglia-due-mercato/ Tue, 09 Jan 2018 13:18:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138530 La trasformazione digitale sta scavando un solco tra le imprese che si sono rinnovate e quelle legate a logiche tradizionali. Anche la spesa ICT evidenzia due trend opposti. Il 21 e il 27 febbraio, a Roma e Milano, l’IDC Digital Transformation Conference 2018 Entro il 2021, il mercato digitale avrà completamente ridisegnato lo scenario economico mondiale, andando […]

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La trasformazione digitale sta scavando un solco tra le imprese che si sono rinnovate e quelle legate a logiche tradizionali. Anche la spesa ICT evidenzia due trend opposti. Il 21 e il 27 febbraio, a Roma e Milano, l’IDC Digital Transformation Conference 2018

Entro il 2021, il mercato digitale avrà completamente ridisegnato lo scenario economico mondiale, andando a modificare radicalmente il modo di operare delle aziende. La trasformazione digitale sta del resto già oggi scavando un solco profondo tra le imprese che sono riuscite a inserirsi con successo nell’ecosistema digitale, sviluppando nuovi modelli di business, e le aziende che viceversa sono rimaste ancorate a logiche tradizionali.

Le innovazioni rese possibili dalle moderne tecnologie stanno giocando un ruolo chiave in questa trasformazione. Secondo le ultime previsioni formulate da IDC, la spesa mondiale in tecnologie per la trasformazione digitale arriverà a sfiorare i 1.300 miliardi di dollari nel 2018, in crescita del 16,8% sul 2017, e i 1.700 miliardi nel 2019, in crescita del 42% sempre rispetto al 2017.

IDC si aspetta che dei 1.700 miliardi previsti nel 2019, 400 saranno investiti nelle quattro tecnologie della Terza Piattaforma, ovvero cloud, mobility, big data & analytics e social. La parte più consistente, 1.300 miliardi di dollari, sarà spesa negli Acceleratori dell’Innovazione, quelle tecnologie che poggiano sulla Terza Piattaforma e che animeranno un processo di discontinuità in tutti i settori industriali. IDC identifica queste tecnologie nell’IoT, nella robotica, nel cognitive/IA, nella realtà aumentata e virtuale, nel 3D Printing, nella blockchain, per citare le principali.

Per comprendere meglio come la trasformazione digitale impatterà sulla spesa tecnologica, IDC ha analizzato gli investimenti nel periodo 2016-2021. La spesa ICT mondiale crescerà con un CAGR (tasso di crescita annuale composto) del 5,6%. Questo sarà però il risultato di tendenze opposte: al 2021 gli investimenti nella Seconda Piattaforma caleranno del 3,3%, mentre quelli nella Terza Piattaforma aumenteranno del 4,7% e negli Acceleratori dell’Innovazione del 18,4%. In tutto, la spesa in tecnologie per la digital transformation crescerà con un CAGR 2016-2021 del 17,9%.

Anche in Italia l’andamento della spesa ICT è oggi il risultato di due trend opposti. Mentre infatti sono in aumento gli investimenti nella Terza Piattaforma e negli Acceleratori dell’Innovazione, risulta in contrazione la spesa ICT tradizionale che si focalizza sul mantenimento dell’infrastruttura

esistente senza importanti progetti evolutivi. Nel 2017, il mercato ICT italiano è cresciuto dell’1,9%, per un valore totale di 30 miliardi di euro, evidenzia IDC. Terza Piattaforma e Acceleratori dell’Innovazione sono tuttavia cresciuti a un ritmo molto più elevato: il cloud del 27,8% e la realtà aumentata/virtuale del 335,6%, per citare due esempi.

In che modo le tecnologie della Terza Piattaforma e gli Acceleratori dell’Innovazione cambieranno l’ICT aziendale nell’ottica dei progetti di trasformazione digitale sarà proprio uno dei temi che IDC affronterà nell’edizione 2018 dell’IDC Digital Transformation Conference. Un’edizione che, sull’onda del successo delle precedenti, si sdoppierà facendo tappa prima a Roma il 21 febbraio e poi a Milano il 27 febbraio.

Nel corso del doppio appuntamento, gli analisti di IDC ospiteranno i CIO di aziende e pubbliche amministrazioni italiane per spiegare quali strumenti, modelli e attitudini si stanno dimostrando i più efficaci per competere nei nuovi mercati digitali. “Le aziende e le istituzioni italiane hanno compreso l’importanza che la trasformazione digitale può avere sullo sviluppo del business o dei servizi resi al cittadino, come dimostra lo shift della spesa ICT verso l’innovazione. Questo però è solo il primo passo: all’innovazione tecnologica deve seguire una trasformazione nei processi, nell’organizzazione e nella cultura aziendale”, sottolinea Sergio Patano, senior research & consulting manager di IDC Italia e keynote speaker dell’evento.

Maggiori dettagli sull’evento sono disponibili sui due micrositi web dedicati: Roma e Milano

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Fiat Chrysler Automobiles Italy ottimizza la spesa ICT con CA Technologies https://www.datamanager.it/2016/12/fiat-chrysler-automobiles-italy-ottimizza-la-spesa-ict-ca-technologies/ Fri, 02 Dec 2016 09:05:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115040 La società, cuore europeo del gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA), ha scelto la soluzione CA Project & Portfolio Management SaaS per conciliare agilità del business e controllo della spesa ICT CA Technologies ha annunciato che FCA Italy, società del gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA), utilizza CA Project & Portfolio Management SaaS per le attività di […]

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La società, cuore europeo del gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA), ha scelto la soluzione CA Project & Portfolio Management SaaS per conciliare agilità del business e controllo della spesa ICT

CA Technologies ha annunciato che FCA Italy, società del gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA), utilizza CA Project & Portfolio Management SaaS per le attività di pianificazione e controllo della spesa ICT. Grazie alla soluzione di CA Technologies, FCA Italy ha aumentato la produttività dei processi di gestione del budget ICT per rispondere con flessibilità e velocità alle mutevoli esigenze tecnologiche dell’azienda.

FCA Italy è il cuore europeo del gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA), settimo produttore di automobili al mondo per dimensioni. L’azienda è l’erede diretta della tradizione Fiat e controlla direttamente altri due prestigiosi marchi italiani, Alfa Romeo e Lancia. La sua attività comprende inoltre la commercializzazione dei veicoli a marchio Jeep.

Nella sede centrale di FCA Italy, a Torino, è ospitato il quartier generale della divisione che gestisce le funzioni ICT per le attività EMEA del gruppo FCA.

La Direzione ICT di FCA Italy avvertiva l’esigenza di una soluzione che rendesse più efficiente il processo di controllo della spesa ICT, riducendo i tempi di elaborazione dati e garantendo la corretta allocazione dei costi.

Uno dei tratti salienti della gestione della spesa ICT di FCA Italy è l’impiego di un particolare modello di rapporto con le funzioni aziendali che fruiscono dei servizi ICT e ne sostengono i costi proporzionalmente all’uso. Ai fini del successo di questo approccio, i dipartimenti devono quindi poter valutare i benefici derivanti dalla spesa associata ad ogni loro specifica richiesta ed effettuare scelte informate e ottimali. Ciò contribuisce ad ottimizzare la spesa ICT di FCA Italy.

“Volevamo uno strumento che sostenesse questo modello migliorando la produttività del nostro personale ICT in relazione ai processi di gestione della spesa, che ci aiutasse a risparmiare tempo, evitare errori, arricchire i dati sugli scopi di ogni acquisto richiesto e che dialogasse con l’implementazione SAP di FCA Italy, vero ERP aziendale”, afferma Andrea Pomettini, responsabile del Team di Pianificazione e Controllo ICT di FCA Italy.

Dopo aver valutato varie soluzioni, FCA Italy ha selezionato CA Project and Portfolio Management SaaS. L’azienda ha scelto di adottare la modalità di implementazione basata su cloud, ritenendola più snella e flessibile.

CA Project & Portfolio Management SaaS è utilizzato dagli oltre 200 membri della divisione ICT di FCA Italy per elaborare annualmente fino ad 8.000 modifiche dei budget. Lo staff gestisce oltre 2.000 titoli principali di spesa all’anno, addebitando i relativi costi sui conti di 800 clienti interni.

Migliorando la trasparenza e la collaborazione tra il personale ICT e le funzioni aziendali nell’ambito della gestione della spesa, la soluzione CA PPM SaaS ha elevato efficienza e qualità del processo di budgeting ICT di FCA Italy. “Negli anni i volumi di budget sono aumentati e con essi le richieste di modifica”, afferma Pomettini.  “Invece dei due-tre giorni necessari prima di adottare CA PPM SaaS, oggi in meno di 24 ore il mio gruppo di supervisione è in grado di approvare o rifiutare una richiesta condividendo con il richiedente le ragioni della decisione”. Ciò consente al Team di Pianificazione e Controllo ICT di essere molto più flessibile e veloce nel rispondere alle mutevoli esigenze dell’azienda, sfruttando al contempo tutte le potenzialità di trasparenza e flessibilità offerte dal modello di gestione della spesa ICT di FCA Italy.

“CA PPM SaaS è risultato essere particolarmente adatto alle nostre necessità”, aggiunge inoltre Pomettini. “In primo luogo per la sua configurabilità, che ci permette di adeguare rapidamente lo strumento alle esigenze che si presentano nel tempo. In secondo luogo per la possibilità di incorporare una serie di controlli che guidano e supportano gli utilizzatori nella composizione delle richieste. Lo strumento offre inoltre numerose funzionalità che consentono di risparmiare tempo nelle attività day to day e una reportistica configurabile in base alle esigenze di ogni utente”.

CA PPM SaaS è utile al Team di Pianificazione e Controllo ICT nell’attività di supervisione delle richieste di modifica dei budget così come nel lavoro di analisi dei trend per la definizione delle strategie. “La soluzione offre una serie di dashboard che permettono di identificare tendenze e fenomeni al loro apparire, per valutare rapidamente azioni di contrasto dove necessario”, spiega Pomettini

Ulteriori vantaggi derivano dalla scalabilità di CA PPM SaaS. La struttura modulare di CA PPM SaaS ha permesso a FCA Italy di implementare lo strumento in modo graduale, ha richiesto uno sforzo limitato di configurazione e – insieme a CA Productivity Accelerator – ha facilitato l’adozione da parte degli utenti.

Oltre alla maggiore facilità di implementazione iniziale, la scelta dell’opzione cloud ha fornito ulteriori vantaggi a FCA Italy nell’uso di CA PPM. “Usiamo l’opzione SaaS per la sua notevole flessibilità. Non dobbiamo preoccuparci delle esigenze architetturali o di piattaforma, e possiamo facilmente condividere dati su CA PPM SaaS con i nostri colleghi di tutto il mondo”, afferma Pomettini.

“Le aziende hanno tra i loro obiettivi quello di migliorare l’efficienza della gestione della spesa IT e la capacità di risposta della funzione IT alle esigenze del business”, afferma Fabio Raho, Solution Account Director, CA Technologies. “La soluzione CA PPM aiuta ai clienti ad effettuare investimenti strategici sulla base di dati e informazioni che consentono di ottimizzare il portfolio di prodotti e servizi IT”.

“Negli ultimi anni la divisione ICT di FCA Italy è riuscita a raggiungere gli obiettivi di risultato ed operativi. CA PPM SaaS ha aiutato la mia squadra a contribuire a questo obiettivo”, conclude Pomettini.

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La spesa ICT si sposta verso la digital transformation https://www.datamanager.it/2016/09/la-spesa-ict-si-sposta-verso-la-digital-transformation/ Fri, 02 Sep 2016 13:14:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=107286 Dal 30% nel 2015, la quota DX della spesa ICT supererà il 50% nel 2019. E per quasi 7 aziende europee su 10 è ormai una priorità di business Secondo le previsioni di IDC, la spesa mondiale in tecnologie per la digital transformation (DX) supererà i 2.100 miliardi di dollari nel 2019, andando a pesare per […]

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Dal 30% nel 2015, la quota DX della spesa ICT supererà il 50% nel 2019. E per quasi 7 aziende europee su 10 è ormai una priorità di business

Secondo le previsioni di IDC, la spesa mondiale in tecnologie per la digital transformation (DX) supererà i 2.100 miliardi di dollari nel 2019, andando a pesare per oltre il 50% sul totale della spesa ICT mondiale attesa per quell’anno. Tra tre anni, quindi, la maggior parte degli investimenti aziendali in tecnologie informatiche sarà destinata ai processi digitali.

IDC sta in effetti registrando un progressivo spostamento della spesa ICT verso i progetti di digital transformation. La quota della spesa DX sul volume complessivo del mercato ICT si è assestata di poco sopra al 30% nel 2015 partendo dal 28% nel 2014, anno in cui IDC ha iniziato a monitorare il fenomeno. Ma già nel 2016, la componente DX è destinata a superare il 35%, per un valore di poco superiore ai 1.300 miliardi di dollari. Il trend individuato da IDC indica che la quota della spesa DX sul totale ICT supererà il 40% nel 2017 e arriverà a toccare il 52% nel 2019, quando oltrepasserà sensibilmente i 2.000 miliardi di dollari di valore.

IDC definisce digital transformation quel processo continuo attraverso il quale un’azienda apporta o si adatta a un cambiamento radicale nel proprio mercato (la cosiddetta “disruption”) facendo leva su tecnologie e competenze digitali per innovare modelli di business, prodotti e servizi, migliorando nel contempo l’efficienza operativa e le prestazioni aziendali. Il processo di digital transformation richiede cambiamenti abilitati dalla tecnologia a livello globale (non limitati quindi a una singola business unit) in almeno una delle seguenti cinque aree o discipline: l’organizzazione (la forza lavoro), la “omni-experience” (il cliente), il modello operativo (i modelli o i processi di business), le informazioni e infine la leadership

Dal 2014, l’onda crescente della digital transformation ha spinto le aziende a indirizzare gli investimenti IT nelle quattro principali tecnologie della Terza Piattaforma – cloud, mobile, big data analytics e social – per iniziare a ridisegnare l’esperienza dei clienti, gestire i dati come veri elementi di differenziazione, creare inediti modelli di business, invece che limitarsi a ottimizzare processi già esistenti.

Un’indagine di IDC condotta recentemente tra le aziende europee evidenzia come la digital transformation venga vista dalla maggior parte delle organizzazioni proprio come un’opportunità unica per abilitare l’innovazione. Il 66% delle aziende in Europa indica anzi la digital transformation come la principale priorità di business per i prossimi mesi.

Tra le aziende europee, rivela la medesima indagine di IDC, l’80% ha già individuato internamente un leader, ovvero un responsabile, per le attività di digital transformation. Nel 23% dei casi di tratta del CIO, nel 19% del CTO e nel 14% del CEO in prima persona. Seguono con percentuali più basse il CFO, il CDO e altri ruoli aziendali.

La funzione IT quindi – nella veste di CIO e CTO – mantiene ancora un ruolo di guida in questa importante e delicata fase, anche se ad essa viene richiesta una maggiore capacità d’integrazione con le LOB. Non a caso, il 65% delle aziende europee sottolinea come le linee di business risultino sempre più coinvolte nelle strategie IT.

Al tema della trasformazione digitale e del ruolo guida dell’IT in questo processo, IDC dedicherà il prossimo 29 settembre un nuovo evento a Milano, l’IDC Digital Transformation Conference 2016. Destinato ad accogliere importanti testimonianze italiane e internazionali, permetterà ad IDC di illustrare quali best practice stanno segnando la strada dell’innovazione digitale, fornendo agli ospiti presenti un quadro aggiornato sul grado di maturità digitale delle aziende e sui principali fenomeni in atto.

Maggiori dettagli sull’evento sono disponibili sul microsito web dedicato

Le cinque facce della Digital Transformation

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Oltre 1 miliardo di euro la spesa ICT degli studi professionali https://www.datamanager.it/2016/02/oltre-1-miliardo-euro-la-spesa-ict-degli-studi-professionali/ Fri, 26 Feb 2016 14:23:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=95576 Per oltre metà  degli studi dei professionisti italiani cresce fatturato e redditività  nel 2015, ma la crescita Nel 2015 sono cresciuti redditività e fatturato degli studi professionali, è aumentato il tempo dedicato all’attività di consulenza, si sono affermati nuovi servizi più orientati al mercato. E sono cresciuti gli investimenti in nuove tecnologie da parte dei circa 150 […]

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Per oltre metà  degli studi dei professionisti italiani cresce fatturato e redditività  nel 2015, ma la crescita

Nel 2015 sono cresciuti redditività e fatturato degli studi professionali, è aumentato il tempo dedicato all’attività di consulenza, si sono affermati nuovi servizi più orientati al mercato. E sono cresciuti gli investimenti in nuove tecnologie da parte dei circa 150 mila studi di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari italiani, che complessivamente hanno speso oltre 1,1 miliardi di euro per l’ICT. In media, la spesa digitale per singolo studio sfiora i 9 mila euro, quasi il 50% in più rispetto ai 6 mila euro preventivati lo scorso anno. E mentre circa il 40% degli studi professionali vede nelle tecnologie uno strumento di sviluppo, si evidenzia una chiara relazione tra l’andamento positivo di fatturato/redditività e l’adozione di nuove tecnologie: i professionisti con crescita in doppia cifra sono quelli che utilizzano maggiormente gli strumenti più evoluti. Le tecnologie più presenti sono quelle che abilitano l’esercizio professionale come la firma digitale, lebanche dati, la gestione dei flussi telematici, ma gli investimenti futuri riguarderanno soprattutto software per la gestione elettronica documentale e la conservazione digitale a norma dei documenti dello studio,  portali per la condivisione documentale e di attività con i clienti, anche se gli studi più evoluti guardano con favore ai software per il controllo di gestione ai workflow e alle applicazioni di business intelligence.

Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentata questa mattina a Milano al convegno “Professionista, oggi apriresti uno studio?”.

“Tra le professioni giuridiche d’impresa cresce la consapevolezza che le ICT siano un alleato dello studio – afferma Claudio Rorato, Direttore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale -. Oggi, pur in presenza di alcune zone d’ombra, una minoranza di professionisti più consistente del passato si sta muovendo, dimostrando capacità di autocritica e volontà di arricchire il bagaglio tecnico-specialistico di nuove competenze, per affrontare nuove sfide anche fuori delle aree tradizionali. Oltre alle prime avanguardie che hanno aperto la strada, il cambiamento coinvolge circa il 30% degli studi professionalinell’uso più intensivo delle tecnologie informatiche, che è sempre più frequente anche nel modello di business oltre che in quello organizzativo. Il miglioramento delle condizioni ambientali e di quelle economico-finanziarie ha permesso di innescare un circolo virtuoso: da una parte le tecnologie hanno consentito di migliorare la produttività e l’efficienza complessiva, dall’altra il miglioramento delle redditività ha permesso agli studi più sensibili alla tecnologia di aumentare la presenza tecnologica”.

Gli indicatori economico-finanziari

La ricerca dell’Osservatorio Professionisti & Innovazione Digitale rivela che il 54% degli studi professionali dichiara una redditività in crescita, rispetto al 43% dello scorso anno. Gli studi italiani sono soprattutto di micro e piccola dimensione: il 54% realizza un fatturato al massimo di 100 mila euro, con un portafoglio di clienti non superiore ai 50 nominativi, per metà il fatturato medio per cliente è di 2 mila euro.

Il 73% degli studi è di natura individuale, l’organico medio è di due professionisti e due dipendenti. L’età media dei professionisti oscilla tra i 45 e i 57 anni, la presenza femminile è quasi pari a quella maschile tra Avvocati e Consulenti del Lavoro, più maschile tra i Commercialisti. I dipendenti hanno un’età media di poco inferiore ai 40 anni e sono prevalentemente donne. In media gli studi professionali sono fornitori della PA nel 25% dei casi. Eccetto gli studi della propria categoria professionale, iconcorrenti più frequenti sono le associazioni di categoria e i CAF, verso i quali la leva competitiva più utilizzata è il prezzo. Circa il 30% dei professionisti vede nella collaborazione una leva importante contro la crisi e per l’ampliamento del modello di business: un terzo degli studi collabora stabilmente con altri, anche se in modo non formalizzato.

L’analisi su un panel di 258 studi che hanno risposto alla survey dell’Osservatorio sia nel 2014 sia nel 2015 rivela che – fatto 100 il tempo lavorativo dello studio – cresce il tempo dedicato alle attività di business (70% vs 60%). Si ipotizzano quindi circa venti giorni in più a disposizione degli studi per produrre ricavi grazie alla migliore organizzazione, ottenuta anche con l’ausilio delle tecnologie. A livello generale, invece, l’indagine del 2015 evidenzia che l’attività di consulenza pesa il 27% circa, in aumento rispetto agli anni precedenti (16%-20% circa). Pur rimanendo prevalente l’attività tradizionale, nel 2015 la consulenza cresce per un numero di studi doppio rispetto a quelli che dichiarano un incremento dell’attività tradizionale (29% vs 14%). I professionisti trovano un alleato prezioso nella tecnologia, perché l’8% la offre anche attraverso un portale accessibile alla clientela. Inoltre, il 51% degli studi ha interesse per la consulenza online. Le principali ragioni di ciò sono la maggiore visibilità (44%), la possibilità di intercettare nuova clientela (29%), la fidelizzazione della clientela esistente (18%), l’incremento del fatturato (9%).

“L’attività di consulenza è destinata a pesare sempre di più all’interno del conto economico e del tempo lavorativo – dice Claudio Rorato –. Se le attività tradizionali resteranno strumento di fidelizzazione in grado di garantire entrate regolari, questa garantirà margini più elevati con alcuni gradi di discontinuità temporale. E la consulenza online contribuirà sempre più a fornire un supporto come primo contatto con alcune realtà imprenditoriali”.

I servizi

I professionisti si stanno affrancando gradualmente dai tradizionali servizi guidati da obblighi di legge per andare verso altri più market oriented. Trasversale a tutte le professioni (59%) è la consulenza contrattuale su temi non ICT, ma comune è la tendenza verso un maggiore portafoglio di servizi nell’immediato futuro, in particolare l’attività di consulenza per la finanza agevolata o per i finanziamenti europei (36%), il supporto allo sviluppo di nuovi mercati (35%) e l’assistenza alle startup (34%). L’assistenza ai clienti per le attività nei mercati esteri è ancora un punto debole. Solamente il 5% degli studi assiste direttamente i clienti sull’internazionalizzazione, l’8% lo fa ricorrendo a corrispondenti locali e il 15% in modo parziale, limitandosi a svolgere alcune attività senza interagire con corrispondenti o altri soggetti esteri. Il 38% non dispone di clientela interessata ai mercati esteri, mentre il 12% è impreparato. Appena il 3% degli studi si sta attrezzando per far fronte a questa esigenza.

Gli investimenti in tecnologia – La spesa in ICT complessiva dagli studi nel corso del 2015 ha superato 1,1 miliardi di euro, così ripartita: il 12% per investimenti in innovazione, il 16% per sviluppo dell’esistente, il 20% per adeguamento tecnologico o normativo, il 53% per attività di gestione dell’esistente. Nel prossimo biennio si prevede una spesa di circa 1,2 miliardi di euro annui, con un’ulteriore crescita dell’8%. Le tecnologie più presenti negli studi sono quelle abilitanti l’esercizio professionale (firma digitale, banche dati, gestione dei flussi telematici). Gli investimenti futuri riguarderanno invece principalmente software per la gestione elettronica documentale e la conservazione digitale a norma dei documenti dello studio (entrambi al 39%), portali per la condivisione documentale e di attività con i clienti (34%) e siti internet (33%). Le esperienze raccolte in due anni di Ricerca dell’Osservatorio hanno portato a selezionare 145 Studi, che hanno avviato o concluso progetti di miglioramento digital based con soluzioni che riguardano funzionalità in più di un’area organizzativa. In particolare, il 74% dei progetti coinvolge l’efficienza interna (dematerializzazione documentale, archiviazione digitale, lavoro in mobilità, firma grafometrica dei clienti per i dichiarativi), il 72% è relativo a soluzioni che impattano sulla relazione con i clienti (portali per la condivisione di documenti e attività) il 55% riguarda, invece, l’erogazione di nuovi servizi (acquisizione dati da altri soggetti per la pianificazione finanziaria, app per fornire un calendario delle scadenze dei pagamenti, formazione a distanza).

Cresce la propensione all’uso del cloud computing, nonostante persistano le perplessità nel mondo
professionale: tra coloro che utilizzano applicazioni in cloud, il 79% le usa per la PEC e il 66% per la posta elettronica di studio, il 62% per le banche dati; tra coloro, invece, che usano il cloud per le strutture hardware, il 12% lo impiega per tutti i server, il 22% solamente per una parte di essi. Del 66%, invece, che non usa il cloud per l’hardware, il 37% è interessato a valutarlo già il prossimo anno. La spesa media 2015 in ICT per singolo studio – al netto di quelli che dichiarano di non aver effettuato investimenti in tecnologie (3%) – sfiora i 9 mila euro, rispetto ai 6.300 euro preventivati lo scorso anno. Poco meno di mille euro sono destinati a soluzioni innovative e circa 3 mila euro allo sviluppo o aggiornamento normativo. Interessante notare che da un panel di 134 studi che hanno risposto alla survey dell’Osservatorio sia tre anni fa che nel 2015, risulta che solamente l’1% di coloro che avevano dichiarato che non avrebbero investito in ICT nei due anni successivi, ha mantenuto fede all’intenzione. Emerge una reciproca influenza tra l’andamento del fatturato/redditività e l’adozione di tecnologie all’interno degli studi. La relazione è più evidente quanto maggiore è la crescita del fatturato e della redditività. Gli studi che dichiarano una crescita in doppia cifra di entrambe le variabili, rivelano la più elevata incidenza di tecnologie evolute (maggiore al 30%) sul totale delle tecnologie presenti nello studio.

La formazione

Cresce la domanda di formazione per gestire meglio la comunicazione e le relazioni con l’esterno. Lo rivela l’indagine sulla formazione dei professionisti, che, come normale, si indirizza principalmente sulle materie giuridiche e sull’aggiornamento normativo (87%), sui temi economici e aziendali (59%), sull’addestramento degli applicativi (51%) e sull’organizzazione dello studio (50%). Ma per il 2016 cresce l’interesse verso le soft skills come team building o public speaking (+10%), comunicazione (+9%) e utilizzo dei social network (+6%). Le competenze che tutte le professioni ritengono utili da sviluppare sono le abilità nell’uso dell’ICT (33%) e la comunicazione per promuovere meglio lo studio. Nello specifico, gli Avvocati privilegiano lo sviluppo di competenze su contenuti giuridici legati alle ICT (27%), i Commercialisti, i Consulenti del Lavoro e gli Studi Multidisciplinari la capacità di analisi organizzativa per le aziende clienti. “E’ evidente il desiderio da parte degli studi professionali di interagire meglio con il mercato e di aumentare alcune abilità nell’ambito della comunicazione – commenta Claudio Rorato -. Si sta creando la consapevolezza che nuove abilità devono entrare nella ‘cassetta degli attrezzi’ del professionista, che non può trascurare le tendenze emergenti dal mercato”.

Il Premio Professionista Digitale 2015 – L’Osservatorio ha consegnato il Premio Professionista Digitale 2015 agli Studi che si sono distinti per capacità innovativa a livello organizzativo e di business con l’utilizzo delle tecnologie digitali. Hanno ricevuto il riconoscimento in ex aequo per la categoria Avvocati Digital & Law Department Studio Legale Lisi – Lecce con il progetto “KnowIT” e Studio Legale Labate – Roma con il progetto “Studio online”; per la categoria Dottori Commercialisti Barbieri & Associati Dottori Commercialisti – Bologna con il progetto “Vuoi noi? Parliamone!”; per la categoria Consulenti del Lavoro Studio Pietro Antonietti Consulenti del Lavoro Novara con il progetto “HR Business Intelligence”. Gli altri finalisti del Premio Professionista Digitale 2015 sono l’Avvocato Sonia Canevisio (LO), Studio Legale Benedet, Polesel, Stramare & Corsini – Associazione Professionale (PN), Quadra Studio (VI), Caravati Pagani – Dottori Commercialisti Associati (NO), SistemaFisco (VI), Studio Sellitto (SA), Studio Paserio – Consulenti del Lavoro (VA).

 

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Global Connectivity Index https://www.datamanager.it/2014/09/global-connectivity-index/ Thu, 18 Sep 2014 09:15:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=61089 Ecco come la connettività influisce sul PIL dei singoli Paesi; la Germania in testa alle classifiche Huawei ha presentato il Global Connectivity Index (GCI) in occasione del Huawei Cloud Congress 2014 (HCC). La ricerca, che ha coinvolto 25 Paesi in via di sviluppo ed emergenti (che rappresentano circa il 78% del PIL mondiale e il […]

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Ecco come la connettività influisce sul PIL dei singoli Paesi; la Germania in testa alle classifiche

Huawei ha presentato il Global Connectivity Index (GCI) in occasione del Huawei Cloud Congress 2014 (HCC). La ricerca, che ha coinvolto 25 Paesi in via di sviluppo ed emergenti (che rappresentano circa il 78% del PIL mondiale e il 68% della popolazione) e 10 settori, rappresenta la prima valutazione quantitativa e qualitativa sulla connettività sia secondo la prospettiva nazionale che settoriale. Il Huawei Cloud Congress tenutosi a Shanghai riunisce clienti, partner e professionisti dell’ICT con l’obiettivo di condividere conoscenze e promuovere il dialogo sulle tendenze del settore e sulle tecnologie di ultima generazione.

Nel corso del Huawei Cloud Congress 2014, William Xu, Chief Strategy e Marketing Officer di Huawei, ha commentato: “Focalizzandosi sulla Pipe Strategy, Huawei ha continuato a dedicarsi al miglioramento della connettività e della comunicazione a livello globale. Ad oggi, le nostre soluzioni consentono a circa un terzo della popolazione mondiale di comunicare. La vasta esperienza che abbiamo maturato ci permette di affrontare le tematiche relative allo sviluppo della connettività in modo scientifico, completo e obiettivo”.

Lo studio ha preso in esame sia aziende di Paesi emergenti sia di quelli già sviluppati che hanno fornito dati relativi a 10 settori di primaria importanza tra i quali finanza, manifatturiero, istruzione, trasporti e logistica, e mostrato interessanti trend di mercato.

La connettività dei singoli Paesi influisce sul PIL

Il rapporto ha rilevato come la connettività dei singoli Paesi sia strettamente legata al loro PIL. Infatti, i 16 indici esaminati dimostrano che per ogni punto percentuale di crescita del Global Connettivity Index si evidenzia un aumento del PIL pro capite che varia dal 1,4 al 1,9%, dato che diventa leggermente più alto nei Paesi emergenti. Tra le nazioni esaminate, la Germania si è classificata al primo posto grazie al suo forte impegno nella ricerca e ai continui investimenti per lo sviluppo di tecnologie ICT, confermando di essere un mercato competitivo e vita. La ricerca ha anche rivelato come i Paesi in via di sviluppo stiano accelerando la loro crescita grazie a investimenti strategici in ICT. Ad esempio nazioni come il Cile, il Kenya e l’Egitto hanno fatto registrare i valori di crescita più elevati. Il potenziale della connettività può essere pienamente sfruttato attraverso una pianificazione strategica e le capacità ICT possono rappresentare un vero e proprio impulso per la crescita economica delle nazioni.

Huawei prevede che saranno stabilite oltre 100 miliardi di connessioni a livello globale entro il 2025, il 90% delle quali attraverso sensori intelligenti. Questo aumento sarà possibile principalmente grazie a quelle imprese che stanno implementando o implementeranno in futuro le connessioni di rete. Sfruttando la connettività per semplificare i processi aziendali, ridurre i costi e migliorare l’efficienza, le società potranno guidare l’innovazione e spostare l’attenzione da una rete prettamente orientata al consumer verso un web più attento all’industria.

Quali aziende investono in ICT

Il rapporto ha inoltre evidenziato come le diverse tipologie di imprese investono e traggono vantaggi dall’ICT; lo scopo era comprendere le ragioni che portano alcuni settori ad avviare una trasformazione digitale a differenza di altri settori che non intraprendono quella strada. In questo processo, la ricerca ha suddiviso le società in quattro categorie distinte: “innovatori”, “strateghi”, “tattici” e “ritardatari”. Si considerano innovatrici le società che sfruttano l’ICT come motore fondamentale per la trasformazione del business e investono costantemente in maniera proattiva, rimodellando di volta in volta i modelli di business. Settori come finanza, istruzione, petrolifero e manifatturiero dimostrano come l’ICT sia in grado di trasformare le aziende. Il 71% delle società finanziarie ha confermato che i propri investimenti ICT aumenteranno di oltre il 5% nel corso dei prossimi due anni, il dato più alto riscontrato in termini di sviluppo. In generale, secondo il Global Connectivity Index, il 65% del campione esaminato prevede di aumentare gli investimenti ICT nel corso dei prossimi due anni.

La banda larga mobile, il cloud computing, i Big Data e l’Internet of Things (IoT) sono i quattro motori tecnologici e la maggior parte delle imprese si sta focalizzando su queste aree di sviluppo. Huawei prevede che entro il 2020 la spesa globale dell’ICT aumenterà di circa 5 trilioni di dollari. Oggi le tecnologie ICT basate sulla connettività sono utilizzate come importante sistema di supporto, ma questo ruolo tradizionale sta velocemente cambiando e l’ICT sarà sempre più integrato con i sistemi di produzione per generare valore. La connettività è diventata un nuovo fattore di produzione che va ad aggiungersi al territorio, al lavoro, ai capitali e alla tecnologia.

William Xu ha concluso:  “Crediamo che il Global Connectivity Index offrirà uno spunto di riflessione per futuri investimenti in ICT nei vari settori e Paesi, ma, cosa ben più importante, siamo convinti che sarà un importante riferimento per i responsabili delle politiche del settore e i leader aziendali. Huawei continuerà a lavorare a stretto contatto con i partner del settore per facilitare i collegamenti tra persone, tra persone e dispositivi e tra dispositivi stessi, per creare un mondo migliore interamente connesso”.

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Assinform: digitalizzazione della PA in Italia a passo troppo lento https://www.datamanager.it/news/assinform-digitalizzazione-della-pa-italia-passo-troppo-lento-51580.html Wed, 20 Nov 2013 18:00:14 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/assinform-digitalizzazione-della-pa-in-italia-a-passo-troppo-lento/ La spesa ICT complessiva della PA ha subito tra il 2007 e 2013 un calo medio annuo del 2,8%, a scapito degli investimenti. Fa eccezione la Sanità in crescita. Amministrazioni Centrali e Locali ancora a compartimenti stagni. Il progresso nei servizi online per cittadini e imprese non basta. E’ urgente realizzare le iniziative annunciate, coinvolgendo il settore ICT

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La spesa ICT complessiva della PA ha subito tra il 2007 e 2013 un calo medio annuo del 2,8%, a scapito degli investimenti. Fa eccezione la Sanità in crescita. Amministrazioni Centrali e Locali ancora a compartimenti stagni. Il progresso nei servizi online per cittadini e imprese non basta. E’ urgente realizzare le iniziative annunciate, coinvolgendo il settore ICT

“La Pubblica Amministrazione italiana è in forte ritardo sul fronte della digitalizzazione. La spesa continua calare, si investe sempre meno e permane una frammentazione nell’uso e nell’allocazione delle risorse che non consente di fare sistema. Troppe iniziative sono annunciate e tardano ad essere avviate. I vincoli di bilancio sono noti, ma non si interviene ancora sulla tipologia della spesa, superando i tagli lineari. Non si guarda alla spinta che potrebbe dare la collaborazione pubblico-privato in chiave di project financing. Pur riconoscendo gli sforzi che sono stati fatti, bisogna rendersi conto che è necessario fare di più, meglio e in tempi più brevi”. E’ quanto ha affermato Elio Catania, Presidente Assinform, alla presentazione del 2° Osservatorio Assinform sull’ICT nella Pa, avvenuta oggi a Roma alla presenza di Francesco Caio (Coordinatore Agenda Digitale), Domenico Casalino (AD Consip), Agostino Ragosa (DG Agenzia per l’Italia Digitale), l’On.le Paolo Gentiloni e di Linda Lanzillotta (Vicepresidente del Senato).

Il Ministro Beatrice Lorenzin ha fatto pervenire un suo messaggio scritto per l’importanza che riveste l’Agenda Digitale nella Sanità.

Le principali evidenze dell’Osservatorio – l’indagine realizzata da Assinform con NetConsulting e Netics, il sostegno di Dedagroup, InfoCamere, Postecom, Telecom Italia e la collaborazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale e Consip – sono chiare.

I dati dell’Osservatorio Assinform

La spesa ICT complessiva della PA Centrale e Locale tra 2007 e 2013 mostra un calo medio annuo prossimo ai 3 punti percentuali, addirittura del 4,3% nel 2012, quando è risultata pari a 5.422 milioni di euro al netto delle spese per il personale e dell’IVA. In più è cresciuta la quota della spesa corrente sulla spesa complessiva, a scapito di quella per investimenti. Quest’ultima, è scesa nel 2012 nella PA Centrale al 40,5% per l’IT e al 14,3% per le TLC, nelle Regioni rispettivamente al 26% e al 18,1%, nei Comuni e nelle Province a quote ancora inferiori (compresi tra i 12,5% e il 14% e tra il 9% e il 7%); unica eccezione il settore della Sanità in controtendenza. Il livello di integrazione applicativa e delle basi dati risulta ancora modesto, con gli Enti della PA Centrale (PAC) che nel 58% dei casi non hanno basi dati integrate con gli altri Enti della PAC e nel 90% dei casi con le Amministrazioni Locali. E questo trova anche riscontro nell’elevata frammentazione dei data center: ben 4.000 su tutto il territorio italiano, con conseguenti duplicazioni di basi informative, spreco di capacità di elaborazione e problemi di interoperabilità e standardizazzione. E se è vero che importanti progressi si sono fatti sul fronte dei servizi on line ai cittadini e alle imprese, resta il fatto che manca una visione integrata nell’erogazione dei servizi, ancora spesso limitata al download della modulistica da compilare. Eccezioni ed eccellenze esistono per alcuni Enti, come Inps e Agenzia delle Entrate, mentre a livello Locale nei Comuni, l’utilizzo online supera il 50% delle pratiche totali solo per sport, cultura e pratiche edilizie.

“Gli investimenti per l’ammodernamento della Pubblica Amministrazione devono avere assoluta priorità nell’Agenda politica del Governo per tre ragioni fondamentali. La prima è che essi sono l’unica leva concreta per aumentare l’efficienza e il valore aggiunto creato dalla PA senza distogliere le risorse dalle iniziative di rilancio dell’economia; la seconda è che essi sono il motore di cui necessitiamo per indurre la digitalizzazione del Paese attraverso gli standard dei servizi evoluti a cittadini e imprese; la terza è che tali investimenti, in una fase di mancata crescita dell’economia, sono essenziali per la vitalità e lo sviluppo di un’industria, qual è quella dell’ICT, di assoluta rilevanza strategica per il nostro Paese.

Ben vengano le tre priorità individuate nell’ambito dell’Agenda Digitale Italiana (identità digitale, anagrafe unica e fatturazione elettronica) purché si metta una marcia in più e soprattutto si passi dalle Agende ai progetti esecutivi con responsabilità chiare e tempi attuativi ben identificati.” ha concluso il Presidente di Assinform, Catania.

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Spesa Ict della PA: ridotta di 700 milioni in sei anni https://www.datamanager.it/news/assinform/spesa-ict-della-pa-ridotta-di-700-milioni-sei-anni Tue, 08 Nov 2011 15:32:29 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/11/spesa-ict-della-pa-ridotta-di-700-milioni-in-sei-anni/ Presentati a Roma i risultati del primo Osservatorio Assinform sull’Ict nella Pa: dal 2005 al 2011 la spesa Ict della Pa è passata da 6.296 a 5.578 milioni di euro

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Presentati a Roma i risultati del primo Osservatorio Assinform sull’Ict nella Pa: dal 2005 al 2011 la spesa Ict della Pa è passata da 6.296 a 5.578 milioni di euro

“Netto, purtroppo, il trend di riduzione della spesa pubblica nelle tecnologie digitali, dell’ordine del -2% annuo nell’ultimo quinquennio, che ha comportato minori risorse destinate alla modernizzazione della Pubblica Amministrazione per oltre 700 milioni di euro. Nonostante l’azione qualificata e pressante del Ministro dell’Innovazione, alla scarsità di fondi si aggiunge la resistenza al cambiamento, da cui deriva anche una bassa capacità, da parte della Pa, di ottimizzare i finanziamenti disponibili, tanto che almeno il 20% della spesa impegnata sull’Ict non si traduce poi in spesa effettiva. Ancora troppo scarsa è l’attenzione verso le aree di maggior impatto innovativo come i servizi digitali interattivi. A oggi solo 5 Regioni su 21 consentono in buona parte i pagamenti online, mentre ancor più bassa è la percentuale di servizi on line per le imprese, offerti solo dal 9% dei Comuni e dal 30% delle Province. Dalla persistente difficoltà delle amministrazioni di comunicare fra loro, di interconnettersi , di condividere linee strategiche e modelli di governance, derivano inefficienze di sistema difficilmente quantificabili, che comunque pesano sui budget It per non meno del 5% della spesa complessiva, pari a circa 156 milioni di euro.

Ad alta criticità continua ad essere il rapporto con la filiera dei fornitori, con gare al massimo ribasso che portano a tariffe professionali non sostenibili, barriere d’ingresso penalizzanti per le Pmi, ritardi dei pagamenti non più accettabili, tutto ciò a fronte di un crescente ruolo dell’in-house che oggi assorbe circa 1/4 della spesa pubblica It. Da questo quadro emerge un processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione che marcia a rilento, in modo disomogeneo e frammentario, con molte esperienze di eccellenza che convivono accanto a situazioni di arretratezza, spesso in una stessa regione o addirittura all’interno di una stessa amministrazione, con progetti avviati su cui poi è difficile mantenere il controllo ed effettuare la valutazione dei risultati. Nel suo complesso la Pa italiana appare ancora lontana dal generare una massa critica di prestazioni e servizi e innovativi, tanto da consentire al cittadino e alle imprese di avere la percezione di un effettivo progresso”.

E’ quanto ha affermato Paolo Angelucci, presidente Assinform nell’introdurre a Roma il convegno di presentazione del primo Osservatorio Assinform sull’Ict nella Pa, iniziativa nata per superare la frammentazione delle analisi e dei dati con l’obiettivo di fornire, con cadenza annuale, un quadro aggiornato dei processi di innovazione digitale nella Pubblica Amministrazione italiana. Al convegno sono intervenuti il Capo Dipartimento digitalizzazione e innovazione del Ministero per la Pubblica Amministrazione Renzo Turatto e il presidente di Unindustria e Confindustria Lazio Aurelio Regina. A Giancarlo Capitani ad NetConsulting e Paolo Colli Franzone, direttore Netics è toccata l’illustrazione in dettaglio dei risultati dell’indagine, a cui è seguita una tavola rotonda alla quale hanno preso parte Francesco Beltrame, Presidente Digit PA, Domenico Casalino Amministratore Delegato Consip, Angelo Lino Del Favero Presidente Federsanità, Lucia Pasetti Vice Presidente Cisis.

“Consolidare un processo di vero e proprio “switch-off” verso il digitale nella Pa italiana è tuttavia possibile – ha continuato Angelucci – Ci sembra che la strada intrapresa dal Ministro Brunetta di imporre per legge l’obbligatorietà di alcuni passaggi, così com’è avvenuto per i certificati medici on line, sia quella giusta. Ora molto ci attendiamo dall’obbligo di utilizzo della Pec, che scatterà il 29 novembre, per una serie di adempimenti e comunicazioni formali delle imprese verso la Pa. La dematerializzazione dei documenti pubblici è una via obbligata come fattore di risparmio e liberazione di risorse da utilizzare per lanciare nuovi servizi. In uno scenario di piena adozione della fatturazione elettronica, della Pec e della digitalizzazione del fascicolo e pratiche del personale, si potrebbero risparmiare fino a 7,5 miliardi di euro. Allo stesso tempo, il risparmio ottenibile con la completa diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico, secondo la nostra stima, si aggira intorno ai 2,2 miliardi di euro l’anno”.

L’incontro è stata l’occasione per la sigla di un protocollo d’intesa tra il Ministero della Pa e dell’innovazione e Assinform, a costo zero per le finanze pubbliche, con cui si avvia una collaborazione per l’attuazione del Piano e-Gov 2012. Un vero e proprio piano operativo è alla base dell’intesa, con un calendario di iniziative da realizzare fino a tutto l’anno prossimo: road show sul territorio nazionale per la diffusione del Cad con il coinvolgimento delle realtà locali di Confindustria; pianificazione congiunta dell’edizione 2012 dell’Osservatorio Ict nella Pa, anche al fine di approfondire le valutazioni dei costi/benefici dei servizi; un’attività mirata di seminari per la formazione delle diverse amministrazioni pubbliche.

“La nostra collaborazione con il Ministero della Pa e dell’Innovazione – ha concluso il presidente di Assinform – vuole rappresentare un contributo concreto di sostegno al processo di modernizzazione della Pa, diretto sia a individuare gli aspetti di criticità e le modalità per il loro superamento, che a far emergere le best practices e i progetti di successo, valutando le opportunità di replicarli, connetterli, utilizzarli come rampe di lancio di programmi su più vasta scala”.

Il panel considerato dall’Osservatorio Assinform è forse il più esteso e rappresentativo che abbia mai interessato finora un’indagine del genere, avendo riguardato in totale 654 soggetti pubblici, di cui il 100% delle amministrazioni centrali, delle regioni e province autonome, il 4,6% dei comuni e il 26%, dei comuni oltre i 20 mila abitanti, il 18% delle province, il 3,6% delle comunità montane, il 20,5% delle Asl, il 23% delle aziende ospedaliere pubbliche, l’85,7% degli assessorati regionali alla Sanità e delle agenzie regionali.

L’osservatorio Ict nella PA è promosso da Assinform e realizzato da NetConsulting e Netics con il supporto di Consip e delle aziende associate Dedagroup, Dell, Gpi, Engineering, Infocamere, Insiel Fvg, Insiel Mercato, Intel, Noemalife, Siscom, Telecom Italia, Vega.

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