spyware – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 15 Jun 2018 12:08:00 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png spyware – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 ESET scopre InvisiMole, lo spyware che trasforma il computer in una videocamera https://www.datamanager.it/2018/06/eset-scopre-invisimole-lo-spyware-che-trasforma-il-computer-in-una-videocamera/ Fri, 15 Jun 2018 12:08:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149686 I ricercatori di ESET, il più grande produttore di software per la sicurezza digitale dell’Unione europea, hanno identificato InvisiMole, un potente spyware in grado di trasformare il PC infetto in una videocamera, consentendo ai cyber criminali di vedere e ascoltare ciò che accade nell’ufficio della vittima o dovunque si trovi il dispositivo infetto. InvisiMole ha […]

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I ricercatori di ESET, il più grande produttore di software per la sicurezza digitale dell’Unione europea, hanno identificato InvisiMole, un potente spyware in grado di trasformare il PC infetto in una videocamera, consentendo ai cyber criminali di vedere e ascoltare ciò che accade nell’ufficio della vittima o dovunque si trovi il dispositivo infetto.

InvisiMole ha un’architettura modulare e veicola l’infezione attraverso un wrapper DLL che svolge le sue attività utilizzando altri due moduli incorporati. Entrambi i moduli sono backdoor ricche di funzionalità, che insieme danno la possibilità di raccogliere quante più informazioni possibili sull’obiettivo.

Il wrapper DDL viene programmato utilizzando il Free Pascal Compiler, collocato nella cartella Windows e mascherato come file di libreria mpr.dll a 32 o 64 bit. I due moduli di accompagnamento, RC2FM e RC2CL, vengono caricati dal wrapper nel processo explorer.exe che aiuta a tenerlo separato e quindi nascosto durante il normale funzionamento.

Il modulo RC2FM contiene una backdoor e può eseguire 15 comandi che spaziano dal catturare screenshot, attivare il microfono, aprire, chiudere e caricare nuovi file.

Il modulo RC2CL ha capacità molto simili ma è inoltre in grado di raccogliere quanti più dati possibili dalla macchina infetta. È interessante notare che esiste un’opzione nel modulo RC2CL per disattivare la sua funzionalità backdoor e agire come un proxy.

La telemetria di ESET indica che InvisiMole è attivo almeno dal 2013 ma è stato individuato e analizzato solo dopo essere stato rilevato dalle soluzioni di ESET su computer compromessi in Ucraina e Russia.

La campagna che utilizza InvisiMole è altamente mirata e non sorprende dunque che il malware abbia un basso tasso di infezione, con una manciata di computer colpiti.

Il metodo di diffusione di InvisiMole non è ancora stato individuato e i ricercatori di ESET non escludono alcun vettore di infezione, inclusa l’installazione facilitata dall’accesso fisico alla macchina.

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Barracuda lancia Security Insight Platform https://www.datamanager.it/2018/02/barracuda-lancia-security-insight-platform/ Fri, 16 Feb 2018 13:06:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141311 Disponibile gratuitamente, la nuova piattaforma presenta in tempo reale i trend sulle minacce in atto Barracuda Networks annuncia la disponibilità di Barracuda Security Insight, una nuova piattaforma gratuita che offre in tempo reale informazioni dettagliate sulle minacce e sui rischi per la sicurezza per aiutare consumatori e professionisti IT a essere sempre aggiornati sui livelli delle […]

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Disponibile gratuitamente, la nuova piattaforma presenta in tempo reale i trend sulle minacce in atto

Barracuda Networks annuncia la disponibilità di Barracuda Security Insight, una nuova piattaforma gratuita che offre in tempo reale informazioni dettagliate sulle minacce e sui rischi per la sicurezza per aiutare consumatori e professionisti IT a essere sempre aggiornati sui livelli delle minacce globali.

Analizzando i dati raccolti in tutto il mondo dagli endpoint Barracuda, Barracuda Security Insight permette di determinare i livelli attuali di rischi per la cybersicurezza in base all’analisi di email, reti e flussi di traffico web. La piattaforma fornisce sintesi e viste dettagliate sulle campagne in atto che Barracuda registra in tempo reale.

Di seguito alcune delle minacce recentemente rilevate da Barracuda Security Insight:

  • Tra i file pericolosi trasmessi attraverso le superfici di attacco osservate, i file PDF sono i più rappresentati in virtù della facilità di costruzione e trasmissione. Ben 41 milioni dei file PDF analizzati negli ultimi tre mesi erano parte di un attacco. I PDF spesso contengono link a siti malevoli o script attivi.
  • Gli attacchi più sofisticati e con la più alta efficacia sono condotti mediante script incorporati quali Javascript (JS) e VisualBasic (VB). Recenti ricerche rivelano che oltre il 75% di questi script è malevolo. Gli script possono essere incorporati in file Html o in altri formati complessi come Rtf e file Office. Dei 70 milioni di documenti Office esaminati nei tre mesi passati, 4,7 milioni erano malevoli o sospetti.
  • I file compressi sono un metodo sempre più usato dai cybercriminali per trasmettere attacchi e nascondere infezioni non malevole come, ad esempio, gli script PowerShell (PS). Un episodio è avvenuto nel settembre 2017, quando Barracuda ha individuato e bloccato un’imponente campagna ransomware, durante la quale 27 milioni di email sono state recapitate ai clienti di Barracuda nel giro di 24 ore.

Questi trend individuati da Barracuda Security Insight sono destinati a proseguire con l’uso esteso di file “armati” per lanciare imponenti attacchi. Consideriamo inoltre che la violazione dei sistemi di Equifax e altri recenti eventi hanno portato al furto delle informazioni personali di milioni di consumatori. Barracuda prevede un incremento nell’uso di queste informazioni sia per attacchi di phishing di massa sia per attacchi mirati di spear phishing.

“Le organizzazioni spesso si rendono conto dei cyberattacchi quando il danno è già fatto”, afferma Fleming Shi, SVP Technology di Barracuda. “Offrendo una piattaforma globale gratuita come Barracuda Security Insight possiamo contribuire ad accrescere la consapevolezza sui rischi per la sicurezza, identificando in modo proattivo le minacce in corso a cui tutti dovrebbero prestare la massima attenzione. Chi usa questa piattaforma può in definitiva ottenere una migliore comprensione dello scenario delle minacce in tempo reale, una conoscenza che può portare a realizzare una posizione di maggiore sicurezza”.

Come funziona Barracuda Security Insight

Barracuda analizza grandi quantità di dati sulle minacce globali provenienti da diverse fonti e li presenta mediante Security Insight sotto forma di trend facilmente interpretabili, informazioni dettagliate sulle campagne in atto e con classifiche aggregate di pericolosità.

Barracuda Security Insight esamina le attività in tempo reale registrate nei seguenti traffici:

  • Email: attacchi veicolati via email contenenti link e allegati malevoli, malware, ransomware e botnet.
  • Perimetro della rete: vulnerabilità ora zero, attacchi di forza bruta, DDoS, spyware e spam.
  • Accesso Web: attacchi durante la navigazione con ransomware, malware ed exploit di vulnerabilità.
  • Endpoint: malware, spyware persistente, botnet, click fraud, malware dell’IoT e app compromesse.

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Profili falsi e cyber truffatori: Kaspersky Lab svela il lato oscuro del dating online https://www.datamanager.it/2017/10/profili-falsi-cyber-truffatori-kaspersky-lab-svela-lato-oscuro-del-dating-online/ Wed, 11 Oct 2017 12:13:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132647 Sebbene il 40% degli italiani dichiari di utilizzare servizi e app di dating online, non tutti vivono esperienze positive. Secondo quanto emerge dall’ultima indagine di Kaspersky Lab, infatti, chi cerca “la persona giusta” online potrebbe rimanere deluso: molti hanno infatti incontrato informazioni o foto false, link nocivi, truffatori che cercano di estorcere informazioni o persone […]

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Sebbene il 40% degli italiani dichiari di utilizzare servizi e app di dating online, non tutti vivono esperienze positive. Secondo quanto emerge dall’ultima indagine di Kaspersky Lab, infatti, chi cerca “la persona giusta” online potrebbe rimanere deluso: molti hanno infatti incontrato informazioni o foto false, link nocivi, truffatori che cercano di estorcere informazioni o persone che mentono sul tipo di relazione che stanno cercando.

L’indagine ha evidenziato come gli utenti alla ricerca della propria anima gemella sulle piattaforme di dating online – come Tinder, Bumble, OK Cupid, Badoo e altri ancora – siano una minoranza: solo il 4% degli italiani (l’11% degli utenti globali) usa il dating online per trovare un compagno per la vita, mentre il 41% lo fa per divertimento e una persona su dieci (10%) cerca solo rapporti sessuali.

Inoltre, il mondo del dating online è ricco di informazioni false, che possono costituire un ulteriore problema per chi cerca il vero amore. Quasi la metà degli italiani (44%) ha ammesso di mentire sulle piattaforme di dating online, pubblicando false informazioni in modo da sembrare migliori di quanto siano nella vita reale o persino per cogliere in flagrante il proprio partner.

La proliferazione di notizie false ha un effetto deterrente per le persone che usano onestamente i servizi di dating online: un utente italiano su dieci (10%) è stato ingannato da foto fasulle, uno su sette (15%) da false aspettative dichiarate nel profilo e il 7% da bugie sulla situazione sentimentale del partner desiderato. È interessante – e quasi paradossale – scoprire che le informazioni false rappresentano una maggiore scocciatura per gli impostori che per gli utenti onesti.

Tuttavia, non sono solo le informazioni fasulle a preoccupare gli utenti di tutto il mondo ma anche le minacce per la loro sicurezza online: un utente su dieci ha citato fattori come ricevere link nocivi o malware che possono infettare il proprio dispositivo (12%) o incontrare truffatori che cercano di estorcere informazioni personali o finanziarie (8%). Per quanto riguarda questo tipo di minacce, i “falsificatori” hanno maggiori probabilità di diventare vittime del cyber crimine. Ad esempio, l’11% di chi condivide informazioni false ha visto il proprio dispositivo infettato da malware, spyware o ransomware attraverso una piattaforma di dating online, rispetto al solo 1% di chi si comporta in modo onesto.

“Il dating online è un ottimo modo per incontrare nuove persone in un mondo in cui siamo sempre più connessi e indaffarati ed è facile capire come mai quasi la metà degli italiani si affidi a queste piattaforme”, ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. “Tuttavia, non fila sempre tutto liscio e chi cerca la propria anima gemella online si trova ad affrontare una gran quantità di informazioni false, truffatori o spiacevoli secondi fini. Il numero elevato di persone che mentono su queste piattaforme, ad esempio cercando di sembrare migliori o più attraenti di quanto siano realmente, evidenzia come gli utenti sfruttino questi servizi digitali per filtrare e distorcere le informazioni in un modo che sarebbe impossibile nel mondo reale.

“Così come ogni tendenza online, sfortunatamente ci sono persone che cercano di sfruttare i servizi di dating online per scopi nocivi. Non suggeriamo certamente agli utenti di evitare del tutto il dating online ma consigliamo loro di prestare sempre molta attenzione alla propria sicurezza. Una migliore consapevolezza, insieme a una soluzione di sicurezza adattiva in grado di rispondere a diverse situazioni e proteggere ogni dispositivo utilizzato dalle minacce online, è il miglior modo per cominciare”.

Per aiutare gli utenti a proteggersi da truffatori e personaggi sgradevoli sulle piattaforme di dating online, Kaspersky Lab offre una gamma di soluzioni di sicurezza basate su una profonda threat intelligence e sulla sua ventennale expertise di sicurezza. Kaspersky Internet Security offre funzionalità avanzate per aiutare gli utenti a proteggere ogni aspetto della loro vita digitale.

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Nuova variante di FinFisher utilizzato nelle campagne di sorveglianza: coinvolti alcuni Internet Provider https://www.datamanager.it/2017/09/nuova-variante-finfisher-utilizzato-nelle-campagne-sorveglianza-coinvolti-internet-provider/ Fri, 22 Sep 2017 16:30:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131481 Secondo i ricercatori di ESET gli Internet Provider sarebbero utilizzati come vettore di infezione I ricercatori di ESET, il più il più grande produttore di software per la sicurezza digitale dell’Unione europea, hanno identificato alcune campagne di sorveglianza che utilizzano una nuova variante di FinFisher, il noto spyware conosciuto anche come FinSpy, acquistato dalle agenzie […]

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Secondo i ricercatori di ESET gli Internet Provider sarebbero utilizzati come vettore di infezione

I ricercatori di ESET, il più il più grande produttore di software per la sicurezza digitale dell’Unione europea, hanno identificato alcune campagne di sorveglianza che utilizzano una nuova variante di FinFisher, il noto spyware conosciuto anche come FinSpy, acquistato dalle agenzie governative in tutto in mondo e utilizzato anche da regimi oppressivi. Sono interessati sette paesi (per questioni di riservatezza e sicurezza i ricercatori di ESET hanno deciso di non nominarli) e in due di questi molto probabilmente lo spyware si è diffuso attraverso un attacco Man In The Middle attraverso alcuni importanti Internet Provider.

Lo spyware FinFisher ha molteplici funzionalità di spionaggio, come la sorveglianza attraverso webcam e microfoni, il keylogging e l’estrazione di file. Nell’ultima versione sono stati introdotti alcuni miglioramenti tecnici, finalizzati ad aumentare le sue capacità di spionaggio. Lo spyware usa un sistema di virtualizzazione del codice personalizzato per proteggere la maggior parte dei suoi componenti, incluso il driver in modalità kernel. Inoltre, l’intero codice è pieno di “trucchi” anti disassemblaggio per superare il primo livello di protezione.

L’innovazione più importante, tuttavia, è il modo in cui lo strumento di sorveglianza viene distribuito sui computer delle vittime. Quando l’utente da colpire sta per scaricare delle applicazioni famose come WhatsApp, Skype o VLC Player, viene dirottato verso il server dell’attaccante, scaricando un pacchetto di installazione infetto con il FinFisher. Dopo che l’utente clicca sul link per il download, il browser viene dirottato verso un pacchetto di installazione infetto ospitato sul server dell’attaccante che, dopo essere stato scaricato ed eseguito, non solo installa l’applicazione legittima ma anche lo spyware FinFisher. Il collegamento dannoso viene inserito nel browser dell’utente tramite un codice di risposta HTTP 307 che indica un indirizzamento temporaneo in cui il contenuto richiesto è stato spostato in un nuovo URL.

L’ipotesi che in alcune campagne FinFisher si è diffuso attraverso un attacco Man In The Middle attraverso alcuni importanti Internet Provider è supportata da numerosi fatti: in primo luogo, secondo i materiali interni che sono stati pubblicati da WikiLeaks, il produttore di FinFisher ha offerto una soluzione denominata “FinFly ISP” da distribuire su reti ISP con funzionalità corrispondenti a quelle necessarie per eseguire un questo tipo di attacco MitM. In secondo luogo, la tecnica dell’infezione (che usa il reindirizzamento HTTP 307) viene implementata allo stesso modo in entrambi i paesi colpiti. In terzo luogo, tutti gli obiettivi interessati all’interno di un paese stanno utilizzando lo stesso ISP. Infine, lo stesso metodo e il formato di reindirizzamento sono stati utilizzati per il filtro di contenuti Web da parte degli Internet Provider in almeno uno dei paesi interessati dall’attacco. L’utilizzo di attacchi MitM a livello ISP non era mai stato rivelato – almeno fino ad ora. Se confermato, queste campagne FinFisher rappresenterebbero un sofisticato e furtivo progetto di sorveglianza senza precedenti per combinazione di metodi e di portata.

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Altro che VPN: ecco le app Android che ci spiano https://www.datamanager.it/2017/01/altro-vpn-le-app-android-ci-spiano/ Mon, 30 Jan 2017 19:30:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=118044 Il 38% di oltre 200 applicazioni nate per fornire reti private agli utenti nasconde malware e spyware. A dirlo è una ricerca condotta da tre enti oltreoceano In un mondo in cui anche il vicino di casa potrebbe essere una spia del governo o peggio, un hacker, fidarsi non è più possibile. Per questo negli […]

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Il 38% di oltre 200 applicazioni nate per fornire reti private agli utenti nasconde malware e spyware. A dirlo è una ricerca condotta da tre enti oltreoceano

In un mondo in cui anche il vicino di casa potrebbe essere una spia del governo o peggio, un hacker, fidarsi non è più possibile. Per questo negli ultimi mesi sono aumentate, e non di poco, il numero di applicazioni per desktop e mobile che consentono di navigare in maniera più sicura, al riparo da occhi indiscreti. Dall’altra parte del pianeta, in Cina, c’è chi invece ha la necessità di usare stratagemmi software per aggirare muri informatici e barriere, fosse solo per cercare qualcosa su Google o postare il proprio dissenso su Facebook. Al centro delle vie alternative che portano sulle autostrade libere del web ci sono le VPN, quelle reti private che fungono da scappatoie per chi non vuole farsi tracciare durante le scorrazzate online. Riporre la propria fiducia in soluzioni del genere sembra dunque necessario ma, a quanto pare, anche qui possono nascondersi brutte sorprese.

Scoperta allarmante

Da una ricerca condotta dal gruppo australiano Data 61 del CSIRO, dall’Università di Sidney e da quella di Berkley, in California, su 238 applicazioni VPN presenti sul Play Store di Android, circa il 38% contiene malware e spyware, l’esatto contrario di ciò che ci si aspetterebbe da software del genere. E, peggio, molte non veicolano nemmeno il traffico generato dagli utenti in modalità crittografata, mettendo a rischio la loro privacy e incolumità digitale. Nella lista delle prime 10 app più pericolose (che contengono cioè più minacce) 5 sono state già cancellate mentre le restanti risultano ancora disponibili. Si tratta di One Click (che sullo store ha una valutazione di 4,3 su un massimo di 5), Betternet, CrossVPN, Archie VPN e Fast Secure Payment. Per supportare i navigatori nella scelta di una valida app per VPN, Data61 ha pubblicato sullo store di Google PrivMetrics, che consente di verificare la genuinità di quelle installate, evitando di cadere nelle trappole di hacker e criminali informatici.

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Google analizza sei miliardi di app Android al giorno https://www.datamanager.it/2016/04/google-analizza-miliardi-app-android-al-giorno/ Thu, 21 Apr 2016 08:14:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=99571 Big G non scherza quando si tratta di proteggere smartphone e tablet, un ecosistema a continuo rischio infezione Non serve guardasi molto indietro per ricordare i tempi in cui l’Android Market, poi Play Store, era il luogo preferito dagli hacker. Tante, troppe, applicazioni maligne solcavano la porta del negozio digitale di Google, insediandosi nei device […]

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Big G non scherza quando si tratta di proteggere smartphone e tablet, un ecosistema a continuo rischio infezione

Non serve guardasi molto indietro per ricordare i tempi in cui l’Android Market, poi Play Store, era il luogo preferito dagli hacker. Tante, troppe, applicazioni maligne solcavano la porta del negozio digitale di Google, insediandosi nei device di migliaia di persone. Non bastò nemmeno introdurre Bouncer, una sorta di guardia all’ingresso che aveva il compito di buttare fuori dallo store i software contenenti codice infetto o dannoso. Eppure qualche anno più tardi, la divisione Android di Big G ha imparato dai propri errori, finalizzando le proprie tecniche di difesa per restituire al mondo un contenitore di applicazioni con una reputazione decisamente migliore rispetto al passato.

Controllo senza sosta

Grazie al report annuale “Android Security”, sviluppato proprio da Google, possiamo conoscere meglio in che modo l’azienda protegge i suoi utenti mobili. Nello specifico, Google analizza circa 400 milioni di dispositivi al giorno per un totale di sei miliardi di applicazioni installate quotidianamente in tutto il mondo. “Il nostro obiettivo è proseguire nella riduzione delle app potenzialmente dannose che raggiungono Google Play – ha spiegato Adrian Ludwig, capo degli ingegneri di Android security – complessivamente tali applicazioni sono state caricate su meno dello 0,15% dei device attivi che scaricano esclusivamente dal negozio ufficiale”. I numeri sono dalla parte di Google: da quanto la compagnia ha migliorate le difese, i danni causati da spyware sono calati del 60%, i download infetti del 50% e il furto di dati del 40%. C’è ancora tanto da lavorare e migliorare, ma la strada è quella giusta.

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Trend Micro: pericolo hacker su iOS https://www.datamanager.it/2015/02/trend-micro-pericolo-hacker-ios/ Fri, 06 Feb 2015 10:52:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=69163 XAgent colpisce gli iPhone e iPad con sistema operativo 7 e 8 entrando con le app installate al di fuori dello Store ufficiale come quelle aziendali Diciamolo subito: il numero di persone potenzialmente vulnerabili è solo una piccola parte degli utenti Apple. Il motivo è che XAgent, lo spyware che colpisce iOS 7 e 8 […]

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XAgent colpisce gli iPhone e iPad con sistema operativo 7 e 8 entrando con le app installate al di fuori dello Store ufficiale come quelle aziendali

Diciamolo subito: il numero di persone potenzialmente vulnerabili è solo una piccola parte degli utenti Apple. Il motivo è che XAgent, lo spyware che colpisce iOS 7 e 8 può farsi breccia nel sistema operativo solo se veicolato attraverso applicazioni beta o sviluppate in ambito aziendale. Il motivo è che l’App Store continua a essere il negozio di applicazioni mobili più sicuro dove è quasi impossibile che entrino virus, malware o spyware del genere. XAgent invece si fa forte della possibilità di installare su dispositivi iOS anche app non ufficiali se provenienti dai due canali citati. E’ risaputo infatti che gli sviluppatori tendano a testare in prima persona e attraverso l’utilizzo di tecnici, amici o parenti le loro app. In questo modo passano un link diretto all’installazione ad un file .ipa che non proviene dall’App Store.

App aziendali

Allo stesso modo, alcune aziende possono realizzare applicazioni e ambiti di lavoro privati in cui, almeno in teoria, dovrebbero poter entrare solo gli utenti abilitati. Anche in questo caso è possibile che XAgent si intrufoli in tali reti attraverso i file di installazione delle app aziendali non presenti sullo Store di Apple. Inutile menzionare poi gli iPhone con jailbreak. Sono questi i dispositivi più a rischio vista la possibilità di installare programmi esterni presenti sugli store paralleli, tra cui Cydia. Qui si nascondono i file di installazione di virus e malware non tanto per colpa dei sostenitori dei progetti terzi ma dall’assenza di una piattaforma di controllo stabile e funzionale come quella dell’Apple Store. A spiegare i pericoli di XAgent è stato il blog dell’agenzia di sicurezza Trend Micro che ha elencato tutte le capacità dello spyware tra cui: il furto di immagini, messaggi di testo, dati di geo-localizzazione e molto altro.

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Detekt: il software che scopre se ti stanno spiando https://www.datamanager.it/2014/11/detekt-software-scopre-se-ti-stanno-spiando/ Fri, 21 Nov 2014 11:36:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65384 Realizzato dalle organizzazioni in difesa dei diritti dell’uomo, è gratuito è si installa su tutti i computer Sono tanti i nomi che hanno collaborato alla realizzazione di Detekt, un software che permette di scoprire se sul computer ci sono programmi che hanno l’obiettivo di spiare gli utenti. Amnesty International, Privacy International, Electronic Frontier Foundation e […]

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Realizzato dalle organizzazioni in difesa dei diritti dell’uomo, è gratuito è si installa su tutti i computer

Sono tanti i nomi che hanno collaborato alla realizzazione di Detekt, un software che permette di scoprire se sul computer ci sono programmi che hanno l’obiettivo di spiare gli utenti. Amnesty International, Privacy International, Electronic Frontier Foundation e varie organizzazioni nazionali hanno permesso la pubblicazione, gratuita, del tool, uno strumento essenziale per capire se, e in che modo, i governi stanno monitorando i navigatori. Proprio Amnesty International ha spiegato come Detekt sia stato sviluppato dai ricercatori di sicurezza come parte del Citizen Lab della Electronic Frontier Foundation, uno dei soggetti più attivi nella difesa dei diritti digitali sia prima che dopo lo scoppio del Datagate. Detekt è il primo software gratuito che consente a chiunque, soprattutto attivisti e giornalisti, di scoprire se all’interno dei loro computer sono presenti spyware di sorveglianza che magari hanno lavorato per anni, senza che lo sapessero.

Spyware silenziosi

E’ inutile ricordare come lo scopo di agenzie governative, come la NSA, si utilizzare il web per rintracciare e stanare possibili criminali, si sia spesso scontrato con una realtà dei fatti ben diversa, in cui la rete da presa viene gettata nel mare magnum della rete, senza fare troppa distinzione nel momento di collezionare i dati. Per questo non sembrerà strano ritrovarsi, da semplice cittadino, ad avere un computer spiato da parte del governo, attraverso uno spyware installato di nascosto. Marek Marczynski di Amnesty ha spiegato come: “I governi stiano utilizzando sempre di più un tipo di tecnologia sofisticata e pericolosa, che permette di leggere i messaggi privati, chat ed email delle persone monitorate. Con Detekt vogliamo far si che tutti lo sappiano, così da agire di conseguenza”.

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Jimmy Kimmel è la celebrità più pericolosa del 2014 https://www.datamanager.it/2014/10/jimmy-kimmel-celebrita-pericolosa-2014/ Thu, 02 Oct 2014 17:30:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=62097 Nell’ottava edizione dello studio musicisti e attori si contendono il primato di essere i più pericolosi da ricercare sul web. Il DJ elettro-dance Armin van Buuren scala la classifica verso i primi 5 Jimmy Kimmel, attore e da poco anche conduttore del Jimmy Kimmel Live, ha scavalcato Lily Collins star di Biancaneve (Mirror, Mirror) come […]

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Nell’ottava edizione dello studio musicisti e attori si contendono il primato di essere i più pericolosi da ricercare sul web. Il DJ elettro-dance Armin van Buuren scala la classifica verso i primi 5

Jimmy Kimmel, attore e da poco anche conduttore del Jimmy Kimmel Live, ha scavalcato Lily Collins star di Biancaneve (Mirror, Mirror) come celebrità più pericolosa da ricercare sul Web secondo McAfee. Per l’ottavo anno consecutivo, la ricerca McAfee ha analizzato i risultati delle ricerche web sui personaggi più popolari alla ricerca dei più pericolosi, tra attori di Hollywood, politici, atleti, musicisti, comici e personaggi pubblici famosi a vario titolo. Lo studio McAfee Most Dangerous Celebrities  ha rilevato tra i più pericolosi un misto tra musicisti e attori.

Con Jimmy Kimmel al primo posto (in salita dal 39esimo) è la seconda volta che un uomo si trova al vertice della classifica, dopo Brad Pitt nel 2008. Sul podio oltre a Jimmy Kimmel, si trovano il DJ Armin van Buuren tal secondo posto e Ciara, al terzo. Tra le prime 10 celebrità a rischio di contagio informatico troviamo 10 Blake Shelton, Britney Spears (che si mantiene salda alla 7ima posizione), e tre vip del New Jersey, Bruce Springsteen, Jon Bon Jovi e Chelsea Handler.

Come abbiamo potuto vedere dal recente caso di hacking delle foto private di note celebrità femminili, i criminali informatici sono costantemente alla ricerca di modi per sfruttare l’interesse che si crea intorno eventi culturali che hanno molto seguito, come gli show dei vari awards, i nuovi film e gli spettacoli televisivi, così come le ultime tendenze ispirate dalle celebrità. Questi criminali sfruttano il fascino del pubblico per celebrità e riescono ad attirarlo verso siti pieni di malware, che possono consentire loro di rubare password o informazioni personali.

“La maggior parte dei consumatori è completamente all’oscuro dei rischi per la sicurezza che possono celarsi dietro la ricerca on-line di notizie, immagini e video che riguardino le celebrità, e mettono a rischio la sicurezza per impulsività”, ha dichiarato Valeria Quintini, Senior Director of EMEA Partner, Retail and Mobile marketing di McAfee, parte di Intel Security. “I criminali informatici sfruttano proprio la curiosità delle persone per le ultime notizie e il gossip sui VIP, per condurli a siti non sicuri che possono infettare gravemente i loro computer e dispositivi, oltre che rubare i dati personali.”

“I nomi delle celebrità digitati insieme ai termini ‘video’ e ‘picture’ risultano tra le ricerche online più pericolose in assoluto,” ha aggiunto Quintini. “E’ il modo con cui i criminali informatici tentano approfittare della curiosità di un gran numero di persone per le novità sui propri beniamini per portarli verso siti che possono rovinare i dispositivi e compromettere i dati personali. Per questo ci impegniamo affinché tutti possano disporre delle informazioni di cui hanno bisogno per proteggere se stessi e i propri dispositivi.”

Digitare Jimmy Kimmel su un motore di ricerca può dare 1 sito pericoloso su 5

Lo studio McAfee ha rilevato che la ricerca online di foto e materiale da scaricare relative a Jimmy Kimmel porta con sé una possibilità pari al 19% di finire su un sito web risultato positivo alle minacce online, quali spyware, adware, spam, phishing, virus e altro malware.

Le 10 celebrità che quest’anno hanno avuto le più elevate percentuali di rischio sono:

Classifica Celebrità Pericolosità
1 Jimmy Kimmel 19.38%
2 Armin van Buuren 19.33%
3 Ciara 19.31%
4 Flo Rida 18.89%
5 Bruce Springsteen 18.82%
6 Blake Shelton 18.47%
7 Britney Spears 18.19%
8 Jon Bon Jovi 17.64%
9 Chelsea Handler 17.22%
10 Christina Aguilera 16.67%

 

Donne e uomini pericolosamente divertenti

Nella Top 50 vanno ad affiancare Jimmy Kimmel (al primo posto), Chelsea Handler (N. 9), Jimmy Fallon (N. 12), Adam Sandler (N. 14), Jason Segel (N. 19), Wee Man (N. 35) e Cameron Diaz (N. 41).

Gli artisti country ed elettro-dance si confermano al top

In rappresentanza dei generi musicali popolari in crescita, le star della musica country ed elettro-dance hanno fatto il loro ingresso nella Top 50. Quattro artisti sono nei primi 50, di cui due sono approdati nella Top 10: Armin van Buuren (N. 2) e Blake Shelton (N .6) cui si affiancano Calvin Harris (N. 17) e Carrie Underwood (N. 47).

E in Italia è Laura Pausini la celebrità più pericolosa sul web

Classifica Celebrità Italiane Pericolosità
1 Laura Pausini 12,96%
2 Belen Rodriguez 10,65%
3 Marco Bocci 6,76%
4 Mario Balotelli 3,33%
5 Federica Pellegrini 2,22%

Nel nostro paese la ricerca ha evidenziato una percentuale di rischio del 16,6% connessa alla ricerca di materiali legati a Laura Pausini, mentre la soubrette al centro del gossip Belen Rodriguez si colloca al secondo posto con il 10.65% di rischio (l’anno scorso classificatasi al terzo posto con una percentuale similare), seguita da Marco Bocci al terzo posto (con il 6,76%). Chiudono a sorpresa – visti i recenti eventi sportivi che li hanno visti protagonisti in Europa, Mario Balotelli al quarto posto (3,33%) e Federica Pellegrini al quinto (2,22%).

Dalle classifiche dei dischi più venduti a quella dei più pericolosi online

Quest’anno, molto artisti rap, hip hop e R&B sono nei primi 20: Ciara (No. 3), Flo Rida (No. 4), 50 Cent (No. 13), Cheryl Cole (No. 16) e Iggy Azalea (No. 20). Altre superstar compaiono nella top 50 come Jason Derulo (No. 24), Jay Z (No. 26), Chris Brown (No. 28), Paul McCartney (No.29), Jennifer Lopez (No. 31), Pitbull (No. 34), Jessie J (No.44), Rihanna (No.45), Justin Timberlake (No.46), e Pharrell Williams (No. 49).

A proposito di New Jersey

Quest’anno, quattro start native del New Jersey si sono classificate nella Top 25: Bruce Springsteen (N. 5), Bon Jovi (N. 8), Chelsea Handler (N. 9) e JWoww (N. 23).

Le signore della commedia romantica

Numerose interpreti della commedia romantica americana sono presenti quest’anno nella Top 50, tra cui Jessica Alba (N. 14) Kate Winslet (N. 18), Jennifer Lopez (N. 31), Jessica Biel (N. 33), Jennifer Aniston (N. 37), Jennifer Garner (N. 38) e Cameron Diaz (N. 41).

Dove sono finite le Kardashians?

L’anno scorso, Kanye West, Kourtney Kardashian, Kim Kardashian, Khloe Kardashian e Kris Jenner erano tra i più pericolosi. Quest’anno non compaiono tra altre star dei reality e dell’hip-hop. Trovano spazio, invece, la popolare JWoww (N. 23) di Jersey Shore e la celebrità milionaria Jay Z (N. 26).

Consigli per proteggersi:

  • Prestare attenzione alle pagine in cui richiedono di scaricare qualsiasi cosa prima di fornire il contenuto. Si consiglia di guardare i video in streaming o scaricare i contenuti da siti ufficiali di content provider. Per esempio per gli ultimi episodi di Jimmy Kimmel visitare ABC.com.
  • Assicurarsi di utilizzare uno strumento di ricerca sicuro in grado di segnalare la pericolosità del link prima di visitarlo. Per le ultime notizie, meglio affidarsi alle fonti riconosciute.
  • I termini “Download gratis” sono significativamente i termini di ricerca a più elevato rischio di contagio. Chiunque sia alla ricerca di video o file da scaricare deve fare molta attenzione per non ritrovarsi il proprio computer carico di malware.
  • Utilizzare sempre password per la protezione del telefono e altri dispositivi mobili. Se il telefono viene perso o rubato, chi raccoglie il dispositivo potrebbe pubblicare le informazioni on-line.
  • Non scaricare video da siti sospetti. Potrebbe essere sufficiente il buonsenso, ma vale la pena di ripeterlo: non scaricare nulla da un sito web di cui non si ha piena fiducia – in particolare video. La maggior parte delle clip di notizie che ci si vuole vedere può essere facilmente trovato su siti di video ufficiali, e per vederli non è necessario scaricare nulla. Se un sito web offre un video esclusivo solo per il download, non fatelo.
  • Non “registrarsi” o effettuare “log-in” o fornire qualsiasi altra informazione: se per poter accedere a un’esclusiva sui propri beniamini si riceve un messaggio di testo o e-mail o si visita un sito web di terze parti che richiede informazioni relative alla propria carta di credito, email, indirizzo di casa, credenziali di accesso a Facebook, o altre informazioni, non compilare niente del genere. Tali richieste sono una tattica di phishing abbastanza diffusa che potrebbe portare al furto di identità.
  • Per la ricerca on-line utilizzare un tool come McAfee SiteAdvisor che protegge gli utenti da siti pericolosi ed exploit del browser.

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Alcatel-Lucent: cresce la “febbre” degli attacchi in rete https://www.datamanager.it/2014/09/alcatel-lucent-cresce-febbre-degli-attacchi-in-rete/ Tue, 16 Sep 2014 08:49:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=60800 Un’analisi esclusiva grazie ai sensori installati nei network di tutto il mondo, attraverso la propria organizzazione specializzata Kindsight Security Labs, fornisce un quadro aggiornato delle infezioni. La soluzione migliore è intercettare il “malware” direttamente sulla rete Le minacce in rete stanno aumentando in misura sostenuta. Lo indicano nuovi dati pubblicati da Alcatel-Lucent che segnalano per […]

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Un’analisi esclusiva grazie ai sensori installati nei network di tutto il mondo, attraverso la propria organizzazione specializzata Kindsight Security Labs, fornisce un quadro aggiornato delle infezioni.
La soluzione migliore è intercettare il “malware” direttamente sulla rete

Le minacce in rete stanno aumentando in misura sostenuta. Lo indicano nuovi dati pubblicati da Alcatel-Lucent che segnalano per il primo semestre un aumento degli attacchi sulle reti fisse e mobili e anche un incremento del numero di dispositivi “infetti”. Il risultato è una crescita sensibile del rischio per gli utenti di tali dispositivi, di essere spiati, di vedersi sottratte informazioni personali o di trovare spiacevoli sorprese sulle bollette a causa di un uso “pirata” del traffico dati a loro insaputa.

Secondo i dati forniti dagli Alcatel-Lucent Kindsight Security Labs, la crescita dei dispositivi mobili con accesso alla rete e del traffico legato anche alla diffusione delle reti ultraveloci si accompagna con la diffusione accelerata di software maligno, o “malware”. Il rapporto indica un aumento delle infezioni per malware mobile del 17 per cento nel primo semestre dell’anno, un incremento all’incirca doppio rispetto a quello registrato l’anno prima. Le infezioni su reti fisse sono passate dall’8 per cento del dicembre 2013 al 18 per cento alla fine di giugno del 2014.

La rilevazione di questi dati è resa possibile dagli strumenti di network analytics di Alcatel-Lucent, presenti nelle reti di quasi tutto il mondo.

Il tasso d’infezione in mobilità è salito in un anno dallo 0,55 allo 0,65 per cento. Da questa stima, e tenendo conto anche dell’incremento della base installata, i Kindsight Security Labs di Alcatel-Lucent stimano una quantità di 15 milioni di dispositivi mobili infettati da malware di vario tipo, contro gli 11,3 milioni della fine del 2013, quasi tutti basati su sistemi operativi Android (circa 60%) e Windows (40%). Il 40 per cento del malware mobile in rete proviene da pc portatili che utilizzano Windows, collegati alla rete attraverso un modem Usb direttamente collegato o attraverso un router wireless collegato alla rete mobile. Le infezioni su iPhone e BlackBerry rappresentano cumulativamente meno dell’1%.

La parte più consistente, il 60 per cento, è rappresentata dagli smartphone con sistema Android: “si tratta del target più facile per i programmi malware, ma i pc Windows sono tuttora l’obiettivo favorito dei cyber-criminali che agiscono da professionisti”, afferma Kevin McNamee, security architect e director dei Kindshight Security Labs. “La qualità e il livello di sofisticazione della maggior parte del malware Android è ancora indietro rispetto alle varietà del più maturo ambiente pc Windows. Il malware Android, per esempio, non compie reali sforzi per nascondersi, ma si basa spesso sull’ingenuità delle persone che installano un’app in fretta”.

Le infezioni da reti mobili prendono spesso la forma di applicazioni Trojan che, mentre non destano sospetti nel loro comportamento visibile, contengono codici maligni che, quando sono scaricati da un utente Android da app store di terze parti, dallo store Google Play o truffe di Phishing, possono sottrarre informazioni personali contenute nel telefono, inviare messaggi SMS e portare ad accessi non desiderati sul web.

La crescita nella prima parte del 2014 dei tassi di infezione è, secondo il report, da attribuirsi principalmente a forme di adware che rappresentano un moderato livello di minaccia, che si traducono in genere in azioni più noiose che dannose per l’utente, come pubblicità non richieste o un degrado delle prestazioni rispetto ai valori ottimali. Tuttavia, non mancano attività di malware di livello più alto e pericoloso che possono tradursi nel furto di password, informazioni personali e dati di carte di credito. La percentuale di clienti broadband residenziali i cui dispositivi sono stati colpiti da minacce di alto livello è salita in sei mesi, dalla fine del 2013 a metà del 2014, dal 5 al 7 per cento.

Il rapporto dell’organizzazione di sicurezza di Alcatel-Lucent prende in esame anche le venti minacce di malware più significative per l’ambiente residenziale e Internet del primo semestre 2014, oltre a condurre un’analisi degli sviluppi di malware, quali ZeroAccess, iBryte, Carberp, Uapush, Coogos, NotCompatible, SMS Tracker e altri ancora, con analisi anche differenziate geograficamente Le minacce malware di alto livello rappresentano l’85% del totale delle minacce comprese nelle prime 20 della lista riguardante Android, mentre quattro sono i casi di mobile-spyware utilizzati dai cyber-criminali per tracciare e seguire da remoto la localizzazione di un utente, le comunicazioni svolte e la cronologia di accesso ai siti web. Cinque delle sette nuove “entry” delle prime venti minacce in ambito residenziale su rete fissa sono attività di adware che possono re-indirizzare il browser della “vittima” colpita verso siti non richiesti e creare dei messaggi pubblicitari in modalità pop-up.

“La miglior difesa contro le infezioni è una rilevazione del malware il più possibile vicino alla fonte e quindi sulla rete”, dice ancora McNamee. “I singoli utenti spesso non sono nelle condizioni di prendere le adeguate precauzioni per proteggere i loro dispositivi e anche quando lo fanno, un’app maligna può agevolmente aggirare i ’radar‘ costituiti da antivirus installati sul dispositivo. Un efficace antivirus basato sulla rete stessa, ovvero integrato con la rete dell’operatore, non può essere disattivato dai cyber-criminali: è sempre in funzione e aggiornato”.

 

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