Stefano Parisi – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 14 Feb 2013 15:24:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Stefano Parisi – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Per il futuro governo, l’Agenda Digitale abbia la stessa rilevanza del Fiscal Compact https://www.datamanager.it/news/il-futuro-governo-lagenda-digitale-abbia-la-stessa-rilevanza-del-fiscal-compact-44350.html Thu, 14 Feb 2013 15:24:56 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/02/per-il-futuro-governo-lagenda-digitale-abbia-la-stessa-rilevanza-del-fiscal-compact/ E' quanto ha affermato Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale intervenendo al convegno “Agenda digitale, la via maestra per avvicinare cittadini, politica e istituzioni” organizzato da Anitec questa mattina a Milano

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“Per il futuro dell’Italia, il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale europea, fissati al 2015 e 2020, va considerato con la stessa rilevanza politica e strategica che viene attribuito al rispetto degli impegni del Fiscal Compact” è quanto ha affermato Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale intervenendo al convegno “Agenda digitale, la via maestra per avvicinare cittadini, politica e istituzioni” organizzato da Anitec questa mattina a Milano.

“Solo affiancando alle misure per il risanamento dei conti pubblici un deciso, organico e razionale processo di digitalizzazione del Paese – ha continuato Parisi – è possibile realizzare una manovra di politica economica capace di produrre cambiamenti strutturali e invertire i trend negativi in atto. Per ridurre drasticamente la spesa pubblica, dare efficienza all’azione della Pa e aprire l’economia a nuove opportunità di crescita e aumento dell’occupazione occorrerà da parte del nuovo Esecutivo un forte commitment politico che centri sulla Presidenza del Consiglio la responsabilità per l’attuazione dell’Agenda digitale.

Ciò sarà necessario anche per superare le resistenze degli apparati burocratici, oggi così mal visti dall’opinione pubblica. La Pubblica Amministrazione solo diventando più efficace ed efficiente verrà meglio accettata dai cittadini. La riorganizzazione e digitalizzazione della Pa, infatti, è un grande progetto di cambiamento che non può essere raggiunto attraverso operazioni periferiche e sporadiche e non può essere attuato senza investire. Occorre, al contrario, un impegno manageriale da parte delle istituzioni ed enti coinvolti che possa attingere da un fondo che potrà essere finanziato dai risparmi ottenuti grazie allo switch off digitale”.

 

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Agenda Digitale tra cahier de doléances e libro dei sogni https://www.datamanager.it/rivista/neelie-kroes/agenda-digitale-tra-cahier-de-dol-ances-e-libro-dei-sogni Thu, 24 May 2012 14:52:58 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/05/agenda-digitale-tra-cahier-de-doleances-e-libro-dei-sogni/ Dal Cloud alla revisione del workflow, le nuove infrastrutture e le smart community: qualche idea per rimettere in marcia la macchina dell’economia digitale Il governo ha istituito una “cabina di regia”, termine che peraltro già la politica ha bruciato in passate legislature (vi ricordate di Gianfranco Fini una decina di anni fa?). Confindustria Digitale, il […]

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Dal Cloud alla revisione del workflow, le nuove infrastrutture e le smart community: qualche idea per rimettere in marcia la macchina dell’economia digitale

Il governo ha istituito una “cabina di regia”, termine che peraltro già la politica ha bruciato in passate legislature (vi ricordate di Gianfranco Fini una decina di anni fa?). Confindustria Digitale, il rassembramento capitanato da Stefano Parisi in cui si muovono in molti, forse troppi – dai call center agli operatori Telco, dalle software house all’elettronica di consumo -, ha dedicato un convegno con i ministri coinvolti e, soprattutto, “lei”, la gran sacerdotessa di Bruxelles, Neelie Kroes, che nella partita più che una visione industriale ha sin qui messo le certezze del suo mandato precedente, quando era Commissaria alla Concorrenza. La palla dell’Agenda Digitale sta tornando a centrocampo, ma con quali prospettive non è dato sapere. La stessa Kroes lo scorso autunno ha dovuto ammettere che, con i chiari di luna attuali, il solo effetto benefico della concorrenza non garantisce che il pallone possa finire in rete e ha dovuto mettere in campo non sussidi, ma “mezzi finanziari” per 9,2 miliardi di euro: due terzi alle infrastrutture e un terzo alle applicazioni.

Già, perché intanto si continua a discutere se sia nata prima la gallina delle reti o l’uovo dei servizi e, in questo modo, l’Agenda Digitale resta in bilico tra il quaderno delle lamentele, il “cahier de doléances”, e il libro dei sogni. Varata due anni fa, questa “Digital Agenda” replicava in piccolo, a dieci anni di distanza, il nulla di fatto dell’Agenda di Lisbona: un’Europa che avrebbe dovuto primeggiare ora del 2010, grazie a nuovi livelli di investimenti in R&S e alla competitività conferita dalla società della conoscenza. Per ora, si sta ancora discutendo se ciò che manca «sono servizi online che rendano indispensabile l’accesso al Web, perché la rete comunque c’è e grazie alle nuove tecnologie, soprattutto quelle del mobile, ci sarà ancor più in futuro», come dice Parisi, oppure mancano «quelle autostrade che hanno spinto l’industria dell’automobile, perché in questo settore è l’offerta a generare la domanda», come dice nella stessa sede – il convegno romano di Confindustria – il ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera.

Le misure “soft” del Governo

Il “pubblico”, lo si è già capito, non potrà fare molto sul versante del sostegno dell’offerta. Qualche anno fa, conversando con Data Manager, Lucio Stanca, il primo ministro con delega per l’Innovazione e la PA, scherzando, ma non troppo, diceva: «I miei colleghi non hanno gelosie: hanno capito subito che questo è a tutti gli effetti un ministero senza portafoglio, impegnato più a fare risparmi che spese». Oggi, l’altra “colonna”, rispetto al Mise, della cabina di regia, Francesco Profumo, ministro per l’Istruzione, la Ricerca Scientifica e l’Università, parla con saggezza di «mettere al centro delle azioni rivolte all’innovazione il riconoscimento dei bisogni del cittadino», iniziative più “soft” che “hard”, come la digitalizzazione della PA e i tanti versanti del concetto di “smart community”. Chapeau: purché funzioni davvero.

Il Governo può però declinare le regole per promuovere una domanda “buona”, cioè una domanda che serva a creare meccanismi virtuosi e non commesse inutili. Proviamo con qualche idea.

Commercio Elettronico – La necessità di una regolamentazione su scala europea, per evitare asimmetrie tra Paesi più o meno “furbi” è sacrosanta. L’idea sostenuta da Confindustria Digitale di dimezzare l’Iva non è invece giustificata. Se l’e-commerce non è in grado di generare da solo prezzi appetibili, perché sovvenzionarlo? Tanto vale sostenere attività tradizionali nei centri storici o nelle località più isolate.

Sviluppo delle Competenze nella PA – Le “grida manzoniane” non servono. Introdurre nei concorsi criteri e modalità che prevedano a ogni livello (magistrati e giudici compresi) la capacità d’uso dello strumento digitale deve divenire un “must”.

Best Practices – Si potrebbe realizzare una serie di “griglie” di servizi di pubblico interesse che per aree di applicazione omogenee (es: i comuni, la scuola, la sanità, le agenzie fiscali) permettano di rilevare lo stato di digitalizzazione dei servizi di ogni ufficio, rendendone gli esiti pubblici, con confronti.

Bastone e carota – Come principio, le pratiche svolte online dovrebbero risultare più vantaggiose di quelle svolte con metodi tradizionali, più o meno come in banca, dove un bonifico online è gratuito o costa comunque meno di quello allo sportello. Oggi, spesso, avviene il contrario.

Ammortamento – Le aziende hanno scarsa visibilità dell’andamento futuro. Anche quelle che possono fare investimenti oggi, temono di non poter sopportare le quote d’ammortamento tra tre, quattro anni. La soglia dell’ammortamento in un solo anno, oggi di 516 euro al netto di Iva e ferma dal 1973 (sic!) è palesemente insufficiente. Molti acquisti ICT, come un tablet o un netbook di fascia medio-alta, restano fuori. Occorre portare il limite ad almeno 1.000 euro. In generale, al di sopra di tale limite, gli ammortamenti dovrebbero essere maggiormente congrui con il reale ciclo di vita dei prodotti. Nota: queste misure in fase di introduzione possono portare a una riduzione del gettito nei primi 1-2 anni, recuperato in quelli successivi.

Studi di settore – Sospensione per i primi tre anni per le nuove iniziative. Congelamento, sempre per tre anni, degli effetti relativi all’aumento di spesa per l’introduzione di personale qualificato (in genere si trascura il fatto che prima di generare nuovi redditi, i nuovi assunti generano soprattutto costi).

Tracciabilità delle pratiche – Prevedere la possibilità di verificare online lo stato di avanzamento di pratiche, ricorsi, dichiarazioni.

Alfabetizzazione digitale di massa – Giustamente, Confindustria Digitale indica tra i suoi capisaldi l’alfabetizzazione dei “non nativi digitali” tra il personale dipendente. Le spese delle aziende a tale scopo dovrebbero essere “sterilizzate” ai fini degli studi di settore e dell’Irap. Interventi di questo genere dovrebbero essere compresi anche nelle misure relative alla Cassa Integrazione.

Sostegno start-up – Crediti d’imposta alle aziende che investono in start-up, almeno entro taluni limiti quantitativi.

Mix tecnologico – Ci sono arrivati anche Neelie Kroes (che pure un paio di mesi fa ha preso il primo “Award” alla Ftth Conference per la sua incrollabile fiducia nella fibra) e l’Agcom, in attesa di identificare i meccanismi: si sta aprendo un mix di tecnologie per l’Ngn, da affrontare senza ideologie che riflettono interessi di posizione. Confindustria Digitale e, soprattutto, il suo presidente insistono per la fibra e, in funzione anti digital divide, l’Lte. Una posizione che sembra escludere l’evoluzione del rame e che potrebbe sovraccaricare l’Lte che, in fondo, resta una risorsa condivisa. Per Parisi, una posizione forse più da amministratore di Fastweb, socia (attraverso Swisscom Italia) di Metroweb, che da rappresentante dell’intero settore.

Ripensare il workflow – Digitalizzare e dematerializzare sono un must per mettere in comune le informazioni. Obiettivi di questo tipo potrebbero anche essere assunti per la valutazione del management pubblico. Tuttavia occorre non confondere il dito con la luna. Il vero problema è riorganizzare il workflow e ripensare regole e procedure.

Collaborazione tra operatori – La fibra rischia di riproporre il “monopolio naturale” del rame con l’aggravante che con questo c’era l’obbligo del servizio universale e con la fibra no. Anche i limiti all’unbundling del rame ultra-veloce rischiano di perpetuare il dominio degli ex incumbent. Occorre un’azione che induca alla collaborazione degli operatori negli sviluppi della rete, o in forma proprietaria (scorporo) o in forma operativa.

Asset IT della PA – Tutti concordano sull’eccessiva proliferazione di strutture, con oltre mille data center separati nella sola PA centrale, per non parlare degli enti locali, e competenze IT nella Pubblica Amministrazione, ma poi si fa ben poco per abbattere quelli che sono anche dei potentati. Cloud privati per l’Amministrazione Pubblica, oltre il gioco di parole, permetterebbero di ridurre i costi, sostenere i picchi (“storico” quello del ministero dell’Ambiente per gli incentivi sulle biciclette), condividere applicazioni e interfacciare gli archivi. Ma è una scelta politica.

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Stefano Parisi: bene Monti sull’Agenda Digitale, ora switch off della PA https://www.datamanager.it/news/pubblica-amministrazione/stefano-parisi-bene-monti-sullagenda-digitale-ora-switch-della-pa Thu, 17 May 2012 09:13:10 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/05/stefano-parisi-bene-monti-sullagenda-digitale-ora-switch-off-della-pa/ "Forte apprezzamento delle dichiarazioni del presidente Monti, che ha indicato con estrema chiarezza come la digitalizzazione del Paese costituisca per il Governo un vero e proprio pilastro della politica per la crescita e per il raggiungimento degli stessi obiettivi di bilancio"

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“Forte apprezzamento delle dichiarazioni del presidente Monti, che ha indicato con estrema chiarezza come la digitalizzazione del Paese costituisca per il Governo un vero e proprio pilastro della politica per la crescita e per il raggiungimento degli stessi obiettivi di bilancio” – e’ quanto affermato da Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale intervenuto questa mattina a Roma, dopo il presidente Mario Monti, al convegno inaugurale di Forum PA.

“E’ di particolare importanza – ha continuato Parisi – la consapevolezza emersa dalle parole del premier sul fatto che in Italia esistono gia’ le condizioni normative per far partire il grande switch off della Pa e che le tecnologie digitali rivestono un ruolo fondamentale per far diventare il processo di spending review uno strumento strutturale per migliorare e riqualificare la spesa pubblica. Portare sul web la maggior parte dei servizi pubblici attraverso il piano d’azione a cui sta lavorando la Cabina di regia che, come ha delineato il presidente Monti, dovrebbe essere pronto a breve, costituirebbe una spinta formidabile per il Paese, che ne uscirebbe non solo alleggerito del peso della burocrazia, ma anche aperto a nuove opportunità di modernizzazione e crescita”.

 

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Internet cambia l’Italia https://www.datamanager.it/news/internet/internet-cambia-litalia Wed, 11 Apr 2012 15:12:44 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/04/internet-cambia-litalia/ Dal primo "Italian Digital Agenda Annual Forum", Confindustria Digitale lancia un grande progetto di sviluppo per l'Italia

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Dal primo “Italian Digital Agenda Annual Forum”, Confindustria Digitale lancia un grande progetto di sviluppo per l’Italia

Stefano Parisi: l’Agenda digitale diventi volano della crescita. Entro il 2013 recupero del gap con l’Europa su servizi Internet e avvio azioni di sistema su Pa, scuola, sanità, e-commerce, start up, digital divide, formazione digitale; nei prossimi tre anni lo sviluppo dell’economia digitale può portare a un aumento di Pil del 4-5%.

“Internet cambia l’Italia” è racchiuso in questo slogan, il senso del primo Italian Digital Agenda Annual Forum tenutosi oggi a Roma, con cui Confindustria Digitale, la nuova Federazione delle imprese dell’Ict, ha voluto chiamare a confronto il Governo sulla grande opportunità che lo sviluppo dell’economia digitale rappresenta per rilanciare la crescita e modernizzare il Paese. All’incontro, oltre al presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi, sono intervenuti Neelie Kroes, commissaria europea con delega all’Agenda Digitale, i ministri dello Sviluppo economico Corrado Passera e dell’Istruzione Francesco Profumo, responsabili della Cabina di regia, Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, Riccardo Donadon fondatore di H-Farm Ventures, Carlo Maccari assessore alla digitalizzazione della Regione Lombardi, Marco Polillo presidente di Confindustria Cultura Italia e il sindaco di Firenze Matteo Renzi.

“Le imprese italiane dell’Ict offrono la piena collaborazione al Governo perchè l’Agenda Digitale diventi un grande progetto nazionale in grado di aprire il Paese a un nuovo ciclo economico – ha affermato il presidente di Confindustria Digitale, che ha recentemente presentato un piano al Governo per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Agenda digitale europea entro il 2015. ” Il completo switch off verso il digitale della Pa – ha spiegato Parisi – può contribuire all’azione di spending review, riducendo finalmente la spesa pubblica annua in modo strutturale e recuperando risorse per oltre 56 miliardi di euro. La maggior disponibilità di servizi pubblici e privati on line consentirebbe un risparmio di circa 2.000 euro l’anno a famiglia. Se le imprese italiane raddoppiassero gli investimenti in Ict, si avrebbe una crescita della produttività tra il 5 e il 10% , mentre se aumentassero solo dell’1% il loro fatturato estero attraverso le vendite on-line, le nostre esportazioni totali aumenterebbero dell’8% pareggiando il saldo import-export di beni e servizi. Se dunque, come sta accadendo nei principali paesi, lo sviluppo dell’Internet economy diventerà anche da noi il centro delle politiche per la crescita, il contributo all’aumento del Pil potrebbe essere dell’ordine del 4-5% nei prossimi tre anni”.

Oggi l’economia digitale in Italia pesa il 4% sul Pil, dato che segnala il ritardo del nostro Paese, dove l’uso di Internet è ancora limitato al 50% della popolazione (68% la media Ue27), la pratica dell’ e-Government riguarda non più dell’8% (21% Ue27) e quella dell’e-commerce il 15% (43% Ue27). Anche dal lato delle imprese il gap è forte: solo il 4% delle imprese italiane effettua vendite direttamente on-line a fronte di una media Ue27 del 12%.

“Per questo l’obiettivo prioritario da raggiungere entro il 2013 – ha concluso il presidente di Confindustria Digitale – deve essere quello di recuperare il gap con l’Europa sull’uso dei servizi Internet, mentre vanno contemporaneamente messe in atto una serie di azioni, indispensabili per consentire all’Italia di raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Agenda digitale europea per il 2015. Dopo i sacrifici necessari per scongiurare il rischio di default, è ora possibile dare al Paese, spingendo l’acceleratore sul percorso digitale, un segnale immediato e concreto di nuovi e migliori servizi, di nuove opportunità occupazionali e imprenditoriali”.

Il piano di Confindustria Digitale per l’attuazione dell’Agenda digitale

– Sviluppo della domanda pubblica e privata di servizi on line: gli adempimenti dematerializzati devono diventare la regola e quelli allo sportello l’eccezione.

– Pubblica Amministrazione: switch-off Scuola e Sanità; Carta d’identità elettronica; banche dati pubbliche interoperabili e su cloud; obbligatorietà acquisti on line.

– Famiglie: Iva al 10% per acquisti on line su piattaforme che operano in Italia; Iva al 4% per contenuti editoriali on line.

– Imprese: detassazione parziale ricavi delle Pmi da e-commerce.

– Investimenti infrastrutturali: nessun ricorso a fondi aggiuntivi. Occorre un quadro autorizzativo semplice e omogeneo per favorire gli investimenti nelle reti Tlc e l’impiego delle risorse già individuate dal Piano UltraBroadband del Ministero per lo Sviluppo Economico su aree in digital divide, a sostegno degli investimenti delle reti mobili a banda larga nei comuni con meno di 3.000 abitanti e della fibra ottica nei distretti industriali.

– Ecosistema internet: l’obiettivo è lo sviluppo dell’offerta legale dei contenuti. Riforma del diritto d’autore, diffusione delle modalità di pagamento elettronico, tutela della privacy.

– Creazione di un vero mercato di Venture capital: l’obiettivo è sostenere la nascita di giovani start-up internet italiane. Detrazione d’impostper gli investimenti di fondi di venture capital nelle start up; creazione di un “exit market” con sgravi fiscali per le aziende che decidessero di acquisire start-up italiane o che abbiano sponsorizzato la nascita di incubatori o piattaforme di aggregazione di idee e iniziative imprenditoriali; creazione di un social network per la promozione delle start up

– Formazione dei lavoratori non nativi digitali: l’obiettivo: occorre promuovere un grande piano di rioccupabilità legato agli skills ICT puntando ai fondi interprofessionali. Nel 2015 la Commissione Europea ha stimato che il 90% dei lavori richiederà skills Ict in tutti i settori. Ma in Italia meno del 10% delle ore di formazione viene dedicato a competenze digitali.

 

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Presentato al Ministro Profumo il piano di Confindustria Digitale https://www.datamanager.it/news/stefano-parisi/presentato-al-ministro-profumo-il-piano-di-confindustria-digitale Thu, 29 Mar 2012 15:18:52 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/03/presentato-al-ministro-profumo-il-piano-di-confindustria-digitale/ Stefano Parisi: "La realizzazione in Italia dell'Agenda Digitale potrà dare un contributo del 4-5% alla crescita del Pil da qui al 2015"

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Il consiglio direttivo di Confindustria Digitale si è incontrato oggi con il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo, al quale è stato presentato il piano “Proposte per il sostegno alla crescita dell’Italia, in coerenza con l’Agenda digitale europea”.

“La realizzazione in Italia dell’Agenda Digitale potrà dare un contributo del 4-5% alla crescita del Pil da qui al 2015 – ha dichiarato Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale – Le aziende dell’ICT hanno offerto al Ministro Profumo, che sta già realizzando importanti iniziative di innovazione nell’ambito delle competenze e funzioni del suo ministero,, un’ampia collaborazione nel quadro di una visione comune per lo sviluppo dell’economia digitale. L’utilizzo del web per le attività delle amministrazioni pubbliche, l’innovazione promossa attraverso le smart communities, saranno i pilastri di questa partnership che potrà dare risultati concreti già nel breve periodo”.

Il consiglio direttivo di Confindustria Digitale è formato da 30 consiglieri, capi azienda dei principali gruppi internazionali e imprese nazionali del settore Ict. A Confindustria Digitale, fanno capo imprese per un totale di oltre 250.000 addetti che realizzano un fatturato annuo di oltre 70 miliardi di euro.

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“Sostenere le start up digitali italiane con un vero mercato di venture capital” https://www.datamanager.it/news/confindustria-digitale/sostenere-le-start-digitali-italiane-con-un-vero-mercato-di-venture-capi Thu, 23 Feb 2012 17:19:21 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/02/sostenere-le-start-up-digitali-italiane-con-un-vero-mercato-di-venture-capital/ E' quanto ha affermato Stefano Parisi, presidente della Federazione dell’Ict, in occasione del convegno dell’Abi tenutosi questa mattina a Roma

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“La creazione di un vero mercato di venture capital in Italia, capace di sostenere lo sviluppo delle nostre start-up, è uno degli obiettivi prioritari di Confindustria Digitale, contenuto nel pacchetto di proposte per la crescita, che abbiamo presentato alla Cabina di regia sull’agenda digitale del Governo “- è quanto ha affermato oggi Stefano Parisi, presidente della Federazione dell’Ict, in occasione del convegno dell’Abi tenutosi questa mattina a Roma.

“La nascita di imprese innovative è un passaggio fondamentale per riavviare la crescita in Italia – ha sottolineato Parisi – così come è avvenuto negli 60-70 quando la maggiore spinta allo sviluppo economico e all’industrializzazione è derivata dal moltiplicarsi di piccole imprese manifatturiere, anche oggi con il web l’innovazione nasce soprattutto da piccole aziende, di cui sono protagonisti molti giovani, che danno vita a nuovi servizi digitali, modernizzano quelli tradizionali, creano nuove applicazioni. Oggi nel nostro paese stanno emergendo fenomeni importanti in questo settore, con la nascita di molte star up di valore prodotte dai nostri talenti digitali”.

“Ma per finanziare l’innovazione Ict occorre il venture capital, che in Italia è scarsamente presente – ha concluso il presidente di Confindustria Digitale – “le nostre proposte riguardano, in particolare, l’introduzione di agevolazioni fiscali sugli investimenti derivanti dalla partecipazione ai fondi di venture capital e la semplificazione della burocrazia per le start-up. A ciò si aggiungono strumenti per la creazione di un exit market, come sgravi fiscali per le aziende che acquisiscono start-up italiane finanziate da fondi venture capital o che abbiano sponsorizzato la nascita di incubatori o piattaforme di aggregazione di idee e iniziative imprenditoriali”.

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Confindustria Digitale contro canone Rai su Pc e smartphone https://www.datamanager.it/news/confindustria-digitale/confindustria-digitale-contro-canone-rai-su-pc-e-smartphone Tue, 21 Feb 2012 16:28:35 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/02/confindustria-digitale-contro-canone-rai-su-pc-e-smartphone/ Stefano Parisi: "Un'assurda forzatura giuridica fuori dal tempo e in totale contrasto con gli obiettivi dell'Agenda Digitale"

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“Un’assurda forzatura giuridica, ma soprattutto un’iniziativa fuori dal tempo e in totale contrasto con gli obiettivi dell’Agenda Digitale e gli sforzi che si stanno mettendo in atto per rilanciare la crescita del Paese- e’ il commento rilasciato a margine del Consiglio direttivo di Confindustria Digitale da parte del presidente Stefano Parisi, sul balzello che la Rai vorrebbe imporre a imprese e professionisti per il possesso di Pc, tablet e smartphone.

“Innanzitutto va chiarito – continua Parisi – che i Pc non sono stati concepiti per la ricezione di trasmissioni radiotelevisive, ma per innovare l’organizzazione del lavoro e la comunicazione. Il fatto che possano ricevere segnali televisivi lo si deve al processo evolutivo del mondo digitale, di cui lo stesso settore radio tv ha fortemente beneficiato per il suo sviluppo. Quindi l’estensione del canone Rai agli apparati dell’Ict, la pretesa di associarlo alla titolarità di un abbonamento a banda larga, il richiamarsi a una legge del ‘38 per tassare tecnologie del duemila, sono frutto di un’interpretazione del tutto arbitraria non supportata da alcun riferimento legislativo.

Come settore dell’Ict ci preoccupa di essere oggetto di continui tentativi di aumentare il carico fiscale, gia’ molto pensante, sui prodotti dell’innovazione tecnologica, invece di essere valorizzato come chiave per lo sviluppo e la crescita del Paese. Consideriamo la visione miope e arretrata che affiora da parte di un importante ente pubblico tecnologico come la Rai, un segnale molto negativo e chiediamo che quest’iniziativa, in netta contraddizione con la politica del Governo avviata con il Dl semplificazioni che punta all’attuazione dell’agenda digitale in Italia, venga bloccata”.

Da parte sua la Rai, dopo un confronto con il ministero dello Sviluppo, avvenuto poche ore fa, ha fatto marcia indietro sostenendo di non aver mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer e precisando che “la lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce al canone speciale dovuto nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori, fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti” abbiano già pagato per il possesso di uno o più tv.

“Ciò quindi – precisa ancora l’azienda – limita il campo di applicazione del tributo ad una utilizzazione molto specifica del computer rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro broadcaster (Bbc) che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone”. “Si ribadisce pertanto – conclude la Rai – che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore”.

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Parisi: l’Agenda Digitale diventi priorità del Governo per la crescita https://www.datamanager.it/news/stefano-parisi/parisi-lagenda-digitale-diventi-priorit-del-governo-la-crescita Fri, 13 Jan 2012 11:19:49 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/01/parisi-lagenda-digitale-diventi-priorita-del-governo-per-la-crescita/ “L'invito dell’Agcom ad adottare l'Agenda Digitale in Italia, è un passaggio istituzionale importante che vede il nostro completo appoggio, trovandosi in piena sintonia con le proposte che Confindustria Digitale sta presentando in questi giorni al Governo e agli enti locali per accelerare la la crescita e modernizzazione del Paese”

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“L’invito dell’Agcom ad adottare l’Agenda Digitale in Italia, è un passaggio istituzionale importante che vede il nostro completo appoggio, trovandosi in piena sintonia con le proposte che Confindustria Digitale sta presentando in questi giorni al Governo e agli enti locali per accelerare la la crescita e modernizzazione del Paese”

E’ quanto afferma Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, la nuova federazione che riunisce le imprese dell’Ict in Italia, commentando la segnalazione che l’Autorità per le Comunicazioni ha inviato oggi a Governo e Parlamento.

“Le tecnologie digitali sono oggi il più potente motore di sviluppo e ci aspettiamo che lo sviluppo dell’economia digitale e la penetrazione di internet in Italia diventi al più presto una priorità del programma di Governo – continua Parisi – A questo scopo appare condivisibile la proposta di cabina di regia che riunisca i principali attori istituzionali interessati alla digitalizzazione.

Confindustria Digitale si augura che il Governo presti quanto prima ascolto alle segnalazioni dell’Agcom e si propone come partner di questo processo, offrendo un pacchetto di proposte con cui viene delineato un percorso concreto di azioni legislative e interventi mirati a imprimere rapidi cambiamenti sui settori fondamentali della scuola, la sanità, altri servizi della Pubblica Amministrazione, l’e-commerce e lo start up di nuove imprese”.

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