suono – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 09 Mar 2017 13:39:51 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png suono – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Migliorare la memoria? Basta ascoltare un “rumore rosa” durante il sonno https://www.datamanager.it/2017/03/migliorare-la-memoria-basta-ascoltare-un-rumore-rosa-sonno/ Thu, 09 Mar 2017 13:39:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120762 Potenziare la memoria nel sonno è possibile grazie a una stimolazione sonora basata su un suono dolce Che cos’è un “rumore rosa”? Si tratta di un suono molto dolce, lieve ma continuo, che ricorda il rumore dell’acqua di una cascata. Gli scienziati della NorthWestern University a Chicago, di cui fa parte anche l’italiano Giovanni Santostasi, […]

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Potenziare la memoria nel sonno è possibile grazie a una stimolazione sonora basata su un suono dolce

Che cos’è un “rumore rosa”? Si tratta di un suono molto dolce, lieve ma continuo, che ricorda il rumore dell’acqua di una cascata. Gli scienziati della NorthWestern University a Chicago, di cui fa parte anche l’italiano Giovanni Santostasi, hanno scoperto che si può utilizzare questo tipo di stimolazione sonora per aumentare la durata del cosiddetto “sonno profondo” e migliorando di conseguenza la memoria. Il meccanismo che consente di ottimizzare i ricordi durante la notte è chiamato ‘smart forgetting’, un fenomeno che consente di filtrarli in modo intelligente, trattenendo solo quelli importanti per ottimizzare il consumo energetico del cervello. Il sonno è fondamentale per una corretta gestione delle informazioni e aiuta la memoria a fissare i ricordi importanti, mentre lascia andare quelli superflui.Gli esperti hanno creato uno strumento che emette questo suono e lo hanno sperimentato, alternandolo a una stimolazione finta che non emette alcun suono, su 13 soggetti over-60. Dopo una notte di stimolazione acustica i soggetti hanno mostrato di ricordare di molto meglio liste di parole lette la sera prima; i punteggi ottenuti ai test di memoria risultano triplicati e risulta prolungata anche la fase del sonno profondo.

Solo il 25% in fase REM

Il nostro sonno non è tutto uguale. Quando ci addormentiamo attraversiamo diverse fasi, un’alternanza di momenti chiamati Rem e non-Rem, che generalmente si ripetono in modo ciclico. Si passa dallo stadio 1 non-Rem ai successivi, fino a quando circa 70 minuti dopo l’addormentamento segue la prima fase di sonno Rem, che dura circa 15 minuti. Nel complesso il tempo trascorso in fase di sonno REM costituisce solo il 25% della durata totale del sonno. È possibile anche che tra i vari cicli ci siano momenti di veglia. Una classifica recente degli stadi del sonno ha abolito la distinzione tra stadio 3 e 4, accorpandoli in un unico stadio di sonno profondo, denominato N3. 

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Chrome canta grazie a Google Tone https://www.datamanager.it/2015/05/chrome-canta-grazie-a-google-tone/ Wed, 20 May 2015 17:29:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=75179 Google Tone è una nuova estensione di Chrome che permette di trasmettere url da un dispositivo all’altro attraverso suoni in multifrequenza Google ha trovato un modo innovativo e decisamente curioso per sincronizzare contenuti su diversi dispositivi. La nuova estensione di Chrome, Google Tone, permette infatti di trasferire la stessa pagina web su altri device attraverso […]

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Google Tone è una nuova estensione di Chrome che permette di trasmettere url da un dispositivo all’altro attraverso suoni in multifrequenza

Google ha trovato un modo innovativo e decisamente curioso per sincronizzare contenuti su diversi dispositivi. La nuova estensione di Chrome, Google Tone, permette infatti di trasferire la stessa pagina web su altri device attraverso un particolare suono identificativo e senza utilizzare Internet, Wi-Fi o Bluetooth.

Come funziona Google Tone di Chrome

Google Tone trasforma i link in una sequenza di suoni in multifrequenza chiamati anche DTMF (Dual-tone multi-frequency). Questi, una volta recepiti da un altro dispositivo, vengono decodificati e permettono di visualizzare lo stesso url. La trasmissione può avvenire su più dispositivi contemporaneamente ed è stata tarata per proteggere la privacy dell’utente. Ad esempio, nel caso si trasferisca un link relativo ad una e-mail non sarà possibile visualizzarlo perché le impostazioni di sicurezza della posta elettronica mantengono privati i contenuti della casella. Per avviare la condivisione basta cliccare sull’icona a forma di cassa in alto a destra. L’unica pecca di Google Tone è legata al fatto che può essere utilizzata solo in ambienti piccoli e con un rumore di fondo non eccessivo.

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La NASA porta i suoni dello Spazio su Soundcloud https://www.datamanager.it/2014/10/nasa-porta-i-suoi-spazio-soundcloud/ Tue, 28 Oct 2014 13:23:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63813 La NASA ha creato un profilo sul social SoundCloud in cui ha caricato i suoni e le frasi più famose legate all’esplorazione spaziale La NASA si fra sempre più social. Dopo aver aperto il suo profilo ufficiale su Instagram, l’agenzia spaziale americana è sbarcata anche su SoundCloud. L’ente statunitense, che sta testando un “disco volante” per […]

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La NASA ha creato un profilo sul social SoundCloud in cui ha caricato i suoni e le frasi più famose legate all’esplorazione spaziale

La NASA si fra sempre più social. Dopo aver aperto il suo profilo ufficiale su Instagram, l’agenzia spaziale americana è sbarcata anche su SoundCloud. L’ente statunitense, che sta testando un “disco volante” per l’esplorazione di Marte, ha caricato sulla piattaforma i suoni più curiosi e famosi registrati in 50 anni di attività.

La musica dello spazio su SoundCloud

Sul profilo SoundCloud della NASA si potranno ad esempio ascoltare i rombi dei motori degli shuttle, che saranno presto sostituiti da nuovi vettori creati da SpaceX e Boeing, o i rumori prodotti dalla sonda Cassini e Voyager, che nel settembre del 2013 cha raggiunto lo spazio interstellare. Inoltre, la NASA ha reso disponibili in formato originale alcune delle frasi più celebri nell’ambito dell’esplorazione dello spazio come le parole pronunciate dell’astronauta Neil Armstrong nel momento in cui mise piede sulla Luna (Un piccolo passo per un uomo, ma un salto gigantesco per l’umanità) o quelle di Jack Swigert durante l’avaria dell’Apollo 13 (Huston, abbiamo un problema!).

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Nuove dimensioni del suono a bordo della Audi TT https://www.datamanager.it/2014/07/nuove-dimensioni-suono-bordo-audi-tt/ Tue, 29 Jul 2014 10:12:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=59365 Un software innovativo per un suono più ampio e profondo. Sistema audio Bang & Olufsen con dodici altoparlanti. Il suono 3D come prossimo passo verso l’audio del futuro La nuova Audi TT dimostra di essere innovativa anche in fatto di hi-fi. Il sistema audio Bang & Olufsen installato nella coupé utilizza l’innovativa tecnologia Symphoria, regalando un’emozionante esperienza […]

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Un software innovativo per un suono più ampio e profondo. Sistema audio Bang & Olufsen con dodici altoparlanti. Il suono 3D come prossimo passo verso l’audio del futuro

La nuova Audi TT dimostra di essere innovativa anche in fatto di hi-fi. Il sistema audio Bang & Olufsen installato nella coupé utilizza l’innovativa tecnologia Symphoria, regalando un’emozionante esperienza sonora.

Il sistema audio Bang & Olufsen con Symphoria è installato nelle versioni top di gamma della nuova Audi TT. Servendosi di un microfono, un processore rileva e analizza i rumori all’interno dell’abitacolo, ottimizzando l’immagine del suono; quando combinato col sistema MMI navigation plus, il suono viene emesso anche in formato surround 5.1.

Con 680 W di potenza, l’amplificatore controlla un totale di dodici altoparlanti, comprendendo le due casse centrali e i due bassi installati nelle porte. Il sistema audio della vettura è messo in risalto dalla striscia in alluminio anodizzato che contorna il profilo degli altoparlanti, riportando il logo degli specialisti danesi di hi-fi, e dalla luce bianca emanata da una sottile fascia di LED.

Con questo sistema, Audi ha migliorato ancora una volta l’esperienza premium nel campo audio. In collaborazione con l’Istituto per i Circuiti Integrati di Fraunhofer a Erlangen, la Casa dei quattro anelli ha sviluppato il software Symphoria per il post-trattamento e per la reinterpretazione dei segnali audio. Per prima cosa, il programma separa i singoli elementi del suono del segnale audio con l’aiuto di un sistema d’analisi semantico; in seguito, riproduce in modo separato le componenti all’interno dell’abitacolo. L’immagine del suono diventa così ampia e profonda, creando una nuova impressione di spazio. Ogni passeggero può così godere un’esperienza estremamente precisa di incredibile qualità.

Audi da anni fissa nuovi punti di riferimento per i sistemi audio dell’automotive. L’esclusivo sistema audio di lusso con Bang & Olufsen Advanced Sound System ha debuttato con la Audi A8 nel 2005. Nel 2012, la superiorità sonora degli specialisti danesi dell’hi-fi è salita a bordo delle compatte, nella terza generazione della Audi A3. Con Symphoria, il Brand dei quattro anelli si sta muovendo con grande impegno verso lo sviluppo del suono 3D, una tecnologia che Audi per prima ha presentato alla fiera mondiale dell’elettronica di Las Vegas nel 2013. Il suono 3D permette all’ascoltatore di “sentire” l’altezza del suono come una terza dimensione, il prossimo passo verso l’audio del futuro.

Audi TT coupè Audi TT coupè Audi TT coupè Audi TT coupè - interni Audi TT coupè - interni

 

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Google mette in musica le password con SlickLogin https://www.datamanager.it/news/google-mette-musica-le-password-con-slicklogin-53826.html Mon, 17 Feb 2014 19:00:16 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/02/google-mette-in-musica-le-password-con-slicklogin/ Google ha acquisito SlickLogin, una startup israeliana che sfrutta un sistema di riconoscimento delle onde sonore per l'autenticazione

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Google ha acquisito SlickLogin, una startup israeliana che sfrutta un sistema di riconoscimento delle onde sonore per l’autenticazione

Google non crede più nelle password alfanumeriche. Qualche tempo fa il manager per la sicurezza, Heather Adkins, aveva confermato che la classica autenticazione è ormai un sistema vulnerabile e superato e Big G ha subito preso le sue contromisure, sviluppando nuove tecnologie per l’accesso a device e servizi.

Oggi Mountain View, che con Motorola ha realizzato tatuaggi e pillole per l’autenticazione, ha annunciato l’acquisizione della startup israeliana SlickLogin, che ha creato una tecnologia che utilizza le onde sonore come password.

Una password sonora

Il software sviluppato da SlickLogin identifica l’utente tramite un particolare suono, praticamente impercettibile all’uomo, emesso dall’altoparlante del computer. L’app per smartphone intercetta le vibrazioni dell’aria e conferma l’identità dell’utilizzatore. “Google – si legge sul sito di SlickLogin – è stata la prima compagnia ad offrire a tutti, gratuitamente, un sistema di identificazione a due fattori e sta lavorando ad alcune idee grandiose che renderanno internet più sicuro per tutti. Non potremmo essere più contenti di unirci ai loro sforzi”.

Sebbene anche Twitter abbia scelto la strategia di utilizzare 3 chiavi d’accesso, i big dell’elettronica e del web stanno cercando soluzioni molto più fantasiose. Ergo, ad esempio, è un’app che permette l’accesso una volta identificato il padiglione auricolare dell’utente e altre aziende stanno pensando di leggere le password direttamente dalla mente.

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Il malware che infetta con le onde sonore https://www.datamanager.it/news/il-malware-che-infetta-con-le-onde-sonore-52003.html Wed, 04 Dec 2013 19:30:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/il-malware-che-infetta-con-le-onde-sonore/ Sviluppato dagli scienziati in laboratorio, si tratta della prima minaccia che trasmette le informazioni ai computer senza rete, tramite onde sonore ad alta frequenza, non udibili all'orecchio umano

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Sviluppato dagli scienziati in laboratorio, si tratta della prima minaccia che trasmette le informazioni ai computer senza rete, tramite onde sonore ad alta frequenza, non udibili all’orecchio umano

La gente non gli credeva quando raccontava una cosa del genere ai meeting di informatica. Eppure Dragos Ruiu, ricercatore di sicurezza aveva ragione quando affermava dell’esistenza di un malware soprannominato “badBIOS”, in grado di infettare le macchine usando solo onde sonore. Nessuna connessione di rete, niente di tutto ciò che le minacce c’hanno abituato a studiare fino ad oggi: tutto accade dal vivo, sfruttando suoni non percettibili dall’uomo.

Come funziona badBIOS

Come indicato dal Journal of Communications, il prototipo di malware, realizzato in laboratorio da Michael Hanspach e Michael Goetz, può permettere la comunicazione tra computer utilizzando onde sonore ad alta frequenza non udibili dall’orecchio umano. I due sono riusciti ad effettuare diversi test inviando, tra l’altro, informazioni personali e sensibili come alcune password, tra due computer Lenovo T400 attraverso microfoni e altoparlanti.

malware onde sonore

Il metodo è basato su un software sviluppato per le comunicazione subacquee che permette a due sistemi di comunicatre fino a 65 metri l’uno dall’altro senza connessioni di rete. In realtà i ricercatori affermano come con una maglia di rete costruita ad-hoc, simile al Wi-Fi, la distanza coperta potrebbe essere assolutamente maggiore. La notizia migliore è che difficilmente si vedrà il proliferarsi di malware del genere visto che necessitano della presenza fisica di un trasmettitore e di computer ricettivi. Potrebbe succedere in ampi luoghi di aggregazione, ma difficilmente per strada o sui mezzi pubblici. Inoltre il canale di comunicazione sarebbe estremamente lento, circa 20 bit per secondo, sufficienti però per scambiare con successo file piccoli come i testi delle password e i keylog.

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The streets of invisibles, un film con protagonista Google Street View https://www.datamanager.it/news/streets-invisibles-un-film-con-protagonista-google-street-view-49541.html Wed, 11 Sep 2013 18:30:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/09/the-streets-of-invisibles-un-film-con-protagonista-google-street-view/ L’artista Remo Rauscher ha usato Google Street View per realizzare il set digitale del suo cortometraggio sul suono “The streets of invisibles”

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L’artista Remo Rauscher ha usato Google Street View per realizzare il set digitale del suo cortometraggio sul suono “The streets of invisibles”

Google Street View, il servizio di Big G che permette di viaggiare dalle vette più alte del mondo alla Torre Eiffel senza mai alzarsi dalla sedia, è diventato il protagonista di un corto d’autore. Il filmaker Remo Rauscher ha utilizzato le immagini del servizio di Google per costruire il set digitale del suo corto “The streets of invisibles”, un film “sulla tecnologia e la trasparenza”.

The streets of invisibles

La classica trama e sceneggiatura sono state sostituite da dalla colonna sonora di una famosa serie TV statunitense “Le strade di San Francisco”. I protagonisti della storia infatti sono i rumori e i luoghi della città californiana. L’obiettivo è infatti quello di “esplorare la forza delle voci senza il cropo”. Per realizzare questo corto Rauscher afferma di essersi ispirato alle ipotesi del teorico dell’ascolto francese Michel Chion.

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I delfini si chiamano per nome https://www.datamanager.it/news/i-delfini-si-chiamano-nome-49079.html Tue, 23 Jul 2013 17:30:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/i-delfini-si-chiamano-per-nome/ I ricercatori hanno scoperto che alcuni mammiferi acquatici usano suoni diversi per identificare i singoli individui

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I ricercatori hanno scoperto che alcuni mammiferi acquatici usano suoni diversi per identificare i singoli individui

Dopo la scoperta che i babbuini Gelada sono in grado di riprodurre suoni simili a quelli emessi dall’uomo, arriva una nuova scoperta nel campo del linguaggio animale. I ricercatori dell’Università di St. Andrews, in Scozia, hanno scoperto che alcuni mammiferi acquatici utilizzano particolari suoni per identificare singoli individui. In sostanza, anche orche, balene e delfini hanno un proprio nome.

I delfini parlano e si chiamano per nome

L’utilizzo di questi suoni identificativi serve agli animali per coordinare i propri sforzi nella caccia e gestire i rapporti sociali, esattamente come faceva l’uomo un tempo e in parte ancora oggi. “I delfini vivono in un ambiente tridimensionale al largo, dove non vi sono riferimenti territoriali e dove necessitano di stare in gruppo. Questi animali vivono in un ambiente dove è necessario un sistema davvero efficiente per rimanere in contatto”, ha spiegato Vincent Janik, a capo del team di ricerca. Gli scienziati hanno riprodotto una serie di fischi normalmente utilizzati dai delfini e hanno scoperto che i singoli individui rispondono solo a un particolare suono che corrisponderebbe al proprio “nome”.

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