telescopio – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 09:10:00 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png telescopio – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 La Cina ultima FAST, obiettivo: trovare gli alieni https://www.datamanager.it/2016/07/la-cina-ultima-fast-obiettivo-trovare-gli-alieni/ Tue, 05 Jul 2016 18:30:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=104926 Il paese del dragone rosso lo farà grazie al più grande telescopio al mondo, un concentrato di tecnologia Chi ha detto che a Pechino pensino solo a spiare gli utenti mobili e a tenere lontano dalle mura compagnie come Apple e Google? La Cina sa dimostrarsi molto aperta al mondo esterno, anzi extraterrestre. Il 3 luglio […]

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Il paese del dragone rosso lo farà grazie al più grande telescopio al mondo, un concentrato di tecnologia

Chi ha detto che a Pechino pensino solo a spiare gli utenti mobili e a tenere lontano dalle mura compagnie come Apple e Google? La Cina sa dimostrarsi molto aperta al mondo esterno, anzi extraterrestre. Il 3 luglio nella contea di Pingtang, provincia di Guizhou, è stato posizionato l’ultimo pannello che completa “FAST”, il più grande telescopio al mondo. L’acronimo di “Five-hundred-meter Aperture Spherical Telescope“, ha una grandezza totale di 30 campi da calcio ed è nato all’interno di una montagna in una delle province più povere del paese.

A cosa serve

Stando alle note inviate alle agenzie nei giorni scorsi, il primo passo per gli scienziati sarà quello di settare ed effettuare varie prove con lo strumento, realizzato sotto la direzione di Zheng Xiaonian, vice direttore del National Astronomical Observation dell’Accademia Cinese delle Scienze. L’obiettivo potrebbe essere quello di studiare i pianeti, i loro corsi e i cambiamenti durante i secoli ma non solo. “Il progetto ha il potenziale per andare ben oltre, fino alla scoperta delle origini dell’Universo e alla ricerca della vita extraterrestre” – ha detto Zheng. In totale, FAST è costato 180 milioni di dollari e, secondo Pechino, sarà il trascinatore per almeno due decadi delle ricerche spaziali dalla Terra. In lavorazione per cinque anni, il telescopio verrà inaugurato a settembre e dovrebbe aprire la strada al progresso del paese asiatico nel campo dell’analisi dello Spazio con il fine, nel 2036, di portare il primo connazionale sulla Luna, in concomitanza dell’ultimazione di una stazione spaziale autoctona, sventolante bandiera rossa a cinque stelle.

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Kepler ha trovato l’esopianeta più simile alla Terra https://www.datamanager.it/2015/07/kepler-ha-trovato-lesopianeta-piu-simile-alla-terra/ Fri, 24 Jul 2015 12:06:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=81772 Il telescopio Kepler ha scoperto Kepler 452b, l’esopianeta con le caratteristiche più simili alla Terra mai osservato Mentre la NASA è alle prese con i suoi test sulle condizioni che gli astronauti dovranno affrontare durante l’esplorazione dello spazio, il telescopio Kepler continua il suo lavoro di ricerca di pianeti simili al nostro. Ieri l’occhio hitech […]

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Il telescopio Kepler ha scoperto Kepler 452b, l’esopianeta con le caratteristiche più simili alla Terra mai osservato

Mentre la NASA è alle prese con i suoi test sulle condizioni che gli astronauti dovranno affrontare durante l’esplorazione dello spazio, il telescopio Kepler continua il suo lavoro di ricerca di pianeti simili al nostro. Ieri l’occhio hitech dell’agenzia spaziale statunitense ha scoperto un esopianeta ribattezzato Kepler 452b che possiede molte delle condizioni che caratterizzano la Terra.

Kepler 452b, il miglior candidato a ospitare alla vita

Kepler 452b è lontano da noi 1.400 anni luce e ruota attorno ad una stella più vecchia del Sole di circa 1,5 miliardi di anni. La distanza tra i due copri celesti è però la stessa che ci separa dal nostro astro. Inoltre, l’esopianeta ha tutte le caratteristiche affinché ci sia acqua sulla sua superficie e non si esclude che ci sia un qualche tipo di attività vulcanica. Tali condizioni permetterebbero, in teoria, la formazione di forme di vita.

Kepler 452b, che è circa il 60% più grande della Terra e ha un tempo di rivoluzione praticamente identico (385 giorni), appartiene ad una ristretta lista di 12 esopianeti con un diametro inferiore al doppio di quello terrestre e che ruotano intorno a una stella. Questo particolare corpo celeste è però il primo ad essere stato confermato come pianeta. Recentemente la NASA per promuovere il progetto Kepler ha provato ad immaginare lo scenario che un ipotetico viaggiatore dello spazio si troverebbe di fronte su uno di questi esopianeti. Su Kepler-186f, ad esempio, la vegetazione avrebbe molto probabilmente una colorazione rossa mentre su Kepler-16B avremmo una doppia ombra.

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Stephen Hawking e un magnate russo a caccia di alieni https://www.datamanager.it/2015/07/stephen-hawking-e-un-magnate-russo-a-caccia-di-alieni/ Tue, 21 Jul 2015 12:51:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=81460 Breakthrough Listen è un progetto milionario che grazie alla collaborazione di celebri scienziati si pone l’obiettivo di trovare gli alieni  Da tempo immemore l’uomo si chiede se ci sia vita oltre la Terra ma la risposta a questa domanda non è stata ancora trovata. La sonda della NASA Curiosity sta scandagliando la superficie di Marte alla ricerca […]

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Breakthrough Listen è un progetto milionario che grazie alla collaborazione di celebri scienziati si pone l’obiettivo di trovare gli alieni 

Da tempo immemore l’uomo si chiede se ci sia vita oltre la Terra ma la risposta a questa domanda non è stata ancora trovata. La sonda della NASA Curiosity sta scandagliando la superficie di Marte alla ricerca di organismi biologici ma le prove vere e proprie della loro esistenza latitano. Il miliardario russo Yuri Milner ha quindi deciso di dare una forte spinta all’esplorazione dello spazio nell’ottica della ricerca degli extraterrestri con il progetto Breakthrough Listen e per farlo ha assoldato numerosi scienziati di fama mondiale.

Un investimento di 100 mln per trovare gli alieni

Breakthrough Listen prevede un investimento di 100 milioni di dollari in 10 anni per affittare due grandi radiotelescopi (Il Green Park nella West Virginia e il Parkes nel New South Wales) e l’Automated Planet Finder Telescope del Lick Observatory, un sistema laser in grado di captare la stessa quantità di luce emessa da una lampadina proveniente da una stella distante 4 anni luce. Al progetto partecipa un team di 25 scienziati tra cui gli astronomi Martin Rees e Geoff Marcy, il fondatore del Seti Frank Drake e il celebre fisico Stephen Hawking. L’obiettivo del progetto è quello di coprire una parte di spazio 10 volte più ampia e 100 volte più velocemente rispetto alle normali attività del Seti. Inoltre, verranno analizzati circa 10 miliardi di radiofrequenze  in contemporanea. Le informazioni raccolte e le analisi di Breakthrough Listen saranno disponibili in formato open data su SETI@home.

“Da qualche parte nel Cosmo forse una vita intelligente sta guardando le nostre luci, consapevole del loro significato”, ha dichiarato Stephen Hawking. Lo scienziato, che guarda con sospetto all’avvento dell’intelligenza artificiale, ha però sottolineato che i contatto con gli alieni potrebbe non essere necessariamente un fatto positivo e ha ricordato come la storia umana ci insegna che quando due civiltà si incontrano quella tecnologicamente più avanzata spesso prevale sull’altra.

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Hubble festeggia 25 anni con uno scatto “spaziale” https://www.datamanager.it/2015/04/hubble-festeggia-25-anni-con-uno-scatto-spaziale/ Fri, 24 Apr 2015 12:41:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73824 Il telescopio Hubble, nato dalla collaborazione fra NASA ed Esa, compie 25 anni. Per festeggiarlo è stata scelta un’immagine di un incredibile ammasso stellare Il telescopio Hubble, nato dalla collaborazione fra NASA ed Esa, compie oggi 25 anni. Quando l’agenzia spaziale statunitense lo lanciò nello spazio il 24 aprile 1990 pensava che la sua durata […]

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Il telescopio Hubble, nato dalla collaborazione fra NASA ed Esa, compie 25 anni. Per festeggiarlo è stata scelta un’immagine di un incredibile ammasso stellare

Il telescopio Hubble, nato dalla collaborazione fra NASA ed Esa, compie oggi 25 anni. Quando l’agenzia spaziale statunitense lo lanciò nello spazio il 24 aprile 1990 pensava che la sua durata di vita sarebbe stata al massimo di un decennio e invece ha tagliato il traguardo di un quarto di secolo. Per festeggiare il compleanno di Hubble la NASA ha scelto un suo scatto di un ammasso stellare chiamato Westerlund 2.

Hubble, 25 anni di scoperte e successi

Nei suoi 25 anni di attività Hubble ha compiuto 2 milioni di osservazioni e ha percorso oltre 4,8 miliardi di chilometri in orbita geostazionaria ad una velocità 8 km al secondo. Il telescopio prende il nome da Edwin Powell Hubble, l’astronomo statunitense che pose le basi per la teoria del Big Bang, e solo negli ultimi anni ha scoperto una nuova luna di Nettuno, 5 nuovi esopianeti e un oceano nascosto sotto la superficie del satellite di Giove Ganimede. Inoltre, Hubble è riuscito persino a fotografare una galassia che sorride. In occasione di questa ricorrenza, il numero uno della NASA Charlie Bolden ha scelto un’immagine dell’ammasso stellare Westelund 2, che è stata elaborata dall’italiana Antonella Nota, come simbolo dell’incredibile lavoro svolto da Hubble. Lo scatto ritrae un gruppo di circa 3mila stelle, tra le più luminose mai osservate, poste a 20mila anni luce dalla Terra nella costellazione Carina.

Con la conclusione del programma Shuttle, a seguito dell’esplosione del vettore Columbia, per Hubble si prospetta una lenta e fatale discesa verso la Terra qualora smettesse di funzionare. I tagli alla spesa spaziale rendono infatti troppo dispendiosa la sua manutenzione. Nel frattempo, continuano i lavori di costruzione del James Webb Telescope che ne sarà l’erede. Il nuovo “occhio spaziale” della NASA, il cui lancio è previsto per il 2018, orbiterà attorno alla Terra a 1,5 milioni di chilometri di distanza e lavorerà soprattutto nel settore della luce infrarossa.

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Microsoft WorldWide Telescope: il Google Maps dell’universo https://www.datamanager.it/2015/01/microsoft-rende-open-source-suo-telescopio/ Mon, 12 Jan 2015 19:00:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=67647 Il progetto partito nel 2007 viene esteso a studiosi e appassionati con un software gratuito per esplorare le meraviglie dello Spazio Microsoft ha annunciato la scorsa settimana l’apertura del suo WordWide Telescope (WWT) come modello open-source. Cominciato nel 2007, il telescopio è stato fondato come lavoro di collaborazione per creare una visualizzazione libera e condivisa dell’universo […]

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Il progetto partito nel 2007 viene esteso a studiosi e appassionati con un software gratuito per esplorare le meraviglie dello Spazio

Microsoft ha annunciato la scorsa settimana l’apertura del suo WordWide Telescope (WWT) come modello open-source. Cominciato nel 2007, il telescopio è stato fondato come lavoro di collaborazione per creare una visualizzazione libera e condivisa dell’universo con lo scopo di permettere una migliore comprensione dello Spazio. Il WWT è adesso un software liberamente scaricabile dal web e utilizzabile per visionare immagini astronomiche direttamente dall’Open WWT Consortium. All’interno ci sono tutorial e informazioni varie su costellazioni, scoperte astronomiche di rilievo e pianeti su cui imparare caratteristiche e particolari, ovviamente di alcuni solo quelli appresi in via teorica. Non è esagerato definire il WorldWide Telescope di Microsoft una sorta di Google Maps dell’universo, vista la mole di documenti e informazioni che contiene.

Oltre le nuvole

La decisione di rendere open-source il progetto non deve trarre in inganno. Da sempre Microsoft ha lavorato per migliorare e arricchire le esperienze educative in formato digitale. Si parte da Encarta per arrivare alle suite di produttività pensate per gli studenti, fino al WWT. Il dubbio è semmai un altro: quanto Microsoft deciderà di investire nell’esplorazione spaziale? Si tratta solo di un progetto “offline” oppure a Redmond hanno idea di poter varcare la soglia dell’universo? E’ ben presto per avere oggi una risposta ma è certo che con il prossimo arrivo dei viaggi interspaziali per ogni cittadino, anche le aziende tech potrebbero cominciare la loro rincorsa verso la colonizzazione dell’ignoto.

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Rara eclissi di sole, visibile oggi solo dall’Antartide https://www.datamanager.it/news/rara-eclissi-di-sole-visibile-oggi-solo-dall-antartide-55930.html Tue, 29 Apr 2014 10:59:33 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/rara-eclissi-di-sole-visibile-oggi-solo-dallantartide/ Si tratta di un tipo di eclissi solare considerato molto raro (se ne sono verificate solo 68 in 5.000 anni), l’eclissi solare detta “non centrale” che sarà pienamente visibile oggi solo dall’Antardide, uno dei luoghi più remoti della TerraIn realtà anche in Italia sarà possibile vederla, anche se non dal vivo, dalle 08,00 del mattino […]

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Si tratta di un tipo di eclissi solare considerato molto raro (se ne sono verificate solo 68 in 5.000 anni), l’eclissi solare detta “non centrale” che sarà pienamente visibile oggi solo dall’Antardide, uno dei luoghi più remoti della Terra
In realtà anche in Italia sarà possibile vederla, anche se non dal vivo, dalle 08,00 del mattino del 29 aprile sul canale ANSA Scienza e Tecnica. In diretta con il Virtual Telescope, verranno trasmesse le immagini immortalate da una serie di telescopi in Australia: per gli appassionati sarà senz’altro uno spettacolo da non perdere.

Un eclissi anulare non centrale 

Il fenomeno che si verificherà oggi, in cui il sole raggiungerà l’oscurazione massima verso le 09,45 ora italiana,  rappresenta un evento raro e di difficile osservazione, definito “eclissi anulare”: l’oscuramento parziale del Sole dovuta al transito della Luna davanti al suo disco.

“Le eclissi anulari si verificano quando la Luna non copre completamento il Sole, a causa della distanza risulta un po’ più piccola e lascia visibile un anello di Sole, una sorta di ‘cintura di fuoco’”, spiega Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma.

Questa particolare eclissi è anche definita “non centrale” per un motivo ben preciso, che riguarda il fatto che il cono d’ombra lunare sfiorerà appena la Terra e sarà visibile solo poco prima del tramonto. “Si tratta tecnicamente – spiega Masi – di una eclissi anulare non centrale, un evento piuttosto raro che si ripete solo 68 volte in 5.000 anni”. 

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C’è vita su un altro Pianeta? La Nasa scopre un “cugino” della Terra https://www.datamanager.it/news/c-vita-su-un-altro-pianeta-la-nasa-scopre-un-cugino-della-terra-55751.html Fri, 18 Apr 2014 18:00:12 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/ce-vita-su-un-altro-pianeta-la-nasa-scopre-un-cugino-della-terra/ Se è vero che dove c’è acqua c’è vita, il pianeta roccioso di dimensioni simili a quelle della Terra identificato dall’occhio del telescopio spaziale Kepler nel nostro angolo di Via Lattea, potrebbe davvero ospitare forme di vita. L’annuncio dato dalla NASA è in realtà una notizia che aspettavamo da tempo e che non può lasciare […]

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Se è vero che dove c’è acqua c’è vita, il pianeta roccioso di dimensioni simili a quelle della Terra identificato dall’occhio del telescopio spaziale Kepler nel nostro angolo di Via Lattea, potrebbe davvero ospitare forme di vita. L’annuncio dato dalla NASA è in realtà una notizia che aspettavamo da tempo e che non può lasciare indifferenti.

Il nuovo pianeta, chiamato Kepler-186f, più grande del 10% rispetto al nostro, sembra che abbia una conformazione del tutto simile a quella della Terra, con presenza di acqua corrente allo stato liquido. E’ proprio quest’ultima la caratteristica fondamentale e il requisito essenziale che fa pensare all’esistenza della vita.

Per avere un’idea precisa delle caratteristiche di Kepler-186f basterebbe dare un’occhiata alla dettagliata carta d’identità che la rivista Science ha fornito ai suoi lettori.

Di recente gli astronomi avevano dichiarato che gli esopianeti, cioè quei pianeti con caratteristiche simili alla Terra, potrebbero essere in realtà molti più del previsto, tesi che sarebbe avvalorata dalle recenti scoperte di Kepler. Il satellite della NASA, che è stata accusata da uno scienziato di aver mentito sull’assenza di vita su Marte, è riuscito ad individuare ben 715 nuovi pianeti simili al nostro all’interno della zona cosiddetta abitabile.

Si trova nella zona abitabile

Si tratta del più esterno di cinque pianeti che ruotano intorno ad una nana rossa (una stella più piccola e fredda del nostro Sole) ad una distanza di 500 anni luce. Per dare un quadro un po’ più preciso delle distanze, la Nasa ha calcolato che Kepler-186f completa la sua orbita in 130 giorni ed è distante dalla sua stella come il Sole rispetto a Mercurio.

La notizia che dà ulteriori speranze che il pianeta possa accogliere la vita è che si trova nella zona definita “abitabile”, ovvero in uno spazio che riceve luce e calore in grado di poter mantenere acqua allo stato liquido sulla sua superficie, senza eccessi né difetti, come spiega la coordinatrice della ricerca, Elisa Quintana, dell’istituto Seti e del Centro di ricerche Ames della Nasa: il pianeta riceve dalla sua stella la «giusta» dose di luce e calore, «non troppo né troppo poco». E’ questo il discrimine fondamentale per la vita che rende Kepler-186f differente dagli altri pianeti scoperti fino adesso con caratteristiche simili alla terra. La loro eccessiva vicinanza con la propria stella rendeva infatti impossibile la presenza di acqua allo stato liquido.

Un cugino più che un gemello

Inoltre si tratta del primo pianeta scoperto in una zona abitabile che sia simile alla Terra anche per dimensioni. Anche se forse la parentela tra i due pianeti fa pensare più ad un cugino che non ad un gemello, perché la stella attorno a cui ruotano è differente per temperatura e dimensioni.

Le cosiddette nane rosse in realtà sono numerose nella Via Lattea e attirano spesso l’attenzione di chi va a caccia di forme di vita nello spazio, per alcune particolari caratteristiche. Una di questa è la longevità, che offirebbe ai pianeti che vi ruotano intorno un arco di tempo superiore durante il quale trasformarsi chimicamente per consentire l’eventuale nascita della vita. Se questa peculiarità delle nane rosse è pro-vita, d’altra parte le stelle di dimensioni ridotte sono generalmente più attive ed hanno una maggior emissione di radiazioni, caratteristiche queste che rendono più difficoltoso lo sviluppo della vita.

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Muse: le foto dell’Universo in 3D https://www.datamanager.it/news/muse-le-foto-delluniverso-3d-55041.html Thu, 27 Mar 2014 19:30:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/muse-le-foto-delluniverso-in-3d/ Un nuovo strumento permette di scrutare il cosmo e produrre foto in 3D. Per la prima volta nella storia

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Un nuovo strumento permette di scrutare il cosmo e produrre foto in 3D. Per la prima volta nella storia

Dopo un decennio di sviluppo e miglioramenti, un nuovo strumento per telescopi permette di fare un balzo in avanti nello studio dell’Universo. Tramite MUSE, Multi Unit Spectoscopic Explorer, gli scienziati hanno catturato con successo alcune immagini dello spazio profondo elaborandole, per la prima volta, in tre dimensioni. Il tutto è stato reso possibile dall’installazione del particolare strumento presso il Very Large Telescope, l’osservatorio sud europeo installato in Cile. 

Radiografia in 3D

Il Muse è il risultato del lavoro di molte persone nel corso di vari anni. “Questa collezione di ottiche, pesanti sette tonnellate, è una sorta di macchina del tempo con cui studiare l’universo primordiale” – ha detto in un comunicato Roland Bacon del Centro di Ricerca di Astrofisica di Lione. Muse crea immagini 3D attraverso le onde di luce che emettono. Nota come spettroscopia a campo integrale, la tecnica permette agli astronomi di studiare le proprietà delle diverse regioni di un oggetto allo stesso tempo. Applicando la tecnica alle galassie, ad esempio, si può scoprire la loro composizione chimica e i dettagli sulla loro rotazione.

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Il telescopio IceCube scopre i neutrini generati fuori dal Sistema Solare https://www.datamanager.it/news/il-telescopio-icecube-scopre-i-neutrini-generati-fuori-dal-sistema-solare-51666.html Fri, 22 Nov 2013 14:51:54 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/il-telescopio-icecube-scopre-i-neutrini-generati-fuori-dal-sistema-solare/ Il telescopio IceCube ha scoperto i primi neutrini nati al di fuori del Sistema Solare

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Il telescopio IceCube ha scoperto i primi neutrini nati al di fuori del Sistema Solare

Dopo la scoperta che l’Universo, di cui è stata scattata una fotografia dei suoi “primi” anni di vita, è composto in parti uguali di materia e anti-materia, il telescopio IceCube, posto sotto i ghiacci antartirtici, potrebbe aver individuato un nuovo fattore che rivoluzionerebbe significativamente la nostra concezione dello Spazio. Un’equipe di ricercatori internazionali composta da 250 fisici è riuscita a scovare una serie di neutrini ad alta energia generati al di fuori del sistema solare. Questo tipo di particella viene rilasciata in seguito all’esplosione di una supernova o alla formazione di buchi neri.

Una nuova astronomia  

Fino ad oggi gli unici neutrini individuati da IceCube provenivano dalla nostra atmosfera o da luoghi all’interno del nostro Sistema Solare. Quelli scoperti recentemente invece “sono a livelli energetici significativamente più alti”, come ha sottolineato Darren Franc della University of Alberta, in Canada. Ciò significa che l’origine di queste particelle è molto più vicina al punto di origine dell’Universo. Questa scoperta servirà a comprendere meglio come si sviluppano i raggi cosmici, che potrebbe essere un effetto della materia oscura, che colpiscono quotidianamente la superficie terrestre. 

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ALMA fotografa un buco nero supermassiccio https://www.datamanager.it/news/alma-fotografa-un-buco-nero-supermassiccio-50580.html Thu, 17 Oct 2013 14:30:05 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/10/alma-fotografa-un-buco-nero-supermassiccio/ Due gruppi di ricercatori hanno fotografato un buco nero quiscente e uno supermassiccio mentre espellevano energia dal loro centro

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Due gruppi di ricercatori hanno fotografato un buco nero quiscente e uno supermassiccio mentre espellevano energia dal loro centro

Dopo le immagini della nebulosa ad anello realizzate da Hubble, gli astronomi sono riusciti a fotografare un altro spettacolare fenomeno che caratterizza l’Universo. Due diversi gruppi di ricercatori hanno scattato una serie di istantanee rispettivamente ad un buco nero supermassiccio e ad uno ormai quiescente. Le fotografie sono state realizzate grazie al telescopio cileno ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array).

Una foto dell’Universo 11 miliardi di anni fa

Gli scienziati si sono concentrati su due galassie: NGC 1433, distante circa 32 milioni di anni luce dalla Terra, e la molto più lontana PKS 1830-211 (11 miliardi di anni luce). Nella prima è stato possibile ammirare il getto di gas, lungo 150 milioni di anni luce, prodotto da un buco nero ormai in declino. Osservando PKS 1830-211, invece, ALMA è riuscito a immortalare il momento in cui un buco nero supermassiccio ha espulso dal suo interno un getto di altissima energia.

“C’è ancora molto da imparare su come i buchi neri producano questi giganteschi getti energetici di materia e radiazione” – ha dichiarato Ivan Martí-Vidal dell’Onsala Space Observatory, in Svezia – “ Ma i nuovi risultati, ottenuti ancora prima che ALMA fosse completata, mostrano che è uno strumento dal potere straordinario per sondare questi getti. Ed è solo l’inizio delle scoperte!”.

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