Trend Micro – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 07 Jul 2026 16:31:38 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Trend Micro – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Sanità nel mirino del cybercrime: i dati dei pazienti sono tra gli asset più preziosi del mercato nero https://www.datamanager.it/2026/07/sanita-nel-mirino-del-cybercrime-i-dati-dei-pazienti-sono-tra-gli-asset-piu-preziosi-del-mercato-nero/ Thu, 16 Jul 2026 12:21:27 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253984 La ricerca The Cybercriminal Underground: Mapping the Healthcare Data Economy di TrendAI evidenzia come ransomware, broker di accesso e marketplace clandestini alimentino un’economia criminale sempre più strutturata I dati sanitari sono diventati una delle risorse più ricercate dal cybercrime. A differenza delle carte di credito, che possono essere bloccate e sostituite, le informazioni cliniche, le […]

L'articolo Sanità nel mirino del cybercrime: i dati dei pazienti sono tra gli asset più preziosi del mercato nero proviene da Data Manager Online.

]]>
La ricerca The Cybercriminal Underground: Mapping the Healthcare Data Economy di TrendAI evidenzia come ransomware, broker di accesso e marketplace clandestini alimentino un’economia criminale sempre più strutturata

I dati sanitari sono diventati una delle risorse più ricercate dal cybercrime. A differenza delle carte di credito, che possono essere bloccate e sostituite, le informazioni cliniche, le diagnosi, la storia dei trattamenti e i dati biometrici accompagnano una persona per tutta la vita, aumentando il loro valore economico nei mercati illegali.

È quanto emerge da “The Cybercriminal Underground: Mapping the Healthcare Data Economy”, l’ultima ricerca pubblicata da TrendAI, la business unit di AI Security di Trend Micro dedicata all’analisi delle minacce informatiche.

Un mercato criminale sempre più organizzato

Per analizzare il fenomeno, i ricercatori hanno monitorato nel corso dell’ultimo anno 7.779 discussioni su forum underground, 21.813 inserzioni presenti nei marketplace clandestini e 95 siti ransomware dedicati alla pubblicazione dei dati sottratti alle organizzazioni sanitarie.

L’analisi descrive un ecosistema criminale ormai pienamente industrializzato, nel quale diversi attori collaborano lungo un’unica filiera: broker che vendono accessi iniziali alle reti aziendali, gruppi ransomware, rivenditori di credenziali compromesse e specialisti delle frodi operano in modo coordinato per massimizzare il valore economico delle informazioni rubate.

Secondo la ricerca, il 36,3% delle attività osservate nei mercati underground riguarda la vendita di dati collegati ad attacchi ransomware, confermando come la doppia estorsione – cifratura dei sistemi e furto delle informazioni – sia ormai diventata uno degli approcci predominanti.

Perché i dati sanitari valgono più di altri

Il valore dei dati sanitari risiede soprattutto nella loro persistenza.

Mentre una carta di pagamento compromessa può essere rapidamente sostituita, una cartella clinica contiene informazioni che non possono essere modificate: anamnesi, referti, prescrizioni, dati assicurativi e informazioni biometriche mantengono il proprio valore anche a distanza di anni.

Questi dati possono essere utilizzati per molteplici attività illecite, dal furto d’identità alle frodi assicurative, fino a campagne di phishing altamente mirate e tentativi di estorsione nei confronti delle vittime.

Per questo motivo il settore sanitario continua a rappresentare uno dei bersagli privilegiati dei gruppi cybercriminali.

Cresce il rischio lungo la supply chain

Uno degli elementi più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda il ruolo della supply chain digitale.

Secondo TrendAI, i fornitori di software per la gestione delle cartelle cliniche elettroniche (Electronic Health Record, EHR) stanno diventando obiettivi sempre più appetibili. Compromettere un singolo produttore di piattaforme sanitarie consente infatti agli attaccanti di estendere rapidamente le proprie operazioni a centinaia di strutture ospedaliere e cliniche che utilizzano gli stessi sistemi.

Lo studio evidenzia inoltre come le compromissioni della supply chain rappresentino oggi uno dei principali moltiplicatori del rischio informatico nel settore healthcare, amplificando gli effetti di una singola violazione ben oltre l’organizzazione inizialmente colpita.

Dai ransomware ai marketplace clandestini

La ricerca mostra come l’economia sommersa costruita attorno ai dati sanitari non si limiti alla vendita di informazioni rubate.

Nei marketplace illegali vengono infatti commercializzati accessi a reti ospedaliere, credenziali di amministratori di sistema, database assicurativi, intere cartelle cliniche e persino documentazione sanitaria contraffatta.

Questo modello conferma una crescente specializzazione del cybercrime: ogni attore contribuisce a una specifica fase della catena del valore, trasformando i dati dei pazienti in una risorsa che può essere monetizzata ripetutamente attraverso servizi e attività criminali differenti.

La sicurezza deve estendersi all’intero ecosistema

Per le organizzazioni sanitarie il quadro delineato dalla ricerca suggerisce la necessità di superare un approccio focalizzato esclusivamente sulla protezione del perimetro aziendale.

La crescente interconnessione tra ospedali, software house, fornitori di servizi cloud e piattaforme per la gestione delle cartelle cliniche rende infatti indispensabile rafforzare anche il controllo della supply chain, adottando modelli di valutazione continua del rischio, monitoraggio degli accessi privilegiati e verifica della sicurezza dei partner tecnologici.

In un contesto in cui i dati sanitari rappresentano una delle commodity più preziose per il cybercrime, la protezione dell’intero ecosistema digitale diventa un elemento strategico tanto quanto la difesa delle infrastrutture interne.

L'articolo Sanità nel mirino del cybercrime: i dati dei pazienti sono tra gli asset più preziosi del mercato nero proviene da Data Manager Online.

]]>
TrendAI, la sicurezza AI-first https://www.datamanager.it/2026/04/trendai-la-sicurezza-ai-first/ Mon, 13 Apr 2026 12:20:32 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251855 Posizionamento AI-first e strategia a tre leve: intelligenza agentica, piattaforma integrata e threat intelligence proprietaria. Così Trend Micro rilancia la strategia enterprise, rinnovando l’intero team manageriale in Italia e confermando la centralità del canale Cambiare nome a quasi 40 anni si fa per un motivo serio, soprattutto se coinvolge un brand internazionale della sicurezza informatica, […]

L'articolo TrendAI, la sicurezza AI-first proviene da Data Manager Online.

]]>
Posizionamento AI-first e strategia a tre leve: intelligenza agentica, piattaforma integrata e threat intelligence proprietaria. Così Trend Micro rilancia la strategia enterprise, rinnovando l’intero team manageriale in Italia e confermando la centralità del canale

Cambiare nome a quasi 40 anni si fa per un motivo serio, soprattutto se coinvolge un brand internazionale della sicurezza informatica, un ambito in cui la fiducia del cliente ha un valore inestimabile. Fondata nel 1988 a Los Angeles, Trend Micro trasferisce il proprio quartier generale a Tokyo, dove il titolo è tuttora quotato. Azienda giapponese a tutti gli effetti, Trend Micro gode ancora di una solida posizione di mercato sulla costa asiatica del Pacifico, dove la sua originaria missione, mirata alla protezione antivirus degli endpoint, l’ha resa subito molto forte. La linea di prodotti per la sicurezza consumer TrendLife è al primo posto in nazioni come Giappone o Australia (IDC MarketScape 2025). Ma è nel mondo enterprise, nella protezione delle infrastrutture applicative di aziende e settore pubblico con un particolare focus sulle geografie USA e EMEA, che Trend Micro rilancia la propria sfida con decisione, anche per riportare sulla rotta giusta un valore di Borsa che all’inizio del 2025 raggiunge i suoi massimi storici.

Si tratta di una strategia a tridente. La prima punta è la leva sull’intelligenza artificiale come arma difensiva strategica, che parte dal rebranding dell’intera divisione della sicurezza enterprise, appena ribattezzata TrendAI. La seconda è la centralità della piattaforma TrendAI Vision One come strumento al tempo stesso omnicomprensivo e modulare, capace di offrire protezione a 360 gradi e di integrarsi nei contesti di sicurezza già definiti, salvaguardando gli investimenti del cliente. La terza punta è la capacità di threat intelligence che Trend Micro coltiva da sempre, forte della storica e capillare presenza dei suoi prodotti antivirus sugli endpoint, e che ancora oggi le permette di battere molti competitor in velocità, quando si tratta di scoprire e prevenire le vulnerabilità del software. Con la sua Zero Day Initiative – il programma che, in pratica, “mette la taglia” sulle falle di sicurezza identificate negli applicativi software – TrendAI individua il 70% delle vulnerabilità a livello globale e in chiave completamente vendor-independent.

LEADERSHIP RINNOVATA

In Italia, la strategia di TrendAI prevede anche il potenziamento delle linee commerciali interne per raggiungere tutti i segmenti, secondo gli obiettivi di Salvatore Marcis, country manager per l’Italia. «Vogliamo colmare un gap che in passato ci ha fatto percepire come azienda più di tecnologia che di relazione» – commenta Marcis. «La parola d’ordine è prossimità. Non rinunciamo al nostro modello di canale, ma puntiamo a essere il più vicino possibile ai clienti, nuovi e consolidati, per supportarli in tutto ciò che riguarda la loro postura di sicurezza».

Accanto alle tradizionali figure commerciali, profondamente rinnovate nella leadership, l’Italia vedrà, ad esempio, la presenza di quattro rappresentanti del team europeo di Customer Success, formato da 150 specialisti che guidano il cliente nell’impiego ottimizzato delle soluzioni di sicurezza proposte, suggerendo integrazioni di prodotto e il modo per mettere maggiormente a frutto gli strumenti già acquisiti. Le 50 persone che oggi operano nelle due sedi di Milano e Roma dell’azienda agiscono sotto la responsabilità diretta di Marcis e di due manager “head of sales” di fresca nomina, uno per il mercato enterprise e l’altro per il settore pubblico, entrambi coadiuvati da due team opportunamente rinforzati da responsabili territoriali. Nuovi anche il direttore tecnico dei servizi consulenziali rivolti ai clienti e ai partner, il manager a cui è stata affidata l’intera strategia di canale e il responsabile del marketing. Tutti saranno coinvolti nel diffondere – sul mercato e nella relazione con i partner – il messaggio dell’intelligenza artificiale come nuova protagonista della cybersecurity. Su tutti i fronti.

Marco Fanuli, technical director, Italy

AZIONE E PREVENZIONE

Il nuovo brand non è un semplice richiamo alla moda del momento. «Il machine learning e l’intelligenza artificiale fanno parte della nostra cultura tecnologica da molto tempo e il nostro obiettivo è trasferire ai clienti ciò in cui crediamo: una sicurezza costruita con l’AI, per l’AI» – spiega Marcis. «È una tecnologia pervasiva che aiuta le imprese a migliorare i risultati e a sviluppare nuovi modelli di business, ma non può esserci AI efficace senza la sicurezza dei dati che ci mettiamo dentro. Oggi, la sicurezza si deve fare con l’intelligenza artificiale perché la usano anche gli attaccanti, ma dobbiamo fare meglio di loro, con gli stessi strumenti». In questo senso, il rebranding rende più visibile la filosofia di Trend Micro che deve spingere i clienti verso un uso ancora più consapevole di prodotti a elevato potenziale di protezione sugli attuali paradigmi infrastrutturali del cloud. «Sbagliato considerare il cloud troppo sicuro, delegando tutto agli operatori» – afferma Marcis. «La sicurezza del cloud è condivisa e deve essere sempre in capo all’azienda che, nel conferire i propri dati, è tenuta a proteggerli dai tentativi di compromissione da parte di soggetti terzi».

Conta molto anche la diversa natura dei servizi in cloud e le modalità di adozione. Marcis sottolinea, ad esempio, il ruolo di ACN, l’Agenzia nazionale per la cybersecurity, nella qualificazione dei servizi cloud, per garantire i più elevati standard di qualità e di protezione dei dati nella PA. Lo staff di TrendAI Italia, in stretta collaborazione con ACN, ha ottenuto la conformità allo standard “QC2” e può restituirlo ai clienti delle pubbliche istituzioni per trattare dati e servizi classificati come “critici”. Al centro delle implementazioni, la piattaforma TrendAI Vision One garantisce flessibilità anche nel modello di licensing. «L’uso dei moduli della piattaforma che il cliente sceglie di utilizzare si lega dinamicamente al concetto di credito» – spiega Marcis. «Ciascun modulo vale un certo numero di crediti da “spendere” per proteggere un singolo endpoint o per fare sicurezza e gestione dei rischi in cloud, con la massima libertà. Per molti è un concetto nuovo, dovremo formare il mercato anche su questo».

Il direttore tecnico Marco Fanuli entra nel dettaglio sulla modularità di Vision One e sulla volontà di superare – con l’AI in affiancamento agli operatori umani – i confini imposti dalla tradizionale detection, secondo una logica più attuale: la prevenzione degli attacchi e la gestione del rischio complessivo legato a una molteplicità di eventi potenzialmente minacciosi. Come gli altri componenti del team manageriale, Fanuli fa il suo ingresso in TrendAI alla fine del 2025, insieme a tre solution engineer. Il reparto tecnico è in costante ricerca di talenti specializzati.

«Il nuovo brand simboleggia l’evoluzione che ci lancia verso il futuro e una storia in cui l’intelligenza artificiale è in qualche modo sempre stata presente» – sintetizza Fanuli. «Oggi l’AI funziona solo su basi dati solide e TrendAI, grazie al suo lungo lavoro di protezione storicamente volto al mondo degli endpoint, ne ha accumulati moltissimi». Tra le tendenze più evidenti c’è l’uso crescente dell’intelligenza artificiale, anche da parte del cybercrime, per accelerare e ampliare la portata degli attacchi. Una dinamica che, secondo Fanuli, sta rapidamente cambiando il panorama della sicurezza informatica. «Generare testi per operazioni di phishing più convincenti è solo il primo passo. Dotarsi di certi strumenti di protezione non è un “nice to have”: senza intelligenza artificiale presto non sarà possibile stare al passo con i volumi e la qualità degli attacchi che vediamo già oggi».

Francesco Carella, head of Private Sector Sales e Pietro Caruso, head of Public Sector Sales

SICUREZZA MULTIVETTORE

Basandosi su più modelli LLM che aiutano a rendere consistenti le modalità di detection e prevention, TrendAI realizza un portafoglio di soluzioni verticali per diversi ambienti e architetture (come endpoint, reti, cloud, e-mail, identità, dati e modelli AI), una strategia che consente di far fronte ai cosiddetti attacchi multivettore che sfruttano una molteplicità di canali. Ma c’è un altro motivo che induce ad adottare, in una piattaforma di cybersecurity, gli strumenti che chatbot e agenti AI hanno reso familiari a un vasto pubblico di utenti aziendali. «Le risorse che molte aziende possono dedicare all’IT e alla sua salvaguardia sono spesso risicate» – ammette Fanuli. «Per poter intervenire, soprattutto in chiave preventiva, gli operatori umani devono poter contare su cruscotti capaci di guidarli verso le criticità reali. TrendAI può fornire quei cruscotti e integrare in modo aperto quelli su cui il cliente ha già investito».

Fanuli richiama l’attenzione anche sulla funzione di un’efficace piattaforma di monitoraggio nel rendere più sicuro il percorso che molte imprese hanno avviato per dotarsi di motori di intelligenza artificiale generativa personalizzati attraverso l’impostazione di propri LLM addestrati con informazioni interne. «Sono attività spesso prototipali che possono spalancare la porta a nuove vulnerabilità» – spiega il CTO di TrendAI Italia. «Un chatbot vulnerabile può diventare preda di operazioni di esfiltrazione di dati sensibili tramite prompt maligni provenienti dall’esterno. «In questi casi, la piattaforma TrendAI dispone di filtri che analizzano sia i prompt in ingresso sia i dati in uscita, segnalando in modo mirato espressioni potenzialmente rischiose in termini di potenziali infezioni o fuoriuscite di informazioni sensibili».

Vision One è composta da una serie di verticali che, tramite i propri sensori, monitorano la sicurezza di applicativi, cloud e container, dati, e-mail, endpoint, identità e rete. Le telemetrie raccolte vengono analizzate da agenti di AI e convogliate nel data lake del primo dei tre strati trasversali della piattaforma: quello della Threat Intelligence. Al livello superiore si colloca lo strato di Security Operations, che svolge le funzioni di XDR (Extended Detection & Response) e di SIEM “agentico”.

Sopra questi livelli opera, infine, lo strato di Cyber Risk Exposure Management, che offre una visione della postura di sicurezza complessiva e traduce gli alert provenienti dal livello operativo in azioni puntuali di contenimento e prevenzione interamente basate sul rischio. Questo livello integra anche i servizi della Zero Day Initiative, tra cui l’esclusiva funzione delle patch virtuali, che consente di isolare e mitigare le vulnerabilità delle applicazioni prima del rilascio delle patch ufficiali dei vendor.

I PARTNER COME ADVISOR

Tra le tante novità che lo sviluppo TrendAI porta avanti, Fanuli cita un nuovo sistema di digital twin che permette di costruire un modello virtuale dell’infrastruttura del cliente, prezioso nelle fasi di assessment, progettazione e customer service, una sfera di attività importante svolta dal team di direzione tecnica, chiamato ad affiancare quella commerciale in una formula consulenziale che prende per mano il cliente dalla prevendita e lungo tutto il ciclo di vita delle soluzioni. «Da qui nasce – spiega Fanuli – un modello esteso di servizio al cliente che integra il classico approccio basato sulla collaborazione tra account e tecnici di prevendita. Attorno al cliente oggi lavora una squadra che comprende anche specialisti di customer success e responsabili del canale, a supporto dei partner coinvolti nei singoli progetti». Accanto alla leva tecnologica emerge anche quella organizzativa – altrettanto strategica – che sta ridefinendo, a livello globale, il modo in cui TrendAI interagisce con il mercato.

In Italia – come racconta Francesco Carella, head of Private Sector Sales – l’operazione di rebranding e rafforzamento del posizionamento non si limita al rinnovamento organizzativo, ma si accompagna anche all’ingresso di nuove figure professionali, in particolare nel reparto vendite, guidato insieme a Pietro Caruso, head of Public Sector Sales. «È fondamentale proporci al cliente come consulenti per evidenziare gli effetti, visibili e non, dell’AI sulle infrastrutture: se ne parla da decenni, ma oggi sta trasformando i modelli produttivi e l’approccio al mercato. In prospettiva sarà sempre più presente ma silente, con il rischio di ampliare i perimetri di attacco. Servono quindi persone capaci di arrivare al cliente con un linguaggio adeguato al contesto» – spiega Carella.

In TrendAI Italia sono arrivati almeno venti nuovi collaboratori nel giro di un anno: dieci a rinforzo dell’ufficio commerciale, che, su settore privato e PA, schiera due squadre strutturalmente simili. «In entrambi i casi – precisa il responsabile per l’enterprise – abbiamo i major account che seguono le organizzazioni più grandi. Quattro esperti che gestiscono ciascuno un portafoglio ristretto di aziende, con il supporto di strumenti e risorse che consentono un approccio mirato a ogni settore, in linea con le esigenze dei clienti Large Enterprise nei mercati Finance, Energy e Utilities».

Thomas Giudici, head of Channel, Italy

MIDRANGE ENTERPRISE

Il livello successivo, quello del mercato midrange, è presidiato per il settore privato da cinque regional account manager, territorialmente distribuiti tra Nord e Centro-Sud. «Con loro manteniamo lo stesso livello di attenzione dei major account: professionisti esperti che operano trasversalmente in più settori» – spiega Carella, aggiungendo che proprio all’inizio del 2026, accanto ai major e ai regional account, è subentrata anche una figura destinata a presidiare le PMI, in stretta sinergia con il coordinatore del canale e con le società partner in tutto il territorio nazionale. «Il nostro impegno è fornire al cliente la soluzione più adeguata alle sue esigenze, senza fare distinzioni rigide tra i prodotti; tuttavia, alcune tecnologie della piattaforma risultano più rilevanti in base alle dimensioni e alle specifiche esigenze delle organizzazioni» – continua Carella. «Per esempio, l’Agentic SIEM, recentemente presentato, si adatta molto bene alle situazioni in cui il presidio di operatori umani è limitato e complesso».

La distinzione tra major e regional account rientra nella strategia di go-to-market con cui l’azienda presidia i diversi segmenti di mercato e vale anche per la pubblica amministrazione, coperta dal radar di Pietro Caruso. «TrendAI non implica soltanto un rebranding, ma anche l’evoluzione del modello di cooperazione con la PA» – ribadisce il responsabile del settore pubblico. In Italia, l’obiettivo è focalizzare e specializzare il team per affiancare la PA nel percorso di adeguamento e di conformità alla direttiva NIS2».

In che modo? Abbiamo un presidio dedicato ai segmenti più strategici della Pubblica Amministrazione centrale, composto da due sales manager senior, con responsabilità specifica su central government, difesa, agenzie e centrali di acquisto come Consip. Sei regional account manager sono invece concentrati sulle regioni e distribuiti tra Nordovest, Nordest, Centro e Sud Italia, per presidiare le rispettive aree territoriali con un focus dedicato ad amministrazioni regionali, in-house companies, università ed enti sanitari specializzati: «Vogliamo che il team Public incarni in modo chiaro e coerente la visione di TrendAI: rafforzare una presenza sempre più prossima al cliente, attraverso un supporto tecnico-commerciale altamente qualificato ed integrato, capace di comprendere e anticipare le esigenze dei principali attori istituzionali e di mercato — dal governo centrale e locale, al mondo dell’istruzione e della ricerca, fino al settore sanitario, sia pubblico che privato».

A differenza dell’organizzazione del settore privato guidata da Carella – dove c’è un account territoriale che segue il mercato delle PMI – Caruso si affida a un collaboratore con un ruolo analogo nel mondo dei comuni con meno di 20.000 abitanti, dei piccoli atenei e della sanità privata. Una scelta che riflette la stessa volontà di adottare un modello operativo ancora più specializzato e capillare. Tra le priorità di crescita dell’head of Public Sector c’è il comparto educational, che comprende gli atenei, i politecnici e gli enti nazionali di ricerca. «La sicurezza si fonda sullo sviluppo delle competenze, che rappresentano una direttrice strategica prioritaria e che sosterremo con nuove iniziative strategiche in sinergia con il sistema nazionale della formazione e della ricerca».

CANALIZZARE IL KNOW-HOW

Proprio sul terreno della sicurezza e della formazione, l’intelligenza artificiale diventa anche il perno dell’azione affidata al nuovo head of Channel Italy Thomas Giudici, chiamato ad allineare i partner alle strategie di TrendAI e a rafforzare il contributo del canale alla crescita dell’azienda giapponese nel nostro Paese. «In termini di cambiamento, la pandemia è stata un punto di svolta e di maturazione nel mondo delle aziende che tradizionalmente collaborano con TrendAI Italia, fornendo una copertura estesa e stabile alle esigenze del cliente finale. L’AI alza ancora l’asticella, richiedendo nuovi investimenti in conoscenza per il partner che voglia davvero diventare “trusted advisor” delle imprese e della PA».

L’obiettivo di Giudici richiede un impegno costante e competenze elevate da riversare in un ecosistema imprenditoriale che in Italia ha sempre mostrato apertura verso il canale. Al tempo stesso, il canale è chiamato a crescere, adeguandosi al modello “everything as a service”. Per raggiungere questo obiettivo, Giudici si avvale di un team di cinque persone che gestirà le relazioni con quattro distributori nazionali e con una rete di partner capillare e fidelizzata. Come ricorda il responsabile del Canale, i distributori hanno creato divisioni dedicate alla sicurezza e rappresentano, a tutti gli effetti, un’estensione di TrendAI, supportando i partner a ogni livello – tecnico, commerciale, contrattuale e persino finanziario – e accompagnandoli sul mercato.

«L’AI è un elemento pervasivo e consente di gestire la sicurezza in modo più rapido e semplificato» – segnala Giudici. «Offre a tutti uno strumento in grado di far fronte ad attacchi complessi e su larga scala in modo autonomo e questo a sua volta crea aspettative di facilità di implementazione ma molti rischi nella scelta della soluzione giusta». Tra questi due estremi – come spiega Giudici – i partner possono giocare la stessa partita dei big della consulenza sul campo di un mercato intermedio, che ai costi e alla “freddezza” degli advisor internazionali preferisce la prossimità al cliente, la familiarità con i suoi problemi e la presenza sullo stesso territorio.

Michelangelo Uberti, head of Marketing, Italy

UN NUOVO PAESAGGIO MENTALE

La funzione marketing in un’azienda di sicurezza così longeva e autorevole potrebbe sembrare facilitata. Ma la scala dei cambiamenti avvenuti in meno di quattro anni rende il lavoro di Michelangelo Uberti particolarmente sfidante. «Le radici di Trend Micro, che affondano nella protezione degli endpoint basati su microprocessore, creano fiducia, ma condizionano molto la percezione di un brand come TrendAI e della sua rifocalizzazione su una sicurezza più preventiva che difensiva» – spiega l’head of Marketing Italy.

TrendAI ha intuito, con largo anticipo rispetto a molti concorrenti, le trasformazioni in questo ambito, compresa la necessità di fare leva sul machine learning per affrontare attaccanti sempre più agguerriti. «Da tempo ci serviamo internamente di strumenti come gli LLM specializzati e questo si riflette nella presenza in Vision One di TrendAI Companion, un chatbot a cui utenti esperti e meno esperti possono rivolgersi per gestire meglio la piattaforma».

L’AI è al lavoro per rendere ancora più efficace la threat intelligence della Zero Day Initiative, consolidando un know-how che, tra l’altro, TrendAI condivide con altri attori del mondo della sicurezza, a cominciare dalle forze dell’ordine nazionali e internazionali, dall’FBI all’Interpol. Questa connotazione spinge TrendAI ad ampliare lo spettro della protezione lungo l’asse temporale della prevenzione e quello qualitativo, di una sicurezza che nasce dall’AI per rendere l’AI più sicura. Promuovendo, a ogni livello, una diversa cultura della gestione del rischio informatico.

Secondo Uberti, la stessa piattaforma Vision One può avere una funzione “formativa”, capace di incidere sul mindset dell’utente attraverso un modulo come Cyber Risk Exposure Management, che, grazie all’AI, mette in evidenza la percentuale di rischio e suggerisce le azioni preventive da intraprendere. «Dall’era del microchip all’era del cloud e dell’intelligenza artificiale, all’insegna dello slogan “AI Fearlessly” – “L’AI senza paura”» – spiega il capo del marketing. «Che non vuol dire agire in modo incontrollato o spavaldo, ma con una precisa consapevolezza dei rischi: ciò che serve per evitare che una barriera di sicurezza possa rallentare l’innovazione, invece di favorirla».

Parallelamente a questo e alle tradizionali forme di comunicazione, sul piano dell’awareness e dell’azione culturale, TrendAI porta avanti diverse collaborazioni con le università e gli istituti di ricerca sia per proteggerne le infrastrutture con le sue tecnologie, sia per promuovere e partecipare a programmi e campagne di training, come la Cyber Hackademy, capitanata da Accenture alla Federico II di Napoli. Per le scuole di ordine inferiore e per il mercato consumer c’è, a livello globale, l’iniziativa Internet Safety for All, in cui lo stesso Uberti è volontario “ambasciatore” della sicurezza.

Dalle implicazioni etiche e sociali a quelle economiche e cognitive, le sfide che TrendAI si trova ad affrontare sono molteplici e si collocano in territori ancora in larga parte da esplorare. Ma affrontarle senza timori reverenziali significa riconoscere che il vero vantaggio competitivo nasce dall’integrazione tra capacità tecnologiche avanzate e giudizio umano, dalla combinazione di algoritmi sofisticati ed esperienze reali sul campo. È questa sinergia, più che la performance del più “intelligente” dei chatbot, a fare la differenza tra potenzialità e risultati concreti sul mercato.

Foto di Gabriele Sandrini

L'articolo TrendAI, la sicurezza AI-first proviene da Data Manager Online.

]]>
Attacchi social con l’AI: servono solo 30 minuti per manipolare le foto online e truffare un utente https://www.datamanager.it/2026/03/attacchi-social-con-lai-servono-solo-30-minuti-per-manipolare-le-foto-online-e-truffare-un-utente/ Mon, 16 Mar 2026 10:14:50 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251559 I cybercriminali hanno automatizzato le attività di profilazione e questo permette di colpire un numero incredibilmente maggiore di obiettivi Nell’era dell’intelligenza artificiale, le foto pubbliche condivise sui social media possono essere rapidamente convertite in campagne di phishing altamente personalizzate. Il dato emerge da “From Holiday Snap to Custom Scam in 30 Minutes. How AI Turns […]

L'articolo Attacchi social con l’AI: servono solo 30 minuti per manipolare le foto online e truffare un utente proviene da Data Manager Online.

]]>
I cybercriminali hanno automatizzato le attività di profilazione e questo permette di colpire un numero incredibilmente maggiore di obiettivi

Nell’era dell’intelligenza artificiale, le foto pubbliche condivise sui social media possono essere rapidamente convertite in campagne di phishing altamente personalizzate. Il dato emerge da “From Holiday Snap to Custom Scam in 30 Minutes. How AI Turns Public Photos Into Targeted Attacks”, l’ultimo studio di TrendAI, business unit di Trend Micro™ e leader globale nella sicurezza dell’intelligenza artificiale. La ricerca consiste in una dimostrazione sviluppata dai ricercatori di TrendAI™ per replicare il flusso di lavoro di un ipotetico malintenzionato. Il risultato è allarmante: per profilare un utente, utilizzando circa 30 immagini tratte da un profilo pubblico di Instagram, e per creare un sito web di phishing su misura, il tempo richiesto è di soli 30 minuti.

“Il phishing mirato esiste da anni, ma grazie all’intelligenza artificiale assistiamo a grandi cambiamenti nella velocità e nella portata di questa attività”. Afferma Marco Fanuli, Technical Director di TrendAI Italia, una business unit di Trend Micro. “I cybercriminali possono ora automatizzare le attività di profilazione e questo permette di risparmiare molto tempo e di targettizzare un numero incredibilmente maggiore di obiettivi, non solo quelli ad alto valore”.

In occasione della dimostrazione, i ricercatori TrendAI hanno:

  • Raccolto immagini pubbliche da Instagram, utilizzando strumenti liberamente disponibili
  • Utilizzato modelli di analisi delle immagini, per estrarre segnali contestuali come eventi della vita, interessi, luoghi e affiliazioni
  • Arricchito i risultati con strumenti di intelligence open source
  • Identificato temi di alto interesse per catturare l’attenzione
  • Generato e-mail personalizzate e creato un sito di phishing a tema

In un caso, il sistema ha dedotto dalle immagini condivise che un utente si era ripreso da una malattia molto grave e lo ha classificato come il tema di targeting più efficace. Non è stato necessario accedere a dati privati, poiché l’informazione era già pubblica.

Eventuali implicazioni riguardano anche le organizzazioni. Dirigenti e dipendenti lasciano le proprie impronte digitali ovunque e man mano che la profilazione basata sull’intelligenza artificiale diventa più rapida ed economica, i cybercriminali possono utilizzare il contesto personale e creare esche più convincenti per colpire il business.

L'articolo Attacchi social con l’AI: servono solo 30 minuti per manipolare le foto online e truffare un utente proviene da Data Manager Online.

]]>
L’AI più impara più rende le organizzazioni vulnerabili agli attacchi https://www.datamanager.it/2026/02/lai-piu-impara-piu-rende-le-organizzazioni-vulnerabili-agli-attacchi/ Thu, 19 Feb 2026 10:17:05 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251032 L’intelligenza artificiale trasforma la conoscenza in codice e permette ai cybercriminali di compiere attacchi ancora più precisi e dirompenti Le competenze legate all’AI, ovvero le istruzioni eseguibili sempre più utilizzate per rendere operativa l’intelligenza artificiale, sono diventate un obiettivo di alto valore per i cybercriminali. A essere colpiti sono soprattutto gli ambienti critici come i […]

L'articolo L’AI più impara più rende le organizzazioni vulnerabili agli attacchi proviene da Data Manager Online.

]]>
L’intelligenza artificiale trasforma la conoscenza in codice e permette ai cybercriminali di compiere attacchi ancora più precisi e dirompenti

Le competenze legate all’AI, ovvero le istruzioni eseguibili sempre più utilizzate per rendere operativa l’intelligenza artificiale, sono diventate un obiettivo di alto valore per i cybercriminali. A essere colpiti sono soprattutto gli ambienti critici come i SOC e le organizzazioni in settori come sanità, pubblico, industriale e finanziario. Il dato emerge da “AI Skills as an Emerging Attack Surface in Critical Sectors: Enhanced Capabilities, New Risks”, l’ultimo studio di TrendAI, business unit di Trend Micro e leader globale nella sicurezza dell’intelligenza artificiale.

Le organizzazioni automatizzano e scalano l’intelligenza artificiale per far fronte alla carenza di preparazione e alle pressioni operative, ma nello stesso momento l’AI codifica silenziosamente competenze sensibili, logiche decisionali e workflow, accrescendo le sue conoscenze. Se compromesse, queste abilità possono rivelare come le organizzazioni rilevano le minacce, prendono decisioni e rispondono agli incidenti, offrendo così un notevole vantaggio ai cybercriminali.

La ricerca mostra che i SOC sono particolarmente vulnerabili. L’accesso alle competenze dell’intelligenza artificiale può rivelare le logiche di classificazione degli alert, le regole di correlazione e i programmi di risposta, consentendo ai cybercriminali di non far scattare allarmi, eludere il rilevamento o manipolare i livelli di gravità. Rischi simili si possono ritrovare in altri settori, dalla manipolazione delle attività di trading nel settore finanziario, all’interferenza nelle decisioni cliniche in quello sanitario.

Gli strumenti di sicurezza tradizionali non sono progettati per rilevare queste minacce. Le competenze dell’intelligenza artificiale sono in gran parte costituite da testo non strutturato, che richiede la comprensione semantica più che il rilevamento basato sulla firma. L’esposizione pubblica delle conoscenze tramite archivi aperti aggrava ulteriormente il rischio.

Lo studio rivela anche un nuovo modello di kill chain per la compromissione delle competenze dell’intelligenza artificiale e offre indicazioni pratiche per il rilevamento e la governance delle minacce. Le organizzazioni dovrebbero trattare le competenze dell’intelligenza artificiale come una proprietà intellettuale sensibile e applicare, sin da subito, un rigoroso controllo degli accessi, monitoraggio e convalida.

“Le competenze dell’intelligenza artificiale trasformano la conoscenza istituzionale in codice eseguibile. Questo le rende incredibilmente potenti e preziose per i cybercriminali”.

Afferma Marco Fanuli, Technical Director di TrendAI Italia, una business unit di Trend Micro. “Quando un malintenzionato entra in possesso delle competenze dell’intelligenza artificiale, è in grado di capire come la potenziale vittima vede, pensa, decide e risponde. È fondamentale adottare le contromisure adeguate”.

L'articolo L’AI più impara più rende le organizzazioni vulnerabili agli attacchi proviene da Data Manager Online.

]]>
TrendAI conferma il suo impegno nel supportare la Pubblica Amministrazione https://www.datamanager.it/2026/02/trendai-conferma-il-suo-impegno-nel-supportare-la-pubblica-amministrazione/ Tue, 17 Feb 2026 08:45:31 +0000 https://www.datamanager.it/?p=250972 L’azienda rinnova la qualifica ACN di livello 2, che certifica che l’azienda rispetta i corretti requisiti di sicurezza, affidabilità e trasparenza ed è in grado di accompagnare la Pubblica Amministrazione nel suo percorso di trasformazione digitale TrendAI, business unit di Trend Micro e leader globale nella sicurezza dell’intelligenza artificiale, comunica che la piattaforma di cybersecurity […]

L'articolo TrendAI conferma il suo impegno nel supportare la Pubblica Amministrazione proviene da Data Manager Online.

]]>
L’azienda rinnova la qualifica ACN di livello 2, che certifica che l’azienda rispetta i corretti requisiti di sicurezza, affidabilità e trasparenza ed è in grado di accompagnare la Pubblica Amministrazione nel suo percorso di trasformazione digitale

TrendAI, business unit di Trend Micro e leader globale nella sicurezza dell’intelligenza artificiale, comunica che la piattaforma di cybersecurity TrendAI Vision One ha ottenuto il rinnovo della qualifica ACN di livello 2 (QC2).

Il conseguimento della qualifica, appena rinnovata dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), rappresenta un traguardo strategico per i fornitori che intendono lavorare con la Pubblica Amministrazione italiana e garantisce elevatissimi standard di sicurezza, affidabilità e trasparenza dei servizi cloud offerti.

La qualifica ACN di livello 2 (QC2) attesta che TrendAI Vision One è in grado di gestire in modo sicuro dati critici e particolarmente sensibili, assicurando la protezione delle informazioni riservate, la continuità operativa dei servizi essenziali e la conformità ai requisiti normativi vigenti. Gli enti pubblici possono quindi fare affidamento su soluzioni TrendAI™ sicure, riconosciute a livello internazionale, tecnologicamente avanzate e adatte a supportare processi digitali “mission critical”.

A seguito del rinnovo della qualifica, TrendAI Vision One per la Pubblica Amministrazione è disponibile nel catalogo dei servizi cloud dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, facilitando l’adozione di soluzioni di cybersecurity all’interno di un ecosistema certificato e sicuro.

“Da sempre, TrendAI supporta le Pubbliche Amministrazioni italiane nel loro percorso di sviluppo di una corretta postura di sicurezza e nel contrasto alle minacce informatiche sempre più evolute. Dal 2026, questo impegno evolve in un investimento strutturale di lungo periodo a servizio del Paese, attraverso la creazione di un’organizzazione dedicata e diffusa sul territorio nazionale. Un team pensato per lavorare in modo continuativo con l’intera community della Pubblica Amministrazione Locale, Regioni, Società in-house, Comuni e Città Metropolitane, ASL ed Ospedali, Policlinici ed Atenei, e Centrale, Agenzie, Autorità, Organi istituzionali, Ministeri, etc. , garantendo prossimità, supporto costante e una profonda conoscenza delle specificità dei contesti pubblici italiani”. Dichiara Pietro Caruso, Head of Public Sector Sales di TrendAI Italia, una business unit di Trend Micro. “Il rinnovo appena conseguito conferma il ruolo di TrendAI come attore primario nella protezione dell’ecosistema digitale nazionale e contribuisce concretamente a rafforzare la collaborazione tra i settori pubblico e privato”.

“La cybersecurity rappresenta un elemento fondamentale per la Pubblica Amministrazione, poiché garantisce che il lavoro dei dipendenti e i servizi offerti ai cittadini siano sempre protetti, efficienti e allineati all’evoluzione tecnologica”. Afferma Salvatore Marcis, Country Manager di TrendAI Italia, una business unit di Trend Micro. “Siamo orgogliosi di poter supportare gli enti pubblici con soluzioni e servizi di sicurezza informatica avanzati, che consentono di tutelare i dati sensibili, prevenire minacce e attacchi cyber di nuova generazione e assicurare la continuità operativa, rafforzando così la fiducia dei cittadini e sostenendo lo sviluppo digitale del Paese”.

L'articolo TrendAI conferma il suo impegno nel supportare la Pubblica Amministrazione proviene da Data Manager Online.

]]>
Contro gli attacchi intelligenti, la sicurezza stratificata di TrendAI Vision One https://www.datamanager.it/2026/02/contro-gli-attacchi-intelligenti-la-sicurezza-stratificata-di-trendai-vision-one/ Mon, 16 Feb 2026 08:37:29 +0000 https://www.datamanager.it/?p=250934 Minacce e difese all’insegna dell’AI. Trend Micro presenta a Milano la riorganizzazione della filiale italiana e il nuovo brand rivolto alla sicurezza enterprise Un barcamp per fare il punto su come evolve la cybersicurezza nell’era del cloud ibrido, dell’intelligenza artificiale generativa e dell’imminente rivoluzione della cosiddetta “agentica”, la nuova frontiera dell’automazione. Trend Micro ha incontrato […]

L'articolo Contro gli attacchi intelligenti, la sicurezza stratificata di TrendAI Vision One proviene da Data Manager Online.

]]>
Minacce e difese all’insegna dell’AI. Trend Micro presenta a Milano la riorganizzazione della filiale italiana e il nuovo brand rivolto alla sicurezza enterprise

Un barcamp per fare il punto su come evolve la cybersicurezza nell’era del cloud ibrido, dell’intelligenza artificiale generativa e dell’imminente rivoluzione della cosiddetta “agentica”, la nuova frontiera dell’automazione. Trend Micro ha incontrato la stampa a Milano, per presentare, oltre al nuovo assetto organizzativo della filiale italiana, affidata a Salvatore Marcis in veste di country manager, l’importante novità del brand TrendAI, che dal 12 gennaio scorso viene utilizzato per designare la piattaforma di sicurezza Vision One, rivolta alle imprese e alla pubblica amministrazione.

Un marchio che, ha sottolineato l’head of marketing Michelangelo Uberti, non è stato scelto per connotare con un termine alla moda la proposta professionale di Trend Micro. «L’AI non è una moda passeggera, né sul piano della difesa dai rischi cyber, né tantomeno dal punto di vista degli attaccanti» ha sottolineato Uberti. D’ora in poi l’AI riguarderà tutti, sia chi la sta utilizzando per sferrare attacchi sempre più persistenti, mirati e “credibili”, sia chi dovrà anticipare queste mosse, «per comprendere il rischio e gestirlo senza rallentare l’innovazione tecnologica» ha concluso Uberti.

Il 2026 di Trend Micro comincia all’insegna di un nuovo inquadramento del team manageriale che affiancherà Marcis con un impegno chiaramente delineato dal country manager: «Trend Micro rimane fedele al suo modello di canale, ma attraverso un’azione commerciale diretta puntiamo relazioni e strette continuative, per fornire soluzioni di sicurezza aggiornate e in chiave manutentiva».

Francesco Carella, come Head of Private Sector Sales, si occuperà della clientela enterprise, mentre i clienti della Pubblica Amministrazione sono affidati alle cure di Pietro Caruso, Head of Public Sector Sales. Il coordinamento tecnico del pre-sales sarà invece seguito da Marco Fanuli, Technical Director Italy.

L’incontro ha rappresentato anche l’occasione per una analisi delle ultime evoluzioni del rischio cyber vissute da alcuni clienti e partner che Trend Micro ha riunito intorno a una mini-tavola rotonda su temi – o meglio “previsioni” – proposte da Fanuli. Il direttore tecnico di Trend Micro ha per esempio osservato che il fattore AI non è un grande cambiamento per un cybercrimine abituato a servirsi di ogni possibile vettore di attacco o tool tecnologico, ma permette un notevole salto qualitativo nell’esecuzione di attacchi sempre più avanzati e persistenti, basandosi tra l’altro su approcci industrializzati e condivisi.

Utilizzare l’AI all’interno dei processi aziendali può tuttavia comportare un allargamento dei profili di rischio, ponendo una questione di maggior necessità di governance. “Basta pensare all’AI in ausilio al coding e alla possibilità di creare codice con vulnerabilità nascoste» ha spiegato Fanuli.

Dal breve confronto emergono i primi segnali di cambiamento che i responsabili della cybersecurity di aziende e organizzazioni osservano quotidianamente. Insieme ad Andrea Angeletta, CISO di Aria Spa e Matteo Macina, Director, Head of Cyber Security di TIM, il panel ha visto la presenza degli esperti del Clusit, rappresentato dal Presidente Onorario Gabriele Faggioli e con Luca Montanari, Head of Threat Landscape, Crisis Management and Exercises Division di ACN, che tra l’altro ha fornito qualche anticipazione sull’edizione per II semestre 2025 pubblicato dall’Agenzia.

Proprio sul paesaggio delle minacce si è soffermato Bharat Mistry, Director Product Management Global Evangelist and Alliance di Trend Micro, nell’intervento centrale della mattinata. Mistry ha preso in esame l’impatto dell’AI sul ransomware e su attacchi  che diventano più sofisticati e subdoli, sull’onda di una sicurezza in cloud complessa e fortemente condizionata dal problema della doppia velocità di infrastrutture che mettono insieme architetture modernissimi e un patrimonio ancora immenso di applicativi legacy. «Occorre un approccio real-time e stratificato, con una forte focalizzazione sul legacy e sul fenomeno della shadow IT e AI» rileva l’”evangelista”.» Esattamente l’approccio che TrendAI Vision One adotta sfruttando a sua volta il machine learning per analizzare, attraverso un continuo monitoraggio, un flusso di informazioni “malevole” che Mistry quantifica in 84 mila miliardi di segnali al giorno.

L'articolo Contro gli attacchi intelligenti, la sicurezza stratificata di TrendAI Vision One proviene da Data Manager Online.

]]>
L’intelligenza artificiale è diventata un business anche per il crimine https://www.datamanager.it/2026/02/lintelligenza-artificiale-e-diventata-un-business-anche-per-il-crimine/ Thu, 12 Feb 2026 08:00:06 +0000 https://www.datamanager.it/?p=250910 I cybercriminali non inseguono più la novità, ma perfezionano le tecniche, riducono i costi e migliorano l’affidabilità di attacchi basati su frodi, malware e deepfake La criminalità informatica basata sull’intelligenza artificiale ha superato il periodo di sperimentazione ed è entrata in una fase più stabile e professionale, che rispecchia l’evoluzione di altri mercati clandestini ormai […]

L'articolo L’intelligenza artificiale è diventata un business anche per il crimine proviene da Data Manager Online.

]]>
I cybercriminali non inseguono più la novità, ma perfezionano le tecniche, riducono i costi e migliorano l’affidabilità di attacchi basati su frodi, malware e deepfake

La criminalità informatica basata sull’intelligenza artificiale ha superato il periodo di sperimentazione ed è entrata in una fase più stabile e professionale, che rispecchia l’evoluzione di altri mercati clandestini ormai maturi. Il dato emerge da “They Don’t Build the Gun, They Sell the Bullets. An Update on the State of Criminal AI”, l’ultimo studio di TrendAI, business unit di Trend Micro e leader globale nella sicurezza dell’intelligenza artificiale

La ricerca ha analizzato servizi clandestini, malware e campagne di attacco basati sull’intelligenza artificiale a fine 2025. I risultati mostrano che i cybercriminali non inseguono più la novità, ma perfezionano le tecniche, riducono i costi e migliorano l’affidabilità degli attacchi basati su frodi, malware e deepfake.

I precedenti studi di TrendAI avevano evidenziato l’utilizzo di chatbot jailbroken, truffe deepfake e attacchi isolati di tipo proof-of-concept. Gli ultimi risultati mostrano che queste idee si sono trasformate in servizi che possono essere noleggiati, riutilizzati e adottati su larga scala, anche senza competenze tecniche.

“Le previsioni per il futuro non sono apocalittiche, ma incrementali”, afferma Marco Fanuli, Technical Director di TrendAI Italia, una business unit di Trend Micro. “Non assisteremo a un’improvvisa esplosione di caos guidato dall’intelligenza artificiale, ma a un costante perfezionamento professionale degli strumenti che vediamo già oggi. Questo tipo di progresso silenzioso è il modo che rende gli ecosistemi criminali più difficili da distruggere.”

La ricerca identifica le tre fasi che definiscono lo scenario dell’intelligenza artificiale criminale. La prima fase è quella del consolidamento. Nuovi strumenti di intelligenza artificiale “non censurati” continuano ad apparire sui forum underground, ma la maggior parte scompare rapidamente. I servizi che persistono sono quelli che offrono jailbreak e la possibilità di violare le principali piattaforme di intelligenza artificiale tramite prompt, piuttosto che modelli realmente indipendenti. I criminali sfruttano la portata e gli investimenti dei provider commerciali di AI invece di creare dal nulla.

La seconda fase è la comparsa dei primi malware in grado di generare o modificare codice maligno tramite query AI integrate o remote. Questi campioni rimangono limitati da vincoli pratici, ma segnalano uno spostamento verso progetti di malware più adattivi che possono variare da un attacco all’altro.

La terza fase vede la rapida diffusione della tecnologia deepfake nell’utilizzo criminale quotidiano. Strumenti per la sostituzione di volti, la clonazione della voce e la manipolazione delle immagini sono ora ampiamente disponibili a un costo minimo o nullo. Questo permette nuove ondate di frodi, tra cui truffe di impersonificazione, infiltrazioni all’interno di aziende, rapimenti virtuali e la diffusione di immagini sintetiche non consensuali, con gravi implicazioni per individui, organizzazioni e la fiducia generale nell’identità digitale.

L’analisi di TrendAI mostra che le capacità di difesa attualmente rimangono in vantaggio, grazie al rilevamento basato sull’intelligenza artificiale, all’intelligence sulle minacce e agli strumenti di indagine automatizzata. Tuttavia, questo vantaggio si sta riducendo man mano che i criminali imparano a estrarre più valore dalle stesse tecnologie, spesso più velocemente di quanto possano essere applicate le contromisure.

Lo studio conclude che il rischio più grave non è un incredibile miglioramento delle capacità cybercriminali, ma la normalizzazione della criminalità basata sull’intelligenza artificiale. Man mano che queste tecniche diventeranno più economiche e facili da utilizzare, si diffonderanno in tutto l’ecosistema del crimine informatico e vi rimarranno.

“Le organizzazioni devono prepararsi agli attacchi basati sull’intelligenza artificiale come condizione di base, anziché come un’anomalia emergente”, conclude Marco Fanuli. “Le frodi basate sui deepfake, l’abuso di identità e i malware AI non sono più minacce marginali, ma criticità che devono essere incluse nella strategia di sicurezza, nei processi di verifica e nella pianificazione della risposta agli incidenti”.

L'articolo L’intelligenza artificiale è diventata un business anche per il crimine proviene da Data Manager Online.

]]>
Attenzione all’intelligenza artificiale non gestita: può creare rischi di business, alla reputazione e normativi https://www.datamanager.it/2026/01/attenzione-allintelligenza-artificiale-non-gestita-puo-creare-rischi-di-business-alla-reputazione-e-normativi/ Tue, 27 Jan 2026 09:13:49 +0000 https://www.datamanager.it/?p=250490 L’ultimo studio Trend Micro evidenzia che i rischi sono maggiori per le organizzazioni che operano a livello globale o che utilizzano l’intelligenza artificiale in diverse aree geografiche L’adozione di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) senza un’adeguata governance, verifica e supervisione, rischia di esporre a danni legali, finanziari e di reputazione. Il dato emerge da […]

L'articolo Attenzione all’intelligenza artificiale non gestita: può creare rischi di business, alla reputazione e normativi proviene da Data Manager Online.

]]>
L’ultimo studio Trend Micro evidenzia che i rischi sono maggiori per le organizzazioni che operano a livello globale o che utilizzano l’intelligenza artificiale in diverse aree geografiche

L’adozione di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) senza un’adeguata governance, verifica e supervisione, rischia di esporre a danni legali, finanziari e di reputazione. Il dato emerge da “Risks of Unmanaged AI Reliance: Evaluating Regional Biases, Geofencing, Data Sovereignty, and Censorship in LLM Models”, l’ultima ricerca Trend Micro, leader globale di cybersecurity.

I sistemi di intelligenza artificiale possono generare risultati diversi a seconda della posizione geografica, della lingua, della progettazione del modello e dei controlli integrati. Nei settori dove si lavora a contatto con i clienti o si prendono decisioni importanti, queste incoerenze possono minare la fiducia, allontanare da regolamenti locali o norme culturali e portare a costose conseguenze per il business.

Lo studio Trend Micro ha coinvolto oltre 100 modelli di intelligenza artificiale e ha utilizzato più di 800 prompt mirati progettati per valutare i bias, la consapevolezza politica e culturale, i comportamenti di geofencing, i segnali di sovranità dei dati e le limitazioni contestuali. Sono stati condotti migliaia di esperimenti, per misurare come gli output cambiano nel tempo e nei luoghi e sono stati analizzati più di 60 milioni di token di input e oltre 500 milioni di token di output.

I risultati rivelano che prompt identici possono produrre risposte diverse a seconda dell’area geografica e dei modelli e persino variare nel corso di interazioni ripetute con lo stesso sistema. In scenari politicamente critici, come nel caso di territori contesi o di identità nazionale, i modelli hanno mostrato chiare differenze di allineamento a seconda del luogo. In altri test, i modelli hanno restituito risultati obsoleti o incoerenti in aree che richiedevano precisione, ad esempio calcoli finanziari e informazioni dove il tempo giocava un ruolo chiave.

“In molte organizzazioni, si pensa che l’intelligenza artificiale si comporti come un software tradizionale e che lo stesso input produca in modo affidabile lo stesso output”. Afferma Marco Fanuli, Technical Director di Trend Micro Italia. “La nostra ricerca mostra che questo pensiero non è corretto. I LLM possono fornire risposte diverse in base all’area geografica, alla lingua, ai guardrail e possono anche cambiare da un’interazione all’altra. Quando i risultati dell’intelligenza artificiale vengono utilizzati direttamente dai clienti o per prendere decisioni di business, il rischio è di perdere il controllo sulla comunicazione, sulla compliance e sul rispetto delle norme culturali.”

Lo studio evidenzia che i rischi sono maggiori per le organizzazioni che operano a livello globale o utilizzano l’intelligenza artificiale in diverse aree geografiche. Un servizio basato sull’intelligenza artificiale potrebbe essere regolamentato da diversi quadri giuridici, politici e socioculturali. Le criticità coinvolgono anche il settore pubblico. In questo caso, i risultati generati dall’intelligenza artificiale potrebbero essere interpretati come una guida ufficiale e la dipendenza da modelli non localizzati o non verificati potrebbe introdurre rischi di sovranità e di accessibilità.

“L’intelligenza artificiale non dovrebbe essere trattata come uno strumento di produttività plug-and-play”. Conclude Marco Fanuli. “Le organizzazioni devono considerare i rischi di dipendenza, adottare una governance chiara, definire le responsabilità e introdurre la verifica umana per qualsiasi output rivolto agli utenti. Questo include la trasparenza dei fornitori di intelligenza artificiale su come si comportano i modelli, su quali dati si basano e dove vengono applicati i guardrail. L’intelligenza artificiale promuove innovazione ed efficienza, ma solo quando viene utilizzata con una chiara comprensione dei suoi limiti e con controlli che verificano come i sistemi si comportano negli ambienti del mondo reale”.

L'articolo Attenzione all’intelligenza artificiale non gestita: può creare rischi di business, alla reputazione e normativi proviene da Data Manager Online.

]]>
Trend Vision One sarà disponibile su AWS European Sovereign Cloud https://www.datamanager.it/2026/01/trend-vision-one-sara-disponibile-su-aws-european-sovereign-cloud/ Thu, 15 Jan 2026 10:08:00 +0000 https://www.datamanager.it/?p=250243 L’esperienza Trend Micro nella cybersecurity e l’infrastruttura AWS European Sovereign Cloud danno vita a una nuova collaborazione, che ha l’obiettivo di proteggere le organizzazioni nei settori altamente regolamentati Trend Micro, leader globale di cybersecurity, annuncia che la piattaforma di cybersecurity Trend Vision One™ sarà disponibile su AWS European Sovereign Cloud, il nuovo cloud indipendente europeo. […]

L'articolo Trend Vision One sarà disponibile su AWS European Sovereign Cloud proviene da Data Manager Online.

]]>
L’esperienza Trend Micro nella cybersecurity e l’infrastruttura AWS European Sovereign Cloud danno vita a una nuova collaborazione, che ha l’obiettivo di proteggere le organizzazioni nei settori altamente regolamentati

Trend Micro, leader globale di cybersecurity, annuncia che la piattaforma di cybersecurity Trend Vision One™ sarà disponibile su AWS European Sovereign Cloud, il nuovo cloud indipendente europeo.

Questa nuova implementazione si basa sulla partnership di lunga data tra le aziende e sulla leadership di Trend Micro nella cybersecurity. La piattaforma di sicurezza informatica Trend Vision One sarà disponibile su AWS European Sovereign Cloud e supporterà la crescente base di clienti europei. Trend Vision One su AWS European Sovereign Cloud soddisferà le esigenze di sicurezza specifiche di enti governativi, organizzazioni nel settore della difesa, fornitori di infrastrutture critiche e aziende in mercati altamente regolamentati. La piattaforma, inoltre, risponderà alle esigenze di sovranità digitale mantenendo al contempo tutte le funzionalità di intelligenza artificiale.

AWS European Sovereign Cloud è un cloud sovrano completo di tutte le funzionalità, gestito in modo indipendente, supportato da solidi controlli tecnici, garanzie sovrane e tutele legali progettate per soddisfare le esigenze di governi e imprese europee. L’infrastruttura AWS European Sovereign Cloud è interamente situata all’interno dell’UE e opera indipendentemente dalle region esistenti. Le organizzazioni che utilizzano AWS European Sovereign Cloud traggono vantaggio da tutta la potenza di AWS, incluso il portfolio di servizi e la sicurezza, oltre a disponibilità, prestazioni, architettura familiare, API e innovazioni come il sistema AWS Nitro.

Trend Vision One su AWS European Sovereign Cloud continuerà a gestire l’esposizione al rischio informatico, le operazioni di sicurezza e la protezione su più livelli in maniera unificata, rispettando al contempo rigorose norme di sovranità e conformità. L’implementazione supporterà l’intera gamma di funzionalità di cybersecurity, tra cui rilevamento e risposta estesi (XDR), orchestrazione della sicurezza, automazione e risposta degli agenti (Agentic SOAR) e correlazione dell’intelligence sulle minacce.

“Nel panorama digitale odierno, le minacce informatiche sono sempre più sofisticate e le organizzazioni hanno bisogno di proteggersi in modo completo e integrato. Tuttavia, quelle che operano in settori altamente regolamentati, devono soddisfare severi requisiti di sovranità”. Afferma Salvatore Marcis, Country Manager di Trend Micro Italia. “Grazie a Trend Vision One su AWS European Sovereign Cloud, le organizzazioni potranno far leva sulle nostre capacità di sicurezza informatica proattive basate sull’intelligenza artificiale, soddisfacendo al contempo le esigenze di sovranità digitale. Il tutto, beneficiando della nostra partnership di lunga data con Amazon Web Services.”

La partnership tra AWS e Trend dura da oltre dieci anni e si contraddistingue per la sua storia di innovazione condivisa. Questa nuova collaborazione ha l’obiettivo di supportare i requisiti di sovranità digitale e sicurezza informatica delle organizzazioni e di accelerare la trasformazione digitale in Europa.

L'articolo Trend Vision One sarà disponibile su AWS European Sovereign Cloud proviene da Data Manager Online.

]]>
Cybercrime e AI: l’intelligenza artificiale agentica supererà presto le capacità di difesa https://www.datamanager.it/2025/12/cybercrime-e-ai-lintelligenza-artificiale-agentica-superera-presto-le-capacita-di-difesa/ Mon, 15 Dec 2025 15:07:50 +0000 https://www.datamanager.it/?p=249907 Il phishing automatizzato, le frodi e lo sfruttamento dei dati in seguito a una violazione diventeranno operazioni perennemente attive in background L’intelligenza artificiale agentica ridefinisce l’ecosistema criminale e presto permetterà di lanciare attacchi completamente automatizzati, che supereranno di gran lunga la potenza e la portata delle campagne ransomware e phishing attuali. Il dato emerge dall’ultimo […]

L'articolo Cybercrime e AI: l’intelligenza artificiale agentica supererà presto le capacità di difesa proviene da Data Manager Online.

]]>
Il phishing automatizzato, le frodi e lo sfruttamento dei dati in seguito a una violazione diventeranno operazioni perennemente attive in background

L’intelligenza artificiale agentica ridefinisce l’ecosistema criminale e presto permetterà di lanciare attacchi completamente automatizzati, che supereranno di gran lunga la potenza e la portata delle campagne ransomware e phishing attuali. Il dato emerge dall’ultimo report di Trend Micro, leader globale di cybersecurity, dal titolo “VibeCrime: Preparing Your Organization for the Next Generation of Agentic AI Cybercrime.

Lo studio evidenzia che i cybercriminali utilizzeranno agenti AI specializzati, coordinati attraverso una regia centralizzata, al fine di condurre campagne su larga scala, adattive e altamente resilienti, riducendo al minimo l’intervento umano.

“L’intelligenza artificiale agentica fornisce ai criminali un arsenale pronto all’uso in grado di scalare, adattarsi e colpire anche senza l’intervento umano. Il rischio immediato non è un’improvvisa esplosione di crimini basati sull’AI, ma la lenta e inesorabile automazione degli attacchi che richiedevano capacità tecniche, tempo e sforzi. Questo sta già avvenendo”. Afferma Salvatore Marcis, Country Manager di Trend Micro Italia.

Gli highlight dello studio includono:

  • L’intelligenza artificiale agentica aumenterà enormemente il volume degli attacchi. Il phishing automatizzato, le frodi e lo sfruttamento dei dati in seguito a una violazione diventeranno operazioni perennemente attive in background
  • Gli ecosistemi criminali passeranno da un modello cybercrime-as-a-service a uno cybercrime-as-a-servant, affidandosi ad agenti AI concatenati e a livelli di orchestrazione autonomi che gestiranno le attività criminali end-to-end
  • Le piattaforme di difesa avranno bisogno di propri orchestratori e agenti autonomi per contrastare il cambiamento, altrimenti rischieranno di essere sopraffatte dalla portata e dalla velocità degli attacchi
  • Nuove categorie di attacchi emergeranno molto più velocemente di quanto i difensori siano attualmente in grado di rilevare o mitigare

“L’Agentic AI ottimizzerà gli attacchi, amplificando i risultati di quelli con un basso ROI ed emergeranno nuovi modelli cybercriminali di business. Le aziende dovranno rivedere le strategie di security e investire in automazione e difese basate sull’intelligenza artificiale. Consigliamo di implementare un adeguato livello di resilienza prima che i cybercriminali industrializzino l’utilizzo dell’AI, altrimenti il rischio è di rimanere indietro nella corsa esponenziale agli armamenti, che separerà rapidamente le organizzazioni preparate da quelle che non lo sono.” Conclude Salvatore Marcis, Country Manager di Trend Micro Italia.

L'articolo Cybercrime e AI: l’intelligenza artificiale agentica supererà presto le capacità di difesa proviene da Data Manager Online.

]]>