università Cattolica – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 09:04:35 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png università Cattolica – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’era della Finance 4.0: quando le sfide si trasformano in opportunità https://www.datamanager.it/2016/09/lera-della-finance-4-0-le-sfide-si-trasformano-opportunita/ Fri, 23 Sep 2016 10:49:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109739 La digital transformation può abilitare forme di controllo e gestione finanziaria all’avanguardia. Il caso Capgemini-SAP per l’Università Cattolica Il business, sotto qualsiasi declinazione, sta profondamente cambiando grazie alla tecnologia. La potenza di calcolo, la maggiore capacità di recepire informazioni e di contestualizzarle con il mondo circostante, hanno permesso al panorama digital di spingersi oltre la […]

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La digital transformation può abilitare forme di controllo e gestione finanziaria all’avanguardia. Il caso Capgemini-SAP per l’Università Cattolica

Il business, sotto qualsiasi declinazione, sta profondamente cambiando grazie alla tecnologia. La potenza di calcolo, la maggiore capacità di recepire informazioni e di contestualizzarle con il mondo circostante, hanno permesso al panorama digital di spingersi oltre la semplice interazione di un dipendente con il computer, sviluppando nuove forme di produttività, in cui le conoscenze dell’uomo si intrecciano con l’intelligenza delle macchine.

La conseguenza di un contesto del genere è la Fabbrica 4.0. Non a caso, quello che si prospetta dinanzi ai nostri occhi è un cambiamento epocale, pari alle tre precedenti rivoluzioni che hanno permesso al genere umano di dotarsi di strumenti unici e determinanti per lo sviluppo della società. Questa nuova “fabbrica”, conosciuta anche con il termine anglofono di “Industry 4.0” impatta concretamente su ambiti professionali diversi: dalla produttività alla gestione delle risorse umane, passando per l’automazione delle decisioni all’economia su piccola e larga scala.

Proprio il Finance è uno dei settori che più di altri può beneficiare dell’adozione di pratiche innovative che rientrano nel campo della quarta rivoluzione industriale. A dimostralo sono Capgemini Italia e SAP Italia che, con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, hanno dato vita a un progetto di digital transformation basato su SAP S/4HANA, volto a ottimizzare varie pratiche interne, tra cui i processi amministrativi e contabili, con un modello multidimensionale che può produrre analisi di costo e redditività a livelli differenti di sintesi.

A introdurre la questione è Federico Rajola, professore ordinario di organizzazione aziendale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: “L’industria 4.0 è un tema oramai conosciuto. La quarta rivoluzione industriale, di cui oggi scorgiamo solo i primi effetti, si basa su quattro linee di studio: cloud e big data, analytics, interazione uomo-macchina, machine-to-machine. Se pensiamo agli ultimi decenni, ci accorgiamo di come la tecnologia abbia accorciato gli intervalli di tempo che intercorrono tra un’evoluzione e l’altra. In particolare, tra la terza rivoluzione (quella dell’informatica) e la quarta, sono passati solo pochi anni, quindi possiamo aspettarci notevoli cambiamenti nel futuro, con modalità rapide. Immettersi, come ente all’avanguardia, all’interno di tale flusso è per noi essenziale”.

Il progetto Unicatt

Ma cosa riguarda il percorso intrapreso dall’istituto di formazione? “Tutto è partito dalla necessità di integrare i nostri sistemi sia con il lato informatico che con processi e persone – spiega Marcello Dall’Aglio, CFO di Università del Sacro Cuore -. Grazie all’integrazione tutte le sedi opereranno all’unisono: stessi sistemi, identiche procedure. Questo ci permetterà di raggiungere livelli di servizio eccellenti e uniformi con una programmazione finanziaria più accurata”.

In qualità di system integrator, Capgemini ha individuato i contorni che delineano l’evolversi di ruoli e obiettivi della funzione Finance. Tra aspetti maturi e altri da migliorare (come le aree di business support), la ricetta per i CFO è far leva sui big data per supportare le analisi predittive che sfociano nelle decisioni aziendali, migliorando così l’ottimizzazione dei paradigmi che guidano le metodologie finanziarie.

Lo ha ribadito Andrea Falleni, senior vice president, market unit head of manufacturing and financial services di Capgemini Italia: “Abbiamo iniziato a studiare nel 2009 come la digital transformation potesse influenzare il mondo professionale. Oggi quella trasformazione, che si pensava riguardasse solo contesti peculiari, pervade tutti i settori di imprese molto diverse”.

Il concetto che si vuole far passare è che l’implementazione di un ecosistema digitale porta reali benefici su vari piani, compreso quello economico. L’esperienza di SAP Italia è chiarificante: “Un terzo delle transazioni finanziarie che riusciamo a vedere non sono effettuate da un operatore umano – rivela Dario Regazzoni, Presales Manager di SAP Italia – possiamo dire che il mondo del Finance è già ben avviato sulla strada della digital transformation. La possibilità di analizzare processi finanziari in tempo reale, unita all’adozione di un software che restituisce una visibilità completa sui dati, può fare la differenza in un programma di ottimizzazione e razionalizzazione delle risorse. Il motore di tale rivoluzione è SAP/4HANA, quanto di più versatile e flessibile ci sia in termini di installazione e utilizzo, una scelta funzionale sia dal punto di vista analitico che operativo”.

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Samsung aderisce all’European Code Week per ispirare i creativi digitali del futuro https://www.datamanager.it/2015/10/samsung-aderisce-alleuropean-code-week-per-ispirare-i-creativi-digitali-del-futuro/ Fri, 16 Oct 2015 15:30:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85938 Presentati i risultati dell’Osservatorio dell’Università Cattolica sul valore del coding nell’apprendimento In occasione della Settimana Europea della Programmazione, giunta alla sua terza edizione, Samsung Electronics Italia vuole avvicinare studenti, docenti e genitori al mondo della programmazione e del pensiero computazionale, sensibilizzando nei più giovani lo sviluppo del pensiero creativo e un’attitudine al problem-solving fondamentali nello […]

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Presentati i risultati dell’Osservatorio dell’Università Cattolica sul valore del coding nell’apprendimento

In occasione della Settimana Europea della Programmazione, giunta alla sua terza edizione, Samsung Electronics Italia vuole avvicinare studenti, docenti e genitori al mondo della programmazione e del pensiero computazionale, sensibilizzando nei più giovani lo sviluppo del pensiero creativo e un’attitudine al problem-solving fondamentali nello studio, così come nel lavoro e nella vita. Per questo motivo, nel corso di questa settimana, Samsung invita alcune classi italiane a partecipare a una lezione di coding presso il Samsung District e il Temporary Store Samsung/Tim in Expo. Attraverso il programma Corporate Citizenship, a cui finora hanno preso parte oltre 50.000 studenti di tutta Europa, Samsung si sta facendo promotore di iniziative dedicate ai nuovi ‘creativi digitali’ del futuro per insegnare loro come mettere in pratica le nozioni legate alla programmazione informatica.

“Il nostro programma di Corporate Citizenship nasce per avvicinare i giovani a un mondo in cui il digital making diventa necessariamente una conoscenza basilare, sullo stesso livello di matematica e letteratura. Viviamo in un mondo estremamente digitale, in cui insegnanti e scuole hanno bisogno di essere attrezzate per sostenere il passaggio ad una società connessa – afferma Mario Levratto, Head of Marketing & External Relations di Samsung Electronics Italia. Vogliamo dare ai giovani l’opportunità di liberare la propria creatività e di sperimentare quotidianamente il coding, il pensiero computazionale, lo sviluppo di app e la stampa in 3D per diventare dei veri creatori del mondo digitale, non solo dei consumatori”.

Tra le iniziative che rientrano nell’ampio programma di Samsung Corporate Citizenship, c’è Smart Coding, progetto italiano rivolto alle scuole primarie e secondarie di primo grado, nato per favorire un percorso didattico di tipo laboratoriale ed evolvere le modalità di apprendimento. Parte integrante di Smart Coding è il progetto di ricerca condotto dal CREMIT dell’Università Cattolica di Milano nell’ambito dell’Osservatorio sui Media Digitali a Scuola insieme a Indire, chiamato a verificare i risultati dell’iniziativa. Il progetto, attraverso la creazione di focus group finalizzati a comprendere le dinamiche che si producono nelle scuole e l’analisi dei progetti realizzati, ha fatto emergere le rappresentazioni, le aspettative e i livelli di conoscenza di insegnanti, studenti e genitori in materia di coding.

Dall’elaborazione dei primi dati raccolti attraverso questionari somministrati a 327 genitori, 458 studenti e 204 insegnanti, emerge come il coding fosse ancora sconosciuto o poco sperimentato prima dell’iniziativa Samsung: il 74% dei genitori non ne aveva mai sentito parlare, più della metà degli insegnanti non ne avevano avuto un’esperienza e il 70% degli studenti non aveva mai fatto attività di coding in classe.

Interessante analizzare le rappresentazioni del coding di genitori, ragazzi e docenti, legate al padroneggiamento dei linguaggi digitali funzionali ad accedere alla società di oggi e alla liberazione delle potenzialità creative dei ragazzi, funzionalità che sono state messe in risalto anche nei progetti realizzati, tutti nella direzione dello storytelling.  Risultano invece meno evidenti gli effetti percepiti dagli intervistati rispetto al valore educativo del coding, sia in qualità di strumento interpretativo, che aiuta a sviluppare un’analisi critica della realtà, che di potenzialità emancipatoria, legata alla capacità di ribellarsi agli standard omogeneizzanti e al saper produrre al di fuori degli schemi, indicazione utile ai fini della futura evoluzione del progetto.

Nel caso dei docenti, l’associazione alla dimensione collaborativa è quella prevalente: il 33% dei docenti pensa al coding come opportunità di mettere in sinergia i bambini e le loro menti al fine di costruire i ruoli e le modalità per il raggiungimento di un obiettivo, sfruttando le capacità di aiuto tra pari, di condivisione e costruzione di percorsi e raggiungimento degli obiettivi. Il 15% fa chiaramente riferimento al coding in termini di progettazione, organizzazione e pianificazione. Il 12%, infine, lega l’immagine del coding al processo immaginativo e creativo.

Rispetto all’apprendimento dei figli, le attese dei genitori danno maggiore peso al lavorare in gruppo, allo sviluppo di competenze logico-analitiche e alla capacità di selezionare le soluzioni più efficaci ai problemi. Solo il 10,50% indica l’acquisizione di competenze di programmazione.

Le aspettative degli studenti invece sono essenzialmente relazionali: si aspettano di lavorare in gruppo con i compagni (22%), di usare la logica (18%) e imparare la basi del programmare (17%). Divertente, interessante e intelligente sono gli aggettivi che gli studenti associano al docente che fa coding.

La ricerca conferma il successo del progetto Samsung nel far comprendere i benefici della programmazione nell’insegnamento, come evidenzia il 34% degli studenti, che vorrebbe che il coding fosse inserito nelle lezioni di tutti i giorni, e il 75% degli insegnanti, che lo considera un mezzo efficace per diversificare le modalità di insegnamento.

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Il lato fashion dei dati https://www.datamanager.it/news/il-lato-fashion-dei-dati-49718.html Tue, 17 Sep 2013 08:44:39 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/09/il-lato-fashion-dei-dati/ Prende il via una ricerca di IBM, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e MF Fashion. Obiettivo: individuare i trend economici e tecnologici associati al fashion e ai suoi brand, attraverso l’ascolto delle conversazioni sui social media

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Prende il via una ricerca di IBM, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e MF Fashion. Obiettivo: individuare i trend economici e tecnologici associati al fashion e ai suoi brand, attraverso l’ascolto delle conversazioni sui social media

Fenomeno culturale e sociale, l’industria della moda in Italia è l’emblema dello stile e dell’eleganza nel mondo e muove un rilevante volume d’affari. IBM crede fortemente che questo settore abbia enormi potenzialità da esplorare e quindi ancora significative opportunità di crescita. E mai come in questo momento in cui tutto ciò che facciamo “crea dati”, la tecnologia, e in particolare i nuovi software e i nuovi canali dal social al mobile, giocano un ruolo determinante.

Ma come verificare l’importanza dei dati nel mondo della moda e del lusso?

Seguendo l’approccio “walk the data talk”, ovvero dimostrando l’importanza dei dati e della loro analisi attraverso l’applicazione concreta, IBM lancia l’iniziativa “i dati sono fashion” che durerà per tutto l’arco della settimana della moda donna di Milano.

Si tratta di una ricerca, realizzata in collaborazione con ModaCult dell’Università Cattolica di Milano e con il contributo di MF Fashion, che utilizzando i software di social analytics ha l’obiettivo di individuare i trend economici e tecnologici associati al fashion e ai suoi brand, attraverso l’ascolto delle conversazioni e l’analisi delle relazioni che si creano sui social media.

Il team di ricerca IBM lavorerà utilizzando sia tecniche di analisi del linguaggio che strumenti di social network analysis. La metodologia dello studio è quella di sondare l’eco e le opinioni espresse pubblicamente sui social media avendo come entità/segnali di riferimento i “brand” in ambito fashion.

Verranno esplorate, in sinergia con i partner scientifici e gli analisti che operano in questo settore, varie dimensioni di aggregazione delle opinioni e delle informazioni, secondo vari aspetti e argomenti di interesse, come ad esempio colori, materiali-tessuti, l’utilizzo della tecnologia, le modalità di acquisto in crescita, ecc.

Lo spazio a disposizione di IBM in via della Spiga 19, nel cuore del quadrilatero della moda, ospiterà esperti della moda, dell’economia, delle imprese che racconteranno le loro esperienze, e ancora esperti del mondo accademico, blogger, giornalisti.

Per stimolare e condividere il dibattito sul tema dei dati, tutti gli spunti e i risultati delle analisi fatte in tempo reale verranno raccontati attraverso il canale Twitter di IBM (@IBMItalia) con l’hashtag #idatisonofashion.

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Malato di gioco? Ora puoi guarire grazie a un software https://www.datamanager.it/news/malato-di-gioco-ora-puoi-guarire-grazie-un-software-42695.html Wed, 05 Dec 2012 14:01:16 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/12/malato-di-gioco-ora-puoi-guarire-grazie-a-un-software/ Unigioco-Università Cattolica: un nuovo software contro la dipendenza da gioco

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Unigioco-Università Cattolica: un nuovo software contro la dipendenza da gioco

È in programma per domani, giovedì 6 dicembre alle ore 15:00, presso l’Auditorium dell’Ara Pacis di Roma, il convegno della Fondazione Unigioco “Il Gioco tra piacere e responsabilità”. Nell’ambito del convegno verrà presentato il nuovo software per la prevenzione della dipendenza da gioco, GRSystem.

L’innovativo strumento, implementato dal Prof. Matteo Temporin dell’Università Cattolica di Milano e proposto in partnership con la Fondazione Unigioco al mondo politico e agli osservatori sociali, può fornire dati certi sull’evoluzione delle dipendenze da gioco ed inviare messaggi di prevenzione al giocatore stesso.

Relatori del convegno: Gianfranco Conte, Presidente Commissione Finanze – Camera dei Deputati; Domenico Di Virgilio, Commissione Affari Sociali – Camera dei Deputati; Paola Binetti, Commissione Affari Sociali – Camera dei Deputati; Domenico De Masi, Università di Perugia; Matteo Temporin, Università Cattolica di Milano; Paolo Canova e Diego Rizzuto, Università di Torino; Andrea Bollino, Università di Perugia; Francesco Tolotti, Presidente Unigioco; Ezio Filippone, Vice Presidente Unigioco.

Giovedì 6 dicembre

h 15.00 – Ara Pacis

Via di Ripetta 190 – Roma

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Inaz oltre lo “sguardo corto” https://www.datamanager.it/news/inaz/inaz-oltre-lo-sguardo-corto Tue, 25 Sep 2012 13:24:46 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/09/inaz-oltre-lo-sguardo-corto/ Quella di ieri è stata una lunga giornata per Alberto Quadrio Curzio. L’Università Cattolica di Milano gli ha dedicato un intero ciclo di studi culminato con il convegno di presentazione del volume “Economia come scienza sociale

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Quella di ieri è stata una lunga giornata per Alberto Quadrio Curzio. L’Università Cattolica di Milano gli ha dedicato un intero ciclo di studi culminato con il convegno di presentazione del volume “Economia come scienza sociale. Teoria, istituzioni, storia”, che raccoglie saggi in onore dell’accademico dei Lincei e professore emerito di Economia politica.

 

 

Alberto Quadrio Curzio non ha voluto – però – far mancare il suo contributo anche all’incontro organizzato da Inaz, dal titolo “Economia sociale di mercato e umanesimo d’impresa”, che ha segnato l’inizio di una nuova riflessione di Inaz sul mondo imprenditoriale, «non più rivolta solo all’interno dell’universo aziendale», ma proiettata verso l’esterno, dove l’azione degli imprenditori – in termini di scelte di business, ma anche di lavoro e di organizzazione – diventa un agire in qualche modo “politico”, nel senso di una visione multifattoriale della società e della storia.

«Da sempre Inaz crede in un’azienda responsabile e fatta da persone responsabili nei loro diversi ruoli: un’azienda che ha obiettivi di business senza dimenticare il suo impegno verso la società» ha dichiarato Linda Gilli, Cavaliere del Lavoro e presidente e amministratore delegato di Inaz.

ECONOMISTI SENZA APPELLO?

La sentenza della crisi che non passa, lascia alla sbarra la maggioranza degli economisti, non solo responsabili di non aver previsto la crisi, ma – cosa ancora più grave – di continuare a negarla, dimostrando di non avere imparato la lezione. Per l’economista d’impresa Marco Vitale, «il 90% degli economisti sono colpevoli per non aver compreso con sufficiente rapidità le conseguenze del tracollo del credito sull’economia reale». Con la lettura della sentenza non è arrivata però alcuna condanna esemplare. «La crisi non è capita, né superata». C’è poco da fare: «Quando la realtà non è conforme a quanto gli economisti avevano previsto, la colpa non è loro. È sempre e solo della realtà che si è sbagliata». La lezione che dobbiamo affrontare è di natura culturale. «Dobbiamo cercare le ragioni della crisi nella irresponsabilità dei comportamenti, se non vogliamo fare come Don Ferrante, che di fronte alle peste dichiarava, che trattandosi del risultato della fatale congiunzione di Saturno e Giove, non c’erano cautele da prendere e non restava che aspettare». Per Vera Negri Zamagni, che insegna storia economica e integrazione economica europea presso l’Università di Bologna «la giustizia sociale, la legalità e la responsabilità esercitata dai cittadini sono la chiave di volta di un sistema economico di tipo sociale. La cittadinanza sociale deve precedere quella economica. Bisogna uscire dalla contrapposizione tra Stato e Mercato, per recuperare il ruolo attivo della società nel processo democratico di decisione. Bisogna uscire dalla visione risarcitoria di un “welfare state” in grado di intervenire solo dopo e anche male, per porre rimedi a situazioni che si sarebbero potute evitare, con un maggior controllo sul rispetto delle regole. La questione dell’Ilva di Taranto è un esempio di de-responsabilizzazione del welfare dei cittadini, stratificato in decine di anni di politiche del territorio, praticamente assenti».

Forse, per questo in Italia non esiste una parola per tradurre in modo efficace “accountability”?

NUOVE IDEE E NUOVE PRATICHE?

Per Marco Vitale per uscire dalla crisi bisogna abbandonare idee vecchie e pericolose come l’ossessione per il valore dei dividenti degli azionisti. «Questo tipo di prospettiva ha rappresentato una visione di successo troppo ristretta e in molti casi miope». Cita Goethe – Marco Vitale – per ricordare che «non c’è conflitto tra teoria e pratica, ma esiste conflitto tra cattiva teoria e buona pratica e tra buona teoria e cattiva pratica».

Molte idee nuove, sono idee antiche da rimettere al centro. «È caduta l’economia di carta, che non era frutto del lavoro, della produttività, della creatività e dell’impegno dell’uomo. L’economia di carta ha avuto molti sacerdoti e ha avuto anche i suoi premi Nobel. Ci hanno detto che il darwinismo sociale era il motore dello sviluppo e che la solidarietà sociale era un freno. Ci hanno raccontato che la divaricazione tra ricchi, sempre più ricchi, e poveri, sempre più poveri, sarebbe stato uno stimolo all’economia (trickle-down economics). Ci hanno fatto credere che la privatizzazione di tutti i beni e servizi, anche quelli essenziali, era l’unico modo per difenderci dall’inefficienza dello Stato sprecone». Dopo la nazionalizzazione di gruppi bancari privatissimi, possiamo ancora credere che sia così? «Bisogna ricucire molte ferite, tra cui l’abolizione della separazione, tra attività bancaria tradizionale e investment banking». Il Glass-Steagall Act del 1933 voluto da Roosevelt per rispondere alla crisi del ’29, fu votato in tre mesi e fu abrogato dall’amministrazione Clinton, altrettanto velocemente, nel silenzio generale. Oggi, perché non si riesce a varare un provvedimento altrettanto incisivo in tempi rapidi?

OLTRE IL BUSINESS

“Economia oltre la crisi. Riflessioni sul liberalismo sociale” è il titolo del saggio-intervista, di Alberto Quadrio Curzio e Stefano Natoli. La prefazione del libro curata dall’amico e compagno di università, Romano Prodi, è un contributo a recuperare i valori della dottrina sociale della Chiesa alla luce della contemporaneità, «i valori e gli ideali giudaico-cristiani, della civiltà greco-romana, dell’umanesimo, del rinascimento, dell’illuminismo, dell’eurodemocrazia, come visioni di popoli e di stati». Nella prima parte del volume sono approfonditi i temi del rapporto tra economia e istituzioni come caratterizzante l’economia politica, della costruzione di un’economia europea e della sua attuale crisi, della dinamica e competitività dell’economia italiana. La seconda parte sviluppa i temi di teoria economica e storia del pensiero economico, di economia delle risorse naturali e ambientali, di economia dell’innovazione tecnologica che mettono in evidenza la validità e la vitalità di specifiche idee sul ruolo dell’economia come scienza sociale orientata al progresso civile e al bene comune. Per Alberto Quadrio Curzio occorre riflettere su come «la sussidiarietà e la solidarietà per lo sviluppo dovrebbero essere al centro dell’agenda italiana ed europea. I capitani di industria e i manager devono essere consapevoli di essere attori del cambiamento, perché l’umanesimo imprenditoriale non sia un ossimoro, ma un modo di concepire l’attività di impresa nella storia».

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