wall street – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 09 Oct 2018 09:24:02 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png wall street – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Uber prepara il debutto alla Borsa di Wall Street https://www.datamanager.it/2018/06/uber-prepara-il-debutto-alla-borsa-di-wall-street/ Mon, 04 Jun 2018 17:30:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148929 Il CEO di Uber ha confermato che l’azienda intende quotarsi a Wall Street entro la seconda metà del prossimo anno. L’azienda è valutata 72 miliardi di dollari Uber sembra aver superato i problemi che hanno caratterizzato gli ultimi anni della gestione dell’ex CEO e fondatore, Travis Kalanick. L’app di ride sharing è passata dalle proteste […]

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Il CEO di Uber ha confermato che l’azienda intende quotarsi a Wall Street entro la seconda metà del prossimo anno. L’azienda è valutata 72 miliardi di dollari

Uber sembra aver superato i problemi che hanno caratterizzato gli ultimi anni della gestione dell’ex CEO e fondatore, Travis Kalanick. L’app di ride sharing è passata dalle proteste dei tassisti alle accuse di sorveglianza illecita degli utenti e concorrenti fino alla scoperta di un sistema altamente tecnologico per eludere le indagini delle autorità. Poi sono arrivate le denunce di molestie sessuali e violenze ai danni dei riders. Il nuovo CEO Dara Khosrowshahi ha riportato la situazione alla normalità e come ha confermato a CNBC l’azienda è “a buon punto per quanto riguarda il suo profilo aziendale, i profitti e il miglioramento dei margini”. Tutto questo le consentirà di quotarsi in Borsa entro la seconda metà del 2019.

Uber, che aprirà in Francia un centro per lo sviluppo dei futuri taxi volanti, si sta preparando per la sua IPO (Offerta Pubblica di Acquisto) ma al momento non ha ancora avviato i contatti con le banche per avviare i processi preliminari necessari a presentare la propria domanda di quotazione. Quella dell’app di ride sharing non sarà un debutto in Borsa da record come quello di Facebook ma l’azienda suscita ancora l’interesse degli investitori. Al momento il valore della società, che ha dovuto sospendere i suoi test sulle auto a guida autonoma dopo la morte di un pedone, è stato stimato attorno ai 72 miliardi di dollari. Anche un’altra importante azienda si prepara a sbarcare in Borsa anche se non a Wall Street. Xiaomi intende quotarsi ad Hong Kong con una IPO che potrebbe superare i 100 miliardi di dollari.

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Banche, bitcoin e un mondo che cambia in fretta https://www.datamanager.it/2015/07/banche-bitcoin-e-un-mondo-che-cambia-in-fretta/ Tue, 21 Jul 2015 13:36:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=80183 Il settore bancario è in rapida trasformazione. Mobility, moneta virtuale, crowdfunding e social networking sono alcune delle nuove frontiere del mondo digitale che il settore finanziario si appresta a cavalcare. Un percorso verso il business digitale che presenta grandi opportunità. Ma che allo stesso tempo necessita di grande attenzione alla sicurezza per conciliare le esigenze […]

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Il settore bancario è in rapida trasformazione. Mobility, moneta virtuale, crowdfunding e social networking sono alcune delle nuove frontiere del mondo digitale che il settore finanziario si appresta a cavalcare. Un percorso verso il business digitale che presenta grandi opportunità. Ma che allo stesso tempo necessita di grande attenzione alla sicurezza per conciliare le esigenze di protezione, riservatezza e privacy con quelle di apertura a clienti, partner e collaboratori

Sembra quasi di vederli. Dreadlock e piercing come contrappunto ai colletti inamidati dei superbanchieri di Wall Street. Sono i profeti, gli evangelisti dei bitcoin. Specialisti che sono riusciti a ritagliarsi uno spazio nei templi mondiali della finanza. O almeno in quelli dove è rimasto quel briciolo di umiltà per capire che per rimanere competitivi occorre essere ancora più bravi nel fiutare il business e poi incorporarlo in fretta nella propria infrastruttura. Prima che altri provino a batterti sul tuo stesso terreno. Proprio quel che sembra abbiano fatto JPMorgan Chase e Goldman Sachs – non esattamente due startup e che di monete qualcosa capiscono – creando piccoli team di trader che si scambiano bitcoin. Per familiarizzare con questa valuta elettronica emergente. E studiarne gli effetti. Non un’innovazione alla portata di tutti. La procedura per acquistare i bitcoin è tutt’altro che friendly. E neppure si può ancora parlare né di capillarità né di diffusa accettazione della moneta elettronica. Le cose però potrebbero cambiare in fretta. Nel giro di una decina d’anni, il numero di negozi disposto ad accettarlo potrebbe raggiungere la massa critica necessaria a decretarne il successo. Se davvero i bitcoin diventeranno un mezzo di pagamento diffuso e accettato, assisteremo a una ramificazione dell’ecosistema che ha generato questa rivoluzione. E il ruolo delle banche – sebbene i più radicali sostengano che i bitcoin sono nati anche per saltare la loro intermediazione – molto probabilmente sarà ancora centrale nel processo.


#finance Più di 6 miliardi di euro di investiti dalle banche in tecnologie digitali @Assinform
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L’anno della svolta

La scossa in effetti c’è stata. Più di sei miliardi di euro. A tanto ammonta la cifra investita dal sistema bancario in tecnologie digitali. Per la precisione sei miliardi e 400 euro come certifica il rapporto Assinform 2015. Un budget in crescita rispetto all’anno precedente. «Se analizziamo le dinamiche di investimento, emerge chiaramente che quest’anno il settore bancario ricomincia a investire» – ci dice Giorgio Mosca, responsabile area sicurezza informatica di Assinform. Dopo anni di crisi, più contenuta rispetto ad altri settori (- 0,8% lo scorso anno, contro una media del 4 e 5%), la crescita nel 2014 si attesta a un + 0,8%. Solo un timido segnale di ripresa, nulla di eclatante, intendiamoci. Però si arrivava da cinque anni di crisi nera. E dunque il dato va valutato positivamente. Le priorità di investimento secondo il Rapporto Abi Lab (Centro di ricerca e innovazione per la banca promosso dall’ABI) riguardano i processi di dematerializzazione dei documenti, la gestione della relazione con il cliente, l’intercanalità, la modernizzazione delle infrastrutture informatiche. Ma la vera novità degli ultimi due anni è rappresentata dalla crescita degli investimenti in servizi online, mobile banking e mobile payment in prima linea.

«Gli investimenti riguardano soprattutto i servizi Internet e mobile» – ci conferma Mosca. Questo dato certifica la maggiore attenzione del settore alla trasformazione digitale del business. Sempre di più una priorità strategica per le banche. Tanto che oggi tutto il comparto, dal grande gruppo internazionale alle piccole realtà locali, è impegnato nel lancio di nuovi canali dedicati all’Internet e al mobile banking. Ma non solo. La corsa è a riposizionare l’offerta. E a cogliere nuove opportunità, veicolando la vendita di prodotti che sino a pochi anni fa i clienti neppure cercavano in banca. Pensiamo al boom delle assicurazioni auto online, oggi una voce importante di ricavi per il settore. Una multicanalità in cui il digitale fa la parte del leone. Un cambio di marcia che promette bene sia in chiave di servizi innovativi sia di incremento della domanda ICT più evoluta. Il segnale di una maggiore consapevolezza del settore circa l’importanza di innovare. Anche perché nuovi attori e nuovi servizi minacciano di sottrarre quote di mercato e di rendere meno stretto quel rapporto tra banche e clienti costruito negli anni e mai come oggi a rischio di volatilizzazione.


#finance Servizi online, mobile banking e mobile payment in prima linea
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Sull’onda della spinta a innovare, anche l’asse degli investimenti in sicurezza si sposta verso i servizi innovativi e non solo in direzione delle tradizionali misure di sicurezza volte a garantire il funzionamento efficace dei sistemi di gestione, la sicurezza delle transazioni, la continuità del business, il disaster recovery, la protezione di dati e applicazioni da intrusioni e malcode. Ma un’iniezione di denaro fresco destinato alla messa in sicurezza dei servizi utilizzati via web dagli utenti. Utenti che le banche avevano la necessità di recuperare. A partire dal quadrante degli investimenti. «Servizi di questo tipo devono per forza accompagnarsi a un’attenzione alla sicurezza. Per ragioni sia di natura regolatoria sia pratica» – premette Mosca. «Se si analizza lo spettro delle aree di investimenti delle banche nell’ultimo periodo, appare chiaro che in questo momento di ripresa le banche cercano di riappropriarsi anzitutto della relazione con il cliente. Lavorando fondamentalmente sull’Internet e mobile banking, sul crm e su tutto quello che serve per identificare i bisogni del cliente. E poi sulla sicurezza sia per motivi pratici che regolatori».

Un fattore quest’ultimo che contribuisce – almeno in parte – a far crescere la spesa globale. L’aumento delle minacce si traduce anche in maggiori investimenti? Senza dubbio le banche sono uno dei target principali degli attacchi. Quelli più recenti poi si concentrano proprio su questi nuovi servizi web e mobile. «Di conseguenza, anche nella parte bancaria, i servizi di sicurezza giocheranno un ruolo crescente e la spesa di sicurezza è probabilmente in crescita» – conferma Mosca. Che gli investimenti crescano in valori assoluti nel settore bancario è indirettamente confermato anche dal trend di crescita positivo degli investimenti in sicurezza tout court. «Consideriamo che in generale, la spesa in cybersecurity è una di quelle che ha un trend di crescita più significativo» – afferma Mosca. E le proiezioni disponibili ci dicono che il dato sarà significativo anche nei prossimi anni. «A livello mondiale, si ipotizza una crescita del 9%, mentre per quel che riguarda l’Italia, la crescita stimabile si aggira attorno all’8,5%» – dichiara Mosca. Valori di tutto rispetto. Che risaltano ancora di più se si confrontano con i dati che Assinform ci fornisce in relazione al valore del mercato (circa 772 milioni di euro in Italia) e al comparto digitale.

Questioni di budget?

La sicurezza è una componente fondamentale del servizio nel settore bancario. Che va di pari passo con il livello del servizio associato. In altre parole: se non c’è una sicurezza adeguata, il cliente lo percepisce subito. Con la diffusione sempre più massiccia dei servizi di web e mobile banking, questa esigenza è se possibile ancora più sentita. E di cui le banche non possono non tenere conto. Per questo la sensibilità ai temi della sicurezza si riscontra sin dalla fase di ideazione di un certo servizio. La security è percepita come un elemento significativo e non accessorio di un servizio. Un tema affrontato sin nelle fasi iniziali di sviluppo di applicazioni e architetture. Un vincolo dal quale non si può derogare. Anche per via di una normativa più stringente. A livello nazionale ed europeo. Alcune raccomandazioni della BCE sulla sicurezza dei pagamenti Internet richiedono la presenza delle soluzioni più sicure esistenti sul mercato (one-time password, strong authentication). Diventa difficile persino progettare nuovi servizi digitali senza dover traguardare anche quelle misure che la BCE e BI hanno definito in termini di sicurezza. In questo quadro, qualcuno potrebbe essere indotto a credere che il budget rappresenti un problema nel settore. Come – in effetti – accade altrove. Ma non è così. «Nel nostro Paese, il settore bancario è tradizionalmente uno di quelli più sensibili, più soggetti a obblighi normativi e, anche per questo, con budget più elevati in materia di sicurezza delle informazioni» – rileva Fabio Guasconi, membro del direttivo CLUSIT.


#finance Le banche investono di più in sicurezza @IDCItaly
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«Dai dati del nostro rapporto, emerge chiaramente che la sicurezza è una delle priorità d’investimento nel settore bancario» – riprende Mosca di Assinform. Si tratta di perseguire continuità, equilibrio e flessibilità degli investimenti. Questo contesto inoltre ha portato a una maggiore analiticità nel volume degli investimenti. Gli investimenti non sono più un esercizio arbitrario, ma correlati al rischio valutato analiticamente. Questo cambio di paradigma modifica completamente l’approccio al problema. Non si tratta più di diffondere una maggiore cultura del business tra il personale di banca che segue l’IT, quanto di aver definito delle valutazioni analitiche che mettano in evidenza le soluzioni tecniche necessarie per proteggere i servizi digitali. E di conseguenza investire di più. In altre parole, il range entro cui oscilla il budget destinato alla sicurezza è il risultato di considerazioni sempre più analitiche. Se a un certo punto ci si trova a dover far fronte a un trend crescente di rischi e a perdite economiche ma si dispone di una valutazione dei rischi – passati e futuri – che restituisce la situazione di quel che si è già investito e si sta investendo, si possiede la forza organizzativa per giustificare e rafforzare gli investimenti in sicurezza informatica. E se necessario, l’IT è in condizioni di fare arrivare queste decisioni – e la normativa lo prevede – sul tavolo dell’AD e del board. Ciò dà ancora più forza a chi valuta la necessità di investire di più, potendo appoggiarsi a un processo strutturato di valutazione del rischio per trovare il giusto equilibrio tra le varie voci di investimento. In questo periodo, il tema interno alle banche è di bilanciare gli investimenti tra la sicurezza del front-end e quella del back-end. «Le banche hanno sempre investito molto sulla sicurezza del back-end. Oggi, che gli investimenti si sono spostati sul front-end, le due aree si devono allineare» – spiega Mosca. Gli investimenti poi dovrebbero procedere in linea con la strategia che la banca delinea. Fare in modo cioè che le risorse dedicate alla sicurezza siano coerenti con le scelte strategiche di fondo. Improntate se possibile alla continuità. Ma allo stesso tempo abbastanza flessibili per adeguarsi al cambiamento. Come in effetti è avvenuto con la già citata svolta digitale e l’accantonamento di budget dedicati alla sicurezza più consistenti.

Minacce e analisi dei rischi

Attenzione al problema della sicurezza e obblighi normativi incidono sui budget in materia di sicurezza delle informazioni nel comparto bancario. Budget adeguati, obblighi normativi e attenzione al problema pur costituendo un buon punto di partenza non sono di per sé sufficienti a garantire un livello adeguato di sicurezza né a rispondere alle nuove minacce che ogni giorno si evolvono nel mondo, come spiega Guasconi di CLUSIT. Assistiamo allo sviluppo di modalità sempre più complesse. E cresce continuamente la cosiddetta superficie di attacco, cioè il numero e l’ampiezza di quelle che sono le aree che è possibile sottoporre a un attacco. «Una realtà di cui bisogna tenere conto. La superficie d’attacco cresce perché continuiamo ad aggiungere dispositivi e applicazioni. E tra le prime organizzazioni a farlo ci sono sicuramente le istituzioni finanziarie» – afferma Mosca. Una sfida impegnativa anche per le banche, che richiede una capacità di risposta adeguata. Non solo. «Problematiche possono riscontrarsi da parte delle singole organizzazioni piuttosto che del sistema nel suo complesso, nel mettere in atto con un approccio dinamico le azioni di prevenzione, protezione e governance necessarie, lavorando sul piano tecnologico, organizzativo, di processo» – conferma Fabio Rizzotto, research director di IDC. Ed è lecito chiedersi per esempio se l’analisi dei rischi e dei danni che gli attacchi informatici possono provocare sul piano del business e dell’immagine aziendale sia correttamente valutata dal settore bancario in Italia. Alcune recenti indagini di IDC Italia ci forniscono una prima bussola per orientarci tra la serie di rischi di business e IT percepiti dalle istituzioni bancarie. «In termini di intensità percepita, la perdita di dati personali/finanziari e potenziali danni alla reputazione sono ai primi posti. Non mancano anche i rischi legati a possibili sanzioni da parte di autorità di controllo, oltre che i costi di intervento IT. Tuttavia, il settore bancario in Italia è «consapevole dei rischi e dell’esposizione – dichiara Rizzotto di IDC. Perciò non riteniamo che ci siano carenze sotto il profilo dell’osservazione e della valutazione del fenomeno, seppur sfuggente e complesso».


#finance Cresce la spesa in cybersecurity a livello mondiale @Clusit
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Problemi organizzativi

La trasformazione organizzativa e culturale potrebbe rappresentare un elemento di debolezza nel quadro degli ambiti di intervento delle banche. «Accanto agli aspetti di metodo e progettuali, nel percorso evolutivo è importante prestare attenzione da un lato alle novità tecnologiche (per esempio soluzioni di Security Intelligence o di Predictive Security) e dall’altro alla crescita di attitudini e competenze. Chief security officer (CSO), security manager, risk manager dovranno sempre più bilanciare le competenze tecnologiche con le competenze di processo e applicative, la capacità di relazione con il business, la capacità di osservare fenomeni complessi, lavorando su dati e informazione, policy making…» – osserva Rizzotto. In questo senso disporre di una «struttura organizzativa dedicata alla sicurezza e una figura apicale che risponda ai vertici aziendali è un passaggio fondamentale in questa prospettiva, già intrapreso in altri settori in tutto il mondo ma che ancora langue in quello bancario» – afferma Guasconi. Per esempio, il grande gruppo bancario con sedi e filiali in tutto il mondo dispone senza dubbio di strutture specializzate dedicate alla sicurezza. Che aggiornano e informano sull’evoluzione degli attacchi e lo stato della sicurezza nel gruppo. Questi team gestiscono molti aspetti che riguardano la sicurezza, compreso la scelta dei prodotti e dei servizi che vengono acquistati centralmente e poi adattati alle singole realtà locali. Tuttavia, una struttura troppo centralizzata con un unico CSO per tutto il gruppo rischia di allontanarsi troppo dalle singole realtà e dai problemi locali. Inoltre, diventa difficile per quest’unico CSO riuscire a delineare una strategia unica adattabile alle peculiarità (anche normative) dei singoli paesi. Un problema questo particolarmente evidente quando si tratta di compliance. La gestione centralizzata della sicurezza inoltre può generare situazioni di sovrapposizioni di policy. In ogni caso – anche quando si tratti di un gruppo presente solo sul territorio nazionale – lavorare sulla consapevolezza del management non è mai un esercizio inutile. A partire dai chief information security officer (CISO). è importante riuscire a sensibilizzare il top management. Portare cioè all’attenzione dei vertici i dati che riescono a dare una visione chiara dei problemi. In questo senso una comunicazione efficace tra le parti è sempre auspicabile. Senza dubbio è importante che gli uomini della security siano capaci di farsi ascoltare dal management. E per questo servono procedure che consentano un confronto periodico e la discussione dei risultati che si vogliono ottenere. Solo così sarà possibile far accettare l’idea che la sicurezza è una componente essenziale della qualità di prodotti e servizi e non un componente accessorio.


#finance Stanno arrivando i bancomat per bitcoin
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Formazione e continuità

Il cybercrime ha ampiamente dimostrato di essere in grado di sfruttare efficacemente tutte le tecnologie disponibili, anche quelle più innovative, piegandole ai propri scopi. Allo stesso modo si serve delle persone. E delle loro debolezze. Per questo rimane sempre attuale puntare sulla formazione delle persone. Fare in modo che i propri collaboratori siano pronti, anche dal punto di vista mentale, ad affrontare e se possibile prevenire i nuovi attacchi è un obiettivo che le aziende dovrebbero continuamente perseguire. «è necessario sensibilizzare costantemente tutto il personale sull’importanza del tema e sul comportamento da utilizzare, sfruttando le nuove tecnologie per garantire sempre un alto livello di sicurezza delle informazioni» – conferma Guasconi di CLUSIT. Un investimento il cui ritorno non è sempre immediato, ma importante per l’azienda. Purtroppo, il problema non si esaurisce formando il personale interno e riguarda soprattutto la clientela delle banche, prese da due necessità. Da un lato rendere i servizi semplici da utilizzare da parte della clientela e dall’altro mettere in campo delle misure che assicurino un elevato grado di sicurezza. Occorre cioè muoversi nei riguardi del cliente sia per rafforzarne la consapevolezza sia per spingerlo all’adozione di comportamenti di sicurezza adeguati alla gravità della minaccia. Oggi, in modo sempre più capillare, un gran numero di istituzioni del settore bancario è sceso in campo. Per esempio, Banca d’Italia ha approntato un vademecum in cui si sintetizzano le misure di sicurezza fondamentali che banche e utenza debbono adottare. Tutte le banche poi emettono informative a livello contrattuale, cercando di rappresentare già al momento dell’adesione al servizio la natura degli eventuali rischi e il livello di attenzione che devono avere i clienti. L’azione di sensibilizzazione prosegue sia in filiale sia attraverso il contact center. Il rapporto ABI Lab conferma che queste azioni sono portate avanti da una percentuale elevatissima di banche. Abi LAB – inoltre – porta avanti nel mondo dell’associazione bancaria un’opera di sensibilizzazione attraverso la collaborazione con la polizia postale. Mentre per le aziende è disponibile un documento specifico Linee guida sulla sicurezza informatica.


#finance cybersecurity: compromesso tra costi, rischi, opportunità
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Uno sforzo che nasce da una constatazione precisa, l’elevato grado di rischiosità rilevato. Secondo un sondaggio realizzato da Kaspersky Lab e B2B International, quasi la metà (42%) degli utenti Internet italiani crede che le attività bancarie tradizionali siano più sicure di quelle online. Tuttavia, nonostante questi timori, la maggior parte degli intervistati effettua alcuni pagamenti online senza prendere neppure le misure di sicurezza di base, mettendo i propri soldi e la reputazione delle banche a rischio. Perciò va ancora una volta sottolineata la necessità di fare formazione. La sicurezza poggia su un pilastro fondamentale: la consapevolezza del problema, che si ottiene soltanto attraverso la formazione e la sensibilizzazione. Le aziende associate che operano in questo settore tendono a dire che ci sono tre pilastri: la tecnologia, l’organizzazione e la consapevolezza. Non a caso, una buona parte delle vulnerabilità sono strettamente collegate a temi quali il social engineering, lo spear phishing e tutte quelle forme di attacchi che fanno leva sulla mancanza di informazioni da parte delle persone che dovrebbero operare. «In Italia, il settore bancario è tradizionalmente molto sensibile al rischio (operativo, di credito…), ma sfortunatamente il rischio relativo alla sicurezza informatica rientra sempre con una certa difficoltà nei modelli di calcolo del rischio a supporto delle decisioni strategiche e anche tattiche» – afferma Guasconi. La continuità pertanto rappresenta un atout importante nella strategia di sicurezza di una banca. E per dare continuità alla strategia di sicurezza, un buon punto di partenza è di misurare l’impatto degli investimenti e delle misure di sicurezza adottate. «La sicurezza è sempre un compromesso tra diversi fattori: costi, rischi e opportunità. Massimizzare i ritorni di business da investimenti in sicurezza significa quindi anche misurare miglioramenti di processo e organizzativi, oltre che rispetto e “aderenza” alle norme» – dichiara Rizzotto di IDC Italia. Ritorna ancora una volta l’importanza della formazione. Una preparazione adeguata consente all’IT di rispondere alle sfide lanciate dalle minacce informatiche. Riuscire a misurare periodicamente e in modo sistematico l’impatto degli attacchi, degli incidenti, dei falsi positivi conferisce un vantaggio importante all’IT. Serve – una volta ancora – un aggiornamento continuo del personale IT sull’evoluzione dello scenario cybercrime e sicurezza. Senza lesinare mezzi e risorse. Evitando in ultima analisi di interpretare la sicurezza come un modello passivo, proiettato soltanto verso la mera protezione di asset e dati, e non invece come un processo continuo che si deve integrare in modo armonico con la strategia digitale dell’istituto finanziario.

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Facebook batte Google e arriva a 250 mld di capitalizzazione https://www.datamanager.it/2015/07/facebook-batte-google-e-arriva-a-250-mln-di-capitalizzazione/ Wed, 15 Jul 2015 15:11:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=81021 Facebook ha raggiunto una capitalizzazione di 250 miliardi di dollari due volte più velocemente di Google. I titoli del social sono cresciuti del 35% su base annua Facebook non vola solo sul mobile ma anche in Borsa. Il social network ha raddoppiato la sua capitalizzazione a Wall Street raggiungendo i 250 miliardi di dollari. La […]

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Facebook ha raggiunto una capitalizzazione di 250 miliardi di dollari due volte più velocemente di Google. I titoli del social sono cresciuti del 35% su base annua

Facebook non vola solo sul mobile ma anche in Borsa. Il social network ha raddoppiato la sua capitalizzazione a Wall Street raggiungendo i 250 miliardi di dollari. La piattaforma di Menlo Park ha impiegato appena tre anni per raggiungere questo importante obiettivo contro gli otto necessari a Google, che fino ad oggi è stata l’azienda più rapida a ottenere un tale valore nel mercato azionario.

Facebook cresce e Google taglia i costi

Facebook, che sta testando un proprio assistente virtuale, è sbarcata in Borsa nel 2012 con un valore di 104 miliardi di dollari. Fra alti e molti bassi, tanto che alcuni hanno creduto che la scelta del CEO Mark Zuckerberg fosse stata un errore, i titoli d Facebook sono saliti del 15% da gennaio 2015 e del 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato.

Nel frattempo, Google sta cercando di rimettere a posto i conti alla luce di un calo generale dei profitti. L’azienda di Mountain View ha chiuso l’ultimo trimestre in attivo ma cresce sempre meno velocemente. Il nuovo CFO Ruth Porat, che ha sostituito l’uscente Patrick Pichette, ha infatti avviato un dettagliato programma di riduzione dei costi. Il segnale di questa nuova filosofia che ha preso piede a Mountain View è la diminuzione delle assunzioni. Google, la cui app Foto potrebbe avere qualche problema di privacy, assumerà in questi tre mesi “solo” 1.819 dipendenti contro una media trimestrale di duemila.

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Borsa di New York in tilt: un problema di prestazioni https://www.datamanager.it/2015/07/borsa-di-new-york-in-tilt-un-problema-di-prestazioni/ Thu, 09 Jul 2015 09:36:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=80571 A cura di David Jones, Digital Performance Expert di Dynatrace Ieri tutte le operazioni del New York Stock Exchange (NYSE) sono rimaste sospese per quasi quattro ore. La decisione di Wall Street di interrompere gli scambi ha fatto temere il peggio. Non si è trattato di un problema di sicurezza, ha sottolineato subito il NYSE […]

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A cura di David Jones, Digital Performance Expert di Dynatrace

Ieri tutte le operazioni del New York Stock Exchange (NYSE) sono rimaste sospese per quasi quattro ore. La decisione di Wall Street di interrompere gli scambi ha fatto temere il peggio.

Non si è trattato di un problema di sicurezza, ha sottolineato subito il NYSE per calmare gli allarmismi su un eventuale cyber-attacco di massa: il problema è stato un malfunzionamento del sistema informatico.

Non bisogna, però, sottovalutare la gravità di quanto accaduto. L’incidente ha mostrato, ancora una volta, la dipendenza del mondo delle istituzioni finanziarie dalla tecnologia e come – quando le prestazioni dei sistemi e delle applicazioni non sono ottimizzate – le conseguenze possano avere una portata enorme.

borsa di NY

La gestione delle performance digitali è un elemento estremamente critico per le istituzioni finanziarie

In un settore dove pochi secondi di ritardo possono tradursi in milioni di dollari di mancati introiti, un’interruzione di più ore può causare il caos – e questo è proprio quello che è accaduto ieri. Esiste un’unica possibile soluzione: le organizzazioni devono essere in grado di isolare la causa dei problemi prestazionali in tempo reale, per evitare che i mercati e gli operatori di borsa si ritrovino di colpo in una situazione da medioevo.

L’interruzione delle operazioni del New York Stock Exchange mostra chiaramente il motivo per cui le aziende – anche quelle che utilizzano applicazioni affidabili – hanno bisogno di ottenere una visibilità completa di tutta la catena di distribuzione delle applicazioni per garantire che, nel caso si verifichi un problema, la causa scatenante possa essere identificata rapidamente e il problema risolto subito. Non garantire prestazioni digitali di livello superiore significa esporsi al caos con conseguenze paralizzanti su tutte le attività delle aziende che utilizzano le applicazioni, i clienti che vi si affidano, e i mercati in cui operano.

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Google ha puntato Twitter https://www.datamanager.it/2015/04/google-ha-puntato-twitter/ Thu, 09 Apr 2015 10:25:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=72856 Voci provenienti da Wall Street affermano che Google ha contattato Goldman Sachs per formulare l’offerta di acquisizione di Twitter Google ha lanciato il suo social network Google Plus nel 2011 e nonostante i numerosi tentativi per aumentarne l’utenza, come l’integrazione forzata con YouTube e Gmail, ha fallito nel suo intento di competere alla pari con […]

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Voci provenienti da Wall Street affermano che Google ha contattato Goldman Sachs per formulare l’offerta di acquisizione di Twitter

Google ha lanciato il suo social network Google Plus nel 2011 e nonostante i numerosi tentativi per aumentarne l’utenza, come l’integrazione forzata con YouTube e Gmail, ha fallito nel suo intento di competere alla pari con Facebook. Big G, in quanto leader nel settore del web, non può certo restare senza una piattaforma social di tutto di rispetto e per questo pare che abbia in serbo una incredibile acquisizione.

Google vuole Twitter? I titoli del social salgono del 4%

A Wall Street si vocifera che Google voglia acquisire Twitter. L’azienda di Mountain View, che in futuro potrebbe diventare un operatore virtuale senza roaming, avrebbe contattato la banca d’affari Goldman Sachs per una valutazione sull’offerta da avanzare al sito di microblogging, che dall’anno scorso è quotato al Nasdaq,  e acquistarne la maggioranza delle azioni. Le due aziende non hanno rilasciato dichiarazioni in merito a questa operazione ma le sole voci hanno permesso al titolo del social network, che ha aumentato lo spazio per i commenti nei retweet, di salire del 4%.

Per Google mettere le mani su Twitter sarebbe un vantaggio sotto diversi aspetti. Tempo fa si vociferava che Big G abbia stretto un accordo per integrare i tweet all’interno del suo motore di ricerca e con l’annuncio dell’acquisizione l’operazione potrebbe diventare ufficiale. Grazie ai dati social forniti dal social network Google potrebbe migliorare i propri algoritmi di ricerca e modificare il sistema di posizionamento tenendo conto del flusso di tweet. Per Twitter, invece, entrare nella famiglia di Mountain View significherebbe poter contare su un budget pressoché illimitato e sull’enorme bacino di utenza potenziale offerto da Google.

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Alibaba futura Ipo da record https://www.datamanager.it/2014/09/alibaba-ipo-record-66-68-dollari-per-azione/ Wed, 17 Sep 2014 12:29:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=61012 Alibaba alza il prezzo delle azioni a 66-68 dollari in vista dello sbarco a Wall Street di venerdì. Il sito di e-commerce potrebbe diventare l’Ipo più importante di sempre Il prossimo sbarco di Alibaba a Wall Street sta facendo impazzire il mercato. Il colosso dell’e-commerce cinese, che si quoterà venerdì con il codice BABA al New […]

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Alibaba alza il prezzo delle azioni a 66-68 dollari in vista dello sbarco a Wall Street di venerdì. Il sito di e-commerce potrebbe diventare l’Ipo più importante di sempre

Il prossimo sbarco di Alibaba a Wall Street sta facendo impazzire il mercato. Il colosso dell’e-commerce cinese, che si quoterà venerdì con il codice BABA al New York Stock Exchange (NYSE), ha comunicato alla SEC, l’omologo statunitense della Consob che in passato ha valutato l’idea di rendere i Bitcoin una moneta ufficiale, di aver portato il prezzo delle sue azioni nel range 66-68 dollari. Il numero di titoli in vendita (320 milioni) rimarrà invece invariato.

Alibaba potrebbe diventare la più grande Ipo di sempre

Con un valore stimato di 170 miliardi di dollari, Alibaba potrebbe essere l’Ipo più importante della storia di Wall Street. Il maggiore competitor di e-Bay potrebbe avere un’offerta iniziale due volte superiore a quella di Facebook, il cui ingresso in Borsa non è stato l’affare che tutti speravano. Il sito di commerce si stima possa raccogliere 24 miliardi di dollari, superando quindi il primato stabilito nel 2010 dall’Ipo della Agricultural Bank of China (22,1 miliardi). Gli analisti ritengono che questa possibilità non sia poi così remota. La perdita dell’1% registrata ieri dal Nasdaq lascia pensare che gli investitori stiano vendendo per poter acquistare le azioni di Alibaba.

Ieri il presidente e fondatore del gruppo, Jack Ma, ha spiegato che la nuova strategia del sito di e-commerce è quella di essere “uno zoo con più animali piuttosto che una fattoria con un solo animale”, riferendosi alle numerose acquisizioni (Weibo in primis) chiuse prima dello sbarco in Borsa.

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Candy Crush scambierà caramelle a Wall Street https://www.datamanager.it/news/candy-crush-scambier-caramelle-wall-street-53891.html Tue, 25 Mar 2014 10:48:06 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/candy-crush-scambiera-caramelle-a-wall-street/ King Digital Entertainment, publisher creatore di Candy Crush Saga, ha inviato la richiesta alla SEC per il suo ingresso in Borsa

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King Digital Entertainment, publisher creatore di Candy Crush Saga, ha inviato la richiesta alla SEC per il suo ingresso in Borsa

La Security Exchange Commission (SEC), che sta valutando se rendere i Bitcoin una valuta a tutti gli effetti, ha ricevuto oggi i documenti di King Digital Entertainment, azienda creatrice di Candy Crush, per fare il suo ingresso a Wall Street. Secondo gli analisti, il valore dell’app per caramelle utilizzata da oltre 500 milioni di persone nel mondo è di circa 5 miliardi di dollari.

Candy Crush arriva in Borsa

Nel 2013 King Digital Entertainment, che ha brevettato i termini “Candy” e “Saga”, ha registrato profitti per 560 milioni di dollari su un fatturato di 1 miliardo e 880 milioni di dollari. Il 78% delle entrate del publisher irlandese provengono proprio da Candy Crush Saga.

L’ingresso in Borsa potrebbe risultare comunque piuttosto rischioso per King Digital Entertainment. La scelta di puntare su un solo titolo spesso non paga a Wall Street. Il caso di Zynga è emblematico delle possibili difficoltà. L’idea sembra quindi quella di imitare Rovio, azienda realizzatrice di Angry Birds, diversificando la propria offerta e aprendosi a nuovi mercati e piattaforme.

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Se l’Alibaba cinese arriva a Wall Street https://www.datamanager.it/news/se-lalibaba-cinese-arriva-wall-street-50020.html Fri, 27 Sep 2013 07:21:13 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/09/se-lalibaba-cinese-arriva-a-wall-street/ La società con sede a Hong Kong starebbe per lanciare la sua IPO pubblica con uno sbarco in borsa maggiore di 75 miliardi di dollari

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La società con sede a Hong Kong starebbe per lanciare la sua IPO pubblica con uno sbarco in borsa maggiore di 75 miliardi di dollari

L’Alibaba Group è un colosso cinese mica da ridere. Composta da una serie di compagnie del panorama hi-tech, è riuscita a gestire vendite, su alcuni canali, pari a 170 miliardi di dollari, una somma maggiore di quanto eBay e Amazon riescono a vendere in un anno. Alibaba opera principalmente in Cina ed è una delle compagnie più importanti al mondo, secondo Forbes.

Uno dei più grandi della storia

Il piano è quantomai grandioso e consiste nell’effettuare una delle più grandi offerte pubbliche iniziali, molto di più di quella fatta da Facebook, e conclusasi in malo modo, lo scorso anno. La posta in gioco per la società cinese, così come i partner e potenziali investitori, è alta: l’offerta potrebbe volare oltre i 75 miliardi di dollari, leggermente di più di eBay e il più del doppio di Yahoo; si prevede che sarà più grande anche di quella di Twitter, attesa a breve. Alibaba aveva cercato di diventare pubblica già in casa ma il vero business è negli USA e per questo si sta preparando allo sbarco, direzione Wall Street.

Un successo annunciato

Alibaba va forte in Cina soprattutto grazie ai suoi siti di ecommerce. In Oriente lo shopping si sta spostando sempre più sull’online, aiutando la crescita di piccoli e grandi network di vendita. Gli analisti del CSLA sono certi del successo: “L’IPO tanto attesa di Alibaba contribuirà a focalizzare l’attenzione mondiale sul grande avanzamento dell’ecommerce in Cina e sulle sue dimensioni, un mercato maturo che è pronto per il grande salto” – hanno 

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Facebook: aumentano i ricavi ma crolla in Borsa, bene il mobile https://www.datamanager.it/news/facebook-aumentano-i-ricavi-ma-crolla-borsa-bene-il-mobile-43927.html Thu, 31 Jan 2013 11:55:24 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/01/facebook-aumentano-i-ricavi-ma-crolla-in-borsa-bene-il-mobile/ Nonostante l’aumento dei ricavi i titoli di Facebook in Borsa perdono fino al 10%. Cresce il comparto mobile: per la prima volta gli utenti su smartphone e tablet superano quelli desktop

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Nonostante l’aumento dei ricavi i titoli di Facebook in Borsa perdono fino al 10%. Cresce il comparto mobile: per la prima volta gli utenti su smartphone e tablet superano quelli desktop

Al contrario di quello che è successo ad Amazon, Facebook ha registrato nell’ultima trimestrale ricavi sopra le attese ma in Borsa i titoli sono crollati. Il social network ha un aumentato del 40% i ricavi nell’ultimo trimestre del 2012, saliti a 1,59 miliardi di dollari, ma il titolo a Wall Street è arrivato a perdere fino al 10% del suo valore per poi chiudere a 17 centesimi. Cala anche l’utile netto che è sceso a 64 milioni (-79%).

Seppur non proprio soddisfacenti, i risultati finanziari per il Q4 del 2012 sono stati comunque sopra le attese degli analisti del mercato. L’aumento dei ricavi non sembra però aver convinto gli investitori e non avrà convinto nemmeno il CEO di Google Larry Page, che qualche tempo fa aveva dichiarato che Facebook “sta facendo un pessimo lavoro”.

Cresce il comparto mobile

La voce mobile nei ricavi nell’ultimo trimestre 2012 di Facebook, che ha lanciato il suo motore di ricerca, sale del 9% rispetto al Q3 dello stesso anno. Crescono anche i numeri di utenti attivi che arrivano a quota 1,06 miliardi, un +25% che permette a Facebook di mantenere il primato. Il dato interessante è che per la prima volta gli utilizzatori attivi sul mobile superano quelli desktop (+57%).

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Dell, fuga da Wall Street? https://www.datamanager.it/news/dell-fuga-da-wall-street-43584.html Fri, 18 Jan 2013 09:45:08 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/01/dell-fuga-da-wall-street/ Da public company a private company. In base alle indiscrezioni apparse sulla stampa americana, l’azienda texana, protagonista della storia del personal computer, sarebbe alla ricerca di potenziali investitori per avviare un nuovo corso che la metterebbe al riparo dalla volatilità finanziaria. Negli ultimi cinque anni l’azione di Dell ha perso circa il 50% del suo valore

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Da public company a private company. In base alle indiscrezioni apparse sulla stampa americana, l’azienda texana, protagonista della storia del personal computer, sarebbe alla ricerca di potenziali investitori per avviare un nuovo corso che la metterebbe al riparo dalla volatilità finanziaria. Negli ultimi cinque anni l’azione di Dell ha perso circa il 50% del suo valore

In balia del declino del personal computer (nell’ultimo trimestre fiscale il volume delle vendite del produttore americano si è contratto del 20%) l’azienda di Michael Dell è da tempo alla ricerca di una soluzione che possa contrastare il progressivo calo delle vendite che si sta evidenziando nel settore.

Nonostante le acquisizioni operate nell’ultimo periodo in una logica di diversificazione delle attività, vedi Perot System, società di servizi pagata 2,9 miliardi di dollari nel 2009, e Quest Software, acquisita lo scorso anno per 2,4 miliardi, l’assett del personal computer pesa per circa la metà del fatturato complessivo.

Il gap fra il Nasdaq e i giganti del PC cresce

Le possibilità che possa essere portata a termine l’operazione di delisting sono comunque ancora incerte. Resta il fatto che il desiderio di Dell di trovare un diverso assetto economico e una diversa operatività dimostrano come la sostenibilità economica del business del PC stia diventando un problema che accomuna i giganti del settore, in particolare, oltre a Dell, HP.  Una condizione che è ben rappresentata dal grafico sottostante, dove si evidenzia l’andamento dei titoli delle due aziende rispetto alla dinamica del Nasdaq. Dal 2010 a oggi il gap rispetto all’andamento dell’indice tecnologico si è progressivamente ampliato. Una tendenza che si è in acuita soprattutto nel corso del 2012.

Quanto il corso della storia  e dell’industria IT sia cambiato nel corso degli ultimi 5 anni è ben rappresentato dal secondo grafico, dovei si mostra l’andamento di Dell, HP e Apple, la prima  e la seconda società fortemente condizionate dal mercato PC, la terza una società che riflette la dinamica di  tecnologie quali smartphone e tablet che sono emerse negli anni.

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