E-Government – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 29 Jun 2026 12:17:20 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png E-Government – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Chi compra comanda https://www.datamanager.it/2026/06/chi-compra-comanda/ Mon, 29 Jun 2026 12:17:20 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253777 «Non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che mantengono in funzione i nostri ospedali, stabili le nostre reti energetiche e sicuri i nostri servizi». È da questa posizione, espressa da Ursula von der Leyen nel presentare il Technological Sovereignty Package (TSP), che prende forma il nuovo piano con cui la Commissione europea […]

L'articolo Chi compra comanda proviene da Data Manager Online.

]]>
«Non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che mantengono in funzione i nostri ospedali, stabili le nostre reti energetiche e sicuri i nostri servizi».

È da questa posizione, espressa da Ursula von der Leyen nel presentare il Technological Sovereignty Package (TSP), che prende forma il nuovo piano con cui la Commissione europea punta a rafforzare l’autonomia dell’UE nei settori strategici dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale, del cloud e dell’open source.

Il TSP non è un’iniziativa isolata, ma rappresenta il punto di convergenza di un percorso avviato da tempo che mette insieme diverse iniziative, dalla “Bussola per la competitività”, pensata per rendere l’economia europea più competitiva rispetto a Stati Uniti e Cina, alla Strategia per la sicurezza economica, che mira a ridurre le dipendenze strategiche dell’Europa in alcuni settori critici – tecnologie avanzate, materie prime, infrastrutture digitali e supply chain – allineandole a precisi obiettivi economici e geopolitici.

Tra gli obiettivi più ambiziosi del pacchetto figura il raddoppio di scala delle infrastrutture di calcolo europee. Bruxelles punta a triplicare la capacità dei data center entro i prossimi cinque-sette anni. L’obiettivo è colmare il deficit di potenza computazionale provocato dall’esplosione dell’intelligenza artificiale, accelerando la costruzione di nuovi impianti attraverso procedure autorizzative più snelle e facilitando l’accesso a suolo, acqua, energia e capitali. Oltre che industriale, la sfida è energetica. Per questo il piano prevede una roadmap dedicata alla digitalizzazione del sistema elettrico e all’impiego dell’AI nel settore, con l’obiettivo di integrare i data center in modo sostenibile e di aumentarne l’efficienza. Un tassello inserito in un piano strategico più ampio che prevede la realizzazione di diciannove “Fabbriche di AI” e nuove Gigafactory di supercalcolo, destinate all’addestramento dei modelli europei di intelligenza artificiale.

La novità del pacchetto risiede tanto nell’ampiezza delle misure quanto nel cambio di paradigma che introduce. Per la prima volta Bruxelles affronta semiconduttori, cloud, intelligenza artificiale e open source come anelli della stessa catena del valore, superando la logica degli interventi settoriali e ponendo le basi di una politica industriale fondata sulla sovranità tecnologica. Soprattutto, non si limita più a sostenere l’offerta come aveva fatto con il primo Chips Act, ma prova a orientare anche la domanda, utilizzando il potere degli acquisti pubblici per favorire tecnologie considerate strategiche per l’autonomia europea.

Al di là dell’iter legislativo e delle inevitabili mediazioni, il successo del TSP dipenderà dalla capacità degli Stati membri di trovare un equilibrio su una questione destinata a segnare il futuro dell’industria europea: che cosa significa, oggi, tecnologia europea? Attorno a questa domanda si confrontano due visioni contrapposte. Da una parte ci sono quelli che ritengono necessario rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione, limitando il ricorso a fornitori extraeuropei nei servizi più sensibili e utilizzando gli appalti pubblici come leva per sostenere l’industria continentale. Dall’altra ci sono coloro che temono che un eccesso di protezionismo possa rallentare la trasformazione digitale e preferiscono continuare ad affidarsi alle tecnologie, spesso più mature, offerte dai grandi operatori internazionali.

Un dilemma tutt’altro che teorico. Oggi, nei servizi digitali più critici, l’Europa dipende in larga misura da aziende straniere. Una vulnerabilità che, in uno scenario di crescente competizione geopolitica, può scivolare in restrizioni unilaterali, interruzioni dei servizi o nuove forme di pressione politica ed economica. Bruxelles non può permettersi di “dichiarare guerra” ai colossi americani del cloud e dell’AI. Ma sicuramente può creare regole che riducano il rischio di dipendenza senza rompere l’alleanza tecnologica con Washington. La Commissione europea insiste molto sul fatto che il mercato resterà aperto ai partner affidabili (“like-minded partners”), introducendo però criteri più stringenti per i casi sensibili.

Nel trade-off tra autonomia strategica e apertura dei mercati, l’Europa deve rafforzare la resilienza europea senza rinunciare ai benefici dell’integrazione internazionale. «Se non sei al tavolo delle trattative, sei nel menu». Le parole del Primo Ministro canadese Mark Carney, pronunciate al World Economic Forum di Davos, sono la sintesi brutale ma plastica del nostro tempo. «Le grandi potenze possono permettersi di fare da sole. Le potenze medie no. Ma quando negoziamo solo bilateralmente con una potenza dominante, negoziamo da una posizione di debolezza. Accettiamo ciò che ci viene offerto. Competiamo tra noi per essere i più accomodanti. Questa non è sovranità. È a messa in scena della sovranità che accetta la subordinazione. In un mondo di rivalità tra grandi potenze, i paesi che si trovano nel mezzo hanno una scelta: competere tra loro per ottenere favori o unirsi per creare una terza via che abbia un impatto».

L'articolo Chi compra comanda proviene da Data Manager Online.

]]>
L’Europa allo specchio https://www.datamanager.it/2025/12/leuropa-allo-specchio/ Thu, 11 Dec 2025 10:43:37 +0000 https://www.datamanager.it/?p=249830   Quando ci imbattiamo in problemi che non riusciamo a risolvere, chiediamo aiuto ai filosofi. Lo scettico risponde: «Non lo so». Il cinico: «Non me ne frega niente». E l’impressione – oggi – è che il dibattito europeo oscilli pericolosamente tra questi due poli: incertezza e indifferenza. Mentre tutto intorno il mondo accelera, il nuovo […]

L'articolo L’Europa allo specchio proviene da Data Manager Online.

]]>
 

Quando ci imbattiamo in problemi che non riusciamo a risolvere, chiediamo aiuto ai filosofi. Lo scettico risponde: «Non lo so». Il cinico: «Non me ne frega niente». E l’impressione – oggi – è che il dibattito europeo oscilli pericolosamente tra questi due poli: incertezza e indifferenza.

Mentre tutto intorno il mondo accelera, il nuovo backbone geopolitico è fatto di dati in movimento. IBM ha appena ufficializzato l’acquisizione di Confluent per 11 miliardi di dollari. Una cifra che dice molto sulla direzione dell’intelligenza artificiale enterprise: prima degli agenti, prima dei modelli, prima dei casi d’uso scintillanti, serve un’infrastruttura solida di dati real-time. Confluent porta Kafka e la capacità di trasformare i dati “in movimento” nel tessuto connettivo dei processi aziendali. Non è un dettaglio tecnico, le imprese lo hanno capito, le istituzioni molto meno. Come l’Europa, che smette di essere “confluente”: non più punto in cui si incrociano flussi politici, economici e tecnologici, ma periferia geopolitica.

La nuova National Security Strategy 2025 degli Stati Uniti segna uno spartiacque forse più importante dell’acquisizione di qualsiasi azienda tech: per la prima volta in 75 anni, Washington dichiara apertamente che la sicurezza europea non può più essere data per garantita. Mentre Donald Trump parla di disimpegno e preferenze bilaterali, Elon Musk attacca l’Unione definendola un’entità “da abolire”. In questo gioco di pressioni esterne, l’Europa sembra incapace di trovare una voce all’altezza dei suoi padri fondatori.

Dove sono i nuovi Schuman, Monnet, De Gasperi, Adenauer? Certo, anche loro agivano in un’epoca in cui lo scudo americano offriva protezione e interesse strategico reciproco. Ma proprio perché oggi quella protezione si assottiglia, l’Europa dovrebbe fare l’esatto opposto della ritirata sovranista: integrare, non disgregare. Rafforzare, non arretrare. Il paradosso è evidente: mentre Bruxelles esplora l’euro digitale come simbolo di comunità politica avanzata, si moltiplicano gli interventi che vorrebbero riportare il continente a un mosaico di economie frammentate. Ma il denaro non è solo un mezzo di pagamento: è un linguaggio collettivo. E smantellare un linguaggio significa smantellare una comunità.

Nel frattempo, l’Europa perde la sua risorsa più preziosa: i giovani. L’Italia ne è un esempio plastico. Secondo il Rapporto CNEL 2025, l’Italia è sempre meno attrattiva per i giovani talenti. È un contrasto stridente con storie come quella di Sara Curtis, 19 anni, piemontese, oro nei 50 dorso e record europeo. Il talento c’è, ma la domanda è cosa facciamo per mantenerlo vivo? A complicare il quadro, arriva l’altra grande transizione: quella cognitiva. Il giudizio umano è “by design”. Nasce dallo sguardo, dall’esperienza, dalla memoria, dal contesto, dall’intenzione. Il giudizio dei modelli linguistici – invece – non ha esperienza, né mondo, né tempo. Opera sulle regolarità statistiche e appare indistinguibile dal giudizio umano. Questa è la vera trappola: il problema non è tecnologico ma epistemologico, come avverte Walter Quattrociocchi, ordinario di Data Science alla Sapienza di Roma ed esperto di Network Science e sistemi complessi. La plausibilità rischia di sostituire la verifica. La forma della conoscenza sostituisce il lavoro della conoscenza. Se le democrazie si reggono sulla capacità dei cittadini di formarsi un’opinione, la distinzione tra giudizio reale e giudizio simulato diventa un tema politico.

L’Europa si trova di fronte a quattro sfide simultanee. Tecnologica, perché senza un’infrastruttura di dati non c’è sovranità digitale. Geopolitica, perché il mondo multipolare non attende i ritardatari. Demografica, perché un continente senza giovani è destinato alla marginalità. Cognitiva, perché l’emergere di agenti artificiali riscrive le condizioni del giudizio, del sapere e del lavoro. Non è che “siamo nati ieri”. Ma il rischio è di ritrovarci come lo scettico e il cinico: uno che non sa cosa fare, l’altro che non vuole farlo perché tanto non serve a niente.

L'articolo L’Europa allo specchio proviene da Data Manager Online.

]]>
L’Europa spinge verso la fatturazione digitale per un mercato sicuro, trasparente e sempre più competitivo https://www.datamanager.it/2025/10/leuropa-spinge-verso-la-fatturazione-digitale-per-un-mercato-sicuro-trasparente-e-sempre-piu-competitivo/ Mon, 13 Oct 2025 14:03:16 +0000 https://www.datamanager.it/?p=248258 L’Europa spinge verso la fatturazione digitale per un mercato sicuro, trasparente e sempre più competitivo Dagli ultimi dati rilevati da Statista si evince come il sistema di fatturazione elettronica sia considerato uno strumento competitivo da molte aziende. Le imprese europee che hanno già adottato soluzioni tecnologiche in questo ambito, hanno registrato nel 51% dei casi […]

L'articolo L’Europa spinge verso la fatturazione digitale per un mercato sicuro, trasparente e sempre più competitivo proviene da Data Manager Online.

]]>
L’Europa spinge verso la fatturazione digitale per un mercato sicuro, trasparente e sempre più competitivo

Dagli ultimi dati rilevati da Statista si evince come il sistema di fatturazione elettronica sia considerato uno strumento competitivo da molte aziende. Le imprese europee che hanno già adottato soluzioni tecnologiche in questo ambito, hanno registrato nel 51% dei casi un’ottimizzazione di ordini e pagamenti, nel 59% una maggiore facilità a raccogliere dati e generare report con risparmi monetari diretti per il 41% di loro[1]. Eppure oggi i sistemi operativi presenti sul mercato a livello comunitario non sono ancora del tutto uniformati e interoperabili, e questo crea difficoltà di comunicazione e passaggi poco trasparenti tra i diversi attori. Proprio per questo, realtà certificate come Intesa (Kyndryl) hanno creato soluzioni digitali con un unico punto di accesso per gestire le roadmap degli obblighi normativi dei diversi Stati e garantire una compliance dei documenti aziendali.

“Dal 2030, la notifica delle transazioni B2B all’interno dell’UE diventerà obbligatoria e i Paesi membri saranno chiamati ad adeguarsi” – spiega Giorgio Fasolis, B2B Solutions Consultant di Intesa (Kyndryl) – “L’Italia, in questo contesto, si conferma pioniera, seguita da Germania e Romania, e a partire dal 1° gennaio 2026 anche il Belgio entrerà ufficialmente in questo percorso. Risulta quindi sempre più urgente adottare tecnologie certificate, capaci di connettere tra loro i diversi sistemi proprietari e costruire un network di scambio efficiente e rapido per il commercio internazionale”.

L’Europa sta imponendo infatti l’adozione della fatturazione elettronica B2B intra-UE allo scopo di modernizzare il sistema IVA, contrastare l’evasione fiscale e creare un mercato digitale unico. Già da marzo di quest’anno è stato introdotto il pacchetto ViDA (“VAT in the Digital Age”), per trasmettere elettronicamente, a partire dal 2030, tutte le transazioni B2B tra gli Stati membri utilizzando standard tecnici armonizzati.

E ora tocca al Belgio

Dal 1° gennaio 2026, tutte le aziende belghe soggette a IVA dovranno emettere e ricevere fatture digitali strutturate per le operazioni B2B, utilizzando lo standard Peppol BIS 3.0 come canale obbligatorio. Saranno ammessi solo formati digitali, escludendo carta e PDF, e il mancato adeguamento potrà comportare sanzioni già dalla prima violazione. Le nuove regole fiscali porteranno anche modifiche alla gestione dell’IVA e, dal 2028, sarà introdotto un sistema di e-Reporting quasi in tempo reale.

Per le imprese, si tratta di una trasformazione che impone aggiornamenti tecnologici e normativi, ma che offre anche l’opportunità di semplificare i processi, migliorare l’efficienza e uniformare la gestione della fatturazione a livello internazionale.

“L’evoluzione normativa sulla fatturazione elettronica a livello europeo sta creando nuove sfide per le aziende, che si trovano a dover affrontare sistemi diversi, scadenze normative variabili e barriere linguistiche e tecnologiche” – afferma Fasolis – “è necessario quindi dotarsi di sistemi efficienti e affidarsi a partner certificati in grado di accompagnare PMI e big player nella creazione semplificata di un network di scambio unico, proficuo e trasparente”.

La soluzione di Intesa (Kyndryl)

Per supportare le imprese, Intesa ha sviluppato una piattaforma pensata come un unico punto di accesso – un vero e proprio Single Point of Interface – per gestire le roadmap degli obblighi normativi dei diversi Paesi. Facendo leva sull’esperienza già maturata come Access Point Peppol per il Nodo Smistamento Ordini (NSO) in Italia e partecipando attivamente ai progetti di fatturazione avviati in UE, Intesa mette a disposizione delle aziende la propria soluzione supportandole nella:

  • gestione dell’attivazione della fatturazione elettronica in linea con le normative dei Paesi europei, e garantendo compliance totale con le procedure dei diversi interlocutori;
  • riduzione della complessità tecnologica grazie ad un unico sistema di accesso centrale e semplificato – diminuendo di conseguenza i costi per gli investimenti tecnologici e facendo risparmiare tempo agli addetti ai lavori;
  • conservazione a norma dei documenti, grazie all’integrazione con il sistema LTA (Long Term Archiving), riconosciuto come servizio fiduciario europeo, per una piena sicurezza di tutto il ciclo di vita di dati e file sensibili.

È importante riuscite a creare un ecosistema legale che garantisca piena sicurezza ad ogni interlocutore, e che dunque semplifichi e supporti lo scambio commerciale in Europa (e non). La tecnologia, come quella sviluppata da Intesa, diventa uno strumento prezioso allo scopo di implementare la competitività di ogni singola azienda, rendendola efficiente e rapida. Non solo, soluzioni uniche e interoperabili come quella proposta riducono i tempi di lavoro e i costi che ne deriverebbero – invece – da costanti integrazioni di sistemi esterni e mai pienamente adeguati. Tutto questo in maniera democratica per grandi aziende e piccole medie imprese, che definiscono da sempre il tessuto imprenditoriale soprattutto italiano.

 

L'articolo L’Europa spinge verso la fatturazione digitale per un mercato sicuro, trasparente e sempre più competitivo proviene da Data Manager Online.

]]>
Italia digitale, verso l’efficienza sistemica https://www.datamanager.it/2025/10/italia-digitale-verso-lefficienza-sistemica/ Thu, 09 Oct 2025 12:00:29 +0000 https://www.datamanager.it/?p=247670 Il 27% delle risorse del PNRR punta alla trasformazione della PA. Obiettivi per il 2026: identità digitale per il 70% dei cittadini, 75% delle amministrazioni centrali e locali in cloud, rete ultraveloce e 400 progetti pilota di intelligenza artificiale La Pubblica Amministrazione è sempre sotto osservazione per quanto concerne la capacità di erogare servizi in […]

L'articolo Italia digitale, verso l’efficienza sistemica proviene da Data Manager Online.

]]>
Il 27% delle risorse del PNRR punta alla trasformazione della PA. Obiettivi per il 2026: identità digitale per il 70% dei cittadini, 75% delle amministrazioni centrali e locali in cloud, rete ultraveloce e 400 progetti pilota di intelligenza artificiale

La Pubblica Amministrazione è sempre sotto osservazione per quanto concerne la capacità di erogare servizi in grado di rispondere prontamente ai bisogni del cittadino, sfruttando il digitale come leva di ottimizzazione dei processi. Molto spesso la tecnologia è stata vista solo come uno strumento per digitalizzare, riducendo i processi alla semplice dematerializzazione, senza affrontare la vera sfida: trasformare profondamente l’intero funzionamento della Pubblica Amministrazione. Il ricorso all’automazione dei processi, alla condivisione dei dati e a tecnologie moderne e scalabili è l’unica via per ridurre i tempi di risposta e migliorare l’efficienza operativa. Le professionalità presenti nella Pubblica Amministrazione si stanno velocemente adeguando, ciò che ancora deve avvenire è un cambio di visione e una adozione a livello capillare su tutte le realtà territoriali e non solo centralmente. Oggi a livello tecnologico le soluzioni esistono e alcune amministrazioni hanno già intrapreso questo percorso trasformativo. Ora occorre continuità di intenti e visione di lungo periodo, oltre che investimenti adeguati: unica via per ottenere i benefici attesi.

ITALIA DIGITALE 2026

Analizzare lo stato dell’arte della trasformazione digitale nella Pubblica Amministrazione non può che partire da dati relativi agli investimenti. Secondo il piano di Italia Digitale 2026, il 27% delle risorse totali del PNRR sono dedicate alla transizione digitale. Il Piano strategico si sviluppa su due asset: da una parte le infrastrutture digitali e la connettività a banda ultra larga, dall’altra tutti quegli interventi volti a trasformare la PA in chiave digitale. Ancora più importante è l’affermazione che i due pilastri sono necessari per garantire che tutti i cittadini abbiano accesso a connessioni veloci per vivere appieno le opportunità che una vita digitale può e deve offrire, e per migliorare il rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione rendendo quest’ultima un alleato nella vita digitale dei cittadini. Qui risiede il punto focale della strategia: avvicinare la PA al cittadino ed alle aziende. Come? Snellendo i processi, ottimizzando i servizi, garantendo la non duplicazione dei dati, la loro sicurezza, rendendo i sistemi interoperabili. Con questo spirito i finanziamenti vanno a coprire anche gli ambiti più rilevanti della PA: una giustizia che sfrutti sempre più l’offerta di servizi digitali, una sanità che veda nel fascicolo sanitario del cittadino e nella telemedicina due fattori importanti di supporto alla popolazione, un comparto privato che possa contare su una PA che faciliti il proprio lavoro e non lo ostacoli con lungaggini burocratiche, una ricerca universitaria che abbia la capacità di parlare al mondo aziendale diventando hub di competenze e di innovazione.

Analizziamo quindi alcuni di questi ambiti partendo dalla digitalizzazione della PA. Se l’obiettivo dichiarato è “rendere la Pubblica Amministrazione la migliore alleata di cittadini e imprese, con un’offerta di servizi sempre più efficienti e facilmente accessibili” occorre agire sia sull’ambito infrastrutturale che su quello applicativo, quindi dei servizi. Per fare questo il piano triennale da un lato spinge l’acceleratore sulla migrazione al cloud delle amministrazioni e all’efficientamento dei servizi, secondo il principio “once-only”, ovverossia non richiedere ai cittadini e alle imprese informazioni già in possesso di qualsivoglia comparto della PA, garantendo il giusto livello di sicurezza e confidenzialità dei dati. Dall’altro lato vengono estesi i servizi ai cittadini migliorandone l’accessibilità e adeguando i processi prioritari delle Amministrazioni Centrali agli standard condivisi da tutti gli stati dell’Unione Europea. Soprattutto è molto importante – e qui si vede tutta l’arretratezza della macchina pubblica in termini di feudi e interessi locali nel digitale – «che la trasformazione digitale arrivi in periferia e non si fermi a livello centrale con un proliferare di sperimentazioni e piattaforme» – spiega Massimo Bollati, direttore per la Trasformazione Digitale dell’Agenzia del Demanio. Tutto bello: ma gli investimenti? Le risorse economiche ci sono: parliamo di 6,74 miliardi per la digitalizzazione della PA e di 6,71 miliardi per la realizzazione di reti ultraveloci. Secondo i dati del Dipartimento della Trasformazione Digitale pubblicati nel 2023, il piano per l’Italia Digitale dovrebbe portare il nostro Paese nel gruppo di testa in Europa entro il 2026. La strategia nazionale presuppone che siano raggiunti alcuni obiettivi. Innanzitutto dotare il 70% della popolazione della identità digitale, portare il 75% delle PA a utilizzare il cloud, mettere a disposizione online almeno l’80% dei servizi pubblici essenziali, connettere il 100% di cittadini ed imprese con reti ultraveloci.

Però prima di tutto occorre sottolineare che quello su cui occorre lavorare primariamente al di fuori degli investimenti tecnologici è l’alfabetizzazione informatica del cittadino e delle PMI, che sono la grande parte delle aziende che devono interagire con la PA. Se partecipare a una gara o bando pubblico è così complesso e articolato che solo una grande azienda con svariate decine o centinaia di addetti dedicati può parteciparvi, la sfida della trasformazione digitale della PA può considerarsi fallita prima di raggiungere l’obiettivo. Per restare in target occorre invece che il 70% della popolazione sia “digitalmente abile”.

REQUISITI, STANDARD E SILOS

Tenendo conto che attualmente, il 95% dei circa 11mila data center utilizzati dagli enti pubblici italiani sparsi sul territorio presenta carenze nei requisiti minimi di sicurezza, affidabilità, capacità elaborativa ed efficienza, l’approccio “cloud first” è stato finanziato con 900 milioni di euro proprio con il fine di razionalizzarli e consolidarli. Questo può avvenire con un processo di migrazione sul Polo Strategico Nazionale (PSN) con una nuova infrastruttura dedicata cloud (completamente privata o ibrida), localizzata sul territorio nazionale e all’avanguardia in prestazioni e sicurezza, oppure sul public cloud di uno tra gli operatori di mercato opportunamente certificati. Inoltre, siccome migrare al cloud non è proprio come cambiare auto ma comporta un pesante lavoro di analisi e attuazione di migrazione di dati, di riscrittura (in parte o in toto) di applicativi, un ulteriore plafond di un miliardo di euro è stato indirizzato per supportare le amministrazioni centrali e locali in questo processo.

Per facilitare l’orchestrazione di questa significativa mole di lavoro è stato creato un team dedicato a guida del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, incaricato di censire e certificare i fornitori idonei per ogni attività della trasformazione e, successivamente, di predisporre “pacchetti” e moduli standard (che ogni PA combinerà a seconda dei propri bisogni specifici). Per le PA locali minori, che non hanno la massa critica per una gestione individuale, verrà resa obbligatoria l’aggregazione in raggruppamenti ad hoc per l’esecuzione dell’attività di migrazione. La transizione al cloud è funzionale anche allo sviluppo di un ecosistema di imprese e startup in grado di integrare e migliorare l’offerta e la qualità di prodotti software per la PA. Oggi, le singole amministrazioni lavorano come tanti silos separati non interconnessi tra loro. La trasformazione digitale della PA si prefigge di cambiare l’architettura e le modalità di interconnessione tra le basi dati delle amministrazioni.

Avere banche dati pubbliche che parlano tra loro, contribuisce a un risparmio economico per le amministrazioni e di tempo per i cittadini. Once-only: per attuare questo concetto è necessario implementare e attuare il cosiddetto profilo digitale di ogni cittadino e impresa. Quindi basi dati distinte ma completamente interconnesse e interoperabili. Le risorse a disposizione sono 650 milioni di euro suddivisi su due ambiti: da un lato lo sviluppo e la messa in esercizio di una Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) al fine di garantire l’interoperabilità dei dati pubblici, dall’altro le attività di facilitazione alla implementazione di uno Sportello Digitale Unico, attuando il regolamento europeo che ha l’obiettivo di uniformare l’accesso ai servizi digitali in tutti i Paesi membri dell’UE.

Abbiamo già detto che uno degli obiettivi primari della trasformazione digitale della PA è semplificare la vita digitale dei cittadini e delle imprese, attraverso il miglioramento dei servizi pubblici. Il piano da 2,01 miliardi di euro prevede sei ambiti di azione: migliorare l’esperienza dei servizi pubblici digitali definendo e promuovendo l’adozione di modelli collaudati e riutilizzabili per la creazione di siti internet e l’erogazione di servizi pubblici digitali; migliorare l’accessibilità dei servizi pubblici digitali attraverso la diffusione di strumenti e strategie condivise: da test di usabilità ad attività di comunicazione e disseminazione passando per lo sviluppo di kit dedicati e altro; accelerare l’adozione di pagoPA, la piattaforma digitale per i pagamenti verso le Pubbliche Amministrazioni, e dell’app IO quale principale punto di contatto tra enti e cittadini per la fruizione dei servizi pubblici digitali; favorire l’adozione dell’identità digitale (Sistema Pubblico di Identità Digitale, SPID e Carta d’Identità Elettronica, CIE) e dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR); sviluppare e implementare la Piattaforma notifiche digitali degli atti pubblici, l’infrastruttura che le PA utilizzeranno per la notificazione di atti amministrativi a valore legale verso persone fisiche e giuridiche, contribuendo ad una riduzione di costi e tempo per cittadini ed enti; promuovere l’adozione di Mobility as a Service (MaaS) nei comuni per digitalizzare il trasporto locale e fornire ai cittadini un’esperienza di mobilità integrata: dalla pianificazione del viaggio ai pagamenti.

PA INTEROPERABILE

Dal 12 settembre 2025 entra in vigore in Italia il Regolamento (UE) 2023/2854 del Parlamento e del Consiglio Europeo, meglio noto come “Data Act”, e anche la pubblica amministrazione sarà impattata da queste nuove regole. Se si dovesse riassumere il contenuto del Data Act si potrebbe dire che chiarisce e regolamenta chi può raccogliere i dati – e quali – e conseguentemente come può utilizzarli. Ma attenzione. «Senza una tassonomia univoca e un’ontologia coerente, la condivisione dei dati resta priva di valore reale» avverte Bollati. Restringendo il campo al comparto pubblico è opportuno evidenziare che viene regolamentata l’interoperabilità e la governance dei dati stessi, nonché la possibilità e le modalità (anche dietro adeguata remunerazione) di interscambio di dati tra privato e pubblico. Una figura centrale di “garante” dei dati dovrebbe essere istituita al fine di consentire la corretta attuazione delle regole del Data Act. L’attuazione piena del Data Act potrà portare una serie di benefici che vanno dalla disponibilità di dati su cui prendere decisioni e la possibilità di accedere a dati posseduti da aziende private con oneri regolamentati, fino all’utilizzo di standard europei per l’interoperabilità.

Come riportato dal sito AgID grazie alle nuove linee guida del PDND emanate a giugno 2025, l’interoperabilità si arricchisce di funzionalità evolute per rendere maggiormente sicuro lo scambio di dati e introduce altri strumenti di cooperazione, rendendo la piattaforma più efficiente e aperta. Il nuovo impianto normativo e tecnico mira a rendere l’interoperabilità tra gli enti più efficiente, con impatti concreti su servizi, processi e tempi di risposta per pubbliche amministrazioni, cittadini e imprese, favorendo una PA più integrata e orientata al cittadino. A garanzia della corretta gestione dei dati occorre evidenziare che, secondo quanto previsto dall’art. 71 del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), al fine di garantire solidità, conformità e trasparenza, il percorso di aggiornamento ha incluso una consultazione pubblica del testo e dei relativi allegati, seguita da una revisione tecnica e istituzionale che ha coinvolto il Garante per la protezione dei dati personali, la Conferenza Unificata e la Commissione Europea. Maggiore sicurezza, semplificazione e standardizzazione, efficienza e cooperazione applicativa, monitoraggio e migliore gestione interna: passi verso un ecosistema digitale aperto. Tra le principali novità introdotte dalla nuova versione delle Linee Guida per la PDND spicca l’apertura della piattaforma anche ai soggetti privati, che potranno aderire e operare, nell’ambito di attività connesse a finalità di interesse pubblico, sia come Fruitori sia come Erogatori di servizi. La PDND si configura così come un canale istituzionale, sicuro e standardizzato per lo scambio di dati tra Pubblica Amministrazione e settore privato, favorendo la nascita di un ecosistema digitale integrato e abilitando servizi più connessi, efficienti e accessibili per cittadini e imprese.

INSIEME PER LA CRESCITA

È noto che la digitalizzazione accresce in modo significativo la vulnerabilità dei dati, siano essi del cittadino, delle imprese o delle istituzioni pubbliche. Al tema della cybersecurity sono destinati 620 milioni di euro. Se le amministrazioni locali sono quelle che faticano di più a trovare i finanziamenti corretti per la loro trasformazione digitale, sono le grandi amministrazioni centrali quelle che giocano un ruolo fondamentale nell’offerta di servizi pubblici efficienti e snelli. Interventi mirati del valore di 610 milioni di euro sono stati messi in cantiere proprio per la digitalizzazione di questi colossi: Inps, Ministero della Giustizia, Inail, Ministero dell’Interno, Ministero della Difesa, Guardia di Finanza, Consiglio di Stato.

All’Inps vanno 180 milioni per la revisione di sistemi e procedure interne. Al Ministero della Giustizia vanno 133,2 milioni per la digitalizzazione degli archivi relativi ai procedimenti civili dei Tribunali ordinari, delle Corti d’appello e degli atti giudiziari di Cassazione, creazione di un data lake per l’estrazione e l’organizzazione degli orientamenti giurisprudenziali, di analisi statistiche avanzate, anche sulla base di dati non strutturati contenuti nei documenti, per monitorare l’efficienza e l’efficacia del sistema giudiziario ed ottimizzare la gestione dei tempi di istruttoria. All’Inail spettano 116 milioni per la digitalizzazione dei processi e dei servizi istituzionali e l’adozione di un digital workplace. Per la digitalizzazione dei servizi al cittadino e dei processi interni, sviluppo di applicazioni e sistemi gestionali interni e riqualificazione delle capacità digitali del personale vanno al Ministero dell’Interno 107 milioni. Il consolidamento dell’infrastruttura digitale, potenziamento della sicurezza delle informazioni e migrazione delle applicazioni legate alla gestione del personale verso un paradigma open source costerà al Ministero della Difesa 42,5 milioni di euro.

La Guardia di Finanza riceverà 25 milioni di euro per potenziare l’attività di prevenzione e contrasto dei reati finanziari attraverso la data science. L’investimento punta a evolvere i sistemi informativi del Corpo grazie all’introduzione di algoritmi di intelligenza artificiale e modelli di analisi predittiva e prescrittiva. Infine il Consiglio di Stato avrà 7,5 milioni per il potenziamento del sistema informativo della Giustizia Amministrativa mediante l’implementazione di un sistema di conservazione a norma per la custodia dei documenti giurisdizionali, di un data warehouse con funzionalità evolute di business intelligence per analisi statistiche georeferenziate e predittive, applicazioni di intelligenza artificiale per l’efficientamento dei processi di lavoro e l’innalzamento dei livelli di sicurezza informatica.

In coda alla lista della spesa, appena 200 milioni di euro sono stati stanziati per sviluppare le competenze digitali dei cittadini. Una cifra limitata, se confrontata con le altre voci di spesa, a fronte di un obiettivo fondamentale: garantire che la trasformazione digitale della PA sia davvero accessibile a tutti. A tal fine sono state definite due iniziative: l’istituzione del Servizio Civile Digitale con la formazione di circa diecimila volontari a supporto di oltre milione di cittadini, e l’ampliamento dei Centri di Facilitazione Digitale, veri e propri punti fisici dove il cittadino può formarsi sulle competenze digitali.

La vera sfida, quindi, non riguarda solo i software e le piattaforme. Riguarda anche e soprattutto la cultura organizzativa. Digitalizzare senza ripensare i processi rischia di replicare in formato elettronico inefficienze già esistenti. È necessario invece un ripensamento profondo, che metta al centro il cittadino e la semplificazione delle procedure. In questo percorso, la formazione dei dipendenti pubblici è decisiva: non si tratta di sostituire l’essere umano con la macchina, ma di fornire strumenti che rendano il lavoro più efficace e permettano di offrire servizi migliori. La trasformazione digitale è, in definitiva, una grande opportunità per ricostruire il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Una Pubblica Amministrazione che si mostra più trasparente, efficiente e attenta alle esigenze delle persone non solo migliora i propri servizi, ma ha un impatto positivo sul PIL e contribuisce a rafforzare la coesione sociale e a stimolare la partecipazione civica.

L’INFRASTRUTTURA DI RETE

Sanità, trasporti, scuola, giustizia, enti locali e inclusione: in ciascuno di questi ambiti le potenzialità sono enormi. Ma la vera rivoluzione non sarà solo tecnologica: sarà culturale. Perché digitalizzare non significa caricare i vecchi processi su una piattaforma online, ma ripensarli a partire dai bisogni delle persone. Tutto questo, però, avrà senso solo se i servizi saranno realmente accessibili a tutti, indipendentemente dal luogo: dalla metropoli al borgo montano, fino alle isole minori. Per questo motivo occorre lavorare primariamente sulla infrastruttura di rete. La nuova strategia europea “Digital Compass” stabilisce obiettivi impegnativi per il prossimo decennio: deve essere garantita entro il 2030 una connettività a 1 Gbps per tutti e la piena copertura 5G delle aree popolate. L’ambizione italiana, come riportato dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale è di raggiungere gli obiettivi europei di trasformazione digitale in netto anticipo sui tempi, portando connessioni a 1 Gbps su tutto il territorio nazionale entro il 2026. Gli investimenti sono stati inseriti nel PNRR, ora bisogna vedere se verranno rispettate le scadenze. Il piano prevede una dotazione economica di 3,8 miliardi di euro per garantire la connettività ad almeno 1 Gbps in download e 200 Mbit/s in upload alle unità immobiliari che lo necessitano e che al 2026 non sarebbero state coperte da investimenti privati in grado di garantire una velocità di connessione di almeno 300 Mbps in download. La domanda sospesa però rimane la seguente: e quelle unità che già hanno tale connessione quando avranno il gigabit?

L’Italia è stata il primo Paese nell’Unione ad aver assegnato diritti d’uso dello spettro radio in tutte le tre bande di frequenze per lo sviluppo del 5G posizionandola ai primi posti nell’indice DESI della Commissione europea con riferimento al parametro “5G readiness”. Il piano prevede quindi uno stanziamento di 2,02 miliardi con l’obiettivo di “incentivare la diffusione di reti mobili 5G nelle aree a fallimento di mercato, al fine di soddisfare pienamente il fabbisogno di connettività mobile e di fornire servizi mobili innovativi e ad elevate prestazioni”. In altre parole: dove non si arriva con il gigabit si sopperirà con la connettività mobile 5G.

A completamento occorre sottolineare che il piano prevede anche investimenti per progetti di interesse nazionale. Spiccano i progetti che riguardano le scuole e la sanità pubblica. Entro il 30 giugno 2026, grazie a una dotazione economica di 261 milioni di euro per le scuole e di 501 milioni per la sanità pubblica, questi comparti dovrebbero beneficiare di una connessione ultraveloce insieme alla fornitura di servizi di gestione e manutenzione per i sei anni successivi.

LA STRATEGIA ITALIANA PER L’AI

Negli ultimi anni il termine intelligenza artificiale è entrato con forza nel dibattito pubblico, spesso associato a scenari futuristici o a rivoluzioni tecnologiche che cambieranno il nostro modo di vivere e lavorare. Ma l’intelligenza artificiale non è più soltanto una prospettiva lontana: è una realtà concreta, già applicata in molti settori, che può portare benefici immediati anche nella vita quotidiana dei cittadini. Uno degli ambiti in cui il suo potenziale è più evidente è proprio quello della Pubblica Amministrazione, dove l’innovazione digitale non è solo auspicabile, ma necessaria per offrire servizi moderni, semplici ed efficienti. Sfruttare le enormi potenzialità dell’intelligenza artificiale rappresenta una opportunità. L’AI, se guidata da principi di trasparenza e responsabilità, può essere il motore di questa rivoluzione, contribuendo a realizzare una trasformazione digitale autentica ed efficace della PA.

Nel rapporto pubblicato nel 2025, l’AgID rileva che, su 108 organizzazioni interpellate, 45 hanno già avviato oltre 120 progetti nel secondo semestre 2024: 50 riguardano le infrastrutture sociali e sostenibili, i restanti 70 altri settori applicativi. A fine luglio 2024 è stata presentata la “Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026”, un documento redatto da un comitato di esperti per supportare il Governo nella definizione di una normativa nazionale e delle politiche sull’AI. Come riportato dall’AgID, dopo un’analisi del contesto globale e del posizionamento italiano, il documento definisce le azioni strategiche, raggruppate in quattro macroaree: Ricerca, Pubblica Amministrazione, Imprese e Formazione. La strategia propone un’analisi del contesto regolativo che traccia la cornice entro cui dovrà essere dispiegata. Come scritto nella versione aggiornata al 2025, il Piano triennale 2024-2026 presenta alcuni cambiamenti nella sua struttura, rispetto alle edizioni precedenti; inoltre, alcuni contenuti sono stati approfonditi per sostenere in modo efficace le pubbliche amministrazioni nel processo di implementazione e gestione dei servizi digitali. L’introduzione delle tecnologie non porta a cambiamenti se non si ripensa l’organizzazione dei procedimenti e l’attività amministrativa, con una revisione dei processi delle amministrazioni secondo il principio once-only.

La strategia prevede anche un sistema di monitoraggio e analisi del contesto regolatorio, che definisce la cornice entro cui dovrà essere attuata. Un’attività che l’AgID ha già avviato, fissando come obiettivo 150 progetti di innovazione basati sull’IA entro il 2025 e circa 400 entro il 2026. Il documento evidenzia come l’intelligenza artificiale stia diventando sempre più efficace nel migliorare l’operatività della Pubblica Amministrazione, ottimizzando i processi, riducendo gli errori e aumentando la qualità di prodotti e servizi, con un impatto positivo sull’esperienza dei cittadini nel rapporto con le istituzioni. Per far leva sull’intelligenza artificiale, le Pubbliche Amministrazioni devono essere accompagnate nell’acquisizione e progettazione di sistemi AI, superando la carenza di competenze specialistiche. Parallelamente, è necessario realizzare infrastrutture informatiche sicure, affidabili e robuste, anche attraverso piattaforme nazionali che assicurino efficienza e qualità tecnologica.

Per raggiungere gli obiettivi prefissati, la strategia per la Pubblica Amministrazione delinea sei piani di azione principali. Primo passo: guidare la PA attraverso linee guida che evidenzino le potenzialità e l’utilizzo delle piattaforme di AI, supportate da case study concreti e dalla promozione di best practice. Secondo passo: orientare le amministrazioni nell’attività di procurement di soluzioni AI, sia attraverso gare d’appalto sia mediante specifici accordi quadro, garantendo che rispondano alle esigenze funzionali, rispettino le normative e assicurino adeguati livelli di sicurezza.

Terzo passo: sviluppare applicazioni coerenti con le linee strategiche nazionali, privilegiando piattaforme sviluppate in Italia. Questi progetti dovranno garantire piena aderenza alle normative nazionali e UE, con particolare attenzione alla gestione dei rischi e alla tutela dei dati personali; considerare le esigenze derivanti da settori strategici e critici, come energia, difesa e intelligence; promuovere iniziative di formazione del personale, aumentando le competenze su soluzioni tecnologiche avanzate e processi certificabili, scalabili e condivisibili a livello nazionale.

Quarto e quinto passo: definire linee guida per progettare strumenti e metodologie che facilitino l’interazione con i cittadini e per rendere più efficienti i processi interni, attraverso lo sviluppo o l’adozione di sistemi di IA, a partire dalla mappatura dei sistemi e servizi già esistenti.

Sesto passo: promuovere percorsi di upskilling per il personale in servizio, con la creazione di un dipartimento dedicato all’intelligenza artificiale incorporato nella Scuola Nazionale dell’Amministrazione, con l’attivazione di corsi post-laurea di eccellenza, differenziati per livello e contenuti in base alle funzioni dei dipendenti coinvolti. L’AI può trasformare la Pubblica Amministrazione, rendendo i processi più efficienti, veloci e sicuri, se guidata da trasparenza e principi di sicurezza. Il vero vantaggio non sta solo nella tecnologia, ma nella capacità di inserirla in un modello di governance centrato su cittadini e imprese, supportato da una connettività capillare che permetta a tutti di sfruttare appieno gli investimenti realizzati.


Brother – Soluzioni di stampa dedicate alla PA

L'articolo Italia digitale, verso l’efficienza sistemica proviene da Data Manager Online.

]]>
Welcome, Data Act https://www.datamanager.it/2025/10/welcome-data-act/ Wed, 08 Oct 2025 12:00:38 +0000 https://www.datamanager.it/?p=248097 Ennesima imposizione di una burocrazia fine a sé stessa o fondamento di omogeneità e trasparenza su cui costruire un business più solido? Il 12 settembre è diventato esecutivo il regolamento UE 2854/2023 “riguardante norme armonizzate sull’accesso equo ai dati e sul loro utilizzo”, altrimenti noto come Data Act. Il regolamento europeo va a integrare il […]

L'articolo Welcome, Data Act proviene da Data Manager Online.

]]>
Ennesima imposizione di una burocrazia fine a sé stessa o fondamento di omogeneità e trasparenza su cui costruire un business più solido? Il 12 settembre è diventato esecutivo il regolamento UE 2854/2023 “riguardante norme armonizzate sull’accesso equo ai dati e sul loro utilizzo”, altrimenti noto come Data Act.

Il regolamento europeo va a integrare il Data Governance Act per fornire chiarezza legale riguardo all’accesso e all’uso dei dati. Insieme, queste due normative – strettamente legate al regolamento sui servizi digitali (DSA) e al GDPR – contribuiscono al consolidamento di un mercato unico dei dati nell’Unione Europea. La legge è espressamente concepita “per potenziare l’economia dei dati dell’UE e favorire un mercato dei dati competitivo”. L’obiettivo è rendere i dati (in particolare quelli industriali) più accessibili e utilizzabili, incoraggiando l’innovazione basata sui dati e aumentandone la disponibilità”.

Per farlo, è stato deciso di adottare un quadro normativo che disciplina lo scambio e l’interoperabilità dei dati tra imprese, utenti ed enti pubblici, con un focus sull’uso, la conservazione e la condivisione dei dati che derivano principalmente dall’utilizzo, da parte di aziende e individui, di prodotti connessi e della rete dell’Internet delle cose (IoT). Insieme alle disposizioni generali del primo capitolo, otto successivi capitoli definiscono gli ambiti di intervento.

Nell’ordine (capitoli 2-9):

  • Condivisione dei dati tra imprese e tra imprese e consumatori nell’ambito dell’IoT: gli utenti di oggetti dell’Internet delle Cose (IoT) possono accedere, usare e trasferire i dati che co-generano attraverso l’uso di un prodotto connesso.
  • Condivisione dei dati tra imprese: condizioni per la condivisione dei dati ogni volta che un’impresa è obbligata per legge, anche tramite il Data Act, a condividere i dati con un’altra impresa.
  • Clausole contrattuali inique: le aziende, in particolare le PMI, sono esplicitamente protette dall’imposizione di clausole inique nei contratti di condivisione.
  • Condivisione dei dati tra imprese e pubbliche amministrazioni: in eccezionali situazioni di necessità il settore pubblico potrà prendere decisioni più fondate sulla base di dati acquisiti, a norma di legge, dal settore privato che li custodisce.
  • Passaggio tra servizi di elaborazione dati: i fornitori di servizi di cloud e edge computing devono soddisfare requisiti minimi per facilitare l’interoperabilità e consentire il passaggio da un servizio all’altro.
  • Accesso illecito ai dati da parte di governi di paesi terzi: i dati non personali archiviati nell’UE sono protetti da richieste di accesso illecite da parte di governi stranieri.
  • Interoperabilità: i partecipanti agli spazi di dati devono soddisfare criteri che ne consentano il flusso all’interno e tra i vari spazi di dati. Un eventuale registro svilupperà gli standard e le specifiche pertinenti per l’interoperabilità del cloud.
  • Applicazione: gli Stati membri devono designare una o più autorità competenti per monitorare e far rispettare il Data Act. Se viene designata più di un’autorità, deve essere nominato un “coordinatore dei dati” che funga da punto di contatto unico a livello nazionale.

Come si vede una legge esaustiva e complessa, che – secondo i primi commentatori – spinge formalmente, dopo protezione e governance, su leve che anche tecnologicamente si sono sempre rivelate “sfidanti”: accessibilità, interoperabilità, usabilità.

L’industria degli strumenti software, materialmente utilizzati per rendere concreti questi aspetti, e soprattutto le aziende, che li stanno adottando e implementando, avranno molto lavoro da fare.

Ma, si spera, anche l’opportunità di dare una prospettiva di chiarezza e praticabilità alla data economy, rimasta finora in una dimensione molto teorica.

E ci sarà Data Manager a raccontare questo nuovo percorso.

L'articolo Welcome, Data Act proviene da Data Manager Online.

]]>
Identità Digitale: accordo sulla sottoscrizione della convenzione SPID tra AgID, Dipartimento per la Trasformazione Digitale e i Gestori https://www.datamanager.it/2025/10/identita-digitale-accordo-sulla-sottoscrizione-della-convenzione-spid-tra-agid-dipartimento-per-la-trasformazione-digitale-e-i-gestori/ Wed, 08 Oct 2025 09:54:21 +0000 https://www.datamanager.it/?p=248118 Assocertificatori annuncia l’intesa con l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri per prolungare la convenzione per la gestione del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), con validità fino ad ulteriori cinque anni. “L’aggiornamento della convenzione conferma il ruolo strategico di SPID – dichiara Andrea […]

L'articolo Identità Digitale: accordo sulla sottoscrizione della convenzione SPID tra AgID, Dipartimento per la Trasformazione Digitale e i Gestori proviene da Data Manager Online.

]]>
Assocertificatori annuncia l’intesa con l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri per prolungare la convenzione per la gestione del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), con validità fino ad ulteriori cinque anni.

“L’aggiornamento della convenzione conferma il ruolo strategico di SPID – dichiara Andrea Sassetti, Presidente di Assocertificatori – e testimonia la volontà di proseguire un percorso condiviso verso il futuro dell’identità digitale italiana ed europea, nel segno della sicurezza, dell’innovazione e della sostenibilità”.

A conferma del ruolo fondamentale di SPID, si ricorda che oltre 41 milioni di cittadini hanno scelto attivamente di dotarsene, realizzando più di 1,2 miliardi di autenticazioni nel 2024 per accedere ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione e delle imprese private.

Approfondendo i numeri, il 2025 ha fatto registrare un ulteriore incremento nelle identità rilasciate rispetto al 2024, con oltre 52 mila nuove identità settimanali e oltre 630 milioni di accessi nel solo primo semestre 2025. Secondo le ultime stime dell’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano, la percentuale di popolazione internet italiana attiva che lo utilizza ha raggiunto l’89%, mentre l’86% degli utenti lo utilizza più volte durante l’anno, rappresentando un significativo primato a livello europeo.

Oltre a consentire l’accesso ai servizi della pubblica amministrazione, lo SPID offre agli utenti italiani un valore aggiunto significativo rispetto ad altri paesi europei. Questo deriva dalla vasta diffusione di servizi digitali direttamente accessibili con lo SPID e dall’integrazione con ulteriori strumenti, come la firma digitale, l’attivazione di caselle PEC, l’accesso a servizi finanziari, l’attivazione di utenze domestiche e i servizi di telefonia, che pongono l’Italia all’avanguardia nel panorama europeo, grazie a una fattiva partnership pubblico-privato, a beneficio dell’innovazione del Paese.

Sicurezza e innovazione al centro

Il rinnovo della convenzione pone al centro l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la sicurezza del sistema SPID. In tal senso, le Parti hanno concordato l’istituzione di un tavolo di lavoro permanente, dedicato all’individuazione di misure di miglioramento continuo. Parallelamente, verranno resi disponibili strumenti sviluppati da AgID e dal DTD per consentire ai cittadini di verificare in modo semplice e sicuro gli SPID attivi associati al proprio codice fiscale.

Un impegno per la sostenibilità

Le Parti hanno ribadito la necessità di assicurare, in tutte le forme consentite, la sostenibilità economica e operativa del servizio, considerati gli importanti investimenti sostenuti autonomamente dai Gestori nei dieci anni di erogazione del servizio SPID e i costi significativi che il suo mantenimento continua a comportare, per garantire un accesso sicuro e continuativo ai servizi digitali per cittadini, pubbliche amministrazioni, professionisti e aziende italiane, oltre che l’impegno costante dei gestori ad offrire assistenza e diffusione del servizio.

In questa ottica i Gestori hanno ricevuto conferma dell’erogazione dei contributi annunciati dal Governo a sostegno degli investimenti per lo SPID già nel prossimo futuro, ed inoltre della possibilità di introdurre una valorizzazione economica della base utenti secondo logiche di mercato, fattispecie già da tempo perseguibile con la precedente convenzione e solo recentemente perseguita da alcuni gestori.

Guardando al futuro dell’identità digitale

Un ulteriore impegno condiviso riguarda lo sviluppo di SPID per i professionisti e le persone giuridiche, così da ampliare le modalità di utilizzo dell’identità digitale oltre l’ambito dei cittadini e rafforzarne il ruolo come infrastruttura nazionale a supporto di imprese, ordini professionali, associazioni di categoria e loro dipendenti.

L’aggiornamento della convenzione rappresenta anche la conferma dell’impegno congiunto delle Parti a lavorare insieme per offrire strumenti sempre aggiornati e conformi alla regolamentazione italiana ed europea, tra cui i Wallet pubblici e privati.

L’obiettivo condiviso è offrire agli utenti servizi innovativi sempre più orientati all’ecosistema digitale europeo più interoperabile, competitivo e inclusivo.

In conclusione, le Parti si sono quindi impegnate a sottoscrivere le nuove convenzioni dando così conferma della piena continuità nell’erogazione del servizio a beneficio di cittadini, pubbliche amministrazioni, professionisti e aziende italiane e a proseguire il confronto permanente con le Istituzioni al fine di accompagnare la transizione digitale del Paese in maniera sempre più inclusiva ed efficace.

Dati principali su SPID, fonte AgID

  • Oltre 41 milioni di utenti hanno attivato un’identità digitale.
  • Più di 1,2 miliardi di autenticazioni effettuate nel 2024.
  • Oltre 630 milioni di autenticazioni nel primo semestre 2025.
  • Media settimanale delle identità rilasciate: circa 76 mila nei primi 5 mesi del 2020, 262 mila nei successivi 7 mesi del 2020, 230 mila nel 2021, 118 mila nel 2022, 62 mila nel 2023, 50 mila nel 2024. Nel 2025 la media settimanale dei mesi da gennaio a luglio si attesta intorno alle 52 mila identità, superando anche i numeri del 2024.

L'articolo Identità Digitale: accordo sulla sottoscrizione della convenzione SPID tra AgID, Dipartimento per la Trasformazione Digitale e i Gestori proviene da Data Manager Online.

]]>
L’Europa dei regolamenti, freno o vantaggio competitivo? https://www.datamanager.it/2025/10/leuropa-dei-regolamenti-freno-o-vantaggio-competitivo/ Wed, 08 Oct 2025 08:00:11 +0000 https://www.datamanager.it/?p=247494 Costi, gap tecnologico e scarsa fiducia dei manager amplificano il rischio di restare indietro: la corsa sempre in salita dell’Europa digitale dal GDPR all’AI Act In Europa dal 2018, anno del GDPR, a oggi, sono stati emessi o sono in discussione almeno cinque regolamenti, quasi uno all’anno: sovereignty e sicurezza delle infrastrutture critiche, piattaforme digitali […]

L'articolo L’Europa dei regolamenti, freno o vantaggio competitivo? proviene da Data Manager Online.

]]>
Costi, gap tecnologico e scarsa fiducia dei manager amplificano il rischio di restare indietro: la corsa sempre in salita dell’Europa digitale dal GDPR all’AI Act

In Europa dal 2018, anno del GDPR, a oggi, sono stati emessi o sono in discussione almeno cinque regolamenti, quasi uno all’anno: sovereignty e sicurezza delle infrastrutture critiche, piattaforme digitali e AI, servizi e dati. Ciascun “act” si focalizza su un tema che, per sentimento comune, deve essere regolamentato. L’impatto è sempre importante: attività di assessment e mitigation; tempi e costi spesso non trascurabili; infine persone sensibili e tecnici preparati, sia all’interno delle aziende che nei partner.

Secondo il report Usercentrics di marzo 2025, solo il 30% delle aziende in Europa si sente “confident” sulla propria compliance al GDPR; il resto ha dubbi e incertezze, ancora dopo sette anni di adozione. Se il GDPR (più popolare e “longevo”) ha un tasso di acquisizione non confermato del 75% e un grado di certezza di appena il 30, come è possibile affidarsi a una roadmap di adozione dei regolamenti successivi in un tempo più breve? Pensando all’AI Act, al Data Governance Act, alle normative NIS e NIS2 nonché DORA, questo processo è fattibile? Inoltre, dal GDPR in poi stiamo assistendo alla crescita delle responsabilità oggettive da parte di CEO, AD e Board.

Da un lato i regolamenti aiutano le aziende a focalizzare, impostare e ottimizzare la propria postura, fornendo una sorta di strada maestra per arrivare a uno scenario strutturato, monitorato, controllato e di conseguenza responsabile. Dall’altro richiedono sempre maggiori investimenti in ambito IT, spiazzando i vertici aziendali che devono prendere decisioni su argomenti dei quali hanno poca conoscenza. Si dice che noi europei siamo bravi a legiferare, ma non altrettanto ad agire tempestivamente. Che cosa emerge dal confronto con USA e Cina? Non possiamo dormire sonni tranquilli: entrambi si muovono velocemente, con regolamenti più efficaci e grazie a un sistema imprenditoriale più ricettivo e allineato.

Tornando in Europa, le sfide attuali sono talmente complesse da indurre, nel caso dell’AI Act, più di 50 gruppi industriali europei a richiedere alla Commissione UE di rinviare l’applicazione della normativa, in attesa che arrivino standard e semplificazione normativa promessi sulla materia digitale. I regolamenti ovviamente non sono sufficienti: sulla tecnologia siamo in netto svantaggio non possedendo sistemi chiave locali, e dipendiamo da altri ai quali affidiamo – più o meno consapevolmente – i nostri dati (pubblici e personali). Certamente c’è uno sforzo importante – l’UE conta di investire ingenti capitali in nuove tecnologie fino al 2034 – ma è necessario accelerare per implementare infrastrutture locali e tecnologie critiche.


Dal GDPR al Data Act: l’Europa accelera. Ma compliance e costi troppo alti frenano le imprese #CIOClubItalia
Click To Tweet


Da queste considerazioni è possibile indirizzare alcuni suggerimenti per uno spunto di riflessione comune. Primo: è necessario e imperativo migliorare le campagne di sensibilizzazione su tematiche critiche con maggiore coerenza ed efficacia, puntando direttamente agli interlocutori di alto livello mediante formazione mirata. Secondo, più istituzionale: maggiore dialogo tra mondo legislativo e grandi attori tecnologici, mettendoli in condizione di comprendere le richieste normative e poi fungere da traino per gli altri. Terzo, investimenti: ogni tecnologia nuova porta con sé costi elevati se paragonati alla dimensione media dell’azienda italiana. Tale scenario è un freno alla necessità di compliance e un deterrente perché mostra la tecnologia come costo elevato e quindi appannaggio di pochi.

Le sfide moderne (dalla privacy alla cybersecurity, dal cloud all’AI) vanno affrontate lavorando su un terreno comune, esaltando la coerenza e la connessione di obiettivi attraverso strategie economiche di medio periodo: anche in questo caso un maggiore dialogo fra istituzioni e partner tecnologici porterebbe beneficio.

Tiziano Andreoli Direttivo CIO Club Italia e delegato regionale

L'articolo L’Europa dei regolamenti, freno o vantaggio competitivo? proviene da Data Manager Online.

]]>
INPS: al via lo “sportello telematico evoluto” realizzato da Minsait https://www.datamanager.it/2025/10/nps-al-via-lo-sportello-telematico-evoluto-realizzato-da-minsait/ Tue, 07 Oct 2025 09:50:21 +0000 https://www.datamanager.it/?p=248087 Dall’avvio della sperimentazione il 1° luglio in undici sedi pilota, il servizio ha registrato un incremento netto nell’utilizzo: le prenotazioni sono state circa sette volte superiori rispetto a giugno, mentre gli appuntamenti effettivamente erogati sono aumentati di oltre dieci volte Minsait (Gruppo Indra) ha realizzato per INPS la nuova piattaforma tecnologica dello Sportello Telematico Evoluto, […]

L'articolo INPS: al via lo “sportello telematico evoluto” realizzato da Minsait proviene da Data Manager Online.

]]>
Dall’avvio della sperimentazione il 1° luglio in undici sedi pilota, il servizio ha registrato un incremento netto nell’utilizzo: le prenotazioni sono state circa sette volte superiori rispetto a giugno, mentre gli appuntamenti effettivamente erogati sono aumentati di oltre dieci volte

Minsait (Gruppo Indra) ha realizzato per INPS la nuova piattaforma tecnologica dello Sportello Telematico Evoluto, che potenzia il servizio e rafforza la relazione digitale tra l’Istituto e i cittadini. La soluzione consente ai cittadini di accedere in maniera semplice e intuitiva ai servizi tradizionalmente offerti agli sportelli, a distanza e in collegamento video con un operatore, assicurando continuità di qualità, sicurezza e tracciabilità.

Il progetto nasce con l’obiettivo di semplificare e rendere più accessibili le interazioni tra cittadini e Istituto, offrendo un’esperienza guidata, sicura e facilmente fruibile da qualsiasi dispositivo. Prenotato l’appuntamento attraverso i canali consueti (MyINPS, app INPS Mobile, Contact Center o sportello fisico di prima accoglienza), il cittadino può collegarsi nella data stabilita con la propria identità digitale e svolgere da remoto le stesse operazioni garantite in presenza.

Durante la sessione telematica, l’operatore ora ha a disposizione tutte le funzionalità utili all’erogazione del servizio, grazie a un’interfaccia evoluta e user-friendly: videochiamata, chat, scambio e protocollazione dei documenti con rilascio immediato della ricevuta. Il cittadino, a sua volta, può integrare eventuali allegati mancanti entro 72 ore senza dover fissare un nuovo appuntamento, ricevendo un avviso automatico tramite SMS. Una modalità che riduce tempi e complessità per l’utenza, aumenta la flessibilità per chi si trova lontano dalle sedi o ha difficoltà di spostamento e, allo stesso tempo, consente agli operatori di gestire le pratiche con maggiore efficienza e semplicità. Per favorirne la diffusione, INPS ha avviato una sperimentazione territoriale presso alcune sedi pilota – Direzione Regionale Calabria, Direzione Coordinamento Metropolitano di Milano, Direzione Regionale Lombardia e Direzione Regionale Liguria – con slot temporali più lunghi e giornate interamente dedicate alla modalità telematica, così da garantire continuità di servizio e maggiore attenzione alle esigenze dell’utenza.

Dall’avvio della sperimentazione il 1° luglio, INPS ha registrato un incremento netto nell’utilizzo del servizio: le prenotazioni sono state circa sette volte superiori rispetto a giugno, mentre gli appuntamenti effettivamente erogati sono aumentati di oltre dieci volte. Anche nel mese di agosto i volumi si sono mantenuti su livelli significativamente più alti rispetto alla fase precedente all’avvio.

“Con lo Sportello Telematico Evoluto sosteniamo INPS nell’offerta di servizi sempre più vicini, semplici e veloci per i cittadini, coniugando innovazione tecnologica e centralità della persona. Si tratta di un modello che rafforza la relazione digitale con l’utenza, garantendo al contempo flessibilità, sicurezza e tracciabilità”, ha dichiarato Cinzia Sapia, Deputy Head of PA di Minsait in Italia.

Un’architettura solida e scalabile a supporto dell’innovazione

Lo Sportello Telematico Evoluto è stato sviluppato con un’interfaccia in linea con il design system di INPS e integra una piattaforma di comunicazione audio-video e chat, in grado di garantire qualità e continuità delle conversazioni. L’architettura, di tipo ibrido e scalabile, è progettata per dialogare con i sistemi già in uso presso l’Istituto e per assicurare al tempo stesso la piena tutela dei dati personali, grazie a un approccio “privacy by design”. Questa soluzione applicativa consente di estendere progressivamente il modello a nuovi ambiti di servizio, rafforzando la strategia di digitalizzazione e inclusione che INPS porta avanti a beneficio dei cittadini.

L'articolo INPS: al via lo “sportello telematico evoluto” realizzato da Minsait proviene da Data Manager Online.

]]>
Cittadinanza digitale https://www.datamanager.it/2025/09/cittadinanza-digitale/ Tue, 09 Sep 2025 12:00:22 +0000 https://www.datamanager.it/?p=246601 Il 2025 è l’anno europeo dell’educazione alla cittadinanza digitale. Il tema non è più solo sociale o educativo: è un fattore strategico per la competitività delle imprese. L’UE riconosce l’importanza di assicurare che tutti abbiano le competenze necessarie per partecipare in modo responsabile, efficace e sicuro al mondo digitale. Questa iniziativa parte – ovviamente – […]

L'articolo Cittadinanza digitale proviene da Data Manager Online.

]]>
Il 2025 è l’anno europeo dell’educazione alla cittadinanza digitale. Il tema non è più solo sociale o educativo: è un fattore strategico per la competitività delle imprese. L’UE riconosce l’importanza di assicurare che tutti abbiano le competenze necessarie per partecipare in modo responsabile, efficace e sicuro al mondo digitale.

Questa iniziativa parte – ovviamente – dall’alfabetizzazione informatica dei cittadini, importante per accedere a dati e documenti in modalità digitale e per comunicare con la pubblica amministrazione tramite strumenti digitali semplici, rapidi e con pieno valore giuridico. C’è molto da fare: secondo l’ultimo rapporto di Eurostat, del maggio scorso, il 44% della popolazione europea – stiamo parlando di oltre 150 milioni di persone – non ha competenze digitali di base, quindi non sa cercare informazioni online, inviare email o altre comunicazioni, installare software, proteggere i dati personali o creare contenuti digitali.

La scarsa alfabetizzazione digitale è anche una delle ragioni per cui i servizi di e-government non vengono ampiamente utilizzati: tra tutti coloro che hanno navigato su Internet negli ultimi 12 mesi, solo il 47% lo ha fatto per consultare e verificare informazioni dai siti web delle autorità pubbliche. Nella classifica delle competenze digitali, l’Italia è agli ultimi posti in Europa, quasi dieci punti sotto la media europea e ben lontana dai Paesi più virtuosi, che hanno già raggiunto l’obiettivo dell’80% di alfabetizzazione digitale, fissato dall’UE per il 2030. Come è prevedibile, la maggior parte dei più giovani tra i 16 e 34 anni ha competenze almeno di livello base, mentre i meno preparati sono i più anziani, dai 55 ai 74 anni. La riduzione del divario digitale è la pietra miliare su cui si basa questa iniziativa: cittadini più competenti potranno navigare con consapevolezza nel mondo digitale, sapranno difendersi meglio da truffe online, phishing, furti d’identità sulla rete, atteggiamenti aggressivi, e avranno un’educazione alla privacy sia per mantenere la propria sia per rispettare quella degli altri, indispensabile nell’era della raccolta massiva di informazioni sensibili.

Inoltre saranno in grado di distinguere più facilmente le notizie vere dalle fake news, limitando così la diffusione di contenuti falsi o dannosi. L’obiettivo di questo Anno Europeo, tuttavia, non è limitato alla formazione tecnologica dei cittadini, anzi è molto più ambizioso: far sì che il maggior numero possibile di cittadini europei possa partecipare attivamente alla vita democratica elettronica.


#DigitalSkills 150 milioni di europei senza competenze di base: meno produttività, più rischi per le imprese
Click To Tweet


Educare alla cittadinanza digitale non è solo una questione di inclusione, ma un investimento strategico per l’intero sistema economico. Significa promuovere una cultura del rispetto – dei diritti umani, del pluralismo, delle differenze – e al tempo stesso rafforzare le basi della competitività. Le imprese hanno una responsabilità crescente in questo percorso: formare cittadini digitali consapevoli vuol dire ridurre i rischi, aumentare la produttività, prevenire errori, proteggere dati e persone. Un ecosistema digitale maturo è anche un ecosistema più sicuro, più efficiente, più equo. E oggi, più che mai, nessuna organizzazione può permettersi di restarne fuori. Questo Anno Europeo può e deve rappresentare l’avvio di un percorso virtuoso: un appello all’azione rivolto a scuole, imprese e società civile, affinché si facciano parte attiva nella costruzione di una cultura digitale consapevole. Investire nell’educazione alla cittadinanza digitale è una scelta strategica quasi obbligata: per vivere – e lavorare – pienamente “onlife”. Sapremo raccogliere questa sfida o sarà un’occasione persa?

L'articolo Cittadinanza digitale proviene da Data Manager Online.

]]>
Geopolitica e AI, la sfida dell’Europa https://www.datamanager.it/2025/06/geopolitica-e-ai-la-sfida-delleuropa/ Tue, 10 Jun 2025 08:00:54 +0000 https://www.datamanager.it/?p=245544 L’Europa lancia il Piano di Azione Continentale per la leadership. Con l’emergere dei recenti conflitti le tre maggiori potenze USA, Cina e Russia sembrano voler ridefinire gli equilibri e le aree di influenza del mondo intero in una sorta di Jalta 2.0. In questo nuovo contesto planetario in rapida trasformazione, l’Europa si trova al momento […]

L'articolo Geopolitica e AI, la sfida dell’Europa proviene da Data Manager Online.

]]>
L’Europa lancia il Piano di Azione Continentale per la leadership. Con l’emergere dei recenti conflitti le tre maggiori potenze USA, Cina e Russia sembrano voler ridefinire gli equilibri e le aree di influenza del mondo intero in una sorta di Jalta 2.0.

In questo nuovo contesto planetario in rapida trasformazione, l’Europa si trova al momento incerta e isolata. Si parla di difesa europea come nuovo elemento strategico prioritario da attuare prima possibile per poter affrontare in sicurezza questo nuovo mondo instabile. La corsa all’AI, iniziata come competizione commerciale, è oggi una partita tra governi di grandi potenze e squadre di aziende schierate.

La storia, in effetti, ha già più volte dimostrato come la spesa in ricerca e innovazione – economica, industriale e militare – abbia sempre generato grandi aumenti di produttività, divenendo il primo fattore strategico. Quindi è questo che deve fare l’Europa: puntare sulla R&I e su obiettivi tecnologici dirompenti nel settore maggiormente critico dell’AI, ponendosi ambiziosamente alla pari con le altre grandi potenze e realizzando prodotti fortemente innovativi, interoperabili e sicuri, in grado di parlare con tutti gli altri sistemi (Net-Centric).

La Commissione europea, infatti, ha recentemente lanciato l’AI Continent Action Plan, con l’obiettivo di guidare l’UE verso una posizione di leadership e rilanciare l’autonomia tecnologica nel contesto geopolitico in una situazione di instabilità latente. Una ambiziosa iniziativa destinata a trasformare le industrie europee e il suo eccezionale bacino di talenti in potenti motori di innovazione e accelerazione per l’Europa. Il piano mira innanzitutto a rafforzare le capacità dell’UE attraverso azioni e politiche incentrate su cinque pilastri: 1) Infrastrutture di calcolo e AI su larga scala: le infrastrutture e il supercalcolo verranno rafforzati con una rete di AI factory e Gigafactory dotate di oltre 100mila chip di ultima generazione, destinate a supportare modelli avanzati per mantenere l’autonomia strategica; 2) Accesso a dati di alta qualità: per favorire lo sviluppo di algoritmi innovativi e robusti, verranno creati data lab che fungeranno da hub per la raccolta, la cura e la condivisione di Big Data eterogenei; 3) Adozione dell’AI nei settori strategici: per accelerare l’adozione dell’AI in ambito industriale e pubblico, verranno sinergicamente coinvolti gli European Digital Innovation Hubs (EDIH); 4) Competenze e talenti: verranno attivati nuovi programmi per attrarre ricercatori e professionisti di alto profilo, sia europei che provenienti da paesi terzi; 5) Semplificazione normativa e supporto attuativo: per facilitare l’attuazione del piano e rafforzare la fiducia degli investitori, verrà lanciato l’AI Act Service Desk, un punto di riferimento unico per le imprese che cercano assistenza normativa per la conformità nei confronti dell’AI Act.


#grandangolo L’Europa lancia il Piano di Azione Continentale per la #leadership
Click To Tweet


Sull’AI Continent Action Plan sono state avviate due consultazioni pubbliche rivolte a tutti i soggetti europei interessati. Una terza consultazione sulla Data Union Strategy è stata avviata a maggio scorso ed è ancora in corso. Inoltre, la commissione ha organizzato una serie di dialoghi con l’industria e il settore pubblico per perfezionare l’implementazione del piano, proprio nel nuovo scenario geopolitico.

Le previsioni più avanzate sullo sviluppo futuro delle tecnologie ICT a livello globale – dalle nuove generazioni di AI ai sistemi di cybersecurity, dal computer quantistico ai laser evoluti, dalle tecnologie dello spazio ed alle mega-costellazioni satellitari, fino ai droni terrestri, aerei e marini avanzati – ne sottolineano l’importanza strategica. Non a caso, le principali potenze globali stanno a loro volta investendo massicciamente proprio in queste tecnologie, dimostrando la loro posizione di vantaggio nella nuova corsa alla sicurezza e alla supremazia tecnologica. Tale approccio multiforme vuole quindi rafforzare l’Europa, facendola entrare in gara nello scenario competitivo globale che si è appena aperto.

L'articolo Geopolitica e AI, la sfida dell’Europa proviene da Data Manager Online.

]]>