Alixpartners – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 09 Jun 2026 08:54:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Alixpartners – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’AI riscrive il software enterprise. La partita si gioca sul know-how dei processi https://www.datamanager.it/2026/06/lai-riscrive-il-software-enterprise-la-partita-si-gioca-sul-know-how-dei-processi/ Tue, 09 Jun 2026 08:53:55 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253214 Dinamiche operative e agenti AI, AlixPartners: solo il 20% delle aziende europee è pronto alla transizione. Lutech, Impresoft e TAS puntano su governance dei dati, integrazione e conoscenza verticale. Perché la sfida non è più tecnologica ma industriale L’intelligenza artificiale è già dentro i budget aziendali, dentro le abitudini di acquisto, nei processi. Eppure, questa […]

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Dinamiche operative e agenti AI, AlixPartners: solo il 20% delle aziende europee è pronto alla transizione. Lutech, Impresoft e TAS puntano su governance dei dati, integrazione e conoscenza verticale. Perché la sfida non è più tecnologica ma industriale

L’intelligenza artificiale è già dentro i budget aziendali, dentro le abitudini di acquisto, nei processi. Eppure, questa accelerazione porta con sé una contraddizione. Più l’adozione aumenta, più cresce l’illusione che sia semplice da gestire. Si sperimenta, si lanciano progetti pilota, si moltiplicano gli agenti. Ma trasformare tutto questo in valore reale, concreto, misurabile, sostenibile nel tempo è un’altra storia.

Per questo è utile conoscere le strategie di realtà che vivono questa trasformazione in prima linea come Lutech, Impresoft e TAS, e di esperti come i consulenti di AlixPartners che stanno monitorando l’impatto dell’AI sull’ecosistema software europeo.

Stando infatti al loro recente report, “AlixPartners – 2026 Enterprise software technology predictions”, soltanto tra il 15% e il 20% delle aziende nell’area ha le carte in regola per affrontare questa transizione. Un dato che fa riflettere, soprattutto considerando che dall’inizio dell’anno il valore di mercato delle società software a livello globale è sceso mediamente del 30%.

Il problema è strutturale. L’AI sta stravolgendo i modelli di business: quello che prima richiedeva mesi di sviluppo oggi si realizza in giorni. Questo mette in crisi i vecchi schemi basati sulla vendita per singolo utente, perché gli agenti sostituiscono sempre più compiti umani, riducendo il numero di licenze necessarie. Il quadro non è però tutto negativo, almeno per il Vecchio Continente. Rispetto agli Stati Uniti, dove il software rappresenta oltre il 50% del mercato tech, in Europa la quota si ferma al 30%. Il resto del mercato è costituito da servizi IT erogati da player specializzati in consulenza e system integration.

«Oltre a questo, altri 4 fattori differenziano il mercato europeo da quello americano: la regolamentazione improntata a un maggior controllo sull’innovazione, nonché a una tutela maggiore del mondo del lavoro» – spiega Marcello Bellitto, partner & managing director di AlixPartners. «La maggiore complessità e frammentazione degli stack tecnologici costruiti layer dopo layer nel corso dei decenni, la composizione del tessuto industriale composto in maggioranza da aziende piccole e medie rispetto ai giganti US.

C’è infine un tema geopolitico, quello della sovranità digitale, che sta portando a una maggiore consapevolezza nella gestione dei dati». Per AlixPartners, a fare la differenza è la specializzazione. Chi opera in settori come banking o healthcare, dove il controllo del dato è strutturalmente più elevato, parte avvantaggiato rispetto alle realtà generaliste, più esposte in un mondo sempre più guidato dall’AI.

Marcello Bellitto partner & managing director di AlixPartners

LA CONOSCENZA DEI PROCESSI

Il cambio di paradigma racconta di un passaggio dalla capacità di sviluppare codice alla capacità di trasformare i processi aziendali. Non è una sfumatura ma una trasformazione nel modo in cui i system integrator creano valore. «L’adozione dell’AI comporta un cambiamento radicale, che va approcciato in maniera ragionata e consapevole» – spiega Davide Antonazzo, partner di AlixPartners. «I nostri clienti, infatti, non ci chiedono solo di sviluppare un determinato progetto, ma di aiutarli a costruire una strategia integrata in un contesto aziendale più ampio». Per Antonazzo: «L’azienda del mid-market che non ha le capacità di costruire da sé una soluzione di AI si affida a un partner. La trasformazione dei processi operativi che tale soluzione AI abilita è un nuovo business, basato sulla consulenza, che si affianca a quello esistente dello sviluppo del software».

Davide Antonazzo, partner di AlixPartners

Uno scenario in cui si inserisce Lutech, che genera circa il 50% del proprio margine da attività su dinamiche operative verticali dei clienti. «La tecnologia AI di base diventerà una commodity» – afferma Giuseppe Di Franco, CEO di Lutech. «La competizione si sposta sul layer di orchestrazione, sulle soluzioni che permettono l’interoperabilità dei servizi e l’adattabilità. La conoscenza dei processi del core business è centrale. Per noi è già un asset di valore più di quanto non lo fosse qualche anno fa».

C’è un dato che Di Franco cita per inquadrare la portata del cambiamento: secondo una recente ricerca di Stanford, l’adozione dell’AI sta avvenendo più velocemente di quanto accaduto con qualsiasi altra tecnologia di massa, PC e Internet compresi. Una velocità di adozione che non si traduce automaticamente in vantaggio competitivo. «La capacità di implementare queste soluzioni senza un addizionale lock-in, oltre a tutto quello che l’IT ha creato in passato, è una delle linee guida da seguire» – continua Di Franco. «Vuol dire passare da un approccio sensazionalistico a uno più realistico, che richiede progettazione, scelta, inserimento in un programma evolutivo dell’azienda ad ampio respiro».

Per Lutech, il trend attuale non è scegliere il modello di intelligenza artificiale da adottare. «Si assiste a una convergenza tra i vari modelli, oramai abbastanza simili tra loro» – osserva il manager. «Questo riduce il gap tra Stati Uniti e Cina. La vera differenza non è più sulla tecnologia ma nell’esecuzione. E in questo, tutte le funzioni aziendali sono parte del cambiamento, incluso il management».

IL RISCHIO DELL’AI “FAI-DA-TE”

C’è però una dinamica da tenere d’occhio: l’AI dà la sensazione di poter fare tutto da soli. Creare agenti, automatizzare flussi, costruire soluzioni in autonomia. Una percezione che rischia di essere ingannevole, soprattutto in ambito enterprise. «L’intelligenza artificiale innalza il livello di complessità, non lo semplifica» – avverte il CEO di Lutech. «Introduce un ulteriore elemento che va gestito. Il consulente e il system integrator devono portare all’attenzione del cliente i temi della sicurezza, della condivisione dei dati, fondamentali per un utilizzo consapevole della tecnologia». A questo si aggiunge la sfida del capitale umano.

Per il CEO, le competenze non si sono evolute con la stessa velocità della tecnologia e quindi si è creato un disallineamento tra opportunità e concreto saper fare. Di Franco ricorda che in Italia ci sono 15 milioni di persone tra i 6 e i 66 anni, privi delle competenze digitali di base. «L’AI potrebbe aggravare questo divario o, nella migliore delle ipotesi, diventare un acceleratore per recuperare terreno rispetto alle economie più avanzate. Sia in termini di tecnologia che di skill. L’AI come elemento di crescita per la società».

L’architettura del futuro è agent-based e richiede indipendenza. «Il passaggio a un’architettura basata sugli agenti è ormai una necessità tecnica» – prosegue Di Franco. Personalizzare soluzioni “on top” di piattaforme AI esistenti permette di accelerare l’adozione e renderla più sostenibile. Ma questo impone anche una riflessione sulla dipendenza dai grandi vendor internazionali. Non a caso, Lutech sta investendo in questa direzione con un progetto chiamato BrAIn, pensato per affrancare le architetture AI dalle piattaforme proprietarie dei grandi vendor globali, puntando sull’integrazione e sul supporto concreto al business. «Le aziende destinate a emergere da questa fase non saranno quelle che investiranno di più in tecnologia, ma quelle capaci di trasformarla in processi, competenze e valore misurabile. Non basta una visione technology-driven: serve un approccio business case-driven. Prima ancora che tecnologica, questa è una trasformazione culturale e manageriale» – dice Di Franco.

IL MID-MARKET ITALIANO

C’è una fetta del tessuto produttivo italiano che rischia di restare indietro. Alessandro Geraldi, Group CEO di Impresoft, la conosce bene. Impresoft Group lavora prevalentemente con il mid-market, circa il 70% dei suoi ricavi viene da questo segmento, e da questa posizione osserva una contraddizione che si ripete: interesse alto per l’AI ma governance quasi assente.

Il problema è che nelle aziende di medie dimensioni l’intelligenza artificiale sta entrando dalla porta di servizio. I dipendenti usano strumenti consumer, chatbot, assistenti, generatori di testo, senza che l’azienda abbia un sistema per controllare cosa viene condiviso, con chi, e su quali piattaforme. Dati sensibili, processi interni, informazioni strategiche: «Tutto può finire in sistemi che non garantiscono protezione» – spiega Geraldi. «Se non gestisci questo, i tuoi dipendenti useranno l’AI comunque, ma tu non avrai alcun controllo su quello che stanno facendo».

Software italiano, non solo una soluzione tecnologica, ma un traduttore del linguaggio manifatturiero in intelligenza digitale
Alessandro Geraldi, Group CEO di Impresoft

A questo si aggiunge una pressione culturale sottile ma pervasiva. L’AI consumer ha abituato tutti, manager, dipendenti, imprenditori, all’idea che basti chiedere per ottenere. Che la tecnologia sia semplice, immediata, infallibile. Nel contesto aziendale questa percezione è pericolosa. «Porta a delegare decisioni senza verificare, ad accettare output senza controllare, a costruire workflow su fondamenta probabilistiche in contesti che richiedono certezza» – continua Geraldi, che è netto su un punto: «Le aziende vivono in un mondo in cui ogni affermazione deve essere dimostrabile, ogni processo deve essere replicabile, ogni risultato deve essere verificabile». L’AI non cambia questa esigenza, la complica. E chi non lo capisce in tempo rischia di dover rifare tutto da capo.

ACCOMPAGNARE IL CAMBIAMENTO

La risposta di Impresoft a questo scenario è una strategia che accompagna le aziende dall’assessment iniziale – per capire da dove si parte, cosa è realmente utile fare, quali sono i rischi specifici del proprio settore – fino all’implementazione e alla governance continuativa. Un elemento distintivo è il sistema di controllo trasversale: chi ha accesso agli strumenti di AI, quanto si spende, cosa funziona e cosa no, dove ci sono anomalie, come cambiano i pattern di utilizzo nel tempo. Non un cruscotto decorativo, ma uno strumento operativo per chi deve prendere decisioni in contesti complessi. La governance, in questa visione, non è un vincolo burocratico: è la condizione che rende l’AI sostenibile nel lungo periodo, scalabile, e soprattutto utile, invece che costosa e fragile.

A rendere credibile questo approccio – secondo Geraldi – sono due asset che Impresoft ha costruito in decenni di lavoro: il software proprietario e una profonda conoscenza verticale dei settori in cui opera, dalla manifattura al retail, dalla moda al lusso fino all’healthcare. Ed è proprio questa competenza di processo a trasformarsi in un vantaggio competitivo quando entra in gioco l’AI.

«Bisogna sapere come funziona un flusso di gestione del credito, o un flusso di approvazione normativa, o una catena di diagnosi clinica, per poter verificare che l’output sia corretto, coerente e affidabile. Chi conosce solo la tecnologia ma non il processo non è in grado di rilevare un’allucinazione, non riesce a capire quando qualcosa non torna, non ha gli strumenti per distinguere un risultato plausibile da uno corretto. Conosciamo il sistema dati, sappiamo dare semantica al processo. Questo ci consente di beneficiare di quello che l’AI produce e anche di rilevare eventuali errori e di garantire che l’implementazione regga alla prova dei fatti».

C’è infine una questione strutturale che per Geraldi riguarda l’intero ecosistema produttivo italiano. Le medie imprese, che rappresentano la spina dorsale dell’economia del Paese, difficilmente riusciranno ad attrarre i talenti necessari per gestire autonomamente una trasformazione basata sull’AI.

«C’è un elemento di attrattività, di scala, di capacità di offrire percorsi di crescita che i profili più specializzati cercano altrove. La complessità cresce, le competenze si specializzano e chi non ha un partner che conosce profondamente l’operatività rischia di trovarsi solo davanti a decisioni che non è in grado di valutare. In questo scenario, il ruolo del partner IT cambia radicalmente: non è più quello dell’esecutore tecnico che implementa decisioni prese altrove, ma quello del partner strategico che arriva preparato, con soluzioni già testate su contesti analoghi. In pratica, la differenza tra fare rumore e fare innovazione che funziona e quindi genera valore».

ACCELERATORE DI CREAZIONE DI VALORE

C’è un settore che più di altri ha già fatto i conti con la necessità di misurare ogni investimento tecnologico in termini di ritorno concreto e verificabile. È il mondo finanziario. Salvatore Borgese, CEO di TAS, lo conosce dall’interno. Il gruppo TAS opera da decenni nel cuore dei sistemi informativi bancari: core banking, pagamenti, monetica, capital markets. Da questa posizione privilegiata osserva la trasformazione portata dall’AI con occhi diversi rispetto a chi arriva da settori meno regolamentati e meno abituati alla data governance. Il punto di partenza – per Borgese – è un principio che suona semplice ma ha implicazioni profonde: «L’AI non deve sostituire l’architettura in uso ma affiancarsi, integrarsi con essa e valorizzarla. Non si tratta di eliminare totalmente l’esistente per ricominciare da zero. Un’operazione costosa, rischiosa e spesso inutile. Bisogna affiancare l’intelligenza artificiale agli asset già presenti in azienda, incluse le competenze delle persone».

Salvatore Borgese, CEO di TAS

Gestire il cambiamento di processi e procedure mission critical come ad esempio quelli che gestiscono conti correnti o sistemi di pagamento non è assimilabile ad aggiornare un’interfaccia utente. Malfunzionamenti o imprecisioni hanno conseguenze immediate, misurabili e regolamentate per legge. Questa complessità, tuttavia, è anche una forma di vantaggio. «Il settore finanziario era già abituato, molto prima dell’avvento dell’AI, a valutare ogni progetto tecnologico in termini di impatto sul business» – spiega Borgese. «Le banche non comprano più tecnologia ma soluzioni con risultati attesi. Questo significa che quando l’AI è entrata nel perimetro operativo ha trovato organizzazioni preparate a ragionare in termini di valore generato».

È su questa base che TAS sta evolvendo il proprio modello commerciale in tre direzioni. La prima è la costruzione di architetture scalabili e orientate al dato, capaci di misurare l’impatto delle soluzioni in modo trasparente al fine di costruire modelli di pricing sempre più allineati agli obiettivi reali del cliente. La seconda è la condivisione del valore: in alcuni casi, TAS sta esplorando modelli in cui parte del beneficio generato, in termini di maggiori ricavi o minori costi operativi, viene redistribuita tra fornitore e cliente, trasformando un rapporto da transazionale in una relazione di partnership. La terza è la scalabilità attraverso gli agenti. Ed è qui che Borgese introduce un cambio di prospettiva: «L’errore spesso diffuso è guardare agli agenti AI esclusivamente come strumenti di efficienza. Come una tecnologia che fa le stesse cose con meno persone. Questa lettura è parziale e nel lungo periodo rischia di essere anche fuorviante. Gli agenti non sostituiscono semplicemente le risorse umane, bensì le potenziano e moltiplicano».

L’esempio che porta è concreto: un istituto finanziario con mille promotori, che adotta agenti AI potrebbe acquisire la capacità e la copertura con moltiplicatore 5-10. «Ogni persona viene amplificata, non rimpiazzata. Il risultato non è un risparmio sul costo del lavoro, ma una crescita della capacità commerciale-professionale di raggiungere clienti che prima sarebbe stata impossibile da sostenere economicamente». Questa distinzione tra efficienza e moltiplicazione del valore è al centro di quello che Borgese identifica come grande opportunità per il settore finanziario.

«Le banche hanno avviato percorsi incentrati sull’efficienza e hanno orientato molto l’utilizzo dell’AI per ridurre i costi operativi, automatizzare processi ripetitivi, velocizzare flussi di lavoro, ma sono ancora poco focalizzate sulla seconda dimensione: utilizzare l’AI per generare nuove opportunità di business, aprire mercati che prima erano troppo costosi raggiungere e costruire modelli commerciali che senza l’intelligenza artificiale non sarebbero stati sostenibili». È lì, secondo Borgese, che si trova il valore più grande. E anche il lavoro più difficile da fare, «perché si richiede un cambiamento di cultura oltre che di architettura». Ma tutta l’efficienza generata dall’AI dove andrà a finire? «Se si tradurrà esclusivamente in tagli, in riduzione degli organici, in compressione dei costi, l’effetto netto sull’economia potrebbe essere molto negativo. Se invece verrà reinvestita in nuovi business, capacità di aprirsi a nuovi mercati, attirare più clienti allora potrà diventare un motore di crescita reale». Molto dipenderà dalle scelte che le aziende, non solo quelle tecnologiche, faranno nei prossimi anni.

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AlixPartners, come cambia il mondo del business nel 2026? https://www.datamanager.it/2026/03/alixpartners-come-cambia-il-mondo-del-business-nel-2026/ Thu, 26 Mar 2026 08:33:53 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251806 Il Disruption Index 2026 registra un calo rispetto all’anno precedente, ma l’attuale situazione geopolitica potrebbe ribaltare le tendenze in ripresa «La disruption non è più solo un titolo di giornale, ma la realtà in cui ci muoviamo tutti i giorni». È questo il concetto su cui si fonda l’AlixPartners Disruption Index – quest’anno alla sua […]

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Il Disruption Index 2026 registra un calo rispetto all’anno precedente, ma l’attuale situazione geopolitica potrebbe ribaltare le tendenze in ripresa

«La disruption non è più solo un titolo di giornale, ma la realtà in cui ci muoviamo tutti i giorni». È questo il concetto su cui si fonda l’AlixPartners Disruption Index – quest’anno alla sua settima edizione – che misura quanto i mutamenti dell’ecosistema (economico, tecnologico, geopolitico e di mercato) incidono sul modo di fare business. L’indice, elaborato in base alle risposte di 3200 senior manager appartenenti a 11 paesi e 10 industry differenti, è sceso a un valore di 70 punti complessivi, dai 73 dell’anno precedente.

Una fotografia che non può però considerarsi esaustiva – come spiega Dario Duse, country leader Italia di AlixPartners. «Queste previsioni non tengono conto dei riflessi dello shock più recente, relativo alla situazione in Medio Oriente. Il calo dell’indice testimonia già la fase di lenta ripresa in corso, ma quanto accaduto in questi ultimi mesi è l’ennesima riprova dell’imprevedibilità dei cambiamenti globali e del fatto che i cicli economici si stanno accorciando sempre di più. Solo adesso possiamo iniziare a quantificare i primi effetti sul piano dell’approvvigionamento energetico e sull’inflazione, ma è inevitabile che ne emergano altri».

EFFETTI GLOBALI

L’indice sintetico elaborato AlixPartners misura il livello di disruption percepito dai manager. Più che una semplice classifica si può considerare un termometro del contesto economico, che a livello globale è dominata dai “soliti noti”: Cina e USA si contendono primo e secondo posto con 77 e 72 punti rispettivamente, sebbene con tendenze inverse. Se da un lato la Cina si conferma più esposta alla reattività del mercato, ma in leggera ripresa, dall’altro gli Stati Uniti sono vittime dell’incertezza generata dall’amministrazione Trump. Le tensioni tra le due superpotenze e la questione delle tariffe restano tra i principali fattori di preoccupazione. La cybersecurity si conferma un rischio in costante crescita, anche se a livello inferiore. Più contenute, almeno finora, le tensioni legate alla supply chain, che tuttavia potrebbe rivelarsi una delle aree più esposte agli sviluppi geopolitici in Iran, insieme ai settori dell’automotive e del retail.

TREND IN ITALIA

Dall’inizio del 2025, l’incertezza della situazione geopolitica domina i timori dei manager italiani. In cima: tariffe, protezionismo e inflazione. In generale, i nostri executives si dicono meno soggetti alla disruption rispetto ai colleghi europei e del resto del mondo. Solo il 17% si dichiara preoccupato per il proprio posto di lavoro, pochissimi rispetto a chi guarda con timore al conflitto tra USA e Cina (67%) e alla crisi energetica (56%). Spaventa meno anche la riduzione del personale causata dall’avvento di nuove tecnologie: 75% contro il 91% globale. Al contrario, la supply chain resta al centro dei pensieri non solo per l’aumento dei costi dei materiali, ma anche per il calo di fiducia sull’effettivo impatto delle soluzioni AI.

«Per quanto riguarda quest’ultima, il nostro mercato è tuttora in fase di accelerazione, con la maggior parte del potenziale ancora in attesa di essere messo a sistema» – commenta Davide Antonazzo, Team AI & Data di AlixPartners. «Prima ancora di parlare di cambiamento dei modelli, il focus primario rimane la digitalizzazione, con la carenza di specializzazione che si conferma una barriera locale. Abbiamo lasciato ad altri il ruolo di apripista, ora la rincorsa passa dall’aumento degli investimenti sul digitale che crescono parallelamente a quelli sulla cybersecurity. Attualmente, soltanto il 16% delle imprese adotta una o più soluzioni AI: una percentuale raddoppiata rispetto all’anno precedente, ma ancora distante dal traguardo». Simili le tendenze nelle telco, con il rollout della fibra – in linea col resto dell’Europa – che si accompagna a un ritardo nell’adozione (attualmente ferma al 20%). Qui la guerra sui prezzi potrebbe spostarsi dal mobile al fisso, con l’emergere di nuovi operatori e offerte sempre più competitive.

Le opportunità sono numerose. «Ma attenzione a non sottovalutare i pericoli» – raccomanda Franco Bernabè, senior advisor di AlixPartners. «L’adattabilità dimostrata in risposta alle crisi degli ultimi anni rischia di condannarci a vittime del paradosso della rana bollita. L’economia tende a muoversi secondo schemi ripetitivi. Perfino i mercati seguono il modello TACO – Trump Always Chickens Out – come una regolarità. Ma cosa accadrebbe se non arrivasse più il passo indietro? Senza una reale presa di coscienza, il rischio di cadere in trappola è dietro l’angolo».

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AlixPartners Italia, 5 nuove promozioni per valorizzare i talenti e la leadership aziendale https://www.datamanager.it/2026/01/alixpartners-italia-5-nuove-promozioni-per-valorizzare-i-talenti-e-la-leadership-aziendale/ Mon, 19 Jan 2026 13:40:45 +0000 https://www.datamanager.it/?p=250330 In concomitanza con la rafforzata presenza in Italia della Società, nel team milanese di AlixPartners, società di consulenza globale presente in Italia da più di venti anni, 14 professionisti sono stati promossi tra cui 5 con nuove nomine: Marco Galantini ed Emanuele Cordone diventano Partner nelle rispettive aree di competenza, Supply Chain & Operation e […]

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In concomitanza con la rafforzata presenza in Italia della Società, nel team milanese di AlixPartners, società di consulenza globale presente in Italia da più di venti anni, 14 professionisti sono stati promossi tra cui 5 con nuove nomine: Marco Galantini ed Emanuele Cordone diventano Partner nelle rispettive aree di competenza, Supply Chain & Operation e Automotive & Industrial Goods.

Assumono invece la carica di Director Elena Masselli, Marco Montagner e Pietro Baretta rispettivamente per le practice Performance & Technology – Tech Modernization, Automotive & Industrial Goods e Turnaround & Restructuring.

Marco Galantini, cremonese, classe 1975, diventa Partner del team Supply Chain & Operation con l’obiettivo di consolidare una practice in forte crescita anche alla luce delle sfide trasformative del tessuto manifatturiero e industriale in Italia e EMEA. Entrato a far parte del team di AlixPartners in Italia nel 2022, Galantini vanta un’esperienza più che ventennale nella definizione di strategie di trasformazione del footprint produttivo ed esecuzione di programmi di ottimizzazione delle operations e della supply chain tramite l’implementazione delle metodologie Lean principalmente nei settori Automotive & Industrial e Food&Beverage. In ambito M&A, Galantini è trusted advisor per diversi fondi e ha partecipato in contesti pre-deal e post-deal ad alcune rilevanti operazioni sul territorio nazionale con forte contenuto industriale e allo sviluppo di programmi di value creation per diverse portfolio company. Laureato in Ingegneria Meccanica presso il Politecnico di Milano, in passato ha rivestito posizioni manageriali e interim come COO e di Direzione del Personale.

Emanuele Cordone, 43 anni di origine palermitana, assume il ruolo di Partner con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente la practice Automotive & Industrial Goods, in cui l’azienda è già riconosciuta come leader a livello internazionale e ha ambiziosi obiettivi di crescita, anche a seguito della recente acquisizione strategica della società di consulenza Berylls specializzata nel settore. Entrato a far parte del team di AlixPartners in Italia nel 2009, Cordone vanta un’esperienza quasi ventennale nel settore Automotive & Industrial, assistendo i principali costruttori, fornitori e gruppi industriali specializzati nell’Heavy Equipment nello sviluppo e implementazione di programmi per il miglioramento delle performance – sia in ambito top line che cost optimization – maturando esperienze significative in riorganizzazioni e trasformazioni del modello operativo, definizione ed esecuzione di piani strategici e industriali. Dopo aver conseguito con lode la doppia laurea in Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano e negli USA a Chicago, ha iniziato la sua carriera in un’altra società di consulenza direzionale, completando successivamente la sua formazione manageriale conseguendo un MBA presso la INSEAD Business School tra Francia e Singapore.

In AlixPartners dal 2016, Elena Masselli, classe 1983 di Foggia, è promossa a Director della practice Performance & Technology – Tech Modernization. Assiste aziende e fondi di Private Equity italiani e internazionali nella definizione ed esecuzione della strategia tecnologica e digitale, in programmi di riduzione costi e trasformazione dell’organizzazione IT, con esperienze di CIO ad interim. Ha operato prevalentemente nei settori Technology, Payments, Retail e Industrial Goods; in precedenza ha lavorato nella system integration. È laureata con lode in Ingegneria Gestionale (Università di Pisa – I livello; Politecnico di Milano – II livello) e ha conseguito un MBA presso la Graduate School of Management del Politecnico di Milano.

Marco Montagner, classe 1986, torinese, diventa Director della practice Automotive & Industrial Goods. In AlixPartners dal 2017 al 2021 e nuovamente dal 2024, assiste importanti aziende italiane e internazionali nello sviluppo e nell’implementazione di piani strategici, nel miglioramento delle prestazioni, particolarmente nelle Operations, nell’ottimizzazione dei costi, ridimensionamento e riorganizzazione. Ha rivestito anche il ruolo di Head of Strategy and Transformation presso Acciaierie d’Italia e ha supportato principali fondi di private equity e aziende industriali. Montagner ha conseguito la laurea in ingegneria gestionale presso il Politecnico di Torino e un Diploma presso l’Alta Scuola Politecnica.

Nato a Milano nel 1986, Pietro Baretta, assume il ruolo di Director nella practice di Turnaround & Restructuring (TRS) dell’ufficio di Milano di AlixPartners. Baretta opera a fianco di CdA e investitori nella gestione di urgenti turnaround industriali, crisi finanziarie e special situation. Nel corso della sua carriera ha contribuito a numerosi risanamenti industriali, sia nella fase di progettazione che di esecuzione. Lavora con imprese nazionali e internazionali in condizione di tensione finanziaria curandone il ripristino della liquidità, l’ottimizzazione del capitale circolante e la ristrutturazione del debito. Baretta ha conseguito una Laurea Specialistica in Economia e Legislazione per l’Impresa con major sulle operazioni straordinarie e un Bachelor in Economia aziendale, entrambi presso l’Università Bocconi. Ha studiato all’estero presso IESE Business School e Quinn School of Business.

In aggiunta, Giorgio Ciattini, Roberto Jona, Leonardo Riolo e Elena Sestili sono stati promossi a Vice President e Edoardo Bolgè, Paolo Figallo, Jacopo Lennie, Francesco Morino e Tommaso Nardini a Senior Vice President.

“La crescita di AlixPartners in Italia e il rafforzamento nelle industry più strategiche passano soprattutto dalla valorizzazione dei talenti all’interno dell’organizzazione. Queste 5 promozioni ne sono una conferma, e rappresentano un investimento concreto sul futuro del nostro team italiano”, ha commentato Dario Duse, Partner & Managing Director e Country Leader di AlixPartners in Italia.

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Crescita a doppia cifra per il mercato dei servizi IT e software che accelera il consolidamento https://www.datamanager.it/2026/01/crescita-a-doppia-cifra-per-il-mercato-dei-servizi-it-e-software-che-accelera-il-consolidamento/ Thu, 08 Jan 2026 12:03:39 +0000 https://www.datamanager.it/?p=250151 La sfida è creare campioni europei competitivi su scala globale, secondo l’ultima analisi di Alixpartners Il mercato italiano dei servizi tecnologici e del software continua a mostrare segnali di forte dinamismo, pur partendo da una base più contenuta rispetto alle altre grandi economie europee. L’incidenza del settore sul PIL nazionale resta infatti la più bassa […]

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La sfida è creare campioni europei competitivi su scala globale, secondo l’ultima analisi di Alixpartners

Il mercato italiano dei servizi tecnologici e del software continua a mostrare segnali di forte dinamismo, pur partendo da una base più contenuta rispetto alle altre grandi economie europee. L’incidenza del settore sul PIL nazionale resta infatti la più bassa fra i principali Paesi UE, pari a meno della metà del valore registrato nel Regno Unito. È quanto emerge dall’ultima analisi di AlixPartners, società globale di consulenza.

“Negli ultimi cinque anni le aziende italiane di IT Services e Software – escludendo i grandi gruppi globali e le captive – hanno registrato una crescita costante, con un tasso medio annuo superiore al 9%, raggiungendo un fatturato complessivo di circa 40 miliardi di euro. Si tratta oggi di uno dei comparti a più alta espansione dell’economia italiana”, ha sottolineato Marcello Bellitto, Partner e Managing Director della practice Technology, Media & Telecommunications di AlixPartners Italia.

Secondo la società di consulenza, il settore sta vivendo una fase di forte concentrazione: nel 2024 le aziende di medie e grandi dimensioni rappresentano il 75% del mercato, contro il 50% del 2019. Il numero di player di grande e media scala è aumentato del 30%, mentre le aziende con oltre 300 milioni di euro di ricavi sono raddoppiate, passando da 10 a 20. Questo processo è stato sostenuto da un’intensa attività di M&A, cresciuta in media del 14% l’anno tra il 2017 e il 2024, sebbene il 2025 stia registrando un rallentamento di circa il 16% in volume. Il valore delle operazioni resta in gran parte non pubblico (circa il 75% dei deal). In questo contesto, il Private Equity continua a giocare un ruolo chiave, arrivando a rappresentare il 50% delle transazioni.

In un contesto macro economico a bassa crescita come quello italiano, l’industria dei servizi tecnologici e software italiana mostra uno sviluppo molto sano e profittevole: le aziende con crescita superiore al 10% e marginalità oltre il 10% sono aumentate costantemente a partire dal 2020, e quasi raddoppiate oggi, passando dal 22% del campione al 40% nel 2024.

“Quest’ultimo è un segnale della forte domanda di modernizzazione attraverso la digitalizzazione del tessuto economico italiano che permette alle aziende del settore di crescere in modo florido. La combinazione di una forte domanda e di una buona redditività, soprattutto per le aziende che servono il segmento di mercato SME, attrae l’interesse di investitori sia finanziari che industriali”, ha spiegato Bellitto.

Strategie di crescita: tra espansione europea e specializzazione

La crescita delle aziende italiane dell’IT si muove oggi lungo direttrici sempre più articolate. Da un lato c’è la spinta organica, con l’ampliamento dei servizi, l’adozione di nuove tecnologie e una base clienti in costante espansione; dall’altro, continua a giocare un ruolo determinante la crescita inorganica.

Secondo AlixPartners, i prossimi anni saranno caratterizzati da una crescente ambizione internazionale, soprattutto da parte dei grandi operatori italiani, alcuni dei quali potrebbero tentare la via dell’internazioanlizzazione per competere con i colossi statunitensi e indiani nei mercati EMEA. Parallelamente, le aziende di medie dimensioni proseguiranno il proprio rafforzamento nel mid-market, valutando, in alcuni casi, percorsi di internazionalizzazione basati su modelli ad alta specializzazione. L’adozione massiva dell’intelligenza artificiale per le aziende clienti in tutte le sue declinazioni, rappresenterà un’ulteriore leva di accelerazione della crescita per migliorare produttività, efficienza e capacità competitiva.

“L’adozione dell’intelligenza artificiale sta mettendo in discussione in primis i modelli di business delle aziende di Software, ma ci saranno implicazioni immediate anche nelle aziende dei servizi IT. Come citato nel nostro recente “Enterprise Software Predictions Report” se da una parte l’IA aumenterà l’efficienza operativa fino al 20-30%, dall’altra aumenterà ulteriormente la necessita di avere un partner “fidato” e “affidabile” affinché il cambiamento sia adeguatamente gestito e foriero di risultati tangibili per le aziende. Il 2025 sarà un anno di forte selezione competitiva: da un lato emergeranno nuovi giganti dell’AI, dall’altro startup native-AI sempre più veloci e specializzate. Le aziende che non sapranno ripensare i propri modelli di ricavo, abbandonando logiche di pricing sperimentali a favore di trasformazioni strutturate, rischiano di perdere valore in un mercato dove anche i criteri di valutazione finanziaria stanno cambiando”, ha spiegato Jake Cantu, Global Leader della practice Technology, Media &Telecommunications di AlixPartners. “Gli investitori stanno infatti riconoscendo che le metriche tradizionali, come i multipli basati sull’ ARR (Annual Recurring Revenue), non bastano più a catturare il reale potenziale dell’AI. In questo scenario, la capacità di differenziarsi e di dimostrare un percorso chiaro di creazione di valore sarà decisiva per restare competitivi”.

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AI e consolidamento spingono il settore Media & Entertainment: M&A oltre quota 80 miliardi di dollari https://www.datamanager.it/2025/12/ai-e-consolidamento-spingono-il-settore-media-entertainment-ma-oltre-quota-80-miliardi-di-dollari/ Tue, 16 Dec 2025 12:48:15 +0000 https://www.datamanager.it/?p=249926 È quanto emerge dal Media & Entertainment predictions report 2026 di Alixpartners Secondo il “Media & Entertainment Predictions Report 2026” di AlixPartners, società globale di consulenza, il 2026 sarà un anno record per fusioni e acquisizioni nel settore dei media e dell’intrattenimento. Complice la corsa globale all’intelligenza artificiale, condizioni di finanziamento più favorevoli, un contesto […]

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È quanto emerge dal Media & Entertainment predictions report 2026 di Alixpartners

Secondo il “Media & Entertainment Predictions Report 2026” di AlixPartners, società globale di consulenza, il 2026 sarà un anno record per fusioni e acquisizioni nel settore dei media e dell’intrattenimento.

Complice la corsa globale all’intelligenza artificiale, condizioni di finanziamento più favorevoli, un contesto regolatorio più leggero e un nuovo dinamismo del private equity, il valore delle operazioni supererà gli 80 miliardi di dollari.

Giunto alla sua terza edizione, il report analizza un comparto in rapida trasformazione, ridefinito da piattaforme sempre più convergenti e da un’AI destinata a ridisegnare modelli di business, contenuti e monetizzazione.

“Il settore Media & Entertainment continua a essere un laboratorio di distruzione creativa”, ha dichiarato Piero Masera, Partner & Managing Director di AlixPartners. “Dalla rivoluzione della search alla convergenza nello streaming, fino alla battaglia imminente nel gaming, il 2026 sarà un anno di cambiamenti profondi per operatori e investitori.”

PREVISIONI per il 2026

  1. Streaming: l’avvento dei ‘frenemy’

Secondo AlixPartners, il mercato globale dello streaming è maturato, passando dalla semplice corsa agli abbonati a una competizione sfaccettata per l’attenzione e il coinvolgimento. Circa 130 piattaforme di streaming perseguono gli stessi obiettivi fondamentali, cercando di conquistare una fetta del mercato globale degli abbonamenti over-the-top, che secondo Ampere Analysis supererà i 165 miliardi di dollari nel 2026.

Secondo le stime, l’anno prossimo la crescita degli abbonamenti rallenterà attestandosi al 5%. In questo scenario, AlixPartners prevede decine di accordi di partnership che aumenteranno la condivisione di contenuti, tecnologie e distribuzione. Le strategie saranno guidate dalla competizione (lotta per l’engagement su più formati), consolidazione (per eliminare duplicazioni tecnologiche e ridurre i costi) e cooperazione (partnership essenziali per sbloccare nuove opportunità di crescita).

Piero Masera, Partner & Managing Director di AlixPartners
  1. Gli opposti si attraggono: YouTube e Netflix sempre più simili

YouTube, gigante dell’advertising, offrirà esperienze più simili a quelle di Netflix per aumentare gli abbonati. Netflix, a sua volta, investirà di più in contenuti brevi e mobile-driven per potenziare le entrate pubblicitarie.

“La convergenza tra YouTube e Netflix è tutt’altro che banale”, ha ribadito Piero Masera. “Le strategie che adotteranno questi giganti diventeranno un modello per gli altri competitor nelle streaming wars.”

  1. La metamorfosi della ricerca: dai blue link alle risposte AI

Il report prevede che gli utenti utilizzeranno sempre meno i link nei risultati della ricerca o le query guidate dai chatbot a favore di un percorso utente più breve e meno dipendente dai clic. In questo scenario, la ricerca sarà molto più generativa e basata sull’interazione con agenti AI personalizzati, passando da risposte passive alle query a un’orchestrazione proattiva lungo l’intero percorso. Grazie all’AI generativa, il mercato potenziale totale (TAM) della search crescerà di circa 26 miliardi di dollari entro il 2029 solo negli Stati Uniti. La crescita porterà frammentazione. In futuro, la “ricerca” si evolverà fino a includere una gamma più ampia di piattaforme e modalità.

“I marketer devono prepararsi a un percorso che va dalla considerazione alla conversione più breve, poiché i consumatori si affidano sempre più all’intelligenza artificiale per guidare il loro percorso di ricerca”, ha affermato Edoardo Persenda, Senior Vice President di AlixPartners. “Questa transizione ha importanti ripercussioni, perché apre la strada a formati pubblicitari completamente nuovi, a nuovi modelli di misurazione e a nuovi livelli di monetizzazione”.

Edoardo Persenda, Senior Vice President di AlixPartners
  1. AI + IP = il catalizzatore per le valutazioni delle aziende di gaming

Il settore gaming, che vale 273 miliardi di dollari, è in crescita, ma la valutazione delle aziende resta difficile data l’incertezza del successo di ogni nuovo titolo. Avranno successo le aziende che sfrutteranno pienamente l’AI non solo per ridurre i costi, ma anche per aumentare le fonti di ricavi. AlixPartners prevede che entro la fine del 2026 le società di gaming che riusciranno a integrare con successo l’intelligenza artificiale in una solida proprietà intellettuale otterranno valutazioni 2-3 volte superiori rispetto alle aziende concorrenti che tardano ad adottare l’intelligenza artificiale, un gap determinato da un maggiore coinvolgimento e da un fatturato medio per utente più elevato.

  1. M&A nel 2026: dealmaking nell’era della disruption

Dopo aver previsto con precisione una ripresa delle M&A nel settore nel 2025, AlixPartners si aspetta un’attività ancora più intensa nel 2026, alimentata da tassi di interesse più bassi, dal continuo allentamento delle normative e dall’intensa pressione a investire in tecnologie trasformative. Le previsioni sono di oltre 80 miliardi di dollari di nuove attività di M&A nel prossimo anno. La società di consulenza si aspetta un volume maggiore di operazioni di dimensioni più ridotte, poiché le società di media e intrattenimento cercano di acquisire risorse in grado di potenziare le loro capacità tecnologiche e pubblicitarie per competere nella nuova era dell’informazione.

“Prevediamo che gli acquirenti daranno priorità alle operazioni in grado di arricchire e rafforzare la capacità di intelligenza artificiale in materia di targeting pubblicitario, automazione dei contenuti, ed efficienza del workflow”, ha affermato Edoardo Persenda.

  1. Private capital: dalla proprietà dei contenuti all’interazione con i contenuti

Secondo lo studio, dopo un periodo di cautela, il Private Equity torna a investire, ma con maggiore attenzione, puntando su tesi di investimento che combinano ricavi ricorrenti, la creazione di valore operativo e strutture di mercato difendibili. Nello specifico, AlixPartners prevede che gli investitori di Private Equity si concentreranno su tre aree di opportunità: infrastrutture abilitanti che alimentano una crescita basata sull’interazione; acquisizioni e sviluppo di strumenti creativi, monetizzazione e infrastrutture ad-tech; cofinanziamenti e/o partnership in piattaforme IP/di distribuzione.

“Per capire dove andrà il settore dei media e dell’intrattenimento il prossimo anno, serve comprendere l’ampiezza e la velocità delle sfide che deve affrontare. In un contesto così incerto, vincerà chi saprà lavorare in parallelo, adattandosi rapidamente ai cambiamenti nel breve e cogliendo le opportunità di investimento nel futuro. Alla fine la differenza non la farà la tecnologia, ma le persone che sapranno guidare il cambiamento”, conclude Masera.

 

 

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Crisi d’impresa, in aumento le ristrutturazioni nel 2025. AI, unica leva di ripresa https://www.datamanager.it/2025/07/crisi-dimpresa-in-aumento-le-ristrutturazioni-nel-2025-ai-unica-leva-di-ripresa/ Thu, 10 Jul 2025 14:21:45 +0000 https://www.datamanager.it/?p=246530 Il 97% dei manager EMEA teme nuove crisi aziendali: automotive, retail e manifatturiero i settori più vulnerabili. È quanto emerge dalla ventesima edizione del Turnaround and Transformation Survey di AlixPartners In un anno caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche, il 2025 Turnaround and Transformation Survey di AlixPartners, società di consulenza globale, fotografa un panorama economico sempre più […]

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Il 97% dei manager EMEA teme nuove crisi aziendali: automotive, retail e manifatturiero i settori più vulnerabili. È quanto emerge dalla ventesima edizione del Turnaround and Transformation Survey di AlixPartners

In un anno caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche, il 2025 Turnaround and Transformation Survey di AlixPartners, società di consulenza globale, fotografa un panorama economico sempre più complesso e sfidante.

L’indagine, che quest’anno celebra il suo 20° anniversario, ha coinvolto un ampio panel di esperti del settore nell’area EMEA, con l’obiettivo di individuare le industry più a rischio, i fattori alla base dell’attuale turbolenza economica e le tendenze che potrebbero tradursi in opportunità per le imprese.

Evidenze principali emerse dall’indagine in EMEA

I settori più esposti ai dazi — automotive, retail e manifatturiero — saranno tra i più colpiti dalle crisi aziendali nel 2025; previsto un calo della crescita economica nel prossimo anno (secondo il 63% degli intervistati) e il numero di ristrutturazioni extragiudiziali aumenterà nei prossimi 12 mesi (per il 75% dei professionisti). Infine, oltre l’80% degli intervistati considera i rapidi progressi dell’intelligenza artificiale come un’opportunità strategica nei processi di ristrutturazione.

Tensioni Geopolitiche in primo piano

Secondo 97% degli intervistati, le tensioni commerciali, i conflitti globali, l’evoluzione normativa e legislativa rappresentano fattori destinati ad alimentare direttamente la crisi delle imprese in EMEA. Oltre una dozzina di paesi ha cambiato governo nel corso dell’ultimo anno. Gli esperti di ristrutturazione segnalano che le tensioni geopolitiche continueranno a essere la principale causa di difficoltà aziendali nei prossimi 12-24 mesi. A conferma di ciò, il 70% degli intervistati in EMEA prevede un ulteriore aumento delle interruzioni della supply chain globale nei prossimi 12 mesi.

Venti contrari sul fronte economico

Permane un diffuso clima di incertezza economica che, insieme alla fragilità della fiducia dei consumatori, genererà ulteriori difficoltà aziendali. Il 63% degli esperti EMEA si aspetta una contrazione della crescita economica globale nei prossimi 12 mesi — dato che sale al 70% a livello globale e all’80% negli Stati Uniti. Inoltre, il 71% degli intervistati EMEA prevede una recessione nella propria regione entro i prossimi due anni, mentre il 60% teme un aumento dell’inflazione in tutta la regione, soprattutto a causa della pressione sui prezzi esercitata dai dazi. La maggioranza (72% dei professionisti intervistati) prevede riduzioni degli organici delle aziende, segnalando un’aspettativa generalizzata di tagli o ridimensionamenti del personale.

Automotive, retail e manifatturiero, i settori più esposti

I settori già colpiti da instabilità delle supply chain, compressione dei margini e cambiamenti strutturali — tra cui manifatturiero, retail, energia e logistica — si trovano oggi in una fase di “sopravvivenza”. In particolare, l’automotive emerge come il comparto più vulnerabile in EMEA: l’82% degli intervistati ritiene che sarà tra i settori maggiormente a rischio crisi nel 2025, seguito da retail (43%) e manifatturiero (36%).

Mercati del credito sotto pressione

L’aspettativa di un irrigidimento delle condizioni di credito è in aumento quest’anno in EMEA, riflettendo una rinnovata preoccupazione per l’aumento dell’inflazione. La sfida principale per le aziende in fase di turnaround resta l’accesso alla liquidità: il 62% degli intervistati indica la carenza di capitale come l’ostacolo primario, seguito dalla gestione del debito (49%) e dalla necessità di tagliare i costi (46%). Il 61% degli esperti prevede un aumento del costo del capitale per acquirenti e mutuatari, prospettando così possibili ulteriori rialzi dei tassi d’interesse.

Le soluzioni tampone non bastano più

Tre quarti degli intervistati (75%) prevede un aumento delle ristrutturazioni extra-giudiziali nei prossimi 12 mesi (periodo di rilevazione: 27 marzo – 13 aprile 2025. Tuttavia, dall’indagine emerge che approcci di breve termine privi di un piano di ripresa concreto potrebbero aggravare le criticità future. C’è consenso tra gli operatori: i cosiddetti “amend & extend” e le operazioni di liability management vengono percepiti come soluzioni provvisorie, non risolutive. Quasi la totalità degli intervistati concorda sul fatto che queste misure non affrontano i problemi strutturali sottostanti, e il 50% ritiene che non risolvano realmente le inefficienze operative. Inoltre, molte aziende che hanno esteso la propria liquidità attraverso approcci di modifica ed estensione o raccolta di capitale aggiuntivo nel 2024 e 2025 rischiano di tornare in crisi entro tre anni.

AI: segnali di ottimismo

L’intelligenza artificiale è sempre più considerata una leva strategica per le aziende in difficoltà. Oggi, l’adozione dell’IA non è solo un’opportunità, ma in molti casi un elemento cruciale per la sopravvivenza e la ripresa aziendale. Quasi l’80% dei professionisti del restructuring in EMEA ritiene che i progressi tecnologici dell’AI rappresentino una risorsa preziosa per le imprese in crisi.

“In un contesto macroeconomico così difficile molte aziende possono essere tentate di rimandare le decisioni strategiche, ma la paralisi non è una strada percorribile” ha commentato Mauro Trabatti, Partner & Managing Director di AlixPartners. “Esistono spazi per azioni mirate: ad esempio, il 40% degli intervistati prevede un aumento dei costi del lavoro, che non potrà essere affrontato solo con il taglio delle spese, ma richiederà strategie più adattive e interventi sulle inefficienze operative. La capacità produttiva è tanto importante quanto il controllo dei costi. In definitiva, serve una visione integrata dell’azienda che sappia bilanciare efficienza operativa, capacità e continuità.”

E in Italia?

Anche il mercato italiano non si sottrae ai trend Emea, in particolare nei settori Automotive e Retail a cui si aggiungono alcune specificità del nostro mercato. Una fra tutte è il settore della moda che vive una fase di debolezza della domanda generalizzata.

“Ci aspettiamo anche un aumento dei casi di crisi in settori energivori come ceramica, carta, vetro dove pesa il gap di costo con gli altri produttori europei e asiatici. Per affrontare questi processi di trasformazione occorrerà un mix di fattori tra cui procedure stragiudiziali efficaci, un contesto favorevole all’ingresso di nuovi investitori e, per alcuni settori, interventi normativi sui fattori produttivi come lavoro ed energia” ha evidenziato Gian Luca Petruzzi, Partner di AlixPartners.

«Il mercato italiano del restructuring ha chiuso il 2024 con il numero più alto di casi di ristrutturazione extra-giudiziale, grazie anche all’utilizzo (quasi) innovativo dello strumento della Composizione Negoziata della Crisi (CNC). Con 1.089 procedimenti avviati, il volume è quasi raddoppiato rispetto al 2023, e ci si aspetta un’ulteriore crescita, anche per la maggiore fiducia che il sistema bancario sta mostrando verso questo nuovo quadro normativo. Si osserva inoltre un miglioramento della qualità delle imprese debitrici: quasi il 25% non richiede misure di protezione dai creditori e meno del 50% chiede deroghe ai requisiti minimi di capitale. Nonostante la diffusione crescente di questo strumento, resta margine per rafforzare la fiducia delle imprese nei suoi confronti» conclude Paolo Rinaldi, Partner & Managing Director di AlixPartners.

 

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Retail AI-driven, il modello omnicanale evolve sempre più dinamicamente https://www.datamanager.it/2025/06/retail-ai-driven-il-modello-omnicanale-evolve-sempre-piu-dinamicamente/ Mon, 09 Jun 2025 07:30:55 +0000 https://www.datamanager.it/?p=245546 Dalla supply chain all’esperienza d’acquisto, l’AI riscrive le regole del retail e AlixPartners si pone come supporto fondamentale e guida verso il cambiamento. Adeo Italia investe su sostenibilità e logistica smart e lancia Golilla, la piattaforma integrata che cambia il paradigma del trasporto voluminoso Il panorama del retail è in continua e profonda trasformazione, plasmato […]

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Dalla supply chain all’esperienza d’acquisto, l’AI riscrive le regole del retail e AlixPartners si pone come supporto fondamentale e guida verso il cambiamento. Adeo Italia investe su sostenibilità e logistica smart e lancia Golilla, la piattaforma integrata che cambia il paradigma del trasporto voluminoso

Il panorama del retail è in continua e profonda trasformazione, plasmato da mutevoli preferenze e abitudini dei consumatori, dalle dinamiche inflattive e dalla crescente importanza dell’e-commerce. In questo scenario complesso, la capacità di adattamento e innovazione diventa un imperativo. Le preferenze dei consumatori evolvono rapidamente, l’inflazione esercita una pressione significativa, mentre il web continua la sua ascesa. Questo contesto dinamico impone ai retailer di affrontare cambiamenti strutturali nel proprio modello di business.

Secondo il Disruption Index di AlixPartners società di consulenza globale, il 51% dei manager in ambito retail si aspetta, il prossimo anno, ulteriori cambi di passo nel modello adottato. L’80% degli executive resta ottimista rispetto all’impatto dell’AI sulla propria azienda, con il 61% che è focalizzato su come l’intelligenza artificiale possa divenire driver di crescita. Nello specifico, il 39% intende usare la tecnologia per ottimizzare i costi, senza lesinare sugli investimenti in digitalizzazione. Urge allora abbracciare l’innovazione a 360 gradi, investendo in tecnologie che consentano di comprendere meglio i clienti, anticiparne i bisogni e offrire esperienze d’acquisto fluide e personalizzate attraverso tutti i canali.

«I retailer possono ora anticipare le esigenze dei clienti attraverso raccomandazioni di prodotti dinamiche e offerte create su misura, trasformando ogni interazione in un’opportunità unica e rilevante» – spiega Davide Antonazzo, partner di AlixPartners. «Questa profonda comprensione del consumatore si estende anche al marketing, con contenuti che risuonano individualmente, aumentando significativamente l’engagement e la conversione. Tecnologie come l’AI stanno inoltre ottimizzando in modo radicale la gestione della supply chain e della logistica. Previsioni della domanda più accurate, basate sull’analisi di molteplici variabili, consentono di ridurre gli sprechi e garantire la disponibilità dei prodotti desiderati. La gestione dell’inventario diventa un processo dinamico, adattandosi in tempo reale alle fluttuazioni del mercato e ai comportamenti d’acquisto. Anche la fase di consegna beneficia dell’intelligenza artificiale, con la pianificazione di percorsi che minimizzano i costi e accelerano i tempi di transito».

Sale di livello l’interazione grazie a chatbot e assistenti virtuali che offrono un supporto costante e personalizzato, rispondendo a domande, fornendo assistenza e guidando il processo di acquisto in modo naturale ed efficiente. Non dimentichiamo lo shopping vocale, che rappresenta un’ulteriore modalità di interazione, semplificando l’accesso ai prodotti. Le tecnologie di realtà aumentata e virtuale, potenziate dall’AI, aprono la strada a esperienze immersive e personalizzate, per dare la possibilità di visualizzare gli articoli nel proprio ambiente o di vivere virtualmente gli spazi commerciali.

Davide Antonazzo, partner di AlixPartners

«Dal Covid in poi, l’e-commerce ha acquisito un ruolo centrale nelle esperienze di acquisto delle persone, il che ha innalzato anche le aspettative nei confronti del retail in generale, con la nascita di modelli che avvicinino le operations dell’azienda ai bisogni del consumatore» – aggiunge Elena Masselli, senior vice president di AlixPartners. «Cruciale è la capacità di costruire una solida strategia omnicanale, integrando in modo armonioso i punti vendita fisici con le piattaforme online. Il consumatore si muove fluidamente tra vari livelli e si aspetta un’esperienza coerente e senza soluzione di continuità. I retailer che sanno offrire questa integrazione, consentendo, per esempio, il ritiro in negozio di acquisti online, la consultazione online di prodotti disponibili fisicamente o l’assistenza clienti multicanale, hanno un vantaggio competitivo significativo. Resta determinante anche la capacità di negoziare con i fornitori, di efficientare i processi logistici e di adottare modelli di business più flessibili e resilienti».


#retail il 61% dei manager punta sull’AI per la crescita e il 39% sull’ottimizzazione dei costi #AlixPartnersLLP
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Sinergicamente, fisico e digitale devono essere complementari per abbracciare le sfide del futuro. Lavorando in ottica di piattaforma, si riesce a creare un ecosistema che, di concerto, guarda verso lo stesso obiettivo. «Ottimizzare la catena di fornitura vuol dire aiutare le imprese retail a prevedere la domanda, pianificare la logistica, specializzare la stessa logistica per soddisfare ciascun canale, anticipare e monitorare i rischi della supply chain» – continua Antonazzo. «AI e dati sono il perno centrale di tale abilitazione, fulcro di una piattaforma che sappia mettere in circolo soluzioni verticali». In questo senso una strategia di AI è fondamentale per legare il business plan alle necessità dei clienti e la pianificazione degli investimenti in tecnologia e risorse umane, apre a una maggiore consapevolezza sul lungo periodo. «Non dimentichiamo che, dal punto di vista tecnologico, l’AI discriminativa è già largamente una commodity» – afferma Antonazzo. «Il suo valore è dunque come viene usata e non nella tecnologia in sé; la AI generativa, che apre a scenari e task più ampi, necessità anch’essa di un contributo umano che fa la differenza».

Elena Masselli, senior vice president di AlixPartners

Diversamente, il rischio è implementare qualcosa che non serve, quasi peggio del lasciar scappare in toto il treno della GenAI. «Le aziende che non abbracciano la trasformazione digitale rischiano di vedere la propria offerta di servizi svalutarsi, trovandosi così costrette a competere quasi esclusivamente sulla leva del prezzo» – le parole di Elena Masselli. «Ispirandosi all’industria, anche il retail può evolvere con la “servitization”, arricchendo l’offerta di prodotto con servizi mirati a valore aggiunto. Questi ultimi, affiancati al bene fisico, ne migliorano l’esperienza d’uso e possono generare nuove fonti di ricavo e maggiore fidelizzazione del cliente».


#retail AI, omnicanalità e supply chain smart rivoluzionano l’esperienza d’acquisto #Adeo #AlixPartnersLLP
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IL RETAIL SI TRASFORMA

In questo contesto, AlixPartners si pone come supporto fondamentale e guida verso il cambiamento. Con AlixPartners, il Gruppo Adeo e i suoi brand in Italia – Leroy Merlin, Tecnomat e BricoCenter – ha posto un’importanza centrale sulla continua evoluzione del modello di servizio, abbracciando la convergenza fisico-digitale attraverso l’omnicanalità (negozi fisici, web, mobile, in-store, at-home) e la personalizzazione. L’offerta su misura di Adeo, con progettazione digitale e in negozio, soluzioni tecniche al miglior prezzo e un’ampia gamma di servizi per i clienti e il marketplace, rappresenta un elemento distintivo; un ulteriore esempio di attenzione al cliente riguarda i nuovi showroom cittadini specializzati, da Milano a Como, che testimoniano un approccio tailor-made e focalizzato sulle esigenze specifiche.

L’intelligenza artificiale, inoltre, abilita la creatività e la progettualità dei clienti, instaurando una partnership sempre più stretta con le imprese e i professionisti, all’insegna della sostenibilità. AlixPartners evidenzia come l’abilitazione di nuovi modelli di servizio tramite la digitalizzazione della supply chain sia una richiesta sempre più frequente da parte dei retailer: «Osserviamo con sempre maggiore frequenza come i retailer, attori chiave nel panorama della distribuzione, pongano una forte enfasi su una serie di capacità rese possibili dalla digitalizzazione della loro catena di approvvigionamento» – afferma Elena Masselli. «In primo luogo, emerge la pressante richiesta di prevedere la domanda con un grado di accuratezza sempre maggiore. La capacità di anticipare le fluttuazioni del mercato e le esigenze dei consumatori consente di ottimizzare i livelli di inventario, ridurre gli sprechi e garantire la disponibilità dei prodotti al momento giusto, nel posto giusto. Questo si traduce in una maggiore soddisfazione del cliente e in una riduzione dei costi operativi legati a scorte eccessive o insufficienti».

La revisione, pianificazione e specializzazione del footprint logistico e delle relative risorse, è reso possibile dai dati e dall’intelligenza artificiale, gestiti in un’ottica sistemica. Un aspetto fondamentale è rappresentato dall’implementazione coordinata e condivisa con i fornitori, costituendo via via nel tempo un patrimonio di agenti specializzati, sempre più strutturato e qualificato. Golilla è l’azienda, ma anche l’omonima piattaforma, del gruppo Adeo Italia, specializzata nel trasporto, consegna e installazione di merci voluminose per Leroy Merlin, Tecnomat e Bricocenter. Una soluzione che copre tutto il territorio nazionale: il trasporto primario, i transit point e il last mile, attraverso una rete capillare di partner trasportatori e installatori. Una piattaforma specializzata nella logistica, consegna e installazione di merci voluminose. Il trasporto primario, i depositi regionali e l’ultimo miglio sono gestiti in modo integrato, ottimizzando l’efficienza e la qualità del servizio offerto al cliente finale. L’intelligenza artificiale, attraverso algoritmi di machine learning e deep learning, è in grado di identificare pattern, prevedere tendenze e automatizzare processi decisionali complessi, ottimizzando l’efficienza e la reattività della catena di approvvigionamento. L’approccio basato su piattaforma consente di integrare diverse tecnologie e sistemi informativi, creando un ecosistema digitale coeso e interoperabile.


#retail Dal magazzino al cliente: tutto passa per l’AI. La piattaforma Golilla di #Adeo ottimizza la logistica #AlixPartnersLLP
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LOGISTICA, NUOVO PARADIGMA

Alessandro Di Giovanni, presidente del Gruppo Adeo Italia ricorda: «Golilla è una nuova piattaforma dedicata all’organizzazione e alla gestione dei trasporti per prodotti voluminosi, pensata per portare una reale innovazione in un settore ancora poco digitalizzato e spesso frammentato. La sua missione è chiara: ridefinire gli standard di qualità nei servizi di consegna e installazione, semplificando radicalmente un segmento logisticamente complesso come quello del voluminoso integrato, con posa semplice. Il vero valore aggiunto risiede nella sua capacità di offrire un servizio integrato, fluido e affidabile, che accompagna il cliente lungo tutta la catena: dalla consulenza iniziale all’acquisto fino alla consegna a domicilio con la posa finale del prodotto».

Questa promessa di una “posa semplice” rappresenta un potente elemento di differenziazione in un mercato sempre più orientato alla comodità, all’efficienza e alla trasparenza. «L’ambizione di Golilla è quella di superare le criticità tipiche del trasporto di prodotti ingombranti, garantendo una customer experience all’altezza delle aspettative più elevate. Per farlo, la piattaforma unisce tecnologia, organizzazione logistica avanzata e una rete di partner qualificati in grado di gestire installazioni in modo rapido, sicuro e senza complicazioni» continua il presidente.

Il progetto nasce con il sostegno strategico delle tre principali business unit di Adeo, che hanno scelto di partecipare attivamente alla sua costruzione. Non si tratta di una semplice presenza finanziaria, ma di una vera e propria partnership industriale che fornisce a Golilla il know-how, la visione e la spinta necessaria per imporsi nel settore. In cambio, i soci pongono obiettivi ambiziosi – spiega Di Giovanni: «Un livello di servizio superiore e una struttura dei costi ottimizzata, capace di offrire soluzioni migliori rispetto a quelle oggi disponibili sul mercato. Con questo approccio, Golilla si candida a diventare un punto di riferimento per tutti i brand che vogliono innovare la propria logistica legata ai prodotti voluminosi, affidandosi a una piattaforma solida, efficiente e orientata all’esperienza cliente».


#retail L’AI non sostituisce: abilita. Decisioni rapide, percorsi ottimizzati, esperienze su misura #Adeo #AlixPartners
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LA GENESI DI GOLILLA

Michele Cuoccio, presidente di Golilla e CFO di Tecnomat

Il Gruppo Adeo è il primo player internazionale per il settore DIY (Do It Yourself). Quasi 1300 negozi in 11 paesi e 7 marketplace, si tratta di una “federazione” di insegne, che approcciano il cliente privato (Leroy Merlin, Bricocenter) e professionale (Tecnomat). In Italia, ogni insegna fa capo ad Adeo Italia, che nel 2024 ha registrato un fatturato di 4,7 miliardi di euro e conta 134 punti vendita sul territorio. Il mercato italiano di riferimento ha un valore complessivo di 120 miliardi di euro. Come ci spiega Michele Cuoccio, presidente di Golilla e CFO di Tecnomat: «Immaginiamo nei prossimi sei o sette anni di raddoppiare il numero di negozi. Dal singolo prodotto, siamo passati alla vendita di soluzioni, all’installazione e, soprattutto in fase di post-pandemia, alla consegna presso il cliente finale. Ad oggi, tutte le consegne sono delegate a Golilla, una vera e propria società a sé.

Il secondo step, dopo la decisione di centralizzare le consegne, è stato proporre Golilla a clienti terzi, con l’obiettivo di fornire la soluzione di trasporto fuori dal nostro mondo». La customer experience di Adeo è guidata da un principio chiave: migliorare l’habitat significa migliorare la vita. A tal proposito, tutti i brand hanno ulteriormente evoluto il proprio modello di servizio. Golilla nasce con due asset. Il primo è quello umano, necessario in termini di expertise. Poi c’è il lato tecnologico. «Prendiamo i volumi, li indirizziamo in un punto e poi gestiamo la consegna al cliente» – spiega Cuoccio. «Questo è reso possibile da una piattaforma digitale consolidata e gestita centralmente. Con AlixPartners siamo partiti pensando al business case e poi ottimizzando i percorsi nelle singole città e tratte. Golilla è stata costituita a fine 2022 e, in due anni, ha ricevuto il 70% di volumi di Adeo Italia».

Prima di Golilla, ogni azienda assegnava le proprie consegne a trasportatori terzi. Una “delega” che non di rado portava a problematiche sia in termini di gestione dei costi che di assenza di sostenibilità. «Con Golilla, abbiamo migliorato la customer experience, l’efficienza, l’impatto ambientale» – continua Cuoccio. «Peraltro, oggi la sostenibilità è un metro di misurazione fondamentale per Adeo, visto che si inserisce come indicatore nelle performance del gruppo. Con AlixPartners, la fase di on-boarding è stata perfezionata in ogni punto, per una precisa pianificazione. Con la messa a regime, Golilla organizza la rete di organizzatori locali, ottimizzando il network esistente e mettendolo sotto lo stesso cappello». La crescente consapevolezza ambientale e sociale da parte dei consumatori e le normative sempre più stringenti impongono alle imprese di adottare pratiche sostenibili lungo tutta la catena del valore. Questo non riguarda solo la riduzione dell’impatto ambientale, ma anche aspetti sociali ed economici, come la responsabilità etica, la trasparenza e la creazione di valore a lungo termine per tutti gli stakeholder. Integrare la sostenibilità nel modello di business non è più un’opzione, ma una necessità per garantire la competitività e la sopravvivenza nel futuro.


#retail Il “fai-da-te” diventa “fai con noi”: progettazione, trasporto e posa sono parte della #CX #Adeo #AlixPartners
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LA SCELTA TECNOLOGICA

«Non possiamo immaginare, che oggi un’azienda come la nostra possa fare a meno di una piattaforma digitale solida» – afferma Alessandro Di Giovanni, presidente del Gruppo Adeo Italia. «La tecnologia ci ha permesso di simulare, attraverso un digital twin, la configurazione del network e lo sviluppo del portafoglio servizi, conciliando obiettivi strategici, crescita e investimenti». Con AlixPartners, Adeo ha simulato tutto in fase di on-boarding, anche l’installazione degli hub sul territorio nazionale. Scelte strategiche, basilari, che rendono il business model redditizio o meno. La stessa intelligenza artificiale, da sempre parte del DNA di Golilla, supporta l’efficientamento dei processi operativi tramite l’ottimizzazione delle tratte primarie e del last mile, lo schedule dei mezzi e la gestione delle tempistiche, la previsione granulare dei volumi, il tracciamento delle attività di consegna e installazione. Abilitando i livelli di servizio offerti ai clienti e destinatari, riduce in maniera sostanziale l’impatto ambientale. «In tale ottica, l’AI ci aiuta a considerare molte più variabili e a giungere prima a valutazioni per le quali in precedenza serviva un tempo maggiore».

LA FORZA DELLE PARTNERSHIP

«Il mercato retail deve prendere atto che il profilo del cliente è cambiato. Quello di oggi è molto più sofisticato e si aspetta un livello di servizio e di customizzazione maggiore. L’acquisto deve essere contornato da una certa esperienza di qualità, il che richiede basi tecnologiche forti» – sottolineano da AlixPartners. Si parte dalla strategia di business per capire, ed eventualmente implementare, lo stack tecnologico, incline o meno a supportare gli obiettivi prefissati. «La relazione con un partner deve essere win-win. Bisogna essere allineati, avere chiare le metriche, il loro sviluppo e il modo in cui queste possono impattare sul percorso che si sta intraprendendo» – confermano i manager. Rischi e costi, sfide e opportunità: un’unione di intenti che può portare a soluzioni innovative e a un’offerta di valore più ricca per i consumatori.

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Mercato dei sistemi MES in forte crescita in Italia, 120 milioni di euro di valore entro il 2027 https://www.datamanager.it/2025/03/mercato-dei-sistemi-mes-in-forte-crescita-in-italia-120-milioni-di-euro-di-valore-entro-il-2027/ Wed, 19 Mar 2025 15:23:57 +0000 https://www.datamanager.it/?p=244065 Lo rivela uno studio di Alixpartners e Qualitas Il mercato italiano dei sistemi MES (Manufacturing Execution Systems) sta vivendo una fase di significativa espansione, posizionandosi come elemento chiave nella trasformazione digitale del settore manifatturiero nazionale. Secondo la recente analisi realizzata da AlixPartners, società globale di consulenza, e Qualitas, software house consolidata nel settore industriale, il […]

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Lo rivela uno studio di Alixpartners e Qualitas

Il mercato italiano dei sistemi MES (Manufacturing Execution Systems) sta vivendo una fase di significativa espansione, posizionandosi come elemento chiave nella trasformazione digitale del settore manifatturiero nazionale. Secondo la recente analisi realizzata da AlixPartners, società globale di consulenza, e Qualitas, software house consolidata nel settore industriale, il mercato italiano raggiungerà i 120 milioni di euro entro il 2027, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 5,2% nel periodo 2022-2027.

Con l’esplosione dell’AI in fabbrica, i sistemi MES stanno emergendo come l’anello naturale di congiunzione strategica tra i sistemi gestionali ERP (Enterprise Resource Planning) e il mondo della produzione: mentre gli ERP gestiscono la pianificazione e il controllo a livello aziendale, i sistemi MES permettono di monitorare e gestire in tempo reale le attività sul campo. Grazie a queste capacità avanzate, le aziende possono oggi rischedulare le linee produttive e ottimizzare l’approvvigionamento delle scorte in maniera dinamica, rispondendo con maggiore agilità alle variazioni della domanda e alle inefficienze operative.

L’analisi realizzata dalla due società evidenzia come il mercato italiano, pur frammentato con 23 fornitori attivi, sia stato caratterizzato da attività di consolidamento. Tre sono le principali categorie di operatori nel mercato emersi: i fornitori specializzati in soluzioni MES, i vendor di sistemi di automazione e i provider di software enterprise nella cui offering sono presenti anche soluzioni MES. Tra questi, 11 fornitori sono focalizzati esclusivamente sui MES e solo quattro operano come vendor indipendenti, potenzialmente interessanti per operazioni di M&A. Un aspetto interessante che emerge rispetto alle specializzazioni dei fornitori italiani: mentre alcuni player hanno sviluppato soluzioni principalmente orientate al manufacturing discreto e meccanico, altri fornitori hanno optato per approcci più trasversali, coprendo settori che vanno dall’agroalimentare al packaging, dal farmaceutico all’automotive. Questa diversificazione permette alle aziende di trovare soluzioni più adatte alle proprie specificità produttive e rispondere meglio alle esigenze di nicchia del tessuto manifatturiero nazionale.

Nel confronto internazionale, infatti, le soluzioni MES italiane sono spesso più personalizzabili e adattabili alle esigenze del tessuto manifatturiero nazionale, incentrato principalmente sulla media impresa, ma soffrono di minore scalabilità rispetto ai grandi vendor globali, che offrono piattaforme standardizzate e integrate con ecosistemi più ampi di applicazioni industriali. Tuttavia, l’integrazione sempre più pervasiva dell’AI e la creazione di suite MES integrate con piattaforme come magazzino e qualità – favorite anche dal riscontrato consolidamento del mercato italiano – sta colmando questo gap, permettendo anche ai fornitori locali di offrire soluzioni più avanzate.

“Il panorama dei sistemi MES sta attraversando una profonda trasformazione,” afferma Paolo Malavolta, Vice President di AlixPartners. “Le aziende manifatturiere italiane stanno accelerando l’adozione di queste soluzioni per far fronte alle sfide della carenza di manodopera qualificata e alle crescenti complessità della supply chain. In particolare, il settore manifatturiero italiano, che rappresenta il 18% del PIL nazionale, sta guidando questa trasformazione digitale, con la maggioranza delle aziende manifatturiere che prevede di aumentare la spesa software, con particolare focus sui sistemi MES”.

“Stiamo osservando un’evoluzione significativa nelle capabilities offerte dai sistemi MES,” sottolinea Gianluca Panno, Senior Vice President di AlixPartners. “Le soluzioni più avanzate oggi integrano funzionalità di gestione della produzione, analisi delle performance e manutenzione predittiva. Inoltre, l’avvento dell’intelligenza artificiale nei sistemi MES porta una nuova dimensione i processi produttivi. L’intelligenza artificiale, con la sua capacità di apprendere dai dati e di fare previsioni, può migliorare significativamente le capacità dei sistemi MES, supportando ulteriormente le aziende nel loro percorso di trasformazione digitale.”

Nel contesto europeo, l’Italia si conferma come mercato significativo, sebbene con un tasso di crescita leggermente inferiore alla media dell’Europa occidentale, che si attesta al 6,7% CAGR per il periodo 2022-2027, mentre il mercato europeo nel suo complesso dovrebbe raggiungere gli 887 milioni di euro entro il 2027.

Secondo l’analisi, il mercato italiano dei sistemi MES mostra significative opportunità di crescita, dove la trasformazione del mercato sta procedendo su due direttrici parallele: da un lato l’evoluzione tecnologica verso architetture moderne, dall’altro la richiesta delle aziende di essere più agili nell’affrontare le proprie sfide. I player che sapranno combinare solidità funzionale, innovazione tecnologica e capacità di execution saranno meglio posizionati per cogliere le opportunità di questo mercato in evoluzione.

“La nostra ricerca evidenzia che, sebbene il mercato italiano presenti minori opportunità di investimento in un contesto in cui rimangono pochi vendor indipendenti che potrebbero rappresentare target attraenti per operazioni di M&A, le soluzioni MES rimangono invece di particolare rilevanza per il tessuto manufatturiero italiano.” afferma Marcello Bellitto, Partner & Managing Director di AlixPartners. “In particolare, le aziende scelgono software MES per adeguarsi ai ritmi imposti dal mercato, migliorare i processi produttivi e ridurre gli sprechi, adeguandosi ad un mercato che sta evolvendo rapidamente verso soluzioni più standardizzate, AI e cloud-based.”

“La trasformazione del mercato MES è guidata da diversi trend di crescita”, spiega Sergio Gasparin, Amministratore Delegato di Qualitas. “Il mercato sta vivendo una significativa evoluzione tecnologica, con le soluzioni che passano da sviluppi in-house a prodotti commerciali standardizzati. La transizione verso architetture moderne è accelerata dai progressi e dalla diffusione delle tecnologie IoT ed edge. Le nuove soluzioni MES sono inoltre spesso basate sul Cloud”.

Questo incremento riflette l’esigenza delle aziende manifatturiere italiane di adottare tecnologie avanzate per affrontare le sfide dell’Industria 4.0 e 5.0, traguardando miglioramenti significativi dal punto di vista dell’impatto sui KPI industriali: riduzione dei tempi di fermo macchina fino al 30%, incremento della produttività del 10-20% e ottimizzazione delle scorte con una riduzione media fino al 20% nei costi di magazzino. Questi numeri evidenziano come l’evoluzione tecnologica in corso stia trasformando il ruolo dei MES da semplice strumento di monitoraggio a piattaforma decisionale avanzata e strategica per le imprese.

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Europa sotto assedio, la disruption può ancora essere un’opportunità? https://www.datamanager.it/2025/02/europa-sotto-assedio-la-disruption-puo-ancora-essere-unopportunita/ Thu, 27 Feb 2025 14:42:17 +0000 https://www.datamanager.it/?p=243556 Dall’automotive alle telecomunicazioni, il Disruption Index 2025 svela i settori più esposti ai cambiamenti globali e le sfide per il Vecchio Continente Se c’è una parola che definisce questi anni di permacrisi è disruption. Letteralmente “rottura”, uno stravolgimento dello status quo che ridisegna le regole del gioco. Un tempo il proverbiale cigno nero, oggi quasi […]

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Dall’automotive alle telecomunicazioni, il Disruption Index 2025 svela i settori più esposti ai cambiamenti globali e le sfide per il Vecchio Continente

Se c’è una parola che definisce questi anni di permacrisi è disruption. Letteralmente “rottura”, uno stravolgimento dello status quo che ridisegna le regole del gioco. Un tempo il proverbiale cigno nero, oggi quasi la normalità.  Le aziende lo sanno bene. Non si tratta più di evitare il cambiamento, ma di capire se si riuscirà a governarlo o se si verrà spazzati via. Perché mentre alcuni crollano sotto il peso del mutamento, altri cavalcano l’onda e ne escono più forti. La differenza? Visione, adattabilità e, soprattutto, velocità di esecuzione. Come emerge dal Disruption Index 2025 di AlixPartners il vento è tornato a soffiare forte con un’Europa che rischia di diventare il classico vaso di coccio stritolato dal dinamismo di Stati Uniti e Cina.

Automotive, la crisi di un’industria simbolo

Un settore dove la disruption si sta facendo sentire in modo brutale è quello dell’auto. Nel report – frutto di 3.200 interviste a CEO e C-level di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Svizzera, Cina, Giappone, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, in 10 industry chiave – il fenomeno emerge senza mezzi termini, soprattutto nel Vecchio Continente. In parte è colpa dell’elettrificazione forzata, con normative stringenti che impongono scadenze difficili da rispettare. Ma il problema più grande è la concorrenza cinese. «La sovraccapacità produttiva cinese è tale da poter coprire l’intero mercato europeo» osserva Stefano Aversa, EMEA Chairman e Global Vice-Chairman, AlixPartners. «Se Pechino decidesse di inondare l’Europa con i suoi veicoli elettrici, non ci sarebbe scampo per molti marchi storici». Non a caso, il report prevede che la quota di mercato dei costruttori cinesi in Europa arriverà al 12% entro fine decennio, raddoppiando l’attuale 6%. Una minaccia esistenziale per l’industria europea.

Aerospace & Defense, la guerra corre più veloce della pace

Nell’industria della difesa la disruption è il propano dello sviluppo e nell’ultimo triennio ha conosciuto un’accelerazione repentina. Nel 2023, le spese militari mondiali hanno superato i 2.400 miliardi di dollari e le previsioni dicono che continueranno a salire. La NATO ha imposto un obiettivo chiaro, il 2% del PIL da destinare alla difesa. Ma non tutti i Paesi riusciranno ad arrivarci. Mentre dall’altra parte dell’oceano gli Stati Uniti, minacciano di ridurre gli investimenti nell’ombrello atlantico con la prospettiva sempre più reale per gli europei di dover fare da soli e in fretta.

Telecomunicazioni, troppa concorrenza, redditività ai mimimi Un altro settore analizzato nel Report è quello delle TLC in crisi strutturale da anni. Solo nel nostro Paese negli ultimi 15 anni, il mercato ha perso 18 miliardi di fatturato. Il problema? Prezzi troppo bassi, marginalità insufficiente e costi degli investimenti ancora troppo alti. Un giga mobile in Italia costa 10 centesimi, contro gli 80 della Germania si legge nel Report. Le aziende, strette tra costi elevati e margini ridotti, hanno reagito provando a separare le infrastrutture, come ha fatto TIM oppure hanno scelto di fondersi come hanno fatto Fastweb e Vodafone. Gli effetti però sono ancora incerti. mentre alcuni analisti ritengono che ci sia una terza strada almeno sulla carta percorribile, quella della specializzazione, con la separazione tra business B2B e B2C. Ma non è detto che possa bastare Il rischio è che, nel tentativo di rimanere competitivi, gli operatori finiscano per svendere il proprio futuro.

Il futuro si scrive adesso

Una lezione che emerge dal Disruption Index 2025 è che il cambiamento non aspetta nessuno. Chi investe, chi innova, chi si adatta, ha ancora la possibilità di vincere. Chi aspetta tempi migliori, è già fuori gioco. L’Europa ha ancora qualche carta da giocare, ma il tempo stringe. «Gli europei hanno dominato il mondo per 500 anni e non c’è nessuna ragione perché non si possa tornare protagonista» afferma Franco Bernabè, Senior Advisor AlixPartners. «Ma servono maggiore coraggio, visione e soprattutto una call to action immediata».

 

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AlixPartners rinnova la leadership globale ed europea https://www.datamanager.it/2025/02/alixpartners-rinnova-la-leadership-globale-ed-europea/ Wed, 12 Feb 2025 15:44:46 +0000 https://www.datamanager.it/?p=243229 David Garfield e Rob Hornby nuovi co-CEO della società, Catherine Sherwin e Mark Veldon nominati EMEA co-Head AlixPartners, società di consulenza globale presente in Italia da oltre venti anni, annuncia la nomina di David Garfield e Rob Hornby a co-Chief Executive Officer. I nuovi Amministratori Delegati, già in ruoli di leadership in AlixPartners in US ed EMEA, sono stati selezionati per guidare l’ulteriore sviluppo dell’azienda che ha un track record consolidato di crescita a doppia […]

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David Garfield e Rob Hornby nuovi co-CEO della società, Catherine Sherwin e Mark Veldon nominati EMEA co-Head

AlixPartners, società di consulenza globale presente in Italia da oltre venti anni, annuncia la nomina di David Garfield e Rob Hornby a co-Chief Executive Officer. I nuovi Amministratori Delegati, già in ruoli di leadership in AlixPartners in US ed EMEA, sono stati selezionati per guidare l’ulteriore sviluppo dell’azienda che ha un track record consolidato di crescita a doppia cifra. La scelta di una co-leadership rispecchia infatti il significativo sviluppo registrato da AlixPartners e la crescente rilevanza in Europa e Medio Oriente.

David e Rob succedono a Simon Freakley, CEO dal 2015, che rimarrà in AlixPartners come Executive Chairman. Sotto la sua guida la società si è ulteriormente affermata nel panorama mondiale come leader nella consulenza strategica, ristrutturazione e trasformazione per aziende di grandi dimensioni, fondi di private equity e mid cap.

Alla guida della regione EMEA sono stati nominati Catherine Sherwin e Mark Veldon – già rispettivamente Country Leader in Francia e co-Head nel Regno Unito – che assumono così il ruolo di EMEA co-Head. Entrambi succedono quindi a Rob Hornby, sotto la cui direzione AlixPartners ha visto più che raddoppiare i ricavi della region, con un aumento significativo in termini di dimensioni e riconoscimento sul mercato di tutte le Country.

“Accogliamo con grande entusiasmo questa evoluzione ai vertici globali e regionali”, ha commentato Dario Duse, Partner & Managing Director e Country Leader di AlixPartners in Italia. “Siamo certi che sotto la guida di David e Rob come nuovi CEO, e di Catherine e Mark come co-Head in EMEA, AlixPartners si è dotata di un leadership team ideale per proseguire il successivo capitolo della sua brillante crescita, sotto il segno della continuità ma anche dell’evoluzione di un business da sempre focalizzato al supporto – when it really matters – dei nostri partner e clienti in un contesto che continua a presentare elevati livelli di disruption, con le conseguenti sfide ma anche numerose opportunità”.

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