Banca Centrale Europea – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 08 Nov 2018 15:55:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Banca Centrale Europea – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Sistemi di pagamento, nuovi servizi e prospettive https://www.datamanager.it/2016/04/sistemi-pagamento-nuovi-servizi-prospettive/ Thu, 21 Apr 2016 10:47:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=99290 Per i sistemi di pagamento innovativi è fondamentale l’adeguamento alla nuova PSD2 per offrire a costi competitivi servizi in linea con la nuova operatività. Il settore sta proponendo soluzioni e modelli funzionali nuovi L’area dei sistemi di pagamento è uno dei territori d’elezione dell’attività bancaria e la presenza strategica in quest’area è – e sarà […]

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Per i sistemi di pagamento innovativi è fondamentale l’adeguamento alla nuova PSD2 per offrire a costi competitivi servizi in linea con la nuova operatività. Il settore sta proponendo soluzioni e modelli funzionali nuovi

L’area dei sistemi di pagamento è uno dei territori d’elezione dell’attività bancaria e la presenza strategica in quest’area è – e sarà sempre – irrinunciabile per l’istituzione finanziaria. In questi ultimi anni, il mercato dei servizi di pagamento sta attraversando una fase di grande trasformazione e turbolenza e si sta aprendo a nuove opportunità, minacce e nuovi attori. La disponibilità di servizi di pagamento innovativi, sicuri, facili da usare e poco costosi è uno degli elementi fondamentali per l’adozione su larga scala delle transazioni elettroniche e della digital economy. L’affermarsi dei digital payment (d-payment) non rappresenta solo un vantaggio in termini di comodità e sicurezza per le famiglie, le imprese e la PA, ma anche un importante volano di crescita e sviluppo oltre che un risparmio di costi. L’ultima relazione della Banca d’Italia ha evidenziato che in Italia su 100 pagamenti, 85 sono ancora in contanti. Lo spazio delle opportunità è quindi enorme e Banca d’Italia sostiene che se si colmasse il gap che ancora separa l’Italia dai paesi europei nell’utilizzo dei d-payment si avrebbe un incremento percentuale del PIL molto significativo. I d-payment favoriscono anche l’emersione dell’economia sommersa, che ha oggi una dimensione stimata in circa il 22% del PIL, con la conseguente riduzione dei costi di gestione del contante.


#eFINANCE #PSD2 per offrire a costi competitivi servizi in linea con la nuova operatività
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D-payment e innovazione

Secondo l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano nel 2015 i pagamenti digitali in Italia sono cresciuti del 5,6% e hanno raggiunto un valore di 164 miliardi di euro. La crescita è avvenuta anche grazie ai nuovi d-payment, per un valore stimato di 21,3 miliardi, che hanno visto aumentare il transato del 22% e che raggruppano tutte le forme di pagamento digitale più evolute (mobilePOS, contactless payment, ecommerce, epayment e mobile payment). Dei 21 miliardi, il 13% viene da acquisti di beni e servizi e pagamenti effettuati su smartphone, mentre il 6% è generato da mobile POS e contactless payment e il restante 87% scaturisce, invece, da acquisti di beni e servizi e pagamenti effettuati da pc e tablet. Anche una recente ricerca Gartner evidenzia che nei pagamenti un ruolo sempre più importante è svolto da smartphone e wearable e che entro il 2018 il 50% dei consumatori in Europa, Nord America e Giappone pagherà i propri acquisti utilizzando dispositivi mobili. Secondo IDC, entro la fine di quest’anno, il mercato mondiale dei mobile payment si avvicinerà a un trilione di dollari, la maggior parte dei quali sarà per acquisti online. Gartner evidenzia, inoltre, che a livello internazionale, si stanno affermando Google Wallet, PayPal, Apple Pay, Samsung Pay, Alipay, Bitcoin e le altre e-money. Nello stesso tempo sottolinea anche che le soluzioni di pagamento con NFC (Near Field Communication) dovranno sviluppare partnership tra retailer, banche e organizzazioni finanziarie, a differenza dei mobile wallet basati sul cloud che presentano invece maggiori opportunità di crescita. Infatti, osserviamo che i pagamenti mobile si stanno spostando verso il cloud computing. Visa e Mastercard stanno adottando l’HCE (Host Card Emulation), una tecnologia ad architettura aperta basata sul cloud che consente di effettuare operazioni NFC, tra cui i pagamenti. Con questo sistema è possibile gestire transazioni NFC sicure, affrancandosi dal supporto hardware del “Secure Element” (SE) ospitato nello smartphone, fornito dagli operatori telefonici.

La smaterializzazione del SE indebolisce la dipendenza dei pagamenti NFC da una SIM fisica, e quindi il controllo delle compagnie di telecomunicazione, a favore di un modello più aperto che semplifica l’offerta dei servizi NFC da parte di banche, issuer e sviluppatori. Le banche a loro volta si sono attivate per mettere a disposizione una serie di soluzioni innovative per il d-payment. In particolare, su iniziativa europea EBA (European Banking Authority – www.eba.europa.eu), sono oggi sul mercato sistemi come MyBank che consentono ai clienti di pagare direttamente dal proprio home banking tramite bonifico istantaneo senza cessione di credenziali. A tal proposito Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI richiama l’attenzione sui d-payment di tipo B2B e B2C. «Il Consorzio CBI, per esempio, ha implementato il servizio CBILL offerto in modalità competitiva dagli istituti finanziari consorziati, per superare i limiti e le inefficienze derivanti dai pagamenti tramite contante». Il servizio CBILL consente di consultare e pagare online diverse tipologie di bollette e avvisi di pagamento: utenze, tributi, cartelle esattoriali, trasporti, ticket sanitari e altro. L’innovazione di CBILL consiste soprattutto nell’operatività multicanale e multibanca. «Mentre con i servizi di pagamento online – prosegue Fratini Passi – offerti sino a oggi, il cliente può pagare online solo le bollette di aziende o della PA che hanno sottoscritto specifici accordi con il proprio istituto di credito, con CBILL basta che le organizzazioni fatturatrici abbiano adottato il servizio, per consentire a chiunque di consultare e pagare bollette/fatture e tasse attraverso internet banking e altri canali (tablet, smartphone, ATM e sportello fisico) messi a disposizione da ciascun istituto finanziario». Gli oltre 80 fatturatori che hanno già aderito al servizio stanno riscontrando molteplici vantaggi, tra i quali l’efficientamento dei processi interni grazie alla riconciliazione automatica degli incassi e, grazie all’aggiornamento in tempo reale delle posizioni debitorie, la riduzione dei rischi di errori di compilazione da parte del debitore. «Oltre alla soluzione standard – conclude Fratini Passi – ciascuna azienda potrà contare sulla partnership dell’istituto finanziario per sviluppare servizi aggiuntivi basati sulle proprie esigenze».


#eFINANCE Pagamenti digitali cresciuti del 5,6% per un valore di 164 miliardi di euro
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Anche la PA si sta muovendo nella direzione dei d-payment. La digitalizzazione degli incassi avviene grazie a una piattaforma tecnologica “nodo dei Pagamenti-SPC” già attiva presso l’Agenzia per l’Italia Digitale e alla quale si collegano le singole PA tramite il Sistema pubblico di connettività (SPC). «Il 2015 è stato un anno che ha visto nascere soluzioni basate su standard SEPA (Single Euro Payment Area), a iniziare dai pagamenti P2P (person to person) che vedranno anche la loro declinazione in altri modelli, quali il P2M (person to merchant) e soprattutto il P2G (person to government)» – afferma Vincenzo Romeo, innovation & technologies director di Ingenico Italia. Altri standard industriali e tecnologici disegnati e sostenuti dai circuiti di pagamento si sono definitivamente consolidati: vale la pena citare i sistemi di tokenizzazione che hanno favorito la diffusione dei mobile payment internazionali. «Dall’altro lato – continua Romeo – stiamo vedendo emergere tecnologie assolutamente innovative che possono rivoluzionare e cambiare molti paradigmi delle transazioni, non solo di pagamento, ma anche nel mondo finanziario: mi riferisco, per esempio, alla tecnologia blockchain». Secondo Enrico Belgini, product manager sistemi di pagamento e monetica di Cedacri, il disegno dei nuovi d-payment e la sicurezza delle soluzioni «devono sottostare sia alle linee guida diffuse da EBA sia alla nuova direttiva sui sistemi di pagamento». L’utilizzo di standard da parte dei diversi attori del sistema interbancario consentirà da un lato di raggiungere un’ampia diffusione dei nuovi strumenti di pagamento e dall’altro di poter garantire l’interoperabilità delle soluzioni. Da tempo, l’Europa sta facendo enormi sforzi per normare l’area dei d-payment e la loro sicurezza ma, come è noto, questo è un comparto globale per definizione che va dagli USA alla Cina. L’arrivo in Europa di sistemi meno sicuri, facili da usare e con un diverso modello di business, in taluni casi, con l’accordo dei circuiti delle carte, può rivoluzionare il mercato, disintermediando sia le banche sia gli altri operatori.

Payment Services Directive 2

Recentemente, è stata promulgata la nuova direttiva sui servizi di pagamento: la cosiddetta PSD2 (Payment Services Directive 2 – direttiva UE 2015/2366 del 25 novembre 2015) e gli Stati membri hanno tempo sino al 18 gennaio 2018 per recepirla. Le principali novità riguardano in via prioritaria l’ampliamento dello spazio competitivo, il cosiddetto “level playing field”, che consente la nascita di nuovi strumenti di pagamento e nuovi attori (PSP – payment services provider), abilitando, nel contempo, una dinamica competitiva che può determinare il miglioramento dell’offerta e della concorrenza. Altro importante aspetto riguarda il rafforzamento delle tutele per gli utilizzatori dei d-payment sia per ciò che concerne la sicurezza, la protezione dei dati e l’autenticazione sia definendo nuove responsabilità per gli utilizzatori. «La PSD2 andrà da un lato ad armonizzare il recepimento del regolamento europeo all’interno dei paesi aderenti all’Unione europea e dall’altro a regolare l’accesso e il recupero delle informazioni dai conti di pagamento della clientela da parte di nuovi operatori» – sottolinea Enrico Belgini di Cedacri. «Grazie ai servizi che i nuovi prestatori dovranno fornire ai nuovi attori (PSP di radicamento del conto e PSP di disposizione di ordine di pagamento), si amplierà la concorrenza». La risposta di Cedacri a tali evoluzioni consente alle banche clienti di continuare a essere compliant con i dettami normativi e abilita le stesse a nuovi prodotti/servizi verso la clientela finale (consumer e business) sia attraverso l’adozione di servizi legati ai d-payment sia collaborando con gli OTT che entreranno a breve nel mercato domestico. «Molti esperti concordano sulle potenzialità della nuova normativa, considerandola una piattaforma per l’innovazione nel mercato dei d-payment, dando spazio a nuovi soggetti non bancari e nuove modalità di pagamento: per esempio, grazie all’accesso (diretto) ai conti correnti e meccanismi di autenticazione rafforzati» – ribadisce Vincenzo Romeo di Ingenico Italia. Le banche dovranno ripensare strategie e servizi a partire dalle interfacce API, come del resto hanno fatto i principali player mondiali dell’ecommerce e di Internet. Tecnologie quali l’autenticazione da dispositivi mobili e, appunto, le nuove API per l’accesso a servizi finanziari e bancari saranno tra i principali fattori abilitanti.

Gli fa eco Andrea Serra, vice president BDM southern Europe e general manager Italy di Verifone Italia. «La nuova PSD2 ha indubbiamente modernizzato e rivoluzionato quella che era la PSD precedente del 2007 e punta a incoraggiare la crescita del mercato europeo dei pagamenti, rendendoli più sicuri e competitivi e promuovendo l’innovazione». Direttive come la PSD2 arricchiscono il mercato, assicurando che consumatori e aziende siano tutelati e protetti, e che vi sia trasparenza e sicurezza. «La direttiva PSD2 apre nuove frontiere nel mondo dei servizi di pagamento, ampliando le modalità attraverso le quali operano gli attori della filiera (esercenti, issuer, fornitori di servizi e di prodotti), rendendo le scelte di questi ultimi più autonome e indipendenti tra loro» – afferma Filippo Scibilia, CEO e managing director di Castles Europe. «Nel ruolo di costruttore di terminali EFT/Pos, Castles Technology orienta le proprie scelte strategiche come abilitatore tecnologico, per fornire prodotti innovativi e infrastrutture tecnologicamente avanzate, funzionali a creare soluzioni di business molto più efficaci per il merchant». In ottica di multicanalità, l’esercente in generale, sceglie il proprio strumento per accettare pagamenti, in relazione alla possibilità di interagire con più devices e permettendo al consumatore di pagare come meglio preferisce, anche tramite tecnologia contactless o con ambienti mobile wallet. Lo strumento di pagamento può ampliare le capacità di business del merchant, includendo nel terminale applicazioni a valore aggiunto per poter profilare la propria clientela, migliorando la conoscenza del consumatore attraverso processi di fidelizzazione.


#eFINANCE La smaterializzazione del SE indebolisce il controllo delle telco
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D-payment e sicurezza

Secondo l’indagine OVUM, “2016 Trends to Watch: Payments”, nel prossimo anno, il 61% degli istituti punterà a un numero crescente di risorse su soluzioni biometriche e di sicurezza per far fronte al nuovo mercato dei d-payment. Le ragioni principali di tale tendenza a livello globale sono: la sempre maggiore necessità di sicurezza, il cambiamento delle abitudini dei consumatori, le transazioni P2P in tempo reale e l’avvento della tecnologia blockchain, nonché la proliferazione di nuove interfacce e piattaforme. OVUM ritiene che la vera sfida riguardi soprattutto il meccanismo dell’instant payment, che rappresenterà una ghiotta opportunità di generare valore solo se sarà garantito in termini di efficacia, rapidità e, naturalmente, di data protection. In particolare, le soluzioni biometriche, insieme a nuovi strumenti di geolocalizzazione, costituiscono una priorità per il 34% delle banche. Il rapporto sottolinea anche l’importanza che rivestirà, nel prossimo futuro, la tecnologia blockchain (la tecnologia che abilita le crittovalute come Bitcoin) nell’economia distribuita e nei servizi finanziari.

Per quanto riguarda la sicurezza, da alcuni anni, il Consorzio PCI – costituito da American Express, Discover Financial Services, JCB, MasterCard Worldwide e Visa International – ha promosso lo standard PCI (Payment Card Industry), e in particolare il PCI-DSS (Payment Card Industry – Data Security Standard), per uniformare le modalità di gestione della sicurezza di dati, carte e in generale di d-payment. E’ anche attesa l’entrata in vigore delle specifiche in corso di emanazione da parte della BCE, che obbligheranno entro il primo febbraio 2017, a nuove e più stringenti misure di sicurezza. L’ambito soggettivo e quello oggettivo delle nuove regole saranno parimenti applicabili ai nuovi soggetti TPP (Third Party Payment provider) e al nuovo servizio di PI (Payment Institution). «Sicurezza e facilità d’uso delle soluzioni di pagamento devono essere le linee guida dei progetti di sviluppo del comparto legato ai d-payment» – afferma Enrico Belgini di Cedacri. «In particolare, lo sviluppo di nuovi strumenti richiede sempre di più l’utilizzo di tecnologie evolute di sicurezza dei sistemi di autenticazione da parte della clientela». Cedacri segue questo approccio, garantendo metodi di autenticazione light per i piccoli importi, modelli di strong authentication per le normali transazioni e abbinando a entrambi sistemi di detection e monitoraggio delle operazioni effettuate dai clienti con i diversi strumenti. «Prima di tutto, è fondamentale l’identificazione sicura del soggetto che accede al servizio di pagamento» – spiega Vincenzo Romeo di Ingenico Italia. «Come diceva un famoso esperto di sicurezza, risolvi il problema dell’identità e il servizio di pagamento sarà solo un problema di accounting». La PSD2 dedica molto spazio ai requisiti di sicurezza: codici dinamici, doppio fattore di autenticazione, canali informativi separati, etc. La sfida, però, è anche quella di mantenere semplice e fluida l’esperienza dell’utente. «Il secondo aspetto riguarda l’hardware – prosegue Romeo – ed emerge direttamente dalla nostra esperienza sul mobile POS, la cui soluzione è ormai affermata in Italia ed Europa. Quello che chiamiamo “point to point encryption” non significa altro che proteggere da un lato un piccolo dispositivo hardware low cost nelle mani dell’utente (da un punto di vista logico e fisico) e dall’altro lato assicurare il server applicativo per poter esentare dalle protezioni tutti gli altri elementi intermedi della catena». E’ un concetto applicabile e riutilizzabile in vari contesti e servizi di pagamento.


#eFINANCE Pagamenti digitali, cresce anche la domanda di sicurezza
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«Il successo di metodi di pagamento innovativi come d-payment e m-payment in futuro, saranno determinati quasi interamente dal livello di fiducia dei consumatori» – sottolinea Andrea Serra di Verifone Italia. «È cruciale avere una piattaforma di trasparenza, fluidità e sicurezza, per proteggere tutti gli utenti dei servizi di pagamento, grazie anche alla PSD2». L’evoluzione dei sistemi di pagamento permette di facilitare la fluidità delle transazioni, modernizzare le abitudini di pagamento dei cittadini e delle imprese, e promuovere la crescita economica. Per beneficiare di questi servizi è, però, fondamentale conoscere le norme previste per l’utilizzo degli apparecchi, dal punto di vista del consumatore, l’azienda o la banca. «E’ importante facilitare l’accesso ai fogli informativi corrispondenti ai prodotti/servizi – spiega Serra – per spingere consumatori e aziende a seguire le istruzioni d’uso date dai prestatori e conoscere gli obblighi e i diritti previsti per l’utente». Esiste, infatti, un problema generalizzato di conoscenza dei d-payment da parte del consumatore. Molti erroneamente ritengono che questi siano meno sicuri del contante, quando è vero il contrario. Altri hanno paura della potenziale tracciabilità e della non adeguata tutela della privacy. Altri ancora temono di perdere il controllo sulla spesa oppure che qualcuno con procedure truffaldine possa svuotare il conto in banca. Tutto ciò dimostra la scarsa conoscenza dei d-payment e di contro la necessità di una comunicazione adeguata e formazione. Bisogna, inoltre, incentivare maggiormente la facilità d’uso e l’intuitività dei singoli strumenti. In tal senso, riveste grande rilevanza il passaparola per raccontare le esperienze di successo e i vantaggi. Il rischio frodi sulle carte bancarie in Italia è di appena lo 0,019 su 100 transazioni e il 90% dei pagamenti è rappresentato dai micro-payment con un importo al di sotto di 25 euro per singola transazione.

Conclusioni

Serve una seria politica industriale per il settore dei pagamenti digitali e una conseguente azione di promozione dell’offerta. Occorre considerare che c’è una stretta correlazione matematica tra uso dei d-payment ed economia sommersa. Con l’uso massiccio di questi strumenti si avrebbe un risparmio annuo di oltre 15 miliardi di cui godrebbero anche i consumatori. Inoltre, sono fondamentali gli standard condivisi che garantiscano una maggiore interoperabilità e concorrenza. Più della via dell’obbligo normativo, già tentata nel recente passato, occorre una massiccia campagna di comunicazione, informazione e formazione, accompagnata dalla riduzione dei costi e delle commissioni e dalla individuazione di opportuni incentivi resi ben evidenti ai consumatori. In tal modo, gli italiani utilizzerebbero sicuramente i d-payment. Insomma, tutto ciò significa che bisogna fare sistema con una politica industriale seria e mirata. Solo così si può fare la “guerra al contante” e far diventare i d-payment una vera opportunità per il Paese.

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La BCE sceglie SIA e Colt per collegarsi a Target2-Securities https://www.datamanager.it/2016/02/la-bce-sceglie-sia-colt-collegarsi-target2-securities/ Mon, 08 Feb 2016 17:30:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=94154 L’infrastruttura di rete di SIA e Colt permetterà alla Banca Centrale Europea di accedere alla nuova piattaforma unica europea per il regolamento delle transazioni in titoli domestiche e cross-border La Banca Centrale Europea ha scelto SIA, in partnership con Colt, per il proprio collegamento a TARGET2-Securities (T2S), la nuova piattaforma unica europea per il regolamento delle transazioni […]

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L’infrastruttura di rete di SIA e Colt permetterà alla Banca Centrale Europea di accedere alla nuova piattaforma unica europea per il regolamento delle transazioni in titoli domestiche e cross-border

La Banca Centrale Europea ha scelto SIA, in partnership con Colt, per il proprio collegamento a TARGET2-Securities (T2S), la nuova piattaforma unica europea per il regolamento delle transazioni in titoli domestiche e cross-border.

E’ previsto che la Banca Centrale Europea migri verso l’infrastruttura di rete a valore aggiunto di SIA e Colt nel giugno 2016. Le due società forniranno alla BCE anche una soluzione di gestione dei messaggi basata su BOX Messaging Hub di INTERCOPE per facilitare l’integrazione del software applicativo della BCE stessa con la piattaforma unica TARGET2-Securities.

L’infrastruttura di rete di SIA e Colt permette a tutti gli istituti autorizzati di connettersi alla piattaforma T2S in modo efficiente e sicuro. Tali istituti includono CSD (Depositi Centrali Titoli), CCP (Centri di Compensazione Titoli), banche centrali dell’Eurosistema e altre grandi banche che operano in Europa. La rete è stata progettata per garantire sicurezza e riservatezza nella trasmissione dei dati oltre ai più elevati standard di affidabilità, performance e continuità dei servizi.

TARGET2-Securities (T2S) è un progetto implementato dall’Eurosistema – BCE e banche centrali della zona euro – e sviluppato e gestito da quattro banche centrali (Banca d’Italia, Deutsche Bundesbank, Banque de France e Banco de Espana). La piattaforma crea un unico motore pan-europeo di regolamento titoli contribuendo a realizzare un vero mercato unico in Europa.

La BCE ha assegnato a SIA e Colt una delle due licenze di Value Added Network Service Provider per T2S a conferma della loro leadership nel settore dei servizi finanziari, dell’alta affidabilità della rete e dei servizi in tutta Europa e della comprovata esperienza nella fornitura e nella gestione di soluzioni ‘mission critical’.

Dalla partenza di TARGET2-Securities lo scorso giugno, SIA e Colt hanno gestito una media mensile di 11 milioni di  messaggi relativi alle transazioni in titoli.

“Questo grande successo dimostra che SIA e Colt hanno capacità tecnologiche di assoluta eccellenza in termini di affidabilità, solidità e sicurezza delle proprie infrastrutture a livello internazionale. Al tempo stesso è un’importante conferma del fatto che il mercato dei servizi e delle infrastrutture di messaggistica per il settore finanziario europeo è aperto e competitivo” ha commentato Andrea Galeazzi, Direttore Network Services di SIA.

“Dopo il successo della prima fase di migrazione verso T2S, con una grande quantità di dati trasportati da SIA e Colt, siamo felici di lavorare a questo progetto con la Banca Centrale Europea. Colt e SIA forniranno alla BCE una soluzione di connettività e messaggistica per la piattaforma T2S totalmente gestita, con un alto livello prestazionale e di scalabilità e con livelli di servizio garantiti permettendo alla BCE stessa di concentrarsi sui propri obiettivi istituzionali piuttosto che sull’infrastruttura”, ha aggiunto Andrea Deli, Client Director South Region, Capital Markets di Colt.

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Innovazione in banca, ICT e gestione dell’informazione https://www.datamanager.it/2015/05/innovazione-in-banca-ict-e-gestione-dellinformazione/ Mon, 18 May 2015 14:29:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74475 Passare dalla vendita prodotto-centrica alla vendita incentrata sul cliente richiede molto di più di un semplice cambiamento di filosofia. Per gestire efficacemente la customer experience ci vuole più intelligence per reingegnerizzare i processi aziendali e sviluppare relazioni forti e di qualità Negli ultimi tempi, le banche sono state al centro di un dibattito, talvolta polemico, […]

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Passare dalla vendita prodotto-centrica alla vendita incentrata sul cliente richiede molto di più di un semplice cambiamento di filosofia. Per gestire efficacemente la customer experience ci vuole più intelligence per reingegnerizzare i processi aziendali e sviluppare relazioni forti e di qualità

Negli ultimi tempi, le banche sono state al centro di un dibattito, talvolta polemico, che ha evidenziato un sentimento diffuso di sfiducia da parte di importanti segmenti di clientela. Sono ben evidenti alla memoria i reclami per la tutela del risparmio, per il comportamento tenuto nell’emissione di prodotti a rischio e per le analisi comparative sui costi. Dai risultati di talune ricerche di marketing sulle agenzie bancarie, sembra che lo sportello sia percepito dal cliente solo come un luogo di passaggio obbligato e non come un vero servizio a valore aggiunto. Effettivamente, i clienti ricevono pochi suggerimenti, idee e consigli personalizzati, proposte di investimento tagliate su misura e, soprattutto, non si sentono mai domandare se vi sia stata soddisfazione dall’acquisto di qualche prodotto/servizio precedente. Insomma, una grave carenza di relazione tra banca e cliente.


#finance customer intelligence e customer experience sono le priorità per la banca
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A fronte di questa preoccupante situazione, l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) ha da tempo risposto con iniziative di settore e con l’obiettivo di migliorare il rapporto con il cliente sui tre fronti principali: il credito, il conto corrente e il risparmio. è recente il provvedimento che recepisce la direttiva 2014/92 sulla portabilità dei conti e in prospettiva delle custodie titoli, da una banca all’altra. Ma la risposta a livello di sistema non può essere sufficiente da sola. Ogni banca deve necessariamente trovare la propria strategia per risolvere un problema così importante, facendo leva su tutte le componenti della relazione, per cui è fondamentale poter raccogliere tutte le informazioni rilevanti sul cliente. Spesso, però, le informazioni cruciali sono disperse nei diversi sistemi o sono intrappolate sotto forma di dati non strutturati. Di conseguenza riuscire a ottenere, in ogni momento, una fotografia completa dello status della relazione del singolo cliente e delle performance complessive non è facile. Talvolta il processo di affinamento informativo parte o da una carenza di informazioni o da una sovrabbondanza, altre ancora da informazioni presenti in azienda ma non visibili o facilmente accessibili. I dipendenti di ogni livello creano conoscenze e si scambiano esperienze. Il problema è che la maggior parte delle informazioni utili rimane intrappolata nelle menti dei creatori, oppure all’interno di documenti ai quali è difficile accedere proprio perché sono stati generati senza tener conto del riutilizzo aziendale. La decentralizzazione delle attività, la pluralità delle sedi e anche la naturale tendenza delle grandi organizzazioni a lavorare a compartimenti stagni fanno il resto. Le acquisizioni e fusioni che si sono succedute in questi anni nel settore hanno poi fatto aumentare le unità operative e creato all’interno delle organizzazioni “enclavi culturali” che tendono a collaborare a comparti. Lo sostiene anche uno studio di Forrester Research da cui si evince che i dati sono raccolti e analizzati da strutture differenti che agiscono con differenti approcci e metodi. Ciò fa sì che raramente il consulente allo sportello possa cogliere i motivi che stanno all’origine delle azioni del cliente. Poter prevedere se e quando un cliente ripeterà le sue operazioni è certamente utile, ma sapere le motivazioni del suo comportamento e quindi poter agire in modo da mantenerne e magari accrescere la sua fedeltà d’acquisto è ancora più importante. Ciò è particolarmente vero per il professionista bancario di prima linea, ad esempio se dedicato a un segmento di clientela, che ha estrema necessità di disporre tempestivamente di informazioni circostanziate, attuali e complete, quindi di un quadro del cliente chiaro e consistente.

Andare oltre i numeri

Gestire efficacemente la relazione significa poter andare al di là dei numeri che rappresentano il passato, i risultati ottenuti, i piani in corso e le previsioni future. Il miglioramento del rapporto con il cliente (imprese e persone) e, in prospettiva, la capacità di sviluppare forti e qualificate relazioni con esso sono ai primi posti nelle priorità del top management bancario. Per raggiungere compiutamente tale fondamentale obiettivo, dal punto di vista organizzativo e informatico, è importante poter raccogliere e valutare tutte le informazioni rilevanti sul cliente e sui vari segmenti di clientela, in modo tale da prendere le decisioni adeguate ed efficaci a tutti i livelli dell’organizzazione bancaria. L’area della gestione della conoscenza che riguarda la relazione con il cliente può essere gestita efficacemente dalle soluzioni big data (BD), business intelligence (BI) e analytics. Tale ambito tecnologico, che spesso va anche sotto il nome di customer intelligence (CI) o customer experience (CX), è specificatamente studiato per i processi di gestione efficiente ed efficace del cliente e rappresenta l’evoluzione più recente del customer relationship management (CRM). Entro la fine di quest’anno, Gartner prevede che l’85% delle aziende Fortune 500 disporrà di progetti di analisi BD. Parallelamente, IDC stima che il mercato legato a tecnologie e servizi BD crescerà con un tasso annuale composto del 27%, passando dai 12,6 miliardi di dollari del 2013 ai 32,4 miliardi di dollari nel 2017. Anche il segmento business analytics cresce a ritmi molto superiori rispetto a quelli del mercato IT, 10,8% all’anno secondo IDC: il valore totale del mercato nel 2013 era di 104,1 miliardi di dollari. La CI/CX può essere definita come il prodotto dell’analisi di dati quantitativi e qualitativi del cliente destinato a produrre riflessioni atte a consentire di prendere decisioni consapevoli e informate, oltre che a stabilire, modificare e trasformare le strategie e i processi di customer relationship in modo tale da trarne vantaggi competitivi, migliorare le performance e la profittabilità e, più in generale, raggiungere gli obiettivi prefissati per il singolo cliente.


#finance Fabio Rizzotto: «Perdita di fiducia da parte dei clienti delle banche» @IDCItaly
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Infatti, nei mercati finanziari, i prodotti possono essere copiati rapidamente e i servizi non bastano a fare la differenza, solo la CI/CX può offrire alle banche un reale vantaggio competitivo. Ma non è così facile! Passare dalla vendita prodotto-centrica alla vendita incentrata sul cliente presuppone molto di più di un semplice cambiamento della filosofia di business. Dal punto di vista della progettazione organizzativa, l’adozione di soluzioni di CI comporta un cambiamento notevole nella reingegnerizzazione dei processi aziendali e nella cultura aziendale. L’impatto più rilevante è l’abbandono di prassi manageriali consolidate e l’introduzione di nuovi modelli organizzativi sicuramente più “piatti”, meno gerarchici, più a rete, all’interno dei quali i manager dovranno interagire con le tecnologie citate, al fine di creare il vero valore aggiunto. La banca deve, quindi, porre al centro della propria strategia la customer experience (CX), ascoltando sistematicamente i clienti, interpretandone le esigenze e proponendo le soluzioni in grado di soddisfarli. La conoscenza del cliente è la leva per definire un posizionamento vincente e per acquisire un reale vantaggio competitivo. La maggior parte degli investimenti effettuati nella CX nel settore della finanza si concentrano su implementazioni tecnologiche. Ci sono però anche molte iniziative operative e organizzative che tendono a migliorare l’efficienza e le prestazioni del personale di front office della filiale o del contact center e del back office come sotto-sistemi essenziali della operatività bancaria. Questa tendenza sta portando le banche a rivedere radicalmente i processi interni e quelli di relazione con il cliente oltre ai relativi sistemi informativi sottostanti. Con il cambiare delle condizioni e la disponibilità di nuove informazioni di tipo big data (BD), i responsabili dei dati devono essere in grado di aggiornare e rendere istantaneamente disponibili le informazioni a tutti i decision maker sia a livello centrale sia della rete commerciale e di vendita.

In sostanza, le recenti tecnologie di big data analysis e di business intelligence, ponendo in luce i potenziali vantaggi relativi alla competitività, alla redditività, alla tempestività e all’aumento di efficacia, costituiscono la moderna base per realizzare compiutamente la CI/CX. Infatti, BD e BI sono la risultante di un processo sistematico di selezione, organizzazione, distribuzione e presentazione di tutte quelle informazioni necessarie a migliorare le performance e l’efficacia verso il cliente. Gestire la conoscenza del cliente con tali strumenti diventa dunque un bisogno strategico e le banche che lo fanno hanno da subito un vantaggio competitivo indiscutibile. Con le tecnologie odierne, aggregare e analizzare grandi quantità di informazioni è sempre più veloce, semplice e a buon mercato e anche perché sempre più imprese si stanno lanciando nel business del loro sfruttamento. Man mano che i dati diventeranno più completi e gli strumenti di analytics sempre più potenti, c’è però il rischio di abusi nel loro utilizzo e quindi il problema della sicurezza e della privacy deve essere adeguatamente affrontato di pari passo.


#finance Cloud, BA, mobile e social migliorano la customer experience @IDCItaly
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Customer (re)engagement

Customer (re)engagement è la denominazione di una delle più importanti iniziative strategiche intraprese dalle banche a livello globale” afferma Fabio Rizzotto, senior research and consulting director di IDC Italia. «La perdita di fiducia dei clienti e la diminuita fedeltà – continua Rizzotto – sono state ben documentate e rappresentano un’importante flessione delle entrate per le banche». I clienti, infatti, sono diventati molto più critici e meno disposti ad accettare servizi scadenti e spese ingiustificate. Per rilanciare la relazione con il consumatore, le banche stanno, quindi, rispondendo con grandi investimenti proprio nelle tecnologie alla base del CI/CX e per la gestione dei clienti. Recentemente, è stata presentata al Salone del Risparmio la ricerca di Objectway dal titolo “Digitalizzazione: evoluzione dei servizi di investimento per i clienti affluent”, che ha coinvolto 108 istituti in 24 paesi EMEA e che descrive come gli istituti finanziari che si rivolgono a una clientela affluent stiano usando le tecnologie digitali, e come abbiano pianificato di svilupparle entro due anni. Secondo Objectway, le banche si stanno rendendo conto di come la digitalizzazione sia essenziale per migliorare la gestione e la centralità del cliente. In sintesi, i progetti di digitalizzazione rilevati appaiono prevalentemente orientati a rafforzare i servizi offerti in multicanalità e a migliorare l’esperienza di fruizione in un’ottica cliente-centrica. In particolare, le videochat rappresenteranno entro due anni il canale preferenziale di interazione con il cliente, passando dall’attuale 19% al 69% di diffusione, mentre la filiale, oggi ancora di gran lunga il canale preferito per l’interazione (67%), nei prossimi due anni diventerà più marginale senza tuttavia sparire (30%).

Dall’analisi emerge inoltre una criticità connessa all’assenza di integrazione e sincronizzazione dei dati tra i diversi canali, fattore segnalato da circa la metà del campione. È su questo fronte che è atteso il più drastico cambiamento nei prossimi due anni. La coerenza tra i servizi offerti in multicanalità, assente nel 44% del campione, sarà solo del 3% entro due anni. Inoltre, Objectway evidenzia come oggi le banche usino strumenti di analytics solo per raccogliere e monitorare i dati dei clienti, ma non per effettuare analisi comportamentali. In futuro, la semplice acquisizione delle informazioni (odierno 56%) tenderà a sparire (4% nel 2016) a favore dello sviluppo di sistemi in grado di sviluppare servizi e soluzioni altamente personalizzate (dal 6 al 27%). Infine, dalla ricerca emerge come oltre la metà del campione faccia uso dei social media per interagire con i clienti in modo unidirezionale. L’altra metà non li usa per niente. Le possibilità connesse all’utilizzo strategico dei social media non sembrano essere state ancora identificate. Chi pensa di poter integrare in futuro i social media nei propri sistemi di gestione del rapporto con il cliente, si distingue perché già ora li utilizza per la comunicazione unidirezionale e la raccolta di informazioni. Tramite i social network sono, infatti, disponibili dati su comportamenti, opinioni e aspettative del cliente. Per creare una nuova comprensione del consumatore che ne abbracci la globalità, bisogna anche che gli esperti di marketing e di CI/CX lavorino insieme.


#finance La banca diventa social. Videochat nuova frontiera dei servizi bancari
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Canali e processi

Nell’economia digitale, che diventa gradualmente parte integrante della nostra vita, le istituzioni finanziarie devono fornire servizi di qualità superiore ai clienti unificando anche l’uso dei diversi canali. La capacità di comunicare a livello globale diventa, quindi, un rilevante vantaggio competitivo. Il settore finanziario è stato tra i primi a comunicare con i propri clienti attraverso la logica multicanale (filiale, telefono, e-mail, i partner, addetti alle vendite, siti web e portali, applicazione per cellulare, social network, etc.). Proprio tale moltitudine di punti di contatto rende molto importante e necessaria per la CI una “visione unificata e flessibile” del cliente. Secondo il recente rapporto “Customer Experience Survey 2014” di IDC, quasi la metà (46%) degli istituti finanziari in Europa sta lanciando iniziative di marketing che utilizzano email e social network e vogliono migliorare la CX. Più della metà (54%) delle banche europee conta sul feedback non richiesto dei clienti come la principale fonte di dati attendibili sui punti deboli o di possibile miglioramento dell’offerta e della relazione. Sono anche utilizzate altre tecniche tradizionali come i sondaggi e i rapporti della forza vendita e dei partner di canale. L’analisi del sentiment espresso via web o mobile per la misurazione della CX è già utilizzato da alcune istituzioni ma, al momento, è ben lontano da diventare uno standard. Sempre secondo la ricerca IDC, oltre l’80% delle banche ritiene che le tecnologie di terza generazione, cosiddette CAMS (cloud computing, business analytics, mobile e social) migliorino radicalmente la customer experience. Tuttavia, anche se le tecnologie CAMS sono fortemente IT-intensive, il dipartimento IT e sistemi informativi non è quasi mai da solo nella decisione di selezione e impiego. La leadership IT è più pronunciata per le tecnologie mobili e meno per i progetti di business e social. In realtà, lo sviluppo di soluzioni IT rivolte al cliente richiede, come detto, un elevato grado di collaborazione tra i vari reparti, in particolare con la direzione marketing e commerciale. Oltre due terzi (68%) dei dirigenti del settore finanziario ritiene che ci debba essere un forte rapporto di collaborazione tra l’IT e gli altri servizi. 

Sette punti strategici

Da un punto di vista funzionale e dei processi, l’attenzione della banca si sta sempre più spostando verso tutte le possibili forme di contatto e di relazione con il cliente, che rappresentano oggi la principale ricchezza e ne determinano il valore. Vediamo quali sono i punti fondamentali:

  1. Segmentare i clienti in base alle caratteristiche rilevanti per il business.
  2. Monitorare le relazioni (passate, presenti e pianificate) con i clienti, come singoli e come tipologie.
  3. Misurare la relazione tramite opportuni indicatori prestazionali elaborati e aggiornati automaticamente.
  4. Calcolare sistematicamente gli indicatori consuntivi e predittivi con tecniche di data mining e modelli statistici;
  5. Elaborare indicazioni sintetiche (potenziale commerciale, propensioni, comportamenti, ecc.) tratte da modelli predittivi;
  6. Effettuare simulazioni e analisi di tipo what-if;
  7. Integrare, gestire e analizzare con soluzioni informatiche adeguate, i dati prodotti dai molteplici canali di contatto.

Si tratta, in sostanza, di riorganizzare in modo efficace e “intelligente” le informazioni sul cliente: il tutto nell’ottica di massimizzare i ricavi attraverso una migliore definizione/pianificazione di tutte le aree aziendali (non solo della forza vendita, ma coinvolgendo tutto il ciclo dalla pianificazione produttiva alle campagne commerciali). Sistemi in grado di investire tutte le funzioni, le linee di business, le aree geografiche e l’intero sistema della banca e dalle sue relazioni.

La customer experience comprende anche i sistemi di CRM con i seguenti obiettivi: creare nuove condizioni per la raccolta e la misurazione (spesso automatica) dei dati riguardanti il mercato, la domanda e i clienti permettendo la costruzione di customer database e di customer warehouse integrati; offrire nuovi strumenti e applicazioni che consentono di produrre informazioni rilevanti per l’applicazione dei modelli di analisi delle relazioni con i clienti (per esempio, comportamento d’acquisto, redditività prospettica, ciclo di vita, etc.) e per il supporto delle decisioni di marketing. Guardando alle esperienze di questi ultimi anni, nella pratica, emerge chiaramente che i sistemi CRM, fatta eccezione per pochi casi di eccellenza, sono rimasti una disciplina troppo focalizzata sulla dimensione operativa e con scarsa visione strategica nel senso della CI/CX.


#finance Tecnologie e servizi Big Data in crescita del 27% all’anno @IDCItaly
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Conclusioni

In prospettiva, la banca sembra essere sempre più dipendente dalla “conoscenza”: intesa come quel complesso di informazioni, processi, metodologie, esperienze e associazioni che permettono di operare in modo efficace e intelligente nella relazione con il cliente. Da un punto di vista teorico, soltanto negli ultimi anni si è incominciato ad affrontare il problema della conoscenza e del capitale informativo. Questo fatto per le banche rappresenta un terremoto di notevoli proporzioni. Una cosa, però, è affermare che la conoscenza è il capitale più importante di un’organizzazione, un’altra è tradurre questa constatazione in piani e strategie atte a migliorare i risultati. In tale nuovo contesto economico, il compito principale del funzionario/dirigente è quindi quello di porre il “brain power” organizzativo (spesso non utilizzato) al servizio concreto dell’azienda intera. Il capitale intellettuale viene definito come “la capacità organizzativa di soddisfare i requisiti”.

Esso è costituito da: le capacità professionali dei lavoratori, i sistemi informativi, l’intelligenza competitiva e di mercato, l’abilità manageriale e dal “valore dei rapporti di un’organizzazione con i propri clienti”. Infatti, è attraverso l’interlocuzione con i clienti e con il mercato che la conoscenza si trasforma in denaro. Oggi, le banche, che lavorano sempre di più in un contesto in cui la velocità dei cambiamenti e la qualità delle informazioni sono sempre più elevate, richiedono quindi la messa a punto di strutture e processi specializzati e industrializzati per la gestione della conoscenza proprio come presupposto per la CI/CX. Il punto centrale è quello di mettere in relazione efficace e diretta coloro che “sanno” e coloro che hanno “bisogno di sapere”, convertendo la conoscenza da personale ad aziendale e mettendola a disposizione di tutta l’organizzazione.

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Sistemi di pagamento. Nuovi servizi e prospettive https://www.datamanager.it/2015/04/sistemi-di-pagamento-nuovi-servizi-e-prospettive/ Mon, 20 Apr 2015 13:20:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73026 A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti di pagamento innovativi. In Europa, la SEPA consente di offrire strumenti sicuri e affidabili a costi competitivi e con nuovi modelli funzionali La disponibilità di sistemi di pagamento sicuri, facili da usare e poco costosi è uno degli elementi fondamentali per l’affermazione su larga scala delle transazioni […]

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A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti di pagamento innovativi. In Europa, la SEPA consente di offrire strumenti sicuri e affidabili a costi competitivi e con nuovi modelli funzionali

La disponibilità di sistemi di pagamento sicuri, facili da usare e poco costosi è uno degli elementi fondamentali per l’affermazione su larga scala delle transazioni elettroniche e dell’economia digitale. Lo sviluppo dell’e-commerce trova ancora oggi un ostacolo nei sistemi di pagamento e l’utilizzo delle carte bancarie (credito, debito e prepagate), soprattutto in Italia, lascia molto a desiderare. L’ultima relazione della Banca d’Italia ha evidenziato che il numero delle operazioni effettuate con strumenti di pagamento diversi dal contante cresce lentamente e su 100 pagamenti, 85 sono ancora in contanti. Nel 2013, in particolare in Italia, sono state regolate solo 75 operazioni pro capite con strumenti alternativi al contante, contro le 194 dei paesi dell’area dell’euro. Gli utenti attivi sull’home banking sono stati circa 33,9 milioni con circa 2,5 milioni di imprese (1,7 milioni usano il Corporate Banking Interbacario). L’e-commerce ha raggiunto in Italia i 14 miliardi di euro di fatturato, con un tasso annuo di crescita di oltre il 20% (dati del Consorzio Netcomm).


#pagamentielettronici Vincenzo Romeo @ingenico «Tecnologie e standard ormai maturi»
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Il mercato dei servizi

Il mercato dei servizi di pagamento si sta aprendo a nuove opportunità e vede l’avvento di nuovi attori. A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti innovativi via Internet e mobile. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, l’innovazione è però ancora in fase embrionale e anche gli e-payments si stanno spostando verso il cloud computing. Visa e Mastercard, ma anche Google, per esempio, stanno adottando l’HCE (Host Card Emulation), una tecnologia ad architettura aperta basata sul cloud computing che consente di effettuare pagamenti anche in combinazione con la tecnologia NFC (Near Field Communication). Con l’HCE è possibile gestire transazioni sicure affrancandosi dal supporto hardware del “Secure Element” (SE) ospitato nel cellulare. La smaterializzazione del SE indebolisce la dipendenza dei pagamenti da una SIM fisica, e quindi dal controllo delle compagnie telefoniche.


#pagamentielettronici Enrico Belgini @cedacri «La SEPA è il punto di partenza»
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Per quanto riguarda la domanda, Juniper Research, con la sua recente ricerca sul tema, afferma che circa 2 miliardi di utenti a livello globale compreranno tramite mobile entro il 2018. L’offerta è caratterizzata da prodotti emergenti come: Google Wallet, PayPal, Apple Pay, Samsung Pay, Alipay, Android Pay, Bitcoin e le altre e-money, che potrebbero imporsi a livello mondiale e, quindi, anche sul mercato europeo, come standard de facto. Tali sistemi, infatti, pur essendo meno regolamentati e controllati di quelli europei sono nati per essere globali. Talune indiscrezioni fanno credere a un prossimo accordo tra Apple e Alibaba Group, mediante il suo sistema Alipay, che già vanta partnership con 200 società creditizie cinesi. Il patto potrebbe traghettare Apple Pay in Cina in tempi brevi. Samsung Pay gode, invece, di accordi specifici con Visa e, inoltre, per gli m-payment ha acquisito la società leader Looppay. Google sta pensando a nuovi servizi da includere nei suoi Google Wallet, ha appena definito Android Pay e ha acquistato la tecnologia Softcard: la joint venture creata nel 2010 dagli operatori telefonici AT&T, Verizon e T-Mobile Usa. Attualmente, il sistema Google è utilizzato in circa 200mila punti vendita statunitensi, tra cui Subway e McDonald’s. Oltre ai sistemi richiamati, ci sono poi le e-money, tra cui spicca Bitcoin, che alcuni grandi merchant, come Dell, Expedia e Showroomprive accettano già per i pagamenti.


#pagamentielettronici Liliana Fratini Passi @ConsorzioCBI «Grande attività nel segmento B2B e B2G»
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Multicanalità e sicurezza

Vincenzo Romeo, innovation & technologies director di Ingenico Italia si dichiara perfettamente d’accordo sulla forte spinta innovativa e ritiene che il 2014 è stato un anno molto ricco di innovazioni. «Tecnologie e standard ormai maturi quali NFC ed EMV hanno trovato nuove implementazioni: dall’HCE, citato, introdotto da Google sulla piattaforma Android che facilita la distribuzione dei mezzi di pagamento NFC sugli smartphone, ad Apple Pay, che ha integrato NFC, biometria e tokenizzazione per i pagamenti con i POS e per i pagamenti online nelle App». Si è visto anche il consolidamento delle soluzioni di mobile POS, ovvero la possibilità di usare lo smartphone per accettare i pagamenti con carte grazie a un terminale POS portatile di piccole dimensioni, soluzioni in cui Ingenico Italia è stata particolarmente attiva e innovativa. «Stanno emergendo soluzioni di pagamento “multicanale” – continua Romeo – in cui l’esperienza di acquisto e di pagamento in-store, online e mobile, si integrano e creano nuove opportunità di vendita per i merchant e maggiore comodità per il cliente». In questo contesto estremamente dinamico, che ha bisogno di standard di interoperabilità per la natura stessa dei sistemi, gli sforzi da parte di organismi come EMVCo e PCI SSC si stanno concentrando sulla tokenizzazione, per usare sui TRE canali (online, mobile e fisico) dei token che sono “surrogati” dei numeri delle carte di credito, per ottenere maggiore sicurezza e flessibilità.


#pagamentielettronici Alessandro Poerio di Oberthur Technologies: «Presidiare la filiera del pagamento»
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Inoltre, in ambito europeo, si stanno consolidando gli standard EPAS, per garantire interoperabilità ai sistemi di accettazione di carte, distribuiti su più paesi. Ingenico ha avviato due progetti basati su questi standard, con due importanti operatori, Carrefour e Auchan. I progetti prevedono l’avvio a breve delle fasi pilota in Francia, Spagna e Portogallo per essere poi estesi ad altri paesi. Il vantaggio per le banche è di poter offrire servizi di pagamento con un’unica soluzione paneuropea. «In questo ambito, gli aspetti riguardanti la protezione dei dati sensibili e l’identificazione sicura del titolare della carta sono particolarmente determinanti» – sottolinea Romeo. «Si stanno diffondendo soluzioni di tokenizzazione per la protezione dei dati e anche l’uso di tecnologie biometriche potrebbero aumentare la “confidence” nell’uso dello strumento di pagamento». Un ulteriore aspetto importante è quello delle certificazioni dei sistemi: ogni soluzione deve essere validata e confrontata con requisiti, standard e best practices emessi periodicamente dagli enti preposti (PCI SCC, BCE, CE). «Le innovazioni sui servizi e sui sistemi di pagamento pongono sempre nuove sfide di sicurezza» – spiega Romeo. «Lo standard PCI P2PE (Point-to-Point Encryption), per esempio, consente l’uso di dispositivi “open” e non fisicamente sicuri (es. smartphone, pc o registratori di cassa) individuando i componenti critici da validare». Il software del terminale POS è fondamentale per la sicurezza, insieme all’hardware, e deve essere certificato da laboratori accreditati. Ingenico Italia ha lavorato molto in questa direzione e ha ottenuto la certificazione PCI P2PE per l’applicazione bancaria dei propri terminali.


#pagamentielettronici Maurizio Martinozzi @TrendMicroItaly : «Soluzioni IT più avanti delle norme»
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SEPA e scenario europeo

L’Europa sta facendo, da tempo, enormi sforzi per normare l’area degli e-payments e la loro sicurezza ma, come è stato sottolineato, questo è un comparto globale per definizione che va dagli USA alla Cina. L’arrivo in Europa di sistemi meno sicuri e, con un diverso modello di business, in taluni casi, con l’accordo dei circuiti delle carte, può rivoluzionare il mercato disintermediando sia le banche che altri operatori. Dopo i grossi sforzi e gli investimenti fatti dai circuiti e dalle banche per aumentare la sicurezza (come, per esempio, la soluzione Chip&PIN), l’attenzione si sposta ora sui nuovi m-payments e diventa condizione imprescindibile al fine di consolidare la confidenza dei merchant e degli utilizzatori verso le nuove tecnologie. La sfida per l’offerta di soluzioni competitive in Europa si gioca sulla compatibilità con le norme e gli standard ma soprattutto sulla sicurezza e l’affidabilità.


#pagamentielettronici In Italia, 85 su 100 sono ancora in contanti
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La definizione della SEPA (Single Euro Payments Area) – l’area unica europea dei pagamenti in euro, coordinata tecnicamente dall’EPC (European Payment Council) – ha messo in moto un meccanismo abilitante per realizzare sistemi innovativi, uniformi e interoperabili a livello europeo. A fine 2007 è stata emanata la direttiva 2007/64/CE PSD (Payment Services Directive) che ha fissato i principi fondamentali e le norme per il contesto SEPA. Attualmente, si sta licenziando la direttiva PSD2 che disegnerà il nuovo quadro normativo al fine di: aumentare la possibilità di scelta di uno strumento di pagamento in capo al consumatore, incrementare la sicurezza e ridurre i costi. Ampliare l’opportunità di scelta, significa incoraggiare la competizione sia fra prestatori di servizi di pagamento – bancari e non – sia tra gli strumenti di pagamento stessi. Il quadro normativo si amplia con i servizi e la gamma di attività esercitabili dai cosiddetti Istituti di Moneta Elettronica (IME) e Payment Institution (PI), consentendo di prestare servizi di pagamento e svolgere talune attività finanziarie senza doversi trasformare in banche. È anche attesa l’entrata in vigore delle specifiche, in corso di emanazione da parte della BCE, che obbligheranno entro il primo febbraio 2017, a nuove e più stringenti misure di sicurezza. L’ambito soggettivo e oggettivo delle nuove regole sarà applicabile allo stesso modo ai nuovi soggetti TPP (Third Party Payment Provider) e al nuovo servizio di Payment Initiation, previsti dalla PSD2, coinvolti in una transazione di mobile payment. Sul mercato, le istituzioni finanziarie europee si sono attivate per mettere a disposizione dei clienti una serie di soluzioni innovative per l’e-payments degli acquisti fatti sul web. In particolare, su iniziativa EBA, si propongono sistemi come MyBank: soluzione di pagamento paneuropeo messo a punto da EBA Clearing. MyBank consente ai clienti di pagare direttamente dal proprio home banking tramite bonifico istantaneo senza cessione di credenziali. Il 2014 è stato anche l’anno di Jiffy, la soluzione di SIA che permette di effettuare trasferimenti di denaro via smartphone in tempo reale a un beneficiario identificato dal numero di telefono e con disponibilità dei fondi immediata. In Austria, Germania e Svizzera sono molto diffusi pagamenti da conto corrente come Sofort e MyBank.


#pagamentielettronici L’ #e-commerce in Italia vale 14 miliardi di euro
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Un punto di partenza

«La SEPA deve essere considerata un punto di partenza per lo sviluppo di nuovi servizi e strumenti paneuropei da mettere a disposizione della clientela in modo semplice ed economico» – afferma Enrico Belgini, product manager monetica e sistemi di pagamento di Cedacri. L’evoluzione dell’offerta del Gruppo Cedacri ha cercato, in effetti, di agevolare le banche nel perseguire questo obiettivo, aggiungendo nuovi prodotti che si distinguono per un facile utilizzo nei diversi canali senza pregiudicare la sicurezza. «Il sistema bancario europeo ha definito la SEPA al fine di adottare degli standard europei» – prosegue Belgini. «Non occorrono di conseguenza nuovi standard, ma l’applicazione della SEPA stessa». Nello sviluppo e integrazione di nuovi strumenti di pagamento, l’impiego di tecnologie di strong authenticaton rappresenta inoltre una buona base per la sicurezza delle operazioni. «Serve in ogni caso – afferma Belgini – un equilibrio tra sicurezza e facilità d’uso, che le banche devono trovare in relazione alle esperienze d’acquisto e di utilizzo degli strumenti stessi». Un livello di sicurezza “light” è stato individuato da Cedacri quale soluzione migliore per gli acquisti di importo limitato. In questi casi, la mitigazione del rischio è ottenuta grazie a sistemi di monitoraggio delle operazioni effettuate dai clienti con diversi strumenti e dai diversi canali.

Anche nel segmento B2B e B2G, per gli incassi e i pagamenti, si è vista una grande attività. Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI spiega che «il Consorzio CBI – ancor prima che l’EPC definisse l’adozione dello standard ISO 20022 XML – aveva già adottato l’XML come linguaggio per la veicolazione delle richieste di servizio sulla propria rete, in quanto in grado di rispondere alle esigenze di mercato e di interoperabilità a livello domestico e cross-border». Tale posizione è stata fortemente sostenuta dagli istituti finanziari consorziati e dalle aziende operanti sul CBI, alle quali il consorzio fornisce continuo supporto sia per l’erogazione dei nuovi servizi XML sia per le procedure di conversione dai vecchi formati legacy. Sulla base del Regolamento UE n. 260/2012 (c.d. “SEPA end-date”), combinato con le disposizioni attuative della Banca d’Italia riguardo all’utilizzo obbligatorio di XML sulla tratta cliente-banca, tipica dell’operatività CBI, le aziende saranno obbligate a migrare le operazioni di bonifico al dettaglio e incasso diretto ai nuovi formati SEPA a partire dal primo febbraio 2016. «Il consorzio CBI – continua Fratini Passi – fornirà il proprio know-how alle aziende e alle associazioni di categoria per il completamento delle attività legate alla SEPA, che di certo vedrà nei prossimi mesi del 2015 una forte accelerazione e un elevato impegno degli utenti dei servizi di pagamento CBI». A tale impegno, peraltro, corrisponderà un elevato valore in termini di armonizzazione delle procedure di pagamento e incasso a livello UE ed evoluzione delle tesorerie aziendali, le quali potranno essere configurate in modo sempre più efficiente grazie alla diffusione su larga scala dei nuovi strumenti paneuropei. Anche l’Agenzia per l’Italia Digitale ha recentemente pubblicato le linee guida che indicano le modalità con cui tutte le PA dovranno adeguarsi, entro dicembre 2015, alla fatturazione elettronica e, quindi, anche all’adozione degli e-payments. L’Agid ha predisposto il logo “pagoPA” per identificare il sistema e individuarne i soggetti aderenti sia per enti creditori sia per prestatori di servizi di pagamento.


#pagamentielettronici Sicurezza e #Multicanalità. Nuovi player e opportunità
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Sicurezza e affidabilità

Esiste, però, un problema di conoscenza e percezione della sicurezza degli e-payments da parte del consumatore. «La sicurezza e l’affidabilità dei pagamenti costituiscono un elemento fondamentale» evidenzia Alessandro Poerio, amministratore delegato di Oberthur Technologies Italia. «Occorre proteggere adeguatamente i dati e prevenire le frodi in ogni singola fase della filiera del pagamento». La sicurezza è la caratteristica che può fare la differenza tra la percezione di innovazione “positiva” e “negativa” e contribuire in misura determinante al successo di soluzioni innovative. «Negli ultimi anni – prosegue Poerio – le frodi legate alle carte hanno suscitato forte preoccupazione tanto fra i consumatori quanto nel settore finanziario. Il fenomeno ha subito una profonda trasformazione, soprattutto in Europa dove è stato rilevato un tasso di crescita delle frodi su Internet, pari a circa il 60% (dati BCE)». Una nuova modalità di frode online riguarda soprattutto la modalità di “card not present” (CNP), dove i dati del titolare sono recuperati con mezzi ingannevoli dagli hacker e utilizzati per i pagamenti elettronici a distanza, nei quali il merchant non può controllare fisicamente la carta e gli elementi di sicurezza presenti sulla stessa. «Tra i dati del titolare – afferma Poerio – uno tra i più sensibili che viene utilizzato nella transazione online è il codice di sicurezza posto al retro della carta e denominato dai vari circuiti in modi differenti: CVV2, CVC2, CID, CSC». Oberthur Technologies ha sviluppato una soluzione innovativa e sicura, una carta dotata di codice di sicurezza dinamico. La carta ha un mini display al retro, il codice di sicurezza è sempre visualizzato, non occorre premere alcun tasto e cambia automaticamente dopo un intervallo di tempo predeterminato dall’issuer. «Per il cliente, la carta risulta a tutti gli effetti come un carta di credito tradizionale» – spiega Poerio. La modalità di utilizzo resta la stessa ed è semplice e rassicurante per l’utente finale, trasparente per il merchant, rafforza l’immagine dell’issuer e incrementa l’utilizzo online riducendo drasticamente le frodi». La soluzione è disponibile per carte EMV, duali e contactless.


#pagamentielettronici La #sicurezza fa la differenza
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Gli fa eco Maurizio Martinozzi, manager sales engineering di Trend Micro. «La SEPA è una iniziativa molto ambiziosa ma l’Italia non utilizza ancora in maniera sufficiente i sistemi di pagamento elettronici». Le tecnologie per l’affermazione degli e-payments sono, in effetti, già presenti, ma sono molto più avanzate rispetto agli aspetti normativi. «La disponibilità di diverse piattaforme smartphone – continua Martinozzi – è un fattore abilitante per la diffusione degli e-payments, ma ovviamente la quantità di modelli è anche un rischio perché rende disponibile una grande varietà di malware e attacchi che vanno a colpire le singole piattaforme». Anche in questo caso, le tecnologie per prevenire e difendersi sono già presenti. «L’obiettivo – afferma Martinozzi – è di fornire tecnologie che si occupino sia della sicurezza sia della gestione delle diverse piattaforme e device». Trend Micro propone per un uso più personale la soluzione Mobile Security, mentre supporta la gestione dei dispositivi aziendali con Safe Mobile Workforce, in grado di virtualizzare il dispositivo, che viene così gestito da un’infrastruttura IT che controlla anche gli aspetti di sicurezza, separando le informazioni personali da quelle aziendali.

Conclusioni

Risulta evidente che l’offerta internazionale di e-payments è caratterizzata da prodotti emergenti che potrebbero imporsi a livello mondiale e, quindi, anche sul mercato europeo, come standard de facto. Tali sistemi, infatti, pur essendo meno regolamentati e controllati di quelli europei, sono nati per essere globali. L’Europa sta facendo enormi sforzi per normare quest’area e la loro sicurezza ma, come è stato sottolineato, questo è un comparto globale per definizione. L’arrivo in Europa di sistemi meno sicuri e, con un diverso modello di business, in taluni casi, con l’accordo dei circuiti delle carte, può rivoluzionare il mercato, disintermediando sia le banche che altri operatori. Serve, quindi, una seria politica industriale europea per il settore e occorre concepire anche in Europa prodotti globali. Occorre poi considerare che c’è una stretta correlazione matematica tra uso degli e-payments, economia sommersa e sviluppo. Sono, inoltre, fondamentali gli standard condivisi che garantiscano una maggiore interoperabilità e concorrenza. Più della coercizione, già tentata nel recente passato, serve, quindi, anche una massiccia campagna di comunicazione, informazione e formazione, accompagnata dalla riduzione dei costi e delle commissioni e dalla individuazione di opportuni incentivi resi ben evidenti ai consumatori. Solo così si può fare la “guerra al contante” e far diventare gli e-payments una vera opportunità. Per i sistemi di pagamento innovativi europei è fondamentale l’adeguamento alla SEPA per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività. L’area dei sistemi di pagamento innovativi è uno dei territori d’elezione dell’attività bancaria e la presenza strategica in quest’area è, e sarà sempre, irrinunciabile per l’istituzione finanziaria. Di certo, il settore della finanza e quello dell’ICT stanno operando in stretta collaborazione, in questo importante segmento di mercato.

 

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L’innovazione in banca. Cloud e ICT governance https://www.datamanager.it/2014/12/linnovazione-in-banca-cloud-ict-governance/ Mon, 15 Dec 2014 14:38:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66770 Il sistema informativo della banca sta fronteggiando un impegnativo processo evolutivo dovuto ai nuovi servizi, alle nuove tendenze di mercato, all’avvento del cloud computing e delle altre tecnologie CAMS (cloud, analytics, mobile e social). Il panorama sta velocemente evolvendo verso l’interconnessione e l’esternalizzazione spinta con infrastrutture e architetture più performanti e flessibili Il cloud computing […]

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Il sistema informativo della banca sta fronteggiando un impegnativo processo evolutivo dovuto ai nuovi servizi, alle nuove tendenze di mercato, all’avvento del cloud computing e delle altre tecnologie CAMS (cloud, analytics, mobile e social). Il panorama sta velocemente evolvendo verso l’interconnessione e l’esternalizzazione spinta con infrastrutture e architetture più performanti e flessibili

Il cloud computing rappresenta il nuovo modello di utilizzo e di distribuzione delle risorse ICT e propone soluzioni concrete ai problemi di flessibilità e complessità del sistema informativo (SI). Il settore bancario sta muovendo i primi passi nell’adozione del cloud computing (CC), capitalizzando anni di esperienza su temi quali la virtualizzazione, l’outsourcing e la sicurezza. Le banche vedono il CC come un innalzamento dei modelli di servizio in essere e valutano quali tipologie di carico computazionale far virare, favorendo applicazioni non core, nel rispetto delle policy di sicurezza.

«Il nuovo modo di concepire il rapporto banca-cliente e le relazioni economiche della moderna società contemporanea hanno contribuito a un ulteriore step di sviluppo del progresso tecnologico in ambito bancario» – afferma Claudio Ruffini, presidente di Augeos. Rispetto alle passate fasi di innovazioni, appare chiaro come nel recente periodo ci sia stata una inversione radicale del tradizionale rapporto tra domanda-offerta. «Mentre prima – continua Ruffini – l’innovazione era offerta al cliente quale valore aggiunto del rapporto in essere, con l’avvento di Internet e della virtualizzazione si è assistito a una sempre maggiore preponderanza della domanda da parte dei clienti nella definizione dell’offerta, sfociata in primis nella cristallizzazione del concetto di banca elettronica e poi nella digitalizzazione dei prodotti e servizi».


Il nuovo rapporto #banca-#cliente guida l’evoluzione #ICT in ambito #finance
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Cloud computing

Il ricorso al CC permette, in effetti, di avere sempre in rete e dunque disponibili le informazioni necessarie grazie a sistemi di back-end, estremamente performanti, elastici, basati su standard aperti che favoriscono l’interoperabilità. L’attenzione si concentra in particolare sugli ambiti in cui tale approccio sembra in grado di apportare i maggiori benefici, ovvero all’elevata resilienza di strutture tecnologiche distribuite e alla possibilità di svincolarsi dalle logiche abituali anche dei costi. Per quanto riguarda lo sviluppo di mercato, l’Osservatorio del Politecnico di Milano stima che il 2014 si chiuda con un giro d’affari di 1,18 miliardi di euro e una crescita annua del 31%.

«La banca affronta una duplice sfida. La prima è quella di aprirsi all’esterno, mantenendo rigorosamente il possesso dei dati pregiati di cui dispone, la seconda è quella di portare sempre più la filiale a casa del cliente, con un ruolo proattivo che in precedenza le era sconosciuto» – evidenzia Guido Ciurli, account manager industry, finance e retail EMEA di Italtel. «Alla prima tendenza risponde, facendo ricorso all’uso del CC, dove nel cloud privato, e quindi sicuro, risiedono le informazioni mission critical, mentre attraverso un application store accessibile in cloud pubblico e che gira su data center di nuova generazione è possibile accedere alle informazioni utili al cliente». Italtel con la sua proposta di Value Added Broker si pone in questo ruolo di connettore tra cloud pubblico e privato. In un approccio in cui la banca voglia essere più smart, multicanale, snella, capace di offrire servizi di remote expert, la risposta arriva da un uso consapevole del webRTC che permette la comunicazione browser to browser. Embrace, la soluzione webRTC di Italtel, risponde a questo bisogno, permettendo una comunicazione sicura e graduale che amplifica il rapporto fiduciario tra il cliente e la banca.

«La tendenza, per quanto riguarda il CC per finance e banche, è in linea con quella generale del mercato: portare sul cloud tutti i sistemi che vengono gestiti internamente» ribadisce Nicola Uva, strategy e marketing director di ADP Italia. Per gli istituti di credito, ciò rappresenta un elemento di difficoltà legato alla gestione dei dati sensibili dei clienti, ma esistono tuttavia esperienze interessanti in cui emerge che nelle aree critiche, affidarsi al CC può costituire addirittura un beneficio. «Mi riferisco per esempio all’home banking – continua Uva – il cui servizio diventa più semplice e funzionale per il cliente e la banca può liberarsi di infrastrutture complesse che richiedono strumenti evoluti, performance, sicurezza e scalabilità». Se fino a qualche anno fa, essere sul cloud significava perdere il controllo di determinati processi – oggi – è possibile abbinare flessibilità, controllo e autonomia gestionale. ADP sta lavorando con diversi istituti italiani nell’area delle risorse umane con l’obiettivo di sviluppare il CC per agevolare una maggiore integrazione tra le persone. «Esistono progetti – conclude Uva – che proprio facendo leva sulla collaborazione e la comunicazione agevolano lo sviluppo di nuovi ed efficaci servizi al cliente».

Inizialmente le istituzioni finanziarie sceglievano di adottare componenti in cloud solo per quelle aree funzionali che non potevano sviluppare internamente, soprattutto per ragioni normative. Oggi, invece, le banche chiedono di avere in CC anche aree funzionali complesse. «Tale cambiamento è dovuto sia al progressivo diffondersi di best practices sia all’aumento di fiducia verso i fornitori di servizi CC» – sottolinea Fabrizio Leoni, solution marketing manager di InfoCert. Alcune resistenze, però, non sono ancora del tutto superate. Pur scegliendo il full cloud, le banche chiedono che già in fase di offerta le architetture prevedano la possibilità di portare soluzioni e servizi in house, con l’idea di utilizzare l’opportunità dell’outsourcing per “testare” servizi innovativi in aree sperimentali, per poi eventualmente portarli all’interno. InfoCert da tempo lavora a fianco delle banche sviluppando soluzioni all’avanguardia e sembra aver ben compreso l’esigenza scegliendo la strada della totale trasparenza. «Di fatto, le banche che scelgono InfoCert – continua Leoni – pur affidandosi completamente a noi, hanno la possibilità di monitorare direttamente tutta la filiera del processo digitale, mantenendo di fatto il pieno controllo dei processi».


#ICTgovernance, prima dell’adozione di qualsiasi modello tecnologico
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Fattori critici

Secondo Paolo Ridolfi, senior specialist di R1, «la crisi finanziaria degli ultimi anni che ha investito il settore bancario ha comportato necessariamente una riorganizzazione generale del comparto ICT». Obiettivi principali: la riduzione dei costi, la razionalizzazione e ottimizzazione dei sistemi, la necessità di fornire ai clienti servizi sempre maggiori e innovativi, semplici nell’utilizzo e soprattutto sempre disponibili. «Ecco quindi che il CC si è rilevato immediatamente una grande opportunità da sfruttare» – prosegue Ridolfi. «Le banche, così come le istituzioni finanziare, sono soggette alle normative della Banca d’Italia sia sull’outsourcing informatico, che sul CC». In effetti, l’applicabilità del CC in banca ha bisogno di alcune considerazioni su specifici punti, che al momento sembrano costituire dei fattori critici rispetto a un’adozione su larga scala e per le applicazioni core: 1) il rischio della possibile perdita di controllo delle informazioni e delle infrastrutture ICT; 2) la difficoltà di gestire risorse geograficamente distribuite e i tempi di latenza della rete; 3) le problematiche di sicurezza connesse alla condivisione di risorse tra differenti soggetti; 4) la compliance con le norme vigenti.

Essendo le banche e le istituzioni finanziarie soggette alle normative vincolanti di vigilanza della Banca Centrale Europea (BCE) e della Banca d’Italia nell’adozione del CC è indispensabile fare riferimento a queste. A partire dalla seconda metà del 2012, la Banca d’Italia ha sottoposto a consultazione pubblica il noto documento dal titolo “Disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche, sistema dei controlli interni, SI e continuità operativa”, che ha prodotto interessanti risultati. In buona sostanza, le banche che ricorrono al CC devono presidiare i rischi connessi con le scelte che si vanno a compiere, mantenendo la capacità di controllo e la responsabilità sulle attività esternalizzate, nonché le competenze tecniche e gestionali essenziali per re-internalizzare, in caso di necessità, il loro svolgimento. L’ultimo aggiornamento alle disposizioni di vigilanza di Banca d’Italia ha fornito un’ulteriore spinta verso la completa conoscenza e controllo del SI e per assumere decisioni consapevoli e coerenti con gli obiettivi strategici aziendali. Nel documento, si legge che “nell’elaborazione del modello architetturale e delle strategie di sourcing, vanno considerate soluzioni tese a contenere il grado di dipendenza da fornitori e partner tecnologici (vendor lock-in), salvaguardando la possibilità di sostituire la fornitura con un’altra funzionalmente equivalente e prevedendo opportune exit strategies”. Nella scelta del fornitore, la banca deve effettuare un’appropriata due diligence, con specifico riguardo alla solidità finanziaria, all’economicità della fornitura, nonché alla maturità, diffusione e interoperabilità, in un adeguato orizzonte temporale, del servizio in esame. L’istituto deve poi porre particolare cautela nella valutazione di offerte di servizi di CC. Nel caso dell’acquisizione di servizi in community o pubblici, i maggiori rischi potenziali possono richiedere una più elevata complessità del sistema di controlli (auditing) da predisporre. Va valutata, infatti, nello specifico la capacità del fornitore di garantire il rispetto dei requisiti richiesti e di assicurare la piena ricostruzione degli accessi e delle modifiche effettuate sui dati, anche nel contesto di verifiche ispettive.


Aumenta la pressione dei #CIO in banca: cost saving e nuovi servizi
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ICT governance

A questo punto, l’attenzione si riversa inevitabilmente sulla ricerca di un differenziale competitivo interno. Si rafforza, quindi, la pressione sui CIO (chief information officer), sulla gestione dell’ICT e del SI e sulla ricerca di integrazione tra applicazioni “legacy” e di nuova generazione, di flessibilità e di sicurezza. Robusti assetti di governance e affidabili sistemi di controllo interni costituiscono da sempre elementi essenziali per la sana e prudente gestione degli intermediari e per la stabilità del sistema bancario nel suo complesso. Il processo di analisi del rischio costituisce un importante strumento aziendale a garanzia dell’efficacia ed efficienza dei sistemi di protezione, permettendo di graduare le misure in funzione degli specifici rischi ravvisati nei diversi ambienti. In questa nuova ottica, diventa dunque fondamentale rafforzare la governance dei SI con nuove metodologie di gestione che superino i limiti della “navigazione a vista”. Diviene fondamentale creare un assetto strutturale e un contesto di governo del SI che lo rendano costantemente coerente con le esigenze aziendali anche in assenza di scenari evolutivi precisamente definiti. Un sistema di governance si compone di modelli e metodologie utili per fare in modo che il sistema informativo si adegui alle esigenze aziendali e del business.In particolare, sono funzionali all’ICT governance gli strumenti e le soluzioni tecnologiche in grado di: 1) standardizzare e unificare i processi e i servizi; 2) automatizzare i processi e i servizi; 3) prevedere e definire il corretto dimensionamento dell’infrastruttura a fronte di repentini cambiamenti organizzativi e di business; 4) misurare e monitorare livelli di servizio. Da questo punto di vista è quindi immediato pensare all’attuazione di standard quali ISO/IEC 38500:2008 per la “Corporate governance of information technology”. Le metodologie di supporto operativo al momento più efficaci sembrano invece essere COBIT (control objectives for information and related technology) e ITIL (IT infrastructure library), i framework per la ICT governance che con le nuove versioni sono state ampliate proprio per focalizzarne maggiormente le linee guida sul lato business e governance.

Secondo Roberto Leone, security advisor e technology account manager di Sinergy, «l’elemento essenziale, da tenere nella massima considerazione, è la corretta comprensione di cosa sia il CC e quali rischi/opportunità comporti, per la banca e il suo ICT». Il CC non dovrebbe essere visto come semplice possibilità di “cost saving” o forma innovativa di outsourcing dei servizi. Integrare il sistema ICT bancario con una o più forme di CC richiede un’accurata valutazione preliminare non solo di costi e benefici, ma anche degli impatti e dei vincoli, attuali e prevedibili, sulla compliance e la sicurezza, elementi ormai centrali per la credibilità di ogni istituzione bancaria. «Di conseguenza – prosegue Leone – l’indicazione che forniamo ai nostri clienti è l’adozione di un framework di controllo che possieda le seguenti caratteristiche: integrazione della governance ICT nella governance della banca, copertura di tutti i processi e le funzioni che sovraintendono alla gestione delle informazioni aziendali, neutralità verso le tecnologie, integrazione di metodologie per valutare l’adeguatezza dei processi, possibilità di applicazione sull’intero ciclo di vita del progetto».

Gli fa eco Danilo Romei, direttore commerciale new market di Software E Sistemi Avanzati (SESA), «il termine ICT governance assume diversi significati: scegliere e gestire cambiamenti; amministrare risorse tecnologiche e professionali; adottare metodologie di controllo e misurazione di servizi e progetti; ma soprattutto stabilire rapporti organizzativi tra direzioni business e IT». Inizialmente, per le istituzioni finanziarie, la sfida della migrazione verso il CC si riferiva soltanto alla privacy e alla residenza dei dati. Quindi alcuni istituti di credito non hanno approfittato della rivoluzione CC paventando rischi dovuti a scarsa sicurezza. «Tuttavia il CC consente un approccio ibrido di calcolo – prosegue Romei – che dà alle banche la possibilità di sfruttarne i vantaggi, mantenendo un approccio centralizzato all’ICT governance». Questa integrazione eterogenea assicura che la maggior parte delle operazioni ICT di un’impresa finanziaria possano essere mantenute fuori sede, senza cedere il controllo delle proprie risorse di dati. «Nonostante i noti pericoli e gli investimenti minimali, il CC rappresenta un’innovazione positiva per le banche, e ne modifica sensibilmente lo scenario finanziario – conclude Romei – abilitando i seguenti benefici immediati: riduzione dei costi, incremento di efficienza, elevato livello aziendale di standardizzazione ICT, scalabilità, interoperabilità con altre piattaforme di servizio, come il mobile, virtualizzazione dei dati». L’esperienza a riguardo, su clienti diversificati, maturata da SESA testimonia questi vantaggi. Ad esempio, un’organizzazione bancaria multinazionale del Nord America, con più di 100mila dipendenti, dal 2011 ha adottato con successo tale tecnologia con, attualmente, circa il 60% del portafoglio applicativo nel cloud ibrido, incrementando in maniera drastica la capacità organizzativa dell’intera impresa e abbattendo i costi di ICT governance del 20%.


#Cloud: il mercato cresce del 31% e nel 2014 vale 1,18 miliardi di € (dati #PoliMi)
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Questione di approccio

«Fino a qualche tempo fa, il settore bancario si è sempre mostrato abbastanza indifferente nei confronti del cloud computing» – sostiene Gianluca Mazzotta, EMEA presales director di Veeam. Le soluzioni CC non erano ancora mature per le esigenze di questo settore, e la governance era sicuramente una delle aree non ancora efficacemente indirizzate dai vendor. «Recentemente – continua Mazzotta – gli scenari stanno però cambiando: il CC non per forza vuol dire esternalizzazione degli asset informatici, ma si tratta di un concreto modello di business e di conduzione del dipartimento ICT che può essere applicato anche internamente alla banca». È un modo per essere più rapidi e flessibili nell’intercettare le esigenze dell’utenza e per semplificare i processi interni. Il miglior approccio per gestire efficacemente un ambiente di CC ibrido è quello di utilizzare strumenti che permettano di percepire la parte del datacenter nel cloud esattamente come se fosse on premise, con totale trasparenza. Alcuni degli ultimi trend tecnologici, come quello del Software Defined Datacenter ad esempio, possono essere una risposta a questa esigenza.

«ITIL e COBIT per l’ICT governance sono semplicemente necessari» – afferma Mazzotta. Questo implica un coinvolgimento attivo di tutti i settori e processi nei confronti del dipartimento ICT e per ottenerlo bisogna passare attraverso un radicale processo di semplificazione. Di sicuro Veeam ha una proposizione di grande valore per questo settore. Grandi gruppi bancari europei si sono già affidati alla società, in quanto leader di soluzioni di Availability. Veeam evolve i classici concetti di backup, replica, disaster recovery (DR), e business continuity in una visione della data protection molto più elevata e più vicina all’utente in termini di accessibilità ed effettiva fruibilità. «Faccio un esempio concreto» – dice Mazzotta. «Il settore bancario è sottoposto a pesanti e vincolanti normative che impongono regolari test di DR. Questi test sono ben noti per assorbire una quantità di tempo e risorse estremamente elevata. Veeam è in grado di semplificare tali processi a tal punto da farli diventare una semplice commodity, una routine eseguita automaticamente con sistematica regolarità». E il sito di DR diventa improvvisamente un valore aggiunto, non più solo un necessario centro di costo.

Secondo Dario Greco, key account manager di Reitek – banking, insurance e credit specialist, ci sono cinque trend principali alla base dell’adozione del CC e ICT governance. Questi sono: 1) aderenza ai processi di business e vicinanza ai clienti. Fattore predominante rispetto al passato, vengono privilegiate soluzioni verticali e misurabili in risparmi sui costi di gestione e/o incremento dei ricavi; 2) innovazione e multicanalità. Non solo estensione dei touchpoints fisici o virtuali ma anche aggiornamento dell’organizzazione interna; 3) interfaccia con sistemi legacy, replicabilità fra diverse aziende dello stesso gruppo ottimizzando le risorse; 4) sicurezza e compliance. Gli standard aziendali in termini ad es. di controllo degli accessi, tutela dei dati sensibili e tracciabilità delle operazioni sono inderogabili; 5) Management e controllo. Supporto all’evoluzione del business fornendo sia il modello pure cloud sia il private cloud».


#banca, la duplice sfida: aprirsi all’esterno e portare la filiale a casa del cliente
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Mantenere il controllo

Ma che cosa chiedono le banche e in particolare i CIO? La risposta è «la possibilità di scegliere tra servizi CC, sapendo che per un qualsiasi motivo (variazioni delle esigenze aziendali, policy, ubicazione, ecc.) possono apportare modifiche, limitando al massimo gli inconvenienti e l’impatto sull’attività» – spiega Roberto Patano, senior manager systems engineering di NetApp. La chiave per risolvere i problemi consiste nel mantenere il controllo su performance, protezione, governance e sicurezza dei dati, aspetti particolarmente impegnativi in ambienti cloud eterogenei. «La complessità – continua Patano – è un altro fattore inibitore per i CIO che stanno prendendo in considerazione una più stretta integrazione dei servizi cloud pubblici nei propri ambienti ICT». NetApp offre soluzioni a diverse aziende del settore. Fra queste risaltano: ING Direct, che ha sviluppato un progetto interessante sul fronte del time to market, e Dexia Crediop, una banca che opera nella finanza pubblica e di progetto. Quest’ultima usufruiva di servizi di facility management dei SI presso una server farm esterna agli uffici centrali di Roma. Con l’obiettivo di innalzare i livelli di efficienza e garantirsi risparmi sui costi, l’istituto ha deciso di portare in house l’infrastruttura ICT e la sua gestione.Per favorire il processo di innovazione e accelerare lo sviluppo interno della server farm, Dexia Crediop ha puntato su soluzioni di virtualizzazione e sul concetto di storage unificato promosso da NetApp, scegliendo un’infrastruttura storage della famiglia FAS, operativa su Fiber Channel e protocollo CIFS, affidando il facility management e la realizzazione di un sistema di DR alla società Tiscali, che ha fornito alla banca collegamenti di rete a 100 Mbit e un sistema di DR. «A livello di storage, Dexia Crediop è passata da un singolo ambiente di sviluppo a tre aree di lavoro distinte (sviluppo, collaudo, produzione) – conclude Patano – perfettamente replicate in cluster e copiate in backup, ottenendo maggiore rapidità nei test e in fase di collaudo applicativo, e gestendo più semplicemente le componenti software».

Giovanni Mocchi, vicepresidente di Zucchetti Group descrive brevemente un’altra esperienza significativa sviluppata con il Gruppo Banca Popolare di Milano, dove Zucchetti ha realizzato un progetto finalizzato a introdurre best practice operative sui processi di amministrazione del personale, gestione del costo lavoro e gestione delle risorse umane. «Con l’utilizzo della suite HR Infinity in modalità cloud – sottolinea Mocchi – è stato possibile ottimizzare sia tipiche attività amministrative, quali ad esempio l’elaborazione dei cedolini, sia gli strumenti di supporto alle decisioni manageriali”. Nel primo caso, particolare attenzione è stata riservata al portale HR, dando la possibilità al dipendente di accedere, in modo profilato e contestualizzato, alle novità e ai documenti di riferimento: cedolino paga, richiesta permesso, piano ferie. Per i manager, invece, sono stati predisposti degli appositi cruscotti di HR Analytics che consentono di verificare le attività del proprio dipartimento in tempo reale e di gestire con anticipo eventuali criticità. «Il Gruppo BPM – conclude Mocchi – è stato così in grado di sfruttare a pieno le performance degli applicativi HR in un’ottica di riduzione dei costi, miglioramento dell’efficacia e della qualità dei processi di amministrazione e gestione del personale, tanto da vincere il Premio Innovazione ICT 2014».

Nello scenario competitivo che caratterizza il sistema bancario, il vantaggio fondamentale è quindi costituito dalla capacità di mettere in atto un’efficace ICT governance prima ancora di adottare tecnologie e metodologie CC, per sviluppare un più elevato valore aggiunto. Tali scelte non si giustificano di per sé, ma si motivano solo in funzione dello stretto legame con il business e con le strategie e la cultura dell’impresa. Ricerca della flessibilità operativa, ICT governance, cloud computing, modello di business reattivo, sono condizioni necessarie per trasformare il veloce susseguirsi di cambiamenti in vantaggio competitivo. La grande opportunità risiede sempre, in definitiva, nella possibilità di combinare efficacemente la specifica competenza finanziaria con i nuovi strumenti e metodologie offerti dall’ICT.

 

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Hacker ruba e-mail e contatti alla Banca Centrale europea https://www.datamanager.it/2014/07/hacker-ruba-mail-contatti-banca-centrale-europea/ Thu, 24 Jul 2014 12:22:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=59063 Un hacker ha rubato dal sito della Banca Centrale europea contatti e e-mail dei partecipanti agli eventi di Eurotower. I dati di mercato sono al sicuro Il sito Internet della Banca Centrale europea è stato violato da un hacker che ha rubato e-mail e contatti di persone che partecipano a eventi organizzati presso la sua […]

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Un hacker ha rubato dal sito della Banca Centrale europea contatti e e-mail dei partecipanti agli eventi di Eurotower. I dati di mercato sono al sicuro

Il sito Internet della Banca Centrale europea è stato violato da un hacker che ha rubato e-mail e contatti di persone che partecipano a eventi organizzati presso la sua sede. La conferma è arrivata dalla stessa Bce, che qualche tempo fa ha espresso tutte le sue preoccupazioni riguardo la sicurezza dei Bitcoin. L’istituto di credito ha confermato che la violazione non ha riguardato i dati di mercato e che nessuno ha rivendicato l’attacco.

Hacker violano il sito della Banca Centrale europea

Gli indirizzi e-mail e i contatti rubati alla Bce appartengono ai partecipanti di alcuni eventi organizzati alla Eurotower. Il furto è stato scoperto nel momento in cui la Banca Centrale europea ha ricevuto un messaggio di posta anonimo in cui si chiedeva un risarcimento per i dati sottratti.

[blockquote style=”4″]”Il database del sito internet — si legge nella nota dell’istituto di Francoforte — e questo ha portato al furto di indirizzi mail o altri contatti lasciati dalle persone che si sono registrate agli eventi della Bce. il furto ha riguardato esclusivamente il database, che è separato da qualsiasi sistema interno”.[/blockquote]

La Banca Centrale europea sta attualmente contattando le persone che potrebbero aver subito il furto dei dati e ha sottolineato che tutte le password sono state modificate per precauzione. I responsabili di Eurotower invece hanno sporto denuncia alle autorità tedesche che hanno quindi aperto un’indagine sull’accaduto.

Questi ultimi due giorni sono stati un momento piuttosto complicato per la sicurezza in Rete. Ieri un pirata informatico di nome WORM ha dichiarato su Twitter di aver violato il sito del quotidiano statunitense Wall Street Journal. L’intero database del giornale economico è stato poi messo in vendita online per 1 Bitcoin.

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SEPA e PSD. A che punto siamo? https://www.datamanager.it/rivista/sepa-e-psd-che-punto-siamo-55516.html Thu, 17 Apr 2014 10:58:34 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/sepa-e-psd-a-che-punto-siamo/ Per i sistemi di pagamento innovativi è fondamentale l’adeguamento alla SEPA e PSD per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività europea. Il settore sta proponendo nuove soluzioni e nuovi modelli funzionali  L’ultima relazione annuale della Banca d’Italia (www.bancaditalia.it) ha evidenziato che il numero delle operazioni effettuate con strumenti di pagamento diversi […]

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Per i sistemi di pagamento innovativi è fondamentale l’adeguamento alla SEPA e PSD per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività europea. Il settore sta proponendo nuove soluzioni e nuovi modelli funzionali
 

SEPA e PSD. A che punto siamo?L’ultima relazione annuale della Banca d’Italia (www.bancaditalia.it) ha evidenziato che il numero delle operazioni effettuate con strumenti di pagamento diversi dal contante continua a crescere ancora troppo lentamente: in Italia su 100 pagamenti, 86 sono ancora effettuati in contanti. Nel 2012, in particolare, sono state regolate solo 73 operazioni pro capite con strumenti alternativi, contro le 188 dei paesi dell’area dell’euro, 180 dell’UE-27, 284 dell’UK e ben 367 degli USA. L’affermarsi di sistemi di pagamento più evoluti non rappresenta solo un vantaggio in termini di comodità e sicurezza, ma anche un importante volano di crescita, oltre a un risparmio di costi e al contrasto all’economia sommersa.

L’anno scorso gli utenti attivi sull’home banking sono stati circa 24,3 milioni e quasi 2,5 milioni di imprese (compreso il CBI – Corporate Banking Interbancario). Continuano a crescere anche le carte di pagamento attive (credito e debito), che sono passate dai 66,8 milioni ai 73,6 milioni dell’ultimo anno, ma con volumi di transazioni ancora troppo bassi rispetto agli altri paesi. Le transazioni di pagamento con le carte di credito, infatti, hanno registrato un valore complessivo di 135 miliardi di euro (in crescita del 10% rispetto al 2012) e di soli 15 miliardi con i mezzi di pagamento elettronici.

Secondo la ricerca di Nielsen, Connexia e School of Management del Politecnico di Milano, Multicanalità 2013, l’e-commerce in Italia ha raggiunto i 12 miliardi di euro e circa 14 milioni di utenti, con un tasso di crescita di circa il 20%. Sono 3,7 milioni gli italiani che hanno acquistato almeno 10 volte prodotti e servizi su Internet in un anno, ossia coloro per i quali l’e-commerce rappresenta un comportamento ormai abituale.

 

Le novità

Il mercato dei sistemi di pagamento si sta gradualmente aprendo a nuove opportunità e vede l’avvento di nuovi attori. A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti di pagamento via Internet e mobile. La diffusione di smartphone e tablet rende, infatti, particolarmente interessanti le prospettive del mobile payment. Visa e Mastercard stanno adottando l’HCE (Host Card Emulation), una tecnologia ad architettura aperta basata sul cloud computing che consente di effettuare operazioni near-field tra cui i pagamenti. In tal modo è possibile gestire transazioni NFC sicure, affrancandosi dal supporto hardware del Secure Element (SE) ospitato nel cellulare e fornito dagli operatori telefonici. La smaterializzazione del SE indebolisce la dipendenza dei pagamenti NFC da una SIM fisica, e quindi il controllo delle compagnie telefoniche, a favore di un modello più aperto che semplifica l’offerta dei servizi NFC da parte di banche, issuer e sviluppatori.

L’Agenzia per l’Italia Digitale (www.agid.gov.it) ha avviato un progetto che permetterà ai cittadini il pagamento online di multe, tributi, iscrizioni scolastiche, ticket sanitario ecc. Sono state, infatti, recentemente pubblicate le linee guida che indicano le modalità con cui tutte le PA dovranno adeguarsi, entro dicembre 2015. La digitalizzazione degli incassi della PA, invece, avverrà grazie a una piattaforma già attiva presso l’Agenzia (Nodo dei Pagamenti-SPC) e le PA vi si collegheranno tramite il Sistema pubblico di connettività (SPC). Il servizio è già funzionante con i pagamenti dei servizi della Giustizia e poi ci sarà un’adesione graduale di tutte le PA. L’introduzione di strumenti innovativi di tipo bancario, come per esempio MyBank che consente di utilizzare il bonifico bancario nel processo di acquisto online, o la soluzione proposta dal circuito PagoBancomat, completano il quadro e potranno allargare la base di potenziali utilizzatori.

 

SEPA – Single Euro Payments Area

La definizione e l’adozione della SEPA – l’area unica europea dei pagamenti in euro – coordinata tecnicamente dall’EPC (European Payment Council), ha messo in moto un meccanismo abilitante per realizzare sistemi innovativi, uniformi e interoperabili a livello europeo. Non a caso, SEPA è anche una delle iniziative di “Europa 2020” della UE. Con il passaggio a SEPA, per cittadini, imprese e PA non c’è più differenziazione tra pagamenti nazionali ed europei. Il primo febbraio scorso (secondo il regolamento UE n. 260, del 14/03/2012) la migrazione ai servizi SEPA Credit Transfer (SCT) e Direct Debit (SDD) è divenuta irreversibile e sono anche cessati taluni servizi nazionali.

In effetti, il Parlamento europeo il 4 febbraio ha approvato un nuovo regolamento della Commissione europea che emenda il precedente e, di fatto, ha introdotto un periodo ulteriore di transizione che consente di accettare ancora per sei mesi gli schemi legacy nazionali di CT e DD. Il Consiglio Europeo ha approvato la nuova misura il 18 febbraio e in virtù di tale novità ogni paese membro può adottare una propria posizione per accettare i formati nazionali entro il primo agosto di quest’anno.

«La SEPA è stata realizzata con lo scopo di creare un’area unica per i pagamenti e gli incassi in euro. Ciò sta producendo significativi impatti non solo sull’operatività degli istituti bancari, ma anche nella gestione dei flussi di cassa delle aziende, degli esercizi commerciali e della PA, nonché nella vita dei singoli consumatori» – afferma Enrico Belgini, product manager monetica e sistemi di pagamento di Cedacri (www.cedacri.it). Certamente, è stato di particolare rilievo l’impatto che le nuove normative hanno avuto sui soggetti bancari, chiamati ad adeguare tutti i sistemi e le procedure coinvolte nella gestione dei pagamenti internazionali.

«In questo senso – continua Belgini – fin dal 2012 come Cedacri siamo stati al fianco delle banche clienti per accompagnarle in questo percorso evolutivo. In particolare, ci siamo attivati per far evolvere il nostro sistema informativo, in modo da adempiere a tutte le disposizioni prescritte dal regolamento 260/2012». L’approccio alla migrazione agli schemi SCT e SDD ha previsto un adeguamento dei sistemi e un roll out progressivo a partire dal 2013 e questo al fine di garantire un monitoraggio puntuale sui volumi/performance e di rispettare tempistiche coerenti con le modifiche intervenute nei processi bancari. La SEPA è stata anche uno strumento abilitatore di nuovi servizi di pagamento paneuropeo (per esempio MyBank) che Cedacri ha sviluppato per le proprie banche clienti con l’obiettivo di supportarle nello sviluppo di nuove linee di business.

«La SEPA in Italia non ha ancora portato le innovazioni e le modifiche strutturali necessarie alle nuove logiche di business» – sottolinea Roberto De Flumeri, offering manager treasury & credit di Gruppo Formula (www.formula.it). Oggi, parlare di SEPA non basta, le banche e gli istituti di pagamento devono pensare all’e-SEPA. Da luglio 2013, è pronta la PSD2 in cui si introducono novità importanti come vincoli di commissioni sulle carte di credito, maggior spinta alla competizione tra istituti, tutela di “autenticazione” dei consumatori, con un focus sulla maggior diffusione di pagamenti elettronici. «La risposta che le banche devono fornire con la PSD2 – prosegue De Flumeri – non è di sola conformità, ma di innovazione e sicurezza. Saranno proprio i pagamenti elettronici la vera sfida dei prossimi anni, da giocare identificando come alleato un fornitore come Formula, in grado di conoscere non solo le regole delle istituzioni finanziarie, ma anche le logiche delle imprese per una innovazione sostenibile».

L’integrazione è fondamentale per la financial value chain sia degli istituti di pagamento sia delle imprese e dei consumatori. «Parlare di SEPA senza parlare di fatturazione elettronica o firma digitale significa limitarsi ad adempiere a un obbligo senza coglierne le opportunità» – dice De Flumeri. «Utilizzare standard domestici è un limite per le imprese e per le relazioni bancarie e rallenta un processo di armonizzazione e semplificazione già in atto in altri paesi».

Gli fa eco Alessandro Cavalli, direttore generale di Triveneto Bassilichi (www.bassilichi.it): «La SEPA – che ha trovato attuazione nella direttiva PSD con l’introduzione della nuova figura della payment istitution – ha cominciato a determinare un aumento della concorrenza nel settore dei servizi di pagamento con l’ingresso di nuovi player operanti anche a livello internazionale». Questo ha favorito l’aumento dei servizi offerti dalle banche e al contempo la loro portata innovativa oltre a una maggiore trasparenza nei confronti dei clienti. «A nostro avviso – continua Cavalli – la proposta di revisione della PSD, con l’introduzione di un tetto massimo sulle interchange fee per i pagamenti con carte di debito e credito, darà ulteriore impulso alla lotta all’uso del contante, ma introdurrà qualche tensione sul modello di business delle banche».

Per quanto riguarda i pagamenti con carte di debito o credito, permangono le barriere tecnologiche legate alla presenza di standard e certificazioni diverse in ogni paese che rendono più complessa la diffusione dei servizi paneuropei. In futuro, è auspicabile anche una regolamentazione a livello comunitario delle modalità di gestione e della sicurezza relativa al mobile payment e mobile wallet che vedono ad oggi una notevole frammentazione del mercato, con conseguente difficoltà di diffusione degli stessi.

«L’affermazione di servizi di pagamento innovativi, quali l’ecosistema mobile – afferma Cavalli – è strettamente legata alla semplicità e convenienza di utilizzo. Queste caratteristiche devono essere sviluppate garantendo i massimi livelli di sicurezza, in modo da creare un clima di fiducia negli utenti ed evitare “incidenti” di sicurezza che potrebbero rallentarne la diffusione». Su questi aspetti, le banche possono e devono svolgere un ruolo di primo piano, sfruttando l’elevato grado di fiducia di cui continuano a godere. Per Paolo Valentini, analysis and research department specialist di Piteco (www.pitecolab.it), i clienti si aspettano importanti benefici dalla evoluzione SEPA. E questo significa «un maggior supporto all’operatività in ambito europeo e una migliore automazione e razionalizzazione di tutti i processi». La migrazione ha reso obsoleto il concetto di “confine domestico”, permettendo alle imprese di utilizzare strumenti di pagamento comuni a livello europeo con la stessa facilità e sicurezza con cui utilizzavano quelli nazionali. «L’uso dell’SDD è in grado di estendere tutte le funzionalità del servizio RID (Rapporto Interbancario Diretto) all’intera area SEPA, e l’SDD one-off consente alle imprese italiane di trasformare un bonifico di iniziativa terza in un pagamento di iniziativa propria, permettendo per la prima volta di addebitare un conto di un cliente estero». Non solo. «L’utilizzo di un unico standard di comunicazione – spiega Valentini – consente alle aziende di cogliere i vantaggi di una maggiore automazione dei processi di riconciliazione, grazie alla garanzia che le informazioni contenute nella transazione vengono gestite in modo strutturato e trasferite in modalità end to end». Le potenzialità della SEPA sono rilevanti anche in termini di possibili razionalizzazioni (riduzione costi e rischi operativi e ottimizzazione del capitale circolante) derivanti dalla centralizzazione dei processi di pagamento e di incasso. «Con Piteco Evo, che è una suite modulare di tesoreria e pianificazione finanziaria e CBC dedicata alla gestione efficiente e sicura dei processi di pagamento delle aziende – conclude Valentini – intendiamo supportare i nostri clienti in questo delicato processo, affinché ottengano tutti quei benefici tesi a migliorare la financial value chain della loro azienda».

 

PSD – Payment Services Directive

Come noto, a fine 2007 fu emanata la direttiva 2007/64/CE sui servizi di pagamento, recepita in Italia con il decreto legge 11/2010 del 27/1/2010, che definisce i principi fondamentali e le norme per il contesto SEPA. Il 20 febbraio scorso, la Commissione per i problemi economici e monetari (ECON) del Parlamento europeo ha espresso una posizione a favore sulla proposta di revisione della PSD e sul regolamento che pone un limite alle commissioni dei pagamenti con carte. La cosiddetta PSD2 definisce maggiori possibilità di scelta dello strumento di pagamento in capo al consumatore e incrementa la sicurezza riducendo i costi.

È anche attesa l’entrata in vigore delle specifiche in corso di emanazione da parte della BCE, che obbligheranno entro il primo febbraio 2017, a nuove e più stringenti misure di sicurezza. L’ambito delle nuove regole sarà applicabile ai nuovi soggetti TPP (Third Party Payment provider) e al nuovo servizio di Payment Initiation, previsti dalla PSD2, implicati in una transazione di mobile payment.

Anche il Garante per la Privacy (www.garanteprivacy.it), lo scorso dicembre, ha predisposto le nuove regole per i pagamenti attraverso smartphone e tablet, contenute nello Schema di provvedimento generale in materia di trattamento di dati personali nell’ambito dei servizi di mobile remote payment .Il Garante si concentra in particolare sulla modalità remote di pagamento e punta l’attenzione sulla numerosità e delicatezza dei dati che tali forme di pagamento comportano.

«Gli standard sui protocolli di pagamento sono oggi particolarmente frammentati» – mette in evidenza Vincenzo Romeo, innovation & technologies director di Ingenico Italia (www.ingenico.it). Un esempio tra tutti, l’Electronic Protocols Application Software (EPAS), per i pagamenti in prossimità cross-europei. «Tutti i principali operatori – spiega Romeo – in particolare quelli presenti a livello europeo, potranno avere benefici dall’impiego di un unico sistema per l’accettazione delle carte di pagamento, riducendo i costi necessari per la selezione e la certificazione, paese per paese, della corretta tecnologia e del migliore partner bancario». Ingenico ha avviato due progetti di pagamento elettronico, basati sui nuovi standard SEPA/EPAS, con due importanti operatori europei, Carrefour e Auchan. I progetti prevedono l’avvio delle fasi pilota in Francia, Spagna e Portogallo per essere poi estesi ad altri paesi.

«I trend evolutivi più importanti dei nuovi strumenti di pagamento sono essenzialmente due» – dice Romeo. «Innanzitutto l’offerta diventa multi-canale, andando a intercettare le abitudini dei consumatori che comprano sempre più su Internet e da dispositivi mobili, mentre sul punto vendita fisico, l’offerta va a migliorare l’esperienza di pagamento, grazie a tecnologie innovative di prossimità (NFC, beacons, QRCode). Il secondo trend è dettato da come l’offerta di tali servizi si stia allargando a nuovi soggetti, che riescono ad aggregare merchant e consumatori sui vari canali». Google, Paypal, Amazon, Apple sono gli esempi principali. In tale scenario, è evidente l’importanza di standard, best practices e normative a protezione dei circuiti di pagamento e della confidenza dei consumatori negli strumenti da utilizzare, ma che non ostacolino l’innovazione.

In tal senso, le attività di organismi come il PCI Security Standards Council, così come le recenti guidelines della Comunità europea sui mobile e online payments, sono aspetti assolutamente determinanti. «Vale la pena citare in tal senso – afferma Romeo – quello che sarà un modello di security che si affermerà nei prossimi anni per i pagamenti proximity, e cioè il “point to point encryption”, andando a individuare e limitare in un certo senso, in sistemi complessi come quelli dei pagamenti elettronici, quali sono i componenti essenziali per la sicurezza e così “liberalizzando” gli altri come, per esempio, le applicazioni a valore aggiunto su smartphone». Altri aspetti importanti saranno i sistemi di “tokenizzazione” per le operazioni online, e metodi innovativi di identificazione del titolare della carta sui vari canali, a favorire la progressiva dematerializzazione degli strumenti di pagamenti.

«Nel mondo dei sistemi di pagamento si assiste a una continua evoluzione e nascita di sistemi innovativi, smart, flessibili, in grado di soddisfare le esigenze del retailer, dalla grande distribuzione sino al micro merchant e all’artigiano in mobilità» – osserva Ilario Bolis, direttore generale di VeriFone Italia (www.verifone.it). La continua ricerca di innovazione da parte dei player ha come scopo finale il miglioramento della customer experience, sia del retailer che decide di adottare un nuovo sistema di pagamento sia del consumatore finale che utilizza la propria carta o il proprio smartphone per pagare.

«L’elemento indispensabile per poter adottare uno di questi sistemi però è la sicurezza – avverte Bolis – che è imprescindibile per proteggere le transazioni e i dati sensibili della carta». Sulla base di una filiera sicura e protetta, può funzionare l’interoperabilità dei player della filiera, che si uniscono per fornire al cliente un valore aggiunto al sistema di pagamento, dal quale trarre nuove opportunità di business. Ne è un esempio concreto la soluzione Firenzecard, progettata da VeriFone e Linea Comune, ente gestore dei servizi per il comune di Firenze, che prevede l’utilizzo del terminale portatile con schermo touch a colori VX 680 per l’attivazione e la gestione della carta servizi contactless Firenzecard: un solo tap per visitare Firenze. In 72 ore, il turista ha accesso a circa 60 musei della città e utilizza autobus e tramvia illimitatamente.

 

Conclusione

Per i sistemi di pagamento innovativi è fondamentale l’adeguamento alla SEPA e PSD per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività. Il mercato dei sistemi di pagamento si sta aprendo a nuove opportunità e vede l’avvento di nuovi attori. A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti di pagamento via Internet e mobile. Il settore sta quindi portando a compimento progetti e modelli funzionali nuovi, mentre i piani di transizione sono in corso all’interno dei singoli Paesi. L’area dei sistemi di pagamento innovativi è uno dei territori d’elezione dell’attività bancaria e la presenza strategica in quest’area è, e sarà sempre, irrinunciabile per l’istituzione finanziaria. Di certo, il settore della finanza e quello dell’ICT stanno operando in stretta collaborazione, in questo importante segmento di mercato. 

 

LE 6 AREE SEPA

Implementare SEPA significa introdurre nuovi strumenti europei nelle seguenti aree:

  • SEPA Credit Transfer (SCT): l’EPC ha approvato la struttura di base dello schema per i bonifici SEPA, ossia il SEPA Credit Transfer Scheme Rulebook, e gli orientamenti attuativi (Implementation Guidelines);
  • SEPA Direct Debit (SDD): l’EPC ha approvato la struttura di base dello schema per gli addebiti diretti SEPA, ossia il SDD Scheme Rulebook, e le Implementation Guidelines;
  • SEPA Card Framework (SCF): In questo processo un ruolo importante è giocato dalla migrazione delle carte verso l’EMV (Europay Mastercard Visa) e la tecnologia a micro-processore;
  • SECA (Single Euro Cash Area): la realizzazione della SECA pone come obiettivo primario l’attuazione di uno spazio unico di gestione del contante in Euro;
  • IBAN: oltre agli interventi di standardizzazione, le banche hanno già sostanzialmente completato l’uso dell’IBAN e del BIC da parte dei clienti;
  • Infrastrutture CSM (Clearing and Settlement Management): l’associazione europea dei sistemi di clearing automatizzati (European Automated Clearing House Association, EACHA) ha sviluppato un quadro di interoperabilità per le infrastrutture di clearing e regolamento dei pagamenti al dettaglio con criteri che supportano l’interoperabilità tecnica dei canali di informazione e regolamento.

Per quanto riguarda gli standard di messaggio, sono stati adottati l’UNIFI ISO 20022 e l’XML. A tal proposito è stato anche siglato un accordo con SWIFT (www.swift.com) per garantire la compatibilità a livello internazionale.

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La moneta elettronica traina la crescita https://www.datamanager.it/rivista/la-moneta-elettronica-traina-la-crescita-44942.html Mon, 18 Mar 2013 14:47:42 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/03/la-moneta-elettronica-traina-la-crescita/ Per i sistemi di pagamento innovativi è fondamentale l’adeguamento alla SEPA, PSD, EMD e PCI per offrire servizi in linea con la nuova operatività a costi competitivi. La sfida per l’offerta si gioca sulla compatibilità con le norme e gli standard, ma anche sulla sicurezza e l’affidabilità di Piero Bucci   La disponibilità di servizi […]

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Per i sistemi di pagamento innovativi è fondamentale l’adeguamento alla SEPA, PSD, EMD e PCI per offrire servizi in linea con la nuova operatività a costi competitivi. La sfida per l’offerta si gioca sulla compatibilità con le norme e gli standard, ma anche sulla sicurezza e l’affidabilità

di Piero Bucci

 

La moneta elettronica traina la crescitaLa disponibilità di servizi di pagamento sicuri, facili da usare e poco costosi è uno degli elementi fondamentali per l’affermazione su larga scala delle transazioni elettroniche e dell’economia globalizzata. Lo sviluppo dell’e-commerce trova ancora oggi un ostacolo nei sistemi di pagamento, nello scarso utilizzo delle carte di credito e di debito nonché – soprattutto in Italia – nella predilezione del contante. L’ultima relazione della Banca d’Italia (www.bancaditalia.it) ha evidenziato che il numero delle operazioni effettuate con strumenti di pagamento diversi dal contante continua a crescere lentamente e su 100 pagamenti circa 90 sono ancora effettuati in contanti. Nel 2011, in particolare, sono state regolate solo 68 operazioni procapite con strumenti alternativi, contro le 182 dei Paesi dell’area dell’euro. L’affermarsi di sistemi di pagamento più evoluti non rappresenta solo un vantaggio in termini di comodità e sicurezza per le famiglie, le imprese e la PA, ma anche un importante volano di crescita e sviluppo per il Paese. Banca d’Italia sostiene che se si colmasse il gap che ancora separa l’Italia dai Paesi europei nell’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici, si potrebbe risparmiare lo 0,3% del PIL.

 

NUOVE OPPORTUNITÀ

Il mercato dei sistemi di pagamento si sta gradualmente aprendo a nuove opportunità e vede l’avvento di nuovi attori. La creazione di norme e standard europei, funzionali e di sicurezza, consente la realizzazione di sistemi più economici ed efficienti. A trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti di pagamento innovativi via Internet. Secondo i dati Bankitalia, l’anno scorso, sono stati effettuati oltre 280 milioni di pagamenti in rete, con un incremento del 24%. In particolare, le operazioni sul web con carte di credito e prepagate sono cresciute del 27,6% mentre i bonifici online hanno fatto registrare un aumento del 20,3%; continuano a crescere anche le carte di pagamento nelle tasche degli italiani, che sono passate dai 77 milioni del 2009 agli 82 milioni dell’ultimo anno (+6,49% nel triennio).

 

IL QUADRO NORMATIVO

La definizione e l’adozione della “single euro payments area” (SEPA) – l’area unica europea dei pagamenti in euro – coordinata tecnicamente dall’European payment council (EPC) – ha messo in moto un meccanismo abilitante per realizzare sistemi innovativi, uniformi e interoperabili a livello UE. Non a caso SEPA è anche una delle iniziative strategiche del piano di governo “Europa 2020” delle Istituzioni UE. A fine 2007, è stata emanata la direttiva 2007/64/CE PSD (payment services directive), recepita in Italia con il decreto legge 11/2010 del 27/1/2010, che definisce i principi fondamentali e le norme per il contesto SEPA. Il 31/03/2012 è entrato in vigore anche il regolamento UE n. 260, del 14/03/2012, che ha fissato al primo febbraio 2014 la data ultima per la migrazione ai servizi SEPA. L’obbligo comporta significative attività che le banche hanno già in parte intrapreso e che andranno avanti fino a tutto il 2014. Con il passaggio alla SEPA, per cittadini, imprese e PA non ci sarà più differenziazione tra pagamenti nazionali ed europei. Con riferimento alle carte di pagamento – in Italia – alla fine dello scorso anno, circa il 70 per cento delle carte in circolazione e il 90 degli sportelli ATM e dei terminali POS risultavano conformi ai nuovi standard EMV (Europay, Mastercard, Visa) di EMVCo (www.emvco.com) richiesti da SEPA. Vi sono poi le direttive sulla moneta elettronica (e-money): 2009/110/CE (EMD – Electronic Money Directive), 2005/60/CE e 2006/48/CE che sono state recepite in Italia con il decreto legislativo n. 45, del 28/04/2012. La norma definisce l’e-money come “un valore monetario rappresentato da un credito nei confronti dell’emittente che sia memorizzato su un dispositivo elettronico, emesso previa ricezione di fondi di valore non inferiore al valore monetario emesso e accettato come mezzo di pagamento da soggetti diversi dall’emittente”. Sulla scorta di tale definizione non è quindi da considerare e-money, ad esempio, l’annunciata iniziativa di Amazon (si parla di maggio), con i “Bezos-cent”, in quanto questi – da ciò che si dice – potranno essere spesi solo nell’ambito dei servizi Amazon: un po’ come il traffico telefonico per le TELCO. Per quanto riguarda la sicurezza, infine, da alcuni anni, il Consorzio PCI (www.pcisecuritystandards.org) – costituito da American Express, Discover Financial Services, JCB, MasterCard Worldwide e Visa International – ha promosso lo standard payment card industry (PCI), e in particolare il payment card industry – data security standard (PCI-DSS), per uniformare le regole di gestione della sicurezza dei dati, delle carte e in generale dei pagamenti elettronici. Il quadro normativo amplia i servizi e la gamma di attività esercitabili dai cosiddetti Istituti di Moneta Elettronica (IME) e Payment Institution (PI), consentendo di prestare servizi di pagamento e svolgere talune attività finanziarie senza doversi trasformare in banche.

 

LA SFIDA PER L’OFFERTA

La sfida per l’offerta di soluzioni competitive si gioca sia sulla compatibilità con le norme e gli standard, ma anche sulla sicurezza e l’affidabilità. Secondo il Politecnico di Milano, i nuovi sistemi di pagamento nell’era di Internet possono essere classificati nelle seguenti categorie principali: 

1)     e-payments: è lo scambio online di valore monetario tra compratore e venditore. Un esempio è PayPal del gruppo eBay che ad oggi ha oltre 250 milioni di conti ed è accettato dalla maggior parte di siti di e-commerce.

2)     MyBank: soluzione di pagamento paneuropeo su Internet messo a punto da EBA Clearing (www.ebaclearing.eu) e sostenuto dalle principali banche. Consente ai clienti di pagare direttamente dal proprio home banking tramite bonifico SEPA.

3)     P2P payments o peer-to-peer payments: in questa tipologia sono ricomprese tutte le modalità di pagamento che permettono il trasferimento di denaro tra due persone. Un sistema P2P è Obopay che oggi opera negli Stati Uniti, India, Senegal e Kenya. Permette di trasferire denaro tra carte di credito, tra conti bancari e tra e-wallet.

4)     m-payments: il mobile payment è ogni pagamento in cui il dispositivo mobile è utilizzato per iniziare, autorizzare e/o confermare uno scambio di valore finanziario. A sua volta si suddivide in:

a)     “mobile remote payment” che utilizza, a distanza, la rete cellulare e il dispositivo cellulare per il pagamento.

b)     “mobile proximity payment” quando, a breve distanza, si utilizza il dispositivo cellulare direttamente tra acquirente e venditore. Un esempio è Google Wallet che permette di utilizzare lo smartphone per effettuare pagamenti negli esercizi convenzionati, semplicemente appoggiandolo al POS MasterCard paypass.

5)     C-less-payments: sistema che non necessita di un contatto fisico (contactless)  tra il dispositivo di pagamento e il terminale POS. Si basa su tecnologia near field communication (NFC), talvolta in combinazione con RFID (radio frequency identification). L’NFC in combinazione con lo smartphone sta aprendo scenari applicativi diversi. Un esempio è Quick Tap lanciato da Orange e Barclaycard per il pagamento degli autobus a Londra.       

I sistemi vengono poi anche suddivisi in “micro” e “macro” a seconda dell’importo delle transazioni, sopra o sotto i 25 euro. I pagamenti elettronici favoriscono l’emersione dell’economia sommersa, che ha oggi una dimensione stimata in circa il 22% del PIL, con la conseguente riduzione dei costi di gestione del contante. Il tema è al centro delle iniziative pianificate dall’ABI (Associazione Bancaria Italiana) e dalle banche nell’ambito dell’Agenda Digitale del settore bancario che è parte integrante dell’Agenda Digitale Italiana.

 

M-PAYMENT INNOVATIVI

Luca Bortolan, executive partner financial services e responsabile IGEM per Accenture Payment Services (www.accenture.com/it-it) fornisce alcuni dati e considerazioni di scenario. «In Italia le transazioni con moneta elettronica, secondo la BCE, sono cresciute da 50 milioni nel 2007 a 151 milioni nel 2011, registrando una crescita annua del 32,3% e rappresentando il 12% delle transazioni in Europa». Per questo sono numerosi i player che studiano con attenzione l’evoluzione: le banche continuano a trarne un’importante fonte di ricavo e gli operatori primari TELCO e GDO cercano di estendere i propri servizi (dal 2010 a oggi, quaranta società si sono registrate all’albo IME). «Il valore potenziale del pagamento è alto – prosegue Bortolan – poiché è l’atto conclusivo dei moltissimi processi di acquisto giornalieri fisici e virtuali: intercettare il pagamento rappresenta un’occasione unica per raggiungere nuovi clienti, fidelizzare i propri e aumentare il cross-selling». Lo smartphone, sempre più diffuso e utilizzato, è il vettore per dare trazione ai servizi di pagamento innovativi che si stanno affermando. «Tali servizi presentano ancora maturità diverse – spiega Bortolan – in quanto gli standard sono in consolidamento e l’interoperabilità è limitata». Nonostante ciò, molti player primari si stanno muovendo e in breve tempo tali servizi diventeranno “commodity”. La differenziazione passerà attraverso la capacità di offrire ai propri clienti servizi realmente distintivi.

 

PROSPETTIVE INTERESSANTI

La diffusione di smartphone e tablet rende quindi particolarmente interessanti le prospettive del m-payment: basti pensare che per il 2013, Capgemini (www.capgemini.com) prevede che il numero di transazioni effettuate in mobilità supererà nel mondo la soglia dei 15 miliardi. «Norme come la PSD fanno sì che le opportunità aperte dai sistemi di m-payment possano essere colte non solo dalle banche, ma anche dalle organizzazioni extrabancarie come le payment institution» – afferma Fabio Oggioni, responsabile della direzione sviluppo sistemi applicativi di Cedacri (www.cedacri.it). «Naturalmente, gli aspetti di sicurezza sono molto rilevanti per il successo dei m-payment – prosegue Oggioni – perché solo se conquisteranno la fiducia dei consumatori conosceranno un significativo impiego». La piattaforma C-Payment di Cedacri risponde a questi requisiti, grazie ai meccanismi ereditati dalla soluzione di mobile banking già messa a disposizione delle banche. In base a essi, l’acquirente può autorizzare pagamenti di basso importo inserendo username e password e man mano che cresce il valore, sarà richiesto di inserire un PIN o una one-time-password. Il sistema genera automaticamente notifiche di pagamento di tipo push come ulteriore garanzia di sicurezza per l’acquirente. Per Francesco Sforna, head of sales and operations di Cashlog (www.cashlog.com) «security e trust sono elementi chiave del m-payment. La soluzione Cashlog si basa su un unico elemento: il numero di cellulare del cliente. Non sono utilizzate altre informazioni personali o della carta di credito. L’autenticazione è a “doppio strumento”, in questo modo si riduce il rischio di furto d’identità, di phishing e di altre tipologie di frodi. Tutte le transazioni sono autorizzate esclusivamente attraverso il cellulare». Cashlog ha recentemente superato la soglia di un milione di transazioni al mese. La crescita si è tradotta – per i merchant che lo hanno adottato come sistema di pagamento alternativo – in un incremento delle transazioni del 500%. Per Luciano Cavazzana, managing director di Ingenico Italia (www.ingenico.it) «la prospettiva tecnologica e infrastrutturale più concreta è quella delle soluzioni di m-payments attivate da smartphone (Mobile Acceptance)». Non solo. «Queste soluzioni possono favorire l’incremento dei pagamenti elettronici soprattutto presso operatori con poche transazioni, dove un dispositivo POS tradizionale non ha fino a oggi trovato giustificazione». L’adozione di m-payments consente – in effetti – di ridurre i costi dei sistemi tradizionali per tutti i componenti del sistema: esercente, consumatore e gestore delle transazioni. «Siamo convinti – continua Cavazzana – che questi nuovi strumenti permetteranno di allargare ulteriormente la base di terminali di pagamento installati in Italia e contribuiranno alla diminuzione delle operazioni in contante». Dopo i grossi sforzi e gli investimenti fatti dai circuiti di carte di credito e dalle banche per aumentare la sicurezza delle carte e dei sistemi (chip&PIN), l’attenzione alla sicurezza dei nuovi m-payment diventa condizione imprescindibile al fine di consolidare la confidenza dei merchant e degli utilizzatori di carte verso le nuove tecnologie di pagamento. Ingenico ha fornito una soluzione completa di Mobile Acceptance a due importanti operatori italiani che ne stanno iniziando la commercializzazione in queste settimane. Una terza iniziativa, annunciata già a novembre, partirà nei prossimi mesi in Belgio con BNP Paribas Fortis.

 

MODELLO DI BUSINESS CERCASI

Anche i costruttori di smartphone sono particolarmente attivi. Antonio Donadoni, alliance manager di BlackBerry (www.it.blackberry.com) afferma che «quello del m-payment è sicuramente un mercato con grandi potenzialità, in cui BlackBerry può dare un contributo importante, sia per il know-how tecnologico, sia per le caratteristiche dei clienti: un segmento particolarmente interessato alle formule innovative di pagamento». Superate le preoccupazioni in termini di sicurezza, grazie anche a tecnologie come l’NFC in cui BlackBerry è leader, il principale ostacolo alla diffusione di questi servizi è l’attuale assenza di un modello di business consolidato. Per questo motivo, sinora, si sono visti solo test e soluzioni circoscritte. «L’impegno di BlackBerry nel m-payment – continua Donadoni – pone le basi su un know-how riconosciuto in termini di mobile security ed è testimoniato da diversi progetti in tutto il mondo: l’ultimo è un circuito m-payment in Canada che, grazie a una soluzione BlackBerry certificata da Visa, permette di sostituire la carta di credito con uno smartphone NFC». Allo stesso modo in Turchia dal 2012 gli utenti Turkcell hanno potuto portare le loro MasterCard su un BlackBerry Bold 9900, mentre nel Regno Unito è operativo un progetto in partnership con Orange, con il Bold 9790. In Italia è in corso il progetto Ticket Restaurant Mobile, in collaborazione con il Politecnico di Milano, che unisce il pagamento a servizi accessori attraverso un’app dedicata. In questo caso è stato usato un Curve 9380, ma ben 5 degli ultimi 7 smartphone BlackBerry 7 sono abilitati all’NFC, così come lo saranno tutti i nuovi device BlackBerry 10. Negli ultimi anni Samsung, ha sviluppato e promosso in tutto il mondo numerosi trial di m-payment, collaborando attivamente con importanti partner. Con gli smartphone dotati di tecnologia NFC, sono stati coinvolti numerosi cittadini che hanno potuto provare e valutare l’interoperabilità veloce e sicura con l’ecosistema di pagamento. «Questa esperienza è stata senz’altro resa più accattivante dall’uso di soluzioni applicative facili e intuitive installate sugli smartphone» – sottolinea Antonio Bosio, product & solutions director di Samsung Electronics Italia (www.samsung.com/it). Samsung, quale leader del settore dell’elettronica di consumo, contribuisce alla diffusione dei m-payment anche attraverso l’implementazione della tecnologia NFC su un numero sempre maggiore di smartphone. Come non considerare poi le TELCO? Telecom Italia, Vodafone Italia, Wind, 3 Italia e PosteMobile hanno recentemente annunciano un accordo per lo sviluppo di una piattaforma di m-payment basata su tecnologia NFC per la piena interoperabilità delle soluzioni tecniche secondo gli standard GSMA (www.gsma.com). «Telecom Italia ha deciso di non entrare direttamente nel mercato dei pagamenti, ma di supportare gli istituti finanziari nello sviluppo di servizi innovativi» – afferma Alfonso  Mariconda, responsabile new projects development di Telecom Italia (www.telecomitalia.it). Uno dei filoni di maggior interesse è il mobile proximity payment basato su tecnologia “NFC SIM-based”, che grazie a smartphone NFC e SIM di nuova generazione permette di virtualizzare sul mobile le attuali carte di pagamento e di usarle in prossimità semplicemente avvicinando il cellulare a POS abilitati NFC. «Telecom Italia è convinta che il successo di questi servizi sia legato all’adozione di regole comuni e standard aperti – spiega Mariconda – che garantiscano l’interoperabilità e il funzionamento su qualunque terminale, operatore mobile e istituto finanziario. Per questo Telecom è impegnata da tempo negli standard, attraverso la collaborazione con gli operatori dell’ecosistema NFC». In ambito mobile proximity payment risalta, in particolare, la collaborazione con Intesa Sanpaolo e VISA per le Olimpiadi di Londra (dotazione alla delegazione italiana di cellulare e SIM NFC con carta prepagata ISP-VISA utilizzabile in prossimità) e per l’evento GSMA NFC & Mobile Money Summit di Milano (fornitura ai partecipanti di cellulare e SIM NFC con “TIM wallet” per pagare, accedere ai trasporti pubblici, utilizzare un buono sconto e carta prepagata ISP-VISA per pagamenti in prossimità).

 

GARANTIRE LA PIENA OPERATIVITÀ

Ruggero Fortis, direttore generale di Telima Italia (www.pc30.it), fa notare che «la gamma dei terminali si amplia costantemente in numero e funzionalità e che le esigenze dei merchant mutano nel tempo. Passiamo da terminali da tavolo potenti a dispositivi portatili touch screen dotati di tecnologia NFC». Garantire la piena operatività, in modo che l’erogazione del servizio sia continua e soddisfacente, è una delle sfide di queste nuove realtà. «Per supportare la crescente digitalizzazione dei sistemi di pagamento al dettaglio – continua Fortis – la multinazionale francese Solutions30 (in Italia, Telima) ha creato il marchio MONEY30, operativo in alcuni Paesi europei dove sono state svolte già oltre 100mila attività on site». In quest’ottica, si inserisce la partnership tra Telima Italia e VeriFone Italia, la cui proposta fa leva sulle caratteristiche di flessibilità, portabilità, connettività, scalabilità e affidabilità delle piattaforme operative e su un’offerta variegata e completa di prodotti e soluzioni certificate secondo gli standard internazionali (PCI 3.0, EMV 1 e 2) e nazionali (CB1 e CB2). Per Imanuel Baharier, direttore generale di VeriFone Italia (www.verifone.it) «nel settore dei sistemi di pagamento, la sicurezza va oltre la semplice protezione della transazione, la protezione dell’hardware è fondamentale per far sì che nel momento del pagamento il merchant e il consumatore abbiano fiducia nel mezzo che stanno utilizzando». Per fare ciò VeriFone si pone l’obiettivo di proteggere l’esclusività della relazione di pagamento e dei dati sensibili. Tale obiettivo è portato avanti grazie al continuo investimento in ricerca e sviluppo. «Il momento del pagamento – conclude Baharier – deve essere vissuto dall’utente finale come esperienza privata e positiva. Da qui, lo sforzo di creare uno strumento user friendly, per essere utilizzato dal cliente in modo autonomo e affidabile per far sì che il merchant possa accettare tutti i pagamenti senza pensieri». VeriFone propone un’ampia gamma di terminali che incontra i bisogni dei settori più esigenti: terminali portatili per i piccoli esercenti sempre in movimento e lettori agnostici che trasformano tablet e smartphone in veri e propri strumenti di accettazione di pagamento. Per esempio, all’ipermercato ­Iperal da mesi si paga con le PINpad VX 820 integrate alle casse NCR tradizionali e self-service, con cattura della firma sullo schermo touch e salvataggio in un database protetto. Nell’offerta compare anche la tecnologia NFC per il pagamento tramite cellulare, soluzione già adottata in tutti i ristoranti MyChef sul territorio italiano, grazie alla tecnologia MasterCard PayPass.

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