banca – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:58:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png banca – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 N26 Business Black: il conto business per i freelancer nomadi digitali https://www.datamanager.it/2018/09/n26-business-black-il-conto-business-per-i-freelancer-nomadi-digitali/ Wed, 05 Sep 2018 14:07:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152805 Il nuovo conto business offre soluzioni assicurative di livello premium per permettere ai clienti di viaggiare in modo facile e sicuro N26 presenta il nuovo N26 Business Black, un conto business premium per liberi professionisti e lavoratori autonomi che desiderano una banca progettata per viaggiare ovunque li portino i loro viaggi di lavoro. Il nuovo […]

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Il nuovo conto business offre soluzioni assicurative di livello premium per permettere ai clienti di
viaggiare in modo facile e sicuro

N26 presenta il nuovo N26 Business Black, un conto business premium per liberi professionisti e lavoratori autonomi che desiderano una banca progettata per viaggiare ovunque li portino i loro viaggi di lavoro. Il nuovo conto offre ai viaggiatori d’affari la massima sicurezza e facilità, grazie ad un’assicurazione viaggio competitiva che include protezione per il furto del cellulare, per il prelievo dagli sportelli ATM e gli acquisti, oltre all’assicurazione noleggio auto. Inoltre, il nuovo conto consente di prelevare gratuitamente in valuta estera in tutto il mondo, tutto questo grazie alla carta dal design esclusivo.

Secondo gli ultimi dati Confprofessioni, l’Italia è il paese con il maggior numero di liberi professionisti in Europa: solo quelli iscritti a un albo professionale superano la quota di 1,4 milioni e costituiscono il 5% delle forze lavoro. Parallelamente, nel 2017 il mercato del business travel tricolore è cresciuto di un milione di trasferte, arrivando a toccare quota 30,8 milioni, ovvero il +3,5% (fonte Nova 2018).

In questo contesto, dopo aver lanciato con successo nel 2017 N26 Business, la prima soluzione della
banca mobile per freelance e lavoratori autonomi, N26 ha analizzato i riscontri dei clienti al fine di
sviluppare i migliori servizi di mobile banking per i clienti business. Il risultato della valutazione: la
maggior parte dei clienti business di N26 sono nomadi digitali, che preferiscono lavorare da qualsiasi
parte del mondo e quindi apprezzano molto l’assicurazione sui viaggi d’affari. Inoltre, la Mobile Bank ha
ricevuto numerose richieste da parte degli utenti N26 Business per una versione business di questa
tipologia di conto premium.

N26 ha quindi soddisfatto questa esigenza espressa dai clienti lanciando Business Black e includendo il
pacchetto di assicurazioni offerto dal conto N26 Black.

La versione Business Black, fornisce un’assicurazione dedicata ai viaggi di lavoro che include: protezione
viaggio, garanzia estesa, protezione sui prelievi ATM, assicurazione furto cellulare, assicurazione
protezione acquisto, assicurazione noleggio auto, prelievi in valuta estera senza commissioni (nessuna
commissione di markup FX) e cashback dello 0,1% per ogni transazione con Business Mastercard.
Inoltre, i clienti che si registrano nel primo mese dopo il lancio possono usufruire delle partnership
disponibili tramite N26 Business Black, come i servizi di fatturazione di Debitoor. Questi servizi aiutano a
semplificare i processi di fatturazione e contabilità per i lavoratori autonomi, facendo così risparmiare
tempo e denaro ai clienti.

“N26 Business Black collega la nostra offerta premium alle esigenze dei freelance e dei lavoratori
autonomi e rende i viaggi d’affari semplici e sicuri”, afferma Valentin Stalf, co-fondatore e CEO di N26.
“Noi di Debitoor crediamo che chiunque debba essere in grado di gestire la propria attività da qualsiasi
luogo e da qualsiasi dispositivo. Debitoor e N26 Business Black sono le soluzioni perfette per gli
imprenditori in viaggio”, afferma Alessandro Leoni, CEO di Debitoor.

I clienti di N26 Business Black potranno utilizzare anche Spaces, una nuova funzionalità che fornisce un
modo semplice e veloce per mettere da parte denaro in base alle preferenze e alle esigenze personali
degli utenti. Consentendo ai clienti di spostare in modo immediato i risparmi dai loro spazi personalizzati e al conto principale e viceversa, N26 offre massima flessibilità e controllo per organizzare le proprie finanze e tenere traccia dei molteplici obiettivi finanziari. I clienti di N26 Business Black potranno creare fino a 10 spazi per gestire i propri obiettivi di spesa e di risparmio.

N26 Business Black sarà lanciato nei prossimi giorni in Germania, Austria, Francia, Italia e Spagna. Il servizio è rivolto alle persone fisiche che esercitano un’attività autonoma. I clienti possono utilizzare un
unico account per gestire sia le finanze aziendali che quelle personali. N26 Business Black offre tutti i
vantaggi offerti da N26 Black, comprese tutte le funzionalità dell’app e la Business Mastercard. Come
passo successivo, N26 sta lavorando ad un’offerta finanziaria innovativa per le piccole e medie imprese,
sfruttando la flessibilità e l’intuitività che caratterizzano l’offerta bancaria della Mobile Bank.

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Vasco diventa OneSpan e lancia la piattaforma Trusted Identity https://www.datamanager.it/2018/06/vasco-diventa-onespan-e-lancia-la-piattaforma-trusted-identity/ Wed, 13 Jun 2018 12:52:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149459 In un mondo finanziario sempre più connesso, banche e aziende devono affidarsi a soluzioni che proteggono l’ecosistema e non solo la singola app Sappiamo bene cosa voglia dire Big Data, un insieme di informazioni che permettono di ricostruire l’identità di un individuo senza che questi se ne renda nemmeno conto. Il concetto è utile per […]

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In un mondo finanziario sempre più connesso, banche e aziende devono affidarsi a soluzioni che proteggono l’ecosistema e non solo la singola app

Sappiamo bene cosa voglia dire Big Data, un insieme di informazioni che permettono di ricostruire l’identità di un individuo senza che questi se ne renda nemmeno conto. Il concetto è utile per capire in che modo banche e aziende odierne devono comportarsi nell’ottica di difendere i propri clienti. Se fino a qualche tempo fa l’attenzione era rivolta alla singola applicazione, oggi più che mai si sente la necessità di proteggere non l’asset nella sua unicità ma l’intero ecosistema in cui un utente è coinvolto. Pensiamo proprio alle transazioni finanziarie: grazie a tecniche di social engineering, gli hacker hanno molti elementi a disposizione per mimare il comportamento di una persona e ottenere le credenziali necessarie per accedere a un servizio, scavalcando così le misure di protezione attuali.

Una serie di problematiche che ha spinto Vasco Data Security a realizzare la piattaforma Trusted Identity (TID), che aggrega tecnologie volte proprio ad assicurare l’identità degli individui in contesti particolari. Tra questi le transazioni con il proprio istituto ma anche operazioni di firma elettronica e di onboarding. La TID ha l’obiettivo di contrastare le frodi e gli attacchi hacker, tramite un approccio alla sicurezza multilivello ed estremamente versatile. Fulcro di tutto ciò è l’Intelligent Adaptive Authentication, che esamina in tempo reale i dati provenienti dal comportamento degli utenti, dai dispositivi e dalle applicazioni per fornire, attraverso l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico, delle regole personalizzate che, se violate, fanno scattare varie procedure a tutela della conformità delle informazioni.

Come ci ha spiegato in occasione della presentazione italiana Giovanni Verhaeghe, VP Corporate Development di OneSpan: «Abbiamo creato la piattaforma Trusted Identity per consentire ad aziende e banche di avere il controllo completo della customer journey dei clienti. Potendo scegliere, a priori, un tipo di autenticazione graduale, si dà agli utenti una soluzione flessibile ma sicura, che cambia a seconda dell’attività in essere. Facciamo un esempio: una banca potrebbe chiedere a un cliente di digitare un semplice pin per effettuare transazioni inferiori ai 25 euro, mentre per quelle più importanti entrerebbe in gioco la biometria, un sistema decisamente più sicuro e personale».

Ci si chiede perché la TID dovrebbe sostituire metodi che già oggi hanno innalzato il livello di protezione dei profili finanziari, come la doppia autenticazione. «Beh, c’è una certa differenza. La piattaforma di OneSpan può notificare prima dell’ultimo passaggio verso il buon fine dell’operazione. Cioè, se con la 2FA dopo la digitazione del codice personale o temporaneo si conclude la transazione, l’estrema personalizzazione che abbiamo realizzato permette di applicare un ulteriore layer di richiesta accesso, magari per app critiche di firma elettronica o per il trasferimento di cifre importanti, che davvero necessitano di una verifica maggiore».

Abbiamo parlato di OneSpan perché è questo il nome che Vasco ha assunto da qualche giorno, con la volontà di avviare un nuovo corso evolutivo dell’azienda, in termini sia strategici che di produzione software. «L’idea che vogliamo far passare – conclude Verhaeghe – è che non siamo qui solo per vendere qualcosa. Lavoriamo insieme a società e banche per soddisfare le esigenze di sicurezza, lato backend e frontend, ovvero sia della filiale che del consumatore. Per farlo, perseguiamo una politica open, che crede in uno sviluppo condiviso, aperto e modellabile per rispondere alle sfide del tempo».

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Samsung Pay supporta PayPal https://www.datamanager.it/2018/04/samsung-pay-supporta-paypal/ Thu, 26 Apr 2018 18:30:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146563 Finalizzato l’ingresso della piattaforma all’interno del portafoglio digitale lanciato anche in Italia. Chi non ha una carta valida può sfruttare questo metodo La collaborazione tra Samsung e PayPal era stata svelata già nei mesi scorsi. La concretizzazione di tale partnership però avviene solo ora, con l’ingresso della piattaforma di pagamenti all’interno dell’ecosistema Samsung Pay. Tramite […]

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Finalizzato l’ingresso della piattaforma all’interno del portafoglio digitale lanciato anche in Italia. Chi non ha una carta valida può sfruttare questo metodo

La collaborazione tra Samsung e PayPal era stata svelata già nei mesi scorsi. La concretizzazione di tale partnership però avviene solo ora, con l’ingresso della piattaforma di pagamenti all’interno dell’ecosistema Samsung Pay. Tramite un comunicato, PayPal ha ufficializzato il supporto a tutti i suoi clienti per il portafoglio digitale della coreana, attivo da qualche settimana anche in Italia. Il rollout della disponibilità è avvenuto negli USA ma presto dovrebbe essere abilitato ovunque, nei paesi in cui Samsung Pay è già a pieno regime. Il funzionamento è molto semplice: quando si vuole associare una nuova carta al servizio, si sceglie la voce “Aggiungi PayPal”, digitando nome utente e password normalmente utilizzati per inviare e ricevere denaro online, anche tramite l’app per Android.

Sistema allargato

La novità allarga ulteriormente la fetta di utenti che si sentiranno spinti a usare Samsung Pay. Diverse banche e istituti, ancora esclusi dai circuiti del client che ha debuttato su molti Galaxy, potranno beneficiare del supporto a PayPal per essere comunque utilizzabili dal servizio. Tra tutti, chi ha una carta prepagata, come Postepay, che già sfrutta l’associazione con PayPal, potrà presto pagare con il cellulare, ottenendo gli stessi sconti e promozioni, via coupon, disponibili per gli altri.

Se già la piattaforma di pagamento gode di un buon livello di protezione, l’ingresso nell’ecosistema Samsung ne valorizza ulteriormente la sicurezza. Oltre a pin e lettore dell’impronta infatti, gli ultimi Galaxy S9 consentono di sbloccare il dispositivo e le funzionalità più delicate, come il commercio elettronico, tramite il riconoscimento intelligente, una sorta di mix tra la scansione del volto e quella dell’iride, qualcosa di meno complesso del Face ID di iPhone X ma comunque valido in termini di tutela dell’account e delle varie identità digitali.

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I 10 trend del settore bancario per il 2018 https://www.datamanager.it/2018/03/i-10-trend-del-settore-bancario-per-il-2018/ Wed, 28 Mar 2018 10:58:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144604 Accenture, da oltre 40 anni al fianco delle principali istituzioni finanziarie del nostro Paese, ha individuato i 10 principali trend del settore bancario per l’anno appena iniziato La banca si apre Le nuove normative europee, quali la PSD2 (oltre a GDPR e eIDAS), stanno imponendo agli istituti di credito l’apertura di alcune aree della propria […]

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Accenture, da oltre 40 anni al fianco delle principali istituzioni finanziarie del nostro Paese, ha individuato i 10 principali trend del settore bancario per l’anno appena iniziato

  1. La banca si apre

Le nuove normative europee, quali la PSD2 (oltre a GDPR e eIDAS), stanno imponendo agli istituti di credito l’apertura di alcune aree della propria catena del valore a terze parti, in prima fila Fintech e OTT (Over the Top). L’open banking consente ai clienti di condividere l’accesso ai propri dati finanziari ad altri operatori per creare servizi capaci di innovare la value proposition e la customer experience. Diventa quindi cruciale per le Banche comprendere e agire fin da subito nel nuovo contesto, per evitare di “cedere” una componente importante dei propri ricavi a nuovi player “pure digital” o altre industry che stanno già studiando come sfruttare la PSD2 per offrire nuovi servizi a valore, lasciando le Banche sullo sfondo.

  1. Metti la banca sulle nuvole

Stando alle previsioni attuali, entro il 2020 sarà impiegata più potenza di calcolo per il cloud che per tutti i data center proprietari. I problemi reali che per molto tempo hanno impedito allabanche l’adozione del cloud, primo fra tutti la sicurezza ma anche la reale affidabilità del servizio, sono ormai superati dalla maturità tecnologica delle soluzioni di mercato. Si osservano già oggi alcuni player bancari di primaria importanza che sono nella fase avanzata del loro “viaggio verso le nuvole”.  Nel 2018 il confronto in tema cloud, quindi, non verterà più sul “se”, ma sul “come e quando”. Il cloud, inoltre, abiliterà nuovi modi per lavorare, sviluppare e mantenere le applicazioni (Devops).

  1. Legacy, si può curare

Le tradizionali applicazioni “core” per la Banca (es. le procedure per gestire i conti correnti, effettuare i pagamenti o gestire il credito) risentono nella maggior parte dei casi e soprattutto in Italia di una obsolescenza, complessità e stratificazione che mal si sposano con la necessità di evoluzione rapida, “24 per 7” e risposta immediata, richiesti dalle nuove abitudini dei clienti e servizi digitali. Tuttavia, sradicare e rimpiazzare una tecnologia vecchia di decenni è una soluzione che comporta potenziali costi e rischi elevati: gli istituti di credito, quindi, stanno cercando di “svuotare” i sistemi legacy dell’intelliganza che riversano nelle nuove tecnologie digitali (A.I, big data analytics, …), relegandoli al ruolo di archivi e processor di transazioni.

  1. Sei digital o sei fuori

Le banche italiane si trovano di fronte ad un bivio: offrire ai clienti un’esperienza completamente digitale lungo tutti i customer journey o attendere inesorabilmente il declino mantenendo i processi attuali, basati su complessi passaggi organizzativi e manuali, carta e e-mail. L’esperienza spagnola ci insegna che i processi digitali funzionano: in un anno oltre il 40% dei documenti firmati digitalmente e oltre il 30% delle vendite totali sono generate con il contributo dei canali digitali. I Clienti, sempre più digitali, pretendono dalla Banca la stessa experience offerta dagli OTT (Google, Amazon, Facebook, Apple). Le Banche, pertanto, dovranno trovare una risposta efficace alle aspettative sempre più elevate dei propri Clienti, lavorando sui processi interni che si riflettono anche all’esterno e soprattutto sulla cultura digitale dei propri dipendenti.

  1. Siamo cyber-sicuri?

Nell’anno a venire, una tra le principali minacce rivolte alle banche sarà il furto di identità “sintetico”, che utilizza dati di vari soggetti al fine di creare un’identità nuova del tutto fittizia. I costi della gestione delle frodi sono molto elevati e le banche dovranno quindi affinare la tecnica per individuare i clienti fittizi senza creare nuovi punti di frizione all’interno della customer experience. Si tratta di un processo particolarmente delicato perché la salvaguardia della sicurezza non deve limitare le opportunità che l’apertura verso l’ecosistema digitale esterno può portare, a partire dalla PSD2 di cui si è parlato in precedenza. Ma è indubbio che essere più aperti, significa inevitabilmente essere più vulnerabili.

  1. Filiali? Sì grazie, ma diverse

La progressiva digitalizzazione della relazione Banca-Cliente sta portando ad un cambiamento radicale dei comportamenti della clientela oggi abituata ad interagire sempre più in mobilità e ad utilizzare sempre meno le filiali, con un calo della transazionalità allo sportello in costante calo del 5-7% annuo. Per far fronte a questo fenomeno solo nell’ ultimo anno le principali banche italiane hanno ridotto gli sportelli del 5%, ma il divario con i best in class europei è ancora significativo. In Olanda infatti vi sono in media 10 filiali ogni 100mila abitanti, in UK 16, in Svezia 18 ed in Italia 45. Il numero di filiali continuerà quindi a calare, sfruttando anche le potenzialità derivanti dal digitale (gestione remota, offerta a distanza, …). Si vedranno filiali più grandi (grazie anche a processi di accorpamento) che facendo leva sulla tecnologia saranno maggiormente focalizzate su attività a valore e meno su attività transazionali, e format di filiali “leggere” (es. cashlight, cashless, …) in grado di garantire un presidio snello nei territori a minore valore per la banca (ma dove è comunque importante essere presenti). Tutto ciò consentirà alle banche di  aumentare la produttività della rete e avvicinarsi progressivamente ai livelli dei campioni europei in grado di gestire in media 9mila clienti rispetto ai 2mila dei corrispettivi player italiani.

  1. Le Fintech sono amiche

Se in passato le fintech venivano associate dalle banche al rischio di una perdita di ricavi, si è ormai aperta una fase di profonda sinergia in cui le start up svolgono un ruolo decisivo nell’evoluzione dei modelli di business ed operativi degli istituti di credito. Banche e fintech, collaborando insieme, hanno attivato un circolo virtuoso con il quale stanno riuscendo a frenare l’avanzata dei player digitali che, a loro volta, hanno iniziato ad assumere un atteggiamento collaborativo non solo sul tema del payment ma anche sul lending. Il trend Fintech è previsto in consolidamento anche per il 2018, con un aumento delle operazioni di acquisizione. Il fatto che l’Italia sia ancora un fanalino di coda in questo settore, rappresenta senza dubbio un’opportunità per le banche del nostro Paese che desiderano sfruttare l’innovazione per aumentare i propri ricavi.

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  1. Per ROE “vecchi” servono business nuovi

Un recente studio di Accenture mette in luce come nel periodo 2012 – 2016 le banche che sono riuscite a genere più reddivitià sono quelle che hanno adottato un modello di business orientato allo sviluppo di alcune specifiche aree di business. È il caso del credito al consumo, cresciuto del 45% con un ROE al 17%, ma anche della promozione finanziaria che, nello stesso periodo, ha visto un aumento di quasi il 50% delle masse gestite. Altre due aree che hanno generato un aumento importante dei ricavi sono il wealth management, che conta su una redditività vicina al 21%, e la gestione degli NPL sempre più demandata ad operatori terzi rispetto ai player tradizionali. In questa nuova partita le banche tradizionali hanno, al contrario, assistito a un calo del 6% delle masse intermediate. È dunque evidente che la banca commerciale tradizionale sta subendo un attacco da parte dei player specializzati che, facilitati da una maggiore focalizzazione, riescono a rosicchiare importanti quote di mercato. La ricetta per uscire dell’impasse sta nella trasformazione profonda dell’assetto di business, specializzando value proposition, cost to serve e competenze ai diversi value pool e rivalorizzando il ruolo di fabbrica anche in ottica ecosistema. nell’incremento degli investimenti in innovazione e tecnologia in grado di trasformare la banca in un’organizzazione competititiva all’interno del mercato e allo stesso tempo entrare a far parte del nuovo ecosistema finanziario in cui la collaborazione in ottica di open innovation è destinata a riscrivere le regole del gioco.

  1. Il futuro è nei dati

Le banche guardano con sempre maggiore interesse la possibilità di utilizzare le informazioni dei propri clienti per studiare offerte e servizi su misura in grado di fidelizzare la base cliente. L’utente del 2018 si aspetta servizi rapidi, efficienti ma soprattutto rispondenti alle proprie esigenze. Lo studio dei dati personali e la loro corretta gestione, nel rispetto delle normative vigenti in tema di privacy, rappresentano per le banche una preziosa miniera di informazioni. Le banche godono di un enorme privilegio nel poter acquisire grandi quantità di dati che se adeguatamente processati possono delineare e predire i comportamenti dei propri clienti. Questo fenomeno delinea la transizione dagli analytics descrittivi a quelli predittivi e infine prescrittivi: il futuro della “data driven” bank.

  1. Uomini e macchine insieme per una migliore esperienza

L’ Intelligenza Artificiale è ormai matura per garantire ai clienti delle banche dei servizi di assistenza evoluti e continuativi e per contribuire in modo decisivo ad un nuovo modo di analizzare il patrimonio informativo di cui sopra. Le macchine non sostituiranno mai i dipendenti nelle attività a valore aggiunto ma li affiancheranno creando un tipico effetto “1+1=3”, potenziandone le capacità decisionali e dialogando direttamente col cliente (le cosidette chatbot). Secondo una recente indagine di Accenture, a livello globale sono circa 1 miliardo i messaggi verso i Brand che vengono scambiati in un mese sulle applicazioni di chatbot.

Alberto Antonietti, Managing Director, Accenture Strategy Financial Services Lead per Italia, Europa Centrale e Grecia di Accenture, ha commentato:  “Dopo la “disruption” che l’industria bancaria ha vissuto negli ultimi anni – basti ricordare che il PBV del banking Europe è sceso da circa 2 a 0,7 dal 2007 al 2017 -il settore subirà nei prossimi anni una ulteriore e profonda e radicale trasformazione, guidata dal cambiamento dei comportamenti della clientela, dalla modifica strutturale dell’arena competitiva abilitata dall’innovazione/rivoluzione tecnologica nonché dalla specializzazione dei modelli di business. Infine l’inasprimento della regolamentazione rende sempre più difficile la sostenibilità del business di intermediazione classica. Una recente ricerca di Accenture, il Disruptability Index, evidenzia, infatti, che il settore bancario sarà uno tra quelli più colpiti dalla disruption tecnologica nei prossimi tre anni: una sfida, ma anche un’opportunità per ripensare profondamente i posizionamenti strategici, le logiche competitive/collaborative e per focalizzare investimenti in innovazione sia nel modello operativo che sui profit value ancora disponibili nel Paese, come il wealth management, il credito al consumo, la bancassurance, i servizi di consulenza sia alle imprese  che per privati, focalizzando nuovi modelli distributivi. Per agire questa tarsformazione sarà necessario ricorrere anche all’open innovation, sviluppando collaborazioni sempre più stretta con tutti i nuovi player del settore, tra cui le Fintech, per sviluppare ecosistemi finalizzati a soddisfare “end to end” i bisogni core dei clienti”.

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Samsung Pay arriva in Italia https://www.datamanager.it/2018/03/samsung-pay-arriva-in-italia/ Fri, 23 Mar 2018 09:38:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144290 Presentato alla presenza del viceministro dell’Economia e delle Finanze Luigi Casero e agli istituti partner, il servizio permette di pagare con lo smartphone negli esercizi che accettano carte di credito, debito e prepagate Dall’arrivo di Apple Pay, i pagamenti digitali in mobilità hanno preso lo slancio anche in italia. Dopo anni di tentativi ed esperimenti […]

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Presentato alla presenza del viceministro dell’Economia e delle Finanze Luigi Casero e agli istituti partner, il servizio permette di pagare con lo smartphone negli esercizi che accettano carte di credito, debito e prepagate

Dall’arrivo di Apple Pay, i pagamenti digitali in mobilità hanno preso lo slancio anche in italia. Dopo anni di tentativi ed esperimenti basati esclusivamente sul supporto NFC, finalmente i big del settore hanno portato anche da noi le loro tecnologie, poco più che accordi commerciali visto che, tecnicamente, il nostro paese era già pronto alla rivoluzione del mobile payment.

Dopo la Mela dunque è la volta di Samsung, che ha ufficializzato l’arrivo del suo Pay tra i confini nazionali. Con un certo vantaggio tempistico sul globale Android Pay e soluzioni concorrenti solo avvistate altrove e poi perse di vista (LG Pay?), la multinazionale coreana lancia la sfida al colosso di Cupertino, questa volta non in ambito hardware ma software, in un campo dove ad oggi può succedere davvero di tutto, dato il fermento tra player più o meno consolidati.

Samsung Pay è stato presentato dinanzi al viceministro dell’Economia e delle Finanze Luigi Casero, che al District milanese ha commentato così l’avvento della piattaforma: “Non possiamo che appoggiare l’approdo di un nuovo strumento di pagamento elettronico che semplifica e migliora le operazioni dei singoli consumatori, contribuendo a esaltare ulteriormente l’economia digitale. L’azione del governo è da sempre volta a incentivare progetti del genere, che ci pongono in linea con le nazioni più sviluppate nel particolare contesto”.

Come funziona

Ma in che modo Samsung Pay permette di usare lo smartphone come portafoglio? A differenza della concorrenza, qui a essere supportati non sono solo i Pos di nuova generazione, con tecnologia Near Field Communication, ma anche quelli tradizionali che ospitano la Magnetic Secure Transmission, conosciuta meglio come MST. Con tale metodo, si invia un segnale magnetico da un dispositivo compatibile al lettore di pagamento, che emula la strisciata di una carta fisica. I pagamenti MST non richiedono al commerciante di aggiornare il Pos, al massimo un upgrade software. Come ha spiegato Samsung, sia su NFC che MST, i dati del conto vengono convertiti in una stringa unica, che oscura il seriale di bancomat e simili.

 

Sicurezza su tutto

Lato utente, la sicurezza dei dati e delle proprie carte è garantita da tre livelli di protezione. Innanzitutto si richiede di autorizzare ogni transazione tramite PIN, impronta digitale o scansione dell’iride. Il passo successivo è la tokenizzazione delle informazioni di pagamento che, in questo modo, non compaiono mai nelle transazioni né vengono memorizzate sul dispositivo. Infine interviene l’affidabile piattaforma Knox, che consente di proteggere numeri e acquisti in un’area protetta e nascosta a sguardi indiscreti.

Attualmente, Pay si può installare su Galaxy S9+, Galaxy S9, Note8, Galaxy S8+, Galaxy S8, Galaxy S7 edge, Galaxy S7, Galaxy A8, Galaxy A5 2017, Galaxy A5 2016 e gli orologi Gear S3 Frontier, Gear S3 Classic e Gear Sport. Diversi gli istituti partner: BNL, CheBanca, Intesa Sanpaolo, Mastercard, Banca Mediolanum, Nexi, SIA, Unicredit, Visa.

Primo avvio

Partire è molto semplice: dopo aver scaricato l’app dal Play Store di Android o Galaxy Apps, si accede con il profilo Samsung personale (se non lo si ha si crea in pochi minuti) e si aggiungono le carte preferite, sia fotografando il seriale che inserendo le indicazioni manualmente. A quel punto si sceglie il metodo preferito così da pagare velocemente, autenticandosi con una delle opzioni possibili, nei negozi abilitati, praticamente tutti quelli che hanno un lettore Pos (con almeno l’MST).

Grazie ad alcune partnership, Samsung Pay si pone come qualcosa in più di un metodo di pagamento. Nell’app infatti si possono caricare le proprie tessere fedeltà per averle sempre a portata di mano, accendo a tante promozioni dedicate e che rispondono già a nomi blasonati del commercio italiano: da Esselunga a Bennet, passando per Leroy Merline, Prenatal e Moleskine.

Carlo Barlocco, Presidente di Samsung Electronics Italia, ha detto in occasione della presentazione: “Dopo il recente lancio di Galaxy S9 e S9+, Samsung introduce un altro tassello innovativo che contribuirà a rendere più semplice la vita delle persone. Siamo convinti che il lancio in Italia di Samsung Pay contribuirà alla trasformazione del rapporto degli italiani con il denaro in direzione di quella cashless society di cui si parla ormai da tempo e che in alcuni paesi è una realtà consolidata, capace di rendere la gestione del denaro totalmente trasparente”.

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Amazon pensa di diventare una banca https://www.datamanager.it/2018/03/amazon-pensa-diventare-banca/ Tue, 06 Mar 2018 17:59:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142854 Amazon sta trattando con alcune banche per offrire ai suoi utenti un canale di pagamento sicuro e più adatto alle transazioni online Amazon ha in mente un progetto piuttosto ambizioso che potrebbe rivoluzionare il sistema bancario globale o per lo meno il modo in cui gli utenti acquistano prodotti dalla sua piattaforma. Secondo il Wall […]

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Amazon sta trattando con alcune banche per offrire ai suoi utenti un canale di pagamento sicuro e più adatto alle transazioni online

Amazon ha in mente un progetto piuttosto ambizioso che potrebbe rivoluzionare il sistema bancario globale o per lo meno il modo in cui gli utenti acquistano prodotti dalla sua piattaforma. Secondo il Wall Street Journal, l’azienda di Jeff Bezos ha avviato dei colloqui preliminari con Capital One e JP Morgan Chase, azienda con cui collabora per rinnovare il sistema sanitario statunitense, per offrire servizi simili a un istituto di credito. Il progetto sarebbe indirizzato verso coloro che non possiedono una tradizionale carta di credito e in particolare ai più giovani.

In futuro Amazon potrebbe quindi consentire non solo di aprire un vero e proprio conto corrente ma anche di staccare assegni, ritirare e depositare contanti e pagare gli acquisti online come se si possedesse una carta di credito. Il sito di e-commerce potrebbe inoltre liberare l’utente dal peso delle commissioni sulle transazioni online. Se il progetto andasse in porto si tratterebbe di una importante evoluzione per Amazon Pay, il sistema di pagamento contactless ancora poco utilizzato a livello globale. La proposta di Amazon potrebbe diventare utile non solo nel mondo digitale ma anche per facilitare l’acquisto di prodotti presso i suoi punti vendita fisici come la catena di alimentari biologici Whole Foods acquisita nel 2017 per 13,5 miliardi di dollari.

Il Wall Street Journal comunque sottolinea che Amazon non vuole diventare una vera e propria banca ma si porrà solamente come una sorta di intermediario, ma soprattutto che si tratta di un progetto piuttosto complicato da realizzare dal punto di vista burocratico e per la spietata concorrenza. Walmart ad esempio ha tentato di passato di offrire servizi simili a quelli di un istituto di credito ma le pressioni delle lobby della finanza l’hanno fatta rinunciare.

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Altalena Bitcoin, siamo vicini al minimo https://www.datamanager.it/2018/02/altalena-bitcoin-vicini-al-minimo/ Wed, 07 Feb 2018 19:30:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140551 Il valore di una singola moneta scende a meno di 7 mila dollari quando due mesi fa era quasi a 20 mila. Secondo gli esperti è la conseguenza delle mosse paventate da banche e governi A dicembre un Bitcoin valeva oltre 19 mila dollari, poco sotto la cifra storica dei 20 mila. Oggi, a nemmeno […]

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Il valore di una singola moneta scende a meno di 7 mila dollari quando due mesi fa era quasi a 20 mila. Secondo gli esperti è la conseguenza delle mosse paventate da banche e governi

A dicembre un Bitcoin valeva oltre 19 mila dollari, poco sotto la cifra storica dei 20 mila. Oggi, a nemmeno due mesi di distanza, la criptomoneta è scesa sotto quota 7 mila. Certo, non siamo ancora al minimo assoluto vissuto tra il 2016 e il 2017 ma il forte ribasso delle ultime settimane è un campanello d’allarme da tener presente.

Stando a Bitstamp, l’exchange di riferimento con sede a Lussemburgo, la valuta ha perso oltre il 15% questo lunedì, fermandosi a 6.853 dollari e perdendo terreno in sei delle ultime otto sessioni di scambio avvenute a livello globale. Si tratta forse di una discesa organica e prevedibile ma sta di fatto che passare dal +1.300% del 2017 all’attuale -15% è un ulteriore segno della forte instabilità del soldo digitale.

Le vere cause

Secondo gli analisti però, dietro il crollo recente c’è dell’altro. Ad esempio il divieto delle banche britanniche e statunitensi di utilizzare le carte di credito dei propri circuiti per comprare Bitcoin, in attesa di regolamentare meglio la faccenda. Tra queste ci sono la Lloyds Banking Group, Citigroup e JPMorgan, che hanno annunciato misure limitative per i propri clienti.

Ma di mezzo ci si mettono anche i governi: in settimana quello indiano ha spiegato di voler rendere le monete digitali illegali per i sistemi di pagamento convenzionali, mentre c’è l’intenzione di governare più da vicino lo scambio di somme criptate, con la chiara volontà di evitare il riciclo di denaro sporco e l’evasione. Per gli esperti, come l’agenzia Centtrip, il nuovo livello base per i Bitcoin dovrebbe assestarsi sui 5 mila dollari, sempre che non vada ancora più giù.

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WhatsApp testa i pagamenti P2P in India https://www.datamanager.it/2018/01/whatsapp-testa-pagamenti-p2p-india/ Mon, 22 Jan 2018 19:00:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139324 La piattaforma di chat si appresta a diventare anche uno strumento per lo scambio di moneta digitale. La versione beta verrà rilasciata entro marzo Gli utenti indiani di WhatsApp potranno presto sperimentare come ci si sente a scambiarsi soldi tra le finestre del popolare servizio di chat. Grazie al rilascio di una versione beta in […]

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La piattaforma di chat si appresta a diventare anche uno strumento per lo scambio di moneta digitale. La versione beta verrà rilasciata entro marzo

Gli utenti indiani di WhatsApp potranno presto sperimentare come ci si sente a scambiarsi soldi tra le finestre del popolare servizio di chat. Grazie al rilascio di una versione beta in arrivo entro marzo, la popolare piattaforma di Facebook fa un balzo deciso nel mondo del P2P, con tutti i vantaggi di una comunicazione semplice, veloce e onnipresente.

Non ci sono dichiarazioni ufficiali ma pare che i dipendenti del team dedicato in India stiano già provando la funzione che presto sarà disponibile per circa l’1% degli iscritti nel paese, un numero chiuso necessario a circoscrivere le eventuali problematiche e risolvere senza troppi patemi le debolezze di un sistema che dovrà farsi trovare pronto per un lancio globale prima o poi nel corso dei prossimi mesi.

Rivale pericoloso

Non è un caso se WhatsApp abbia deciso di testare il P2P proprio in India. Qui sono attive già un bel po’ di compagnie nel campo del peer-to-peer finanziario, anche grazie alla lungimiranza mostrata dalle banche e dagli istituti di credito che operano internamente nell’adottare un’interfaccia comune che semplifica i processi di pagamento e trasferimento. La UPI (Unifield Payments Interface) indiana collega le banche aderenti alle app mobili, permettendo uno scambio istantaneo e sicuro.

Le esperienze di Google Tez, Paytm e BHIM sono la dimostrazione di quanto il governo e le aziende private abbiano voglia di collaudare servizi innovativi, a vantaggio dell’interoperabilità su più piattaforme. Viene facile pensare al prossimo futuro, quando un largo uso di WhatsApp Business e l’integrazione del P2P daranno vita a un nuovo modo di concludere un affare in mobilità, con bonifici e fatture saldate direttamente via chat.

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La Corea del Sud vuole vietare lo scambio di criptomonete https://www.datamanager.it/2018/01/la-corea-del-sud-vuole-vietare-lo-scambio-criptomonete/ Fri, 12 Jan 2018 09:53:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138805 Il governo prepara una legge per bannare bitcoin e simili a causa delle indagini sull’evasione fiscale delle principali piattaforme di trading O lo ami o lo odi. Il bitcoin è così, non esistono vie di mezzo o compromessi accettabili per un mondo finanziario che sta vivendo una delle più rivoluzionarie trasformazioni della sua vita. Il […]

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Il governo prepara una legge per bannare bitcoin e simili a causa delle indagini sull’evasione fiscale delle principali piattaforme di trading

O lo ami o lo odi. Il bitcoin è così, non esistono vie di mezzo o compromessi accettabili per un mondo finanziario che sta vivendo una delle più rivoluzionarie trasformazioni della sua vita. Il rischio dietro le criptovalute è sempre lo stesso: l’assenza di regolamentazione è un vantaggio per i costi puri di trading però sottende plausibili dubbi sulla liceità degli scambi. L’anonimato e la logica degli hash proteggono l’identità di investitori e clienti, anche se si tratta di traffici economici fuorilegge. La Corea del Sud lo sa ed è per questo che vuole limitare la diffusione della moneta all’interno del paese. Lo farà non tanto vietando il mining o la compravendita di beni e servizi tramite bitcoin ma impedendo l’esistenza di piattaforme ufficiali di scambio locali. Il motivo è semplice: durante un’indagine della polizia, un paio di gestori del mercato bitcoin, tra cui Coinone e Bithumb, sono stati accusati di evasione fiscale e a pagare saranno tutti gli altri, utenti compresi.

Legge specifica

Il ministro della giustizia ha spiegato che il governo sta preparando una legge con cui vieterà del tutto attività di trading nazionali, una scelta difficile ma a cui si è giunti di concerto con le autorità principali. A quanto pare infatti, il ban è stato accolto dalle agenzie finanziarie sudcoreane e dai regolatori finanziari, supportati dal ministro delle finanze. Si tratta di una bella batosta per un mercato che nel paese sta crescendo rapidamente tanto da coinvolgere persino studenti e casalinghe e destando parecchie preoccupazioni sulla semplicità con cui chiunque può giocare i suoi risparmi nella borsa digitale. “Per questo la politica vuole una precisa regolamentazione – ha spiegato un analista coreano – in un panorama globale che vede sempre più persone salire a bordo della macchina dei bitcoin e quasi nessuno scendere”.

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Perché Israele ce l’ha con i bitcoin (e non solo) https://www.datamanager.it/2018/01/perche-israele-ce-lha-bitcoin-non-solo/ Tue, 02 Jan 2018 10:42:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138221 L’autorità nazionale che regola il mercato finanziario ha proposto di bannare le agenzie basate esclusivamente su valute crittografiche Bitcoin e valute crittografiche rappresentano un mercato in forte espansione, che crea numerosi disagi a chi non è pronto ad adattarsi. Tra questi vi è l’autorità che gestisce gli scambi di borsa in Israele, che ha proposto […]

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L’autorità nazionale che regola il mercato finanziario ha proposto di bannare le agenzie basate esclusivamente su valute crittografiche

Bitcoin e valute crittografiche rappresentano un mercato in forte espansione, che crea numerosi disagi a chi non è pronto ad adattarsi. Tra questi vi è l’autorità che gestisce gli scambi di borsa in Israele, che ha proposto di vietare le operazioni alle società che si basano esclusivamente sulla moneta digitale. Se dovesse passare, la norma bloccherà ogni azione sul Tel Aviv Stock Exchange, la piazza finanziaria del paese. Shmuel Hauser, a capo dell’Israel Securities Authority (ISA), ha spiegato alla conferenza Calcalist l’idea di presentare al board del comitato l’intenzione del divieto: “Se c’è un soggetto il cui business principale gira intorno al mondo delle cryptocurrency, non dovremmo permetterli di agire in borsa. Chi non è ancora attivo non potrà entrare, chi c’è già vedrà i propri scambi sospesi”.

Mossa da censura

Hauser non ha identificato alcuna compagnia specifica come esempio della direttiva ma è chiaro che la mossa è vista come una precisa censura delle startup che, in Israele, stavano guadagnando parecchio dal trend crescente dei bitcoin. Blockchain Mining e Fantasy Network sono alcune delle interessate ma non solo: c’è un sottobosco di aziende nascenti che sperava di poter ottenere un forte boost dall’ascesa delle monete crittografiche. Le conseguenze del blocco potrebbero danneggiare non solo il business di chi opera all’interno del paese ma anche verso l’estero. Fantasy Network, tramite un comunicato, ha affermato: “Restrizioni simili hanno il potenziale non solo di escluderci dalla borsa di Tel Aviv ma anche di limitare gli investimenti a livello globale”. La proposta di Shmuel Hauser sarà probabilmente l’ultima da capo dell’ISA, visto che il suo mandato avrà fine tra qualche settimana, dopo 6 anni e mezzo al comando dell’organo statale.

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