banche – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 30 May 2023 10:23:08 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png banche – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 La Banca 3D interattiva https://www.datamanager.it/2023/05/la-banca-3d-interattiva/ Tue, 30 May 2023 10:23:08 +0000 https://www.datamanager.it/?p=228302 Un interessante caso di studio a cura di Zoom sulla banca del futuro in questo documento (anch’esso interattivo) a download gratuito. Compila il form per scaricare lo studio sulle moderne esperienze bancarie

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White Paper gratuito: un modello moderno per prevenire le frodi bancarie https://www.datamanager.it/2019/10/white-paper-gratuito-un-modello-moderno-per-prevenire-le-frodi-bancarie/ Fri, 25 Oct 2019 09:47:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=192292 Questo white paper dell’analista TABB fa un tuffo più profondo in ciò che le istituzioni finanziarie possono fare per combattere crimini finanziari sempre più sofisticati e proteggere le loro imprese dalla conformità e dai rischi reputazionali. Scarica gratuitamente il documento compilando il form che segue E’ richiesto un indirizzo email valido aziendale (al quale riceverai […]

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Questo white paper dell’analista TABB fa un tuffo più profondo in ciò che le istituzioni finanziarie possono fare per combattere crimini finanziari sempre più sofisticati e proteggere le loro imprese dalla conformità e dai rischi reputazionali.

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Cyber security in banca alla luce del GDPR https://www.datamanager.it/2018/05/cyber-security-in-banca-alla-luce-del-gdpr/ Fri, 18 May 2018 12:58:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147956 Verso la cyber-physical security. La sicurezza globale integrata e di sistema. La banca si sta trasformando e organizzando per contrastare sempre meglio il rischio cyber. La sicurezza cambia pelle adottando nuove strategie e soluzioni che in parte discendono dal GDPR e dalla direttiva NIS Nell’attuale contesto di trasformazione digitale della finanza, la sicurezza dei servizi […]

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Verso la cyber-physical security. La sicurezza globale integrata e di sistema. La banca si sta trasformando e organizzando per contrastare sempre meglio il rischio cyber. La sicurezza cambia pelle adottando nuove strategie e soluzioni che in parte discendono dal GDPR e dalla direttiva NIS

Nell’attuale contesto di trasformazione digitale della finanza, la sicurezza dei servizi bancari è strategica per l’intero core business del settore. La minaccia cyber, per la sua natura diffusa, incontrollata e transnazionale, rappresenta oggi la sfida più impegnativa. I cyber attack sono in grado di produrre effetti devastanti, molto costosi e di incidere sull’esercizio stesso della libertà economica. La distruzione e il danneggiamento, anche parziale, della infrastruttura critica della finanza hanno un notevole impatto strategico, umano, economico e sociale: basti pensare alle reti di interscambio e ai sistemi di pagamento che includono effetti intersettoriali e transfrontalieri, con effetto “domino” dovuto alle interdipendenze. L’autorevole Global Risk Report 2018 del World Economic Forum (WEF), alla sua tredicesima edizione, pone il cyber risk al terzo posto in termini di probabilità e al sesto in termini di più alto impatto globale. E se confrontiamo i dati degli ultimi cinque rapporti vediamo che il rischio cyber è cresciuto sistematicamente fino ad arrivare alla posizione attuale.

CYBER SECURITY

«La cyber security è certamente uno dei temi più rilevanti per il settore bancario. La posta in gioco è altissima e non tocca la semplice perdita di denaro a fronte di una piccola frode, ma la possibile compromissione dell’intero sistema dei pagamenti e del rapporto di fiducia sul quale si basa il convivere sociale» – conferma Alessandro Vallega del comitato direttivo CLUSIT. Il rapporto CLUSIT presentato al Security Summit del marzo scorso, delinea una situazione veramente preoccupante. Da una parte si stima che il cybercrime abbia causato, a livello globale, danni per 500 miliardi di dollari con un trend in aumento e, dall’altra, si afferma che il 2017 è stato, contemporaneamente, l’anno del trionfo del malware e degli attacchi industrializzati, realizzati su scala planetaria contro bersagli multipli, nonché della discesa in campo dei governi come attori di minaccia. «In ambito bancario, queste tre cose sono molto rilevanti» – spiega Vallega. «Il malware è un forte veicolo di compromissione della sicurezza dei sistemi usati dai clienti per accedere ai loro dati. In modo analogo, è anche un pericolo per i sistemi client e server degli istituti e della rete che trasporta l’informazione dagli uni agli altri». Negli ultimi anni, CLUSIT ha anche raccolto chiare ipotesi di attacco cyber provenienti da stati. «Si, in ambito bancario – conclude Vallega – alcuni ritengono che la frode, per un centinaio di milioni di dollari, ai danni della Banca Centrale del Bangladesh sia avvenuta tramite la compromissione del sistema di comunicazione dei pagamenti SWIFT e che sia collegata a un gruppo di hacker legato al governo nord coreano». Tutto ciò è risultato chiaro anche durante l’ultima edizione del Cyber Security Summit 2018, organizzato da The Innovation Group (www.theinnovationgroup.it) e tenutosi a Roma a marzo scorso. I keynote speaker e gli esperti internazionali hanno evidenziato chiaramente che la cyber security è oggi un’urgenza in tutto il mondo e in particolare nel settore finanziario. Le minacce odierne del cyber terrorismo, cyber crime e cyber warfare rappresentano una sfida sempre più importante, come hanno dimostrato alcuni eventi recenti, dalla divulgazione dei principali bug di sicurezza della CPU alla diffusione epidemica dei criptoworms (WannaCry, NotPetya e BadRabbit). Anche il presidente della Commissione Europea (CE) Jean-Claude Juncker, nell’ultimo discorso sullo stato dell’Unione ha sottolineato che la risposta al cyber crime è al quarto posto tra le priorità europee, e che stanno arrivando azioni concrete e nuovi regolamenti, come il preannunciato “Cyber Security Act” di cui ha parlato Sir Julian King, commissario per Unione della Sicurezza della CE. King ha presentato, inoltre, le azioni in corso per realizzare tutte le priorità relative alla Unione Europea della Sicurezza, soffermandosi sui progressi compiuti e descrivendo brevemente i lavori per i prossimi mesi.


#GDPR #NIS e attuazione della #PSD2 priorità assolute per il finance
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NUOVE NORME

Come noto, l’Unione Europea ha già emanato la direttiva (UE) 2016/1148 “Network and Information Security (NIS)” e il regolamento (UE) 2016/679 “General Data Protection Regulation (GDPR)” per il “trattamento e protezione dei dati”, dove non si parla più solo di “privacy” bensì di “data protection”. Con il GDPR, già in vigore dal 2016 e che completa la sua attuazione il 25 maggio, la UE ha voluto cogliere tre obiettivi principali: 1) Innalzare il livello di protezione dei dati e dei sistemi di cyber security. 2) Uniformare, per tutti i paesi UE, le norme specifiche. 3) Proteggere i dati che nascono nell’UE anche se vengono esportati fuori dall’Unione. Il 2018 è un anno decisivo per la cyber security, non solo per il completo dispiegarsi del GDPR e della direttiva NIS, ma anche per l’attuazione della PSD2 (“Payment Services Directive 2”), che riguarda direttamente o indirettamente l’innalzamento della sicurezza per gli operatori dei servizi essenziali e della finanza. Ma, collegato a questi adempimenti, c’è anche il completamento del “Piano nazionale per la protezione dello spazio cibernetico”, con il rafforzamento della rete dei CERT in grado di far fronte a eventuali emergenze nazionali e la messa in funzione del Nucleo per la sicurezza cibernetica (NSC) deputato alla gestione e coordinamento delle crisi.

IMPLICAZIONI GDPR E NIS

«Una delle possibili chiavi di lettura del GDPR attribuisce a questa nuova disciplina il merito di ridisegnare un quadro normativo in materia privacy vecchio ormai di vent’anni, estendendone l’efficacia a livello di protezione del dato» – ricorda Andrea Violato, senior GDPR consultant di Augeos. «Tale visione appare del tutto condivisibile, in quanto riconosce al GDPR non tanto il merito di aver introdotto ex novo obblighi inediti e nuovi adempimenti, quanto l’aver riordinato una serie di buone prassi venutesi a concretizzare in materia di analisi del rischio, riconoscendone così una fondamentale dimensione. Più in particolare, l’introduzione, pressoché d’obbligo per tutto il settore finance, di predisporre e mantenere un apposito Registro dei trattamenti, al fine di un effettivo ed efficace data protection impact assessment, e la corretta gestione dei diritti degli interessati appaiono come alcuni dei più interessanti passi in avanti della disciplina rispetto al passato. «Tuttavia, per far fronte al GDPR – prosegue Violato – è necessario adoperarsi al fine di attuare quella che potrebbe rivelarsi una profonda riorganizzazione interna, che va dalla designazione del data protection officer (DPO) sotto forma di nuova figura di controllo, alla predisposizione di strutture organizzative idonee a far fronte agli obblighi di data breach notification, passando dal ridisegno dei processi aziendali di gestione del dato in ottica di privacy by default e privacy by design». In ogni caso, dal punto di vista economico, il GDPR non deve essere inquadrato solo ed esclusivamente come voce di spesa, ma anche e soprattutto, come occasione di crescita culturale in materia di data protection e di professionalità degli addetti aziendali. «A nostro avviso – dice Violato – uno dei punti strategici su cui puntare è rappresentato dalla individuazione delle misure tecniche e organizzative da applicare ai trattamenti al fine di tutelare i diritti degli interessati». Su tale argomento, sono di indubbio valore le sempre più diffuse tecniche di machine learning e di analisi del linguaggio capaci di rendere facilmente processabili e identificabili le lacune e le vulnerabilità rispetto al framework di riferimento. «Il GDPR – conclude Violato – è da intendersi come il migliore strumento operativo con cui formare i soggetti aziendali non solo dal punto di vista strettamente professionale, ma anche e soprattutto, sotto il profilo personale». Di conseguenza, l’avvento di un framework condiviso a livello UE che, per di più, riverbera i propri effetti a livello planetario, deve essere letto come opportunità di crescita e consolidamento delle proprie identità.

LA SICUREZZA È UN BENE COMUNE

«Mentre il GDPR ha un indirizzo molto specifico, legato alla protezione dei dati personali, la direttiva NIS ha un respiro più ampio, legato alla definizione di elevati standard di sicurezza comuni agli operatori di servizi essenziali» – afferma Cinzia Convertino, security consulting manager di HPE Pointnext. Tra questi, anche banche e assicurazioni, con un serio impatto sul risk management, IT in particolare, che deve essere adeguato per conformarsi alla normativa. «L’intelligenza artificiale, oltre a essere l’arma di punta dei cyber-criminali, può anche essere un efficace strumento di contrasto agli stessi soprattutto se combinata opportunamente con altre tecnologie» – sottolinea Cinzia Convertino. Aruba Networks, per esempio, fornisce una protezione a 360 gradi, unendo il controllo degli accessi alla rete di ClearPass con il rilevamento e gli avvisi sugli attacchi basati sull’analisi del comportamento degli utenti di Introspect. Le tecnologie di machine learning sono particolarmente efficaci in settori come la user and entity behavior analytics (UEBA), che studiando i comportamenti degli utenti, non solo umani, possono identificare comportamenti sospetti e potenziali pericoli. «Occorre però continuare anche a promuovere e diffondere la cultura della sicurezza a tutti i livelli, un’arma fondamentale contro la criminalità informatica – continua Convertino – che spesso sfrutta proprio la non adeguata preparazione di utenti e operatori». Di pari passo è necessario poter contare su strumenti organizzativi e tecnologici all’altezza. Sarebbe auspicabile che gli operatori del settore approfittassero dell’occasione fornita dall’entrata in vigore delle nuove normative per rivedere i propri modelli IT, magari evolvendo verso forme di Hybrid IT che sono in grado di garantire maggiore sicurezza e flessibilità e al tempo stesso minori costi. «Cooperazione e governance sono poi, senza dubbio, elementi chiave da considerare» – conclude Convertino. «Occorre comprendere che la sicurezza è un bene comune il cui livello non dipende da un singolo operatore». Un solo anello debole può mettere a repentaglio la sicurezza di tutti. Da un approccio di questo tipo, possiamo quindi aspettarci dei vantaggi per tutti, anche per gli utenti finali.

CONCENTRARSI SULL’UTENTE FINALE

«L’aspetto più rilevante è sicuramente il passaggio da una normativa, basata su richieste specifiche e a volte tendenti all’obsolescenza, a una basata sull’analisi dei rischi che richiede alle società finanziarie una comprensione molto più avanzata e completa delle problematiche attinenti la sicurezza» – afferma Michele Rivieri, chief information security officer di Cedacri. «In particolare, è importante che le aziende del settore finance comprendano che il GDPR non è solo una normativa in ambito IT, ma ha soprattutto un impatto organizzativo e procedurale». In Cedacri, le misure richieste sono già state in gran parte realizzate, in particolare l’implementazione di misure come la corretta segregazione degli ambienti, la mascheratura dei dati non di produzione, la cifratura dei dati in transito e la protezione dalle nuove minacce, perciò gli impatti delle nuove normative sono ridotti. Mentre in realtà più piccole e meno organizzate e strutturate potrebbero essere particolarmente costosi e impegnativi. «Già da alcuni anni – continua Rivieri – gli organismi regolatori del mondo finance sia a livello nazionale che europeo si sono mossi nella direzione indicata dalla direttiva NIS, quindi mi aspetto che sarà necessaria solo qualche correzione di rotta». I vantaggi maggiori saranno nella gestione delle terze parti che verranno finalmente spinte ad abbracciare anch’esse i principi base della sicurezza. «Ritengo, in definitiva – conclude Rivieri – che occorra concentrarsi sull’utente finale, che sempre di più sarà il vettore di ingresso ai sistemi finanziari da parte degli hacker».

Il settore finance sarà sempre di più impattato dai provvedimenti europei a causa dei cambiamenti al livello di business model, che stanno interessando il settore. «In risposta a questa escalation delle conformità, DXC Technology ha definito un nuovo approccio, recependo quello che è il messaggio sottostante i diversi presidi regolatori e cioè che alle organizzazioni è richiesto un cambiamento culturale che traguardi la protezione del proprio business a 360 gradi» – spiega Leonardo Nobile, security principal. «Tale nuovo apprestamento, secondo Nobile, dovrà tenere in considerazione quattro aspetti principali. Il primo: «Analizzare la propria postura di sicurezza rispetto al nuovo rischio cyber, ai nuovi attori e alle nuove minacce, tramite approcci strutturati e con modelli di valutazione che tengano in considerazione organizzazione, processi, tecnologie e risorse umane. Il secondo: «Processi di condivisione con gli altri attori del settore finanziario (information sharing) su quanto accade in termini di sicurezza cyber. Il terzo: «Processi e tecnologie che mirino non solo alla protezione ma anche alla early identification, risposta e recupero del business a seguito di incidenti cyber verso una nuova architettura di sicurezza. E infine, il quarto: «Adozione di modelli as a service e cloud based, ricorrendo a terze parti per i servizi di monitoraggio e gestione della sicurezza, con indubbi vantaggi in termini di efficacia ed efficienza della protezione».


La protezione, la prevenzione e la sicurezza sono beni comuni
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SECURITY HUMAN-CENTRIC

Secondo Emiliano Massa, area vice president sales South EMEA di Forcepoint, le banche e gli istituti finanziari, per adempiere alla NIS e GDPR, devono assumere misure tecniche e organizzative adeguate e proporzionate per gestire i rischi e la sicurezza, prevenire e ridurre al minimo l’impatto degli incidenti informatici ed essere in grado di rilevare eventuali incidenti. «Il punto di partenza è identificare e mappare correttamente i dati critici e sensibili, garantirne la protezione, mitigando i rischi, ed essere in grado di rilevare eventuali incidenti in tempi molto brevi per segnalarli agli enti preposti». Forcepoint risponde a queste tre necessità con il proprio approccio di security human-centric, basato su una cyber security che pone l’individuo al centro di ogni processo. Attraverso il DLP (data loss prevention), e in particolare della funzionalità di data discovery, con l’utilizzo di policy ad hoc per il mercato italiano pre-impostate, offre un prezioso supporto per identificare i dati critici o sensibili. Inoltre, è in grado di contribuire fortemente alla mitigazione del rischio informatico, attraverso soluzioni di data protection e alle nuove soluzioni che mirano a comprendere il comportamento degli utenti e a prevenirne azioni rischiose, come insider threat e UEBA (user and entity behavior analytics). «Tali soluzioni di identificazione real time del rischio – conclude Massa – si basano sul risk scoring, per focalizzare l’attenzione sulle sole minacce pericolose, permettendo agli enti di evitare di disperdere energie su attacchi secondari e/o falsi positivi. Forcepoint è in grado di rilevare in tempo reale eventuali incidenti, diminuendo nettamente il cosiddetto “dwell time” (tempo di permanenza) e consentendo agli enti di segnalare gli incidenti con la richiesta tempestività».

INTEGRARE PROCESSI E NORMATIVE

«Il concetto di “governo e tutela dei dati” introdotto dal GDPR e l’esigenza di garantire la continuità dei servizi essenziali sottolineata dalla direttiva NIS, richiedono la definizione di strategie e l’adozione di misure specifiche su larga scala» – sottolinea Giulio Vada, country manager di G DATA. Uno sforzo notevole alla luce delle diverse infrastrutture e modalità di lavorazione dei dati presenti presso gli operatori finanziari. La spesa effettiva è difficilmente quantificabile poiché del tutto dipendente dalla situazione in cui versa il singolo operatore. L’effetto però è dirompente: occorre mettere mano a tutti i processi di business e alle infrastrutture in essere per assicurare che la resilienza e la privacy, ovvero la protezione e il governo del dato, siano davvero garantite “by default e by design”. «Entrambi i provvedimenti – continua Vada – richiedono di assegnare la massima priorità alla cyber security adottando un atteggiamento proattivo: una gestione matura dei rischi deve necessariamente includere la stima continua dei propri asset, dei rischi cyber, dei punti di forza e delle vulnerabilità».

La formazione del personale si rivela essenziale per ridurre il rischio di incidente. «Inoltre – conclude Vada – risulta necessario ingegnerizzare l’aggiornamento dei sistemi e degli applicativi con una moderna soluzione di patch management, oltre che adottare soluzioni di elevata qualità per la sicurezza degli endpoint (inclusi eventuali smartphone) e per il monitoraggio costante dell’operatività di host e periferiche di rete». Per Angelo Bosis, sales consulting director di Oracle il recepimento della direttiva NIS rappresenta un ulteriore passo avanti rispetto al tema della cyber security di cui ormai nessuno nega l’importanza a fronte dell’ineluttabile trasformazione digitale del modello di produzione e consumo. «Nello specifico settore bancario, uno dei più regolamentati, esistono da tempo numerose norme e regolamenti che hanno già contribuito ad alzare il livello di sicurezza. «Il valore aggiunto della NIS lo vedo quindi maggiore in quei settori industriali dove all’IT si complementa l’OT, l’operational technology» – spiega Bosis . «Nelle banche, si pone il tema di come integrare i processi di gestione della NIS con i regolamenti di Banca d’Italia, la PSD2 e il GDPR. Si pensi per esempio al tema della notifica dei data breach: sarebbe auspicabile raggiungere una certa omogeneità delle definizioni e dei criteri per le notifiche». Un aspetto positivo della NIS è sicuramente che si razionalizzano le strutture di coordinamento europee e nazionali e si facilita in ambito security una collaborazione intersettoriale e, quindi, per l’ambito bancario la NIS migliora cooperazione, resilienza e governance anche se il settore aveva già una discreta maturità pregressa.

INFORMATION CENTRIC SECURITY

Vi sono forti implicazioni in termini di tipo di soluzione IT e della loro disponibilità a coprire i temi del GDPR. «Nonostante molti fornitori di software e servizi abbiano aggiunto frasi come “conforme GDPR” agli script di vendita e alle campagne di marketing, è importante ricordare che il software non può mai essere veramente conforme al GDPR» – afferma Fabio Rizzotto, associate vice president research and consulting di IDC Italia. È un software e, quindi, solo uno strumento. Certo un buon tool può aiutare un’organizzazione a soddisfare i requisiti normativi, ma questi debbono essere controllati da responsabili della conformità e dai team legali per garantire che il servizio sia effettivamente allineato a tutte le regole e le restrizioni previste. «Più in generale – continua Rizzotto – quando le banche si trasformano, ogni cambiamento deve essere verificato a livello internazionale, nazionale, statale e talvolta a livello di città». Le autorizzazioni normative già in vigore devono essere esaminate attentamente per garantire la conformità con l’attività pianificata. Le procedure di segnalazione degli incidenti, la sicurezza delle informazioni e i protocolli di continuità devono essere aggiornati. «Le politiche che regolano l’uso dei dati sensibili – conclude Rizzotto – devono essere sempre aggiornate e i normali test e revisioni delle procedure di conformità devono essere parte integrante delle attività aziendali». A questo proposito, un’oncia di prevenzione vale un chilo di cura. La creazione di una task force in grado di controllare rapidamente ogni modifica durante la pianificazione eviterà probabilmente correzioni e multe costose lungo la strada. Vi sono anche forti implicazioni del GDPR nel contesto dei vari canali e dell’ecosistema, poiché molte società possono essere coinvolte con i dati di un cliente. Qui le complessità del GDPR sono amplificate. In particolare, se un determinato utente finale dovesse cadere in errore rispetto al GDPR, e si dovesse procedere alle opportune riparazioni, è probabile che si cerchi di individuare la tecnologia o l’azienda da biasimare attraverso la specifica catena del valore. Questo, secondo IDC, sarebbe un compito difficile, a causa del complesso impatto sul canale del GDPR. Pertanto, accertarsi che le prove di conformità siano raccolte e organizzate correttamente è essenziale.

«Il GDPR applica stretti criteri di privacy alla data governance e al ciclo di vita dell’informazione» – mette in evidenza Stefano Volpi, country manager di Symantec. «Per proteggere i dati personali, compresi quelli sensibili, occorre pertanto agire secondo criteri di information centric security, per esempio con soluzioni di data loss prevention ed encryption, che, se adottate, diventano anche solidi fattori mitiganti, nei casi di indagine dell’autorità su specifici data breach». Un altro aspetto è quello della cyber-intelligence e dei servizi di sicurezza gestiti: le proposte Deepsight e Managed Security Services di Symantec sono in grado di monitorare ambienti sensibili, analizzare le minacce, e rispondere adeguatamente agli attacchi. Un terzo aspetto notevole è quello della protezione nel cloud e nella dinamica Internet. «Da una parte occorre agire con tecnologie CASB (cloud access security broker) – sottolinea Volpi – per mitigare l’esposizione del dato e monitorare le app nel cloud, comprese quelle che gli utenti utilizzano all’insaputa dell’IT – la cosiddetta “shadow IT”: queste possono presentare insidie di compliance GDPR, nel caso in cui trattino dati personali. Dall’altra con strumenti di “web isolation”, che eseguono le sessioni web lontano dagli endpoint e isolano il traffico da siti o URL sospetti, inviando solo informazioni di rendering sicure ai browser degli utenti».

INVESTIRE IN SICUREZZA

La cyber security è, quindi, una priorità assoluta per la resilienza delle infrastrutture strategiche della finanza. Una “buona cyber security” è fondamentale per le piattaforme cyber-​​physical su cui basare lo sviluppo di servizi innovativi ed è una risorsa cruciale per consentire la migliore sostenibilità e lo sviluppo. Gestire i rischi in ottica di sicurezza integrata e di sistema vuol dire rispondere a una richiesta precisa e pressante del mercato e delle norme che impone alla banca di acquisire una complessa visione d’insieme, caratteristica fondamentale della cyber-physical security: le criticità della singola filiale e la tutela del dipendente, le esigenze di interlocutori esterni sempre più diversificati, l’autenticazione robusta, la difesa del patrimonio informativo, la prevenzione rispetto alle minacce derivanti dalla escalation dei cyber attack, sono solo i principali aspetti di questa visione. È quindi necessario sviluppare capacità superiori di incident management, una security intelligence e un monitoraggio evoluto delle minacce per la migliore risposta alle minacce informatiche. Secondo IDC, complessivamente, la spesa mondiale per hardware, software e servizi relativi alla sicurezza raggiungerà 91,4 miliardi di dollari nel 2018, con un aumento del 10,2% rispetto alla spesa del 2017. «Le analisi IDC evidenziano come la spesa in sicurezza IT da parte delle imprese europee e italiane sia già, e lo sarà ancor di più in prospettiva, influenzata dall’entrata in vigore del GDPR» – afferma Fabio Rizzotto di IDC Italia. L’adeguamento alla regolamentazione europea avviene in un contesto di evidente e forte evoluzione, in cui non solo una parte sempre più importante dell’IT risiede al di fuori del perimetro aziendale, ma, con la cyber-physical security, vanno anche sbiadendo sempre di più i confini tra ambienti fisici e digitali. «L’allineamento alle norme europee – prosegue Rizzotto – trasformerà sensibilmente i processi aziendali di gestione, archiviazione, governo e protezione dei dati, e si aspetta che il GDPR continuerà a trainare una porzione significativa della spesa aziendale in sicurezza IT per i prossimi quattro anni, così come già avvenuto nel corso del 2017, andando a incidere sia sul valore del mercato del software che su quello dei servizi di sicurezza». Più nel dettaglio, in Europa IDC prevede che la spesa in sicurezza IT direttamente correlata al GDPR crescerà con un CAGR 2017-2021 del 19,5%. Il picco della spesa in sicurezza influenzata dal GDPR si avrà secondo IDC l’anno prossimo, nel 2019, con investimenti aziendali che supereranno i 3,7 miliardi di dollari. In Italia, la spesa in sicurezza IT trainata dal GDPR crescerà nel medesimo arco di tempo con un CAGR del 15,3% e culminerà anch’essa nel 2019 sfiorando i 230 milioni di dollari. Quest’anno, IDC prevede per le imprese italiane un valore di spesa di quasi 200 milioni di dollari.


#Finance La spesa in #sicurezza IT trainata dal #GDPR: picco nel 2019 – @IDCItaly
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CONCLUSIONI

L’attivazione del circolo virtuoso “più sicurezza uguale più qualità dell’offerta e maggiore fiducia della clientela” assume importanza strategica nell’attività finanziaria, che sul trattamento delle informazioni e sulla costruzione di un rapporto di fiducia con i clienti fonda la propria operatività. Si profilano all’orizzonte importanti rischi cyber che possono creare veri e propri disastri. La banca si sta, quindi, trasformando e organizzando per coprire tale rischio. Ed è in atto un mutamento radicale: la realizzazione del modello di “sicurezza integrata e di sistema” o cyber-physical security, anche in attuazione delle nuove norme europee GDPR e NIS. Tale nuovo approccio consente di concentrare la responsabilità al più alto livello manageriale e di gestire il fenomeno anche all’esterno con i necessari raccordi con il sistema bancario, ma anche con il sistema di sicurezza nazionale ed europeo.


Sicurezza integrata e GDPR

Kaspersky Lab, una strategia per il finance in 5 punti

Definito il framework GDPR e NIS, se l’intelligenza artificiale diventa l’arma di punta nell’arsenale di attacco del cybercrime, quali sono i cinque punti fondamentali per una strategia efficace per il settore finance? Secondo Morten Lehn, general manager Italy di Kaspersky Lab il settore finanziario rappresenta una realtà altamente regolamentata, trattando grandi quantità di informazioni personali e sensibili ogni giorno. «A causa del volume di questi dati, finanza e contabilità costituiscono un importante banco di prova per i responsabili della protezione dei dati. Per chi è già abituato a operare sotto stretti controlli regolamentari, il GDPR contribuirà solo a rafforzare la natura solida e trasparente della funzione finanziaria».

I cinque punti per una strategia efficace prevedono:

  1. La definizione di un processo di escalation chiaro all’interno del dipartimento in modo da segnalare subito eventuali violazioni dei dati alle autorità.
  2. La verifica dei dati e la valutazione delle modifiche da apportare alle pratiche attuali per garantire la conformità.
  3. L’automatizzazione dei processi che contribuirà a ridurre l’errore umano e i rischi legati a un’eventuale violazione, intenzionale o meno, dei dati.
  4. La revisione della procedura di memorizzazione dei dati per la conservazione e la distruzione dei dati personali, dal momento che i parametri cambieranno in virtù del GDPR.
  5. L’importanza della protezione dei dati per tutti i processi in corso: è importante pensare alla procedura come a una parte fondamentale per l’azienda. Soluzioni come quelle offerte da Kaspersky Lab sono in grado di aiutare le aziende con strategie di sicurezza mirata, volte alla protezione di sistemi e di dati dalle minacce avanzate; le varie soluzioni, infatti, rilevano attacchi mirati, proteggono sistemi endpoint, ATM e POS, garantiscono la sicurezza in ambienti cloud e monitorano le minacce anche nelle reti isolate.

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Symantec, il nuovo perimetro dell’informazione digitale https://www.datamanager.it/2018/03/symantec-perimetro-dellinformazione-digitale/ Thu, 15 Mar 2018 10:42:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143660 Dopo la forte rifocalizzazione sulla cloud security che ha seguito la dismissione di Veritas, Symantec torna alle origini con una missione precisa: ridisegnare intorno al dato – ovunque esso si trovi – una barriera protettiva fatta di funzionalità integrate e tanta semplificazione L’anno scorso ha festeggiato il suo 35esimo anniversario, ma negli ultimi due ha […]

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Dopo la forte rifocalizzazione sulla cloud security che ha seguito la dismissione di Veritas, Symantec torna alle origini con una missione precisa: ridisegnare intorno al dato – ovunque esso si trovi – una barriera protettiva fatta di funzionalità integrate e tanta semplificazione

L’anno scorso ha festeggiato il suo 35esimo anniversario, ma negli ultimi due ha vissuto una impegnativa fase di trasformazione e rifocalizzazione sulla realtà che le è più congeniale: la protezione dei dati. Symantec fa parte della prima generazione di aziende partite negli anni 80 per affrontare l’inedita minaccia dei “virus per personal computer”: un fenomeno che raramente riusciva ad andare oltre l’exploit di un gesto tecnico, certamente pernicioso, ma a suo modo elegante, quasi romantico. Una fionda che oscuri programmatori – spesso nascosti nella geografia del sottosviluppo economico – facevano roteare in faccia ai big anglosassoni di una informatica che riguardava una cerchia relativamente stretta di persone. Il merito di Symantec – e di quei pionieri – fu quello di intuire il potenziale di quello che allora poteva sembrare un rischio molto marginale, costruendo una cultura tecnologica e comportamentale che semplicemente non esisteva. E che, paradossalmente, fatica ancora ad affermarsi. In uno scenario ormai profondamente mutato, Symantec con i suoi 4,019 miliardi di dollari di fatturato (anno fiscale al 31 marzo 2017, con una crescita del 11,64% rispetto all’anno precedente), gli oltre diecimila dipendenti nel mondo, un mercato prossimo ai 400mila clienti serviti, per un totale di 175 milioni di endpoint protetti, è il principale attore di un mercato preposto alla difesa di un’economia globale basata sui computer e sull’informazione digitale. Il connubio tra dati e affari è talmente complesso da avere serie ripercussioni non solo sulla produttività e i costi sostenuti dalle organizzazioni aziendali, o sulla disponibilità di energia e servizi infrastrutturali, ma anche sulle tasche dei singoli consumatori. In una recente nota del suo head quarter di Mountain View, in California, il cuore della Silicon Valley, Symantec calcola che nel 2017 un miliardo di consumatori digitali di una ventina di nazioni nel mondo ha perso collettivamente oltre 170 miliardi di dollari a causa – scrive Symantec – dell’eccessiva fiducia in una “sicurezza” che non possiamo mai dare per scontata. Nei soli Stati Uniti, la metà della popolazione residenziale online – 143 milioni di persone – per quel falso senso di immunità, si è fatta sottrarre quasi 20 miliardi di dollari dal cybercrimine.

Sabina Sanzolini – senior account manager

PROTEZIONE INTORNO AI DATI

Proiettati nelle realtà aziendali e nelle amministrazioni pubbliche, sempre più immerse in una informatica completamente basata su cloud, gli attacchi mirati dei criminali informatici rappresentano un pericolo serio, quasi letale. Su Internet si compiono truffe, rapine, falsificazioni, furti di proprietà intellettuale, ricatti. Le più solide reputazioni possono andare in frantumi. Si effettuano vere e proprie operazioni di guerriglia contro infrastrutture sensibili e impianti di produzione. E si preparano – perché gli hacker non smettono mai di studiare – le strategie d’attacco alle future applicazioni dell’IoT, dall’auto a guida automatica alla fabbrica “intelligente”. Nel cloud – avverte Stefano Volpi – che dall’autunno scorso è il nuovo country manager di Symantec in Italia, saltano gli schemi della cybersicurezza convenzionale. «Mi piace pensare al dato aziendale come un figlio amatissimo dai genitori» – afferma Volpi. «Quando è ancora bambino, il figlio dipende da loro in tutto, e loro possono creargli intorno ogni sorta di protezione». Poi il figlio cresce, chiede di poter uscire per andare dagli amici, va all’estero per studiare. Ecco, come faccio a proteggere i miei dati quando le “pareti” di casa vengono meno, le porte si aprono e i “figli” sono là fuori? «È vero, una parte delle informazioni può continuare a risiedere sui server aziendali, ma il grosso di questi dati è altrove. L’equazione del passato, quando un dispositivo identificava un utente, non vale più». In questo generale venir meno del concetto di perimetro, di perdita di controllo diretto sulla fisicità delle risorse su cui vengono memorizzate le informazioni, di completa virtualizzazione di risorse di calcolo, storage, rete, Symantec, come del resto tutto il mondo della cybersecurity, ha dovuto trasformare una cultura concentrata sulla tutela del cosiddetto endpoint. «Oggi, il concetto di cyberdefense deve essere completamente integrato e noi – afferma Volpi – proteggiamo l’insieme costituito dall’informazione che risiede nell’endpoint come nel web, che esce dal controllo diretto del firewall, nel momento in cui anche l’utilizzatore di queste informazioni esce da un perimetro ben definito. Una protezione simile a quella di un genitore che cerca di proteggere il figlio anche a distanza da minacce pervasive, che si spostano velocemente».


.@symantec Saltano gli schemi della #cybersicurezza convenzionale. Stefano Volpi country manager: «L’informazione poverizzata nel #cloud è il nuovo perimetro da proteggere»
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UN LEADER RICONOSCIUTO

Davanti a una trasformazione così epocale dei paradigmi di accesso, produzione e sfruttamento delle informazioni, la missione di un vendor come Symantec – afferma Volpi – continua a essere non solo tecnologica, ma di indirizzo, di guida nei confronti di un cliente che deve affrontare in modo diverso i suoi investimenti in sicurezza. «Il nuovo focus di Symantec, dopo le acquisizioni di questi ultimi anni, dopo il demerging da Veritas, consiste proprio in questo doppio ruolo di sviluppo e rilascio di soluzioni fortemente innovative e soprattutto di advisory nella costruzione di una piattaforma integrata ed efficace nella difesa da minacce nel cloud. Un ruolo di “formatore” di una nuova cultura della sicurezza – basata certamente sulle strategie di difesa ma anche sulla capacità di comprendere la criticità delle informazioni da proteggere – che l’azienda di Mountain View intende esercitare, forte di due elementi strategici: il canale dei suoi partner e il costante rafforzamento dei servizi professionali della sicurezza gestita, in grado di controllare lo stato di salute e di evoluzione dell’infrastruttura del cliente sia a livello applicativo sia dal punto di vista di processo. «Da diversi anni, Symantec è un leader riconosciuto per la sicurezza gestita dal “Magic Quadrant” di Gartner. Con l’acquisizione di Blue Coat e l’azione della Global Intelligence Network siamo diventati ancora più autorevoli perché ci “nutriamo” di un volume di dati di configurazione provenienti da oltre 150 milioni di sensori disseminati nei nodi monitorati minuto per minuto per conto dei nostri clienti» – spiega il country manager italiano. «Una visibilità che permette di anticipare e sopprimere, anche nei singoli settori di industria in cui questi clienti sono attivi, il fronte d’onda degli attacchi».

Massimo Alì – senior account manager

Per chi, come Symantec, opera su scala così estesa nel campo della sicurezza per l’impresa, è fondamentale adattarsi non solo alla natura delle minacce, ma in particolar modo alla natura del business, approfondendo la conoscenza dei processi, che con le sue tecnologie dovrà mettere in sicurezza. Come osserva Volpi, uno degli obiettivi dell’azione commerciale di Symantec è di sviluppare una crescente specializzazione per settore. Specializzazione che come si vedrà si riflette in questa cover story di Data Manager, realizzata anche grazie al confronto con tre collaboratori di Stefano Volpi per l’ascolto diretto e il presidio della relazione con altrettante aree di mercato: Sabina Sanzolini (telco ed energy), Massimo Alì (finance), Andrea Toselli (industria). Allo stesso tempo, in uno scenario in cui la sicurezza informatica deve essere pervasiva, anche quando le situazioni aziendali e i progetti realizzati sono interdisciplinari e complessi, diventa fondamentale poter fare riferimento a partner che offrano una visuale ampia sulle tematiche da affrontare e una piattaforma che renda più semplice e integrata la protezione di cui il business ha bisogno. «Pensiamo ad aziende molto complesse, oppure alla trasfomazione digitale che si fonda su concetti di velocità e semplificazione» – osserva Volpi. «È difficile riuscire a gestire, anche dal punto di vista degli investimenti, una sicurezza basata sull’offerta di dieci provider diversi, in quanto sarebbe la negazione stessa del termine smart». Gli obiettivi di integrazione e semplificazione di cui le aziende hanno bisogno si possono raggiungere solo con una piattaforma in grado di fare della sicurezza un fattore abilitante, non una gabbia di contenimento. Symantec può assicurare proprio questo: una piattaforma composta da moduli che dialogano automaticamente l’uno con l’altro e ciascuno capace di garantire una protezione ai massimi livelli della scala dei “Quadranti magici” di Gartner in cinque aree distinte: data leak prevention, proxy, endpoint protection, managed security services e la più recente categoria CASB, cloud access security broker.

ARIA NUOVA AL VERTICE

Dall’acquisizione di Blue Coat, è arrivato anche un nuovo impulso manageriale, con l’ingresso di Greg Clark come nuovo CEO e Michael Fey come presidente e chief operating officer: entrambi avevano rivestito analoghi ruoli nell’azienda specializzata in sicurezza del cloud. Anche il CTO Hugh Thompson, matematico molto apprezzato negli ambienti teorici della cybersecurity, ha avuto in mano per quattro anni le redini tecnologiche di Blue Coat. Volpi cita anche altre operazioni recenti, di entità finanziaria più modesta ma tecnologicamente e culturalmente importanti. «In particolare, ricordo Skycure, specialista israeliano in sicurezza per dispositivi mobili; Watchful Software, proprietaria di un tool per la classificazione automatica dei dati; o la startup Fireglass, che ha portato l’integrazione nella nostra piattaforma, di una nuova visionaria tecnologia, che si chiama Web Isolation, per navigare in sicurezza anche in siti non conosciuti». Al momento della separazione da Veritas e dalle attività nel mercato dello storage avvenuta all’inizio del 2016, ricorda Miguel Suarez, country presales manager, le grandi aziende di cybersecurity cominciavano a far fronte a nuove sfide e opportunità. «Era sempre più chiaro che imporsi in entrambi i mercati, quello della sicurezza e della gestione dell’informazione, richiedesse strategie diverse, investimenti mirati e un approccio diverso, più innovativo al go-to-market. Dividere Symantec in due ci ha dato la flessibilità e la focalizzazione necessarie per alimentare la crescita e potenziare le nostre tecnologie di security». Secondo Suarez, la “nuova” Symantec ha così centrato il triplice obiettivo di una maggiore crescita nel proprio ambito d’origine in termini di opportunità di business, R&D e marketing. «Siamo riusciti a sfruttare al massimo i nostri potenziali, sviluppando una piattaforma di sicurezza più completa e basata su tecnologie innovative e di frontiera». Ma quali sono le principali sfide tecnologiche che un business sempre più digitale deve affrontare? «Il ransomware – risponde Suarez – è una delle problematiche dominanti, un autentico flagello per Internet come la conosciamo oggi».


.@symantec Con 175 milioni di endpoint protetti, quasi 400mila clienti e 4 miliardi di dollari di fatturato, #Symantec è l’interprete principale di una nuova cultura della #sicurezza
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Un flagello che consente al crimine informatico di incamerare lauti profitti, semplicemente prendendo in ostaggio i file e i sistemi operativi degli utenti. «Osserviamo una consistente crescita dei cosiddetti “fileless” e “file-light” malware, una forma di attacco che non ha bisogno di software maligno da inoculare nel computer che costituisce il bersaglio. Crescono anche le massicce forme di attacco di tipo Denial of service (DoS), capaci di sfruttare i dispositivi IoT. E si moltiplicano i fenomeni di violazione, “breach”, di dati conservati in memoria». Nel corso del 2017, il cybercrimine ha causato importanti disservizi in tutto il mondo, facendo leva su un bagaglio di competenze tecniche sempre più agguerrite per superare le difese erette dalle loro vittime. Il trend diventa ogni giorno più evidente man mano che gli attaccanti si servono di tecniche di machine learning e intelligenza artificiale per lanciare campagne ancora più devastanti. «Tutto questo – osserva ancora Suarez – avviene in un ecosistema IT ancora più complesso, dove cloud, IoT, blockchain trasformano radicalmente il modo di gestire il business, offrendo incredibili vantaggi in termini di agilità, scalabilità, innovazione e, appunto, sicurezza». Ma al tempo stesso la trasformazione digitale comporta nuovi non trascurabili rischi, facendo sì che anche un errore in apparenza marginale possa tradursi in una compromissione imponente delle informazioni e dei sistemi.

Andrea Toselli – senior account manager

INTEGRATED CYBER DEFENSE

«L’unica risposta a forme di attacco così coordinate consiste in una piattaforma difensiva integrata, capace di unificare gli aspetti della sicurezza in cloud e on-premises e proteggere utenti, dati e messaggistica via web, sfruttando una conoscenza senza pari della natura più intima delle minacce informatiche. Dentro alla Integrated Cyber Defense Platform di Symantec operano le più potenti soluzioni di cloud security oggi disponibili, tutte finalizzate a governare l’accesso e la protezione dell’informazione, difendersi dalle minacce più avanzate, e tutelare i “workload” applicativi anche quando migrano verso il cloud». Senza contare la visibilità che l’integrazione garantisce su ogni singolo evento, nel cloud come nel proprio data center: un fattore chiave in un sistema di regole che responsabilizza molto le aziende sul piano della sorveglianza continua delle proprie risorse informatiche. «Infatti, per ottemperare a tutti i requisiti imposti dalla GDPR nell’era delle cyberminacce evolute occorre essere proattivi. Questo significa essere in grado di bloccare rapidamente un attacco in corso, capire bene quello che è successo e trovare una soluzione al problema. La normativa impone ad aziende e organizzazioni l’obbligo di notificare l’eventuale violazione subita, entro 72 ore. La sfida per noi professionisti della sicurezza informatica è che abbiamo a che fare con contesti di rischio sempre più complessi e dinamici. Nelle statistiche del 2016, le aziende impiegavano in media 221 giorni solo per accorgersi di aver subito un tentativo di attacco». Riassumendo – conclude Suarez – oggi più che mai, una soluzione di sicurezza deve essere in grado di proteggere dagli attacchi, individuare le violazioni subite, rispondere prontamente e prendere efficaci contromisure per riparare i danni e prevenire i rischi futuri. «Ma soprattutto – avverte Suarez – deve identificare, classificare e proteggere l’informazione. L’informazione è il nuovo perimetro e dobbiamo proteggerla ovunque essa si trovi».

La profonda attenzione che Symantec riserva alle specificità del mercato di riferimento dei clienti si riflette nel racconto dei responsabili commerciali, preposti al contatto con i principali interlocutori diretti. «Oggi, tutti i settori industriali sono più attenti a certe tematiche rispetto al passato» – riconosce Massimo Alì, senior account manager per il mercato enterprise, con focus particolare sul settore finance, al quale Symantec è tradizionalmente vicina. «La sensibilità al tema della sicurezza non è sufficiente per fronteggiare l’evoluzione delle vulnerabilità. L’adozione del modello cloud ha comportato il passaggio a un ecosistema completamente aperto che richiede una nuova attenzione non solo alle tecnologie ma anche alle figure di riferimento. Un problema di sicurezza che in passato era di competenza del CIO o del CISO, oggi riguarda direttamente il CEO e i suoi consiglieri diretti». L’entrata in vigore di regolamenti come GDPR e PSD2, sottolinea ancora Alì, impone l’identificazione e gestione in modo sistematico delle minacce effettivamente applicabili ai dati personali, ponendo la sicurezza su un piano più orientato al rischio di business, un rischio che non può essere ridotto a zero, ma che deve essere gestito. «Ecco che in quest’ottica – prosegue Alì – i Cyber Security Services di Symantec diventano un pilastro fondamentale di una soluzione integrata, con servizi come DeepSight, che sfruttano informazioni dalla Global Intelligence Network, il monitoraggio real-time, le analisi approfondite degli attacchi, e che aiutano a giocare d’anticipo sugli avversari, partendo dalle loro motivazioni. L’intelligence si unisce alle tecnologie di incident management e risk management della piattaforma Symantec, confluendo anche nella proposta della Managed Services Security come ideale formula di protezione, in grado di assicurare il controllo costante che si integra con le tradizionali infrastrutture di sicurezza per dare risposte ancora più precise.


#Security Strategie, investimenti, approccio più innovativo al go-to-market, opportunità di business, R&D e marketing. La nuova @symantec centra l’obiettivo di una maggiore crescita
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LA SICUREZZA CHE GUARDA LONTANO

La natura stessa delle attività bancarie è appetibile per il cybercriminale, il cui obiettivo è anche minare la fiducia su cui si fonda questo business. «Molti dati sensibili da proteggere sono potenzialmente esposti e l’approccio di Symantec, integrando tecnologie di data loss prevention, CASB e cifratura dei dati, risponde in modo efficace alle tre richieste formulate dai clienti: piena visibilità sulle informazioni, protezione e controllo». Proprio soluzioni come Symantec CASB sono pensate appositamente per mettere in sicurezza un ambiente lavorativo dove il dipendente può servirsi di applicazioni basate su cloud ma non direttamente censite dagli amministratori di sicurezza. Contenere i rischi di compromissione significa monitorare non soltanto i dati, ma l’uso che ne viene fatto e il comportamento delle persone. «In altre parole, significa essere vicini a quelli che sono gli interessi di chi si occupa del business, facendo diventare la sicurezza parte del business medesimo» – afferma Massimo Alì.

Michele Papa – channel lead

Sabina Sanzolini è il senior account manager per il mercato enterprise, dove gli effetti della trasformazione digitale si avvertono in modo particolare. «Le grandi organizzazioni globali, in particolare quelle che operano nel settore dell’energia e delle telecomunicazioni, sono sempre più focalizzate sul business, sullo scambio di dati e informazioni con le loro filiali e i loro clienti» – racconta Sabina Sanzolini. «Per loro, la dematerializzazione e quindi la migrazione verso il cloud di applicazioni business-critical e delle informazioni è un obiettivo primario. Le telco, come service provider, capiscono e adottano naturalmente i modelli del cloud». La prima necessità, anche alla luce delle normative, è la protezione dei collegamenti, delle informazioni e della privacy degli utenti. Lavorare con un operatore di livello enterprise per Symantec significa anche poter giocare di sponda per arrivare, indirettamente, ai mercati ad alta granularità della piccola impresa italiana. «Tra i tanti paletti del passato che oggi vengono scardinati – continua Sabina Sanzolini – ci sono anche i modelli di vendita. Si tende a fare molta più attenzione ai mercati cui ci rivolgiamo, anche attraverso partnership con altre aziende, come nel caso degli accordi che ci legano con il Digital Store di TIM per le nostre soluzioni di endpoint protection». Da un altro punto di vista, Symantec viene percepito dai clienti enterprise, come il partner giusto cui affidare, attraverso l’offerta di sicurezza gestita, la tranquillità nella trasformazione verso una completa digitalizzazione e verso nuovi paradigmi di servizio, come i servizi cloud. «A nostro vantaggio – spiega infine Sabina Sanzolini – oltre alla focalizzazione, ci sono le acquisizioni che sono state molto mirate e hanno accelerato il time-to-market. Non sviluppiamo app “verticali” in senso proprio, ma forniamo servizi e tecnologie per mettere in sicurezza asset fissi e mobili, informazioni e identità digitali, rispettando i livelli di specializzazione di ogni mercato».

A CIASCUN DATO IL SUO VALORE

Se la clientela tipo enterprise può essere annoverata tra gli “early adopter” dei nuovi modelli infrastrutturali, la spinta verso la virtualizzazione e l’intelligenza distribuita caratterizza anche il mondo con cui si relaziona Andrea Toselli, senior account manager per il settore industry. «Anche i miei clienti stanno gradualmente abbandonando forme di security più tradizionali, spesso accorgendosi di certi grattacapi solo dopo aver effettuato un passaggio al cloud che implica approcci non più basati su un mix di soluzioni verticali, ma su piattaforme unificate, capaci di coniugare la protezione di dati e identità a policy automatiche». Devi condividere un file confidenziale? Il sistema stesso ti impedirà di farlo su soluzione del tipo Dropbox, Onedrive, Box, Gdrive  e lo stesso file inviato via email viene prima cifrato automaticamente. «Symantec propone una piattaforma integrata di cyber defence e questo piace molto» – osserva Toselli. Le realtà manifatturiere e del settore retail sono sempre più interessate a soluzioni di data loss prevention che rispettino gli obiettivi interni di tutela della proprietà intellettuale, ma vengano automaticamente incontro ai livelli di consapevolezza delle proprie vulnerabilità e delle contromisure adottate, impliciti nelle nuove normative europee. «I clienti che si servono delle soluzioni Symantec sanno di poter avere immediata evidenza su attacchi e incidenti proprio per la perfetta tracciabilità che la nostra tecnologia riesce a dare. Una protezione – aggiunge Toselli – che parte da un fondamentale presupposto: la classificazione del dato, a cui viene associato un livello di confidenzialità che abilita lo strumento di data loss prevention, stabilendo di volta in volta chi può accedere a una determinata informazione, e se questa può essere trasmessa via email e con quale misura protettiva». Tutte regole che vengono automaticamente estese al contesto della mobilità o del cloud, quando i dati stessi non risiedono su sistemi interni all’azienda. Non meno fondamentale – per ogni attività produttiva che assiste a un altro, inesorabile fenomeno di convergenza, questa volta favorita dal boom dell’IoT – l’aspetto della protezione dell’informazione all’interfaccia tra sistemi IT e operation technology, l’intelligenza che controlla i sistemi di controllo industriale. «Nella produzione e distribuzione dell’energia – interviene nuovamente Sabina Sanzolini – la protezione di impianti che utilizzano architetture di controllo SCADA diventa vitale per i rischi che possono estendersi all’intero Sistema Paese. Anche qui, Symantec può dare un contributo importante».

Symantec Italia – gruppo di lavoro

NUOVA STRATEGIA DI CANALE

Questo nuovo ruolo di indirizzamento, di guida nell’esplorazione dei territori di una informatica sempre più svincolata dal proprio substrato fisico, richiederà una diversa strategia di canale. Il cambiamento arriva con Michele Papa, channel lead, fresco di nomina. Un informatico che vanta, dopo una lunga esperienza nel mondo della distribuzione a valore di soluzioni di sicurezza, una più recente esperienza in Microsoft, dove si è occupato di favorire tra i partner lo sviluppo di una nuova cultura applicativa, orientata al cloud. «Symantec – spiega Michele Papa – vuole imprimere una forte accelerazione verso il mondo dei rivenditori e dei system integrator, con l’obiettivo di promuovere un selezionato ma qualificato gruppo di partner dalla vocazione di consultant: operatori in grado di aiutare i clienti – spesso meno dotati di risorse e conoscenze interne – ad affrontare il loro personale percorso nel cloud, percorso che deve avvenire anche sul piano organizzativo». Che cosa può portare Symantec ai suoi partner? «La possibilità non solo di disegnare e implementare soluzioni di sicurezza mirate alle concrete esigenze del business digitale, ma soprattutto di stabilire con i propri clienti un rapporto più rilevante, quasi di “auditor” rispetto a queste nuove esigenze, in modo da costruire un legame ancora più maturo e a valore aggiunto».


Piena visibilità sulle informazioni, protezione e controllo. La visione olistica di @symantec trasforma la #sicurezza informatica in un fattore abilitante, non in una gabbia di contenimento
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È ancora presto per anticipare le decisioni del nuovo responsabile di canale, ma sono già perfettamente chiare le intenzioni di Symantec Italia – una struttura piccola ma molto preparata e ben inserita nel contesto nazionale, con due uffici a Milano e Roma – di farsi portatore del nuovo messaggio della casa madre. Quello di una sicurezza informatica che – pur continuando a poggiare sulle solide basi di una tradizione iniziata con un brand, “Norton”, acquisito quasi 30 anni fa ma ancora molto rappresentativo – oggi, sta imboccando un percorso diverso, più in linea con la criticità che i bit dell’informazione e delle transazioni digitali stanno assumendo in ogni singolo comparto di business. Come dice Volpi – «la complessità di reti e sistemi che si nasconde dietro la naturalezza e l’umanizzazione delle nostre interfacce software ha bisogno di una grande semplificazione, e la sicurezza deve sapersi calare sempre di più nella realtà di processi aziendali, e regolamenti, che hanno una loro specificità, anche culturale». È intorno a questa specificità che Symantec sta costruendo il nuovo perimetro di un’informazione polverizzata nella nuvola.

Foto di Gabriele Sandrini

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Consorzio CBI: al via il progetto Gateway PSD2 CBI per facilitare l’interconnessione tra banche e terze parti https://www.datamanager.it/2018/03/consorzio-cbi-al-via-progetto-gateway-psd2-cbi-facilitare-linterconnessione-banche-terze-parti/ Fri, 09 Mar 2018 14:55:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143197 Atteso un risparmio per l’industria bancaria fino a 185 milioni di euro. Si tratta della prima esperienza collaborativa a livello europeo condivisa nella community delle banche e dei principali stakeholder di mercato Il Consorzio CBI, creato nel 2008 sotto l’egida dell’ABI come think tank di innovazione per le banche italiane nel mercato dei servizi tradizionali, […]

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Atteso un risparmio per l’industria bancaria fino a 185 milioni di euro. Si tratta della prima esperienza collaborativa a livello europeo condivisa nella community delle banche e dei principali stakeholder di mercato

Il Consorzio CBI, creato nel 2008 sotto l’egida dell’ABI come think tank di innovazione per le banche italiane nel mercato dei servizi tradizionali, ha avviato il progetto Gateway PSD2 CBI che consentirà a tutti gli istituti di credito aderenti una maggiore facilità nell’interconnessione con terze parti, per un risparmio complessivo stimato per l’intera industria bancaria fino a 185 milioni di euro, pari a circa il 40% rispetto all’investimento complessivo altrimenti a carico dell’intero settore per l’adeguamento tecnico dei sistemi bancari.

In particolare, il Gateway PSD2 CBI rappresenta la prima esperienza collaborativa a livello europeo il cui modello e funzionalità sono state condivise nella community delle banche e dei principali stakeholder di mercato.

Il Gateway PSD2 CBI garantirà alle banche aderenti molteplici benefici consentendo loro di ridurre gli impatti tecnico-funzionali ed i relativi investimenti grazie all’accentramento di molteplici servizi, tra cui il riconoscimento delle terze parti, la gestione delle dispute, le analisi del rischio e altri ancora.

Il Gateway PSD2 CBI consentirà inoltre di sfruttare le opportunità di business derivanti dall’evoluzione dello scenario di mercato, rispettando l’ambito competitivo di ciascuna banca aderente.

L’avvio del progetto Gateway PSD2 CBI fa seguito ad un’altra iniziativa partita a fine 2017 relativa alla creazione delle Specifiche Tecniche PSD2, attraverso cui il Consorzio CBI definirà le linee guida tecniche di riferimento per l’implementazione dei servizi previsti dalla normativa PSD2.

“L’entrata in vigore della Direttiva 2015/2366/UE, nota come PSD2”, ha affermato Liliana Fratini Passi – Direttore Generale del Consorzio CBI, “offre importanti opportunità di business per le imprese bancarie, derivanti dall’offerta di nuovi servizi, ma, allo stesso tempo, comporta ingenti investimenti per le attività di adeguamento tecnico ed elevati impatti organizzativi. Proprio dall’analisi degli impatti di compliance e business derivanti dall’applicazione della PSD2, il Consorzio CBI ha delineato in questi mesi importanti scenari strategici di sviluppo per supportare l’intera industria bancaria”.

Al fine di presentare le principali caratteristiche del modello di funzionamento del Gateway PSD2 CBI e le modalità di adesione all’iniziativa, il Consorzio CBI ha organizzato un apposito webinar, che si terrà il prossimo 21 marzo, dalle h 10:30 alle h 11:30. Maggiori informazioni ed iscrizione sul sito www.cbi-org.eu.

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L’italiana BitGrail perde 170 milioni di dollari https://www.datamanager.it/2018/02/litaliana-bitgrail-perde-170-milioni-dollari/ Tue, 13 Feb 2018 19:00:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140939 Sfumati nel nulla i risparmi in valuta Nano, una piccola moneta già conosciuta come RaiBlocks. Nessun rimborso previsto per i clienti di Francesco Firano Per la seconda volta dall’inizio del 2018 (e siamo ancora a febbraio), un servizio di scambio di criptovaluta perde un bel po’ di soldini. Nel caso di BitGrail, l’interesse è maggiore […]

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Sfumati nel nulla i risparmi in valuta Nano, una piccola moneta già conosciuta come RaiBlocks. Nessun rimborso previsto per i clienti di Francesco Firano

Per la seconda volta dall’inizio del 2018 (e siamo ancora a febbraio), un servizio di scambio di criptovaluta perde un bel po’ di soldini. Nel caso di BitGrail, l’interesse è maggiore perché si tratta di un’agenzia al 100% italiana. A fondarla è stato Francesco Firano, conosciuto online come The Bomber, che ha annunciato su Twitter il furto da parte degli hacker di circa 170 milioni di dollari. La moneta in questione è sotto forma di Nano, già conosciuta in passato come RaiBlocks. Dopo il buco accusato dalla giapponese Coincheck, pari a circa 534 milioni di dollari, quello di BitGrail è il più rilevante nel mondo delle criptocurrency, almeno in questa prima parte dell’anno.

Cosa è successo

Stando alla compagnia, alla base del furto ci sarebbe un errore del software, tale da aver permesso a terzi di intrufolarsi nei sistemi e sottrarre l’ingente cifra. Secondo quanto riporta il sito Engadget, il CEO di BitGrail avrebbe anche tentato di nascondere la perdita nei documenti, molto difficile vista la somma. Eppure le procedure per partecipare alle attività di exchange dell’italiana erano (sono) molto ferree: dopo essersi registrati c’è da attendere la validazione da parte del team, che può arrivare anche dopo mesi. Ma ora proprio tra il team e Firano è guerra: i primi dicono che il loro capo ha nascosto per un lungo periodo il fattaccio della violazione, il secondo accusa i collaboratori di aver pubblicato parte del core della struttura, così da aver compromesso le indagini. Intanto nessun risparmiatore rivedrà indietro i propri soldi, come annunciato sul web dallo stesso Bomber.

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Mastercard presenta la roadmap per garantire pagamenti più sicuri e innovativi https://www.datamanager.it/2018/01/mastercard-presenta-la-roadmap-garantire-pagamenti-piu-sicuri-innovativi/ Wed, 31 Jan 2018 13:36:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139985 Mastercard è al lavoro insieme a banche e player del settore: da aprile 2019 la biometria diventerà lo standard tecnologico per l’autenticazione dei pagamenti digitali Mastercard presenta una nuova strategia a supporto delle banche, retailer e partner per garantire ai consumatori maggiore sicurezza e una migliore esperienza per i pagamenti nel mondo digitale, attraverso l’impiego […]

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Mastercard è al lavoro insieme a banche e player del settore: da aprile 2019 la biometria diventerà lo standard tecnologico per l’autenticazione dei pagamenti digitali

Mastercard presenta una nuova strategia a supporto delle banche, retailer e partner per garantire ai consumatori maggiore sicurezza e una migliore esperienza per i pagamenti nel mondo digitale, attraverso l’impiego di nuovi servizi, basati su tecnologie innovative come biometria e intelligenza artificiale. In particolare, Mastercard vuole accelerare l’adozione della tecnologia biometrica, con l’obiettivo di farne uno standard per l’autenticazione dei pagamenti digitali a partire da aprile 2019.

Le nuove tecnologie digitali sono sempre più integrati nella vita quotidiana dei consumatori che ricercano maggiore semplicità di utilizzo, praticità e sicurezza. La tecnologia biometrica, attraverso l’autenticazione con il semplice utilizzo dell’impronta digitale, della scansione dell’iride, del riconoscimento facciale, offre più vantaggi e una maggior sicurezza ai consumatori durante i loro acquisti eliminando la necessità di memorizzare molteplici password difficili da ricordare.

La biometria, il futuro dell’autenticazione in un mondo sempre più connesso

“Le tecnologie biometriche rispondono perfettamente alle aspettative dei consumatori sulla sicurezza dei pagamenti del futuro, in un mondo in cui il digitale influenza sempre di più le nostre abitudini quotidiane. Tutto questo porta ad una serie di vantaggi anche per le banche e per i retailer, contribuendo a migliorare l’esperienza di acquisto e rendendola più sicura. In qualità di leader del settore, Mastercard è in grado di rispondere alle nuove esigenze dei consumatori in Europa e in tutto il mondo”, dichiara Michele Centemero, Country Manager Italia di Mastercard.

La roadmap per migliorare l’esperienza e la sicurezza del consumatore nel mondo digitale

La biometria e le tecnologie comportamentali, offrono un modo più semplice e sicuro di effettuare pagamenti attraverso tutti i canali, garantendo un’esperienza di acquisto senza intoppi. Per accelerare il passaggio verso questa nuova forma di autenticazione – in linea con i requisiti europei della PSD2 sulla Strong Customer Authentication (SCA) – Mastercard ha ideato una serie di servizi di sicurezza che forniscono un approccio graduale per garantire una migliore esperienza del consumatore e una sicurezza totale.

A partire da ottobre 2018, grazie alla soluzione Mastercard (Automatic Billing Updater) alla data di scadenza della carta di un consumatore, i dettagli della nuova carta, potranno essere direttamente comunicati con riservatezza agli store preferiti dal consumatore  e, su sua richiesta, saranno bloccate le transazioni non più di interesse.

A partire da aprile 2019, Mastercard Identity Check andrà a sostituire il SecureCode, rendendo la biometria un’esperienza di acquisto sicura in un solo click.

Inoltre Mastercard, a supporto della strategia generale sulla sicurezza, ha sviluppato un nuovo servizio per il mobile che permette la notifica “real-time” delle transazioni permettendo ai consumatori un maggior controllo delle soglia di spesa da loro definite e un nuovo servizio basato sull’intelligenza artificiale, che  consente alle banche di rilevare e prendere decisioni sulle frodi riducendo ulteriormente il rischio e agevolando il processo di autenticazione delle transazioni (Mastercard Decision Intelligence).

Con questo approccio Mastercard non solo consentirà ai propri partner di soddisfare i requisiti prefissati dalla PSD2, ma ottimizzerà anche l’esperienza di pagamento a vantaggio di merchant e banche.

Ancora una volta, in un momento di grande cambiamento, Mastercard si dimostra partner tecnologico decisivo per offrire soluzioni semplici, sicure e convenienti a partner e consumatori.

Michele Centemero, Country Manager Italia di Mastercard conclude: “Siamo al fianco dei nostri partner per implementare i pagamenti del domani con le competenze uniche e le ultime innovazioni che Mastercard è in grado di offrire. Grazie alle nuove tecnologie come la biometria e l’intelligenza artificiale possiamo garantire i più elevati standard di sicurezza e protezione per i consumatori in linea con il nuovo quadro normativo della PSD2 così da poter andare incontro ad un sempre più brillante futuro del settore dei pagamenti in Italia come nel resto del mondo”.

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Blockchain e Distributed Ledger Technology applicate per la prima volta a un processo interbancario https://www.datamanager.it/2017/12/blockchain-distributed-ledger-technology-applicate-la-volta-un-processo-interbancario/ Wed, 06 Dec 2017 10:51:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136878 Parte oggi il progetto di ABI Lab e NTT DATA, a cui aderiscono 11 banche Italiane Parte oggi la fase operativa del progetto messo a punto da ABI Lab con il supporto di NTT DATA per la sperimentazione di una Distributed Ledger Technology (DLT) applicata al processo di spunta interbancaria. 11 le banche Italiane che […]

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Parte oggi il progetto di ABI Lab e NTT DATA, a cui aderiscono 11 banche Italiane

Parte oggi la fase operativa del progetto messo a punto da ABI Lab con il supporto di NTT DATA per la sperimentazione di una Distributed Ledger Technology (DLT) applicata al processo di spunta interbancaria. 11 le banche Italiane che hanno già aderito all’iniziativa che per la prima volta in Italia applica il paradigma basato su database distribuiti ad un processo interbancario.

Il processo di spunta interbancaria è stato scelto per verificare la concreta applicabilità delle tecnologie DLT ad un processo bancario tradizionale caratterizzato da rapporti basati su «libri mastri» bilaterali che presenta ottime opportunità di innovazione.

Il gruppo di lavoro guidato da ABI Lab con NTT DATA e le banche aderenti all’iniziativa ha definito un nuovo processo di spunta che prevede di avere a disposizione canali bilaterali con i quali le controparti possano scambiarsi reciprocamente delle informazioni.

Attraverso l’utilizzo della piattaforma Corda del Consorzio R3 e l’implementazione di Smart Contracts sarà inoltre possibile effettuare il matching automatico delle transazioni bancarie semplificando e accelerando il processo di riconciliazione.

“La sperimentazione che parte oggi – ha detto Pierfrancesco Gaggi, Presidente di ABI Lab – speriamo possa fare da apripista per successive implementazioni sinergiche delle tecnologie DLT. Estendendone l’applicazione anche a nuovi e diversi ambiti e processi grazie alla maggiore conoscenza di questi strumenti innovativi, senz’altro favorita da progetti come questo che coinvolgono potenzialmente l’intero settore bancario”.

“NTT DATA è stata pioniere in Italia e nel mondo in questi nuovi ambiti di innovazione tecnologica e siamo orgogliosi di essere stati scelti da ABI Lab per realizzare per la prima volta in Italia un’applicazione delle innovative tecnologie DLT, estesa potenzialmente a tutto il settore, perché questo apre la porta a nuovi ambiti applicativi di questo tipo di tecnologie anche ad altri processi bancari” afferma Mauro Giorgi, Senior Vice President NTT DATA Italia “Il settore bancario italiano è in grande fermento e, oggi, velocità e nuovi servizi sono la chiave di successo per competere al meglio in questa fase di rivoluzione digitale dell’intero mercato”

La Blockchain in primis, e più in generale le Distributed Ledger Technology, operano con un nuovo paradigma decentralizzato, che cambia il modo di pensare e progettare le modalità di relazione e lo scambio di valore tra gli attori partecipanti. Gli smart contracts sono inoltre un’ulteriore novità in questo panorama: si tratta di componenti software che incorporano regole di esecuzione, che disciplinano il trasferimento di valore, perché esso avvenga.

Tutto ciò sta rivoluzionando il mondo Finanziario e non solo, con sperimentazioni che spaziano dalla digital identity, alla gestione dei bandi di gara, alle piattaforme di donazioni e ai pagamenti internazionali.

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Indra: la banca deve adottare il modello “open platform” https://www.datamanager.it/2017/11/indra-la-banca-deve-adottare-modello-open-platform/ Tue, 14 Nov 2017 15:55:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135030 Gli esperti dei Servizi Finanziari di Indra affermano, in un rapporto sulle tendenze del settore bancario, che l’utilizzo di una “open platform” possa consentire alle banche di utilizzare i dati transazionali dei propri clienti in una strategia a lungo termine, con l’obiettivo di garantire il loro benessere finanziario La banca deve replicare il modello di […]

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Gli esperti dei Servizi Finanziari di Indra affermano, in un rapporto sulle tendenze del settore bancario, che l’utilizzo di una “open platform” possa consentire alle banche di utilizzare i dati transazionali dei propri clienti in una strategia a lungo termine, con l’obiettivo di garantire il loro benessere finanziario

La banca deve replicare il modello di “open platform” dei giganti tecnologici come Google, Apple, Facebook e Amazon, al fine di costruire una nuova value proposition e di affrontare il tema della redditività attraverso la trasformazione digitale. Così affermano gli esperti in Servizi Finanziari di Indra nel rapporto “La nuova banca, una piattaforma al servizio del tuo benessere finanziario”.

La flessione della redditività ha impattato il settore dei servizi finanziari per un decennio. Dal 2008, dopo la drammatica caduta di Lehman Brothers, il Return on Equity (RoE) è al di sotto del Cost of Equity, il che significa che la banca ha distrutto valore per i propri azionisti. Questo problema, che oramai è diventato cronico, ha fatto scaturire una riflessione generale tra le grandi istituzioni finanziarie, che hanno acquisito una consapevolezza sempre maggiore che la riconversione del business attuata attraverso la trasformazione digitale sia l’unica opzione per garantire la loro sopravvivenza.

Lo studio sottolinea che l’ambizioso approccio dei giganti tecnologici ha permesso loro di capire che le regole del mondo virtuale sono molto diverse da quelle del mondo fisico. Nel nuovo contesto, la massimizzazione del valore richiede un’innovazione “aperta” e la creazione di una community di sviluppatori in grado di creare prodotti sui loro sistemi. Così sono nate le piattaforme dell’era digitale, i cui produttori, i giganti tecnologici, hanno mantenuto un controllo stretto su alcuni prodotti da loro realizzati che si sono rivelati i più rilevanti per il mercato, come iOS e Android, amplificando il valore della loro piattaforma anche grazie all’apporto fornito dal network degli sviluppatori esterni.
Secondo i leader di trasformazione digitale dei Servizi Finanziari di Indra, “nel settore bancario, questo modello è in grado di rappresentare un nuovo business che nasce all’interno di istituzioni finanziarie ma in grado di attirare e aggregare – in modalità plug&play – le aziende di prodotto e di servizio oltre ai consumatori, e in grado di creare un interscambio tra le parti proprio grazie al modello di interazione stesso”.

La gestione innovativa di un’enorme quantità di dati, tipica delle istituzioni finanziarie, supportata da piattaforme tecnologiche dotate di capacità analitiche e di strumenti di analisi di Big Data, consentirà di riformulare la value proposition dei servizi finanziari. “Il risultato sarà il miglioramento della situazione finanziaria del cliente e porterà alla creazione di prodotti e servizi consoni ai loro obiettivi di benessere finanziario”, ha spiegato Alvaro de Salas, direttore di Innovazione e New Business di Indra.
A tal fine, le istituzioni finanziarie svolgeranno un ruolo chiave nella catena del valore, dalla selezione dei prodotti e dei servizi offerti, fino all’identificazione dei consumatori più aggredibili, attraverso un’analisi intelligente dei dati. Ad esempio, a partire dai dati storici delle transazioni offerti da una piattaforma bancaria, un’azienda di sviluppo software potrebbe essere capace di creare un modello di credit scoring (sistema automatico di valutazione del rischio creditizio) con una precisione massima, utile nella concessione del finanziamento ai clienti dichiarati solventi dal sistema.

Reinventare la banca

Stando agli autori del rapporto, l’emergere delle nuove tecnologie, la direttiva PSD2 – che obbligherà le banche ad aprire i loro sistemi ai fornitori esterni – e l’opportunità fintech, rappresentano lo scenario di riferimento per un’istituzione bancaria per attuare la trasformazione digitale, visto come soluzione alla mancata crescita in redditività e come base per instaurare un nuovo modello di rapporto con il cliente.
“Negli ultimi anni, le banche non hanno investito abbastanza sul miglioramento dei propri prodotti né sul trasferimento delle novità tecnologiche per migliorare l’experience dei propri clienti. Tale stallo ha comportato la perdita del ruolo, della veste di istituzione di riferimento, da sempre centrale per i clienti. A questo punto, diventa urgente l’implementazione di una strategia che consenta alle banche di reinventarsi, per poter recuperare tale posizione: la strategia della piattaforma”, ha dichiarato Mario Robredo.

Secondo l’esperto, l’adozione di questo tipo di strategia richiede una “de-verticalizzazione” della banca, ma senza perdere la visione a 360 gradi del cliente, fattore chiave per offrire un posizionamento di valore evitando di diventare un mero provider tecnologico che vende servizi. Lo studio sottolinea l’importanza del contributo fornito dalle fintech e dagli specialisti di innovazione in termini di approccio di valore e agilità al sistema finanziario e suggerisce la loro integrazione nell’ecosistema.

Elementi chiave della banca “open”

Tra le linee guide prioritarie per la realizzazione del processo di conversione in una “open platform”, emerge la necessità del superamento delle barriere tecnologiche al fine di promuovere l’accesso alla piattaforma da parte di fornitori di prodotti e di servizi e lo sviluppo di nuove funzionalità a valore aggiunto da parte dei professionisti operanti nelle stesse istituzioni finanziarie.

È inoltre fondamentale raggiungere un livello di eccellenza nella delivery del servizio al cliente, offrendo una user experience paragonabile al livello raggiunto dai giganti digitali e aumentando la personalizzazione delle offerte di servizi attraverso la gestione “intelligente” dei dati. “Il Chief Technology Officer non è più da solo nella gestione della tecnologia. Il suo futuro sarà diventare un agente di cambiamento e il suo primo compito sarà quello di far evolvere i sistemi verso framework aperti basati su tecnologie Cloud, Analytics, APIs, Blockchain e Intelligenza Artificiale”, spiega Mario Robredo.
Dal punto di vista della governance, lo studio sottolinea che il nuovo ruolo che assume la banca necessita di strumenti e risorse per la definizione degli standard tecnici e di business necessari affinché i fornitori e i clienti siano interconnessi e facciano parte dell’ecosistema della banca. “Si tratta di un approccio diverso da quello della banca verticale – spiega Robredo – perché il cliente non è più solo il cliente della banca, quindi bisogna essere in grado di attirarlo e di mantenerlo e soprattutto non è più sufficiente gestire solo il grado di efficienza per garantire una redditività sostenibile”.

Infine, lo studio sottolinea che il ruolo rivestito dalla banca in qualità di garante della solvibilità del cliente costituisce la formula migliore per aumentare i margini e mantenere un business ricorrente. “Diventare un consulente del cliente non solo consentirà alla banca di proteggere la solvibilità post-vendita e di evitare problemi di insolvibilità, ma anche di ottenere nuovi informazioni dal cliente stesso, diventando, a medio termine, parte integrante dello stile di vita del cliente, nell’aiutarlo a raggiungere ciò che è rilevante per le sue aspettative”, ha affermato l’esperto.

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Consorzio CBI, presente e futuro dei pagamenti digitali https://www.datamanager.it/2017/11/consorzio-cbi-presente-futuro-dei-pagamenti-digitali/ Fri, 10 Nov 2017 09:26:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134818 Liliana Fratini Passi, direttore generale: «L’obiettivo è di supportare la trasformazione digitale del Paese, spingendo verso la digitalizzazione dei servizi. Il digitale è il futuro» Il Consorzio CBI, nato nel maggio del 2008 per volontà dell’ABI, è un soggetto cardine per lo sviluppo dei servizi digitali con finalità finanziarie nel nostro Paese. Da quasi un […]

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Liliana Fratini Passi, direttore generale: «L’obiettivo è di supportare la trasformazione digitale del Paese, spingendo verso la digitalizzazione dei servizi. Il digitale è il futuro»

Il Consorzio CBI, nato nel maggio del 2008 per volontà dell’ABI, è un soggetto cardine per lo sviluppo dei servizi digitali con finalità finanziarie nel nostro Paese. Da quasi un decennio, serve più di 480 istituti, l’86 per cento dell’industria bancaria italiana e il cento per cento del corporate banking, oltre a Poste Italiane e CartaLis, che appoggiandosi all’infrastruttura condivisa permettono a più di un milione di imprese e alle pubbliche amministrazioni di accedere a servizi transazionali efficienti. Le attività di CBI sono davvero tante e sempre in evoluzione. «Quello che facciamo – spiega a Data Manager Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio – è sviluppare progetti di trasformazione strategica nel mondo dei pagamenti e della gestione documentale. Il nostro lavoro non è solo quello di pensare e ideare ma anche di fornire le infrastrutture di accesso. Sono quest’ultime che consentono ai consorziati di comunicare in via telematica con la clientela sia a livello nazionale che internazionale per l’erogazione dei diversi servizi. Storicamente il Consorzio è conosciuto per lo sviluppo della rete di corporate banking che abilita la gestione di incassi, pagamenti e rendicontazioni, da una banca capofila a tutte quelle presso cui un’azienda ha un conto corrente».

Innovare il contesto finanziario del Paese

L’obiettivo è di supportare la trasformazione digitale del Paese spingendo verso la digitalizzazione dei servizi. Questo porta, e lo farà ancora di più in futuro, una concreta ottimizzazione delle risorse a disposizione. Come spiega Liliana Fratini Passi – «un conto è avere tante strade statali parallele, che portano verso un’unica destinazione, e un altro poter contare su un’autostrada unica, capace di ridurre l’onere di manutenzione con una ripartizione dei costi tra i provider che gestiscono il traffico». Il Consorzio CBI sviluppa servizi basati su standard condivisi, sui quali ogni consorziato può creare servizi in concorrenza. Da anni, il Consorzio CBI collabora anche con l’Agenzia per l’Italia Digitale, per esempio per il lancio di pagoPA, il sistema di pagamenti elettronici realizzato per rendere più semplice per i cittadini il pagamento verso la pubblica amministrazione, attraverso qualsiasi Prestatore di Servizi di Pagamento aderente (PSP). E tra i progetti sviluppati dal Consorzio, CBILL è quello che mette in pratica le linee guida di pagoPA, semplificando i pagamenti online degli avvisi di pagamento e di conseguenza la comunicazione tra enti, aziende e cittadini. «CBILL consente di consultare e pagare online bollettini, multe, ticket sanitari, cartelle esattoriali e tanto altro. In pratica, stiamo parlando del sistema che realizza il cosiddetto Modello 3 dell’AgID. In piena operatività dal 2015, 443 banche offrono il CBILL abilitando il pagamento online di oltre 150 fatturatori privati e 8.900 pubbliche amministrazioni, tra scuole, comuni e ASL e altri enti».


#PagamentiDigitali Liliana Fratini Passi @ConsorzioCBI Un’autostrada unica per i servizi
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Riduzione del contante in circolazione

Una conseguenza indiretta, ma voluta, di CBILL è la riduzione della circolazione del contante e di tutto ciò che ne deriva: costi di produzione, manutenzione, lotta alle frodi, alla produzione di falso. Il digitale è il futuro, lo sanno le banche che hanno colto sin da subito l’invito del Consorzio CBI ad aderire a CBILL per il pagamento online dei bollettini e avvisi di pagamento. Il bello è che CBILL non solo consente di risparmiare tempo evitando lunghe code agli sportelli ma contribuisce a risolvere un problema ancora presente nel panorama nazionale, quello delle frodi tramite la cosiddetta stornabilità. «Capita ancora che una persona paghi un bollettino e poi richieda lo storno dal conto» – spiega Liliana Fratini Passi. «A quel punto il debito, formalmente, viene sanato ma in realtà non c’è nessun riscontro economico per l’azienda o la PA creditrice. Con CBILL invece il creditore ha la certezza immediata dell’avvenuto incasso. Lato utente debitore, stiamo sviluppando varie funzionalità, tra le quali l’utilizzo del codice fiscale per verificare tramite internet banking le proprie pendenze in essere: insomma non consideriamo CBILL solo un mezzo per pagare online ma un informatore della propria situazione finanziaria debitrice a 360 gradi».

Serve maggiore omogeneità dell’offerta

Il successo è nelle cifre: sono in tutto 15.780 le PA già aderenti a pagoPA (di cui 8.900 su CBILL), 2.141.412 le operazioni portate a termine, oltre 300.000 con il solo CBILL dall’inizio del 2017. Ma per raggiungere la perfezione, occorre armonizzare i livelli di adesione, non solo da parte degli intermediari ma anche delle PA. «Se risiedo a Roma – spiega Liliana Fratini Passi – devo poter pagare ad esempio la TARI della casa di Roma e di quella della casa al mare nella stessa modalità, così come di altri servizi. Ma non solo: serve lavorare sulla divulgazione del digitale anche tra i cittadini e su questo siamo attivi anche attraverso altri partner. Per esempio con Feduf, la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, abbiamo promosso lo scorso anno il progetto “Pay 2.0 il denaro del futuro”. Inoltre, stiamo portando avanti una specifica campagna di comunicazione, che intende sensibilizzare i cittadini sull’utilizzo dei pagamenti digitali. Le diverse iniziative vedono affiancare a eventi sul territorio una comunicazione trasversale tramite sito e canali social, rafforzata dalle iniziative che le singole banche stanno realizzando a supporto della comprensione del servizio CBILL».

Semplicità di accesso e focus sulla sicurezza

Cosa c’è nel futuro del Consorzio CBI in termini di nuovi strumenti? «Stiamo lavorando con AgID per abilitare le amministrazioni più lungimiranti all’avviso digitale» – risponde Liliana Fratini Passi. «Questo permetterà, in accordo con gli istituti finanziari, di inviare all’account del cliente messaggi specifici circa un debito in scadenza, da poter solvere in pochi passi. La strada è quella dell’ampliamento delle possibilità tenendo ben in mente la semplicità dell’accesso e delle operazioni». Questo – però – pone un’attenzione particolare alla sicurezza digitale, ragione per cui il Consorzio ha rafforzato, e continuerà a farlo, i livelli di protezione di sua competenza. Il CBILL è un servizio sicuro perché offerto dalle banche attraverso i propri canali online e fisici, che garantiscono il massimo della sicurezza attraverso l’utilizzo di vari codici (codice utente, password e PIN dispositivo) e protocolli di sicurezza informatica. A ciò si aggiunga che le disposizioni di pagamento derivanti dall’utilizzo di CBILL, transitano nella rete CBI, rete chiusa e dedicata, gestita dal Consorzio CBI, seguendo stringenti protocolli di sicurezza. Una rete che connette oltre 460 istituti finanziari, che offrono servizi di incasso, pagamento e informativi a oltre un milione di imprese, e in cui circolano ogni anno oltre cinque miliardi di transazioni.


PagamentiDigitali #CBI il canale più utilizzato nel 2016 @ConsorzioCBI
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Il cambiamento anche nella PA

Il servizio CBILL rappresenta un contributo importante per la digitalizzazione e l’efficientamento della PA. Il primo passo per abilitarsi al servizio CBILL, da parte di una pubblica amministrazione, è aderire alla piattaforma PagoPA, come obbligo di legge. «Seguendo le linee guida fornite dall’Agenzia per l’Italia Digitale si effettua un percorso di adeguamento organico e funzionale, che giunge poi alla scelta dei servizi che il cittadino può pagare online e tramite quali canali. Vista la quasi complementarità delle piattaforme, arrivare dalla compliance di PagoPA a CBILL è naturale e conveniente» – conclude Liliana Fratini Passi. Dietro i numeri forniti dal direttore del Consorzio CBI, c’è un presente chiaro e un futuro ancora più roseo. I dati dimostrano come quello di CBI sia stato il canale più utilizzato dalle aziende italiane nei movimenti di pagamento e incasso nel 2016, tale da rappresentare il 50 per cento di tutte le operazioni automatizzate via web. Considerando che le abitudini dei consumatori stanno migrando sempre più verso il digitale, le soluzioni del Consorzio si candidano a diventare le preferite dagli italiani nei prossimi anni.

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