BlueIT – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 27 Apr 2026 12:23:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png BlueIT – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’intelligenza artificiale diventa asset strutturale per le imprese https://www.datamanager.it/2026/04/lintelligenza-artificiale-diventa-asset-strutturale-per-le-imprese/ Mon, 27 Apr 2026 12:23:01 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252352 L’evento BlueIT “AI Accelerator” analizza l’integrazione tecnologica nei processi decisionali e operativi Qual è l’impatto reale dell’intelligenza artificiale sulla ridefinizione dei processi aziendali e in che misura questa tecnologia sta effettivamente trasformando il modo di fare impresa in Italia? Una domanda non semplice, a cui BlueIT ha tentato di dare risposta con la nuova edizione […]

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L’evento BlueIT “AI Accelerator” analizza l’integrazione tecnologica nei processi decisionali e operativi

Qual è l’impatto reale dell’intelligenza artificiale sulla ridefinizione dei processi aziendali e in che misura questa tecnologia sta effettivamente trasformando il modo di fare impresa in Italia? Una domanda non semplice, a cui BlueIT ha tentato di dare risposta con la nuova edizione del suo “AI Accelerator”, questa volta per “Ridisegnare il modo di fare impresa”. Un appuntamento che nasce da un laboratorio di confronto sui temi dell’IA. Realizzato in collaborazione con IBM nella cornice del Castello Visconteo di Pandino, al centro del dibattito la necessità di comprendere come l’IA possa generare prospettive concrete di crescita e innovazione, superando la fase di pura sperimentazione per diventare un asset strutturale.

Un punto centrale dell’incontro riguarda il concetto di sovranità digitale in relazione allo stato dell’arte dell’IA: come possono le organizzazioni bilanciare l’adozione di soluzioni all’avanguardia con il mantenimento del controllo strategico sui propri dati? È inoltre fondamentale indagare le differenze operative e i benefici specifici derivanti dall’implementazione dell’intelligenza artificiale in ambienti cloud rispetto a quelli on-premise, un tema che tocca direttamente la gestione delle infrastrutture critiche. Sotto il profilo tecnico e manageriale, resta da chiarire quale sia l’attuale visione del mercato tech secondo i leader del settore e come l’automazione dei processi IT liberi risorse per attività a maggior valore aggiunto. L’integrazione efficace dell’IA all’interno delle organizzazioni richiede sicuramente un cambio di paradigma che va oltre la tecnologia stessa, coinvolgendo la cultura aziendale e i nuovi modelli di leadership necessari per governare la trasformazione digitale in corso.

«Ci sono tre livelli su cui l’IA può essere davvero utile in azienda» ci dice Leonardo Marazzi, BU leader Digital di BlueIT, «l’high management, il middle management e le operation. Nel primo caso, rispondiamo ad un dubbio su tutti: dove ci porterà il futuro, ragionando sull’effettivo beneficio nell’introdurre l’IA in certi flussi, senza basarsi sul singolo use case ma ponendosi ad un livello più alto».  Poi la via di mezzo, l’impatto sul middle management. «Qui abbiamo un’IA che fa sintesi dei processi e a questi si rifà per suggerire i passi successivi. Bisogna dunque avere governance dei processi nonostante il trend in ascesa dell’automazione. È un po’ una visualizzazione a piramide. Il vero punto di svolta nell’introdurre l’IA non è tanto il chatbot che aiuta a creare slide ma uno strumento che supporta il raggiungimento di un obiettivo più ampio, riducendo il tempo a contorno del lavoro principale. Il tema è dare all’high e middle management quelle istruzioni che tirano fuori il meglio dai tool di IA. «È una tecnologia che davvero restituisce valore alle attività dell’uomo, troppo spesso relegate negli anni precedenti a mansioni ripetitive, che limitano la crescita e l’evoluzione personale. È un concetto contrario a quello legato alla prima rivoluzione industriale, quando si chiedeva l’allineamento alla macchina».

Infine, le operation. «A tendere, tutte le tecnologie possono arrivare a modificare la tipologia di lavoro odierno. Nello specifico delle operazioni, il focus è capire quanto tempo viene sprecato in compiti che l’IA può fare meglio e prima. Un esempio è la lettura dei documenti di trasporto e la trascrizione di questi in un gestionale. Per Marazzi, un buon metodo di inserimento dell’IA in azienda è partire dal processo che si vuole far evolvere o dal problema a risolvere, considerando l’intelligenza artificiale come un tassello all’interno di un mosaico più complesso. Con il laboratorio AI Accelerator di BlueIT lavoriamo proprio in tale ottica, mettendo in comunione quattro differenti business unit che prendono ad esempio tutte le tecnologie disponibili per creare una soluzione completa».

Sovranità digitale: rischi e opportunità

Nell’era dell’AI generativa, il tema della sovranità digitale assume un’importanza cruciale. Quali sono i rischi e le opportunità legati a questo aspetto? Per Marazzi, «il rischio principale per le aziende italiane è quello di perdere il proprio know-how distintivo, affidandosi ciecamente a piattaforme esterne senza mantenere il controllo sui propri dati e sui modelli di conoscenza. Tuttavia, l’opportunità è altrettanto grande: creare dei motori di intelligenza artificiale proprietari o personalizzati che diventino un vero e proprio patrimonio aziendale. Sviluppando soluzioni su misura, le imprese possono capitalizzare la propria esperienza e i propri dati, generando un valore competitivo duraturo nel tempo». C’è poi lo snodo, cruciale, della sicurezza. «L’adozione dell’IA richiede un’architettura IT solida e sicura. È fondamentale valutare attentamente quali dati elaborare in cloud per sfruttare la scalabilità e la potenza di calcolo, e quali mantenere on-premise per garantire la massima riservatezza e conformità normativa. L’utilizzo di ambienti cloud ibridi e di modelli open-source quantizzati, unito a piattaforme enterprise sicure, permette di bilanciare l’esigenza di innovazione con la tutela del patrimonio informativo aziendale».

Il valore della partnership tra BlueIT e IBM

Quale partner dell’AI Accelerator, IBM può supportare la crescita digitale del nostro Paese. «Da un lato, BlueIT apporta le competenze di processo, la capacità consulenziale e la profonda conoscenza del tessuto imprenditoriale italiano, comprendendo come inserire efficacemente le tecnologie all’interno delle dinamiche aziendali. Dall’altro, IBM mette a disposizione tecnologie all’avanguardia, sicure e scalabili, come la piattaforma Watsonx. Questa combinazione permette di offrire alle PMI soluzioni AI enterprise-grade, adattate alle loro specifiche esigenze e dimensioni».

BlueIT ci tiene a sottolineare che l’introduzione dell’intelligenza artificiale non è solo una questione tecnologica, «ma un profondo cambiamento organizzativo. Promuovere una cultura del dato, formare i collaboratori all’uso consapevole dell’IA e superare le resistenze al cambiamento sono passaggi imprescindibili. In BlueIT lavoriamo non solo per implementare soluzioni tecniche, ma per diffondere competenze interne, garantendo che l’innovazione sia compresa, accettata e valorizzata da tutte le persone coinvolte nel processo aziendale».

Con AI Accelerator, BlueIT conferma il proprio impegno nel promuovere un’adozione della tecnologia orientata al valore e alla sostenibilità, aiutando le organizzazioni a integrare l’IA nei processi di business in modo strutturato e sicuro. L’iniziativa si inserisce nel più ampio ecosistema di contenuti e servizi dedicati all’intelligenza artificiale, agli approfondimenti su cybersecurity e ai cosiddetti “Cognitive Managed Services”. AI Accelerator rappresenta un punto di incontro tra innovazione tecnologica, visione strategica e responsabilità sociale, in linea con il ruolo di BlueIT come partner per la trasformazione digitale delle aziende.

 

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AI Accelerator, il nuovo progetto di Intelligenza Artificiale per innovare il futuro del business di BlueIT S.p.A. Società Benefit https://www.datamanager.it/2024/09/ai-accelerator-il-nuovo-progetto-di-intelligenza-artificiale-per-innovare-il-futuro-del-business-di-blueit-s-p-a-societa-benefit/ Tue, 17 Sep 2024 09:21:41 +0000 https://www.datamanager.it/?p=239534 In un panorama digitale in rapida evoluzione, in cui si prevede che gli investimenti globali in intelligenza artificiale raggiungeranno oltre 500 miliardi di dollari entro il 2024, le aziende riconoscono sempre più l’imperativo di adottare soluzioni guidate dall’AI per mantenere il vantaggio competitivo. È in questo contesto che BlueIT S.p.A. Società Benefit, in collaborazione con […]

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In un panorama digitale in rapida evoluzione, in cui si prevede che gli investimenti globali in intelligenza artificiale raggiungeranno oltre 500 miliardi di dollari entro il 2024, le aziende riconoscono sempre più l’imperativo di adottare soluzioni guidate dall’AI per mantenere il vantaggio competitivo.

È in questo contesto che BlueIT S.p.A. Società Benefit, in collaborazione con IBM, Computer Gross, il Dipartimento di Informatica dell’Università di Milano e M&IT Consulting, è orgogliosa di presentare il progetto AI Accelerator, ambizioso programma per lo sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale per le imprese. Questa innovativa iniziativa ha l’obbiettivo di rendere facilmente disponibili l’adozione delle soluzioni e dei servizi IT grazie all’intelligenza artificiale generativa, rappresentando un passo significativo verso la realizzazione della nostra missione di migliorare la società attraverso soluzioni tecnologiche avanzate e sostenibili. Basato sulla tecnologia IBM watsonx, l’AI Accelerator offre una metodologia strutturata e collaborativa, supportata da laboratori sperimentali e una comunità estesa, per implementare soluzioni AI con maggiore efficacia e rapidità.

L’AI Accelerator è composto da quattro pilastri fondamentali:

  1. Metodologia Strutturata: aiutiamo i clienti a identificare e strutturare i loro problemi (use case) in modo rigoroso. Il processo inizia con un brainstorming per identificare i problemi e le soluzioni tecnologiche, seguito da una prova del valore della soluzione AI (Proof of Value) per dimostrare l’efficacia della tecnologia.
  2. Laboratorio Sperimentale: un laboratorio in cui sperimentare la tecnologia in situazioni reali, valutando i benefici e perfezionando le soluzioni.
  3. Community Collaborativa: una community per condividere conoscenze e risorse. Partner, fornitori, clienti e università possono collaborare insieme con BlueIT, ampliando esponenzialmente le risorse tecnologiche e i casi d’uso disponibili.
  4. Spazio Dedicato all’Innovazione: un ambiente immersivo in una vecchia cascina riconvertita, dove i clienti possono toccare con mano le soluzioni tecnologiche, vivere un’esperienza immersiva e partecipare a brainstorming in un contesto sereno e stimolante.

Girolamo Marazzi, Amministratore Unico di BlueIT S.p.A Società Benefit: “Siamo entusiasti di presentare l’AI Accelerator, un progetto che non solo segna un importante passo avanti per BlueIT, ma rappresenta anche un’opportunità straordinaria per le aziende italiane di entrare nel futuro dell’intelligenza artificiale. Questo progetto incarna la nostra visione di innovazione responsabile e sostenibile, e siamo convinti che avrà un impatto positivo significativo sulle strategie e le operazioni dei nostri clienti.”

Alessandro La Volpe, Amministratore Delegato di IBM Italia: “Oggi le imprese hanno bisogno di un’Intelligenza Artificiale che sia pensata e sviluppata per le loro esigenze, che permetta la scalabilità e il consumo delle risorse strettamente necessarie, nonché le aiuti a fronteggiare le sfide di business traendo valore dalla risorsa più importante: i dati aziendali. Per questo accogliamo con grande favore l’iniziativa di BlueIT, che sposa appieno il nostro approccio: utilizzare watsonx, la piattaforma di AI di IBM per lo sviluppo collaborativo e aperto di soluzioni specifiche per le imprese. È nostra convinzione che il programma AI Accelerator, grazie alla competenza ed esperienza di tutti gli attori coinvolti, porterà benefici concreti e misurabili alle aziende, permettendo loro di rispondere alle richieste del mercato con maggiore fiducia e capacità.”

Paolo Castellacci, Presidente di Computer Gross: “La partnership con BlueIT, che rappresenta un’eccellenza in Italia per le soluzioni IBM, è ormai consolidata e pone le sue radici nella condivisione di priorità ed obiettivi. L’intelligenza artificiale, soprattutto nella sua declinazione generativa, sta cambiando molto velocemente logiche di business, lavoro e collaborazione. In questo scenario il ruolo dell’ecosistema e delle competenze assumono infatti un’importanza sempre maggiore. Quando, come Computer Gross, abbiamo annunciato il Competence Center dedicato a IBM watsonx, BlueIT è stata tra le prime realtà ad aderire, abbracciando il programma e sposandone appieno i valori. Per questo motivo credo che l’iniziativa AI Accelerator si inserisca perfettamente nel contesto attuale di innovazione e di sviluppo tecnologico e rappresenti un altro passo significativo nel percorso di BlueIT sul tema dell’AI.”

Sabrina Gaito, Presidente del Collegio Didattico di Informatica dell’Università degli Studi di Milano: “Riteniamo strategica l’attivazione di laboratori di AI in sinergia con le aziende, sia come strumento di formazione, sia come mezzo per favorire collaborazioni industriali di ricerca e sviluppo.”

Mauro Nolli / Pier Simone Ghislieri Marazzi, rispettivamente Presidente e Amministratore Delegato di M&IT Consulting: “Nell’ambito della collaborazione consolidata fra BlueIT e M&IT Consulting, il progetto AI Accelerator rappresenta il punto d’eccellenza e d’operatività necessario per sostenere con successo l’implementazione dell’intelligenza artificiale nelle aziende nostre clienti, che sempre più ci chiedono di condividere use case unitamente a capacità di visione d’insieme dei processi e di scelta d’idonee soluzioni organizzative e tecnologiche.”

BlueIT invita tutte le aziende interessate a scoprire le potenzialità della sua nuova piattaforma di intelligenza artificiale e a unirsi a noi nel percorso verso un’innovazione responsabile. Ulteriori dettagli sul progetto e le modalità di collaborazione saranno presentati durante l’evento di lancio ufficiale “AI Accelerator: un acceleratore di idee”, che si terrà il 1° ottobre 2024 a Torlino Vimercati.

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La strategia multicloud di AC Milan https://www.datamanager.it/2021/09/la-strategia-multicloud-di-ac-milan/ Wed, 08 Sep 2021 13:00:02 +0000 https://www.datamanager.it/?p=211844 La migrazione step by step del data center di AC Milan su Microsoft Azure. Il replatforming del “diavolo rossonero” si avvale della partnership con BlueIT per guidare il passaggio in tempi certi e totale sicurezza Dopo le evoluzioni societarie, nel giro di poco tempo, il “diavolo rossonero”, di cui Paolo Scaroni è presidente, ha dovuto […]

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La migrazione step by step del data center di AC Milan su Microsoft Azure. Il replatforming del “diavolo rossonero” si avvale della partnership con BlueIT per guidare il passaggio in tempi certi e totale sicurezza

Dopo le evoluzioni societarie, nel giro di poco tempo, il “diavolo rossonero”, di cui Paolo Scaroni è presidente, ha dovuto affrontare importanti passaggi funzionali di tutti gli asset aziendali, comprese le infrastrutture IT. Una trasformazione che Maurizio Bonomi, IT director di AC Milan, ha seguito fin da subito. «Quando sono arrivato al Milan, nell’autunno del 2017 – spiega Bonomi – sono partito con l’analizzare lo stato di fatto degli strumenti utilizzati fino ad allora. La vecchia proprietà, a guida Fininvest, aveva dato un anno di tempo per migrare dai sistemi esistenti ad altri, esterni all’azienda. Un’operazione assolutamente comprensibile, visto il trasferimento di consegne a Li Yonghong, ma non così semplice da realizzare. Allora, peraltro, non si prevedeva che di lì a pochi mesi ci sarebbe stato un altro cambio societario».

Una situazione che, all’inizio della svolta, si era rivelata non complessa per quanto riguardava il parco macchine ma varia ed eterogenea perché frutto di un trentennio in cui lo sparuto gruppo di tecnici al servizio della squadra aveva adottato tecnologie, piattaforme e applicazioni differenti, non ottimali per l’interoperabilità e l’adeguamento ai paradigmi IT che si sono succeduti negli anni. Come spesso accade, la nuova organizzazione, guidata da Bonomi, ha sfruttato le necessità portate dalle due cessioni che si sono avvicendate per rivedere tutte le principali dinamiche IT e rafforzarle, dove necessario. «La prima migrazione verso un cloud privato, venne fatta in circa 8 mesi, ma con l’arrivo del fondo Elliott, il cambiamento è stato davvero radicale ed è qui che entra in gioco BlueIT – ci racconta il direttore IT di AC Milan –. L’obiettivo era chiaro: far migrare il nostro data center su infrastruttura Microsoft Azure, al fine di garantire integrazione ed interoperabilità in sicurezza e tempi certi».


#ACMilan #cloud Il replatforming del diavolo rosso-nero si avvale della partnership con blueit.it
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MIGRAZIONE PASSO DOPO PASSO

BlueIT, azienda di servizi specializzata nei processi di gestione di infrastrutture tecnologiche e nel contrasto ad attacchi informatici, si è rivelata un partner ideale nel processo di trasformazione digitale di AC Milan. «Era necessario modernizzare il cloud, portandolo su un’infrastruttura veramente moderna, flessibile e con una disponibilità di sistemi migliore della precedente, sull’intero parco applicativo» – continua Bonomi, sottolineando la peculiarità del mondo del calcio, le cui attività possono essere definite «senza fine» – in quanto si svolgono nell’arco di un intero anno e non, come si sarebbe portati a pensare, solo nel periodo del Campionato e delle Coppe. «Per il Milan, la parte finance, in particolare, è alquanto delicata perché l’anno fiscale va dal primo di luglio al 30 di giugno e non è quindi possibile sfruttare il periodo estivo per effettuare migrazioni» – specifica Bonomi. «La migrazione del data center si è svolta pertanto “step by step” – approccio che ha permesso di effettuare tutte le ottimizzazioni relative alla rete, al backup, ai nuovi server fino ad arrivare ad avere un’infrastruttura davvero performante, grazie alla grande flessibilità dimostrata da BlueIT. Il cloud bisogna conoscerlo. Non bisogna considerare questa piattaforma semplicemente come la naturale evoluzione del proprio sistema IT» – afferma Bonomi. «Considerata l’importanza che riveste, la migrazione al cloud deve essere analizzata e progettata passo dopo passo per garantire che il passaggio avvenga in totale sicurezza. Noi siamo approdati a un sistema multicloud ibrido e, nel contempo, abbiamo anche messo in atto un’efficace strategia di cybersecurity».

DAL CRM AL FRM

Per le società sportive il CRM diventa FRM, uno strumento che offre una prospettiva analitica strutturata del rapporto tra i club e i propri tifosi. «Anche in questo caso, occorre avere chiari quali siano gli obiettivi da raggiungere» – spiega il direttore dei sistemi informativi del Milan. «Avere a che fare con i dati vuol dire anche tutelare l’azienda dal punto di vista dell’utilizzo e della loro protezione. Occorre quindi conoscere i meccanismi che garantiscano l’aggiornamento costante, le regole dettate dalla normativa sulla privacy e la necessità di protezione in termini di cybersecurity».

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BlueIT, rischio cyber sotto controllo https://www.datamanager.it/2021/07/blueit-rischio-cyber-sotto-controllo/ Thu, 15 Jul 2021 07:37:01 +0000 https://www.datamanager.it/?p=211508 La società rafforza i servizi di prevenzione e risposta alle minacce informatiche «Necessità e vantaggi dell’information security così come la cultura della gestione dei rischi sono più diffusi in alcuni settori» afferma Girolamo Marazzi, CEO di BlueIT. «Il vero boost per la crescita è però legato ai requisiti regolatori che via via vengono inseriti nei […]

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La società rafforza i servizi di prevenzione e risposta alle minacce informatiche

«Necessità e vantaggi dell’information security così come la cultura della gestione dei rischi sono più diffusi in alcuni settori» afferma Girolamo Marazzi, CEO di BlueIT. «Il vero boost per la crescita è però legato ai requisiti regolatori che via via vengono inseriti nei contratti B2B. In Turchia c’è stato un boom di richieste di certificazioni ISO 20000 perché è diventato, da un giorno all’altro, un requisito filtro per partecipare a bandi e gare. Non si tratta più di maturità aziendale e previsionale: la sicurezza informatica oggi è la base della sicurezza aziendale».

Gli attacchi informatici secondo il Global Risks Report 2021 del World Economic Forum, rappresentano il principale pericolo globale legato alla tecnologia. «I CIO – concorda Marazzi – si stanno rendendo conto dell’importanza del cyber risk. Alcuni hanno avuto esperienze negative dirette, altri hanno visto cosa è accaduto a competitor o aziende locali vicine. Non sempre però riescono a convincere il CEO ad approvare i necessari investimenti in sicurezza». Nonostante la gravità degli incidenti registrati nei mesi della pandemia, investire in sicurezza non è così scontato. Neppure a fronte del riconoscimento della maggior valenza strategica della cybersecurity. «Negli ultimi anni molte aziende sono state vittime dei ransomware: alcune hanno pagato i riscatti in cryptovaluta, altre hanno perso i dati e subito un blocco dell’operatività per giorni e settimane. Il nostro sforzo – ci dice Marazzi – è quello di legare i rischi di business con i cyber risk utilizzando un linguaggio comune comprensibile da tutti gli attori. Un conto è dire “abbiamo un rischio alto per quanto riguarda gli attacchi SQL”, un altro è rilevare la presenza di “un rischio alto sul processo di ricezione degli ordini telematici dovuto ad attacchi cyber”».

Riuscire ad aprire un canale di comunicazione efficace tra CISO e board è fondamentale.
«Privacy, perdita dei dati e blocco dell’operatività sono i temi più importanti» afferma Marazzi. «Il primo è un tema di garanzia tra due controparti. Qui il timore è di subire sanzioni, oltre al rischio di perdere la fiducia da parte dei clienti. Tra il secondo e il terzo c’è un legame molto forte: l’indisponibilità di servizi applicativi e sistemi, si riflette immediatamente sul blocco dell’operatività». Per questo oggi è importante che il CdA eserciti un ruolo di supervisione dell’operato dell’IT e della security, adeguato al livello
di importanza che ricoprono per il business dell’azienda. «Livello che dipende dal settore e dal “risk appetite” del top management» osserva Marazzi. «La chiave è parlare una sorta di Esperanto interno all’azienda, in cui business, IT e security si incontrano e riescono a comprendersi». Altro fattore determinante è rappresentato dagli shareholder. «Alcune aziende – osserva Marazzi – non necessariamente di piccole dimensioni, vedono solo un aumento dei costi; un’azienda quotata o di proprietà di una finanziaria è più attenta, commissiona audit di terze parti e, il CdA, entra molto più nel merito».

Un indicatore importante per misurare il grado di coinvolgimento del CdA è dato dalla quantità e dalla qualità di informazioni sull’andamento della security in azienda che l’IT riesce a garantire. «Alcune organizzazioni si sono dotate di un CISO che operi da collante tra business e IT. Per far fluire le informazioni, gli strumenti base sono l’analisi e la gestione dei rischi ex ante e la gestione degli incidenti di sicurezza informativa ex post. Il ruolo di BlueIT in questo processo – conclude Marazzi – è quello di disegnare un percorso, un “security journey”, per diffondere la cultura della gestione condivisa del rischio tra business e IT e guidare i clienti lungo questo percorso».

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A Monza il nuovo Security Operations Center di BlueIT progettato da In-Site https://www.datamanager.it/2020/07/a-monza-il-nuovo-security-operations-center-di-blueit-progettato-da-in-site/ Wed, 29 Jul 2020 09:42:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=201778 Obiettivo mantenere in sicurezza dati, reti, informazioni sensibili e offrire un ambiente di lavoro innovativo È operativo il nuovo Security Operations Center di BlueIT: uno spazio ideato e progettato da In-Site, società di ingegneria integrata specializzata nella progettazione e realizzazione di infrastrutture tecnologiche complesse, pensato per garantire protezione costante contro gli attacchi di cyber security grazie al controllo […]

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Obiettivo mantenere in sicurezza dati, reti, informazioni sensibili e offrire un ambiente di lavoro innovativo

È operativo il nuovo Security Operations Center di BlueIT: uno spazio ideato e progettato da In-Site, società di ingegneria integrata specializzata nella progettazione e realizzazione di infrastrutture tecnologiche complesse, pensato per garantire protezione costante contro gli attacchi di cyber security grazie al controllo in tempo reale delle possibili minacce alla sicurezza di reti, sistemi e dati delle aziende italiane e multinazionali.

L’obiettivo è mantenere in sicurezza dati, reti, informazioni sensibili, ma anche offrire un ambiente di lavoro innovativo che permetta il naturale scambio di informazioni e know how con ambienti flessibili e multifunzione.

Ed è proprio un obiettivo fotografico la metafora scelta da In-Site per connotare il nuovo Security Operations Center realizzato a Monza per BlueIT, azienda di servizi specializzata nei processi di gestione di infrastrutture tecnologiche e nel contrasto ad attacchi informatici: è infatti un grande oblò schermabile l’elemento che collega visivamente la sala operativa con una sala riunioni, dalla quale i clienti possono eventualmente assistere in diretta al lavoro dei guardiani delle reti, pur senza violarne l’ambiente di lavoro.

“Con questo progetto stiamo ancor più investendo sulla cybersecurity che oggi è un asset imprescindibile delle aziende. Sicurezza significa minimizzare la superficie di attacco ma anche reagire velocemente in caso di attacchi informatici: è importante che i nostri clienti vedano come concretamente operiamo e per questo volevamo un SOC diverso. Ci siamo affidati all’esperienza di In-Site per mettere in piedi un progetto in cui tecnologia, funzionalità e flessibilità fossero protagonisti insieme alla nostra consueta attenzione all’innovazione”. Commenta Girolamo Marazzi, CEO di BlueIT.

Un modello innovativo di SOC per garantire sicurezza e performance certificato ISO27001

La protezione dei dati è un lavoro che non conosce pause: nel mondo globalizzato, il presidio deve essere attivo tutti i giorni nell’arco delle 24 ore e in caso di attacchi il team deve affrontare situazioni di enorme stress, con orari di lavoro a volte molto impegnativi.

“Spesso gli spazi come questo sono quasi bunkerizzati. In-Site ha messo la tecnologia al centro del progetto, al fine di garantire la migliore operatività tecnica e le migliori condizioni ergonomiche e ambientali alle persone che qui lavorano. L’approccio progettuale è partito dall’attento studio dell’organizzazione aziendale di BlueIT e si esplicita attraverso il silenzioso linguaggio dell’architettura, che  contraddistingue gli spazi e fa la differenza in ambienti altamente tecnologici e critici come questo”, afferma Pietro Matteo Foglio, CEO & Founder di In-Site.

Il nuovo SOC BlueIT è un gioiello tecnologico, culmine di un percorso che si sviluppa su circa 500 metri quadrati, con due sale operative e uno spazio flessibile ideato, come luogo di relazione fra clienti e specialisti che lavorano ad un progetto comune, con elementi divisori componibili e scorrevoli che definiscono sale meeting, spazi relax e di ristoro.

Nel resto del centro domina la tecnologia, ben in vista con gli strumenti e i videowall che connotano le sale operative, di supporto per agevolare la flessibilità, invisibile nei dispositivi di isolamento e negli impianti, tutti progettati nel segno della ridondanza per garantire la continuità del servizio anche in caso di guasti.

In questo tempio della cybersecurity non poteva però mancare una concessione al pensiero, che deve sottendere anche ad attività all’avanguardia come quelle che si esercitano qui: le pareti delle sale operative sono state progettate per essere in realtà enormi lavagne sulle quali scrivere a mano appunti, memo e linee strategiche per combattere la battaglia senza quartiere contro gli hacker.

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BlueIT, l’automazione cognitiva nei processi industriali https://www.datamanager.it/2019/09/blueit-lautomazione-cognitiva-nei-processi-industriali/ Tue, 03 Sep 2019 08:05:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=189642 Dai cognitive managed services alla robotic process automation, BlueIT reinventa la gestione dei servizi IT. L’AD Marazzi: «Abbiamo trasformato la nostra impresa mettendo a sistema AI, IoT, cybersecurity e cloud. Adesso siamo pronti ad aiutare le imprese italiane a fare lo stesso» È azzurro il cielo sopra Monza, terso come solo questo angolo di Brianza […]

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Dai cognitive managed services alla robotic process automation, BlueIT reinventa la gestione dei servizi IT. L’AD Marazzi: «Abbiamo trasformato la nostra impresa mettendo a sistema AI, IoT, cybersecurity e cloud. Adesso siamo pronti ad aiutare le imprese italiane a fare lo stesso»

È azzurro il cielo sopra Monza, terso come solo questo angolo di Brianza sa regalare, quando incontriamo Girolamo Marazzi, president e CEO di BlueIT, service provider con alle spalle una storia diversa rispetto alla classica azienda IT nostrana. «Siamo nati un mese dopo il fallimento di Lehman Brothers, in un clima di grandissima incertezza, di caduta dei valori, perché dietro a quella catastrofe c’erano come scoprimmo dopo pratiche scorrette, omertà, corruzione» – ricorda Marazzi. «Per dei 40enni – ingegneri con tanta voglia di fare – è stato naturale maturare un sentimento di forte reazione a quel contesto. Da un lato il bisogno di tornare a lavorare su valori etici e trasferirli in azienda. Dall’altro un forte desiderio di discontinuità». Il crack peggiore nella storia degli Stati Uniti diventa dunque una sorta di imprinting capace di marchiare a fuoco le ambizioni imprenditoriali di una società a migliaia di chilometri di distanza.

«Per crescere devi essere in grado di esprimere valore verso l’esterno» – afferma Marazzi. «Essere impresa per noi significa “fare impresa” veramente, con una cultura rigorosa del servizio, un’identità chiara e un know-how solido». Un approccio che si trasforma ben presto in vantaggio competitivo.

«La trasparenza e i valori vissuti ci hanno resi “affidabili” nel vero senso della parola e in un periodo di credit crunch non abbiamo mai avuto problemi a trovare risorse per finanziare la crescita»

ci dice Marazzi. «L’altro aspetto che ci accompagna da sempre è la sensazione che ci manchi qualche cosa». Un senso di inadeguatezza trasformato in strategia d’innovazione, che mette a frutto capacità manageriali e competenze tecniche. «Una sinergia adottata come metodo da tutta l’organizzazione, e con un pezzo d’azienda – b.digital che funziona da “innovation lab” – libero di sperimentare tecnologie nuove. Un modo di essere, riflesso anche nel nostro nome» – afferma Marazzi. «Il colore blu esprime la vocazione verso i valori della cultura d’impresa e al tempo stesso è quello dell’oceano inesplorato. Riferimento a Blue Ocean Strategy. Noi siamo figli di quel libro (long seller pubblicato negli USA nel 2005 – ndr). E di questo mondo nel quale dobbiamo reinventare tutto ed essere sempre un po’ più avanti. Dopodiché siamo ingegneri. La componente che consolida, proceduralizza, che fa “diventare macchina”, trasformando dati e disegnando processi. Perché alla fine il successo si misura anche coi risultati di bilancio».

L’AI che non ti aspetti

«Siamo partiti facendo principalmente attività di managed services. Per poi puntare tra i primi sul cloud» – afferma Marazzi. Un passaggio che schiude a BlueIT un mondo di opportunità. «All’inizio aiutavamo i produttori di software a gestire il passaggio verso il SaaS, maturando competenze su più piattaforme e permettendoci in seguito di avviare la nostra strategia di sviluppo applicativo. Ovviamente – oggi – non ci mettiamo a sviluppare ERP. Chi fa sviluppo in questi anni si butta su IoT, blockchain e intelligenza artificiale» – osserva Marazzi. Ed è proprio dall’intelligenza artificiale – grazie a un contest internazionale organizzato da IBM per premiare la migliore soluzione costruita impiegando tecnologia AI Watson – che prende il via il percorso di eccellenza della società monzese. «Tutto è nato dall’esigenza pratica di un cliente – racconta Marazzi – che ci ha portato a presentare un progetto in grado di riconoscere e combattere l’azione distruttiva della Dorifera, un coleottero capace di provocare danni ingenti alla produzione della patata bianca DOP di Oreno, coltivata in poche decine di ettari a poca distanza dal centro abitato di Vimercate. Primo prodotto alimentare con il marchio “Made in Brianza”, la patata di Oreno si rifà ai dettami dell’agricoltura integrata: i trattamenti sono molto limitati e i coltivatori cercano di utilizzarne il minor numero possibile ricorrendo solo in via eccezionale a prodotti a basso impatto. Pertanto, lo “stato di salute” della patata è monitorato direttamente sul campo dai contadini». Da qui, l’idea di fornire una soluzione che, grazie all’impiego di un drone e di un algoritmo di image recognition, fosse in grado di produrre una mappa geolocalizzata dell’area coltivata, e di lanciare segnali di allerta per intervenire tempestivamente in caso di attacchi di insetti e malattie con trattamenti molto localizzati».

Robotizzare i processi

A fine 2017, BlueIT grazie a questo progetto si laurea campione mondiale, sbaragliando la concorrenza di più di 2500 partner IBM. Un successo che conferisce alla società una immediata visibilità. «In realtà, persino una sovraesposizione rispetto alle possibilità di un’azienda italiana» – riconosce Marazzi. «Ma che ci ha consentito di dimostrare al mercato che possedevamo le competenze per applicare queste tecnologie ai casi più diversi. Oggi – continua Marazzi – l’AI ci abilita ad aiutare le aziende a evolvere i loro processi e risolvere alcune loro problematiche. La convergenza tra IT e OT ci porta direttamente nelle fabbriche. Correlare grazie all’AI i dati di una serie di sensori, ci consente di fare manutenzione preventiva e retrofitting». Entrare nel cuore del processo di business è più agevole rispetto al passato. La tecnologia – grazie all’impiego di sistemi cognitivi in grado di trovare fondate correlazioni causa effetto – aiuta a costruire processi più efficienti. L’esempio classico è il surriscaldamento di una ventola che in pochi minuti potrebbe portare al blocco di un disco, fermando un certo processo di business. «Tutto ciò che è procedurizzabile ci permette di impiegare strumenti con una fortissima componente di automazione. Innescando un ciclo virtuoso. Abbiamo scoperto di poter fare un mestiere nuovo» – afferma Marazzi.

«Robotizzare i processi, portando in azienda nuove tecnologie applicabili al business. Questo ci consente di generare una cultura del cambiamento e allo stesso tempo di presentarci in maniera credibile a clienti e prospect».

La sicurezza come asset

Da qui, sono partiti tutta una serie di progetti che hanno spinto BlueIT a immaginare un nuovo modo di esporre la propria offering. Processo sfociato nel cambiamento di pittogramma e logo. Oltre che alla riformulazione del payoff in “Your cognitive partner”. In questo contesto, si inserisce l’investimento in cybersecurity deciso da BlueIT. «Noi ci occupiamo di sicurezza da sempre. Oggi – però – è diventata la base di tutto quello che facciamo e per questo meritevole di essere sostenuta con un investimento importante» – spiega Marazzi. A partire dai locali che ospitano la struttura, con layout progettati pensando al benessere delle persone pur in un contesto di sicurezza molto spinto. «Approcciare la sicurezza, vale a dire enormi quantità di dati da analizzare in tempo reale, per noi significa far leva su AI e cloud. Tuttavia, per mettere in piedi un SOC esistono diverse tecnologie. Noi abbiamo optato per IBM Q-Radar, standard di mercato che racchiude al suo interno la componente Watson, per aiutare in tutta la parte di advisoring, la comprensione in tempo reale delle minacce e la correlazione di eventi, grazie all’enorme base dati messa a disposizione da IBM». Un approccio integralmente end-to-end, nel quale la sicurezza è trattata a 360 gradi: «Dall’assessment del livello di protezione del cliente al disegno e all’implementazione dei sistemi di sicurezza» – continua Marazzi. «E con la presa in carico di tutta la cybersecurity attraverso un SOC H24/365 day-by-day nella gestione operativa». Portare i servizi del SOC a un ampio ventaglio di aziende, piccole realtà comprese, rappresenta oggi la sfida – il nuovo “oceano blu” di BlueIT. «La domanda è letteralmente esplosa negli ultimi due anni. Anche da parte dei clienti meno esposti ci arrivano continue richieste di potenziamento della sicurezza» – conferma Marazzi.

«BlueIT vuole essere l’interlocutore ideale per gestire sistemi e applicazioni in un passaggio delicato come quello rappresentato dalla trasformazione digitale».

L'articolo BlueIT, l’automazione cognitiva nei processi industriali proviene da Data Manager Online.

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