L’intelligenza artificiale diventa asset strutturale per le imprese

Leonardo Marazzi, BU leader Digital di BlueIT

L’evento BlueIT “AI Accelerator” analizza l’integrazione tecnologica nei processi decisionali e operativi

Qual è l’impatto reale dell’intelligenza artificiale sulla ridefinizione dei processi aziendali e in che misura questa tecnologia sta effettivamente trasformando il modo di fare impresa in Italia? Una domanda non semplice, a cui BlueIT ha tentato di dare risposta con la nuova edizione del suo “AI Accelerator”, questa volta per “Ridisegnare il modo di fare impresa”. Un appuntamento che nasce da un laboratorio di confronto sui temi dell’IA. Realizzato in collaborazione con IBM nella cornice del Castello Visconteo di Pandino, al centro del dibattito la necessità di comprendere come l’IA possa generare prospettive concrete di crescita e innovazione, superando la fase di pura sperimentazione per diventare un asset strutturale.

Un punto centrale dell’incontro riguarda il concetto di sovranità digitale in relazione allo stato dell’arte dell’IA: come possono le organizzazioni bilanciare l’adozione di soluzioni all’avanguardia con il mantenimento del controllo strategico sui propri dati? È inoltre fondamentale indagare le differenze operative e i benefici specifici derivanti dall’implementazione dell’intelligenza artificiale in ambienti cloud rispetto a quelli on-premise, un tema che tocca direttamente la gestione delle infrastrutture critiche. Sotto il profilo tecnico e manageriale, resta da chiarire quale sia l’attuale visione del mercato tech secondo i leader del settore e come l’automazione dei processi IT liberi risorse per attività a maggior valore aggiunto. L’integrazione efficace dell’IA all’interno delle organizzazioni richiede sicuramente un cambio di paradigma che va oltre la tecnologia stessa, coinvolgendo la cultura aziendale e i nuovi modelli di leadership necessari per governare la trasformazione digitale in corso.

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«Ci sono tre livelli su cui l’IA può essere davvero utile in azienda» ci dice Leonardo Marazzi, BU leader Digital di BlueIT, «l’high management, il middle management e le operation. Nel primo caso, rispondiamo ad un dubbio su tutti: dove ci porterà il futuro, ragionando sull’effettivo beneficio nell’introdurre l’IA in certi flussi, senza basarsi sul singolo use case ma ponendosi ad un livello più alto».  Poi la via di mezzo, l’impatto sul middle management. «Qui abbiamo un’IA che fa sintesi dei processi e a questi si rifà per suggerire i passi successivi. Bisogna dunque avere governance dei processi nonostante il trend in ascesa dell’automazione. È un po’ una visualizzazione a piramide. Il vero punto di svolta nell’introdurre l’IA non è tanto il chatbot che aiuta a creare slide ma uno strumento che supporta il raggiungimento di un obiettivo più ampio, riducendo il tempo a contorno del lavoro principale. Il tema è dare all’high e middle management quelle istruzioni che tirano fuori il meglio dai tool di IA. «È una tecnologia che davvero restituisce valore alle attività dell’uomo, troppo spesso relegate negli anni precedenti a mansioni ripetitive, che limitano la crescita e l’evoluzione personale. È un concetto contrario a quello legato alla prima rivoluzione industriale, quando si chiedeva l’allineamento alla macchina».

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Infine, le operation. «A tendere, tutte le tecnologie possono arrivare a modificare la tipologia di lavoro odierno. Nello specifico delle operazioni, il focus è capire quanto tempo viene sprecato in compiti che l’IA può fare meglio e prima. Un esempio è la lettura dei documenti di trasporto e la trascrizione di questi in un gestionale. Per Marazzi, un buon metodo di inserimento dell’IA in azienda è partire dal processo che si vuole far evolvere o dal problema a risolvere, considerando l’intelligenza artificiale come un tassello all’interno di un mosaico più complesso. Con il laboratorio AI Accelerator di BlueIT lavoriamo proprio in tale ottica, mettendo in comunione quattro differenti business unit che prendono ad esempio tutte le tecnologie disponibili per creare una soluzione completa».

Sovranità digitale: rischi e opportunità

Nell’era dell’AI generativa, il tema della sovranità digitale assume un’importanza cruciale. Quali sono i rischi e le opportunità legati a questo aspetto? Per Marazzi, «il rischio principale per le aziende italiane è quello di perdere il proprio know-how distintivo, affidandosi ciecamente a piattaforme esterne senza mantenere il controllo sui propri dati e sui modelli di conoscenza. Tuttavia, l’opportunità è altrettanto grande: creare dei motori di intelligenza artificiale proprietari o personalizzati che diventino un vero e proprio patrimonio aziendale. Sviluppando soluzioni su misura, le imprese possono capitalizzare la propria esperienza e i propri dati, generando un valore competitivo duraturo nel tempo». C’è poi lo snodo, cruciale, della sicurezza. «L’adozione dell’IA richiede un’architettura IT solida e sicura. È fondamentale valutare attentamente quali dati elaborare in cloud per sfruttare la scalabilità e la potenza di calcolo, e quali mantenere on-premise per garantire la massima riservatezza e conformità normativa. L’utilizzo di ambienti cloud ibridi e di modelli open-source quantizzati, unito a piattaforme enterprise sicure, permette di bilanciare l’esigenza di innovazione con la tutela del patrimonio informativo aziendale».

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Il valore della partnership tra BlueIT e IBM

Quale partner dell’AI Accelerator, IBM può supportare la crescita digitale del nostro Paese. «Da un lato, BlueIT apporta le competenze di processo, la capacità consulenziale e la profonda conoscenza del tessuto imprenditoriale italiano, comprendendo come inserire efficacemente le tecnologie all’interno delle dinamiche aziendali. Dall’altro, IBM mette a disposizione tecnologie all’avanguardia, sicure e scalabili, come la piattaforma Watsonx. Questa combinazione permette di offrire alle PMI soluzioni AI enterprise-grade, adattate alle loro specifiche esigenze e dimensioni».

BlueIT ci tiene a sottolineare che l’introduzione dell’intelligenza artificiale non è solo una questione tecnologica, «ma un profondo cambiamento organizzativo. Promuovere una cultura del dato, formare i collaboratori all’uso consapevole dell’IA e superare le resistenze al cambiamento sono passaggi imprescindibili. In BlueIT lavoriamo non solo per implementare soluzioni tecniche, ma per diffondere competenze interne, garantendo che l’innovazione sia compresa, accettata e valorizzata da tutte le persone coinvolte nel processo aziendale».

Con AI Accelerator, BlueIT conferma il proprio impegno nel promuovere un’adozione della tecnologia orientata al valore e alla sostenibilità, aiutando le organizzazioni a integrare l’IA nei processi di business in modo strutturato e sicuro. L’iniziativa si inserisce nel più ampio ecosistema di contenuti e servizi dedicati all’intelligenza artificiale, agli approfondimenti su cybersecurity e ai cosiddetti “Cognitive Managed Services”. AI Accelerator rappresenta un punto di incontro tra innovazione tecnologica, visione strategica e responsabilità sociale, in linea con il ruolo di BlueIT come partner per la trasformazione digitale delle aziende.