cartella clinica elettronica – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:35:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png cartella clinica elettronica – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 IT e Sanità, cavalcare il trend della crescita https://www.datamanager.it/2017/05/it-sanita-cavalcare-trend-della-crescita/ Thu, 11 May 2017 12:07:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124676 Trasformazione digitale anche per il settore sanitario, dove l’influenza degli acceleratori dell’innovazione come IoT e cognitive computing, ma anche le spinte esterne come l’adeguamento al nuovo regolamento europeo sulla privacy, possono rappresentare opportunità di miglioramento dei servizi e delle performance   Quello della Sanità è stato uno dei pochi settori in cui la spesa in […]

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Trasformazione digitale anche per il settore sanitario, dove l’influenza degli acceleratori dell’innovazione come IoT e cognitive computing, ma anche le spinte esterne come l’adeguamento al nuovo regolamento europeo sulla privacy, possono rappresentare opportunità di miglioramento dei servizi e delle performance

 

Quello della Sanità è stato uno dei pochi settori in cui la spesa in ICT è cresciuta, sia pur timidamente, invertendo un trend negativo che perdurava da tempo. Con un totale di 1,34 miliardi di euro nel 2015, quelli dedicati alla Sanità continuano a rappresentare una fetta significativa degli investimenti in ICT. Tra le ragioni di questo andamento tutto sommato positivo vi è anche il fatto che le leve tecnologiche per sostenere innovazione e sviluppo nell’ambito del settore sanitario sono molteplici, compresi gli strumenti di cognitive computing, con numerose applicazioni in grado di far ottenere nuove efficienze e realizzare cambiamenti da tempo attesi. Declinare la trasformazione digitale nel settore sanitario significa per esempio pensare ad applicazioni quali la cartella clinica elettronica, il fascicolo sanitario elettronico, la telemedicina, la crescente dematerializzazione di referti e cartelle cliniche, gli analytics e la clinical governance, la mobile health e molto altro.


#eHealth Silvia Piai @IDCInsights @IDCItaly Come cavalcare il trend della crescita?
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Progetti nuovi

E in effetti, sembra proprio che qualcosa di positivo stia emergendo, dopo anni di quasi stagnazione. «Rispetto al passato anche recente, in questo ultimo scorcio di tempo si nota una moltiplicazione di progetti interessanti in ambito IT e Sanità», spiega a Data Manager Silvia Piai, EMEA research manager di IDC Health Insights. E questo spinge a essere ottimisti, in quanto «si nota finalmente che anche in questo settore sta cambiando la percezione dell’IT, vista sempre più come strumento per cambiare i processi» – prosegue Silvia Piai, avvertendo però che «di molti progetti, non pochi sono allo stadio di progetti pilota. Nonostante questo, si nota comunque il cambiamento culturale, che riguarda anche la dirigenza, con un coinvolgimento che va oltre i sistemi informativi, comprendendo nei progetti anche la parte clinica», quella dei medici. A questo riguardo, un esempio molto interessante è quello di Arsenàl.IT, un consorzio volontario di aziende sanitarie e ospedaliere della Regione Veneto che si occupa dell’introduzione dell’innovazione tecnologica e organizzativa nei processi sanitari. L’idea alla base dell’iniziativa, che sta già riscuotendo un significativo successo anche con le prime applicazioni concretamente realizzate, è quella di «mettere a sistema competenze tecnologiche e processo clinico» – commenta Silvia Piai, sottolineando come anche questo contribuisca ad «aiutare il coinvolgimento dei medici, che in genere continuano a vedere l’IT quasi come un aspetto a loro estraneo».


#eHealth Daniela Scaramuccia @IBMItalia Per la #Sanità è il momento di accelerare
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Cambia la percezione

È un fatto, prosegue l’analista di IDC, che «ancora oggi, per i medici, l’IT riguarda soprattutto la compliance in materia di privacy, che rimane il loro problema principale e viene spesso visto come qualcosa che tende a sottrarre tempo prezioso. Ma se si riesce a far sì che i processi, anche quelli relativi alla compliance, entrino in maniera naturale nelle procedure dei medici, di sicuro la percezione può cambiare, con l’importante risvolto che il focus dell’IT si può spostare maggiormente sull’aspetto clinico». Questo ultimo sviluppo è «dovuto anche alla crescente influenza di acceleratori dell’innovazione quali Internet of Things e cognitive computing, la cui influenza nella Sanità è destinata ad aumentare, con ulteriori risvolti per sicurezza e privacy» – fa notare Silvia Piai. Al riguardo, bisogna riferirsi anche all’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sulla privacy (GDPR) nel 2018, che «se da un lato porta in dote il principio della “security by design”, nel quale la sicurezza non è qualcosa che si mette sopra, a cappello dei sistemi, ma ci si pensa fin dall’inizio della progettazione del sistema stesso, dall’altro lato rappresenta anche un’opportunità per ripensare molti aspetti della Sanità se si adotta un approccio strategico e non reattivo» – sottolinea Silvia Piai, mettendo in evidenza che «se si utilizzano nel modo giusto i budget previsti per l’adeguamento al GDPR, si può davvero trovarsi di fronte a una forte leva di innovazione».

Le nuove tecnologie

È però necessario chiedersi fino a che punto i nuovi acceleratori dell’innovazione, e le relative applicazioni, l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata, la robotica e la stampa 3D possono rappresentare il futuro anche della Sanità. Ha provato a dare una risposta alla domanda lo studio condotto da FTI Consulting per Epson, che ha coinvolto nel corso dell’ultimo trimestre 2016 oltre 7.000 persone, 1.200 delle quali provenienti dal settore sanitario, di cinque paesi europei tra cui l’Italia. Come ha evidenziato la ricerca, due intervistati su tre (il 64 per cento) tra i professionisti della Sanità ritiene che le nuove tecnologie e un maggiore accesso ai dati siano in grado di portare significativi vantaggi in ambito medico. In particolare, il 72 per cento dei professionisti concorda sul fatto che la stampa 3D e la stampa organica e biologica potrebbero ridurre i tempi di attesa per gli interventi chirurgici, mentre una percentuale quasi analoga (il 70 per cento) afferma che in questo modo aumenterebbe anche il successo degli interventi stessi e delle cure. Inoltre, la realtà aumentata è considerata rivoluzionaria quasi dalla metà degli intervistati, con il 45 per cento concorde nel ritenere che questa cambierebbe il modo in cui si svolge la formazione chirurgica. Gli intervistati hanno anche riconosciuto l’importanza futura dei robot e della loro interazione con gli esseri umani. Infatti, secondo il 34 per cento, le cure sanitarie potrebbero essere affidate ai robot in modo che il personale medico possa svolgere mansioni più qualificate.


#eHealth Bruno Sirletti AD@Fujitsu_Italia IoT, Analytics e cloud per un nuovo modello di #Sanità
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Tra cloud e wearable…

In tema di tecnologie digitali, Daniela Scaramuccia, director Health and Life Science Industry di IBM Italia, spiega che «oggi, diventare digitali è un prerequisito inevitabile per rimanere competitivi: un’esigenza per il mondo dell’Industria, ma anche per la Pubblica Amministrazione e per la Sanità». E, proprio per la Sanità, «è il momento di accelerare, anche perché in questo campo il valore del sistema italiano è riconosciuto in tutto il mondo. Le tecnologie, infatti, consentono di migliorare la qualità dei servizi, ottimizzare il governo della spesa e l’allocazione delle risorse. Oggi, grazie al cloud tante soluzioni avanzate sono a portata di mano. E poi ci sono i dispositivi mobili, nuove apparecchiature, robot, dispositivi wearable che consentono di monitorare parametri chiave per la salute» – prosegue Daniela Scaramuccia.

…e tra IoT e Analytics

Sulla stessa linea anche Bruno Sirletti, presidente e amministratore delegato di Fujitsu Italia, secondo cui «con la digitalizzazione del sistema sanitario si potrebbero monitorare e curare i pazienti senza la necessità di un loro ricovero fisico in ospedale, fattore che permetterebbe un taglio dei costi significativo. Attraverso l’IoT installato nelle case dei pazienti, collegati in cloud, e le piattaforme di analytics, il personale medico potrebbe essere in grado di elaborare diagnosi a distanza. Inoltre, in maniera preventiva, l’analisi dei dati individuali e degli stili di vita permetterebbe di identificare i livelli di rischi per la salute prima che le patologie si conclamino, consentendo di intervenire in modo preventivo, modificando determinati comportamenti a rischio e potendone valutare l’impatto a lungo termine. La raccolta di dati individuali inoltre permette, una volta effettuata la diagnosi, di migliorare drasticamente il processo di cura, dando indicatori puntuali sulla reazione dell’individuo ai trattamenti, consentendo di ricalibrare le terapie, secondo le singole reazioni e in base anche agli stili di vita».


#eHealth Luca Ferraris @Italtel Telemedicina in primo piano
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Il nodo dei dati

Quello dei dati rimane un tema fondamentale. Infatti, sempre in base alla ricerca condotta a fine anno scorso da FTI Consulting per Epson, un maggiore accesso ai dati dei pazienti da parte dei professionisti sanitari potrebbe anche migliorare l’erogazione delle cure ai pazienti per il 72 per cento degli intervistati, mentre la maggiore disponibilità dei dati, secondo il 76 per cento, favorirebbe anche la condivisione delle conoscenze sul campo grazie all’accesso remoto e alla collaborazione virtuale rese possibili dalla tecnologia. Infine, oltre alle questioni legate alla privacy dei dati e a tempi e costi, lo studio ha evidenziato anche altre importanti questioni da affrontare come l’etica e la responsabilità: il 65 per cento degli interpellati concorda sul fatto che gli aspetti etici potrebbero in qualche modo rallentare o bloccare l’adozione delle tecnologie, mentre il 70 per cento ritiene che, in caso di complicazioni, l’imputazione della responsabilità potrebbe essere il problema principale.

La centralità dei dati

Va però sottolineato, come ricorda Daniela Scaramuccia di IBM, che «tutte le innovazioni vertono su un unico snodo: la centralità delle informazioni. I dati devono essere raccolti, letti, interpretati in modo da produrre informazioni utili, che devono essere rese disponibili in tempo reale a chi servono quando servono. Per la Sanità questo vuol dire comprendere meglio le patologie e prevenirle, effettuare trattamenti e cure personalizzate, ridurre i tempi della Ricerca. Per accelerare questa evoluzione, IBM investe e continua a investire. Ha anche creato un’unità dedicata formata da 2.000 persone. E il cognitive computing si conferma una risorsa preziosa perché permette di acquisire continuamente dati da bibliografie e casistiche vastissime. Oggi, i tavoli di lavoro che vedono IBM Watson al lavoro al fianco di ricercatori e medici sono davvero tanti. Dai grandi progetti per dare una svolta alla lotta contro il cancro alla realizzazione di soluzioni specifiche per migliorare la vita di ognuno di noi» – conclude Daniela Scaramuccia.


#eHealth Lorenzo Matteoni @BrotherItalia Eliminare inefficienze e migliorare la qualità
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Esempi virtuosi

Gli esempi di progetti innovativi in ambito sanitario in tutto il mondo non mancano: tra i più recenti, Bruno Sirletti di Fujitsu Italia cita «quello di assisted-living, che stiamo sviluppando con gli ospedali in Irlanda. Il progetto consiste nell’istallazione di diversi sensori per misurare il movimento e i segnali vitali dei pazienti mentre sono a casa, immagazzinando i dati in maniera sicura nel cloud proprietario. Il personale clinico e i pazienti interagiscono in tre tipologie di ambienti differenti. Un ambiente ospedaliero supervisionato, per fa sì che i medici conoscano prima il paziente. La casa del paziente stesso, dove attraverso dei semplici sensori legati ai wearable device è possibile applicare un monitoraggio continuativo durante le normali fasi di vita quotidiana. Un terzo ambiente assistito, una casa dedicata, dove i pazienti possono essere monitorati con sensori ambientali e fissi, integrati con i sensori wearable».

Telemedicina in primo piano

Parlando sempre di applicazioni, Luca Ferraris, responsabile Strategy, Innovation & Communication di Italtel, spiega che con l’approvazione della Legge Regionale 23 del 2015, la Regione Lombardia ha segnato un importante punto di svolta sul tema della gestione del sistema sociosanitario, e in particolare del paziente cronico, definendo un modello cui molte altre Regioni oggi si stanno ispirando. «In sostanza, la legge delinea una tendenza a supporto di una più attenta gestione del paziente cronico tesa a ridurre quanto più possibile il ricorso all’ospedalizzazione, con ritorni positivi sia sotto il profilo dei costi complessivi del sistema sanitario sia per gli aspetti di qualità della vita del paziente, che beneficia del fatto di poter essere seguito senza ricorrere al ricovero». Del resto, prosegue Luca Ferraris, «l’invecchiamento della popolazione rende sempre più vasto il bacino dei malati cronici che possono trarre beneficio da un modello di questo tipo. A questi, vanno poi aggiunti i pazienti oggetto di dimissioni precoci post operatorie: anche per loro è certamente preferibile essere seguiti nella prosecuzione delle terapie stando a casa propria». Italtel ha sviluppato una soluzione di telemedicina che punta sulla semplicità d’uso. Come spiega Ferraris, si tratta di assegnare un tablet a un paziente, cronico o che ha avuto una dimissione precoce. «Attraverso il device è possibile mantenere un collegamento audio e video costante con le strutture ospedaliere per il consulto, le richieste di assistenza con possibilità di escalation verso personale specialistico, la gestione delle terapie e dei farmaci, la possibilità di raccogliere dati da sensori wearable, e per garantire una comunicazione contestuale con il personale medico e paramedico».


#eHealth @EpsonItalia Maggiore accesso ai dati per migliorare servizi e performance
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Affrontare le sfide

Sempre in tema di soluzioni concrete, Lorenzo Matteoni, senior marketing manager di Brother Italia, evidenzia che la sfida principale per il settore sanitario è quella di migliorare la qualità del servizio offerto, assicurando sicurezza e privacy e, allo stesso tempo, ottimizzando i costi generali. «Sempre più spesso – spiega Matteoni – la domanda si rivolge verso prodotti che contribuiscano alla lotta agli sprechi e al miglioramento dell’efficienza. Grazie all’esperienza nel settore Healthcare, Brother offre soluzioni di alta tecnologia che migliorano il ciclo di gestione clinica, dall’identificazione in sicurezza del paziente fino alla stampa in mobilità nelle situazioni di emergenza». Senza dimenticare che «il contenimento della spesa è una finalità chiave dell’innovazione e che innovare significa ottimizzare i processi, eliminando inefficienze e migliorando la qualità del lavoro». Lorenzo Matteoni sottolinea un esempio concreto: «La stampante TD-2130NHC unisce efficienza e risparmio in un unico prodotto e permette di stampare direttamente braccialetti identificativi ed etichette con lo stesso apparecchio e con materiali di consumo antimicrobici e resistenti ai liquidi». Ma non solo. Avere la possibilità di stampare documenti in situazioni di emergenza è fondamentale. «La gamma di stampanti portatili PJ-700, grazie alle dimensioni ridotte, all’alta velocità e alla connettività, permette di stampare in formato A4 in condizioni di estrema mobilità, come autoambulanze e automediche, rappresentando un valido aiuto per il lavoro degli operatori e rispondendo alle esigenze sempre più dinamiche del settore Sanità».

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Sanità e IT. A che punto siamo? https://www.datamanager.it/2016/09/sanita-it-punto/ Fri, 23 Sep 2016 08:49:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109725 La recente sigla del documento che riconosce il ruolo strategico dell’Innovazione digitale in Sanità lascia presagire un nuovo capitolo nell’e-Health in Italia. Ma qual è lo stato attuale della trasformazione digitale nell’ambito sanitario? Grandi manovre sulla Sanità nel 2016. E di segno positivo. Come la notizia, di inizio luglio, dell’approvazione del Patto sulla Sanità digitale […]

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La recente sigla del documento che riconosce il ruolo strategico dell’Innovazione digitale in Sanità lascia presagire un nuovo capitolo nell’e-Health in Italia. Ma qual è lo stato attuale della trasformazione digitale nell’ambito sanitario?

Grandi manovre sulla Sanità nel 2016. E di segno positivo. Come la notizia, di inizio luglio, dell’approvazione del Patto sulla Sanità digitale tra Governo e Regioni. La sigla del patto, avvenuta a distanza di due anni dalla prima stesura, è stata salutata da più parti come un importante segnale di un nuovo inizio nell’eterna incompiuta tra Sanità e IT. Da tempo si fa notare da più parti che la digitalizzazione delle strutture sanitarie italiane è tuttora scarsa e poco omogenea, soprattutto se raffrontata ad altri paesi. Per esempio, è stato recentemente stimato dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano che la spesa per la Sanità digitale nel 2015 è stata pari a 1,34 miliardi di euro, circa l’1,2% della spesa sanitaria pubblica. Si tratta di un valore corrispondente a 22 euro per abitante, contro i 40 euro ad abitante della Francia, i 60 della Gran Bretagna e i 70 della Danimarca, solo per fare alcuni esempi. Comprensibile quindi l’entusiasmo del Governo, riflesso nelle parole di Vito De Filippo, sottosegretario alla Salute, che ha dichiarato che il Patto sulla Sanità digitale è «uno strumento di potenziale cambiamento radicale del Sistema sanitario. L’impatto che può determinare è straordinario, dato che produce nel tempo un effetto di uniformità e interoperabilità nella trasmissione di dati e servizi del Sistema sanitario con rilevanti possibilità sulla telemedicina, sul teleconsulto, sulla telerefertazione e sull’assistenza domiciliare».


#eHealth Adriana Allocato @IDCInsightsEMEA ‪@IDCItaly Quale digital transformation?
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Risparmi in vista

Al di là dei consueti trionfalismi, il patto appena sottoscritto mette in chiaro l’obiettivo di utilizzare al meglio le possibilità offerte dal digitale e dalle nuove tecnologie per il contenimento dei costi, per la trasparenza amministrativa, e soprattutto per l’efficienza e la sostenibilità. Le stime di risparmio, una volta che il sistema previsto dal Patto sarà a regime, parlano di una forbice tra gli otto e i dieci miliardi di euro, grazie anche a una cabina di regia istituita ad hoc per la vigilanza e l’indirizzo su progetti e operazioni, oltre che sul coordinamento e sul monitoraggio dello stadio di applicazione del patto. Va anche osservato che «formalizzare il ruolo strategico dell’innovazione digitale in Sanità è solo un primo passo verso l’effettiva realizzazione di un modello sanitario che sfrutti in pieno i benefici che le tecnologie odierne possono apportare. Affinché possa poi trovare concreta realizzazione è però necessario che sia associato a investimenti mirati e condivisi da una realtà sempre più ampia che aspiri alla realizzazione di un ecosistema sanitario» – mette in guardia Adriana Allocato, senior research analyst, Government and Health Insights di IDC EMEA.

Quale digital transformation?

Resta il fatto che le attese riposte in questo nuovo capitolo dei rapporti tra IT e Sanità dimostrano ancora una volta l’importanza di questo settore, che è tra i più rilevanti e delicati dell’eGov a livello nazionale, dove gli imperativi quali innovazione, efficienza e risparmio, stanno da tempo guidando l’evoluzione nelle richieste ai vendor e ai fornitori di servizi dell’ambito sanitario. Del resto, oggi le leve tecnologiche in grado di promuovere innovazione e sviluppo nell’eHealth sono molteplici: cartella clinica elettronica, fascicolo sanitario elettronico, medicina sul territorio, dematerializzazione dei documenti, servizi digitali al cittadino, analytics e clinical governance, mobile health, data recovery e cancellazione sicura dei dati sensibili. Un menù sicuramente molto ricco. E anche nelle opinioni degli interpellati da Data Manager, si nota la presenza di un buon livello di fiducia sulle possibilità offerte dalla trasformazione digitale e la sensazione di un clima nuovo nel rapporto tra IT e Sanità. Federico Descalzo, chief marketing & technology officer di Italtel, sostiene per esempio che «il processo di digital transformation, che negli ultimi anni ha visto coinvolte la Sanità pubblica e privata, comporta un risparmio in termini di tempo e di consumo di risorse. Inoltre, l’adozione di strumenti innovativi sia nelle tecnologie sia nell’approccio, maggiormente orientato a migliorare l’esperienza dei pazienti, può consentire di avere un doppio vantaggio, che vede, oltre a un risparmio da parte del sistema sanitario, anche un miglioramento della qualità della vita dei cittadini».


#eHealth Federico Descalzo @Italtel Verso l’Internet of Things
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Lo scenario europeo

Allargando la visione su un piano più ampio, si osserva che «in Europa, il mercato della Sanità digitale si sta evolvendo verso l’adozione di modelli di cura integrati e personalizzati rispetto alle esigenze del singolo paziente. Questi nuovi modelli rispondono alle crescenti pressioni sulla domanda dei servizi sanitari che derivano dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita esponenziale di malattie croniche e dalle aspettative sulla qualità delle cure, sempre più alte da parte dei pazienti. Tali pressioni si intensificano, inoltre per l’aumentare dei costi, per la competizione crescente che sussiste tra le varie tipologie di aziende sanitarie ma anche per le regolamentazioni sempre più stringenti che governano le modalità di gestione dei dati del paziente e la qualità dell’erogazione delle cure» – fa notare Adriana Allocato di IDC.

Con questi nuovi modelli di cura, emerge anche «la necessità di un sistema di condivisione delle informazioni tra i vari attori della realtà sanitaria, come personale medico e cittadini, nonché tra i vari setting di cura, cioè aziende e realtà geografiche diverse, per poter ottimizzare la qualità delle cure per i pazienti. La trasformazione digitale diventa una priorità essenziale per le aziende sanitarie che desiderano valorizzare i dati del paziente per erogare nuovi servizi, trasformare la “patient experience”, ottimizzare i modelli operativi e condividere e orchestrare risorse interne ed esterne. L’abilità di raccogliere, accedere e analizzare i dati del paziente è una condizione necessaria per poter progettare e implementare un sistema di prevenzione e di gestione delle malattie condiviso» – prosegue Adriana Allocato. Per questo motivo, le aziende sanitarie si rivolgono sempre più alle «opportunità offerte dal cloud, mobile, Big Data e social media, sviluppando un paradigma innovativo che IDC definisce Terza Piattaforma, dove la nuova generazione di tecnologie come i wearable, IoT, next-generation security, intelligenza artificiale e cognitive computing forniranno una spinta ulteriore all’innovazione» – sottolinea Adriana Allocato.


#eHealth Michele Dalmazzoni @CiscoItalia la #TelePresence in sanità
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Gestione dei dati in primo piano

L’emergere di questi nuovi paradigmi è anche alla base della trasformazione in atto, che vede le aziende sanitarie sempre più volte a «migliorare le modalità di gestione di dati strutturati e non, per poter elaborare informazioni utili allo sviluppo di piani di cura personalizzati. Secondo i dati della survey annuale di IDC Health Insights, i manager del settore IT della Sanità ritengono che la definizione di un’efficace strategia di gestione delle informazioni sia essenziale per sviluppare un modello di cura integrato. Tale priorità emerge dalla necessità di garantire un accesso sicuro ai dati e alle applicazioni digitale e supportare il processo di scambio delle informazioni, sia internamente sia con partner esterni, affinché possa avvenire in modo sicuro. Per raggiungere tali obiettivi, le aziende sanitarie investono in soluzioni che favoriscono la raccolta e la gestione congiunta delle informazioni, come electronic health records (EHRs) da condividere con altre aziende, electronic medical records (EMRs), health information exchange (HIE) platforms, portali di comunicazione per i pazienti» – conclude Adriana Allocato di IDC.

Esempi di eccellenza

Un esempio interessante di nuove applicazioni per la Sanità è quello realizzato con Cisco TelePresence dall’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige: «Un progetto innovativo nella cura dei pazienti oncologici che mette il paziente al centro dell’attenzione» – sottolinea Michele Dalmazzoni, collaboration & business outcomes leader di Cisco Italia, spiegando che «il pilastro di questa best practice è costituito da Gruppi Interdisciplinari di Patologia, detti Tumorboards aziendali, attivi in modalità di videoconferenza grazie alla soluzione Cisco TelePresence». Grazie a questo progetto, «il tumorboard aziendale garantisce una visione complessiva del paziente oncologico, dopo una discussione tra tutti gli operatori specializzati presenti nei sette ospedali provinciali. La partecipazione in videoconferenza di un team multidisciplinare composto da chirurghi, oncologi, radioterapisti, radiologi, patologi, infermieri e altri specialisti rappresenta un enorme vantaggio per i pazienti e per lo sviluppo delle competenze professionali di tutti gli operatori coinvolti» – prosegue Dalmazzoni. Inoltre, «ogni settimana gli specialisti dei diversi presidi ospedalieri partecipano alla videoconferenza, per condividere le informazioni sui pazienti e sulla loro storia clinica, discutere i risultati degli esami diagnostici e decidere il percorso di cura più adatto per ogni singolo paziente. Gli interventi chirurgici vengono sempre eseguiti da chirurghi dedicati in centri specializzati, mentre l’eventuale chemioterapia e follow-up vengono garantiti in tutti i sette ospedali provinciali. Il processo di miglioramento che ha investito l’intero sistema aziendale dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige grazie all’utilizzo di una tecnologia nata per favorire lo scambio di opinioni ed esperienze, non solo consente ai medici di prendere decisioni più rapide sulla base di informazioni cliniche più accurate e condivise, ma ottimizza anche l’uso delle risorse, come il tempo e le attività amministrative, e soprattutto migliora la qualità clinica garantita ai cittadini: un progresso in cui il risultato supera ampiamente la somma dei singoli elementi» – conclude Michele Dalmazzoni.

Verso l’Internet of Things

Un altro progetto di rilievo è quello realizzato presso l’Ospedale San Martino di Genova in collaborazione con Italtel. Si tratta di uno studio che vede coinvolte pazienti sottoposte a mastectomia e che vengono monitorate nel loro decorso postoperatorio con «DoctorLINK, una piattaforma aperta, studiata da Italtel per le necessità di comunicazione e collaborazione del mondo socio-sanitario: grazie a un tablet dedicato, è possibile mantenere la relazione medico paziente e proseguire le cure una volta avvenuta la dimissione, in una sorta di corsia virtuale, limitando così l’accesso alla struttura ospedaliera solo in caso di effettivo bisogno» – spiega Federico Descalzo di Italtel. In sostanza, «DoctorLINK combina la comunicazione real time tra le persone con la raccolta e gestione dei parametri provenienti dai sensori di tipo Internet of Things. La sperimentazione si propone di valutare e validare gli aspetti di risparmio, ma anche di miglior fruizione dei servizi sanitari da parte delle persone che necessitano di cure. DoctorLINK, nella sua veste di supporto terapeutico e farmacologico, si presta come ausilio nella gestione di tutte quelle patologie croniche che possono essere monitorate anche da remoto, grazie alla comunicazione video HD e alla possibilità di rilevare dati tramite i sensori» – conclude Descalzo.


#eHealth Lorenzo Matteoni @BrotherItalia Eliminare inefficienze e migliorare la qualità
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Efficienza e risparmi                                                           

Anche Lorenzo Matteoni, senior marketing manager di Brother, non ha dubbi: «Il settore sanitario affronta ogni giorno l’importante sfida di migliorare la qualità del servizio offerto e contemporaneamente abbattere i costi generali. La domanda dunque si rivolge verso prodotti che aiutino nella lotta agli sprechi e nel miglioramento dell’efficienza. Grazie alla sua esperienza nel settore Healthcare, Brother offre soluzioni di alta tecnologia che migliorano il ciclo di gestione clinica, dall’identificazione in sicurezza del paziente fino alla stampa in mobilità nelle situazioni di emergenza». E dato che «il contenimento della spesa è una finalità chiave dell’innovazione, innovare significa ottimizzare i processi, eliminare inefficienze e migliorare la qualità del lavoro. La stampante TD-2130NHC è un esempio concreto di questo approccio, che unisce efficienza e risparmio: un unico prodotto che permette di stampare sia braccialetti identificativi sia etichette, con materiali di consumo antimicrobici e resistenti ai liquidi. Poter stampare documenti in situazioni di emergenza è fondamentale: le stampanti portatili PJ-700 rispondono a questa esigenza, grazie alle dimensioni ridotte, all’alta velocità e alla connettività che permettono di stampare in condizioni di estrema mobilità, come autoambulanze e automediche, dando un valido aiuto per il lavoro degli operatori» – conclude Matteoni.


#eHealth Antonio Barone #LombardiaInformatica Nuovi modelli di governance
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Nuovi modelli di governance                         

Secondo Antonio Barone, responsabile governo sistema informativo per la Salute e la Socio Sanità Regionale di Lombardia Informatica, gli attuali trend evolutivi delle organizzazioni sanitarie vedono una sempre crescente attenzione sull’identificazione e messa in campo di modelli e processi organizzativi orientati a una visione olistica del cittadino e paziente. «A partire da un’unità di intenti in termini di obiettivi, ciò si declina, oggi, all’interno di diversi sistemi sanitari, in differenti modelli di assistenza volti a fornire un’adeguata risposta ai fabbisogni sanitari e sociosanitari dei singoli e aventi tutti, come comune denominatore, il paradigma della “presa in carico”. Ciò è in particolare modo vero – continua Barone – nel caso dei pazienti cronici multipatologici. I benefici promessi da tali modelli coniugano una maggior qualità del servizio determinata da percorsi di assistenza personalizzati, un migliorato processo di “tutoring” e dallo spostamento del baricentro dell’assistenza verso l’ambiente di vita del paziente con un miglioramento della sostenibilità del sistema complessivo ottenuto tramite un aumento generalizzato dell’appropriatezza dei percorsi di assistenza». Questo scenario implica «cambiamenti epocali in termini di cultura organizzativa prima ancora che di processi». In un sistema fortemente inerziale, quello sanitario, le principali leve su cui agire sono le regole di indirizzo e i processi di empowerment di cittadini e operatori. «Ciò non toglie – dice Barone – che le nuove tecnologie costituiscano un essenziale fattore abilitante a tali nuovi modelli. Il dispiegamento delle tecnologie funzionali a tali obiettivi è ampio e variegato e spazia dall’impiego di sofisticate analisi sui dati per l’identificazione dei bisogni e dei modelli di governance ai sistemi per la personalizzazione dei percorsi di assistenza e per la condivisione delle informazioni sullo stesso in termini di pianificazione e livello di aderenza nel tempo, dai sistemi di valutazione e monitoraggio di efficacia ed efficienza a quelli finalizzati all’ingaggio del paziente e alla semplificazione delle sue interazioni con gli operatori coinvolti nella presa in carico» – conclude Barone.

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eHealth, quando l’ICT rinnova la sanità https://www.datamanager.it/2015/07/ehealth-quando-lict-rinnova-la-sanita/ Mon, 20 Jul 2015 14:35:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=79895 La digitalizzazione a tutti i livelli del settore sanitario rappresenta un potente driver per promuovere modelli organizzativi più efficienti e assicurare usi più produttivi delle risorse, come dimostrato dalla spesa complessiva, che è finalmente in aumento Tra medicina sul territorio, dematerializzazione dei documenti, soluzioni di cloud computing, big data e analytics a supporto della clinical […]

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La digitalizzazione a tutti i livelli del settore sanitario rappresenta un potente driver per promuovere modelli organizzativi più efficienti e assicurare usi più produttivi delle risorse, come dimostrato dalla spesa complessiva, che è finalmente in aumento

Tra medicina sul territorio, dematerializzazione dei documenti, soluzioni di cloud computing, big data e analytics a supporto della clinical governance, la digitalizzazione della sanità sta conoscendo una nuova stagione. Con risultati finalmente positivi sulla spesa complessiva, che nello scorso anno ha interrotto la serie negativa, riportandosi ai livelli del 2010. Dopotutto, quelli dedicati alla sanità continuano a rappresentare una fetta significativa degli investimenti in ICT, anche perché le leve tecnologiche per favorire innovazione e sviluppo nell’ambito del settore sanitario sono molteplici, con numerosi strumenti che possono far ottenere nuove efficienze e realizzare i cambiamenti da più parti auspicati.

Investimenti in aumento in Italia

La buona notizia arriva dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, che nello scorso maggio ha rilasciato i dati del rapporto 2015. Spicca in primo luogo l’aumento del 17% nelle risorse stanziate per la digitalizzazione della sanità italiana nel corso del 2014, che hanno così raggiunto la quota complessiva di 1,37 miliardi di euro, un livello che non si toccava dal 2010. Ma non è ancora il caso di cantare vittoria, visto che quella in ICT rimane tuttora una quota limitata della spesa sanitaria pubblica, essendo pari solo all’1,3% del totale, corrispondente a 23 euro circa per ciascun abitante. Più in dettaglio, in base ai dati del Politecnico di Milano, «la spesa Ict è così ripartita tra i diversi attori del Sistema Sanitario nazionale: 960 milioni di euro è la spesa sostenuta dalle strutture sanitarie (+ 20%), 325 milioni di euro sono spesi direttamente dalle regioni (+10%), 68 milioni di euro dagli oltre 47.000 medici di medicina generale, in media 1.451 euro per medico (+13%), 20 milioni di euro dal ministero della Salute (+5%). Per quanto invece riguarda le tecnologie, «la cartella clinica elettronica rappresenta l’ambito su cui le Aziende sanitarie allocano la quota più rilevante di risorse economiche (58 milioni di euro), seguito dai sistemi di disaster recovery e continuità operativa (40 milioni di euro)» – spiegano al Politecnico. Su questi stessi ambiti, il 40% dei Cio interpellati prevede un incremento degli investimenti nel 2015. Anche per i sistemi di gestione documentale e conservazione a norma, secondo il 50% dei Cio, ci sarà un aumento degli investimenti, in parte resi necessari dagli obblighi sulla fatturazione elettronica verso la PA.


#eHealth Come passare dall’assistenza a un modello più innovativo?
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L’orizzonte europeo

Allargando il discorso in ambito europeo, la spesa complessiva per l’ICT in sanità crescerà dai 13,2 miliardi di dollari del 2013 ai 14,6 miliardi del 2018, in base alle previsioni di IDC Health Insights. Sempre secondo gli esperti di IDC, questa crescita sarà guidata dal software, in aumento del 4,6%, mentre la quota di crescita dei servizi si rivelerà meno brillante, attestandosi sull’1,6%, e l’hardware si contrarrà dell’1%. È interessante notare come nei primi cinque paesi europei si concentrino i tre quarti della spesa IT in sanità: nel 2013, questo dato era esattamente il 73%, con il Regno Unito saldamente in testa, ma con una previsione di crescita poco brillante nell’arco dei cinque anni dal 2013 al 2018, inferiore all’1%, mentre la Germania seguiterà a essere il migliore performer, con un 3% complessivo, seguita dalla Francia col 2,2%. Italia e Spagna, sempre in base alle previsioni di IDC, vedranno una spesa in declino. «I vincoli finanziari rappresentano tuttora un serio ostacolo a una crescita sostenibile, ma gli enti sanitari e i decision maker ricorrono sempre più alla digital transformation per modernizzare la sanità, con obiettivi anche di lungo termine. Tra le aree in cui è previsto l’impatto più rilevante della trasformazione digitale, vi sono le iniziative di cura integrate e la modernizzazione degli ospedali» – sottolinea Silvia Piai, EMEA research manager di IDC Health Insights.

Usare i big data

Ma un’altra rivoluzione è già tra noi, ed è quella dei big data. Recentemente, NetApp ha provato a stimare in numeri l’impatto dei big data sul settore sanitario, dove un utilizzo coerente di questi dati potrebbe consentire alle persone di vivere una vita più lunga e sana. Già oggi l’adozione delle cartelle cliniche elettroniche (EHR, Electronics Health Record) consente di fornire informazioni in tempo reale a medici, infermieri e altri operatori sanitari, che possono così prendere decisioni migliori e fare diagnosi più rapide e accurate. Anche perché i numeri in gioco sono davvero tanti: per esempio, spiegano in NetApp, «entro il 2020, le organizzazioni sanitarie useranno 25.000 petabyte di dati, cioè 50 volte i dati disponibili oggi, e un dispositivo di elettrocardiogramma standard raccoglie circa mille punti di dati al secondo, mentre una TAC 3D occupa più di un Gb di spazio». E poiché i dati nel settore sanitario crescono esponenzialmente, la loro analisi sarà una componente molto importante e sempre più integrata nel prossimo futuro, e «un migliore uso dei big data nella sanità potrebbe comportare un risparmio pari a 250-400 mila miliardi di euro ogni anno» – sempre secondo le previsioni citate da NetApp.

Innovazione diffusa

«La sanità sia pubblica sia privata è alla continua ricerca di soluzioni tecnologiche all’avanguardia che possano consentire di gestire in modo unificato e riproducibile i processi interni ed esterni. Se pensiamo a qualche anno fa, l’archivio dei pazienti di un ospedale, per esempio, non era “esportabile” all’esterno, e spesso e volentieri non comunicava tra gli stessi reparti interni. Attualmente, l’IT è entrata praticamente dappertutto e consente notevoli risparmi oltre che realizzare in modo creativo soluzioni tecnologiche davvero innovative» – sintetizza Cristiano Pacitto, general manager di Datamatic Sistemi e Servizi. Per fare un esempio concreto, la società commercializza piattaforme che hanno consentito una prima rivoluzione nel settore della radiologia, facilitando la dismissione delle lastre radiologiche verso la produzione del “CD-Paziente” e ora sta incentivando la prossima rivoluzione con l’introduzione del “Portale-Paziente”, un cruscotto web dove il paziente può scaricare comodamente da casa l’esito dei propri esami o anche inoltrare al proprio medico di fiducia le credenziali per accedere agli esami da remoto, in modo sicuro e nel rispetto della normativa vigente in termini di privacy. In questo modo – spiega Pacitto – «oltre a un indubbio vantaggio per la sanità in termini di costi sia di gestione sia di produzione, si evita che il paziente debba ritornare presso il centro diagnostico solo per ritirare referto e supporto ottico».


#eHealth In Italia, il rapporto fra spesa sanitaria e ICT per la sanità è all’1,4%
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Protocollo unico

Sulla base di questi esempi e capitalizzando sulle innovazioni tecnologiche, il discorso può essere allargato. Secondo Cristiano Pacitto, «il ministero della Salute potrebbe valutare la costituzione di un “osservatorio delle innovazioni”, dove le aziende possano accreditarsi e presentare i propri progetti imprenditoriali, in modo da avere un unico interlocutore con cui potersi raccordare e normalizzare i flussi. Oggi, ogni applicazione che deve comunicare i dati e le rendicontazioni alle Regioni ha necessità di accreditarsi presso ogni Regione, con dispendio di energia, tempo e costi. Sarebbe sufficiente rilasciare un unico protocollo in entrata, visto che fondamentalmente i dati sono sempre gli stessi, mentre il problema è costituito proprio dal protocollo di comunicazione». Ma c’è di più: «Il mondo della sanità è stato storicamente retaggio di quelle che sono definite major, ovvero le multinazionali, aziende specializzate che hanno potuto sostenere sia la dimensione dei progetti sia gli oneri di dilazione di pagamento. Mentre queste realtà possono essere, anche se sempre meno, adeguate per la pubblica amministrazione, la sanità privata, e quindi anche quella convenzionata, non può mantenere questo schema che, anzi, spesso appesantisce i processi e ha per sua natura difficoltà ad adeguarsi alle crescenti necessità del privato che mira a offrire servizi sia qualitativi sia quantitativi ai pazienti» – prosegue Pacitto. È in questo ambito che «Datamatic Sistemi e Servizi è in grado di offrire una innovativa piattaforma di practice management, denominata Elios Suite, per la gestione completa dei centri diagnostici e di strutture affini, con un applicativo che si occupa di riunire in un unico cruscotto tutti i processi aziendali e strategici di questo genere di realtà. Il paziente viene seguito dalla prenotazione, all’accettazione e all’eventuale degenza, mettendo le strutture private in grado di integrare tutti i flussi in modo moderno e a costi sostenibili, cosa che precedentemente oltre a non essere possibile non poteva prevedere la flessibilità e capacità di adattamento alle esigenze di ciascun cliente, diversa da Regione a Regione» – conclude Pacitto.

Gestione territorializzata

Non ha dubbi Antonio Barone di Lombardia Informatica, dove ha la qualifica di responsabile della struttura Governo Sistema Informativo Socio Sanitario Regionale: «Il sistema sanitario ha certamente un problema di sostenibilità da affrontare in quanto i cittadini oggi si aspettano di vivere di più e meglio di ieri. È noto che le fasi più problematiche delle patologie croniche sono limitabili tramite la gestione dell’aderenza ai percorsi di salute e diverse risorse sono recuperabili agendo sulla riduzione della cosiddetta “inappropriatezza”. Il successo in tal senso è legato, in Lombardia (si pensi per esempio all’esperienza dei CReG, cioè i Chronic Related Group, o dei più recenti POT, ovvero Presidi Ospedalieri Territoriali) come altrove, ad alcuni fondamentali cambiamenti del sistema salute. Alla luce di questo, prosegue Barone, in futuro occorrerà sempre più ricorrere a misure quali «l’identificazione di percorsi di assistenza per patologia o combinazioni statisticamente e clinicamente rilevanti di patologie cui assegnare un budget per la presa in carico complessiva del paziente; una gestione del percorso di salute del singolo paziente sempre più “territorializzata”, prevedendo la collaborazione attiva di più figure di assistenza che condividono un obiettivo di salute comune, con un “case manager” che avrà il ruolo di regista e la responsabilità prima sul budget per la presa in carico; e infine una maggiore partecipazione e ingaggio del cittadino nel proprio percorso di salute, cioè un empowerment». È in questo scenario che «le tecnologie informatiche, dai sistemi direzionali per le simulazioni e le analisi, ai sistemi per la gestione della collaborazione clinico-assistenziale, dai servizi online e mobile per i cittadini agli strumenti per la dematerializzazione dei processi, saranno abilitanti e indispensabili: la necessità di investirvi risulta evidente proprio per il raggiungimento della sostenibilità del sistema complessivo» – conclude Barone.

L’ora dell’empowerment

Rimanendo in ambito delle Regioni, Lorenzo Sornaga, responsabile area progettuale sanità e sistemi centrali di accesso di Lait, concentra l’attenzione sul potenziamento della sanità territoriale, che «è sicuramente la sfida più importante con la quale misurarsi oggi: è evidente che la riuscita di questa azione passa attraverso la strutturazione dei dati in formati standard e aperti. La conoscenza del dato deve essere accompagnata da una corretta capacità e consapevolezza del paziente in relazione alla propria salute. L’insieme di questi fattori viene definito come il concetto di “patient empowerment”, che rappresenta oggi la frontiera più avanzata della sanità territoriale e l’obiettivo da raggiungere per tutti».

Ricordando come in Italia il rapporto fra spesa sanitaria e ICT per la sanità sia pari all’1,4%, contro il 3% del resto dell’Europa – Sornaga avverte che «il progressivo invecchiamento della popolazione mette a dura prova i servizi sanitari regionali in termini di spesa: per contenerla, abbiamo assistito a un susseguirsi di tagli lineari anche nel settore dell’ICT della sanità, i quali se non accompagnati da una corretta logica di ottimizzazione rischiano di ridurre il livello dei servizi. La centralizzazione degli acquisti e la centralizzazione in regione dei sistemi “locali”, quest’ultima azione dell’Agenda Digitale Italiana e del Lazio, sono le altre leve che devono accompagnare l’azione di rinnovamento e razionalizzazione». Non va poi dimenticato che – prosegue Sornaga – «il manifesto siglato a Roma da Assinter, l’associazione che riunisce le società ICT di Regioni e Province autonome, e un gruppo di aziende attive nel settore della sanità digitale rappresenta una novità. L’obiettivo è un percorso che veda insieme Assinter e aziende fra loro concorrenti che hanno accettato di collaborare per la digitalizzazione della sanità. Il manifesto vuole la valorizzazione degli investimenti fatti negli ultimi anni facendo in modo che siano recepiti dal governo nazionale. Inoltre, chiama a un forte sostegno alla collaborazione pubblico-privato, per stimolare gli investimenti e snellire il settore dalle procedure amministrative».


#eHealth Big Data, un’opportunità per la sanità
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Innovare con le best practice

Parte invece dalle conclusioni della ricerca dell’Osservatorio Digital Innovation in Healthcare promosso dal Politecnico di Milano l’analisi di Flavio Radice, vice president, general manager e COO di Hitachi Systems CBT, azienda che è tra gli sponsor della ricerca. Secondo Radice, «i risultati della ricerca sono stati molto interessanti: è stato osservato che oltre alla conferma della domanda di sistemi di gestione di reparto e di gestione amministrativa, andrà a crescere la richiesta di soluzioni cloud e mobile, nell’ambito sia della telemedicina sia della gestione dei processi socio-sanitari sul territorio». Tra gli esempi di eccellenza e di best practice, Radice menziona WebRainbow, «la nostra piattaforma di Enterprise Information Management, che ha ottenuto un importante riconoscimento durante l’assegnazione del Premio finale Digital Innovation in Healthcare, con la case history realizzata alla ULSS 9 di Treviso: una giuria qualificata, composta da più di trenta direttori generali e amministrativi delle maggiori strutture sanitarie e associazioni di categoria, ha riconosciuto nella nostra soluzione un elevato livello di innovazione e miglioramento della sanità digitale nazionale».

L’esempio della telemedicina

È sulla telemedicina che Mariarita Costanza, direttore tecnico di Macnil – Gruppo Zucchetti, punta l’attenzione, citando un esempio concreto e molto apprezzato: il progetto «SIAM – Servizi Innovativi per l’Autocontrollo Metabolico, cofinanziato dalla Regione Puglia e realizzato da Macnil, società del Gruppo Zucchetti, in collaborazione con il Dipartimento Emergenza e Trapianto di Organi dell’Università degli Studi di Bari e altri partner. Grazie a questo sistema, spiega Mariarita Costanza, «si ottiene l’esito degli esami in tempo reale, la mobilità, l’interattività fra medico e paziente e la fruizione di servizi erogati da ASL, centri di medicina e strutture sanitarie. Il medico competente può intervenire tempestivamente sul paziente in caso di emergenza e, a sua volta, il paziente non deve effettuare spostamenti per recarsi in centri specializzati con conseguente risparmio di costi e tempi». Più in dettaglio, «il progetto si basa sulla valorizzazione e l’elaborazione originale dei dati biomedici risultanti dall’autocontrollo di colesterolo, trigliceridi, glicemia attraverso l’uso di uno o più sensori biomedici e uno smartphone. Attraverso un’opportuna interfaccia fisica, sviluppata nell’ambito del progetto, l’apparecchio telefonico viene collegato allo strumento di misurazione per trasmettere direttamente alla centrale di monitoraggio i dati rilevati. Contemporaneamente, attraverso un collegamento dati, i risultati delle rilevazioni sono trasmessi a un applicativo web. Il paziente può così consultare in qualsiasi momento il proprio “diario glicemico”, che viene archiviato in formato elettronico e aggiornato automaticamente, direttamente dallo smartphone o dal pc e condividerlo con l’équipe medica di riferimento» – prosegue Mariarita Costanza.

Puntare sulla fruibilità

Ci pensa Vincenzo Todisco, managing director di QSL Italia a ribadire che «da anni la sanità richiede sempre più garanzie di continuità operativa all’interno del proprio IT, mirando a gestire i dati con le dovute attenzioni. Protezione e disponibilità continua, a garanzia di eventuali interruzioni e perdite d’informazioni, sono diventate argomento sensibile e ciò stimola la capacità intercomunicante dei software sviluppati, anche in base al concetto di Big Data o Smart Data, posizionandoli sul tema della fruibilità». Riguardo alla spesa, «in alcuni casi specifici, come per esempio lo scambio dei dati e delle informazioni tra sistemi operativi posti in differenti aree o reparti, è possibile unire pratiche di risparmio economico e strutturale semplificando il flusso degli scambi di dati attraverso software di Data Integration, che si occupano di connettere in tempo reale database eterogenei posti su un qualsiasi sistema operativo, dando immediatezza allo scambio e all’aggiornamento dei dati. Si tratta della fruibilità, che va intesa come il risultato della sincronizzazione dei dati originati in diversi luoghi o condizioni, allo scopo di rendere una totale panoramica della situazione anche se ciò coinvolge differenti tipologie di dati distribuiti in diversi sistemi». È anche per questo che, senza generalizzare troppo, «si può tranquillamente dichiarare che a oggi, l’IT è sotto la lente di ingrandimento per fare in modo di “scovare” falle e aree di miglioramento. In questo ambito, il primo elemento preso in considerazione è sempre la garanzia di avere il possesso “certo” dei propri dati e di converso l’uso e la conseguente capacità di analisi ed elaborazione» – conclude Todisco.


#eHealth Più efficienza, meno costi: l’ICT è l’unica leva strutturale
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Verso un nuovo modello di sanità

Infine, Achille Grisetti, direttore generale di NoemaLife sottolinea che oggi «la sfida è abbandonare il paradigma assistenzialistico e puntare su un welfare inclusivo e tecnologicamente avanzato. Un welfare qualificante, che investa sulla creazione di valore, con la collaborazione tra soggetti pubblici e privati. Occorre definire un nuovo modello di sanità, in grado di prendersi carico non solo dei pazienti acuti ricoverati in ospedale, ma, sempre più, a livello di assistenza domiciliare e sociale, secondo un modello di cura organizzato a rete, che integri i diversi attori che operano nel settore». In questa ottica, l’ICT rappresenta «l’unica strada per riformare il sistema a livello strutturale e ottenere i risparmi richiesti a livello centrale, senza dover tagliare i servizi. Il problema non è “quanto” costa il sistema sanitario, ma “come” e “dove” si decide di allocare le risorse disponibili». E dato che nulla è più efficace degli esempi concreti, Achille Grisetti cita il Laboratorio Logico Unico dell’Area Vasta Emilia Centrale, che è «il primo Laboratorio provinciale d’Italia, tra i primi d’Europa per volumi di prestazioni e innovazione tecnologica e organizzativa. Dopo il Laboratorio Unico Metropolitano di Bologna (LUM) e l’Area Vasta Romagna (AVR), NoemaLife ha applicato la stessa logica allo sviluppo informatico del Laboratorio Unico dell’Area Vasta Emilia Centrale (AVEC). Un unico sistema informatico condiviso e distribuito tra: Azienda USL di Bologna, Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Orsola Malpighi, Istituti Ortopedici Rizzoli, Azienda USL di Imola, Azienda USL di Ferrara, Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Anna di Ferrara».

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White Paper gratuito: la Cartella Clinica Elettronica https://www.datamanager.it/2015/04/white-paper-gratuito-la-cartella-clinica-elettronica/ Tue, 14 Apr 2015 14:51:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73186 Questo White Paper illustra sinteticamente i concetti principali e fornisce indicazioni e metodologie pratiche per dematerializzare la cartella clinica sanitaria o meglio ancora renderla elettronica, rispettando sia la norma sia le esigenze attuali delle strutture sanitarie pubbliche e private.  Negli ultimi tempi stiamo assistendo sempre più ad un processo di ammodernamento della sanità pubblica e […]

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Questo White Paper illustra sinteticamente i concetti principali e fornisce indicazioni e metodologie pratiche per dematerializzare la cartella clinica sanitaria o meglio ancora renderla elettronica, rispettando sia la norma sia le esigenze attuali delle strutture sanitarie pubbliche e private. 

Negli ultimi tempi stiamo assistendo sempre più ad un processo di ammodernamento della sanità pubblica e privata. Tale processo viene implementato attraverso l’introduzione della cartella clinica elettronica e del fascicolo sanitario elettronico. La cartella clinica elettronica, in particolare, è di sicuro interesse per migliorare la gestione della conservazione nonchè l’archiviazione della svariata documentazione sanitaria. Ancora oggi si commettono errori e molto spesso si crede e si pensa che la cartella clinica elettronica sia la copia digitale della cartella clinica cartacea. Nella maggior parte dei casi si dimenticano dunque i vantaggi e i numerosi strumenti che i sistemi informativi portano.

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Cartella clinica online: i vantaggi superano potenziali rischi per la privacy https://www.datamanager.it/2014/07/cartella-clinica-online-i-vantaggi-superano-potenziali-rischi-per-privacy/ Thu, 03 Jul 2014 13:23:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57315 Una nuova indagine a cura di Accenture evidenzia che in Italia, la maggioranza delle persone affette da patologie croniche ritiene che i vantaggi di poter accedere alla propria cartella clinica online, superano i potenziali rischi dell’invasione della privacy La maggioranza (83%) delle persone affette da malattie croniche in Italia ritiene che i pazienti dovrebbero avere […]

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Una nuova indagine a cura di Accenture evidenzia che in Italia, la maggioranza delle persone affette da patologie croniche ritiene che i vantaggi di poter accedere alla propria cartella clinica online, superano i potenziali rischi dell’invasione della privacy

La maggioranza (83%) delle persone affette da malattie croniche in Italia ritiene che i pazienti dovrebbero avere il diritto di accedere a tutte le loro informazioni sanitarie, e quasi due terzi (65%) ritiene che avere accesso alle cartelle cliniche on-line, supera i potenziali rischi per la privacy. E’ quanto emerge da una nuova ricerca di Accenture condotta in 10 paesi, tra cui l’Italia.

In Italia, Accenture ha intervistato 1.012 individui, di cui 506 sani e 506 affetti da differenti patologie croniche (nello specifico: asma, artrite, cancro, Bronco pneumopatia cronica ostruttiva – BPCO, depressione, diabete, malattie cardiache, ipertensione, obesità clinicamente diagnosticata, osteoporosi e ictus) ed è emerso che i pazienti sono meno preoccupati per la privacy della loro cartella clinica elettronica (45%) rispetto a quella relativa ad altre informazioni personali che hanno salvato elettronicamente: come l’online banking (62%), l’utilizzo della carta di credito per acquisti nei punti vendita (54%) e lo shopping online (51%).

Nonostante gli intervistati desiderino avere accesso alla propria cartella clinica on-line, circa la metà (53%) delle persone con patologie croniche ha affermato che il maggiore ostacolo per accedere ai loro documenti è di non sapere come poterlo fare.

Oltre a voler accedere ai dati medici, la stragrande maggioranza (90%) dei consumatori vuole avere il controllo anche i propri dati sanitari (riguardanti il completo status di salute), ma più della metà (59%) ritiene di non avere attualmente molto controllo su queste informazioni, rispetto a una media complessiva del 43% degli altri paesi oggetto della ricerca.

L’indagine ha anche dimostrato che, a seconda del tipo di malattia, ci sono differenze nella capacità di una persona di poter esercitare un certo livello di controllo sui propri dati sanitari.
Ad esempio, il 78% dei malati di cancro ha riferito di avere un livello di controllo maggiore, rispetto al 53% delle persone con malattie polmonari progressive (BPCO).

In Italia, l’aumento dei pazienti cronici rimane un aspetto di crescente preoccupazione. I risultati della ricerca mostrano tuttavia che questi individui sono attivamente coinvolti nella maggior parte delle fasi di cura: compresa la diagnosi medica (88%), la gestione del trattamento (88%) e il mantenimento quotidiano della propria salute (75%).

[blockquote style=”4″]”L’assistenza sanitaria dovrà adattarsi ad una nuova generazione di individui che sta assumendo un ruolo sempre più attivo nella gestione della propria salute e si aspetta di avere trasparenza”, ha detto Paolo Cerza, Responsabile dell’area Health di Accenture in Italia. “Se da un lato i consumatori continuano a chiedere maggiore accessibilità ai  propri dati personali on-line, ci aspettiamo anche che i pazienti otterranno più potere per gestire alcuni aspetti delle loro cure. Questo renderà la sanità non solo più efficace, ma anche più conveniente, in quanto i consumatori che faranno di più per sé stessi, permetteranno al sistema di essere più produttivo”.[/blockquote]

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Namirial spa “firma” il futuro della sanità digitale https://www.datamanager.it/news/namirial-spa-firma-il-futuro-della-sanit-digitale-56073.html Wed, 07 May 2014 12:30:06 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/namirial-spa-firma-il-futuro-della-sanita-digitale/ È la telemedicina il più recente settore in cui la software house marchigiana ha portato innovazione digitale con soluzioni che saranno visibili a Cosmofarma ed Exposanità Farsi prescrivere una ricetta evitando di andare direttamente nello studio medico, ricevere un consulto medico collegandosi a un portatile, poter accedere a banche dati condivise (anche in mobilità) per […]

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È la telemedicina il più recente settore in cui la software house marchigiana ha portato innovazione digitale con soluzioni che saranno visibili a Cosmofarma ed Exposanità

Farsi prescrivere una ricetta evitando di andare direttamente nello studio medico, ricevere un consulto medico collegandosi a un portatile, poter accedere a banche dati condivise (anche in mobilità) per poter avere, in tempo reale, informazioni su un paziente e, per il paziente stesso, la propria “storia” sanitaria (esami effettuati, ricoveri, consenso informato). Fantascienza? No, solo alcuni degli obiettivi che si prefigge la telemedicina, il modo di erogare prestazioni sanitarie utilizzando le tecnologie moderne in grado di trasmettere dati corretti e sicuri, le cui linee guida sono state oggetto di approvazione, nel mese di febbraio del 2014, della Conferenza Stato-Regioni.

La telemedicina rientra all’interno di quel progetto di rinnovamento generale che, attraverso strumenti come il Fascicolo Sanitario Elettronico e la Cartella Clinica Elettronica, si pone come fine la digitalizzazione della sanità. Un obiettivo, questo, che può, nell’ottica di una sburocratizzazione del sistema, rendere in primis il personale e medico e, ovviamente, anche il paziente, più consapevole (e competente) degli usi che può fare della tecnologia ai fini della gestione della salute senza passare attraverso code, attese e mole di certificati scritti e ricette difficili soggetti a rischio di smarrimento. Non solo: la telemedicina si prefigge anche di aumentare l’efficienza nell’uso delle strutture ospedaliere e territoriali, evitando la perdita di informazioni e puntando a un miglioramento della prestazione dei servizi.

La telemedicina è il core business di TeleMedware, società partecipata da Namirial Spa, la software house con sede a Ferrara e Senigallia, attiva nel settore di riferimento con soluzioni di avanguardia tese a portare l’assistenza direttamente a casa del paziente, permettere la consultazione di specialisti fisicamente lontani, rendere possibile la condivisione di conoscenze e protocolli diagnostico-terapeutici in modalità online, tramite smartphone o tablet o applicazioni in grado di inglobare dati. TeleMedware ha presenziato al Medit di Vicenza e sarà presente a maggio a Bologna in Cosmofarma (9-11 padiglione 26 stand 61) e Exposanità (21-24 pad.26 stand B120).

All’interno dei tali spazi espositivi, oltre a TeleMedware e Namirial con le sue soluzioni di sicurezza informatica, sarà presente anche il partner Wacom, i cui device sono stati integrati sia nell’ambito delle diverse soluzioni per la telemedicina sviluppate da TeleMedware, sia per la firma grafometrica della documentazione che oggi viene sottoscritta in cartaceo. La sanità ha bisogno della tecnologia per la sua innovazione, ma anche di un sapiente e competente studio degli strumenti a disposizione: uno di questi è la soluzione di firma grafometrica di Namirial spa.

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E-Health, big data e cloud computing. Quali opportunità? https://www.datamanager.it/rivista/e-health-big-data-e-cloud-computing-quali-opportunit-54600.html Wed, 19 Mar 2014 12:00:06 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/e-health-big-data-e-cloud-computing-quali-opportunita/ Nell’eterno sforzo volto a conciliare contenimento della spesa pubblica e innovazione, avendo in mente l’obiettivo di assicurare servizi più efficienti e moderni, i nuovi paradigmi informatici possono dare un valido contributo. di Luca de Piano   Notoriamente, quello della Sanità rimane uno dei settori più delicati e importanti a livello di intera pubblica amministrazione e […]

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Nell’eterno sforzo volto a conciliare contenimento della spesa pubblica e innovazione, avendo in mente l’obiettivo di assicurare servizi più efficienti e moderni, i nuovi paradigmi informatici possono dare un valido contributo.

di Luca de Piano

 

E-Health,big data e cloud computing Quali opportunità?Notoriamente, quello della Sanità rimane uno dei settori più delicati e importanti a livello di intera pubblica amministrazione e rappresenta tuttora un ambito rilevante degli investimenti in ICT. A dispetto delle contrazioni degli ultimi anni, dovute al periodo di crisi e di conseguente riduzione della spesa pubblica, gli investimenti ICT dedicati alla Sanità hanno superato il miliardo di euro annuale, come riportato anche dall’Osservatorio ICT nella Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, che rilevava come nel 2012 il totale degli investimenti fosse pari a 1,23 miliardi di euro.

Dopotutto, le leve tecnologiche per migliorare sempre più la digitalizzazione della Sanità sono molteplici, e anche i nuovi paradigmi del cloud computing e dei big data, con il corollario degli Analytics, si stanno affacciando alla ribalta dell’e-Health. Per esempio, per quanto riguarda il cloud, l’Osservatorio del Politecnico faceva notare nel 2013 che nel corso dell’anno precedente il 28% delle strutture sanitarie aveva avviato progetti di cloud computing, con una spesa totale di 10 milioni di euro, e prevedeva per il 2013 incrementi di budget nell’ordine dell’8,9%, contro un 3,4% associato alle più mature tecnologie di virtualizzazione. A sentire le aziende interpellate da Data Manager, sembrerebbe proprio che la Sanità stia proseguendo il proprio cammino verso una maggiore efficienza generale, puntando anche sui nuovi paradigmi informatici delle architetture distribuite on cloud e delle soluzioni per i big data. Le nuove architetture permettono di comporre un menu di servizi di qualità nel quale si parla di cartella clinica elettronica, fascicolo sanitario unico, assistenza a distanza, dematerializzazione dei documenti, soluzioni per la gestione informatizzata dei farmaci, servizi digitali al cittadino, mobile health, banche dati sanitarie, e molto altro ancora.

 

Tra cloud e analytics

Senza anticipare troppo le opinioni dei top manager interpellati da Data Manager, va osservato che si nota una fiducia sul fatto che i nuovi paradigmi rendano possibile conciliare contenimento della spesa e innovazione, soprattutto per quanto riguarda il cloud computing. In particolare, si fa notare da più parti, le soluzioni IT tradizionali non garantiscono gli stessi livelli di scalabilità e flessibilità del cloud, grazie al quale la spesa per l’hardware e per lo storage può essere significativamente ridotta. E vi sono numerosi esempi in cui a costi minori si accompagnano servizi rapidi ed efficienti, cioè, in sostanza, un maggiore valore per i cittadini. Ma anche i big data e gli analytics non stanno a guardare: per esempio, raccogliendo i dati giusti e utilizzando i sistemi avanzati di analytics, il sistema sanitario potrebbe prevedere quando un paziente con patologie croniche rischia di ammalarsi e di essere ricoverato in ospedale, potendo così intervenire prima che questo accada.

 

Il computing cognitivo

Secondo Fabrizio Saltalippi, Regional Government, Healthcare & Public Italia di IBM Italia (www.ibm.it), «se guardiamo alla Sanità nel suo complesso, sicuramente la risorsa più importante è la grande mole di dati che vengono accumulati in forma digitale ogni anno dalle diverse strutture ed enti di ricerca presenti sul territorio. Si tratta di un patrimonio straordinario che deve essere valorizzato, mettendo a disposizione dei cittadini le best practice presenti nei diversi centri di eccellenza e consentendo cure più efficaci senza il disagio degli spostamenti e dei costi connessi. E in questa ottica, il cloud e le risorse ad assetto variabile giocano un ruolo determinante». Ma non solo: sempre secondo IBM, «l’uso sempre più diffuso delle tecnologie cloud può dare un impulso decisivo alla razionalizzazione della spesa, consentendo l’aggregazione dei data center e la creazione di servizi condivisi che possono essere utilizzati da più enti in modo da liberare risorse da investire nelle aree più strategiche e innovative». Si tratta di un processo di trasformazione che può essere vissuto come un momento di discontinuità ma anche come una grande opportunità. Per IBM, prosegue Saltalippi, «la sfida e l’opportunità si chiama Cognitive Computing, mentre l’emblema che lo rappresenta è il progetto Watson: dalla sfida vincente ai campioni di Jeopardy siamo passati a creare una divisione di duemila persone con più di un miliardo di dollari di investimento, con l’obiettivo dichiarato di fare la differenza in molte aree, in primis quella della Sanità». Nelle intenzioni di Big Blue, Watson sarà fruibile anche in cloud attraverso app che potranno aiutare il medico in una diagnosi clinica complessa, verso una medicina basata sulle evidenze e sull’appropriatezza delle cure, bilanciando efficacia e costi. «In Italia, siamo orgogliosi di avere anticipato i tempi grazie al progetto con l’Istituto Nazionale dei Tumori, progetto da cui è stata sviluppata una piattaforma tecnologica per l’analisi dei dati e il supporto alle decisioni dei medici, che consente un’analisi retrospettiva dei percorsi terapeutici già effettuati confrontandoli con le linee guida e le decisioni prese in casi simili. Quasi banale a dirsi che, per un progetto innovativo come questo, la piattaforma è utilizzata in modalità cloud presso il nostro centro di ricerca di Haifa in Israele» – conclude Saltalippi.

 

L’accento sui Big data

L’approccio di Fujitsu (www.fujitsu.com/it) nello sviluppo delle proprie soluzioni e servizi è volto a favorire la realizzazione di una “human centric intelligent society” nella quale l’ICT sia sempre più integrata nella vita di tutti i giorni. «Nell’ambito dell’Healthcare, Fujitsu può contribuire sia con un approccio cloud oriented sia con le nuove frontiere dei big data» – spiega Federico Riboldi, business program manager marketing di Fujitsu Italia. Per quanto riguarda il cloud, pubblico, privato oppure ibrido grazie anche alla Fujitsu Cloud Integration Platform, Fujitsu permette di realizzare sistemi performanti abbattendo molte delle barriere economiche che finora costituivano un ostacolo. «Per esempio, si può pensare alla realizzazione di un data center creando un cloud tramite il quale affittare servizi alle diverse entità, come le Asl, con numerosi vantaggi in termini di costi e di efficienza generale del sistema» – prosegue Riboldi.

Nel caso dei big data, si può invece pensare allo sviluppo di tecnologie intelligenti che permettano di analizzare ed estrarre dati utili da un’ampia varietà di sorgenti, realizzando modelli di monitoraggio continuativo per la prevenzione e l’abbattimento dei costi delle cure. Un esempio di uso intelligente delle tecnologie di analisi dei big data è quello relativo alla realizzazione di un sistema di raccolta e analisi mediche per ottenere una procedura di previsione di rischio di diabete con alto grado di accuratezza: il programma prevede che un gruppo di volontari si sottoponga a un insieme di visite mediche per raccogliere dati che verranno integrati con quelli rilevati da altri dispositivi portatili, tra cui gli smartphone, per poter correlare parametri clinici rilevati in situazioni quotidiane (battito cardiaco, temperatura..) con parametri ambientali e i dati clinici rilevati durante le visite mediche di controllo.

 

L’importanza dei dati

Anche Lilia Bounab, Healthcare sales manager Europe di Datalogic ADC (www.datalogic.com), punta l’attenzione sui dati: «Con i nuovi paradigmi, il vantaggio principale sarà quello di avere un accesso immediato ai dati del paziente, che permetterà di avere subito a disposizione tutte le informazioni a lui correlate, ma anche di confrontarle con i dati di altre persone, per comprendere come si potrebbe – o dovrebbe – intervenire per migliorare la sua salute». Secondo Lilia Bounab, si tratta di una potenzialità quasi illimitata, in quanto «raccogliendo i dati giusti e utilizzando sofisticati sistemi di Analytics, il nostro sistema sanitario potrebbe essere in grado di prevedere quando un paziente con patologie croniche rischia di ammalarsi e di essere ricoverato in ospedale, potendo così intervenire prima ancora che questo accada. Il tutto farebbe risparmiare diversi milioni di euro e soprattutto permetterebbe di migliorare la cura del paziente: ci sono già diversi progetti pilota in Europa e negli Stati Uniti che stanno provando questo nuovo approccio. Sarà possibile gestire meglio un Pronto Soccorso sovraffollato e garantire un soggiorno più confortevole in ospedale al paziente, perché il tutto sarà ben pianificato».

Guardando invece alla possibilità di conciliare contenimento della spesa e innovazione grazie all’utilizzo dei nuovi paradigmi, secondo Lilia Bounab bisogna procedere a importanti investimenti all’inizio. È necessario essere in grado di garantire la sicurezza e riservatezza dei dati del paziente, nonché implementare potenti sistemi di analisi. Questo porterà alla raccolta di una quantità enorme di dati, che però, ancora una volta, risulteranno inutili se non vengono gestiti come preziose informazioni da analizzare. Con i dispositivi Datalogic è possibile raccogliere in automatico i dati relativi alla permanenza di un paziente in ospedale, trasmetterli al sistema centrale e aggiornare in tempo reale la cartella clinica elettronica. La registrazione di ogni evento avvenuto durante il ricovero permette infatti di migliorare i dati relativi al paziente e alla sua sicurezza».

 

Condividere le informazioni

«La Commissione europea e il settore sanitario riconoscono l’importanza del ruolo della tecnologia per incrementare i livelli di servizio grazie a una migliore condivisione delle informazioni» – afferma Davide Oriani, CEO di Ricoh Italia (www.ricoh.it). «Da una ricerca commissionata da Ricoh a Coleman Parkes Research emerge come l’81% delle aziende del settore sanitario sta investendo in nuove tecnologie, ma molte realtà (41%) non sono ancora riuscite a superare la sfida della condivisione dei crescenti volumi di dati da gestire, dati che provengono da un numero sempre maggiore di fonti». Però big data e cloud computing rappresentano due opportunità per migliorare questi aspetti, creando un ambiente integrato per la gestione delle informazioni mediche: «Le tecnologie per la gestione dei big data consentono di analizzare e incrociare enormi quantità di dati migliorando per esempio le attività di Ricerca e lo studio delle patologie. Anche l’introduzione del cloud computing comporta numerosi vantaggi in termini per esempio di riduzione dei costi per l’acquisto e la manutenzione delle tecnologie, maggiore agilità ed evoluzione verso la sanità digitale migliorando l’integrazione e la condivisione delle informazioni su tutto il territorio nazionale. Ci si aspetta che la Sanità utilizzi sempre più informazioni in formato elettronico e che il cloud svolga quindi un ruolo importante nella migrazione dal cartaceo al digitale. L’Istituto Italiano Privacy, in collaborazione con Federsanità ANCI, ha redatto il Manuale pratico su protezione dei dati e Cloud Computing nella Sanità che abbatte alcuni dei principali ostacoli, come per esempio la sicurezza dei dati, che ancora frenano il suo utilizzo. Questa iniziativa – conclude Oriani – favorirà la diffusione del cloud e la realizzazione della sanità digitale a cui tende la Comunità europea».

 

Anche il cuore è nel cloud

«Le tecnologie cloud possono senz’altro migliorare i servizi offerti dal settore sanitario: per esempio, le aziende sanitarie possono condividere informazioni, come risultati di analisi e cartelle cliniche, tra diverse sedi geografiche e ottimizzare quindi le spese. Inoltre, si possono ridurre gli spostamenti fisici del personale e aumentare notevolmente l’efficienza dei servizi offerti. Non dimentichiamo, infine, che un altro importante beneficio del cloud è la semplificazione» – spiega Michele Balbi, presidente di Teorema Group (www.teorema.net). Inoltre, contenere la spesa conciliando l’innovazione si può, in quanto l’adozione del cloud genera un buon ritorno di investimento e, in ogni caso, si tratta di una tecnologia decisamente meno onerosa rispetto al rinnovo totale dell’infrastruttura IT. «A questo proposito – racconta Balbi – un esempio di eccellenza può essere quello del reparto di Cardiologia dell’Ospedale di Trieste, dove è stato avviato un progetto denominato TeleMedSystem, grazie al quale i pazienti cardiologici sono tenuti sotto controllo medico attraverso un servizio di telemedicina e teleassistenza. La soluzione, realizzata con tecnologia Microsoft e presentata nell’iniziativa CityNext, permette la comunicazione fra paziente e operatori sanitari, favorendo la continuità assistenziale, l’intensificazione del follow-up e il coinvolgimento attivo del paziente e dei suoi familiari. Le informazioni raccolte sono disponibili su cloud, in modo da poter essere utilizzate dal contact center e dal personale medico».

 

Uno sguardo Oltralpe

Andrea Corbani, chief strategic marketing director di NoemaLife (www.noemalife.com), società fondata a Bologna nel 1996, che opera nel mercato dell’informatica per la Sanità, fa sapere che da quando la società francese Medasys è entrata a far parte del Gruppo, la Francia è diventata per NoemaLife il secondo mercato di riferimento, dopo quello italiano. «Abbiamo così constatato che la maggior parte degli ospedali francesi utilizza l’IT per il governo del processo di cura» – dichiara Corbani. «In Italia invece il territorio è fortemente differenziato sia in termini di maturità dei sistemi regionali sia in riferimento alle soluzioni applicative adottate. Elemento interessante del modello francese, che va in direzione di un approccio cloud, è l’inclinazione a fornire soluzioni informatiche in modalità Software as a Service (SaaS), con contratti pluriennali, che consentono alle amministrazioni di investire in modo bilanciato, dilazionando i pagamenti in un arco di tempo dai cinque ai dieci anni». Secondo Corbani, nell’attuale contesto economico, questo orientamento al pay per use consentirebbe alle direzioni sanitarie di non effettuare investimenti impegnativi nei momenti di crisi, ma – al tempo stesso – di non rinunciare a qualità ed efficienza, distribuendo le spese lungo un arco di tempo ampio. «In Francia – spiega Corbani – sono operativi diversi progetti del Gruppo NoemaLife in modalità SaaS: ricordiamo il progetto Picarsis, (che sta per Picardie Système d’Information de santé), che gestisce in modo integrato una rete di 12 ospedali e quattromila posti letto, e il progetto Centre Hospitalier Regional Universitaire di Montpellier, che fornisce supporto a sette ospedali con tremila posti letto».

 

La parola alla Regione Lombardia

«Oggi, la vera sfida per i sistemi sanitari è migliorare il servizio senza comprometterne la sostenibilità» –  dichiara Antonio Barone di Lombardia Informatica (www.lispa.it). Secondo il manager, la cui carica precisa viene recitata come “dirigente funzione di staff strategia e program management direzione SISS (Sistema Informativo Socio Sanità e Carta Regionale dei Servizi)”, la chiave del successo sta nel cambiamento di paradigma organizzativo che vede nella «territorializzazione dell’assistenza la strategia implementativa». Sempre secondo Barone, «spostare il baricentro sul territorio comporta la necessità di trasferire il mindset del sistema dalle singole prestazioni al continuum di tali prestazioni all’interno di un piano di assistenza individuale rispetto al quale un team di professionisti opera all’interno di una reale presa in carico della domanda di salute. In questo contesto, è evidente che la raccolta, l’integrazione e l’organizzazione di grandi moli di dati e il successivo utilizzo per le varie finalità all’interno del sistema è una delle precondizioni perché tali scenari organizzativi possano sussistere, e in tal senso le tecnologie in oggetto risultano realmente strategiche per l’e-Health».

Conciliare contenimento della spesa e innovazione grazie all’utilizzo dei nuovi paradigmi è possibile. Anche perché – avverte Barone – «se così non fosse, non sarebbe innovazione: il tema è innovare il funzionamento del sistema sanitario e in questa prospettiva è imprescindibile innovare armonicamente il suo sistema informativo». L’esempio del Siss lombardo è illuminate, in quanto realizza un unico sistema informativo federando i sistemi locali con quello regionale e interfacciando i sistemi esterni alla regione. «Il Siss è pensato per seguire il cittadino nei suoi contatti con la rete dell’offerta, raccogliere dati centralmente, organizzarli e renderli disponibili per le finalità di tutela della salute e governo del sistema sanitario. In tal senso, le principali basi dati sono il Fascicolo Sanitario Elettronico e il data warehouse Siss. Tali sistemi in questo momento supportano tutti gli operatori del territorio nel definire e seguire il percorso di salute dei singoli pazienti e la Regione nella definizione delle scelte di programmazione che già oggi sono fondate su informazioni raramente disponibili in altri contesti. In tal senso – conclude Barone – i lavori in corso sulle nuove modalità di gestione della cronicità e il progetto CReG in particolare costituiscono un esempio di innovazione straordinaria che non sarebbe altrimenti possibile senza un siffatto supporto informatico».

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In reparto con i Toughbook all’Ospedale di Vimercate https://www.datamanager.it/news/ospedale-di-vimercate/reparto-con-i-toughbook-allospedale-di-vimercate Thu, 04 Oct 2012 13:14:47 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/10/in-reparto-con-i-toughbook-allospedale-di-vimercate/ A seguito di un processo di valutazione e selezione dei diversi dispositivi mobili disponibili sul mercato, l’azienda decide di avviare una collaborazione con Panasonic Toughbook, dotandosi di diversi modelli di portatili touch-screen

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 La Struttura

L’Ospedale di Vimercate è la struttura principale all’interno dell’Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate, costituitasi nel 2009 a seguito del riassetto organizzativo del sistema sanitario lombardo conseguente all’istituzione della Provincia di Monza e Brianza, e comprendente anche i quattro presidi ospedalieri di Desio, Carate, Giussano e Seregno.

L’assistenza medica in mobililità. I Toughbook Panasonic modificano l’approccio alla cura del paziente

Nel 2007, l’Ospedale di Vimercate decide di dotarsi di un’infrastruttura wireless che colleghi tutti i reparti e di cogliere una sfida importante per il futuro della struttura: impostare i servizi di cura al paziente sulla mobilità e sulla totale disponibilità del dato clinico. La scommessa è quella di informatizzare gradualmente la cartella clinica dei pazienti nell’ottica di abbandonare completamente la versione cartacea, mettendo al servizio del personale ospedaliero uno strumento che possa essere usato in completa mobilità, davanti al letto del paziente, in corridoio, in pausa pranzo.

A seguito di un processo di valutazione e selezione dei diversi dispositivi mobili disponibili sul mercato, l’azienda decide di avviare una collaborazione con Panasonic Toughbook, dotandosi di diversi modelli di portatili touch-screen.

Ad oggi, dopo esser stati progressivamente introdotti in tutti i reparti di ricovero ospedaliero, circa 300 portatili Panasonic Toughbook sono utilizzati quotidianamente dal personale clinico di Vimercate – 250 medici e 800 infermieri – diverse unità sono state introdotte con successo nella struttura di Seregno, mentre l’azienda ospedaliera si prepara ad estendere la sperimentazione anche alla struttura di Desio.

I motivi del successo

“Dall’inizio del progetto i dispositivi Panasonic in uso sono stati gradualmente aggiornati e sostituiti con i modelli più recenti, come il Toughbook CF-C1” afferma Giovanni Delgrossi, Direttore dei  Sistemi Informativi dell’Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate, “ma mai in questi cinque anni abbiamo pensato di sostituirli con altri prodotti”.

Questo perché i Toughbook Panasonic rispondono perfettamente ai requisiti dell’utilizzo in ospedale: una grande autonomia (la doppia batteria intercambiabile a caldo assicura fino a 12 ore con una sola ricarica), solidità e robustezza (le macchine restano normalmente accese 24/7) e maneggevolezza. Un altro criterio che ha giocato a favore nella loro scelta è la possibilità di utilizzare portatili come il CF-C1 anche in modalità tablet convertibile con touchscreen, che ne rende più agevole e veloce l’utilizzo.

Il progetto della cartella clinica elettronica

Il progetto che ha visto protagonisti i Panasonic Toughbook a Vimercate è quello della cartella clinica elettronica: sfruttando la connettività continua assicurata dall’infrastruttura wireless, le tradizionali cartelle cartacee sono state progressivamente sostituite da quelle elettroniche che rendono disponibili in qualunque luogo e momento ad un numero illimitato di utenti (medici ed infermieri), l’accesso a tutti i dati clinici del paziente. “Le farmaco-terapie dei pazienti, gli esami strumentali e del sangue, le immagini radiologiche, gli elettrocardiogrammi” continua Giovanni Delgrossi “tutto il mondo sanitario del paziente è disponibile in tempo reale, con enormi vantaggi sul piano dell’efficientamento delle pratiche terapeutiche”. Questo vale in particolar modo per aspetti impegnativi delle cure mediche come la somministrazione da parte dell’infermiere della corretta farmaco-terapia al paziente, un processo che prima passava attraverso l’interpretazione della grafia lasciata dal medico sulla carta.

Inoltre, con una singola cartella clinica a disposizione, i diversi utenti (consulenti, infermieri, medici) erano costretti ad attendere per poterla usare; ora ciascuno di loro può accedere simultaneamente e indipendentemente dagli altri al dato clinico, verificarlo, modificarlo se necessario, senza la necessità di recarsi dal paziente e quindi con un grande risparmio di tempo.

La possibilità di utilizzare i Toughbook di Panasonic per effettuare l’attività di prescrizione delle prestazioni che devono essere erogate al paziente, per comunicarle ai diversi laboratori e, in seguito, per consultare i referti e i risultati degli esami, garantisce la chiarezza del dato clinico, univoco e comprensibile per tutti, e la sua disponibilità in tempo reale e in modo intensivo. Entrambi questi risultati si traducono in una maggiore efficienza nell’organizzazione del lavoro: attraverso la loro sistematizzazione, le informazioni sul paziente diventano più trasparenti e sicure, permettendo una maggiore velocità di gestione del singolo caso.

“La chiave del successo di questi prodotti è la loro affidabilità: utilizziamo da 5 anni macchine che sono in funzione tutto il giorno tutti i giorni e che non danno il minimo problema. Sono molto robuste e resistono anche ai “maltrattamenti” del personale, che in corsia a causa della fretta o dell’urgenza non può certo maneggiarli con particolare cura o delicatezza. Inoltre, sono comodi e leggeri e i medici si sono ormai abituati a portarseli dietro ovunque” conclude Delgrossi.   

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