CBILL – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:26:02 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png CBILL – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’IT per la banca https://www.datamanager.it/2018/02/lit-la-banca/ Wed, 07 Feb 2018 14:17:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140669 Quali sono le priorità di investimento delle banche impegnate nella Digital Transformation? Big data analytics, cyber security, compliance e intelligenza artificiale. Ottimizzazione del customer journey e sviluppo della “capacità di piattaforma”. La banca verso un modello di business sempre più liquido con i servizi che seguono il cliente in ogni canale Nel prossimo futuro le […]

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Quali sono le priorità di investimento delle banche impegnate nella Digital Transformation? Big data analytics, cyber security, compliance e intelligenza artificiale. Ottimizzazione del customer journey e sviluppo della “capacità di piattaforma”. La banca verso un modello di business sempre più liquido con i servizi che seguono il cliente in ogni canale

Nel prossimo futuro le banche non saranno più come le conosciamo oggi, e il mercato dei servizi bancari è destinato a cambiare rapidamente. Si stanno, infatti, affacciando sulla scena le cosiddette “società piattaforma” non bancarie che prenderanno di mira gli anelli più redditizi della catena del valore. McKinsey nella sua recente ricerca sull’industria bancaria globale evidenzia che, per il settimo anno consecutivo, il ROE (Return on Equity) medio è bloccato in un intervallo ristretto tra l’otto e il dieci per cento. Il settore sembra impantanato in un solco a performance piatte e con prospettive poco entusiasmanti. I nuovi operatori digitali, gli OTT (Over The Top company), che si stanno trasformando anche in “società piattaforma” nel senso definito da McKinsey, stanno portando una notevole minaccia alle prestazioni e alla redditività delle banche, con inevitabile erosione dei margini.

In particolare, il fulcro delle ostilità risiede nella relazione con il cliente e, quindi, nella customer experience (CX) come elemento strategico. Secondo lo studio, se i clienti retail e le imprese sposteranno le loro attività bancarie verso le società piattaforma con la stessa velocità con cui hanno adottato le nuove tecnologie in questi ultimi anni, il ROE, in assenza di azioni di mitigazione e correzione, potrebbe ancora diminuire, fino a raggiungere nel 2025 il 5,2 per cento, che rappresenta la soglia ragionevole di sostenibilità. La strategia che adottano i “new entrants”, tra cui Alibaba, Amazon, Apple e altri, è la creazione di una proposta di valore unificata con un ecosistema che riduce i costi, aumenta la convenienza e fornisce esperienze stimolanti al cliente. I nuovi attori non solo hanno i big data analytics (BDA), che sfruttano con notevole efficacia, ma possono essere anche più centrali nelle decisioni creditizie e finanziarie. Alibaba, per esempio, oltre a essere un operatore globale di e-commerce, è anche un grande gestore patrimoniale, un prestatore, e una società di pagamenti e servizi B2B. Apple, dal canto suo, contestualmente al lancio dell’iPhone X, ha annunciato platealmente l’ingresso deciso nel mercato della finanza e dei pagamenti. Vi sono poi le cosiddette fintech che, a loro volta, stanno estendendo il core business verso attività bancarie e commerciali, facendo passi avanti anche nei mercati dei capitali e nell’investment banking, in particolare in materia di advisory.


#DX Le #banche nel mirino della Digital Transformation. Strategia di ecosistema, partnership e monetizzazione dei dati. La vera sfida è l’ #OpenBanking
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In effetti, siamo ancora agli inizi del fenomeno ma, in prospettiva, gran parte dell’economia globale potrebbe essere rimodellata da tali fattori di cambiamento. Questi non saranno tutti dello stesso tenore, o della stessa misura, in ogni mercato ma, laddove ciò accadrà, le banche saranno nel mirino della trasformazione. Al management si porrà, quindi, il classico dilemma: batterli o unirsi a loro? Le probabilità sono chiaramente a favore delle società tecnologiche più avanzate. Ma le banche hanno alcuni punti di forza a loro favore. Quando si tratta di decidere dove collocare soldi, sempre la ricerca McKinsey dimostra che le banche godono ancora di maggiore fiducia. Inoltre, hanno accesso esclusivo a montagne di big data incredibilmente preziose ma, al momento, poco valorizzate.

A tutto ciò, si aggiunge un altro fattore di cambiamento rilevante costituito dalla nuova regolamentazione europea che favorisce l’avvento dell’open banking globale. Con le nuove norme e regolamenti, la banca si dovrà porre al centro del nuovo modello di innovazione e apertura, perché tale orientamento è espressamente fissato dalle nuove regole. L’entrata in vigore della direttiva sui servizi di pagamento nel mercato interno PSD2 (Payment Services Directive 2 – 2015/2366/UE), unitamente alla nuova direttiva MiFID II (Markets in Financial Instruments Directive – 2014/65/UE) e al regolamento GDPR (General Data Protection Regulation – Regolamento UE 2016/679) obbligano gli attori finanziari ad aprire l’accesso alle proprie informazioni per la creazione di nuovi servizi da parte di terzi. In questo scenario si collocano anche i cosiddetti “trust services” regolamentati da eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature – Regolamento UE 2014/910), tra cui la firma digitale, la marca temporale e la posta elettronica certificata che rivestono un ruolo fondamentale.

DX E INNOVAZIONE

In questo scenario, le banche non possono permettersi di aspettare oltre per scaricare a terra il potenziale del digitale e del BDA e per industrializzare le loro operazioni. Come primo passo essenziale, devono adottare subito i nuovi strumenti e sviluppare le competenze nel marketing digitale e nell’analisi dei dati di cui hanno bisogno per competere in modo efficace. La digital transformation (DX) su vasta scala è essenziale, non solo per i benefici economici, ma perché farà guadagnare il diritto di partecipare alla prossima fase del digital banking. Connected banking, dematerializzazione e automazione dei processi operativi, intercanalità, mobile banking e digital payment, modernizzazione delle infrastrutture e progetti che puntano all’identificazione del cliente da remoto: sono queste le priorità nei programmi d’investimento in IT delle banche impegnate nella DX. La natura digitale della banca è l’obiettivo da raggiungere: automatizzare i processi, cambiare la propria cultura aziendale e sviluppare quei modelli di business in grado di coinvolgere efficientemente il cliente. Citando ancora la ricerca McKinsey, le banche che orchestreranno con successo una strategia di ecosistema, creando partnership e monetizzando i dati, potrebbero aumentare il ROE a circa il 9-10 per cento e contemporaneamente potranno catturare una parte di alcuni mercati non bancari, il che porterebbe il ROE a circa il 14 per cento, molto al di sopra dell’attuale media del settore. L’innovazione nei servizi bancari applicata a canali, prodotti e servizi, coniugando tecnologia e sviluppo con sostenibilità e fiducia è la leva di business per la prossima evoluzione verso il digital banking.

Per fare ciò, occorre implementare completamente il vasto kit di strumenti digitali che è ora disponibile, qualcosa che la maggior parte degli operatori non è riuscita a fare finora. Si tratta di avviare un fenomeno “disruptive” abilitato dall’IT e, in particolare, dalle tecnologie che il Massachusetts Institute of Technology – MIT chiama SMACi (Social, Mobile, Analytics, Cloud e IoT) o della Terza Piattaforma secondo la terminologia IDC, che ormai grazie all’integrazione tra intelligenza artificiale e robotica viaggia a vele spiegate verso la Quarta Piattaforma. Accenture, da par suo, con la recente ricerca “Global Banking Distribution & Marketing Consumer Study”, ha misurato i trend nelle richieste e nei gusti dei clienti, sondando ben 33mila persone di 18 paesi al mondo. Ebbene, dall’analisi è risultato in modo chiaro che le banche devono focalizzarsi prioritariamente sulla CX e, quindi, offrire al cliente la scelta e il controllo, in qualsiasi momento, del canale preferito e della interazione personalizzata, mantenendo la stessa esperienza, con lo stesso set informativo, su ogni canale.


#DX #Banche e #assicurazioni, primi investitori in soluzioni di #BigDataAnalytics nel 2017. Tale primato rimarrà invariato almeno fino al 2020 (dati @IDCItaly)
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«L’industria bancaria italiana, in particolare, sta lavorando da anni per rendere i servizi digitali più accessibili e agevolare il cliente nel ricorso ai pagamenti elettronici anche per i servizi della pubblica amministrazione» – afferma Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI (www.cbi-org.eu). «Ciò grazie alle infrastrutture condivise create per rispondere alle evoluzioni in atto nel mercato dei pagamenti». La principale è sicuramente l’infrastruttura gestita dal Consorzio CBI, creato nel 2008 sotto l’egida dell’ABI come “think tank” di innovazione precompetitiva per le banche italiane nel mercato dei servizi transazionali. In questo contesto, è nato CBILL per la visualizzazione e il pagamento online, in modalità multicanale e multibanca, di utenze domestiche, ticket sanitari, multe, tributi, tasse, cartelle esattoriali, quote associative, assicurazioni, abbonamenti a teatro e altro ancora. CBILL è offerto in modalità competitiva da oltre 440 banche consorziate ed è anche l’attuazione del modello 3 di pagoPA (pagamento attivato da PSP). È fruibile dall’utente mediante tutte le tipologie di canale. Il cittadino con CBILL ha un unico “cruscotto” per consultare e pagare online i propri debiti e gli avvisi di pagamento della PA. In questo periodo, circa 170 aziende private hanno scelto CBILL per offrire ai propri clienti una modalità digitale semplice e sicura di pagamento, che consente la riconciliazione automatica del medesimo. A queste, si aggiungono le oltre 10mila pubbliche amministrazioni, che attraverso l’adesione al nodo pagoPA emettono avvisi di pagamento per servizi e tributi ai cittadini indicando CBILL tra le modalità di pagamento. «A fine dicembre 2017 – continua Liliana Fratini Passi – erano già state effettuate oltre otto milioni di operazioni di pagamento, per un controvalore complessivo di oltre due miliardi di euro. In particolare, nel mese di settembre 2017, sono stati rilevanti i pagamenti verso il Comune di Milano, che ha emesso avvisi pagoPA per la TARI. Il CBILL è stato usato per il 75 per cento dei pagamenti».

Per quanto riguarda il tema BDA, «il Consorzio CBI – visto l’enorme patrimonio informativo a disposizione (sulla sola sua rete sono veicolati circa 10 terabyte di dati all’anno, tra 460 istituti bancari e oltre un milione di imprese contrattualizzate) – ha avviato un percorso di analisi, con l’obiettivo di definire un nuovo servizio per le banche, basato sull’analisi quantitativa dei dati con modelli di analisi costruiti sui paradigmi BDA. Tutto ciò – conclude Liliana Fratini Passi – all’interno di una visione cooperativa che garantisce ai consorziati un supporto aggregato nella definizione delle proprie scelte commerciali, preservando allo stesso tempo la propria area competitiva». Il Servizio BDA CBI prevede l’impiego di un data lake centralizzato all’interno del quale archiviare, anonimizzare e arricchire – anche mediante l’accesso a database esterni – i dati transazionali CBI delle banche che aderiscono all’iniziativa. Sui differenti output di un’apposita dashboard, la singola banca aderente può poi sviluppare i modelli di predictive analytics che ritiene più opportuni secondo le proprie competenze e i propri interessi di business. Attraverso l’ampliamento della base dati, ogni banca può incrementare l’efficacia e la robustezza dei propri modelli predittivi: studi pilot hanno infatti stimato che l’ampliamento della base dati potrà incrementare di circa il 60 per cento le prestazioni dei modelli previsionali in uso dagli istituti finanziari. L’avvio ufficiale dell’iniziativa è previsto per i primi mesi di quest’anno, dopo aver completato la fase di test con un primo gruppo di banche che hanno aderito fin da subito al progetto.

«Nonostante i significativi cambiamenti, già osservati nel settore dei servizi finanziari negli ultimi 10 anni, le evoluzioni che si prospettano dal 2018 al 2021 saranno senza precedenti» – sostiene Fabio Rizzotto, head of local research and consulting di IDC Italia. «Concordo sul fatto che l’impatto di un’economia di scala conseguente alla Digital Transformation (DX) in questo settore sarà innanzitutto nell’aumento dell’importanza della Customer Experience (CX). Assisteremo, inoltre, alla proliferazione di soluzioni innovative e di ulteriore generazione di cyber security, di intelligenza artificiale (AI) e sistemi cognitivi, oltre alla modernizzazione della infrastruttura di back-office con l’utilizzo massiccio di open API framework, il tutto finalizzato a migliorare l’efficienza e la redditività complessiva. Ma la trasformazione verso il nuovo modello di business si rivelerà più complessa di quanto sembra» – sottolinea Rizzotto. «Far evolvere verso la DX la grande quantità di tecnologie e processi legacy accumulati negli anni e ancora operativi non è un compito facile». L’inevitabile inerzia del cambiamento organizzativo rende poi la sfida ancora più onerosa.


#DX Le #banche in grado di scaricare a terra la loro #capacità di #piattaforma potranno aumentare il ROE al di sopra della media del settore ( #McKinsey )
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Secondo IDC, mentre tutte le banche a livello mondiale riconoscono l’importanza della DX nel loro business per competere nella economia digitale, quasi il 40 per cento non ha ancora messo in campo una strategia sostenibile per affrontarla. Meno del 10 per cento può essere ritenuto leader nell’innovazione e di potersi agevolmente adattare al nuovo corso, o di creare una disruption significativa nel mercato di riferimento. «Le banche che stanno riuscendo nella DX – prosegue Rizzotto – sono quelle che riconoscono la necessità di intraprenderla a partire dai più alti livelli dell’organizzazione e di seguirla con una valutazione chiara e accurata degli obiettivi di business rispetto alle loro capacità tecnologiche e operative». Innovare verso il digitale significa confrontarsi con un nuovo ulteriore rischio, in un contesto operativo in cui è necessaria l’innovazione per difendersi dai nuovi attori di mercato, come le società piattaforma citate, e conformarsi alla compliance normativa. «La PSD2, per esempio, – continua Rizzotto – sta stimolando nuovi processi e aree di business senza precedenti per le organizzazioni europee, purtroppo, la maggior parte di queste si sta concentrando solo sulla questione della conformità, invece che sulla vera novità rappresentata dall’open banking». Per sfruttare l’enorme potenzialità dei dati posseduti dalle organizzazioni e applicare a questi tecniche di advanced analytics, «la stragrande maggioranza delle banche – conclude Rizzotto – sta investendo in strumenti BDA e data services per automatizzare ed affinare le funzionalità interne di risk management». I BDA sono i fattori abilitanti del supporto e dell’automazione decisionale e sono finalmente al centro dell’attenzione dei top executive. Questa categoria di soluzioni è anche uno dei pilastri fondamentali per abilitare gli sforzi di DX nei processi di business. La stima IDC per il 2017 a livello mondiale individuava il settore finance (assicurazioni, titoli e servizi di investimento ecc.) come primo investitore nelle soluzioni di BDA. Tale primato rimarrà invariato almeno fino al 2020, con una crescita CAGR (Compound Annual Growth Rate) nella spesa, valutata al 13,3 per cento. Le principali aree di utilizzo andranno dal rilevamento delle frodi alla gestione del rischio e alla ottimizzazione della CX.

BANCA 4.0

Insomma, anche nel settore Finance, così come nell’Industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “Finance 4.0” o “Banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati sulla DX e la CX. Con il digital banking sarà sempre più facile per il cliente ricevere da remoto assistenza e consulenza sull’operatività di tutti i giorni, sia su canali digitali che dal contact center, ma anche consulenza sugli investimenti e offerte di prestiti in tempo reale. Il digital banking quindi diventerà il canale operativo principale, dove potrà confluire anche tutta la parte contrattualistica. La filiale tradizionale continuerà però a essere strategica, ma dovrà essere molto più orientata alla consulenza finanziaria, creditizia e di tesoreria, piuttosto che alle operazioni rutinarie. Queste saranno esplicate, anche in filiale, con l’uso di “software bot” in grado di rispondere alle richieste del cliente. Il vantaggio, in tal caso, è che i software bot sono disponibili 24 ore su 24. Sebbene il digital banking rappresenti il futuro, il vero fattore di successo sta nella totale integrazione di tutti i canali digitali con quelli fisici. Questo richiederà un enorme sforzo di trasformazione in cui l’operatore di filiale sarà sempre più consulente del cliente, utilizzerà strumenti di CRM 2.0. e si trasformerà in “brand ambassador” offrendo servizi ad alto valore aggiunto. Siamo, quindi, di fronte a una evoluzione verso la cosiddetta “filiale ibrida” o “phygital”, che supera la separazione tra fisico e digitale. La banca diventa, in tal modo, sempre più “liquida” alla Bauman, con i servizi che seguono il cliente in ogni canale.


#DX #Banche Automatizzare i processi, innovare la cultura aziendale e sviluppare modelli di business per migliorare i servizi e la customer relation
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Dalla “vecchia banca”, però, dobbiamo recuperare il prezioso patrimonio di fiducia guadagnato nel tempo. Su questa fiducia, e grazie alla potenza della DX, è possibile costruire relazioni e servizi nuovi per l’avvio di una nuova fase di sviluppo. Ciò non significa solo investimenti in IT, ma soprattutto innovazione con l’IT del modello di business, intraprendendo urgentemente un doveroso percorso di revisione dei processi, dell’organizzazione e dell’intera cultura aziendale. Già oggi, si riscontrano le prime storie di successo di banche che iniziano a sviluppare a loro volta “capacità di piattaforma”. Non è, quindi, troppo inverosimile immaginare un giorno in cui offriranno una notevole gamma di servizi e raggiungeranno una base di clienti molto più ampia riuscendo vittoriosi nel gioco della concorrenza digitale. È chiaro però che tutto ciò richiede uno sforzo notevole e coraggio nelle scelte strategiche, oltre a una visione lungimirante sui processi di business e sui partner con cui costituire alleanze.

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Consorzio CBI, presente e futuro dei pagamenti digitali https://www.datamanager.it/2017/11/consorzio-cbi-presente-futuro-dei-pagamenti-digitali/ Fri, 10 Nov 2017 09:26:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134818 Liliana Fratini Passi, direttore generale: «L’obiettivo è di supportare la trasformazione digitale del Paese, spingendo verso la digitalizzazione dei servizi. Il digitale è il futuro» Il Consorzio CBI, nato nel maggio del 2008 per volontà dell’ABI, è un soggetto cardine per lo sviluppo dei servizi digitali con finalità finanziarie nel nostro Paese. Da quasi un […]

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Liliana Fratini Passi, direttore generale: «L’obiettivo è di supportare la trasformazione digitale del Paese, spingendo verso la digitalizzazione dei servizi. Il digitale è il futuro»

Il Consorzio CBI, nato nel maggio del 2008 per volontà dell’ABI, è un soggetto cardine per lo sviluppo dei servizi digitali con finalità finanziarie nel nostro Paese. Da quasi un decennio, serve più di 480 istituti, l’86 per cento dell’industria bancaria italiana e il cento per cento del corporate banking, oltre a Poste Italiane e CartaLis, che appoggiandosi all’infrastruttura condivisa permettono a più di un milione di imprese e alle pubbliche amministrazioni di accedere a servizi transazionali efficienti. Le attività di CBI sono davvero tante e sempre in evoluzione. «Quello che facciamo – spiega a Data Manager Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio – è sviluppare progetti di trasformazione strategica nel mondo dei pagamenti e della gestione documentale. Il nostro lavoro non è solo quello di pensare e ideare ma anche di fornire le infrastrutture di accesso. Sono quest’ultime che consentono ai consorziati di comunicare in via telematica con la clientela sia a livello nazionale che internazionale per l’erogazione dei diversi servizi. Storicamente il Consorzio è conosciuto per lo sviluppo della rete di corporate banking che abilita la gestione di incassi, pagamenti e rendicontazioni, da una banca capofila a tutte quelle presso cui un’azienda ha un conto corrente».

Innovare il contesto finanziario del Paese

L’obiettivo è di supportare la trasformazione digitale del Paese spingendo verso la digitalizzazione dei servizi. Questo porta, e lo farà ancora di più in futuro, una concreta ottimizzazione delle risorse a disposizione. Come spiega Liliana Fratini Passi – «un conto è avere tante strade statali parallele, che portano verso un’unica destinazione, e un altro poter contare su un’autostrada unica, capace di ridurre l’onere di manutenzione con una ripartizione dei costi tra i provider che gestiscono il traffico». Il Consorzio CBI sviluppa servizi basati su standard condivisi, sui quali ogni consorziato può creare servizi in concorrenza. Da anni, il Consorzio CBI collabora anche con l’Agenzia per l’Italia Digitale, per esempio per il lancio di pagoPA, il sistema di pagamenti elettronici realizzato per rendere più semplice per i cittadini il pagamento verso la pubblica amministrazione, attraverso qualsiasi Prestatore di Servizi di Pagamento aderente (PSP). E tra i progetti sviluppati dal Consorzio, CBILL è quello che mette in pratica le linee guida di pagoPA, semplificando i pagamenti online degli avvisi di pagamento e di conseguenza la comunicazione tra enti, aziende e cittadini. «CBILL consente di consultare e pagare online bollettini, multe, ticket sanitari, cartelle esattoriali e tanto altro. In pratica, stiamo parlando del sistema che realizza il cosiddetto Modello 3 dell’AgID. In piena operatività dal 2015, 443 banche offrono il CBILL abilitando il pagamento online di oltre 150 fatturatori privati e 8.900 pubbliche amministrazioni, tra scuole, comuni e ASL e altri enti».


#PagamentiDigitali Liliana Fratini Passi @ConsorzioCBI Un’autostrada unica per i servizi
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Riduzione del contante in circolazione

Una conseguenza indiretta, ma voluta, di CBILL è la riduzione della circolazione del contante e di tutto ciò che ne deriva: costi di produzione, manutenzione, lotta alle frodi, alla produzione di falso. Il digitale è il futuro, lo sanno le banche che hanno colto sin da subito l’invito del Consorzio CBI ad aderire a CBILL per il pagamento online dei bollettini e avvisi di pagamento. Il bello è che CBILL non solo consente di risparmiare tempo evitando lunghe code agli sportelli ma contribuisce a risolvere un problema ancora presente nel panorama nazionale, quello delle frodi tramite la cosiddetta stornabilità. «Capita ancora che una persona paghi un bollettino e poi richieda lo storno dal conto» – spiega Liliana Fratini Passi. «A quel punto il debito, formalmente, viene sanato ma in realtà non c’è nessun riscontro economico per l’azienda o la PA creditrice. Con CBILL invece il creditore ha la certezza immediata dell’avvenuto incasso. Lato utente debitore, stiamo sviluppando varie funzionalità, tra le quali l’utilizzo del codice fiscale per verificare tramite internet banking le proprie pendenze in essere: insomma non consideriamo CBILL solo un mezzo per pagare online ma un informatore della propria situazione finanziaria debitrice a 360 gradi».

Serve maggiore omogeneità dell’offerta

Il successo è nelle cifre: sono in tutto 15.780 le PA già aderenti a pagoPA (di cui 8.900 su CBILL), 2.141.412 le operazioni portate a termine, oltre 300.000 con il solo CBILL dall’inizio del 2017. Ma per raggiungere la perfezione, occorre armonizzare i livelli di adesione, non solo da parte degli intermediari ma anche delle PA. «Se risiedo a Roma – spiega Liliana Fratini Passi – devo poter pagare ad esempio la TARI della casa di Roma e di quella della casa al mare nella stessa modalità, così come di altri servizi. Ma non solo: serve lavorare sulla divulgazione del digitale anche tra i cittadini e su questo siamo attivi anche attraverso altri partner. Per esempio con Feduf, la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, abbiamo promosso lo scorso anno il progetto “Pay 2.0 il denaro del futuro”. Inoltre, stiamo portando avanti una specifica campagna di comunicazione, che intende sensibilizzare i cittadini sull’utilizzo dei pagamenti digitali. Le diverse iniziative vedono affiancare a eventi sul territorio una comunicazione trasversale tramite sito e canali social, rafforzata dalle iniziative che le singole banche stanno realizzando a supporto della comprensione del servizio CBILL».

Semplicità di accesso e focus sulla sicurezza

Cosa c’è nel futuro del Consorzio CBI in termini di nuovi strumenti? «Stiamo lavorando con AgID per abilitare le amministrazioni più lungimiranti all’avviso digitale» – risponde Liliana Fratini Passi. «Questo permetterà, in accordo con gli istituti finanziari, di inviare all’account del cliente messaggi specifici circa un debito in scadenza, da poter solvere in pochi passi. La strada è quella dell’ampliamento delle possibilità tenendo ben in mente la semplicità dell’accesso e delle operazioni». Questo – però – pone un’attenzione particolare alla sicurezza digitale, ragione per cui il Consorzio ha rafforzato, e continuerà a farlo, i livelli di protezione di sua competenza. Il CBILL è un servizio sicuro perché offerto dalle banche attraverso i propri canali online e fisici, che garantiscono il massimo della sicurezza attraverso l’utilizzo di vari codici (codice utente, password e PIN dispositivo) e protocolli di sicurezza informatica. A ciò si aggiunga che le disposizioni di pagamento derivanti dall’utilizzo di CBILL, transitano nella rete CBI, rete chiusa e dedicata, gestita dal Consorzio CBI, seguendo stringenti protocolli di sicurezza. Una rete che connette oltre 460 istituti finanziari, che offrono servizi di incasso, pagamento e informativi a oltre un milione di imprese, e in cui circolano ogni anno oltre cinque miliardi di transazioni.


PagamentiDigitali #CBI il canale più utilizzato nel 2016 @ConsorzioCBI
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Il cambiamento anche nella PA

Il servizio CBILL rappresenta un contributo importante per la digitalizzazione e l’efficientamento della PA. Il primo passo per abilitarsi al servizio CBILL, da parte di una pubblica amministrazione, è aderire alla piattaforma PagoPA, come obbligo di legge. «Seguendo le linee guida fornite dall’Agenzia per l’Italia Digitale si effettua un percorso di adeguamento organico e funzionale, che giunge poi alla scelta dei servizi che il cittadino può pagare online e tramite quali canali. Vista la quasi complementarità delle piattaforme, arrivare dalla compliance di PagoPA a CBILL è naturale e conveniente» – conclude Liliana Fratini Passi. Dietro i numeri forniti dal direttore del Consorzio CBI, c’è un presente chiaro e un futuro ancora più roseo. I dati dimostrano come quello di CBI sia stato il canale più utilizzato dalle aziende italiane nei movimenti di pagamento e incasso nel 2016, tale da rappresentare il 50 per cento di tutte le operazioni automatizzate via web. Considerando che le abitudini dei consumatori stanno migrando sempre più verso il digitale, le soluzioni del Consorzio si candidano a diventare le preferite dagli italiani nei prossimi anni.

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Con il servizio CBILL, sviluppato dal Consorzio CBI, pagamento fatture più sicuro e veloce per i clienti TIM https://www.datamanager.it/2017/03/servizio-cbill-sviluppato-dal-consorzio-cbi-pagamento-fatture-piu-sicuro-veloce-clienti-tim/ Mon, 06 Mar 2017 16:39:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120495 TIM e UniCredit hanno siglato una partnership per offrire il servizio di pagamento on-line della fattura TIM in modo immediato e sicuro attraverso CBILL, l’innovativo servizio sviluppato dal Consorzio CBI e offerto dagli Istituti Finanziari Consorziati per la consultazione e il pagamento di fatture in modalità multicanale e multibanca. I clienti TIM di linea fissa […]

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TIM e UniCredit hanno siglato una partnership per offrire il servizio di pagamento on-line della fattura TIM in modo immediato e sicuro attraverso CBILL, l’innovativo servizio sviluppato dal Consorzio CBI e offerto dagli Istituti Finanziari Consorziati per la consultazione e il pagamento di fatture in modalità multicanale e multibanca.

I clienti TIM di linea fissa e mobile possono quindi effettuare il pagamento delle fatture con una user experience intuitiva e sicura utilizzando il servizio di internet banking dei circa 500 istituti finanziari che aderiscono al progetto (elenco su www.cbill.it) e per alcuni anche tramite ATM, mobile banking e presso lo sportello.

Il CBILL consente la consultazione e il pagamento on-line di bollette e avvisi di pagamento (utenze, ticket sanitari, multe, tasse e altro ancora). A oggi sono già state effettuate circa 5 milioni di operazioni di pagamento, per un controvalore complessivo di oltre 1 miliardo di Euro, verso i circa 500 fatturatori attivi tra privati e Pubblica Amministrazione. Numeri in continua crescita grazie ai vantaggi per gli utenti ma anche per le imprese e la Pubblica Amministrazione.

Mentre con gli altri servizi di pagamento on-line i clienti possono pagare solo i bollettini delle aziende o delle Pubbliche Amministrazioni che hanno sottoscritto specifici accordi con il loro istituto di credito, con CBILL basta collegarsi al proprio internet banking per consultare e pagare bollettini e conti spesa di qualsiasi azienda o ente abbia adottato il servizio CBILL.

A oggi solo il 3% dei 630 milioni di bollettini emessi ogni anno in Italia è intermediato dai canali bancari. Una percentuale che per effetto di CBILL potrebbe crescere notevolmente, con vantaggi per milioni di famiglie e imprese italiane.

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Consorzio CBI, la sfida digitale dalla PA al B2B https://www.datamanager.it/2016/05/consorzio-cbi-la-sfida-digitale-dalla-pa-al-b2b/ Wed, 18 May 2016 10:28:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101628 In questo momento, si sta combattendo una battaglia culturale per superare lo stato ancora per molti aspetti di relativa “arretratezza” in cui si trova l’Italia rispetto ai temi della digitalizzazione. Il Consorzio CBI è in prima linea in questo scenario Creato sotto l’egida dell’Associazione Bancaria Italiana, il Consorzio CBI (Customer to Business Interaction – www.cbi-org.eu) è un […]

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In questo momento, si sta combattendo una battaglia culturale per superare lo stato ancora per molti aspetti di relativa “arretratezza” in cui si trova l’Italia rispetto ai temi della digitalizzazione. Il Consorzio CBI è in prima linea in questo scenario

Creato sotto l’egida dell’Associazione Bancaria Italiana, il Consorzio CBI (Customer to Business Interaction – www.cbi-org.eu) è un soggetto aperto, al quale possono partecipare le banche, gli intermediari finanziari e altri soggetti autorizzati a operare nell’area dei servizi di pagamento in Italia e nel territorio dell’Unione europea. Vi aderiscono circa 580 istituti finanziari che offrono i propri servizi in modalità competitiva a quasi un milione di imprese e amministrazioni pubbliche. «Il nostro obiettivo è quello di creare una nuova cultura dell’innovazione e rimettere l’Italia tra i protagonisti a livello internazionale» – spiega a Data Manager Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI. Esiste tuttora un gap non irrilevante tra gli obiettivi individuati dall’Agenda Digitale Europea per il nostro Paese e i risultati effettivamente conseguiti. Anche sul fronte dei pagamenti elettronici, l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri paesi europei anche per via del ricorso al denaro contante. «Nel 2009, il 90% delle transazioni degli italiani avveniva in cash, a fronte di una media europea del 70%. Nel 2012, la percentuale è leggermente migliorata, in quanto siamo passati all’87%, ma l’Europa nello stesso anno era intanto ulteriormente scesa al 60%» – sottolinea Fratini Passi.


#ePayments Fratini Passi @ConsorzioCBI La sfida #digitale dalla #PA passa al #B2B
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Cittadini e amministrazioni pubbliche

Il ricorso al denaro “virtuale” alternativo al contante incide parecchio anche all’interno della PA, perché investe il tema enorme del cambiamento delle relazioni tra cittadini e pubbliche amministrazioni. I risultati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano sull’e-Government (edizione 2016) confermano che la metà dei cittadini italiani maggiorenni è disposta ad effettuare pagamenti alla PA con modalità alternativa al contante, posto che la PA stessa sia in grado di ricevere questi pagamenti. «Il consorzio investe nella condivisione di piattaforme infrastrutturali per la valorizzazione delle attività collaborative, necessarie al miglioramento dell’offerta competitiva dei singoli aderenti nei confronti della propria clientela. Si tratta di servizi di pagamento e gestione documentale ad alto valore aggiunto». I servizi che gli intermediari finanziari offrono ai propri clienti, sia corporate che retail, grazie alle infrastrutture che il consorzio gestisce per i propri aderenti, vanno dal corporate banking interbancario, alla fattura elettronica, al servizio Cbill e ai servizi di nodo per la PA. Questi standard tecnici e normativi sono condivisi e interoperabili sia a livello nazionale che internazionale. Il consorzio CBI dispone di un’infrastruttura di rete che permette lo scambio di flussi finanziari e informativi tra tutti gli istituti finanziari che ne fanno parte, le imprese e le pubbliche amministrazioni.

Più efficienza e competitività                        

«Le attività del consorzio abilitano gli aderenti a svolgere un ruolo di riferimento nel processo di efficienza dei processi e più in generale di trasformazione dell’Italia» – sottolinea Fratini Passi. L’infrastruttura del consorzio aiuta la PA a colloquiare con tutte le banche italiane e con le imprese e i clienti delle banche. Abilita i cittadini a effettuare pagamenti di tutti i bollettini in modalità online. E consente il riuso delle reti e degli asset tecnologici già acquisiti ottimizzando le risorse. «Il consorzio contribuisce al processo di digitalizzazione del paese» – prosegue Fratini Passi. «La fattura è stata individuata come la chiave di volta in grado di spingere i processi aziendali verso elevati livelli di efficienza e competitività, soprattutto guardando alla riduzione dei costi e al miglioramento complessivo dei processi aziendali. Questo strumento ha attratto l’interesse del consorzio in quanto esso già possiede una struttura e un canale di veicolazione tra banche e imprese. Abbiamo riutilizzato l’infrastruttura di rete per fare in modo che le banche potessero offrire ai propri clienti il canale trasmissivo della fattura elettronica nei confronti dell’Agenzia delle Entrate attraverso il suo braccio tecnologico, Sogei. Tutto questo ha assunto un’importanza determinante alla luce dell’obbligo della fatturazione elettronica verso la PA centrale e locale».

Riduzione dei costi della PA

L’adozione della fattura elettronica comporta una serie di vantaggi competitivi per le imprese. Tra questi, una riduzione delle attività human-based a basso valore aggiunto. La riduzione degli spazi per la conservazione delle fatture cartacee. La riduzione delle dispute legate ai ritardi e ai disguidi nella trasmissione delle fatture e l’eliminazione dei costi postali. E la maggiore efficienza nei flussi di cassa. «È molto ampio il contesto nel quale si esprimono i vantaggi della fatturazione elettronica. A fronte dei benefici vanno però affrontati alcuni investimenti tecnologici e organizzativi, ma nel complesso possiamo sicuramente affermare che questo strumento digitale rappresenta una grande opportunità per ottimizzare i processi per le imprese e per la stessa PA» – sottolinea Fratini Passi. «I risparmi ottenibili tramite la fatturazione elettronica sono notevoli: da 1 a 2 euro per fattura per la sola conservazione sostitutiva, e fino a 65 euro per ogni processo di fatturazione (dall’ordine al pagamento), nel momento in cui l’azienda ha integrato nel proprio ciclo il processo digitale. Moltiplicato per tutte le fatture aziendali, questo si traduce in milioni di risparmio su base annua».


#ePayments Fratini Passi @ConsorzioCBI Il futuro dei pagamenti digitali nel Paese del contante
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Fatturazione digitale B2B

La fattura elettronica verso la PA è propedeutica all’introduzione della fattura elettronica anche tra privati, in ottica B2B. Il prossimo passo è favorire la dematerializzazione e digitalizzazione di tutto il ciclo di ordine, fatturazione e pagamento, facendolo diventare un volano e colmando almeno in parte il ritardo dell’Italia rispetto al contesto europeo. Il provvedimento dello scorso agosto 2015 va in questa direzione, spiega Fratini Passi. In Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto legislativo sulla trasmissione telematica delle operazioni Iva e di controllo delle cessioni di beni, decreto che introduce alcune misure volte a incentivare l’utilizzo della fattura elettronica e della trasmissione telematica dei corrispettivi. «Il legislatore ha così posto degli incentivi e dei meccanismi di semplificazione per le aziende che, in maniera virtuosa, adotteranno processi di fatturazione elettronica tra privati».

Sburocratizzare il Paese

Si introduce in via opzionale, a decorrere dal 1 gennaio 2017, la possibilità di invio telematico all’Agenzia delle Entrate dei dati di tutte le fatture ricevute o emesse mediante il sistema di interscambio. In questo modo, l’Agenzia si mette a disposizione per ricevere le fatture elettroniche emesse tra privati. In più, si prevede la messa a disposizione, sempre da parte dell’Agenzia, dal 1 luglio 2016, di un servizio di base per la predisposizione di un file contenente i dati della fattura elettronica. «La fattura e i pagamenti elettronici aiuteranno a sburocratizzare e rendere più efficiente tutto il sistema paese» – conclude Fratini Passi. «Come ogni cambiamento, ci saranno degli ostacoli culturali da superare, ma il digitale è ormai la scelta ovvia di ogni paese che voglia essere protagonista del suo stesso futuro».

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Ve(n)dere nel futuro https://www.datamanager.it/2015/09/vendere-nel-futuro/ Mon, 21 Sep 2015 14:06:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=83483 Dalla tavola rotonda sui pagamenti elettronici è emersa la ricetta di una visione diversa, davvero integrata, che unisce i mondi del commercio elettronico e tradizionale Dietro la spinta di un aggregato tecnologico costituito da mobilità, nuove modalità di trasmissione, grandi volumi di interazione e sicurezza avanzata, il mondo dei pagamenti in denaro ha subito una […]

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Dalla tavola rotonda sui pagamenti elettronici è emersa la ricetta di una visione diversa, davvero integrata, che unisce i mondi del commercio elettronico e tradizionale

Dietro la spinta di un aggregato tecnologico costituito da mobilità, nuove modalità di trasmissione, grandi volumi di interazione e sicurezza avanzata, il mondo dei pagamenti in denaro ha subito una trasformazione epocale rispetto ai modelli basati essenzialmente sul contante o su strumenti di credito e debito alternativi. Dalla convergenza con i mondi del mobile commerce e dell’e-commerce, gli strumenti di pagamento elettronici e virtuali rappresentano ormai un mercato autonomo delle transazioni in atto tra esercenti e consumatori, attraverso l’intermediazione dei cosiddetti issuer o gestori delle varie piattaforme. Mercato che come tutti gli altri è esposto a una crescente pressione liberalizzatrice.

La tavola rotonda promossa da Data Manager in collaborazione con Unicredit Business Integrated Solutions, si è prefissa lo scopo di analizzare le prospettive di questo mercato sotto vari punti di vista. Gli strumenti più interessanti e il loro substrato tecnologico e infrastrutturale. I vincoli di natura giuridico-normativa. I temi fondamentali come la sicurezza e la fiducia. I progetti che originano da nuovi entranti, gruppi consortili, categorie professionali, pubbliche istituzioni. Le strategie che il mondo bancario sta mettendo in atto per riaffermare, trasformandolo, il loro primato.

Intorno al tavolo dedicato alla payment (r)evolution ha preso posto una autorevole rappresentanza di protagonisti già affermati, brand commerciali attivi in un contesto multicanale, service provider e startup. Una discussione stimolante per la ricchezza dei temi trattati e per la spontaneità del dibattito che senza mai abbandonare un piano professionale e qualificato, ha portato a una insolita concretezza un argomento che è stato oggetto, in questi anni, di faticose sperimentazioni contornate da paludati, ma poco costruttivi convegni.

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VICINI AL PUNTO DI SVOLTA

Proprio citando la parola chiave “casi d’uso”, ha esordito Giulio Carmignato, anche nelle vesti di padrone di casa di un evento che il responsabile della linea prodotti transazionali di Unicredit Business Integrated Solutions definisce molto stimolante. «Raramente in contesti di questo tipo, riescono a incontrarsi rappresentanti di mondi diversificati, trasporti, ristorazione, editoria, viaggi, consentendo quindi di confrontare esperienze non solo lato servizi di pagamento ma soprattutto sul piano della fruizione di questi servizi». Cinque anni fa, ha aggiunto Carmignato, il fenomeno dei pagamenti elettronici, esploso nella prima fase di sviluppo del commercio elettronico, era ancora in larga misura una moda. «Oggi, viceversa, è un tema fattuale: siamo vicini a un punto di svolta rispetto all’uso di strumenti di pagamento virtuali, o se vogliamo tecnologici. Ancora la carta ha una sua predominanza, ma siamo molto vicini a questo tipping point. Dobbiamo cercare di capire come, insieme, possiamo accelerare questo avvicinamento, dando luogo a una crescita che non sarà più lineare, ma esponenziale».

Come è emerso con forza durante il dibattito, l’idea di una azione coordinata, in grado di coinvolgere davvero tutti gli stakholder tecnologici, bancari e non bancari, commerciali, legislativi, deve assolutamente predominare rispetto a una lunga fase storica in cui l’attesa rivoluzione italiana della monetica non è riuscita a emergere in maniera unitaria da una miriade di singole sperimentazioni. Lasciando aperti varchi che nuovi entranti stranieri come Paypal – una sorta di convitato di pietra della nostra tavola rotonda – hanno saputo presidiare.

Se Carmignato ha sentito di poter parlare di tipping point è perché siamo in presenza di segnali significativi sul versante infrastrutturale e delle spinte innovative che arrivano da molte direzioni, a incominciare da operatori come Apple e che contribuiscono a creare un contesto molto favorevole. «Quindi infrastrutture, tecnologie, contesto e infine – ha proseguito Carmignato rivolgendosi ai suoi interlocutori –  i casi d’uso di strumenti che devono essere utili ma divertenti da usare, a costo quasi nullo. Devono procurare un vantaggio ai loro utilizzatori, dando al tempo stesso una sensazione di praticità e sicurezza». Un ultimo fattore in questa equazione, ha concluso Carmignato, è quello legislativo, «che deve favorire lo sviluppo di queste applicazioni, magari imponendo l’uso di certi strumenti di pagamento e dall’altra deve dare regole chiare. La regolamentazione degli operatori di pagamento è un tema che va affrontato perché un mercato sicuro e regolamentato può davvero raggiungere l’auspicato tipping point».

 

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I VANTAGGI DELLA COOPETITION

Sulle infrastrutture, lo stesso Carmignato ha voluto subito coinvolgere Liliana Fratini Passi, direttore generale di CBI, il consorzio che riunisce 600 banche italiane. Una posizione che le ha consentito di spiegare quello che il sistema bancario sta facendo per promuovere nuovi modelli di architettura e servizio alla base dell’offerta che le banche rivolgono al cittadino, all’impresa, alla pubblica amministrazione. «La forza di una banca –

ha spiegato Fratini Passi –  si esprime attraverso la sua capacità di competere non solo come singola entità, ma come sistema nel garantire interoperabilità e accessibilità ai servizi». Le azioni coordinate erano importanti quando le banche si trovavano a operare in un contesto di sostanziale esclusività. «Oggi, le normative emanate a livello europeo, come la Payment Service Directive 2 recepita in Italia, fa sì che i nuovi competitor non siano più quelli con cui ci siamo confrontati fino a ieri. La “disruptive competition” di soggetti come Google e Apple, che hanno la forza dei numeri delle grandi economie di scala, obbliga il sistema a cooperare sempre meglio dove si può cooperare, cioè nelle infrastrutture, per competere sui servizi a valore aggiunto». Quali sono i servizi abilitati dalle infrastrutture e i protocolli sviluppati da CBI? «Per esempio, il Corporate Banking, il sistema che permette a un milione di imprese di governare pagamenti, incassi, moduli F24, gestendo in modo efficiente la loro tesoreria. Proprio a fine 2014, è stato lanciato CBILL, la rete per il pagamento dei bollettini postali online. In Italia, il bollettino postale è uno degli strumenti più amati, se ne emettono 630 milioni all’anno. Metà arrivano dalla PA, il restante dalle utility, le grandi aziende, le piccole imprese. E le poste incassano il 90% della quota parte online attraverso il loro canale fisico, gli sportelli. Con CBILL, la banca permette ai suoi clienti di visualizzare e pagare il bollettino direttamente, in multicanalità, con qualsiasi device inclusi i canali fisici degli ATM». Un aspetto che Fratini Passi sottolinea con forza riguarda il problema di fondo del sistema Paese: l’Italia non riesce a liberarsi del contante e dei notevoli costi associati alla sua gestione. «Lo sforzo da compiere è ancora notevole perché il livello di virtualizzazione delle operazioni di pagamento che crediamo di aver raggiunto riguarda in realtà meno del 10% del transato in Italia. Questa mole di pagamenti fisici determina un costo equivalente a un punto percentuale di PIL, suddiviso tra imprese e intermediari. Costo rappresentato da sicurezza, controlli, gestione». Liberandosi dal peso del denaro contante, sostiene Fratini Passi, l’Italia potrebbe liberare una cospicua mole di risorse e il consorzio CBI lavora, sullo sfondo delle infrastrutture, per abilitare questo affrancamento operando nella logica della coopetition.

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UNO SFORZO DI SISTEMA

La direttrice generale di CBI, riprendendo lo spunto dell’importanza del quadro regolamentare, ha sottolineato come le leggi sulla fatturazione elettronica hanno indirizzato i rapporti delle imprese con la pubblica amministrazione. «La PA è il maggior pagatore in Italia: il 50% dei pagamenti viene effettuato dall’amministrazione a fronte delle fatture emesse da 300mila fornitori. Adesso, il legislatore sta già discutendo un pacchetto di norme attuative della delega fiscale, all’interno del quale sono previsti incentivi e semplificazioni per le aziende che spontaneamente adotteranno misure di fatturazione elettronica tra privati. Le infrastrutture che abilitano già i pagamenti sono trasparenti, possono portare messaggi, documenti strutturati, fatture elettroniche, mandati, rendicontazioni. Il mondo può essere integrato. Ma l’intero sistema deve spingere verso il cambiamento e investire».

In questo sistema, hanno una parte consistente i circuiti di carte di credito e debito, i primi, storicamente, ad aver imboccato un percorso alternativo. Per Francesco Tornatore, che come head of digital & partnerships di American Express, ha la responsabilità dell’acquisizione dei clienti dei servizi online, una chiave di lettura fondamentale è la semplificazione della user experience. «Su questo fronte stiamo lavorando su tematiche come la firma digitale, con l’obiettivo di semplificare il processo di acquisizione. Oggi, anche chi va sui nostri siti per ottenere una carta deve compilare moduli, stamparli, firmare, inviarli: una user experience troppo frammentata». Tornatore propone un esempio dal Regno Unito, nazione molto più avanzata in questi ambiti. American Express, sottolinea il manager, ha una presenza diretta nel percorso di acquisto dei biglietti aerei dal sito British Airways. «Il viaggiatore si reca sul sito, richiede un biglietto e nel momento in cui deve effettuare il pagamento gli viene proposto l’acquisto di una carta American Express, che viene richiesta contestualmente. Se i controlli, tutti automatici, vanno a buon fine, il cliente riceve il numero della sua carta e lo può usare per la transazione. La tecnologia per questo tipo di servizi c’è, i vincoli sono di natura procedurale, normativa». American Express, spiega ancora Tornatore, sta lavorando su processi di acquisizione dei clienti single session, in cui le necessarie operazioni di identificazione e valutazione del cliente avvengono in un solo passaggio, attraverso una procedura di riconoscimento tramite bonifico e con firma digitale. In Gran Bretagna, esistono le stesse regole di precisa identificazione dei clienti, ma i controlli incrociati vengono demandati a “consumer reporting agency” che semplificano al massimo il percorso di acquisizione. Le verifiche sulla posizione creditizia e l’identità sono integrate. «In Italia, discutiamo troppo, spesso le regole per il digitale sono una mera trasposizione di quello che avviene nel mondo fisico. Abbiamo bisogno di un supporto legislativo diverso se vogliamo accelerare l’offerta di questi servizi».

 

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TECNOLOGIA E NORMATIVA

NO ALLE DUE VELOCITÀ

Lo stesso problema di “doppia velocità” tra evoluzione tecnologica e adeguamento normativo, è riconosciuto da un altro operatore bancario, Banca Popolare di Sondrio, rappresentato al tavolo dal suo responsabile per il governo del sistema informativo e innovazione, Marco Buratti. «Dobbiamo cercare di predisporre meglio il mercato verso questi strumenti. Se la tecnologia ha velocità e fluidità molto pervasive, l’attore bancario deve svincolarsi da time-to-market non abbastanza veloci. Il cliente corre dietro le tecnologie, si aspetta nuove cose, e sul versante offerta si rischia di non riuscire a stare al passo». Le aziende storiche di questo settore devono cambiare per contrastare la concorrenza di operatori over the top (OTT) capaci di agire in modo molto più tattico. «Occorre grande concentrazione su investimenti, ricorso a soluzioni quasi plug and play, e come si è visto in questi ultimi anni, forte cooperazione tra i vari attori per un più veloce time-to-market, puntando su situazioni capaci di generare fin da subito determinati volumi. Un esempio potrebbe essere costituito dagli strumenti P2P, per il trasferimento di fondi tra privati». Un modo per fare concorrenza a Paypal? Forse. «Magari introducendo strumenti innovativi sul nostro mercato» – ha risposto Buratti, subito confortato da Giulio Carmignato di Unicredit Business Integrated Solutions che ha ricordato i recenti test con soluzioni P2P “stile WhatsApp” che sfruttano l’infrastruttura europea SEPA. In Europa e fuori dall’Europa, ha aggiunto Buratti, le logiche vanno spesso nella direzione della disintermediazione dell’operatore bancario, che spesso viene coinvolto solo nella fase finale, quella che autorizza gli spostamenti dei soldi da un conto all’altro. «Penso per esempio a un operatore assicurativo che oggi può pensare di utilizzare formule pay per use su piattaforme proprie. In questo senso, c’è un enorme potenziale nella scatola nera a bordo delle auto, una tecnologia che generando molti dati può spalancare la strada a un mondo di servizi. Noi stiamo lavorando anche su concetti come il bancomat mobile per assicurare tutti gli aspetti di compliance. Anche per la cultura IT della banca, la mobilità rappresenta l’apertura di un fronte nuovo, un “terzo silos” di attività che si affianca a quello che è stato fatto per l’internet banking dei clienti aziendali e per l’home banking».

 

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PMI, UNA NUOVA CULTURA DEL PAGAMENTO

A questo punto della discussione, ha preso la parola Daniele Melato, direttore area grandi clienti di Corvallis, sviluppatore e system integrator che vanta una lunga storia di collaborazione con il settore bancario e assicurativo. Melato fa anche parte della commissione che, in Confindustria, segue il mercato dei servizi di pagamento. «Tutte le idee di cui stiamo discutendo oggi ci vedono coinvolti in prima persona come fornitori di servizio» – ha esordito Melato, lamentando una situazione in cui, l’Italia – malgrado infrastrutture di rete di pagamento all’avanguardia in passato – «non è riuscita ad avere un ruolo di leadership in Europa, consentendo ad altri Paesi di fare evoluzioni che ancora, a mio parere, non sempre sono all’altezza del nostro sistema». A proposito della confusione di ruoli che domina in una fase in cui tutti sembrano volersi costruire strumenti di pagamento ad hoc, ha detto Melato, certe operazioni richiedono «logiche di sicurezza, connessioni con entità abilitate ad accedere a informazioni sui conti correnti, possibilità di effettuare operazioni di addebito e accredito immediato». E queste sono le caratteristiche del sistema MyBank, una piattaforma europea di pagamento e identità digitale cui aderiscono già circa 150 tra banche e operatori di servizi di pagamento (PSP) e sulla quale Corvallis sta sviluppando una serie di servizi. Anche qui, il messaggio rivolto al settore bancario italiano è chiaro: piattaforme come MyBank sono aperte a organismi che promuovono una cultura del pagamento autonomo e disintermediato rispetto ai circuiti tradizionali. Le banche devono muoversi se non vogliono perdere competitività. «Molte evoluzioni in questo settore riguardano i privati» – spiega Daniele Melato. «Non c’è ancora una cultura dei servizi tra aziende piccole e medie. In ambito SEPA, vedremo novità anche nell’ambito dell’acquisto online dei titoli. Nel giro di due o tre anni potremo fare operazioni oggi impensabili».

A questo punto della tavola rotonda, il dibattito si è animato da un proficuo scambio di esperienze e idee da parte dei responsabili tecnologici e finance di imprese di produzione e servizio, direttamente interessate al pagamento virtuale come tool non solo transazionale ma anche di “customer relation”. Il primo a intervenire è stato Remo Gattiglia, CFO del Gruppo tessile Miroglio, una realtà, spiega Gattiglia, che vende 18 milioni di capi di abbigliamento all’anno (di proprietà del Gruppo, per esempio i negozi dell’insegna Motivi). Miroglio può ritenersi soddisfatta di una percentuale di transazioni in elettronico pari al 60%, ma ritiene che i margini di miglioramento siano ampi, tra gestione della quota rimanente di denaro fisico e semplificazione dei processi di registrazione delle fatture. «Una normativa più stringente, sia sulla fatturazione, sia sull’incentivazione delle transazioni elettroniche darebbe immediatamente grossi vantaggi a tutti» – ha detto Gattiglia.

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NEGOZI FISICI E VIRTUALI

UNA SOLA ESPERIENZA

L’intervento di Miroglio è diventato di estremo interesse quando Gattiglia si è addentrato nella descrizione della strategia commerciale del Gruppo, che punta moltissimo sull’integrazione delle esperienze online e offline. «Dobbiamo trasformare completamente la visione di negozio tradizionale. È giusto preservare quell’esperienza per determinati clienti, ma oggi, chi accede a uno dei mille negozi Miroglio ha sicuramente in tasca un dispositivo smart, si aspetta cose molto diverse». Il Gruppo pensa a servizi come un’offerta basata anche sulla conoscenza dei capi che il cliente ha acquistato in passato, e anche a una convergenza tra le funzioni sperimentate nei siti di e-commerce e le modalità di visita del punto vendita. Convergenza, conclude Gattiglia, che prevede anche l’eliminazione delle solite “aree cassa”, rimpiazzate da dispositivi e applicazioni che abilitano la stessa commessa a gestire la fase del pagamento della merce. Per Davide Surace, chief digital officer di Gruppo Effe 2005 (Feltrinelli), il sistema bancario dovrebbe adeguarsi in fretta ai criteri di immediatezza, approfondita conoscenza del cliente, flessibilità su cui i nuovi canali commerciali digitali costruiscono il loro crescente successo. «Noi digitali abbiamo una maggiore sensibilità nei confronti della experience e quello che vogliamo è ridurre al minimo i passaggi per i consumatori. Anche in Italia, Paypal è un caso di successo perché è riuscita in questa semplificazione». Dal racconto di Surace emergono i molti punti di forza, spesso semplici, della piattaforma di pagamento americana. Tra questi, il mero fatto di trasmettere al merchant sia le informazioni contabili sia le anagrafiche con l’indirizzo di spedizione della merce. «Per noi, produttori di contenuti digitali, è fondamentale un sistema che consente al cliente registrato di concludere tutto con pochi click. Surace ha fornito altri esempi di validi sistemi alternativi, come la recente iniziativa PowaTag, che vanta già 150 partner rilevanti in Italia, basato su tag di verifica del pagamento che possono essere trasmessi in formato grafico (QR Code) o audiovisivo, e ha messo l’accento anche sul grande fervore che altri player, come Google, stanno mostrando nei confronti dei pagamenti mobili. «Da incontri come questo – sottolinea Surace – mi aspetto che il sistema bancario ci dia una mano. Sui nostri siti possiamo integrare tutti i sistemi di pagamento che vogliamo, ma io devo chiedermi che credibilità possono avere? Con l’arrivo delle grandi banche italiane, il mondo dei pagamenti subirebbe una positiva accelerazione».

 

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UN POS VIRTUALE PER L’ARTIGIANO

La storia degli ultimi anni insegna che nel mondo digitale, la credibilità si può costruire molto in fretta. E lo stesso Surace riconosce che il pubblico sembra essere “affamato” di soluzioni innovative al punto di essere disposto ad affidarsi a brand non ancora consolidati ma efficaci. Alla nostra tavola rotonda, Orlando Merone, fondatore, presidente & UxD di Solo ha interagito con i rappresentanti di alcuni tra le principali realtà bancarie nazionali e internazionali, ma la società di servizio da lui fondata, Solo, è una startup che ha solo un anno di vita. Solo, spiega Merone, ha sviluppato una piattaforma basata su un PSP francese. «Abbiamo in pratica realizzato una architettura di API il cui primo prodotto è un terminale POS virtuale che consente a professionisti, artigiani e piccole imprese di fatturare e ricevere un pagamento con carta di credito e debito, condividendo con il cliente un semplice link. Le richieste di pagamento possono essere inviate via mail, sms, WhatsApp, o essere associate a un QR Code». Tutto estremamente flessibile e a costo ridotto per il merchant. Merone afferma che il vantaggio di Solo sta nell’aver eliminato la necessità di terminali hardware e di costose registrazioni. Con Solo il venditore deve semplicemente ottenere un identificativo utente. Il sistema crea un wallet elettronico verso cui il payment service provider farà confluire i fondi che gli acquirenti autorizzeranno, sempre con pochi click, dalle loro carte di pagamento. Dal wallet, il denaro può essere trasferito al conto corrente di appoggio. «Il nostro obiettivo era andare incontro a un’ampia fascia di commercianti che pur non disponendo di un POS, che magari non possono permettersi di avere, si trovano a dover accettare pagamenti elettronici. La nostra soluzione è semplice, trasparente, richiede una unica fee di utilizzo, da versare solo quando si usa il sistema». Un altro modo, insomma, per contribuire a fare “cultura di innovazione pratica” e promuovere strumenti che prestissimo, sostiene Merone, diventeranno ordinari».

A dispetto del loro potenziale futuro, tutti gli strumenti al centro del dibattito, al momento devono calarsi in una realtà che mostra evidenti sacche di resistenza. Lo ha ricordato Nicola Gasperini, amministratore delegato di HSE24, il canale televisivo interamente dedicato allo shopping. «Studio il settore da 15 anni e dal punto di vista dei pagamenti non sono cambiate molte cose. I nostri clienti sono bravissimi con la multicanalità, ma lo strumento dominante quando si tratta di pagare è il contrassegno». E la conseguenza di questo squilibrio, ha precisato Gasperini, costi a parte, è anche un margine più elevato di merce non consegnata, che si traduce in un mancato incasso. «Per HSE24, il solo pagamento con carta di credito potrebbe significare il 5% di consegnato in più»  – ha spiegato l’AD, aggiungendo che i tentativi di incentivare formule diverse, anche attraverso sensibili sconti sul prezzo finale, non hanno dato i risultati sperati. Una situazione sorprendente se si pensa, ha concluso Gasperini, che il cliente delle televendite dimostra di apprezzare la multicanalità della relazione, segue le aste sullo schermo tv, utilizza il web per approfondire: il cliente multicanale, secondo valutazioni interne, arriva a spendere tre volte più della media.

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IL DOMINIO DEL CONTRASSEGNO

La spesa in contrassegno, tuttavia, non è affatto legata al target di vendita, che nel caso di HSE24 è molto femminile. Edenred, il gruppo leader sul mercato dei buoni pasto (suo il celeberimmo brand Ticket Restaurant), osserva dinamiche molto simili nella relazione con i suoi clienti, le aziende che acquistano i blocchetti di buoni pasto cartacei. Davide Blanchetti, ICT manager della società, ha rilevato le stesse forme di avversione nei confronti di strumenti di pagamento alternativi, almeno fuori dalla cerchia delle grandi organizzazioni, molto più orientate a processi strutturati e automatizzati. «Anche noi, per questo stesso motivo, abbiamo avviato progetti di facilitazione dell’acquisto online dei buoni». Ma l’aspetto della dematerializzazione interessa particolarmente a Edenred là dove la sostituzione della carta riguarda non tanto la transazione commerciale col cliente, ma il buono pasto stesso, in un settore che si sta chiaramente spostando verso modalità di “couponing” e di buoni elettronici. «La tecnologia era pronta qualche anno fa su cose più classiche come le card – oggi – è abilitante su modi ancora più virtualizzati» – ha affermato Blanchetti. «Ma questa tecnologia dev’essere supportata dalla normativa. Un esempio su tutti, da luglio di quest’anno entra in vigore in Italia la defiscalizzazione del ticket elettronico a sette euro (margine più ampio di quello riservato al ticket cartaceo – ndr). Molte aziende che hanno il cartaceo saranno propense allo spostamento verso l’elettronico, o almeno così auspichiamo perché siamo orientati a questo stesso modello di business. Il binomio normativa e tecnologia deve procedere di pari passo. Lo vediamo nel campo del mobile POS: una spinta molto forte che non è ancora adeguatamente supportata».

 

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IL PAGAMENTO È MOBILE

Il grande tema del pagamento in mobilità non può non coinvolgere un brand dominante come Samsung Electronics. Il colosso coreano, fresco del lancio della propria piattaforma di pagamento mobile, Samsung Pay, è intervenuto attraverso il suo product & solution director in Italia (dove il brand ha circa il 70% di quote di un mercato stimato in 20 milioni di smartphone venduti ogni anno), Antonio Bosio, il quale ha messo in evidenza lo sforzo compiuto per abilitare, a livello di terminale utente, tutte le applicazioni emerse nel corso della discussione, spesso affrontando grossi dilemmi di posizionamento di prezzo. «Un esempio è la tecnologia NFC, che abbiamo scelto di implementare anche nei dispositivi entry level, nonostante la loro bassa marginalità». Dal punto di vista di Samsung, ha continuato Bosio, il vero digital divide non riguarda le questioni infrastrutturali o di disponibilità di banda. Il tema riguarda piuttosto i servizi, potenzialmente accessibili, ma sottoutilizzati. «Ci sono persone che hanno una grande alfabetizzazione tecnologica ma per motivi propri, diversi, semplicemente non utilizzano, non vogliono utilizzare le app» – ha detto Bosio. «I dati rilevati dai nostri clienti dicono che in media se ne installano trenta su ogni smartphone, ma solo cinque sono quelle veramente sfruttate. Contro questo fenomeno, dobbiamo adottare un approccio di sistema. Quello per silos verticali, in cui ognuno si fa le proprie cose, non semplifica la vita degli utenti». Per contribuire a questa visione più integrata, ha ricordato ancora Bosio, Samsung non sta facendo leva solo sugli smartphone: anche la componente smart tv assume una importanza crescente. «Infine, il pagamento digitale non deve essere percepito come eccezione in un mondo che rimane fisico. Per questo Samsung concepisce diverse soluzioni professionali verticalizzate sul commercio retail, per favorire un’esperienza utente che non diventi digitale solo nel momento di effettuare il pagamento».

Anche Francisco “Paco” Souto, CIO di Alpitour, ha osservato la presenza di una barriera culturale a un impiego più disinvolto di strumenti virtuali, riconducendoli in parte anche a una problematica finora ignorata dal nostro panel: la fiscalità. «A una transazione commerciale corrisponde l’emissione di una fattura e questo semplice meccanismo non è ancora calato completamente nella realtà italiana. Poi, c’è la realtà legislativa. Il legislatore è sempre indietro e non parlo solo delle norme relative al pagamento in sé, ma di privacy, di tutte le operazioni al contorno di una transazione, sempre troppo complessa. Ho vissuto lunghe esperienze in Spagna, Portogallo e anche qui in Italia: le cose non cambiano mai molto e questo mi preoccupa». Alpitour movimenta qualcosa come 600mila viaggi all’anno e nei momenti di picco si supera la soglia di mille pratiche di viaggio accese al giorno. «La relazione con il cliente non si esaurisce con il pagamento, ma esiste – secondo Souto – un prima, un durante e un dopo». Si tratta, ha osservato ancora il CIO di Alpitour, di clienti che ancor più che “multicanali” sono ormai “omnicanali”. «Il cliente comincia da un canale, passa all’altro, rientra da un’altra parte. E Alpitour alterna continuamente tra transazioni B2C e B2B». Un contesto sfidante, che non vede ancora la luce di una autentica semplificazione. Souto ha citato alcune delle difficoltà che rendono i suoi processi interni una corsa a ostacoli, dal problema dei limiti di importo sulle carte di credito ai costi di integrazione che Alpitour deve affrontare per poter garantire al cliente l’accesso a diversi strumenti e circuiti, «perché manca una singola figura di incumbent che possa agire da intermediario». C’è anche un’osservazione che riguarda la scarsa propensione all’uso di servizi e app. Souto ha rilevato una preoccupante mancanza di consapevolezza, tra i consumatori, in materia di sicurezza dei dispositivi mobili e ha concluso il suo intervento citando anche il problema dei costi della connettività mobile.

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TANTI PLAYER, UN SOLO CLIENTE

In chiusura di tavola rotonda, è arrivato l’intervento di Alessandro La Rocca, head of the organizational structure innovation plans and sales integration – strategic planning head office di Trenitalia Gruppo FS. Forte di una lunga esperienza di digitalizzazione delle relazioni con gli utenti dei grandi player del mondo dei trasporti, avendo anche gestito la realizzazione del primo sito di e-commerce di Alitalia, La Rocca è in grado di delineare una efficace sintesi dei nodi che si frappongono alla creazione, in Italia, di un vero sistema integrato e convergente di e-, mobile- e physical commerce. Apprezzando il fatto che il dibattito ha definitivamente sancito la necessità per aziende e organizzazioni di avere dei responsabili infrastrutturali capaci di parlare anche il linguaggio del business, La Rocca ha evidenziato l’opportunità di calare la maschera su un’ipocrisia di fondo che si aggiunge ai diversi problemi tecnici, di regolamentazione di privacy. Questa ipocrisia si chiama frammentazione. Tutte le aziende affermano di vedere il cliente al centro, ma è un cliente che viene passato di mano in mano come pacco sigillato, di cui ogni volta bisogna ricostruire la storia. «Le normative in vigore fingono di considerare esclusivo il rapporto che ho con il mio cliente. Peccato che dopo mezz’ora, questa stessa persona diventa cliente di un altro, e di un altro ancora. Abita sempre nella stessa via, ha in tasca le stesse carte di credito, che fanno riferimento allo stesso conto corrente. Dobbiamo finalmente decidere quali devono essere gli standard per una autentica “interoperabilità” del cliente» – ha esortato La Rocca. Solo la possibilità di mettere a fattore realmente comune anagrafiche e informazioni sul comportamento del consumatore può aprire la strada a un nuovo sistema di relazione tra fornitore e cliente. «Il tipping point è spingere verso una normativa che consenta di condividere i dati in maniera sicura e controllata dall’utente, per gestire il cliente quando ha scelto di entrare in un negozio Samsung o in una boutique Miroglio, con semplicità e naturalezza. E se proprio qualcuno vuole pagare cash pagherà in contanti». Il vettore, ha concluso La Rocca, sta seguendo diversi progetti ispirati a uno scenario condiviso, come carte regionali che consentono di usufruire di treni e trasporti locali con un unico documento di viaggio elettronico, o un ambizioso piano per la conversione del valore dei punti di fidelizzazione che davvero consenta al titolare di fidelity card di usufruire di premi e sconti nell’intero ecosistema dei partner di questo programma Trenitalia.

Chissà che da un incontro come questo, così vivace e informativo, non possano scaturire future iniziative capaci di favorire la nascita di una vera e propria piattaforma integrata e di una vision condivisa. Un manifesto per il commercio del futuro.

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Fattura elettronica e CBILL, benvenuti nell’Italia digitale https://www.datamanager.it/2015/07/fattura-elettronica-e-cbill-benvenuti-nellitalia-digitale/ Mon, 20 Jul 2015 09:00:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=79882 Dematerializzazione ed efficienza amministrativa, i cardini del servizio del Consorzio CBI, ma il futuro riguarda anche i privati La digitalizzazione del sistema Paese passa anche dal servizio di fatturazione elettronica e CBILL sviluppati dal Consorzio CBI e offerti dalle banche e dagli istituti di credito che vi aderiscono ai propri clienti. Il consorzio è aperto a […]

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Dematerializzazione ed efficienza amministrativa, i cardini del servizio del Consorzio CBI, ma il futuro riguarda anche i privati

La digitalizzazione del sistema Paese passa anche dal servizio di fatturazione elettronica e CBILL sviluppati dal Consorzio CBI e offerti dalle banche e dagli istituti di credito che vi aderiscono ai propri clienti. Il consorzio è aperto a tutti i soggetti autorizzati a operare nell’area dei servizi di pagamento in Italia e nell’Unione europea. Attualmente, i consorziati sono 580 istituti finanziari che offrono servizi a un milione di imprese e alla PA. «Da ormai una quindicina di anni, stiamo accompagnando la digitalizzazione delle imprese e dei cittadini» – spiega il direttore generale, Liliana Fratini Passi. Il Consorzio gestisce l’infrastruttura tecnica per la connessione telematica tra gli istituti aderenti e i loro clienti, per l’erogazione del servizio CBI, CBILL e di Nodo CBI. «Il più diffuso è il servizio di corporate banking interbancario, che permette a imprese multi-bancarizzate di dialogare con uno solo degli istituti finanziari per operazioni di incasso e pagamento verso tutti gli altri istituti». La fatturazione elettronica rientra invece nell’area della gestione documentale, ed è uno dei servizi più importanti offerti dai consorziati ai clienti. «Noi la intendiamo come funzione evolutiva che le imprese possono richiedere alla propria banca, con cui abbiano già attivato contratti di corporate banking. Il corporate banking è in sostanza la modalità con cui le imprese dialogano telematicamente con le banche, e queste finestre oggi offrono una serie di funzioni, non solo disporre pagamenti, incassi e ottenere rendicontazioni. Ormai dal 2013, le banche hanno attivato servizi di veicolazione della fattura elettronica per ampliare il set delle funzioni a disposizione delle imprese».


#fatturaelettronica Fratini Passi @ConsorzioCBI : Più efficienza, qualità e meno costi
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L’efficienza e la qualità

La missione del Consorzio è di definire funzioni di digitalizzazione nel rapporto dei pagamenti, degli incassi e della dematerializzazione o gestione dei documenti per migliorare l’offerta dei propri consorziati verso i loro clienti. In termini di legge, è stato introdotto l’obbligo da parte dei fornitori della PA e degli enti pubblici di emettere, trasmettere e conservare esclusivamente fatture in formato elettronico: a partire dal 6 giugno 2014 per ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza. E dal 31 marzo 2015 per le altre pubbliche amministrazioni. «Ci siamo adoperati per valorizzare le attività collaborative al fine di esprimere al meglio il concetto di riusabilità delle infrastrutture cooperative, che già sono a disposizione delle banche, al fine di ampliare ulteriormente l’offerta di servizi a valore aggiunto di ogni intermediario finanziario» – prosegue Fratini Passi.


#fatturaelettronica Fratini Passi @ConsorzioCBI : 600 milioni di risparmi per i fornitori
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I temi, come sempre quando si parla di digitalizzazione, vedono in prima linea l’efficienza, la qualità e il risparmio. Per quanto riguarda la fattura elettronica, si tratta di automatizzare tutto il processo, dall’ordine alla conferma, dall’emissione della fattura al pagamento. Questo comporta vantaggi in termini di riduzione degli errori, costi legati al fattore umano, costi del mantenimento degli archivi fisici e abbattimento dei tempi di esecuzione. In tutto si stimano da 65 a 80 euro di risparmio per singola fattura. Nelle situazioni medie di azienda, l’efficienza derivante dalla dematerializzazione si traduce in 17 euro di risparmio per singola fattura, di cui 14 per la riduzione della manodopera e 3 per gestione e archiviazione. Tradotto in termini di sistema paese invece, i fornitori della pubblica amministrazione risparmieranno 600 milioni di euro mentre i benefici per la PA centrale e locale toccheranno il miliardo di euro. Il 31 marzo l’obbligo si è esteso a tutte le PA locali (Province, Regioni, Comuni), completando il percorso iniziato a giugno dell’anno scorso. Dal 1 al 30 aprile, che ha coinciso con la prima fase dell’obbligo, il Sistema di Interscambio, gestito da Sogei per conto dell’Agenzia delle Entrate, ha ricevuto quasi 2 milioni di file di fatture elettroniche, quadruplicando il numero rispetto al mese precedente. Di questi, oltre l’86% sono stati inoltrati alle PA, mentre solo una piccola percentuale è stata scartata per errori o per impossibilità di recapito.


#fatturaelettronica Fratini Passi @ConsorzioCBI : Quasi 1 miliardo per la PA centrale e locale
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La sfida e il cambiamento

«L’ambizione del Legislatore è l’adozione spontanea, magari favorita e agevolata, della fattura elettronica tra privati. Sono previsti in un nuovo decreto alcuni pacchetti di semplificazione per la piccola impresa e il privato, insieme a una gestione più efficiente per i rimborsi Iva. Il formato tecnico, ovvero lo standard di riferimento per la fattura elettronica verso la PA e quello tra privati dovrà convergere». Per favorire l’adozione spontanea, verrebbero messe in campo alcune misure come l’eliminazione degli obblighi delle imprese relative allo spesometro e la garanzia generalizzata del rimborso IVA entro tre mesi dalla dichiarazione annuale, e la riduzione da quattro a tre anni dei termini per gli accertamenti e le rettifiche. CBILL invece riguarda il mondo della consultazione e pagamento delle bollette in modalità multibanca e multicanale. L’innovazione riguarda il cittadino, che prima poteva pagare online tramite home banking i bollettini di fatturatori contrattualizzati dalla propria banca mediante accordi specifici in tal senso. «è il frutto del lavoro che per due anni abbiamo svolto, anche guardando alle esperienze internazionali più significative, per capire come si inquadrava il fenomeno dell’electronic bill presentment and payment (EBPP)». Esiste un mercato italiano di bollettini emessi, quasi tutti pagati alle poste. Riutilizzando le infrastrutture e la rete centrale del Consorzio, il cliente della banca ha la possibilità di pagare la bolletta di un fatturatore o di una PA indipendentemente dal fatto che questo abbia sottoscritto o meno un accordo con la stessa banca. Il fatturatore diventa quindi raggiungibile da tutti i clienti di tutte le banche italiane.


#digitalizzazione Fratini Passi @ConsorzioCBI Verso la bolletta elettronica
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«Con CBILL, il cittadino verifica l’importo da pagare e quindi procede con il versamento. Questa nuova modalità è particolarmente interessante alla luce dei grandi cambiamenti tecnologici che stanno investendo la nostra vita di tutti i giorni, a partire dal mobile payment. Abbiamo cercato di partire da questo servizio per permettere ai fatturatori di mettere a disposizione elettronicamente tutti i dati delle bollette ai clienti retail delle banche italiane, corporate e PA non solo tramite l’internet banking ma in logica competitiva, alcune banche fanno pagare anche tramite ATM e smartphone». La sfida e il cambiamento sono stati anche a livello concettuale, per immaginare un servizio che andasse a intercettare i pagamenti dei bollettini e farli transitare attraverso i canali bancari. Il servizio è partito il 1 luglio 2014 e la quasi totalità degli intermediari finanziari ha messo a disposizione CBILL sull’home banking dei propri clienti. Tra i fatturatori già contrattualizzati ci sono alcuni player come Enel Energia, Enel Servizio Elettrico e RAI, mentre tra poco si aggiungerà anche Telecom. Anche alcuni Comuni stanno aderendo a CBILL, grazie alla possibilità di far pagare ticket sanitari e multe. Ai primi di maggio sono state attivate 700mila operazioni di pagamento, con oltre 100 milioni di euro. Il servizio registra tassi di crescita mensile pari al 15%, con un valore medio di 155 euro per utenza. «Questi numeri sono destinati a crescere – conclude Fratini Passi – e tra poco aderiranno al servizio altri player importanti come Equitalia».

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Pagamenti elettronici: Equitalia aderisce al servizio CBILL https://www.datamanager.it/2015/06/pagamenti-elettronici-equitalia-aderisce-al-servizio-cbill/ Thu, 18 Jun 2015 13:12:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=76876 Da oggi si potranno pagare gli avvisi e le cartelle di pagamento con gli importi sempre aggiornati, attraverso internet banking Equitalia aderisce a CBILL, l’innovativo servizio, messo a punto dal Consorzio CBI, per la consultazione e il pagamento delle bollette in modalità multicanale e multibanca. La convenzione, firmata dal Presidente del Consorzio CBI e Direttore generale […]

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Da oggi si potranno pagare gli avvisi e le cartelle di pagamento con gli importi sempre aggiornati, attraverso internet banking

Equitalia aderisce a CBILL, l’innovativo servizio, messo a punto dal Consorzio CBI, per la consultazione e il pagamento delle bollette in modalità multicanale e multibanca.

La convenzione, firmata dal Presidente del Consorzio CBI e Direttore generale dell’ABI Giovanni Sabatini e dal Responsabile della Divisione Servizi Accentrati di Corporate di Equitalia Franco Mazza, prevede che ogni cliente degli Istituti Finanziari elencati sul sito www.cbill.it possa effettuare il pagamento degli avvisi e delle cartelle di pagamento emesse da Equitalia con opzione di ricalcolo dell’importo prestampato sul bollettino RAV qualora esso risulti variato (a causa, ad esempio di pagamento in ritardo o di emissione di uno sgravio da parte dell’Ente).

Grazie al colloquio telematico implementato sulla piattaforma CBILL verso i sistemi di Equitalia il contribuente, attraverso internet banking ed altri canali messi a disposizione in modalità competitiva da ciascun Istituto Finanziario, ad esempio tablet, smartphone e sportello automatico (ATM), potrà beneficiare di un servizio “intelligente” che gli consente, in tutta autonomia, di saldare l’esatto importo che risulta dovuto alla data dell’operazione.

L’accordo sottoscritto si inserisce nel più ampio e generale percorso di semplificazione del rapporto con i contribuenti intrapreso ormai da anni da Equitalia. In tal senso, infatti, uno degli ambiti su cui si è molto investito è stato proprio l’ampliamento dei punti di pagamento alternativi allo sportello, con l’obiettivo di garantire maggiore capillarità sul territorio ed orari e giorni di apertura più ampi e flessibili.

Ad oggi sono state attivate diverse reti di pagamento alternative allo sportello presso le quali è disponibile il servizio di ricalcolo automatico degli importi, ovvero il sito internet www.gruppoequitalia.it, i tabaccai convenzionati con Banca ITB, le ricevitorie Sisal e Lottomatica, gli uffici postali. Tutte le informazioni sono consultabili alla voce “Come e dove pagare” presente sul sito di Equitalia.

Nell’anno 2014, presso tali canali, sono state registrate oltre 10 milioni di transazioni.

Gli sportelli di Equitalia rimangono ovviamente sempre a disposizione di cittadini e imprese per avere informazioni e trovare, attraverso il dialogo con il personale, la migliore soluzione possibile alle situazioni più complesse.

 

Il servizio CBILL è stato lanciato lo scorso 1° luglio e fino ad oggi ha già fatto registrare quasi 700 mila operazioni, ciascuna del valore medio di circa 155 euro, per un controvalore complessivo di oltre 108.4 milioni di euro. Numeri destinati a crescere, considerando che è prevista a breve l’adesione di altri fatturatori, tra aziende private e pubbliche amministrazioni. Per quanto riguarda invece gli istituti finanziari, al momento sono già 525 – pari al 90% dei consorziati CBI – quelli che offrono il servizio. Tra i grandi fatturatori pubblici e privati, hanno già aderito ENEL Energia, ENEL Servizio Elettrico, Azienda USL 8 Arezzo, Consorzio della Bonifica Renana, Italriscossioni Srl, Rai e, da oggi, anche Equitalia.

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Pagamenti elettronici: Rai aderisce al servizio CBILL https://www.datamanager.it/2015/01/pagamenti-elettronici-rai-aderisce-servizio-cbill/ Tue, 20 Jan 2015 14:22:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=68065 Le famiglie italiane titolari di un conto corrente online potranno pagare il canone attraverso PC, tablet, smartphone e sportello automatico La Rai aderisce a CBILL, l’innovativo servizio, messo a punto dal Consorzio CBI, per la consultazione e il pagamento delle bollette in modalità multicanale e multibanca. Da quest’anno, pagare il canone è dunque ancora più […]

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Le famiglie italiane titolari di un conto corrente online potranno pagare il canone attraverso PC, tablet, smartphone e sportello automatico

La Rai aderisce a CBILL, l’innovativo servizio, messo a punto dal Consorzio CBI, per la consultazione e il pagamento delle bollette in modalità multicanale e multibanca. Da quest’anno, pagare il canone è dunque ancora più comodo e veloce: le famiglie italiane titolari di un conto corrente online, infatti, potranno effettuare il pagamento tramite PC, tablet, smartphone e sportello automatico, risparmiando tempo e denaro.

Gli attuali servizi di home banking consentono ai clienti di pagare online solo le bollette delle aziende e delle pubbliche amministrazioni che hanno sottoscritto specifici accordi con la singola banca. Grazie a CBILL, invece, è sufficiente che l’azienda o l’amministrazione fatturatrice abbia adottato il servizio per consentire a chiunque disponga di un conto online di consultare e pagare le bollette attraverso tutti i canali messi a disposizione dalla sua banca: PC, tablet, smartphone e sportello automatico.

Il servizio CBILL è stato lanciato lo scorso 1° luglio e fino ad oggi ha già fatto registrare quasi 340 mila operazioni, ciascuna del valore medio di circa 140 euro, per un controvalore complessivo di oltre 48 milioni di euro. Numeri destinati a crescere, considerando che è prevista a breve l’adesione di altri fatturatori, tra aziende private e pubbliche amministrazioni. Per quanto riguarda invece gli istituti finanziari, al momento sono già 472 – pari all’82% dei consorziati CBI – quelli che offrono il servizio, mentre altri 10 lo stanno attivando. Tra i grandi fatturatori pubblici e privati, hanno già aderito ENEL Energia, ENEL Servizio Elettrico, Azienda USL 8 Arezzo, Consorzio della Bonifica Renana e, da oggi, anche la Rai.

 

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Banche: con CBILL pagamento delle bollette in multicanalità https://www.datamanager.it/2014/08/banche-cbill-pagamento-delle-bollette-in-multicanalita/ Fri, 01 Aug 2014 09:24:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=59672 Nella sola fase di sperimentazione, la metà delle banche italiane ha già aderito al servizio. Registrate più di 19 mila operazioni per circa 2 milioni di euro. Grazie alla completa digitalizzazione delle bollette, ridotto ogni anno il consumo di carta (-12.600 tonnellate) e le emissioni di anidride carbonica (-21.420 tonnellate) Da oggi grazie al Servizio CBILL messo […]

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Nella sola fase di sperimentazione, la metà delle banche italiane ha già aderito al servizio. Registrate più di 19 mila operazioni per circa 2 milioni di euro. Grazie alla completa digitalizzazione delle bollette, ridotto ogni anno il consumo di carta (-12.600 tonnellate) e le emissioni di anidride carbonica (-21.420 tonnellate)

Da oggi grazie al Servizio CBILL messo a punto dal Consorzio CBI, oltre 9 milioni di famiglie e imprese che dispongono di un conto online presso una delle banche che già offrono il servizio potranno consultare e pagare bollette e fatture anche via internet. Il CBILL, infatti, è già disponibile presso il 49,7% delle banche italiane (per numero di sportelli) che hanno scelto di aderire al nuovo servizio già nella fase di sperimentazione, avviata nel primo semestre di quest’anno. In questo primo periodo, sono state registrate oltre 19 mila operazioni per un controvalore di circa 2 milioni di euro.

Gli attuali servizi di home banking consentono ai clienti di pagare online solo le bollette delle aziende e delle pubbliche amministrazioni che hanno sottoscritto specifici accordi con la singola banca. Grazie al CBILL, invece, è sufficiente che l’azienda o l’amministrazione fatturatrice abbia adottato il servizio per consentire a chiunque disponga di un conto online di consultare e pagare le bollette attraverso tutti i canali messi a disposizione dalla sua banca: PC, tablet, smartphone e sportello automatico. “Per milioni di famiglie e imprese italiane – ha detto il Direttore Generale del Consorzio CBI, Liliana Fratini Passi – questo significa risparmiare tempo e denaro. Per il Sistema-Paese, invece, la totale digitalizzazione delle bollette vuol dire anche contribuire alle politiche di sostenibilità ambientale riducendo ogni anno il consumo di carta di circa 12.600 tonnellate e le emissioni di anidride carbonica derivanti dai processi di produzione e invio delle bollette di circa 21.420 tonnellate”.

L’elenco completo delle banche e delle aziende che hanno già aderito al servizio CBILL è disponibili sul sito www.cbill.it. Tra i grandi fatturatori pubblici e privati, troviamo ENEL Energia, ENEL Servizio Elettrico, l’Azienda USL 8 Arezzo e il Consorzio della Bonifica Renana. Ed è solo l’inizio visto che già nelle prossime settimane è prevista l’adesione di altre aziende e pubbliche amministrazioni centrali e locali che emettono bollettini di pagamento a fronte di prestazioni e servizi.

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