Assintel Report 2018: la trasformazione alimenta la crescita

Con un margine percentuale di oltre il 3%, il valore dell’ICT italiano supera la soglia psicologica dei 30 miliardi. Ma il legacy fa ancora da freno

Sarà che la trasformazione digitale sta ridefinendo anche le soglie dell’ottimismo, ma la platea che a Milano, nella sede di ConfCommercio, assiste alla presentazione dell’ultima edizione del tradizionale Assintel Report+ (una seconda presentazione avverrà il 27 novembre a Roma, seguita a dicembre da un apposito evento sui dati relativi all’Osservatorio delle competenze digitali) sembra rinfrancata dai volumi di crescita che la spesa complessiva per l’ICT in Italia registra per questo 2017. Non quell’esplosione che l’importanza del tema della digitalizzazione del business forse meriterebbe, magari nel comparto dei servizi, ma pur sempre una cifra positiva e confortante, che tra l’altro pare confermata anche nelle stime aggregate che IDC, curatrice dello studio, fornisce per i prossimi due anni. Il mercato aggregato degli apparati e dei servizi per l’informatica e le telecomunicazioni supera la soglia dei 30 miliardi di euro, con un +3,1% di delta anno su anno e una buona tenuta, con parecchie punte interessanti, in quasi tutti i sottosegmenti, con una sola eccezione: quella della attesa contrazione del settore Telecomunicazioni (che peraltro “limita” la perdita al -1,6%).

L’esempio delle zone calde

Considerando i buoni margini registrati dall’intero comparto hardware (+6,2%) e le percentuali a due cifre che caratterizzano la corsa delle tematiche più calde del momento, la soddisfazione, se non doverosa, è pienamente giustificata. Il cloud computing risulta ancora vivacissimo con il 27,8% in più, il cognitive è al 20,5%, Big Data al 20,9%, IoT al 16,4%, anche se il primato spetta al salto del 335% di un’area, le applicazioni della realtà virtuale e aumentata che oggi è ancora piccola piccola, ma è destinata secondo Steven Frantzen, il vicepresident EMEA di IDC, che ha preceduto l’intervento del collega Fabio Rizzotto nel fornire un quadro introduttivo a livello continentale, a stimolare la progettualità marketing delle maggiori aziende europee nella rosa delle FT500. Almeno quelle  più sensibili alle stime che per il 2021 calcolano in un miliardo di individui il potenziale bacino di utenti che accederanno a contenuti e app attraverso interfacce di A/VR.

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Cambio di passo

«Il cambio di passo che avevamo auspicato c’è stato – ha detto il presidente di Assintel Giorgio Rapari». Il supporto che per dovere staturario viene fornito agli associati continuerà con maggior vigore, articolandosi lungo lungo i tre assi degli stimoli alla Pubblica Amministrazione, anche sui temi delle gare e dei meccanismi, della trasformazione a livello di sistema e dell’azione culturale soprattutto nei confronti delle piccole imprese, ha concluso Rapari rifacendosi alle osservazioni di Stefano Epifani, del Digital Transformation Institute, che ha parlato degli effetti pervasivi dell’innovazione e della necessità di affrontarla non soltanto armati di specifiche competenze, ma anche sul piano del senso, della capacità di misurare appieno gli effetti del cambiamento. Citando l’umorista James Thurber, Epifani ha concluso il suo intervento esortando gli operatori a non puntare lo sguardo all’indietro con rabbia, o in avanti con paura, «ma a guardare tutt’intorno a noi, con consapevolezza».

La Quarta Piattaforma siamo noi

Diversi dati qualitativi incoraggianti emergono anche dal survey che IDC ha condotto su un campione di un migliaio di aziende italiane e che Fabio Rizzotto ha brevemente illustrato. Le differenze territoriali e quelle legate alle dimensioni delle aziende sono ancora marcate ma bisogna riconoscere la crescente attenzione nei confronti della centralità del cliente, anche nelle sue relazioni con il mondo digitale. «Il cambiamento si innesta però su un tessuto di esperienze che viene dal passato» – ha osservato Rizzotto. La cultura della trasformazione deve accelerare il percorso di affrancamento dai fantasmi della tradizione, perché all’orizzonte si delineano già i contorni di quella che Frantzen chiama già Quarta Piattaforma: la diretta convergenza tra tecnologie e corpo umano.

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