CEO – Chief Executive Officer – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 16 Jul 2026 12:01:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png CEO – Chief Executive Officer – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Cisco: cresce la fiducia dei CEO nell’AI, ma infrastrutture, dati e sicurezza frenano la corsa https://www.datamanager.it/2026/07/ceo-intelligenza-artificiale-infrastrutture-dati-cisco/ Mon, 27 Jul 2026 12:53:41 +0000 https://www.datamanager.it/?p=254198 Il 91% degli amministratori delegati è più ottimista rispetto a un anno fa, mentre il 65% teme che la propria azienda non stia investendo abbastanza rapidamente. Per CIO e responsabili IT, la priorità diventa costruire fondamenta tecnologiche capaci di sostenere l’AI agentica su larga scala. L’intelligenza artificiale non deve più dimostrare di poter funzionare. Per […]

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Il 91% degli amministratori delegati è più ottimista rispetto a un anno fa, mentre il 65% teme che la propria azienda non stia investendo abbastanza rapidamente. Per CIO e responsabili IT, la priorità diventa costruire fondamenta tecnologiche capaci di sostenere l’AI agentica su larga scala.

L’intelligenza artificiale non deve più dimostrare di poter funzionare. Per i vertici aziendali, la domanda è diventata un’altra: l’organizzazione sta investendo abbastanza, e con sufficiente rapidità, per non perdere terreno rispetto ai concorrenti?

È il cambiamento di prospettiva evidenziato dalla seconda edizione dello studio Cisco “Come i CEO vedono l’IA”, realizzato intervistando 2.500 amministratori delegati di aziende con più di 250 dipendenti in 23 Paesi.

Il 91% dei CEO si dichiara più ottimista rispetto allo scorso anno sulle potenzialità dell’intelligenza artificiale. Parallelamente cresce, però, anche il timore di restare indietro: il 65% ritiene che la propria impresa potrebbe non investire abbastanza, rispetto al 53% registrato nella precedente edizione della ricerca.

Oltre due CEO su tre, il 69%, considerano ormai l’adozione dell’AI un requisito essenziale per un’azienda moderna. Lo slancio strategico, tuttavia, non sempre trova riscontro nella preparazione tecnologica delle organizzazioni. Infrastrutture insufficienti, dati frammentati e difficoltà nel garantire sicurezza e controllo rischiano di rallentare il passaggio dai progetti pilota all’adozione su larga scala.

L’AI passa dalla sperimentazione alla priorità strategica

I risultati mostrano una crescente maturità del management nei confronti dell’intelligenza artificiale.

In un solo anno, la percentuale di CEO che si sente frenata nelle decisioni da una conoscenza insufficiente dell’AI è scesa dal 74% al 47%. Anche la quota di leader convinti che questa lacuna impedisca loro di prendere decisioni ponderate è diminuita, passando dal 74% al 49%.

Il problema, quindi, non è più soltanto comprendere la tecnologia, ma tradurre la maggiore consapevolezza in capacità di esecuzione.

L’evoluzione conferma un orientamento già emerso nella precedente edizione dello studio Cisco, quando l’attenzione dei CEO si concentrava soprattutto sulla necessità di sviluppare competenze, modernizzare le infrastrutture e rafforzare la cybersecurity.

Per CIO e IT manager questo cambio di passo aumenta la pressione sulle roadmap tecnologiche. La leadership aziendale si aspetta risultati più rapidi, ma la capacità di produrre valore dipende dalla disponibilità di reti, piattaforme dati, sistemi di sicurezza e modelli operativi adeguati.

Infrastrutture AI-ready: la prima priorità per il 2026

L’aggiornamento delle infrastrutture IT è indicato dai CEO come la principale priorità per il 2026, seguito dalla formazione del personale.

Il 53% degli intervistati teme che i limiti dell’infrastruttura possano rallentare l’adozione dell’intelligenza artificiale. L’esecuzione di modelli e agenti AI richiede infatti reti ad alte prestazioni, capacità di calcolo scalabile, bassa latenza, osservabilità e un controllo coerente degli ambienti on-premise, cloud ed edge.

La questione non riguarda soltanto la potenza di calcolo. Con l’aumento dei workload AI, la rete diventa una componente strutturale dell’architettura: deve collegare dati, modelli, applicazioni e utenti garantendo prestazioni prevedibili e sicurezza integrata.

DataManager ha già approfondito questo passaggio nell’analisi sulla rete come piattaforma AI-ready e nella riflessione sulla corsa alle infrastrutture necessarie per sostenere l’Agentic AI.

I dati frammentati restano il principale ostacolo

La disponibilità di infrastrutture adeguate non basta quando le informazioni aziendali sono disperse tra silos, applicazioni legacy e ambienti non integrati.

Il 34% dei CEO considera i problemi di qualità, accessibilità e centralizzazione dei dati la barriera più significativa all’avanzamento dell’AI. È una percentuale superiore a quella associata a qualsiasi altra singola criticità rilevata dallo studio.

Per un sistema di intelligenza artificiale, e ancora di più per un agente chiamato a prendere decisioni o eseguire operazioni, il contesto è essenziale. Informazioni incomplete, incoerenti o non aggiornate possono produrre risposte poco affidabili e propagare errori nei processi aziendali.

La sfida per i CIO è quindi duplice: rendere i dati tecnicamente accessibili e assicurarne qualità, tracciabilità, significato e corretta autorizzazione. Non si tratta semplicemente di concentrare tutte le informazioni in un unico repository, ma di creare un livello di governance che consenta ai sistemi AI di utilizzare il dato giusto, nel contesto corretto e con permessi coerenti.

Il rapporto tra data governance e intelligenza artificiale diventa così uno degli elementi centrali della strategia enterprise: la governance deve ridurre i rischi senza trasformarsi in un ostacolo all’innovazione.

L’AI agentica porta sicurezza e controllo al primo posto

L’inserimento di agenti AI nella forza lavoro rientra tra le tre priorità principali indicate dai CEO per il 2026. La prospettiva è quella di sistemi capaci non soltanto di elaborare informazioni, ma anche di interagire con applicazioni, utilizzare strumenti ed eseguire attività con diversi livelli di autonomia.

Proprio questa capacità di azione rende sicurezza e controllo la principale preoccupazione dei vertici aziendali.

Un agente compromesso, configurato in modo errato o dotato di privilegi eccessivi può produrre conseguenze operative più significative rispetto a un tradizionale chatbot. Le imprese devono quindi applicare agli agenti controlli sulle identità, autorizzazioni granulari, segmentazione, logging, monitoraggio continuo e meccanismi di revoca.

Come evidenziato nell’approfondimento di DataManager su AI agentica, sicurezza e fiducia, governance e protezione devono essere integrate fin dalla progettazione delle piattaforme, e non aggiunte soltanto dopo il deployment.

Lo stesso principio vale per il threat modeling. L’adozione degli agenti deve tenere conto non solo delle vulnerabilità del modello, ma anche delle azioni che il sistema può compiere, dei dati ai quali può accedere e degli strumenti che può utilizzare.

Umani e AI: il controllo resterà alle persone

Nonostante l’aumento dell’autonomia tecnologica, i CEO non prevedono un futuro in cui l’intelligenza artificiale sostituirà completamente il contributo umano.

Quasi tutti gli intervistati ritengono che entro il 2030 l’AI avrà un ruolo nelle attività aziendali, ma il 72% immagina che continuerà a operare come supporto o a eseguire compiti sotto la direzione, il giudizio o la supervisione delle persone.

Le motivazioni sono operative, oltre che etiche. La supervisione umana è considerata necessaria per garantire la sicurezza dei sistemi, mantenere efficace la collaborazione tra persone e agenti e gestire le conseguenze delle decisioni automatizzate.

Il modello emergente non è quindi quello dell’autonomia assoluta, ma di una collaborazione strutturata nella quale le persone definiscono obiettivi, limiti e responsabilità, mentre gli agenti accelerano l’esecuzione delle attività.

È il principio dello human-in-the-loop, approfondito anche nell’articolo di DataManager “Agenti AI, il cuore operativo della nuova impresa”: l’autonomia cresce, ma deve essere accompagnata da controllo, tracciabilità e una chiara attribuzione delle responsabilità.

In Europa prevale un approccio basato sulla fiducia

La ricerca mette in evidenza una specificità europea. I CEO del continente sembrano meno concentrati sulla velocità di implementazione e più attenti alle modalità con cui l’AI viene introdotta nei processi.

Fiducia, trasparenza e allineamento etico assumono un peso rilevante. L’indicazione che emerge è quella di non sacrificare la fiducia di dipendenti, clienti e stakeholder in nome dell’efficienza o della rapidità di adozione.

Questo orientamento non implica necessariamente un rallentamento dell’innovazione. Al contrario, può contribuire a costruire sistemi più sostenibili nel tempo, evitando che implementazioni opache o scarsamente governate producano rischi legali, reputazionali e operativi.

Per i CIO europei significa affiancare alla roadmap tecnologica una serie di elementi organizzativi: policy sull’utilizzo dei sistemi, criteri di trasparenza, valutazioni del rischio, responsabilità definite e strumenti per documentare le decisioni prese o supportate dall’AI.

Il divario tra ambizione e readiness

Le preoccupazioni espresse dai CEO trovano riscontro nel Cisco AI Readiness Index 2026, condotto su oltre 8.000 responsabili IT a livello globale.

Secondo i dati riportati nel comunicato:

  • soltanto il 22% considera la propria rete ottimale per i workload di intelligenza artificiale;
  • appena il 31% si ritiene pronto a garantire sicurezza e controllo sugli agenti AI;
  • solo il 19% dispone di dati completamente centralizzati e accessibili ai sistemi di AI.

Il quadro evidenzia una distanza significativa tra ambizione strategica e capacità tecnica. I CEO sono sempre più convinti della necessità di investire, ma gran parte delle organizzazioni deve ancora creare le condizioni per trasformare gli investimenti in risultati affidabili e scalabili.

Per i CIO la priorità è costruire fondamenta, non moltiplicare i progetti pilota

La ricerca invia un messaggio chiaro ai responsabili tecnologici: il 2026 non sarà l’anno in cui avviare il maggior numero possibile di sperimentazioni, ma quello in cui scegliere quali progetti portare in produzione e costruire l’architettura necessaria per sostenerli.

La roadmap dovrebbe partire da quattro priorità: modernizzazione della rete e delle infrastrutture, consolidamento del patrimonio informativo, sicurezza degli agenti e formazione delle persone.

A queste si aggiunge la necessità di definire un modello operativo nel quale business, IT, cybersecurity, data team e funzioni di controllo condividano responsabilità e metriche.

La paura dei CEO di non investire abbastanza rapidamente è comprensibile. Tuttavia, aumentare la spesa senza intervenire sulle fondamenta può moltiplicare costi, complessità e rischi. La vera differenza competitiva non dipenderà soltanto dalla velocità con cui le imprese adotteranno l’AI, ma dalla capacità di renderla affidabile, governabile e integrata nei processi aziendali.

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CEO e CFO, la perfetta cooperazione aziendale https://www.datamanager.it/2018/07/ceo-e-cfo-la-perfetta-cooperazione-aziendale/ Wed, 11 Jul 2018 10:39:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151110 Dalla crisi economica globale del 2008, le aziende sono diventate sempre più dipendenti dai propri CFO. Evolvendosi a partire da un ruolo tradizionale incentrato principalmente sulla protezione dei risultati economici, i CFO sono ora responsabili di soddisfare complessi requisiti normativi, identificare nuove opportunità di vantaggi economici e tenere informati i team e i consigli esecutivi […]

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Dalla crisi economica globale del 2008, le aziende sono diventate sempre più dipendenti dai propri CFO. Evolvendosi a partire da un ruolo tradizionale incentrato principalmente sulla protezione dei risultati economici, i CFO sono ora responsabili di soddisfare complessi requisiti normativi, identificare nuove opportunità di vantaggi economici e tenere informati i team e i consigli esecutivi con le informazioni necessarie per poter prendere decisioni strategiche.

Di massima importanza per avere successo in questo ruolo più ampio è la relazione tra CFO e CEO. Una relazione forte può moltiplicare la forza dell’azienda. Una relazione debole può significare guai per i dirigenti stessi, oltre che per l’intera organizzazione. Quindi come si presenta una buona relazione? Gli esperti aziendali concordano sul fatto che la fiducia, la collaborazione e una visione condivisa degli obiettivi aziendali sono fondamentali. CEO e CFO dovrebbero avere capacità e personalità complementari. Per esempio, se un CEO tende a essere troppo ottimista (sia sulle proiezioni dei ricavi che sui benefici di potenziali investimenti o acquisizioni), il CFO può fornire punti di vista equilibrati con scenari finanziari basati sui fatti e valutazioni del rischio. È molto importante che questi dirigenti presentino un fronte unito una volta prese le decisioni. Bisogna cercare di evitare di creare l’idea di poliziotto buono e poliziotto cattivo, con il CEO che fornisce sempre buone notizie e il CFO che comunica quelle negative.


#CFO #CEO Una relazione forte per moltiplicare la forza dell’azienda – @Tagetik
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La comunicazione è al centro di ogni solido rapporto CEO-CFO. Dovrebbe essere frequente e regolare, onesta e franca. Quando si sostiene una posizione particolare o si esaminano i pro e i contro di una decisione importante, entrambi dovrebbero presentare informazioni solide, approfondimenti basati sui dati ed essere aperti all’ascolto di tutte le parti. Un recente sondaggio EY fatto a 652 CFO indica che il rapporto tra CFO e CEO si sta effettivamente rafforzando. Il 64% dei CFO ha riferito un aumento della collaborazione con i propri CEO; e il 76% afferma di essere maggiormente coinvolto nella strategia aziendale. D’altra parte, i dati della Pulse Survey 2017 di Korn Ferry indicano il lato negativo di una relazione debole. In questa ricerca, il 52% dei CFO intervistati ha dichiarato che lascerebbe volontariamente un’azienda se non avesse un buon rapporto di lavoro con il CEO. Costruire una forte relazione CEO-CFO richiede l’impegno di entrambe le parti. Per soddisfare le esigenze e le aspettative del business moderno, i CFO devono impegnarsi a sviluppare team con competenze e mentalità strategiche.

Devono anche sfruttare la tecnologia per creare una funzione finanziaria che offra ai professionisti della finanza la possibilità di evitare i dettagli transazionali e il lavoro manuale per concentrarsi di più su analisi, previsioni e una forte collaborazione con i leader operativi e altri stakeholder aziendali. I CEO devono assumersi la responsabilità di abbattere ogni limite e blocco organizzativo che i CFO percepiscono come ostacolo. Devono inoltre garantire che i CFO dispongano delle risorse, sia in termini di personale che di tecnologia, per soddisfare realisticamente i requisiti aziendali e normativi, nonché le aspettative degli altri leader aziendali. Infine, è un enorme vantaggio se queste persone si piacciono abbastanza da superare un ritardo imprevisto di cinque ore. Mentre esiste un certo grado di tensione naturale tra questi ruoli esecutivi, una relazione sana consente di condividere e discutere opinioni divergenti. Questo rapporto nel gruppo di executive è un fattore importante per stabilire una cultura aperta nelle organizzazioni di successo.


Ian Rhind è presidente e CEO di Wolters Kluwer Tax & Accounting Corporate Performance Solutions. È responsabile della crescita complessiva e della direzione strategica del portafoglio di prestazioni aziendali della società, tra cui CCH Tagetik per CFO e TeamMate Solutions per i revisori interni.

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Cambio al vertice di TCPOS: Dirk Schwindling è il nuovo CEO https://www.datamanager.it/2018/02/cambio-al-vertice-tcpos-dirk-schwindling-ceo/ Fri, 23 Feb 2018 10:14:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141934 La società del gruppo Zucchetti ha nominato un nuovo consiglio d’amministrazione affidandone la guida al manager della filiale tedesca TCPOS SA, azienda del gruppo Zucchetti leader nelle soluzioni POS per l’hospitality e per il retail, ha recentemente nominato il nuovo consiglio d’amministrazione, ora costituito da Giacomo Knechtli (presidente), Dirk Schwindling, Enrico Itri, Massimo Nespoli e […]

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La società del gruppo Zucchetti ha nominato un nuovo consiglio d’amministrazione affidandone la guida al manager della filiale tedesca

TCPOS SA, azienda del gruppo Zucchetti leader nelle soluzioni POS per l’hospitality e per il retail, ha recentemente nominato il nuovo consiglio d’amministrazione, ora costituito da Giacomo Knechtli (presidente), Dirk Schwindling, Enrico Itri, Massimo Nespoli e Angelo Guaragni.

Dirk Schwindling è stato nominato nuovo CEO della società con il compito di coordinare le attività di sviluppo di prodotti e servizi, nonché di pianificare le strategie di TCPOS sfruttando anche l’integrazione con il portfolio di soluzioni software del gruppo Zucchetti per incrementare le opportunità commerciali.
Dal 2001 Dirk Schwindling copre ruoli direttivi chiave di TCPOS, dirigendo la filiale tedesca, la filiale austriaca e la filiale est europea del gruppo e lavorando a stretto contatto con partner strategici e key account.

“Per me questa nomina rappresenta una sfida professionale molto stimolante – ha dichiarato Dirk Schwindling – perché TCPOS è una realtà che opera a livello internazionale con oltre 10.000 clienti nel mondo.
Il mio obiettivo non è solo quello di consolidare la nostra leadership puntando sull’innovazione nel campo delle soluzioni per la gestione dei punti cassa, ma di far diventare TCPOS un fornitore globale di soluzioni tecnologiche per i propri clienti, grazie a una sempre più forte sinergia con le altre società del gruppo Zucchetti”.

“A distanza di cinque anni dall’ingresso nel capitale, Zucchetti ha ora acquisito il 100% delle quote di TCPOS SA. – ha dichiarato Alessandro Zucchetti, presidente Zucchetti – Questa decisione conferma la volontà del gruppo di continuare a investire nella società per la valorizzazione delle persone che ci lavorano e per la crescita nel mercato di riferimento. Un mercato dove negli anni TCPOS si è imposta come protagonista, grazie a soluzioni flessibili e innovative progettate su misura dei clienti e gestendo progetti internazionali sempre più importanti, anche su scala globale”.

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Pierre-Yves Hentzen nuovo CEO di Stormshield https://www.datamanager.it/2017/12/pierre-yves-hentzen-ceo-stormshield/ Fri, 22 Dec 2017 14:05:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138160 Stormshield, uno dei principali produttori europei di soluzioni per la sicurezza informatica, annuncia la nomina di Pierre-Yves Hentzen quale nuovo CEO in seguito alla partenza di Pierre Calais, che ha contribuito per 9 anni con costante impegno e dedizione all’avventura di Stormshield Pierre-Yves Hentzen conosce in modo approfondito l’azienda, i prodotti, la struttura organizzativa e […]

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Stormshield, uno dei principali produttori europei di soluzioni per la sicurezza informatica, annuncia la nomina di Pierre-Yves Hentzen quale nuovo CEO in seguito alla partenza di Pierre Calais, che ha contribuito per 9 anni con costante impegno e dedizione all’avventura di Stormshield

Pierre-Yves Hentzen conosce in modo approfondito l’azienda, i prodotti, la struttura organizzativa e i mercati ove Stormshield è presente. Quale nuovo CEO, perseguirà la strategia di sviluppo precedentemente implementata e assicurerà continuità per quanto riguarda gli impegni presi con clienti e partner.

Unendo competenze finanziarie, manageriali e imprenditoriali, la carriera di Pierre-Yves Hentzen ha avuto inizio presso DDF Identis, dove è diventato responsabile della contabilità nel 1989. Nel 1993 e 1994 ha co-fondato Apex e Medical Universal (sistemi di radiografia digitale) e gestito l’amministrazione e le finanze di queste società svolgendo in concomitanza attività di revisione finanziaria per Lamoral.

Pierre-Yves Hentzen è entrato in Arkoon nel 2001 come Chief Financial Officer e membro del board, ruolo che ha mantenuto nella fusione Arkoon-Netasq del 2013. È stato nominato Vice Direttore Generale nel 2015, prima di essere nominato Amministratore delegato di Stormshield nel 2017. Laureato in contabilità e gestione aziendale presso EM Lyon, Pierre-Yves Hentzen è anche presidente della Auvergne-Rhône Alpes DFCG (Associazione Nazionale Francese dei CFO e direttori finanziari).

Pierre-Yves Hentzen, nuovo CEO di Stormshield dichiara: “Il mio obiettivo è assicurare stabilità, coerenza e continuità e contribuire alla direzione strategica delle attività di Stormshield. Insieme al management, mi impegnerò da un lato a favorire lo sviluppo di un’offerta unica e competitiva, in linea con le crescenti esigenze dei nostri clienti e dall’altro a espandere la nostra rete di distribuzione, una delle risorse più preziose dell’azienda “.

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Le password del 30% dei CEO sono state esposte https://www.datamanager.it/2017/10/le-password-del-30-dei-ceo-state-esposte/ Thu, 26 Oct 2017 15:44:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133844 Dall’indagine emerge che le password dell’81% dei più importanti CEO al mondo sono state esposte in liste di spam o in database di marketing violati Secondo un nuovo studio di F-Secure sull’esposizione delle email dei CEO, quasi uno su tre dei più importanti CEO è stato compromesso mentre usava il proprio indirizzo email aziendale. In […]

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Dall’indagine emerge che le password dell’81% dei più importanti CEO al mondo sono state esposte in liste di spam o in database di marketing violati

Secondo un nuovo studio di F-Secure sull’esposizione delle email dei CEO, quasi uno su tre dei più importanti CEO è stato compromesso mentre usava il proprio indirizzo email aziendale. In altre parole, mentre stavano usando un servizio a cui avevano accesso con la loro email aziendale alcuni CEO sono stati attaccati e le password utilizzate per quel servizio sono state rubate. Senza opportune pratiche per le password, questo accresce potenzialmente la loro esposizione ad attacchi mirati.

Lo studio “CEO Email Exposure: Passwords and Pwnage” va a scavare negli indirizzi email di top executive di oltre 200 tra le più grandi aziende in 10 Paesi (Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Svezia, Regno Unito e USA). I ricercatori hanno confrontato questi indirizzi con il database di F-Secure contenente credenziali rubate a seguito di violazioni di servizi online. Tra le varie scoperte è emerso che:

•          Linkedin e Dropbox sono i servizi più comuni usati dai CEO che sono stati violati e a cui è collegata la loro email aziendale.

•          I Paesi con la più alta percentuale di CEO che hanno collegato le loro email a questi servizi (che sono stati poi violati) sono la Danimarca con il 62% e i Paesi Bassi con il 43%.

•          L’81% dei CEO ha visto esposti online i propri indirizzi email e altre informazioni personali come la date di nascita, gli indirizzi di residenza, e i numeri di telefono, in liste di spam o database marketing rubati.

•          I Paesi con il più grande numero di CEO esposti su liste di spam o liste marketing sono i Paesi Bassi, seguiti da Regno Unito, e USA, tutti al 95%.

•          Solo il 18% di CEO non registra alcuna perdita associata con il proprio indirizzo email.

“Questo studio sottolinea ancora una volta l’importanza di una appropriata igiene delle password,” ha spiegato Erka Koivunen, Chief Information Security Officer di F-Secure. “Le credenziali di un CEO possono andare perse anche quando non ha fatto nulla di sbagliato. Possiamo infatti assumere che molti dei servizi per cui abbiamo creato un account siano già stati compromessi e le nostre vecchie password siano là fuori su Internet, in attesa di attaccanti motivati che vogliano usarle per sferrare attacchi contro altri servizi.”

A causa di scarse abitudini sulla sicurezza e igiene delle password, un top executive può mettere i propri account a rischio, e non solo quelli, bensì tutti i dati dell’azienda. Secondo il Verizon Data Breach Investigations Report del 2016, il 63% di violazioni di dati confermate hanno coinvolto password deboli, rubate o standard. Una violazione causata da un uso non autorizzato di credenziali di un CEO risulta difficile da individuare per la maggior parte delle aziende, che – secondo i dati delle valutazioni di gestione del rischio rilevati da F-Secure – non sono ben preparate a gestire le violazioni.

Usare una password univoca forte per ciascun account online è fondamentale per tenere a bada gli hacker – e gli esperti raccomandano di usare un password manager per rendere tutto ciò più semplice e agevole. F-Secure Password Protection, l’unico password manager integrato con client di endpoint security, è un nuovo componente di F-Secure Protection Service for Business. Sarà rilasciato l’ 1 Novembre.

Per maggiori dettagli, per avere suggerimenti da un “white hat hacker”, e per scoprire quando i CEO dovrebbero collegare i loro social account con la loro email aziendale, scarica il report completo “CEO Email Exposure: Passwords and Pwnage”.

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Automotive News Europe nomina Luca de Meo CEO dell’anno https://www.datamanager.it/2017/09/automotive-news-europe-nomina-luca-de-meo-ceo-dellanno/ Wed, 06 Sep 2017 10:11:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=130049 Luca de Meo vanta un percorso professionale di oltre 25 anni nell’industria automotive. Il premio sarà consegnato il prossimo 11 settembre in occasione del Salone Internazionale dell’Automobile a Francoforte Il Presidente della SEAT Luca de Meo è stato insignito dalla rivista Automotive News Europe con il premio Eurostars al miglior CEO dell’anno nella categoria Auto. Si […]

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Luca de Meo vanta un percorso professionale di oltre 25 anni nell’industria automotive. Il premio sarà consegnato il prossimo 11 settembre in occasione del Salone Internazionale dell’Automobile a Francoforte

Il Presidente della SEAT Luca de Meo è stato insignito dalla rivista Automotive News Europe con il premio Eurostars al miglior CEO dell’anno nella categoria Auto. Si tratta di un riconoscimento al suo percorso a capo della SEAT, durante il quale il Marchio è tornato alla redditività. Il premio sarà consegnato il prossimo 11 settembre in occasione del Salone dell’Automobile di Francoforte.

Con oltre 25 anni di esperienza nel settore automotive, Luca de Meo è Presidente della SEAT da novembre 2015. Sotto la sua leadership, la Casa spagnola è stata protagonista della più grande offensiva di prodotto della propria storia, con il lancio di quattro modelli (Ateca, Leon, Ibiza e Arona) in 18 mesi. L’ampliamento e il rinnovo della gamma hanno spinto le vendite oltre il +13% nel 2017, posizionando la SEAT tra i marchi a maggior crescita in Europa. Inoltre, dopo aver registrato nel 2016 i migliori risultati finanziari di sempre, nella prima metà dell’anno in corso la Casa segna una crescita dell’utile operativo del 40,9%.

“Sono profondamente grato. È un onore ricevere questo premio da una testata così prestigiosa come Automotive News Europe e far parte della lista di nomi di spicco del settore automotive che hanno meritato il riconoscimento negli ultimi anni”, ha dichiarato il Presidente Luca de Meo quando gli è stata comunicata la notizia del premio. de Meo, che aveva già ricevuto il medesimo riconoscimento nel 2007 e quello come Manager Marketing e Vendite nel 2014, ha sottolineato che “il premio di oggi è reso possibile dalla grande squadra SEAT. I risultati che stiamo cominciando a raggiungere sono frutto del lavoro congiunto affinché il Marchio cresca nella direzione che merita”.

Automotive News, testata leader nell’informazione sull’industria globale dell’automobile, ha creato nel 1996 una Divisione per l’Europa. Due anni più tardi, nel 1998, inizia la consegna dei premi Eurostars come riconoscimento al lavoro svolto dai leader europei più rilevanti del momento nel settore automotive.

Percorso professionale di successo

Nato a Milano nel 1967, Luca de Meo ha conseguito la laurea in Business Administration presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi. La sua tesi sull’etica aziendale è stata la prima su questo argomento in Italia. Entra nel Gruppo Volkswagen nel 2009 come direttore Marketing del marchio Volkswagen e del Gruppo Volkswagen, dopo una carriera professionale iniziata in Renault e continuata poi in Toyota e, successivamente, nel Gruppo Fiat, dove ha svolto ruoli dirigenziali per i marchi Lancia, Fiat, Alfa Romeo e Abarth. Nel 2013, il lavoro svolto come Direttore Marketing del Gruppo Volkswagen è stato oggetto di un case study dell’Università di Harvard.

Grazie alla sua importante carriera, Luca de Meo ha ricevuto inoltre il titolo onorario di “commendatore” dall’Ordine di Merito della Repubblica Italiana, una delle distinzioni nazionali più alte del nostro Paese. Attualmente, oltre a essere a capo della SEAT, sovrintende SEAT Metropolis: Lab Barcelona ed è membro del Consiglio di Amministrazione di Ducati.

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Inexsmar è il malware che prende di mira i politici https://www.datamanager.it/2017/07/inexsmar-malware-prende-mira-politici/ Mon, 24 Jul 2017 09:13:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129251 Lanciato dallo stesso team di DarkHotel è stato scovato dai ricercatori di Bitdefender. Ecco come funziona L’agenzia di sicurezza Bitdefender ha scovato, Inexsmar, un malware che prende di mira principalmente politici e alte cariche aziendali. A quanto pare a lanciarlo è stato lo stesso gruppo dietro DarkHotel, una minaccia risalente a diversi anni fa che […]

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Lanciato dallo stesso team di DarkHotel è stato scovato dai ricercatori di Bitdefender. Ecco come funziona

L’agenzia di sicurezza Bitdefender ha scovato, Inexsmar, un malware che prende di mira principalmente politici e alte cariche aziendali. A quanto pare a lanciarlo è stato lo stesso gruppo dietro DarkHotel, una minaccia risalente a diversi anni fa che sfruttava la presenza della vittima sulla stessa rete Wi-Fi dell’aggressore, spesso quella di un hotel appunto. Oltre a operare in questo modo, il nuovo virus mette in atto pratiche più avanzate, come lo spear phishing, per ingannare l’utente e spingerlo ad aprire un file o a cliccare su un indirizzo maligno. Una tecnica del genere è valida ancora oggi? Purtroppo si, soprattutto quando i criminali lanciano offensive studiate appositamente per far cadere nella trappola figure specifiche. Lo spear phishing si basa infatti su un messaggio di posta inviato da un indirizzo email genuino, un conoscente del destinatario, all’interno del quale vi sono elementi di una comunicazione reale o che sembra tale. Il passo successivo è stato inserire un allegato vero (un pdf ad esempio) che si apre senza problemi ma che al contempo avvia il processo di installazione del malware sulla macchina.

Cosa succede

“Quando si clicca sul file – spiegano da Bitdefender – l’allegato mostra un documento valido così da non creare sospetti. Al contempo però Inexsmar si insidia nel sistema in background. La principale differenza con DarkHotel è questa: l’hacker può agire sia sullo stesso Wi-Fi che in remoto, utilizzando tecniche di abbordaggio conosciute”. Stando alle analisi dell’agenzia di sicurezza, a girare con il virus è il file Pyongyang Directory Group email SEPTEMBER 2016 RC_Office_Coordination_Associate.docx, ma è evidente che i criminali possano sostituirlo velocemente con un altro nel momento in cui la conoscenza della minaccia si diffonderà maggiormente. Un ulteriore caratteristica è che se il malware riconosce che il computer da infettare non contiene informazioni rilevanti lascia perdere, non prosegue e smette di funzionare. In caso contrario contatta il server C2 per avviare il payload. Un chiaro segnale della volontà di puntare solo determinati utenti e non chiunque cada sotto tiro. Questo documento di Bitdefender approfondisce meglio la questione.

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Giovanni Casto ha assunto l’incarico di CEO di Softlab https://www.datamanager.it/2017/04/giovanni-casto-assunto-lincarico-ceo-softlab/ Thu, 06 Apr 2017 12:56:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122613 Giovanni Casto assume l’incarico di Amministratore Delegato di Softlab, a seguito dell’acquisizione del 51% della Softlab Holding, società che possiede il 100% della Softlab S.p.A. Leccese di origine e milanese per formazione, Casto ha iniziato il suo percorso professionale in Accenture prima e in Visiant poi, acquisendo dalla prima azienda le competenze fondamentali per entrare […]

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Giovanni Casto assume l’incarico di Amministratore Delegato di Softlab, a seguito dell’acquisizione del 51% della Softlab Holding, società che possiede il 100% della Softlab S.p.A.

Leccese di origine e milanese per formazione, Casto ha iniziato il suo percorso professionale in Accenture prima e in Visiant poi, acquisendo dalla prima azienda le competenze fondamentali per entrare nel mondo della consulenza IT e dalla seconda le abilità imprenditoriali utili per tradurre le idee in azioni.

Dal 2010, Casto è anche fondatore e CEO di Wiseview, azienda specializzata nel mercato dell’ICT in soluzioni legate ai Big Data a supporto dei processi strategici e decisionali di Digital Transformation.

“Ho assunto con entusiasmo il ruolo di amministratore delegato di Softlab Spa ” spiega il neo-CEO “ed intendo interpretare questo ruolo costruendo le condizioni più solide per rendere questa azienda all’altezza delle sfide del mercato nazionale ed internazionale”.

I consolidati settori quali il Finance, l’Oil & Energy ed il Government, in cui opera Softlab con strumenti di Application Management, Business Process Management, Business Intelligence & Analytics e Knowledge Management. sono ora affiancati da nuovi settori di mercato quali la Logistica, l’Editoria, i Media e le Telco della WisevieW.

“Realizzeremo progettualità totalmente innovative che consentiranno di aprirci a nuovi scenari di espansione industriale e commerciale. Si apre una nuova sfida, il primo passo di un cammino da percorrere nei prossimi anni per far sì che la grande Softlab di ieri e di oggi diventi la Grande Softlab di domani”.

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I CEO dovrebbero essere ritenuti responsabili per i danni dei cyber attacchi https://www.datamanager.it/2016/06/ceo-dovrebbero-ritenuti-responsabili-danni-dei-cyber-attacchi/ Thu, 16 Jun 2016 09:21:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=103459 Secondo una ricerca VMware, i CEO dovrebbero essere ritenuti responsabili per i danni dei cyber attacchi, ma spesso sono all’oscuro di alcune importanti violazioni dei dati VMware annuncia i risultati di una ricerca condotta dall’Istituto Vanson Bourne che mostra che quasi un terzo (30 per cento in EMEA, 28 per cento in Italia) dei responsabili IT […]

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Secondo una ricerca VMware, i CEO dovrebbero essere ritenuti responsabili per i danni dei cyber attacchi, ma spesso sono all’oscuro di alcune importanti violazioni dei dati

VMware annuncia i risultati di una ricerca condotta dall’Istituto Vanson Bourne che mostra che quasi un terzo (30 per cento in EMEA, 28 per cento in Italia) dei responsabili IT e quasi un quarto (23 per cento, 20 per cento in Italia) di chi lavora in ufficio in Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA), crede che il CEO dovrebbe essere ritenuto responsabile per una significativa violazione dei dati. Tuttavia, il 25 per cento dei responsabili IT ammette di non rivelare una significativa violazione dei dati ai vertici aziendali.

Questa mancanza di trasparenza indica che le persone responsabili del business non hanno un quadro completo del rischio rappresentato dalle violazioni. Quest’affermazione è supportata anche da un’ulteriore ricerca promossa da VMware e condotta da Economist Intelligence Unit all’inizio di quest’anno, che ha rivelato che appena l’otto per cento dei dirigenti aziendali EMEA considera la sicurezza informatica una priorità per il proprio business. Con gli attacchi informatici che si intensificano e diventano più dannosi per le organizzazioni, tra cui la perdita di proprietà intellettuale, di competitività e dei dati dei clienti, l’impatto potenziale di questa disconnessione è significativo.

Employee behaviour

Gli attacchi informatici aumentano di frequenza e sofisticazione

Le imprese sono sempre più sotto la minaccia di gravi attacchi informatici, e il 30 per cento degli intervistati ritiene probabile un attacco entro 90 giorni. Con la complessità di un mondo sempre più digitale, i metodi di sicurezza attuali non tengono il passo. Infatti, il 32 per cento dei responsabili IT ritiene che una delle maggiori vulnerabilità per la propria organizzazione sia il fatto che le minacce informatiche evolvono più velocemente dei sistemi di sicurezza.

“Lo scollamento tra imprenditori e responsabili IT è sintomatico della sfida di fondo delle aziende che cercano di spingere i confini, di trasformarsi e differenziarsi, e mettere al tempo in sicurezza il business contro le minacce in continua evoluzione”, ha commentato Joe Baguley, CTO VMware EMEA. “Le organizzazioni di maggior successo oggi possono essere rapide ed efficaci nella lotta alle minacce e salvaguardare il proprio brand e la fiducia dei clienti al tempo stesso. Avendo le applicazioni e i dati degli utenti su più dispositivi in più luoghi oggi come non mai, queste aziende sono riuscite ad andare oltre il tradizionale approccio alla sicurezza IT”.

La sicurezza non riguarda solo la tecnologia

Alcune delle maggiori vulnerabilità da arginare per la sicurezza di un’organizzazione sono proprio al suo interno, e i dipendenti spesso disattenti o non educati alla sicurezza informatica costituiscono la più grande sfida che le aziende devono affrontare (la pensa così il 45 per cento degli ITDM in EMEA, ma solo il 31 per cento in Italia, la percentuale più bassa di tutta la Regione). La ricerca rivela anche i cambiamenti che i dipendenti sono disposti a fare per aumentare la produttività. Il 25 per cento utilizza il proprio dispositivo personale per accedere ai dati aziendali e quasi un quinto (17 per cento) rischierebbe di violare la sicurezza dell’organizzazione per svolgere il proprio lavoro in modo efficace.

“La sicurezza non riguarda solo la tecnologia. Come mostra la ricerca, le decisioni e i comportamenti delle persone hanno un impatto sulla sicurezza di un’azienda”, commenta Joe Baguley. “Tuttavia, questo non può creare una cultura della paura. Organizzazioni intelligenti stanno supportando i dipendenti e non li stanno limitando, consentendo loro di adattare i processi e trasformare le operazioni per avere successo.

“Le organizzazioni più al passo coi tempi comprendono che la sicurezza reattiva di oggi non ha più a che fare con la protezione di applicazioni e dati. Adottando un approccio software-defined dell’IT che garantisce che la sicurezza sia estesa a tutta l’architettura, queste imprese hanno guadagnato la flessibilità necessaria per essere in sicurezza e, al tempo stesso, avere successo come business digitale”, conclude Baguley.

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Le cinque domande che ogni CEO dovrebbe porre alle HR https://www.datamanager.it/2016/03/le-cinque-domande-ceo-porre-alle-hr/ Thu, 17 Mar 2016 14:02:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96961 Come assicurarsi che la strategia per lo sviluppo dei talenti sia allineata alla strategia di business: i consigli di Cornerstone OnDemand Nulla in un’organizzazione può essere raggiunto senza il contributo delle sue persone. Il talento di coloro che vi lavorano rappresenta il fattore determinante per fatturato, crescita e reputazione del brand. Per assicurarsi un successo […]

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Come assicurarsi che la strategia per lo sviluppo dei talenti sia allineata alla strategia di business: i consigli di Cornerstone OnDemand

Nulla in un’organizzazione può essere raggiunto senza il contributo delle sue persone. Il talento di coloro che vi lavorano rappresenta il fattore determinante per fatturato, crescita e reputazione del brand. Per assicurarsi un successo duraturo e raggiungere gli obiettivi strategici, l’unica strada percorribile è investire nei talenti.

Ciò significa in primo luogo assicurarsi che la collaborazione e la comunicazione tra management e team HR sia efficace, genuina e lineare. Nello specifico, è importante valutare con chiarezza quali siano i compiti di ognuno all’interno dell’organizzazione e quale sia il contributo di questi compiti alla crescita dell’azienda. Se le procedure, le mansioni e i risultati non vengono monitorati o impostati in base a una strategia ben precisa, lo spreco di risorse è inevitabile.

Uno dei metodi più efficaci per sviluppare una strategia valida è l’implementazione di un programma di gestione delle performance. Valutare le persone in base ai risultati e ai comportamenti rappresenta un’importante leva di motivazione e di engagement per i singoli e di sviluppo per l’intera organizzazione.

Come può un CEO – ma anche tutti gli altri executive – assicurarsi che la strategia per lo sviluppo dei talenti sia allineata alla strategia di business?

Ecco le cinque domande che, secondo Cornerstone OnDemand, azienda leader nell’offerta di soluzioni per la gestione dei talenti, ogni CEO dovrebbe rivolgere al dipartimento HR ogni qualvolta venga considerata l’implementazione di un programma per la gestione delle performance.

1. Quale sarà l’impatto del programma sulla bottom line?

Questa domanda, in un primo momento, potrebbe far sobbalzare chi se la sente porre. Se la risposta non è soddisfacente, rifatela. E’ importante che le HR sappiano delineare come questo programma contribuirà ad aumentare le entrate, migliorare la quota di mercato o ridurre le spese. Esistono diverse ricerche, infatti, che dimostrano il collegamento tra il miglioramento delle prestazioni e migliori risultati di business.

2. Perché il programma è stato progettato proprio così?

Uno stesso programma potrebbe non funzionare per ogni azienda. I programmi HR sono per natura time-consuming; pertanto è necessario essere sicuri che ogni elemento del programma sia tempo ben speso. I programmi per la gestione delle performance, ad esempio, consistono tipicamente nella definizione di obiettivi, nella creazione di processi strutturati che forniscano un feedback sul raggiungimento degli obiettivi nel monitoraggio dei risultati. E’ necessario parlare con le HR per capire la tempistica del processo e assicurarsi che il livello di sforzo sia correlato con il livello di risultati.

3. Di cosa hanno bisogno i leader della nostra organizzazione perché il programma funzioni? Hanno le competenze necessarie?

Occorrono tempo e grandi capacità di comunicazione perché i leader si impegnino a definire per ogni collaboratore obiettivi precisi e personalizzati e fornire poi un feedback puntuale. Se l’obiettivo del programma è quello di migliorare le performance, la comunicazione costante è fondamentale.

4. Come posso aiutare?

Per migliorare le performance, l’endorsement del CEO è fondamentale. E’ necessario comunicare al management l’importanza del programma e cercare di rimanere il più possibile coinvolti nel processo, soprattutto all’inizio, per spronare i leader tentennanti, chiedere dati e feedback. La vostra partecipazione darà più credibilità alle HR e consentirà loro di prendere le redini con maggior sicurezza.

5. Come è andata?

Ultimo ma non meno importante: non aspettatevi subito la perfezione. Valutate il processo in modo aperto e onesto per capire cosa ha funzionato, cosa no e regolatevi di conseguenza.

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