chip – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 19 Jul 2018 09:41:16 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png chip – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Intel: i miei primi 50 anni https://www.datamanager.it/2018/07/intel-i-miei-primi-50-anni/ Thu, 19 Jul 2018 09:40:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151676 Dal lancio del microprocessore nel 1971 ai più recenti 2 in 1, che hanno rialzato le sorti del mercato PC. Ecco le tappe fondamentali di un percorso unico È Nicola Procaccio, Direttore Marketing Intel Sud Europa, a presenziare l’evento con cui la compagine nazionale festeggia i 50 anni del gruppo. “Inutile ricordare il ruolo di […]

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Dal lancio del microprocessore nel 1971 ai più recenti 2 in 1, che hanno rialzato le sorti del mercato PC. Ecco le tappe fondamentali di un percorso unico

È Nicola Procaccio, Direttore Marketing Intel Sud Europa, a presenziare l’evento con cui la compagine nazionale festeggia i 50 anni del gruppo. “Inutile ricordare il ruolo di Intel nella storia dell’informatica, visto che con le sue invenzioni e prodotti ha dato uno slancio essenziale all’intero mondo che gira intorno alla tecnologia. Oggi più che mai sentiamo il dovere di continuare a lavorare sodo per portare l’innovazione in ogni campo, per migliorare settori e interi reparti, che con il tech scoprono un potenziale inesplorato, accessibile e privo di limiti concreti. Da quando Morris Tanenbaum ha lanciato, con la fabbricazione del primo chip in silicio, l’era della Silicon Valley, nel 1954, il PC ha vissuto una crescita applicativa senza sosta, che Intel ha accompagnato in tutti gli step successivi. Ricordiamo il microprocessore 4004 del 1971, l’affermazione del computer come strumento professionale e la sua trasformazione eni 2-in-1 e convertibili. In tutti i momenti Intel era presente, perché segno tangibile del cambiamento”.

Le tappe storiche

Ci sono alcuni attimi, impressi nella memoria di chi segue Intel, che hanno segnato l’evoluzione dell’azienda e, in contemporanea, quella di tutto il mercato del computing. Pensiamo al processore 8086, che ha dato il via all’era delle architettura x86, oppure al lancio di Osborne 1, uno dei primi computer portatili che, di fatto, ha aperto segmenti nuovi in un panorama comunque giovane e desideroso di novità.

Il valore del marchio è tale da portare il prestigioso Time a dedicare la copertina dell’uomo dell’anno 1997 a Andy Moore, all’epoca CEO di Intel, elogiato come pilastro della nuova comunicazione telematica. Punto centrale della digital transformation avviata da Intel arriva nel 2003, con la tecnologia mobile Centrino, che fa svoltare i notebook verso gli standard wireless in uso ancora oggi. Ma anche la piattaforma vPro, progettata per l’enterprise e, diametralmente opposta, la concezione della mobilità estrema con i netbook, una meteora poi scaturita nei convertibili e 2-in-1 che, di fatto, hanno rialzato le sorti della categoria, per anni satura e incapace di raggiungere nuovi consumatori. Quale il ruolo dell’americana nel prossimo futuro dell’IT?

Dove guarda il domani

La compagnia sta presidiando vari ambiti di sicuro interesse, prima che diventassero un trend globale. Ad esempio l’IoT e la guida autonoma che, non a caso, le ha permesso di entrare a far parte del consorzio Adas, advanced driver assistance systems, nato per mettere a frutto le conquiste fatte nel campo automotive avanzato e realizzare prodotti che ricadono nelle fasce da 3 a 5, quelle cioè che comprendono veicoli con guida semi-automatica fino al self driving in toto, a cui puntano i big entro il 2020. Insomma se 50 anni sono passati, ce ne sono almeno altri 50 a cui guardare con curiosità, la stessa che ha un bambino dopo aver acceso il suo primo PC. 

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Facebook vuole un chip per analizzare e filtrare i video live https://www.datamanager.it/2018/05/facebook-vuole-un-chip-per-analizzare-e-filtrare-i-video-live/ Wed, 30 May 2018 13:31:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148559 Il social network pensa a una tecnologia proprietaria con cui velocizzare il processo di verifica dei contenuti audiovisivi Nei piani di Facebook ci sono un paio di progetti che mirano a estendere ulteriormente la presenza del social network nelle nostre vite. Il primo è un semiprocessore che la compagnia di Zuckerberg vorrebbe realizare per competere […]

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Il social network pensa a una tecnologia proprietaria con cui velocizzare il processo di verifica dei contenuti audiovisivi

Nei piani di Facebook ci sono un paio di progetti che mirano a estendere ulteriormente la presenza del social network nelle nostre vite. Il primo è un semiprocessore che la compagnia di Zuckerberg vorrebbe realizare per competere nel settore al pari di gente come Qualcomm e Intel, gli attuali leader del mercato. Il fine è aprirsi un varco nel segmento hardware per il consumatore finale, magari con un chip dedicato all’Internet delle Cose. Ma se l’iniziativa è tutt’altro che confermata, ce n’è un’altra che gode già dell’ufficialità della rete. Yann LeCun, a capo dei progetti AI di Facebook, ha rivelato alla Intel AI DevCon che la piattaforma vuole un chip con cui analizzare i video in diretta e catalogarli, probabilmente anche censurarli prima che diventino virali.

Cosa sappiamo

Attualmente, Facebook utilizza processori Intel per molti dei suoi servizi di backend, compresi quelli pilotati dall’Intelligenza Artificiale. Dotarsi di un chip proprietario però permetterebbe al gruppo di studiare meglio certe implementazioni, senza doversi interfacciare ogni volta con un’azienda esterna o attendere gli sviluppi nella lavorazione in base a roadmap predefinite.

Come detto, il fine potrebbe essere quello di eliminare dalle pagine i filmati che violano le policy in tempi brevissimi, compresi quelli di propaganda terroristica, pensando allo stesso tempo a come poter rivendere la tecnologia a terzi. Non è un caso se Google e Amazon sono già sulla stessa via da tempo e se Apple, per i futuri MacBook, userà proprio dei processori casalinghi, così da studiare soluzioni specifiche e ottimizzare i costi di produzione.

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Nuovo iPhone 2018: ulteriori dettagli https://www.datamanager.it/2018/05/nuovo-iphone-2018-ulteriori-dettagli/ Thu, 24 May 2018 18:30:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148234 Il processore A12 poterà un notevole aumento delle prestazioni grazie alla realizzazione a 7 nanometri Sarebbe già nella fase di produzione di massa A12, il prossimo chip che Apple piazzerà a bordo degli iPhone 2018. Si tratterà di una compagine, doppia, probabilmente tripla e suddivisa in iPhone 9, iPhone 9 Plus e iPhone XI, successore […]

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Il processore A12 poterà un notevole aumento delle prestazioni grazie alla realizzazione a 7 nanometri

Sarebbe già nella fase di produzione di massa A12, il prossimo chip che Apple piazzerà a bordo degli iPhone 2018. Si tratterà di una compagine, doppia, probabilmente tripla e suddivisa in iPhone 9, iPhone 9 Plus e iPhone XI, successore del rivoluzionario X. Stando alle più recenti indiscrezioni che arrivano da oltreoceano, il chip A12 non solo sposterà più in avanti il limite del possibile in quanto a performance ma, essendo costruito con un processo a 7 nanometri, adotterà dimensioni minori e dunque la possibilità di ottimizzare l’autonomia del dispositivo, implementando la velocità. Il design di realizzazione spetterebbe alla taiwanese TSMC, già all’opera per i precedenti sistemi e fornitrice di hardware per le principali aziende hi-tech sul mercato.

Cosa cambia

Difficile dire se l’A12 Bionic, ovvero l’unità dotata di AI, sarà installata parimenti sull’iPhone 9/9 Plus così come, ovviamente, su XI ma è evidente che con il mondo mobile che guarda nella sua maggioranza all’integrazione dell’intelligenza artificiale, anche le declinazioni classiche dei melafonini dovranno prima o poi dar seguito alle innovazioni del campo, appannaggio oggi di iPhone X.

Seguendo da vicino la Legge di Moore, il passaggio da un chip a 7 nanometri sarà importante come quello che ha visto la costruzione a 12 nanometri beneficiare dal processo a 10 nm, in termini di efficienza e velocità delle prestazioni. Se Apple viaggia rapida su tale linea, i concorrenti non stanno a guardare. Samsung, con il suo S8 aveva fatto debuttare i 10 nm che, secondo varie fonti, diverranno 7 nm sul Note9 di settembre e successivamente sul Galaxy S10 del 2019, atteso tra febbraio e marzo.

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Il futuro di Qualcomm è fuori dai data center https://www.datamanager.it/2018/05/il-futuro-di-qualcomm-e-fuori-dai-data-center/ Thu, 10 May 2018 18:30:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147287 A quanto pare la chipmaker uscirà presto dal mercato dei processori per server, preferendo concentrarsi sui business consumer Il ruolo di Qualcomm all’interno del mercato dei server non è mai stato di primo piano. Sarà per questo che aumentano le voci di una possibile uscita della compagnia americana che preferirebbe concentrarsi su settori più consoni […]

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A quanto pare la chipmaker uscirà presto dal mercato dei processori per server, preferendo concentrarsi sui business consumer

Il ruolo di Qualcomm all’interno del mercato dei server non è mai stato di primo piano. Sarà per questo che aumentano le voci di una possibile uscita della compagnia americana che preferirebbe concentrarsi su settori più consoni al proprio business, come quello mobile consumer. L’obiettivo principale di dotare impianti per l’enterprise di hardware basato su architettura ARM sembra non essere andato a buon fine, anche per i volumi ridotti di un settore che non vive tempistiche di adozione così frenetiche come quelle degli utenti smartphone a cui Qualcomm è sicuramente più abituata. L’ultimo sforzo risale al 2017, quando la multinazionale ha presentato il suo chip Centriq 2400, di cui però non ha mai comunicato effettivi dati di vendita.

Cosa succede

L’uscita dal particolare mercato è solo un’indiscrezione per nulla confermata. Pare tuttavia che durante un recente incontro, il CFO Steve Mollenkopf abbia spifferato agli analisti che l’intenzione è quella di lasciar perdere categorie di intervento che non rappresentano un core business di valore, sia dal punto di vista strategico che di investimenti e revenue. La decisione non è comunque semplice anche se gran parte del panorama smartphone è saldamente nelle mani dell’azienda USA.

I principali top di gamma del 2018 montano un chip Snapdragon 845 mentre dispositivi di fascia più bassa possono contare su opzioni meno performanti ma anche onerose. Tra l’altro, proprio ultimamente abbiamo visto l’arrivo di visori per la realtà virtuale che poggiano la centralità dei propri sistemi su declinazioni VR della piattaforma della casa, realizzando quell’apertura dei mercati su cui Qualcomm puntava da tempo.

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Qualcomm svela il primo chip per l’IoT https://www.datamanager.it/2018/04/qualcomm-svela-il-primo-chip-per-liot/ Fri, 13 Apr 2018 09:18:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145650 Il produttore statunitense mira a estendere la leadership nel mercato dei processori andando oltre l’hardware per smartphone Qualcomm ha creato la Vision Intelligence Platform per estendere la leadership nel più ampio mercato dei processori. La prima mossa è con un chip dedicato all’Internet delle Cose, declinato in due versioni, QCS605 e QCS603. Entrambi godono di […]

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Il produttore statunitense mira a estendere la leadership nel mercato dei processori andando oltre l’hardware per smartphone

Qualcomm ha creato la Vision Intelligence Platform per estendere la leadership nel più ampio mercato dei processori. La prima mossa è con un chip dedicato all’Internet delle Cose, declinato in due versioni, QCS605 e QCS603. Entrambi godono di simili caratteristiche anche se probabilmente finiranno su dispositivi differenti. I principali sono smart camera, webcam, macchine di ripresa e scatto a 360 gradi e persino robot domestici. Peculiarità di tutto ciò sono i sensori di visione legati agli algoritmi avanzati di machine learning, che permetteranno di analizzare l’ambiente circostante e di fornire risposte contestuali alle domande o esigenze dell’utente. Non è chiaro quando i chip finiranno a bordo dei primi prodotti ma sappiamo già cosa contengono.

La dotazione hardware

Al loro interno c’è un’architettura di costruzione ARM multicore, una scheda grafica Adreno e il necessario processore Hexagon 685 Vector, che serve appunto per le inferenze visuali e il calcolo neurale. Questo è in grado di lavorare anche a supporto di Spectra, altro chip dedicato alla fotocamera, che funge in maniera preziosa con ottiche doppie, fino a 16 megapixel. Non manca la registrazione in 4K, video stream da 60 a 30 fps e l’opportunità di funzionare su display fino a risoluzione WQHD.

Altro? Si: doppia antenna Wi-Fi 802.11ac e Bluetooth 5.1. In vista del lancio, Joseph Bousaba, vicepresidente della divisione Product Management di Qualcomm, ha dichiarato: “Il nostro obiettivo è rendere i dispositivi IoT notevolmente più intelligenti, aiutando i clienti a portare l’AI sui loro device, con un focus su sicurezza e fotocamera. La piattaforma di intelligenza visiva di Qualcomm è il risultato di anni di ricerca e sviluppo in un campo vasto, che riunisce progressi rivoluzionari in vari ambiti. Crediamo molto in ciò che facciamo ma siamo davvero solo all’inizio”.

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Il processore di Apple è Kalamata https://www.datamanager.it/2018/04/il-processore-di-apple-e-kalamata/ Wed, 04 Apr 2018 18:30:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144946 Verrà integrato a partire dal 2020 al posto dei chip Intel all’interno dei MacBook e iMac per creare una serie di device interoperabili e versatili Dotare di un processore casalingo i propri terminali non è solo questione di business. Da qualche mese oramai, Apple sta lavorando ai suoi chip da portare all’interno di computer e […]

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Verrà integrato a partire dal 2020 al posto dei chip Intel all’interno dei MacBook e iMac per creare una serie di device interoperabili e versatili

Dotare di un processore casalingo i propri terminali non è solo questione di business. Da qualche mese oramai, Apple sta lavorando ai suoi chip da portare all’interno di computer e prodotti hi-tech, con il chiaro obiettivo di disfarsi delle storiche partnership e gestire in totale autonomia l’assemblaggio dei dispositivi. Stando a quanto affermato da una fonte, entro il 2020 la Mela sarà in grado di dotare iMac e MacBook dei suoi Kalamata, nome in codice che distingue il processore della multinazionale americana, che piani piano andrà a sostituire le controparti delle partner, in primi Intel. Al fianco dei suddetti chip, ci saranno i già conosciuti co-processori, dedicati alla gestione del comparto grafico.

Cosa succede

Come detto, si tratta di una strategia di business ma non solo. Piazzare in computer e (forse) smartphone i Kalamata, permetterà alla compagnia di creare una serie di device interoperabili e in grado di comunicare senza soluzione di continuità. Non è un caso se un progetto di Apple sia quello di rendere disponibili su Mac le app di iOS, tramite l’iniziativa interna Marzipan, che probabilmente porterà all’arrivo di uno Store unico, come lo è oggi quello di iPhone e iPad. Ad ogni modo, l’avvento dei chip non è cosa breve, vista la tempistica del 2020 ma è evidente che, con una roadmap come si deve, la Mela sia già sul punto di finalizzare l’operazione, per metterla in pratica sulla lineup da presentare tra un paio di anni, anche qualcosa in più.

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Exynos 7 9610 rende smart anche la fascia di mezzo https://www.datamanager.it/2018/03/exynos-7-9610-rende-smart-anche-la-fascia-di-mezzo/ Mon, 26 Mar 2018 13:22:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144369 Il nuovo chip di Samsung integra un’area per la AI che promette di aumentare le capacità computazionali degli smartphone non top di gamma La vera rivoluzione è dietro l’angolo. Quando anche gli smartphone più economici potranno ospitare processori di nuova generazione allora davvero l’Intelligenza Artificiale potrà innalzare il livello di interazione a beneficio di una […]

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Il nuovo chip di Samsung integra un’area per la AI che promette di aumentare le capacità computazionali degli smartphone non top di gamma

La vera rivoluzione è dietro l’angolo. Quando anche gli smartphone più economici potranno ospitare processori di nuova generazione allora davvero l’Intelligenza Artificiale potrà innalzare il livello di interazione a beneficio di una larga fetta di consumatori. Oggi i telefonini dotati di un processore AI sono pochi: l’iPhone X, il Mate 10 Pro, il Galaxy S9 e l’Honor View 10.

Molti altri arriveranno nel corso del 2018 e si piazzeranno nella fascia alta del mercato. Tuttavia proprio Samsung ha intenzione di far scoprire cosa vuol dire essere accompagnati da un dispositivo più avanzato dotando anche le proposte più economiche di soluzioni innovative, capace di effettuare calcoli computazionali ulteriori, grazie a chip potenti e futuristici. Il tutto però conservando un cartellini che non spaventa i consumatori, anzi che li incoraggi a passare a un device migliore.

Come sarà possibile

Tutto passa per l’Exynos 7 9610, il chip casalingo che Samsung ha appena svelato e che punta proprio ai terminali di fascia media. Costruito con un processo a 10 nanometri FinFET, il SoC è un octa-core con quattro Cortex-A173 da 2,3 Ghz e quattro A53 a 1,6 Ghz, che entrano in gioco per app e operazioni dalle richieste energetiche limitate. Sul fronte grafico, c’è la seconda famiglia di ARM Mali-G72 basata su architettura Bitfrost, che promette migliori performance e prestazioni ottimizzate.

Quello che cambia è la presenza di un’area dedicata alle operazioni di riconoscimento visivo che, oltre ad abilitare funzioni premium come lo slow-mo, dovrebbero consentire anche di attivare interessanti modalità di interazione con l’ambiente circostante, ad esempio Bixby Vision, focalizzata sulle capacità di analisi della AI. Non sappiamo ancora dove l’Exynos 7 9610 troverà spazio, probabilmente sulla prossima flotta di Galaxy A, da presentare più in là nel corso dell’anno.

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Non solo Intel: scoperte decine di falle sulle CPU AMD https://www.datamanager.it/2018/03/non-solo-intel-scoperte-decine-falle-sulle-cpu-amd/ Fri, 16 Mar 2018 13:57:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143749 L’agenzia di sicurezza CTS-Labs ha scoperto ben 13 vulnerabilità in stile Spectre che mettono a rischio chip e co-processori Ryzen ed Epyc Dopo esser passata quasi indenne dallo scandalo Spectre e Meltdown, i giorni duri non sono ancora finiti per AMD. La compagnia di sicurezza CTS-Labs, con sede in Israele, ha infatti scoperto ben 13 […]

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L’agenzia di sicurezza CTS-Labs ha scoperto ben 13 vulnerabilità in stile Spectre che mettono a rischio chip e co-processori Ryzen ed Epyc

Dopo esser passata quasi indenne dallo scandalo Spectre e Meltdown, i giorni duri non sono ancora finiti per AMD. La compagnia di sicurezza CTS-Labs, con sede in Israele, ha infatti scoperto ben 13 falle che metterebbero in pericolo le informazioni a bordo delle CPU della serie Ryzen ed Epyc, e non solo queste. Il problema risiede nella particolare costruzione dell’architettura Zen del gruppo, che al momento interessa quattro categorie di prodotto: Ryzen ed Epyc appunto ma anche Ryzen Pro e Ryzen Mobile. L’agenzia ha persino realizzato un sito web, www.amdflaws.com, dove viene spiegato per bene cosa succede a causa delle vulnerabilità riscontrate. Come nel caso di Spectre e Meltdown, le 13 problematiche ricadono in quattro differenti tipologie, indicate con i nomi di Masterkey, Ryzenfall, Fallout e Chimera, ognuna delle quali interessa un particolare contesto di specifica debolezza informatica.

Cosa succede

Tra le varie critiche mosse ad AMD, CTS-Labs puntualizza la scarsa attenzione posta alla sicurezza a livello boot dove, sfruttando la falla Masterkey, un aggressore può prendere il controllo di ciò che viene attivato all’avvio del computer per eseguire script e programmi malevoli, così come disabilitare strumenti di monitoraggio e scan del sistema. Le altre decine di bug si concentrano sulla possibilità di infettare le macchine con malware e virus evitando l’analisi dei software di controllo e persino di valicare le difese di AMD Secure OS, sistema operativo che governa il Secure Processor integrato nei Ryzen che, in teoria, dovrebbe restituire una protezione estesa.

Per ora AMD ha rilasciato questa dichiarazione: “Abbiamo appena ricevuto un report da un’azienda chiamata CTS Labs che afferma che ci sono potenziali vulnerabilità di sicurezza legate ad alcuni dei nostri processori. Stiamo studiando e analizzando attivamente i risultati. Questa compagnia ci era francamente sconosciuta e troviamo insolito che un soggetto attivo in tale campo pubblichi la sua ricerca senza fornire un ragionevole tempo di intervento ai diretti interessati. Per AMD la security è una priorità assoluta e lavoriamo continuamente per garantirla sempre, in caso di potenziali nuovi rischi”.

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Intel potrebbe acquisire Broadcom https://www.datamanager.it/2018/03/intel-acquisire-broadcom/ Mon, 12 Mar 2018 11:07:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143300 Intel valuta di acquisire il produttore di chip Broadcom prima che questo completi la fusione con Qualcomm Un nuovo e agguerrito concorrente sta per presentarsi al mondo nel settore dei chip e Intel ha deciso di passare alle maniere forti per confermare il suo primato tra i produttori di queste componenti. Il Wall Street Journal […]

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Intel valuta di acquisire il produttore di chip Broadcom prima che questo completi la fusione con Qualcomm

Un nuovo e agguerrito concorrente sta per presentarsi al mondo nel settore dei chip e Intel ha deciso di passare alle maniere forti per confermare il suo primato tra i produttori di queste componenti. Il Wall Street Journal afferma che l’azienda di Santa Clara, in California, avrebbe intenzione di avanzare un’offerta miliardaria per l’acquisizione di Broadcom. Il motivo di questa operazione è altamente strategico. Il colosso di Singapore sta infatti tentando di acquistare Qualcomm e la nascita del nuovo gruppo metterebbe a serio rischio gli interessi di Intel. L’azienda a inizio anno ha ingaggiato un team di consulenti proprio per valutare gli scenari futuri dovuti nel caso l’acquisizione si realizzi.

Broadcom ha recentemente offerto 117 miliardi di dollari per fondersi con Qualcomm ma quest’ultima ha gentilmente declinato la proposta. Inoltre la Commissione sugli investimenti esteri statunitense sta valutando eventuali rischi per la sicurezza nazionale come è avvenuto con Huawei e Zte ancora prima che l’accordo sia chiuso. Nonostante i rifiuti da parte del produttore di chip, la possibilità che l’operazione vada a buon fine resta comunque molto alta. Intel in questi anni ha chiuso diverse acquisizioni piuttosto onerose come nel caso di Altera Corp (16,5 miliardi di dollari) ma questa volta la spesa potrebbe essere molto superiore. L’attuale capitalizzazione di Broadcom è infatti di 104 miliardi di dollari.

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Helio P60 promette l’AI su tutti gli smartphone di fascia media https://www.datamanager.it/2018/02/helio-p60-promette-lai-tutti-gli-smartphone-fascia-media/ Tue, 27 Feb 2018 19:00:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142271 Il chip di MediaTek abilita calcoli di intelligenza artificiale anche su dispositivi dalle specifiche tecniche non esaltanti. Una vera rivoluzione per il mercato Chi pensa che l’intelligenza artificiale sia questione solo di iPhone X e simili, presto dovrà ricredersi. MediaTek ha appena annunciato Helio P60, il chip casalingo che promette di portare su tutti i […]

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Il chip di MediaTek abilita calcoli di intelligenza artificiale anche su dispositivi dalle specifiche tecniche non esaltanti. Una vera rivoluzione per il mercato

Chi pensa che l’intelligenza artificiale sia questione solo di iPhone X e simili, presto dovrà ricredersi. MediaTek ha appena annunciato Helio P60, il chip casalingo che promette di portare su tutti i telefonini di fascia media un minimo di calcolo neurale, così da abilitare esperienze d’uso avanzate e sempre più basate sulla AI. Secondo il produttore, il 2018 sarà l’anno cardine per l’esplosione dei prodotti cosiddetti New Premium, che daranno agli utenti l’opportunità di portarsi a casa terminali dal prezzo contenuto ma dotati di funzionalità innovative, permesse proprio dall’integrazione di reti neurali digitali, comparabili a quelle dei modelli di punta visti sinora, dal Mate 10 Pro di Huawei all’iPhone X.

Come è possibile

Ma in che modo MediaTek è riuscita a ottimizzare la sua tecnologia? Gran parte del merito è del processo di produzione a 12 nanometri FinFet, che include otto core, di cui quattro Arm Cortex A-73 e altri quattro Cortex A-53 con frequenza di clock a 2 GHz. La configurazione big.Little consente di gestire la potenza a seconda delle operazioni, tra cui quelle di Intelligenza Artificiali fondate sulla piattaforma NeuroPilot AI, un’architettura che apre a scenari interessanti, quali il riconoscimento facciale, l’identificazione di oggetti e scene e altre possibilità di interazione, compatibili con TensorFlow, TF Lite, Caffe e Caffe 2, i principali ambienti di sviluppo AI.

Quando si tradurrà tutto ciò sui telefonini? Probabilmente nella seconda parte dell’anno, quando MediaTek comincerà a spedire i suoi Helio P60 a fornitori e partner. I primi, stando alle indiscrezioni, saranno a marchio Lenovo, Xiaomi, Meizu e Oppo.

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