colocation – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 26 Apr 2018 15:16:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png colocation – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 DATA4 annuncia la partnership con Nlyte Software https://www.datamanager.it/2018/04/data4-annuncia-la-partnership-con-nlyte-software/ Thu, 26 Apr 2018 16:30:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146609 L’obiettivo della partnership è fornire un’efficienza e una trasparenza ancora migliori DATA4, specialista europeo nella progettazione, realizzazione e gestione di datacenter ultra-sicuri, ha siglato una partnership con Nlyte Software, azienda leader nelle soluzioni DCIM (datacenter infrastructure management) per fornire informazioni in tempo reale sulle infrastrutture presenti nei propri data center, ridurre i rischi operativi e […]

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L’obiettivo della partnership è fornire un’efficienza e una trasparenza ancora migliori

DATA4, specialista europeo nella progettazione, realizzazione e gestione di datacenter ultra-sicuri, ha siglato una partnership con Nlyte Software, azienda leader nelle soluzioni DCIM (datacenter infrastructure management) per fornire informazioni in tempo reale sulle infrastrutture presenti nei propri data center, ridurre i rischi operativi e fornire servizi a valore aggiunto per i clienti della colocation. Grazie a questo accordo DATA4 consoliderà il suo posizionamento nel ruolo di leader globale nei servizi di colocation.

DATA4 gestisce oggi datacenter flessibili, ad alte prestazioni, neutrali rispetto a carrier e cloud provider, offrendo soluzioni a partire dalla colocation di un singolo rack fino alla progettazione e costruzione completa di infrastrutture dedicate.

Il gruppo DATA4 dispone di 15 datacenter in Francia, Italia e Lussemburgo, con un’area tecnica totale di 27.000 m2 di sale IT e più di 39 MW di potenza IT.

Per incrementare la trasparenza e il valore dei servizi verso i propri clienti finali, DATA4 ha voluto rendere visibile il “black box” dei propri datacenter per mostrare una visione in tempo reale dei propri asset. Nello stesso tempo il gruppo francese aumenterà la propria efficienza e amplierà l’offerta dei servizi.

Le soluzioni offerte da Nlyte saranno connesse con i diversi BMS (Building Management Systems) e con altri sistemi presenti nei datacenter di DATA4 senza alcuna interruzione di servizio, attraverso l’architettura open di Nlyte.

Poiché il mercato della colocation è competitivo, i fornitori di datacenter devono accrescere il valore generato per i clienti, andando oltre a infrastrutture di colocation sicure e affidabili, aumentando la propria offerta di servizi.

La partnership con Nlyte accrescerà il valore per i clienti grazie all’offerta di software-as-a-service per migliorare efficienza, agilità e trasparenza. DATA4 sarà supportata da Nlyte nell’acquisizione di una più elevata comprensione nella gestione della pianificazione della capacità delle infrastrutture, che eccedono gli SLAs, e a sviluppare concreti vantaggi di business.

Questo progetto vedrà DATA4 e i propri clienti passare da una gestione manuale di processi e registrazioni ad operazioni automatizzate e in tempo reale per gestire tutte le proprie infrastrutture.

I clienti sono sempre più esigenti e non possono più gestire le proprie infrastrutture con grafici Visio e fogli di calcolo che si mostrano spesso obsoleti. Non si affidano solo ad un singolo datacenter, usano la colocation, il public cloud e l’on-premise.

La partnership fornirà dunque i giusti strumenti per ridurre i rischi e i costi grazie al monitoraggio di ciò che succede nelle loro infrastrutture IT, in colocation, in cloud o presso le proprie facilities, da remoto e in tempo reale.

“Con Nlyte abbiamo l’obiettivo di trasformare i servizi che i clienti si aspettano dai loro fornitori di datacenter e fornire trasparenza in tempo reale e capacità di analisi per prendere, on demand, le migliori decisioni. La soluzione di Nlyte insieme ai servizi di DATA4 permetterà ai nostri clienti di essere più flessibili, meglio informati e più efficienti”, ha commentato Jérôme Totel Vice President, Product Development & Sales Engineering di DATA4 Group. “Stiamo integrando Nlyte in tutti i nostri 15 datacenter europei e il nostro obiettivo è assicurare il 100% di continuità di servizio nel corso dell’implementazione”.

Per assicurare un agevole rollout della soluzione, DATA4 e Nlyte si sono affidate alle expertise di Straton IT, un system integrator francese che sarà il provider di riferimento per le fasi di deployment in tutta Europa.

“Con l’integrazione di Nlyte, i clienti di DATA4 potenzieranno le loro capacità di gestione degli asset IT e genereranno informazioni affidabili e abilitanti attraverso l’accesso ai sistemi critici utilizzando un’unica interfaccia utente. Ciò aumenta l’agilità dei team che si occupano di infrastrutture mantenendoli allineati con i cambiamenti e le richieste del business”, ha dichiarato, Fredric Hay, CEO di Straton IT. “Il mercato dei datacenter sta vivendo una grande evoluzione. I manager stanno affrontando sfide in termini di complessità, costi, e non sono sempre in grado di stare al passo con le esigenze. Coloro che non stanno adottando soluzioni DCIM per i propri asset infrastrutturali, devono affidarsi a operatori più rapidi nel creare facilities di colocation più effiienti ed efficaci e a data center privati”.

“DATA4 è un leader affidabile nel fornire servizi di colocation in tutta Europa e Nlyte è entusiasta di collaborare per potenziare i rispettivi business e quelli dei clienti, per operare con più agilità, riducendo anche i costi”, ha detto Moshe Benjo, Vice President & Head of Sales, EMEA di Nlyte. “Insieme risolveremo le esigenze mission critical degli clienti di DATA4 migliorando la comprensione in tempo reale della loro efficacia operativa”.

Nlyte è stata la prima realtà a rilasciare un benchmark di mercato per le soluzioni DCIM che aiutano le organizzazioni in tutto il mondo a gestire le infrastrutture nei propri datacenter. La soluzione di Nlyte va oltre la gestione dell’infrastruttura potenziando le capacità degli operatori nello sviluppare il proprio lavoro più efficacemente, sincronizzando informazioni e attività verso altri sistemi che si basano su accurate informazioni relative alle infrastrutture fisiche (per esempio, sistemi BMS e ITSM).

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Colocation, la parola ai clienti. Un nuovo report di 451 Research https://www.datamanager.it/2018/03/colocation-la-parola-ai-clienti-un-report-451-research/ Fri, 09 Mar 2018 13:17:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143146 I risultati raccolti possono aiutare i fornitori di servizi di co-locazione nelle prossime decisioni di business Man mano che la domanda di Data Center in colocation continua a crescere, il ruolo del colocator sta assumendo maggiore importanza, e parallelamente si stanno intensificando le sfide e le prove da affrontare. Per comprendere le dinamiche che possiamo […]

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I risultati raccolti possono aiutare i fornitori di servizi di co-locazione nelle prossime decisioni di business

Man mano che la domanda di Data Center in colocation continua a crescere, il ruolo del colocator sta assumendo maggiore importanza, e parallelamente si stanno intensificando le sfide e le prove da affrontare. Per comprendere le dinamiche che possiamo attenderci dal mercato della co-location, Schneider Electric, in collaborazione con 451 Research, ha svolto un sondaggio che ha coinvolto 450 decision maker in ambito colocation negli Stati Uniti, Australia, Europa e Cina. Le informazioni ottenute dall’indagine sono state raccolte per fornire un utile supporto ai co-locator nelle loro future decisioni di business.

I provider oggi hanno a che fare con una tipologia di clienti molto variegata e in continua evoluzione, che hanno richieste e necessità sempre più mutevoli, in un quadro di tecnologie emergenti come l’Internet of Things (IoT), l’edge computing di nuova generazione e il cloud computing. Ognuna di queste rappresenta sia un’opportunità che una sfida per la colocation, e i risultati dell’indagine rivelano come ciascuno di essi sia visto dagli utenti finali della colocation, in termini di adozione e importanza. Con il 62% degli intervistati che hanno dichiarato di aver spostato le applicazioni IT dai Data Center di co-location per affidarsi al cloud pubblico negli ultimi due anni, i co-locator devono trovare un modo per mantenere gli attuali clienti e attrarne di nuovi facendo in modo che considerino la co-location come un’opzione valida per le loro attività.

“Sia che forniscano i servizi direttamente o tramite partner, i principali colocator stanno sempre più ampliando la propria offerta di servizi”, ha dichiarato Rhonda Ascierto, Research Director di 451 Research. “La nostra indagine ha identificato diversi servizi a valore aggiunto che rispondono perfettamente alle mutevoli esigenze dei clienti”.

Nel corso della ricerca è emerso chiaramente che ci sono molti modi per guadagnare e mantenere il vantaggio competitivo tra altre opzioni di hosting. Con l’82% degli intervistati che afferma che è importante (molto o un po’) che i servizi cloud siano ospitati nello stesso Data Center dove si trova anche l’infrastruttura IT in co-location, i provider possono trasformare quello che può sembrare un pericolo in un’opportunità. Inoltre, ulteriori dati contenuti nel report possono dare ai colocator qualche spunto in più per distinguersi dai competitor.

  • Il 65% dei clienti intervistati ha dichiarato di essere più disposto ad affidarsi a un provider che ha implementato soluzioni di gestione dell’infrastruttura dei Data Center (DCIM). Anche altre tecnologie come le batterie agli ioni di litio, la capacità modulare prefabbricata on-demand (PFM) e il raffreddamento diretto hanno suscitato molto interesse da parte dei clienti.
  • L’82% degli intervistati ha dichiarato di essere interessato a utilizzare più servizi a distanza dal proprio fornitore di servizi di co-location, per controllare o monitorare quello che sta succedendo tramite un portale online. Per i provider, ciò offre l’opportunità di ampliare o introdurre nuovi servizi e di avviare nuove opportunità per la loro attività.

Le conclusioni di questa analisi aiutano i fornitori di co-location a comprendere la capacità e le esigenze di servizio dei propri clienti e di compiere scelte informate e prioritarie sulle ultime tecnologie per fornire visibilità, trasparenza, ridondanza, flessibilità e riduzione dei costi. I co-locator che capitalizzare il proprio successo dovranno cercare di indirizzare tutte queste richieste e necessità dei clienti per trarre vantaggio dal 64% dei clienti secondo cui la co-location giocherà un ruolo importante nella loro strategia di Data Center nei prossimi due o tre anni.

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Vertiv stila la classifica dei settori più critici del mondo https://www.datamanager.it/2017/07/vertiv-stila-la-classifica-dei-settori-piu-critici-del-mondo/ Fri, 14 Jul 2017 09:37:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128606 Ai primi tre posti servizi pubblici, trasporti, telecomunicazioni, al quinto, guadagnando terreno, servizi cloud e colocation Il settore dei servizi pubblici, che comprende elettricità, gas, energia nucleare e trattamento delle acque, è il più critico al mondo secondo la nuova classifica stilata da Vertiv, in precedenza Emerson Network Power. La società ha riunito un panel […]

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Ai primi tre posti servizi pubblici, trasporti, telecomunicazioni, al quinto, guadagnando terreno, servizi cloud e colocation

Il settore dei servizi pubblici, che comprende elettricità, gas, energia nucleare e trattamento delle acque, è il più critico al mondo secondo la nuova classifica stilata da Vertiv, in precedenza Emerson Network Power. La società ha riunito un panel di esperti internazionali di infrastrutture critiche, per quantificare sistematicamente e classificare le criticità di molteplici industrie, sulla base di 15 criteri. I trasporti di massa — nello specifico su rotaia e aerei — sono al secondo posto della lista, seguiti da telecomunicazioni, attività di produzione di gas e petrolio, cloud e colocation. L’elenco completo è disponibile in un nuovo report, Classifica dei settori più critici al mondo, disponibile sul sito www.VertivCo.com/SettoriCritici.

Il panel ha definito criteri che comprendono l’insieme delle potenziali conseguenze derivanti dalla perdita di disponibilità dei sistemi critici e le ha valutate sulla base della gravità dell’impatto. Tali criteri sono poi stati impiegati per creare un elenco delle criticità, utilizzato per classificare i singoli settori, che sono poi stati ordinati in base al punteggio medio.

“Se c’è un denominatore comune ai vertici della classifica, questo è l’interconnessione tra i settori”, ha commentato Jack Pouchet, Vice President market development di Vertiv. “Questi ambiti rappresentano le basi della società. Il tempo di fermo in una qualsiasi di queste aree può avere ripercussioni sui diversi settori e in tutto il mondo. Ciò non potrà che continuare, perché la nostra vita sarà sempre più mobile e connessa e l’Internet of Things procederà nella sua espansione.”

L’energia e l’acqua pulita sono esigenze fondamentali in una società sviluppata e supportano molti altri settori e attività, per questo i servizi pubblici rappresentano il settore più critico. I trasporti di massa si classificano al secondo posto: gli esperti citano non soltanto la sicurezza dei viaggiatori, ma l’enorme impatto che i ritardi e i disservizi possono avere su molteplici attività, su diversi mercati e in tutto il mondo. Il terzo posto per le telecomunicazioni rispecchia l’importanza della comunicazione e della connettività nelle attività personali e aziendali e in situazioni di emergenza.

Prendendo in considerazione il criterio relativo all’impatto finanziario di un downtime non previsto, al primo posto si stagliano i servizi finanziari, seguiti da e-commerce e cloud e colocation. Questi ultimi si posizionano invece al quinto posto della classifica generale dei settori più critici, in quanto numerose attività dipendono sempre più da queste piattaforme. Il panel ha anche identificato cloud e colocation come uno dei settori in rapida crescita che sta diventando sempre più critico.

“Il cloud, supportato da data center di enormi dimensioni e in colocation, sta diventando sempre più critico via via che un numero crescente di dispositivi e aziende si affidano a questa piattaforma per essere più performanti”, ha commentato il componente del panel Emiliano Cevenini, Vice President sales AC power e business development per Vertiv in Europa, Medio Oriente e Africa. “Prevediamo che questa tendenza continuerà nel futuro, in quanto le reti IoT che supportano industrie e smart city scelgono di utilizzare il cloud come piattaforma di riferimento per la loro tecnologia.”

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Seeweb: come valutare il cloud https://www.datamanager.it/2016/09/seeweb-valutare-cloud/ Tue, 27 Sep 2016 13:09:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109979 Affidarsi a un fornitore di servizi cloud significa anche avere garanzie in merito alle prestazioni, con SLA precisi e impegni nei confronti dei clienti, come spiega in questa intervista Fabio Fedele, CTO del noto pioniere del cloud made in Italy Nata nel 1998, Seeweb è una società leader nei servizi di Hosting ed Housing, Colocation e […]

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Affidarsi a un fornitore di servizi cloud significa anche avere garanzie in merito alle prestazioni, con SLA precisi e impegni nei confronti dei clienti, come spiega in questa intervista Fabio Fedele, CTO del noto pioniere del cloud made in Italy

Nata nel 1998, Seeweb è una società leader nei servizi di Hosting ed Housing, Colocation e Content Delivery, di fascia alta e destinati alla clientela Corporate. Prima azienda italiana ad aver introdotto soluzioni di Cloud Computing (2009), oggi dispone di quattro data center sul territorio italiano (due in Lombardia e due nel Lazio).

Quando si è online le performance contano e quindi quali sono gli elementi chiave da non sottovalutare nell’affidarsi a un Cloud Provider? Ne abbiamo parlato con Fabio Fedele, CTO di Seeweb, azienda che si distingue sul mercato per aver costruito le sue infrastrutture per dare al cliente la tranquillità che cerca. Tramite il programma di System Assurance attraverso il quale si può delegare al 100% la gestione del server ed avere così una persona di riferimento competente sull’infrastruttura sempre disponibile, e attraverso la soddisfazione di update elevati: 99,90% di SLA con penale.

Quali sono oggi i fattori differenzianti e premianti nella fornitura di servizi cloud?

«Sta diventando difficile rispondere a una domanda come questa. È rimasto ben poco di vantaggioso nel continuare a insistere nell’erogare servizi da infrastrutture on-premises. La risposta più semplice potrebbe essere quella di dire che il cloud è premiante in ogni aspetto. I costi in infrastrutture IT vengono quasi totalmente azzerati, trasformandosi in acquisto di servizi il cui costo dipende esclusivamente dall’utilizzo. Quello che rimane a carico delle aziende è in sostanza l’acquisto di semplici strumenti di lavoro come PC o tablet, oltre che di una adeguata connettività internet, che è ormai reperibile a prezzi modesti praticamente su tutto il territorio nazionale. Queste spese non sono minimamente confrontabili con gli alti costi di realizzazione e manutenzione di un piccolo data center interno: secondo alcuni calcoli, si deve arrivare a 60 rack con 10kw di alimentazione per rack, per un totale di circa 2.000 server, perché il possesso di un proprio data center inizi a diventare conveniente».

Quale valore viene oggi concretamente riconosciuto dal mercato agli SLA, ai fini della scelta di un fornitore rispetto a un altro?

«Come noto, con SLA si intende una clausola contrattuale che garantisce una penale a fronte di una interruzione o del degradamento oltre una soglia di un servizio. In alcuni contesti è praticamente obbligatoria perché garantisce al cliente che la riceve uno strumento per compensare i disagi che possono essere provocati da un fornitore. Chi si rivolge a un mercato di livello medio alto è ormai obbligato a fornirlo. Il fattore differenziante di Seeweb è la penale sempre pari al 100% del canone relativo al periodo e quindi per noi diventa come una garanzia nei confronti del cliente che non è molto differente da chi produce beni materiali. Questo ci stimola e ci obbliga a vedere come obiettivi solamente livelli di eccellenza e qualità del prodotto elevatissimi».

Quali sono i punti di forza di Seeweb nel fornire un servizio sempre al massimo livello?

«I nostri punti di forza sono sempre stati l’assistenza tecnica di livello professionale e la massima attenzione alla qualità dell’hardware. I nostri tecnici sono sempre molto apprezzati per la loro capacità di risolvere i problemi anche complessi che si presentano ai nostri clienti. I nostri programmi di System Assurance partono dal livello più basso, rivolto a chi opera semplici servizi fino a cluster ridondati e replicati geograficamente per la massima continuità del servizio. Anche sul fronte dell’hardware nei nostri data center non c’è posto per hardware mediocre: utilizziamo solamente sistemi di livello enterprise con assistenza continua da parte dei produttori. I nostri vendor di riferimento sono HP, IBM, Lenovo e Cisco, che oltre a fornirci l’hardware ci garantiscono una risposta in tempo reale per qualunque problema, con personale dedicato a nostra disposizione, che conosce bene la nostra infrastruttura ed è sempre pronto a proporre miglioramenti. Infine, tutte le nostre infrastrutture sono allineate agli standard correnti e continuamente rinnovate. Tutto questo è riconosciuto anche nelle certificazioni ISO, in particolare quella sul sistema di gestione della sicurezza delle informazioni, quella per la qualità e quella sul sistema di gestione ambientale».

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Se anche il data center si veste di verde https://www.datamanager.it/2015/12/anche-data-center-si-veste-verde/ Wed, 16 Dec 2015 09:48:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90744 Tra ecosostenibilità e cost-saving, si accelera la tendenza verso un’IT ancora più “Green”, e si moltiplicano gli esempi di data center costruiti ex novo nel segno della massima efficienza energetica La campana del Green IT, cioè delle tecnologie e degli approcci che riducono l’impatto ambientale dell’IT, suona sempre più forte. E arriva direttamente a quello […]

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Tra ecosostenibilità e cost-saving, si accelera la tendenza verso un’IT ancora più “Green”, e si moltiplicano gli esempi di data center costruiti ex novo nel segno della massima efficienza energetica

La campana del Green IT, cioè delle tecnologie e degli approcci che riducono l’impatto ambientale dell’IT, suona sempre più forte. E arriva direttamente a quello che rappresenta l’essenza stessa dell’infrastruttura informatica, cioè il data center, che oggi come noto non è più il classico “centro dati”, ma un insieme di tecnologie, come server, networking e storage. Da tempo, il data center è in fase di trasformazione, sulla spinta dei cambiamenti in atto nel mondo dell’IT, nel quale, come osserva IDC, «è in atto un forte spostamento strutturale verso quella che è la Terza Piattaforma, costituita da mobile, social, big data e cloud, su cui si basa oggi tutta l’innovazione di business, con nuovi servizi e soluzioni costruiti su questa nuova piattaforma. I data center sono il fondamento su cui molti di questi servizi sono realizzati oggi, e il loro ruolo come la fonte più concentrata di computing e storage si espanderà notevolmente nei prossimi cinque anni».


#GreenDataCenter Efficienza e cost saving. IT modulare e sistemi convergenti
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Scenario ricco di opzioni

Lo scenario si presenta fluido e ricco di possibilità. Le aziende hanno una miriade di soluzioni tra cui scegliere quando si tratta di gestire le risorse IT: possono passare a un cloud pubblico e avere i loro asset gestiti in una struttura di hosting da parte di un service provider, possono utilizzare un cloud privato, mantenendo le attività nel proprio data center, oppure ancora gestire il cloud privato in prima persona o avere qualcuno che lo gestisce per loro, e infine possono utilizzare un ibrido tra privato e pubblico. Un po’ in tutti i settori, sono sempre più le aziende alla ricerca di opzioni per la costruzione di nuovi data center o dell’ampliamento di quello già esistente. Ma, avverte IDC, «vi sono diverse variabili che devono essere prese in considerazione: se server, storage e dispositivi di rete sono elementi critici per la progettazione del cuore dei data center, gli aspetti relativi alla localizzazione del sito hanno oggi pari importanza. I data center nell’area EMEA stanno subendo un’ampia trasformazione a tutti i livelli, con una serie di fattori che esercitano la loro influenza: dalle soluzioni open source in cima allo stack software alle innovazioni hardware a livello intermedio, per esempio, con i processori a basso consumo, il raffreddamento diretto a liquido, e così via». Ed è proprio per questo che un aspetto importante nel determinare il futuro del data center consiste nel comprendere quali possono essere le tecnologie e le soluzioni di alimentazione e raffreddamento più rilevanti proposte sul mercato in ambito data center.

L’IT “modularizzato” e i micro data center

Oggi, non c’è manager di data center che non voglia ridurre il consumo di energia dei data center interni sia che si tratti di contribuire a ridurre le bollette elettriche o di abbassare i livelli di PUE, Power Usage Efficiency, che è come noto l’indicatore essenziale in questo ambito, anche perché il rating PUE costituisce spesso un fattore chiave nel decidere a quale provider di data center rivolgersi eventualmente. Allargando il discorso, l’IT “modularizzato” – di cui parla IDC, intendendolo come modelli di soluzioni cloud, sistemi convergenti, software defined e hyperscale – modifica l’acquisto e la gestione delle unità di base di IT, mentre i sistemi integrati e convergenti continueranno a crescere nei prossimi anni. Questi sistemi, sempre secondo le previsioni di IDC, si evolveranno a più alti livelli di efficienza nel design e nella flessibilità a supportare diversi carichi di lavoro. I sistemi integrati avranno una forte influenza nelle scelte delle aziende per supportare una vasta gamma di iniziative future riguardanti i data center. Lo stesso approccio – prosegue IDC – «verrà utilizzato negli impianti di data center, che ora comprendono anche soluzioni modulari, prefabbricate e anche containerizzate. Si tratta di unità fabbricate presso il sito del fornitore e si basa su piani di progettazione standard». IDC ritiene inoltre che inizierà a prendere piede sul mercato il “micro” data center. Stiamo parlando di sistemi «progettati per portare la latenza di rete verso lo zero tanto quanto le leggi della fisica lo permetteranno, e forniranno grandi vantaggi per le aziende la cui attività si basa su un rapido trasferimento dei dati».

Energie rinnovabili cercasi

Ed è sempre IDC, nelle sue tradizionali “Predictions”, precisamente in quelle per l’imminente 2016, a sottolineare che «nei prossimi anni, i nuovi sviluppi nella tecnologia di raffreddamento e nelle architetture rack continueranno a migliorare l’efficienza energetica. Alcune aziende continueranno ad avere le proprie strutture, ma si baseranno sempre più su terze parti per costruire, implementare, gestire e affittare capacità IT e archiviare i dati importanti. I vendor e i provider si rivolgeranno a fonti energetiche rinnovabili, come l’idroelettrica, quella eolica e la geotermica, per alimentare i loro data center con una maggiore affidabilità e a un costo ragionevole e prevedibile. I miglioramenti nella connettività di rete stanno aprendo le aree più remote per realizzare data center vicino a fonti di energia rinnovabili». Gli esempi non mancano, a partire da quello ormai notissimo, visto che è stato inaugurato due anni fa, realizzato dall’Eni in piena Pianura Padana, e presentato a suo tempo come il primo al mondo per efficienza energetica: nelle parole della società, con il nuovo data center «è stato raggiunto il record mondiale in termini di efficienza energetica per i mega-center, misurato come il rapporto tra l’energia totale utilizzata e l’energia dedicata all’informatica. Per il Green Data Center questo rapporto sarà al di sotto del valore di 1,2, che rappresenta il miglior risultato a livello mondiale, mentre la media italiana presenta ancora valori tra 2 e 3». Niente male per un data center che è tra i primi in Europa per tipologia e dimensione, con i suoi 5.200 metri quadrati utili.


#GreenDataCenter Latenza di rete verso lo zero? Si apre la strada ai “micro” data center
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A tutto “free cooling”

In effetti, l’efficienza del Green Data Center deriva soprattutto dal particolare sistema di raffreddamento di tipo “free cooling”, che utilizza l’aria esterna. Secondo il report “Data Center 2025: exploring possibilities”, derivante da un’indagine condotta da Emerson Network Power per analizzare gli scenari dei data center nei prossimi dieci anni, «nel 2025, occorrerà meno energia per produrre lo stesso livello di capacità di elaborazione disponibile oggi, grazie a svariate modalità. La più diffusa tra queste è l’uso di aria esterna (free cooling) per il raffreddamento del data center, disponibile già attualmente, seguita da raffreddamento a livello di chip, maggior efficienza del server, temperature più elevate del data center e distribuzione più lineare dell’energia». Nel caso del Green Data Center di Eni, il sistema regola la temperatura usufruendo, per almeno il 75% del tempo, direttamente dell’aria esterna, limitando quindi l’utilizzo di condizionatori a meno del 25% del tempo, a differenza degli impianti tradizionali che usano i sistemi di condizionamento e ventilazione forzata ininterrottamente. Il risultato, commenta Eni stessa, è «ancor più d’eccellenza se si considera che l’impianto è collocato a livello del 45esimo parallelo, mentre i data center con caratteristiche simili sorgono generalmente più a Nord e in ambienti più freddi, come per esempio le Montagne Rocciose negli Stati Uniti».

Se il fiordo dà una mano

Ed è proprio molto più a Nord, in Norvegia, nel pieno della regione dei fiordi, che sta sorgendo il data center più grande del mondo, con oltre 120mila metri quadri di superficie in 75 padiglioni sotterranei, dove una volta esisteva una miniera, da cui il nome del progetto: Lefdal Mine Datacenter. Il sito, che ha già ricevuto l’approvazione da parte di IBM che sarà uno dei primi utenti, sarà inaugurato nell’estate 2016 e saranno impiegati soprattutto i data center container delle gamma RiMatrix sviluppati da Rittal, mentre l’alimentazione arriverà da impianti idroelettrici ed eolici. Il raffreddamento deriverà invece dall’acqua del fiordo adiacente: tenuto anche conto del fatto che una parte della ex-miniera si trova sotto il livello del mare, sarà limitato l’uso delle pompe di sollevamento per facilitare il flusso di acqua nel sistema di raffreddamento, ed è anche per questo che Lefdal Mine prevede un PUE nell’ordine dell’1,1. Come dire un nuovo record mondiale. Che forse determinerà una nuova corsa verso il Nord, visto che anche la stessa Apple ha annunciato di voler costruire un proprio data center nello Jutland, in Danimarca, mentre come noto Facebook dispone già da un paio d’anni di un data center in Svezia, alimentato interamente con energie rinnovabili. In ogni caso, la tendenza verso il recupero di aree industriali dismesse, possibilmente dotate di fonti di energia rinnovabile, è segnata, come dimostra un esempio recente di casa nostra, dove un glorioso impianto tessile nella provincia bergamasca è stato acquisito la scorsa estate da Aruba, la società numero uno in Italia per i servizi di data center, web hosting, email, PEC e registrazione domini. Pur in assenza di annunci specifici da parte di Aruba, non è azzardato supporre che il sito, un’area industriale piuttosto estesa (60mila metri quadrati in località Briolo di Ponte San Pietro nella provincia di Bergamo) e dotata di centrale idroelettrica situata sulla sponda del fiume Brembo, sarà effettivamente impiegato per realizzare un data center con caratteristiche di elevata efficienza.


#GreenDataCenter Fonti rinnovabili, costi ridotti e connettività migliore
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Ecosostenibilità e responsabilità sociale

Ma c’è anche un altro elemento di cui bisogna tenere conto nella valutazione di quanto “green” debba essere oggi l’IT. Infatti, tra le cinque tendenze fondamentali che delineano lo scenario del data center nel 2016 e proseguiranno negli anni successivi, identificate recentemente da Emerson Network Power, spicca in particolare quella della responsabilità sociale, che farà sempre più sentire il suo effetto. Commentando questa tendenza, la quarta delle cinque individuate, si sottolinea che «il nostro settore si occupa di efficienza almeno dal 2007, ma focalizzandosi prevalentemente sull’aspetto finanziario. Con iniziative come la Direttiva sull’efficienza energetica dell’Unione Europea, che stabilisce una serie di misure vincolanti per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica del 20% entro il 2020, alcune aziende stanno adesso spostando l’attenzione dall’efficienza alla sostenibilità e stanno considerando i data center in un’ottica di responsabilità sociale». È anche per questo – prosegue la considerazione diffusa da Emerson Network Power – «che le attività del data center, comprese le emissioni di CO2, l’impiego di energia alternativa e lo smaltimento delle apparecchiature vengono ora inserite nelle dichiarazioni di responsabilità d’impresa, con conseguenti maggiori pressioni per fare progressi in questi ambiti. L’impatto di questa tendenza non sarà limitato alle decisioni relative alle tecnologie in sede. Per essere significativo, il reporting deve includere l’intero ecosistema del data center, compresi i provider di colocation e cloud computing. Parallelamente alla crescita di questa prassi, la sostenibilità incrementerà il livello di disponibilità e sicurezza come attributi imprescindibili di un data center ad alte prestazioni».

Nuovi strumenti all’orizzonte

Ma è anche la fioritura delle tecnologie e degli approcci che riducono l’impatto ambientale dell’IT a spingere per una loro adozione sempre più su larga scala, come ha recentemente rilevato anche Gartner, nel report “Hype Cycle for Green IT, 2015”. La spinta, secondo la società di analisi, deriva anche dalle richieste provenienti dai clienti e dai partner, anche perché «la Green IT va ormai oltre alle caratteristiche ambientali degli apparecchi IT, dando modo alle aziende di migliorare il proprio impatto sull’ambiente tramite l’utilizzo di dispositivi e servizi a minore carbon footprint» – ha spiegato Vishal Tripathi, research director di Gartner, sottolineando come da questo ne derivi che «l’identificazione dei consumi che danno luogo a sprechi e inefficienze, o che, cosa ancora peggiore, siano pericolosi per l’ambiente, sta diventando sempre più essenziale». Del resto, le tecnologie utilizzabili per incrementare il livello di ecosostenibilità dell’IT sono numerose e molte sono ormai mainstream: la stessa Gartner ne ha identificate 26, suddivise tra tecnologie vere e proprie e processi di business, indicandoli come i più rilevanti e in grado di portare valore all’azienda che li adotta. La tesi di fondo è che i CIO devono sviluppare strategie per ottimizzare i consumi di energia dell’IT aziendale nel suo complesso, senza però rallentare o impedire lo sviluppo o l’adozione di nuove tecnologie. A questo proposito, Gartner sottolinea l’utilità degli strumenti di capacity planning e management, che identificano le richieste di alimentazione non solo delle singole tecnologie ma anche dell’intero processo o architettura.


#GreenDataCenter Nel 2025, meno energia per produrre la stessa capacità di elaborazione
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L’ora del DCIM

Tuttavia, ci sono altri aspetti coinvolti nella discussione sulla sostenibilità e sui costi del consumo di energia, che hanno più a che fare con la gestione delle tecnologie e delle infrastrutture, invece che con le nuove tecnologie in sé. Infatti, come fa notare IDC, «la maggior parte delle organizzazioni IT conoscono, utilizzano o prevedono di utilizzare le soluzioni di gestione delle infrastrutture di data center, o DCIM (Data Center Infrastructure Management), dato che la gestione delle risorse è diventata sempre più critica per le aziende che si trovano a corto di spazio fisico e di potenza nei loro data center attuali». Non solo. In base all’IDC Worldwide Datacenter Survey di novembre 2014, «oltre il 35% degli intervistati utilizza il DCIM come strumento per il monitoraggio della gestione delle infrastrutture di data center. Il reporting in tempo reale del consumo di energia, i report e gli analytics, la gestione energetica e l’asset management sono tra le caratteristiche più importanti delle soluzioni DCIM, che possono consentire nuove migliori pratiche in materia di collegamento e coordinamento delle risorse di data center». Non a caso, già nello scorso maggio Davide Zardo, vice president IT Business di Schneider Electric Italia, spiegava a Data Manager che «esistono architetture e accorgimenti che permettono di ottimizzare i consumi in modo dinamico, senza assumersi rischi in più. L’efficienza energetica deve essere uno dei parametri vitali del data center, tanto quanto la capacità e l’operatività delle apparecchiature. A fare la differenza, è la scelta di una suite software di gestione DCIM, Data Center Infrastructure Management, che integri il controllo degli sprechi di energia e che agisca in tempo reale sulla distribuzione dell’alimentazione, reagendo alle richieste cui l’infrastruttura è sottoposta».

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Aruba, l’evoluzione del data center nel cloud https://www.datamanager.it/2015/12/aruba-levoluzione-del-data-center-nel-cloud/ Wed, 02 Dec 2015 13:55:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90191 Come cambia la domanda di servizi gestiti in colocation e hosting, oppure attraverso data center in cloud? Se ne è discusso a Firenze in un evento organizzato in collaborazione con IDC Un’interessante occasione di confronto per IT Manager, CIO e decision maker sul tema della trasformazione dei data center, quella tenutasi a Firenze a fine […]

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Come cambia la domanda di servizi gestiti in colocation e hosting, oppure attraverso data center in cloud? Se ne è discusso a Firenze in un evento organizzato in collaborazione con IDC

Un’interessante occasione di confronto per IT Manager, CIO e decision maker sul tema della trasformazione dei data center, quella tenutasi a Firenze a fine novembre. La mattinata di lavori, dal titolo “New Data Center Demands”, è stata organizzata congiuntamente da IDC e Aruba, la società numero uno in Italia per i servizi di data center, web hosting, e-mail, PEC e registrazione domini, che gestisce oltre 2 milioni di domini, più di 7 milioni di caselle e-mail, oltre 4 milioni di caselle PEC, più di 31.000 server e un totale di oltre 4,7 milioni di clienti. La premessa di fondo è che, secondo IDC, già a partire dal 2017 il 60% degli asset IT sui quali le aziende fanno affidamento per gestire il business ed erogare servizi sarà gestito in colocation, in hosting oppure attraverso data center in cloud, in quanto non tutte le aziende riusciranno a gestire autonomamente e in house la trasformazione dei propri data center. “Nel corso dell’ultimo anno, il 70% delle aziende italiane ha avviato progetti di riorganizzazione IT, mentre il 60% ha creato una struttura dedicata all’innovazione”, ha sottolineato Fabio Rizzotto, Senior Research & Consulting Director di IDC Italia, citando l’IDC European Software Survey del 2015. Su uno scenario più ampio, “oggi ci troviamo nella terza era, che rappresenta un nuovo modo di fare IT, quella della terza piattaforma costituita da cloud, mobility, social business e big data più analytics”, ha proseguito Rizzotto.

L’agilità è off site

Quello che però ci si deve chiedere, suggerisce IDC, è se si è in grado di cavalcare questi nuovi scenari con gli skill di cui si dispone oggi, in quanto si proviene da un mondo in cui l’IT era diversa: praticamente tutte le esigenze sono cambiate, come è risultato anche da una web survey condotta proprio nel novembre 2015 da IDC, in base alla quale le sfide per la gestione IT vedono oggi ai primi posti aspetti quali il miglioramento dei livelli di servizio al business, l’efficienza dei sistemi IT (server, storage e altro), la migrazione da ambienti tradizionali a virtual o cloud e la gestione degli ambienti virtualizzati. In questo scenario di continua trasformazione, in cui ruoli e competenze cambiano, si ricorre sempre più al cloud, “che è ormai presente in varie forme, e impone di abituarci a un mix di diverse risorse da orchestrare al meglio”, ha fatto notare Rizzotto, citando anche una delle Prediction 2016 di IDC FutureScape, secondo la quale nel 2018, come dire da qui a tre anni, il 65% delle risorse IT aziendali sarà off site. E proprio la capacità di far leva, in parte o in totale, su data center di terzi sarà secondo IDC una delle principali chiavi per fornire all’IT aziendale quell’agilità da tempo ricercata, anche per consentire alle imprese di accelerare il percorso d’innovazione per una maggiore competitività.

Il partner tecnologico giusto

L’importanza per le aziende di avere un partner tecnologico in grado di coprire tutte le esigenze di data center e di cloud è stata affrontata da Simone Braccagni, Direttore Commerciale di Aruba, che ha ripercorso le principali tappe della società nata nel 1994 e cresciuta costantemente, evidenziando come “da azienda conosciuta principalmente per i servizi di hosting e registrazione domini, oggi godiamo sempre più di un posizionamento importante nel mondo enterprise, grazie anche ai nostri data center di proprietà, e che verrà ulteriormente consolidato dalle novità che abbiamo in programma per il 2016”. Lorenzo Giuntini, Head of Engineering di Aruba, ha invece affrontato il tema dell’esperienza della società al servizio dei clienti, esaminando nel dettaglio un caso concreto: quello di Radio Dimensione Suono che ha portato interamente in cloud il proprio archivio multimediale. Come dire una sfida sicuramente molto importante, affrontata e risolta in maniera brillante grazie al cloud di Aruba.

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