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Luci e ombre: per alcuni la fattura elettronica non sta ancora avendo il successo che meriterebbe, anche in considerazione del fatto che spesso rappresenta il primo passo verso la digitalizzazione dell’ecosistema aziendale, soprattutto per quanto riguarda le imprese di minori dimensioni

A cura di Luca de Piano

Entrata in vigore lo scorso anno dopo che era già stata attivata per i rapporti con la pubblica amministrazione, la fatturazione elettronica in ambito business-to-business sta riscuotendo un buon successo, anche se da più parti si osserva che l’adozione è ancora inferiore alle potenzialità. Va detto che l’utilizzo del formato elettronico non è stato reso obbligatorio per i privati, se non in casi circoscritti, come per esempio accade con l’obbligo previsto dal prossimo luglio nell’ambito degli acquisti di carburanti. Eppure, le opportunità offerte dalla digitalizzazione del processo di fatturazione non sono poche: oltre a essere più rapido e meno oneroso in termini di tempi e costi, fornisce anche la possibilità di essere esteso ad altri processi aziendali, rappresentando in questo senso un primo passo verso una trasformazione digitale su scala più ampia. Questo carattere di “primo step” verso la trasformazione digitale è stato giustamente evidenziato tra i vantaggi dai principali protagonisti del settore, che in molti casi propongono soluzioni complete e corredate da numerosi servizi a corollario, come risulta bene da questa ricognizione dello stato dell’arte del mercato, compiuta da Data Manager all’inizio di quest’anno.

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OPPORTUNITÀ DA COGLIERE

L’importanza della digitalizzazione nell’ambito della fatturazione e dei processi connessi sembra essere stata compresa dalla maggioranza delle imprese, come evidenziato in una ricerca resa nota a metà del 2017 dall’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano. Secondo tale indagine, oltre il 60 per cento delle grandi imprese intervistate dall’Osservatorio indica, tra le priorità di investimento per i prossimi tre anni, i progetti digitali a supporto delle transazioni B2B. Le grandi imprese, riconoscendone l’importanza, sono pronte ad adottare soluzioni di digitalizzazione del ciclo Ordine-Consegna-Fattura-Pagamento. Anche la digitalizzazione dei processi interni, soprattutto per i progetti di Gestione Elettronica Documentale e Conservazione Digitale, è tra le priorità per il 60 per cento delle grandi imprese. Inoltre, tre imprese su quattro, cioè circa il 75 per cento, indicano tra le proprie priorità almeno un progetto collaborativo, principalmente a supporto dei processi di marketing e di monitoraggio della supply chain. Sono invece prioritarie solo per un’impresa su cinque, sempre secondo l’indagine del Politecnico di Milano, le soluzioni di eProcurement.

PASSI DA INTRAPRENDERE

Angelo Cian, responsabile soluzioni gestionali di Zucchetti, fotografa una situazione in cui l’interesse è alto ma l’adozione ancora non altrettanto elevata: «Stando ai dati ufficiali, il numero delle aziende che hanno aderito alla normativa per l’emissione delle “e-fatture” è inferiore a 10mila. Purtroppo, senza l’obbligo, le aziende in Italia hanno finora di fatto ignorato i benefici sia economici sia organizzativi che l’adozione della e-fattura avrebbe comportato». Sulla stessa linea anche Luca Veneziano, cloud business development di TeamSystem: «Il livello di interesse è altissimo, anche se l’adozione a oggi è ancora bassa». Più ottimista la lettura di Nicola Savino, CEO di Savino Solution. «La fatturazione elettronica, come tutte le innovazioni di processo, rappresenta in primis un cambiamento culturale non di poco conto per qualunque dimensione aziendale. Il livello di adozione della fatturazione elettronica in Italia per il B2B non è di poco conto, anzi considerando la mancanza di un obbligo normativo, i numeri sono comunque soddisfacenti».


#FatturazioneElettronica #B2B Primo step verso la digitalizzazione dell’ecosistema aziendale – con @ZucchettiSpa – #TeamSystem – #SavinoSolution – @Ipsoa – @VMSistemi – @SiavItalia – @InfoCert_it @ARXivar – @eossolgroup
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LA SPINTA LEGISLATIVA

Un aiuto potrebbe arrivare dalla spinta legislativa, come evidenzia Pierfrancesco Angeleri, managing director di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia: «Il termine di adozione della fatturazione elettronica B2B è gennaio dell’anno prossimo. L’abitudine italiana è quella dell’ultimo minuto per fare le cose. Ma è anche vero che sotto stress gli italiani danno il meglio di sé». Il concetto è ulteriormente approfondito da Silvia Montanari, COO di VM Sistemi e president & CEO di Talea Consulting, che non manca di evidenziare come «già dallo scorso anno, le imprese italiane possono emettere e ricevere fatture elettroniche, da e verso le controparti commerciali sia private sia pubbliche. L’obbligo di fatturazione elettronica B2B, previsto in partenza per il primo gennaio 2019, può generare un fenomeno di almeno due ordini di grandezza superiore rispetto a quello della fatturazione elettronica verso la PA: da qualche decina di milioni a più di un miliardo di fatture. L’obbligo normativo, a tutti soggetti identificati ai fini IVA, implica sanzioni: il mancato passaggio dal Sistema di Interscambio (SdI) sarà equiparato a una fattura non emessa. Inserita in un contesto di alta complessità e diversità, con aziende con gradi di maturità digitale molto diversi, l’opportunità non è rappresentata dalla digitalizzazione della sola procedura di fatturazione attiva o passiva, bensì dal cost saving in tutte le funzioni che sono coinvolte nella digitalizzazione dell’intero ciclo attivo e passivo».

VANTAGGI INNEGABILI

Del resto, evidenzia ancora Nicola Savino di Savino Solution, «dobbiamo ricordarci che la fatturazione elettronica non è semplicemente un file XML da inviare al Sistema di Interscambio e non è solo uno strumento di controllo, ma soprattutto uno strumento di digitalizzazione di un processo documentale che viene usato in altri paesi europei». Anche Alfieri Voltan, Presidente di Siav, non manca di sottolineare che «la fatturazione elettronica B2B è un’occasione per eliminare la carta e portare nelle aziende i benefici della digitalizzazione, in termini di efficienza e di riduzione dei costi. Quando la fatturazione elettronica B2B entra nella gestione digitale dei processi documentali di “procure to pay”, cioè il ciclo passivo, e “order to cash”, ovvero il ciclo attivo, consente alle imprese di migliorare il controllo di gestione e l’interoperabilità tra i soggetti coinvolti, con immediati vantaggi in termini di semplificazione e riduzione dei costi». Vantaggi ben evidenziati anche da Pierpaolo Benintende, head of marketing di InfoCert: «La fatturazione elettronica è il primo fondamentale tassello dei processi di supply chain delle imprese. Se correttamente inserita nei processi dell’azienda, può diventare il volano per la completa digitalizzazione del ciclo ordine, consegna, fatturazione, pagamento».

VELOCIZZARE I PROCESSI

Gli fa eco Luca Veneziano di TeamSystem, secondo cui «per le aziende i maggiori benefici sono relativi alla digitalizzazione del ciclo dell’ordine: l’integrazione delle fatture elettroniche nell’ERP connette amministrazione e logistica, permettendo di verificare lungo la supply chain eventuali disallineamenti. Le funzionalità di archiviazione, ricerca, verifica e controllo automatico, rendono il processo più efficiente e sicuro, consentendo la collaborazione e condivisione dei dati tra differenti player della catena del valore. L’unica particolarità è che difficilmente si è autonomi, perché deve sempre esserci una collaborazione con il proprio cliente o fornitore al fine di massimizzare i vantaggi di entrambi. L’obbligo di fatturazione elettronica può infatti rappresentare un volano per velocizzare i processi di digitalizzazione nelle aziende e nelle realtà professionali». Anche Silvia Montanari di VM Sistemi e Talea Consulting ne è convinta: «Nel B2B, la fattura elettronica è solo una componente del processo di gestione – anagrafica articoli, ordini, conferme d’ordine, documenti di trasporto, registrazione contabile, autorizzazioni di pagamento, solleciti – e il vero vantaggio sarà il passaggio da una trasmissione multicanale e multiformato, a una trasmissione tramite unico canale certificato (SdI) in un unico formato standard e uguale per tutti (XMLPA). Le sfide per le aziende che, come Talea Consulting del Gruppo VM Sistemi, offrono sia strumenti sia approcci organizzativi, non si limitano al perimetro dell’adeguamento normativo trattando il solo documento “fattura”, ma insistono su una più integrata digitalizzazione aziendale dei processi, con estrema attenzione agli equilibri e all’operatività, che caratterizzano l’unicità di ogni impresa».

SCEGLIERE IL PARTNER

Entrando più nel dettaglio, è opportuno sottolineare che l’invio dei dati fattura e l’invio della fattura non sono la stessa cosa: l’invio dati fattura, procedura conosciuta anche come “spesometro”, è un adempimento obbligatorio nei rapporti con il fisco per tutti gli enti e le aziende italiane, e consiste nella trasmissione di informazioni riepilogative della fatturazione attiva e passiva all’Agenzia delle Entrate, sotto forma di file XML. Le fatture elettroniche, invece, sono i singoli documenti in formato digitale: l’invio delle fatture in formato digitale XML è un obbligo verso la pubblica amministrazione, mentre è ancora un’opzione per le aziende che fanno business con altre aziende private. La relazione tra spesometro e fatturazione elettronica è che quando si emette una fattura digitale che viene inviata tramite il Sistema di Interscambio, i metadati di questa fattura vengono automaticamente memorizzati dall’Agenzia delle Entrate e quindi non c’è più bisogno di inserirle nello spesometro. In futuro, la prevista adozione obbligatoria della fatturazione B2B renderà quindi più semplice rispettare l’adempimento burocratico. A questo proposito, Alfieri Voltan di Siav sottolinea che «per arrivare a una gestione digitale dei processi dell’intero ciclo ordine-pagamento, il primo atto è passare dalle fatture analogiche, ancora molto diffuse in Italia, alle fatture elettroniche. Occorre quindi scegliere da subito un partner tecnologico con le competenze e l’esperienza per accompagnare la trasformazione. Siav con Archiflow Invoice Manager propone una soluzione in grado di gestire automaticamente in un unico hub di fatturazione i vari canali di invio e ricezione (PEC, PEO, XML, cartaceo), semplificando la gestione e il monitoraggio dei processi amministrativi, e offre servizi in outsourcing dedicati per l’invio e la ricezione delle fatture B2B e la loro conservazione a norma».


#FatturazioneElettronica #B2B tra le priorità di investimento per oltre il 60% delle imprese – Dati @Osserv_Digital – Ma la mancanza dell’obbligo normativo ne rallenta adozione e vantaggi
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SEGNALI INCORAGGIANTI

Per Luca Veneziano di TeamSystem, «i primi numeri di febbraio delle attivazioni B2B sulla piattaforma Agyo sono estremamente positivi, e ci aspettiamo una crescita molto elevata con l’avvicinarsi delle prime scadenze obbligatorie. Il consiglio è di partire per tempo con la gestione della fatturazione elettronica, sia per le aziende con la loro filiera di fornitori sia per gli studi commerciali, per ridurre l’impatto del cambiamento sui processi interni e usufruire del massimo beneficio». Vantaggi che possono riguardare molti aspetti: «Drastica riduzione dei tempi di registrazione delle fatture, con informazioni più tempestive e più corrette. Eliminazione dei processi di stampa, fascicolazione e ricerca. Semplificazione del processo di fatturazione. Nell’ambito dei servizi professionali ciò si traduce in miglioramento dei servizi per la clientela e riduzione delle attività operative richieste al cliente finale».

REINGEGNERIZZARE I FLUSSI

Anche per Nicola Savino di Savino Solution «le vere opportunità e i veri vantaggi non sono legati alla possibilità di non stampare i documenti, ma a una maggiore efficienza dei processi amministrativi e contabili, e a un maggiore controllo da parte delle risorse legate alla fatturazione elettronica. Ma per farlo bisogna stare attenti. In primo luogo, per evitare sanzioni ed errori nel prendersi carico in maniera superficiale di una reingegnerizzazione di un processo così delicato. In secondo luogo, perché bisogna approfittare dell’obbligo per generare all’interno dell’azienda, automatismi e processi digitali che rendono l’azienda più competitiva. Come Savino Solution abbiamo brevettato la soluzione E-INVOICE7, che permette non soltanto di soddisfare tutti i requisiti e tutte le fasi della fatturazione elettronica, ma permette soprattutto di reingegnerizzare il processo amministrativo e contabile». Ma non va dimenticato – prosegue Nicola Savino – che «la fatturazione elettronica non può essere ridotta a un costo per documento o per una licenza o l’acquisto di un software. È fondamentale sfruttare la fatturazione elettronica per revisionare in maniera decisiva i processi in chiave digitale. E questo è sempre stato il nostro fattore differenziante. Siamo stati i primi a parlare di dematerializzazione dei processi e non semplicemente dei documenti. Anche quando siamo diventati conservatori accreditati AgID, lo abbiamo fatto in maniera diversa, puntando tutto sui processi, tant’è vero che il sistema certificato di conservazione Conserva.Cloud è stato brevettato perché è l’unico in grado di rendere opponibile a terzi addirittura record, le informazioni e quindi i processi delle aziende di qualunque settore e non soltanto documenti».

PUNTARE SULLA DEMATERIALIZZAZIONE

Proseguendo nell’evidenziare i vantaggi, Angelo Cian di Zucchetti spiega che «se per la fattura elettronica verso le PA le aziende si sono rivolte spesso all’esterno della propria organizzazione e del proprio sistema informativo, anche a causa di un numero ridotto di emissioni, con la fatturazione B2B avranno modo di verificare i vantaggi più immediati rappresentati dalla dematerializzazione, ovvero da un lato l’eliminazione dei costi “occulti” della fatturazione classica come carta, toner, buste, bolli, sistemi di spedizione o sistemi di invio a volte poco efficienti o poco affidabili, dall’altro la maggior efficienza che una gestione di un “flusso dati” comporta all’interno dei propri processi amministrativi». In ogni caso, «stando ai nuovi obblighi, è davvero probabile che molte aziende avranno, almeno in un primo tempo, più un problema di ricezione che di emissione. Per questo motivo Zucchetti mette a disposizione il proprio canale FTP, che consentirà di sostituire la PEC, poco efficiente e inadatta a una rapida gestione delle contestazioni con relativi rifiuti. L’offerta Zucchetti è pensata sul concetto di “One Click Solution”. Si basa sui propri ERP e gestionali per commercialisti, associazioni e aziende, un servizio online denominato “Digital Hub”, che integra la Firma Digitale Automatica della propria Certification Authority e la Conservazione Digitale a norma accreditata AGID: una soluzione completa in grado di gestire in modo semplice, efficace e immediato tanto l’emissione quanto la ricezione delle fatture elettroniche».

TASSELLI IMPORTANTI

Per Pierpaolo Benintende di InfoCert la fatturazione elettronica tra privati è di fatto uno standard di trasmissione di dati che riduce enormemente i costi di gestione delle fatture. «Lato attivo si azzereranno i costi e i tempi legati alla produzione e spedizione della fattura analogica, cioè cartacea, e si avranno, in tempi certi, la conferma o meno della ricezione e accettazione o rifiuto della stessa. Lato ricevente fattura, i vantaggi saranno ancora superiori: infatti sarà possibile importare in modo automatico o semiautomatico negli ERP i dati della fattura necessari per la contabilizzazione, minimizzando la digitazione manuale e gli errori di inserimento». In questo quadro, «InfoCert, società del Gruppo Tecnoinvestimenti, con la famiglia di servizi Legalinvoice, mette a disposizione una soluzione che si adatta ai diversi livelli di competenza tecnologica o digitale delle grandi aziende, PMI e partite IVA. L’offerta verso il mondo enterprise si basa su una piattaforma che si collega al gestionale e abilita il cliente alla fatturazione elettronica con un notevole abbattimento di tempi e costi di implementazione e change management, e basata sui servizi trusted InfoCert di Firma, PEC e Conservazione». In sintesi, per Pierpaolo Benintende, «la fatturazione elettronica è il primo fondamentale tassello dei processi di supply chain delle imprese. Se correttamente inserita nei processi dell’azienda, può diventare il volano per la completa digitalizzazione del ciclo ordine, consegna, fatturazione, pagamento. InfoCert ha l’esperienza e le competenze necessarie per identificare e analizzare le criticità delle organizzazioni nell’approccio alle problematiche dell’e-supply chain e proporre la migliore soluzione progettuale».


L’integrazione della #FatturazioneElettronica nell’ERP permette di allineare #amministrazione e #supplychain – Non solo strumento di controllo ma di #automazione dei processi documentali
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DIGITALIZZAZIONE IN PRIMO PIANO

La digitalizzazione è sempre in primo piano: «La fatturazione elettronica va considerata un potente mezzo a disposizione delle aziende per automatizzare il processo d’invio delle fatture, abbattendone i tempi di esecuzione e riducendone i costi» – spiega infatti Claudio Vigasio, presidente e CEO di Able Tech, sottolineando che «i benefici sono rilevanti, con margini di miglioramento che riguardano moltissimi aspetti: per esempio, il formato XML della fattura è diventato standard per tutti i fornitori. Una conquista importante, data la miriade di formati differenti che tuttora circolano in ambito analogico. Altro aspetto rilevante è la revisione in chiave completamente digitale delle procedure interne di approvazione e di validazione delle fatture, che oggi sono ancora legate ai documenti cartacei». In sintesi, «con la fatturazione elettronica B2B siamo di fronte all’opportunità per le imprese italiane, grazie alla digitalizzazione, di rendere più efficienti tutta una serie di processi aziendali ancor oggi gestiti in forma analogica. Per cogliere appieno tutte queste opportunità, è però necessario affidarsi a partner affidabili, dotati di tecnologie e competenze specializzate. Per noi parlano alcuni numeri: 2.500 clienti, 230 business partner certificati e oltre 12mila aziende che si sono affidate a noi per i servizi in outsourcing di conservazione a norma e fatturazione elettronica, visto che siamo conservatori accreditati AgID e SdI» – fa notare Vigasio.

PRIVILEGIARE LA SEMPLIFICAZIONE

Infine, Pierfrancesco Angeleri di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia, evidenzia che «già oggi si vedono tante realtà professionali dotarsi di soluzioni digitali. Un nostro cliente, lo Studio Rizzato Dainese di Padova, ha trasformato la nostra soluzione Fattura SMART in un marketing tool, offrendola in uso ai propri clienti con l’ottimo risultato di un maggior controllo, una forte fidelizzazione e un rigore e ordine lavorativo enormemente aumentato». Merito sicuramente dei vantaggi quali, innanzitutto, la semplificazione, e in secondo luogo «la dematerializzazione documentale che regolamenta lo scambio di fatture in elettronico già ora nella PA e successivamente anche nel B2B, rappresentando un’ottima spinta verso la trasformazione digitale. Una spinta che porta anche a considerevoli risparmi e miglioramenti delle condizioni di pagamento tra enti economici. I nostri servizi di fatturazione digitale mettono il professionista al centro dell’attività della fatturazione da dove manterrà il fondamentale controllo dell’intero processo. Al contempo, alleggeriranno lo Studio grazie all’automazione che la digitalizzazione consente e grazie al diretto coinvolgimento della clientela nel processo di dematerializzazione delle fatture». Per sintetizzare, «la fatturazione elettronica porterà ottimi risparmi, di tempo, controllo, spazio, per cui denaro. La revisione dei processi in chiave digitale è in atto, la digitalizzazione delle professioni coinvolge tutti trasversalmente. Più sarà veloce l’adozione delle soluzioni digitali, maggiore sarà il beneficio per la nostra economia privata e pubblica» – conclude Pierfrancesco Angeleri.

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Fatturazione B2B integrata nell’ERP Microsoft Dynamics NAV

Le aziende possono ottenere enormi vantaggi con la fatturazione elettronica in termini di efficienza e controllo dei documenti ricevuti. «Si tratta di un’opportunità per ridurre tempi e costi dei processi per la gestione dei documenti» – spiega Andrea Di Ceglie, team leader del laboratorio di sviluppo EOS Solutions. «Il tutto si traduce in una maggior competitività e in un più efficiente flusso di cassa con riduzione degli errori e delle attività manuali. La revisione dei processi è fondamentale per sfruttare a pieno i potenziali benefici derivanti dal nuovo formato, in caso contrario infatti si incorre nel rischio di raddoppiare i costi per la gestione dei documenti elettronici e cartacei. EOS Solutions, in collaborazione con Able Tech (ARXivar), propone una soluzione completa e integrata al sistema ERP Dynamics NAV, che consente di gestire la creazione dall’ERP della fattura elettronica in formato XML, l’invio automatico al Sistema di Interscambio (SdI), la ricezione delle conferme, fino alla conservazione in modalità cloud outsourcing. È possibile gestire le fatture fornitori elettroniche ricevute mediante un portale web che interagisce con il Sistema di Interscambio e consente il controllo delle fatture passive in modalità strutturata, con possibilità di integrarle all’interno del processo di contabilizzazione del sistema ERP».

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InfoCert, la digitalizzazione per crescere https://www.datamanager.it/2017/09/infocert-la-digitalizzazione-crescere/ Mon, 25 Sep 2017 08:58:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131575 Forte dei suoi primi dieci anni di traguardi, il leader italiano nei servizi di digitalizzazione e dematerializzazione, nonché primaria Certification Authority a livello europeo, prosegue la sua crescita come “qualified trust service provider” che innova a tutto tondo e a supporto della trasformazione digitale Nel tumultuoso mondo dell’IT, dieci anni sono un traguardo di tutto […]

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Forte dei suoi primi dieci anni di traguardi, il leader italiano nei servizi di digitalizzazione e dematerializzazione, nonché primaria Certification Authority a livello europeo, prosegue la sua crescita come “qualified trust service provider” che innova a tutto tondo e a supporto della trasformazione digitale

Nel tumultuoso mondo dell’IT, dieci anni sono un traguardo di tutto rispetto. Soprattutto se lo si supera di slancio e con prospettive più che rosee per gli anni a venire. Gli obiettivi raggiunti da InfoCert, società del gruppo Tecnoinvestimenti, sono un ottimo esempio di come una solida strategia, un chiaro focus e un’esecuzione attenta, possono essere premianti, anche in un contesto economico e competitivo che non fa sconti a nessuno. Per comprendere meglio le ragioni di questi successi, Data Manager ha incontrato i vertici di InfoCert a metà luglio a Milano, negli avveniristici uffici della società situati nella zona sud della città, in un’area ex-industriale dove oggi hanno sede numerosi campioni della nuova economia della conoscenza. Arrivati al giro di boa di questo 2017, può essere utile scoprire l’essenza di InfoCert, iniziando con l’amministratore delegato Danilo Cattaneo, per ripercorrere le principali tappe dello sviluppo della società.

CRESCITA SEMPRE A DUE CIFRE

Nata come spin-off di InfoCamere, ovvero la società “in house” del sistema delle Camere di Commercio italiane, InfoCert ha sedi a Roma, Milano e Padova, e si è da tempo imposta nel mercato della dematerializzazione e della digitalizzazione, con tassi di crescita sempre a doppia cifra, fino a raggiungere un fatturato 2016 superiore ai 50 milioni di euro, attestandosi per l’esattezza a 52. «Oggi, il nostro organico è di 230 persone – esordisce Cattaneo – mentre nel 2010 era di 130 unità, con un fatturato di 20 milioni di euro, la metà circa del quale era derivante dal mercato “captive”. Ma già l’anno successivo, nel 2011, il fatturato è salito a quota 30 milioni di euro, con una crescita del 46 per cento e una percentuale del “captive” scesa al 33 per cento perché era aumentato il fatturato sul resto del mercato. Con la riduzione significativa dei servizi sul mercato captive, avvenuta nel 2012, i nostri ricavi si sono attestati sui 25 milioni nello stesso anno, per poi raddoppiarsi nell’arco dei successivi quattro con una crescita organica costante basata sull’innovazione».


Danilo Cattaneo AD @InfoCert_it Non solo strumenti e #compliance ma innovare i #processi
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IL GRUPPO TECNOINVESTIMENTI

A Pier Andrea Chevallard, amministratore delegato di Tecnoinvestimenti, Data Manager ha chiesto quali sono il ruolo e il valore di InfoCert all’interno del Gruppo, che è tra gli operatori di primo piano in Italia nelle tre aree di business Digital Trust, Credit Information & Management e Sales & Marketing Solutions. «Il Gruppo è relativamente giovane, visto che siamo nati nel 2009, e si è posto fin da subito l’obiettivo di acquisire il controllo di società attive nell’ambito dell’economia digitale e della conoscenza, con un percorso importante che sta vedendo l’aggiunta di tante aziende messe al servizio del Sistema Italia, con un occhio di riguardo anche verso le PMI» – spiega Chevallard. InfoCert, che fa parte della business unit Digital Trust, è stata la prima a far parte del Gruppo, che dal 2016 è quotata nel segmento STAR della Borsa di Milano, dopo due anni nei quali ha fatto parte dell’AIM, anche in ragione dei risultati di tutto rilievo conseguiti dal gruppo Tecnoinvestimenti: i dati 2016 parlano infatti di un fatturato vicinissimo ai 150 milioni di euro, con un EBITDA che ha sfiorato i 30 milioni e un risultato netto di poco superiore ai 12 milioni. Il Gruppo poggia su una capitalizzazione in Borsa di oltre 200 milioni di euro e ha oltre 1.000 dipendenti in totale.

Sede di Milano – gli uffici avveniristici di InfoCert situati nella zona sud della città

LEADERSHIP NON SOLO IN ITALIA

Tornando a InfoCert, la società è oggi una delle maggiori Certification Authority a livello europeo per la firma digitale e per i processi di conservazione digitale dei documenti, oltre a essere leader in Italia per la Posta Elettronica Certificata: la società gestisce oltre un milione di transazioni PEC al giorno, che è come dire la metà circa del totale italiano, «con una progressione costante di crescita anche in un mercato stagnante se non in diminuzione» – mette in evidenza Danilo Cattaneo. Da fine 2015, InfoCert è anche gestore accreditato AgID dell’identità digitale di cittadini e imprese, in conformità ai requisiti regolamentari e tecnici dello SPID, il Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale. Le soluzioni InfoCert sono rivolte alla dematerializzazione dei processi documentali di imprese, associazioni, ordini professionali, pubblica amministrazione e professionisti. La gamma prodotti comprende servizi per la gestione di posta elettronica certificata (Legalmail), la certificazione e la sicurezza digitale (LegalCert), la conservazione digitale a norma dei documenti (LegalDoc), l’integrazione dei servizi a norma con le applicazioni del cliente, con infrastruttura in cloud (LegalCloud), il servizio di fatturazione elettronica (Legalinvoice), il cloud storage sicuro (SecureDrive) e le soluzioni ancora più avanzate come GoSign, GeoSign e la Trusted Onboarding Platform, che verranno esaminate in dettaglio più avanti.

INNOVAZIONE IN POLE POSITION

Ma l’evoluzione di InfoCert non riguarda solo la crescita o la composizione del fatturato, in quanto «se dieci anni fa, vendevamo soprattutto prodotti, oggi offriamo soprattutto progetti di business transformation che fanno evolvere i processi aziendali basati su procedure di firma tradizionali e conseguente trattamento cartaceo dei documenti a processi digitali di valore che si basano sulle soluzioni di firma digitale e posta elettronica certificata» – prosegue Cattaneo. Si tratta di «un aspetto rilevante anche in ottica di trasformazione digitale dell’intero sistema Paese, che vede sia nella PEC sia nella firma digitale due punti irrinunciabili a livello normativo per abilitare il cambiamento» – spiega Cattaneo, sottolineando «l’alto tasso di innovazione che InfoCert ha sempre cercato di innestare nelle proprie soluzioni. Se gli obblighi di legge costituiscono spesso il driver per la trasformazione, bisogna però essere in grado di costruirvi sopra un’innovazione anche nei processi, e questa è in effetti la vera linea guida nella nostra azione sul mercato, con moltissimi esempi di clienti che hanno utilizzato i servizi digitali a valore legale come leva per realizzare una trasformazione in senso più ampio» – fa notare Cattaneo.

NUOVI INTERLOCUTORI

Anche gli interlocutori di InfoCert sono oggi diversi da quelli del passato: «Oggi, parliamo soprattutto con le LOB e con i CIO, perché adesso tutti hanno una PEC, in ragione dell’obbligo normativo. L’interlocutore non è più solo l’ufficio acquisti, ma principalmente chi si occupa di innovazione e trasformazione all’interno dell’azienda» – aggiunge Pierpaolo Benintende, direttore marketing della società, raccontando il caso di molte tra le più importanti banche, che «hanno assegnato una PEC gestita da noi a ogni loro cliente, per farci transitare le comunicazioni con la banca». Il vantaggio in questo caso è duplice: «Con il nostro servizio di posta certificata uniamo usabilità al valore legale, visto che si tratta dello stesso meccanismo, controllato dalle autorità normative, che è alla base di tutte le PEC da noi offerte sul mercato» – evidenzia Benintende.


Crescita e strategia premiano @InfoCert_it come #DigitalTrustServiceProvider qualificato
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BUSINESS DRIVEN INNOVATION

Questo caso esemplifica forse nella maniera più evidente come InfoCert opera oggi sul mercato, in uno scenario in cui «non basta disporre degli strumenti, ma occorre anche essere sempre innovativi» – come fa notare Danilo Cattaneo. Non a caso, la società ha registrato nel solo 2016 sei brevetti: «Gran parte della nostra crescita di fatturato nasce dalle nostre innovazioni, che traggono la loro origine sempre dall’esigenza di risolvere problemi e processi specifici dei nostri clienti» – sottolinea Carmine Auletta, chief innovation officer di InfoCert da quasi due anni, spiegando che la società investe in ricerca e sviluppo una somma nell’ordine dei 3-4 milioni di euro all’anno, coperti anche da finanziamenti italiani o europei. «L’innovazione, che ha sempre fatto parte del nostro DNA, è il nostro vero valore differenziante e si pone come vero fattore critico di successo, in un trend che si autoalimenta con nuovi prodotti e soluzioni che nascono principalmente dall’ascolto costante dei nostri clienti. È anche per questo che possiamo a buon diritto parlare di “business driven innovation”, che si affina anche con i rapporti di collaborazione con gli istituti universitari e di ricerca sia in Italia sia in altri paesi europei, come l’Università di Salerno, la Bocconi di Milano o l’Università di Graz in Austria, solo per citare alcuni esempi» – spiega Auletta.

Carmine Auletta – chief innovation officerdi InfoCert

ESPERIENZA UTENTE AL TOP

Un altro esempio chiarisce al meglio cosa si intende per innovazione in InfoCert: si tratta del brevetto ottenuto nel 2014 per il riconoscimento a distanza via web, che consente agli utenti di svolgere il processo per l’ottenimento della firma digitale direttamente dal pc. Si tratta della Trusted Onboarding Platform, detta anche TOP, che ha trovato utilizzo in quei mercati nei quali l’acquisizione di un cliente richiede la firma di un contratto, con ampia applicazione nel settore bancario, dove è usata da oltre venti innovative banche online: in sostanza, il sistema permette di avere “on board”, cioè operativo a tutti gli effetti di legge, un nuovo cliente semplicemente via webcam, con un’unica sessione web certificata che elimina la necessità di recarsi in filiale a firmare di persona, rendendo possibile aprire un nuovo conto corrente sette giorni su sette, con una drastica riduzione dei rischi connessi ai furti d’identità e con notevoli risparmi di tempo. Oltre alla possibilità di aprire un conto in meno di dieci minuti, la soluzione di InfoCert comporta anche un miglioramento notevole di un aspetto che – oggi – ha sempre più valore: la “user experience”. In questo senso, l’uso di una Trusted Onboarding Platform, quale quella proposta da InfoCert, permette di declinare in maniera completa la firma digitale, permettendo utilizzi che vanno a vantaggio di tutti, sia dei soggetti come le banche che rafforzano la sicurezza e accrescono la fiducia senza intaccare l’esperienza d’uso del cliente, anzi migliorandola notevolmente, sia del cliente stesso che si sente più sicuro nei rapporti con l’istituto di credito.

IL TRUST SERVICE PROVIDER SI PRESENTA

Un esempio come quello appena visto rappresenta anche l’essenza del passaggio di InfoCert da Certification Authority, sempre in grado di offrire soluzioni per la digitalizzazione al più elevato livello di fiducia, a vero e proprio “digital trust service provider” qualificato. Spiega, infatti, Danilo Cattaneo: «La compliance agli obblighi di legge costituisce il punto di partenza per un quadro più vasto, in quanto siamo una società fortemente soggetta alle normative e agli audit degli enti che ci regolano, ma la nostra vocazione di “trusted service provider” ci spinge a offrire molto di più che il minimo indispensabile per rendere i nostri clienti “compliant” alle leggi». Lo spirito di InfoCert è essenzialmente quello di «trarre vantaggio dalle tecnologie che evolvono, e anche dalle normative che progrediscono, non solo per aiutare i nostri clienti a essere “compliant” con le disposizioni, ma anche per fornire valore tramite nuovi utilizzi e nuovi processi» – fa notare Pierpaolo Benintende, aggiungendo che «questo è possibile soprattutto con i clienti che sono più aperti all’innovazione, cioè quelli che sono in grado di rendersi rapidamente conto che i ritorni possono davvero essere notevoli. Anche perché le nostre soluzioni hanno tempi di rilascio estremamente brevi, determinando un ROI, ritorno sull’investimento, sicuramente allettante, come testimoniato da alcuni studi di analisti internazionali».


.@InfoCert_it #CertificationAuthority a livello europeo e leader in Italia è per la #PEC
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IL MODELLO DI GO-TO-MARKET

Non bisogna però pensare che le soluzioni innovative proposte da InfoCert siano riservate unicamente alle aziende di grandi dimensioni: «I nostri prodotti sono tutti in cloud, e proprio per questo sono fruibili anche alle piccole e medie imprese, visto che sono applicabili con la massima scalabilità» – precisa l’AD di InfoCert. La società ha circa 2 milioni di clienti attivi, un quarto dei quali derivanti dal sito web, e oltre 1.500 clienti di tipo enterprise, un terzo dei quali vengono seguiti direttamente da InfoCert stessa. «Per quanto invece riguarda i partner, la nostra “digital trust platform” ci consente di coprire l’intera catena del valore e di abilitare i nostri partner a operare nella fornitura dei servizi» – spiega Benintende, rivelando che oltre ad avere già in squadra Vodafone in qualità di reseller in Italia per l’ambito PMI, stiamo abilitando alcuni system integrator anche per i prodotti a scaffale, con l’obiettivo di averne a regime una trentina in Italia e una decina in Europa». Ma non solo: le soluzioni InfoCert si integrano già con i principali sistemi ERP, e la stessa SAP ha scelto la società quale unico partner certificato per la fatturazione elettronica in Italia.

FIRMARE OVUNQUE

È giunto il momento di analizzare più in dettaglio quelli che sono i capisaldi dell’offerta attuale della società. In primo luogo, va citata la soluzione GoSign, una piattaforma disponibile sia on premise sia in cloud per firmare con valore legale i documenti, direttamente online e da qualsiasi dispositivo. La soluzione si rivolge alle aziende di livello enterprise e alla PA, ma anche a PMI e professionisti, in particolare avvocati e commercialisti. Con un’esperienza d’uso estremamente intuitiva, analoga al classico “libro firma” cartaceo, la soluzione si integra nativamente con i sistemi ERP e quelli documentali, e permette di gestire completamente in digitale e in modalità collaborativa i processi di firma, organizzando e condividendo documenti semplici o pratiche complesse con colleghi, clienti e fornitori, tracciando in tempo reale ogni fase del processo di firma.

Pierpaolo Benintende – direttore marketing di InfoCert

ADDIO AL “LIBRO FIRMA”

GoSign permette, per esempio, di verificare in ogni istante chi ha firmato, chi è in ritardo, chi ha rifiutato o ha richiesto modifiche, in quanto è accessibile via web ma anche da smartphone e tablet grazie ad apposite app disponibili per iOS e Android, che permettono il completamento o la richiesta di processi di firma in mobilità, senza il rischio di bloccare iter approvativi urgenti. È anche grazie a queste caratteristiche che GoSign ha già trovato numerose applicazioni sia in ambito B2B, per esempio negli acquisti, sia nel B2C, soprattutto per il settore bancario e assicurativo, arrivando nel corso del 2016 a triplicare il proprio fatturato rispetto all’anno precedente. Un caso interessante al riguardo è quello di Barilla, che ha attività in 150 paesi e 200 procuratori sparsi in tutto il mondo, e ha deciso di applicare la piattaforma per la firma digitale GoSign a tutti i contratti e a tutti gli ordini di acquisto superiori a seimila euro, implementandola in Italia, Francia, Germania, Svezia, Grecia e Stati Uniti, con notevoli vantaggi sia con l’unificazione dei processi in tutto il mondo e una maggiore compliance, sia con una sensibile riduzione dei tempi, grazie al fatto che i documenti non devono viaggiare più per posta cartacea.

FATTURARE ELETTRONICAMENTE

Un altro importante pilastro dell’offerta InfoCert è Legalinvoice, il servizio di fatturazione elettronica che è fornito via cloud e conta attualmente più di 40mila clienti attivi. Oltre che con SAP, il sistema si integra anche con i gestionali Oracle e Microsoft Dynamics. In combinazione con GoSign, Legalinvoice permette di coprire la digitalizzazione dell’intero processo “order to cash”, e questo consente a InfoCert di essere «l’unico player a portare una soluzione interamente digitalizzata sul mercato e basata su servizi di digital trust». Sull’adozione anche in ambito B2B della fatturazione elettronica, che ha come noto preso piede soprattutto nella PA in seguito alla sua obbligatorietà che data da oltre un anno, si potrebbero esprimere numerose considerazioni. La posizione di InfoCert viene riassunta da Danilo Cattaneo, sottolineando che il vero problema dell’Italia non è la disponibilità della tecnologia, in quanto bastano ormai solo un pc o uno smartphone, ma la cultura dell’innovazione: «Se non è certo difficile operare con le grandi e medie aziende che comprendono perfettamente i vantaggi di una gestione completamente digitalizzata dell’intero ciclo della fatturazione, è meno agevole farlo con le piccole imprese polverizzate sul territorio, ed è per questo che i nostri sforzi si sono indirizzati verso queste realtà».


.@InfoCert_it gestore accreditato #AgID dell’identità digitale di cittadini e imprese #SPID
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GEOLOCALIZZAZIONE PREMIATA

GeoSign è un’altra delle innovazioni introdotte dalla Ricerca & Sviluppo di InfoCert, che consiste in un metodo per la geolocalizzazione certificata di dove si è compilato e firmato un documento digitale, sfruttando la possibilità di raccogliere, tramite un device mobile come smartphone o tablet, l’informazione certa della posizione del soggetto utilizzatore e agganciarla indissolubilmente a un dato prodotto dall’utente stesso, come un verbale di controllo, o a un dato generato dall’Autorità di Certificazione, come per esempio un template di effettuato intervento di manutenzione. Il tutto garantito da InfoCert che rende impossibile l’interferenza da parte di altre applicazioni che potrebbero ingannare il GPS e che ingloba le informazioni di localizzazione con uno strumento in grado di garantirne l’immodificabilità: una firma digitale. Ma soprattutto a un costo limitato, in quanto il cuore di GeoSign è in una app. Tra gli utilizzi possibili di GeoSign si possono esemplificare le certificazioni della filiera agroalimentare, le perizie o i sopralluoghi per le manutenzioni, oppure l’assistenza sanitaria domiciliare. Proprio quest’ultima applicazione è stata premiata nello scorso giugno da una giuria di più di 50 CIO con un Digital360 Award, in merito alla registrazione degli interventi che gli operatori sanitari svolgono a domicilio dei pazienti, con raccolta della firma grafica su phablet e controfirma del rapporto con firma digitale georeferenziata.

Pier Andrea Chevallard – amministratore delegato di Tecnoinvestimenti

SEMPRE AL TOP

Ma il vero cuore dell’innovazione targata InfoCert è la Trusted Onboarding Platform (TOP), ovvero la soluzione brevettata da InfoCert per l’on-boarding dei clienti, che consente di dematerializzare e rendere pienamente gestibile da remoto l’intero processo, a partire dalla fase di riconoscimento del cliente fino alla sottoscrizione a norma del contratto. Permettendo di gestire l’acquisizione di nuovi clienti esclusivamente attraverso canali digitali e in soli dieci minuti in piena sicurezza, la soluzione TOP trova applicazione in numerosi ambiti bancari, delle telco, delle utility e non solo, migliorando notevolmente la user experience dei clienti e permettendo risparmi significativi. A quantificarli ci ha pensato la società indipendente di ricerche Forrester, che ha verificato come una primaria banca europea abbia potuto aumentare del 30 per cento il numero di nuovi clienti, con una riduzione dell’80 per cento dei casi di frode. Di conseguenza, tali benefici hanno generato per il cliente un ROI pari al 174 per cento, con un “payback” delle somme investite misurabile in 0,6 mesi, con benefici complessivi su tre anni pari a 14,7 milioni di euro e un incremento del 30 per cento nel tasso di conversione da prospect a cliente, grazie alla esperienza utente interamente digitale.

UNO SGUARDO AL FUTURO

Alla fine di questa ampia cavalcata nell’universo InfoCert, è doveroso chiedersi quali saranno i prossimi dieci anni della società. Le prospettive si preannunciano più che positive, in quanto sia il quadro normativo sia lo scenario tecnologico presentano spunti di sicuro interesse. A proposito di normative nell’ambito in cui opera InfoCert, va sottolineato che fino a poco più di un anno fa queste erano essenzialmente nazionali, ma da quando nel luglio 2016 è entrato in vigore il Regolamento eIDAS, che di fatto ha reso possibile l’interoperabilità delle piattaforme di digital trust all’interno dell’Europa a 28, le possibilità di crescita all’estero si sono fatte ancora più concrete. Qui va detto che InfoCert si è mossa in anticipo, prima che la normativa eIDAS entrasse in vigore, aprendo un ufficio a Londra che ha già cominciato a raccogliere consensi di mercato. A questo è seguito un ufficio in Germania, mentre è dello scorso giugno la notizia dell’aggiudicazione a InfoCert del contratto con Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, relativo a un progetto di durata triennale, eventualmente prorogabile, basato sull’implementazione di soluzioni di firma elettronica e l’erogazione di servizi di Digital Trust, con certificati di firma e marcature temporali conformi allo standard stabilito da eIDAS. InfoCert punta a sostenere la crescita oltralpe anche con un attento programma di M&A, cercando di identificare potenziali partner o target che ne agevolino lo sviluppo efficace sui mercati più strategici. Attengono infine all’ambito tecnologico le nuove frontiere della Blockchain e dell’Internet of Things, dove il bisogno di un “trusted IoT” si fa sempre più sentito. Si tratta di ambiti in cui InfoCert sta già realizzando soluzioni innovative. Ma di questo se ne parlerà più avanti.

Foto di Gabriele Sandrini

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ARXivar, con Invoice Xchange le fatture elettroniche B2B https://www.datamanager.it/2017/02/arxivar-invoice-xchange-le-fatture-elettroniche-b2b/ Mon, 13 Feb 2017 08:55:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119065 Dopo l’esperienza con la fatturazione elettronica per la PA, la software house bresciana amplia la propria soluzione anche verso il mondo delle aziende Nata nel 2001, Able Tech è la software house con sede alle porte di Brescia che sta dietro il successo di ARXivar, una delle piattaforme di Information & Process Management più note […]

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Dopo l’esperienza con la fatturazione elettronica per la PA, la software house bresciana amplia la propria soluzione anche verso il mondo delle aziende

Nata nel 2001, Able Tech è la software house con sede alle porte di Brescia che sta dietro il successo di ARXivar, una delle piattaforme di Information & Process Management più note in Italia, come dimostrano alcuni numeri chiave: quasi 2.500 clienti, 230 business partner certificati, circa 70 addetti, 15 dei quali inseriti nel corso del 2015, a testimonianza di uno sviluppo crescente, e oltre 11.000 clienti negli ambiti conservazione a norma e fatturazione elettronica. Sviluppata inizialmente come piattaforma per la gestione dei processi e documenti, ARXivar si è evoluta nel tempo, per caratterizzarsi come la scelta di elezione da parte delle aziende che cercano un software centralizzato in grado di gestire tutte le informazioni strategiche interne, dall’archiviazione al controllo delle informazioni in entrata e uscita, e dal ciclo di vita di una procedura al supporto per la firma digitale e quella grafometrica, solo per citare alcuni esempi. Infatti, ARXivar si caratterizza per essere una piattaforma modulare per archiviare, organizzare e gestire le informazioni, grazie a un potente motore di processi di workflow definibili tramite un modellatore grafico, con due benefici principali: minore produzione di informazioni e una facilitazione delle interazioni aziendali.

Scambio telematico

Ma come noto all’inizio di quest’anno, proprio dal primo gennaio scorso, è entrato in vigore lo scambio di fatture in forma telematica anche nell’ambito B2B, cioè quello aziendale, dopo che la fatturazione elettronica era già stata attivata per la Pubblica Amministrazione. È anche per questo che ARXivar ha ampliato il campo di azione di Invoice Xchange, il servizio nato per la gestione del processo riguardante le fatture verso la Pubblica Amministrazione, per consentire anche lo scambio di fatture tra aziende in maniera completamente digitalizzata. Per spiegare il quadro normativo di riferimento, le opportunità del nuovo servizio e il suo funzionamento concreto, ARXivar ha organizzato un ciclo di incontri in diverse città italiane.

Vantaggi tangibili

Nella tappa milanese di metà febbraio, caratterizzata da un’ottima partecipazione, Dimitri Zanella, Business Development Manager di Able Tech, ha spiegato come da poco più di un mese ogni azienda possa oggi inviare e ricevere fatture in formato elettronico, oltre ovviamente a gestirle e conservarle sempre in formato digitale. Oltre agli indubbi vantaggi del nuovo sistema per il lato pubblico, come la standardizzazione degli strumenti, dato che da ora in poi sarà tutto in XML, e la maggiore rapidità dei controlli, in quanto le transazioni sono mediate da un Sistema di Interscambio, sono da evidenziare i benefici per le aziende, come minori costi di gestione delle fatture (per quelle attive il risparmio è nell’ordine di 2,5-4 euro a fattura, mentre per quelle passive il range è 5,5-8,5 euro, in base alle stime citate), eliminazione di errori materiali e soprattutto semplificazione e ottimizzazione dei tempi.

Conservazione sostitutiva

Dimitri Zanella ha quindi illustrato in dettaglio Invoice Xchange, il servizio web di Able Tech concepito per agevolare le aziende nell’adottare la fatturazione elettronica B2B e capace di gestire tutte le fasi di trasmissione e ricezione della fattura, in quanto è caratterizzato da aspetti quali l’essere integrabile con tutti i sistemi Erp, oltre ovviamente ad ARXivar. Non solo: oltre a generare, firmare digitalmente e inviare le fatture elettroniche, ovviamente nel formato ormai standard XML, Invoice Xchange permette di ricevere le comunicazioni di conferma dal Sistema di Interscambio e portare in conservazione sostitutiva le fatture elettroniche per conto delle aziende, conservazione a norma per dieci anni, grazie anche all’accreditamento AgID e alla certificazione ISO 27001 di Able Tech.

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GN Hearing sceglie Archiva, la gestione documentale diventa seamless https://www.datamanager.it/2017/02/gn-hearing-sceglie-archiva-la-gestione-documentale-diventa-seamless/ Fri, 10 Feb 2017 13:15:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119022 Tecnologia dei prodotti ed efficienza dei processi. Per Giulio Sartori, ICT manager di GN Hearing, il futuro è una dashboard unica per facilitare e rendere i processi sempre più a misura di business GN è il brand d’eccellenza per il supporto audiologico e il settore audioprotesico. L’azienda è nata in Danimarca nel 1869, creando la prima […]

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Tecnologia dei prodotti ed efficienza dei processi. Per Giulio Sartori, ICT manager di GN Hearing, il futuro è una dashboard unica per facilitare e rendere i processi sempre più a misura di business

GN è il brand d’eccellenza per il supporto audiologico e il settore audioprotesico. L’azienda è nata in Danimarca nel 1869, creando la prima connessione telegrafica tra la Cina e il resto del mondo, e si è poi sviluppata in vari paesi. La filiale italiana, che oggi conta circa 70 dipendenti e fattura oltre 23 milioni di euro, nasce nel 1986 come azienda nazionale e viene poi inglobata in GN nel 1997. Il gruppo a livello globale conta 5.500 dipendenti ed è presente in 90 paesi con 25 filiali, come spiega a Data Manager Giulio Sartori, customer care & ICT manager di GN Hearing in Italia. L’azienda si occupa di fornire prodotti per migliorare la qualità della vita di chi soffre di ipoacusia, ricorrendo anche a tecnologie di stampa 3D per la creazione delle singole componenti che poi vengono assemblate a mano, mentre il futuro sembra sempre più all’insegna della telemedicina e dell’assistenza a distanza per il monitoraggio costante dei prodotti e il supporto continuativo ai clienti.


#GNHearing sceglie @archivagroup Maggiore efficienza e riduzione dei costi
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GN Hearing si è rivolta alle soluzioni di Archiva per i servizi di document e workflow management, implementando moduli per la conservazione digitale, i processi di fatturazione elettronica verso la PA, la gestione automatica dei documenti di business in formato UBL PEPPOL e un portale di condivisione dei documenti con i clienti. «Siamo sempre stati molto attenti alle evoluzioni tecnologiche – ha dichiarato Giulio Sartori – e cerchiamo di offrire il massimo valore ai clienti grazie ai nostri prodotti, ma anche di essere all’avanguardia nei processi interni che regolano la vita dell’azienda». La collaborazione con Archiva è iniziata nel 2011, con un progetto di conservazione sostitutiva, che si è sviluppato nel corso del tempo, fino a coprire tutti i processi documentali di GN Hearing.

PIÙ VISIBILITÀ DEI PROCESSI

Dopo la conservazione in formato digitale e la fatturazione alla PA, i passi successivi nella collaborazione tra le due realtà sono stati il modulo Smart.PEPPOL e il portale di condivisione dei documenti. «Il progetto PEPPOL (pan-european public procurement online) è un processo di procurement finalizzato a ridurre i costi e aumentare la visibilità dei processi a livello italiano ed europeo». Il portale di condivisione è invece un servizio aggiuntivo reso ai clienti, per dar loro visibilità delle fatture e altri documenti di loro interesse. Attivo da settembre, permette – grazie a un aggiornamento continuo – di avere feature complete con statistiche di accesso e reportistica, e di sviluppare anche altri servizi. «I documenti consultabili comprendono fatture e documenti di spedizione. Il portale è uno strumento molto utile che via via sostituirà anche l’invio via email e/o cartaceo».


#GNHearing sceglie @archivagroup La gestione documentale diventa seamless
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CONTROLLO DEI COSTI

I vantaggi delle soluzioni implementate da GN Hearing sono diversi, ma tutti si riferiscono alla razionalizzazione e all’efficientamento dei processi, con importanti riflessi sui costi. «Siamo partiti dalla conservazione digitale, che significa risparmio degli spazi per l’archivio e reperibilità immediata delle informazioni. I moduli per la fatturazione PA e PEPPOL consentono di gestire in modo semplice ed economico un processo complesso. Infine, il portale di condivisione facilita l’ottenimento di informazioni per il cliente e alleggerisce i nostri processi interni. Archiva è sempre stato un partner tecnologico competente e affidabile anche in termini di compliance normativa e ci ha accompagnati in ogni fase dei progetti, dimostrando una grande flessibilità nell’erogare le soluzioni più adatte a supportare il nostro business. L’obiettivo che vogliamo raggiungere è di gestire tutto il ciclo attivo dal portale, con una dashboard centrale e un unico “pannello di controllo”, per facilitare e rendere i processi sempre più seamless» – conclude Sartori.

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Arriva il nuovo servizio di Conservazione Sostitutiva di Aruba https://www.datamanager.it/2017/01/arriva-servizio-conservazione-sostitutiva-aruba/ Wed, 18 Jan 2017 09:08:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117249 La soluzione, disponibile online, consente di conservare a norma qualunque tipo di documento informatico, sia in ambito amministrativo, che fiscale Aruba lancia il servizio DocFly – Conservazione Sostitutiva, la soluzione che consente di conservare digitalmente qualsiasi tipo di documento informatico amministrativo o fiscale come ad esempio fatture, libro giornale, registro giornaliero protocollo, contratti ed ulteriori […]

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La soluzione, disponibile online, consente di conservare a norma qualunque tipo di documento informatico, sia in ambito amministrativo, che fiscale

Aruba lancia il servizio DocFly – Conservazione Sostitutiva, la soluzione che consente di conservare digitalmente qualsiasi tipo di documento informatico amministrativo o fiscale come ad esempio fatture, libro giornale, registro giornaliero protocollo, contratti ed ulteriori documenti, garantendo la loro validità legale nel tempo.

I documenti elettronici sottoposti a conservazione, infatti, acquisiscono lo stesso valore legale e probatorio di quelli cartacei. Lo strumento assicura:

  • integrità, autenticità e affidabilità dei documenti conservati;
  • totale sicurezza e rapidità nelle fasi di trasmissione e reperimento dei documenti;
  • notevole risparmio in termini di tempo, spazio e denaro.

Si tratta della soluzione ideale per aziende, PMI, liberi professionisti, Enti e quanti interessati ad innovare e digitalizzare i propri processi avvalendosi di un sistema di conservazione sicuro e in linea con la normativa vigente.

DocFly – Conservazione Sostitutiva offre il massimo in termini di affidabilità, sicurezza e prestazioni. Le infrastrutture che consentono l’erogazione del servizio sono ultra ridondate e sono ospitate nei data center italiani di Aruba, strutture certificate e conformi ai massimi standard in relazione alle continuità dei servizi.

A partire da soli € 25,00 all’anno + IVA, DocFly – Conservazione Sostitutiva è acquistabile direttamente online ed offre 1 archivio comprensivo di 1 GB di spazio e 2 classi documentali ampliabili in base alle necessità.

Oltre al servizio standard, Aruba è in grado di fornire soluzioni di livello enterprise per grandi aziende, Pubbliche Amministrazioni, aziende sanitarie e soluzioni conto terzi. E’ possibile realizzare progetti su misura che prevedono l’integrazione delle procedure di conservazione sostitutiva con diversi sistemi gestionali, con l’obiettivo di creare soluzioni adatte a qualsiasi necessità.

Nell’ambito della dematerializzazione documentale e della semplificazione burocratica, la conservazione digitale a norma garantisce, non solo una maggiore efficienza nei processi, ma anche un notevole risparmio in termini di stoccaggio, stampa ed archiviazione, aumentando il livello di sicurezza dell’intero processo di gestione documentale.

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Gruppo Veronesi, trasformazione digitale con Archiva https://www.datamanager.it/2016/10/gruppo-veronesi-trasformazione-digitale-archiva/ Wed, 19 Oct 2016 12:55:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111805 Soluzioni per il ciclo attivo e passivo e la conservazione digitale. Il colosso dell’agroalimentare: «Il futuro è all’insegna dell’automazione» Gruppo Veronesi è la quarta realtà italiana nell’agroalimentare, che annovera marchi di spicco come Aia e Negroni, mentre i numeri dell’azienda parlano di un fatturato 2015 che sfiora i 2,8 miliardi di euro, 7.700 dipendenti, 15 siti […]

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Soluzioni per il ciclo attivo e passivo e la conservazione digitale. Il colosso dell’agroalimentare: «Il futuro è all’insegna dell’automazione»

Gruppo Veronesi è la quarta realtà italiana nell’agroalimentare, che annovera marchi di spicco come Aia e Negroni, mentre i numeri dell’azienda parlano di un fatturato 2015 che sfiora i 2,8 miliardi di euro, 7.700 dipendenti, 15 siti produttivi, 7 mangimifici, 14 tra aziende agricole e incubatoi e una rete logistica che garantisce la distribuzione sul territorio nazionale e d’oltralpe. «Si tratta evidentemente di un soggetto imprenditoriale molto articolato e vasto, composto da una holding, una divisione alimentare e una agrozootecnica, compresi incubatoi e allevamenti. Il gruppo controlla tutta la filiera, dalla produzione dei mangimi, agli animali allevati fino alla macellazione e alla trasformazione in prodotto finito» – spiega a Data Manager Stefano Zampollo, direttore contabilità clienti e gestione crediti di Gruppo Veronesi. L’azienda realizza il 16% del fatturato, corrispondente a circa mezzo miliardo di euro, attraverso le esportazioni in 70 paesi nel mondo.

Archiva è il partner tecnologico di riferimento dell’azienda per tutto ciò che riguarda la dematerializzazione documentale del ciclo attivo e passivo e la conservazione digitale. La collaborazione è nata nei primi anni 2000 e da allora sono stati sviluppati diversi progetti che mirano a una maggiore efficienza amministrativa e quindi a un uso più razionale delle risorse disponibili, portando a un aumento della produttività annua per dipendente amministrativo da 19,6 milioni di euro nel 2003 a 65,8 milioni nel 2013. «All’origine della nostra partnership con Archiva vi è stata l’esigenza di dotarsi di sistemi per la conservazione a norma dei documenti, passando al digitale per una gestione non più manuale ma informatizzata e negli anni ci si è poi posti l’obiettivo di efficientare alcuni processi» – prosegue il manager. Per la gestione del ciclo passivo, ad esempio, il Gruppo Veronesi ha adottato il servizio Early.Archiva, automatizzando le procedure aziendali di riferimento. Da un anno a questa parte, ha messo in campo anche la soluzione Archiva.Export pensata appositamente per le esportazioni nei paesi fuori dalla Comunità Economica Europea.


#Agroalimentare Il Gruppo Veronesi migliora la #gestionedocumentale con @archivagroup
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L’automazione del ciclo passivo

Early.Archiva è la soluzione adottata per dematerializzare parte dei documenti del ciclo passivo, rendendo i processi più “fluidi” e armonizzandoli tra loro. Dalla ricezione dei documenti in forma cartacea o elettronica alla registrazione e protocollazione, dall’archiviazione digitale presso Archiva all’inserimento in un ciclo autorizzativo automatizzato per procedere al pagamento: tutto è gestito attraverso un servizio in outsourcing. «Grazie al sistema di Archiva – continua Zampollo – la fattura può arrivare direttamente a noi ma possiamo anche autorizzare lo stesso fornitore a inoltrarla ad Archiva. Attraverso la tecnologia OCR vengono individuati all’interno di quel documento i campi delle informazioni salienti – partita IVA, numero, data, importo, numero di ordine – e viene inviata all’operatore una proposta di documento da registrare. Se tutto corrisponde, il documento viene completato, confermato e protocollato e infine passato in Archiva per l’archiviazione. «Si tratta di un processo completo di automazione, che garantisce ancora una volta zero errori, tempi ridotti e maggior controllo grazie all’inserimento del documento nei nostri workflow autorizzativi». Tutto questo ha permesso di ottenere una reale riduzione del 43% dei costi amministrativi.

Gestione delle pratiche doganali

Il comparto agroalimentare italiano, in generale, ha un forte interesse nell’export dei propri prodotti. Una delle mission aziendali è di sviluppare il più possibile queste opportunità di business e ciò comporta anche la necessità di informatizzare al meglio le procedure e i relativi workflow documentali che gestiscono il controllo delle merci in uscita, anche per ottemperare alle normative fiscali che, non ultime, impattano significativamente nella scelta delle soluzioni più idonee allo scopo. «Archiva ci aiuta a controllare opportunamente la documentazione amministrativa, nella fattispecie a garantire la conformità del “visto uscire” della dogana con i valori riportati nei nostri documenti, in modo da poter dimostrare, in caso di verifiche, che le merci sono effettivamente state esportate fuori dai confini della Comunità europea. È questo il punto centrale per cui abbiamo implementato la soluzione Archiva.Export, ossia rendere più efficiente e puntuale la gestione di migliaia di documenti, anche a distanza di tempo, relativi all’export dei nostri prodotti, sostituendo l’informatica al lavoro manuale e, al contempo, garantire un maggior controllo delle pratiche aperte, anche attraverso opportuni alert automatici, nel puntuale rispetto delle norme di legge». Per il futuro, Gruppo Veronesi vuole continuare a puntare sull’informatizzazione delle procedure e sull’automazione dei processi, delle modalità di produzione e del controllo qualità.

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Optimo Next, tra firma digitale e data analytics https://www.datamanager.it/2016/09/optimo-next-firma-digitale-data-analytics/ Thu, 22 Sep 2016 08:20:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109562 Alla scoperta di Next Sign, il modulo ideato dalla società, attiva nel document management da molti anni, per digitalizzare l’intero processo di firma, e della nuova soluzione di data analytics sviluppata ad hoc Tra digitalizzazione del processo di firma e soluzioni di data analytics, non conosce soste l’innovazione targata Optimo Next. La società, la cui […]

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Alla scoperta di Next Sign, il modulo ideato dalla società, attiva nel document management da molti anni, per digitalizzare l’intero processo di firma, e della nuova soluzione di data analytics sviluppata ad hoc

Tra digitalizzazione del processo di firma e soluzioni di data analytics, non conosce soste l’innovazione targata Optimo Next. La società, la cui missione è da tempo quella di progettare, sviluppare e gestire sistemi innovativi e integrati di digital document management, migliorando processi già esistenti e rendendoli più utili ed efficienti, ha fatto dell’innovazione continua uno dei propri elementi più distintivi. L’obiettivo della società è di guardare ai processi di business specifici dei clienti, per poter intervenire con soluzioni ad hoc. La proposta di Optimo Next si articola in un’integrazione continua di servizi: da un lato il business process outsourcing e dall’altro la system integration, offrendo “in cloud” o “on premise” piattaforme di document management integrabili con tutte le piattaforme preesistenti presso i clienti. In un’ottica d’innovazione continua, «recentemente abbiamo concentrato i nostri sforzi di ricerca e sviluppo anche nella digitalizzazione del processo di firma, sulla base della constatazione di come in azienda si tenda ancora a usare molto la firma “fisica”, cioè cartacea, e nelle soluzioni di data analytics, per fornire ai nostri clienti un cruscotto di monitoraggio e una reportistica specifica» – spiega Enzo Capilli, sales & marketing director di Optimo Next.

Oltre 300 contratti all’anno

Riguardo alla digitalizzazione del processo di firma, è un fatto che «nell’ambito del procurement, cioè della direzione acquisti, soprattutto nei settori con i quali siamo più in contatto, come Insurance, Financial Services, Telco e Utilities, si gestiscono moli notevoli di contratti di fornitura, anche più di 300 ogni anno, con soggetti diversi che prendono parte al processo di firma. Ecco che il flusso diventa così un iter corposo, ulteriormente complicato nel caso di aziende con più sedi e uffici, senza dimenticare che, ovviamente, il contratto dovrà poi essere trasmesso al fornitore, che avrà lato suo processi analoghi di firma» – spiega Capilli. In questo ambito, la digitalizzazione non può che portare vantaggi, ed è per questo che «a partire dall’anno scorso, abbiamo concepito un nuovo processo ad hoc, nato anche in base ad alcuni test e al confronto con i nostri clienti, presso i quali abbiamo trovato ottimi riscontri» – precisa Capilli.

La nascita di Next Sign

Ha così visto la luce Next Sign, che nello scorso gennaio ha avuto il suo primo proof of concept per poi essere installata presso i primi clienti. Più in dettaglio, la soluzione segue «tutto il workflow approvativo tipico della direzione acquisti, con i documenti caricati sempre nell’ultima versione, e ingaggia i diversi colleghi coinvolti nel processo di firma. Inoltre, il sistema è in grado di gestire la firma remota tramite token, che oggi è soprattutto tramite SMS e su smartphone abilitati, quindi senza più la necessità del piccolo dispositivo che si usava fino a poco tempo fa» – sottolinea Capilli, facendo notare che il sistema opera sia in modalità desktop sia in mobilità: «L’avvio del percorso è su desktop ma è perfettamente in grado di procedere su dispositivi mobili». Questo permette la massima flessibilità anche verso i fornitori, che potranno collegarsi e autenticarsi sulla piattaforma NextSign, dove vengono censiti e accreditati e dove potranno firmare con la loro firma digitale. Come noto, oggi quasi tutte le aziende dispongono di una firma digitale, per esempio in quanto si tratta da tempo di un requisito indispensabile per siglare i bilanci. Grazie alle funzionalità di NextSign, un modulo in grado di operare anche autonomamente, «il processo di firma nell’ambito del procurement non vede più la presenza di alcun foglio di carta, e il contratto trova il suo momento di cristallizzazione con l’archiviazione a norma di legge, che sanziona definitivamente l’autenticità e l’immodificabilità» – sintetizza Capilli.


Enzo Capilli @OptimoNext con #NextSign Document management + analytics
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L’ora dei data analytics

Passando a esaminare più da vicino le novità di Optimo Next in ambito data analytics, Enzo Capilli non ha dubbi: «Crediamo che una delle premesse fondamentali oggi sia quella di avere una conoscenza più completa possibile dei processi che gestiamo, con correlazioni dinamiche di fonti di dati differenti, interne all’azienda e anche con basi dati esterne». Le tipologie di analisi possono essere le più disparate. «Per fare un solo esempio – continua Capilli – si possono analizzare i dati relativi ai contratti di assicurazione, suddividerli per provincia in modo da capire i trend interni all’azienda, oppure incrociarli con i dati generali relativi a dati ISTAT del territorio, presentandoli in una maniera grafica immediata, utile a far comprendere rapidamente i diversi fenomeni» – prosegue Capilli.

La conoscenza dei processi specifici di ciascun settore e di ogni cliente permette di analizzare ed estrarre informazioni “parlanti” in grado di aiutare a ottimizzare il processo in sé oppure a capire i punti di miglioramento delle performance, soprattutto se si considerano aziende distribuite con migliaia di uffici nel territorio. «Spesso questi dati difficilmente vengono aggregati – spiega Capilli – sia perché distribuiti per pertinenza a diverse aree aziendali che non necessariamente dialogano in real-time tra loro, sia perché risulta difficile immaginare delle associazioni tra fonti di dati interne ed esterne. I nostri clienti ci aiutano a capire quali valori sono punti di miglioramento utili per loro e Optimo Next realizza una dashboard in real-time che li aiuta a vedere oltre il singolo processo e oltre la loro BU».

Duecento milioni di documenti

Le potenzialità di questo tipo di analisi sono molto interessanti, anche perché la mole di dati da correlare è piuttosto significativa, visto che Optimo Next gestisce attualmente più di 200 milioni di documenti all’anno, una buona metà dei quali è già nativamente digitale. Non solo. A tendere, la quota digitale sarà sempre maggiore: solo lo scorso anno era pari al 35% del totale, mentre oggi è attorno al 50%. C’è però un problema: «Ci siamo accorti che non sono molte le aziende che utilizzano gli analytics anche nella loro area di gestione documentale, forse perché vengono sempre associati alle vendite, al marketing o a indagini statistiche che poco si integrano con i processi cartacei e digitali dei documenti aziendali. Quello della gestione documentale è invece uno dei nostri core business, ed è per questo che abbiamo deciso di aggiungere ai nostri sistemi di business process outsourcing un modulo di data analytics, in grado di agire su elementi e parametri concordati di volta in volta con i clienti».

Alla ricerca del nome

Il successo non manca. «I clienti hanno già mostrato notevole interesse, scoprendo correlazioni e collegamenti che prima non erano facilmente percepibili, così da affinare ulteriormente l’attività di business» – spiega Capilli, rivelando che «attualmente, i moduli di data analytics sono finora stati applicati su alcuni clienti importanti nell’ambito Telco, iniziando dall’area delle operations post-vendita per poi estenderli ad altri servizi, ma la soluzione si sta facendo strada anche ad altre tipologie di processi in settori differenti. Infine, una curiosità è che il sistema di data analytics, essendo di nascita recente, non ha ancora un proprio nome specifico. Ma è solo questione di tempo» – assicura Enzo Capilli.

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Enzo Capilli (Optimo Next), un passo avanti nel digital document management https://www.datamanager.it/2016/07/enzo-capilli-optimo-next-un-passo-avanti-nel-digital-document-management/ Tue, 19 Jul 2016 15:22:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105646 Innovazione, semplificazione e conoscenza. Il CIO diventa il facilitatore tra le diverse funzioni aziendali e si trasforma da puro esecutore a motore attivo dell’innovazione Il futuro secondo Enzo Capilli, sales & marketing director di Optimo Next, è un’equazione complessa definita dallo spazio dell’esperienza di acquisto virtuale o fisico, dalla velocità degli strumenti utilizzati, dal tempo della […]

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Innovazione, semplificazione e conoscenza. Il CIO diventa il facilitatore tra le diverse funzioni aziendali e si trasforma da puro esecutore a motore attivo dell’innovazione

Il futuro secondo Enzo Capilli, sales & marketing director di Optimo Next, è un’equazione complessa definita dallo spazio dell’esperienza di acquisto virtuale o fisico, dalla velocità degli strumenti utilizzati, dal tempo della trasformazione digitale e dalla convergenza verso un modello unico. «Pensando ai cittadini o agli utenti business, l’attività digitale quotidiana avviene su diverse piattaforme che si “contagiano” a vicenda. L’esperienza che facciamo su Amazon – spiega Capilli – diventa lo standard anche per un acquisto al supermercato online o nel negozio di fiducia. A tendere non vi saranno più punti di discontinuità che interrompano l’esperienza digitale dell’utente sia nell’ambiente personale sia in quello professionale». Le tre parole che descrivono Optimo Next sono: innovazione, semplificazione e conoscenza. «Innovazione è per noi ricerca di nuove soluzioni, per anticipare e interpretare i bisogni dei nostri clienti e semplificare i loro processi. La conoscenza è essenziale per creare cultura digitale sia all’interno sia all’esterno dell’azienda». L’innovazione per Enzo Capilli nasce dalla capacità di fare “sistema” sia all’interno che all’esterno dell’azienda. Ecco perché «il CIO diventa il facilitatore tra le diverse funzioni aziendali e si trasforma da puro esecutore a motore attivo dell’innovazione».

La strategia di Optimo Next

La strategia di Optimo Next, che si occupa di sistemi innovativi e integrati di digital document management è di continuare a dare valore alle persone, perché la collaborazione è alla base del cambiamento. Con un polo operativo di 13mila metri quadrati, oltre 200 milioni di documenti annui gestiti, l’obiettivo dell’azienda è diventare sempre più una “caring company” perché «il benessere e la serenità del cliente – spiega Capilli – sono al primo posto nella lista delle priorità». E questo significa «produrre cultura digitale nel settore, mettendo il know-how, l’esperienza e la conoscenza di Optimo Next al servizio del cliente». La collaborazione è un altro dei pilastri della strategia di Optimo Next: «Puntiamo sulla sperimentazione e ci apriamo a settori tradizionalmente non di nostra competenza, per creare network collaborativi con l’obiettivo di generare nuovo valore attraverso la definizione di soluzioni inedite. Su questo punto si apre la partnership con Boole Server. Con la soluzione BooleBox on Premises ogni processo viene predisposto per la condivisione sicura dei dati sia dentro che fuori il perimetro aziendale. Con questa tecnologia d’avanguardia riusciamo a integrare la necessità di condividere informazioni in modo semplice e senza passaggi aggiuntivi con il requisito essenziale di sicurezza e tracciabilità del dato».


Enzo Capilli @OptimoNext Un passo avanti nel digital #DocumentManagement
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Digital document management

Nell’ambito dei processi interni, la digitalizzazione della firma dei documenti (contratti, ordini, offerte) è sicuramente un tema caldo e centrale e NextSign è la soluzione pensata per rispondere a queste necessità. Come ci spiega Enzo Capilli, si tratta di un applicativo web «che permette di completare un processo di autorizzazione e firma di documenti, con attori interni o esterni all’azienda, utilizzando processi abilitanti come la firma elettronica avanzata (FEA)». Altro tema caldo è la protezione dei documenti, soprattutto quelli che vengono condivisi dalle aziende all’esterno con fornitori, partner o clienti. «Chiaramente in modalità sync & share, protetta e su dispositivi mobili» – precisa Alfonso Lamberti, security senior consultant di Optimo Next. «Ed è esattamente quello che fa la soluzione BooleBox on Premises, integrata nei nostri servizi e soluzioni, che risulta user friendly da un lato ma permette una granularità nei livelli di sicurezza fino a ridurre il rischio di cattura schermo e applicare filtri anti foto oppure rendere disponibili i documenti per un tempo limitato».

Che cosa significa essere un passo avanti?

«Viviamo in un contesto complesso dove i confini si confondono e l’accelerazione esponenziale delle tecnologie ha reso ancora più veloce il cambiamento» – risponde Capilli. «Soprattutto nel settore della gestione documentale, che segue lo sviluppo tecnologico, oggi più che mai, è importante rimanere al passo. Anzi, “a step forward”, “un passo avanti”».

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Gli elettrodomestici Bompani scelgono l’EDI di Archiva https://www.datamanager.it/2016/03/gli-elettrodomestici-bompani-scelgono-ledi-archiva/ Fri, 18 Mar 2016 10:42:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96829 Il marchio storico del made in Italy automatizza completamente gli scambi di ordini, bolle e fatture grazie a una soluzione in full outsourcing Oltre sessanta anni di storia caratterizzano Bompani, uno dei nomi più gloriosi nel made in Italy degli elettrodomestici. La società trae le sue origini dalla “Smalteria Metallurgica Ghirlandina” fondata nel 1954 a […]

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Il marchio storico del made in Italy automatizza completamente gli scambi di ordini, bolle e fatture grazie a una soluzione in full outsourcing

Oltre sessanta anni di storia caratterizzano Bompani, uno dei nomi più gloriosi nel made in Italy degli elettrodomestici. La società trae le sue origini dalla “Smalteria Metallurgica Ghirlandina” fondata nel 1954 a Modena da Renzo Bompani. Nei primi anni, l’attività si limitava alla smaltatura per conto terzi, andando via via evolvendosi fino alla produzione di cucine. Nel 1970, la società diede origine a un secondo stabilimento a ciclo completo di produzione, sito a Ostellato di Ferrara, e la nascita della seconda unità permise di razionalizzare le tecnologie e ampliare i volumi di produzione. Più recentemente, nel 2013 Bompani è stata rilanciata da Enrico Vento, ex manager della società, che l’ha acquisita per valorizzare marchio e know-how. Oggi, la società fattura circa 30 milioni di euro all’anno, con una produzione destinata per più dell’85% ai paesi in cui gli elettrodomestici da libera installazione, core business dell’azienda, sono maggiormente apprezzati dal mercato, come per esempio in Francia, Medio Oriente e Australia. Il posizionamento del brand è oggi nella fascia medio-alta del mercato e vuole essere espressione dell’autentico design italiano e della cucina italiana, valori apprezzati in tutto il mondo.


#DocumentManagement Maurizio Marchesini @BompaniItalia «Più risparmio, meno errori»
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Scegliere l’EDI giusto

La scelta di dotarsi di un sistema EDI, cioè di scambio elettronico di informazioni, ovvero un componente fondamentale per la collaborazione automatizzata tra le diverse aziende, è relativamente recente. «Quello dell’EDI è un mondo in continua evoluzione, e noi abbiamo iniziato a sentire l’esigenza a metà 2014, quando alcuni tra i nostri principali clienti italiani nell’ambito della GDO, la grande distribuzione organizzata, ci hanno fatto presente che lo scambio elettronico di bolle, ordini e fatture era auspicabile» – spiega Maurizio Marchesini, CIO & facility manager della società. Il 30-40% del fatturato realizzato in Italia da Bompani passa attraverso tre grandi clienti della GDO. E quindi si rendeva necessario il passaggio a una gestione automatizzata dei rapporti con questi attori, che ha portato all’implementazione dell’EDI. Ci siamo rivolti ad Archiva, che già collaborava da più di dieci anni con noi nell’ambito dell’archiviazione digitale» – prosegue Marchesini. Archiva ha sede alle porte di Verona ed è specializzata nell’outsourcing di processi aziendali focalizzati sui documenti di business, con una gamma di servizi in cloud rivolti ad aspetti quali emissione, archiviazione, controllo, consultazione e conservazione di tutti i flussi attivi e passivi, con l’obiettivo di liberare l’informazione dalla sua dimensione fisica, rendendone fruibile il puro contenuto sempre e ovunque in maniera rapida, certa e sicura.


#DocumentManagement Gli elettrodomestici di @BompaniItalia scelgono #EDI di @archivagroup
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Flusso automatizzato

Il nuovo sistema EDI realizzato in full outsourcing da Archiva non ha comportato per Bompani l’acquisto di hardware e di software specifici. Entrato in produzione a settembre 2015, dopo una fase di test condotta tra giugno e luglio, ha mostrato subito i suoi vantaggi. «Tutto il flusso si svolge in maniera completamente automatizzata senza la necessità di dedicare un agente all’inserimento dei dati, con vantaggi rilevanti in termini di risparmi di tempo e di minimizzazione di possibili errori. E anche se il numero delle fatture non è enorme, visto che si tratterà di qualche centinaio di fatture all’anno, molto più importanti sono le quantità di bolle di consegna e di ordini, che si riferiscono a numerose varianti di prodotto» – spiega Marchesini, sottolineando che «grazie ad Archiva ormai praticamente non abbiamo più cartaceo in azienda, in quanto oggi i documenti sono già nel formato da noi scelto, ovvero quello standard del nostro gestionale e già pronti per l’archiviazione digitale».

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InfoCert, nuovi traguardi verso l’Italia Digitale https://www.datamanager.it/2015/12/infocert-nuovi-traguardi-verso-litalia-digitale/ Fri, 11 Dec 2015 10:09:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90757 Prosegue la crescita del “trusted service provider”, che anche nel 2015 mette a segno importanti innovazioni, oltre ad acquisire e integrare una società specializzata nella digitalizzazione dei processi di business Un 2015 nel segno dei successi, quello di InfoCert. La società si sta da tempo ritagliando una fetta non indifferente del mercato della dematerializzazione e […]

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Prosegue la crescita del “trusted service provider”, che anche nel 2015 mette a segno importanti innovazioni, oltre ad acquisire e integrare una società specializzata nella digitalizzazione dei processi di business

Un 2015 nel segno dei successi, quello di InfoCert. La società si sta da tempo ritagliando una fetta non indifferente del mercato della dematerializzazione e della posta elettronica certificata, e si sta sempre più configurando come un “trusted service provider”, rafforzando costantemente il proprio ruolo quale Certification Authority in grado di offrire soluzioni per la digitalizzazione al più elevato livello di fiducia. Significativa in questo senso è l’acquisizione avvenuta alla fine di ottobre 2015 di Eco-Mind App Factory, società specializzata nella realizzazione di prodotti a elevata usabilità per la digitalizzazione dei processi di business. L’accordo riguarda l’acquisizione del portafoglio clienti, delle competenze e delle risorse di Eco-Mind, e soprattutto della gamma dei prodotti, tra cui compaiono Libro Firma, Meeting Book, Business Book e Digital Contract, particolarmente apprezzati per la loro sicurezza e semplicità d’uso, e che verranno integrati in InfoCert, consolidandone ulteriormente la leadership.


#Infocert Danilo Cattaneo AD @InfoCert_it «Nuovi traguardi verso l’Italia Digitale»
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Non a caso, oggi InfoCert è una delle maggiori Certification Authority a livello europeo per la firma digitale e per i processi di conservazione sostitutiva dei documenti, oltre che essere in posizione di leadership in Italia per la posta elettronica certificata (PEC). Le soluzioni InfoCert sono rivolte alla dematerializzazione dei processi documentali di imprese, associazioni, ordini professionali, pubblica amministrazione e professionisti. La gamma prodotti comprende servizi per la gestione di posta elettronica certificata (Legalmail), la certificazione e la sicurezza digitale (LegalCert), la conservazione digitale a norma dei documenti (LegalDoc), l’integrazione dei servizi a norma con le applicazioni del cliente, con infrastruttura in cloud (LegalDoc), il servizio di fatturazione elettronica (Legalinvoice) e infine il cloud storage sicuro (SecureDrive).

Trusted service provider

«Possiamo senz’altro dire che i nostri investimenti stanno ripagando in termini di presenza sul mercato e di crescita, con una solida progressione, sempre nell’ordine delle due cifre, che ci ha portato a raddoppiare il nostro fatturato nell’arco di quattro anni», sottolinea in una conversazione con Data Manager, Danilo Cattaneo, amministratore delegato di InfoCert. Tra i fattori del successo di InfoCert, che nel 2014 ha superato i 41 milioni di euro di fatturato con una crescita del 30% rispetto all’anno precedente, vi è una strategia precisa, che vede la compliance agli obblighi di legge come il punto di partenza per un quadro più vasto. «La nostra natura di “trusted service provider” ci lega molto alle disposizioni normative, ma ci spinge anche a offrire molto di più che il minimo indispensabile per rendere i nostri clienti “compliant”, cioè in conformità, alle leggi» – spiega Cattaneo, mettendo in evidenza come «la nostra Ricerca & Sviluppo interna, che ha al proprio attivo molti brevetti e anche importanti progetti con la Commissione europea, come per esempio il progetto Procida, ci permette di essere innovatori sia nelle tecnologie sia nella scalabilità e nella sicurezza delle nostre soluzioni». Quello che però è importante, è sottolineare che «il vero valore non sta solo nella tecnologia, ma anche nella percezione di “trust” a tutto tondo, cioè nell’essere sicuri al 100%, in quanto la fiducia non deve essere a scapito della sicurezza» – prosegue Cattaneo. E se da più parti si continua a osservare che per motivi di sicurezza in Italia non si usa ancora il digitale come si dovrebbe, la questione è che «più che di sicurezza si dovrebbe parlare di “fiducia”, cioè di percezione di sicurezza, e solo dimostrando che le transazioni digitali sono sicure allo stesso livello quando non maggiormente di quelle cartacee, si possono abbattere molte resistenze: gli strumenti, le tecnologie e le normative ci sono già» – fa notare Cattaneo.


#Infocert oltre 41 milioni di euro di fatturato e una crescita del 30% nel 2014
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L’innovazione al primo posto

Un rilevante esempio a questo riguardo è dato dalle soluzioni più innovative sviluppate per il settore bancario, ambito nel quale, non a caso, il fatturato di InfoCert ha visto una crescita a tre cifre nel 2015. Tra queste si distingue la “Trusted Onboarding Platform”, che è attiva dal settembre 2014 e che viene utilizzata dalle più innovative banche online: in sostanza, il sistema permette di avere “on board”, cioè operativo a tutti gli effetti di legge, un nuovo cliente semplicemente via webcam, con un’unica sessione web certificata che elimina la necessità di dover andare di persona a firmare. I vantaggi sono notevoli: minori costi per tutti, visto che non è più necessario attendere qualche giorno per l’operatività in quanto l’acquisizione della firma è immediata, minore tasso di abbandono, detto “churn” in gergo, sempre per l’immediatezza della procedura che limita possibili ostacoli, e infine maggiore disponibilità per i clienti, dato che la piattaforma è disponibile dalle 7 alle 23 ogni giorno della settimana. «Le banche più attente all’innovazione hanno subito compreso il valore di questo tipo di servizio, ma anche i clienti mostrano di apprezzare, visto che la procedura è molto snella e non crea alcun tipo di problema. Infatti, tra le nostre soluzioni, questa è quella che ha riscosso maggiore successo nel 2015 e che ci è stata già richiesta anche dall’estero» – evidenzia Cattaneo.

Si tratta di una dimostrazione paradigmatica di quello che è lo spirito di InfoCert: «Trarre vantaggio dalle tecnologie che evolvono, e anche dalle normative che progrediscono, non solo per aiutare i nostri clienti a essere “compliant” con le disposizioni, ma anche per fornire valore tramite nuovi utilizzi e nuovi processi, e questo è possibile soprattutto con i clienti che sono più aperti all’innovazione, i quali si accorgono subito che i ritorni possono davvero essere notevoli» – prosegue Cattaneo. Ma non bisogna pensare che le soluzioni innovative proposte da InfoCert siano riservate unicamente alle aziende di grandi dimensioni: «I nostri prodotti sono tutti in cloud, e proprio per questo sono fruibili anche alle piccole e medie imprese, visto che sono applicabili con la massima scalabilità» – precisa Cattaneo.


#Infocert Trusted service provider. I fattori del successo: #cloud #affidabilità #sicurezza
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Uno sguardo al prossimo anno

Essendo in chiusura d’anno, è d’obbligo uno sguardo al 2016. Anche qui, le idee sono chiare: «I nostri piani prevedono di crescere significativamente anche nel prossimo anno, non solo in Italia ma anche all’estero, dove siamo già presenti con soluzioni ad hoc e con partner, ma per il 2016 abbiamo in mente di realizzare una presenza più strutturata, ed è anche per questo che dallo scorso novembre è operativa una nostra persona dedicata specificamente allo sviluppo estero» – rileva Cattaneo. Tra le innovazioni nel mirino per il prossimo anno, al primo posto si trova la fatturazione elettronica in ambito B2B, che nei piani di InfoCert deve diventare una realtà anche in Italia, come spiega Danilo Cattaneo: «La fatturazione elettronica poggia su strumenti e tecnologie che noi sviluppiamo da più di dieci anni, e non a caso a oggi abbiamo oltre 35mila clienti attivi del nostro sistema Legalinvoice per la fatturazione elettronica in ambito PA». Quindi perché il B2B deve continuare a utilizzare il cartaceo quando può utilizzare il digitale, che è anche già accettato da tutti i gestionali aziendali? Qualcuno ha già la risposta.

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