criptovaluta – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 08:53:00 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png criptovaluta – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 HTC perde quota nel settore smartphone ma lancerà lo stesso Exodus https://www.datamanager.it/2018/07/htc-perde-quota-nel-settore-smartphone-ma-lancera-lo-stesso-exodus/ Thu, 12 Jul 2018 18:00:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151184 Il telefonino basato sulla tecnologia blockchain si farà. Entro settembre l’arrivo nei primi mercati, quelli locali Anno dopo anno le quote di HTC nel mercato mobile si assottigliano sempre di più. Non è un mistero che la compagnia taiwanese voglia concentrarsi particolarmente nel segmento della realtà virtuale eppure un colpo di coda è previsto entro […]

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Il telefonino basato sulla tecnologia blockchain si farà. Entro settembre l’arrivo nei primi mercati, quelli locali

Anno dopo anno le quote di HTC nel mercato mobile si assottigliano sempre di più. Non è un mistero che la compagnia taiwanese voglia concentrarsi particolarmente nel segmento della realtà virtuale eppure un colpo di coda è previsto entro la fine di settembre. È infatti previsto per il terzo trimestre del 2018 l’arrivo di Exodus, lo smartphone basato sulla tecnologia blockchain.

HTC lo renderà disponibile, almeno all’inizio, in paesi selezionati, probabilmente il locale di Taiwan e quelli orientali, più propensi ad accogliere con entusiasmo prodotti strani o comunque diversi dal solito in ambito hi-tech. Oggi sappiamo qualcosa in più in merito a Exodus, grazie alle parole di Phil Chen, CCO della multinazionale, ovvero Chief Crypto Officer, acronimo che acquisterà maggiore valenza in futuro.

Comer sarà fatto

Il telefonino basato su Android adotterà una serie di piattaforme dedicate per la gestione delle informazioni personali e di altri contenuti, sfruttando la blockchain. Ad esempio ci sarà un portafoglio virtuale per le cruptovalute, client email e di chat centralizzati e molto altro. È evidente che, nel computo generale, l’utilizzo di HTC Exodus si distanzierà notevolmente da quello degli smartphone odierni, che vivono di applicazioni consumer che poco hanno a che vedere con la blockchain. “Nell’era attuale le persone hanno maggiore consapevolezza di quanto valore possano avere i loro dati, ed è quindi il momento giusto per ritornare a possedere i diritti sull’identità digitale. Exodus è il punto di partenza, perché rappresenta davvero un device che protegge la privacy visto che la maggior parte delle informazioni vengono generate su di esso e gestite in maniera decentralizzata” – ha spiegato Phil Chen.

Come parte del lancio autunnale, HTC ha rivelato una partnership con Cryptokitties, sostanzialmente un videogame ospitato su una piattaforma di blockchain (Ethereum), che  vuole dimostrare come la tecnologia sia utile anche a scopo ludico e non solo per messaggistica o sicurezza. Cryptokitties sarà pre-installato su Exodus e altri telefonini HTC selezionati.

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Coinrail butta giù il prezzo dei Bitcoin https://www.datamanager.it/2018/06/coinrail-butta-giu-il-prezzo-dei-bitcoin/ Wed, 13 Jun 2018 10:02:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149469 L’hacking alla piattaforma di scambio ha causato un calo di oltre il 5% del valore della moneta, il punto più basso da fine maggio Per comprendere quanto sia volatile il valore economico dei Bitcoin basti pensare che l’hacking di una piattaforma che ne conservava, solo in parte, un certo numero ne ha causato una rapida […]

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L’hacking alla piattaforma di scambio ha causato un calo di oltre il 5% del valore della moneta, il punto più basso da fine maggio

Per comprendere quanto sia volatile il valore economico dei Bitcoin basti pensare che l’hacking di una piattaforma che ne conservava, solo in parte, un certo numero ne ha causato una rapida discesa. Dopo la violazione a Coinrail, noto servizio di exchange con base in Corea del Sud, i Bitcoin hanno perso il 5,1%, scendendo così al loro punto più basso sin dal 23 maggio. Nell’hacking al sito, sono stati coinvolti sia la famosa criptomoneta che altri token meno conosciuti dalla massa ma scambiati nel sottobosco della rete con una certa frequenza. Il punto è che, seppur Coinrail non sia la più grande community di scambio online, la crescita delle attività di furto da parte dei cybercriminali causa, periodicamente, una perdita di fiducia nelle valute crittografiche, se non altro per l’estrema digitalizzazione su cui si basano

Cosa succede

Ciò è probabilmente dovuto al fatto che le persone non credono che la criptovalute sia una scommessa sicura dato che i soldi che guadagnano potrebbero essere improvvisamente spazzati via da criminali informatici intraprendenti o opportunisti. Per questo, anche se il prezzo dei Bitcoin è da un lato in caduta libera, dall’altro è destinato a risalire entro breve, visto che le currency sottratte vengono comunque caricate su altre piattaforme.

La scelta migliore è quella di investire con estrema prudenza e cautela ma le stesse agenzie di exchange si sono attrezzate per prevenire o mitigare i danni. Coinrail, ad esempio, ha messo in piedi un’operazione congiunta per recuperare parte del bottino rubato dagli hacker, monitorando costantemente i servizi principali e cercando di tracciare una linea tra i Bitcoin conservati originariamente su di essa e quelli investiti altrove.

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La criptomoneta di Facebook, cosa sappiamo https://www.datamanager.it/2018/05/la-criptomoneta-di-facebook-cosa-sappiamo/ Tue, 15 May 2018 13:30:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147550 La blockchain intesa da Zuckerberg non servirebbe tanto per assicurare la privacy quanto per aumentare gli introiti tramite un sistema di pagamento sicuro Non è semplice essere Mark Zuckerberg, soprattutto di questi tempi, ma il ragazzo ci mette del suo. Dopo aver promesso di migliorare le procedure di gestione dei dati personali e le modalità […]

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La blockchain intesa da Zuckerberg non servirebbe tanto per assicurare la privacy quanto per aumentare gli introiti tramite un sistema di pagamento sicuro

Non è semplice essere Mark Zuckerberg, soprattutto di questi tempi, ma il ragazzo ci mette del suo. Dopo aver promesso di migliorare le procedure di gestione dei dati personali e le modalità con cui le aziende partner possono (o meglio, non possono) accedervi, ecco un’altra curiosa notizia, che poco ha a che vedere con la sicurezza delle informazioni. Facebook starebbe per lanciare una propria criptomoneta, da implementare in modo particolare su Messenger.

Nessuna ufficialità ma solo una serie di indiscrezioni che, aumentando di giorno in giorno, assumono sempre più il carattere di verosimili. Persone vicine al social network avrebbero raccontato dei piani di Zuckerberg di creare una valuta digitale sulla stregua dei Bitcoin e Monero. Tecnicamente nulla di più semplice, visti i software e il know-how che vi è attualmente in materia di blockchain ma un progetto che va comunque integrato nel complesso ingranaggio della piattaforma 2.0.

Cosa sappiamo

I motivi per credere davvero a una simile iniziativa sono tanti. Il primo: Messenger permette già di scambiare del denaro tra utenti, almeno nei paesi abilitati al servizio. Portare maggiore sicurezza in tale operatività non fare altro che consolidare maggiormente il mezzo, anche verso mercati maggiori, come gli occidentali. Il secondo punto riguarda Marketplace, lo store online di Facebook. Si tratta di un progetto che non è mai declinato davvero, oscurato dal lato prettamente social della piattaforma.

Associare all’e-commerce una moneta digitale potrebbe aumentarne la diffusione, a seguito dell’interesse ancora alto per Bitcoin e simili. Non è un caso, se le voci parlano anche della volontà di Facebook di utilizzare la valuta basata su token anche in altre aree, basando il tutto su una tecnologia blockchain che possa fare da collante per attività diverse, non per ultima la lotta alle fake news.

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Google blocca le pubblicità sulle criptomonete https://www.datamanager.it/2018/03/google-blocca-le-pubblicita-sulle-criptomonete/ Thu, 15 Mar 2018 10:16:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143652 A partire da giugno Big G eliminerà dalle proprie piattaforme tutti gli ads che sponsorizzano bitcoin e simili per evitare truffe e raggiri Per capire quanto di ancora inesplorato e potenzialmente pericoloso ci sia dietro il mondo delle criptovalute basta guardare Google. Il gigante di Mountain View ha infatti deciso che a partire da giugno […]

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A partire da giugno Big G eliminerà dalle proprie piattaforme tutti gli ads che sponsorizzano bitcoin e simili per evitare truffe e raggiri

Per capire quanto di ancora inesplorato e potenzialmente pericoloso ci sia dietro il mondo delle criptovalute basta guardare Google. Il gigante di Mountain View ha infatti deciso che a partire da giugno non accetterà più banner e annunci pubblicitari che sponsorizzano bitcoin e simili. La mossa può essere vista come un estremo tentativo di arginare la speculazione intorno al fervente mondo delle valute digitali alternative, che proprio grazie ai coin stanno assumendo una notorietà massima. Come spiega Big G su AdWords, la piattaforma di gestione degli adv ad essere bannati sarà ogni forma di pubblicità su contenuti relativi alle cryptocurrency, tra cui offerte di avvio ICO, promozioni su portafogli personali e servizi di trading.

Futuro incerto

La notizia è ovviamente un argine al complesso mondo delle valute crittografiche che, almeno nelle forme più conosciute, andranno avanti anche senza l’appoggio di advertising di Google. Scott Spencer, direttore degli annunci etici di Google ha detto ai microfoni della CNBC: “Non abbiamo una sfera di cristallo che ci indichi il futuro delle critpomonete ma negli ultimi tempi abbiano assistito a potenziali rischi per i navigatori in un’area che si dovrebbe approcciare con la dovuta cautela”. Il cambio di policy avrà effetto su tutta l’offerta adv, che vuol dire un ban lungo l’intera pletora di siti e app gestite da Google: dalle ricerche a Gmail, da YouTube a Google+, passando per Chrome e i portali cloud. Nel 2017, secondo le recenti statistiche, il team della compagnia ha rimosso circa 3,2 miliardi di bad ads che non rispettavano le norme del gruppo, quasi il doppio rispetto ai 1,7 miliardi del 2016. L’obiettivo è abbassare decisamente i numeri a partire dalla seconda parte del 2018.

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Hackerati siti governativi per minare criptovaluta https://www.datamanager.it/2018/02/hackerati-siti-governativi-minare-criptovaluta/ Wed, 14 Feb 2018 14:17:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141039 Sono oltre 4 mila i portali infettati con l’installazione di Coinhive, un miner che converte la potenza di calcolo dei visitatori per estrarre moneta digitale Ci sono l’Ufficio dei Commissari informativi inglese, la Student Loan Company, la rete scozzese degli ospedali NHS, il governo dell’Indiana e il network dei tribunali USA tra le vittime degli […]

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Sono oltre 4 mila i portali infettati con l’installazione di Coinhive, un miner che converte la potenza di calcolo dei visitatori per estrarre moneta digitale

Ci sono l’Ufficio dei Commissari informativi inglese, la Student Loan Company, la rete scozzese degli ospedali NHS, il governo dell’Indiana e il network dei tribunali USA tra le vittime degli hacker della criptomoneta. Questi hanno infettato circa 4.200 portali forzando l’installazione sui server di Coinhive, un famoso miner di Monero, che converte la potenza computazionale dei navigatori per estrarre la valuta digitale e inviarla direttamente agli account degli smanettoni.

A scoprire la campagna è stato il ricercatore di sicurezza Scott Helme, che ha analizzato il fattaccio evidenziando il bug che ha permesso agli hacker di entrare. Si tratta di un plugin di terze parti, chiamato Browsealoud della Texthelp, che aiuta i soggetti con problemi di vista a navigare sul web.

Cosa succede

Domenica scorsa gli hacker hanno corrotto il codice del plugin, portando la CPU dei visitatori dei siti compromessi a consumare più del previsto, per il mining involontario di Monero. “La situazione è questa – spiega il ricercatore – i siti che hanno installato a loro insaputa Coinhive sono tanti e sempre più interessano portali famosi e governativi”. Il motivo? Qui si dirigono migliaia di persone al giorno, rafforzando l’estrazione di criptovaluta e riempiendo le tasche degli avventori.

Texthelp ha preso in mano la situazione, rendendo indisponibile il plugin e avviando una serie di indagini per capire come sia potuto accadere che un’estensione abbia permesso un’invasione del genere da parte di terzi. C’è di buono che i siti amministrativi non si sono mai fermati, grazie a un intervento live dei tecnici anche se non è chiaro quanti lì fuori siano ancora inconsapevolmente infetti.

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Perché l’Unicef vuole minare Ethereum https://www.datamanager.it/2018/02/perche-lunicef-vuole-minare-ethereum/ Mon, 05 Feb 2018 19:00:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140332 Si chiama Game Chaingers il progetto con cui l’organizzazione chiede a tanti ragazzi di usare il proprio computer per creare criptomoneta a favore dei bambini in Siria Unicef ha lanciato un nuovo progetto di fund-raising completamente basato sulla blockchain. Si chiama Game Chaingers ed è l’iniziativa con cui l’organizzazione in difesa dei diritti dei più […]

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Si chiama Game Chaingers il progetto con cui l’organizzazione chiede a tanti ragazzi di usare il proprio computer per creare criptomoneta a favore dei bambini in Siria

Unicef ha lanciato un nuovo progetto di fund-raising completamente basato sulla blockchain. Si chiama Game Chaingers ed è l’iniziativa con cui l’organizzazione in difesa dei diritti dei più piccoli intende minare una montagna di monete Ethereum da destinare ai bambini siriani. In pratica, alle classiche donazioni a cui ognuno può dar seguito per le diverse esigenze del gruppo ora si affiancano quelle di criptocurrency, che non richiedono sforzo economico diretto ma solo una percentuale di energia del proprio computer, necessaria al processo di mining. Game Chaingers funziona così: collegandosi a questa pagina, si installa il software di calcolo che userà la scheda grafica per ottenere valuta digitale in Ethereum. Questa andrà a finire direttamente sull’account di Unicef, che lo userà a scopo umanitario e in particolare a favore dei minori che si trovano nella Siria dilaniata dalla guerra.

Non consuma come i Bitcoin

A qualcuno potrebbe sorgere il dubbio che, per sostenere l’attività, si finisca con il peggiorare la situazione ambientale del mondo, per via dell’energia spesa durante i processi di minazione. La stessa Unicef ha anticipato i critici, spiegando come i computer, durante l’utilizzo di Game Chaingers, continuano a usare la stessa elettricità di sempre, visto che qui non si tratta di spendere la potenza di calcolo per far crescere i Bitcoin nel proprio portafoglio. In poche parole è come se si creasse una server farm composta da migliaia (Unicef spera milioni) di persone, che dedicano solo una parte del consumo grafico al progetto; nel gergo del mining il termine esatto è POOL.

L’iniziativa poi non andrà avanti per sempre ed è comunque limitata a chi soddisfa i requisiti minimi di sistema: ambiente Windows o Linux e scheda grafica Nvidia o AMD di fascia medio-alta. Chiunque volesse supportare l’azione ma non potesse per le capacità ridotte del PC può comunque inviare fondi all’indirizzo hash di Unicef su Ethereum: 0x29165d4a5eE555b3B47FA7d4772f35FE41dB2769.

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La Corea del Sud vuole vietare lo scambio di criptomonete https://www.datamanager.it/2018/01/la-corea-del-sud-vuole-vietare-lo-scambio-criptomonete/ Fri, 12 Jan 2018 09:53:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138805 Il governo prepara una legge per bannare bitcoin e simili a causa delle indagini sull’evasione fiscale delle principali piattaforme di trading O lo ami o lo odi. Il bitcoin è così, non esistono vie di mezzo o compromessi accettabili per un mondo finanziario che sta vivendo una delle più rivoluzionarie trasformazioni della sua vita. Il […]

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Il governo prepara una legge per bannare bitcoin e simili a causa delle indagini sull’evasione fiscale delle principali piattaforme di trading

O lo ami o lo odi. Il bitcoin è così, non esistono vie di mezzo o compromessi accettabili per un mondo finanziario che sta vivendo una delle più rivoluzionarie trasformazioni della sua vita. Il rischio dietro le criptovalute è sempre lo stesso: l’assenza di regolamentazione è un vantaggio per i costi puri di trading però sottende plausibili dubbi sulla liceità degli scambi. L’anonimato e la logica degli hash proteggono l’identità di investitori e clienti, anche se si tratta di traffici economici fuorilegge. La Corea del Sud lo sa ed è per questo che vuole limitare la diffusione della moneta all’interno del paese. Lo farà non tanto vietando il mining o la compravendita di beni e servizi tramite bitcoin ma impedendo l’esistenza di piattaforme ufficiali di scambio locali. Il motivo è semplice: durante un’indagine della polizia, un paio di gestori del mercato bitcoin, tra cui Coinone e Bithumb, sono stati accusati di evasione fiscale e a pagare saranno tutti gli altri, utenti compresi.

Legge specifica

Il ministro della giustizia ha spiegato che il governo sta preparando una legge con cui vieterà del tutto attività di trading nazionali, una scelta difficile ma a cui si è giunti di concerto con le autorità principali. A quanto pare infatti, il ban è stato accolto dalle agenzie finanziarie sudcoreane e dai regolatori finanziari, supportati dal ministro delle finanze. Si tratta di una bella batosta per un mercato che nel paese sta crescendo rapidamente tanto da coinvolgere persino studenti e casalinghe e destando parecchie preoccupazioni sulla semplicità con cui chiunque può giocare i suoi risparmi nella borsa digitale. “Per questo la politica vuole una precisa regolamentazione – ha spiegato un analista coreano – in un panorama globale che vede sempre più persone salire a bordo della macchina dei bitcoin e quasi nessuno scendere”.

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Hotspot Wi-Fi usato per minare Bitcoin https://www.datamanager.it/2017/12/hotspot-wi-fi-usato-minare-bitcoin/ Mon, 18 Dec 2017 10:01:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137663 In Argentina un hacker ha violato la rete pubblica di un locale Starbucks per trasformarla in una miniera di criptovalute Quando le agenzie di sicurezza dicono di fare molta attenzione nel connettersi a reti pubbliche wireless non mentono. Il rischio è quello di prendersi un bel malware, anche sullo smartphone, ma pure di ritrovarsi nel […]

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In Argentina un hacker ha violato la rete pubblica di un locale Starbucks per trasformarla in una miniera di criptovalute

Quando le agenzie di sicurezza dicono di fare molta attenzione nel connettersi a reti pubbliche wireless non mentono. Il rischio è quello di prendersi un bel malware, anche sullo smartphone, ma pure di ritrovarsi nel mezzo di un processo di minazione di Bitcoin. Questo è quanto successo in Argentina, dove un locale classico della catena Starbucks è stato trasformato in una miniera virtuale di criptomoneta. Un tecnico ha infatti scoperto di aver beccato un virus dopo essersi connesso al Wi-Fi gratuito del bar in questione. Con una rapida ricerca ha poi evidenziato un paio di righe di codice molto interessanti, che provavano le chiare intenzioni di un hacker di convertire il potere di calcolo del terminale che gestiva l’hotspot in un processo di mining sempre attivo.

Quasi botnet

Il fatto è che, nel complesso, uno dei trend che nel 2018 potrebbero colpire il mondo della sicurezza informatica potrebbe essere proprio questo: la creazione di botnet a scopo di creazione  di bitcoin. Il vantaggio sarebbe duplice per i cybercriminali. Da un lato la possibilità di portarsi a casa, in maniera automatica, la valuta non tracciabile, dall’altro l’opportunità di lavorare nell’ombra, senza chiari segni di infezione sui dispositivi connessi, se non un certo rallentamento prestazionale del sistema. Inoltre, diffondere il malware da una rete pubblica di vasta portata, permette di contagiare rapidamente un numero ampio di device, trasformati in piccoli ma utili miners al lavoro senza mai fermarsi (tranne quando vengono spenti ovviamente).

Anche in questo caso, l’importanza è dotarsi sempre di un software antivirus aggiornato. Il cavallo di Troia è infatti rappresentato comunque da un codice maligno che i brand più conosciuti possono individuare ed eliminare nel giro di poco. Certo è, che se proprio vi è necessità di collegarsi a un Wi-Fi gratuito, meglio limitarsi a navigare su siti e app che non scambiano informazioni personali, per evitare danni anche maggiori alla sola critpo-creazione.

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Perché il Regno Unito ce l’ha con i bitcoin https://www.datamanager.it/2017/12/perche-regno-unito-ce-lha-bitcoin/ Wed, 06 Dec 2017 10:02:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136943 Secondo il governo britannico la criptovaluta sta diventando una maniera facile per riciclare denaro ed effettuare compravendite illegali. Una legge promette di salvaguardarne il futuro Proprio adesso che i bitcoin si accingevano ad accrescere la propria posizione nel mondo economico ecco che il governo britannico compie una mossa per cercare di delimitarne l’utilizzo. Per quale […]

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Secondo il governo britannico la criptovaluta sta diventando una maniera facile per riciclare denaro ed effettuare compravendite illegali. Una legge promette di salvaguardarne il futuro

Proprio adesso che i bitcoin si accingevano ad accrescere la propria posizione nel mondo economico ecco che il governo britannico compie una mossa per cercare di delimitarne l’utilizzo. Per quale motivo? Stando ai politici di sua maestà, c’è il rischio (e quindi non del tutto l’evidenza) che la criptovaluta venga sfruttata per riciclare denaro, evadere le tasse e compiere molte tipologie di acquisti e vendite illegali sul web. Per questo, secondo una proposta di legge, gli altri traffici di denaro che viaggiano tramite moneta non tracciabile, proprio come i bitcoin, saranno soggetti al controllo delle autorità, su disposizione del Ministro del Tesoro. “Abbiamo leggi chiare per quanto riguarda le cryptocurrency e come tutte le norme che riguardano l’economia sono soggette a cambiamenti e miglioramenti” – si legge in una nota.

Cosa succede

“Quello che vogliamo è aggiornare i regolamenti sulle tasse per rendere più stabili tali piattaforme ed evitare che vengano utilizzate per riciclare denaro sporco o finanziare azioni di terrorismo”. Non è ben chiaro in che modo il Regno Unito deciderà di limitare, o almeno supervisionare, il traffico di bitcoin ma è evidente che una strada simile verrà intrapresa prima o poi da tutti i principali mercati dove le criptovalute hanno preso piede e in cui c’è il rischio di aggirare la normativa legale. Il fatto è che in UK, forse più che nel resto d’Europa, la polizia ha evidenziato un aumento considerevole nell’utilizzo degli ATM presenti lungo tutto il paese, specialmente ad opera di spacciatori e criminali, che di sovente versano le loro sterline in cambio di coin, che di fatto convertono le entrate illecite in moneta digitale.

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CryptoShuffler: la nuova minaccia ha già colpito risparmi in bitcoin per 140,000 $ https://www.datamanager.it/2017/10/cryptoshuffler-la-nuova-minaccia-gia-colpito-risparmi-bitcoin-140000/ Tue, 31 Oct 2017 17:30:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134246 L’attività di mining, cioè l’emissione di cryptovaluta, sta prendendo piede in tutto il mondo informatico e alcune persone stanno sfruttando questo trend per generare denaro digitale per loro uso. Non tutti lo sanno ma la cryptovaluta è il nuovo oro digitale. Per diventare proprietari di una mining farm online serve un investimento iniziale. Bisogna poi […]

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L’attività di mining, cioè l’emissione di cryptovaluta, sta prendendo piede in tutto il mondo informatico e alcune persone stanno sfruttando questo trend per generare denaro digitale per loro uso. Non tutti lo sanno ma la cryptovaluta è il nuovo oro digitale.

Per diventare proprietari di una mining farm online serve un investimento iniziale. Bisogna poi mettere in conto altro denaro per la manutenzione e la corrente elettrica ma si diventa in grado di generare quotidianamente denaro digitale che può essere speso, convertito in veri contanti o trasferito a un altro portafoglio online.

Cosa succede però se una volta che le transazioni vengono confermate il denaro non va dove si desiderava? Dato che il mercato della cryptovaluta è deregolarizzato e decentralizzato non c’è nessuna possibilità di recuperare il proprio denaro. Ciò in realtà succede spesso ad esempio perché i pc utilizzati vengono infettati da malware, i crypto stealer, che come rilevato da Kaspersky Lab sono in crescita.

I crypto stealer sono stati individuati per la prima volta diversi anni fa. Ora però, a causa del recente boom della cryptovaluta in tutto il mondo, sono tornati a mettere a repentaglio i risparmi degli utenti. Indagando su questi fatti, i ricercatori di Kaspersky Lab hanno scoperto un nuovo malware – il Trojan CryptoShuffler. Questo malware è stato ideato appositamente per i furti di crypto valuta, e agisce attaccando gli utenti nel momento in cui copiano e incollano i numeri del portafoglio elettronico del destinatario, durante le operazioni di pagamento.

Attacchi detti “clipboard hijacking” simili a questi si sono già verificati in precedenza in the wild, prendendo di mira sistemi di pagamento online. Nonostante ciò, gli esperti ritengono che i casi che coinvolgono un indirizzo host di cryptovaluta siano al momento rari.

Secondo una ricerca di Kaspersky Lab, da anni sta già operando un creatore di un Trojan CryptoShuffler, che prende di mira le più famose cryptovalute come Bitcoin, Ethereum, Zcash, Dash, Monero e altri. L’apice di questa attività criminale è stato alla fine dell’anno scorso, seguito da un periodo di calma, durato fino a giugno 2017. A oggi un criminale è già riuscito ad attaccare con successo i portafogli Bitcoin, rubando 23 BTC, l’equivalente di circa 140 000 dollari. La somma totale rubata da altri wallet varia da pochi dollari a diverse migliaia.

Nella maggior parte delle cryptovalute, se un utente vuole trasferire del cryptodenaro a un altro utente, deve conoscere l’ID del wallet del destinatario – un numero unico a più cifre.

Il meccanismo con cui agisce CryptoShuffler è molto semplice ed efficace. Una volta avviato, il Trojan inizia a monitorare i clipboard dei dispositivi infettati. Gli utenti utilizzano questa funzione del software durante l’atto di pagamento: copiano i numeri del wallet e li incollano nello spazio riservato all’indirizzo del destinatario all’interno del software che stanno utilizzando per compiere la loro transazione. Ma il Trojan sostituisce l’indirizzo del portafoglio dell’utente con uno di proprietà del creatore del malware. Quindi, quando l’utente incolla l’ID del wallet nello spazio dedicato all’indirizzo, non sta copiando l’indirizzo al quale originariamente intendeva inviare denaro. Di conseguenza, la vittima trasferisce il proprio denaro direttamente ai criminali – con un inganno che solo gli utenti più esperti sono in grado di individuare.

Il Trojan sostituisce la destinazione in pochi millisecondi. Questa operazione è possibile perché è molto semplice individuare l’indirizzo del wallet, in quanto la maggior parte degli indirizzi dei wallet di cryptovaluta hanno le stesse cifre iniziali e un certo numero di caratteri. Di conseguenza, gli intrusi possono creare facilmente codici per sostituirli.

Agendo in questo modo, i criminali sfruttano la mancanza di attenzione degli utenti, che solitamente non controllano i loro numeri a più cifre. Inoltre, gli indirizzi dei wallet nella blockchain sono complicati e difficili da memorizzare. Gli utenti quindi non prestano molta attenzione a controllare bene i dettagli della transazione, anche se si trovano di fronte ai loro occhi e anche solo un piccolo cambiamento possa costare molto.

“La cryptovaluta non è più una tecnologia del futuro. Sta diventando parte della nostra quotidianità e si sta diffondendo in tutto il mondo, diventando da una parte più accessibile agli utenti, dall’altra un obbiettivo più attraente per i criminali. Di recente, abbiamo osservato un aumento nel numero degli attacchi malware, indirizzati a diversi tipi di cryptovalute e ci aspettiamo che questo trend continui in futuro. Quindi gli utenti che considerano gli investimenti in cryptovaluta dovrebbero pensare di proteggere i loro investimenti molto attentamente”, afferma Sergey Yunakovsky, malware analyst di Kaspersky Lab.

Il Trojan CryptoShuffler non è l’unico malware che sta prendendo di mira i risparmi in cryptovaluta degli utenti. Come indicato nel recente report di Kaspersky Lab sulle “mining botnet” gli esperti hanno inoltre riscontrato un altro Trojan che utilizza la cryptovaluta Monero: il DiscordiaMiner. Questo è stato progettato per caricare ed eseguire file da un server remoto. Secondo la ricerca, esistono delle somiglianze nel modo di operare del Trojan NukeBot, che è stato scoperto nella prima parte dell’anno corrente.

Esiste un modo per tenere al sicuro i risparmi in cryptovaluta e non riempire le tasche dei criminali? Il metodo più semplice e gratuito è quello di prestare molta attenzione durante le transazioni e controllare sempre che il numero del wallet elencato nello spazio di inserimento dell’indirizzo di destinazione sia quello corretto al quale inviare denaro. È necessario essere consapevoli dell’esistenza di una differenza tra un indirizzo non valido e uno scorretto. Nel primo caso, l’errore viene individuato e la transazione non andrà a buon fine. Nel secondo invece, il denaro sparirà.

Un ulteriore modo per essere protetti è installare una soluzione di sicurezza, come la funzione Safe Money di Kaspersky Lab. Questa soluzione scansiona il sistema in cerca di anomalie che possono essere sfruttate dai criminali, controlla costantemente che non siano stati installati malware e monitora le transazioni contro le intrusioni grazie alla tecnologia Protected Browser che protegge in particolare i clipboard dove potrebbero essere immagazzinati temporaneamente dati sensibili durante le operazioni di copia/incolla.

I prodotti di Kaspersky Lab individuano e bloccano in maniera efficace i malware con i seguenti nomi:

·         Trojan-Banker.Win32.CryptoShuffler.gen

·         Trojan.Win32.DiscordiaMiner

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