data management – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 08 Nov 2018 11:32:50 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png data management – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Blockchain e data strategy, la trasformazione digitale secondo Canon https://www.datamanager.it/2018/06/blockchain-e-data-strategy-la-trasformazione-digitale-secondo-canon/ Mon, 11 Jun 2018 14:03:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149345 Solo l’8% delle figure IT aziendali pensa che la propria impresa abbia completato il percorso di cambiamento in questa direzione. Ma per sopravvivere, le imprese devono evolvere La trasformazione digitale non è un concetto nuovo: negli ultimi anni abbiamo assistito a un’evoluzione della tecnologia, dall’Internet of Things (IoT) alla blockchain, passando per chatbot, machine learning […]

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Solo l’8% delle figure IT aziendali pensa che la propria impresa abbia completato il percorso di cambiamento in questa direzione. Ma per sopravvivere, le imprese devono evolvere

La trasformazione digitale non è un concetto nuovo: negli ultimi anni abbiamo assistito a un’evoluzione della tecnologia, dall’Internet of Things (IoT) alla blockchain, passando per chatbot, machine learning e realtà virtuale. Tuttavia, secondo una recente indagine condotta da Ovum, solo l’8% delle figure IT aziendali pensa che la propria impresa abbia completato il percorso di trasformazione digitale, mentre il 23% è all’inizio del cammino. Per sopravvivere le aziende devono cambiare. Il 2018 sarà scandito dall’adozione di tecnologie per la trasformazione digitale. E secondo Giuseppe D’Amelio, business and information services director di Canon Italia e amministratore delegato di IDM, il cambiamento in corso riguarderà tre direttive principali: 1) la blockchain spingerà il concetto di trasformazione digitale verso nuovi livelli; 2) la strategia digitale raggiungerà il cuore del business; 3) I dati saranno la base strategica della trasformazione.

I NUOVI PARADIGMI DELLA BLOCKCHAIN

Inizialmente nata per permettere la diffusione di criptovalute, la blockchain ha avuto impatti significativi sull’industria dei servizi finanziari. In un solo decennio, però, ha esteso il campo d’azione su tutto, dall’esplorazione spaziale al modo con cui le persone votano.

La blockchain opera come un database transazionale su una rete globale condivisa ma la sua frequente associazione con i bitcoin porta a pensare che molte persone ne fraintendano la natura. L’ambiente lavorativo del futuro trarrà molti benefici dalla tecnologia blockchain. La maggiore diffusione dell’IoT implica un aumento di oggetti connessi alle piattaforme, che devono riconoscere le caratteristiche del dispositivo, lo stato di funzionamento e il costo dei servizi associati. L’uso di contratti smart nella blockchain e di reti decentralizzate saranno una soluzione significativa ai problemi di sicurezza IoT, distribuendo il rischio su più server dislocati nel mondo invece che su un solo sistema centralizzato.


#Blockchain e #dataStrategy La trasformazione digitale secondo @CanonBusinessIT
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STRATEGIA “DIGITAL-FIRST”

Il livello di maturazione di tecnologie quali blockchain, intelligenza artificiale e infrastrutture big data, spingerà le aziende a instaurare nuove partnership, a pensare a nuovi modi di collaborare con i clienti, trasformando il modo di lavorare. La tecnologia cambierà il modo di fare business e la trasformazione digitale muterà i ruoli IT. Nel 2018, sempre più aziende acquisiranno una mentalità “digital-first” per operare meglio in un mercato molto competitivo. Saranno le organizzazioni con una chiara strategia digitale ad avere più successo, in un contesto in cui le innovazioni tecnologiche permettono a piccole start up di fornire servizi tradizionali a costi inferiori e con modalità più in linea con le nuove abitudini dei consumatori. Le aziende che lavorano per digitalizzare il loro business avranno la flessibilità necessaria per prosperare. Secondo uno studio di Gartner, per il 56% dei business decision maker, la strategia digitale messa in atto ha già permesso loro di aumentare i profitti.

DIGITAL TRANSFORMATION VINCENTE

Le strategie fondate sui dati hanno un potenziale di impatto sul business non ancora ben sfruttato. La ricerca State of the CIO 2018 evidenzia che meno del 30% delle organizzazioni ha benefici quantificabili e riferibili all’uso dei dati in aree come identificazione di nuove opportunità di mercato (28%), ottimizzazione della supply chain e dei canali di distribuzione (26%), attivazione di una esperienza multi-channel o omni-channel per i clienti (24%). Perché un progetto di digital transformation sia vincente, i mutamenti devono riguardare tutta l’azienda. Ciò implica una migliore gestione dei dati e una maggiore comprensione di quanto la qualità dei dati sia cruciale in ogni percorso di trasformazione digitale. Tecnologie emergenti, come le applicazioni di intelligenza artificiale, unite alla gestione del cambiamento culturale dell’azienda, supporteranno i CIO nel percorso verso la digitalizzazione.

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Rubrik lancia Polaris, la prima piattaforma SaaS per le applicazioni di Data Management https://www.datamanager.it/2018/04/rubrik-lancia-polaris-la-prima-piattaforma-saas-per-le-applicazioni-di-data-management/ Thu, 05 Apr 2018 13:35:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145095 Rubrik Polaris offre una piattaforma unica di gestione di tutti i dati e le applicazioni di business, per una sicurezza, una compliance e una governance realmente complete Rubrik ha annunciato il lancio di Rubrik Polaris, la prima piattaforma SaaS del mercato per applicazioni di Data Management. Rubrik Polaris rivoluziona il settore del data management – […]

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Rubrik Polaris offre una piattaforma unica di gestione di tutti i dati e le applicazioni di business, per una sicurezza, una compliance e una governance realmente complete

Rubrik ha annunciato il lancio di Rubrik Polaris, la prima piattaforma SaaS del mercato per applicazioni di Data Management. Rubrik Polaris rivoluziona il settore del data management – nello specifico, backup/recovery, archiviazione e DR – fornendo un framework basato su policy globali, orchestrazione dei workflow e deep data intelligence sotto forma di applicazioni erogate via cloud.

La trasformazione digitale del business porta alle aziende una serie di sfide significative, legate alla forte crescita dei dati e delle applicazioni. Oltre a ciò, dato che molte aziende adottano policy cloud-first o esplorano approcci multi-cloud, i dati diventano sempre più decentralizzati, distribuiti su location e servizi non collegati tra loro. Perché le aziende possano mantenere il controllo, implementare la governance e raggiungere gli obiettivi di compliance, è necessaria una nuova generazione di applicazioni di data management basate su un sistema unificato, in grado di proteggere e gestire dati e applicazioni su datacenter e cloud differenti.

Polaris SaaS: sistema unificato di archiviazione

Polaris rappresenta un passo avanti fondamentale nell’evoluzione di Rubrik come leader nel Cloud Data Management.  La piattaforma Polaris SaaS crea un sistema unificato di gestione delle informazioni di business per tutte le applicazioni enterprise che operano nei datacenter e nei cloud. Il sistema comprende ricerca nativa, orchestrazione dei workflow e un content catalog globale, che vengono esposti tramite un‘architettura open API. Rubrik e altri sviluppatori sfrutteranno queste API per offrire applicazioni di data management di valore per data policy, controllo, sicurezza e deep intelligence. Queste applicazioni andranno ad affrontare problematiche fondamentali per le aziende, come mitigazione del rischio, compliance e governance.

“La vera unicità di Rubrik Polaris sta nella sua capacità di fornire un unico sistema di catalogazione per tutte le informazioni di business”, spiega Bipul Sinha, fondatore e CEO di Rubrik. “Stiamo creando una nuova categoria di applicazioni di data management, che permetterà alle aziende, per la prima volta, di affrontare insieme compliance, governance e sicurezza per tutti i segmenti del loro business.”

“La frammentazione di dati e applicazioni continua a rappresentare un grande problema per le aziende che intendono gestire il proprio business nel cloud. Rubrik Polaris rende disponibile una piattaforma di cui si sentiva davvero la necessità, per ottenere piena visibilità e controllo su tutte le applicazioni, che si trovino nel datacenter o nel cloud”, aggiunge Mike Carter, CEO e fondatore di eGroup.

Polaris GPS: controllo multi-cloud e policy management

Polaris GPS è la prima applicazione di data management a essere disponibile su piattaforma Polaris SaaS. Polaris GPS offre una console unica di controllo e policy management per applicazioni di business distribuite su scala globale, che vengono gestite localmente da istanze di Rubrik Cloud Data Management. Tra i vantaggi principali di Polaris GPS vi sono:

  • Global Dashboard: una mappa interattiva globale permette di visualizzare all’istante tutte le applicazioni e i dati gestiti dalle diverse tipologie di sistemi Rubrik, fisici, virtuali e in cloud.
  • Customer Analytics and Reporting: un motore di intelligence on-demand di nuova generazione offre dati e informazioni immediatamente utilizzabili.
  • Global System Activity: una vista d’insieme che permette di agire più celermente in caso di troubleshooting sui vari sistemi, consentendo così alle aziende dotate di ambienti estesi e complessi di identificare, isolare e prioritizzare gli eventi in modo veloce.
  • Global Data Management Policy: le aziende possono produrre facilmente report per mostrare la propria conformità a SLA globali relative a dati distribuiti su differenti location, on-premise e su cloud differenti. Attività puntuali su applicazioni e location differenti possono essere identificate tramite la funzione di ricerca.

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Per adempiere alla MiFID II, è essenziale una corretta strategia di Data Management https://www.datamanager.it/2018/03/per-adempiere-alla-mifid-ii-e-essenziale-una-corretta-strategia-di-data-management/ Wed, 28 Mar 2018 16:30:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144601 Sebbene la normativa MiFID II (Market in Financial Instruments Directive – Direttiva 2014/65/UE del 15 maggio 2014) sia entrata in vigore il 3 gennaio 2018, con un anno di ritardo rispetto a quanto originariamente previsto, a buona parte delle istituzioni finanziarie resta da fare ancora molto per allinearvisi, come era inevitabile data la portata delle […]

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Sebbene la normativa MiFID II (Market in Financial Instruments Directive – Direttiva 2014/65/UE del 15 maggio 2014) sia entrata in vigore il 3 gennaio 2018, con un anno di ritardo rispetto a quanto originariamente previsto, a buona parte delle istituzioni finanziarie resta da fare ancora molto per allinearvisi, come era inevitabile data la portata delle richieste della normativa.

La direttiva risponde all’esigenza di creare un terreno competitivo uniforme tra gli intermediari finanziari dell’Unione europea, senza pregiudicare la protezione degli investitori e la libertà di svolgimento dei servizi di investimento in tutta la Comunità. Gli obiettivi di fondo della direttiva MiFID sono la tutela degli investitori, il rafforzamento dei meccanismi concorrenziali, l’efficienza dei mercati, il miglioramento dei sistemi di governance delle imprese di investimento ed una migliore gestione dei conflitti di interesse.

Al fine di rispondere alle esigenze normative legate a MiFID II, le istituzioni finanziarie devono dunque effettuare importanti interventi sia a livello di governance sia a livello di processi, procedure e infrastruttura tecnologica.

Del resto, la direttiva richiede di essere in grado di raccogliere, riconciliare e controllare una grandissima quantità di dati, molto maggiore rispetto a quanto accadeva in precedenza. Considerato l’ingente volume di dati, diviene necessario per le istituzioni finanziarie dotarsi di metodologie e strumenti tecnologici sufficientemente robusti, anche in considerazione del crescente valore delle sanzioni assegnate dagli enti regolatori a fronte del mancato adeguamento delle procedure.

La normativa estende di fatto le richieste della precedente MIFID, soprattutto per quanto riguarda il controllo non solo sulle azioni ma anche sulle obbligazioni, i certificate, i depositi strutturati, i derivati e le commodity. Vengono inoltre introdotte norme più stringenti per la protezione degli investitori, con particolare riferimento alle regole che governano le attività di consulenza finanziaria e la possibilità di limitare o bloccare la vendita di particolari prodotti finanziari, al fine di garantire una migliore informazione sui prodotti finanziari complessi. Notevole è poi l’impatto delle regole di trasparenza pre e post negoziazione: è stato infatti introdotto l’obbligo di comunicare alle autorità tutte le transazioni effettuate e le posizioni in commodity, con l’obiettivo di prevenire manipolazioni del mercato. Infine, è richiesta una maggiore attenzione alla governance interna e al ruolo della funzione di compliance.

E ancora, sono molteplici gli stravolgimenti che, a livello puramente organizzativo, interesseranno le istituzioni finanziarie. Per dare un’idea della portata del cambiamento, possiamo citarne uno su tutti: il numero di dati necessari per la compilazione dei report e delle relative fonti è più che raddoppiato rispetto a quanto richiesto dalla MiFID I.

Attraverso l’adozione di una valida piattaforma di Enterprise Data Management, come quella di Irion, è possibile rispondere in modo semplice ed efficace all’esigenza di integrare, arricchire e riconciliare dati provenienti da diverse sorgenti, interne o esterne, e di produrre report aderenti agli standard richiesti dalla normativa. In particolare, il supporto interessa la riclassificazione e normalizzazione dei dati raccolti, la produzione dei tracciati record con il formato standard richiesto, il controllo sulla qualità dei dati di profilatura dell’investitore e degli strumenti finanziari.

Andando ad un esempio concreto, in quest’ambito Irion ha già realizzato un sistema di data quality e alimentazione del datamart MiFID, a partire dal quale possono essere estratti i report da inoltrare agli organi di vigilanza. Inoltre, la soluzione permette di governare tutto il processo di estrazione, normalizzazione e controllo dei dati, garantendo la completezza e la correttezza delle informazioni, oltre che la produzione di report certificati.

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Talend, novità e successi https://www.datamanager.it/2017/10/talend-novita-successi/ Mon, 30 Oct 2017 14:45:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134130 Nuovo responsabile in Italia per la società attiva nelle soluzioni per gestire i data lake, che presenta la release più recente di Talend Data Fabric dotata anche di una piattaforma per la governance dei dati Puntuale, in base al calendario da sempre stabilito da Talend, arriva in autunno la recente release della piattaforma di integrazione […]

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Nuovo responsabile in Italia per la società attiva nelle soluzioni per gestire i data lake, che presenta la release più recente di Talend Data Fabric dotata anche di una piattaforma per la governance dei dati

Puntuale, in base al calendario da sempre stabilito da Talend, arriva in autunno la recente release della piattaforma di integrazione dati Talend Data Fabric. «Le novità di questa versione sono tante, ma quella più importante è che Talend è sempre più protagonista del mercato dei big data», esordisce Antongiulio Donà, Vice President Sales Italia di Talend, nel commentare con Data Manager l’andamento della società all’indomani della sua nomina alla guida della filiale nel nostro Paese. Il settore del data management, in cui opera Talend, è sempre più che mai centrale nelle strategie delle aziende, in questo scenario di digital transformation: non stupisce quindi che la società, fondata nel 2005 e quotata al Nasdaq nel 2016, abbia raggiunto proprio quest’anno la soglia dei 100 milioni di dollari di fatturato.

Rete di partnership

Oggi Talend conta più di 800 persone nel proprio organico, e anche in Italia sta riscuotendo molti successi: «il mercato è cresciuto molto, ma soprattutto noi ci siamo posizionati molto bene nell’ambito dei big data, dove i clienti sono soprattutto le prime 100-150 aziende italiane, che seguiamo anche con i nostri partner di implementazione, tra cui vi sono società di rilievo quali Data Reply o Isiway, oltre a quelli derivanti da accordi internazionali come Accenture o Capgemini, mentre proseguiamo nello sviluppo di una rete di partnership dedicata più specificamente all’universo delle Piccole e Medie Imprese», sottolinea Donà.

Fattori di successo

Tra i fattori del successo, il nuovo numero uno di Talend Italia cita «la nostra capacità di stare sul mercato grazie a una piattaforma che permette di gestire tutti i tipi di dati, e che soprattutto fa dell’open source una caratteristica fondamentale, con tutti i lati positivi che questo comporta, a cominciare dall’assenza di lock-in verso il vendor». Ma non solo: «Anche il nostro modello di licensing, basato sull’utente sviluppatore, è innovativo, in quanto permette di superare il problema della predicibilità dell’offerta che si verifica spesso in questo ambito, dove è difficile sapere quanto costerà effettivamente la piattaforma», prosegue Donà, sottolineando anche che «la nostra soluzione è realmente multitenant in quanto gira nativamente su tutte le piattaforme cloud, e non impone di installare software specifico per i diversi cloud».

Preparare i dati

Tornando alle nuove caratteristiche della release Fall 17 di Talend Data Fabric, spicca in particolare la «struttura di data preparation e di data stewardship che consente agli utenti di business presenti in azienda, che oggi sono sicuramente più evoluti rispetto al passato, di pulire e integrare i dati necessari alle loro analisi, senza dover ‘scomodare’ l’IT e soprattutto senza modificarli», spiega Donà, facendo notare che oggi «buona parte del tempo viene spesa nel preparare i dati presenti nei data lake: è per questo che Talend mette a disposizione più di 900 connettori che permettono a tutti di attivare, verificare e pulire i dati sui quali lavorare al meglio». Più in dettaglio, la nuova funzione, denominata Talend Data Preparation, è dotata di un’interfaccia molto lineare e di facile utilizzo che permette infatti di essere gestita direttamente dalle funzioni di business, supportata dall’IT. Si tratta di un’applicazione cloud di tipo IPaaS, Integration Platform as a Service, per la data preparation, operativa in pochi secondi senza alcuna attività di installazione, aggiornamento o manutenzione. Nelle parole dell’azienda, la soluzione «accelera il time-to-insight migliorando l’accesso alle informazioni in tre ambiti diversi: tempo necessario per accedere alle informazioni, tempo dedicato alla preparation e scambio con l’IT sulla gestione dei dati».

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IoT, privacy e sicurezza. Luci e ombre https://www.datamanager.it/2017/09/iot-privacy-sicurezza-luci-ombre/ Mon, 25 Sep 2017 13:23:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131632 Che cosa succede quando ogni oggetto o device collegato diventa una porta di accesso per attacchi alla privacy e alla sicurezza della persona e dell’azienda? Con il termine Internet of Things (IoT) si fa riferimento a infrastrutture nelle quali innumerevoli sensori sono progettati per registrare, processare, immagazzinare dati localmente o interagendo tra loro sia nel […]

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Che cosa succede quando ogni oggetto o device collegato diventa una porta di accesso per attacchi alla privacy e alla sicurezza della persona e dell’azienda?

Con il termine Internet of Things (IoT) si fa riferimento a infrastrutture nelle quali innumerevoli sensori sono progettati per registrare, processare, immagazzinare dati localmente o interagendo tra loro sia nel medio raggio, mediante l’utilizzo di tecnologie a radio frequenza (per es. RFID, bluetooth etc.), sia tramite una rete di comunicazione elettronica. I dispositivi “intelligenti” non sono solo i computer o gli smartphone, ma oggetti di utilizzo quotidiano, nati senza una vocazione digitale, che diventano tali in quanto accedono alla rete e sono tra loro interconnessi. Innumerevoli le applicazioni: gli oggetti indossabili (wearable), gli oggetti in casa controllati da uno smartphone (gestione automatica degli impianti di illuminazione, climatizzazione, gestione degli elettrodomestici o dei sistemi di videosorveglianza e sicurezza), contatori intelligenti (per la gestione dei consumi o l’ottimizzazione della distribuzione).

Ma chi si preoccupa di verificare come vengono gestiti i nostri dati, sia dal punto di vista di privato cittadino che di lavoratore? Se la tecnologia ci abbaglia con applicazioni impensabili fino a pochi anni fa che hanno una diffusione immediata sul largo pubblico, dall’altro lato dobbiamo stare attenti alle zone d’ombra. Su oltre trecento dispositivi elettronici connessi a Internet, più del 60 per cento non ha superato l’esame dei Garanti della privacy di 26 Paesi. È quanto emerge dall’indagine a tappeto (“sweep”) a carattere internazionale, avviata lo scorso maggio dalle Autorità per la protezione dei dati personali appartenenti al Global Privacy Enforcement Network (GPEN), di cui fa parte anche il Garante italiano, per verificare il rispetto della privacy nell’Internet delle cose. I riscontri raccolti dagli esperti delle Autorità, su più di trecento apparecchi delle principali società del settore, hanno fatto emergere, a livello globale, gravi carenze nella tutela della privacy degli utenti. Il punto di attenzione è il fatto che il device o l’oggetto diventa una porta di potenziali attacchi alla privacy e alla sicurezza della persona e dell’azienda: ne sono un esempio i recenti attacchi che nascono da una vulnerabilità di un sistema IoT (elettrodomestici o sistemi di videosorveglianza).


#IoT #Pricacy #Sicurezza Regole ma anche più cultura dei dati @omatforum
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Serve un cambio di paradigma: la privacy non deve più essere considerata un semplice adempimento burocratico, una ricerca verso la pura compliance normativa, ma diventa un presupposto della progettazione dei servizi, programmi, software e dei processi aziendali. Da qui, l’attenzione dei produttori che devono riprogettare i propri processi di lavoro integrando privacy e sicurezza: pensiamo ai concetti di “privacy by design” e “privacy by default” introdotti dal nuovo Regolamento Europeo sulla Privacy. Deve essere ripensato anche l’approccio alla security, adottando modelli di prevenzione delle minacce tramite analisi e monitoraggio dei dati, più che intervenire dopo che si è verificato il cyber attacco, magari scoperto dopo molto tempo. Come adottare le misure di sicurezza tecniche e organizzative adeguate per garantire l’integrità, la confidenzialità (e quindi la privacy) e la disponibilità dei dati? Come informare in maniera completa, chiara e trasparente il consumatore? Come gestire la raccolta del consenso nella vendita online? A quale normativa sottostare se si vende su più mercati? La tecnologia sembra correre alla velocità della luce e non sempre la norma riesce a stare al passo e coprire tutte le complessità e i casi reali di un mercato in continua espansione e interconnessione. Le sfide sono molte, spetta a ognuno di noi formarsi e informarsi per non essere impreparato a cogliere le opportunità del mercato.

Per saperne di più, l’appuntamento è a Illuminotronica – Fiera di Padova 12-14 ottobre 2017.

Maggiori info su www.iter.it


Stefano Gorla DPO certificato 001 FAC Certifica, consulente Privacy e Sicurezza dei Dati, formatore

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I dati al centro del business https://www.datamanager.it/2017/09/dati-al-centro-del-business/ Thu, 21 Sep 2017 14:51:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131424 Ma perché i dati sono diversi dagli altri asset aziendali? E quali sono le loro caratteristiche fondamentali? Come il petrolio grezzo, i dati devono essere raffinati per avere valore Recentemente ho tenuto un seminario in occasione di un evento denominato “Data, the vital enabler of the organisation”, nel corso del quale ho sollevato una questione […]

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Ma perché i dati sono diversi dagli altri asset aziendali? E quali sono le loro caratteristiche fondamentali? Come il petrolio grezzo, i dati devono essere raffinati per avere valore

Recentemente ho tenuto un seminario in occasione di un evento denominato “Data, the vital enabler of the organisation”, nel corso del quale ho sollevato una questione cruciale: “Ma i dati sono davvero così differenti dagli altri asset?”. Non è da ieri che spesso si sente dire che i dati sono un asset che deve essere gestito, e che poche persone ci capiscono qualcosa e così via. Non intendo essere frainteso, nel senso che non sto cercando di mettere in dubbio l’importanza dei dati come asset, cioè come beni, ma vorrei alzare il livello del dibattito. Innanzitutto, va sottolineato ancora una volta che i dati sono assolutamente al centro del business. Tuttavia, vorrei sollevare qui un tema: quali sono alcune delle caratteristiche degli asset nel business? E se, come tutti dicono, i dati sono uno di quegli asset chiave, come (e se) si differenziano queste caratteristiche nell’asset-dati rispetto ad altri asset che sono frequentemente presenti nelle aziende?

Asset e caratteristiche – Quindi, prima di tutto, è necessario riflettere su altri “asset”. Ne ho selezionati sette, molti dei quali sono presenti regolarmente in numerosi business, e ho cercato di confrontarli con i dati. Si tratta nell’ordine di: petrolio, soldi, sangue, persone, proprietà, materiali, proprietà intellettuale e dati. Le caratteristiche di questi beni richiedevano però maggiori approfondimenti, che ho individuato in questi cinque punti: 1) L’asset è copiabile, cioè lo è senza ricorrere ai “replicatori” tipici della fantascienza? 2) L’uso dell’asset lo esaurisce in qualche modo? 3) È pratica semplice e abituale attribuire un valore monetario al bene? 4) L’asset è una cosa reale tangibile o un concetto astratto? 5) Il bene deve essere elaborato in qualche modo per produrre valore? Sono sicuro che avrei potuto trovare ulteriori tipi di asset e di caratteristiche, ma per ora partiremo da questi. Quindi, analizziamo questi beni rispetto alle caratteristiche e vediamo le conclusioni che se ne possono trarre.


#ChrisBradley Pronti per le nuove normative sui dati?” il 15-16 nov a Roma @techtran
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Petrolio – Non è riproducibile e, sicuramente, l’uso lo esaurisce. È assolutamente una consuetudine dare valore al petrolio (per esempio, il barile di 50 dollari) ed è un bene tangibile. Infine deve essere trasformato per trarne qualcosa di utile come benzina, diesel o plastica.

Soldi – Sappiamo tutti che non si possono (legittimamente) copiare i soldi, e come io so bene avendo due figli all’università, usare il denaro lo esaurisce. E naturalmente, viene dato un valore al denaro. Inoltre, si tratta per lo più di un concetto reale supportato da riserve di oro e non deve essere “elaborato” per fornire valore.

Sangue – Il sangue non è copiabile a livello mainstream, anche se si parla di sperimentazione di sostanze sostitutive del sangue, e l’uso lo consuma, in quanto deve essere ripulito e ossigenato dopo l’uso. Non è troppo difficile attribuirvi un valore, ed è un concetto reale. Infine, deve essere trattato dai nostri organi per produrre valore.

Persone – Le persone così come le conosciamo non sono riproducibili (anche se è possibile la clonazione biologica). L’uso delle persone non esaurisce la risorsa poiché possiamo applicare molte delle nostre capacità fisiche e intellettuali molte volte. Tuttavia, le persone invecchiano e gli arti e le menti si deteriorano, e forse questo dovrebbe essere definito come “in parte vero”. Non è una pratica diffusa quella di attribuire un valore monetario a una persona se non in alcuni casi (per esempio, gli sportivi professionisti). Le persone sono reali, e senza cercare di diventare troppo filosofici, devono fare qualcosa per produrre un valore.

Proprietà – Proprietà come gli edifici non sono copiabili. La Torre Eiffel in Cina è un falso! Utilizzare una proprietà la erode lentamente, in quanto le cose si consumano e devono essere oggetto di manutenzione continua. La proprietà è un valore riconosciuto. La proprietà è un concetto reale, ma non deve essere trasformata per generare valore.

Materiali – Qui si parla di materie prime. Ancora una volta, senza un replicatore di stampo fantascientifico, queste non sono copiabili, e proprio come i fiammiferi, l’atto del loro utilizzo le consuma. La maggior parte dei materiali ha un valore monetario facilmente attribuito, che poi costituisce la base del mercato delle materie prime. Si tratta di cose non astratte e praticamente per la maggior parte devono essere elaborate per produrre un valore.

Proprietà intellettuale – La proprietà intellettuale non è legalmente copiabile, e prospera nell’essere riutilizzata, tanto che non viene esaurita dall’uso. C’è frequentemente un valore monetario assegnato alla proprietà intellettuale, e in maniera analoga a un pensiero o a un’idea. è principalmente un concetto astratto. Infine, la proprietà intellettuale deve essere utilizzata (o elaborata) per trarne valore reale.

I dati – Cosa dire quindi dei dati? I dati sono copiabili: con supporti digitali è possibile effettuare un numero infinito di copie senza che si degradino. L’utilizzo dei dati non li erode e non li danneggia. Sicuramente, la rilevanza dei dati può diminuire nel tempo, ma non si consuma. Mentre si parla molto di “monetizzare” i dati, ancora non si tratta di una pratica diffusa, ma senza dubbio lo sarà in futuro. I dati sono un concetto astratto poiché rappresentano qualcosa di diverso. I dati devono essere utilizzati dai processi per avere valore (e, viceversa, i processi devono disporre di dati per operare).


#ChrisBradley I dati come il petrolio: per avere valore devono essere raffinati @techtran
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In sintesi – I dati sono davvero diversi dagli altri asset aziendali? Avendo esaminato questi otto beni e le loro cinque caratteristiche c’è qualcosa che si impone all’attenzione? Se cerchiamo asset che hanno gli stessi valori dei dati, potremmo andare incontro a una delusione. Delle cinque caratteristiche, tre asset (denaro, proprietà e materiali) hanno in comune con i dati il valore. Due asset, petrolio e sangue, hanno una sola caratteristica in comune con i dati (quella del processo per produrre valore). La proprietà intellettuale ha due caratteristiche comuni. In testa al gruppo, c’è l’asset costituito dalle persone, con tre caratteristiche comuni. È però interessante notare che nessun asset condivide 4 (per non parlare di 5) delle caratteristiche, come invece succede per i dati.

Conclusioni – I dati sono diversi dagli altri asset. La qualità e la gestione dei dati possono influenzare l’esistenza stessa di un’azienda, e di conseguenza, ignorare la gestione dei dati è a proprio rischio e pericolo. Per questo, è ragionevole concludere che i dati sono un asset diverso dagli altri asset aziendali. Non solo. I business dipendono dai dati. Purtroppo, però si incontrano tuttora aziende in cui le varie discipline di gestione dei dati non vengono capite (oppure, cosa peggiore, consapevolmente non vengono affrontate). Anche perché, come ha scritto il professor Joe Peppard, “la stessa esistenza di un’azienda può essere minacciata dalla scarsa qualità dei dati”. Quindi, se come suggeriamo qui, i dati sono un asset differente dagli altri, la gestione dei dati richiede competenze e capacità specifiche, quelle degli Information Professional. Le aziende sagge si stanno rendendo conto che i dati e le informazioni sono davvero un asset vitale, e meritevole di essere gestito in modo professionale e soprattutto differente.


Chris Bradley

Per quasi quarant’anni in prima linea nel campo dell’Information Management, Chris Bradley ha lavorato per importantissime aziende al fine di impostare la loro strategia di Information Management, Data Governance, Data Quality, Information Assurance, Master Data Management, Metadata Management, Data Warehouse e Business Intelligence. Chris Bradley è riconosciuto, a livello internazionale, come Information Strategist indipendente e autore di rilievo. Fra i suoi clienti vi sono: American Express, ANZ, Bank of England, BP, Cigna Insurance, GSK, HSBC, National Grid, Riyad Bank, Saudi Aramco, Shell, Statoil, TOTAL e Qatar Gas. è anche consulente di numerose aziende globali in merito all’Information Strategy, la Data Governance, le Best Practice di Information Management e su come le organizzazioni possono gestire i dati in quanto asset aziendale chiave.

Chris Bradley presenterà per Technology Transfer i seminari “Data Modeling in ambiente Big Data” il 13-14 novembre 2017 e “Data Governance: siete pronti per le nuove normative sui dati?” il 15-16 novembre 2017.

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Banca dati. Come trasformare i dati in valore di business https://www.datamanager.it/2017/05/banca-dati-trasformare-dati-valore-business/ Fri, 12 May 2017 08:32:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124541 Le strategie Big Data di UniCredit generano significativi ritorni commerciali in termini di nuovi servizi B2B e B2C con il duplice obiettivo di consolidare una robusta governance dei dati e costruire su di essi nuove opportunità di business I dati digitali, opportunamente scremati, correlati e convertiti in informazioni “pesanti” dagli strumenti dell’analytics; la loro valorizzazione […]

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Le strategie Big Data di UniCredit generano significativi ritorni commerciali in termini di nuovi servizi B2B e B2C con il duplice obiettivo di consolidare una robusta governance dei dati e costruire su di essi nuove opportunità di business

I dati digitali, opportunamente scremati, correlati e convertiti in informazioni “pesanti” dagli strumenti dell’analytics; la loro valorizzazione attraverso processi che coinvolgono in modo trasversale le strutture e l’organizzazione di un’azienda, sono i cardini di una trasformazione digitale che sta abbracciando tutti i settori. In testa, quello finanziario, che i dati, transazionali e no, li ha sempre generati in abbondanza anche se solo ora comincia a valorizzarli, costruendo sull’informazione un mondo nuovo, fatto di diverse relazioni con il cliente, prodotti e servizi innovativi, e inattese alleanze con altri settori industriali. UniCredit è stato tra i primi a dotarsi di una compiuta strategia Big Data, con il duplice obiettivo di consolidare una robusta governance dei dati e costruire su di essi nuove opportunità di business. L’aspetto del governo delle informazioni generate dalle procedure o dalle applicazioni e quindi da più fonti eterogenee sia strutturate sia non strutturate, necessita infatti la certificazione della qualità del dato, la sua integrità, il rispetto della compliance. Questi aspetti, che vanno a complemento della capacità di innovazione e della tecnologia, non devono essere trascurati. Già nel 2015, UniCredit si è strutturata per avere competenze molto specifiche nell’analisi di tali dati con capacità di trasformarli in asset competitivo.

NUOVO MODELLO LOGICO

All’interno di UniCredit, ci sono due grandi blocchi funzionali. Il primo si caratterizza per competenze più organizzative, di processo e di architettura del dato, che permettono di accorciare la catena e i tempi di decodifica dei requisiti di business in requisiti funzionali. Gli specialisti di questa area lavorano a stretto contatto con le funzioni IT per la definizione del modello logico dei dati, perché hanno una conoscenza completa del ciclo di vita dell’informazione. Il secondo blocco ha caratteristiche da business partner (in gergo data steward), con competenze di rischio, finance e business. Professionisti che interagiscono ogni giorno con le rispettive funzioni aziendali, supportandole e facilitando l’uso delle informazioni in tutte le necessità di analisi dei fenomeni. Un’organizzazione e un approccio azzeccati, che hanno già centrato gli obiettivi di partenza.


#InnovationBank @UniCredit_PR Come trasformare i dati in valore di business
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NUOVI SERVIZI

Oggi, UniCredit può vantare a catalogo due nuovi prodotti – uno Business-to-business, l’altro rivolto ai correntisti retail – che rappresentano una conferma pratica dello scenario di Big Data come strumento commerciale e di supporto al business. My Business View è un nuovo tool, un vero e proprio cruscotto di business intelligence, basato sulle transazioni che UniCredit gestisce come “issuer” (emittente di carte di pagamento) e come “acquirer” (gestore delle transazioni sui terminali POS della banca), che i clienti aziendali di UniCredit possono utilizzare per monitorare l’andamento di business dei propri punti vendita su alcuni KPI (per esempio, l’andamento dei volumi di incasso e lo scontrino medio) e le abitudini di acquisto dei propri clienti confrontandosi con analoghi indicatori di negozi operanti nello stesso settore e attivare campagne ad hoc. L’altro prodotto, denominato Scoperto facile, parte da un approccio analitico degli stili di vita e di spesa dei clienti consumer, sulla base dei dati relativi ai loro conti correnti, per pre-autorizzarli ai piccoli scoperti creati per far fronte e una spesa improvvisa o inattesa. Questa pre-autorizzazione evita al cliente la necessità di recarsi in agenzia o contattare un consulente. Insomma, la filosofia Big Data tradotta in una forma di “fido” molto più flessibile e soprattutto automatica. Lanciato nell’autunno del 2015, My Business View ha totalizzato in poco più di sei mesi circa 20mila contratti sottoscritti dalla clientela business di UniCredit. Si tratta di uno strumento di marketing e business intelligence pensato per le imprese clienti cosiddetti “acquiring” di UniCredit, di fatto esercenti che offrono ai loro clienti finali strumenti di pagamento elettronico tradizionali (carte di credito, debito e prepagate) o più innovative (come Alipay). My Business View fornisce in maniera molto intuitiva la risposta alle domande che un esercente può formulare sull’andamento delle proprie attività.

UNA “VISTA” SEMPLICE SUL BUSINESS

Il sistema consiste in semplici e concrete “viste” sul business dell’esercente, in termini di volumi di transato, ticket medio, numero di clienti, frequenza e comportamento di spesa della clientela. Una efficace risposta all’esigenza delle aziende, in particolare quelle di piccole dimensioni, di poter avere a disposizione strumenti moderni per l’analisi del business e il miglioramento delle strategie di marketing senza avere alle spalle una struttura dedicata e un ampio bagaglio di conoscenza. Sfruttando le più innovative tecnologie e le competenze del Gruppo in ambito Big Data, Business View è in grado di supportare analisi complesse, in modo personalizzato e intuitivo, consente di gestire grandi volumi di dati aggregati e anonimizzati, anche di natura eterogenea, integrando le più evolute tecniche di analisi in maniera agile e veloce.

I VANTAGGI PER L’IMPRESA

Per l’impresa che accede al nuovo cruscotto di business intelligence semplificata di UniCredit i vantaggi sono notevoli. Disporre di analisi dei comportamenti d’acquisto per monitorare nel tempo il business. Poter contare su dati sempre aggiornati, rappresentati in forma aggregata e anonima con elevati standard di protezione. E “last but not least”, godere di tutto questo attraverso una semplice interfaccia Web, senza dover investire in soluzioni e tecnologie nuove, difficili da configurare e utilizzare. L’accesso al servizio prevede semplicemente la firma di un contratto in agenzia. I clienti che sono già in possesso dei codici di Banca Multicanale UniCredit potranno utilizzare direttamente il servizio, gli altri possono comunque usufruire di My Business View come servizio indipendente. Anche su orizzonti commerciali molto più limitati di quelli in cui si muovono i grandi retailer, un approccio analitico, basato su informazioni numeriche e grafiche, può svelare all’esercente una molteplicità di aspetti. Un negozio potrà per esempio approfondire i comportamenti d’acquisto della sua clientela in forma anonima e aggregata, evidenziando le fasce orarie preferenziali e il valore medio degli acquisti effettuati. My Business View permette persino di controllare il proprio andamento rispetto a una serie di benchmark di riferimento validi per ogni specifico settore e un unico cruscotto può essere utilizzato per monitorare uno o più punti vendita di proprietà.

PIÙ CONTROLLO, MENO RISCHI

Le stesse capacità analitiche, applicate internamente in chiave di risk management, sono alla base del nuovo servizio di Scoperto Facile. Al titolare di un conto corrente può capitare di dover utilizzare una somma di denaro eccedente rispetto alla effettiva disponibilità e in questi casi, la banca può accordare, previa valutazione del cosiddetto “merito creditizio”, una certa soglia di elasticità, indipendente dalle reali giacenze. Il fido è uno strumento molto antico ma anch’esso risente dell’avvento delle nuove tecnologie. Il tradizionale “scoperto conto” diventa più flessibile e multicanale, trasformandosi in Scoperto Facile. Il correntista ha tra l’altro la possibilità di gestire facilmente nel tempo questo nuovo servizio, personalizzando il plafond di credito nei limiti dei massimali previsti, in aumento o in diminuzione, secondo le proprie esigenze. UniCredit ha semplificato l’accesso a Scoperto Facile anche dal punto di vista commerciale, proponendo quattro livelli di plafond e un unico tasso di interesse fisso.

Foto: Domenico De Mezzo

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SAS Analytics Experience 2016 https://www.datamanager.it/2016/11/201611sas-analytics-experience-2016/ Wed, 30 Nov 2016 14:18:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114957 Il futuro degli analytics è open, cloud, unified e powerful. Qui trovate una lista di cose che è meglio tenere a mente Sapere è potere. È il messaggio chiave di SAS Analytics Experience 2016. Sembra essere una frase fatta, usata per decenni in modo vago e indefinito. Oggi, non è più così. La conoscenza è il nuovo luogo della competizione […]

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Il futuro degli analytics è open, cloud, unified e powerful. Qui trovate una lista di cose che è meglio tenere a mente

Sapere è potere. È il messaggio chiave di SAS Analytics Experience 2016. Sembra essere una frase fatta, usata per decenni in modo vago e indefinito. Oggi, non è più così. La conoscenza è il nuovo luogo della competizione tra imprese, governi e individui. E può essere un campo di battaglia o la nuova frontiera per ripensare regole e modelli di sviluppo. Del resto, anche le rivoluzioni si possono fare in modo diverso. Lasciate i forconi e uscite dalle trincee. Armatevi di immaginazione e andate incontro a ciò che non conoscete. Abbandonate le certezze e abbracciate il nuovo che avanza. La strada più comoda certamente è quella da evitare. Ma attenzione: anche i sogni digitali possono diventare incubi. E chi vince, piglia tutto. Quindi meglio imparare a collaborare.

SAS Analytics Experience 2016  ha spalancato le porte della digital transformation alla business community internazionale. Un’ occasione di approfondimento e di confronto sul mondo degli analytics e le tendenze più attuali per esperti, professionisti dell’IT, executives e business users. Ecco le cose che ho imparato. Perché come ha detto David Shing, Digital Prophet di AOL, la semplicità (anche quando si racconta una storia) è «the ultimate sofistication».


#AnalyticsX SAS Analytics Experience 2016 Ecco le cose che ho imparato
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  1. Roma non fu costruita in un solo giorno

Roma non fu costruita in un solo giorno e così anche la cultura degli analytics ha bisogno di tempo per diventare la nuova normalità che fa funzionare meglio le imprese. Quando cammini per le strade della capitale, capisci che l’Italia è così, spalancata sulla bellezza, ma incapace di reggere il confronto con la grandezza del passato. L’Italia vista da fuori è come lo sguardo che si distende sul corridoio monumentale della Galleria Vaticana delle Carte Geografiche (il riferimento alle mappe non è casuale), con lo spettacolo del cupolone incastonato nel tratto del laterizio romano. Il saper fare, che costruisce le strade e che crea i capolavori dell’arte, parte dalle competenze, dalla buona progettazione e dalla capacità di emozionare.

«Se i dati sono i mattoni, gli analytics sono il modo di metterli insieme». Perché i progetti hanno bisogno di talento e competenze. Occorre coinvolgere le persone nel cambiamento, ripensare l’organizzazione e i processi dalle fondamenta» – ha detto Fritz Lehman, Executive Vice President and Chief Customer Officer di SAS.

  1. Il cambiamento è una “rottura”

«Disrupting» è la parola più di moda del 2016. Social, Mobile, Analytics  e Cloud sono i paradigmi della digital transformation che hanno travolto in maniera dirompente «disrupting» il modo di essere e fare impresa. In Italia, il cambiamento troppo spesso più che essere dirompente – nel senso di produrre la frantumazione di contesti, contenuti, regole e abitudini consolidate – è quasi sempre una “rottura” e basta.

Anche l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca – manco a dirlo, in barba ad ogni previsione e che ha preso in contropiede più di qualcuno proprio durante la tre giorni di SAS – forse, sarà “disrupting”. In qualche modo.

  1. La digital transformation crea nuove alleanze ed equilibri di forza sul mercato

La digital transformation crea e distrugge. Così alcune aziende spariscono, altre diventano il peggior nemico di se stesse, altre ancora decidono di diventare fornitori di qualcun altro. E così si creano alleanze nuove, che prima non avresti mai detto. Un sensore IoT non è altro che un interruttore in grado di catturare e trasmettere dati. Che cosa succederebbe se questo “interruttore” avesse più intelligenza a bordo e fosse capace non solo di monitorare, ma di decidere quali dati trasmettere? Così non fa meraviglia che Intel (potenza dei microprocessori e dei dispositivi di memoria) e IBM (campione di cognitive computing con Watson) siano gli sponsor di un evento come questo. Semmai, ci sarebbe da chiedersi se non manchi un altro nome, forse tra i big del networking.

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  1. La tecnologia cambia le abitudini ma non i bisogni

Basta parlare di innovazione come se fosse un mantra. E basta parlare di Millennials come se fossero un esercito monolitico di “geek”, tutti votati a una idea soltanto. Logico e bio-logico sono due categorie differenti. E ogni rivoluzione tecnologica, con le dovute distinzioni, ha avuto i suoi “nativi digitali”.

  1. Collezionare i dati non significa creare valore

Gli analytics non sono solo uno strumento a disposizione del marketing ma uno dei driver della digital transformation. Perché, «non si tratta più di collezionare dati, ma di ottenere valore per trasformare il mondo in un posto migliore» – ha detto Randy Guard, Executive Vice President and Chief Marketing Officer di SAS.

  1. Il futuro degli analytics è open, cloud, unified e powerful

Stiamo passando dal modello classico di Machine Learning a uno più moderno che impara acquisendo le competenze necessarie. Ovunque ci siano dati, là dovrebbero esserci anche strumenti analitici, persino sulla superficie dei sensori IoT. «Per la prima volta nella storia – ha detto Oliver Schabenberger, Executive Vice President e nuovo Chief Technology Officer di SAS – le macchine non solo dialogano tra loro ma sono in grade di interagire con noi, cambiando la nostra vita attraverso un linguaggio sempre più naturale».

  1. Niente è come sembra

Si parla tanto di creatività e innovazione ma ci vuole tempo per innovare, per essere creativi e anche per raccontare una storia come questa, in grado di riunire la “tribù” intorno al “fuoco”. Del resto, che cosa sono gli analytics se non il modo per scoprire la relazione tra i dati e i fatti? E ogni dato può raccontate una storia con finale diverso.

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  1. Il business del futuro sarà sempre più “open”

Big Data Analytics, cloud, social network, IoT, mobility, cognitive computing e intelligenza artificiale scandiranno il ritmo del business del futuro e anche qui il mondo open source presenta vantaggi significativi in termini di approccio distribuito e non centralizzato per coordinare in modo più agile l’integrazione di servizi. Con Viya, SAS ha rinnovato la sua piattaforma con un’architettura nata da zero per il cloud completamente aperta in senso open source, ma anche accessibile agli utenti in termini di user experience. L’open source è sempre più al centro di questa rivoluzione come ha messo in evidenza Jim Zemlin, Executive Director of The Linux Foundation.

  1. L’IT e il Business sono la faccia della stessa medaglia

Collaborazione significa arricchimento culturale che porta anche alla crescita professionale dei talenti e alla creazione di network tra aziende e persone. Grazie all’open source e al cloud pubblico è poi possibile sviluppare applicazioni o creare servizi per ambienti ibridi e per architetture a container. «Parlare lo stesso linguaggio significa essere liberi di innovare e l’approccio “open” e la collaborazione tra IT e Business stanno rivoluzionando il processo di sviluppo delle imprese e il rapporto tra sviluppatori, fornitori e utenti» – ha detto Carl Farrell, Executive Vice President & Chief Revenue Officer di SAS.

  1. L’effetto farfalla e la legge di Murphy

Niente è facile come sembra e ogni soluzione genera nuovi problemi. Gli analytics mostreranno quello che vogliono veramente i clienti. Ma occorre fare attenzione perché saranno i loro desideri a guidare il mercato.

I piccoli segnali possono generare ondate imprevedibili. Il battito delle ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo, come ha raccontato Jon Briggs, broadcast journalist per BBC e ITN, noto per essere anche la voce di SIRI. Ma si tratta dell’effetto chiamato Butterfly Effect oppure della legge di Murphy? Del resto, anche il caos è uno schema e se qualcosa può andare storto, lo farà quasi sempre nel momento peggiore possibile.

  1. Un approccio non statistico può essere «very dangerous»

Un approccio non statistico ai dati può essere molto pericoloso, perché lascia i decisori in balia dell’emotività, come ha spiegato in una delle oltre cinquanta sessioni parallele, Furio Camillo del dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna.

Nel mondo (a parte) del mercato finanziario, l’automazione è molto spinta. Si gioca con un mix di regole di matematica finanziaria, teoria dei giochi e teoria del caos. Non a caso, scelte razionali che dovrebbero essere orientate solo alla massimizzazione del profitto, qualche volta lasciano spazio a comportamenti irrazionali dettati dall’incertezza. Dal 2006 a oggi, ci sono stati almeno sei flash crash che hanno rischiato di far saltare i mercati finanziari di mezzo mondo, tutti riconducibili ad algoritmi fuori controllo.


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  1. Non si può prevedere tutto

Di fatto, un algoritmo è sempre soggetto alle manipolazioni, in quanto prodotto della programmazione umana e dove solo ciò che è razionale può essere descritto e previsto. Ogni modello statistico porta a una probabilità di scenari alternativi non a una certezza della decisione, che è sempre umana, ed è oggetto della programmazione che contiene le regole per decidere. Nel film The Martian diretto da Ridley Scott, quando tutto sembra perduto, è un giovane data scientist della NASA a salvare la missione, calcolando la manovra di fionda gravitazionale. Nel caso (reale) della sonda Schiapparelli, lo schianto su Marte, invece, è stato causato da misure sbagliate che il computer di bordo ha eseguito in modo automatico, «perché è difficile prevedere tutti gli scenari» – ricorda Furio Camillo – anche quelli che non si conoscono o che sono sbagliati e il controllo umano (che riesce a creare vincoli e a correggere gli errori in tempo reale a differenza di una macchina) a quella distanza non era possibile.

  1. L’importanza della leadership

Senza una leadership che si assume la responsabilità della decisione resta solo l’automatismo che contiene sempre un difetto: quello della programmazione. E in situazioni di emergenza, la colpa è sempre del “sistema” che non ha funzionato. Il software non è una bacchetta magica e c’è sempre bisogno di un driver. La digital transformation chiede in cambio trasparenza e responsabilità. Ed ecco perché intorno ai progetti di advanced analytics applicati ai Big Data è necessario costruire un sistema di leadership e una cultura dei dati multidisciplinare in grado di sostenere la trasformazione digitale di una azienda. Inserire un data scientist in un contesto non strutturato, dove non esiste cultura dei dati, porta a due soli risultati disastrosi: l’esaurimento nervoso del “junior account di turno” o il fallimento del progetto. Con l’unica conseguenza che gli executives dell’azienda, a loro volta, torneranno a decidere affidandosi alla pancia o al proverbiale intuito. Con tutto ciò che ne consegue per il futuro dell’azienda.

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  1. Siamo quello che sentiamo

Per David Shing, la semplicità è l’antidoto alla complessità. «Dobbiamo passare dall’Internet of Things all’Internet of Emotions». Dietro milioni di dispositivi connessi ci sono le persone con le loro emozioni. E di questo bisogna prendere atto. I modelli di business vanno cambiati «perché ciò che fa veramente schifo» è l’approccio al cliente di molte aziende. Le imprese di successo saranno quelle in grado di riflettere il cambiamento culturale anche nelle loro azioni di comunicazione e di marketing.

  1. I dati producono conoscenza

Il valore informativo dell’IoT è ancora in buona parte inesplorato ed è profondamente collegato al contesto.

I dati, incessantemente prodotti dalle attività umane, fanno da ingredienti e da materia prima per “produrre” conoscenza grazie alla tecnologia cognitiva. Secondo i dati di IDC, nel 2016 saranno consegnati 1,45 miliardi di smartphone nel mondo. Il numero di oggetti connessi – smartphone compresi (che è il device IoT più diffuso in Italia) – è destinato a crescere ancora: Gartner prevede che saranno 28 miliardi nel 2020, quattro volte la popolazione mondiale prevista per quella data, con un valore di mercato che potrebbe superare due volte il PIL prodotto negli stati Uniti nel 2014.

«Le previsioni sull’IoT sono state riviste più volte e continueranno a esserlo nel futuro» – ha detto Tamara Dull, Director of Emerging Technologies di SAS. «Ma il trend è in crescita costante e con ogni probabilità il mercato decollerà dal prossimo anno».

  1. La bilancia costi e benefici. C’è sempre un prezzo da pagare

Nel 1999, Kevin Ashton ha coniato l’espressione “Internet of Things”. Che cosa abbiamo imparato da allora? «Che l’efficienza dei processi è il primo obiettivo da raggiungere e che lo sviluppo di un progetto IoT non è per i deboli di cuore perché bisogna avere sempre un piano B a portata di mano per affrontare gli imprevisti. Non dobbiamo dimenticare che tra sicurezza e libertà, tra costo e beneficio, esiste sempre una relazione e un prezzo da pagare. Grazie a Edward Snowden – ha detto Tamara Dull – finalmente siamo più consapevoli della nostra privacy».

  1. Perché i progetti IoT falliscono?

Sono tre le ragioni principali del fallimento dei progetti IoT, spiega Tamara Dull. «Primo, perché non fanno parte della strategia aziendale. Secondo, perché pongono grandi problemi di sicurezza IT. E terzo, perché non sono sviluppati insieme al Business. Per avere successo, invece è necessario impostare il processo di business e poi pensare alla soluzione da adottare».

  1. L’industria automobilistica rivoluzionerà la mobilità e l’energia

L’industria automobilistica, dopo anni di crisi, è stata una delle prime a sperimentare le potenzialità della rivoluzione IoT. Il sogno dell’auto elettrica connessa che si guida da sola è destinato a rivoluzionare non solo la mobilità ma anche l’industria delle assicurazioni e dei combustibili. Molti stanno provando a guidare questa rivoluzione, ma non tutti sono in grado di farlo. «Volvo è un caso molto interessante» – ha detto Tamara Dull. «Forse non sarò obiettiva, dato che sono la felice proprietaria di un’automobile della casa svedese. Tuttavia, tra i produttori di auto, Volvo assicura una experience di livello superiore perché riesce ad avere una comprensione delle prestazioni meccaniche dei suoi veicoli in condizioni di guida reali, usando un approccio integrato tra IoT e advanced analytics».

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Versace, l’ICT di moda https://www.datamanager.it/2016/11/versace-lict-moda/ Tue, 22 Nov 2016 10:48:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114219 Il cambiamento del sistema informativo Versace è avvenuto negli ultimi dieci anni in perfetta sintonia con l’evoluzione del business. Sono Group CIO di Versace da poco più di un anno e devo quindi dire che è soprattutto grazie al mio team e alle persone che mi hanno preceduto al governo della Direzione Sistemi che la […]

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Il cambiamento del sistema informativo Versace è avvenuto negli ultimi dieci anni in perfetta sintonia con l’evoluzione del business. Sono Group CIO di Versace da poco più di un anno e devo quindi dire che è soprattutto grazie al mio team e alle persone che mi hanno preceduto al governo della Direzione Sistemi che la piattaforma ERP può dirsi completamente centralizzata con evidenti benefici nella gestione ordinaria di una multinazionale come la nostra con presenza distribuita in tutti i continenti. Benefici certamente in termini di TCO ma anche di efficacia nella gestione di processi guidati centralmente dalla casa madre milanese.

 

A oggi, rimane solo la gestione del punto vendita come processo/sistema delocalizzato, anche se ancora per poco. Infatti, siamo molto vicini all’accordo con un partner globale per avviare un importante progetto di centralizzazione e di unificazione delle piattaforme anche in questa area fondamentale del sistema azienda. Unificazione intorno a interessanti innovazioni tecnologiche, con una forte impronta sul mobile POS che aiuterà i nostri addetti alla vendita a seguire il cliente e a soddisfare meglio le sue esigenze. Avendo acquisito solidità sul backbone applicativo oggi possiamo risalire efficacemente la piramide dei sistemi e occuparci in modo intensivo delle componenti più strategiche di supporto alle decisioni e alla governance dei processi di business.


.@Versace Giuseppe Zambarbieri: Trasformare #BigData in “relevant informations”
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In questo contesto, il piano triennale dell’IT di Versace è stato costruito in sintonia con la visione aziendale che colloca anzitutto il cliente al centro del proprio ecosistema. Il piano si fonda su un importante cambiamento nell’organizzazione IT ed è articolato su tre direttrici fondamentali che caratterizzeranno il nostro ruolo nel futuro prossimo: supporto agli obiettivi di crescita del business, erogazione di servizi best in class, contributo alla profittabilità attraverso il controllo dei costi e l’efficienza dei processi. Supportare la crescita del business per noi oggi vuol dire organizzarci nella prospettiva di una visione integrata dei canali di vendita, funzionale ai comportamenti d’acquisto dei nostri clienti, sempre più pervasivamente “digital”, favorendo l’iniezione di tecnologia abilitante nelle nostre boutique e nei nostri show room (in una logica IoT) e infine aumentando la nostra capacità di analizzare l’immensa mole di dati che tale tecnologia è in grado di fornirci.

La sfida più importante è quella di trasformare i big data in “relevant informations” per i nostri manager. In un’ottica di soddisfazione del cliente ma anche di efficienza operativa dei processi aziendali, abbiamo inserito nel nostro portafoglio progetti alcune iniziative di estremo interesse: una fra tutte, la rivisitazione, in una logica di processi e sistemi di tutte le componenti di pianificazione integrata, dall’OTB all’assortment, passando per il replenishment planning. Altro progetto di importanza rilevante per Versace in questa prospettiva è il Global CRM. L’azienda è dotata da tempo di un sistema CRM locale ma solo negli ultimi mesi questa piattaforma è diventata realmente globale e centrale rispetto agli altri sistemi, integrando tutti i digital touch point diretti o indiretti e coinvolgendo maggiormente i negozi e gli store assistant in tutto il mondo attraverso il recente lancio di una applicazione di clienteling perfettamente integrata nella piattaforma CRM stessa.


#IoT #integrazione #CX Giuseppe Zambarbieri: Il piano triennale dell’IT di .@Versace
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Il livello di servizio agli utenti aziendali resta un must per tutto l’IT. L’ambizione è quella di consentire loro di svolgere al meglio il proprio ruolo, facilitare la collaborazione tra persone fisicamente sparse nelle diverse parti del mondo, rendere efficiente l’operatività quotidiana attraverso una digitalizzazione sempre più spinta delle transazioni. Ecco che allora un grosso sforzo economico per il 2017 sarà nella direzione del digital workplace ovvero di un ambiente unico a disposizione dei nostri utenti all’interno del quale trovare tutto ciò che loro serve nello svolgimento dell’attività quotidiana in termini di utility, di funzionalità, di applicazioni. Sarà un sistema di comunicazione unificata, chatting, personal videoconferencing, messaging, self service funzionale, entry point applicativo, interazione social e così via. Ultima ma non meno importante l’attenzione all’eccellenza operativa con un focus particolare sull’efficienza, sui costi e sulla sostenibilità. Un piano molto impegnativo con una spinta importante agli investimenti in tecnologia in cui l’azienda crede molto e da cui molto si aspetta.

Giuseppe Zambarbieri, Group CIO Versace

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Sogeit Solutions, una piattaforma per minimizzare i rischi https://www.datamanager.it/2016/11/sogeit-solutions-piattaforma-minimizzare-rischi/ Mon, 21 Nov 2016 15:01:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114110 Si chiama Corporate Link Analysis la nuova soluzione proposta dalla società romana per supportare le aziende a gestire e monitorare asset e risorse, in modo da minimizzare tutti i rischi di carattere normativo, amministrativo e operativo «Come prodotto è giovanissimo, visto che l’abbiamo lanciato poco meno di tre mesi fa, ma ha già al suo […]

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Si chiama Corporate Link Analysis la nuova soluzione proposta dalla società romana per supportare le aziende a gestire e monitorare asset e risorse, in modo da minimizzare tutti i rischi di carattere normativo, amministrativo e operativo

«Come prodotto è giovanissimo, visto che l’abbiamo lanciato poco meno di tre mesi fa, ma ha già al suo attivo due clienti di tutto rispetto, come Enel e Finmeccanica» – esordisce Raffaele Amoroso, amministratore delegato di Sogeit Solutions. Del resto, CLA, ovvero Corporate Link Analysis, è nato proprio per supportare le aziende di dimensioni importanti a gestire e monitorare in modo efficiente il proprio patrimonio informativo. Si tratta di un aspetto che talvolta non riceve l’attenzione che richiederebbe, ed è per questo che il merito di aver realizzato una soluzione ad hoc va tutto a Sogeit Solutions, società romana fondata nel 2009 e oggi alla guida di un gruppo di aziende specializzate nei settori dell’Information Technology, dei servizi alle imprese e della consulenza direzionale. La società fattura oltre 10 milioni di euro all’anno, ed è organizzata in tre business unit principali, attive in ambiti quali i data center, i servizi professionali e lo sviluppo software.

Un anno di sviluppo

Per realizzare Corporate Link Analysis, che ha fruito di una fase di sviluppo e di test di circa un anno, nel quale la soluzione è stata consolidata e industrializzata, «siamo partiti dalla constatazione che tutte le aziende che dispongono di asset e di persone sia in Italia sia all’estero si trovano oggi ad avere a che fare con situazioni normative ed economiche molto diverse tra di loro, che spesso non sono di immediata comprensione, se non si analizzano e si aggiornano di continuo» – prosegue Amoroso. Avere personale, ma anche strutture e impianti sparsi in tutto il mondo richiede in altre parole un’attenzione costante sia per la conservazione degli asset sia per la minimizzazione di eventuali rischi in caso di eventi negativi: se non si adottano strumenti adatti, la responsabilità ultima ricade in capo all’amministratore delegato o a chi si occupa di risorse umane.


#datamanagement @SogeitSolutions lancia #CLA la nuova piattaforma “plug and play”
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Piattaforma per tutte le esigenze

«In sostanza, i manager aziendali devono tener presente le tre esigenze fondamentali: quella normativa, quella amministrativa e quella operativa» – sintetizza Amoroso. Per quanto riguarda le esigenze normative, semplificando al massimo, è noto che i manager hanno l’obbligo di prevenire ed evitare ogni rischio e danno prevedibile, tramite un’adeguata strategia di gestione che sia proattiva ed efficace. Per aiutare le aziende «abbiamo inventato una piattaforma, denominata appunto Corporate Link Analysis, che aggrega dati provenienti dalle fonti più disparate, per esempio sia dal web sia da alcune Security Agency con cui abbiamo rapporti, in modo da essere sempre in grado di sapere cosa è necessario in un determinato paese» – spiega Amoroso, specificando che la piattaforma è in concreto ospitata in un server centrale con annessa control room in Italia alla quale fanno capo una serie di app che permettono di accedere a tutti i dati aggiornati.

Un ecosistema a supporto del management

Non è per caso che Raffaele Amoroso parla di piattaforma “inventata”, in quanto intende riferirsi al fatto che CLA si discosta dai classici software di data analysis, caratterizzandosi invece come un ecosistema software a supporto del management, in grado di fare propri tutti i temi legati alla business intelligence per gestire in tempo reale le analisi sull’intero patrimonio informativo aziendale, unitamente ai dati esterni disponibili e aggregati sempre per le funzioni aziendali che ne hanno necessità. «I dati esterni che noi aggreghiamo provengono come detto dalle Security Agency, ma anche da fonti quali Twitter o Facebook, che talvolta possono essere più tempestive delle informazioni ufficiali, anche in considerazione del fatto che noi li analizziamo e li sottoponiamo a confronti per verificarne l’attendibilità, anche con sistemi di intelligenza semantica» – sottolinea Amoroso.

Massima ottimizzazione

Disporre di una piattaforma centralizzata si rivela di particolare utilità anche per la seconda esigenza fondamentale, quella relativa all’aspetto amministrativo, secondo cui l’azienda deve controllare e monitorare tutte le informazioni riguardanti le infrastrutture dislocate sul territorio, le attività che riguardano fornitori e collaboratori esterni, oltre ai costi relativi a tale gestione. A questo riguardo, con CLA «si possono ottimizzare tutti i costi ricorrenti, per esempio in relazione agli spostamenti e alle trasferte, anche perché in automatico si hanno tutte le informazioni da parte delle agenzie di viaggio, oppure dai sistemi gestionali aziendali, senza interventi manuali» – prosegue Amoroso. Infine, per quanto riguarda l’elemento operativo, la centralizzazione delle informazioni permette di rendere tutte le operazioni più rapide ed efficaci, grazie a un’organizzazione sempre ottimizzata.


#CLA di @SogeitSolutions Un ecosistema per gestire asset in modo facile e veloce
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Un dashboard per il manager

Vista più da vicino, CLA dispone di un cruscotto, che persegue molteplici obiettivi, funzionali alle diverse esigenze aziendali: in primo luogo, vi è un pannello di gestione e controllo per i responsabili aziendali, interessati ad avere una visione trasversale immediata e costantemente aggiornata di attività, controlli e di eventuali gap nei processi sia quelli core sia quelli di supporto al business. Inoltre, vi è un report di informazioni e di analisi dati in tempo reale, destinato ai responsabili dello sviluppo del business aziendale che, grazie alle analisi delle informazioni derivanti sia dai controlli aziendali sia dalla market intelligence, realizzata tramite lo studio dei big data, possono ottenere un immediato supporto, come per esempio sui trend di rischio in un paese, sugli accordi commerciali, oppure sulla presenza rilevante di un competitor su un mercato. Non manca un monitoraggio centralizzato per i responsabili della conformità aziendale che possono avvalersi di un unico centro utile alla raccolta, in formato fruibile, di documenti e di informazioni necessarie per l’assolvimento degli obblighi sia di legge sia derivanti da normative interne. In ultimo, è disponibile anche un report costante e aggiornato, fondamentale per garantire al top management una panoramica continuamente attuale dello status delle attività, dei controlli, dei gap e delle azioni di implementazione, oltre che di analisi di business o economico-finanziarie di interesse generale.

On premise e in cloud

La soluzione CLA può essere fruita anche on premise, con LiveBox, la piattaforma di file sharing di livello enterprise realizzata da Sogeit Solutions che dispone di canali di comunicazione cifrati e crittografati, in modo da permettere la collaborazione, la condivisione dei file aziendali, l’interoperabilità tra i diversi uffici sparsi nel territorio, oltre a numerose altre funzioni. Quello della sicurezza delle informazioni è un aspetto molto importante per la società: «Il partner che ha lavorato con noi per CLA è InfoCert, per dare la massima certezza ai nostri processi di comunicazione» – fa sapere Amoroso. Ma se i destinatari naturali di Corporate Link Analysis sono le grandi aziende, non lo sono da meno anche quelle piccole e medie, che «se vanno a costruire qualcosa per esempio in Giappone o altrove, alla fine hanno le stesse esigenze delle loro controparti su scala più ampia, ed è per questo che possono fruire del nostro servizio a tutto tondo, ma via cloud per la massima flessibilità e scalabilità» – conclude Raffaele Amoroso.

L'articolo Sogeit Solutions, una piattaforma per minimizzare i rischi proviene da Data Manager Online.

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