e-government – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:56:35 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png e-government – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Comune di Palermo, Università degli Studi di Palermo e NetApp insieme per Palermo Smart City https://www.datamanager.it/2018/03/comune-palermo-universita-degli-studi-palermo-netapp-insieme-palermo-smart-city/ Tue, 13 Mar 2018 10:13:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143404 Firmato un protocollo di intesa per nuovi progetti di innovazione digitale volti a migliorare la qualità dei servizi della città in ottica smart city, creare nuove competenze tecnologiche nella PA, soprattutto in tema di sviluppo di nuove tecnologie Cloud e di sicurezza informatica, e un Centro di Competenza per lo sviluppo di nuove piattaforme digitali […]

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Firmato un protocollo di intesa per nuovi progetti di innovazione digitale volti a migliorare la qualità dei servizi della città in ottica smart city, creare nuove competenze tecnologiche nella PA, soprattutto in tema di sviluppo di nuove tecnologie Cloud e di sicurezza informatica, e un Centro di Competenza per lo sviluppo di nuove piattaforme digitali e per il trasferimento tecnologico al territorio

Si è svolta ieri, alla presenza del Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, del Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Fabrizio Micari, e Country Manager di NetApp Italia (azienda americana che da sempre aiuta i propri clienti a trasformare il mondo attraverso i dati), Marco Pozzoni, la firma di un protocollo di intesa per la realizzazione di servizi innovativi per le smart city, la formazione continua per la Pubblica Amministrazione e la costituzione di un Centro di Competenza per il trasferimento tecnologico e per la diffusione di progetti imprenditoriali innovativi.

Il progetto si inserisce nell’ambito del percorso di trasformazione digitale intrapreso dal Comune di Palermo, anche con riferimento al programma PON Metro, volto a realizzare gli obiettivi dell’Agenda digitale, una piattaforma informatica integrata attraverso cui gestire servizi digitali a favore di cittadini e imprese, in maniera snella ed efficiente. In particolare i servizi riguarderanno la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica, l’inclusione sociale e, più in generale, l’e-government.  Un vero e proprio ecosistema tecnologico metropolitano costituito da un Data Center di nuova generazione, al quale forniranno un contributo rilevante le tecnologie per la gestione dei dati di NetApp, potenziato e ridisegnato per archiviare e gestire in completa sicurezza ed efficienza dati e informazioni, componenti IoT (Internet of Things) e servizi in cloud.  Il servizio di archiviazione, fruibile in cloud, di tutte le informazioni e i servizi relativi alla Pubblica Amministrazione consentirà di renderli disponibili anche ai Comuni dell’hinterland coinvolti nel progetto PON Metro Città di Palermo, ai loro cittadini, alle imprese e ad altre PA, creando così una vera e propria smart city interconnessa.

“Il Comune di Palermo intende proseguire sul cammino intrapreso da anni di innovazione dei servizi digitali a beneficio del territorio e dei cittadini. La sottoscrizione del presente Accordo è un’occasione per accelerare il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione, ma anche di stimolo all’insediamento sul territorio di nuove imprese e/o allo sviluppo di quelle già esistenti, grazie alle sinergie che potranno crearsi con l’Università di Palermo e con NetApp”, ha dichiarato il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

Il Rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari, dal canto suo, ha sostenuto: “L’Università degli Studi di Palermo, per tradizione e vocazione, da sempre intesse solidi rapporti con il territorio in genere e il Comune in particolare, e le imprese. Il presente MoU sancisce tale vocazione grazie alla collaborazione che potrà instaurarsi con un’azienda del calibro di NetApp, con la quale verranno avviati progetti di ricerca relativamente alle tecnologie Cloud e per la sicurezza dei dati, attività di formazione su tali tematiche, nonché la costituzione di un centro di competenza per il trasferimento tecnologico”.

“Siamo molto soddisfatti di essere, con le nostre soluzioni tecnologiche e competenze, al fianco del Comune di Palermo, dell’Università e di tutte le realtà coinvolte nella realizzazione di questo importante progetto di trasformazione digitale. L’innovazione tecnologica e la gestione dei dati che sempre più ricoprono un ruolo strategico, sono un asset fondamentale per migliorare la qualità dei servizi della PA e per lo sviluppo sociale ed economico di qualsiasi territorio”, ha dichiarato Marco Pozzoni, Country Manager di NetApp Italia.

Il progetto prevede inoltre lo sviluppo di competenze ICT e di sicurezza digitale del personale della Pubblica Amministrazione e la creazione, con il supporto del Comune, dell’Università degli Studi di Palermo, di Sispi e di NetApp, di un Centro di Competenza con laboratori aperti a personale specializzato, agli studenti universitari e alle imprese del territorio per lo sviluppo di nuove applicazioni e servizi per la PA.

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I cittadini europei chiedono una PA più digitale e reattiva https://www.datamanager.it/2016/10/cittadini-europei-chiedono-pa-piu-digitale-reattiva/ Tue, 04 Oct 2016 14:22:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=110421 Ampliare le capacità digitali e accelerare nell’offerta di servizi online ai cittadini: queste le priorità dell’eGovernment Action Plan 2011-2015 per completare la digitalizzazione della pubblica amministrazione entro il 2020 Anche se le pubbliche amministrazioni europee stanno gradualmente riuscendo a portare online sempre più servizi, i risultati nel tempo sono incrementali e devono essere accelerati per […]

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Ampliare le capacità digitali e accelerare nell’offerta di servizi online ai cittadini: queste le priorità dell’eGovernment Action Plan 2011-2015 per completare la digitalizzazione della pubblica amministrazione entro il 2020

Anche se le pubbliche amministrazioni europee stanno gradualmente riuscendo a portare online sempre più servizi, i risultati nel tempo sono incrementali e devono essere accelerati per poter rispettare le crescenti aspettative di cittadini e imprese di tutta Europa. Ampliare le capacità digitali può favorire questa accelerazione e concretizzare le potenzialità del digitale da parte delle pubbliche amministrazioni. Questo è uno dei principali dati che emergono dalla 13a edizione dello studio Benchmark Measurement of European eGovernment Services condotto da Capgemini, uno dei maggiori provider mondiali di servizi di consulenza, tecnologici e di outsourcing, assieme a IDC (International Data Corporation) e alla School of Management del Politecnico di Milano per conto della Direzione Generale Reti di comunicazione, contenuti e tecnologie della Commissione Europea. Il report rivela anche una fortissima variazione tra le performance dell’eGovernment nei diversi Stati europei. Una fascia di Paesi che attraversa l’Europa da Sudovest a Nordest – una ‘Diagonale Digitale’ – riesce a fornire adeguatamente basi tecnologiche sopra la media europea, mentre altri Stati restano indietro.

Le performance si polarizzano

I risultati dell’ultimo eGovernment Benchmark mostrano una cauta accelerazione dei piani di implementazione dell’eGovernment in Europa. Il Benchmark valuta le aree prioritarie dell’eGovernment Action Plan 2011-2015 e misura i progressi compiuti su ogni area di priorità attraverso uno o più indicatori come la disponibilità e usabilità dei servizi pubblici digitali, la trasparenza delle operazioni delle autorità pubbliche, le procedure di erogazione dei servizi, il livello di controllo degli utenti sui propri dati personali e la disponibilità e usabilità dei servizi transnazionali per cittadini e aziende. Tutti i benchmark sono migliorati nel tempo, e a ogni misurazione biennale tutti i parametri hanno fatto segnare ulteriori progressi. Tuttavia sembra che le performance si stiano polarizzando, creando un gap sempre più ampio tra gli Stati più performanti collocati nella Diagonale Digitale, che corre dal Sudovest al Nordest d’Europa, e gli altri Paesi europei che non sembrano recuperare terreno.

“Il lato positivo è che esiste una ‘Diagonale Digitale’ di Stati che sta sospingendo in avanti l’Europa. Questi Paesi potrebbero essere d’ispirazione affinché anche altri Stati europei aumentino la velocità e la qualità dei propri servizi pubblici online. Dobbiamo comunque evitare che questi Paesi passino dallo spingere in avanti l’Europa al trascinarla; il divario con i Paesi meno avanzati sta aumentando più di quanto sia accettabile in un Mercato Unico Digitale”, ha commentato Domenico Leone, Public Sector Leader di Capgemini Italia.

Sette eventi di vita quotidiana: la crescita più forte nei servizi finanziari digitali e nelle registrazioni online

Tra il 2012 e il 2015 il Benchmark ha monitorato anche sette eventi relativi alla vita delle persone per misurare i progressi compiuti nella digitalizzazione dei servizi pubblici per imprese e cittadini. Tali eventi riguardano l’apertura di un procedimento per reclami di piccola entità, le normali operazioni di business, lo studio, il trasloco, l’avviamento di un’attività, l’acquisto e la guida di un’auto, e la perdita e il reperimento di un lavoro. La ricerca ha rilevato come, all’interno di questi eventi, la crescita più forte abbia riguardato i servizi finanziari digitali (dal 50% del 2012/13 al 59% del 2014/15) e le registrazioni elettroniche (dal 42% del 2012/13 al 54% del 2014/15). Questi servizi possono comprendere voci come ‘imposte sulle società’, ‘rimborsi IVA’ e ‘multe automobilistiche’, ciascuna delle quali si caratterizza come un servizio ad alta frequenza e a elevato volume di utenti. Da questo punto di vista, ha senso che tali servizi siano affrontati prioritariamente – forse anche perché producono gettito per lo Stato. Questo potrebbe spiegare perché, nonostante questi servizi possano sembrare maggiormente complessi in termini di sviluppo, il loro progresso non sia stato rallentato.

“Riguardando a questi ultimi anni possiamo dire che i servizi di eGovernment europei hanno continuato a svilupparsi, ma non abbiamo assistito a progressi rivoluzionari”, ha concluso Domenico Leone, Public Sector Leader di Capgemini Italia. “Le priorità delle politiche pubbliche non sono cambiate molto dal 2006, mentre nello stesso intervallo di tempo la tecnologia si è sviluppata rapidamente. Se l’Unione Europea ha veramente l’ambizione di trasformarsi in un Mercato Unico Digitale, è chiaro che i governi devono intraprendere azioni trasformative. Dobbiamo chiederci se la tecnologia impiegata oggi dal settore pubblico in Europa sia sufficientemente avanzata da poter affrontare in modo appropriato i cambiamenti della società e se ci siano a disposizione le competenze giuste per guidare questa trasformazione digitale”.

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Consorzio CBI, la sfida digitale dalla PA al B2B https://www.datamanager.it/2016/05/consorzio-cbi-la-sfida-digitale-dalla-pa-al-b2b/ Wed, 18 May 2016 10:28:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101628 In questo momento, si sta combattendo una battaglia culturale per superare lo stato ancora per molti aspetti di relativa “arretratezza” in cui si trova l’Italia rispetto ai temi della digitalizzazione. Il Consorzio CBI è in prima linea in questo scenario Creato sotto l’egida dell’Associazione Bancaria Italiana, il Consorzio CBI (Customer to Business Interaction – www.cbi-org.eu) è un […]

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In questo momento, si sta combattendo una battaglia culturale per superare lo stato ancora per molti aspetti di relativa “arretratezza” in cui si trova l’Italia rispetto ai temi della digitalizzazione. Il Consorzio CBI è in prima linea in questo scenario

Creato sotto l’egida dell’Associazione Bancaria Italiana, il Consorzio CBI (Customer to Business Interaction – www.cbi-org.eu) è un soggetto aperto, al quale possono partecipare le banche, gli intermediari finanziari e altri soggetti autorizzati a operare nell’area dei servizi di pagamento in Italia e nel territorio dell’Unione europea. Vi aderiscono circa 580 istituti finanziari che offrono i propri servizi in modalità competitiva a quasi un milione di imprese e amministrazioni pubbliche. «Il nostro obiettivo è quello di creare una nuova cultura dell’innovazione e rimettere l’Italia tra i protagonisti a livello internazionale» – spiega a Data Manager Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI. Esiste tuttora un gap non irrilevante tra gli obiettivi individuati dall’Agenda Digitale Europea per il nostro Paese e i risultati effettivamente conseguiti. Anche sul fronte dei pagamenti elettronici, l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri paesi europei anche per via del ricorso al denaro contante. «Nel 2009, il 90% delle transazioni degli italiani avveniva in cash, a fronte di una media europea del 70%. Nel 2012, la percentuale è leggermente migliorata, in quanto siamo passati all’87%, ma l’Europa nello stesso anno era intanto ulteriormente scesa al 60%» – sottolinea Fratini Passi.


#ePayments Fratini Passi @ConsorzioCBI La sfida #digitale dalla #PA passa al #B2B
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Cittadini e amministrazioni pubbliche

Il ricorso al denaro “virtuale” alternativo al contante incide parecchio anche all’interno della PA, perché investe il tema enorme del cambiamento delle relazioni tra cittadini e pubbliche amministrazioni. I risultati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano sull’e-Government (edizione 2016) confermano che la metà dei cittadini italiani maggiorenni è disposta ad effettuare pagamenti alla PA con modalità alternativa al contante, posto che la PA stessa sia in grado di ricevere questi pagamenti. «Il consorzio investe nella condivisione di piattaforme infrastrutturali per la valorizzazione delle attività collaborative, necessarie al miglioramento dell’offerta competitiva dei singoli aderenti nei confronti della propria clientela. Si tratta di servizi di pagamento e gestione documentale ad alto valore aggiunto». I servizi che gli intermediari finanziari offrono ai propri clienti, sia corporate che retail, grazie alle infrastrutture che il consorzio gestisce per i propri aderenti, vanno dal corporate banking interbancario, alla fattura elettronica, al servizio Cbill e ai servizi di nodo per la PA. Questi standard tecnici e normativi sono condivisi e interoperabili sia a livello nazionale che internazionale. Il consorzio CBI dispone di un’infrastruttura di rete che permette lo scambio di flussi finanziari e informativi tra tutti gli istituti finanziari che ne fanno parte, le imprese e le pubbliche amministrazioni.

Più efficienza e competitività                        

«Le attività del consorzio abilitano gli aderenti a svolgere un ruolo di riferimento nel processo di efficienza dei processi e più in generale di trasformazione dell’Italia» – sottolinea Fratini Passi. L’infrastruttura del consorzio aiuta la PA a colloquiare con tutte le banche italiane e con le imprese e i clienti delle banche. Abilita i cittadini a effettuare pagamenti di tutti i bollettini in modalità online. E consente il riuso delle reti e degli asset tecnologici già acquisiti ottimizzando le risorse. «Il consorzio contribuisce al processo di digitalizzazione del paese» – prosegue Fratini Passi. «La fattura è stata individuata come la chiave di volta in grado di spingere i processi aziendali verso elevati livelli di efficienza e competitività, soprattutto guardando alla riduzione dei costi e al miglioramento complessivo dei processi aziendali. Questo strumento ha attratto l’interesse del consorzio in quanto esso già possiede una struttura e un canale di veicolazione tra banche e imprese. Abbiamo riutilizzato l’infrastruttura di rete per fare in modo che le banche potessero offrire ai propri clienti il canale trasmissivo della fattura elettronica nei confronti dell’Agenzia delle Entrate attraverso il suo braccio tecnologico, Sogei. Tutto questo ha assunto un’importanza determinante alla luce dell’obbligo della fatturazione elettronica verso la PA centrale e locale».

Riduzione dei costi della PA

L’adozione della fattura elettronica comporta una serie di vantaggi competitivi per le imprese. Tra questi, una riduzione delle attività human-based a basso valore aggiunto. La riduzione degli spazi per la conservazione delle fatture cartacee. La riduzione delle dispute legate ai ritardi e ai disguidi nella trasmissione delle fatture e l’eliminazione dei costi postali. E la maggiore efficienza nei flussi di cassa. «È molto ampio il contesto nel quale si esprimono i vantaggi della fatturazione elettronica. A fronte dei benefici vanno però affrontati alcuni investimenti tecnologici e organizzativi, ma nel complesso possiamo sicuramente affermare che questo strumento digitale rappresenta una grande opportunità per ottimizzare i processi per le imprese e per la stessa PA» – sottolinea Fratini Passi. «I risparmi ottenibili tramite la fatturazione elettronica sono notevoli: da 1 a 2 euro per fattura per la sola conservazione sostitutiva, e fino a 65 euro per ogni processo di fatturazione (dall’ordine al pagamento), nel momento in cui l’azienda ha integrato nel proprio ciclo il processo digitale. Moltiplicato per tutte le fatture aziendali, questo si traduce in milioni di risparmio su base annua».


#ePayments Fratini Passi @ConsorzioCBI Il futuro dei pagamenti digitali nel Paese del contante
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Fatturazione digitale B2B

La fattura elettronica verso la PA è propedeutica all’introduzione della fattura elettronica anche tra privati, in ottica B2B. Il prossimo passo è favorire la dematerializzazione e digitalizzazione di tutto il ciclo di ordine, fatturazione e pagamento, facendolo diventare un volano e colmando almeno in parte il ritardo dell’Italia rispetto al contesto europeo. Il provvedimento dello scorso agosto 2015 va in questa direzione, spiega Fratini Passi. In Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto legislativo sulla trasmissione telematica delle operazioni Iva e di controllo delle cessioni di beni, decreto che introduce alcune misure volte a incentivare l’utilizzo della fattura elettronica e della trasmissione telematica dei corrispettivi. «Il legislatore ha così posto degli incentivi e dei meccanismi di semplificazione per le aziende che, in maniera virtuosa, adotteranno processi di fatturazione elettronica tra privati».

Sburocratizzare il Paese

Si introduce in via opzionale, a decorrere dal 1 gennaio 2017, la possibilità di invio telematico all’Agenzia delle Entrate dei dati di tutte le fatture ricevute o emesse mediante il sistema di interscambio. In questo modo, l’Agenzia si mette a disposizione per ricevere le fatture elettroniche emesse tra privati. In più, si prevede la messa a disposizione, sempre da parte dell’Agenzia, dal 1 luglio 2016, di un servizio di base per la predisposizione di un file contenente i dati della fattura elettronica. «La fattura e i pagamenti elettronici aiuteranno a sburocratizzare e rendere più efficiente tutto il sistema paese» – conclude Fratini Passi. «Come ogni cambiamento, ci saranno degli ostacoli culturali da superare, ma il digitale è ormai la scelta ovvia di ogni paese che voglia essere protagonista del suo stesso futuro».

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Report eGovernment 2015 Unione Europea https://www.datamanager.it/2015/06/report-egovernment-2015-unione-europea/ Tue, 23 Jun 2015 12:38:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=77454 Secondo il benchmark sull’eGovernment 2015 pubblicato dalla Commissione Europea occorre un maggiore trasformazione digitale dei servizi pubblici europei per realizzare il Mercato Unico Digitale dell’Unione Europea Le autorità pubbliche europee stanno progredendo nel rendere disponibili online i servizi a vantaggio dei cittadini e delle imprese. I progressi, tuttavia, sono lenti e frammentati. Questo è uno […]

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Secondo il benchmark sull’eGovernment 2015 pubblicato dalla Commissione Europea occorre un maggiore trasformazione digitale dei servizi pubblici europei per realizzare il Mercato Unico Digitale dell’Unione Europea

Le autorità pubbliche europee stanno progredendo nel rendere disponibili online i servizi a vantaggio dei cittadini e delle imprese. I progressi, tuttavia, sono lenti e frammentati. Questo è uno dei principali risultati della 12ª edizione del report sulla misurazione dei servizi europei di eGovernment, pubblicato oggi dalla Commissione europea e realizzato dal Gruppo Capgemini, uno dei principali fornitori al mondo di consulenza, tecnologia e outsourcing, insieme con i suoi partner. Personalizzazione e spostamento del focus dal livello nazionale a un livello europeo sono un passo chiave per i Paesi europei quando si tratta di fornire servizi pubblici e liberare il pieno potenziale di un Mercato Unico Digitale nel prossimo futuro.

Quest’anno il benchmark sull’eGovernment, che ha monitorato oltre 10.000 siti web di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, si è focalizzato ancora sulla centralità dell’utente nel suo percorso attraverso vari eventi della vita come l’avvio di un’impresa, perdere e trovare un posto di lavoro, e studiare. Il rapporto rivela che l’Europa sta migliorando in maturità digitale per i servizi online: sono disponibili più informazioni e servizi, e ci sono più opportunità di ricevere supporto, aiuto e feedback online.

Sono necessari provvedimenti urgenti per migliorare mobile, trasparenza e semplificazione

Lenti ma fondamentali progressi sono, tuttavia, stati fatti in ambito user experience. Si potrebbe fare di più per aumentare la personalizzazione dei servizi pubblici online, in particolare per l’accessibilità via mobile, la trasparenza e la semplificazione dei servizi.

Nonostante un numero crescente di utenti mobile, i governi non stanno ancora cogliendo questa grande opportunità, offerta dai dispositivi mobile, per una ulteriore personalizzazione dei servizi. Al momento, solo un sito web pubblico su quattro è mobile friendly. Esempi di buone pratiche mostrano che non appena i siti web sono sviluppati anche per il mobile, il numero di utenti aumenta in modo esponenziale. C’è una chiara necessità di una maggiore sensibilità a livello mobile che non viene affrontata in questo momento. Una positiva eccezione è il Regno Unito, dove i siti web pubblici mobile responsive hanno visto più che raddoppiare il traffico mobile dei loro omologhi europei.

La mancanza di trasparenza sui processi, i dati personali, e le agenzie che forniscono servizi pubblici induce le persone ad andare offline e non aiuta a creare fiducia. Il benchmark sulla trasparenza mostra un miglioramento di 3 punti percentuale rispetto alla misurazione precedente, ma è ancora inadeguato in quanto si attesta al 51%. La trasparenza delle organizzazioni pubbliche è superiore di 9 punti rispetto a questo benchmark (60%). E’ anche positivo che gli utenti abbiano ottenuto un migliore accesso ai propri dati personali trattati nei siti web pubblici (incremento di 5 punti percentuale, arrivando al 52%). Tuttavia, devono ancora affrontare notevoli ostacoli per quanto riguarda la chiarezza del servizio nel processo di delivery, come ad esempio, i tempi di processo, durata e risposta di un servizio relativo agli step che una persona fare per completare un servizio pubblico online dall’inizio alla fine (incremento di 2 punti percentuali, attestandosi al 41%). La fiducia è essenziale per attirare più utenti online e realizzare, di conseguenza, quei risparmi che i servizi online potenzialmente offrono.

La semplificazione è un altro importante fattore di personalizzazione dei servizi online. L’aspetto chiave relativo alle Authentic Sources è sceso di due punti nel 2014 rispetto al 2013. Questo significa che ci sono sempre meno casi in cui i form online sono stati pre-compilati con dati che i governi già conoscono sui propri cittadini. Ciò implica che i processi interni di governo non sono poi così “digitali” e che i potenziali incrementi di efficienza non sono stati ancora realizzati.

Il Mercato Unico Digitale è ancora lontano

Un Mercato Unico Digitale ha un potenziale di crescita di 340 miliardi di euro, centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro e una società attiva basata sulla conoscenza. Tuttavia un Mercato Unico Digitale non è ancora in vista. Solo alcune transazioni online sono possibili quando si fa richiesta di servizi pubblici all’interno degli altri Paesi dell’Unione Europea. L’indicatore di mobilità transfrontaliera non ha ancora raggiunto il punto intermedio, rimanendo a un livello basso (48%). Da segnalare però come quest’ultimo sia cresciuto di 4 punti rispetto all’ultima misurazione. In tutta Europa, in media, l’indicatore di mobilità transfrontaliera per motivi lavorativi sta registrando risultati positivi rispetto alla percentuale di mobilità dei cittadini (58% rispetto al 43%).

Domenico Leone, Vice President e Public Sector Leader di Capgemini Italia dichiara: “L’Europa deve sfruttare il potere della tecnologia moderna per trasformare i servizi pubblici e restare così al passo con le altre regioni mondiali. Al momento l’Europa ha del potenziale. La domanda chiave è capire se questo potenziale può essere usato per offrire un reale vantaggio. Pianificare strategie digitali per dare vita a un Mercato Unico Digitale è ora più rilevante che mai”.

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SEE_INNOVA Governance Platform: la piattaforma per la creazione condivisa di progetti innovativi https://www.datamanager.it/2014/11/see_innova-governance-platform-piattaforma-per-creazione-condivisa-progetti-innovativi/ Tue, 11 Nov 2014 17:00:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64743 L’invecchiamento attivo rappresenta una delle principali sfide a livello mondiale in vari ambiti e livelli. La forte crescita della popolazione over-60 e’ infatti un fenomeno di importante impatto che interesserà la società futura offrendo nuovi e necessari spunti per innovazione, ricerca e competitività regionale In questo contesto, il progetto SEE_INNOVA – Innovative transnational governance for […]

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L’invecchiamento attivo rappresenta una delle principali sfide a livello mondiale in vari ambiti e livelli. La forte crescita della popolazione over-60 e’ infatti un fenomeno di importante impatto che interesserà la società futura offrendo nuovi e necessari spunti per innovazione, ricerca e competitività regionale

In questo contesto, il progetto SEE_INNOVA – Innovative transnational governance for the regional coordination of innovation driven key players related to ambient intelligence technologies for independent living of Elderly –  propone un approccio politico innovativo e di collaborazione tra i principali soggetti coinvolti nel contesto dell’invecchiamento attivo (istituzioni pubbliche, enti di ricerca, imprese ed utenti finali), finalizzato ad una governance innovativa, multidisciplinare e transnazionale che offra nuove opportunità di collaborazione e coordinamento per la creazione e l’utilizzo di soluzioni tecnologiche age-friendly mirate al miglioramento di autonomia e mobilita’ degli anziani nel proprio ambiente domestico.

Per rispondere a tali esigenze, il centro di ricerca CREATE-NET – quale partner tecnologico e promotore del progetto a livello trentino – in collaborazione con la start-up eXrade, sottocontraente di progetto, ha realizzato la SEE_INNOVA Governance Platform. La piattaforma promuove il progetto ed i risultati ottenuti grazie ad un’attenta mappatura realizzata dai partner di soluzioni, buone pratiche, e soggetti attivi nell’Europa sud-orientale nel campo dell’invecchiamento attivo e delle tecnologie. Oltre a cio’, la piattaforma offre a partner e stakeholder strumenti innovativi per l’indicizzazione, condivisione e diffusione di contenuti digitali relativi alle tecnologie di Ambient Assisted Living per anziani, e il matchmaking tra i diversi stakeholder per la realizzazione di progetti ed azioni innovative.

La maggior innovazione proposta dalla piattaforma e’ stato il supporto alle possibilita’ di collaborazione offerte in questi mesi dal progetto SEE_INNOVA:

  • i Flashes of Genius: una competizione internazionale mirata a incoraggiare il pensiero creativo e lo spirito imprenditoriale dei giovani nella promozione di idee tecnologiche innovative a supporto delle esigenze degli anziani;
  • gli Innovation voucher: bandi per il finanziamento di piccoli progetti di ricerca mirati alla soluzione di problemi reali degli anziani.

Funzionalita’ innovative sono state qui sviluppate in termini di: automatizzazione del processo di trattativa secondo i diversi modelli legislativi nazionali dei Paesi partecipanti. Queste hanno permesso la proposizione e negoziazione fra giovani ed imprese di idee innovative in maniera trasparente e sicura pur tenendo conto di diverse modalita’ e legislazioni. Inoltre grazie ad un sistema di notifiche di eventi e messaggi, il servizio offerto è di qualità e tracciabile.

Allo stato attuale, la piattaforma e’ stata utilizzata da parte dei partner italiani, austriaci, e rumeni per la pubblicazione dei bandi. Grazie a cio’, stakeholder e giovani ricercatori hanno interagito e prodotto i propri progetti di collaborazione.

L’esperienza acquisita grazie allo sviluppo della SEE_INNOVA Governance Platform in futuro potrebbe essere applicata a diversi ambiti, industriali ed accademici nonché alla gestione di azioni volte allo sviluppo locale e la condivisione di conoscenze ed idee.

 

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Osservatorio Polimi: l’Agenda Digitale è in ritardo, una proposta di governance informata https://www.datamanager.it/2014/11/osservatorio-polimi-lagenda-digitale-in-ritardo-proposta-governance-informata/ Tue, 04 Nov 2014 14:52:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64305 L’Italia in coda in Europa per livello di Digitalizzazione. E i Paesi con migliori performance nel digitale sono primi nella classifica Doing Business. C’è un “fattore ICT” che lega investimenti digitali a produttività. L’attuazione dell’Agenda Digitale procede a rilento: dal 2012 attuati solo 18 dei 53 provvedimenti attuativi, oltre 600 giorni di ritardo. Sono disponibili […]

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L’Italia in coda in Europa per livello di Digitalizzazione. E i Paesi con migliori performance nel digitale sono primi nella classifica Doing Business. C’è un “fattore ICT” che lega investimenti digitali a produttività.
L’attuazione dell’Agenda Digitale procede a rilento: dal 2012 attuati solo 18 dei 53 provvedimenti attuativi, oltre 600 giorni di ritardo. Sono disponibili 1,7 miliardi di euro di fondi europei per il finanziamento. Manca un’informazione chiara su obiettivi, indicatori e tempi. Bisogna favorire la partecipazione di decisori, esperti e stakeholder. Una proposta di governance: costituire un “Forum sull’Agenda Digitale”

Nonostante l’elevata attenzione mediatica e l’apparente “volontà politica”, per l’effettiva attuazione dell’Agenda Digitale in Italia è stato fatto ancora troppo poco. Dal 2012 a oggi il Governo italiano ha adottato solo 18 dei 53 provvedimenti attuativi, tra regolamenti e regole tecniche, previsti per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale, e su alcuni di questi si accumulano oltre 600 giorni di ritardo.

Intanto, l’Italia era e resta fanalino di coda in Europa sui maggiori indicatori relativi alla digitalizzazione, con un divario che sembra destinato a crescere. Secondo la Digital Agenda Scoreboard, lo strumento che misura lo stato di digitalizzazione dei diversi Paesi europei, il nostro Paese sconta oggi un pesante gap rispetto alla media UE, in particolare su sviluppo di eCommerce e utilizzo di Internet (-19% rispetto alla Svezia, prima in classifica), eGovernment (-17%) e disponibilità di servizi Internet (16%). Questo produce un pesante impatto sulla competitività della nostra economia: i Paesi con migliori performance nella Digital Agenda Scoreboard sono anche i primi nella classifica Doing Business della Banca Mondiale che misura la capacità di fare impresa. Esiste, cioè, un “fattore ICT” per la competitività, su cui l’Italia sconta un divario di lunga data: come dimostra uno studio realizzato con Confindustria Digitale, dal 1994 al 2012 la crisi di produttività è dovuta in buona parte alla riduzione degli investimenti in ICT sul totale rispetto agli altri Paesi.

Nei prossimi sette anni sono disponibili 1,7 miliardi di euro l’anno per finanziare l’Agenda Digitale, sommando i contributi dei fondi a gestione diretta e indiretta. Risorse importanti che vanno però abbinate ad altre risorse nazionali e private. Manca però un piano chiaro e organico delle azioni da realizzare e delle risorse a disposizione, una definizione precisa degli obiettivi, una piena chiarezza sugli interlocutori. Si evidenzia soprattutto il problema di una “governance” confusa e frammentata, in cui è difficile rendere coerenti e attuabili decisioni prese a diversi livelli.

È quanto emerge dalla Ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net), presentata questa mattina a Roma al convegno “Agenda Digitale: insieme per una governance informata e partecipata”, a cui sono intervenuti – tra gli altri – Paolo Coppola, Presidente del Tavolo permanente per l’innovazione e l’Agenda Digitale italiana presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Antonio Palmieri e Stefano Quintarelli, deputati e cofondatori dell’Intergruppo parlamentare per l’Innovazione Digitale, Clara Fresca Fantoni, Presidente Assinter Italia, Roberto Moriondo, Rappresentante delle Regioni presso l’AgID, insieme a interlocutori qualificati del mondo dell’impresa e della PA. Alla ricerca 2014, che ha coinvolto diversi interlocutori di Governo, politica, PA centrale e locale, vendor ICT, executive e CIO di importanti aziende, hanno collaborato l’avv. Ernesto Belisario dello Studio Legale Belisario, Marco Nicolai, docente dell’Università degli Studi di Brescia, e Confindustria Digitale, il cui presidente Elio Catania, in occasione del convegno, ha presentato la pubblicazione “Fattore ICT”.

“L’Agenda Digitale è una grande opportunità per il Paese, l’ultimo grande treno per la competitività e la crescita, e oggi siamo in evidente ritardo, troppo lontani da un’attuazione soddisfacente – afferma Alessandro Perego, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Agenda Digitale -. È necessario rilanciare il percorso di Digitalizzazione dell’Italia e per questo serve una governance informata e partecipata. Le conoscenze, infatti, sono scarse e spesso non condivise, mentre la partecipazione attiva dei decisori, degli esperti e degli stakeholder è complicata dalla frammentazione delle responsabilità e dalla distribuzione di autorità. Proponiamo di creare un ‘Forum sull’Agenda Digitale’: un luogo inclusivo, duraturo, indipendente, apartitico, riconosciuto dalle istituzioni e dal mondo politico in cui sia possibile diffondere conoscenza e permettere la partecipazione dei diversi soggetti. Per costituirlo però servono una precisa volontà politica e una definizione esatta di obiettivi, durata, funzionamento, componenti e modalità di raccordo con altre iniziative, per garantire l’adeguato coinvolgimento di imprese e PA”.

A partire dall’analisi della situazione attuale, l’Osservatorio Agenda Digitale ha individuato una serie di roadmap che descrivono percorsi realistici di attuazione nel lungo periodo in cinque ambiti prioritari scelti in collaborazione con il Ministero per la Semplificazione e per la PA: fatturazione elettronica, identità digitale, pagamenti elettronici, sanità digitale e giustizia digitale.

Il Fattore ICT

La mancata percezione dell’importanza del digitale ha prodotto effetti devastanti sulla crescita del nostro Paese. “Fattore ICT”, la ricerca condotta insieme a Confindustria Digitale, dimostra come da metà anni ’90 l’Italia abbia subito una crisi di produttività: dal 1994 al 2012 il PIL italiano per occupato ha perso 15 punti percentuali rispetto a Francia e Germania, 25 rispetto al Regno Unito e 30 rispetto agli Stati Uniti. Su questo risultato ha pesantemente influito una riduzione degli investimenti in ICT, passati da un valore sostanzialmente confrontabile alla quota sostenuta da Svizzera e Germania agli inizi degli anni ’90 (il 12% del totale degli investimenti lordi in impieghi fissi non residenziali), fino a uno dei peggiori posizionamenti relativi di tutta Europa (11,1% nel 2013). Inoltre l’Italia ha dimostrato una minore capacità di estrarre valore dalle tecnologie digitali, dovuta alla mancanza di investimenti complementari in organizzazione, processi, competenze e innovazione che hanno progressivamente creato un vero e proprio spread digitale con gli altri Paesi europei.

“Lo spread digitale tra la nostra e le altre economie europee ha raggiunto ormai i 25 mld di euro l’anno – ha sottolineato Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale – Si tratta di mancati investimenti in innovazione che ancorano l’economia italiana ad assetti e processi obsoleti. Non credo che oggi esista altra possibilità per tornare a crescere se non quella di riprendere a investire in ICT, puntando sulla trasformazione digitale del Paese. Azzerare lo spread in innovazione è un obiettivo che va assunto al rango di urgenza nelle strategie del Governo, delle istituzioni, delle imprese e trattato con gli stessi livelli di attenzione e preoccupazione con cui si è affrontato lo spread dei titoli di Stato. È certamente un compito complesso che, né la parte pubblica, né quella privata, possono affrontare da sole. Occorre una mobilitazione complessiva che interagisca su diversi piani: quello della PA, delle PMI, delle risorse, delle regole. Occorre creare un ambiente normativo incentivante gli investimenti, con particolare attenzione allo sviluppo delle infrastrutture di TLC, alla digitalizzazione delle PMI e alla realizzazione di partenariati pubblico-privati per il co-finanziamento dei grandi progetti di messa in efficienza e razionalizzazione della PA e creazione dei nuovi servizi online”.

Digitalizzazione significa competitività

Considerando gli indicatori dello strumento più utilizzato a livello europeo per misurare l’effettiva attuazione dell’Agenda Digitale, la Digital Agenda Scoreboard, emerge il pesante gap del nostro Paese. Rispetto al best performer, la Svezia, l’Italia risulta particolarmente indietro su eCommerce e Utilizzo di Internet, dove abbiamo uno svantaggio di 19 punti percentuali rispetto all’Italia, eGovernment (-17%), disponibilità di servizi Internet (-16%).
Incrociando il posizionamento dei Paesi europei sulla Digital Agenda Scoreboard con quello sulla classifica Doing Business, poi, si scopre che quelli nelle prime posizioni per Digitalizzazione sono ai primi posti anche nella capacità di fare impresa. E analizzando la correlazione tra le singole aree della Digital Agenda Scoreboard e il posizionamento sulla classifica Doing Business si evidenziano le aree di digitalizzazione più legate alla crescita di competitività: eGovernment, utilizzo di Internet, competenze digitali del Paese e eCommerce. Ad esclusione delle competenze digitali, sono tutte aree su cui l’Italia registra pesanti gap da colmare nei confronti della media europea

Le fonti di finanziamento

Sommando i contributi dei fondi a gestione diretta e indiretta, l’analisi dell’Osservatorio Agenda Digitale realizzata in collaborazione con il Prof. Marco Nicolai e la Dott.ssa Rossella Lehnus, permette di stimare per l’Italia una disponibilità pari a circa 1,7 miliardi di euro all’anno per il prossimo settennio di risorse europee a disposizione per finanziare l’attuazione dell’Agenda Digitale. Nonostante si tratti di una dotazione importante, queste risorse sono ancora insufficienti a completare la rivoluzione digitale prevista.
Le risorse comunitarie devono essere impiegate in abbinamento a quelle nazionali e private, entrambe molto incerte e difficili da quantificare. Di certo è necessario riuscire utilizzarle al meglio, attraverso una pluralità di strumenti finanziari a seconda della specifica area di intervento e stabilendo partnership tra pubblico e privato, che permetterebbero di mutuare competenze e risorse degli operatori coinvolti

Il ritardo nell’attuazione

A partire dal 2012, il Governo italiano ha adottato alcuni importanti atti normativi per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale. L’analisi, realizzata in collaborazione con l’Avv. Ernesto Belisario, mostra come la piena applicazione di queste e altre norme in materia di Agenda Digitale prevedesse l’attuazione di 53 tra regolamenti e regole tecniche. Ma al momento solo 18 di tali provvedimenti sono stati adottati e su alcuni di essi si sono accumulati oltre 600 giorni di ritardo. Le aree che hanno particolare bisogno di una decisa accelerazione sono sanità digitale (6 azioni in ritardo su 7 pianificate), giustizia digitale (4 azioni in ritardo su 4), Smart cities (4 azioni in ritardo su 4), anagrafe, identità e domicilio (4 azioni in ritardo su 5).

“Le ragioni del ritardo in queste e altre aree sono diverse – spiega Alessandro Perego -, dalla scarsa qualità della normazione nazionale alla frammentazione delle competenze tra diversi Ministeri e autorità in sede di attuazione, dall’eccessivo numero di provvedimenti attuativi all’assenza di un monitoraggio periodico. Dove queste cause non si verificano, come ad esempio in UE, la produzione normativa procede con regolarità”. In Europa, infatti, sono state già attuate 55 delle 127 azioni pianificate da qui al 2020 per favorire la digitalizzazione dei singoli Paesi e solamente 4 azioni appaiono in ritardo. “I ritardi nella produzione normativa nazionale non solo impediscono di raggiungere gli obiettivi prefissati dal governo, ma generano anche confusione negli operatori della PA, disincentivano agli investimenti privati nel settore e producono inefficienze per tutto il sistema” – conclude Perego. “È possibile porre rimedio all’attuale situazione di stallo in primo luogo ricorrendo a un monitoraggio permanente dell’impatto delle misure legislative e dei relativi decreti attuativi, in modo da poter predisporre tempestivamente gli opportuni interventi correttivi”.

 

 

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Smau e AGIRE POR 2007-2013 insieme per l’innovazione https://www.datamanager.it/2014/10/smau-agire-por-2007-2013-insieme-per-linnovazione/ Mon, 20 Oct 2014 16:30:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63291 L’edizione 2014 del principale evento nel settore digital e ICT rivolto alle pubbliche amministrazioni e alle imprese italiane incontra il progetto AGIRE POR, nato con l’obiettivo di promuovere la diffusione delle più significative esperienze di innovazione della PA realizzate nel Paese E-government, mobilità sostenibile, gestione integrata del territorio, cultura, logistica, tutela dell’ambiente e del paesaggio: […]

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L’edizione 2014 del principale evento nel settore digital e ICT rivolto alle pubbliche amministrazioni e alle imprese italiane incontra il progetto AGIRE POR, nato con l’obiettivo di promuovere la diffusione delle più significative esperienze di innovazione della PA realizzate nel Paese

E-government, mobilità sostenibile, gestione integrata del territorio, cultura, logistica, tutela dell’ambiente e del paesaggio: sono questi i principali temi delle buone pratiche che, attraverso gemellaggi tra Amministrazioni, AGIRE POR trasforma in reti di conoscenze per il Paese.

Buone pratiche nel segno della tecnologia che possono e devono acquisire ulteriore valore dal riuso e dalla condivisione anche con le imprese – che in alcuni casi ne sono state partner – in un dialogo “smart” che metta a confronto il settore pubblico con quello privato.

A oggi il progetto AGIRE POR 2007-2013 può mettere in comune il frutto di 18 gemellaggi tra Amministrazioni che offrono buone pratiche e Amministrazioni delle regioni Convergenza – Calabria, Campania, Puglia e Sicilia – destinatarie delle esperienza realizzate.

Accanto ai 18 gemellaggi attivati il progetto ha in cantiere nuove iniziative che potrebbero, a breve, ampliare le maglie della rete di conoscenze già costituita.

Coordinato dal Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica, AGIRE POR è finanziato attraverso il Programma Operativo Nazionale Governance e Assistenza Tecnica 2007-2013, uno strumento per l’attuazione della politica di coesione unitaria comunitaria che ha quale obiettivo principe quello di rafforzare le capacità e le competenze della PA, contesto nel quale l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione giocano un ruolo fondamentale.

AGIRE POR 2007-2013 partecipa a SMAU Milano 2014 con uno stand dedicato (Pad.2 – Stand A79).

Federico Lasco, Responsabile di AGIRE POR: “AGIRE POR 2007-2013 ha raccolto fin qui oltre 30 iniziative, e coinvolto più di 100 Pubbliche Amministrazioni, in una rete di partenariato per l’innovazione. Innovazione aperta al servizio delle comunità, dei territori e del Paese: una opportunità unica per costruire una strategia collettiva per la crescita. SMAU e l’iniziativa di Milano 2014 sono un vettore nazionale dell’innovazione mirato ad aprire nuovi spazi per il partenariato pubblico-privato: sino al 2020 la strategia di sviluppo finanziata dall’Unione Europea passa per collaborazioni di lungo termine tra imprese di eccellenza e Amministrazioni vocate all’innovazione”.

 

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ALMAVIVA al fianco di ENEA per il progetto Smart Village su consumo energetico degli edifici https://www.datamanager.it/news/almaviva-al-fianco-di-enea-il-progetto-smart-village-su-consumo-energetico-degli-edifici-54912. Sun, 23 Mar 2014 17:00:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/almaviva-al-fianco-di-enea-per-il-progetto-smart-village-su-consumo-energetico-degli-edifici/ In occasione della manifestazione dello SMAU è stato aggiudicato al  progetto “Smart Village” dell’ENEA  il “Premio Smart City ed eGovernment” nell’ambito dell’evento organizzato da ANCI sulle Smart Cities

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In occasione della manifestazione dello SMAU è stato aggiudicato al  progetto “Smart Village” dell’ENEA  il “Premio Smart City ed eGovernment” nell’ambito dell’evento organizzato da ANCI sulle Smart Cities

Il progetto vincente riguarda il dimostrativo di “Smart Village” in corso di realizzazione presso il Centro Ricerche ENEA di Casaccia, vicino Roma.

All’interno dello Smart Village Enea ha scelto SEM – Smart Energy Management System, la piattaforma AlmavivA per l’analisi, il monitoraggio e il controllo del consumo energetico degli edifici. SEM confronta i comportamenti energetici e individua eventuali andamenti anomali per immobili con analoghe caratteristiche costruttive, destinazioni d’uso e zone climatiche, consentendo analisi diagnostiche avanzate e controllo per reti di edifici tramite una piattaforma accessibile via WEB in grado di monitorare e visualizzare real time i consumi, archiviare i dati e gestire le attuazioni.

In un unico data base vengono integrati e confrontati: misure energetiche, dati ambientali, caratteristiche degli edifici, dati impiantistici, dati di utilizzo.

Nella sperimentazione, SEM è stato installato su un insieme di edifici presso lo “Smart Village” del Centro Ricerche e una rete capillare di sensori su ogni singolo edificio permette di visualizzare da remoto in tempo reale le informazioni acquisite e trasferirle, tramite rete, a una piattaforma ICT integrata che ne gestisce e ottimizza i consumi energetici.

L’approccio è caratterizzato da un aspetto fortemente innovativo: gli interventi atti a ridurre i consumi non sono rivolti alle caratteristiche costruttive di un singolo edificio, bensì alla gestione del comportamento energetico degli edifici nell’insieme intesi come nodi di una stessa rete.

Importante obiettivo della sperimentazione è l’applicazione al patrimonio pubblico di un sistema di razionalizzazione dei consumi energetici replicabile e a costi contenuti, al fine di abbattere consumi e spesa.

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La PA a tutto cloud https://www.datamanager.it/rivista/la-pa-tutto-cloud-51410.html Wed, 27 Nov 2013 12:39:09 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/la-pa-a-tutto-cloud/ Nuove fonti di efficienza e di modernizzazione per gli enti centrali e locali grazie ai paradigmi di cloud computing, che propongono numerosi ambiti di intervento IT a costi vantaggiosi di Luca De Piano Modernizzazione, innovazione e digitalizzazione. Tre ricette spesso combinate assieme. E ancora più spesso riferite alla pubblica amministrazione, centrale e locale. Perché non […]

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Nuove fonti di efficienza e di modernizzazione per gli enti centrali e locali grazie ai paradigmi di cloud computing, che propongono numerosi ambiti di intervento IT a costi vantaggiosi

di Luca De Piano

Modernizzazione, innovazione e digitalizzazione. Tre ricette spesso combinate assieme. E ancora più spesso riferite alla pubblica amministrazione, centrale e locale. Perché non c’è dubbio, che nonostante i notevoli progressi fin qui compiuti, la macchina pubblica abbia ancora bisogno di iniezioni di informatizzazione per poter dare ai cittadini e alle imprese servizi di buon livello e a costi ragionevoli. Un nuovo alleato per questo ulteriore sforzo è senz’altro costituito dalle applicazioni di cloud computing. Gli ambiti di intervento sono svariati e vanno dal miglioramento dei processi interni, alla comunicazione e collaborazione in tempo reale, al minore impatto sull’ambiente, il tutto volto al raggiungimento della massima efficacia operativa. Oggi, è una realtà, il fatto che – adottando soluzioni di cloud computing, in maniera analoga a quanto avviene da tempo per il mondo delle imprese – gli enti della pubblica amministrazione possono avviare in tempi rapidi nuovi progetti, riducendo in maniera significativa gli investimenti iniziali, i successivi costi di gestione e manutenzione dell’infrastruttura e delle applicazioni IT, salvaguardando allo stesso tempo investimenti già effettuati in passato.

Anche se qualcuno punta il dito sugli ostacoli dettati dalla mancanza di un’effettiva governance di programma sull’innovazione, dalla scarsità di regolamenti chiari, nonché dagli aspetti legati alla sicurezza dei dati e alla privacy, da più parti si prospetta – però – un’adozione di nuove soluzioni cloud, sulla spinta di una crescente domanda di servizi migliori ed evoluti da parte dei cittadini e anche dalle azioni intraprese nell’ambito della cosiddetta “spending review”. Non a caso, lo scorso anno l’Unione europea ha sviluppato una strategia da realizzare entro il 2020 che si propone di stimolare la produttività delle imprese e della pubblica amministrazione europea proprio attraverso il cloud computing. La strategia mira ad accelerare e potenziare l’accesso alla “nuvola informatica”, per esempio mediante la standardizzazione e omogeneizzazione del contesto normativo, in modo che l’Europa riesca a sfruttarne appieno il potenziale. Grazie a un’infrastruttura unica e integrata, la pubblica amministrazione può davvero essere in grado di offrire servizi pubblici più efficienti per quanto riguarda funzioni rilevanti quali l’e-Government o l’e-Health. 

Dematerializzazione

Ma, per entrare più specificamente a esaminare i processi, sono interessanti le indicazioni emerse dalla ricerca condotta la scorsa primavera in Europa da Coleman Parkes Research per conto del colosso della gestione documentale Ricoh Europe. «Dallo studio – spiega Davide Oriani, CEO di Ricoh Italia (www.ricoh.it) – è emerso che la gestione dei processi nella pubblica amministrazione sta diventando sempre più complessa: gli enti pubblici si trovano di fronte a sfide quali la necessità di dematerializzare i documenti. In Europa, la PA è il settore che utilizza maggiormente la tecnologia cloud per la condivisione dei documenti (47% del campione) e per consentire ai dipendenti di accedere alle informazioni da dispositivi mobili (71%). Molti soggetti riconoscono quindi come il cloud possa aiutare a migliorare i servizi ai cittadini, ma il 57% degli intervistati afferma che la PA non sia ancora pronta a coglierne i benefici a causa, per esempio, della mancanza di processi interconnessi e della presenza di sistemi legacy». Il rimedio? Collaborare con esperti di document management per semplificare la migrazione e l’integrazione. «Il settore pubblico può – in questo modo – rendere le informazioni più facilmente accessibili sia da parte del personale sia dei cittadini, ed erogare servizi di elevata qualità» – afferma Oriani. 

Alcuni progetti in atto

Anche Gastone Nencini, country leader di Trend Micro Italia (www.trendmicro.it), ritiene che in termini di innovazione, il cloud possa sicuramente rappresentare un fattore abilitante per la pubblica amministrazione locale e centrale: «Esistono progetti di grande valore che implicano la condivisione delle risorse, come i tanti data center sparsi per il Paese, e che comporterebbero un impatto consistente dal punto di vista operativo» – spiega Nencini. «Molti di questi aspetti sono previsti dall’Agenda Digitale nella parte dedicata alla razionalizzazione delle infrastrutture CED, ma purtroppo al momento la sua attuazione è ferma». Eppure le applicazioni cloud utili sono molte e alcune sono già state adottate nella PA, come la posta certificata nello scambio di informazioni tra enti pubblici. «Il cloud facilita infatti l’interoperabilità e abbatte la necessità di investire in infrastrutture. Dal punto di vista del cittadino, la disponibilità di banche dati univoche consentirà di accedere più agevolmente ai servizi, anche per richiedere certificati più facilmente, e ridurrà la burocrazia per aziende e professionisti». A questo riguardo, Trend Micro ha già numerosi esempi di utilizzo del cloud per fornire alle amministrazioni locali un punto unico per la sicurezza: è il caso dell’Azienda USL di Reggio Emilia, per la quale Trend Micro ha creato specifiche appliance presso ciascuna struttura ospedaliera e il cui funzionamento è monitorato tramite una console di amministrazione centralizzata, garantendo così la massima sicurezza per i dispositivi medici collegati alla rete aziendale. La stessa tecnologia di sicurezza di Trend Micro è pensata “in-the-cloud” per garantire una protezione immediata con informazioni in tempo reale sulle minacce.

«La diffusione del cloud computing ha già promosso un cambio di mentalità all’interno della PA» – fa notare Fabio Alghisi, sales manager di Veeam Software Italy (www.veeam.com).

«Le recenti norme sul disaster recovery hanno fornito una spinta in questo senso, e sempre più spesso la PA si appoggia, almeno per le attività di disaster recovery, a spazi e anche a servizi fruibili via cloud». Potenzialmente, tutte le categorie di servizi potranno trarre vantaggio dall’adozione generalizzata dei paradigmi cloud, e ancora di più potranno trarne i cittadini, quando i servizi in cloud saranno accessibili da altre piattaforme come quelle mobili.

Ma vi sono alcune condizioni per un utilizzo efficace di questi strumenti: «Da una parte – sottolinea Alghisi – è necessario superare il modello “a silos”, cioè quello che talora ancora vede le singole amministrazioni sostanzialmente isolate dalle altre, a causa di procedure e applicazioni non in grado di comunicare tra loro – e dall’altra parte – l’istituzione di una reale ed efficace governance di programma sull’innovazione, senza la quale si rischierebbe di replicare l’errore insito nel modello citato su una infrastruttura innovativa, a discapito della fruibilità e della sostenibilità economica». E, come esempio di approccio al cloud efficace, Veeam cita il consolidamento del data center in via di realizzazione al ministero dell’Economia e delle Finanze, che utilizza tecnologie dell’azienda svizzera per la protezione dati e la gestione di ambienti virtuali, ottenendo notevoli vantaggi in termini di maggiori performance, ottimizzazione delle risorse e un sensibile contenimento dei costi, a fronte di una migliorata fruibilità dei servizi offerti. 

Flessibilità in primo piano

Anche un colosso come EMC (www.emc.it) sta dando il proprio contributo, in particolare nell’ambito dell’organizzazione e gestione delle informazioni, all’evoluzione della pubblica amministrazione, in linea con gli obiettivi dell’Agenda Digitale. Anche perché – spiega Danilo Cioffi, responsabile per il Public Sector di EMC – «è ferma convinzione dell’azienda che la flessibilità, l’efficienza e la semplificazione, insieme all’ottimizzazione dei costi, garantiti dal cloud computing, possono accelerare l’adozione dei nuovi servizi digitali rivolti ai cittadini». Il cloud può fornire strumenti essenziali per consentire di superare la tradizionale frammentazione dei sistemi informativi delle varie amministrazioni e contribuire a un sostanziale miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione. Questo è dovuto sia ai vantaggi associati all’ottimizzazione delle risorse informatiche sia alla razionalizzazione delle infrastrutture hardware e delle piattaforme software, delle applicazioni e dei processi, in una logica di progressiva standardizzazione e condivisione dei servizi. L’approccio al cloud può abilitare – da un lato – la valorizzazione delle sinergie e il contenimento dei costi, e dall’altro, la creazione di un maggiore valore per i cittadini, con la possibilità, anche per gli enti pubblici locali, di accedere all’innovazione, creando servizi più efficienti e con livelli di prestazioni più elevati». 

Guardare ai processi

Antonio Baldassarra, Ceo di Seeweb (www.seeweb.it), introduce nel dibattito un altro elemento, sottolineando che le problematiche di innovazione e digitalizzazione in ambito PA attengono agli aspetti di processo, prima che alle questioni tecnologiche. «A mio modo di vedere – dice Baldassarra – occorrerebbe cogliere il reale contributo di innovazione offerto dal cloud in particolare per incidere in maniera importante sui processi delle PA rivedendoli integralmente – magari eliminandoli – oppure introducendone di nuovi al posto di quelli obsoleti». Pensare a innovazione e digitalizzazione come la possibilità di fare “in modo nuovo” processi vecchi è secondo Baldassarra un grave errore. «Ma purtroppo è quello che si è visto finora. La metafora del cloud computing che oltre al “pay per use” propone concetti di forte standardizzazione, deve spingere a una revisione dei processi e degli ambienti ICT della PA in un’ottica di normalizzazione e di progettazione orientata al riuso dei sistemi e dei programmi». Per quanto riguarda i servizi che possono essere collocati sul cloud, vi sono sicuramente tutti i servizi di posta elettronica, i portali web, i sistemi di servizi diretti al cittadino. «Inoltre, il cloud computing rende agevole la gestione di architetture e procedure sistematicamente simili tra loro, cosa che accade per il mondo della PA periferica» – prosegue Baldassarra. «Migliaia di Comuni fanno esattamente le stesse cose e le fanno in migliaia di modi diversi e con migliaia di procedure diverse: spostare sul cloud alcune di queste procedure, come per esempio quelle relative all’anagrafe, consentirebbe significative economie nei costi e permetterebbe di raggiungere uno standard di qualità di servizio uniforme e controllato».

Processi di acquisto

Rimanendo in tema di spesa, Antonio Cappiello, account director di BravoSolution (www.bravosolution.com), fa notare che dal punto di osservazione dei processi di acquisto e di governo della spesa, esiste un atteggiamento dualistico della PA nei confronti del cloud computing. «L’utilizzo di tecnologie “da remoto” e attraverso Internet è visto come grande opportunità per mettere in atto le recenti indicazioni normative che regolano gli acquisti pubblici e che promuovono con forza crescente le tecnologie digitali (da ultimo, si può citare il decreto 55/2013 sulla fatturazione elettronica) per rendere i processi più efficienti, snelli, trasparenti e dematerializzati». Ma non solo. «Il cloud – continua Cappiello – è talvolta associato all’idea di soluzioni “standard” non sufficientemente specifiche per procedure di affidamento regolate da numerosi adempimenti formali». Si tratta di un timore che – però – può essere superato orientandosi verso soluzioni evolute come le «tecnologie consolidate e specifiche per appalti pubblici, in grado di interfacciarsi automaticamente con sistemi terzi che, nel caso del procurement pubblico, sono tipicamente i sistemi dell’AVCP, quelli per la gestione dei protocolli di legalità e i sistemi ERP aziendali». Il tutto con i più elevati livelli di sicurezza nella gestione di dati e processi critici per la regolarità delle procedure pubbliche. «Lo dimostrano – fa notare Cappiello – le esperienze di governi nazionali quali quelli di Regno Unito e Olanda, e quelle di numerose stazioni appaltanti italiane che hanno già adottato queste tecnologie con successo».

È interessante anche il contributo di Paolo Perissinotto, product manager per le soluzioni PA, area Contratti Pubblici di 24 ORE Software (www.24oresoftware.com). «Il paradigma sotteso al cloud computing non può che essere considerato votato all’innovazione e alla razionalizzazione della spesa oltre che all’efficienza complessiva nella gestione dei flussi dei dati e delle informazioni interne ed esterne all’Ente» – dice Perissinotto. «Tuttavia, incontra resistenze culturali e operative che ne limitano la diffusione. Queste resistenze trovano spiragli applicativi concreti, favoriti anche dall’incalzare della produzione normativa che induce ogni ente pubblico a reagire in tempi sempre più serrati e a garantire standard di trasparenza e cooperazione con l’esterno sempre più elevati». Si hanno quindi esempi di rilevante ricorso alle procedure negoziate negli appalti, che prevedono l’effettuazione di indagini di mercato puntuali nel rispetto dei principi comunitari: «Una situazione che porta il più delle volte alla istituzione di elenchi aperti di operatori economici capaci di interagire con il mercato dei soggetti esterni interessati» – fa notare Perissinotto. Ma vi sono anche altri esempi, come le recenti disposizioni sulla trasparenza degli affidamenti di appalti di lavori, servizi e forniture che impongono alle varie amministrazioni di rendere pubblici tempestivamente e in formati aperti tutta una serie di dati che solitamente non erano mai trattati. «Lo sportello unico dell’edilizia privata dove tecnici e cittadini devono avere la possibilità di presentare e seguire via web l’intero iter amministrativo delle proprie pratiche senza doversi mai recare fisicamente allo sportello dell’Ente» rappresenta un altro esempio di questa sinergia virtuosa. «Quello che accomuna questi casi – prosegue Perissinotto – è che si tratta di situazioni che di solito comportano l’adozione di nuove componenti di infrastruttura tecnologica, di software applicativo, o di altro. Complessivamente, solo le soluzioni cloud di tipo pubblico o privato riescono a mettere a disposizione queste componenti in tempi rapidi, con collaudate certezze di processo, conformità normativa nel tempo, a prezzi assolutamente concorrenziali rispetto alle soluzioni canoniche. E in questi casi è facile per i soggetti pubblici toccare con mano immediatamente i vantaggi di una soluzione cloud». 

Piattaforme di riferimento

Nel settore pubblico, l’aspetto legato alla dicotomia risparmio-innovazione è ancora più significativo, poiché coinvolge gli interessi della comunità. Pierangelo Rossi, amministratore delegato di Italsel (www.italsel.com) non ha dubbi: «Il cloud computing nasce per trasformare gradualmente ogni hardware in un terminale della Rete. Se guarderemo a quest’ultima come un luogo popolato da software disponibili on-demand, allora l’hardware personale sarà sufficiente a svolgere gran parte del lavoro di un’azienda, pubblica o privata». Se l’ottimizzazione di un sistema informativo nasce dalla semplificazione, è in tal senso che il cloud può giocare un ruolo determinante. Ma non solo: «Nell’immediato o nel prossimo futuro, i servizi informativi che beneficeranno maggiormente di questa tecnologia sono quelli considerati “di base”, come la posta elettronica, la condivisione e il backup dei dati, la sicurezza granulare del dato sensibile (fondamentale per la PA) e la gestione di device mobili. La piattaforma Shareprise.it di Italsel nasce proprio per soddisfare queste prime esigenze – spiega Rossi – e si arricchisce di un importante accordo strategico come la distribuzione di Colt Ceano, il sistema applicativo di servizi cloud-based quali Hosted Exchange, Backup as a Service, Disaster Recovery as a Service, IaaS, Virtual Desktop, File Sharing e Collaboration, offerta da Colt sulla propria infrastruttura. La necessità più sentita, infatti, è la possibilità di avere un unico fornitore, un unico SLA e la massima affidabilità di calcolo e di banda: strumenti indispensabili per usufruire di tutti i vantaggi del cloud».

Sulla stessa linea è anche Antonio Leonforte, amministratore delegato di Fhoster (www.fhoster.com) che sottolinea come i vantaggi di una infrastruttura cloud pubblica o privata siano ormai chiari in termini di flessibilità e di riduzione dei costi, anche se non è a livello infrastrutturale che il cloud computing esprimerà il suo massimo potenziale. «Risparmi e guadagni di efficienza assai più consistenti possono essere ottenuti sfruttando il cloud non solo per il dispiegamento di soluzioni sviluppate in modo tradizionale, ma come piattaforma agile, di tipo PaaS, Platform as a Service, per creare direttamente nel cloud, in modo drasticamente più veloce ed economico, sistemi informativi aperti e robusti in risposta a nuove esigenze» – afferma Leonforte. La crescente domanda di trasparenza nella PA anche locale sta stimolando – quindi – numerosi progetti innovativi, i cui vincoli di tempo e costo (visto che spesso si hanno a disposizione pochi mesi e poche decine di migliaia di euro) non possono essere soddisfatti con le classiche tecniche di sviluppo. «In questi contesti, piattaforme come Livebase, l’application PaaS di Fhoster, hanno dato prova di unire efficacemente la rapidità e la robustezza dell’approccio model-driven con la flessibilità e l’immediatezza operativa del cloud computing» – spiega Leonforte. «Il ministero dei Beni Culturali, per esempio, utilizza da tempo Livebase sia per progetti di lungo periodo, come la implementazione del Protocollo di Legalità nel Grande Progetto Pompei (anagrafe fornitori e monitoraggio lavori cantieristici), sia per esigenze tattiche, come la ricezione e la valutazione delle proposte per il progetto europeo JHEP, e sia per la pubblicazione di open-data per la trasparenza amministrativa».

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Lombardia Informatica, l’ICT al servizio dei cittadini https://www.datamanager.it/rivista/lombardia-informatica-l-ict-al-servizio-dei-cittadini-51376.html Mon, 25 Nov 2013 09:41:57 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/lombardia-informatica-lict-al-servizio-dei-cittadini/ Le ultime novità sull’operato dell’importante società che si occupa di tutte le esigenze ICT della Regione. Davide Rovera: «Più intelligence in house e valorizzazione delle competenze» È sicuramente molto nota, anche fuori dai confini lombardi, proprio per la sua natura di “braccio” ICT della più importante regione italiana. Lombardia Informatica (www.lispa.it), costituita nel 1981, è […]

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Le ultime novità sull’operato dell’importante società che si occupa di tutte le esigenze ICT della Regione. Davide Rovera: «Più intelligence in house e valorizzazione delle competenze»

È sicuramente molto nota, anche fuori dai confini lombardi, proprio per la sua natura di “braccio” ICT della più importante regione italiana. Lombardia Informatica (www.lispa.it), costituita nel 1981, è infatti una società di servizi a capitale interamente regionale, che svolge un ruolo di “cerniera” tra la domanda della pubblica amministrazione, l’offerta del mercato IT e i cittadini che usufruiscono dei servizi. In altre parole, Lombardia Informatica si pone come interprete, da un lato delle esigenze della Regione e, dall’altro, delle soluzioni offerte dal mercato dell’ICT. Non a caso, Regione Lombardia – impegnata da anni in un piano di digitalizzazione di tutte le attività di governo e di erogazione dei servizi – si avvale di Lombardia Informatica per la realizzazione di progetti negli ambiti di e-Government ed e-Health in un’ottica citizen-oriented, che attribuisce un ruolo centrale a cittadini e imprese. Ne è un esempio la Carta Regionale dei Servizi: la tessera sanitaria che ha iniziato a essere distribuita in Lombardia dal 2001 e che da fine settembre 2013 è stata standardizzata in tutta Italia, sul modello lombardo, come Carta Nazionale dei Servizi. Essendo identiche, come caratteristiche tecniche, a quelle nuove nazionali, la sostituzione di tali carte non comporta quindi alcun disagio ai residenti in Lombardia, in quanto l’accesso ai servizi resta immutato. 

Nuova direzione

Dallo scorso luglio, alla guida della società c’è Davide Rovera: poco più che cinquantenne, «varesino docg», come ama definirsi lui stesso, profondo conoscitore delle tematiche legate all’informatica e alle telecomunicazioni, avendo operato anche in posizioni di elevata responsabilità presso importanti aziende del ramo. «Le nostre attività – esordisce Rovera – riguardano numerosissimi aspetti della “macchina” regionale e spaziano dai servizi in primo piano come il sistema socio-sanitario regionale ad altri – meno visibili al cittadino ma non meno rilevanti – come per esempio la mappatura dei boschi regionali». Occupandosi di questi aspetti, Lombardia Informatica sviluppa un fatturato annuo di oltre 180 milioni di euro, con circa 550 dipendenti diretti, una buona metà dei quali è laureato, prevalentemente in discipline scientifiche. La maggior parte dei dipendenti diretti coordina gruppi di lavoro esterni che vengono scelti sulla base di bandi di gara, con un volume annuale di circa 300 “ordini di lavoro”, come vengono definiti nel gergo specifico. «Circa l’80% del nostro fatturato viene esternalizzato – precisa Rovera – in quanto è immesso sul mercato con specifiche gare ad evidenza pubblica, come prescritto dalle normative vigenti, che puntano a individuare il miglior fornitore al miglior costo».

Evoluzione continua

«La mente deve essere sempre in house – continua Rovera – cioè l’intelligenza e il controllo devono essere mantenuti in casa, proprio perché buona parte del fatturato di Lombardia Informatica viene immesso sul mercato attraverso queste gare ad evidenza pubblica, affidando così incarichi a professionisti e aziende capaci e consentendo alla Regione di ottenere tariffe sempre più basse pur mantenendo un’elevata qualità delle forniture.

L’obiettivo è dare spazio al mercato ICT, con particolare attenzione alle PMI lombarde attive in ambito digital. L’ambizione strategica è l’istituzione di una community permanente delle Piccole Medie Imprese ICT che collaborano con la PA Regionale per costituire un luogo virtuale permanente di confronto, formazione e aggiornamento».

L'articolo Lombardia Informatica, l’ICT al servizio dei cittadini proviene da Data Manager Online.

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