egov – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:35:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png egov – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Capgemini: i risultati dello studio eGovernment Benchmark 2017 https://www.datamanager.it/2017/11/capgemini-risultati-dello-studio-egovernment-benchmark-2017/ Tue, 28 Nov 2017 12:00:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136310 Lo studio paneuropeo, condotto da un consorzio guidato da Capgemini, ha evidenziato che in Europa i tre quinti dei servizi pubblici sono già online e più della metà (54%) sono mobile friendly L’Europa continua a migliorare in termini di Pubblica Amministrazione digitale: i servizi pubblici mobile friendly sono in aumento e sta migliorando anche l’erogazione […]

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Lo studio paneuropeo, condotto da un consorzio guidato da Capgemini, ha evidenziato che in Europa i tre quinti dei servizi pubblici sono già online e più della metà (54%) sono mobile friendly

L’Europa continua a migliorare in termini di Pubblica Amministrazione digitale: i servizi pubblici mobile friendly sono in aumento e sta migliorando anche l’erogazione online degli stessi. Queste sono alcune delle conclusioni chiave emerse dalla 14a edizione del report Benchmark Measurement of European eGovernment Services. Lo studio, condotto da Capgemini e altri importanti partner leader nella digital innovation, è stato pubblicato oggi dalla Commissione Europea. Dal report risulta che in questo momento è essenziale focalizzarsi su maggiore trasparenza e investimenti nei principali abilitatori digitali, come ad esempio la carta di identità elettronica, per rafforzare l’eGovernment e per implementare il Digital Single Market nei prossimi anni.

L’eGovernment Benchmark 2017 punta i riflettori sull’attuale situazione della trasformazione digitale all’interno delle Pubbliche Amministrazioni europee, analizzando fino a che punto queste sono “sulla buona strada” per raggiungere i loro obiettivi in ambito digital. L’eGovernment Benchmark di quest’anno, che ha monitorato oltre 10.000 siti web di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, ha valutato la qualità e la quantità dei servizi in relazione a quattro aree definite: l’apertura di un’attività, la perdita o l’accesso a un lavoro, lo studio e la vita familiare. Il report evidenzia che nel settore pubblico europeo continua ad aumentare il numero di servizi online offerti. Se da un lato, dal punto di vista quantitativo, i paesi hanno incrementato la disponibilità di servizi pubblici online, le misure in termini qualitativi (per esempio l’offerta di procedure più trasparenti e la compilazione anticipata di moduli online con informazioni personali) sono fondamentali per migliorare l’intera esperienza con i digital service.

Ampio spazio per incrementare la trasparenza e promuovere gli abilitatori in ambito digitale

In generale, la performance dell’eGovernment in Europa si sta indirizzando nella giusta direzione. Per esempio, sono stati fatti dei buoni passi in avanti per quanto riguarda la creazione di siti web disponibili su piattaforma mobile, con più della metà dei servizi (54%) mobile friendly (rispetto al 27% del 2015). La centralità dell’utente nei servizi pubblici europei, che ha raggiunto circa l’85%, indica l’elevato livello di disponibilità dei servizi online e delle possibilità di interazione e di feedback tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni. Inoltre, anche la mobilità cross-border è aumentata leggermente. Probabilmente, l’estensione dell’implementazione riguardante la direttiva eIDAS farà crescere il numero di informazioni e servizi a disposizione dei cittadini europei quando questi avviano un’attività o studiano all’estero.

Per poter fare il passo successivo, saranno fondamentali le misure che regolano la trasparenza e gli investimenti nei principali abilitatori digitali, come ad esempio la carta d’identità elettronica e l’Authentic Sources per il riutilizzo dei dati. Per quanto riguarda la trasparenza, le autorità pubbliche devono recuperare il ritardo relativo all’accessibilità alle informazioni riguardanti il processo di erogazione dei servizi, le proprie responsabilità e performance, oltre all’utilizzo dei dati personali. Insieme alla trasparenza, anche l’uso di tecnologie abilitanti chiave come ad esempio la carta di identità elettronica e l’Authentic Sources, ha ancora margini di miglioramento. Nel 2016, sono stati fatti dei passi in avanti in merito alla loro disponibilità ma, nonostante ciò, i progressi sono ancora modesti, visto che i dati vengono misurati in un orizzonte temporale di due anni. Per esempio, è possibile utilizzare la carta di identità elettronica solo in un servizio pubblico europeo su due (52%), mentre la compilazione anticipata dei moduli online con i dati degli utenti già a disposizione della Pubblica Amministrazione è ferma a quota 47%.

Domenico Leone, Head of Public Sector di Capgemini Italia, ha affermato: “Lo studio eGovernment Benchmark 2017 ha evidenziato segnali positivi e la recente Dichiarazione Ministeriale di Tallinn testimonia il fatto che il settore pubblico sta affrontando con grande serietà il tema della trasformazione digitale. Adesso i governi devono mettersi alla prova, migliorare le competenze dei propri funzionari e, in generale, aumentare il loro grado di apertura verso l’eGovernment per trarre reale beneficio dai servizi digitali”.

Il Digital Single Market è dietro l’angolo?

Il completamento del Digital Single Market potrebbe contribuire per 415 miliardi di euro l’anno all’economia europea, creare nuovi posti di lavoro e migliorare significativamente i servizi pubblici. I risultati di quest’anno evidenziano che l’idea di un Digital Single Market sta prendendo sempre più forma. Il divario nella fornitura di servizi per gli utenti nazionali e stranieri si sta ridimensionando, in quanto tre servizi su cinque (60%) sono disponibili online in vari paesi. Anche la fruibilità dei servizi cross-border è migliorata (al 78%). Questo evidenzia il fatto che sia i cittadini sia le imprese hanno accesso ad avanzate funzionalità online di assistenza, supporto e reclamo. La continua condivisione delle best practice consente alle autorità pubbliche di tutta Europa di continuare a migliorare i propri servizi online. L’innovazione persistente dell’eGovernment realizzerà i benefici del Digital Single Market e cambierà in meglio il rapporto tra organizzazioni pubbliche e cittadini.

“La tecnologia offre alle amministrazioni pubbliche l’enorme opportunità di poter creare un immenso valore per il settore pubblico, dichiara Domenico Leone. È qualcosa che va oltre l’eGovernment. Si tratta di avere una strategia digitale per poter sfruttare queste opportunità. Una strategia che prevede l’integrazione di nuove tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale, all’interno dei servizi offerti dal settore pubblico”.

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IT e Sanità, cavalcare il trend della crescita https://www.datamanager.it/2017/05/it-sanita-cavalcare-trend-della-crescita/ Thu, 11 May 2017 12:07:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124676 Trasformazione digitale anche per il settore sanitario, dove l’influenza degli acceleratori dell’innovazione come IoT e cognitive computing, ma anche le spinte esterne come l’adeguamento al nuovo regolamento europeo sulla privacy, possono rappresentare opportunità di miglioramento dei servizi e delle performance   Quello della Sanità è stato uno dei pochi settori in cui la spesa in […]

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Trasformazione digitale anche per il settore sanitario, dove l’influenza degli acceleratori dell’innovazione come IoT e cognitive computing, ma anche le spinte esterne come l’adeguamento al nuovo regolamento europeo sulla privacy, possono rappresentare opportunità di miglioramento dei servizi e delle performance

 

Quello della Sanità è stato uno dei pochi settori in cui la spesa in ICT è cresciuta, sia pur timidamente, invertendo un trend negativo che perdurava da tempo. Con un totale di 1,34 miliardi di euro nel 2015, quelli dedicati alla Sanità continuano a rappresentare una fetta significativa degli investimenti in ICT. Tra le ragioni di questo andamento tutto sommato positivo vi è anche il fatto che le leve tecnologiche per sostenere innovazione e sviluppo nell’ambito del settore sanitario sono molteplici, compresi gli strumenti di cognitive computing, con numerose applicazioni in grado di far ottenere nuove efficienze e realizzare cambiamenti da tempo attesi. Declinare la trasformazione digitale nel settore sanitario significa per esempio pensare ad applicazioni quali la cartella clinica elettronica, il fascicolo sanitario elettronico, la telemedicina, la crescente dematerializzazione di referti e cartelle cliniche, gli analytics e la clinical governance, la mobile health e molto altro.


#eHealth Silvia Piai @IDCInsights @IDCItaly Come cavalcare il trend della crescita?
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Progetti nuovi

E in effetti, sembra proprio che qualcosa di positivo stia emergendo, dopo anni di quasi stagnazione. «Rispetto al passato anche recente, in questo ultimo scorcio di tempo si nota una moltiplicazione di progetti interessanti in ambito IT e Sanità», spiega a Data Manager Silvia Piai, EMEA research manager di IDC Health Insights. E questo spinge a essere ottimisti, in quanto «si nota finalmente che anche in questo settore sta cambiando la percezione dell’IT, vista sempre più come strumento per cambiare i processi» – prosegue Silvia Piai, avvertendo però che «di molti progetti, non pochi sono allo stadio di progetti pilota. Nonostante questo, si nota comunque il cambiamento culturale, che riguarda anche la dirigenza, con un coinvolgimento che va oltre i sistemi informativi, comprendendo nei progetti anche la parte clinica», quella dei medici. A questo riguardo, un esempio molto interessante è quello di Arsenàl.IT, un consorzio volontario di aziende sanitarie e ospedaliere della Regione Veneto che si occupa dell’introduzione dell’innovazione tecnologica e organizzativa nei processi sanitari. L’idea alla base dell’iniziativa, che sta già riscuotendo un significativo successo anche con le prime applicazioni concretamente realizzate, è quella di «mettere a sistema competenze tecnologiche e processo clinico» – commenta Silvia Piai, sottolineando come anche questo contribuisca ad «aiutare il coinvolgimento dei medici, che in genere continuano a vedere l’IT quasi come un aspetto a loro estraneo».


#eHealth Daniela Scaramuccia @IBMItalia Per la #Sanità è il momento di accelerare
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Cambia la percezione

È un fatto, prosegue l’analista di IDC, che «ancora oggi, per i medici, l’IT riguarda soprattutto la compliance in materia di privacy, che rimane il loro problema principale e viene spesso visto come qualcosa che tende a sottrarre tempo prezioso. Ma se si riesce a far sì che i processi, anche quelli relativi alla compliance, entrino in maniera naturale nelle procedure dei medici, di sicuro la percezione può cambiare, con l’importante risvolto che il focus dell’IT si può spostare maggiormente sull’aspetto clinico». Questo ultimo sviluppo è «dovuto anche alla crescente influenza di acceleratori dell’innovazione quali Internet of Things e cognitive computing, la cui influenza nella Sanità è destinata ad aumentare, con ulteriori risvolti per sicurezza e privacy» – fa notare Silvia Piai. Al riguardo, bisogna riferirsi anche all’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sulla privacy (GDPR) nel 2018, che «se da un lato porta in dote il principio della “security by design”, nel quale la sicurezza non è qualcosa che si mette sopra, a cappello dei sistemi, ma ci si pensa fin dall’inizio della progettazione del sistema stesso, dall’altro lato rappresenta anche un’opportunità per ripensare molti aspetti della Sanità se si adotta un approccio strategico e non reattivo» – sottolinea Silvia Piai, mettendo in evidenza che «se si utilizzano nel modo giusto i budget previsti per l’adeguamento al GDPR, si può davvero trovarsi di fronte a una forte leva di innovazione».

Le nuove tecnologie

È però necessario chiedersi fino a che punto i nuovi acceleratori dell’innovazione, e le relative applicazioni, l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata, la robotica e la stampa 3D possono rappresentare il futuro anche della Sanità. Ha provato a dare una risposta alla domanda lo studio condotto da FTI Consulting per Epson, che ha coinvolto nel corso dell’ultimo trimestre 2016 oltre 7.000 persone, 1.200 delle quali provenienti dal settore sanitario, di cinque paesi europei tra cui l’Italia. Come ha evidenziato la ricerca, due intervistati su tre (il 64 per cento) tra i professionisti della Sanità ritiene che le nuove tecnologie e un maggiore accesso ai dati siano in grado di portare significativi vantaggi in ambito medico. In particolare, il 72 per cento dei professionisti concorda sul fatto che la stampa 3D e la stampa organica e biologica potrebbero ridurre i tempi di attesa per gli interventi chirurgici, mentre una percentuale quasi analoga (il 70 per cento) afferma che in questo modo aumenterebbe anche il successo degli interventi stessi e delle cure. Inoltre, la realtà aumentata è considerata rivoluzionaria quasi dalla metà degli intervistati, con il 45 per cento concorde nel ritenere che questa cambierebbe il modo in cui si svolge la formazione chirurgica. Gli intervistati hanno anche riconosciuto l’importanza futura dei robot e della loro interazione con gli esseri umani. Infatti, secondo il 34 per cento, le cure sanitarie potrebbero essere affidate ai robot in modo che il personale medico possa svolgere mansioni più qualificate.


#eHealth Bruno Sirletti AD@Fujitsu_Italia IoT, Analytics e cloud per un nuovo modello di #Sanità
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Tra cloud e wearable…

In tema di tecnologie digitali, Daniela Scaramuccia, director Health and Life Science Industry di IBM Italia, spiega che «oggi, diventare digitali è un prerequisito inevitabile per rimanere competitivi: un’esigenza per il mondo dell’Industria, ma anche per la Pubblica Amministrazione e per la Sanità». E, proprio per la Sanità, «è il momento di accelerare, anche perché in questo campo il valore del sistema italiano è riconosciuto in tutto il mondo. Le tecnologie, infatti, consentono di migliorare la qualità dei servizi, ottimizzare il governo della spesa e l’allocazione delle risorse. Oggi, grazie al cloud tante soluzioni avanzate sono a portata di mano. E poi ci sono i dispositivi mobili, nuove apparecchiature, robot, dispositivi wearable che consentono di monitorare parametri chiave per la salute» – prosegue Daniela Scaramuccia.

…e tra IoT e Analytics

Sulla stessa linea anche Bruno Sirletti, presidente e amministratore delegato di Fujitsu Italia, secondo cui «con la digitalizzazione del sistema sanitario si potrebbero monitorare e curare i pazienti senza la necessità di un loro ricovero fisico in ospedale, fattore che permetterebbe un taglio dei costi significativo. Attraverso l’IoT installato nelle case dei pazienti, collegati in cloud, e le piattaforme di analytics, il personale medico potrebbe essere in grado di elaborare diagnosi a distanza. Inoltre, in maniera preventiva, l’analisi dei dati individuali e degli stili di vita permetterebbe di identificare i livelli di rischi per la salute prima che le patologie si conclamino, consentendo di intervenire in modo preventivo, modificando determinati comportamenti a rischio e potendone valutare l’impatto a lungo termine. La raccolta di dati individuali inoltre permette, una volta effettuata la diagnosi, di migliorare drasticamente il processo di cura, dando indicatori puntuali sulla reazione dell’individuo ai trattamenti, consentendo di ricalibrare le terapie, secondo le singole reazioni e in base anche agli stili di vita».


#eHealth Luca Ferraris @Italtel Telemedicina in primo piano
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Il nodo dei dati

Quello dei dati rimane un tema fondamentale. Infatti, sempre in base alla ricerca condotta a fine anno scorso da FTI Consulting per Epson, un maggiore accesso ai dati dei pazienti da parte dei professionisti sanitari potrebbe anche migliorare l’erogazione delle cure ai pazienti per il 72 per cento degli intervistati, mentre la maggiore disponibilità dei dati, secondo il 76 per cento, favorirebbe anche la condivisione delle conoscenze sul campo grazie all’accesso remoto e alla collaborazione virtuale rese possibili dalla tecnologia. Infine, oltre alle questioni legate alla privacy dei dati e a tempi e costi, lo studio ha evidenziato anche altre importanti questioni da affrontare come l’etica e la responsabilità: il 65 per cento degli interpellati concorda sul fatto che gli aspetti etici potrebbero in qualche modo rallentare o bloccare l’adozione delle tecnologie, mentre il 70 per cento ritiene che, in caso di complicazioni, l’imputazione della responsabilità potrebbe essere il problema principale.

La centralità dei dati

Va però sottolineato, come ricorda Daniela Scaramuccia di IBM, che «tutte le innovazioni vertono su un unico snodo: la centralità delle informazioni. I dati devono essere raccolti, letti, interpretati in modo da produrre informazioni utili, che devono essere rese disponibili in tempo reale a chi servono quando servono. Per la Sanità questo vuol dire comprendere meglio le patologie e prevenirle, effettuare trattamenti e cure personalizzate, ridurre i tempi della Ricerca. Per accelerare questa evoluzione, IBM investe e continua a investire. Ha anche creato un’unità dedicata formata da 2.000 persone. E il cognitive computing si conferma una risorsa preziosa perché permette di acquisire continuamente dati da bibliografie e casistiche vastissime. Oggi, i tavoli di lavoro che vedono IBM Watson al lavoro al fianco di ricercatori e medici sono davvero tanti. Dai grandi progetti per dare una svolta alla lotta contro il cancro alla realizzazione di soluzioni specifiche per migliorare la vita di ognuno di noi» – conclude Daniela Scaramuccia.


#eHealth Lorenzo Matteoni @BrotherItalia Eliminare inefficienze e migliorare la qualità
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Esempi virtuosi

Gli esempi di progetti innovativi in ambito sanitario in tutto il mondo non mancano: tra i più recenti, Bruno Sirletti di Fujitsu Italia cita «quello di assisted-living, che stiamo sviluppando con gli ospedali in Irlanda. Il progetto consiste nell’istallazione di diversi sensori per misurare il movimento e i segnali vitali dei pazienti mentre sono a casa, immagazzinando i dati in maniera sicura nel cloud proprietario. Il personale clinico e i pazienti interagiscono in tre tipologie di ambienti differenti. Un ambiente ospedaliero supervisionato, per fa sì che i medici conoscano prima il paziente. La casa del paziente stesso, dove attraverso dei semplici sensori legati ai wearable device è possibile applicare un monitoraggio continuativo durante le normali fasi di vita quotidiana. Un terzo ambiente assistito, una casa dedicata, dove i pazienti possono essere monitorati con sensori ambientali e fissi, integrati con i sensori wearable».

Telemedicina in primo piano

Parlando sempre di applicazioni, Luca Ferraris, responsabile Strategy, Innovation & Communication di Italtel, spiega che con l’approvazione della Legge Regionale 23 del 2015, la Regione Lombardia ha segnato un importante punto di svolta sul tema della gestione del sistema sociosanitario, e in particolare del paziente cronico, definendo un modello cui molte altre Regioni oggi si stanno ispirando. «In sostanza, la legge delinea una tendenza a supporto di una più attenta gestione del paziente cronico tesa a ridurre quanto più possibile il ricorso all’ospedalizzazione, con ritorni positivi sia sotto il profilo dei costi complessivi del sistema sanitario sia per gli aspetti di qualità della vita del paziente, che beneficia del fatto di poter essere seguito senza ricorrere al ricovero». Del resto, prosegue Luca Ferraris, «l’invecchiamento della popolazione rende sempre più vasto il bacino dei malati cronici che possono trarre beneficio da un modello di questo tipo. A questi, vanno poi aggiunti i pazienti oggetto di dimissioni precoci post operatorie: anche per loro è certamente preferibile essere seguiti nella prosecuzione delle terapie stando a casa propria». Italtel ha sviluppato una soluzione di telemedicina che punta sulla semplicità d’uso. Come spiega Ferraris, si tratta di assegnare un tablet a un paziente, cronico o che ha avuto una dimissione precoce. «Attraverso il device è possibile mantenere un collegamento audio e video costante con le strutture ospedaliere per il consulto, le richieste di assistenza con possibilità di escalation verso personale specialistico, la gestione delle terapie e dei farmaci, la possibilità di raccogliere dati da sensori wearable, e per garantire una comunicazione contestuale con il personale medico e paramedico».


#eHealth @EpsonItalia Maggiore accesso ai dati per migliorare servizi e performance
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Affrontare le sfide

Sempre in tema di soluzioni concrete, Lorenzo Matteoni, senior marketing manager di Brother Italia, evidenzia che la sfida principale per il settore sanitario è quella di migliorare la qualità del servizio offerto, assicurando sicurezza e privacy e, allo stesso tempo, ottimizzando i costi generali. «Sempre più spesso – spiega Matteoni – la domanda si rivolge verso prodotti che contribuiscano alla lotta agli sprechi e al miglioramento dell’efficienza. Grazie all’esperienza nel settore Healthcare, Brother offre soluzioni di alta tecnologia che migliorano il ciclo di gestione clinica, dall’identificazione in sicurezza del paziente fino alla stampa in mobilità nelle situazioni di emergenza». Senza dimenticare che «il contenimento della spesa è una finalità chiave dell’innovazione e che innovare significa ottimizzare i processi, eliminando inefficienze e migliorando la qualità del lavoro». Lorenzo Matteoni sottolinea un esempio concreto: «La stampante TD-2130NHC unisce efficienza e risparmio in un unico prodotto e permette di stampare direttamente braccialetti identificativi ed etichette con lo stesso apparecchio e con materiali di consumo antimicrobici e resistenti ai liquidi». Ma non solo. Avere la possibilità di stampare documenti in situazioni di emergenza è fondamentale. «La gamma di stampanti portatili PJ-700, grazie alle dimensioni ridotte, all’alta velocità e alla connettività, permette di stampare in formato A4 in condizioni di estrema mobilità, come autoambulanze e automediche, rappresentando un valido aiuto per il lavoro degli operatori e rispondendo alle esigenze sempre più dinamiche del settore Sanità».

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Sanità e IT. A che punto siamo? https://www.datamanager.it/2016/09/sanita-it-punto/ Fri, 23 Sep 2016 08:49:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109725 La recente sigla del documento che riconosce il ruolo strategico dell’Innovazione digitale in Sanità lascia presagire un nuovo capitolo nell’e-Health in Italia. Ma qual è lo stato attuale della trasformazione digitale nell’ambito sanitario? Grandi manovre sulla Sanità nel 2016. E di segno positivo. Come la notizia, di inizio luglio, dell’approvazione del Patto sulla Sanità digitale […]

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La recente sigla del documento che riconosce il ruolo strategico dell’Innovazione digitale in Sanità lascia presagire un nuovo capitolo nell’e-Health in Italia. Ma qual è lo stato attuale della trasformazione digitale nell’ambito sanitario?

Grandi manovre sulla Sanità nel 2016. E di segno positivo. Come la notizia, di inizio luglio, dell’approvazione del Patto sulla Sanità digitale tra Governo e Regioni. La sigla del patto, avvenuta a distanza di due anni dalla prima stesura, è stata salutata da più parti come un importante segnale di un nuovo inizio nell’eterna incompiuta tra Sanità e IT. Da tempo si fa notare da più parti che la digitalizzazione delle strutture sanitarie italiane è tuttora scarsa e poco omogenea, soprattutto se raffrontata ad altri paesi. Per esempio, è stato recentemente stimato dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano che la spesa per la Sanità digitale nel 2015 è stata pari a 1,34 miliardi di euro, circa l’1,2% della spesa sanitaria pubblica. Si tratta di un valore corrispondente a 22 euro per abitante, contro i 40 euro ad abitante della Francia, i 60 della Gran Bretagna e i 70 della Danimarca, solo per fare alcuni esempi. Comprensibile quindi l’entusiasmo del Governo, riflesso nelle parole di Vito De Filippo, sottosegretario alla Salute, che ha dichiarato che il Patto sulla Sanità digitale è «uno strumento di potenziale cambiamento radicale del Sistema sanitario. L’impatto che può determinare è straordinario, dato che produce nel tempo un effetto di uniformità e interoperabilità nella trasmissione di dati e servizi del Sistema sanitario con rilevanti possibilità sulla telemedicina, sul teleconsulto, sulla telerefertazione e sull’assistenza domiciliare».


#eHealth Adriana Allocato @IDCInsightsEMEA ‪@IDCItaly Quale digital transformation?
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Risparmi in vista

Al di là dei consueti trionfalismi, il patto appena sottoscritto mette in chiaro l’obiettivo di utilizzare al meglio le possibilità offerte dal digitale e dalle nuove tecnologie per il contenimento dei costi, per la trasparenza amministrativa, e soprattutto per l’efficienza e la sostenibilità. Le stime di risparmio, una volta che il sistema previsto dal Patto sarà a regime, parlano di una forbice tra gli otto e i dieci miliardi di euro, grazie anche a una cabina di regia istituita ad hoc per la vigilanza e l’indirizzo su progetti e operazioni, oltre che sul coordinamento e sul monitoraggio dello stadio di applicazione del patto. Va anche osservato che «formalizzare il ruolo strategico dell’innovazione digitale in Sanità è solo un primo passo verso l’effettiva realizzazione di un modello sanitario che sfrutti in pieno i benefici che le tecnologie odierne possono apportare. Affinché possa poi trovare concreta realizzazione è però necessario che sia associato a investimenti mirati e condivisi da una realtà sempre più ampia che aspiri alla realizzazione di un ecosistema sanitario» – mette in guardia Adriana Allocato, senior research analyst, Government and Health Insights di IDC EMEA.

Quale digital transformation?

Resta il fatto che le attese riposte in questo nuovo capitolo dei rapporti tra IT e Sanità dimostrano ancora una volta l’importanza di questo settore, che è tra i più rilevanti e delicati dell’eGov a livello nazionale, dove gli imperativi quali innovazione, efficienza e risparmio, stanno da tempo guidando l’evoluzione nelle richieste ai vendor e ai fornitori di servizi dell’ambito sanitario. Del resto, oggi le leve tecnologiche in grado di promuovere innovazione e sviluppo nell’eHealth sono molteplici: cartella clinica elettronica, fascicolo sanitario elettronico, medicina sul territorio, dematerializzazione dei documenti, servizi digitali al cittadino, analytics e clinical governance, mobile health, data recovery e cancellazione sicura dei dati sensibili. Un menù sicuramente molto ricco. E anche nelle opinioni degli interpellati da Data Manager, si nota la presenza di un buon livello di fiducia sulle possibilità offerte dalla trasformazione digitale e la sensazione di un clima nuovo nel rapporto tra IT e Sanità. Federico Descalzo, chief marketing & technology officer di Italtel, sostiene per esempio che «il processo di digital transformation, che negli ultimi anni ha visto coinvolte la Sanità pubblica e privata, comporta un risparmio in termini di tempo e di consumo di risorse. Inoltre, l’adozione di strumenti innovativi sia nelle tecnologie sia nell’approccio, maggiormente orientato a migliorare l’esperienza dei pazienti, può consentire di avere un doppio vantaggio, che vede, oltre a un risparmio da parte del sistema sanitario, anche un miglioramento della qualità della vita dei cittadini».


#eHealth Federico Descalzo @Italtel Verso l’Internet of Things
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Lo scenario europeo

Allargando la visione su un piano più ampio, si osserva che «in Europa, il mercato della Sanità digitale si sta evolvendo verso l’adozione di modelli di cura integrati e personalizzati rispetto alle esigenze del singolo paziente. Questi nuovi modelli rispondono alle crescenti pressioni sulla domanda dei servizi sanitari che derivano dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita esponenziale di malattie croniche e dalle aspettative sulla qualità delle cure, sempre più alte da parte dei pazienti. Tali pressioni si intensificano, inoltre per l’aumentare dei costi, per la competizione crescente che sussiste tra le varie tipologie di aziende sanitarie ma anche per le regolamentazioni sempre più stringenti che governano le modalità di gestione dei dati del paziente e la qualità dell’erogazione delle cure» – fa notare Adriana Allocato di IDC.

Con questi nuovi modelli di cura, emerge anche «la necessità di un sistema di condivisione delle informazioni tra i vari attori della realtà sanitaria, come personale medico e cittadini, nonché tra i vari setting di cura, cioè aziende e realtà geografiche diverse, per poter ottimizzare la qualità delle cure per i pazienti. La trasformazione digitale diventa una priorità essenziale per le aziende sanitarie che desiderano valorizzare i dati del paziente per erogare nuovi servizi, trasformare la “patient experience”, ottimizzare i modelli operativi e condividere e orchestrare risorse interne ed esterne. L’abilità di raccogliere, accedere e analizzare i dati del paziente è una condizione necessaria per poter progettare e implementare un sistema di prevenzione e di gestione delle malattie condiviso» – prosegue Adriana Allocato. Per questo motivo, le aziende sanitarie si rivolgono sempre più alle «opportunità offerte dal cloud, mobile, Big Data e social media, sviluppando un paradigma innovativo che IDC definisce Terza Piattaforma, dove la nuova generazione di tecnologie come i wearable, IoT, next-generation security, intelligenza artificiale e cognitive computing forniranno una spinta ulteriore all’innovazione» – sottolinea Adriana Allocato.


#eHealth Michele Dalmazzoni @CiscoItalia la #TelePresence in sanità
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Gestione dei dati in primo piano

L’emergere di questi nuovi paradigmi è anche alla base della trasformazione in atto, che vede le aziende sanitarie sempre più volte a «migliorare le modalità di gestione di dati strutturati e non, per poter elaborare informazioni utili allo sviluppo di piani di cura personalizzati. Secondo i dati della survey annuale di IDC Health Insights, i manager del settore IT della Sanità ritengono che la definizione di un’efficace strategia di gestione delle informazioni sia essenziale per sviluppare un modello di cura integrato. Tale priorità emerge dalla necessità di garantire un accesso sicuro ai dati e alle applicazioni digitale e supportare il processo di scambio delle informazioni, sia internamente sia con partner esterni, affinché possa avvenire in modo sicuro. Per raggiungere tali obiettivi, le aziende sanitarie investono in soluzioni che favoriscono la raccolta e la gestione congiunta delle informazioni, come electronic health records (EHRs) da condividere con altre aziende, electronic medical records (EMRs), health information exchange (HIE) platforms, portali di comunicazione per i pazienti» – conclude Adriana Allocato di IDC.

Esempi di eccellenza

Un esempio interessante di nuove applicazioni per la Sanità è quello realizzato con Cisco TelePresence dall’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige: «Un progetto innovativo nella cura dei pazienti oncologici che mette il paziente al centro dell’attenzione» – sottolinea Michele Dalmazzoni, collaboration & business outcomes leader di Cisco Italia, spiegando che «il pilastro di questa best practice è costituito da Gruppi Interdisciplinari di Patologia, detti Tumorboards aziendali, attivi in modalità di videoconferenza grazie alla soluzione Cisco TelePresence». Grazie a questo progetto, «il tumorboard aziendale garantisce una visione complessiva del paziente oncologico, dopo una discussione tra tutti gli operatori specializzati presenti nei sette ospedali provinciali. La partecipazione in videoconferenza di un team multidisciplinare composto da chirurghi, oncologi, radioterapisti, radiologi, patologi, infermieri e altri specialisti rappresenta un enorme vantaggio per i pazienti e per lo sviluppo delle competenze professionali di tutti gli operatori coinvolti» – prosegue Dalmazzoni. Inoltre, «ogni settimana gli specialisti dei diversi presidi ospedalieri partecipano alla videoconferenza, per condividere le informazioni sui pazienti e sulla loro storia clinica, discutere i risultati degli esami diagnostici e decidere il percorso di cura più adatto per ogni singolo paziente. Gli interventi chirurgici vengono sempre eseguiti da chirurghi dedicati in centri specializzati, mentre l’eventuale chemioterapia e follow-up vengono garantiti in tutti i sette ospedali provinciali. Il processo di miglioramento che ha investito l’intero sistema aziendale dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige grazie all’utilizzo di una tecnologia nata per favorire lo scambio di opinioni ed esperienze, non solo consente ai medici di prendere decisioni più rapide sulla base di informazioni cliniche più accurate e condivise, ma ottimizza anche l’uso delle risorse, come il tempo e le attività amministrative, e soprattutto migliora la qualità clinica garantita ai cittadini: un progresso in cui il risultato supera ampiamente la somma dei singoli elementi» – conclude Michele Dalmazzoni.

Verso l’Internet of Things

Un altro progetto di rilievo è quello realizzato presso l’Ospedale San Martino di Genova in collaborazione con Italtel. Si tratta di uno studio che vede coinvolte pazienti sottoposte a mastectomia e che vengono monitorate nel loro decorso postoperatorio con «DoctorLINK, una piattaforma aperta, studiata da Italtel per le necessità di comunicazione e collaborazione del mondo socio-sanitario: grazie a un tablet dedicato, è possibile mantenere la relazione medico paziente e proseguire le cure una volta avvenuta la dimissione, in una sorta di corsia virtuale, limitando così l’accesso alla struttura ospedaliera solo in caso di effettivo bisogno» – spiega Federico Descalzo di Italtel. In sostanza, «DoctorLINK combina la comunicazione real time tra le persone con la raccolta e gestione dei parametri provenienti dai sensori di tipo Internet of Things. La sperimentazione si propone di valutare e validare gli aspetti di risparmio, ma anche di miglior fruizione dei servizi sanitari da parte delle persone che necessitano di cure. DoctorLINK, nella sua veste di supporto terapeutico e farmacologico, si presta come ausilio nella gestione di tutte quelle patologie croniche che possono essere monitorate anche da remoto, grazie alla comunicazione video HD e alla possibilità di rilevare dati tramite i sensori» – conclude Descalzo.


#eHealth Lorenzo Matteoni @BrotherItalia Eliminare inefficienze e migliorare la qualità
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Efficienza e risparmi                                                           

Anche Lorenzo Matteoni, senior marketing manager di Brother, non ha dubbi: «Il settore sanitario affronta ogni giorno l’importante sfida di migliorare la qualità del servizio offerto e contemporaneamente abbattere i costi generali. La domanda dunque si rivolge verso prodotti che aiutino nella lotta agli sprechi e nel miglioramento dell’efficienza. Grazie alla sua esperienza nel settore Healthcare, Brother offre soluzioni di alta tecnologia che migliorano il ciclo di gestione clinica, dall’identificazione in sicurezza del paziente fino alla stampa in mobilità nelle situazioni di emergenza». E dato che «il contenimento della spesa è una finalità chiave dell’innovazione, innovare significa ottimizzare i processi, eliminare inefficienze e migliorare la qualità del lavoro. La stampante TD-2130NHC è un esempio concreto di questo approccio, che unisce efficienza e risparmio: un unico prodotto che permette di stampare sia braccialetti identificativi sia etichette, con materiali di consumo antimicrobici e resistenti ai liquidi. Poter stampare documenti in situazioni di emergenza è fondamentale: le stampanti portatili PJ-700 rispondono a questa esigenza, grazie alle dimensioni ridotte, all’alta velocità e alla connettività che permettono di stampare in condizioni di estrema mobilità, come autoambulanze e automediche, dando un valido aiuto per il lavoro degli operatori» – conclude Matteoni.


#eHealth Antonio Barone #LombardiaInformatica Nuovi modelli di governance
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Nuovi modelli di governance                         

Secondo Antonio Barone, responsabile governo sistema informativo per la Salute e la Socio Sanità Regionale di Lombardia Informatica, gli attuali trend evolutivi delle organizzazioni sanitarie vedono una sempre crescente attenzione sull’identificazione e messa in campo di modelli e processi organizzativi orientati a una visione olistica del cittadino e paziente. «A partire da un’unità di intenti in termini di obiettivi, ciò si declina, oggi, all’interno di diversi sistemi sanitari, in differenti modelli di assistenza volti a fornire un’adeguata risposta ai fabbisogni sanitari e sociosanitari dei singoli e aventi tutti, come comune denominatore, il paradigma della “presa in carico”. Ciò è in particolare modo vero – continua Barone – nel caso dei pazienti cronici multipatologici. I benefici promessi da tali modelli coniugano una maggior qualità del servizio determinata da percorsi di assistenza personalizzati, un migliorato processo di “tutoring” e dallo spostamento del baricentro dell’assistenza verso l’ambiente di vita del paziente con un miglioramento della sostenibilità del sistema complessivo ottenuto tramite un aumento generalizzato dell’appropriatezza dei percorsi di assistenza». Questo scenario implica «cambiamenti epocali in termini di cultura organizzativa prima ancora che di processi». In un sistema fortemente inerziale, quello sanitario, le principali leve su cui agire sono le regole di indirizzo e i processi di empowerment di cittadini e operatori. «Ciò non toglie – dice Barone – che le nuove tecnologie costituiscano un essenziale fattore abilitante a tali nuovi modelli. Il dispiegamento delle tecnologie funzionali a tali obiettivi è ampio e variegato e spazia dall’impiego di sofisticate analisi sui dati per l’identificazione dei bisogni e dei modelli di governance ai sistemi per la personalizzazione dei percorsi di assistenza e per la condivisione delle informazioni sullo stesso in termini di pianificazione e livello di aderenza nel tempo, dai sistemi di valutazione e monitoraggio di efficacia ed efficienza a quelli finalizzati all’ingaggio del paziente e alla semplificazione delle sue interazioni con gli operatori coinvolti nella presa in carico» – conclude Barone.

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Lombardia Informatica, l’ora delle app https://www.datamanager.it/2015/10/lombardia-informatica-lora-delle-app/ Thu, 15 Oct 2015 09:58:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85347 Alla scoperta di due applicazioni per mobile recentemente realizzate dalla società, nell’ottica di una Sanità sempre più vicina ai cittadini di Luca Manzoni Essere “citizen oriented” è da sempre una missione per Lombardia Informatica, il “braccio” IT della più importante regione italiana. Costituita nel 1981, si tratta di una società di servizi a capitale interamente […]

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Alla scoperta di due applicazioni per mobile recentemente realizzate dalla società, nell’ottica di una Sanità sempre più vicina ai cittadini

di Luca Manzoni

Essere “citizen oriented” è da sempre una missione per Lombardia Informatica, il “braccio” IT della più importante regione italiana. Costituita nel 1981, si tratta di una società di servizi a capitale interamente regionale, che svolge un ruolo di “cerniera” tra la domanda della pubblica amministrazione, l’offerta del mercato IT e i cittadini che usufruiscono dei servizi. «Tra gli strumenti che possono favorire sempre più la nostra missione, soprattutto nell’ambito della Sanità, c’è tutto il mondo del mobile, con smartphone, tablet e potenzialmente anche wearables» – spiega a Data Manager, Fulvio Barbarito, direttore direzione SISS (Socio Sanità e CRS-SISS) di Lombardia Informatica. Nella ricerca di una Sanità che sia più sostenibile, oltre che efficace, «i modelli gestionali evolvono in tutto il mondo con nuovi percorsi per la presa in carico del paziente volti al miglioramento dell’assistenza per cronici, anziani e disabili.


#Sanità Fulvio Barbarito di #LombardiaInformatica «Servizi ai cittadini per #Expo2015 » @LombardiaOnLine
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I nuovi modelli, elementi centrali della nuova Riforma della Sanità lombarda, puntano a una maggiore territorializzazione delle cure, con strutture e operatori che cooperano in rete, e all’empowerment del cittadino, che interagisce in rete con strutture e operatori con un ruolo più attivo e consapevole nella cura: in tale contesto, la rete, gli strumenti di mobilità e la telemedicina sono fondamentali e imprescindibili» – prosegue Barbarito, citando come esempio recentissimo il «bouquet di app per i servizi al cittadino come le prenotazioni, il pronto soccorso e, a breve, anche i referti». è questo un importante arricchimento del Portale dei Servizi online, su cui in Lombardia si lavora da diversi anni e che consente ai cittadini di fruire di un ricco insieme di servizi su tutto il territorio regionale. In particolare: scelta e revoca del medico, o pediatra, gestione delle proprie esenzioni del ticket, prenotazioni delle prestazioni sanitarie, il Fascicolo Sanitario Elettronico con referti online e vista di contatti e prescrizioni, gestione dei pagamenti, altro. Le app sono gratuite e sono disponibili per smartphone e tablet sia per i sistemi operativi iOS sia Android.

L’occasione di Expo 2015

La prima app coglie l’occasione di Expo Milano 2015, l’evento internazionale che per sei mesi catalizza l’attenzione del mondo su Milano e la Lombardia, per proporre ai cittadini un servizio davvero utile. Infatti, l’applicazione di Regione Lombardia denominata “SALUTILE Pronto Soccorso Expo”, permette di conoscere direttamente sul display la situazione delle code nei pronto soccorso vicini all’area Expo, coinvolgendo gli ospedali più vicini alla zona. Con un semplice click è possibile vedere quanti sono i pazienti in attesa e quanti quelli sottoposti a trattamento sulla base di una scala di gravità per codice colore (bianco, verde, giallo, rosso). Da notare che l’app è disponibile sia in inglese sia in italiano, e si configura quale strumento adattissimo per fornire un servizio sia ai cittadini sia ai turisti, italiani e stranieri, in visita a Milano.


#Sanità Fulvio Barbarito di #LombardiaInformatica Applicazioni per mobile per una Sanità vicina ai cittadini
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Sanità Self-Service

Da considerare sono poi le app per la semplificazione dei processi di accoglienza delle Aziende Sanitarie Lombarde: l’obiettivo è tagliare le code agli sportelli e portare i cittadini a usufruire dei vari servizi in modo più facile, senza muoversi da casa, tramite Internet e le app, oltre a chiamare il call center regionale da tempo strumento importante e molto utilizzato. In particolare, è stata ultimamente realizzata la app SALUTILE Prenotazioni, che consente di prenotare le prestazioni sanitarie (visite, esami…) sulle strutture della città di Milano. Degno di nota è anche il progetto “Sanità Self-Service”, attivo nell’ASL Varese e in tutta la relativa provincia, denominato informalmente anche “taglia-code”: il servizio rappresenta un’innovazione in quanto gli utenti possono, tramite app o web, prenotare il posto in coda presso gli sportelli al pubblico per i vari servizi dell’ASL, dalla scelta del medico o pediatra, all’esenzione del ticket, fino alla gestione della Carta Nazionale Servizi. Inoltre, «stiamo lavorando per mettere a disposizione del mercato servizi standardizzati per l’accesso a basi dati e applicazioni sanitarie di Regione Lombardia, consentendo a operatori pubblici e privati di realizzare, in modo controllato e nel rispetto della privacy, nuove app specializzate per l’ambito sanitario con l’obiettivo di innescare un circolo virtuoso di sviluppo di servizi a vantaggio dei cittadini» – conclude Fulvio Barbarito.

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eHealth, quando l’ICT rinnova la sanità https://www.datamanager.it/2015/07/ehealth-quando-lict-rinnova-la-sanita/ Mon, 20 Jul 2015 14:35:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=79895 La digitalizzazione a tutti i livelli del settore sanitario rappresenta un potente driver per promuovere modelli organizzativi più efficienti e assicurare usi più produttivi delle risorse, come dimostrato dalla spesa complessiva, che è finalmente in aumento Tra medicina sul territorio, dematerializzazione dei documenti, soluzioni di cloud computing, big data e analytics a supporto della clinical […]

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La digitalizzazione a tutti i livelli del settore sanitario rappresenta un potente driver per promuovere modelli organizzativi più efficienti e assicurare usi più produttivi delle risorse, come dimostrato dalla spesa complessiva, che è finalmente in aumento

Tra medicina sul territorio, dematerializzazione dei documenti, soluzioni di cloud computing, big data e analytics a supporto della clinical governance, la digitalizzazione della sanità sta conoscendo una nuova stagione. Con risultati finalmente positivi sulla spesa complessiva, che nello scorso anno ha interrotto la serie negativa, riportandosi ai livelli del 2010. Dopotutto, quelli dedicati alla sanità continuano a rappresentare una fetta significativa degli investimenti in ICT, anche perché le leve tecnologiche per favorire innovazione e sviluppo nell’ambito del settore sanitario sono molteplici, con numerosi strumenti che possono far ottenere nuove efficienze e realizzare i cambiamenti da più parti auspicati.

Investimenti in aumento in Italia

La buona notizia arriva dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, che nello scorso maggio ha rilasciato i dati del rapporto 2015. Spicca in primo luogo l’aumento del 17% nelle risorse stanziate per la digitalizzazione della sanità italiana nel corso del 2014, che hanno così raggiunto la quota complessiva di 1,37 miliardi di euro, un livello che non si toccava dal 2010. Ma non è ancora il caso di cantare vittoria, visto che quella in ICT rimane tuttora una quota limitata della spesa sanitaria pubblica, essendo pari solo all’1,3% del totale, corrispondente a 23 euro circa per ciascun abitante. Più in dettaglio, in base ai dati del Politecnico di Milano, «la spesa Ict è così ripartita tra i diversi attori del Sistema Sanitario nazionale: 960 milioni di euro è la spesa sostenuta dalle strutture sanitarie (+ 20%), 325 milioni di euro sono spesi direttamente dalle regioni (+10%), 68 milioni di euro dagli oltre 47.000 medici di medicina generale, in media 1.451 euro per medico (+13%), 20 milioni di euro dal ministero della Salute (+5%). Per quanto invece riguarda le tecnologie, «la cartella clinica elettronica rappresenta l’ambito su cui le Aziende sanitarie allocano la quota più rilevante di risorse economiche (58 milioni di euro), seguito dai sistemi di disaster recovery e continuità operativa (40 milioni di euro)» – spiegano al Politecnico. Su questi stessi ambiti, il 40% dei Cio interpellati prevede un incremento degli investimenti nel 2015. Anche per i sistemi di gestione documentale e conservazione a norma, secondo il 50% dei Cio, ci sarà un aumento degli investimenti, in parte resi necessari dagli obblighi sulla fatturazione elettronica verso la PA.


#eHealth Come passare dall’assistenza a un modello più innovativo?
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L’orizzonte europeo

Allargando il discorso in ambito europeo, la spesa complessiva per l’ICT in sanità crescerà dai 13,2 miliardi di dollari del 2013 ai 14,6 miliardi del 2018, in base alle previsioni di IDC Health Insights. Sempre secondo gli esperti di IDC, questa crescita sarà guidata dal software, in aumento del 4,6%, mentre la quota di crescita dei servizi si rivelerà meno brillante, attestandosi sull’1,6%, e l’hardware si contrarrà dell’1%. È interessante notare come nei primi cinque paesi europei si concentrino i tre quarti della spesa IT in sanità: nel 2013, questo dato era esattamente il 73%, con il Regno Unito saldamente in testa, ma con una previsione di crescita poco brillante nell’arco dei cinque anni dal 2013 al 2018, inferiore all’1%, mentre la Germania seguiterà a essere il migliore performer, con un 3% complessivo, seguita dalla Francia col 2,2%. Italia e Spagna, sempre in base alle previsioni di IDC, vedranno una spesa in declino. «I vincoli finanziari rappresentano tuttora un serio ostacolo a una crescita sostenibile, ma gli enti sanitari e i decision maker ricorrono sempre più alla digital transformation per modernizzare la sanità, con obiettivi anche di lungo termine. Tra le aree in cui è previsto l’impatto più rilevante della trasformazione digitale, vi sono le iniziative di cura integrate e la modernizzazione degli ospedali» – sottolinea Silvia Piai, EMEA research manager di IDC Health Insights.

Usare i big data

Ma un’altra rivoluzione è già tra noi, ed è quella dei big data. Recentemente, NetApp ha provato a stimare in numeri l’impatto dei big data sul settore sanitario, dove un utilizzo coerente di questi dati potrebbe consentire alle persone di vivere una vita più lunga e sana. Già oggi l’adozione delle cartelle cliniche elettroniche (EHR, Electronics Health Record) consente di fornire informazioni in tempo reale a medici, infermieri e altri operatori sanitari, che possono così prendere decisioni migliori e fare diagnosi più rapide e accurate. Anche perché i numeri in gioco sono davvero tanti: per esempio, spiegano in NetApp, «entro il 2020, le organizzazioni sanitarie useranno 25.000 petabyte di dati, cioè 50 volte i dati disponibili oggi, e un dispositivo di elettrocardiogramma standard raccoglie circa mille punti di dati al secondo, mentre una TAC 3D occupa più di un Gb di spazio». E poiché i dati nel settore sanitario crescono esponenzialmente, la loro analisi sarà una componente molto importante e sempre più integrata nel prossimo futuro, e «un migliore uso dei big data nella sanità potrebbe comportare un risparmio pari a 250-400 mila miliardi di euro ogni anno» – sempre secondo le previsioni citate da NetApp.

Innovazione diffusa

«La sanità sia pubblica sia privata è alla continua ricerca di soluzioni tecnologiche all’avanguardia che possano consentire di gestire in modo unificato e riproducibile i processi interni ed esterni. Se pensiamo a qualche anno fa, l’archivio dei pazienti di un ospedale, per esempio, non era “esportabile” all’esterno, e spesso e volentieri non comunicava tra gli stessi reparti interni. Attualmente, l’IT è entrata praticamente dappertutto e consente notevoli risparmi oltre che realizzare in modo creativo soluzioni tecnologiche davvero innovative» – sintetizza Cristiano Pacitto, general manager di Datamatic Sistemi e Servizi. Per fare un esempio concreto, la società commercializza piattaforme che hanno consentito una prima rivoluzione nel settore della radiologia, facilitando la dismissione delle lastre radiologiche verso la produzione del “CD-Paziente” e ora sta incentivando la prossima rivoluzione con l’introduzione del “Portale-Paziente”, un cruscotto web dove il paziente può scaricare comodamente da casa l’esito dei propri esami o anche inoltrare al proprio medico di fiducia le credenziali per accedere agli esami da remoto, in modo sicuro e nel rispetto della normativa vigente in termini di privacy. In questo modo – spiega Pacitto – «oltre a un indubbio vantaggio per la sanità in termini di costi sia di gestione sia di produzione, si evita che il paziente debba ritornare presso il centro diagnostico solo per ritirare referto e supporto ottico».


#eHealth In Italia, il rapporto fra spesa sanitaria e ICT per la sanità è all’1,4%
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Protocollo unico

Sulla base di questi esempi e capitalizzando sulle innovazioni tecnologiche, il discorso può essere allargato. Secondo Cristiano Pacitto, «il ministero della Salute potrebbe valutare la costituzione di un “osservatorio delle innovazioni”, dove le aziende possano accreditarsi e presentare i propri progetti imprenditoriali, in modo da avere un unico interlocutore con cui potersi raccordare e normalizzare i flussi. Oggi, ogni applicazione che deve comunicare i dati e le rendicontazioni alle Regioni ha necessità di accreditarsi presso ogni Regione, con dispendio di energia, tempo e costi. Sarebbe sufficiente rilasciare un unico protocollo in entrata, visto che fondamentalmente i dati sono sempre gli stessi, mentre il problema è costituito proprio dal protocollo di comunicazione». Ma c’è di più: «Il mondo della sanità è stato storicamente retaggio di quelle che sono definite major, ovvero le multinazionali, aziende specializzate che hanno potuto sostenere sia la dimensione dei progetti sia gli oneri di dilazione di pagamento. Mentre queste realtà possono essere, anche se sempre meno, adeguate per la pubblica amministrazione, la sanità privata, e quindi anche quella convenzionata, non può mantenere questo schema che, anzi, spesso appesantisce i processi e ha per sua natura difficoltà ad adeguarsi alle crescenti necessità del privato che mira a offrire servizi sia qualitativi sia quantitativi ai pazienti» – prosegue Pacitto. È in questo ambito che «Datamatic Sistemi e Servizi è in grado di offrire una innovativa piattaforma di practice management, denominata Elios Suite, per la gestione completa dei centri diagnostici e di strutture affini, con un applicativo che si occupa di riunire in un unico cruscotto tutti i processi aziendali e strategici di questo genere di realtà. Il paziente viene seguito dalla prenotazione, all’accettazione e all’eventuale degenza, mettendo le strutture private in grado di integrare tutti i flussi in modo moderno e a costi sostenibili, cosa che precedentemente oltre a non essere possibile non poteva prevedere la flessibilità e capacità di adattamento alle esigenze di ciascun cliente, diversa da Regione a Regione» – conclude Pacitto.

Gestione territorializzata

Non ha dubbi Antonio Barone di Lombardia Informatica, dove ha la qualifica di responsabile della struttura Governo Sistema Informativo Socio Sanitario Regionale: «Il sistema sanitario ha certamente un problema di sostenibilità da affrontare in quanto i cittadini oggi si aspettano di vivere di più e meglio di ieri. È noto che le fasi più problematiche delle patologie croniche sono limitabili tramite la gestione dell’aderenza ai percorsi di salute e diverse risorse sono recuperabili agendo sulla riduzione della cosiddetta “inappropriatezza”. Il successo in tal senso è legato, in Lombardia (si pensi per esempio all’esperienza dei CReG, cioè i Chronic Related Group, o dei più recenti POT, ovvero Presidi Ospedalieri Territoriali) come altrove, ad alcuni fondamentali cambiamenti del sistema salute. Alla luce di questo, prosegue Barone, in futuro occorrerà sempre più ricorrere a misure quali «l’identificazione di percorsi di assistenza per patologia o combinazioni statisticamente e clinicamente rilevanti di patologie cui assegnare un budget per la presa in carico complessiva del paziente; una gestione del percorso di salute del singolo paziente sempre più “territorializzata”, prevedendo la collaborazione attiva di più figure di assistenza che condividono un obiettivo di salute comune, con un “case manager” che avrà il ruolo di regista e la responsabilità prima sul budget per la presa in carico; e infine una maggiore partecipazione e ingaggio del cittadino nel proprio percorso di salute, cioè un empowerment». È in questo scenario che «le tecnologie informatiche, dai sistemi direzionali per le simulazioni e le analisi, ai sistemi per la gestione della collaborazione clinico-assistenziale, dai servizi online e mobile per i cittadini agli strumenti per la dematerializzazione dei processi, saranno abilitanti e indispensabili: la necessità di investirvi risulta evidente proprio per il raggiungimento della sostenibilità del sistema complessivo» – conclude Barone.

L’ora dell’empowerment

Rimanendo in ambito delle Regioni, Lorenzo Sornaga, responsabile area progettuale sanità e sistemi centrali di accesso di Lait, concentra l’attenzione sul potenziamento della sanità territoriale, che «è sicuramente la sfida più importante con la quale misurarsi oggi: è evidente che la riuscita di questa azione passa attraverso la strutturazione dei dati in formati standard e aperti. La conoscenza del dato deve essere accompagnata da una corretta capacità e consapevolezza del paziente in relazione alla propria salute. L’insieme di questi fattori viene definito come il concetto di “patient empowerment”, che rappresenta oggi la frontiera più avanzata della sanità territoriale e l’obiettivo da raggiungere per tutti».

Ricordando come in Italia il rapporto fra spesa sanitaria e ICT per la sanità sia pari all’1,4%, contro il 3% del resto dell’Europa – Sornaga avverte che «il progressivo invecchiamento della popolazione mette a dura prova i servizi sanitari regionali in termini di spesa: per contenerla, abbiamo assistito a un susseguirsi di tagli lineari anche nel settore dell’ICT della sanità, i quali se non accompagnati da una corretta logica di ottimizzazione rischiano di ridurre il livello dei servizi. La centralizzazione degli acquisti e la centralizzazione in regione dei sistemi “locali”, quest’ultima azione dell’Agenda Digitale Italiana e del Lazio, sono le altre leve che devono accompagnare l’azione di rinnovamento e razionalizzazione». Non va poi dimenticato che – prosegue Sornaga – «il manifesto siglato a Roma da Assinter, l’associazione che riunisce le società ICT di Regioni e Province autonome, e un gruppo di aziende attive nel settore della sanità digitale rappresenta una novità. L’obiettivo è un percorso che veda insieme Assinter e aziende fra loro concorrenti che hanno accettato di collaborare per la digitalizzazione della sanità. Il manifesto vuole la valorizzazione degli investimenti fatti negli ultimi anni facendo in modo che siano recepiti dal governo nazionale. Inoltre, chiama a un forte sostegno alla collaborazione pubblico-privato, per stimolare gli investimenti e snellire il settore dalle procedure amministrative».


#eHealth Big Data, un’opportunità per la sanità
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Innovare con le best practice

Parte invece dalle conclusioni della ricerca dell’Osservatorio Digital Innovation in Healthcare promosso dal Politecnico di Milano l’analisi di Flavio Radice, vice president, general manager e COO di Hitachi Systems CBT, azienda che è tra gli sponsor della ricerca. Secondo Radice, «i risultati della ricerca sono stati molto interessanti: è stato osservato che oltre alla conferma della domanda di sistemi di gestione di reparto e di gestione amministrativa, andrà a crescere la richiesta di soluzioni cloud e mobile, nell’ambito sia della telemedicina sia della gestione dei processi socio-sanitari sul territorio». Tra gli esempi di eccellenza e di best practice, Radice menziona WebRainbow, «la nostra piattaforma di Enterprise Information Management, che ha ottenuto un importante riconoscimento durante l’assegnazione del Premio finale Digital Innovation in Healthcare, con la case history realizzata alla ULSS 9 di Treviso: una giuria qualificata, composta da più di trenta direttori generali e amministrativi delle maggiori strutture sanitarie e associazioni di categoria, ha riconosciuto nella nostra soluzione un elevato livello di innovazione e miglioramento della sanità digitale nazionale».

L’esempio della telemedicina

È sulla telemedicina che Mariarita Costanza, direttore tecnico di Macnil – Gruppo Zucchetti, punta l’attenzione, citando un esempio concreto e molto apprezzato: il progetto «SIAM – Servizi Innovativi per l’Autocontrollo Metabolico, cofinanziato dalla Regione Puglia e realizzato da Macnil, società del Gruppo Zucchetti, in collaborazione con il Dipartimento Emergenza e Trapianto di Organi dell’Università degli Studi di Bari e altri partner. Grazie a questo sistema, spiega Mariarita Costanza, «si ottiene l’esito degli esami in tempo reale, la mobilità, l’interattività fra medico e paziente e la fruizione di servizi erogati da ASL, centri di medicina e strutture sanitarie. Il medico competente può intervenire tempestivamente sul paziente in caso di emergenza e, a sua volta, il paziente non deve effettuare spostamenti per recarsi in centri specializzati con conseguente risparmio di costi e tempi». Più in dettaglio, «il progetto si basa sulla valorizzazione e l’elaborazione originale dei dati biomedici risultanti dall’autocontrollo di colesterolo, trigliceridi, glicemia attraverso l’uso di uno o più sensori biomedici e uno smartphone. Attraverso un’opportuna interfaccia fisica, sviluppata nell’ambito del progetto, l’apparecchio telefonico viene collegato allo strumento di misurazione per trasmettere direttamente alla centrale di monitoraggio i dati rilevati. Contemporaneamente, attraverso un collegamento dati, i risultati delle rilevazioni sono trasmessi a un applicativo web. Il paziente può così consultare in qualsiasi momento il proprio “diario glicemico”, che viene archiviato in formato elettronico e aggiornato automaticamente, direttamente dallo smartphone o dal pc e condividerlo con l’équipe medica di riferimento» – prosegue Mariarita Costanza.

Puntare sulla fruibilità

Ci pensa Vincenzo Todisco, managing director di QSL Italia a ribadire che «da anni la sanità richiede sempre più garanzie di continuità operativa all’interno del proprio IT, mirando a gestire i dati con le dovute attenzioni. Protezione e disponibilità continua, a garanzia di eventuali interruzioni e perdite d’informazioni, sono diventate argomento sensibile e ciò stimola la capacità intercomunicante dei software sviluppati, anche in base al concetto di Big Data o Smart Data, posizionandoli sul tema della fruibilità». Riguardo alla spesa, «in alcuni casi specifici, come per esempio lo scambio dei dati e delle informazioni tra sistemi operativi posti in differenti aree o reparti, è possibile unire pratiche di risparmio economico e strutturale semplificando il flusso degli scambi di dati attraverso software di Data Integration, che si occupano di connettere in tempo reale database eterogenei posti su un qualsiasi sistema operativo, dando immediatezza allo scambio e all’aggiornamento dei dati. Si tratta della fruibilità, che va intesa come il risultato della sincronizzazione dei dati originati in diversi luoghi o condizioni, allo scopo di rendere una totale panoramica della situazione anche se ciò coinvolge differenti tipologie di dati distribuiti in diversi sistemi». È anche per questo che, senza generalizzare troppo, «si può tranquillamente dichiarare che a oggi, l’IT è sotto la lente di ingrandimento per fare in modo di “scovare” falle e aree di miglioramento. In questo ambito, il primo elemento preso in considerazione è sempre la garanzia di avere il possesso “certo” dei propri dati e di converso l’uso e la conseguente capacità di analisi ed elaborazione» – conclude Todisco.


#eHealth Più efficienza, meno costi: l’ICT è l’unica leva strutturale
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Verso un nuovo modello di sanità

Infine, Achille Grisetti, direttore generale di NoemaLife sottolinea che oggi «la sfida è abbandonare il paradigma assistenzialistico e puntare su un welfare inclusivo e tecnologicamente avanzato. Un welfare qualificante, che investa sulla creazione di valore, con la collaborazione tra soggetti pubblici e privati. Occorre definire un nuovo modello di sanità, in grado di prendersi carico non solo dei pazienti acuti ricoverati in ospedale, ma, sempre più, a livello di assistenza domiciliare e sociale, secondo un modello di cura organizzato a rete, che integri i diversi attori che operano nel settore». In questa ottica, l’ICT rappresenta «l’unica strada per riformare il sistema a livello strutturale e ottenere i risparmi richiesti a livello centrale, senza dover tagliare i servizi. Il problema non è “quanto” costa il sistema sanitario, ma “come” e “dove” si decide di allocare le risorse disponibili». E dato che nulla è più efficace degli esempi concreti, Achille Grisetti cita il Laboratorio Logico Unico dell’Area Vasta Emilia Centrale, che è «il primo Laboratorio provinciale d’Italia, tra i primi d’Europa per volumi di prestazioni e innovazione tecnologica e organizzativa. Dopo il Laboratorio Unico Metropolitano di Bologna (LUM) e l’Area Vasta Romagna (AVR), NoemaLife ha applicato la stessa logica allo sviluppo informatico del Laboratorio Unico dell’Area Vasta Emilia Centrale (AVEC). Un unico sistema informatico condiviso e distribuito tra: Azienda USL di Bologna, Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Orsola Malpighi, Istituti Ortopedici Rizzoli, Azienda USL di Imola, Azienda USL di Ferrara, Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Anna di Ferrara».

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IT e pubblica amministrazione: l’anno della svolta? https://www.datamanager.it/2015/03/it-e-pubblica-amministrazione-lanno-della-svolta/ Tue, 17 Mar 2015 13:22:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71290 Qualche indizio positivo fa propendere per una svolta nell’uso dell’IT da parte della PA, tra fenomeni come le smart city o la nuova tendenza verso il “Government as a Platform” È stato osservato da più parti che il 2015 si può rivelare un anno di svolta, nell’eterna incompiuta del rapporto tra ICT e pubblica amministrazione. […]

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Qualche indizio positivo fa propendere per una svolta nell’uso dell’IT da parte della PA, tra fenomeni come le smart city o la nuova tendenza verso il “Government as a Platform”

È stato osservato da più parti che il 2015 si può rivelare un anno di svolta, nell’eterna incompiuta del rapporto tra ICT e pubblica amministrazione. Del resto, i segnali positivi verso un’ulteriore crescita dell’efficienza del settore pubblico si stanno moltiplicando, e in qualche caso concretizzando, grazie anche all’entrata in vigore di normative specifiche oltre che alla decisa spinta sul digitale operata dal Governo. Sono molti i temi caldi: si parla di smart city, di nuovi servizi al cittadino, di fatturazione elettronica, e di tanto altro. Un esempio recente a questo riguardo è l’identità digitale, con l’ingresso nella fase esecutiva del progetto istituzionale SPID, indicato da più parti come un vero fattore di cambiamento nelle modalità di accesso ai servizi pubblici e privati via Internet, con impatti sia sui cittadini che usufruiscono di tali servizi sia sulle aziende che li forniscono.

Non a caso, Gianmatteo Manghi, direttore commerciale enterprise e pubblica amministrazione di Cisco Italia, sottolinea che «il 2015 si sta preannunciando come l’anno della svolta in termini di miglioramento dei processi interni della pubblica amministrazione e dei servizi ai cittadini, come tracciato nel documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri di novembre 2014 che indica la “strategia per la crescita digitale 2014-2020” annunciando gli interventi in agenda, alcuni dei quali possono già essere realizzati nel corso del 2015». Di tali interventi, «uno dei più attesi e fondamentali per rendere possibili tali miglioramenti è la creazione di un nuovo modo di comunicare tra la pubblica amministrazione da una parte e i cittadini e le imprese dall’altra, denominato Italia Login. Si tratta sostanzialmente di creare una vera e propria identità digitale che consente a ciascun cittadino o alle imprese, mediante i propri incaricati, di accedere a un gran numero di informazioni e di servizi pubblici in modalità digitale».


Gianmatteo Manghi @CiscoItalia Il 2015, l’anno della svolta per la PA
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Verso il “Government as a Platform”

L’identità digitale, su cui sta operando l’AGID, Agenzia per l’Italia Digitale, va verso la tendenza del “Government as a Platform”, identificata da Massimiliano Claps, research director di IDC Government Insights EMEA, nella quale «ci si allontana dal vecchio paradigma che vede la pubblica amministrazione fornire l’identità, per andare verso un modello nel quale vengono certificati da parte dell’autorità centrale i provider privati». Un primo reale esempio di questa nuova modalità è dato dal “Gov.UK Verify program”, nel quale i soggetti utilizzano un sistema pubblico per provare la loro identità quando è necessario, ma invece di usare un unico database governativo, saranno le società certificate dal programma, come per esempio banche, telco, o altro, a verificare l’identità dell’utente. Quello del Government as a Platform è uno dei sei macro-temi identificati per il 2015 nelle “predictions” dell’IDC FutureScape realizzato a fine 2014 da IDC Government Insights, fra i quali si può menzionare anche la “Omnichannel citizen experience”, nella quale “dovrebbe essere il cittadino a scegliere quale canale utilizzare per le sue interazioni con gli enti pubblici, e questi dovrebbero adeguarsi garantendo coerenza lungo tutti i diversi canali di comunicazione”, spiega Claps, citando come esempi alcune PA locali del Regno Unito, alcune iniziative del Comune di Milano e soprattutto la città di San Francisco, che fa ampio uso di diversi canali, compreso Twitter.


Massimiliano Claps @IDCInsights Verso il Government as a Platform @IDCInsights @IDCItaly
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Smart city sugli scudi

Roberto Patano, senior manager system engineering di NetApp conferma la «grande attenzione posta in questo momento sull’identità digitale, come mezzo di semplificazione dell’accesso dei cittadini alla pubblica amministrazione», senza però dimenticare che «anche il tema smart city è un ambito di discussione costante, su cui molta importanza rivestono soluzioni come il cloud e la virtualizzazione, per la creazione di piattaforme intelligenti che consentano lo scambio di dati e informazioni». Su questa linea è anche Gianmatteo Manghi di Cisco, secondo cui «il concetto di smart city, o smart community, racchiude in sé innumerevoli vantaggi per il cittadino, tra cui la sicurezza sul territorio, la gestione energetica, viabilità e mobilità, oltre a cultura e turismo. Affinché le smart community riescano veramente a determinare questi vantaggi e portare a un miglioramento della qualità della vita nelle città, è molto importante che si realizzi una piattaforma tecnologica, denominata “Service Delivery Platform”, su cui basare i servizi che verranno erogati nel breve termine e che sia pronta ad abilitare anche nuovi servizi in futuro, accogliendo le innovazioni che verranno rese disponibili un domani».

Quello che c’è di nuovo, nell’ambito delle smart city, è che «siamo arrivati a un buon livello di attuazione delle premesse dei concetti di smart city e di Internet of Things» – sottolinea Massimiliano Claps di IDC, notando come si stia «iniziando a operare in maniera più coordinata nella correlazione tra Big Data e Internet of Things, e si cominciano a intravedere convergenze che traggono valore, superando la logica dei silos che ha dominato fin qui».


Roberto Patano Smart city sugli scudi @NetApp @NetApp_Italia
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Evoluzione del sistema

Il tema è inquadrato bene anche da Maurizio Martinozzi, manager sales engineering di Trend Micro, sottolineando che «si nota, discutendo con gli addetti ai lavori e gli operatori del settore pubblico, che le tematiche principali relative alla PA, a prescindere dai singoli servizi, sono quelle di razionalizzare i costi e le spese. Possiamo dire che c’è una duplice esigenza. La prima riguarda un’evoluzione del sistema che deve mirare a proporre i servizi in maniera efficiente e innovativa, la seconda ha a che fare con la necessità di una cultura e preparazione che faccia in modo che i manager guidino una rivoluzione dell’IT. Le nuove leve hanno un profilo e competenze di alto livello e devono aiutare a supportare e incanalare un cambiamento che finora non è stato netto». Proprio per questo, secondo Martinozzi, «il 2015 si può rivelare un anno di svolta se veramente un aspetto di formazione e uno di modernizzazione delle infrastrutture riusciranno ad affiancarsi per far evolvere l’IT nel settore della pubblica amministrazione centrale e locale. Il grosso ostacolo può essere il non poter effettuare una progettazione a lungo termine, per criticità di natura economica e di budget».


Maurizio Martinozzi @TrendMicroItaly I limiti di budget, ostacolo per progettazione a lungo termine
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Il cloud fattore abilitante

Ma se l’identità digitale “rappresenta uno dei passi fondamentali per realizzare i tre obiettivi principali indicati nella “Strategia per la crescita digitale 2014-2020” della Presidenza del Consiglio: lo “switch off” dell’opzione analogica, la crescita economica e sociale del Paese, il coordinamento degli investimenti in ICT della pubblica amministrazione, i fattori abilitanti fondamentali per questa trasformazione sono rappresentati dalla rete a banda ultra-larga e da architetture tecnologiche innovative, in particolare nell’ambito del cloud computing e della sicurezza» – fa notare Gianmatteo Manghi di Cisco.

Gli fa eco Giuseppe Magni, direttore marketing di Fujitsu Italia, sottolineando che «open data e cloud computing sono i veri elementi chiave per compiere quell’importante ripensamento dei processi, nonché la rottura di schemi oramai obsoleti, utilizzando la tecnologia come strumento al servizio del cambiamento. Open data e cloud computing potrebbero dare il via finalmente al processo di dematerializzazione dei dati delle PA e al loro spostamento verso i servizi pay-per-use in modalità remota, rendendo più facile la condivisione delle informazioni, più flessibile l’utilizzo delle risorse informatiche e, di conseguenza, semplificando l’operato di amministratori, funzionari e utenti. Oltre ovviamente a tagliare i costi relativi all’approvvigionamento di infrastrutture IT». Questo perché «il cloud computing rappresenta a tutti gli effetti un nuovo modello di erogazione dei servizi IT in grado di dare una svolta importante in tema di spending review e creazione di efficienza nella pubblica amministrazione. Seguendo questa visione, Fujitsu, con l’annuncio dell’infrastruttura Cloud IaaS Private Hosted erogata da un data center situato a Milano e classificato Tier 3, offre ai clienti pubblici livelli elevati di sicurezza, protezione dei dati e disponibilità del servizio. Fujitsu è impegnata a dare maggiori garanzie ai propri clienti, al fine di superare alcuni ostacoli connessi all’adozione delle piattaforme cloud come la preoccupazione del rispetto delle normative gestionali e al controllo dell’accesso ai dati locali».


Giuseppe Magni di #Fujitsu Italia Open data e cloud computing elementi chiave per il cambiamento
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Casi concreti

Per esemplificare, Giuseppe Magni di Fujitsu cita il caso del Comune di Vicenza, che serve una popolazione di oltre 110mila persone, e che «può essere preso a emblema di una pubblica amministrazione italiana virtuosa e capace di soddisfare le esigenze di contenimento dei costi, senza penalizzare l’innovazione e la qualità dei servizi erogati all’interno della propria struttura, alla rete di relazioni istituzionali e alla cittadinanza. Anagrafe, sistemi cartografici, digitalizzazione dei flussi documentale, paghe, lotta all’evasione fiscale, questi sono alcuni degli ambiti nei quali il Comune di Vicenza ha avviato un processo di profonda innovazione, costruito su un impiego efficiente delle risorse IT. Su queste basi è stato avviato il consolidamento del data center, con l’obiettivo di ottenere una riduzione dei costi di gestione e dei consumi, abbinata alla garanzia di poter evolvere nel tempo senza dover procedere a onerosi investimenti».

Un altro esempio concreto è quello citato da Alberto Carrai, direttore commerciale di ARXivar, che fa notare che «ben prima dell’entrata in vigore del decreto molte pubbliche amministrazioni virtuose si sono incamminate verso la gestione digitale dei documenti. È il caso dei Comuni membri dell’Area Programma Lagonegrese-Pollino che hanno scelto ARXivar per gestire digitalmente i documenti della conferenza dei Sindaci tramite workflow. ARXivar ha permesso di risolvere due problemi per i comuni membri dell’Area programma: l’eliminazione dei documenti cartacei e l’annullamento della distanza geografica. Avendo a disposizione uno strumento che permette di modificare, approvare e firmare digitalmente i documenti di giunta è stato possibile diradare le riunioni dei sindaci, risparmiando sulle spese di trasferta di ogni riunione, un risultato non da poco se si considera che i comuni distano tra loro anche 40 km. La disponibilità di avere i documenti in formato digitale, modificabili, approvabili con firma digitale e pubblicabili direttamente sull’albo on line ha permesso di snellire la burocrazia, assolvere agli obblighi di trasparenza della PA e tagliare i costi per i cittadini e l’ambiente».


Alberto Carrai @ARXivar Digitalizzare per snellire i processi della PA
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A tutto cloud

Tornando al ruolo pivotale del cloud, Roberto Patano di NetApp sottolinea come il cloud svolga un ruolo fondamentale, in quanto «sempre più imprese ed enti governativi migreranno i propri carichi di lavoro mission-critical nel cloud, come parte di una strategia più ampia per creare un’infrastruttura IT più agile, flessibile e sicura, a favore di una riduzione dei costi e un aumento della produttività». Non a caso, sempre secondo Patano, «nella PA il livello di attenzione rispetto al cloud è sicuramente maturato. Oltre alla questione infrastrutturale, si è sviluppato un approccio mentale attento a un’analisi critica della gestione dei dati in base alla loro rilevanza, o alla natura dei servizi. Diverse PA riflettono sulla possibilità di condividere spazi all’interno dell’infrastruttura cloud mantenendo al tempo stresso ambienti separati, come se si trattasse di diversi data center. Un’esperienza rilevante è quella dello Stato della California, che nel 2008 ha tagliato il budget IT del 30% e si è trovato nella necessità di garantire i servizi di 29 agenzie statali. Ognuna di queste realtà aveva la propria struttura e le proprie esigenze, ma si è intrapreso un percorso di consolidamento sulla base di tecnologie NetApp, in grado di accogliere il patrimonio informativo delle diverse organizzazioni, che ne hanno ricavato risparmi ed efficienza, ma anche una migliore possibilità di aggregazione delle informazioni di cui tutti possono beneficiare in modo collaborativo».


Federico Ruggiero di #Credemtel L’obbligo normativo ha dato una forte spinta al cambiamento
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Digitalizzare gli archivi

Secondo Federico Ruggiero, responsabile vendite di Credemtel, «l’obbligo normativo ha dato una forte spinta al cambiamento e in un certo senso ha reso possibile anche un’apertura mentale degli operatori del settore. Se la pubblica amministrazione sarà in grado di fare rete, la digitalizzazione degli archivi consentirà di rendere disponibili enormi volumi di informazioni in tempo reale e da qualsiasi punto di accesso, dando all’utente un servizio sempre più efficiente. La fatturazione elettronica, inoltre, ha sicuramente facilitato lo scambio, la ricerca e l’archiviazione dei documenti tra aziende e PA, creando un circolo virtuoso che automatizza quasi completamente l’intero ciclo commerciale e finanziario fino a giungere a una più semplice riconciliazione dei pagamenti». È in questo contesto che «Credemtel ha individuato ambiti di specializzazione mirati alla fornitura di strumenti per il trattamento dell’intero ciclo amministrativo e finanziario, pensando a nuovi servizi on-line che consentono di supportare le aziende nei rapporti con le pubbliche amministrazioni come il portale Fast, che permette di gestire in un’unica soluzione le funzioni di formazione e invio della fattura alla Pubblica amministrazione, cessione del credito con firma digitale e conservazione sostitutiva» – prosegue Ruggiero. Questa soluzione «è offerta tramite Credemfactor, società del Gruppo Credem, e consente alle aziende fornitrici della PA di avere un servizio di invio delle fatture elettroniche e allo stesso tempo di facilitare la prassi prevista per le fasi successive di cessione o anticipo, grazie alla gestione completamente telematica dell’operazione mediante un’unica piattaforma che, attraverso la cessione del credito, consente all’azienda di trasferire su Credemfactor il rischio di insolvenza dei propri clienti con la possibilità di ottenere anche l’anticipazione del credito in una percentuale da concordare. Tutte le operazioni amministrative e finanziarie sono garantite dal supporto di un intermediario affidabile in grado di assicurare la qualità dell’informazione, l’autenticità della controparte e la sicurezza del processo» – conclude Ruggiero.


Giuseppe Catarinozzi di @IndraCompany in Italia Il 2015 rappresenta un anno cruciale per Pubblica Amministrazione
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Esperienze variegate e best practice

Anche Giuseppe Catarinozzi, direttore pubblica amministrazione di Indra in Italia spiega che «il 2015 rappresenta un anno cruciale nell’ammodernamento della pubblica amministrazione sia dal punto di vista dell’ottimizzazione dei processi sia dal punto di vista della centralità del cittadino. Con l’approvazione, avvenuta a gennaio di quest’anno, del decreto che prevede il passaggio della documentazione amministrativa dalla carta al digitale entro il 2016 si è voluto dare una svolta al modello lavorativo a oggi in uso all’interno delle pubbliche amministrazioni. Il tema principale è capire quanto si sarà pronti a gestire un cambiamento così drastico: il focus è da porre non tanto sulle tecnologie, che a oggi hanno un grado di maturità elevata, quanto al change management e la reingegnerizzazione di tutti i processi a oggi in essere e generalmente lunghi e articolati». L’interesse è per le best practice: tra quelle che in questo momento stanno diventando un must, vi è quella di “generare nuova informazione dall’aggregazione di dati eterogenei, cioè con l’Internet of Things, e Indra già da diversi anni applica queste best practice che hanno portato casi di successo quali il progetto di Smart City della città di La Coruña in Spagna, basato sull’integrazione, all’interno di un’unica piattaforma (Sofia2) delle informazioni provenienti da fonti eterogenee all’interno dalla città. Ma anche il progetto di Smart Energy a Barcellona sviluppato all’interno di Arrowhead, uno dei principali progetti europei di R&S per Smart City. Nell’ambito sanitario, emergono progetti come Palante (PAtients Leading and mANaging their healThcare through Ehealth), che garantisce l’accesso sicuro dei pazienti alla propria documentazione sanitaria attraverso le tecnologie dell’informazione» –sottolinea Catarinozzi.


Ruggero Fortis di #Solutions30_Italia Non solo tecnologie IT, ma anche servizio e di assistenza
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Infine, Ruggero Fortis, direttore generale di Solutions 30 Italia fa notare come «la presenza di Solutions 30 nella pubblica amministrazione centrale e locale contribuisce sia a ottenere risultati tangibili in termini di ottimizzazione della spesa sia a garantire la massima efficienza nell’erogazione dei servizi al cittadino. Non si tratta, infatti, solo di adottare le tecnologie IT più innovative, ma anche e soprattutto di fornire il servizio di management e di assistenza che consentano di raggiungere un’operatività stabile e continuativa. Nell’ambito PA, Solutions 30 è operativa presso il MIUR per il quale ha seguito il processo di evoluzione dell’ampio parco informatico di computer e stampanti e ora si occupa dell’assistenza tecnica per i sistemi installati». Non solo. «Anche le soluzioni per il monitoraggio e la sicurezza del territorio urbano e l’ottimizzazione dei consumi energetici, assumono un’importanza sempre maggiore alla luce delle direttive europee. Gli specialisti del marchio Energy 30 intervengono, in caso di necessità, sui sistemi di lettura dei consumi per migliorare l’efficienza dell’erogazione energetica, al fine di garantirne costantemente l’affidabilità. Punti di forza nei servizi alla PA sono il costante aggiornamento sugli sviluppi della tecnologia e la presenza capillare sul territorio che è un elemento fondamentale per intervenire in maniera immediata» – conclude Fortis.

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E-democracy e open data. Quale ruolo per l’ICT? https://www.datamanager.it/2014/10/democracy-open-data-quale-ruolo-per-lict/ Fri, 10 Oct 2014 14:16:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=62769 Rispetto a solo un anno fa, si parla un po’ meno di democrazia diretta e molto di più di come la tecnologia possa contribuire a rendere più efficienti e partecipativi i processi decisionali della politica. Gli individui e le aziende interagiscono tra loro in modo radicalmente diverso: la politica non può rimanere tagliata fuori Una […]

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Rispetto a solo un anno fa, si parla un po’ meno di democrazia diretta e molto di più di come la tecnologia possa contribuire a rendere più efficienti e partecipativi i processi decisionali della politica. Gli individui e le aziende interagiscono tra loro in modo radicalmente diverso: la politica non può rimanere tagliata fuori

Una società ormai permeata dagli strumenti telematici di discussione e collaborazione si sente sempre meno rappresentata, a livello istituzionale, da meccanismi amministrativi le cui modalità si sono cristallizzate prima dell’invenzione del telefono. Gli apparati burocratici fanno fatica a stare al passo con l’evoluzione dei sistemi di comunicazione. A questa crisi di rappresentatività si unisce un senso di delusione sempre più diffuso per il mancato allargamento della partecipazione ai momenti decisionali, favoriti dall’abbondanza di informazioni e dagli strumenti analitici di big data. Proprio nella fase in cui i social media abbattono le tradizionali modalità unidirezionali dell’informazione radiotelevisiva e i sondaggi online azzerano i tempi necessari per misurare il consenso di tantissime persone su tematiche di importanza collettiva, dobbiamo ancora rassegnarci a sistemi elettorali e parlamenti che non hanno subito sostanziali mutamenti rispetto a epoche in cui anche il suffragio universale era un sogno.

Le conseguenze burocratiche, amministrative e politiche delle piattaforme software di discussione, collaborazione e votazione possono avere un impatto straordinario sulla democrazia, anche in chiave di flessibilità regolamentare di scenari sempre più mutevoli e di allargamento della base partecipativa ai processi di problem solving sociale e di decision making. Ma il percorso verso la e-democracy è anche costellato da notevoli problemi: la sicurezza che i dati non possano essere manipolati, la difficoltà di estrarre dai dati una “intelligenza collettiva” che ricalchi fedelmente l’opinione delle persone e non crei distorsioni rispetto a minoranze che possono essere in possesso di soluzioni più efficaci, la sostituzione dei meccanismi di delega che oggi utilizziamo per affrontare i problemi più tecnici attraverso persone che dispongano di conoscenze e competenze particolarmente specifiche.


Le conseguenze burocratiche e politiche delle piattaforme software di discussione  e votazione possono avere un impatto straordinario sulla democrazia
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La prima fase delle piattaforme per la e-democracy è stata caratterizzata da iniziative “dal basso”, spesso gestite a livello di partito o affidate alla sperimentazione accademica. Forse, restituendo in parte la parola ai provider tecnologici è possibile innescare un circolo virtuoso di iniziative e risultati concreti (come del resto viene fatto in diversi progetti “smart city”). Risultati che sono potenzialmente in grado di essere recepiti dagli strati decisionali delle istituzioni e tradursi in percorsi di reale cambiamento.
Per questo abbiamo deciso di raccogliere i pareri di alcune aziende di tecnologia, tutte molto forti nel mercato della pubblica amministrazione. A queste opinioni che arrivano dal versante dell’offerta, si è unita anche quella di AICA, la più autorevole associazione italiana di professionisti dell’informatica. L’obiettivo non è sicuramente quello di fare il punto sulla e-democracy intesa, in chiave molto politico-elettorale, come “democrazia diretta”. Questa accezione del vasto comparto di quella che gli esperti definiscono informatica civica, ha goduto di un intenso momento di popolarità e discussione in questi anni, a livello europeo, partendo dalla lusinghiera affermazione in Svezia e Germania del “Partito Pirata” e fino alla sorprendente resa elettorale dell’italiano “Movimento 5 Stelle”. L’azione del Partito Pirata è istituzionalmente basata su una piattaforma informatica, un vero e proprio software di bacheca elettronica. In Italia la direzione strategica del Movimento 5 Stelle non ha mai nascosto gli obiettivi di sviluppare, proprio partendo dal software open source sviluppato per i vari Partiti Pirata nazionali, un vero e proprio Parlamento Elettronico.

OPEN GOVERNMENT

A distanza di qualche anno l’eccitazione che si era formata intorno al tema della democrazia diretta ha ceduto il passo a riflessioni più pragmatiche, a obiettivi che appaiono, anche sul piano tecnologico, più a portata di mano. Da un lato molte pubbliche amministrazioni anche in Italia hanno dato corso a iniziative open data, in cui le informazioni un tempo rinchiuse nell’impenetrabile e burocratico forziere di uffici “pubblici” solo di nome, vengono rese trasparenti e accessibili, per stimolare lo sviluppo di analisi e veri e propri servizi ai cittadini e ai turisti. Dall’altro diversi organi istituzionali hanno cominciato a sperimentare attivamente in direzione di un possibile allargamento dei processi di consultazione e decisione.
Gli analisti di IDC chiamano questo fenomeno “open government” e recentemente hanno dedicato a questo argomento uno specifico report. «L’open government non è un concetto del tutto nuovo» si legge nell’introduzione, «ma rappresenta il passo successivo di un lungo percorso di riorientamento, o forse a un ritorno degli amministratori a un maggior impegno nei confronti dei cittadini e alla trasparenza sulle proprie azioni. In passato, ogni nuova ondata di innovazione e avvicinamento a forme di governo più efficaci, è stata caratterizzata da un insieme di fattori e conseguenze che hanno portato a un crescente grado di apertura». In particolare, IDC si sofferma nella sua analisi sui cambiamenti culturali che hanno alternativamente favorito questa o quella visione del ruolo che la pubblica amministrazione deve avere e i mutamenti tecnologici, con il repentino affermarsi di nuove modalità di interazione, dialogo, impegno e comunicazione. «Nel momento in cui, i cittadini in quanto consumatori e le organizzazioni aziendali adottano queste tecnologie emergenti, diventa immediato chiedersi perché l’amministrazione non dovrebbe fare lo stesso».

NUOVI CONFINI

Sulla esatta definizione di open government permane uno stato di incertezza alimentato dal costante dibattito tre le diverse idee propugnate dai visionari della tecnologia e della politica, contrapposte all’atteggiamento comprensibilmente conservativo della burocrazia. «Cittadini, gruppi di interesse costituiti tra l’elettorato e singoli amministratori pubblici cercano di immaginare i nuovi confini e si sforzano di implementarli, per generare un beneficio per i cittadini come per i processi della politica e dell’amministrazione. I manager pubblici che adottano tale approccio considerano spesso l’open government come una nuova ideologia resa possibile dalla tecnologia attraverso una linea continua alla quale ispirare le azioni e le interazioni, con i cittadini-elettori. La convinzione è che il modo in cui le singole persone oggi interagiscono tra loro sta cambiando radicalmente e devono rappresentare un punto di incontro verso cui l’amministrazione pubblica dovrà convergere».


Sulla esatta definizione di open government permane uno stato di incertezza alimentato dal costante dibattito
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E-DEMOCRACY

Bruno Carbone, security & privacy expert di R1, risponde alla nostra prima domanda relativa al ruolo e alle aree di intervento che i fornitori ICT possono espletare nel favorire l’apertura verso la e-democracy intesa anche come allargamento partecipativo ai processi decisionali orientati alle politiche pubbliche, tracciando un quadro molto realistico. «L’adozione da parte dei governi della e-democracy potrebbe incidere su più fronti nelle abitudini dei cittadini, ad esempio sui sistemi di votazione o nelle comunicazioni con la PA».
«Se portare la politica sul web rendendola accessibile a tutti, sembra comportare il rischio di privilegiare l’ambito pubblico a discapito delle aziende private – osserva ancora Carbone – la e-democracy può al contrario aprire nuovi scenari e rendere il contributo privatistico importante per il miglioramento della qualità dei servizi erogati. Per gestire un nuovo modo di fare politica e quindi per amministrare e governare sistemi di comunicazione diversi, andranno predisposte tutte le misure necessarie a garantire il rispetto della privacy dei singoli cittadini e dei parametri di sicurezza delle informazioni, intesa come riservatezza e integrità dei dati. L’obiettivo sarà di evitare la manipolazione, da parte della rete, dei messaggi diretti ai cittadini, per trasmettere a questi informazioni corrette e non alterate».
Non solo. «Gli operatori dell’ICT – afferma Carbone – avranno importanti opportunità nella gestione del web con attività di programmazione dei siti e con la gestione delle comunicazioni, saranno chiamati a garantire a tutti i cittadini l’accesso ai servizi della PA, a rafforzare il loro coinvolgimento alla vita delle istituzioni e a far fronte a nuove esigenze come la comunicazione tra cittadini e pubblica amministrazione, i sondaggi, le newsletter verso i cittadini e la comunicazione diretta con gli uffici di relazione con il pubblico in ambito civico e sanitario».

TRASPARENZA E PRIVACY

Anche Daniele Melato, direttore area grandi clienti di Corvallis accoglie positivamente l’onda di ammodernamento che scuote la pubblica amministrazione anche se, osserva, «i tempi con cui questo raggiungerà il livello atteso saranno sempre troppo lenti dato il ritardo accumulato. Del resto, la stessa utenza finale non è sempre preparata al meglio ad accettare «quella che potrebbe essere una rivoluzione».
Neanche l’impresa, che pur reclama una PA al passo con i tempi, è pronta a sfruttare tutte le opportunità che l’innovazione può offrire. «Se così fosse – spiega Daniele Melato – avremmo aziende paperless, con processi decisionali collaborativi, attive sul mercato elettronico, che praticano il telelavoro. Questo è il ruolo delle aziende ICT, in cui Corvallis si riconosce: accompagnare il processo dei propri clienti, accompagnare il progresso, in modo che la tecnologia diventi usabile, affidabile, universale, sia sicura, e sia percepita come tale. Non ultima sia economicamente conveniente. La democrazia può avvantaggiarsi di tutto ciò solo se le tecnologie ICT saranno conosciute, e non temute dai più».
I problemi relativi alla sicurezza, all’identità delle persone, alla manipolazione dei dati e alla certificazione degli algoritmi, riducono la reale possibilità di adottare strumenti di e-democracy a livello governativo, conclude Melato. «Sono molti gli ambiti invece dove queste tecniche possono essere sperimentate, riavvicinando i cittadini a molti organi collegiali».

CULTURA E PARTECIPAZIONE

Il vuoto formativo e di conoscenza, in altre parole il basso livello di maturità che angustia anche i potenziali beneficiari delle tecnologie partecipative preoccupa anche Giulio Occhini, direttore di AICA. «La diffusione di strumenti di democrazia digitale e dell’impiego degli open data per consentire maggiore partecipazione, trasparenza nell’amministrazione e nuovi servizi è vincolata al fattore competenza dei cittadini, che devono infatti essere in grado di usare in modo efficace e consapevole gli strumenti, valutare le proposte disponibili in modo critico e interpretare il valore delle varie opportunità di interazione. Lo stesso vale per l’amministrazione pubblica, che può realmente migliorare e mettersi sulla strada della trasparenza e della collaborazione con il cittadino soltanto se chi vi opera è in grado di comprendere la portata di tali strumenti, così da stimolare, coinvolgere e attivare le energie di tutti».
Non solo. «I fornitori ICT sono interlocutori regolari e ascoltati della pubblica amministrazione – ribadisce Occhini – e sono sempre più coinvolti in scelte strategiche per un paese che sta forse cambiando passo sulla strada della digitalizzazione. «Possono quindi farsi “suggeritori” e “accompagnatori” della PA – ma anche dei cittadini – in questo percorso, valorizzando le proprie risorse e competenze e affiancandosi all’azione di tutti quei soggetti che lavorano per diffondere, a tutti i livelli, le competenze digitali».

DECISION MAKING

Aumentare il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni al fine di allargare il consenso e la legittimazione dell’azione pubblica, riducendo di conseguenza i conflitti, «è la strada che molte amministrazioni stanno percorrendo con l’introduzione di iniziative di e-democracy» – afferma Gianni Anguilletti, country manager di Red Hat, l’azienda che con il suo ambiente operativo open source e un ricco catalogo di tool per la gestione del cloud computing è molto presente in questo mercato. Il processo è parte integrante di un cambiamento ancora più ampio che è già in atto da diverso tempo nel mondo attraverso il concetto di smart city. «In questo scenario – prosegue il responsabile italiano di Red Hat – il ruolo dell’Europa, attraverso normative in grado di favorire l’adozione di queste soluzioni, l’evoluzione culturale e il compito delle pubbliche amministrazioni, sia locali sia centrali, sono fondamentali soprattutto in Italia, spesso restia ai cambiamenti».
I fornitori ICT ovviamente hanno un ruolo importante per fornire servizi, competenze, casi di successo e soluzioni che possano rispondere a queste necessità. «Per un’azienda come Red Hat, nata su un modello di sviluppo comunitario basato proprio su concetti quali la trasparenza e la meritocrazia, questo rappresenta un’ottima opportunità per portare la propria esperienza e le proprie soluzioni al servizio di questa rivoluzione democratica».

MANAGEMENT “PARTECIPATO”

Ad Anguilletti, Data Manager ha chiesto un parere sull’uso di analoghi strumenti collaborativi in ambito aziendale, in direzione di un management “partecipato”. È possibile un travaso di esperienze e strumenti software dall’azienda verso la società?
«Ci sono parecchie esperienze di questo tipo nelle aziende private, anche italiane, che abbiamo seguito e stiamo seguendo. Sicuramente, i risultati ottenuti possono rafforzare l’adozione di questi strumenti e processi a livello pubblico. Tuttavia, in questo momento gli aspetti fondamentali per il successo di questo tipo di iniziative sono la volontà di reale cambiamento nel modo di amministrare e fare politica e l’esperienza del fornitore di soluzioni».

STRATEGIE DI COLLABORAZIONE

Sulla diffusione degli strumenti di condivisione e collaborazione in ambito civico e aziendale si sofferma anche Stefano Viotti, managing director nell’area consulting di Accenture. Secondo Viotti le grandi organizzazioni tendono oggi a orientare le strategie di collaborazione aziendale verso un’interazione intelligente tra i soggetti che, a vario titolo, ruotano attorno alle dinamiche del proprio business. «Il valore veicolato dall’adozione di strumenti di collaborazione deriva dalla gestione multicanale e in tempo reale di flussi e gerarchie di comunicazione, moderazione e protezione dei contenuti scambiati, accesso federato a fonti aperte, informazione generata da set di dati».
Dall’esperienza di Accenture, emerge come un modello di governance partecipato sia percepito di estrema utilità poiché volto a favorire inclusione, senso d’appartenenza, spirito costruttivo, incubazione di nuove idee, oltre a rappresentare un punto d’osservazione legittimo di tendenze e correnti di pensiero, potenzialmente capace di influenzare percorsi decisionali. «Il travaso di esperienze e nuovi strumenti nasce da movimenti talvolta di nicchia (democrazia partecipata, comunità open source) e talvolta di massa (produzione paritaria, azioni collettive) già maturi sul tema, per poi alimentare aspettative in ambito aziendale e istituzionale. Il successo di un programma di collaboration risiede nell’abilità di regolare tecnicamente la fruizione dei servizi per aggregare l’interazione intorno a processi di business: amplificando l’inclusione del maggior numero di attori, lasciando ai partecipanti la discrezionalità sulle modalità di coinvolgimento, assicurando la segregazione dati, proteggendo l’autorevolezza di ruoli organizzativi e funzioni decisionali».

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IoT, l’anima delle città smart https://www.datamanager.it/2014/07/iot-lanima-delle-citta-smart/ Tue, 08 Jul 2014 16:30:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57793 I primi segnali di un’economia basata sul dialogo tra persone e “oggetti” sono incoraggianti, ma sulla strada della realizzazione di tante promesse, anche conservatrici, ci sono ancora numerosi ostacoli di natura regolamentare e finanziaria Nella storia, ancora tutta da scrivere, dell’Internet of Things uno dei capitoli più interessanti sarà sicuramente occupato dalla tematica delle smart […]

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I primi segnali di un’economia basata sul dialogo tra persone e “oggetti” sono incoraggianti, ma sulla strada della realizzazione di tante promesse, anche conservatrici, ci sono ancora numerosi ostacoli di natura regolamentare e finanziaria

Nella storia, ancora tutta da scrivere, dell’Internet of Things uno dei capitoli più interessanti sarà sicuramente occupato dalla tematica delle smart cities e più in generale delle infrastrutture intelligenti e dei sistemi di comunicazione machine-to-machine a supporto di una nuova tipologia di servizi basati sull’informazione in tempo reale. L’informatica applicata ai servizi tipici di qualsiasi grosso agglomerato urbano – infrastrutture, traffico, energia, controllo dell’inquinamento, sicurezza, servizi ai cittadini, includendo non solo gli aspetti più burocratici e legati alla pubblica amministrazione, ma anche il tema della salute e della prevenzione – non è certo un fenomeno nuovo. Sei anni fa, un grande protagonista dell’informatica come IBM con il suo nuovo CEO, Sam Palmisano, aveva deciso di lanciare lo slogan “smarter planet”, per definire gli obiettivi della strategia di gruppo dopo la grande affermazione del concetto di informatica “on demand”.

La combinazione di dispositivi mobili, sensori di rilevamento e capacità di trattamento di grandi volumi di dati sembra la ricetta ideale per un ambiente urbano capace di ottimizzare l’uso dell’energia, ridurre sprechi e inquinamento, facilitare la corretta manutenzione delle infrastrutture o prevenire e intervenire in caso di guasto, razionalizzare il traffico riducendo il numero degli incidenti e delle loro vittime, gestire in modo diverso, con molti più automatismi, i servizi al cittadino e ai turisti, fornire un’informazione più ampia e puntuale su questi servizi, stimolare la partecipazione di tutti alla gestione della città, affiancare le forze creative e culturali nelle loro iniziative.

Eppure in Italia, i numeri rilevati da istituzioni indipendenti come il Politecnico di Milano dicono che nell’ambito del nascente mercato dell’informatica per la IoT, la voce smart cities mostra ancora un certo grado di immaturità dell’intero segmento, malgrado qualche sperimentazione interessante e nonostante i segni di riconoscimento da parte delle amministrazioni locali, che in diversi casi hanno già dato vita ad assessorati e uffici ad hoc presidiati da figure responsabili. Eventi straordinari come Expo 2015 possono essere molto importanti, ma come al solito non risolvono del tutto il problema di “come fare sistema” e dar vita all’Italia delle smart cities.

IoT E SMART CITY

Lo scopo di questa inchiesta è fare il punto sulla questione IoT e smart city attraverso una prima analisi dei dati, delle proiezioni e naturalmente dei primi risultati ottenuti sul campo, cercando di individuare promesse e aree di criticità: in altre parole, tutti gli aspetti che possono fare la differenza tra un’astratta “parola d’ordine” e una solida economia di prodotti, sistemi e servizi. Un altro punto critico, nell’ambito dei progetti coordinati ed erogati dalle pubbliche amministrazioni, è rappresentato dai capitali di avviamento e dalla successiva sostenibilità sul piano finanziario in un’epoca che non è propriamente di vacche grasse. Infine ci sono gli ostacoli sul piano regolamentare, anche in chiave tecnologica – ossia dal punto di vista delle piattaforme, degli standard, delle infrastrutture radio – che si frappongono alla realizzazione del sogno di una città, se non di un pianeta, più smart grazie alle informazioni che possiamo estrarre e analizzare attraverso un “pulviscolo” intelligente di sensori, dispositivi, oggetti, veicoli, persone “digitali” in costante connessione reciproca.

Proveremo insomma a interrogarci sulle tecnologie – sensori, terminali, protocolli e reti di comunicazione, infrastrutture condivise e ad hoc, ambienti di integrazione applicativa – che possono contribuire alla corretta implementazione di una strategia per la smart city; su quali possano viceversa essere le carenze e le criticità da affrontare; e su come la pubblica amministrazione può orchestrare i servizi.

SCENARIO FUTURO

Possiamo partire con qualche premessa e qualche dato preliminare per inquadrare un fenomeno di cui non è facile dare una definizione univoca. Internet delle cose, degli oggetti o – come sembra preferire Cisco – “of Everything”, sono solo alcune delle formule più ricorrenti, ma in occasione dell’M2M Forum tenutosi lo scorso maggio a Milano, Mauro Colopi di Bain&Company ha rispolverato un termine “informatica pervasiva” che per quanto sia stato coniato da un autentico visionario del settore, Mark Weiser, quasi vent’anni fa rimane il più convincente. Per l’analista di Bain&Company, il pervasive computing risulta dalla sommatoria della comunicazione macchina-macchina e dalla Internet degli individui e comprende tutti i sistemi elettronici che siano in grado di elaborare dati e siano connessi attraverso Internet, con o senza una precisa sollecitazione da parte di un utente finale. Ma dal punto di vista quantitativo, di che contesto stiamo parlando? Secondo le ormai famose stime di Cisco, la Internet of Everything comprenderà da qui al 2020 circa 50 miliardi di oggetti.

Intervenendo alla convention Fujitsu World Tour 2014 che il colosso informatico giapponese ha organizzato ad Assago in giugno, il futurologo Vito Di Bari ha dichiarato di ritenere assolutamente conservativa questa stima: «Nel 2020, prevedo piuttosto l’esistenza di 200 miliardi di oggetti. Significa che avremo non meno di 500 miliardi di microprocessori, di cui appena uno su centomila si troverà “a casa propria”, cioè in un computer». Per il futurologo italiano più famoso del mondo, questa pervasiva presenza di generatori di dati provocherà un autentico Big Bang informativo. «Nel 2025, ogni singolo abitante della terra produrrà 65 terabyte di dati, come se ciascuno di noi girasse con 500 MacBook Air da 128 GB in tasca. Un’opportunità che in termini economici varrà 13mila miliardi di dollari». Più di un quarto di questo valore, riguarda – secondo Di Bari – il comparto Automative and Building.

POTENZIALE DI MERCATO

Lo scenario forse volutamente provocatorio di Di Bari non è troppo distante, almeno per ordine di grandezza, da quello appena tracciato dagli analisti di IDC, che vedono ormai concretizzarsi quella che qualche anno fa appariva come una vaga promessa. Secondo lo studio pubblicato a inizio giugno, la trasformazione dell’industria informatica dovuta all’Internet delle cose (che IDC definisce come “una rete di reti di endpoint o “cose” univocamente identificabili, che comunicano senza interazione da parte dell’uomo in connettività IP”) rappresenta un mercato che crescerà da mille e 900 miliardi di dollari nel 2013 a settemila e 100 miliardi nel 2020. Spezzando il dato dello scorso anno in chiave geografica, le nazioni dell’Europa occidentale si dividono il 26% della torta di quasi due trilioni di dollari. Al di là di queste cifre, afferma ancora Idc, le aziende, i consumatori e l’intero ecosistema produttivo in ambito IoT godrà di una moltitudine di vantaggi dall’avanzamento del settore e delle sue implementazioni.

Tra le macroconseguenze più vistose nel mercato globale delle regioni sviluppate, ci sarà l’avvento di nuovi modelli di business, nello spazio B2B come in quello B2C, a causa del forte livello di automazione di processo che l’IoT rende possibile e la conseguente accelerazione in termini di disponibilità dei servizi, misura del loro rendimento e capacità di risposta alle nuove necessità dei clienti. Un altro “bonus” consiste nella capacità di valutazione e controllo dei processi interni e dei prodotti. Direttamente collegato al Big Bang di dati di cui parla Di Bari, grazie a questa capacità di comando e controllo, tutte le aziende potranno prendere le loro decisioni in tempo praticamente reale e – più in generale – i consumatori potranno usufruire di servizi “anywhere, anytime”, in tutti i campi applicativi, dalle cure sanitarie ai sistemi di trasporto individuale o collettivo, fino ai punti vendita del retail. Gli effetti del dialogo uomo-oggetti si vedranno anche in termini di diversificazione e innovazione delle fonti di revenue. Grazie a quella che il Cto Global Business di Fujitsu chiama “iniezione del digitale nel mondo analogico” sapremo inventarci un nuovo universo di applicazioni.

Proprio la varietà e la pervasività delle applicazioni possibili, rende ardua l’analisi del potenziale di mercato e degli ostacoli al suo sviluppo. Venendo in modo più specifico al tema della smart city, una delle analisi più dettagliate di cui disponiamo al momento è quella – riferita tuttavia all’intero contesto della IoT – presentata lo scorso febbraio da Osservatori.net della School of Management del Politecnico di Milano. Questo organismo è uno dei pochi a fornire al momento una valutazione quantitativa del mercato IoT in Italia, che secondo l’Osservatorio Internet of Things si attesterebbe sui 900 milioni di euro di valore. L’attività dell’Osservatorio comprende oltre al comparto Smart City & Smart Environment, gli ambiti della Smart Car, Home&Building, Smart Metering e telelettura energetica, Smart Logistics, Asset Management e il solito campo “altro” di servizi indifferenziati. Gli studi svolti tra le aziende che partecipano a Osservatori.net permettono di stimare che il fatturato totale di 900 milioni nel 2013 viene generato da circa sei milioni di “oggetti” che in quasi il 50% dei casi ricadono nel segmento Smart Car. A tirare la corsa dell’intero settore è quel terzo di fatturato attribuito alle automobili connesse, a loro volta fortemente concentrate (95% dei casi) sull’«utilizzo di box Gps/Gprs per la localizzazione dei veicoli privati e la registrazione dei parametri di guida con finalità assicurative». L’Internet delle cose all’italiana, in altre parole, serve soprattutto a proteggerci dai ladri d’auto, e la connettività si esprime attraverso circa sei milioni di sim card installate a bordo delle centraline prescritte dagli assicuratori.

DISPOSITIVI, RETI E PERSONE

La rete degli oggetti gioca un ruolo fondamentale anche all’interno dei programmi smart city che la pubblica amministrazione e le aziende non solo pubbliche hanno sperimentato in questi anni. Il censimento presentato all’inizio di quest’anno da Osservatori.net comprendeva circa 250 applicazioni analizzate in oltre 110 città, quasi metà delle quali (51) sono italiane. L’espressione, secondo il Politecnico, travalica i confini puramente tecnologici e si rifà a una concezione della realtà urbana che spazia dalla mobilità all’efficienza energetica di servizi essenziali come l’illuminazione notturna delle strade, fino ad abbracciare i confini ancora molto incerti dell’eGovernment locale e della partecipazione attiva dei cittadini. Nonostante non vi sia una piena sovrapposizione tra il concetto di smart city e il paradigma della IoT, quest’ultima sta acquisendo una funzione abilitante della città intelligente, grazie ai numerosi impieghi volti a potenziare i servizi offerti nelle aree urbane.

Ma se nelle nazioni più avanzate, smart city significa innanzitutto “gestione della mobilità” urbana, in Italia il grosso della sperimentazione si posiziona in ambiti più prosaici come l’illuminazione intelligente e la raccolta dei rifiuti, oltre a qualche esempio di smart metering e smart grid.

PUNTI CRITICI E PROSPETTIVE

Le aree di criticità che ci interessa evidenziare sono essenzialmente due. Un aspetto riguarda la contraddizione tra una tipologia di servizi da un ambiente interconnesso e la strana individualità di sperimentazioni che vanno a indirizzare solo tematiche molto specifiche. Durante la presentazione dei dati dell’Osservatorio IoT è stata sottolineata l’esigenza di una progettualità più di sistema, orientata al multi-funzione. La carenza è soprattutto a livello delle piattaforme che dovrebbero assicurare connettività e servizio, in una chiave il più possibile modulare, proprio per accogliere e realizzare le idee di diversi erogatori e fruitori diversi. Il secondo punto riguarda invece il finanziamento dei progetti, che nel caso delle smart city è – secondo il Politecnico – «il principale dei nodi aperti in relazione all’avvio di progetti IoT». Se all’estero ci sono stati i primi casi di successo dell’avvio di partnership pubblico-privato, in Italia almeno un terzo dei progetti censiti si basa su fondi di provenienza UE (targati per esempio Horizon 2020) o su finanziamenti erogati a livello nazionale, da enti pubblici come il Miur. Non è solo un problema di natura politica, di un modello da accettare. In assenza di un chiaro percorso di sostenibilità delle applicazioni – con le possibili eccezioni dei significativi ritorni in termini di efficienza, misurabili per esempio con le prime applicazioni per una migliore gestione della raccolta differenziata dei rifiuti – la spinta all’innovazione in questo settore si deve basare sull’investimento di risorse “upfront”.

Secondo Daniela Rao, TLC Research & Consulting director di IDC Italia, siamo davanti a una vera scommessa in un momento ancora in fase iniziale di un mercato che molto probabilmente sarà di dimensioni importanti, ma che dovrà maturare nel corso dei prossimi cinque anni. «Quindi è giusto soffermarsi su un’idea di piattaforma che abbia non solo capacità di gestione del traffico delle informazioni, ma riguardi anche la distribuzione dei vari device: un grande Mobile Device Management orientato alla IoT». Mettere a punto questa piattaforma è prioritario, ancora più che mettere a punto le singole applicazioni. «Senza una piattaforma evoluta è impossibile che le applicazioni funzionino». Dunque, è inevitabile guardare a chi al momento sembra avere la responsabilità maggiore: gli operatori che “posseggono” quei sei milioni di sim card dell’attuale mercato IoT/M2M in Italia e sulle infrastrutture 3G che per il momento rappresentano la tecnologia di comunicazione dominante.

«In quel miliardo di euro scarso generato in Italia dalla IoT – prosegue Daniela Rao – una componente importante è legata allo sviluppo delle applicazioni e alla produzione di chipset e device, quindi l’hardware. Solo una parte modesta riguarda la connettività, aspetto tipicamente “telco”, e coloro che gestiscono o gestiranno le piattaforme». Guardando agli operatori, dice ancora l’analista Idc, è difficile che questi possano restare nell’ambito della connettività pura: andare in direzione delle piattaforme è una scelta obbligata. e di fatto in Italia, due operatori come Telecom Italia e Vodafone dimostrano di avere in campo M2M un grande spirito di iniziativa. «Il loro problema è verticalizzare» – avverte però Daniela Rao. «Nel momento in cui si deve lavorare su determinate applicazioni e servizi, con le naturali differenze tra settore e settore, le difficoltà crescono e obbligano l’operatore a spostarsi su terreni meno congeniali. I due operatori maggiori si muovono entrambi con vitalità perché tutta quest’area è considerata importante per la sopravvivenza e la crescita complementare a una connettività che genera revenues sempre più basse».

CONDIVISIONE E MULTICANALITA’

Oltre i problemi di natura politica o finanziaria, un contributo essenziale deve riguardare l’ambito tecnico-normativo e in questo senso il prossimo mese di agosto potrà rivelarsi determinante per il futuro. Infatti, per questa data è stata fissata la scadenza della prima specifica dello standard machine-to-machine communication elaborata nel quadro dell’iniziativa oneM2M, una partnership globale che raggruppa le organizzazioni continentali più importanti (per esempio l’Etsi in Europa o la Tia in Nord America), il Broadband Forum, la Open Mobile Alliance e altre. Diversi gruppi di lavoro in seno all’alleanza si sono occupati di architetture, protocolli, sicurezza e affidabilità, gestione e la prima versione della specifica dovrebbe dare un forte impulso al mondo della produzione verso il grado di condivisione e interoperabilità auspicato. Su scala locale in Italia, lo stesso Politecnico di Milano aveva proposto un concetto di Smart Urban Infrastructure multi-funzione da promuovere nelle varie municipalità (una sperimentazione è stata condotta lo scorso anno a Pavia) come «infrastruttura di comunicazione di secondo livello, non destinata a un’applicazione specifica ma nativamente condivisa tra più applicazioni». Uno degli obiettivi di questo modello è evitare di dover reinventare continuamente la ruota quando si tratta di far dialogare oggetti, tipicamente sensori e attuatori, che non utilizzano le classiche interfacce radio verso Wi-Fi o il 3G, ma devono fare necessariamente parte dell’universo IoT. Uno dei terreni di confronto più stimolanti sarà quello delle cosiddette wireless sensor network, dove esistono già importanti sforzi di standardizzazione (pensiamo a sistemi come ZigBee, l’M-Bus dei contatori del gas, o l’Ieee 802.15.4 delle wireless personal access network) ma per raggiungere questo obiettivo sarà necessario spendere ancora molte energie di coordinamento, regolamentazione e promozione sul mercato.

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Dati e salute in un click https://www.datamanager.it/rivista/dati-e-salute-un-click-54609.html Wed, 09 Apr 2014 13:41:45 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/dati-e-salute-in-un-click/ Il nuovo servizio di esenzione online del ticket, messo a punto dall’Asp di Palermo, si colloca all’interno di un processo di innovazione più ampio della sanità regionale. L’Asp di Palermo è la più grande d’Italia e coinvolge un territorio molto vasto che corrisponde a quasi un terzo dell’intera popolazione siciliana. Il servizio raggiungerà oltre mezzo […]

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Lucia Borsellino, assessore alla salute della Regione SiciliaIl nuovo servizio di esenzione online del ticket, messo a punto dall’Asp di Palermo, si colloca all’interno di un processo di innovazione più ampio della sanità regionale. L’Asp di Palermo è la più grande d’Italia e coinvolge un territorio molto vasto che corrisponde a quasi un terzo dell’intera popolazione siciliana.

Il servizio raggiungerà oltre mezzo milione di potenziali utilizzatori. Il processo di certificazione dell’esenzione dei ticket sanitari attraverso Internet avrà un impatto molto pratico perché consentirà di avvicinare in modo positivo l’utente alla pubblica amministrazione, aumentando la percezione della qualità del servizio e rendendo questa esperienza facile, veloce e a portata di un semplice click. Questo servizio consentirà agli aventi diritto di ottenere online l’esenzione ticket per reddito evitando disservizi e le lunghe code del passato e riguadagnando il ritardo accumulato sui centri di prenotazione unica. La Sicilia è la prima Regione che ha recepito integralmente il codice dell’Amministrazione digitale (CAD). La digitalizzazione della PA costituisce l’antidoto contro l’inefficienza e la corruzione. E questo progetto rientra all’interno del piano di e-Gov della regione siciliana che ha messo a punto lo scorso anno anche la procedura di trasmissione online dei certificati di malattia dei lavoratori dipendenti. In Italia, il 75% della spesa regionale è costituita da quella sanitaria, un livello enorme che le regioni fanno fatica a sostenere. La sanità in Sicilia costa il 50% del bilancio regionale, circa 8 miliardi di euro, ma la Sicilia ha una spesa pro-capite fra le più basse d’Italia.

Secondo l’Organizzazione Internazionale della Sanità, nel 2060 la spesa sanitaria raggiungerà il 14,5% del PIL, praticamente il doppio di quanto registrato fino a oggi. La Ragioneria Generale dello Stato ha evidenziato il “sensibile” contenimento della spesa delle regioni italiane sottoposte ai piani di rientro. Tra queste regioni spicca anche la Regione Sicilia che ha messo mano a un corposo piano di riorganizzazione della spesa sanitaria, utilizzando la leva dell’innovazione come strumento di governance. Il monitoraggio dei dati e l’impiego degli analytics permettono di ottimizzare per esempio l’attività operativa del 118, il Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza, che dovrà fare smistamento delle chiamate ed essere in rete con tutti gli ospedali. Un altro strumento che permette di migliorare la programmazione della spesa sanitaria è il monitoraggio continuo della salute dei cittadini. Dare più valore al patrimonio informativo dell’Ente è la strada che abbiamo intrapreso grazie all’attività dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale, integrato all’interno del dipartimento Salute dell’assessorato. La Sicilia è stata tra le prime regioni a dotarsi di questo tipo di struttura. Tracciare il profilo dettagliato delle condizioni di salute della popolazione e l’andamento dei fattori che determinano gli stati di malattia e di rischio con la formulazione di report periodici sono tra gli obiettivi dell’Osservatorio. Solo conoscendo i flussi informativi e incrociando i dati di tutto il sistema sanitario regionale è possibile razionalizzare la spesa e superare la logica dell’indebitamento per passare a una dimensione più concreta del principio di sostenibilità economica e di tutela della salute.

 

Lucia Borsellino, assessore alla salute della Regione Sicilia

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E-Health, big data e cloud computing. Quali opportunità? https://www.datamanager.it/rivista/e-health-big-data-e-cloud-computing-quali-opportunit-54600.html Wed, 19 Mar 2014 12:00:06 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/e-health-big-data-e-cloud-computing-quali-opportunita/ Nell’eterno sforzo volto a conciliare contenimento della spesa pubblica e innovazione, avendo in mente l’obiettivo di assicurare servizi più efficienti e moderni, i nuovi paradigmi informatici possono dare un valido contributo. di Luca de Piano   Notoriamente, quello della Sanità rimane uno dei settori più delicati e importanti a livello di intera pubblica amministrazione e […]

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Nell’eterno sforzo volto a conciliare contenimento della spesa pubblica e innovazione, avendo in mente l’obiettivo di assicurare servizi più efficienti e moderni, i nuovi paradigmi informatici possono dare un valido contributo.

di Luca de Piano

 

E-Health,big data e cloud computing Quali opportunità?Notoriamente, quello della Sanità rimane uno dei settori più delicati e importanti a livello di intera pubblica amministrazione e rappresenta tuttora un ambito rilevante degli investimenti in ICT. A dispetto delle contrazioni degli ultimi anni, dovute al periodo di crisi e di conseguente riduzione della spesa pubblica, gli investimenti ICT dedicati alla Sanità hanno superato il miliardo di euro annuale, come riportato anche dall’Osservatorio ICT nella Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, che rilevava come nel 2012 il totale degli investimenti fosse pari a 1,23 miliardi di euro.

Dopotutto, le leve tecnologiche per migliorare sempre più la digitalizzazione della Sanità sono molteplici, e anche i nuovi paradigmi del cloud computing e dei big data, con il corollario degli Analytics, si stanno affacciando alla ribalta dell’e-Health. Per esempio, per quanto riguarda il cloud, l’Osservatorio del Politecnico faceva notare nel 2013 che nel corso dell’anno precedente il 28% delle strutture sanitarie aveva avviato progetti di cloud computing, con una spesa totale di 10 milioni di euro, e prevedeva per il 2013 incrementi di budget nell’ordine dell’8,9%, contro un 3,4% associato alle più mature tecnologie di virtualizzazione. A sentire le aziende interpellate da Data Manager, sembrerebbe proprio che la Sanità stia proseguendo il proprio cammino verso una maggiore efficienza generale, puntando anche sui nuovi paradigmi informatici delle architetture distribuite on cloud e delle soluzioni per i big data. Le nuove architetture permettono di comporre un menu di servizi di qualità nel quale si parla di cartella clinica elettronica, fascicolo sanitario unico, assistenza a distanza, dematerializzazione dei documenti, soluzioni per la gestione informatizzata dei farmaci, servizi digitali al cittadino, mobile health, banche dati sanitarie, e molto altro ancora.

 

Tra cloud e analytics

Senza anticipare troppo le opinioni dei top manager interpellati da Data Manager, va osservato che si nota una fiducia sul fatto che i nuovi paradigmi rendano possibile conciliare contenimento della spesa e innovazione, soprattutto per quanto riguarda il cloud computing. In particolare, si fa notare da più parti, le soluzioni IT tradizionali non garantiscono gli stessi livelli di scalabilità e flessibilità del cloud, grazie al quale la spesa per l’hardware e per lo storage può essere significativamente ridotta. E vi sono numerosi esempi in cui a costi minori si accompagnano servizi rapidi ed efficienti, cioè, in sostanza, un maggiore valore per i cittadini. Ma anche i big data e gli analytics non stanno a guardare: per esempio, raccogliendo i dati giusti e utilizzando i sistemi avanzati di analytics, il sistema sanitario potrebbe prevedere quando un paziente con patologie croniche rischia di ammalarsi e di essere ricoverato in ospedale, potendo così intervenire prima che questo accada.

 

Il computing cognitivo

Secondo Fabrizio Saltalippi, Regional Government, Healthcare & Public Italia di IBM Italia (www.ibm.it), «se guardiamo alla Sanità nel suo complesso, sicuramente la risorsa più importante è la grande mole di dati che vengono accumulati in forma digitale ogni anno dalle diverse strutture ed enti di ricerca presenti sul territorio. Si tratta di un patrimonio straordinario che deve essere valorizzato, mettendo a disposizione dei cittadini le best practice presenti nei diversi centri di eccellenza e consentendo cure più efficaci senza il disagio degli spostamenti e dei costi connessi. E in questa ottica, il cloud e le risorse ad assetto variabile giocano un ruolo determinante». Ma non solo: sempre secondo IBM, «l’uso sempre più diffuso delle tecnologie cloud può dare un impulso decisivo alla razionalizzazione della spesa, consentendo l’aggregazione dei data center e la creazione di servizi condivisi che possono essere utilizzati da più enti in modo da liberare risorse da investire nelle aree più strategiche e innovative». Si tratta di un processo di trasformazione che può essere vissuto come un momento di discontinuità ma anche come una grande opportunità. Per IBM, prosegue Saltalippi, «la sfida e l’opportunità si chiama Cognitive Computing, mentre l’emblema che lo rappresenta è il progetto Watson: dalla sfida vincente ai campioni di Jeopardy siamo passati a creare una divisione di duemila persone con più di un miliardo di dollari di investimento, con l’obiettivo dichiarato di fare la differenza in molte aree, in primis quella della Sanità». Nelle intenzioni di Big Blue, Watson sarà fruibile anche in cloud attraverso app che potranno aiutare il medico in una diagnosi clinica complessa, verso una medicina basata sulle evidenze e sull’appropriatezza delle cure, bilanciando efficacia e costi. «In Italia, siamo orgogliosi di avere anticipato i tempi grazie al progetto con l’Istituto Nazionale dei Tumori, progetto da cui è stata sviluppata una piattaforma tecnologica per l’analisi dei dati e il supporto alle decisioni dei medici, che consente un’analisi retrospettiva dei percorsi terapeutici già effettuati confrontandoli con le linee guida e le decisioni prese in casi simili. Quasi banale a dirsi che, per un progetto innovativo come questo, la piattaforma è utilizzata in modalità cloud presso il nostro centro di ricerca di Haifa in Israele» – conclude Saltalippi.

 

L’accento sui Big data

L’approccio di Fujitsu (www.fujitsu.com/it) nello sviluppo delle proprie soluzioni e servizi è volto a favorire la realizzazione di una “human centric intelligent society” nella quale l’ICT sia sempre più integrata nella vita di tutti i giorni. «Nell’ambito dell’Healthcare, Fujitsu può contribuire sia con un approccio cloud oriented sia con le nuove frontiere dei big data» – spiega Federico Riboldi, business program manager marketing di Fujitsu Italia. Per quanto riguarda il cloud, pubblico, privato oppure ibrido grazie anche alla Fujitsu Cloud Integration Platform, Fujitsu permette di realizzare sistemi performanti abbattendo molte delle barriere economiche che finora costituivano un ostacolo. «Per esempio, si può pensare alla realizzazione di un data center creando un cloud tramite il quale affittare servizi alle diverse entità, come le Asl, con numerosi vantaggi in termini di costi e di efficienza generale del sistema» – prosegue Riboldi.

Nel caso dei big data, si può invece pensare allo sviluppo di tecnologie intelligenti che permettano di analizzare ed estrarre dati utili da un’ampia varietà di sorgenti, realizzando modelli di monitoraggio continuativo per la prevenzione e l’abbattimento dei costi delle cure. Un esempio di uso intelligente delle tecnologie di analisi dei big data è quello relativo alla realizzazione di un sistema di raccolta e analisi mediche per ottenere una procedura di previsione di rischio di diabete con alto grado di accuratezza: il programma prevede che un gruppo di volontari si sottoponga a un insieme di visite mediche per raccogliere dati che verranno integrati con quelli rilevati da altri dispositivi portatili, tra cui gli smartphone, per poter correlare parametri clinici rilevati in situazioni quotidiane (battito cardiaco, temperatura..) con parametri ambientali e i dati clinici rilevati durante le visite mediche di controllo.

 

L’importanza dei dati

Anche Lilia Bounab, Healthcare sales manager Europe di Datalogic ADC (www.datalogic.com), punta l’attenzione sui dati: «Con i nuovi paradigmi, il vantaggio principale sarà quello di avere un accesso immediato ai dati del paziente, che permetterà di avere subito a disposizione tutte le informazioni a lui correlate, ma anche di confrontarle con i dati di altre persone, per comprendere come si potrebbe – o dovrebbe – intervenire per migliorare la sua salute». Secondo Lilia Bounab, si tratta di una potenzialità quasi illimitata, in quanto «raccogliendo i dati giusti e utilizzando sofisticati sistemi di Analytics, il nostro sistema sanitario potrebbe essere in grado di prevedere quando un paziente con patologie croniche rischia di ammalarsi e di essere ricoverato in ospedale, potendo così intervenire prima ancora che questo accada. Il tutto farebbe risparmiare diversi milioni di euro e soprattutto permetterebbe di migliorare la cura del paziente: ci sono già diversi progetti pilota in Europa e negli Stati Uniti che stanno provando questo nuovo approccio. Sarà possibile gestire meglio un Pronto Soccorso sovraffollato e garantire un soggiorno più confortevole in ospedale al paziente, perché il tutto sarà ben pianificato».

Guardando invece alla possibilità di conciliare contenimento della spesa e innovazione grazie all’utilizzo dei nuovi paradigmi, secondo Lilia Bounab bisogna procedere a importanti investimenti all’inizio. È necessario essere in grado di garantire la sicurezza e riservatezza dei dati del paziente, nonché implementare potenti sistemi di analisi. Questo porterà alla raccolta di una quantità enorme di dati, che però, ancora una volta, risulteranno inutili se non vengono gestiti come preziose informazioni da analizzare. Con i dispositivi Datalogic è possibile raccogliere in automatico i dati relativi alla permanenza di un paziente in ospedale, trasmetterli al sistema centrale e aggiornare in tempo reale la cartella clinica elettronica. La registrazione di ogni evento avvenuto durante il ricovero permette infatti di migliorare i dati relativi al paziente e alla sua sicurezza».

 

Condividere le informazioni

«La Commissione europea e il settore sanitario riconoscono l’importanza del ruolo della tecnologia per incrementare i livelli di servizio grazie a una migliore condivisione delle informazioni» – afferma Davide Oriani, CEO di Ricoh Italia (www.ricoh.it). «Da una ricerca commissionata da Ricoh a Coleman Parkes Research emerge come l’81% delle aziende del settore sanitario sta investendo in nuove tecnologie, ma molte realtà (41%) non sono ancora riuscite a superare la sfida della condivisione dei crescenti volumi di dati da gestire, dati che provengono da un numero sempre maggiore di fonti». Però big data e cloud computing rappresentano due opportunità per migliorare questi aspetti, creando un ambiente integrato per la gestione delle informazioni mediche: «Le tecnologie per la gestione dei big data consentono di analizzare e incrociare enormi quantità di dati migliorando per esempio le attività di Ricerca e lo studio delle patologie. Anche l’introduzione del cloud computing comporta numerosi vantaggi in termini per esempio di riduzione dei costi per l’acquisto e la manutenzione delle tecnologie, maggiore agilità ed evoluzione verso la sanità digitale migliorando l’integrazione e la condivisione delle informazioni su tutto il territorio nazionale. Ci si aspetta che la Sanità utilizzi sempre più informazioni in formato elettronico e che il cloud svolga quindi un ruolo importante nella migrazione dal cartaceo al digitale. L’Istituto Italiano Privacy, in collaborazione con Federsanità ANCI, ha redatto il Manuale pratico su protezione dei dati e Cloud Computing nella Sanità che abbatte alcuni dei principali ostacoli, come per esempio la sicurezza dei dati, che ancora frenano il suo utilizzo. Questa iniziativa – conclude Oriani – favorirà la diffusione del cloud e la realizzazione della sanità digitale a cui tende la Comunità europea».

 

Anche il cuore è nel cloud

«Le tecnologie cloud possono senz’altro migliorare i servizi offerti dal settore sanitario: per esempio, le aziende sanitarie possono condividere informazioni, come risultati di analisi e cartelle cliniche, tra diverse sedi geografiche e ottimizzare quindi le spese. Inoltre, si possono ridurre gli spostamenti fisici del personale e aumentare notevolmente l’efficienza dei servizi offerti. Non dimentichiamo, infine, che un altro importante beneficio del cloud è la semplificazione» – spiega Michele Balbi, presidente di Teorema Group (www.teorema.net). Inoltre, contenere la spesa conciliando l’innovazione si può, in quanto l’adozione del cloud genera un buon ritorno di investimento e, in ogni caso, si tratta di una tecnologia decisamente meno onerosa rispetto al rinnovo totale dell’infrastruttura IT. «A questo proposito – racconta Balbi – un esempio di eccellenza può essere quello del reparto di Cardiologia dell’Ospedale di Trieste, dove è stato avviato un progetto denominato TeleMedSystem, grazie al quale i pazienti cardiologici sono tenuti sotto controllo medico attraverso un servizio di telemedicina e teleassistenza. La soluzione, realizzata con tecnologia Microsoft e presentata nell’iniziativa CityNext, permette la comunicazione fra paziente e operatori sanitari, favorendo la continuità assistenziale, l’intensificazione del follow-up e il coinvolgimento attivo del paziente e dei suoi familiari. Le informazioni raccolte sono disponibili su cloud, in modo da poter essere utilizzate dal contact center e dal personale medico».

 

Uno sguardo Oltralpe

Andrea Corbani, chief strategic marketing director di NoemaLife (www.noemalife.com), società fondata a Bologna nel 1996, che opera nel mercato dell’informatica per la Sanità, fa sapere che da quando la società francese Medasys è entrata a far parte del Gruppo, la Francia è diventata per NoemaLife il secondo mercato di riferimento, dopo quello italiano. «Abbiamo così constatato che la maggior parte degli ospedali francesi utilizza l’IT per il governo del processo di cura» – dichiara Corbani. «In Italia invece il territorio è fortemente differenziato sia in termini di maturità dei sistemi regionali sia in riferimento alle soluzioni applicative adottate. Elemento interessante del modello francese, che va in direzione di un approccio cloud, è l’inclinazione a fornire soluzioni informatiche in modalità Software as a Service (SaaS), con contratti pluriennali, che consentono alle amministrazioni di investire in modo bilanciato, dilazionando i pagamenti in un arco di tempo dai cinque ai dieci anni». Secondo Corbani, nell’attuale contesto economico, questo orientamento al pay per use consentirebbe alle direzioni sanitarie di non effettuare investimenti impegnativi nei momenti di crisi, ma – al tempo stesso – di non rinunciare a qualità ed efficienza, distribuendo le spese lungo un arco di tempo ampio. «In Francia – spiega Corbani – sono operativi diversi progetti del Gruppo NoemaLife in modalità SaaS: ricordiamo il progetto Picarsis, (che sta per Picardie Système d’Information de santé), che gestisce in modo integrato una rete di 12 ospedali e quattromila posti letto, e il progetto Centre Hospitalier Regional Universitaire di Montpellier, che fornisce supporto a sette ospedali con tremila posti letto».

 

La parola alla Regione Lombardia

«Oggi, la vera sfida per i sistemi sanitari è migliorare il servizio senza comprometterne la sostenibilità» –  dichiara Antonio Barone di Lombardia Informatica (www.lispa.it). Secondo il manager, la cui carica precisa viene recitata come “dirigente funzione di staff strategia e program management direzione SISS (Sistema Informativo Socio Sanità e Carta Regionale dei Servizi)”, la chiave del successo sta nel cambiamento di paradigma organizzativo che vede nella «territorializzazione dell’assistenza la strategia implementativa». Sempre secondo Barone, «spostare il baricentro sul territorio comporta la necessità di trasferire il mindset del sistema dalle singole prestazioni al continuum di tali prestazioni all’interno di un piano di assistenza individuale rispetto al quale un team di professionisti opera all’interno di una reale presa in carico della domanda di salute. In questo contesto, è evidente che la raccolta, l’integrazione e l’organizzazione di grandi moli di dati e il successivo utilizzo per le varie finalità all’interno del sistema è una delle precondizioni perché tali scenari organizzativi possano sussistere, e in tal senso le tecnologie in oggetto risultano realmente strategiche per l’e-Health».

Conciliare contenimento della spesa e innovazione grazie all’utilizzo dei nuovi paradigmi è possibile. Anche perché – avverte Barone – «se così non fosse, non sarebbe innovazione: il tema è innovare il funzionamento del sistema sanitario e in questa prospettiva è imprescindibile innovare armonicamente il suo sistema informativo». L’esempio del Siss lombardo è illuminate, in quanto realizza un unico sistema informativo federando i sistemi locali con quello regionale e interfacciando i sistemi esterni alla regione. «Il Siss è pensato per seguire il cittadino nei suoi contatti con la rete dell’offerta, raccogliere dati centralmente, organizzarli e renderli disponibili per le finalità di tutela della salute e governo del sistema sanitario. In tal senso, le principali basi dati sono il Fascicolo Sanitario Elettronico e il data warehouse Siss. Tali sistemi in questo momento supportano tutti gli operatori del territorio nel definire e seguire il percorso di salute dei singoli pazienti e la Regione nella definizione delle scelte di programmazione che già oggi sono fondate su informazioni raramente disponibili in altri contesti. In tal senso – conclude Barone – i lavori in corso sulle nuove modalità di gestione della cronicità e il progetto CReG in particolare costituiscono un esempio di innovazione straordinaria che non sarebbe altrimenti possibile senza un siffatto supporto informatico».

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