endpoint protection – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 08 Nov 2018 11:48:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png endpoint protection – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Symantec, il nuovo perimetro dell’informazione digitale https://www.datamanager.it/2018/03/symantec-perimetro-dellinformazione-digitale/ Thu, 15 Mar 2018 10:42:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143660 Dopo la forte rifocalizzazione sulla cloud security che ha seguito la dismissione di Veritas, Symantec torna alle origini con una missione precisa: ridisegnare intorno al dato – ovunque esso si trovi – una barriera protettiva fatta di funzionalità integrate e tanta semplificazione L’anno scorso ha festeggiato il suo 35esimo anniversario, ma negli ultimi due ha […]

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Dopo la forte rifocalizzazione sulla cloud security che ha seguito la dismissione di Veritas, Symantec torna alle origini con una missione precisa: ridisegnare intorno al dato – ovunque esso si trovi – una barriera protettiva fatta di funzionalità integrate e tanta semplificazione

L’anno scorso ha festeggiato il suo 35esimo anniversario, ma negli ultimi due ha vissuto una impegnativa fase di trasformazione e rifocalizzazione sulla realtà che le è più congeniale: la protezione dei dati. Symantec fa parte della prima generazione di aziende partite negli anni 80 per affrontare l’inedita minaccia dei “virus per personal computer”: un fenomeno che raramente riusciva ad andare oltre l’exploit di un gesto tecnico, certamente pernicioso, ma a suo modo elegante, quasi romantico. Una fionda che oscuri programmatori – spesso nascosti nella geografia del sottosviluppo economico – facevano roteare in faccia ai big anglosassoni di una informatica che riguardava una cerchia relativamente stretta di persone. Il merito di Symantec – e di quei pionieri – fu quello di intuire il potenziale di quello che allora poteva sembrare un rischio molto marginale, costruendo una cultura tecnologica e comportamentale che semplicemente non esisteva. E che, paradossalmente, fatica ancora ad affermarsi. In uno scenario ormai profondamente mutato, Symantec con i suoi 4,019 miliardi di dollari di fatturato (anno fiscale al 31 marzo 2017, con una crescita del 11,64% rispetto all’anno precedente), gli oltre diecimila dipendenti nel mondo, un mercato prossimo ai 400mila clienti serviti, per un totale di 175 milioni di endpoint protetti, è il principale attore di un mercato preposto alla difesa di un’economia globale basata sui computer e sull’informazione digitale. Il connubio tra dati e affari è talmente complesso da avere serie ripercussioni non solo sulla produttività e i costi sostenuti dalle organizzazioni aziendali, o sulla disponibilità di energia e servizi infrastrutturali, ma anche sulle tasche dei singoli consumatori. In una recente nota del suo head quarter di Mountain View, in California, il cuore della Silicon Valley, Symantec calcola che nel 2017 un miliardo di consumatori digitali di una ventina di nazioni nel mondo ha perso collettivamente oltre 170 miliardi di dollari a causa – scrive Symantec – dell’eccessiva fiducia in una “sicurezza” che non possiamo mai dare per scontata. Nei soli Stati Uniti, la metà della popolazione residenziale online – 143 milioni di persone – per quel falso senso di immunità, si è fatta sottrarre quasi 20 miliardi di dollari dal cybercrimine.

Sabina Sanzolini – senior account manager

PROTEZIONE INTORNO AI DATI

Proiettati nelle realtà aziendali e nelle amministrazioni pubbliche, sempre più immerse in una informatica completamente basata su cloud, gli attacchi mirati dei criminali informatici rappresentano un pericolo serio, quasi letale. Su Internet si compiono truffe, rapine, falsificazioni, furti di proprietà intellettuale, ricatti. Le più solide reputazioni possono andare in frantumi. Si effettuano vere e proprie operazioni di guerriglia contro infrastrutture sensibili e impianti di produzione. E si preparano – perché gli hacker non smettono mai di studiare – le strategie d’attacco alle future applicazioni dell’IoT, dall’auto a guida automatica alla fabbrica “intelligente”. Nel cloud – avverte Stefano Volpi – che dall’autunno scorso è il nuovo country manager di Symantec in Italia, saltano gli schemi della cybersicurezza convenzionale. «Mi piace pensare al dato aziendale come un figlio amatissimo dai genitori» – afferma Volpi. «Quando è ancora bambino, il figlio dipende da loro in tutto, e loro possono creargli intorno ogni sorta di protezione». Poi il figlio cresce, chiede di poter uscire per andare dagli amici, va all’estero per studiare. Ecco, come faccio a proteggere i miei dati quando le “pareti” di casa vengono meno, le porte si aprono e i “figli” sono là fuori? «È vero, una parte delle informazioni può continuare a risiedere sui server aziendali, ma il grosso di questi dati è altrove. L’equazione del passato, quando un dispositivo identificava un utente, non vale più». In questo generale venir meno del concetto di perimetro, di perdita di controllo diretto sulla fisicità delle risorse su cui vengono memorizzate le informazioni, di completa virtualizzazione di risorse di calcolo, storage, rete, Symantec, come del resto tutto il mondo della cybersecurity, ha dovuto trasformare una cultura concentrata sulla tutela del cosiddetto endpoint. «Oggi, il concetto di cyberdefense deve essere completamente integrato e noi – afferma Volpi – proteggiamo l’insieme costituito dall’informazione che risiede nell’endpoint come nel web, che esce dal controllo diretto del firewall, nel momento in cui anche l’utilizzatore di queste informazioni esce da un perimetro ben definito. Una protezione simile a quella di un genitore che cerca di proteggere il figlio anche a distanza da minacce pervasive, che si spostano velocemente».


.@symantec Saltano gli schemi della #cybersicurezza convenzionale. Stefano Volpi country manager: «L’informazione poverizzata nel #cloud è il nuovo perimetro da proteggere»
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UN LEADER RICONOSCIUTO

Davanti a una trasformazione così epocale dei paradigmi di accesso, produzione e sfruttamento delle informazioni, la missione di un vendor come Symantec – afferma Volpi – continua a essere non solo tecnologica, ma di indirizzo, di guida nei confronti di un cliente che deve affrontare in modo diverso i suoi investimenti in sicurezza. «Il nuovo focus di Symantec, dopo le acquisizioni di questi ultimi anni, dopo il demerging da Veritas, consiste proprio in questo doppio ruolo di sviluppo e rilascio di soluzioni fortemente innovative e soprattutto di advisory nella costruzione di una piattaforma integrata ed efficace nella difesa da minacce nel cloud. Un ruolo di “formatore” di una nuova cultura della sicurezza – basata certamente sulle strategie di difesa ma anche sulla capacità di comprendere la criticità delle informazioni da proteggere – che l’azienda di Mountain View intende esercitare, forte di due elementi strategici: il canale dei suoi partner e il costante rafforzamento dei servizi professionali della sicurezza gestita, in grado di controllare lo stato di salute e di evoluzione dell’infrastruttura del cliente sia a livello applicativo sia dal punto di vista di processo. «Da diversi anni, Symantec è un leader riconosciuto per la sicurezza gestita dal “Magic Quadrant” di Gartner. Con l’acquisizione di Blue Coat e l’azione della Global Intelligence Network siamo diventati ancora più autorevoli perché ci “nutriamo” di un volume di dati di configurazione provenienti da oltre 150 milioni di sensori disseminati nei nodi monitorati minuto per minuto per conto dei nostri clienti» – spiega il country manager italiano. «Una visibilità che permette di anticipare e sopprimere, anche nei singoli settori di industria in cui questi clienti sono attivi, il fronte d’onda degli attacchi».

Massimo Alì – senior account manager

Per chi, come Symantec, opera su scala così estesa nel campo della sicurezza per l’impresa, è fondamentale adattarsi non solo alla natura delle minacce, ma in particolar modo alla natura del business, approfondendo la conoscenza dei processi, che con le sue tecnologie dovrà mettere in sicurezza. Come osserva Volpi, uno degli obiettivi dell’azione commerciale di Symantec è di sviluppare una crescente specializzazione per settore. Specializzazione che come si vedrà si riflette in questa cover story di Data Manager, realizzata anche grazie al confronto con tre collaboratori di Stefano Volpi per l’ascolto diretto e il presidio della relazione con altrettante aree di mercato: Sabina Sanzolini (telco ed energy), Massimo Alì (finance), Andrea Toselli (industria). Allo stesso tempo, in uno scenario in cui la sicurezza informatica deve essere pervasiva, anche quando le situazioni aziendali e i progetti realizzati sono interdisciplinari e complessi, diventa fondamentale poter fare riferimento a partner che offrano una visuale ampia sulle tematiche da affrontare e una piattaforma che renda più semplice e integrata la protezione di cui il business ha bisogno. «Pensiamo ad aziende molto complesse, oppure alla trasfomazione digitale che si fonda su concetti di velocità e semplificazione» – osserva Volpi. «È difficile riuscire a gestire, anche dal punto di vista degli investimenti, una sicurezza basata sull’offerta di dieci provider diversi, in quanto sarebbe la negazione stessa del termine smart». Gli obiettivi di integrazione e semplificazione di cui le aziende hanno bisogno si possono raggiungere solo con una piattaforma in grado di fare della sicurezza un fattore abilitante, non una gabbia di contenimento. Symantec può assicurare proprio questo: una piattaforma composta da moduli che dialogano automaticamente l’uno con l’altro e ciascuno capace di garantire una protezione ai massimi livelli della scala dei “Quadranti magici” di Gartner in cinque aree distinte: data leak prevention, proxy, endpoint protection, managed security services e la più recente categoria CASB, cloud access security broker.

ARIA NUOVA AL VERTICE

Dall’acquisizione di Blue Coat, è arrivato anche un nuovo impulso manageriale, con l’ingresso di Greg Clark come nuovo CEO e Michael Fey come presidente e chief operating officer: entrambi avevano rivestito analoghi ruoli nell’azienda specializzata in sicurezza del cloud. Anche il CTO Hugh Thompson, matematico molto apprezzato negli ambienti teorici della cybersecurity, ha avuto in mano per quattro anni le redini tecnologiche di Blue Coat. Volpi cita anche altre operazioni recenti, di entità finanziaria più modesta ma tecnologicamente e culturalmente importanti. «In particolare, ricordo Skycure, specialista israeliano in sicurezza per dispositivi mobili; Watchful Software, proprietaria di un tool per la classificazione automatica dei dati; o la startup Fireglass, che ha portato l’integrazione nella nostra piattaforma, di una nuova visionaria tecnologia, che si chiama Web Isolation, per navigare in sicurezza anche in siti non conosciuti». Al momento della separazione da Veritas e dalle attività nel mercato dello storage avvenuta all’inizio del 2016, ricorda Miguel Suarez, country presales manager, le grandi aziende di cybersecurity cominciavano a far fronte a nuove sfide e opportunità. «Era sempre più chiaro che imporsi in entrambi i mercati, quello della sicurezza e della gestione dell’informazione, richiedesse strategie diverse, investimenti mirati e un approccio diverso, più innovativo al go-to-market. Dividere Symantec in due ci ha dato la flessibilità e la focalizzazione necessarie per alimentare la crescita e potenziare le nostre tecnologie di security». Secondo Suarez, la “nuova” Symantec ha così centrato il triplice obiettivo di una maggiore crescita nel proprio ambito d’origine in termini di opportunità di business, R&D e marketing. «Siamo riusciti a sfruttare al massimo i nostri potenziali, sviluppando una piattaforma di sicurezza più completa e basata su tecnologie innovative e di frontiera». Ma quali sono le principali sfide tecnologiche che un business sempre più digitale deve affrontare? «Il ransomware – risponde Suarez – è una delle problematiche dominanti, un autentico flagello per Internet come la conosciamo oggi».


.@symantec Con 175 milioni di endpoint protetti, quasi 400mila clienti e 4 miliardi di dollari di fatturato, #Symantec è l’interprete principale di una nuova cultura della #sicurezza
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Un flagello che consente al crimine informatico di incamerare lauti profitti, semplicemente prendendo in ostaggio i file e i sistemi operativi degli utenti. «Osserviamo una consistente crescita dei cosiddetti “fileless” e “file-light” malware, una forma di attacco che non ha bisogno di software maligno da inoculare nel computer che costituisce il bersaglio. Crescono anche le massicce forme di attacco di tipo Denial of service (DoS), capaci di sfruttare i dispositivi IoT. E si moltiplicano i fenomeni di violazione, “breach”, di dati conservati in memoria». Nel corso del 2017, il cybercrimine ha causato importanti disservizi in tutto il mondo, facendo leva su un bagaglio di competenze tecniche sempre più agguerrite per superare le difese erette dalle loro vittime. Il trend diventa ogni giorno più evidente man mano che gli attaccanti si servono di tecniche di machine learning e intelligenza artificiale per lanciare campagne ancora più devastanti. «Tutto questo – osserva ancora Suarez – avviene in un ecosistema IT ancora più complesso, dove cloud, IoT, blockchain trasformano radicalmente il modo di gestire il business, offrendo incredibili vantaggi in termini di agilità, scalabilità, innovazione e, appunto, sicurezza». Ma al tempo stesso la trasformazione digitale comporta nuovi non trascurabili rischi, facendo sì che anche un errore in apparenza marginale possa tradursi in una compromissione imponente delle informazioni e dei sistemi.

Andrea Toselli – senior account manager

INTEGRATED CYBER DEFENSE

«L’unica risposta a forme di attacco così coordinate consiste in una piattaforma difensiva integrata, capace di unificare gli aspetti della sicurezza in cloud e on-premises e proteggere utenti, dati e messaggistica via web, sfruttando una conoscenza senza pari della natura più intima delle minacce informatiche. Dentro alla Integrated Cyber Defense Platform di Symantec operano le più potenti soluzioni di cloud security oggi disponibili, tutte finalizzate a governare l’accesso e la protezione dell’informazione, difendersi dalle minacce più avanzate, e tutelare i “workload” applicativi anche quando migrano verso il cloud». Senza contare la visibilità che l’integrazione garantisce su ogni singolo evento, nel cloud come nel proprio data center: un fattore chiave in un sistema di regole che responsabilizza molto le aziende sul piano della sorveglianza continua delle proprie risorse informatiche. «Infatti, per ottemperare a tutti i requisiti imposti dalla GDPR nell’era delle cyberminacce evolute occorre essere proattivi. Questo significa essere in grado di bloccare rapidamente un attacco in corso, capire bene quello che è successo e trovare una soluzione al problema. La normativa impone ad aziende e organizzazioni l’obbligo di notificare l’eventuale violazione subita, entro 72 ore. La sfida per noi professionisti della sicurezza informatica è che abbiamo a che fare con contesti di rischio sempre più complessi e dinamici. Nelle statistiche del 2016, le aziende impiegavano in media 221 giorni solo per accorgersi di aver subito un tentativo di attacco». Riassumendo – conclude Suarez – oggi più che mai, una soluzione di sicurezza deve essere in grado di proteggere dagli attacchi, individuare le violazioni subite, rispondere prontamente e prendere efficaci contromisure per riparare i danni e prevenire i rischi futuri. «Ma soprattutto – avverte Suarez – deve identificare, classificare e proteggere l’informazione. L’informazione è il nuovo perimetro e dobbiamo proteggerla ovunque essa si trovi».

La profonda attenzione che Symantec riserva alle specificità del mercato di riferimento dei clienti si riflette nel racconto dei responsabili commerciali, preposti al contatto con i principali interlocutori diretti. «Oggi, tutti i settori industriali sono più attenti a certe tematiche rispetto al passato» – riconosce Massimo Alì, senior account manager per il mercato enterprise, con focus particolare sul settore finance, al quale Symantec è tradizionalmente vicina. «La sensibilità al tema della sicurezza non è sufficiente per fronteggiare l’evoluzione delle vulnerabilità. L’adozione del modello cloud ha comportato il passaggio a un ecosistema completamente aperto che richiede una nuova attenzione non solo alle tecnologie ma anche alle figure di riferimento. Un problema di sicurezza che in passato era di competenza del CIO o del CISO, oggi riguarda direttamente il CEO e i suoi consiglieri diretti». L’entrata in vigore di regolamenti come GDPR e PSD2, sottolinea ancora Alì, impone l’identificazione e gestione in modo sistematico delle minacce effettivamente applicabili ai dati personali, ponendo la sicurezza su un piano più orientato al rischio di business, un rischio che non può essere ridotto a zero, ma che deve essere gestito. «Ecco che in quest’ottica – prosegue Alì – i Cyber Security Services di Symantec diventano un pilastro fondamentale di una soluzione integrata, con servizi come DeepSight, che sfruttano informazioni dalla Global Intelligence Network, il monitoraggio real-time, le analisi approfondite degli attacchi, e che aiutano a giocare d’anticipo sugli avversari, partendo dalle loro motivazioni. L’intelligence si unisce alle tecnologie di incident management e risk management della piattaforma Symantec, confluendo anche nella proposta della Managed Services Security come ideale formula di protezione, in grado di assicurare il controllo costante che si integra con le tradizionali infrastrutture di sicurezza per dare risposte ancora più precise.


#Security Strategie, investimenti, approccio più innovativo al go-to-market, opportunità di business, R&D e marketing. La nuova @symantec centra l’obiettivo di una maggiore crescita
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LA SICUREZZA CHE GUARDA LONTANO

La natura stessa delle attività bancarie è appetibile per il cybercriminale, il cui obiettivo è anche minare la fiducia su cui si fonda questo business. «Molti dati sensibili da proteggere sono potenzialmente esposti e l’approccio di Symantec, integrando tecnologie di data loss prevention, CASB e cifratura dei dati, risponde in modo efficace alle tre richieste formulate dai clienti: piena visibilità sulle informazioni, protezione e controllo». Proprio soluzioni come Symantec CASB sono pensate appositamente per mettere in sicurezza un ambiente lavorativo dove il dipendente può servirsi di applicazioni basate su cloud ma non direttamente censite dagli amministratori di sicurezza. Contenere i rischi di compromissione significa monitorare non soltanto i dati, ma l’uso che ne viene fatto e il comportamento delle persone. «In altre parole, significa essere vicini a quelli che sono gli interessi di chi si occupa del business, facendo diventare la sicurezza parte del business medesimo» – afferma Massimo Alì.

Michele Papa – channel lead

Sabina Sanzolini è il senior account manager per il mercato enterprise, dove gli effetti della trasformazione digitale si avvertono in modo particolare. «Le grandi organizzazioni globali, in particolare quelle che operano nel settore dell’energia e delle telecomunicazioni, sono sempre più focalizzate sul business, sullo scambio di dati e informazioni con le loro filiali e i loro clienti» – racconta Sabina Sanzolini. «Per loro, la dematerializzazione e quindi la migrazione verso il cloud di applicazioni business-critical e delle informazioni è un obiettivo primario. Le telco, come service provider, capiscono e adottano naturalmente i modelli del cloud». La prima necessità, anche alla luce delle normative, è la protezione dei collegamenti, delle informazioni e della privacy degli utenti. Lavorare con un operatore di livello enterprise per Symantec significa anche poter giocare di sponda per arrivare, indirettamente, ai mercati ad alta granularità della piccola impresa italiana. «Tra i tanti paletti del passato che oggi vengono scardinati – continua Sabina Sanzolini – ci sono anche i modelli di vendita. Si tende a fare molta più attenzione ai mercati cui ci rivolgiamo, anche attraverso partnership con altre aziende, come nel caso degli accordi che ci legano con il Digital Store di TIM per le nostre soluzioni di endpoint protection». Da un altro punto di vista, Symantec viene percepito dai clienti enterprise, come il partner giusto cui affidare, attraverso l’offerta di sicurezza gestita, la tranquillità nella trasformazione verso una completa digitalizzazione e verso nuovi paradigmi di servizio, come i servizi cloud. «A nostro vantaggio – spiega infine Sabina Sanzolini – oltre alla focalizzazione, ci sono le acquisizioni che sono state molto mirate e hanno accelerato il time-to-market. Non sviluppiamo app “verticali” in senso proprio, ma forniamo servizi e tecnologie per mettere in sicurezza asset fissi e mobili, informazioni e identità digitali, rispettando i livelli di specializzazione di ogni mercato».

A CIASCUN DATO IL SUO VALORE

Se la clientela tipo enterprise può essere annoverata tra gli “early adopter” dei nuovi modelli infrastrutturali, la spinta verso la virtualizzazione e l’intelligenza distribuita caratterizza anche il mondo con cui si relaziona Andrea Toselli, senior account manager per il settore industry. «Anche i miei clienti stanno gradualmente abbandonando forme di security più tradizionali, spesso accorgendosi di certi grattacapi solo dopo aver effettuato un passaggio al cloud che implica approcci non più basati su un mix di soluzioni verticali, ma su piattaforme unificate, capaci di coniugare la protezione di dati e identità a policy automatiche». Devi condividere un file confidenziale? Il sistema stesso ti impedirà di farlo su soluzione del tipo Dropbox, Onedrive, Box, Gdrive  e lo stesso file inviato via email viene prima cifrato automaticamente. «Symantec propone una piattaforma integrata di cyber defence e questo piace molto» – osserva Toselli. Le realtà manifatturiere e del settore retail sono sempre più interessate a soluzioni di data loss prevention che rispettino gli obiettivi interni di tutela della proprietà intellettuale, ma vengano automaticamente incontro ai livelli di consapevolezza delle proprie vulnerabilità e delle contromisure adottate, impliciti nelle nuove normative europee. «I clienti che si servono delle soluzioni Symantec sanno di poter avere immediata evidenza su attacchi e incidenti proprio per la perfetta tracciabilità che la nostra tecnologia riesce a dare. Una protezione – aggiunge Toselli – che parte da un fondamentale presupposto: la classificazione del dato, a cui viene associato un livello di confidenzialità che abilita lo strumento di data loss prevention, stabilendo di volta in volta chi può accedere a una determinata informazione, e se questa può essere trasmessa via email e con quale misura protettiva». Tutte regole che vengono automaticamente estese al contesto della mobilità o del cloud, quando i dati stessi non risiedono su sistemi interni all’azienda. Non meno fondamentale – per ogni attività produttiva che assiste a un altro, inesorabile fenomeno di convergenza, questa volta favorita dal boom dell’IoT – l’aspetto della protezione dell’informazione all’interfaccia tra sistemi IT e operation technology, l’intelligenza che controlla i sistemi di controllo industriale. «Nella produzione e distribuzione dell’energia – interviene nuovamente Sabina Sanzolini – la protezione di impianti che utilizzano architetture di controllo SCADA diventa vitale per i rischi che possono estendersi all’intero Sistema Paese. Anche qui, Symantec può dare un contributo importante».

Symantec Italia – gruppo di lavoro

NUOVA STRATEGIA DI CANALE

Questo nuovo ruolo di indirizzamento, di guida nell’esplorazione dei territori di una informatica sempre più svincolata dal proprio substrato fisico, richiederà una diversa strategia di canale. Il cambiamento arriva con Michele Papa, channel lead, fresco di nomina. Un informatico che vanta, dopo una lunga esperienza nel mondo della distribuzione a valore di soluzioni di sicurezza, una più recente esperienza in Microsoft, dove si è occupato di favorire tra i partner lo sviluppo di una nuova cultura applicativa, orientata al cloud. «Symantec – spiega Michele Papa – vuole imprimere una forte accelerazione verso il mondo dei rivenditori e dei system integrator, con l’obiettivo di promuovere un selezionato ma qualificato gruppo di partner dalla vocazione di consultant: operatori in grado di aiutare i clienti – spesso meno dotati di risorse e conoscenze interne – ad affrontare il loro personale percorso nel cloud, percorso che deve avvenire anche sul piano organizzativo». Che cosa può portare Symantec ai suoi partner? «La possibilità non solo di disegnare e implementare soluzioni di sicurezza mirate alle concrete esigenze del business digitale, ma soprattutto di stabilire con i propri clienti un rapporto più rilevante, quasi di “auditor” rispetto a queste nuove esigenze, in modo da costruire un legame ancora più maturo e a valore aggiunto».


Piena visibilità sulle informazioni, protezione e controllo. La visione olistica di @symantec trasforma la #sicurezza informatica in un fattore abilitante, non in una gabbia di contenimento
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È ancora presto per anticipare le decisioni del nuovo responsabile di canale, ma sono già perfettamente chiare le intenzioni di Symantec Italia – una struttura piccola ma molto preparata e ben inserita nel contesto nazionale, con due uffici a Milano e Roma – di farsi portatore del nuovo messaggio della casa madre. Quello di una sicurezza informatica che – pur continuando a poggiare sulle solide basi di una tradizione iniziata con un brand, “Norton”, acquisito quasi 30 anni fa ma ancora molto rappresentativo – oggi, sta imboccando un percorso diverso, più in linea con la criticità che i bit dell’informazione e delle transazioni digitali stanno assumendo in ogni singolo comparto di business. Come dice Volpi – «la complessità di reti e sistemi che si nasconde dietro la naturalezza e l’umanizzazione delle nostre interfacce software ha bisogno di una grande semplificazione, e la sicurezza deve sapersi calare sempre di più nella realtà di processi aziendali, e regolamenti, che hanno una loro specificità, anche culturale». È intorno a questa specificità che Symantec sta costruendo il nuovo perimetro di un’informazione polverizzata nella nuvola.

Foto di Gabriele Sandrini

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Endpoint protection e network security https://www.datamanager.it/2017/10/endpoint-protection-network-security/ Mon, 23 Oct 2017 15:32:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133604 Tecnologie di rete, cloud, intelligenza artificiale e una gestione più unificata per passare da un approccio reattivo a uno più analitico. Si rinnova così l’offerta dei vendor grazie all’arrivo di nuovi competitor e alla domanda di nuove soluzioni. La difesa dell’endpoint è in molti casi la sola misura di sicurezza in campo. Il processo di […]

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Tecnologie di rete, cloud, intelligenza artificiale e una gestione più unificata per passare da un approccio reattivo a uno più analitico. Si rinnova così l’offerta dei vendor grazie all’arrivo di nuovi competitor e alla domanda di nuove soluzioni. La difesa dell’endpoint è in molti casi la sola misura di sicurezza in campo. Il processo di incorporazione di funzionalità aggiuntive determina l’estensione delle piattaforme EPP. Tempi duri per il firewall fisico, che però rimane pietra angolare e genera il fatturato più alto dell’intero comparto

 

In molti casi, la difesa dell’endpoint è la prima e unica misura di sicurezza che professionisti e piccole imprese scelgono di mettere in campo. Vincoli di budget, mancanza di competenze, scarsa consapevolezza sono tare pesanti che affliggono le micro-realtà produttive del Paese. Anche nelle organizzazioni più strutturate tuttavia la protezione dell’endpoint – pur all’interno di moduli di sicurezza avanzati – rappresenta uno strato (layer) importante della loro complessa architettura di sicurezza. La protezione dell’endpoint è demandata a soluzioni EPP (endpoint protection platform), che comprendono un set di partenza di funzionalità (protezione antivirus, antimalware, per la navigazione web, firewall), oltre a moduli di data loss prevention, encryption, gestione delle passoftwareord, distribuzione delle patch e molte altre ancora. L’offerta di soluzioni è molto ampia. Tutti i vendor hanno a catalogo prodotti specifici per professionisti e piccole imprese. La maggior parte dei prodotti indirizzati a questo target di clienti richiedono competenze IT davvero minime. Le soluzioni sono commercializzate sia per user sia per device. Le licenze d’uso in genere prevedono un anno di aggiornamenti al software e supporto/assistenza tecnica. Tuttavia, molti vendor contemplano la possibilità di stipulare contratti più lunghi. Alcuni vendor assegnano alla categoria midsize business tagli di licenze fino a 999 postazioni. Numeri troppo grandi per le dimensioni del tessuto produttivo del nostro Paese. Uno scollamento che in qualche caso spiega i suoi effetti negativi sul prezzo finale della licenza, più alta rispetto ad altri paesi europei. I prezzi di vendita possono variare anche sensibilmente da vendor a vendor. Ma anche tra tipologie di prodotti dello stesso vendor. Come avviene in quasi tutti i settori commerciali, il numero di licenze acquistate determina il prezzo finale. In questo quadro, la tendenza – soprattutto nell’offerta destinata a professionisti e PMI – è verso una contrazione dei prezzi, alimentata dalla forte concorrenza e dall’ampliarsi del numero di vendor che offre soluzioni free. Brand come Avira e Avast sono stati tra i primi a fare questa scelta. E anche leader affermati come Sophos e più di recente Kaspersky hanno deciso di percorrere questa strada.


#EPP Marco D’Elia @SophosItalia Soluzioni #consumer con funzionalità molto sofisticate
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«Sophos da anni mette a disposizione un prodotto antivirus gratuito, destinato al mondo consumer che include alcune funzionalità molto sofisticate, rare da trovare in prodotti antivirus gratuiti» – ci dice Marco D’Elia, country manager di Sophos Italia. La soluzione Kaspersky Free da poco lanciata in USA, Canada e alcuni paesi asiatici offre una protezione di base per email e navigazione web ed è dotata di aggiornamenti automatici e funzione di quarantena. «A ottobre – come ci conferma Morten Lehn, general manager Italy di Kaspersky Lab – arriverà anche in Italia». Qualche altro grande nome potrebbe scegliere di imboccare questa strada. Ma è probabile che almeno per i prossimi tre o cinque anni la maggior parte dei vendor continuerà a farsi pagare per l’utilizzo delle proprie soluzioni. «Il rilascio di una soluzione antimalware non si esaurisce con la vendita» – rileva Gastone Nencini, country manager di Trend Micro. «Al contrario. C’è tutta una serie di servizi a supporto – assistenza, aggiornamento, ricerca e sviluppo – che bisogna finanziare». La totalità delle piattaforme EPP disponibili sul mercato supporta Microsoft Windows. Più rara almeno sino a qualche anno fa, l’estensione della protezione alle maggiori distribuzioni Linux. Oggi però, tutti i maggiori vendor dispongono di soluzioni progettate per i sistemi UNIX/Linux. «Sophos Antivirus per Linux fornisce moduli di supporto pre-compilati per una vasta gamma di distribuzioni e kernel Linux, comprese le versioni a 64 bit» – ci dice D’Elia di Sophos. Allo stesso modo, si allarga anche l’offerta di soluzioni che supportano in un’unica suite sia lato desktop (Windows, Mac e Linux) sia mobile (IoS e Android).


#EPP Morten Lehn ‪@KasperskyLabIT‬ La soluzione #Free da ottobre anche in Italia
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«È l’IT a chiedere che i dispositivi mobili possano essere gestiti allo stesso livello con cui oggi vengono governati i pc. Distribuendo cioè i software su questi oggetti in maniera automatica e proteggendoli all’interno di un’area isolata dal resto del dispositivo» – spiega Antonio La Rosa, head of IM B2B di Samsung Electronics Italia. «KNOX si integra nella piattaforma di sicurezza Mobile 7 enterprise mobile management solution, la nostra soluzione di sicurezza per dispositivi Mobile, IoT e pc portatili, disponibile attraverso la piattaforma di gestione integrata Sophos Central». L’idea di una visione allargata della protezione emerge anche nell’approccio adottato da altri vendor. «La nuova sfida sono le superfici estese» – conferma Antonio Pusceddu, country sales manager e corporate sales di F-Secure. «La nostra proposta è Radar, una soluzione di vulnerability management che proprio in una logica IoT, mappa tutti gli indirizzi IP della rete aziendale, fino a comprendere telecamere di sorveglianza, dispositivi di lettura badge, lettori di bar-code, stampanti e così via. Qualsiasi strumento collegato alla rete aziendale. Per ognuno di questi oggetti Radar è in grado di diagnosticare le rispettive vulnerabilità e proporre all’IT la soluzione di fixing più adatta a ciascuno». Per quanto riguarda l’amministrazione delle soluzioni, la modalità prevalente è la gestione mediante una console centrale installata su un server dedicato con l’agent installato sull’endpoint. Tuttavia, sempre di più i vendor prevedono la gestione via cloud. Un approccio dettato dalla rapida diffusione in Italia del cloud.  «L’architettura di rete delle aziende sta conoscendo una trasformazione senza precedenti. Che le porta sempre di più a spostarsi verso piattaforme di public o private cloud. Questa migrazione fa sì che le aziende sempre di più richiedano agilità, flessibilità e aumento delle performance alle soluzioni di sicurezza. Ma senza per questo incidere negativamente su aspetti quali la gestione e la configurazione» – afferma Filippo Monticelli, regional director di Fortinet. Un trend irreversibile secondo alcuni. Su cui però Giulio Vada, country manager di G DATA invita le aziende a prestare maggiore attenzione. «Riconosciamo gli effetti benefici sulla sicurezza del cloud, ma lo spostamento della gestione delle soluzioni di sicurezza non è a nostro parere un approccio adatto proprio a tutti. Infatti, se possiamo essere ragionevolmente sicuri di una certa contrattualità con i grandi – IBM, Microsoft, Amazon – lo stesso non può dirsi con tutti gli operatori del settore. Anche per questo, al nostro target, le piccole e medie imprese, preferiamo proporre soluzioni on premise. Aperte comunque anche al cloud» – afferma Vada.


Gastone Nencini ‪@TrendMicroItaly‬ Una soluzione #antimalware non finisce con la vendita
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LUNGA VITA AL FIREWALL

Quello dei firewall è il mercato che genera più fatturato nell’intero comparto sicurezza. Rientrano in questo segmento tutti i firewall, siano essi fisici che virtuali, rivolti a professionisti, piccole e medie aziende come gli  unified threat management device (UTM), e i next-generation firewall (NGFX), il cui target d’elezione sono le grandi organizzazioni. Le piattaforme UTM di norma comprendono le seguenti funzionalità: firewall, intrusion prevention system (IPS), remote access, secure web gateway, secure email gateway. Ma è un fatto che anche in questo segmento, i vendor UTM continuino ad aggiungere nuove funzionalità alle loro piattaforme, superando spesso il confine entro il quale in genere si delimitano queste soluzioni da altre di network security. Incorporando IPS (intrusion prevention systems), application inspection and control, SSL/SSH inspection, website filtering, quality of service/bandwidth management, funzionalità almeno sino a qualche tempo fa associate ai dispositivi NGFW. In questo segmento, i prodotti coprono un vasto spettro che va dal supporto alle reti di tutte le dimensioni ed estensioni (uffici periferici compresi), ai data center multitiered demilitarized zone (DMZ), fino agli ambienti virtualizzati e al public cloud.


#sicurezzaIT #IoT Antonio La Rosa ‪@SamsungItalia‬ Una visione allargata della protezione
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Di regola quando si acquista un prodotto si riceve una copia del software e una licenza d’uso. Quindi in realtà non si acquista un software — la proprietà rimane infatti al vendor – ma un set di diritti limitati dai termini e condizioni (T&C) della licenza. Tutti i prodotti NGFW sono licenziati per dispositivi fisici. Spesso feature aggiuntive richiedono licenze ad hoc. Con prezzi che variano ovviamente in base all’hardware e al contratto di servizio che si stipula. Differenze di prezzo anche marcate sussistono tra vendor così come tra gli stessi prodotti che compongono il loro portfolio. Le strutture di prezzo possono essere sia rigide (una licenza per user) sia molto articolate. A fronte di un’estrema varietà di politiche di pricing, le versioni di base delle soluzioni presentano in genere prezzi chiari, unici e abbastanza simili tra loro per le soluzioni entry level. Le licenze in genere sono vendute sulla base di annualità di contratto (da uno a cinque anni). Come per gli endpoint, più aumenta il numero di user per i quali si richiede una licenza e più alte sono le possibilità di ottenere sconti. Nonostante sulla carta UTM e NGFW si rivolgono a target diversi, le differenze tra queste categorie di dispositivi sono oggi al minimo. Le principali funzionalità sono comuni a entrambe le classi di prodotto. Forse, la sola tangibile differenza riguarda i rispettivi throughput ratings: più bassi in genere per gli UTM (e per questo sono indirizzate in prevalenza verso le PMI), mentre i dispositivi che offrono un throughput più alto, tipicamente commercializzati come NGFW, sono indirizzati prevalentemente alle organizzazioni più grandi.


#sicurezzaIT Antonio Pusceddu @FSecure_IT La nuova sfida sono le superfici estese
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EPP UN SEGMENTO IN CONTINUA TRASFORMAZIONE

Il mercato delle soluzioni di EPP offre un interessante spaccato delle attuali tendenze nel campo dell’information security. Soprattutto per la sua dinamicità, caratterizzata dalla presenza di una folta schiera di attori, in grado di offrire una valanga di soluzioni e di determinare un’estrema variazione dei confini del segmento. Differenze accentuate anche dall’arrivo di nuovi attori in grado di rompere lo status quo, soprattutto nel segmento enterprise, attraverso l’apporto di nuove soluzioni fortemente innovative. «Alcuni di questi nuovi prodotti di sicurezza rimpiazzeranno le tradizionali soluzioni signature-based. Vendor affermati stanno imparando a fare i conti con questi nuovi attori e in alcuni casi stanno già ingaggiando un’aspra competizione che li sta spingendo ad aggiornare il proprio portafoglio prodotti, eliminando – o fortemente limitando – la componente signatureless nella detection delle minacce avanzate» – come ci spiega Daniela Rao, senior research & consulting director di IDC Italia. L’estrema dinamicità del comparto è sottolineata con una battuta da Vada di G Data: «Amo definire questo segmento un mercato a concorrenza quasi perfetta. Ipercompetitivo. Nel quale trovano posto e ragion d’essere una pletora di attori diversi. Dai blasonati storici, che detengono le quote di mercato più importanti, agli incumbent, di ogni forma e dimensione, tra i quali ci siamo anche noi di G Data». Una prima barriera in via di dissoluzione per esempio è quella tra le soluzioni di EPP e di endpoint detection and response (EDR). Funzionalità che il mercato richiede in un’unica piattaforma. Tuttavia, il dilatarsi di nuove funzionalità assume contorni molto più ampi. Da qualche tempo, è in atto una vera e propria corsa da parte dei vendor a integrare nelle loro soluzioni EPP/EDR (oltre ai moduli di protezione antivirus e antimalware, il firewall, la protezione per la navigazione web) feature più avanzate di encryption, gestione delle passoftwareord, distribuzione automatizzata di patch e aggiornamenti, scansione delle vulnerabilità.


#sicurezzaIT Filippo Monticelli @Fortinet Agilità, flessibilità e aumento delle performance
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Altri vendor ancora arrivano a incorporare funzionalità di online backup, mobile device management (MDM). Tanto che sono in molti a prevedere che in un futuro non troppo lontano, segmenti di mercato oggi separati come data loss prevention (DLP) ed enterprise mobility management (EMM) saranno assorbiti dalle soluzioni di EPP, esattamente come in passato è avvenuto con i personal firewall e gli antispyware. Questo processo fa sì che le piattaforme di EP siano sempre più estese. Una dinamica che spinge fortemente in direzione di una trasformazione del segmento. Anche in termini di crescita. «Secondo IDC, il mercato crescerà a livello worldwide fino a raggiungere un fatturato superiore ai 10 miliardi di dollari entro il 2020, con un CAGR (compound annual growth rate) pari al 3,4 per cento per il quinquennio 2016-2020» – ci dice Daniela Rao di IDC Italia. Un cambio di rotta a tutto vantaggio di aziende e organizzazioni. «In passato, abbiamo affrontato diversi problemi di sicurezza spesso in modo separato, appoggiandoci a singole soluzioni che risolvevano verticalmente alcune problematiche. Anche per la complessità delle stesse» – afferma Luca Bechelli, membro del comitato tecnico scientifico di CLUSIT, l’associazione italiana per la sicurezza informatica. «Sebbene in realtà l’approccio non fosse così rigidamente settoriale, soprattutto da parte dei player maggiori, è certamente vero che i maggiori benefici derivanti dalle soluzioni di sicurezza, oggi ci arrivano attraverso un supporto end-to-end alle azioni sviluppate dall’utente sul computer». Anche secondo Stefano Volpi, country manager di Symantec, il dato dal quale occorre partire è la richiesta di una sicurezza maggiormente integrata. «Le aziende preferiscono avere un unico interlocutore e ciò spinge i vendor a consolidare la propria offerta. Personalmente, da tempo auspico una forte convergenza di tecnologie. Symantec grazie alla piattaforma Management Center soddisfa questa esigenza, mettendo a disposizione dei propri clienti un ambiente di gestione unificato per il portfolio di prodotti Security Platform: tecnologie di rete, security e cloud che semplificano la distribuzione, gestione e monitoraggio dell’environment di sicurezza». Si muove in questa direzione anche la strategia di Forcepoint denominata 4D – Defend, Detect, Decide e Defeat: «Un’unica piattaforma a protezione sia dalle minacce esterne sia da quelle interne per ridurre il più possibile il dwell time, il periodo che intercorre tra il verificarsi dell’episodio sospetto e la risoluzione del problema» – ci spiega Emiliano Massa, senior director of regional sales Southern Europe di Forcepoint.


#sicurezzaIT Giulio Vada @GDATA_Italia Il #cloud non è un approccio adatto a tutti
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Un tema amplificato dalla complessità e varietà dei pericoli in circolazione. «In questo momento, vediamo che gli attacchi si evolvono nella logica di combinare tra loro le tecniche già sperimentate in passato, per rendere gli strumenti d’attacco più complicati da individuare e da gestire» – osserva Bechelli di CLUSIT. «Allo stesso modo, i meccanismi di difesa devono essere in grado di gestire gli attacchi, combinando tra loro diverse tecniche. Di conseguenza anche i nostri strumenti di difesa devono integrarsi tra di loro per proteggere l’utente». Tuttavia, secondo alcuni osservatori, questa corsa all’integrazione di nuove funzionalità nelle soluzioni EPP rappresenterebbe un potenziale pericolo per i vendor che rischierebbero a seconda dei casi di fallire nella missione di rispondere efficacemente alle reali esigenze della domanda e di snaturare la propria identità. Ma non è di questo parere Bechelli, che sottolinea il tema dell’efficacia di questi strumenti calati nelle singole realtà aziendali. «Se come vendor affermo che uno strumento è in grado di esercitare più di cinquanta controlli di sicurezza, allora devo essere in grado di controllare se e come questi controlli impattano sul modo di lavorare dell’utente e di chi quello strumento deve gestire». In altre parole, a fronte dell’esigenza sacrosanta di proteggere l’utente, la soluzione di sicurezza gli lascia lo spazio e il tempo per lavorare? E l’IT dell’azienda è in grado di implementare e mantenere funzionanti strumenti così complessi? «Certamente, la divisione IT ben strutturata è in grado di indirizzare queste problematiche e di utilizzare lo strumento di sicurezza in un modo efficiente rispetto alle sue attività e allo stesso tempo garantire un supporto puntuale agli utenti. Ma – continua Bechelli del CLUSIT – ci sono anche realtà che tutte queste competenze non le hanno. Può succedere allora che le funzionalità più evolute su cui questi strumenti si giocano il loro valore aggiunto, siano proprio quelle che vengono spente, perché l’IT non è in grado di indirizzarle. Un aspetto tutt’altro che infrequente quando si parla di sicurezza». Il pericolo, per rispondere alla domanda di partenza – spiega ancora Bechelli – non è per i fornitori che creano queste soluzioni che hanno bisogno di una consapevolezza molto alta dei problemi che si vogliono indirizzare, «ma per i clienti di queste soluzioni quando non valutano adeguatamente l’impatto di una soluzione sui propri utenti e sulle proprie tecnologie, rischiando di allontanarsi pericolosamente dall’obiettivo iniziale».


#infosecurity Daniela Rao @IDCItaly Mercato in crescita. Piattaforme #EPP più estese
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UTM E NGFW INGESSATI SOLO IN APPARENZA?

Tutti coloro che negli ultimi anni avevano decretato la morte, la fine del firewall fisico, si sono dovuti ricredere. Infatti, nonostante le funeree previsioni, il firewall fisico rimane saldamente la pietra angolare della sicurezza IT, continuando a detenere una quota di mercato superiore al 90 per cento. Cresce però quella dei firewall virtuali, oggi attestata attorno al 5 per cento del mercato, prevista però in crescita sino al 10, entro la fine del 2020. Non disponiamo di dati disaggregati rispetto alle categorie di soluzioni che compongono il segmento UTM e NGFW, né a livello worldwide né italiano. Possiamo ragionevolmente ipotizzare che i NGFW siano presenti in meno della metà delle organizzazioni. Tuttavia. la maggioranza dei firewall in commercio supporta funzionalità avanzate come la deep packet inspection, i controlli delle applicazioni e degli user. La recente accelerazione del mercato ha portato – secondo alcuni analisti – la grande maggioranza dei prodotti ad allinearsi alle caratteristiche riconosciute alle soluzioni “next generation”, integrando altresì il supporto alle tecnologie cloud e di virtualizzazione. Dinamiche queste che non hanno azzerato le differenze tra prodotti in termini di efficacia (e non solo) in relazione alle singole feature.


#sicurezzaIT Luca Bechelli @Clusit Come adattare la difesa all’evoluzione degli attacchi
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Altra dinamica importante del segmento è la continua erosione di quote di mercato agli IPS da parte delle soluzioni NGFW, soprattutto presso le grandi organizzazioni. Nonostante questo però, molti analisti ritengono questo mercato eccessivamente ingessato. Consolidati i leader di mercato nei segmenti UTM e NGFW – non si registrano entrate massive di nuovi vendor. Lo scorso anno, per esempio, un solo nuovo vendor, H3C Group, ha scalato posizioni tra gli UTM, senza peraltro che questo abbia determinato l’uscita di altri vendor. Non si spostano di molto gli equilibri nella ripartizione delle quote di mercato nemmeno tra i NGFW. Con la sola eccezione dell’ascesa di Huawei. La relativa staticità del mercato potrebbe però essere sparigliata dall’arrivo di nuovi sfidanti sul versante dei firewall virtuali. Attualmente, queste appliances detengono, secondo alcune stime prudenti, una quota ancora inferiore al 10 per cento del mercato. Ma è innegabile che queste soluzioni stanno riscuotendo sul mercato un certo interesse, trainate dalla domanda di data center virtualizzati e di supporto a progetti SDN e IaaS, proveniente soprattutto dalle organizzazioni più strutturate. Nuova linfa potrebbe arrivare anche dalle soluzioni di network security policy management (NSPM), anche questa attualmente una nicchia di mercato sostanzialmente piccola, ma in rapida espansione. IDC prevede inoltre che entro la fine del 2020, circa il 25 per cento dei nuovi firewall venduti includerà tra le sue feature l’integrazione con i CASB (cloud based cloud access security broker).


#sicurezzaIT Stefano Volpi @symantec Cresce la domanda di sicurezza integrata
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SECURITY ASSESSMENT PER UNA STRATEGIA SU MISURA

Le architetture di rete delle aziende si spostano sempre di più verso le piattaforme di public o private cloud, determinando una domanda di soluzioni di sicurezza sempre di più agili, flessibili e performanti anche in termini di gestione e configurazione. Strumenti di difesa classici quali i firewall e gli antivirus di conseguenza sempre di più vanno valutati e interpretati all’interno delle dinamiche di estensione e integrazione delle piattaforme esistenti. Sollecitate, oggi più che mai, oltre che a rilevare e bloccare le minacce, a restituire analitiche coerenti e azionabili capaci di sfruttare appieno le informazioni provenienti dal cloud e dall’intelligenza artificiale. Detto questo, però, l’endpoint protection rimane uno dei temi tra i più critici oggi sul tappeto. È sull’endpoint che si concretizza – infatti – la più ampia interazione tra uomo e macchina. Con il primo a rappresentare – in molti casi – l’anello più debole della catena. Per quanto le aziende si sforzino di renderlo sempre meno importante – in termini di repository di contenuti rilevanti e di strumento per il loro trattamento – la rilevanza dell’endpoint come terminale di dati da proteggere rimane comunque centrale. Come sappiamo, dal punto di vista della security, l’endpoint è da sempre la frontiera più complessa da gestire. Un luogo nel quale confluiscono logiche molteplici. Non ultima, quella vitale di limitare il più possibile la superficie d’attacco. I numerosi strumenti di cui disponiamo, ancora più che in passato, devono perciò integrarsi tra loro per cercare di ridurre le zone grigie e sopperire a tutte le complessità che derivano dalla combinazione dell’azione dell’utente. Per chi investe, un fattore di difficoltà rimane tuttora quello della difficile confrontabilità dell’offerta esistente. Tuttavia, nella scelta di qualsiasi soluzione di sicurezza non si dovrebbe mai prescindere da una puntuale valutazione del proprio livello di rischio sia che si tratti di soluzioni di endpoint protection sia di dispositivi di network security: ogni organizzazione ne ha uno e ha il dovere di misurarlo in modo scientifico. Solo così sarà in grado di stabilire il livello di protezione da raggiungere commisurato al reale valore degli asset da difendere.


#sicurezzaIT Emiliano Massa @Forcepointsec “Defend, Detect, Decide e Defeat”
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ALTEA FEDERATION E BFORMS

Nuovi strumenti di governo e di conoscenza del territorio al servizio della sicurezza. Il mondo della system integration e dell’asset & engineering management convergono per soluzioni innovative nella gestione del territorio e del patrimonio immobiliare

Sicurezza vuol dire anche smart city, con tutto il suo ecosistema di infrastrutture per il monitoraggio del territorio. Sempre più spesso, assistiamo a fenomeni ambientali e naturali che stanno mettendo a dura prova intere nazioni, basti pensare all’aumento della frequenza dei terremoti, degli incendi e dei nubifragi. «La cura e la manutenzione del territorio antropizzato – come ci spiega Francesca Torino, CEO e co-founder di BFORMS – sono oggi fondamentali per garantire la sicurezza dei cittadini, per ridurre le spese destinate alla gestione delle emergenze e delle ricostruzioni, per supportare la prevenzione strategica e per contrastare le sfide che ogni giorno organizzazioni, pubbliche e private, sono chiamate ad affrontare. «Il futuro è nell’ingegnerizzazione di strumenti di progettazione e monitoraggio dei servizi che consentano la conoscenza globale dell’ambiente costruito, la formulazione di strategie basate su scenari reali ovvero su sistemi informativi integrati GIS & BIM che permettono di associare mediante banche dati complesse lo stato di fatto del territorio e lo stato manutentivo e funzionale delle infrastrutture e degli edifici. Gli asset, rappresentati all’interno di mappe interattive tematizzate e modelli BIM avanzati, sono navigabili in real time. Ulteriori applicazioni possono interessare le infrastrutture logistiche, portuali e aeroportuali, il risparmio delle risorse idriche ed energetiche che oggi rappresentano un’ulteriore sfida. Nell’implementazione dei nuovi strumenti di governo e di conoscenza, Altea Federation e BFORMS operano sinergicamente per incrementare evolute soluzioni tecnologiche al fine di coniugare esperienze distintive e competenze tecniche e ingegneristiche».


#GIS #BIM Francesca Torino #BFORMS Convergenza delle soluzioni con @AlteaSpA
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SentinelOne, un passo avanti nella sicurezza https://www.datamanager.it/2017/10/sentinelone-un-passo-avanti-nella-sicurezza/ Wed, 11 Oct 2017 10:10:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132630 SentinelOne sbarca in Italia e punta a conquistare clienti di classe enterprise e PMI nei mercati PA e finance. Exclusive Networks e Fortinet le partnership in campo per sfondare Non si parla ancora di quote di mercato. «è ancora prematuro. In questa fase, si tratta soprattutto di sviluppare quella massa critica di clienti necessaria a […]

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SentinelOne sbarca in Italia e punta a conquistare clienti di classe enterprise e PMI nei mercati PA e finance. Exclusive Networks e Fortinet le partnership in campo per sfondare

Non si parla ancora di quote di mercato. «è ancora prematuro. In questa fase, si tratta soprattutto di sviluppare quella massa critica di clienti necessaria a garantire la sopravvivenza della country» – ci dice senza giri di parole Nicola Altavilla, regional sales manager per l’Italia e Malta di SentinelOne, azienda con sede a Palo Alto, California, sbarcata nel nostro Paese lo scorso aprile. Ma di target sì. «Enterprise e PMI. Lavoriamo su clienti strategici come la Sanità, attraverso accordi quadro con le regioni (MEPA – Mercato Elettronico della PA). E il settore bancario, un verticale molto interessante per noi, nel quale negli USA siamo già ben introdotti. Con importanti prospettive di sviluppo verso Malta. Una country strategica» – spiega Altavilla, data l’alta densità di banche che vanta il minuscolo arcipelago situato a 80 chilometri dalle coste della Sicilia.

Strategia e partnership

L’obiettivo a medio termine? «Il decollo della country attraverso revenue immediate. Investendo al contempo sui partner, per garantire loro, da subito, margini interessanti». Un progetto supportato dalla scelta di rivolgersi a un distributore unico, Exclusive Networks, azienda storica del settore, distintasi negli anni per la capacità di selezionare vendor emergenti e visionari. «Una garanzia. Un Gruppo capace di supportare i partner a livello tecnico-commerciale e di sfruttare al meglio le risorse aziendali a disposizione per lo sviluppo del business». Con ripercussioni positive in termini di vantaggio competitivo per i partner di canale. A patto però che sia supportato da attività di marketing all’altezza e un supporto tecnico pre-sales puntuale. In questo quadro, si innesta la partnership con Fortinet, altro marchio importante del segmento, sul quale SentinelOne ha deciso di puntare per sfruttare al meglio la visibilità e l’ampia base di clientela. Sono questi in sintesi gli ambiziosi obiettivi per l’Italia di SentinelOne, azienda fondata nel 2013 da un manipolo di vecchie volpi della cybersecurity provenienti da Checkpoint, IBM, Intel, McAfee e dalle forze armate israeliane, forte di un’offerta che orbita attorno alle soluzioni di intrusion detection.


#security @SentinelOne Più protezione e visibilità dall’endpoint alla nuvola
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Posizionamento e offerta

Ad Altavilla chiediamo in che modo l’azienda intenda ritagliarsi il proprio spazio in un mercato piuttosto affollato come quello dell’endpoint protection. «Sulla carta, sono almeno una ventina le aziende che propongono soluzioni in questo segmento. In realtà, a mio modo di vedere lo spazio è quasi interamente occupato da tre o quattro nomi. Noi facciamo parte di questo ristretto drappello. Alcuni player stanno completando la loro offerta per assecondare un approccio olistico che ancora non hanno. Al contrario la nostra forza e la nostra intuizione è stata quella di comprendere come definire questo spazio e affinare questo approccio». In SentinelOne, è forte la sensazione di sentirsi un passo avanti rispetto alla concorrenza. Almeno per due aspetti. In primo luogo, nei confronti di quei vendor ancora fermi agli antivirus tradizionali basati su signature. Ma non solo. «Reputiamo superate anche altre tecnologie di sicurezza» – afferma Jose Muniz, solutions engineer di SentinelOne. «Come quelle nate per la difesa perimetrale. Un perimetro, oggi, in dissolvimento. E poi – rileva ancora Muniz – perché le soluzioni della concorrenza sono in grado di affrontare solo una parte del problema. Le nostre, al contrario, raggruppano prevention, detection, and response in una singola piattaforma, così da consentire alle organizzazioni di proteggere i loro endpoint e server critici contro i pericoli rappresentati da malware, exploit e in generale tutte le minacce più sofisticate». E in continua evoluzione. «Prima del 2014, i virus utilizzavano file. Ora invece, sfruttano componenti del sistema operativo per provocare danni ai computer. Pensiamo ai memory based attack. In questi casi, il malware viene caricato in memoria e finita l’esecuzione viene cancellata ogni traccia. Oppure, agli attacchi exploitness. Che non hanno bisogno di sfruttare alcun tipo di vulnerabilità. Perciò tutte quelle soluzioni schiacciate sulla ricerca di exploit oggi sono assai meno utili. La sfida è la detection di fileless malware. Se i tool tradizionali hanno bisogno di un file, di un campione per poter reagire, per le nostre soluzioni questo non è affatto necessario. Perché funzionano in modo diverso. E riescono a fare più cose» – sottolinea Muniz. Come la detection delle minacce zero-day. Che la società afferma di stanare nel 100 per cento dei casi.

La protezione del futuro

«Sempre di più diventa chiaro al chief security officer e al board che investire nel firewall ha oggi meno senso. E infatti, constatiamo come un numero crescente di aziende si stia spostando verso la protezione dell’endpoint. Inoltre – rileva Muniz – siamo stati i primi a dire che era arrivato il momento di sostituire senza patemi l’antivirus. Ottenendo l’ok da parte di una società di testing indipendente. E da allora, tutti hanno iniziato a farlo. In America, ci prendevano per matti. «Davvero avete intenzione di fare la guerra a un gigante come Symantec, proponendo un’alternativa all’antivirus»? Il resto è storia. La carica innovativa di SentinelOne ha mietuto numerosi riconoscimenti. «Gartner, per esempio, ci ha accordato la palma di azienda più visionaria del segmento riconoscendoci la paternità di una intuizione. Quella cioè di aver implementato i pilastri che dovrebbero informare la next-generation endpoint protection: EDR (endpoint detection and response) e EPP (endpoint protection platforms), funzionalità che non ha senso separare. Al contrario c’è bisogno di soluzioni che fondano entrambe le feature in un’unica piattaforma. Questa è la protezione del futuro. E infatti oggi, tutti i vendor EDR vogliono trasformarsi in vendor EPP e viceversa. Noi questo passaggio l’abbiamo fatto per primi, e oggi siamo pronti a proporre le capabilities che servono davvero all’azienda».


.@SentinelOne sbarca in Italia e punta i mercati PA e finance con @EXN_IT e @Fortinet
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La volontà di rimanere indipendenti

Il cliente evoluto apprezza il valore della soluzione, la sua efficacia e il suo grado di innovazione, aggiunge Altavilla. «Il cliente generico guarda invece al pricing. Alla prima categoria appartengono banche, PA, sanità, utilities. Alla seconda soprattutto il retail. Clienti vecchio stampo che privilegiano il grande nome». Una resistenza – secondo Altavilla – correlata spesso all’età anagrafica degli interlocutori. SentinelOne è un cavallo su cui hanno scelto di puntare anche i fondi di venture capital. Come dimostra l’entità dei finanziamenti, superiore ai quaranta milioni di dollari, raccolti in poco più di quattro anni. Capitali arrivati da Data Collective, Granite Hill Capital Partners, Tiger Global Management, UpWest Labs, Westly Group. Oltre che da Accel Partners, fondo specializzato in investimenti nel settore dell’information technology, già coinvolto in altre operazioni con aziende del calibro di Checkpoint, Spotify, Dropbox. Il fondo ha finanziato il progetto di crescita dell’azienda californiana con due tranche rispettivamente di 130 e 70 milioni di dollari. Anche per questo SentinelOne si è trasformata in un boccone ambito anche dalla concorrenza. Come dimostra il tentativo di acquisizione nei mesi scorsi da parte di Palo Alto Networks. «Tentativo rimandato al mittente. SentinelOne non è più una startup. In questi primi anni di attività, i risultati sono stati più che incoraggianti». E il riferimento è a una clientela worldwide dichiarata di oltre 1000 aziende, concentrate nei settori finance, media, energy. «Un dato riferito allo scorso dicembre» – puntualizza Altavilla. «Da un lato queste avances non possono che farci piacere. Perché significa che i nostri competitor considerano la nostra tecnologia altamente competitiva. A queste avances però non intendiamo cedere. Perché da parte nostra c’è la ferma volontà di rimanere indipendenti».

Foto di Gabriele Sandrini

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Sophos leader nell’endpoint protection per Forrester Research https://www.datamanager.it/2016/11/sophos-leader-nellendpoint-protection-forrester-research/ Wed, 09 Nov 2016 14:27:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=113045 Sophos ha ottenuto i punteggi più alti nella categoria “Strategia” Sophos conquista un altro prestigioso riconoscimento: Forrester Research ha definito l’Azienda “Leader” nel suo nuovo Report “The Forrester Wave: Endpoint Security Suites, Q4 2016”. Sophos ha conseguito i punteggi migliori nella categoria “Strategia” e Forrester ha definito la sicurezza per l’endpoint offerta da Sophos come […]

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Sophos ha ottenuto i punteggi più alti nella categoria “Strategia”

Sophos conquista un altro prestigioso riconoscimento: Forrester Research ha definito l’Azienda “Leader” nel suo nuovo Report “The Forrester Wave: Endpoint Security Suites, Q4 2016”.

Sophos ha conseguito i punteggi migliori nella categoria “Strategia” e Forrester ha definito la sicurezza per l’endpoint offerta da Sophos come “la suite di sicurezza per l’endpoint SaaS più  adatta a rispondere alle esigenze delle aziende”. Il report evidenzia che: “chi sceglie questa soluzione ne apprezzerà l’interfaccia gestionale intuitiva oltre alla flessibilità e alla scalabilità imprescindibili per la maggior parte delle operazioni aziendali, grandi o  piccole che siano”. Inoltre, Forrester ha rilevato che i clienti Sophos si reputano in generale “molto soddisfatti dall’efficacia del prodotto”.

Forrester ha preso in esame 15 vendor sottoponendoli ad un’analisi basata su 25 criteri e categorizzando i vendor a seconda di tre caratteristiche principali: prevenzione degli attacchi, individuazione e reazione. Il report ha dunque stilato una lista di punti da valutare prima di procedere all’acquisto di una soluzione di sicurezza:

  • Capacità di prevenire l’esecuzione di malware e exploit
  • Capacità di individuare attività pericolose anche dopo la loro esecuzione
  • Capacità di reagire e limitare le attività malevole e dunque le potenziali  vulnerabilità

Il report include vendor che propongono soluzioni che rispondano a tutte le caratteristiche sopracitate e che abbiano dimostrato una presenza consolidata nel mercato enterprise.

Nel suo report, Forrester valuta inoltre la strategia dei vendor. Sophos ha collezionato il punteggio massimo nei criteri: costo e modello di licensing, roadmap del prodotto e strategia go-to-market. Questo il commento di Forrester: “In un mercato ricco di proposte per quanto concerne la sicurezza per l’endpoint, la roadmap di Sophos integra una forte prevenzione signature-less e elevata capacità di individuazione,  caratteristiche che rendono il prodotto altamente competitivo sul lungo periodo”.

Sophos Intercept X è il nuovo prodotto per la sicurezza dell’endpoint in grado di bloccare i malware zero-day, le varianti di exploit sconosciuti e gli attacchi stealth. Inoltre, Sophos Intercept X integra una difesa avanzata contro i ransomware, in grado di individuare in pochi secondi minacce ransomware finora sconosciute. Sophos Intercept X può essere abbinato a software di sicurezza di qualunque vendor e migliorerà immediatamente la protezione dell’endpoint fermando il codice maligno prima ancora che venga eseguito.

“Questo studio prende in esame sia i vendor di sicurezza tradizionali che quelli di nuova generazione sulla base di criteri uniformi. La soluzione Sophos si trova sull’estrema destra dell’asse “Strategia” ed indica che l’Azienda si posiziona in prima linea grazie all’aggiunta di tecnologie di prossima generazione al già collaudato portafoglio di soluzioni di protezione degli endpoint “, ha commentato Dan Schiappa, Senior Vice President e General Manager dell’Enduser Security Group presso Sophos. “Credo che la nostra posizione di Leader in questo Report sia una testimonianza della costante capacità di Sophos di valutare il panorama della sicurezza dinamica e ascoltare il Cliente in modo da sviluppare prodotti per la sicurezza degli endpoint efficaci e in grado di superare le aspettative per la protezione e gestibilità. Sono fiero che i nostri clienti traggano beneficio dalla nostra tecnologia leader nel settore, sia dalla nostra strategia on-prem che dalla distribuzione SaaS attraverso la piattaforma di gestione Sophos Central basata su cloud e soprattutto che venga apprezzata la nostra capacità di proporre costantemente soluzioni di sicurezza innovativi per aziende di qualsiasi dimensione”.

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Sophos scommette sulle medie imprese per crescere ancora a livello globale https://www.datamanager.it/2016/07/sophos-scommette-sulle-medie-imprese-crescere-ancora-livello-globale/ Wed, 06 Jul 2016 12:50:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105108 A un anno dalla quotazione il gruppo rafforza la sua leadership nella sicurezza endpoint e UTM Acque agitate nel mercato degli antivirus e delle soluzioni di sicurezza destinate all’endpoint. Problemi a differenziare i prodotti, margini risicati, crescita discontinua, avvelenano la competizione. Tanto che qualche grande nome inizia a mostrare chiari segni di difficoltà. Che per […]

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A un anno dalla quotazione il gruppo rafforza la sua leadership nella sicurezza endpoint e UTM

Acque agitate nel mercato degli antivirus e delle soluzioni di sicurezza destinate all’endpoint. Problemi a differenziare i prodotti, margini risicati, crescita discontinua, avvelenano la competizione. Tanto che qualche grande nome inizia a mostrare chiari segni di difficoltà. Che per ora non sembrano toccare Sophos, azienda leader nei segmenti endpoint e UTM. La società infatti per l’anno fiscale 2016, chiuso lo scorso 31 marzo, dichiara un giro d’affari – al netto di acquisizioni e altre operazioni straordinarie –  salito del 19,7% rispetto all’anno precedente. Risultati finanziari positivi bissati dalla chiusura del Q1 2017 a fine giugno, con un fatturato in crescita tra il 20 e il 23% rispetto allo stesso periodo. Tutto questo senza ricavi derivanti dal mercato consumer, segmento nel quale solo di recente Sophos ha fatto il suo ingresso.

«Dopo anni di crescita piatta, questi risultati, in un settore molto complicato, ci riempiono d’orgoglio» afferma Kris Hagerman CEO di Sophos nello speech che apre l’incontro con i giornalisti europei presso l’HQ di Abingdon, nei dintorni di Oxford, UK. Un  successo, ricorda Hagerman, frutto di un cambio profondo di strategia. Preceduto dall’acquisizione del pacchetto di maggioranza da parte di Apax, gruppo globale di private equity e la successiva quotazione alla borsa di Londra. A cui ha fatto seguito la rifocalizzazione del target da aggredire, identificato nel midmarket, società cioè fino a 5000 dipendenti. Un bacino straordinariamente ampio, costituito da circa 60 milioni di aziende worldwide, un milione solo negli USA, secondo Hagerman, poco presidiato. Ma costretto a fare i conti con gli stessi problemi di sicurezza delle grandi aziende. Senza però disporre delle loro risorse. Anche così si spiega la speciale enfasi riservata da Sophos all’aspetto semplificazione della sicurezza, con l’obiettivo dichiarato –  “Security made simple” recita il claim dell’azienda – di fare in modo che non venga più vissuta come un problema da parte delle aziende.

«Quando le soluzioni sono troppo complesse  non sono sfruttate appieno. L’amministratore IT non le aggiorna e spesso finisce per non usarle proprio. Se vogliamo invece che la sicurezza sia davvero efficace bisogna fare in modo che l’utilizzo della tecnologia avvenga senza difficoltà» sottolinea Hagerman. A supporto di questa vision un’architettura di sicurezza costruita pezzo per pezzo grazie a una serie di acquisizioni mirate – Utimaco, Astaro, Dialogs, Cyberoam, Surfright tra le altre – imperniata sullo scambio continuo di info tra endpoint e strumentazione di rete al fine di prevenire la comparsa  di malware all’interno del network. Alcuni dei capisaldi di questo approccio, ribattezzato da Sophos Synchronised security, sono stati puntualizzati da James Lyne, Global Head of Security Research Sophos in una speciale sessione tecnica nel corso della quale il manager ha illustrato l’efficacia della quarantena per la singola macchina virata all’interno della rete e della cosiddetta continuous authentication, un meccanismo che sfruttando alcune caratteristiche dei device mobile come il microfono e la geolocalizzazione riesce a proteggere privacy e dati dell’utilizzatore finale. «Ciò non porterà necessariamente alla scomparsa delle password» ha affermato Lyne. «Ma rappresenta senza dubbio un passo avanti in quella direzione».

Sophos, ha infine ribadito Hagerman, rimarrà focalizzata al 100% sul canale. Con l’obiettivo di tenersi alla larga dai conflitti che altri vendor alle prese con canali di vendita multipli devono affrontare. «La nostra offerta ci consente di mettere in campo una strategia di cross selling – aumento delle competenze dei partner e contemporaneamente sviluppo di nuovi servizi sui propri clienti –  molto apprezzata dal canale, costituito da un network di circa 800 partner certificati che a loro volta collaborano con altri 20.000 partner di secondo livello e reseller su scala globale».

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G Data, la sicurezza IT per il business https://www.datamanager.it/2016/05/g-data-la-sicurezza-it-business/ Fri, 13 May 2016 12:12:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101365 Le peculiarità della società tedesca che quasi trenta anni fa ha inventato il software antivirus e oggi è molto attiva nell’ambito delle soluzioni di sicurezza per il mercato business, con un occhio di riguardo per i prodotti dedicati all’endpoint protection In Italia è presente da pochi anni, esattamente dal 2010. Ma quella di G Data è […]

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Le peculiarità della società tedesca che quasi trenta anni fa ha inventato il software antivirus e oggi è molto attiva nell’ambito delle soluzioni di sicurezza per il mercato business, con un occhio di riguardo per i prodotti dedicati all’endpoint protection

In Italia è presente da pochi anni, esattamente dal 2010. Ma quella di G Data è una storia di rilevo, ed è tutta europea. La società è stata infatti fondata nel 1985, classicamente in un garage, come si conviene a tutte le società IT degne di questo nome, che però era nell’area industriale tedesca della Ruhr, probabilmente meno fascinosa della soleggiata Silicon Valley, ma sicuramente altrettanto produttiva. Non a caso, G Data è considerata tra i padri dei software antivirus, avendo sviluppato, poco più di trent’anni fa, il primo programma contro la diffusione dei virus informatici, e oggi si contraddistingue per essere uno dei protagonisti del mercato della sicurezza IT, con la peculiarità di essere interamente “made in Germany”, sia come ricerca & sviluppo sia come product development.

Crescita in doppia cifra

Per quanto riguarda il nostro Paese, dove la società è presente direttamente da sei anni, i risultati sono già di tutto rispetto: «La nostra filiale continua a mettere a segno una crescita anno su anno in doppia cifra, e oggi l’Italia è per G Data il mercato business/B2B più importante d’Europa», esordisce Giulio Vada, country manager di G Data Italia. In effetti, «ci consideriamo ancora una realtà emergente, e il nostro carattere di società giovane e dinamica ci consente di guadagnare market share in un ambito molto concorrenziale, che però rappresenta anche una sfida entusiasmante», prosegue Vada, precisando anche che «all’inizio abbiamo privilegiato la nostra anima ‘consumer’, un po’ come tutti gli altri attori dell’ambito antivirus, ma attualmente tale fascia di utenza rappresenta solo il 50% del nostro business, caratterizzato da una crescente presenza dell’utenza business, tra cui spiccano la Pubblica Amministrazione locale, le Piccole e Medie Imprese e eccellenze come la Ducati Corse, di cui siamo ‘Technical Partner’ per il 2016 nel campionato MotoGP».

I partner al centro

Di certo i risultati non mancano, e sono dovuti anche alla peculiarità di avere un supporto tecnico-commerciale per il mercato consumer e business interamente italiano, «senza call center in posti esotici», precisa Vada, e alla strategia di canale che vede una struttura composta da quattro Value Added Distributor e da rivenditori, tra i quali hanno molto spazio i software integrator e i consulenti. «Oggi il mercato della sicurezza IT premia chi offre una soluzione complessiva, ed è per questo che al centro del nostro Partner Program abbiamo i servizi professionali, che significano anche formazione specifica, erogata anche grazie alla partnership di rilievo con OverNet Education, la ex Mondadori Informatica, che consente ai nostri partner di accedere a corsi di formazione tecnica e commerciale a condizioni privilegiate», sottolinea Vada. Ma non solo: la formazione può riguardare anche i clienti finali, sempre nell’ottica della sicurezza IT intesa come processo e non mero prodotto, per instradare al meglio i clienti sugli standard più elevati del risk management.

Sicurezza IT anche in cloud

Per quanto riguarda i prodotti, vi sono tre linee principali: quella “mobile” per la tutela di dispositivi Android e iOS sia in ambito consumer sia business, le soluzioni per i privati, dal classico antivirus alla soluzione inclusiva di firewall e backup personale, e le soluzioni business, che partono dall’antivirus per arrivare all’end point protection completa e multipiattaforma, cioè Windows, Mac e Linux, con moduli opzionali che coprono tutte le esigenze, come firewall, protezione posta elettronica, backup, patch management e network monitoring. Della suite G Data Business si segnala la versione più recente, la 14, che tra le altre funzioni permette di gestire in maniera centralizzata tutta la sicurezza, sia in modalità on-site con una consolle specifica, sia in modalità managed e in cloud. Per quanto riguarda i servizi di security in cloud, i relativi data center si trovano in Germania, quindi all’interno dell’Unione Europea, e vale la pena di sottolineare che «come G Data siamo stati scelti da Microsoft in qualità di partner di lancio della soluzione di Manged Endpoint Security con Microsoft Azure», conclude Giulio Vada.

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Trend Micro leader nel Magic Quadrant di Gartner dedicato alle piattaforme di Endpoint Protection https://www.datamanager.it/2016/02/trend-micro-leader-nel-magic-quadrant-gartner-dedicato-alle-piattaforme-endpoint-protection/ Mon, 22 Feb 2016 16:37:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=95180 Nell’edizione 2016 Trend Micro è stata riconosciuta come la migliore per quanto riguarda la “completezza di visione” Trend Micro è stata inserita da Gartner nella fascia leader del Magic Quadrant dedicato alle piattaforme di protezione Endpoint, grazie alla sua “completezza di visione” e “abilità di esecuzione” della sua offerta, che protegge sia gli endpoint che […]

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Nell’edizione 2016 Trend Micro è stata riconosciuta come la migliore per quanto riguarda la “completezza di visione”

Trend Micro è stata inserita da Gartner nella fascia leader del Magic Quadrant dedicato alle piattaforme di protezione Endpoint, grazie alla sua “completezza di visione” e “abilità di esecuzione” della sua offerta, che protegge sia gli endpoint che i server. È dal 2002 che Gartner riconosce Trend Micro come leader nelle soluzioni di sicurezza enterprise. Quest’anno, l’azienda ha migliorato ancora di più la caratteristica di “completezza di visione”.

“Nel momento in cui le minacce diventano sempre più sofisticate e aggressive, abbiamo scelto di investire in soluzioni di sicurezza endpoint integrate e di prossima generazione, per permettere alle aziende di tutto il mondo di rimanere all’avanguardia” ha affermato Kevin Simzer, executive vice president, sales, marketing & business development, Trend Micro.“A prescindere da un deployment ibrido, cloud o on-premise, la nostra offerta endpoint va di pari passo con le esigenze di business dei nostri clienti. Crediamo che il nostro piazzamento nel Magic Quadrant di Gartner sottolinei il fatto che non solo i nostri sforzi sono nella direzione corretta, ma che la nostra visione del futuro continuerà a risolvere le prossime sfide”.

Le soluzioni Trend Micro per la sicurezza degli endpoint forniscono alle aziende una protezione dalle minacce integrata e una sicurezza dei dati, per ogni dispositivo e applicazione, che difende gli endpoint in ambienti cloud, ibridi e fisici, salvaguardando la reputazione dell’azienda e assicurando la compliance. Grazie a una sicurezza su più livelli e un’intelligence contro le minacce in tempo reale, le soluzioni Trend Micro sono uniche per far fronte alle minacce in continua evoluzione che devono affrontare oggi le aziende.

Per migliorare e semplificare il deployment e la gestione, le soluzioni offrono anche un controllo e una visibilità centrale che permette una difesa connessa lungo tutte le reti, i server e gli endpoint in diversi sistemi operativi, device e applicazioni.

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Panda Security presenta Endpoint Protection con protezione per Android https://www.datamanager.it/2015/04/panda-security-presenta-endpoint-protection-con-protezione-per-android/ Fri, 24 Apr 2015 17:30:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73819 Endpoint Protection (in precedenza Panda Cloud Office Protection) ha un nuovo nome, una nuova immagine e una serie di nuove funzionalità Panda Security introduce Endpoint 7.20, la multi-piattaforma che offre alle aziende la migliore protezione dal cloud in modo semplice, veloce ed efficiente. Questo prodotto rappresenta la nuova versione di Panda Cloud Office Protection (PCOP) […]

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Endpoint Protection (in precedenza Panda Cloud Office Protection) ha un nuovo nome, una nuova immagine e una serie di nuove funzionalità

Panda Security introduce Endpoint 7.20, la multi-piattaforma che offre alle aziende la migliore protezione dal cloud in modo semplice, veloce ed efficiente. Questo prodotto rappresenta la nuova versione di Panda Cloud Office Protection (PCOP) e di Panda Cloud Office Protection Advanced (PCOPA), ora denominate Endpoint Protection e Endpoint Protection Plus. Entrambe le versioni includono protezione antivirus per Android.

Nuova protezione per i sistemi Android

La nuova versione di Endpoint Protection include ora una nuova e importante funzionalità: la protezione per Android. “Gli attacchi a smartphone, soprattutto a quelli Android, sono pronti a raggiungere nuovi livelli. Non solo aumenteranno, ma diventeranno sempre più complessi e con un obiettivo comune: il furto di dati personali degli utenti,” sottolinea Roberto Fernández, Product Manager di Panda Security.

“La quantità di dati che archiviamo sui nostri dispositivi è in continua crescita e i cyber criminali faranno qualsiasi cosa per ottenerli. Ciò che prevediamo è che quest’anno le minacce aumenteranno in modo esponenziale, e di conseguenza anche il numero di utenti colpiti, perciò sarà fondamentale dotarsi di una soluzione di protezione,” aggiunge Fernández.

Organizzazione automatica attraverso gli indirizzi IP

Panda Security ha incluso nella soluzione anche un sistema di organizzazione automatica dei computer via indirizzo IP. In questo modo gli utenti che avranno installato Endpoint Protection potranno stabilire regole per organizzare i PC in gruppi in modo automatico e assegnare un profilo di configurazione in base al loro indirizzo IP.

Incremento di sicurezza per le credenziali di login degli utenti

Le nuove versioni includono un sistema di Identity Provider per potenziare la sicurezza dei clienti. Le password sono state sostituite dall’invio di un link attraverso il quale creare la propria utenza. Questo garantisce maggiore autonomia, consentendo di effettuare modifiche ogni qualvolta fosse necessario.

La versione ‘Plus’ garantisce valore aggiunto

Entrambe le soluzioni, Endpoint ed Endpoint Plus, includono antivirus per Android, e la versione ‘Plus’ offre anche protezione dai furti per le aziende che desiderano un controllo ancora maggiore sui propri dispositivi, permettendo di bloccare e cancellare i dati da remoto. Inoltre mette a disposizione la funzione di geolocalizzazione e la possibilità di scattare fotografie della persona che ha rubato il dispositivo.

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Trend Micro leader nel Magic Quadrant di Gartner https://www.datamanager.it/2015/01/trend-micro-leader-nel-magic-quadrant-gartner/ Thu, 15 Jan 2015 17:00:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=67885 Trend Micro è stato inserito da Gartner nella fascia leader del Magic Quadrant dedicato alle piattaforme di protezione Endpoint Trend Micro si riconferma leader e quest’anno migliora la sua posizione anche nelle aree relative alla “completezza di visione” e “abilità di esecuzione”. [blockquote style=”4″]“Abbiamo fatto notevoli investimenti e miglioramenti al nostro set di soluzioni per […]

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Trend Micro è stato inserito da Gartner nella fascia leader del Magic Quadrant dedicato alle piattaforme di protezione Endpoint

Trend Micro si riconferma leader e quest’anno migliora la sua posizione anche nelle aree relative alla “completezza di visione” e “abilità di esecuzione”.

[blockquote style=”4″]“Abbiamo fatto notevoli investimenti e miglioramenti al nostro set di soluzioni per la protezione endpoint, che includono il controllo delle applicazioni, un rilevamento di malware avanzato, nuove sandbox e capacità di risposta agli incidenti. Allo stesso tempo abbiamo rafforzato le performance, la flessibilità e la semplicità di deployment e gestione” ha affermato Eric Skinner, vice president, solutions marketing, Trend Micro. “Guidati dalla nostra nuova Smart Protection Suite, così come da Deep Security e Deep Discovery, crediamo che la posizione in questo report di Trend Micro rinforzi la capacità e le performance della nostra soluzione multi-layer per la protezione degli endpoint”.[/blockquote]

Il Gartner Magic Quadrant posiziona i vendor di tecnologia, in ogni specifico mercato, in quattro gruppi distinti: Leaders, Challengers, Visionaries e Niche Players. Secondo il report “I leader dimostrano un progresso equilibrato e uno sforzo in tutte le categorie di esecuzione e visione. Le loro capacità nella protezione malware avanzata, protezione dei dati e/o capacità di gestione stabiliscono il livello al quale devono arrivare tutti i prodotti del mercato e possono cambiare il corso dell’industria”.

Le soluzioni endpoint Trend Micro proteggono gli utenti e le loro informazioni negli endpoint virtuali, nei server fisici o virtuali, così come nelle applicazioni, integrando la sicurezza in tutti i layer per ridurre i rischi, proteggono inoltre la business reputation e aiutano ad assicurare la compliance. In risposta al sempre più complesso panorama delle minacce, Trend Micro ha creato una soluzione multi layer di intelligence sulle minacce globali in tempo reale, per rilevare una vasta gamma di minacce più velocemente senza impattare sulla produttività dell’utente, e combinata con strumenti di investigazione per il rilevamento delle violazioni.
Per migliorare e semplificare ulteriormente il deployment e la gestione, la soluzione offre un controllo e una visibilità che permette una risposta alle minacce interconnessa su diversi sistemi operativi, device e applicazioni, così come modelli di deployment flessibili e on-premise cloud e ibridi.

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PMI sotto attacco. Le risposte alle minacce odierne https://www.datamanager.it/rivista/pmi-sotto-attacco-le-risposte-alle-minacce-odierne-46814.html Mon, 20 May 2013 11:03:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/pmi-sotto-attacco-le-risposte-alle-minacce-odierne/ Prevenzione, tecnologia e cloud. PMI nelle secche della crisi e malware sempre più pericoloso. Eppure con un approccio rinnovato si può ripartire alla grande. Le PMI sono chiamate a scelte coraggiose e tempestive: investimenti in sicurezza adeguati alla pericolosità delle minacce. Gestione avanzata della security, sia essa in house o affidata a fornitori esterni; aggiornamento […]

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Prevenzione, tecnologia e cloud. PMI nelle secche della crisi e malware sempre più pericoloso. Eppure con un approccio rinnovato si può ripartire alla grande. Le PMI sono chiamate a scelte coraggiose e tempestive: investimenti in sicurezza adeguati alla pericolosità delle minacce. Gestione avanzata della security, sia essa in house o affidata a fornitori esterni; aggiornamento del personale IT. Attenzione alla formazione e cultura della sicurezza. La ricerca del giusto equilibrio tra il valore degli asset da difendere e investimenti rimane un obiettivo condiviso, ma tutt’altro agevole da raggiungere

 

PMI sotto attacco Le risposte alle minacce odierneLe risposte alle minacce odierneSecondo la Relazione 2012 sulla performance delle PMI, pubblicata dalla Commissione europea, in Italia sono attive 3,6 milioni di micro-imprese con meno di 10 dipendenti. La quasi totalità delle imprese (il 99,9%) sono PMI e rappresentano il 68,3% del valore economico globale e l’80,3% degli occupati nel settore privato, comparto finanziario escluso[1]. Per la stragrande maggioranza di queste imprese non si può parlare di una vera gestione dell’IT, né tantomeno della sicurezza. Spesso a occuparsene è solo una persona – magari a tempo perso – perché in azienda ricopre un altro ruolo. Anche chi si rivolge a personale esterno, va incontro in genere a problemi analoghi generati da preparazione approssimativa e soprattutto dalla mancanza di direttive precise sul modo in cui l’IT deve supportare l’attività dell’impresa. A confermare questa situazione, ci sono anche i risultati di un’altra ricerca, condotta lo scorso anno da Assintel, su un panel di 750 PMI lombarde. Dalla ricerca emerge il livello ancora superficiale di compliance del settore. Sebbene il 99% delle imprese interpellate abbia messo in campo le misure minime di sicurezza, solo il 58% le ha estese a tutte le macchine (pc e server) presenti in azienda. Dall’indagine di Assintel, emerge inoltre che il 48% delle imprese  non aggiorna annualmente il DPS e solo il 39% aggiorna regolarmente sistemi operativi e programmi. Il 21% degli accessi Wi-Fi non è protetto. Solo il 26% utilizza password ispirate ai principi base di sicurezza. E infine il 19% delle PMI dichiara di effettuare il backup una volta al mese quando va bene e solo il 13% lo fa anche su pc e dispositivi portatili[2].

LE FASI DI ATTACCO

Secondo gli esperti di Kaspersky Lab, un attacco mirato si articola in quattro fasi. Nella prima si individuano i profili delle vittime, scegliendo tra quelli più vulnerabili. Si passa poi allo sviluppo del programma nocivo, calibrandolo per l’attacco. In seguito, si definiscono gli obiettivi e si appronta la strategia di social engineering su misura. L’obiettivo è un numero ristretto di pc o smartphone. L’importante è che contengano dati di valore: progetti aziendali, proprietà intellettuale, comunicazioni riservate. Gli attacchi più recenti sono subdoli, silenti e automatizzati. «Oggi si mira al furto di informazioni senza “disturbare” il destinatario dell’attacco. La tendenza è di agire in modo rapido e di scomparire in fretta» – afferma Massimiliano Bossi, SMB channel manager Italy di Symantec (www.symantec.com/it). Una tecnica in voga è quella di indurre a installare un aggiornamento per introdurre il malware nei pc. È accaduto di recente con gli update di Java e Adobe Flash Player. Sulla rete sono disponibili programmi che, partendo da vulnerabilità conosciute, sviluppano codice d’attacco irriconoscibile per antivirus e IPS. Si stima che con questi tool si producano dai 70mila ai 100mila nuovi sample di malware ogni giorno[3]. Una volta individuata la vulnerabilità, il programma è in grado di elaborare in pochi secondi il codice con il quale scardinare una delle porte d’ingresso al computer: lettori cd/dvd, dispositivi di memoria (chiavi USB, hard disk esterni), posta elettronica, navigazione web, ecc. Il malware zero-day è scritto apposta per eludere il db di signature, il cui aggiornamento è inferiore al ritmo con cui le nuove firme approdano sulla rete. L’antivirus – la prima e la più diffusa forma di prevenzione presso le PMI – da solo non basta più.

SICUREZZA NON E’ RACCOGLIERE I COCCI

Non è raro imbattersi in aziende che decidono di abbandonare la prevenzione. Tutto ciò ha effetti duraturi per le aziende. Tradizionalmente, per la difesa ci si affida a strumenti e metodi consolidati “on premise” (opportune configurazioni di rete, IPS, IDS, firewall ecc.) oppure a servizi di protezione offerti nel “cloud” gestiti da Internet Service Provider e operatori di rete. Chi ha le risorse, assume tecnici in grado di effettuare l’analisi del malware, ma questo tipo di attività richiede competenze avanzate. La prevenzione rimane centrale. Ma non annulla i rischi. Si può reagire immediatamente dopo la pubblicazione di un nuovo malware; in genere però l’antidoto arriva dopo che il virus ha colpito almeno una volta. Gli stessi vendor dotati dei sistemi più avanzati di detection per individuare i comportamenti sospetti, non riescono a prevedere tutto. E nemmeno si può pretendere. Così per molte imprese, tentare di prevenire gli attacchi è diventato quasi impossibile. «Sappiamo quanto siano importanti per le PMI la flessibilità, l’operatività e soprattutto il contenimento dei costi, la ragione che più di frequente sposta il focus dalla prevenzione alla reazione» – spiega Emilio Tonelli, sales engineer Sud Europa di WatchGuard Technologies (www.watchguard.com/international/it). «L’abbiamo sentito dire sino allo sfinimento: manca la percezione del rischio. Ma questa considerazione da sola non basta a spiegare perché non è raro imbattersi in aziende che decidono di abbandonare la prevenzione. Ci sono realtà con meno di una decina di pc, il cui titolare è convinto di non possedere dati così importanti e trova più conveniente prepararsi per reagire in tempi brevi a un attacco, ripulendo le macchine dagli effetti di un’infezione, isolando il problema e rinunciando così a qualsiasi seria misura preventiva. Si tratta di una scelta discutibile, ma tuttavia praticata, visto che – come osserva David Gubiani, technical manager di Check Point Software Technologies Italia (www.checkpoint.com) – «le operazioni di ripristino ex-post saranno sempre più costose e difficoltose rispetto a un’attività di prevenzione che non si basi solamente sugli aspetti tecnologici, ma consideri soprattutto quelli organizzativi, a cominciare dalla formazione delle risorse umane».

MEGLIO LA FIRMA O L’ANALISI DEL COMPORTAMENTO?

L’esperienza insegna che un programma legittimo ha una gamma di comportamenti limitata. Il malware pungola i vendor. A fronte di attacchi sempre più efficaci, la tecnologia si adegua. Così se contro il codice maligno di ultima generazione, l’antivirus tradizionale – o meglio la tecnologia basata sulle sole signature – non funziona più, bisogna correre ai ripari. Ed è quello che i vendor fanno. L’esperienza insegna che un programma legittimo ha una gamma di comportamenti limitata, diversi da quelli esibiti da codice virato. Per esempio, se una applicazione prova ad accedere a determinate funzioni oppure a prendere il posto di un programma legittimo, è probabile che ci si trovi di fronte a un attacco malware. Nello stesso modo in cui si riconosce un malintenzionato che di fronte alla vetrina di un gioielliere estrae dallo zaino un mattone, così l’identificazione di codice dannoso può avvenire anche senza averlo mai visto all’opera prima. Certo, per sferrare un attacco non è sempre necessario servirsi di malware. Ci sono in circolazione un gran numero di applicazioni, che sfruttano vulnerabilità note così come determinate proprietà di protocolli e applicazioni per mettere a segno attacchi di ogni tipo. Ma definizioni a parte, quello che conta è che «riconoscendo il comportamento standard, sulla base delle applicazioni e delle versioni dei vari protocolli utilizzati lungo lo stack, è possibile definire una lista granulare di “pattern” – non semplicemente signature statiche, anche pattern dinamici, variabili nel tempo o pattern parziali “sospetti” – che denotano un attacco» – conferma Emilio Tonelli (WatchGuard Technologies). «Questo controllo – parte integrante dei motori IPS e Application Control a bordo della famiglia di firewall WatchGuard XTM, combinato all’analisi e la correlazione automatica degli eventi, al motore antivirus integrato e all’analisi granulare layer 7 proxy applicativi – riduce i falsi positivi e allerta l’amministratore qualora venga rilevato un attacco o un codice nocivo» – osserva  Tonelli. Il metodo delle signatures è forse a oggi quello più utilizzato. La tecnologia euristica, invece, può essere implementata in più modi, anche operanti in contemporanea. Firma e analisi euristica pur complementari agiscono in modo separato. Qualsiasi programma sconosciuto prima di essere eseguito, viene scansionato da entrambe le componenti. «La prima (firma) controlla attraverso due analisi separate la natura dell’eseguibile (nocivo/benigno). In caso di mancato “match”, il file passa all’esame del motore comportamentale (whitelisting)» – spiega  Stefano Ortolani, security researcher di Kaspersky Lab (www.kaspersky.it). E quando l’analisi comportamentale fa cilecca? «Nel caso in cui la tecnica dei pattern complessi non identifichi alcunché – risponde Tonelli (WatchGuard Technologies) – è il motore AV, che nella nostra soluzione è di tipo buffer a dimensione personalizzabile e in grado di ispezionare anche file compressi annidati, a identificare il malware non ancora classificato come minaccia».

PIU’ INTEGRAZIONE E INTELLIGENCE

L’efficacia delle soluzioni non si esaurisce con la mera detection del malware. Conta riuscire a svolgere questo compito senza appesantire troppo i sistemi e l’infrastruttura di rete. Il basso impatto sulla capacità del network unita all’integrazione con le soluzioni già in campo è la ricetta proposta da HP. «È un dato di fatto che la superficie di rischio cui sono esposte aziende, organizzazioni e privati continui a espandersi» – premette Pierpaolo Alì, regional sales director HP Enterprise Security di Hewlett-Packard Italiana (www.hp.com/it). «Le soluzioni integrate ESP fronteggiano queste minacce grazie all’approccio Intelligent Security che nei Next Generation IPS TippingPoint (la serie di IPS di HP) combina le tecnologie pattern-based e anti 0-Day con le più avanzate tecniche di IP reputation, application fingerprinting e virtual patching. L’integrazione con il SIEM (security information and event management) ArcSight – conclude Alì – consente di individuare rapidamente gli incidenti, grazie alla correlazione avanzata». Sottoporre a due diversi tipi di controllo i file da analizzare, così come la loro esecuzione in ambienti protetti, dovrebbe in teoria comportare costi più elevati. «In realtà, sottoponendo il file sospetto a due diversi tipi di controllo si evita che il costo associato all’analisi comportamentale sia replicato su ogni file oggetto di scansione» – afferma Ortolani di Kaspersky Lab. Per quanto riguarda il rischio associato all’esecuzione di file sospetti, il problema si supera creando un ambiente fittizio, in cui si emulano tutte le componenti del sistema sottostante. «A livello di gateway, la nostra soluzione permette di eseguire i file in ambiente controllato, impedendo qualsiasi ripercussione sulle normali attività di business» – conferma David Gubiani (Check Point Software Technologies Italia). L’esecuzione controllata consente di monitorare tutte le operazioni che il programma sarebbe in grado di svolgere (accesso al registro di sistema, scrittura sulle chiavette USB, modifica del file “host”…), al riparo da conseguenze spiacevoli. Come abbiamo visto parlando di prevenzione e ancora prima della natura dei nuovi attacchi, la gestione delle patch riveste un ruolo importante nella prevenzione del malware. L’atout su cui ha deciso di puntare F-Secure (www.f-secure.it), consapevole della centralità di questo aspetto, è l’integrazione nella soluzione Protection Service for Business di Software Updater, la feature di gestione delle patch di aggiornamento software di terze parti. «Software Updater – spiega Michele Caldara, sales manager channel business di F-Secure Italy – esegue una scansione periodica direttamente dai client. Dalla macchina, verifica la disponibilità di aggiornamenti del sistema operativo, di plug-in dei browser o delle applicazioni di terze parti installate in azienda, scaricandoli automaticamente oppure a intervalli programmati. La gestione di Software Updater avviene in collaborazione con il partner di canale che gestisce i computer del cliente, libero così di concentrarsi sul proprio business con la certezza di disporre di una protezione avanzata».

CONTROLLO E SINERGIA

Firma e analisi comportamentale sono, oggi, disponibili sulla maggior parte delle soluzioni di sicurezza. L’approccio più diffuso prevede un utilizzo sinergico di entrambe le feature. In primo luogo, per ragioni di praticità: la verifica di tutto il malware catalogato mediante metodologie contrapposte richiederebbe un tempo inaccettabile per gli utenti. E poi di efficacia: l’approccio euristico di per sé non blocca l’ingresso del malware, riesce – però – a impedirne la propagazione nella rete. In questo modo, si tiene sotto controllo l’infezione fino a quando è disponibile la firma antimalware. Perciò è molto probabile che i vendor continueranno a proporre un mix integrato tra signature e analisi comportamentale, aggiungendovi semmai nuove funzionalità per innalzare ancora di più il livello di efficacia. Così, per esempio, Symantec – che ha sviluppato Insight, una tecnologia inserita nella soluzione Endpoint Protection 12.1 per la protezione degli ambienti virtuali EP – sfrutta il motore ibrido Sonar 3, basato sul monitoraggio del comportamento dei file infetti. In particolare Insight, incentrato sulla reputation in the cloud, velocizza il processo di detection e blocco del malware grazie alla capacità della soluzione EP di tracciare i file da milioni di sistemi, rilevando al contempo le mutazioni di codice interne ai file sospetti. «In questo modo, prima ancora che un file arrivi sui pc /server fisici o virtuali dei nostri clienti – afferma Bossi di Symantec – l’amministratore è già in grado di sapere se si tratta di un file potenzialmente malevolo. In più, la scansione ottimizzata abbatte sensibilmente i tempi dell’operazione, meno di cinque minuti a fronte di intervalli ben più dilatati delle tecnologie concorrenti».

PERFORMANCE VERSO IL CLOUD

Senza dubbio la misura dell’efficacia delle soluzioni antimalware è stata e continua a essere la capacità di intercettare e respingerne gli effetti dannosi. Oggi, la competizione tra vendor si gioca sulla capacità di approntare engine di scansione sempre più performanti, capaci di contenere il rallentamento delle prestazioni sugli endpoint e più in generale quelle dei sistemi e della rete del cliente, provocato dalle operazioni di scansione. I vendor sanno che dalla capacità di snellire queste attività, elevando il livello di efficacia della tecnologia, possono nascere nuove opportunità. In tal senso, il cloud rappresenta l’ultima frontiera, la piattaforma da cui ripartire per ottenere tempi di reazione più rapidi rispetto all’approccio tradizionale. Trend Micro è stata tra le prime aziende a intuirlo, realizzando Smart Protection Network (SPN), un’infrastruttura in-the-cloud che funge sia da load balancer per contenere la richiesta di risorse in termini di cpu, memoria e traffico di rete derivante dalle scansioni, sia come canale di distribuzione degli aggiornamenti alle soluzioni proprietarie. «Il DB dei servizi di reputazione per la verifica degli indirizzi IP che consente il blocco dei siti “fake” prima che raggiungano la rete, risiede nel cloud» – spiega Maurizio Martinozzi, manager sales engineering di Trend Micro (www.trendmicro.it). «TM Worry Free, la soluzione che offriamo alle PMI, si avvale dell’intelligence dell’SPN. La soluzione permette di gestire il malware con la stessa efficacia garantita da quelle di livello enterprise, con costi più contenuti». Anche Panda Security (www.pandasecurity.com/italy) propone una soluzione che sfrutta i punti di forza della nuvola per la protezione di endpoint, workstation, email e server. «Panda Cloud Protection, basata sulla tecnologia di Intelligenza Collettiva individua, analizza e classifica in modo automatico migliaia di nuovi codici pericolosi» – dice Alessandro Peruzzo, amministratore unico di Panda Security Italia. «La soluzione dispone di strumenti di reportistica dettagliati, inviati via email in maniera automatica all’amministratore, per semplificare la gestione e facilitare la focalizzazione sul business».

CONSIDERAZIONI FINALI

I criminali sanno che, rispetto alle realtà medio grandi, le reti delle PMI sono più esposte alle violazioni informatiche. Gli attacchi di conseguenza sono sempre più numerosi, come dimostrano tutte le ricerche disponibili. Ciò avviene sia a causa di una navigazione non protetta da parte dei dipendenti, sia per la mancanza di soluzioni IT adeguate. Diversamente da quello che si sente dire, il vero problema delle micro-imprese non è tanto la sensibilizzazione, quanto la difficoltà ad accedere a conoscenze e competenze adeguate alle loro esigenze. Il divario con le imprese medio-grandi è profondo e non è realistico pensare di riuscire a colmarlo in tempi brevi. E neppure credere che si possa intervenire, utilizzando gli stessi strumenti impiegati per queste ultime. Data la pericolosità degli attacchi, lo sforzo che si chiede ai vendor è di non perdere mai d’occhio efficacia e efficienza delle tecnologie proposte. In riferimento al malware, quello che deve migliorare è il livello di automazione di analisi e risposta. Le aziende – e le PMI in particolare – necessitano di strumenti in grado di automatizzare le procedure di analisi e risposta con gli stessi tempi con cui si propaga il codice dannoso. Ed è sul grado di automazione dei processi che le aziende auspicano in futuro i miglioramenti più cospicui.

 


[1] Vedi in http://www.politicheeuropee.it/newsletter/18320/relazione-2012-sulla-performance-delle-pmi

 

[2] http://www.assintel.it/sala-stampa-2/comunicati-stampa/sicurezza-informatica-e-pmi-lombarde/

 

[3] In http://www.darkreading.com/security-monitoring/167901086/security/security-management/240009058/next-generation-malware-changing-the-game-in-security-s-operations-center.html.  

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