Europa – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 09 Oct 2018 09:57:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Europa – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Xiaomi chiede spazio in Europa con i Mi A2 https://www.datamanager.it/2018/07/xiaomi-chiede-spazio-in-europa-con-i-mi-a2/ Thu, 26 Jul 2018 18:30:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152129 Il mercato low-cost è quello che può dare più soddisfazioni alla compagnia cinese, che porta in Italia la piattaforma Android One Dopo un timido arrivo in Europa, e in Italia in uno sparuto gruppo di catene di supermercati, Xiaomi tenta di consolidare il proprio marchio oltre i fan. Con l’apertura di uno store tematico nella […]

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Il mercato low-cost è quello che può dare più soddisfazioni alla compagnia cinese, che porta in Italia la piattaforma Android One

Dopo un timido arrivo in Europa, e in Italia in uno sparuto gruppo di catene di supermercati, Xiaomi tenta di consolidare il proprio marchio oltre i fan. Con l’apertura di uno store tematico nella periferia di Milano e il lancio dei più recenti Mi A2, il brand cinese prosegue sulla strada di localizzare il più possibile la sua presenza nel Vecchio Continente, dove il segmento low-cost è sempre vivo e in grado di dare soddisfazioni a chiunque, vista l’assenza di un leader o di pochi nomi detentori delle fette più grandi, come accade per i top di gamma. Partner del tentativo di ascesa è, ancora una volta, Google, che si affianca a Xiaomi nella proposizione della piattaforma Android One, pensata proprio per potenziare i dispositivi di fascia bassa.

Come sono fatti

Parliamo allora dei Mi A2 e Mi A2 Lite, successori della gamma A1 che pure montava Android One, anche se non in via ufficiale nel nostro paese. L’A2 ha un display da 5,99 pollici FHD+ con cornici ridotte e schermo leggermente curvo. Non c’è il notch, e questa è una buona notizia in fatto di non-omologazione; presente un processore Snapdragon 660 e batteria da 3.000 mAh. La Ram è a scelta tra 4 e 6 GB a cui si abbina, rispettivamente, uno storage da 32 e 128 GB. Non manca una dual-cam posteriore con sensori da 12 + 20 megapixel, che sfruttano la tecnologia Super Pixel capace, secondo Xiaomi, di combinare le informazioni di quattro pixel dentro uno solo, per migliorare le performance in condizioni di scarsa luminosità.

Il Mi A2 Lite ha un hardware al ribasso ma una batteria da ben 4.000 mAh. Lo schermo misura 5,84 pollici con design a notch (argh!) dentro cui è incastonata una selfie camera da 5 megapixel. Sul retro un doppio sensore da 12 + 5 MP, flash LED, processore Snapdragon 625, 3 GB di Ram o 4 GB a cui corrispondono 32 GB di spazio di memoria o 64 GB, con supporto alle schedine microSD.

Mi A2 è disponibile in tre colori: nero, gold, blu e in tre versioni con i seguenti prezzi in Italia: 4GB + 32GB a 279,99 euro, 4GB + 64GB a 299 euro e 6 GB + 128GB a 349 euro. Mi A2 Lite sarà disponibile a 3 GB + 32 GB a 189 euro e 4 GB + 64 GB a 229,90 euro. A partire dall’8 agosto, i dispositivi arriveranno sui canali online e offline Mi Store autorizzati, Wind Tre, Mediaworld, Unieuro, Amazon, Euronics, Trony ed Expert. Su Amazon in pre-ordine già dal 1 agosto.

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Europa e Giappone: c’è l’accordo sul trasferimento dei dati https://www.datamanager.it/2018/07/europa-e-giappone-ce-laccordo-sul-trasferimento-dei-dati/ Thu, 19 Jul 2018 18:00:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151673 Le informazioni sensibili potranno viaggiare oltreoceano, senza eccessive limitazioni, in caso di continuità del business e di legami economici tra aziende UE e giapponesi Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e il premier giapponese, Shinzo Abe, hanno firmato un importante accordo che lega di più Europa e […]

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Le informazioni sensibili potranno viaggiare oltreoceano, senza eccessive limitazioni, in caso di continuità del business e di legami economici tra aziende UE e giapponesi

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e il premier giapponese, Shinzo Abe, hanno firmato un importante accordo che lega di più Europa e Giappone, anche a livello digitale. Durante un incontro a Tokyo, è stato finalizzato il patto che consente alle aziende di trasferire senza problemi dati personali tra un blocco e l’altro, anche come conseguenza del parere positivo sul libero scambio che entrerà in vigore, con molta probabilità, entro la fine dell’anno.

L’interesse principale è proprio nel merito del passaggio delle informazioni sensibili di clienti e consumatori europei verso compagnie giapponesi, e viceversa, qualora tra le due vi siano legami commerciali o una continuità del servizio. Tutto, ovviamente, in un quadro controllato e sicuro, perché garantito dalle organizzazioni in entrambi i paesi.

Un bene per tutti

Chi trarrà vantaggio da questa situazione? Secondo Vera Jourova, commissario europeo sulla Giustizia, un po’ tutti, dai cittadini-clienti alle aziende. “Lavorando insieme, possiamo modellare gli standard globali per la protezione dei dati e mostrare una leadership comune in questo importante settore” – ha detto. Il flusso di informazioni tra regioni è fondamentale per quelle imprese che mirano all’internazionalizzazione. Il passaggio può includere lo spostamento dei dati circa i dipendenti, i riferimenti di carte di credito per le operazioni online, le abitudini di navigazione e i cookie raccolti.

Tuttavia, le rigide norme dell’UE in materia di privacy vietano alle società di conservare le informazioni degli europei su server in paesi che si ritiene abbiano un livello di sicurezza inadeguato, spingendo questi ad adottare misure più elevate e complesse. Un aggiornamento dovuto in grado di spingere il business e incentivare l’adozione di una cybersecurity migliore.

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IDC Mobiz: il lavoro del futuro tra mobilità e tecnologie emergenti https://www.datamanager.it/2018/06/idc-mobiz-il-lavoro-del-futuro-tra-mobilita-e-tecnologie-emergenti/ Fri, 22 Jun 2018 08:51:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149831 Al Mobility of Everything Forum si delineano le tendenze che occuperanno i primi posti nel mondo professionale dei prossimi anni. Italia compresa Come le aziende italiane stanno rendendo mobili le loro strategie? In che modo l’enteprise mobility sta innovando i processi di business? A tali domande cerca di rispondere l’appuntamento Mobiz – Mobility of Everything […]

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Al Mobility of Everything Forum si delineano le tendenze che occuperanno i primi posti nel mondo professionale dei prossimi anni. Italia compresa

Come le aziende italiane stanno rendendo mobili le loro strategie? In che modo l’enteprise mobility sta innovando i processi di business? A tali domande cerca di rispondere l’appuntamento Mobiz – Mobility of Everything Forum, organizzato da IDC Italia con il supporto di Aruba HPE, Injenia, HP Italia, Intel e MicroStrategy. Ad aprire l’incontro è Sergio Patano, senior research & consulting manager di IDC Italia, che ha spiegato come l’agenzia stia seguendo, oramai da anni, l’evolversi dell’adozione mobile in Europa e nel nostro paese, per tracciare un quadro completo, seppur in divenire, di come questa abbia rinnovato metodi e strumenti di lavoro, in un’ottica non solo di produttività estrema ma anche di riorganizzazione aziendale.

Ad andare più a fondo è Daniela Rao, senior director research and consulting di IDC Italia: “Quello che abbiamo notato è un aumento, in Europa, dei mobile workers, che sono arrivati al 57% della popolazione lavorativa e che saliranno a 120 milioni nel corso dei prossimi anni. Di quali figure si tratta? Tecnici, autisti, piloti tra tutti; segmenti che anche in Italia assumono un ruolo determinante: sono circa 6 milioni i lavoratori in mobilità su 22 milioni, coloro cioè che, dotati di smartphone e tablet, svolgono la professione prettamente fuori dalle mura di un ufficio ma con simili esigenze degli impiegati tradizionali. Si tratta di una naturale conseguenza dello smart working, che ha integrato modalità di accesso e produttività più snelle e veloci”.

Ma dove e come investono le aziende italiane? “Il mercato vale 5,5 miliardi di euro che, entro il 2021, crescerà sostanzialmente grazie soprattutto alle innovazioni lato device. Quello che IDC nota è che ad occupare una spesa importante è ancora quella della connessione dati che, visto il miglioramento di banda e qualità, interessa ancora la fetta maggiore della torta globale del mercato Enterprise Mobility in Italia.

Insomma, Mobiz traccia un panorama certamente in crescita tra i nostri confini ma che non nasconde anche residui di preoccupazione, soprattutto da parte dei CIO. Per quale motivo? Ancora Rao: “Questa corsa alla mobilità comporta delle sfide ulteriori da parte dei chief information officer, che devono assicurare una protezione aggiuntiva dei dati che escono ed entrano dalle reti aziendali, in misura maggiore attraverso smartphone e notebook. C’è da dire che, approcciata in giusta misura questa tematica determinante, si aprono per le compagnie opportunità di sviluppo, che guardano a piattaforme immersive, come la realtà virtuale e aumentata, per integrare luoghi fisici e virtuali, velocizzare i processi e ridurre i costi”.

Non è un caso se IDC misura che, entro il 2019, il 20% delle nuove applicazioni enterprise mobili includerà un qualche elemento di AR mentre entro il 2020 il 25% di queste utilizzerà una qualche forma di intelligenza avanzata, percezione approfondita e computer vision. Tutto ciò in un contesto che, tra tre anni, vedrà l’affermazione del 5G come vettore verso una più ampio utilizzo di software completi e perennemente connessi alla rete, a un network capace non solo di ospitare i contenuti ma anche di aprire nuove strade all’interazione uomo-macchina, sia a scopo di intrattenimento che per il mondo enterprise.


Le videointerviste ai protagonisti

Videointervista a Stefano Terfani, Systems Engineer Aruba Hewlett Packard Enterprise Company


Videointervista a Stefano Terfani, Aruba Hewlett Packard Enterprise Company
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Videointervista a Rossella Campaniello, Personal Systems Business Director HP Italy


Videointervista a Rossella Campaniello, HP Italy
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Videointervista a Marco Fortino, Google Cloud Sales Specialist Injenia


Videointervista a Marco Fortino, Injenia
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Videointervista a Carlo San Martino, General Manager MicroStrategy Italia


Videointervista a Carlo San Martino, MicroStrategy Italia
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Gli attacchi DDoS in Europa sono calati del 60% https://www.datamanager.it/2018/05/gli-attacchi-ddos-in-europa-sono-calati-del-60/ Tue, 08 May 2018 14:27:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147105 Gli analisti tedeschi di Link11 hanno evidenziato una riduzione delle minacce distribuite nel continente dopo lo spegnimento di WebStresser Una cifra del genere fa ben sperare per un’Europa più sicura dal punto di vista digitale. La società di sicurezza tedesca Link11 ha di recente confermato i dati che riguardano il brusco calo subito dagli attacchi […]

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Gli analisti tedeschi di Link11 hanno evidenziato una riduzione delle minacce distribuite nel continente dopo lo spegnimento di WebStresser

Una cifra del genere fa ben sperare per un’Europa più sicura dal punto di vista digitale. La società di sicurezza tedesca Link11 ha di recente confermato i dati che riguardano il brusco calo subito dagli attacchi DDoS nel nostro continente: -60% negli ultimi 30 giorni. Si tratta della conseguenza dello spegnimento, da parte dell’Europol, di WebStresser, un servizio di noleggio DDoS a cui si devono almeno 4 milioni di campagne e micro-campane. La piattaforma, chiusa il 25 aprile, era oramai diventata la piazza d’armi preferita della maggior parte dei cyber-criminali indipendenti sia europei che internazionali. A seguito dell’operazione della polizia, sono stati arrestati gli amministratori di WebStresser, localizzati in Inghilterra, Croazia, Canada e Serbia.

Cosa succede

Di per sé il calo del 60%, che diventa del 64% se si considera il picco DDoS raggiunto negli ultimi tempi in Europa, è già indicativo di cosa fosse diventata WebStresser per le violazioni ai sistemi connessi europei. Secondo l’Europol, il sito aveva oltre 136 mila utenti registrati al momento della sua chiusura ed era stato responsabile di milioni di attacchi negli ultimi anni, tra cui uno diretto a sette delle più grandi banche del Regno Unito nel novembre del 2017.

Il servizio faceva gola a molti, sopratutto per la possibilità di consentire a chiunque, senza grosse capacità tecniche, di lanciare DDoS in giro per il mondo, con prezzi di partenza di soli 15 dollari. La semplicità a disposizione della massa, lato cyber, è una tendenza purtroppo crescente in Europa. Lo sa bene l’Europol che collabora con le istituzioni nazionali per spegnere piattaforme del genere, prima che diventino mainstream e dannose a livelli globale.

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Cybersecurity, non può pensarci solo l’Europa https://www.datamanager.it/2018/04/cybersecurity-non-puo-pensarci-solo-leuropa/ Fri, 13 Apr 2018 14:02:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145773 La sicurezza IT non sarà ancora abbastanza sexy, ma di certo è diventata un argomento pop. In tram o durante una cena tra amici, parlare dell’ultimo ransomware o dello smartphone bloccato dopo un aggiornamento, sta diventando normale. Sugli effetti perversi della mancanza di privacy connessa a questa scatola nera alla quale abbiamo affidato le nostre […]

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La sicurezza IT non sarà ancora abbastanza sexy, ma di certo è diventata un argomento pop. In tram o durante una cena tra amici, parlare dell’ultimo ransomware o dello smartphone bloccato dopo un aggiornamento, sta diventando normale. Sugli effetti perversi della mancanza di privacy connessa a questa scatola nera alla quale abbiamo affidato le nostre vite, ci hanno girato persino un film, Perfetti sconosciuti del regista Paolo Genovese. Sarà anche per questo che siamo quasi sempre in tanti ai seminari sulla sicurezza.

Noi, che mentre prendiamo posto, abbiamo tutti la faccia un po’ così, di quelli che sanno di essere lì per ascoltare il verbo. Certi che non sarà mai un’esperienza banale, ascoltiamo, annotiamo, crediamo alle parole sempre aggiornate dei nuovi evangelist. Pronti a tradurle in pratica, farne tesoro, divulgarle. Peccato però che quest’aura ieratica svanisca non appena il tema lambisce la politica. Basta vedere che fine ha fatto la sicurezza IT durante l’ultima campagna elettorale. Intendiamoci, non la sola assente dal dibattito, che ha ignorato temi centrali come lavoro, politica estera, sanità. Figuriamoci allora, se stupisce la mancanza tra le maglie sdrucite della politica italiana della security. Materia per la quale si registra – oggi – lo stesso livello di sensibilità che c’era per i temi ambientali negli anni Cinquanta.

D’altra parte il sistema nazionale di difesa cyber nasce solo con i decreti legislativi del 2007; prosegue dopo una pausa durata cinque anni con la creazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale, a cui fanno seguito il DPCM Monti, la direttiva PdC dell’agosto 2015 sulle misure minime di sicurezza ICT per le pubbliche amministrazioni, l’istituzione del Team per la trasformazione digitale del 2016 (a proposito che cosa ha prodotto sinora?) e nel febbraio del 2017 la direttiva “recante indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionali”.


#Cybersecurity non può pensarci solo l’Europa. Il vuoto della politica e la mancanza di finanziamenti. Qual è il peso specifico della sicurezza informatica livello governativo?
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Un provvedimento che in estrema sintesi assegna al presidente del Consiglio dei ministri, su delibera del Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica, l’adozione del “Piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica”. Il DPCM introduce inoltre il CISR tecnico, quale organismo di supporto, presieduto dal direttore generale del dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS). Figura alla quale viene dato mandato di coordinare le azioni di contrasto e risposta ad attacchi cyber in Italia, curare il coordinamento delle attività di ricerca e riorganizzare le competenze del DIS, attraverso il supporto del nucleo per la sicurezza cibernetica, un comitato tecnico con funzioni di raccordo tra le diverse componenti dell’architettura istituzionale (rappresentanti dei servizi, vari ministeri, Protezione civile, Agenzia per l’Italia Digitale, etc.) che intervengono a vario titolo in materia di sicurezza cibernetica. Peccato – però – che per fare tutto questo il decreto non stanzi neppure un euro. Serve altro per determinare il peso specifico del tema cyber a livello governativo?

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Eppure, la politica in tema di security può fare molto. Come ha dimostrato l’Unione europea nell’ultimo triennio. Prima con il Privacy Shield, poi con la direttiva NIS e il regolamento GDPR. E forse, nei prossimi mesi con il Cybersecurity Act. Suonerà anche molto impopolare affermarlo, ma se su questi temi non si fosse mossa Bruxelles, dove pur con slittamenti e incertezze la lotta al cybercrime e la difesa della privacy di cittadini e imprese sono una priorità, l’Italia sarebbe rimasta clamorosamente al palo. Non disperiamo. Prima o poi anche i politici nostrani prenderanno atto che la mucca (la security) era un toro, che li ha calpestati tutti.

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Il riconoscimento facciale di Facebook arriva in Europa https://www.datamanager.it/2018/03/riconoscimento-facciale-facebook-arriva-europa/ Wed, 14 Mar 2018 19:00:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143516 Sei anni dopo il divieto imposto dall’Unione Europea la funzione di rilevazione biometrica approda anche da noi, per combattere gli abusi di identità (ma non solo) Lo scorso dicembre Facebook aveva annunciato di aver risolto le problematiche di privacy circa il funzionamento del suo algoritmo di riconoscimento facciale. Tramite lo sviluppo di calcoli avanzati, il […]

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Sei anni dopo il divieto imposto dall’Unione Europea la funzione di rilevazione biometrica approda anche da noi, per combattere gli abusi di identità (ma non solo)

Lo scorso dicembre Facebook aveva annunciato di aver risolto le problematiche di privacy circa il funzionamento del suo algoritmo di riconoscimento facciale. Tramite lo sviluppo di calcoli avanzati, il social network può associare singole foto ai nomi dei suoi iscritti. In un primo momento l’opzione era stata vista come una pesante violazione della riservatezza individuale, tanto da spingere l’Unione Europea a bloccarne la diffusione nel 2012. A seguito di un lavoro di affinamento e di protezione degli utenti, oggi la rilevazione intelligente del volto debutta in Europa con un senso tutto diverso, almeno nelle intenzioni. Secondo Facebook, la novità sarà la base della lotta ai furti di identità, visto che il riconoscimento segnalerà ad ogni persona quando la propria immagine risulta nelle foto degli altri, comprese quelle impostate come profilo.

Cosa succede

Nel rispetto della privacy, il riconoscimento automatico può essere disattivato in qualunque momento, così da impedire agli amici di ottenere tag istantanei su chi compare nelle proprie foto. Certo è che in questo modo si rende inefficace anche l’alert inverso, ovvero qualora la nostra faccia comparisse in immagini di cui non siamo a conoscenza, non potremmo saperlo, così come non sapremmo se un’icona del profilo ospita sembianze che non dovrebbe.

Oltre alle procedure legate in qualche modo alla sicurezza dell’identità, il monitoraggio facciale servirà anche a migliorare l’esperienza di navigazione dei non vedenti o di chi soffre di disturbi della vista. Avendo la possibilità di caricare foto sulle quali compaiono i nomi degli amici senza doverli inserire manualmente, basterà passare con il mouse (oppure con il dito nelle app per smartphone) sui tag con il voiceover attivato, così da ascoltare le etichette dei presenti. Non ci sono tempi certi sulle modalità di integrazione nei singoli paesi dell’Unione ma pare sia questione di giorni, al massimo qualche settimana.

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Lo spettro del roaming dietro la Brexit https://www.datamanager.it/2018/03/lo-spettro-del-roaming-dietro-la-brexit/ Thu, 08 Mar 2018 14:37:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143046 Il governo britannico ha confermato l’uscita dal Digital Single Market che vorrebbe dire nuovi vincoli sul traffico voce e rete per gli europei che entrano nel Regno Unito (e i residenti che escono) Uno dei principali timori per i turisti europei a seguito della Brexit sta per avverarsi. Il governo di Londra ha infatti confermato […]

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Il governo britannico ha confermato l’uscita dal Digital Single Market che vorrebbe dire nuovi vincoli sul traffico voce e rete per gli europei che entrano nel Regno Unito (e i residenti che escono)

Uno dei principali timori per i turisti europei a seguito della Brexit sta per avverarsi. Il governo di Londra ha infatti confermato una delle conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il venir meno del rispetto delle norme del Digital Single Market. Il mercato unico digitale è alla base della fine dei costi di roaming, che oramai da mesi permettono a chi gira per i paesi della UE di sfruttare i bundle voce, sms e dati senza oneri aggiuntivi.

Sebbene ancora oggi non vi siano vincoli per i non britannici che entrano in terra d’Albione e i residenti che vanno fuori per motivi di lavoro e svago, all’entrata in vigore della Brexit le cose potrebbero cambiare radicalmente. Il primo ministro Theresa May ha dichiarato di recente: “Sul piano delle strategie digitali, il Regno Unito non farà più parte del Digital Single Market, che comunque continuerà nel proprio lavoro di ottimizzazione e gestione in ambito UE”.

Cosa vuol dire

L’uscita dalla coalizione non vorrà dire, per forza di cose, ritorno del roaming ma questa è una possibilità del tutto validata dalla legge. A quanto pare, la gestione dei costi del mobile in Europa potrebbero essere soggetti a discrezioni dei singoli operatori. H3G UK e Vodafone hanno già espresso la volontà di non reintrodurre i limiti nazionali, per favorire la connettività anche in un paese esterno all’Unione ma tappa, incessante, di scambi culturali e professionali.

”Vogliamo il meglio per i nostri clienti – ha detto David Dyson, CEO di H3G – li lasceremo navigare e parlare ovunque sia possibile in Europa, così come fanno a casa”. Non è chiaro se due delle principali telco britanniche, O2 e EE, seguiranno le disposizioni del governo attivando il roaming ma di tempo ce n’è visto che l’iter ufficiale si concluderà il 29 marzo 2019.

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Vive Focus già disponibile alla vendita in Cina https://www.datamanager.it/2018/01/vive-focus-gia-disponibile-alla-vendita-cina/ Fri, 26 Jan 2018 13:35:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139688 HTC avvia la distribuzione in Oriente del visore indipendente in attesa di un lancio definitivo in Europa e Stati Uniti Sono molte le aspettative che circondano il Vive Focus, primo visore per la realtà virtuale della compagnia di Taiwan totalmente indipendente. A differenza dei classici HTC Vive, che come i concorrenti Oculus necessitano di una […]

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HTC avvia la distribuzione in Oriente del visore indipendente in attesa di un lancio definitivo in Europa e Stati Uniti

Sono molte le aspettative che circondano il Vive Focus, primo visore per la realtà virtuale della compagnia di Taiwan totalmente indipendente. A differenza dei classici HTC Vive, che come i concorrenti Oculus necessitano di una macchina agganciata per funzionare, i Focus hanno al loro interno tutto quello che serve per far partire applicazioni e giochi in 3D.

Non solo il processore si intenda ma anche una serie di sensori che sul modello di qualche anno fa vanno piazzati in giro per la stanza, così da trasmettere la posizione degli utenti e la loro declinazione tridimensionale. Certo, questo si traduce in una maggiore versatilità ma anche in un impatto emozionale ancora qualitativamente migliorabile, almeno stando alle sommarie indicazioni basate sull’hardware a disposizione.

Ibrido vincente

C’è poco da dire: un processore montato nella plancia non può ancora competere con un cervello di un computer domestico, fosse solo per la necessità di dissipare tutto il calore dovuto a riprodurre gli ambienti virtuali. Ad ogni modo, Vive Focus si pone come l’attuale miglior ibrido a disposizione dei consumatori. Il dispositivo è a metà strada tra i visori cablati e le offerte più economiche, Gear VR e Google Daydream in primis. Il problema principale è che il prezzo è ancora troppo fuori mercato: 625 dollari, decisamente di più di quanto richiesto per portarsi a casa un Vive tradizionale, seppur con il bisogno di costruirci attorno un PC con i fiocchi.

Staremo a vedere come si comporteranno gli utenti cinesi che, più degli occidentali, sono inclini a spendere per oggetti hi-tech innovativi, soprattutto quando si tratta di tuffarsi dentro rappresentazioni grafiche in tre dimensioni. Il lancio in Europa e negli USA dovrebbe avvenire più in là nel corso dell’anno.

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Xiaomi Mi A2 si mostra online https://www.datamanager.it/2018/01/xiaomi-mi-a2-si-mostra-online/ Tue, 23 Jan 2018 10:01:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139430 Lo smartphone del gruppo cinese con Android One vuole rubare fette di mercato ai big del settore mille-level. Ecco la dimostrazione Lo scorso luglio Xiaomi annunciava in Cina l’arrivo del Mi 5X, primo smartphone con Android One, che altrove avrebbe preso il nome di Mi A1. In Italia non lo abbiamo visto per nulla, anche […]

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Lo smartphone del gruppo cinese con Android One vuole rubare fette di mercato ai big del settore mille-level. Ecco la dimostrazione

Lo scorso luglio Xiaomi annunciava in Cina l’arrivo del Mi 5X, primo smartphone con Android One, che altrove avrebbe preso il nome di Mi A1. In Italia non lo abbiamo visto per nulla, anche perché solo nei mesi successivi la rampante compagnia orientale avrebbe confermato una serie di accordi per portare nei negozi e nelle catene della grande distribuzione nostrana i suoi prodotti. Ebbene, dopo una serie di dispositivi interessanti ma ancora legati al passato della telefonia mobile, ecco un modello che segue la scia di iPhone X e Galaxy S8, pronto per il mercato continentale. Non abbiamo l’ufficialità ma nutriamo pochi dubbi sul fatto che si tratti del Mi A2, successore dell’originale Android One, che in Cina assumerà il titolo di Mi 6X. In pratica, Mi 5X e Mi 6X in Europa cambiano etichetta in Mi A1 e Mi A2, senza alcuna differenza di design e hardware.

Come è fatto

Detto questo, il vero punto di distinzione tra le due generazioni è nelle forme. Mi A2 (o 6X, chiamatelo come volete) è il tentativo di Xiaomi di adattarsi al trend del 2017, che troverà assoluto spazio anche nel 2018: il display full vision. Via il tasto Home, via altri orpelli dal pannello frontale, dedicato quasi del tutto all’interazione touch. Nell’idea della compagnia, Mi A2 è lo smartphone che dovrebbe competere, per fascia di prezzo, con le offerte middle-level di brand più blasonati, come Huawei, che per anni hanno lavorato a un consolidamento in tale settore.

Del resto, il sistema operativo di bordo, Android One, è pensato proprio per girare su telefonini dalle non elevatissime capacità tecniche, pur dotandoli delle ultime novità in ambito software dell’OS di Google. Del Mi A2 sono circolate in rete alcune foto, che ne anticiperebbero solo di qualche settimana la presentazione, probabilmente al Mobile World Congress di fine febbraio.

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BB Tech Group con Risk Solver per la gestione del GDPR https://www.datamanager.it/2018/01/bb-tech-group-risk-solver-la-gestione-del-gdpr/ Thu, 18 Jan 2018 09:23:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139135 Il 31 dicembre le due aziende hanno ufficializzato un accordo di fornitura di servizi a valore aggiunto a qualche mese dall’adozione della nuova normativa sulla privacy Oramai ci siamo, il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati digitali si appresta ad entrare in efficacia il 25 maggio ma già da tempo le compagnie più lungimiranti […]

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Il 31 dicembre le due aziende hanno ufficializzato un accordo di fornitura di servizi a valore aggiunto a qualche mese dall’adozione della nuova normativa sulla privacy

Oramai ci siamo, il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati digitali si appresta ad entrare in efficacia il 25 maggio ma già da tempo le compagnie più lungimiranti si sono attivate per adeguare i propri sistemi alla normativa. Nonostante ciò, restano ancora rischi e problematiche da affrontare, anche per chi crede di soddisfare i requisiti del mercato continentale. Per questo, la collaborazione tra BB Tech Group e Risk Solver è fondamentale per capire come approcciare il GDPR, soprattutto da parte delle piccole e medie imprese, quelle che hanno più da perdere in termini economici dalla non corretta adozione delle linee guida, non sempre così semplici da intendere. Da una parte la rete capillare del distributore europeo di soluzioni IT, dall’altra il know-how di Risk Solver nella realizzazione di servizi di gestione integrata di rischi emergenti.

“Il GDPR apre scenari di intervento complicati perché vede un intreccio profondo tra il settore legislativo e informatico, due mondi portatori di peculiarità specifiche che all’improvviso si sono ritrovati legati da una burocrazia che si è dimostrata attenta nel voler proteggere i cittadini europei, all’interno di un quadro normativo ben definito” – ha spiegato Giampaolo Bombo, CEO di BB Tech Group. Ciò vuol dire che per adottare una serie di processi rispondenti al general data protection regulation c’è bisogno di conoscenze differenti e multidisciplinari. Ed è proprio qui che si inserisce l’accordo tra i due marchi.

“L’entrata in efficacia del GDPR è una vera rivoluzione per chi si trova a conservare e manipolare dati in bit – ha affermato Lorenza Rossi, Sales e Marketing Manager di Risk Solver – come mai prima d’ora a essere interessate sono aziende di qualsiasi dimensione, enti pubblici, istituti e organizzazioni il cui operato ricade in ambiti diversi ma tutti riconducibili a una qualsiasi forma di privacy degli utenti, che si tratti di consumatori, contribuenti, pazienti e molto altro. Non dimentichiamo che nell’ultimo biennio abbiamo assistito a una serie di attacchi hacker con la conseguenza del furto di informazioni sensibili per i quali non è arrivata una risposta precisa, almeno non a livello legislativo. Come sono stati salvaguardati i clienti? In che modo i soggetti insolventi sono stati sanzionati per un’eventuale insolvenza? Un panorama poco chiaro che è destinato a cambiare”.

 

Ma in cosa consiste la partnership tra BB Tech Group e Risk Solver? L’accordo permette al canale dei rivenditori della prima di beneficiare delle soluzioni della seconda, raggiungendo anche la folta schiera delle PMI presenti sul territorio. Il focus è il rispetto del codice della privacy il cui percorso di adeguamento è partito il 25 maggio del 2016 e che gli organi di analisi daranno per accolto nella sua totalità entro breve. La forza è nella completezza e nella versatilità dei software congiunti, in grado di adattarsi alle necessità dei clienti nel pieno rispetto della riservatezza dei dati personali gestiti.

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