firewall – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 08 Nov 2018 15:49:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png firewall – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Juniper Networks potenzia i firewall per cloud, 5G e IoT https://www.datamanager.it/2018/09/juniper-networks-potenzia-i-firewall-per-cloud-5g-e-iot/ Tue, 04 Sep 2018 09:28:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152660 La nuova service processing card per la serie di firewall SRX5000 aumenta significativamente performance, scalabilità ed estensibilità Juniper Networks ha annunciato una versione evoluta della service card che rende la linea di gateway SRX5000 fino a undici volte più potente su diversi parametri. La nuova SPC3 Advanced Security Acceleration card è pensata per aiutare i service […]

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La nuova service processing card per la serie di firewall SRX5000 aumenta significativamente performance, scalabilità ed estensibilità

Juniper Networks ha annunciato una versione evoluta della service card che rende la linea di gateway SRX5000 fino a undici volte più potente su diversi parametri. La nuova SPC3 Advanced Security Acceleration card è pensata per aiutare i service provider, i cloud provider e le aziende a soddisfare le diverse e sempre più elevate esigenze di sicurezza legata a multicloud, IoT e 5G, pur continuando a offrire ai clienti con base installata SPC2 protezione degli investimenti.

I dispositivi mobili, IoT e servizi di streaming stanno aumentando il traffico a livello esponenziale, costringendo service provider, cloud provider e data center aziendali a rafforzare la propria infrastruttura con piattaforme di sicurezza più potenti ed efficienti, così da difendersi difendersi meglio dai crescenti volumi di minacce informatiche.

Per soddisfare questa richiesta, la nuova SPC3 Advanced Security Acceleration di Juniper offre una protezione che cresce con i clienti man mano che aumentano le loro esigenze di traffico e sicurezza. Componente essenziale della unified cybersecurity platform di Juniper, la card è progettata per permettere ai clienti di rafforzare le proprie reti senza sacrificare le performance o la scalabilità, offrendo funzionalità robust security gateway per i service provider e provata capacità VPN per le organizzazioni più grandi. Con SPC3, i clienti possono inoltre notare operazioni e consumi energetici più efficienti, nonchè minori costi energetici e di raffreddamento. L’architettura estensibile, flessibile e affidabile di SPC3 offre un design modulare che consente ai clienti di eseguire l’aggiornamento senza interruzioni di servizio.

“Con l’avvento dell’Internet delle Cose, del 5G e delle reti cloud ibride, molti dei nostri clienti si trovano a fare i conti con un rapido incremento della richiesta di banda che necessita di una piattaforma di sicurezza in grado di crescere e allo stesso tempo proteggere la rete da cyberattacchi sempre più sofisticati. La linea di firewall SRX5000 con SPC3 Advanced Security Acceleration garantisce ai nostri clienti un alto grado di sicurezza senza sacrificare le performance, la scalabilità e l’agilità necessarie per affrontare l’evoluzione dei requisiti di business”. Amy James, Director of Security Portfolio Marketing, Juniper Networks.

“I clienti si affidano a noi per gestire le più complesse sfide IT e ottimizzare il business ai fini della trasformazione digitale. La domanda di multicloud, IoT e 5G richiede reti non solo ad alte prestazioni ma anche sicure Grazie alla partnership con Juniper Networks, la possibilità di offrire ai nostri clienti la linea di firewall SRX5000 con SPC3 Advanced Security Acceleration permetterà loro di massimizzare la resa degli investimenti garantendo sicurezza, performance e scalabilità”. Bob Kane, Senior Vice President of Product Marketing, Insight U.S.

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Anatomia di un cloud pubblico compromesso https://www.datamanager.it/2018/06/anatomia-di-un-cloud-pubblico-compromesso/ Fri, 29 Jun 2018 09:08:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150379 L’analisi di FireEye Il cloud pubblico, sotto molti aspetti, è più sicuro di un data center tradizionale. Eppure, gli asset di quest’ultimo vengono compromessi allo stesso modo. Per comprendere il perché è però necessario addentrarsi in un cloud compromesso e vedere come gli attori delle minacce hanno successo, esplorando le modalità con cui gli aggressori […]

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L’analisi di FireEye

Il cloud pubblico, sotto molti aspetti, è più sicuro di un data center tradizionale. Eppure, gli asset di quest’ultimo vengono compromessi allo stesso modo. Per comprendere il perché è però necessario addentrarsi in un cloud compromesso e vedere come gli attori delle minacce hanno successo, esplorando le modalità con cui gli aggressori accedono al cloud, come si muovono lateralmente e come, con probabilità, rubano i dati.

L’ambiente cloud è esposto principalmente a tre tipologie di attacco: hacking di applicazioni web vulnerabili, sfruttamento di autorizzazioni improprie e utilizzo di strumenti esterni per ottenere credenziali.

“L’utilizzo di varie tecniche esterne per ottenere le credenziali è, dalle nostre analisi, la modalità di attacco più diffusa subita negli ambienti cloud”, dichiara Daniele Nicita, Consulting Systems Engineer di FireEye. “Questa modalità di attacco si divide in tre fasi: l’ottenimento delle credenziali come prima, il movimento laterale nel cloud come seconda, per terminare con l’esfiltrazione dei dati”.

Ci sono diversi modi in cui gli attaccanti possono acquisire le credenziali cloud, quali ad esempio il phishing, l’utilizzo di Trojan o le pubblicazioni accidentali.

Il phishing è quella attività in cui delle email vengono utilizzate per indurre gli utenti a fornire le loro password. Questo metodo è più diffuso che mai, rendendo la sicurezza delle email e l’implementazione di un’autenticazione multi fattore, fondamentali per la sicurezza generale e specialmente per la sicurezza cloud.

Trojan, keylogger e altre tipologie simili di malware rappresentano ancora oggi una grave minaccia per le aziende. Un nuovo utilizzo dei Trojan è quello di rubare credenziali per console e applicazioni cloud. Un attaccante, che è riuscito a prendere possesso di un asset on-premise, tramite uno di questi Trojan, è particolarmente pericoloso perché ha il potenziale per by-passare l’autenticazione multi fattore e i controlli di accesso basati su firewall. Questo aumenta l’importanza dell’endpoint security nella sicurezza complessiva del cloud.

Sviluppatori e amministratori, accidentalmente, possono talvolta pubblicare credenziali su internet e su l’intranet aziendale, dando la possibilità ai malintenzionati di individuarle utilizzando le ricerche intelligenti. Questo è il metodo detto di pubblicazione accidentale.

Ognuno di questi vettori mostra l’importanza che la sicurezza in tutti i suo aspetti assume per la protezione degli asset nel cloud in quanto, solitamente, per un attaccante è più semplice compromettere le credenziali piuttosto che compromettere direttamente un asset nel cloud.

Una volta che un attaccante è riuscito ad autenticarsi con successo nell’infrastruttura cloud aziendale, deve determinare di quale accesso dispone e mappare l’ambiente. Nel cloud questi due compiti sono incredibilmente facili. Il tutto può essere completato, ad esempio, in Amazon Web Services (AWS) utilizzando alcuni semplici comandi come ad esempio “describe snapshots”.

La forza di questo comando è notevole. Tramite esso è possibile richiedere l’elenco di tutti gli snapshot delle macchine virtuali esistenti, il che può essere una modalità di accesso ai dati anche qualora siano state previste protezioni accettabili. Un attaccante che possiede le credenziali per la creazione o il mounting di un determinato snapshot, può utilizzarle anche per setacciare gli snapshot ed estrarne i dati. Utilizzando questo meccanismo l’attaccante può aggirare l’autenticazione basata su password così come la segmentazione di rete.

Individuare questa tipologia di attività è incredibilmente difficile in quanto assomiglia molto alle tipiche azioni amministrative. La gestione degli eventi e l’analisi di sicurezza sono gli strumenti migliori per rilevare gli abusi. Gli eventi di sicurezza devono essere centralizzati e, oltre alle anomalie e al rilevamento basato su regole, le aziende dovrebbero possedere un programma di rilevazione maturo e attivo, che possa utilizzare una combinazione di machine learning e analisti per identificare comportamenti sospetti e indagare rapidamente. L’indagine può essere anche qualcosa di semplice come effettuare una telefonata ad un utente domandando se un comportamento strano sia stato intenzionale.

Una volta che un attaccante ha avuto accesso ai dati, vi sono molte modalità differenti per rubarli. Inizia così la cosiddetta fase di esfiltrazione. In alcuni casi, un attaccante si potrà limitare ad avviare un trasferimento tradizionale di file con destinazione prevista su un sito di archiviazione cloud, un server FTP o qualche altro strumento di archiviazione. Un attaccante più avanzato, invece, potrà utilizzare cloud nativi per copiare i dati (come la replica bucket-to-bucket). Questo metodo assicura che ogni qual volta vengano aggiornati i dati, questi aggiornamenti siano visibili anche all’attaccante e ai suoi complici.

Il rilevamento dell’esfiltrazione dei dati può essere possibile utilizzando un alert statistico riferito ai byte trasferiti. Per combattere la replica non autorizzata del bucket, devono essere necessariamente monitorate specifiche chiamate API.

“Tutte e tre le fasi di questa attività d’attacco sono difficili da individuare”, conclude Nicita. “È fondamentale che questo avvenga in tempi rapidi con il minor danno possibile per i dati aziendali, ed è per questo che noi di FireEye lavoriamo ogni giorno per offrire i migliori prodotti, la migliore intelligence e la nostra esperienza sul campo, sempre attenti ai cambiamenti e alla evoluzione delle minacce presenti”.

Le tendenze del settore mostrano un’enorme migrazione dei carichi di lavoro verso il cloud. Per rispondere a questo incremento di utilizzo, FireEye sta crescendo insieme ai clienti per garantire che le tecnologie emergenti non siano un campo da gioco per gli attaccanti.

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Fortinet presenta il firewall di prossima generazione più rapido sul mercato https://www.datamanager.it/2018/02/fortinet-presenta-firewall-prossima-generazione-piu-rapido-sul-mercato/ Mon, 05 Feb 2018 17:30:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140373 La nuova serie FortiGate 6000F offre tutte le prestazioni e le opzioni di interfaccia necessarie per ampliare il perimetro aziendale John Maddison, Senior Vice President Prodotti e Soluzioni, Fortinet: “L’adozione del cloud in ambito aziendale ha prodotto un drastico aumento del traffico da ispezionare. A questo si aggiunga la percentuale sempre crescente di traffico crittografato e […]

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La nuova serie FortiGate 6000F offre tutte le prestazioni e le opzioni di interfaccia necessarie per ampliare il perimetro aziendale

John Maddison, Senior Vice President Prodotti e Soluzioni, Fortinet: “L’adozione del cloud in ambito aziendale ha prodotto un drastico aumento del traffico da ispezionare. A questo si aggiunga la percentuale sempre crescente di traffico crittografato e l’esigenza di disporre di NGFW che offrano livelli di prestazioni del tutto sconosciute solo cinque anni fa. La serie di firewall di fascia alta FortiGate 6000F si basa su una nuova architettura che offre la massima protezione dalle minacce e prestazioni crittografiche tali da permettere alle aziende di migliorare le proprie difese e rispondere alle esigenze legate allo sviluppo delle attività.”

Fortinet ha presentato la serie FortiGate 6000F di firewall di prossima generazione (NGFW, Next-Generation Firewalls). Il primo della serie, il FortiGate 6000F, dispone di una nuova architettura di elaborazione hardware che offre prestazioni di provata efficacia dello chassis Fortinet in un dispositivo con un fattore di forma compatto e funzionalità di sicurezza avanzate, ideale per gestire la crescita esponenziale del traffico aziendale.

  • Le serie di NGFW FortiGate 6000F è ideale per le reti aziendali che danno priorità alla protezione dalle minacce e alla velocità di ispezione del traffico crittografato, con un fattore di forma che consente alta densità, efficienza energetica e facilità di utilizzo.
  • FortiGate 6000F è un’apparecchiatura con fattore di forma compatto basata sull’architettura hardware di prossima generazione di Fortinet la quale, grazie a schede di elaborazione multi CPU discrete, consente di ottenere prestazioni di livello chassis, oltre a una flessibilità e a una capacità elevate.
  • Offre una potenza di elaborazione senza confronti e una velocità tale da soddisfare le esigenze di sicurezza legate al traffico aziendale, con efficienti ispezioni del traffico crittografato, protezione dalle minacce e prestazioni NGFW.

L’aumento delle reti multicloud e del traffico crittografato richiede la massima velocità e scalabilità delle funzionalità di sicurezza

Gli ambienti multicloud e il crescente utilizzo di dispositivi IoT e mobili per accedere ad applicazioni mission-critical stanno provocando un drastico aumento del volume di dati crittografati sulle reti perimetrali aziendali. L’introduzione di queste tecnologie comporta anche un aumento dei requisiti di larghezza di banda, velocità e capacità di sessione, spingendo le aziende a modernizzare le loro reti perimetrali.

In più, l’aumento della superficie di attacco digitale e il panorama delle minacce sempre più complesso rende più urgente che mai l’adozione di soluzioni di sicurezza avanzate che possano essere introdotte rapidamente e siano scalabili, in modo da proteggere tutti i dispositivi connessi. Le apparecchiature di sicurezza devono essere in grado di fornire alte prestazioni in grado di proteggere il traffico crittografato sul perimetro aziendale tramite un’interfaccia moderna, compatta e facilmente scalabile, riducendo l’ingombro fisico senza sacrificare l’efficienza.

La prossima generazione di FortiGate 

La nuova serie F di Fortinet include il FortiGate 6300F e il FortiGate 6500F, ovveroapparecchiature NGFW ad alte prestazioni compatte e facili da gestire, integrate nel Fortinet Security Fabric.

  • Prestazioni e funzionalità di sicurezza avanzate: la serie 6000F include gli apparecchi NGFW più veloci del settore, in grado di offrire protezione dalle minacce e prestazioni di ispezione SSL avanzate per gestire alti volumi di traffico sul perimetro della rete.
FortiGate 6300F FortiGate 6500F
Protezione dalle minacce 60 Gbps 100 Gbps
Ispezione SSL 70 Gbps 130 Gbps
Velocità NGFW 80 Gbps 140 Gbps
Capacità di sessione 100 M 170 M

 

  • Interfacce flessibili e ad alta velocità: interfacce zSFP+ e QSFP28 ad alta densità da 10 G, 40 G, 100 Gbps e nuova velocità di trasferimento dati di 25 G per fornire connettività ad alta velocità e maggiore flessibilità per la migrazione verso strutture a maggiore densità.
  • Integrazione Security Fabric: i firewall FortiGate costituiscono la base del Fortinet Security Fabric e sono equipaggiati con FortiOS, il sistema operativo di sicurezza di rete più diffuso al mondo. Il Fortinet Security Fabric fornisce tutte le funzionalità di sicurezza integrate e automatizzate necessarie per proteggere l’ampia superficie di attacco creata dalla trasformazione digitale.

Architettura hardware di prossima generazione

L’architettura hardware di prossima generazione di Fortinet è dotata di schede di elaborazione interne compatte che sono versioni miniaturizzate dei blocchi tipici degli chassis di sicurezza modulari più avanzati. Ogni scheda di elaborazione combina più CPU a 12 core, Security Processing Unit (SPU) e Content (CP9) nonché processori di rete (NP6) in un’unica unità discreta. La serie FortiGate 6000F può supportare fino a dieci schede di elaborazione discrete in un’apparecchiatura 3U.

Il design innovativo assicura i tradizionali vantaggi dei sistemi a chassis, come l’alta flessibilità e scalabilità delle sessioni, in aggiunta alle funzionalità di sicurezza e all’alta velocità, mai riscontrate finora in un’apparecchiatura con analogo fattore di forma. L’architettura fornisce ulteriori vantaggi, come il bilanciamento del carico hardware tramite i nuovi processori di distribuzione personalizzati (DP3) che assegnano in modo intelligente le attività alle schede di elaborazione discrete.

 

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Sophos XG Firewall rivoluziona la visibilità della rete con Synchronized App Control https://www.datamanager.it/2017/10/sophos-xg-firewall-rivoluziona-la-visibilita-della-rete-synchronized-app-control/ Wed, 25 Oct 2017 14:10:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133779 Il primo firewall in grado di offrire una completa identificazione del traffico sconosciuto da applicazioni sfruttando le informazioni direttamente dall’endpoint Sophos presenta la nuova versione del Firewall Sophos XG di ultima generazione che rivoluzionerà la visibilità del traffico di rete. Grazie all’approccio basato sulla Synchronized Security, le informazioni verranno raccolte dall’endpoint e saranno usate da […]

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Il primo firewall in grado di offrire una completa identificazione del traffico sconosciuto da applicazioni sfruttando le informazioni direttamente dall’endpoint

Sophos presenta la nuova versione del Firewall Sophos XG di ultima generazione che rivoluzionerà la visibilità del traffico di rete.

Grazie all’approccio basato sulla Synchronized Security, le informazioni verranno raccolte dall’endpoint e saranno usate da XG Firewall per identificare, classificare e controllare tutte le applicazioni attive sconosciute presenti sulla rete, come per esempio quelle che non hanno signature o che usano connessioni HTTP o HTTPS. Synchronized App Control per XG Firewall è un’anteprima assoluta e riduce drasticamente i rischi per la sicurezza permettendo agli amministratori di vedere chiaramente cosa c’è in rete.

Rob Ayoub, Research Director presso IDC Security Products commenta: “L’ultima versione del Firewall Sophos XG rappresenta un miglioramento significativo per la visibilità delle applicazioni di rete, in particolare per quelle sconosciute. È una soluzione innovativa che punta a risolvere una problematica aziendale sempre più pressante”.

Synchronized App Control assocerà automaticamente le applicazioni identificate ad una categoria appropriata, ove possibile, mentre per quelle sconosciute sarà compito degli amministratori categorizzarle così da bloccarle o darne attribuirvi una priorità. Il reporting interattivo delle applicazioni fornisce inoltre una visione approfondita dell’attività del traffico quotidiano.

“In un recente studio, i professionisti IT hanno ammesso che il 60% del loro traffico di rete è sconosciuto e i relativi rischi di sicurezza sono causa di preoccupazione”, commenta Dan Schiappa, Senior Vice President e General manager Enduser e Network Security Groups di Sophos “Siamo in grado di identificare questo traffico perché l’endpoint sa esattamente quali siano queste applicazioni e può condividere tali informazioni con il firewall avvalendosi di Sophos Security Heartbeat™. Synchronized App Control ha migliorato la visibilità e potenziato la possibilità, da parte degli amministratori, di gestire proattivamente il traffico di rete. Questa nuova tecnologia è rivoluzionaria per i professionisti IT che non sono più disposti ad accettare le lacune create nei rispettivi ambienti da singoli firewall ed endpoint”.

Sophos XG Firewall è disponibile per implementazioni in cloud e on-premise, su tutte le principali piattaforme di virtualizzazione, così come Microsoft Azure marketplace. Sia Sophos Endpoint Protection che la soluzione di ultima generazione anti-ransomware Intercept X consentiranno al Firewall XG di accedere ai dati Synchronized Security al fine di raggiungere un nuovo livello di identificazione del traffico.

Sophos ha inoltre presentato il nuovo hardware XG Series che fornisce un sistema modulare per la connettività dotato di una grande varietà di moduli FleXi Port e di connettività integrata.

L’aggiunta di due coppie di porte di bypass fail-safe in ogni apparecchio da 1U e di un modulo opzionale bypass FleXi per tutti i modelli della serie XU da 1U e 2U, oltre a moduli opzionali Power over Ethernet (PoE) semplificano l’implementazione della Synchronized Security in qualsiasi ambiente.

“I nostri clienti apprezzano la gestione e l’interfaccia utente semplificate del firewall XG. La flessibilità di implementazione ha consentito di migliorare la sicurezza senza la complicazione di sostituire l’infrastruttura attuale “, commenta Dan Russell, CIO presso Pine Cove Consulting, Sophos Partner Certificato. “Il firewall XG può essere installato in linea o in modalità “discover” con un firewall esistente. Inoltre, Sophos Intercept X può coesistere con qualunque tipologia di  protezione installata a livello di endpoint, garantendo la protezione da minacce di nuova generazione in qualsiasi ambiente tradizionale. I nuovi livelli di visibilità implicano che non dobbiamo più aspettare che la signature di un’applicazione diventi disponibile per vedere il traffico di rete effettivo attraverso il firewall. La visibilità in ogni applicazione di rete e la capacità di classificarle e intraprendere azioni immediate ci aiuterà ai nostri clienti e a noi tremendamente”.

Sophos è stata nominata Leader da Gartner, inc. il 20 giugno 2017 all’interno del “Magic Quadrant for Unified Threat Management (SMB Multifunction Firewalls),” e Visionaria sempre da Gartner, Inc. il 10 luglio 2017 all’interno del “Magic Quadrant for Enterprise Network Firewalls”.

Inoltre a giugno il NSS Labs ha valutato il Sophos Firewall XG come uno dei firewall migliori all’interno del Next Generation Firewall Group Test Report. Il Firewall XG è stato valutato come uno dei migliori tre prodotti per l’efficienza della sicurezza.

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Endpoint protection e network security https://www.datamanager.it/2017/10/endpoint-protection-network-security/ Mon, 23 Oct 2017 15:32:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133604 Tecnologie di rete, cloud, intelligenza artificiale e una gestione più unificata per passare da un approccio reattivo a uno più analitico. Si rinnova così l’offerta dei vendor grazie all’arrivo di nuovi competitor e alla domanda di nuove soluzioni. La difesa dell’endpoint è in molti casi la sola misura di sicurezza in campo. Il processo di […]

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Tecnologie di rete, cloud, intelligenza artificiale e una gestione più unificata per passare da un approccio reattivo a uno più analitico. Si rinnova così l’offerta dei vendor grazie all’arrivo di nuovi competitor e alla domanda di nuove soluzioni. La difesa dell’endpoint è in molti casi la sola misura di sicurezza in campo. Il processo di incorporazione di funzionalità aggiuntive determina l’estensione delle piattaforme EPP. Tempi duri per il firewall fisico, che però rimane pietra angolare e genera il fatturato più alto dell’intero comparto

 

In molti casi, la difesa dell’endpoint è la prima e unica misura di sicurezza che professionisti e piccole imprese scelgono di mettere in campo. Vincoli di budget, mancanza di competenze, scarsa consapevolezza sono tare pesanti che affliggono le micro-realtà produttive del Paese. Anche nelle organizzazioni più strutturate tuttavia la protezione dell’endpoint – pur all’interno di moduli di sicurezza avanzati – rappresenta uno strato (layer) importante della loro complessa architettura di sicurezza. La protezione dell’endpoint è demandata a soluzioni EPP (endpoint protection platform), che comprendono un set di partenza di funzionalità (protezione antivirus, antimalware, per la navigazione web, firewall), oltre a moduli di data loss prevention, encryption, gestione delle passoftwareord, distribuzione delle patch e molte altre ancora. L’offerta di soluzioni è molto ampia. Tutti i vendor hanno a catalogo prodotti specifici per professionisti e piccole imprese. La maggior parte dei prodotti indirizzati a questo target di clienti richiedono competenze IT davvero minime. Le soluzioni sono commercializzate sia per user sia per device. Le licenze d’uso in genere prevedono un anno di aggiornamenti al software e supporto/assistenza tecnica. Tuttavia, molti vendor contemplano la possibilità di stipulare contratti più lunghi. Alcuni vendor assegnano alla categoria midsize business tagli di licenze fino a 999 postazioni. Numeri troppo grandi per le dimensioni del tessuto produttivo del nostro Paese. Uno scollamento che in qualche caso spiega i suoi effetti negativi sul prezzo finale della licenza, più alta rispetto ad altri paesi europei. I prezzi di vendita possono variare anche sensibilmente da vendor a vendor. Ma anche tra tipologie di prodotti dello stesso vendor. Come avviene in quasi tutti i settori commerciali, il numero di licenze acquistate determina il prezzo finale. In questo quadro, la tendenza – soprattutto nell’offerta destinata a professionisti e PMI – è verso una contrazione dei prezzi, alimentata dalla forte concorrenza e dall’ampliarsi del numero di vendor che offre soluzioni free. Brand come Avira e Avast sono stati tra i primi a fare questa scelta. E anche leader affermati come Sophos e più di recente Kaspersky hanno deciso di percorrere questa strada.


#EPP Marco D’Elia @SophosItalia Soluzioni #consumer con funzionalità molto sofisticate
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«Sophos da anni mette a disposizione un prodotto antivirus gratuito, destinato al mondo consumer che include alcune funzionalità molto sofisticate, rare da trovare in prodotti antivirus gratuiti» – ci dice Marco D’Elia, country manager di Sophos Italia. La soluzione Kaspersky Free da poco lanciata in USA, Canada e alcuni paesi asiatici offre una protezione di base per email e navigazione web ed è dotata di aggiornamenti automatici e funzione di quarantena. «A ottobre – come ci conferma Morten Lehn, general manager Italy di Kaspersky Lab – arriverà anche in Italia». Qualche altro grande nome potrebbe scegliere di imboccare questa strada. Ma è probabile che almeno per i prossimi tre o cinque anni la maggior parte dei vendor continuerà a farsi pagare per l’utilizzo delle proprie soluzioni. «Il rilascio di una soluzione antimalware non si esaurisce con la vendita» – rileva Gastone Nencini, country manager di Trend Micro. «Al contrario. C’è tutta una serie di servizi a supporto – assistenza, aggiornamento, ricerca e sviluppo – che bisogna finanziare». La totalità delle piattaforme EPP disponibili sul mercato supporta Microsoft Windows. Più rara almeno sino a qualche anno fa, l’estensione della protezione alle maggiori distribuzioni Linux. Oggi però, tutti i maggiori vendor dispongono di soluzioni progettate per i sistemi UNIX/Linux. «Sophos Antivirus per Linux fornisce moduli di supporto pre-compilati per una vasta gamma di distribuzioni e kernel Linux, comprese le versioni a 64 bit» – ci dice D’Elia di Sophos. Allo stesso modo, si allarga anche l’offerta di soluzioni che supportano in un’unica suite sia lato desktop (Windows, Mac e Linux) sia mobile (IoS e Android).


#EPP Morten Lehn ‪@KasperskyLabIT‬ La soluzione #Free da ottobre anche in Italia
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«È l’IT a chiedere che i dispositivi mobili possano essere gestiti allo stesso livello con cui oggi vengono governati i pc. Distribuendo cioè i software su questi oggetti in maniera automatica e proteggendoli all’interno di un’area isolata dal resto del dispositivo» – spiega Antonio La Rosa, head of IM B2B di Samsung Electronics Italia. «KNOX si integra nella piattaforma di sicurezza Mobile 7 enterprise mobile management solution, la nostra soluzione di sicurezza per dispositivi Mobile, IoT e pc portatili, disponibile attraverso la piattaforma di gestione integrata Sophos Central». L’idea di una visione allargata della protezione emerge anche nell’approccio adottato da altri vendor. «La nuova sfida sono le superfici estese» conferma Antonio Pusceddu, country sales manager e corporate sales di F-Secure. «La nostra proposta è Radar, una soluzione di vulnerability management che proprio in una logica IoT, mappa tutti gli indirizzi IP della rete aziendale, fino a comprendere telecamere di sorveglianza, dispositivi di lettura badge, lettori di bar-code, stampanti e così via. Qualsiasi strumento collegato alla rete aziendale. Per ognuno di questi oggetti Radar è in grado di diagnosticare le rispettive vulnerabilità e proporre all’IT la soluzione di fixing più adatta a ciascuno». Per quanto riguarda l’amministrazione delle soluzioni, la modalità prevalente è la gestione mediante una console centrale installata su un server dedicato con l’agent installato sull’endpoint. Tuttavia, sempre di più i vendor prevedono la gestione via cloud. Un approccio dettato dalla rapida diffusione in Italia del cloud.  «L’architettura di rete delle aziende sta conoscendo una trasformazione senza precedenti. Che le porta sempre di più a spostarsi verso piattaforme di public o private cloud. Questa migrazione fa sì che le aziende sempre di più richiedano agilità, flessibilità e aumento delle performance alle soluzioni di sicurezza. Ma senza per questo incidere negativamente su aspetti quali la gestione e la configurazione» – afferma Filippo Monticelli, regional director di Fortinet. Un trend irreversibile secondo alcuni. Su cui però Giulio Vada, country manager di G DATA invita le aziende a prestare maggiore attenzione. «Riconosciamo gli effetti benefici sulla sicurezza del cloud, ma lo spostamento della gestione delle soluzioni di sicurezza non è a nostro parere un approccio adatto proprio a tutti. Infatti, se possiamo essere ragionevolmente sicuri di una certa contrattualità con i grandi – IBM, Microsoft, Amazon – lo stesso non può dirsi con tutti gli operatori del settore. Anche per questo, al nostro target, le piccole e medie imprese, preferiamo proporre soluzioni on premise. Aperte comunque anche al cloud» – afferma Vada.


Gastone Nencini ‪@TrendMicroItaly‬ Una soluzione #antimalware non finisce con la vendita
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LUNGA VITA AL FIREWALL

Quello dei firewall è il mercato che genera più fatturato nell’intero comparto sicurezza. Rientrano in questo segmento tutti i firewall, siano essi fisici che virtuali, rivolti a professionisti, piccole e medie aziende come gli  unified threat management device (UTM), e i next-generation firewall (NGFX), il cui target d’elezione sono le grandi organizzazioni. Le piattaforme UTM di norma comprendono le seguenti funzionalità: firewall, intrusion prevention system (IPS), remote access, secure web gateway, secure email gateway. Ma è un fatto che anche in questo segmento, i vendor UTM continuino ad aggiungere nuove funzionalità alle loro piattaforme, superando spesso il confine entro il quale in genere si delimitano queste soluzioni da altre di network security. Incorporando IPS (intrusion prevention systems), application inspection and control, SSL/SSH inspection, website filtering, quality of service/bandwidth management, funzionalità almeno sino a qualche tempo fa associate ai dispositivi NGFW. In questo segmento, i prodotti coprono un vasto spettro che va dal supporto alle reti di tutte le dimensioni ed estensioni (uffici periferici compresi), ai data center multitiered demilitarized zone (DMZ), fino agli ambienti virtualizzati e al public cloud.


#sicurezzaIT #IoT Antonio La Rosa ‪@SamsungItalia‬ Una visione allargata della protezione
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Di regola quando si acquista un prodotto si riceve una copia del software e una licenza d’uso. Quindi in realtà non si acquista un software — la proprietà rimane infatti al vendor – ma un set di diritti limitati dai termini e condizioni (T&C) della licenza. Tutti i prodotti NGFW sono licenziati per dispositivi fisici. Spesso feature aggiuntive richiedono licenze ad hoc. Con prezzi che variano ovviamente in base all’hardware e al contratto di servizio che si stipula. Differenze di prezzo anche marcate sussistono tra vendor così come tra gli stessi prodotti che compongono il loro portfolio. Le strutture di prezzo possono essere sia rigide (una licenza per user) sia molto articolate. A fronte di un’estrema varietà di politiche di pricing, le versioni di base delle soluzioni presentano in genere prezzi chiari, unici e abbastanza simili tra loro per le soluzioni entry level. Le licenze in genere sono vendute sulla base di annualità di contratto (da uno a cinque anni). Come per gli endpoint, più aumenta il numero di user per i quali si richiede una licenza e più alte sono le possibilità di ottenere sconti. Nonostante sulla carta UTM e NGFW si rivolgono a target diversi, le differenze tra queste categorie di dispositivi sono oggi al minimo. Le principali funzionalità sono comuni a entrambe le classi di prodotto. Forse, la sola tangibile differenza riguarda i rispettivi throughput ratings: più bassi in genere per gli UTM (e per questo sono indirizzate in prevalenza verso le PMI), mentre i dispositivi che offrono un throughput più alto, tipicamente commercializzati come NGFW, sono indirizzati prevalentemente alle organizzazioni più grandi.


#sicurezzaIT Antonio Pusceddu @FSecure_IT La nuova sfida sono le superfici estese
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EPP UN SEGMENTO IN CONTINUA TRASFORMAZIONE

Il mercato delle soluzioni di EPP offre un interessante spaccato delle attuali tendenze nel campo dell’information security. Soprattutto per la sua dinamicità, caratterizzata dalla presenza di una folta schiera di attori, in grado di offrire una valanga di soluzioni e di determinare un’estrema variazione dei confini del segmento. Differenze accentuate anche dall’arrivo di nuovi attori in grado di rompere lo status quo, soprattutto nel segmento enterprise, attraverso l’apporto di nuove soluzioni fortemente innovative. «Alcuni di questi nuovi prodotti di sicurezza rimpiazzeranno le tradizionali soluzioni signature-based. Vendor affermati stanno imparando a fare i conti con questi nuovi attori e in alcuni casi stanno già ingaggiando un’aspra competizione che li sta spingendo ad aggiornare il proprio portafoglio prodotti, eliminando – o fortemente limitando – la componente signatureless nella detection delle minacce avanzate» – come ci spiega Daniela Rao, senior research & consulting director di IDC Italia. L’estrema dinamicità del comparto è sottolineata con una battuta da Vada di G Data: «Amo definire questo segmento un mercato a concorrenza quasi perfetta. Ipercompetitivo. Nel quale trovano posto e ragion d’essere una pletora di attori diversi. Dai blasonati storici, che detengono le quote di mercato più importanti, agli incumbent, di ogni forma e dimensione, tra i quali ci siamo anche noi di G Data». Una prima barriera in via di dissoluzione per esempio è quella tra le soluzioni di EPP e di endpoint detection and response (EDR). Funzionalità che il mercato richiede in un’unica piattaforma. Tuttavia, il dilatarsi di nuove funzionalità assume contorni molto più ampi. Da qualche tempo, è in atto una vera e propria corsa da parte dei vendor a integrare nelle loro soluzioni EPP/EDR (oltre ai moduli di protezione antivirus e antimalware, il firewall, la protezione per la navigazione web) feature più avanzate di encryption, gestione delle passoftwareord, distribuzione automatizzata di patch e aggiornamenti, scansione delle vulnerabilità.


#sicurezzaIT Filippo Monticelli @Fortinet Agilità, flessibilità e aumento delle performance
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Altri vendor ancora arrivano a incorporare funzionalità di online backup, mobile device management (MDM). Tanto che sono in molti a prevedere che in un futuro non troppo lontano, segmenti di mercato oggi separati come data loss prevention (DLP) ed enterprise mobility management (EMM) saranno assorbiti dalle soluzioni di EPP, esattamente come in passato è avvenuto con i personal firewall e gli antispyware. Questo processo fa sì che le piattaforme di EP siano sempre più estese. Una dinamica che spinge fortemente in direzione di una trasformazione del segmento. Anche in termini di crescita. «Secondo IDC, il mercato crescerà a livello worldwide fino a raggiungere un fatturato superiore ai 10 miliardi di dollari entro il 2020, con un CAGR (compound annual growth rate) pari al 3,4 per cento per il quinquennio 2016-2020» ci dice Daniela Rao di IDC Italia. Un cambio di rotta a tutto vantaggio di aziende e organizzazioni. «In passato, abbiamo affrontato diversi problemi di sicurezza spesso in modo separato, appoggiandoci a singole soluzioni che risolvevano verticalmente alcune problematiche. Anche per la complessità delle stesse» afferma Luca Bechelli, membro del comitato tecnico scientifico di CLUSIT, l’associazione italiana per la sicurezza informatica. «Sebbene in realtà l’approccio non fosse così rigidamente settoriale, soprattutto da parte dei player maggiori, è certamente vero che i maggiori benefici derivanti dalle soluzioni di sicurezza, oggi ci arrivano attraverso un supporto end-to-end alle azioni sviluppate dall’utente sul computer». Anche secondo Stefano Volpi, country manager di Symantec, il dato dal quale occorre partire è la richiesta di una sicurezza maggiormente integrata. «Le aziende preferiscono avere un unico interlocutore e ciò spinge i vendor a consolidare la propria offerta. Personalmente, da tempo auspico una forte convergenza di tecnologie. Symantec grazie alla piattaforma Management Center soddisfa questa esigenza, mettendo a disposizione dei propri clienti un ambiente di gestione unificato per il portfolio di prodotti Security Platform: tecnologie di rete, security e cloud che semplificano la distribuzione, gestione e monitoraggio dell’environment di sicurezza». Si muove in questa direzione anche la strategia di Forcepoint denominata 4D – Defend, Detect, Decide e Defeat: «Un’unica piattaforma a protezione sia dalle minacce esterne sia da quelle interne per ridurre il più possibile il dwell time, il periodo che intercorre tra il verificarsi dell’episodio sospetto e la risoluzione del problema» – ci spiega Emiliano Massa, senior director of regional sales Southern Europe di Forcepoint.


#sicurezzaIT Giulio Vada @GDATA_Italia Il #cloud non è un approccio adatto a tutti
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Un tema amplificato dalla complessità e varietà dei pericoli in circolazione. «In questo momento, vediamo che gli attacchi si evolvono nella logica di combinare tra loro le tecniche già sperimentate in passato, per rendere gli strumenti d’attacco più complicati da individuare e da gestire» – osserva Bechelli di CLUSIT. «Allo stesso modo, i meccanismi di difesa devono essere in grado di gestire gli attacchi, combinando tra loro diverse tecniche. Di conseguenza anche i nostri strumenti di difesa devono integrarsi tra di loro per proteggere l’utente». Tuttavia, secondo alcuni osservatori, questa corsa all’integrazione di nuove funzionalità nelle soluzioni EPP rappresenterebbe un potenziale pericolo per i vendor che rischierebbero a seconda dei casi di fallire nella missione di rispondere efficacemente alle reali esigenze della domanda e di snaturare la propria identità. Ma non è di questo parere Bechelli, che sottolinea il tema dell’efficacia di questi strumenti calati nelle singole realtà aziendali. «Se come vendor affermo che uno strumento è in grado di esercitare più di cinquanta controlli di sicurezza, allora devo essere in grado di controllare se e come questi controlli impattano sul modo di lavorare dell’utente e di chi quello strumento deve gestire». In altre parole, a fronte dell’esigenza sacrosanta di proteggere l’utente, la soluzione di sicurezza gli lascia lo spazio e il tempo per lavorare? E l’IT dell’azienda è in grado di implementare e mantenere funzionanti strumenti così complessi? «Certamente, la divisione IT ben strutturata è in grado di indirizzare queste problematiche e di utilizzare lo strumento di sicurezza in un modo efficiente rispetto alle sue attività e allo stesso tempo garantire un supporto puntuale agli utenti. Ma – continua Bechelli del CLUSIT – ci sono anche realtà che tutte queste competenze non le hanno. Può succedere allora che le funzionalità più evolute su cui questi strumenti si giocano il loro valore aggiunto, siano proprio quelle che vengono spente, perché l’IT non è in grado di indirizzarle. Un aspetto tutt’altro che infrequente quando si parla di sicurezza». Il pericolo, per rispondere alla domanda di partenza – spiega ancora Bechelli – non è per i fornitori che creano queste soluzioni che hanno bisogno di una consapevolezza molto alta dei problemi che si vogliono indirizzare, «ma per i clienti di queste soluzioni quando non valutano adeguatamente l’impatto di una soluzione sui propri utenti e sulle proprie tecnologie, rischiando di allontanarsi pericolosamente dall’obiettivo iniziale».


#infosecurity Daniela Rao @IDCItaly Mercato in crescita. Piattaforme #EPP più estese
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UTM E NGFW INGESSATI SOLO IN APPARENZA?

Tutti coloro che negli ultimi anni avevano decretato la morte, la fine del firewall fisico, si sono dovuti ricredere. Infatti, nonostante le funeree previsioni, il firewall fisico rimane saldamente la pietra angolare della sicurezza IT, continuando a detenere una quota di mercato superiore al 90 per cento. Cresce però quella dei firewall virtuali, oggi attestata attorno al 5 per cento del mercato, prevista però in crescita sino al 10, entro la fine del 2020. Non disponiamo di dati disaggregati rispetto alle categorie di soluzioni che compongono il segmento UTM e NGFW, né a livello worldwide né italiano. Possiamo ragionevolmente ipotizzare che i NGFW siano presenti in meno della metà delle organizzazioni. Tuttavia. la maggioranza dei firewall in commercio supporta funzionalità avanzate come la deep packet inspection, i controlli delle applicazioni e degli user. La recente accelerazione del mercato ha portato – secondo alcuni analisti – la grande maggioranza dei prodotti ad allinearsi alle caratteristiche riconosciute alle soluzioni “next generation”, integrando altresì il supporto alle tecnologie cloud e di virtualizzazione. Dinamiche queste che non hanno azzerato le differenze tra prodotti in termini di efficacia (e non solo) in relazione alle singole feature.


#sicurezzaIT Luca Bechelli @Clusit Come adattare la difesa all’evoluzione degli attacchi
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Altra dinamica importante del segmento è la continua erosione di quote di mercato agli IPS da parte delle soluzioni NGFW, soprattutto presso le grandi organizzazioni. Nonostante questo però, molti analisti ritengono questo mercato eccessivamente ingessato. Consolidati i leader di mercato nei segmenti UTM e NGFW – non si registrano entrate massive di nuovi vendor. Lo scorso anno, per esempio, un solo nuovo vendor, H3C Group, ha scalato posizioni tra gli UTM, senza peraltro che questo abbia determinato l’uscita di altri vendor. Non si spostano di molto gli equilibri nella ripartizione delle quote di mercato nemmeno tra i NGFW. Con la sola eccezione dell’ascesa di Huawei. La relativa staticità del mercato potrebbe però essere sparigliata dall’arrivo di nuovi sfidanti sul versante dei firewall virtuali. Attualmente, queste appliances detengono, secondo alcune stime prudenti, una quota ancora inferiore al 10 per cento del mercato. Ma è innegabile che queste soluzioni stanno riscuotendo sul mercato un certo interesse, trainate dalla domanda di data center virtualizzati e di supporto a progetti SDN e IaaS, proveniente soprattutto dalle organizzazioni più strutturate. Nuova linfa potrebbe arrivare anche dalle soluzioni di network security policy management (NSPM), anche questa attualmente una nicchia di mercato sostanzialmente piccola, ma in rapida espansione. IDC prevede inoltre che entro la fine del 2020, circa il 25 per cento dei nuovi firewall venduti includerà tra le sue feature l’integrazione con i CASB (cloud based cloud access security broker).


#sicurezzaIT Stefano Volpi @symantec Cresce la domanda di sicurezza integrata
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SECURITY ASSESSMENT PER UNA STRATEGIA SU MISURA

Le architetture di rete delle aziende si spostano sempre di più verso le piattaforme di public o private cloud, determinando una domanda di soluzioni di sicurezza sempre di più agili, flessibili e performanti anche in termini di gestione e configurazione. Strumenti di difesa classici quali i firewall e gli antivirus di conseguenza sempre di più vanno valutati e interpretati all’interno delle dinamiche di estensione e integrazione delle piattaforme esistenti. Sollecitate, oggi più che mai, oltre che a rilevare e bloccare le minacce, a restituire analitiche coerenti e azionabili capaci di sfruttare appieno le informazioni provenienti dal cloud e dall’intelligenza artificiale. Detto questo, però, l’endpoint protection rimane uno dei temi tra i più critici oggi sul tappeto. È sull’endpoint che si concretizza – infatti – la più ampia interazione tra uomo e macchina. Con il primo a rappresentare – in molti casi – l’anello più debole della catena. Per quanto le aziende si sforzino di renderlo sempre meno importante – in termini di repository di contenuti rilevanti e di strumento per il loro trattamento – la rilevanza dell’endpoint come terminale di dati da proteggere rimane comunque centrale. Come sappiamo, dal punto di vista della security, l’endpoint è da sempre la frontiera più complessa da gestire. Un luogo nel quale confluiscono logiche molteplici. Non ultima, quella vitale di limitare il più possibile la superficie d’attacco. I numerosi strumenti di cui disponiamo, ancora più che in passato, devono perciò integrarsi tra loro per cercare di ridurre le zone grigie e sopperire a tutte le complessità che derivano dalla combinazione dell’azione dell’utente. Per chi investe, un fattore di difficoltà rimane tuttora quello della difficile confrontabilità dell’offerta esistente. Tuttavia, nella scelta di qualsiasi soluzione di sicurezza non si dovrebbe mai prescindere da una puntuale valutazione del proprio livello di rischio sia che si tratti di soluzioni di endpoint protection sia di dispositivi di network security: ogni organizzazione ne ha uno e ha il dovere di misurarlo in modo scientifico. Solo così sarà in grado di stabilire il livello di protezione da raggiungere commisurato al reale valore degli asset da difendere.


#sicurezzaIT Emiliano Massa @Forcepointsec “Defend, Detect, Decide e Defeat”
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ALTEA FEDERATION E BFORMS

Nuovi strumenti di governo e di conoscenza del territorio al servizio della sicurezza. Il mondo della system integration e dell’asset & engineering management convergono per soluzioni innovative nella gestione del territorio e del patrimonio immobiliare

Sicurezza vuol dire anche smart city, con tutto il suo ecosistema di infrastrutture per il monitoraggio del territorio. Sempre più spesso, assistiamo a fenomeni ambientali e naturali che stanno mettendo a dura prova intere nazioni, basti pensare all’aumento della frequenza dei terremoti, degli incendi e dei nubifragi. «La cura e la manutenzione del territorio antropizzato – come ci spiega Francesca Torino, CEO e co-founder di BFORMS – sono oggi fondamentali per garantire la sicurezza dei cittadini, per ridurre le spese destinate alla gestione delle emergenze e delle ricostruzioni, per supportare la prevenzione strategica e per contrastare le sfide che ogni giorno organizzazioni, pubbliche e private, sono chiamate ad affrontare. «Il futuro è nell’ingegnerizzazione di strumenti di progettazione e monitoraggio dei servizi che consentano la conoscenza globale dell’ambiente costruito, la formulazione di strategie basate su scenari reali ovvero su sistemi informativi integrati GIS & BIM che permettono di associare mediante banche dati complesse lo stato di fatto del territorio e lo stato manutentivo e funzionale delle infrastrutture e degli edifici. Gli asset, rappresentati all’interno di mappe interattive tematizzate e modelli BIM avanzati, sono navigabili in real time. Ulteriori applicazioni possono interessare le infrastrutture logistiche, portuali e aeroportuali, il risparmio delle risorse idriche ed energetiche che oggi rappresentano un’ulteriore sfida. Nell’implementazione dei nuovi strumenti di governo e di conoscenza, Altea Federation e BFORMS operano sinergicamente per incrementare evolute soluzioni tecnologiche al fine di coniugare esperienze distintive e competenze tecniche e ingegneristiche».


#GIS #BIM Francesca Torino #BFORMS Convergenza delle soluzioni con @AlteaSpA
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La Cina avrà il suo database di cybersecurity https://www.datamanager.it/2017/09/la-cina-avra-suo-database-cybersecurity/ Mon, 18 Sep 2017 18:30:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131047 Il Ministro dell’Industria e la Tecnologia ha spiegato la necessità di condividere le informazioni necessarie a debellare le minacce digitali. Al Governo la piena autorità delle manovre La Cina ha ufficializzato la creazione di un archivio nazionale in cui includerà tutte le informazioni più dettagliate sui cyber attacchi che hanno interessato il paese. L’obiettivo non […]

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Il Ministro dell’Industria e la Tecnologia ha spiegato la necessità di condividere le informazioni necessarie a debellare le minacce digitali. Al Governo la piena autorità delle manovre

La Cina ha ufficializzato la creazione di un archivio nazionale in cui includerà tutte le informazioni più dettagliate sui cyber attacchi che hanno interessato il paese. L’obiettivo non è solo quello di fronteggiare le possibili evoluzioni dei software maligni ma anche scovare i mandanti delle varie infiltrazioni, per colpirli alla base. Il Ministro dell’Industria e dell’Information Technology ha confermato la scorsa settimana la necessità per il governo di ottenere dalle aziende che operano in rete tutti i dati necessari a contestualizzare le minacce, che si tratti di trojan, malware, vulnerabilità hardware o campagne di phishing. Il piano di sicurezza cyber, che prevede la nascita del database, entrerà in vigore dal prossimo 1 gennaio e darà al governo cinese piena autorità in materia di sicurezza digitale, tanto da lasciare che sia il Ministro a dare ordine di eliminare o analizzare i codici degli aggressori scovati online, prima che lo facciano le agenzie private.

La grande muraglia di bit

Ma non solo. Tutte le compagnie che non collaboreranno con gli agenti di Pechino saranno soggette a penalità e multe, oltre che a finire in una probabile lista di nemici del potere. La muova legge è solo l’ultima di una serie che il governo cinese ha divulgato per rafforzare le infrastrutture critiche pubbliche e quelle private, preservandole dai crescenti attacchi hacker su larga scala. A giugno era stato varato un progetto di emergenza nazionale, che prevedeva la costruzione di un sistema centrale di analisi e risposta delle minacce mentre qualche mese prima, sempre il Ministro interessato, aveva introdotto misure più stringenti per le telco operanti nel paese, con l’invito a essere più scaltre e pronte a rimuovere le VPN e le altre soluzioni con cui le persone aggirano il blocco del Great Firewall.

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Assumere il controllo del cloud – c’è un mondo difficile al di là del firewall https://www.datamanager.it/2017/02/assumere-controllo-del-cloud-ce-un-mondo-difficile-al-la-del-firewall/ Tue, 28 Feb 2017 11:40:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120163 Perché le soluzioni private significano meno problemi per i CIO. Articolo a cura di Maxwell Cooter Condividere i dati non è mai stato così facile come oggi. Servizi come Google Drive, OneDrive e Dropbox offrono agli utenti un modo semplice per memorizzare file e condividerli con altri. Anche se questi servizi sono stati originariamente pensati […]

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Perché le soluzioni private significano meno problemi per i CIO. Articolo a cura di Maxwell Cooter

Condividere i dati non è mai stato così facile come oggi. Servizi come Google Drive, OneDrive e Dropbox offrono agli utenti un modo semplice per memorizzare file e condividerli con altri.

Anche se questi servizi sono stati originariamente pensati per un utilizzo di tipo consumer, le aziende li hanno considerati sempre più utili, dal momento che sono sganciati dai vincoli dei rispettivi dipartimenti IT. Tutto è stato semplificato: niente più necessità di apparecchiature costose, niente più comandi complessi da imparare, basta un click per rendere immediatamente disponibili i file desiderati.

Ma, come abbiamo visto alla fine del 2015, mettersi nelle mani dei provider può essere una questione assai rischiosa. L’hacking su vasta scala subìto dai clienti Yahoo ha dimostrato che, una volta che i dettagli vengono condivisi oltre il firewall, i dati sono immediatamente a rischio.

L’incidente di Yahoo è stato solo l’ultimo di una serie di casi relativi ad attacchi, lanciati contro Dropbox e altri servizi SaaS, basati su cloud pubblici. Tutto questo ha provocato alcune preoccupazioni circa il passaggio verso il cloud. Per quanto vi sia un crescente interesse verso l’uso della tecnologia, rimangono dubbi circa la relativa sicurezza – tuttora il principale ostacolo da superare quando si tratta di portare le aziende sul cloud.

Esistono, in particolare, preoccupazioni riguardanti i cloud pubblici; dubbi che frenano la diffusione dei servizi. “Una sola vulnerabilità o configurazione errata può portare a compromettere l’intero cloud di un provider”, avverte un report del 2016 pubblicato dalla Cloud Security Alliance. Si tratta di perplessità che supportano quelle aziende che non sono favorevoli al passaggio al cloud.

Questa convinzione è stata sostenuta da un sondaggio effettuato da Ponemon Institute, nel quale oltre metà degli intervistati ritiene che, avvalendosi di servizi cloud pubblici, aumenti la probabilità di essere colpiti da una violazione dei dati. In ultima analisi, con un servizio SaaS pubblico i vostri dati risiedono da qualche parte al di là del vostro firewall.

Servizi diffusi

Siamo di fronte a un paradosso: tutti questi dubbi mal si conciliano con la crescente diffusione dei provider di servizi cloud pubblici come Box e Dropbox. Come è possibile che questi riescano ad attirare clienti quando esistono preoccupazioni così significative?

Innanzitutto questi servizi sono partiti come proposte consumer, e la sicurezza non è sempre la prima priorità, non avendo il controllo insistente dei dipartimenti IT. I professionisti IT conoscono, infatti, i pericoli dello spostarsi al di là del firewall, mentre gli utenti finali non hanno sempre questa consapevolezza.

Le società che si occupano di cloud lo sanno e, per provare ad alleviare le preoccupazioni dei clienti, si soffermano a parlare di misure di sicurezza. Tutti i cloud provider spiegano in particolare dettaglio quanto investono in controlli di sicurezza, quanto siano tecnicamente avanzati i propri esperti e in qual misura siano aggiornate le proprie apparecchiature. E spiegano anche come utilizzare la migliore crittografia possibile, quella di livello militare: tutto per tranquillizzare i propri clienti.

Ma questo quadro non è completo: quello che questi service provider non dicono è che controllano anche le chiavi crittografiche su cui si basa tale sicurezza. E questo è l’aspetto cruciale.

I dati residenti su Box o Dropbox sono ovviamente cifrati, ma in questi casi la chiave viene generata e conservata dal provider. È chiaro che questo sottopone i dati ad un certo tipo di rischio, considerando che un dipendente insoddisfatto del provider potrebbe accedere a una copia della chiave e, con quella, ottenere la decodificazione delle informazioni

I provider SaaS sono consapevoli di questo rischio e hanno intrapreso delle azioni per limitarlo. Box, per esempio, ha sviluppato un prodotto chiamato KeySafe proprio allo scopo di eliminare questa preoccupazione. Con KeySafe le chiavi crittografiche sono in mano sia a Box che al cliente, il quale mantiene il pieno controllo sulle chiavi, mentre Box ha bisogno del suo permesso per potervi accedere.

Ci si può fidare dei provider?

Ma nemmeno i servizi cloud pubblici come Box KeySafe forniscono tutte le risposte. Questi servizi, in verità, generano le chiavi crittografiche dell’utente, il che significa dover continuare a fidarsi del fatto che il provider non ne faccia una copia, o che non possieda dispositivi di auditing che registrano tutte le chiavi e i dati. Si tratta, dunque, di una situazione che non soddisfa l’esigenza di sicurezza dei clienti più attenti. Potrebbero, inoltre, sorgere anche domande sulla robustezza del metodo crittografico adottato, e su questo l’utente non ha alcun controllo.

Ma la proprietà delle chiavi non è l’unico elemento di cui le aziende devono considerare per il controllo crittografico. La maggioranza dei servizi SaaS pubblici decifra i dati una volta che sono stati trasportati su cloud, affinché il service provider possa attivare funzionalità come deduplica, indicizzazione per le ricerche, scansione antivirus e altre ancora. Una volta che questi processi sono completi, i file vengono nuovamente cifrati per essere memorizzati su cloud. Ma per molte aziende attente alla sicurezza e contrarie al rischio, l’esposizione dei dati – non importa quanto piccola sia la finestra temporale – non è accettabile.

E non si tratta solo della crittografia: bisognerebbe avere anche la possibilità di scegliere il luogo dove vengono custoditi i dati. Si può essere soddisfatti del fatto che i dati risiedano in un datacenter a chilometri di distanza dal proprio ufficio o persino in un altro Paese, ma in caso contrario si può fare ben poco al riguardo.

Ciò che occorre è un sistema che permetta di conservare i dati memorizzati in totale privacy. Un sistema che permetta totale libertà di allocare i dati dove si preferisce; un sistema che garantisca all’utente di non perdere mai il controllo e che consente di condividere documenti mantenendoli al sicuro.

Il mercato relativo a questi prodotti è noto come EFSS (Enterprise File Sharing and Synchronization) privato, dal momento che consente al personale di un’azienda di condividere file, attraverso una gamma completa di dispositivi. Pur assicurando che ogni cosa – dati, metadati, chiavi crittografiche, autenticazione utente – passi attraverso i firewall e le VPN – sia quelle basate su cloud piuttosto che quelle on-premise – del cliente e non di un provider esterno.

I vantaggi per i settori regolamentati

I sistemi EFSS privati offrono concreti vantaggi a tutte quelle aziende che operano all’interno di settori sottoposti a severe regolamentazioni, come per esempio enti pubblici o società Fortune 2000, che prevedono rigidi controlli su chi è in grado di consultare quali informazioni e, elemento altrettanto importante, dove è essenziale mantenere una traccia di verifica (audit trail) correttamente implementati.

Queste organizzazioni possono avvalersi dell’infrastruttura cloud storage privata che preferiscono, sia mediante un sistema storage a oggetti on-premises che attraverso un VPC (Virtual Private Cloud) gestito da un provider di infrastrutture cloud storage come Amazon Web Services, Microsoft e altri.

Gli amministratori IT gestiscono l’accesso ai file per mezzo di policy, definendo chi può condividere file con chi, in modo che le aziende possano accertarsi che le persone giuste dialoghino tra loro.

Un sistema EFSS privato può funzionare particolarmente bene anche con gli utenti remoti, come quelli che lavorano nelle sedi distaccate, che vorrebbero adoperare servizi cloud ma si sentono vincolati dalla carenza di connessioni di rete affidabili. Per definizione, le sedi distaccate possono essere situate in zone dove le connessioni WAN veloci sono rare e, di conseguenza, hanno bisogno di implementare i propri file server localmente.

Quando si mantiene un ambiente nel quale gli utenti installano applicazioni su cloud, pur facendo riferimento a server locali, si crea qualche problema agli amministratori di sistema: la domanda è come gestire questa situazione. Il modo migliore è un apparato che permetta al cliente di garantire l’accesso unificato ai file attraverso tutti i file server, endpoint e il cloud, il che significa che non vi è bisogno di creare silos separati per la gestione dei file, su piattaforme differenti, come Sharepoint o Dropbox. Nel contempo, vengono conservate le modalità con cui gli utenti sono già abituati a lavorare, con i file che risultano ugualmente accessibili localmente e nel cloud.

Ma il vero risultato si realizza quando la sicurezza viene considerata come fondamentale. Viene dato per scontato che tutte le aziende assegnino una priorità elevata alla sicurezza, ma ci sono alcuni settori nei quali la sicurezza è assolutamente vitale per il modo di gestire l’attività. Due di questi comparti sono quello finanziario e quello della difesa: qui, dove la sicurezza è la linfa vitale, finora c’è stata una particolare riluttanza a implementare soluzioni cloud.

Più flessibilità

Sussistono tuttavia molte realtà in questi settori che desiderano, comunque, passare al cloud per migliorare la propria flessibilità. Per fare un esempio, la banca spagnola Santander è una delle aziende che hanno voluto implementare il cloud per promuovere la produttività e, nel contempo, garantire i più alti livelli di sicurezza. L’istituto aveva bisogno di una proposta EFSS altamente scalabile, capace di assicurare questo genere di protezione. Pur desiderando la flessibilità del cloud, Santander voleva garantirsi anche la massima sicurezza; per questo ha implementato una soluzione residente dietro il firewall aziendale, che offre al cliente una molteplicità di controlli di sicurezza.

Ma non si tratta solo di istituti finanziari. Vi sono probabilmente pochi clienti più esigenti in tema di sicurezza rispetto a quelli che operano nel comparto della difesa. La statunitense DISA, Defense Information Systems Agency, è passata al cloud per aumentare la propria flessibilità e ridurre i costi ma, soprattutto, ha implementato una soluzione EFSS privata per mantenere il completo controllo dei dati dietro il proprio firewall.

Santander e DISA sono solo due esempi di organizzazioni che hanno optato per i numerosi vantaggi di una impostazione cloud-based, tanto che questo approccio è diventato un loro modo essenziale di lavorare. Entrambe sono in grado di dimostrare come il deployment del cloud non significa sacrificare la sicurezza: tutte le aziende, infatti, vogliono essere considerate sicure e agili allo stesso tempo.

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La Gran Bretagna adesso vuole il suo Great Firewall https://www.datamanager.it/2016/09/la-gran-bretagna-adesso-vuole-suo-great-firewall/ Fri, 16 Sep 2016 18:30:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=108944 Il governo di Londra pensa seriamente a un muro digitale che blocchi malware e minacce provenienti dall’estero Fuori dall’Europa e dai suoi cyber-rischi. La Gran Bretagna è più che decisa nel creare un Great Firewall per il web, che possa bloccare sul nascere le più cruente minacce che mettono in pericolo i computer privati e […]

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Il governo di Londra pensa seriamente a un muro digitale che blocchi malware e minacce provenienti dall’estero

Fuori dall’Europa e dai suoi cyber-rischi. La Gran Bretagna è più che decisa nel creare un Great Firewall per il web, che possa bloccare sul nascere le più cruente minacce che mettono in pericolo i computer privati e aziendali dei cittadini del regno. La notizia arriva da Ciaran Martin, CEO del neonato National Cyber Security Centre (NCSC), adibito proprio a creare i presupposti per un web autoctono più sicuro. Martin è intervenuto durante il Billington Cyber Security Summit di Washington, spiegando il progetto della muraglia britannica.

Scelta libera

“Stiamo considerando un progetto pilota che applichi un filtro DNS alle connessioni in entrata – ha detto – quale modo migliore per permettere una difesa automatica in scala, simile a quella offerta dalle compagnie private che evitano il contatto dei clienti con malware e infezioni di ogni tipo”. Non è chiaro quanto di reale e fattibile ci sia dietro il pensiero di Martin, ma è chiaro che con l’uscita dall’Unione Europea, anche il business digitale si fa complicato per Londra, che difficilmente potrà contare sul mercato unificato di soluzioni di difesa come faceva un tempo. “Le persone devono poter scegliere – ha ribadito il CEO – ogni filtro via DNS dipenderà dalla decisione, o meno, di ogni navigatore, così che non si creino spiacevoli equivoci di privacy o imposizioni sui nostri programmi”.

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AUSL Reggio Emilia: più sicurezza e collaborazione grazie a Fortinet https://www.datamanager.it/2016/06/ausl-reggio-emilia-piu-sicurezza-collaborazione-grazie-fortinet/ Thu, 16 Jun 2016 16:30:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=103525 I firewall FortiGate proteggono i data center dell’Azienda e permettono di gestire le informazioni in tutta sicurezza, garantendo alte prestazioni e affidabilità del sistema Fortinet, azienda leader nelle soluzioni per la sicurezza di rete ad alte prestazioni, ha annunciato di essere stata scelta dall’Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) di Reggio Emilia come partner di riferimento […]

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I firewall FortiGate proteggono i data center dell’Azienda e permettono di gestire le informazioni in tutta sicurezza, garantendo alte prestazioni e affidabilità del sistema

Fortinet, azienda leader nelle soluzioni per la sicurezza di rete ad alte prestazioni, ha annunciato di essere stata scelta dall’Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) di Reggio Emilia come partner di riferimento a garanzia della sicurezza informatica della sua infrastruttura sistemistica e di rete. Nello specifico, sono stati implementati due firewall FortiGate 1500D in modalità ridondata che, con il supporto continuo garantito dai FortiGuard Labs, assicurano la gestione delle informazioni in totale sicurezza e in alta affidabilità.

Nello svolgimento quotidiano delle molteplici attività specifiche di una Azienda USL come quella di Reggio Emilia, è di vitale importanza garantire una protezione adeguata delle informazioni sanitarie, amministrative e tecniche proprie dei diversi settori di competenza. Alle caratteristiche di confidenzialità ed integrità proprie del dato aziendale si unisce quella della pronta disponibilità dello stesso, fattore ancora più importante nel momento in cui è vitale la sua consultazione o elaborazione in tempo reale in presenza del paziente. E’ infatti essenziale che i vari team di operatori sanitari possano accedere ai dati clinici dei pazienti in tempi congrui alle esigenze del momento e in totale sicurezza.

La progressiva diffusione della Cartella Clinica Elettronica (CCE) e di funzioni applicative specifiche, come la prescrizione e somministrazione del farmaco al letto del paziente, richiedono infatti anche l’impiego di strumenti informatici a garanzia della protezione del dato, aspetto quest’ultimo che contribuisce ad elevare il livello di qualità del servizio ai pazienti e più in generale ai cittadini. A fronte di queste esigenze, l’Azienda USL di Reggio Emilia ha deciso di affidarsi a un vendor che fosse in grado di dare risposte in linea con le sue necessità, come quella di poter contare su un centro di monitoraggio attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette, e con un livello di supporto adeguato in termini di reazione a fronte di criticità. Era inoltre importante avere la possibilità di poter creare canali di accesso remoti, affidabili, sicuri e costantemente monitorati per consentire al personale opportunamente autorizzato di poter utilizzare le risorse aziendali dall’esterno.

Dopo un’accurata ricerca la scelta è caduta sui prodotti Fortinet. Sono stati implementati due firewall FortiGate 1500D – supportati 24 ore su 24 dai FortiGuard Labs – che assicurano la protezione di tutti i data center dell’AUSL di Reggio Emilia, grazie alle numerose funzionalità delle quali dispongono, assicurando al contempo una ridondanza fisica della rete, caratteristica essenziale quest’ultima considerata l’alta criticità del ruolo svolto dagli stessi. Oltre all’iniziale implementazione dei firewall e del proxy, l’AUSL ha progressivamente aggiunto altre funzionalità offerte dal prodotto quali Antivirus, Web Filtering, Application Control, Wan Optimization, EndPoint Protection, Network Vulnerability Scan, riuscendo a dare vita a un sistema di sicurezza adeguato alle proprie esigenze, senza arrecare disservizi all’utenza interna ed esterna durante la sostituzione dei sistemi e l’attivazione delle funzionalità aggiuntive.

Col nuovo sistema di firewalling il personale dell’IT aziendale ha potuto apprezzare i vantaggi derivanti dal passaggio da una gestione frammentata e separata dei sistemi esistenti, connessi secondo uno schema di protezione tradizionale, ad una gestione unificata, semplice e al tempo stesso potente, centrata su regole, autorizzazioni e profilazioni ritagliate sui servizi. Altrettanto apprezzati sono stati gli alti livelli prestazionali offerti dal sistema nonostante la molteplicità delle funzionalità attivate.

Grazie alla soluzione Fortinet il personale sistemistico IT ha trovato risposte alle diverse criticità, sempre presenti in una realtà eterogenea e complessa come quella di una Azienda USL, sia in termini di prestazioni sia in termini di throughput e di affidabilità. La revisione delle policy utente formulate secondo una logica basata sulle applicazioni e di facile implementazione, ha permesso di ridurre considerevolmente le eccezioni e di organizzare i criteri di accesso alle informazioni con un approccio più in linea con le esigenze aziendali. Aspetto quest’ultimo estremamente importante in un contesto nel quale l’accesso al dato deve essere gestito in modo rigoroso e con strumenti che permettono di notificare situazioni a rischio di vulnerabilità ed errore.

L’unificazione delle diverse funzionalità ha permesso di raggiungere uno degli obiettivi tra i più importanti, ovvero quello di riuscire ad ottimizzare il tempo di risposta agli attacchi. Con la soluzione Fortinet è possibile eseguire una valutazione integrata della minaccia, azione che permette di comprendere più facilmente su quale livello di sicurezza conviene agire per rendere più efficace l’operazione di mitigazione o blocco dell’evento. E’ stata infine possibile organizzare con semplici step un sistema di gestione delle connessione sicuri via VPN-SSL utilizzabili dai medici di base per l’accesso profilato ai servizi on-line dedicati alla salute del cittadino.

L’AUSL di Reggio Emilia è presente nei cinque distretti dell’omonima provincia con cinque presidi ospedalieri periferici e l’Arcispedale S. Maria Nuova, che rappresenta l’ospedale maggiore sito nel capoluogo, oltre le circa 90 sedi distaccate di varie dimensioni (dipartimenti sanitari e amministrativi), per un totale di quasi 5000 dipendenti.

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BT rafforza i suoi servizi di sicurezza gestita con i firewall enterprise di Fortinet https://www.datamanager.it/2016/06/bt-rafforza-suoi-servizi-sicurezza-gestita-firewall-enterprise-fortinet/ Fri, 10 Jun 2016 07:57:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=102999 Le aziende clienti potranno avvalersi dell’expertise di BT, combinata con il Security Fabric di Fortinet BT e Fortinet hanno annunciato un accordo che prevede l’integrazione dei firewall di fascia enterprise FortiGate di Fortinet nel portfolio globale di servizi di sicurezza gestita di BT. L’accordo ribadisce lo status di BT quale Managed Security Services Provider (MSSP) […]

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Le aziende clienti potranno avvalersi dell’expertise di BT, combinata con il Security Fabric di Fortinet

BT e Fortinet hanno annunciato un accordo che prevede l’integrazione dei firewall di fascia enterprise FortiGate di Fortinet nel portfolio globale di servizi di sicurezza gestita di BT.

L’accordo ribadisce lo status di BT quale Managed Security Services Provider (MSSP) Platinum Partner di Fortinet a livello mondiale. Le aziende clienti di BT potranno beneficiare della protezione garantita dall’architettura Security Fabric di Fortinet e della presenza globale e dell’expertise nei servizi di sicurezza gestita di BT.

Integrati all’interno dei servizi di sicurezza gestita di BT, i firewall enterprise FortiGate offriranno funzioni di next-generation firewall, application control, intrusion prevention, web content filtering, Virtuale Private networking (VPN), spyware prevention e difesa dal malware.

Il Security Fabric di Fortinet riunisce sistemi tradizionalmente autonomi all’interno di un’architettura integrata, collaborativa e adattiva, pensata per offrire sicurezza distribuita per ogni tipo di ambiente, dalla Internet of Things (IoT) fino al cloud.

Mark Hughes, CEO di BT Security afferma: “Ci impegniamo a supportare i nostri clienti con soluzioni che li possano aiutare a mantenersi sicuri e a sostenere il loro percorso verso il digitale. Insieme a Fortinet offriamo soluzioni di sicurezza con cui possono proteggersi dall’insieme delle minacce in continua evoluzione senza dover fare i conti con complessità aggiuntive o rallentamenti delle loro reti”.

Ken Xie, fondatore, chairman e CEO di Fortinet, aggiunge: “La portata globale di BT, abbinata al nostro Security Fabric adattivo ed intelligente, rappresenta una combinazione particolarmente efficace, che sottolinea il nostro successo comune nel settore dei servizi di sicurezza gestita, che registra una veloce crescita a livello mondiale. Siamo entusiasti di poter estendere una partnership già solida, allo scopo di offrire le tecnologie di sicurezza di cui i clienti necessitano per proteggere e far crescere il loro business.”

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