Funambol – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sat, 06 Oct 2018 12:47:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Funambol – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 La tv riscopre il bar https://www.datamanager.it/rivista/la-tv-riscopre-il-bar-50328.html Thu, 24 Oct 2013 10:08:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/10/la-tv-riscopre-il-bar/ Juventus Live di Tok.tv dà voce ai tifosi lontani. Dopo undici anni di successi nel campo della sincronizzazione dei dati in mobilità, Fabrizio Capobianco di Funambol, si lancia nella social tv. Le sue app permettono di condividere a distanza tutto l’entusiasmo per gli eventi sportivi live    Torniamo a parlare di uno dei personaggi high-tech […]

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Juventus Live di Tok.tv dà voce ai tifosi lontani. Dopo undici anni di successi nel campo della sincronizzazione dei dati in mobilità, Fabrizio Capobianco di Funambol, si lancia nella social tv. Le sue app permettono di condividere a distanza tutto l’entusiasmo per gli eventi sportivi live 

 

Fabrizio CapobiancoTorniamo a parlare di uno dei personaggi high-tech più coraggiosi e anticipatori. Fabrizio Capobianco appartiene alla generazione di ingegneri del software che hanno vissuto la prima fase della net economy. Appartiene alla prestigiosa scuola di sviluppatori dell’Università di Pavia e pur avendo costruito la sua carriera imprenditoriale in California, ha voluto mantenere forti legami con l’Italia e il suo capitale umano.

La sua prima start-up, Funambol, fu fondata nel 2001 combinando diversi elementi allora autenticamente disruptive: la mobilità, il problema della sincronia dei dati tra dispositivi diversi, la filosofia open source. Dopo undici anni di successi, Capobianco riparte con una nuova avventura, Tok.tv, volgendo questa volta il suo sguardo visionario a un “old medium” come la televisione e il suo potenziale relazionale con la piattaforma social per eccellenza: Internet.

 

La tv interattiva 

Da parecchio tempo, il tema della tv interattiva è un contenitore di grandi aspettative e brucianti delusioni. Imprenditori e sviluppatori hanno speso molte energie nella ricerca del Sacro Graal della modernità: riuscire in qualche modo a fondere due tipi di schermo, quello del televisore e quello del computer, in una sorta di ibrido capace di generare nuove forme di fruizione, contenuti e naturalmente revenue.

Finora le varie ricette proposte, dalla televisione on demand ai vari set top box multimediali, hanno avuto esiti alterni, mai decisivi. Capobianco, con TOK.tv riparte dal bar. Le sue app per smartphone e tablet consentono di commentare in diretta, anche in viva voce, i grandi eventi, soprattutto sportivi, con amici, che – invece di essere seduti sui cuscini dello stesso divano – si trovano a due, duecento o duemila chilometri di distanza. La prima di queste applicazioni riguarda il baseball, uno sport che Capobianco ha imparato ad amare nella sua casa in California. Un’altra è stata pensata per commentare la cerimonia degli Oscar cinematografici, gli Academy Awards. Con l’inizio del nostro campionato di calcio, Tok.tv ha sorpreso il pubblico italiano con una app dedicata ai tifosi della Juventus.

«L’espressione Social TV – racconta Capobianco – è stata principalmente sinonimo di Twitter e Facebook. Si guardano programmi ed eventi in tv e si commenta quel che accade sullo schermo twittando o aggiornando il proprio profilo. Io sentivo il bisogno di qualcosa di più social e più intimo al tempo stesso. Non volevo limitarmi a scrivere “goooool” senza poterlo urlare insieme agli amici con i miei amici, magari perdendomi l’azione successiva perché ero incollato allo schermo sbagliato». L’esperienza della visione condivisa a distanza senza la mediazione di un social network complesso è resa possibile da app come Juventus Live, che mescola elementi come il VoIp e la messaggistica, fungendo però anche da secondo schermo per la consultazione e lo scambio di informazioni e statistiche.

 

Continuità storica

 L’inventore di TOK.tv è molto attento a sottolineare la continuità storica tra applicazioni come Juventus Live – sviluppata per dispositivi smart di ultima generazione – e il modo tradizionale di guardare la televisione. «La tv nasce social: la gente originariamente si riuniva nelle case di chi aveva il televisore per guardarlo insieme. I mondiali di calcio sono un “rito” collettivo. Ancora oggi, ci organizziamo per vedere la partita con gli amici. Tutti insieme, sul divano, davanti alla tv. Era questa la dimensione che volevo recuperare». Capobianco comincia a parlare di questa nuova ambizione con le persone potenzialmente interessate, ritrovando amici che avevano già lavorato con lui su altri progetti – non a caso – tutti appassionati di sport.

 

Business model 

Il team di sviluppo di TOK.tv, come da tradizione Funambol, è interamente basato in Italia. Il modello di business prevede la realizzazione di app rigorosamente gratuite. Una parte dei ricavi arriverà dalla vendita di beni digitali (tipo rumori, magliette virtuali…) e fisici (magliette, biglietti per le partite allo stadio). «Il modello che – però -riteniamo essere la chiave del successo è la pubblicità sincronizzata con la tv. L’85% del mercato pubblicitario mondiale è televisivo. Google è riuscita a diventare un gigante sul 15% rimanente». TOK.tv conta di potersi inserire in un mercato “ibrido”, che integri la pubblicità televisiva sul device esterno, dando la possibilità di “cliccare” su uno spot televisivo per esplorarlo sul device. Un segmento nuovo, che secondo il Ceo di Tok.tv vale molti miliardi di dollari. Diversamente da Funambol, che funziona come piattaforma completamente white-label in mano al cliente, Tok.tv agisce contemporaneamente sui due fronti dello sviluppo di proprie app e il rilascio di tool Sdk che i clienti possono utilizzare per programmare per conto dei loro brand. «Il back-end – spiega Capobianco – è unico, tutti i dati e gli utenti arrivano sui nostri server. I brand che utilizzano Tok.tv sono un canale di distribuzione della nostra infrastruttura, ma possono personalizzare le app, incluse le componenti vocali e social».

 

La formula ibrida di Tok.tv

 Riuscirà la formula di Tok.tv a “sfondare” in un settore finora avaro di grandi successi? Più che una rivoluzione, Capobianco sostiene di voler cavalcare in chiave tecnologica il ritorno alla naturale vocazione della tv, la condivisione, la dimensione collettiva, amicale dell’ascolto. La moltiplicazione degli schermi non genera necessariamente fenomeni tra loro correlati. Recenti studi Nielsen dimostrano che non sempre le attività online durante la visione sono connesse a quanto si sta vedendo. In molti casi inoltre, quello che è chiamato “second screen” è in realtà il primo schermo, considerando che molti programmi sono ormai seguiti direttamente su tablet o smartphone, spesso per iniziativa degli stessi broadcaster, che cercano di recuperare attraverso i nuovi dispositivi margini di fedeltà erosi dai grandi potenziali dei nuovi media in termini di scelta, libertà dai palinsesti, praticità. Il responsabile di Tok.tv non nasconde di avere molti concorrenti. «È vero che le piattaforme di social tv si stanno moltiplicando. Basta vedere il “Social TV Ecosystem Chart” recentemente pubblicato da Ad Age, in collaborazione con Trendrr. Certamente, non tutte riusciranno a sopravvivere, ma noi siamo molto diversi. Altri stanno cercando di farti diventare “attivo” mentre guardi la televisione. Noi – invece – crediamo che chi guarda la tv voglia rilassarsi sul divano e cerchiamo di agevolare una esperienza più comoda». Dopo l’exploit di Juventus Live, una app nata anche dalla sua passione di tifoso, Capobianco non si sbilancia sulle novità riguardanti il mercato italiano. «Stay tuned» – si limita a dire. Con un occhio a entrambi gli schermi. 

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Videointervista a Fabrizio Capobianco: il futuro è la Social TV https://www.datamanager.it/news/videointervista-il-futuro-la-social-tv-43453.html Mon, 14 Jan 2013 13:34:06 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/01/videointervista-a-fabrizio-capobianco-il-futuro-e-la-social-tv/ Durante il tour di Data Manager nella Silicon Valley abbiamo incontrato a Palo Alto, Fabrizio Capobianco – President and Chairman of the Board di Funambol e Founder & CEO di TOK.tv

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Durante il tour di Data Manager nella Silicon Valley abbiamo incontrato a Palo Alto, Fabrizio CapobiancoPresident and Chairman of the Board di Funambol e Founder & CEO di TOK.tv.

Con Fabrizio abbiamo parlato di startup essendo lui il primo e sicuramente più famoso “imprenditore seriale” italiano.

 

“L’ho scritto e detto tante volte: sono contentissimo che in tanti vogliano fare startup in Italia. E’ un bellissimo segnale per il Belpaese ed è la strada che ci tirerà fuori dalla palude. Ho però la sensazione che qualcuno abbia una idea troppo romantica di cosa vuol dire fare startup. C’e’ poco di romantico, bisogna farsi un mazzo tanto. Sudore, fatica, sacrificio, notti insonni, quelle cose lì. Per anni, non per qualche giorno”.

Fabrizio mi ha raccontato anche del suo ultimo progetto TOK.tv che lo vede protagonista insieme a un team tutto italiano nel mondo della Social TV che a dire di tutti sarà il futuro prossimo.

Ricordo che già più di un anno fa mi diceva che l’iPad per lui era un oggetto da divano e ora che le statistiche lo confermano, è convinto che sarà il device che permetterà alla TV di diventare social.

Con Fabrizio abbiamo anche affrontato i temi legati alle recenti iniziative della Task Force del Ministro Passera e abbiamo discusso del riposizionamento di Microsoft che ha dovuto iniziare a correre per inseguire i suoi concorrenti nel settore IT.

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Cercando la “Exit”: Videointervista a Fabrizio Capobianco https://www.datamanager.it/news/approfondimenti/cercando-la-exit-videointervista-fabrizio-capobianco Mon, 10 Jan 2011 16:34:06 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/01/cercando-la-exit-videointervista-a-fabrizio-capobianco/ Fabrizio Capobianco è sicuramente uno degli startupper italiani più famosi, lui è stato tra i primi a varcare l'oceano per dare vita a Funambol. Con Fabrizio abbiamo parlato del suo futuro visto che ha lasciato appena compiuto 40 anni il timone dell'azienda ed abbiamo parlato di startup.

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Fabrizio Capobianco è sicuramente uno degli startupper italiani più famosi, lui è stato tra i primi a varcare l’oceano per dare vita a Funambol. Con Fabrizio abbiamo parlato del suo futuro visto che ha lasciato appena compiuto 40 anni il timone dell’azienda ed abbiamo parlato di startup.  

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“La crisi economica mondiale potrebbe in fondo essere un’opportunità per tutti quei giovani che hanno le idee   e vogliono provare a realizzarle, infatti non avere nessuna ancora e in qualche caso nessuna speranza di posto fisso può e deve essere la spinta per provarci”

 

 

 

 

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SOS Open source, una metodologia pratica per scegliere software open https://www.datamanager.it/news/roberto-galoppini/sos-open-source-una-metodologia-pratica-scegliere-software-open Mon, 26 Jul 2010 14:48:48 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/07/sos-open-source-una-metodologia-pratica-per-scegliere-software-open/ Intervista a Roberto Galoppini – esperto di open source commerciale e ideatore della metodologia SOS Open source.

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Intervista a Roberto Galoppini – esperto di open source commerciale e ideatore della metodologia SOS Open source.

1 È aumentata in questi ultimi anni l’attenzione del mercato sia pubblico che privato, nei confronti del software open source; i CIO ,non solo italiani, si domandano se questa possa essere la leva per sopravvivere alla crisi mondiale e far fronte alla costante riduzione degli investimenti, eppure non è cosi semplice scegliere la soluzione migliore ne abbiamo parlato con Roberto Galoppini – esperto di open source commerciale e ideatore della metodologia SOS Open source.

SOS raccoglie ed analizza dati relativi a programmi open source, fornendo una rappresentazione sintetica di ogni candidato e mettendo a disposizione uno strumento grafico per la loro comparazione.Roberto ha analizzato la sostenibilità di Funambol nel suo ultimo studio.

Raccontami la genesi di SOS. Quando nasce l’idea, e perchè?

“SOS Open Source ha radici profonde. Già nel 2004 quando collaboravo con il CNIPA per la stesura delle primo rapporto conclusivo del GdL Open Source sostenevo che la metodologia di valutazione comparativa di programmi open dovesse tener conto delle peculiarità di quest’offerta, ma all’epoca l’unico metodo disponibile – OSSM, Open Source Maturity Model – era fin troppo soggettivo, e praticamente non esistevano tool per l’analisi automatica del codice sorgente e degli annessi processi di sviluppo.

Cinque anni dopo le numerose risorse esistenti – tra cui 5 diverse metodologie, i risultati di ben 8 progetti di ricerca finanziata dalla comunità europea, 60 tool liberamente disponibili ed un discreto numero di sistemi di ricerca generalisti (google, google trends) e specializzati (flossmole, melquiades, ohloh, etc) – hanno permesso di realizzare una metodologia agile che consente anche a non esperti di misurare 24 metriche in maniera oggettiva e veloce (in poco più di mezz’ora sono riuscito a fare l’assessment di un progetto, ndr). A meno di tre mesi dal lancio SOS Open Source è già utilizzato da due grandi realtà italiane e tre importanti player dell’offerta open source di oltre oceano hanno commissionato un’analisi delle loro piattaforme.”

Perché è necessaria una metodologia ad hoc per orientarsi nel mondo del software open, e come riesce SOS Open Source a catalizzare l’interesse di consumatori e produttori?

Quando si parla di progetti open source spesso non si fanno distinguo,ma quelli sviluppati in seno o con il contributo della comunità presentano caratteristiche peculiari dello sviluppo collaborativo,caratteristiche di norma assenti nei programmi proprietari (accesso aisistemi di gestione della configurazione, bug-tracking pubblico,mailing-list di progetto, etc). SOS Open Source attraverso l’accesso diretto o indiretto a queste risorse è in grado di valutare il grado di maturità, di adozione (attraverso case-study pubblici), popolarità (download, numero di ricerche effettuate, news, libri sull’argomento) come anche di identificare il tipo e la dimensione della comunity, il livello di partecipazione concesso o il supporto commerciale o formativo esistente sul territorio.

La scarsità di informazioni o per meglio dire la difficoltà nel reperirle dal vendor, che può anche non esistere, rendono necessario l’utilizzo di strumenti del genere, che restituendo risposte rapide permettono di identificare una ristretta rosa di candidati in poche ore, consentendo così di minimizzare il tempo necessario a valutarne le caratteristiche funzionali, prestazionali e di sicurezza.

SOS Open Source viene utilizzato da chi consuma soluzioni IT per trovare e valutare progetti che possano costituire una soluzione all’esigenza infrastrutturale o applicativa del cliente, mentre i vendor richiedono di essere valutati per meglio comprendere i punti di forza o debolezza della propria offerta (questi ultimi spingono a volte il vendor a richiedere una analisi i cui risultati non vengono resi pubblici, ndr).

Quali sono i rischi per un’azienda di una scelta errata?

Effettuare una selezione open source non è diverso dalla scelta di rogrammi proprietari. Infatti nonostante il download sia gratuito, gni attività di installazione, configurazione, costi ai quali occorre ggiungere gli oneri derivanti dall’acquisizione di competenze internalizzata o ricorrendo all’outsourcing) per la ordinaria manutenzione, e le eventuali personalizzazioni ed integrazioni con sistemi terzi. Fare una scelta sbagliata, solo perché ogni programma open source “costa uguale”, è un rischio che nessuno può permettersi.

Per rendersene conto basta guardare la pagina dei componenti utilizzati da Facebook o Twitter, quasi nessuno di quei programmi è infatti noto al grande pubblico, ed è evidente che entrambi abbiano speso tempo e risorse per scegliere i programmi open source più idonei alle loro necessità.

Quali sono i fattori chiave della metodologia di valutazione?

La metodologia per ogni misura utilizza le informazioni più affidabili tra quelle disponibili in rete, fornendo al valutatore una possibile risposta ad ognuna delle 24 domande poste dal sistema durante la fase di valutazione. Ad esempio se il programma esiste da più di 3 anni e negli ultimi 12 mesi è stata rilasciata almeno una nuova release, il sistema suggerisce al valutatore di indicare il progetto come “stabile e manutenuto” (mentre suggerirà solo stabile se il progetto esiste da più di 3 anni ma lo sviluppo appare fermo o limitato alla sola correzione dei bachi). Analoghi modelli sono stati predisposti per ognuna delle domande, e laddove in rete non siano disponibili informazioni SOS Open Source provvede a recuperarle ed elaborarle, come nel caso di più fonti attribuisce minore o maggiore significato all’una o all’altra fonte in funzione di euristiche elaborate con l’esperienza e continuamente oggetto di rivalutazione. Una volta elaborata l’analisi di un progetto è possibile procedere con l’analisi di altri progetti, in modo da poter effettuare la comparazione attraverso semplici istogrammi e diagrammi, eventualmente dando pesi e misure diverse agli indicatori in funzione delle proprie necessità (ad esempio laddove l’estensione di una piattaforma sia ritenuta una caratteristica imprescindibile, verrà dato un maggior peso al criterio relativo alla Modificabilità).

Possiamo svelare alcuni risultati delle tue analisi? I migliori sw sono anche quelli più conosciuti, ovvero qualità = marketing?

Recentemente ho pubblicato un breve estratto della comparazione di programmi open source per il project management effettuata per un cliente: come si vede la maggior parte non sono noti al grande pubblico, e l’equazione qualità=marketing non è verificata, non a caso nel determinare la popolarità di un progetto SOS Open Source non tiene conto soltanto del numero di risorse disponibili in rete, ma anzi distingue ad esempio tra case-study riportati sul sito dell’autore da quelli presentati da terzi. Il passaparola è senz’altro importante, ma come abbiamo visto per i programmi scelti da Facebook e Twitter accade che la qualità anticipi la notorietà, a volte di anni!

 

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Roberto Galoppini, esperto di open source commerciale, fondatore di una delle prime aziende italiane specializzata in soluzioni open source, e promotore del primo consorzio italiano di imprese open source. E’ membro dell’advisory board di alcune aziende del panorama internazionale, nel 2004 ha collaborato con il CNIPA per la stesura delle linee guida sull’open source, con particolare riferimento agli aspetti relativi alle procedure di selezione, acquisizione e gestione di soluzioni basate parzialmente o totalmente su software open source; nel 2007 ha fatto parte della Commissione Open Source del Ministero delle Autonomie Produttive. E’ consulente per importanti realtà del panorama nazionale ed internazionale, e da oltre tre anni scrive di open source e business sul blog commercial open source.

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E’ accordo commerciale tra Wave e Funambol https://www.datamanager.it/news/open-source/e-accordo-commerciale-tra-wave-e-funambol Tue, 13 Jul 2010 12:36:47 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/07/e-accordo-commerciale-tra-wave-e-funambol/ Wave Group ha recentemente chiuso un accordo commerciale con Funambol leader internazionale nello sviluppo di applicativi open source di sincronizzazione dati per dispositivi Mobile e connected device.

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Wave Group ha recentemente chiuso un accordo commerciale con Funambol leader internazionale nello sviluppo di applicativi open source di sincronizzazione dati per dispositivi Mobile e connected device.

Mediante tale accordo Wave diviene ufficialmente partner Funambol in esclusiva sul mercato italiano per prodotti/soluzioni di sincronizzazione.

Wave Group, unica in Italia, realizzerà progetti di sincronizzazione dati basati sulla tecnologia Funambol per il mercato delle imprese, degli studi professionali e della Pubblica Amministrazione.

Wave supporterà i clienti finali attraverso una serie di servizi, quali: l’installazione e l’implementazione, l’integrazione con i sistemi informativi aziendali, il customer care, il supporto e la manutenzione, la personalizzazione, le attività di sviluppo prodotto e il branding dell’interfaccia.

Ricordiamo che Wave Group – nel mese di marzo – aveva già stretto una partnership tecnologica con l’azienda italo-americana Funambol per la customizzazione della loro piattaforma di sincronizzazione, le attività di sviluppo di prodotto e il branding dell’interfaccia.

Ora il rapporto tra le due società prosegue con l’esclusiva per Wave della commercializzazione sul mercato italiano.

Roberto Serangeli, Direttore Commerciale di Wave Group, ha spiegato: “Il nostro approccio al mercato dell’ICT Consulting ha sempre come obiettivo quello di coniugare Eccellenza Tecnologica e Innovazione.

In questo senso si è strutturata la collaborazione tra Wave Group e Funambol che in questi mesi ha dato ottimi risultati in termini di business e che oggi trova un’ulteriore conferma con questa partnership commerciale. Grazie a questo accordo Wave Group mette a disposizione delle aziende italiane la soluzione di sincronizzazione dati Funambol che sta diventando uno standard di riferimento mondiale”.

“Funambol è lieta di annunciare un ulteriore ampliamento della sua partnership con Wave Group per fornire servizi mobile cloud in tutta Italia”, ha detto Fabrizio Capobianco, CEO Funambol. “Wave Group ha implementato la nostra tecnologia molto bene e siamo fiduciosi che forniranno ottime soluzioni mobili per aziende ed enti pubblici italiani.”

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Funambol al centro della rivoluzione Cloud https://www.datamanager.it/news/stefano-maffulli/funambol-al-centro-della-rivoluzione-cloud Tue, 22 Jun 2010 15:00:32 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/06/funambol-al-centro-della-rivoluzione-cloud/ “Funambol è un prodotto open source, è un componente cruciale del mobile cloud e il suo framework è adatto per moltissimi sistemi, dai telefoni ai navigatori satellitari” Cuore del progetto è la sempre crescente community, al Community Manager Stefano Maffulli abbiamo posto alcune domande.

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“Funambol è un prodotto open source, è un componente cruciale del mobile cloud e il suo framework è adatto per moltissimi sistemi, dai telefoni ai navigatori satellitari” Cuore del progetto è la sempre crescente community, al Community Manager Stefano Maffulli abbiamo posto alcune domande.

Funambol il più grande progetto open source al mondo nel mercato del cloud computing per dispositivi mobili, sviluppa software per cellulari, ad oggi scaricato via Internet da più di tre milioni di persone. Il software Funambol porta la posta elettronica sui cellulari, insieme con la sincronizzazione della rubrica, dell’agenda e molto altro.

Con lo sviluppo dei device mobili, il software diventa centrale, quali saranno le prossime novità?

Difficile prevedere il futuro in un settore così dinamico, ma alcuni trend mi sembrano molto chiari: l’affermarsi del mobile cloud computing, con l’internet delle cose e il trionfo dell’open source.

Se il cloud computing ha smaterializzato le sale server e ha reso i desktop più leggeri, il mobile cloud sta dando più importanza ai dispositivi mobili. Con risorse hardware limitate, i cellulari si stanno aprendo a Internet per accedere ad informazioni in tempo reale, solo quando serve. Per esempio, in passato le mappe erano caricate sulla memoria fisica dei cellulari e gli aggiornamenti erano distribuiti come file da tenere fissi sul navigatore o sul telefono. La tendenza recente invece è di tenere le informazioni sulla ‘cloud’ e ottenere le informazioni sulla navigazione solo quando serve. Lo stesso accade per i contenuti generati dall’utente, come foto e video: i servizi di condivisione contenuti online stanno aumentando. Ormai non è più necessario tenere centinaia di foto archiviate sui telefoni oppure passarle al desktop prima di condividerle con gli amici. La prossima generazione di telefoni rende possibile accedere universalmente ai vari flickr, picasa, facebook, direttamente dal dispositivo.

Un trend collegato vede l’aumento di dispositivi mobili che non sono telefoni, ma che attraverso il collegamento a Internet danno informazioni e guadagnano ‘intelligenza’. Dalle cornici per foto alle macchine fotografiche, alle stampanti a dispositivi diversi come il Chumby, tutti sono collegati al mobile cloud e da questo traggono dati e informazioni.

Infine l’open source, che sta trionfando nel campo mobile: Nokia, il più grande produttore di telefoni al mondo, ha rilasciato i sorgenti completi di Symbian. Inoltre si è alleata con Intel, il più grande produttore di chip, per continuare insieme lo sviluppo di un sistema operativo basato su Linux, MeeGo, generico per dispositivi mobili. Gli annunci di nuovi telefoni Android hanno dominato il recente MWC a Barcellona. L’open source è ormai una realtà affermata anche nel mobile, che vedeva fino a pochissimi anni fa il primato dell’hardware e delle reti chiuse.

Quali sono le novità della community Funambol?

Funambol è al centro della rivoluzione in corso: è un prodotto open source, è un componente cruciale del mobile cloud e il suo framework è adatto per moltissimi sistemi, dai telefoni ai navigatori satellitari al Chumby.

Per la community stiamo rinnovando i programmi Sniper, Code Sniper e Phone Sniper. Questi programmi sono il sistema con cui Funambol stimola la partecipazione della comunità all’innovazione e allo sviluppo. La

nuova versione del Code Sniper è ispirata ai concetti di Agile programming: a chiunque contribuisca al codice o alla documentazione viene riconosciuto un premio che va da $50 a $500 e oltre. Con questo metodo sono in corso di sviluppo il client Thunderbird 3 e un nuovo client per WebOS (Palm). Si possono anche proporre nuovi progetti.

Il programma Phone Sniper invece concede premi a chi completa un ciclo di quality assurance da un device. Ogni test completato vale $25.

Come si evolverà nei prossimi anni il mercato business legato al software libero e in che modo le comunità interagiranno in futuro con le aziende?

Con la diffusione dell’open source nel mobile, il ruolo delle comunità di sviluppatori indipendenti sarà sempre più importante. Le aziende dovranno acquisire le competenze necessarie per saper gestire l’interazione con soggetti terzi che non sono nè clienti ‘classici’ e nemmeno ‘classici’ fornitori. Sono necessari cambiamenti culturali nelle aziende, ma mi pare che questi siano già in atto: le aziende che non sapranno rinnovarsi in questo senso sono destinate all’oblio.

Cosa bisogna fare per raggiungere il traguardo dell’interoperabilità?

Credo che la cosa migliore da fare sia impedire la brevettabilità del software in modo che tutti i protocolli e formati siano liberamente implementabili. Prima che il sogno si realizzi però si può fare molto in questa direzione, convincendo gli enti di standardizzazione a non approvare formati coperti da brevetti concessi con policy restrittive.

Su cosa lavorerai nel 2010?

L’obiettivo sarà di continuare ad aumentare l’integrazione tra l’azienda Funambol e la sua comunità di utenti e sviluppatori. Gli aggiornamenti dei programmi Sniper vanno in questa direzione.

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Stefano Maffulli – Dopo la laurea in architettura, ha prestato opera di ricerca all’Università di Firenze per il progetto europeo Histocity (sviluppo sostenibile delle città storiche) dove ha fondato anche il laboratorio GIS_Lab. Ha poi lavorato per la Commissione Europea JRC-Ispra come ricercatore nell’unità Sistemi di Supporto alla Decisione e al progetto europeo CommonGIS. Come architetto collabora con un’unità di ricerca del dipartimento TAeD dell’Università di Firenze e il dipartimento BEST del Politecnico di Milano nell’ambito delle tecnologie geospaziali per la catalogazione degli edifici. Fino al 2007 è stato Presidente della sezione italiana di FSF Europe. Parla correntemente inglese e spagnolo. Dal 2001 è a tempo pieno un professionista del software libero, consulente e architetto. Dal 2008 è Community Manager di Funambol.

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Il modello Funambol https://www.datamanager.it/news/antonio-savarese/il-modello-funambol Mon, 03 May 2010 07:23:07 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/05/il-modello-funambol/ Per Funambol, l'elemento chiave è stata la localizzazione del quartier generale in Silicon Valley; l'idea originaria, tutta italiana, era ottima e aveva già dimostrato un grande successo nel mondo open source, ma mancava l’accesso ai capitali.

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Per Funambol, l’elemento chiave è stata la localizzazione del quartier generale in Silicon Valley; l’idea originaria, tutta italiana, era ottima e aveva già dimostrato un grande successo nel mondo open source, ma mancava l’accesso ai capitali.

Disponibile gratuitamente per gran parte dei cellulari in commercio, iPhone incluso, Funambol offre email push e sincronizzazione di calendari e rubrica via rete cellulare. A Fabrizio Capobianco – CEO di Funambol abbiamo posto alcune domande.

Che cosa è Funambol?

Funambol è il più grande progetto open source al mondo nel mercato wireless, sviluppa software per cellulari,  ad oggi scaricato via Internet da più di tre milioni di persone. Il software Funambol porta la posta elettronica sui cellulari, insieme con la sincronizzazione della rubrica, dell’agenda e molto altro. 

Funambol è anche un’azienda con sede legale nella Silicon Valley,  e con sede operativa in Italia, ha capitali americani e cervelli italiani, in quanto il centro di sviluppo e ricerca è in Italia, a Pavia. È un’azienda di oltre 80 persone, con clienti in tutto il mondo, soprattutto operatori mobile e portali, come America Online.

Quali sono le basi tecnologiche su cui si fonda l’applicazione?

Il software Funambol ha due componenti, una server e una client (da installare sul cellulare). La componente server si installa in azienda e si integra con il sistema di posta elettronica (Exchange, Domino o IMAP/POP). Sul dispositivo, sia esso smartphone (Symbian, Windows Mobile, Blackberry, iPhone, Android) o feature phone, si installa un’applicazione che consente la lettura della posta e la distribuzione in modalità “push”. La stessa applicazione consente la sincronizzazione della rubrica, dell’agenda, dei task, delle note e delle foto con il server e con il desktop (Funambol infatti supporta sia Outlook che Thunderbird).

Come si fa a passare da un’idea ad  essere un ‘azienda leader nel settore ICT?

Per Funambol, l’elemento chiave è stata la localizzazione del quartier generale in Silicon Valley; l’idea originaria, tutta italiana, era ottima e aveva già dimostrato un grande successo nel mondo open source, ma mancava l’accesso ai capitali. 

Avere i cervelli in Italia ha garantito un livello di qualità e creatività del prodotto eccezionale, perchè l’Italia è la patria del talento e della creatività, elementi chiavi dello sviluppo software. Avere il quartier generale in Silicon Valley ha consentito l’accesso a capitale di ventura (25 milioni di dollari ad oggi) ed a un network ICT unico. Il “modello Funambol”, con il capitale americano e i cervelli italiani, è la chiave dell’attuale successo di Funambol.

Qual è il Vs. business model?

Funambol utiizza un modello di business open source basato sul “dual licensing”. Funambol è distribuito in due prodotti, una Community Edition open source (mirata alle aziende) e una Carrier Edition commerciale (mirata ai service providers, come operatori mobili e portali). La Community Edition è gratuita, scaricabile da Internet, supportata da un’enorme communità di individui e aziende. La Carrier Edition è un prodotto commerciale, che scala ai milioni di utenti, con funzionalità avanzate per i service providers, dalla configurazione over-the-air dei dispositivi, alle interfacce per il customer support. Il modello funziona benissimo perchè le due comunità sono disgiunte. Uno dei mantra di Funambol è “mai vendere alla comunità”. Il fatturato di Funambol è completamente legato ai service providers, consentendo completa libertà di manovra sul fronte open source per le aziende.

Questo modello è applicabile a tutto il mondo open source?

Non a tutto, ma a gran parte del mondo open source. Il mercato del software si sta spostando velocemente verso un modello Software as a Service (SaaS), dove il software si fruisce on-line, non scaricandolo e installandolo localmente. Un modello generalizzato tipo Funambol potrebbe vedere una versione Community Edition scaricabile (per chi desidera controllare il codice sorgente e ha tempo e risorse per gestire il software in-house) e una Hosted Edition on-line (per chi preferisce spendere per avere zero costi di gestione interna e un software che si autoaggiorna). La Hosted Edition è la versione SaaS del prodotto open source.

Siete caratterizzati dal fatto di andare controcorrente sede in USA e laboratori di sviluppo in Italia, come mai questa scelta?Quali le ragioni?

Non considero Funambol come controcorrente, rispetto alle classiche startup della Silicon Valley. Qui non si fa più sviluppo di software, che è ormai tutto offshore, in India, Cina o Israele. Avere ricerca e sviluppo in Italia è una scelta poco convenzionale, perchè il nostro paese non ha fama di centro di eccellenza nel sofware. Eppure i nostri ingegneri sono tra i migliori al mondo, estremamente preparati dal punto di vista tecnico e fortemente motivati. L’Italia è la patria della creatività, i nostri designers sono tra i migliori al mondo. Questo vale anche per i software designers. Se a ciò si aggiunge la competitività nei salari a livello mondiale, la fidelizzazione classica dei dipendenti italiani (cruciale per lo sviluppo di software), una solida legislazione che protegge la proprietà intellettuale, si capisce perchè l’Italia possa diventare un centro di eccellenza mondiale per le alte tecnologie. Avere capitali americani e cervelli italiani è una ricetta vincente.

Dal tuo punto di vista privilegiato, dal tuo ufficio in Silicon Valley su quale tecnologia  punteresti per il futuro?

Oggi i venture capitalist della Silicon Valley stanno investendo in massa sul clean tech, le tecnologie per lo sviluppo di sorgenti di energia alternative. Abbiamo avuto tre cicli di grande espansione qui, dai semiconduttori, ai computer, a Internet. La prossima ondata verrà dal clean tech. Ovviamente, le tecnologie mobili saranno un grande fenomeno, ma sono il presente, non il futuro.

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Funambol raggiunge un alto punteggio con il sistema di valutazione SOS Open Source https://www.datamanager.it/news/funambol/funambol-raggiunge-un-alto-punteggio-con-il-sistema-di-valutazione-sos-open-source Fri, 23 Apr 2010 09:31:56 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/04/funambol-raggiunge-un-alto-punteggio-con-il-sistema-di-valutazione-sos-open-source/ Maturità, sostenibilità e potenzialità i principali punti di forza del progetto

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Maturità, sostenibilità e potenzialità i principali punti di forza del progetto

Funambol, il piu avanzato fornitore di servizi cloud di posta elettronica e sincronizzazione dati per telefoni cellulari e dispositivi mobili, basato su software open source, ha annunciato oggi di aver ricevuto voti alti nella valutazione effettuata con SOS Open Source, una metodologia disegnata dall’esperto di open source Roberto Galoppini per valutare e selezionare software open source.

SOS Open Source offre alle aziende una metodologia chiara per determinare il livello di rischio associato all’utilizzo di programmi open source, basandosi su importanti fattori quali la comunità e le modalità per contribuire o richiedere modifiche al codice.

Le schede di valutazione restituiscono informazioni precise su ogni programma oggetto dell’analisi, in termini di sostenibilità (stabilità e maturità del codice, vitalità e governo della comunità), livello di supporto (da parte della comunità, del fornitore ed ISV terzi) e potenziale (qualità del codice, roadmap e procedure per sottopporre estensioni).

“Siamo molto lieti che Funambol abbia ricevuto una valutazione molto positiva nell’analisi effettuata da Roberto Galoppini con SOS Open Source”, ha detto Stefano Maffulli, Funambol Community Manager.

“Questa è una indicazione del valore straordinario che la nostra grande comunità di sviluppatori offre a livello mondiale”.

“Gli attuali metodi di valutazione dei progetti open source richiedono troppo tempo per essere eseguiti e propongono metriche di difficile misurazione, con il risultato che risulta complesso utilizzarli per decidere se e quali programmi open source utilizzare,” ha detto Roberto Galoppini, Open Source Strategist.

“La metodologia SOS utilizza l’automazione per fornire un supporto rapido ed efficace nella valutazione e selezione di piattaforme, applicazioni e componenti open source”.

Per saperne di più sulla metodologia SOS Open Source così come sul rating di Funambol, si può visitare la presentazione su slideshare all’indirizzo: http://www.slideshare.net/galoppini/open-source-selection

SOS Open Source è un metodo automatizzato per valutare progetti open source. Raccoglie dati dai più importanti forge e directory di programmi open source e da numerose altre risorse in rete, restituendo informazioni complete ed esaustive sui progetti, e fornendo tutto il supporto necessario per decidere quale siano le fonti di informazioni più utili ed affidabili. http://sosopensource.com/

 

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