GDPR – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 22 Jun 2021 12:36:38 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png GDPR – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Il GDPR non è solo un regolamento ma un fattore abilitante di business https://www.datamanager.it/2021/06/il-gdpr-non-e-solo-un-regolamento-ma-un-fattore-abilitante-di-business/ Tue, 22 Jun 2021 12:36:38 +0000 https://www.datamanager.it/?p=210874 A 3 anni di distanza dall’entrata in vigore della normativa, GDPRLab tira le somme di quanto successo finora. Per le aziende la compliance non è solo un obbligo ma una garanzia di affidabilità A 36 mesi dall’entrata in vigore del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, è inevitabilmente tempo di bilanci. GDPRLab, piattaforma software per […]

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A 3 anni di distanza dall’entrata in vigore della normativa, GDPRLab tira le somme di quanto successo finora. Per le aziende la compliance non è solo un obbligo ma una garanzia di affidabilità

A 36 mesi dall’entrata in vigore del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, è inevitabilmente tempo di bilanci. GDPRLab, piattaforma software per la compliance al Regolamento, sottolinea i principali elementi che sono emersi tra i propri clienti in questi primi 3 anni.

Se i dati relativi al numero di soggetti coinvolti, comunicazioni, procedimenti (e sanzioni) fotografano un quadro in cui gli effetti del regolamento sono evidenti, gli aspetti più interessanti legati al terzo “compleanno” del GDPR, però, riguardano l’impatto nei confronti delle realtà produttive e, in particolare di quella galassia composta da piccole e medie imprese, che nel nostro paese rappresentano una quota estremamente rilevante.

“Il dato che ci ha sorpreso positivamente è che dal nostro punto di osservazione privilegiato percepiamo un approccio al Regolamento Europeo che travalica il semplice obbligo di adeguarsi alla normativa” spiega Alessandro Papini, manager e DPO certificato di GDPRLAB. “L’adeguamento viene piuttosto visto come un fattore abilitante a livello di business”.

Una prospettiva che scardina il luogo comune che vorrebbe le imprese disposte a investire in privacy e sicurezza solo nel momento in cui sono obbligati a farlo dallo spauracchio delle sanzioni.

Imprenditori e professionisti hanno capito che la compliance a livello di trattamento dei dati e sicurezza informatica rappresentano un asset delle loro aziende e che tutti gli operatori economici (partner, fornitori, clienti) considerano l’adesione alle prescrizioni del GDPR come una garanzia di affidabilità.

In molti casi lo stimolo arriva direttamente dalle realtà con cui gli imprenditori si interfacciano (particolarmente quelle più strutturate), che considerano la compliance al regolamento come una condizione indispensabile per ogni forma di collaborazione.

Un fattore ancora più rilevante se si considera l’impatto avuto dalla pandemia di Covid 19, che ha spostato molte delle comunicazioni tra cittadini e imprese nella sfera digitale, rendendo ancora più “sensibile” il tema della privacy e della protezione dei dati.

Che il GDPR sia uno strumento utile per proteggere il business, inoltre, è confermato dal successo delle funzionalità che GDPRLAB offre a livello consulenziale, tra le più apprezzate dai clienti dell’azienda.

“Le aziende non si rivolgono a noi semplicemente per evitare potenziali sanzioni” conferma Alessandro Papini. “Il rapporto di fiducia che si è sviluppato con i clienti della piattaforma viene vissuto dagli stessi come una forma di garanzia per proteggere l’attività”.

 

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GDPR un anno dopo https://www.datamanager.it/2019/06/gdpr-un-anno-dopo-2/ Fri, 07 Jun 2019 16:00:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=187919 A cura di Cécile Georges, Global Chief Privacy Officer at ADP È trascorso un anno dall’attuazione del regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) in Europa, durante il quale si è registrato un sostanziale aumento della consapevolezza in merito alla privacy e alla protezione dei dati. Il GDPR è la prima legislazione nel suo genere: […]

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A cura di Cécile Georges, Global Chief Privacy Officer at ADP

È trascorso un anno dall’attuazione del regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) in Europa, durante il quale si è registrato un sostanziale aumento della consapevolezza in merito alla privacy e alla protezione dei dati. Il GDPR è la prima legislazione nel suo genere: unificando l’approccio alla protezione dei dati in tutta l’Unione europea, il regolamento ha creato un precedente che altre nazioni sembrano voler seguire. Dal Brasile alla California, il GDPR è stato il catalizzatore di una spinta per leggi sulla privacy più forti e chiaramente definite.

Il GDPR ha innescato una conversazione a livello globale in materia di privacy, creando un’impennata nella consapevolezza dei diritti che le persone possiedono in relazione ai propri dati e delle gravi conseguenze della violazione di tali diritti.

Sebbene la maggior parte dei requisiti fossero già in vigore nei paesi dell’Unione europea prima del GDPR, il regolamento ha armonizzato i principi in tutta l’Unione e, cosa forse più importante, ha aumentato la capacità di esecuzione delle autorità vigilanti. L’obbligo di segnalare le violazioni è uno dei risultati più innovativi del GDPR, in quanto la maggior parte delle organizzazioni non era stata precedentemente obbligata a farlo. Tuttavia, identificare ciò che costituisce una violazione dei dati può essere difficile.

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White Paper gratuito IDC: GDPR un anno dopo, sicuro di essere a norma?

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Le autorità per la protezione dei dati in tutta Europa hanno dichiarato di essere attualmente sopraffatte dal volume di notifiche ricevute. Per molte aziende, identificare dove si trovano i dati e chi può accedervi è una sfida operativa e tattica, soprattutto per le grandi aziende che operano su scala globale.

Non c’è dubbio che il GDPR abbia influenzato la legislazione sulla privacy al di fuori dell’Unione Europea. In particolare, la Gerar de Proteção de Dados Pessoais (LGPD) del Brasile rispecchia la struttura del GDPR, e la California Consumer Privacy Act è stata chiaramente influenzata da questo regolamento. Come prima normativa di questo tipo, il GDPR è diventato di fatto il punto di riferimento per le leggi sulla privacy dei dati in tutto il mondo.

La California ha introdotto numerosi nuovi regolamenti simili o comparabili al GDPR, sebbene non altrettanto ampi. Nonostante la sua attenzione eurocentrica, il GDPR ha avuto un impatto enorme in luoghi come gli Stati Uniti, dove ha provocato una discussione sulla necessità di tutelare il diritto alla privacy degli individui rispetto alla semplice protezione di specifici tipi di dati. Essendo il primo Stato ad approvare una legislazione con un ambito così ampio sulla privacy dei dati, sembra che la California sia ora il punto di riferimento per il resto degli Stati Uniti, con altri 15 stati che attualmente stanno dibattendo in merito alla propria legislazione sulla privacy.

Per le aziende che fanno affari negli Stati Uniti, l’assenza di principi di riservatezza coerenti tra gli stati può anche rappresentare una sfida per ottenere chiarezza su cosa fare e cosa non fare. Sono attualmente in corso discussioni sulla creazione di un’ampia legge federale degli Stati Uniti che, si spera, darà chiarezza e supporto alle aziende.

Man mano che viene implementata una ulteriore legislazione in merito, le aziende globali devono essere consapevoli delle discrepanze tra i diversi atti legislativi e adeguare di conseguenza i propri programmi sulla privacy.

Poiché le leggi sulla privacy continuano a essere adottate da una vasta maggioranza di Paesi, si potrebbe supporre che diventerà più facile spostare i dati attraverso i confini. Invece, le aziende stanno affrontando potenziali ostacoli poiché alcuni Paesi hanno limitato il trasferimento di informazioni personali al di fuori dei loro confini, imponendo varie forme di localizzazione dei dati. Questo non è il percorso seguito dal GDPR; sebbene il regolamento sia molto rigoroso, contiene un elenco di meccanismi come il Binding Corporate Rules, che consentono alle società, in un mondo sempre più interconnesso e globalizzato, di trasferire legalmente dati personali al di fuori dell’Unione Europea.

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White Paper gratuito IDC: GDPR un anno dopo, sicuro di essere a norma? https://www.datamanager.it/2019/06/white-paper-gratuito-idc-gdpr-un-anno-dopo-sicuro-di-essere-a-norma/ Wed, 05 Jun 2019 10:24:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=187781 GDPR : siamo certi di non “esagerare” nella cancellazione di dati, erodendo inutilmente questo nostro prezioso patrimonio? Il 25 Maggio è stato il primo anniversario dell’entrata in vigore della normativa GDPR SCARICA GRATUITAMENTE IL DOCUMENTO Tuttavia, GDPR non è semplicemente un problema dell’anno scorso: la sfida relativa alla privacy e alla conformità non è mai […]

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GDPR : siamo certi di non “esagerare” nella cancellazione di dati, erodendo inutilmente questo nostro prezioso patrimonio?

Il 25 Maggio è stato il primo anniversario dell’entrata in vigore della normativa GDPR

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Tuttavia, GDPR non è semplicemente un problema dell’anno scorso: la sfida relativa alla privacy e alla conformità non è mai finita!

Queste milestones rappresentano infatti un’eccellente opportunità per fare il punto su ciò che è stato realizzato finora e riflettere su ciò che ci aspetta.

Nel White Paper “It’s Only Just Begun — GDPR One Year On”, che vi offriamo gratuitamente, IDC fa il punto della situazione e pone l’accento su nuovi aspetti della gestione in sicurezza dei dati.

Un esempio? Potremmo essere in grado di sopravvivere a un controllo e persino alla ricezione di una richiesta di accesso ai dati, ma possiamo soddisfare 100, 1.000, o 10.000 richieste di accesso? Oppure, alcune aziende hanno subito danni significativi per “eccesso di conformità” e cancellazione di dati senza alcun reale motivo. Siamo certi di non “esagerare” nella cancellazione o nel non reperimento di dati, erodendo inutilmente questo nostro prezioso patrimonio?

Insomma l’adeguamento alla nuova legge lascia ancora aperti molti temi, ne pone di nuovi, a volte inaspettati. Su questi aspetti indaga il White Paper di IDC.

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Per la privacy relativa al white paper vedi questa pagina

 

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Altroconsumo, la class action contro Facebook arriva in tribunale https://www.datamanager.it/2018/10/altroconsumo-la-class-action-contro-facebook-arriva-in-tribunale/ Wed, 10 Oct 2018 14:55:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=176543 Altroconsumo invia una nuova diffida e deposita l’atto chiedendo un risarcimento di oltre 285 euro per ciascun iscritto per ogni anno di registrazione al social network A sei mesi dallo scoppio dello scandalo dati Cambridge Analytica e con già oltre 28mila aderenti, oggi Altroconsumo ha notificato l’atto con cui si avvia formalmente l’iter giudiziale della class action […]

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Altroconsumo invia una nuova diffida e deposita l’atto chiedendo un risarcimento di oltre 285 euro per ciascun iscritto per ogni anno di registrazione al social network

A sei mesi dallo scoppio dello scandalo dati Cambridge Analytica e con già oltre 28mila aderenti, oggi Altroconsumo ha notificato l’atto con cui si avvia formalmente l’iter giudiziale della class action contro Facebook. L’organizzazione contesta al social network la violazione della privacy e la mancata trasparenza delle informazioni al consumatore al momento della registrazione, come rilevato anche dall’Antitrust che ha aperto un procedimento.

Altroconsumo chiede un risarcimento di oltre 285 euro – per ciascun iscritto per ogni anno di registrazione a Facebook – per i danni subiti: il mancato guadagno del consumatore per lo sfruttamento economico dei dati personali da parte di Facebook e per l’indebito utilizzo di informazioni riservate e dei dati sensibili per finalità commerciali.

50mila account violati

Lo scandalo dati per Facebook nel frattempo non si arresta. È recente la notizia di un nuovo data breach che ha coinvolto almeno 50 milioni di utenti. Oggi Altroconsumo ha inviato una diffida al social network, chiedendo chiarimenti su una condotta che si reitera a danno dei consumatori.

L’organizzazione chiede al social network di:

– conoscere quanti sono gli utenti coinvolti in Italia e nell’Unione europea;

– descrivere come intende rimediare alla violazione dei dati personali;

– riconoscere un risarcimento a tutte le vittime del data breach.

Commenta Ivo Tarantino, Responsabile relazioni esterne di Altroconsumo: “È intollerabile che Facebook continui ad avere delle clamorose falle nel sistema di sicurezza della propria piattaforma, dimostrando in maniera sempre più evidente di non riuscire a proteggere i dati dei propri utenti. Altroconsumo è impegnata sul fronte della protezione dei dati e della tutela dei diritti dei consumatori in rete. Oggi la nostra azione contro Facebook prende sempre più corpo, anche alla luce dell’ultimo data breach”.

Gli utenti aprano gli occhi: Altroconsumo si batte perché i consumatori prendano consapevolezza del valore dei propri dati. Con oltre 28mila aderenti alla class action di Altroconsumo e più di 100mila in Europa per l’azione che l’organizzazione sta portando avanti insieme alle associazioni di consumatori di Belgio, Spagna e Portogallo, partner di Euroconsumers, continua la raccolta delle adesioni attraverso il sito www.altroconsumo.it/azionefacebook

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Facebook spiega le cause della violazione di 50 milioni di account https://www.datamanager.it/2018/10/facebook-spiega-le-cause-della-violazione-di-50-milioni-di-account/ Mon, 01 Oct 2018 15:04:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=158714 Facebook rischia una multa pari al 4% del fatturato annuale per il bug nel sistema di gestione dei token di accesso legato alla funzione “Visualizza come” che ha potenzialmente coinvolto 90 milioni di profili Dalla padella alla brace. E’ questa la situazione che sta vivendo Facebook negli ultimi giorni. Il social network sta lavorando da […]

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Facebook rischia una multa pari al 4% del fatturato annuale per il bug nel sistema di gestione dei token di accesso legato alla funzione “Visualizza come” che ha potenzialmente coinvolto 90 milioni di profili

Dalla padella alla brace. E’ questa la situazione che sta vivendo Facebook negli ultimi giorni. Il social network sta lavorando da mesi per riprendersi dallo scandalo Cambridge Analytica e settimana scorsa è avvenuta la più grave violazione della piattaforma della sua storia. Sono più di 50 milioni gli account che sono stati compromessi e per altri 40 milioni sono state reimpostate le password a scopo precauzionale. Facebook oggi ha confermato le indiscrezioni sulle cause dell’attacco spiegando come gli hacker sono riusciti ad accedere ai profili di un numero così elevato di iscritti. Questi “attori esterni”, come li ha definiti Pedro Canahuati, vice Presidente Engineering, Security e Privacy del social network, hanno sfruttato tre vulnerabilità legate alla funzione “Visualizza come”, che permette di vedere come appare agli altri utenti la propria pagina personale. Il problema sarebbe legato al sistema di caricamento dei video introdotto nel luglio del 2017 che ha generato per errore dei token di accesso con le autorizzazioni di Facebook. Questa tecnologia permette di autenticarsi presso il social network e altre piattaforme utilizzando lo stesso nome utente e password senza doverle ogni volta reinserire. Gli hacker hanno quindi avuto accesso alle credenziali degli utenti per un errore evitabile.

“La combinazione di questi tre bug è diventata una vulnerabilità. – spiega Canahuati – Gli aggressori sono quindi stati in grado di passare da un singolo token di accesso ad altri account, eseguendo le stesse azioni e ottenendo ulteriori token di accesso. Per proteggere gli account delle persone, abbiamo risolto la vulnerabilità. Abbiamo anche reimpostato i token di accesso dei quasi 50 milioni di account che sappiamo essere interessati e abbiamo anche preso il provvedimento cautelativo di reimpostare i token di accesso per altri 40 milioni di account che hanno usato la funzione “Visualizza come” nell’ultimo anno. Infine, abbiamo temporaneamente disattivato questa funzione mentre stiamo eseguendo un’analisi approfondita della sicurezza”.

I guai per Facebook non finiscono qui. Non solo l’azienda di Menlo Park ha ammesso che utilizza il numero di telefono degli utenti, almeno di quelli che hanno fornito tale informazione per motivi di sicurezza come l’autenticazione a due fattori, a scopo pubblicitario ma rischia anche una multa salatissima. Il Wall Street Journal riferisce che il garante della privacy dell’Irlanda, Paese in cui Facebook ha posto la sua sede legale per operare in Europa, ha avviato un’indagine sulla violazione dei 50 milioni di account basandosi sul GDPR, il nuovo regolamento Ue sulla gestione dei dati personali introdotto qualche mese fa. “Siamo preoccupati del fatto che questa violazione riguardi molti milioni di account e che Facebook non sia in grado di chiarirne la natura e i rischi”, ha detto l’autorità di Dublino. Se trovata in difetto, l’azienda di Menlo Park potrebbe subire una multa da 20 milioni di euro o addirittura del 4% del fatturato annuale in caso di grave inadempienza. Si parla di una cifra superiore a 1,6 miliardi di euro considerando il giro d’affari registrato da Facebook nel 2017.

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Novità per GDPR Day 2018 https://www.datamanager.it/2018/09/novita-per-gdpr-day-2018/ Mon, 03 Sep 2018 08:47:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152593 Nuovi appuntamenti, un’edizione di web learning e una community on line Gli organizzatori del GDPR Day 2018 annunciano un nuovo tour: sarà la volta di Torino (9 ottobre), Verona (18 ottobre), Bologna (19 ottobre) e Catania (23 ottobre). Il tutto anticipato da un’edizione di web learning (dal 17 al 21 settembre), sei webinar gratuiti, a […]

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Nuovi appuntamenti, un’edizione di web learning e una community on line

Gli organizzatori del GDPR Day 2018 annunciano un nuovo tour: sarà la volta di Torino (9 ottobre), Verona (18 ottobre), Bologna (19 ottobre) e Catania (23 ottobre). Il tutto anticipato da un’edizione di web learning (dal 17 al 21 settembre), sei webinar gratuiti, a cui partecipare direttamente dal proprio ufficio.

GDPR Day è la conferenza italiana per le imprese dedicata al GDPR che si è svolta in primavera, toccando quattro città: Milano, Padova, Roma e Bari. Nel panorama nazionale, il tour si distinto per qualità dei contenuti, alto livello dei relatori e format molto dinamico, che ha alternato momenti di formazione a momenti di networking. Il pubblico ha premiato l’attenzione ai dettagli, confermando nelle quattro città quattro sold out (leggi la news).

Dal tour è nata una Community di persone, interessate ad approfondire il tema Privacy e GDPR, grazie al contributo costante dei relatori esperti, che hanno partecipato alla prima edizione. La GDPR Day Community si trova su Telegram, il canale è aperto a tutti, Per iscriversi basta cliccare qui.

“Il GDPR ha messo a dura prova le imprese italiane, che hanno dovuto e devono ancora adeguare processi e strumenti alle nuove disposizioni. Un passaggio non facile, estremamente delicato e per nulla immediato. Il GDPR Day, però, ha saputo offrire numerosi spunti, informazioni importanti, formazione ed una community su cui contare! Pertanto il tempo del GDPR Day non si è concluso, ma è anzi solo all’inizio” commenta Federico Lagni, CEO di AreaNetworking.it, organizzatore dell’iniziativa, insieme a Samuel Lo Gioco di Inside Factory.

Durante il nuovo tour autunnale gli esperti del GDPR spiegheranno come adeguarsi al GDPR, cosa è cambiato dalla data del 25 maggio, faranno luce sulle diverse zone d’ombra sul tema privacy. Anche questa volta, saranno presenti avvocati, esperti di informatica forense, Guardia di Finanza e aziende sponsor con soluzioni e servizi a supporto delle imprese. Ai volti noti delle prime tappe si sono aggiunti anche nuovi contributi, per ampliare al meglio l’offerta informativa e formativa al pubblico. Le aziende sponsor stanno riconfermando la loro partecipazione con entusiasmo.

In attesa del mese di ottobre, è possibile già iscriversi al GDPR Day Web Learning, i webinar informativi che si terranno dal 17 al 21 settembre. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti. Ogni sessione dura 45 minuti e prevede la presentazione di soluzioni e servizi particolarmente utili alle imprese al fine di migliorare esponenzialmente la propria compliance al GDPR. Sarà possibile confrontarsi con le aziende Top Sponsor del GDPR Day, quali: SISECO, Netwrix, DigiTree, Basis Information Technology, Blindata, Bitdefender, Achab. Per maggiori informazioni e per iscriversi gratuitamente clicca qui.

Gli appuntamenti sono quindi in autunno, tutte le informazioni saranno a breve disponibili su www.gdprday.it, per poter ricevere gli aggiornamenti sul programma, le prossime tappe e i webinar, basta iscriversi alla nostra newsletter.

Per ogni dubbio, domanda o maggiore informazione in tema GDPR è sempre attiva e aperta gratuitamente a tutti la GDPR Day Community su Telegram: https://t.me/gdprday.

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Twitter blocca l’account di chi si è iscritto quando era under 13 https://www.datamanager.it/2018/07/twitter-blocca-laccount-di-chi-si-e-iscritto-quando-era-under-13/ Thu, 26 Jul 2018 10:30:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152152 Twitter ha cancellato i profili delle persone che avevano meno di 13 anni al momento dell’iscrizione per omologarsi al GDPR L’avvento del GDPR, il nuovo regolamento europeo per la privacy online, ha imposto ai social network di rivedere la propria politica di iscrizione per quanto riguarda l’età. Tutti coloro che non hanno almeno 13 anni […]

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Twitter ha cancellato i profili delle persone che avevano meno di 13 anni al momento dell’iscrizione per omologarsi al GDPR

L’avvento del GDPR, il nuovo regolamento europeo per la privacy online, ha imposto ai social network di rivedere la propria politica di iscrizione per quanto riguarda l’età. Tutti coloro che non hanno almeno 13 anni non possono avere un account su queste piattaforme senza il consenso esplicito dei genitori. Twitter, così come altre aziende del web, ha dovuto adeguarsi per poter operare in Europa e da qualche mese ha cancellato gli account di coloro che si sono iscritti al servizio quando non avrebbero avuto l’età consentita per farlo. Molte persone oggi maggiorenni si sono quindi ritrovate il profilo bloccato perché al momento della creazione dell’account avevano meno di 13 anni.

Gli adulti cancellati da Twitter, che ha dichiarato guerra a coloro che acquistano finti follower, hanno sottolineato la questione all’azienda ma al momento il problema non sarebbe stato risolto per tutti. A giugno il social network, che ha pensato all’autenticazione a due fattori tramite hardware per migliorare la sicurezza, ha annunciato che avrebbe lavorato a una soluzione a lungo termine per il ripristino dei loro account ma per diversi utenti il blocco è rimasto tale. Molte cose sono cambiate nel rapporto tra i minori e i social network. WhatsApp, ad esempio, non consente l’utilizzo della sua chat ai ragazzi con meno di 16 anni mentre Facebook e Instagram hanno dato nuove direttive ai rispettivi moderatori dandogli la possibilità di bloccare direttamente i profili degli under 13 anche senza aver ricevuto una segnalazione.

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Mantenere il controllo sui dati personali https://www.datamanager.it/2018/07/mantenere-il-controllo-sui-dati-personali/ Tue, 24 Jul 2018 13:31:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151966 Lo scandalo Cambridge Analytica, che ha coinvolto 87 milioni di utenti di Facebook in una fuga di dati in violazione delle norme sulla privacy della piattaforma, ci ha portato a riflettere su quanto siano preziosi i nostri dati e su come proteggerli meglio. Le disposizioni del regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) sono un […]

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Lo scandalo Cambridge Analytica, che ha coinvolto 87 milioni di utenti di Facebook in una fuga di dati in violazione delle norme sulla privacy della piattaforma, ci ha portato a riflettere su quanto siano preziosi i nostri dati e su come proteggerli meglio. Le disposizioni del regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) sono un passo nella giusta direzione – ma da sole non bastano

Di Massimo Dino Ceresoli, Head of Global Services Southern Europe di Orange Business Services

Il GDPR è il maggiore cambiamento degli ultimi vent’anni nella protezione dei dati personali, finalmente al passo con l’era digitale in cui le persone forniscono i loro dati per una serie di motivi, spesso in cambio di servizi “gratuiti”.

Il GDPR offre agli individui molta più visibilità e trasparenza sul modo in cui vengono utilizzati i loro dati, con pesanti sanzioni per le organizzazioni che non lo rispettano. Rafforzerà e unificherà senza dubbio la protezione dei dati per i cittadini dell’UE e aggiornerà i regolamenti per l’esportazione dei dati al di fuori della regione. lI GDPR riguarda sia i cosiddetti “data controller”, cioè coloro che raccolgono dati personali, sia le organizzazioni che li elaborano.

Il GDPR espande la definizione di dati personali per includere identificatori online come ad esempio gli indirizzi IP, con questo riflettendo l’uso sempre più pervasivo della tecnologia. Dati sensibili come origine etnica, opinioni politiche e salute, insieme a due nuove categorie – dati genetici e dati biometrici – richiedono un consenso esplicito per l’elaborazione.

Per la prima volta, il GDPR richiede alle organizzazioni di sviluppare la protezione dei dati “per impostazione predefinita e per progettazione” nell’intera azienda e nei processi. Questa è una grande notizia per i singoli individui, ma in ultimo tocca a noi assumerci la responsabilità dei nostri dati.

La blockchain semplifica le decisioni sui dati

Attualmente le grandi aziende come Facebook hanno il controllo dei dati forniti dagli utenti e li monetizzano a proprio vantaggio, gli utenti non traggono alcun valore dai propri dati a meno che non optino per i servizi offerti. Ma sicuramente il fondamento di un’economia libera è l’essere in grado di controllare i nostri dati e fare esattamente ciò che vogliamo con essi.

In un futuro non troppo distante, saremo in grado di avere pieno controllo sui nostri dati, così da poterli monetizzare. La tecnologia blockchain può essere la risposta: è un libro mastro digitale aperto e protetto che abbiamo imparato a conoscere con le criptovalute ma che potrebbe potenzialmente controllare le future transazioni di dati.

As esempio, in futuro potremmo disporre di una cassaforte digitale sicura che contiene i nostri dati da portare sempre con noi. Quando un utente vorrà effettuare una transazione, sarà sufficiente consegnare i dati necessari prendendoli dalla cassaforte: per comprare un caffè, fornisco i dati di pagamento. Se il barista è disposto a offrirmi il prossimo caffè gratuitamente in cambio di alcuni dati extra – come il luogo dove vivo – potrò scegliere di consegnare anche questi. D’un tratto cedendo i miei dati ottengo valore reale.

Le organizzazioni devono restituire

Secondo le stime, entro il 2020 ci saranno 20 miliardi di dispositivi connessi sul pianeta, dalle auto alle lavatrici: tutti saranno in possesso di dati degli utenti, che inizieranno a chiedere qualcosa in cambio.

Servirà pensare in modo diverso a come monetizzare i dati: stiamo rapidamente comprendendo meglio il loro valore, e nel futuro le organizzazioni di successo saranno quelle pronte a offrire qualcosa in cambio. Ma in questo momento sono le aziende che riescono a riutilizzare i dati velocemente a essere in vantaggio.

Ad esempio Uber, che è essenzialmente un intermediario di dati, ha iniziato come impresa di taxi. Ha costruito una piattaforma “senza contanti” per gli autisti e conti bancari integrati così da poter pagare direttamente i conducenti e fornire finanziamenti per le auto. Così si è trovata ad avere un sistema per i pagamenti, un ruolo da banca e una piattaforma di prestito. Molti non se ne rendono conto, ma come “banca” Uber sta crescendo più velocemente di molte altre banche start-up. Con i dati che possiede potrebbe anche facilmente riposizionarsi nel mercato assicurativo.

Lo stesso vale per Airbnb, che potrebbe reinventarsi compagnia di assicurazioni di viaggio. Ovviamente avranno bisogno dell’autorizzazione degli utenti per utilizzare questi dati sotto GDPR, a meno che non siano completamente anonimizzati. Gli utenti hanno anche il diritto alla portabilità dei dati che include il trasferimento a un’altra società.

Una società può essere nota come servizio taxi o come banca, ma in questo mondo di “concorrenza non intenzionale” le organizzazioni che dispongono di molti dati possono rapidamente riutilizzarli per sfidare le imprese tradizionali. Amazon, venditore di libri che è diventato un’azienda IT, è un ottimo esempio di questa concorrenza inaspettata.

Le banche sono state uno dei settori finora molto lenti nel cambiamento: alcune realtà aziendali parlano di eccezionale customer experience, ma poi chiudono le sedi o filiali. Eppure in genere hanno ciò che serve: dati in abbondanza e la fiducia necessaria per riutilizzarli e riposizionarsi. Ma finora molti hanno fallito.

Naturalmente, se questa rivoluzione dei dati dovesse verificarsi, tutti noi in qualità di titolari dei dati cercheremo di monetizzare grazie a sconti, offerte speciali – e persino del denaro contante. Raptr, ad esempio, offre ricompense mirate in cambio di dati sulle abitudini di gioco.

Se c’è un risultato che il GDPR ha ottenuto fino ad ora è stato costringerci a ripensare in modo approfondito ai dati. Le organizzazioni tradizionali, come le banche, che non iniziano ad aprirsi al potere dei dati resteranno indietro. Saranno coloro che hanno il coraggio di distinguersi e premiare i clienti per i dati che sono disposti a cedere ad avere successo nel futuro.

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Multifunzionale e multiservizio, la stampa B2B diventa un hub documentale https://www.datamanager.it/2018/07/multifunzionale-e-multiservizio-la-stampa-b2b-diventa-un-hub-documentale/ Fri, 13 Jul 2018 08:01:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151336 I dispositivi per la stampa digitale diventano sistemi multifunzione al centro della semplificazione della gestione documentale. Nelle transazioni tra imprese e tra imprese e pubblica amministrazione, la carta continua a mantenere un’importanza notevole, anche se le nuove normative spostano verso il virtuale e il digitale i normali scambi documentali Smetteremo mai di stampare documenti per […]

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I dispositivi per la stampa digitale diventano sistemi multifunzione al centro della semplificazione della gestione documentale. Nelle transazioni tra imprese e tra imprese e pubblica amministrazione, la carta continua a mantenere un’importanza notevole, anche se le nuove normative spostano verso il virtuale e il digitale i normali scambi documentali

Smetteremo mai di stampare documenti per certificare le transazioni? L’impressione è che, sebbene fortemente ridimensionato, il supporto cartaceo resterà un riferimento importante anche nel futuro. Naturalmente, i processi legati alla carta sono spesso più costosi e lenti, ma ancora quasi insostituibili in diversi aspetti delle attività quotidiane. Inoltre, occorre ricordare il fatto che spesso oramai i dispositivi utilizzati per la stampa digitale sono in realtà sistemi multifunzione, in grado di gestire in modo completo anche documenti digitali, dalla scansione alla trasmissione e ricezione via posta elettronica, all’archiviazione online, all’invio e ricezione di fax e così via. L’utilizzo di questi dispositivi dà alcuni indubbi vantaggi rispetto alle stampanti tradizionali: consente di accelerare i processi aziendali, adottando in moltissimi casi workflow elettronici e ottimizzando costi e tempi di gestione; offre un accesso alla gestione documentale più semplice e guidato da menù grafici e intuitivi, solitamente basati su pannelli operatore touch-screen e, infine, rende più controllabile e più sicuro tutto il processo di gestione dei documenti. Naturalmente, l’iter di adozione delle nuove soluzioni e dei nuovi processi di lavoro è stato avviato con maggiore lena all’interno delle organizzazioni di maggiori dimensioni, che possono apprezzare più rapidamente benefici e ottimizzazioni, avendo oltretutto risorse superiori a quelle delle piccole e medie imprese. Sono queste ultime, le PMI appunto, a doversi attrezzare per adempiere anche alla normativa più recente, quale quella che sancisce il ricorso alla fatturazione elettronica in toto a partire dal gennaio 2019 (Legge di bilancio 2018), sia con la PA, come già previsto dalla Legge n. 244 del 24/12/2007, sia tra privati. Questo obbliga anche le microimprese a organizzarsi e strutturarsi per gestire i processi di fatturazione e le esigenze di archiviazione collegate in modalità, appunto, elettronica. Ma qual è la situazione attuale e cosa stanno facendo i protagonisti del mercato per affrontare nel modo giusto e più efficace le evoluzioni in atto?


#Printing #B2B Accesso più semplice alla gestione documentale
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OTTIMIZZAZIONE E SICUREZZA

Abbiamo chiesto a IDC di tratteggiare una panoramica del mercato della stampa digitale oggi e in prospettiva. «Il mercato del printing è quello che in modo più evidente rispetto agli altri mercati dell’ICT ha subito e sta subendo il processo di digitalizzazione intrapreso da aziende internazionali e italiane» – ha commentato Sergio Patano, senior research & consulting manager di IDC Italia. «Da oltre un decennio, le aziende hanno quindi intrapreso un percorso di consolidamento e trasformazione del proprio parco installato che ha sostanzialmente ribaltato il mix di macchine presenti in azienda». Infatti, secondo Patano, mentre fino al 2005 le aziende acquistavano soprattutto stampanti “single function”, dal 2016 i dati IDC evidenziano come «le vendite di stampanti multifunzione (MFP) abbiano superato per la prima volta il 50% di share, sfiorando addirittura il 60% del totale B2B venduto in Italia». Una tendenza che è continuata con una costante accelerazione nella vendita di questa tipologia di dispositivi, tanto che – continua Patano – il 2017 si è chiuso «con circa 1,8 milioni di stampanti vendute di cui oltre il 75% sono multifunzione». Un trend che proseguirà, secondo IDC, anche nei prossimi anni. Ma il trend non riguarda soltanto l’acquisto di hardware da parte di imprese e organizzazioni: anche il software è, di pari passo, in crescita sul mercato italiano. Sono infatti aumentati gli investimenti in «soluzioni per la gestione di tutti i documenti digitali, che hanno cominciato a proliferare all’interno delle aziende in numero e formato, dai documenti testuali ai log di sistema, dalle immagini ai video fino ad arrivare ai feed dei social network».

Oltre a queste tendenze che potremmo definire “positive”, continua sottotraccia anche quella legata alla razionalizzazione dei costi interni legati all’infrastruttura IT nel suo complesso. In questo processo, sono stati coinvolti anche i componenti dell’infrastruttura legata alla stampa che «troppo spesso non è stata considerata un elemento strategico dell’evoluzione aziendale» e che hanno offerto importanti spazi di miglioramento sia per quanto riguarda la mera riduzione dei costi sia per l’ottimizzazione dei flussi documentali «che impattano sulla produttività del personale» – ha aggiunto Patano. Questo tipo di analisi, che riguarda la razionalizzazione dei costi operativi, è uno dei principali elementi che convincono le aziende a rivolgersi a un partner esterno per la gestione della propria infrastruttura di stampa. «Secondo le ultime stime di IDC, il mercato dei BPS (basic print services) e degli MPS (managed print services) è previsto crescere a un tasso medio annuo pari al 5,3% nel periodo dal 2017 al 2021, arrivando a sfiorare 1,9 miliardi di euro a fine periodo». Un’evoluzione che dimostra come le aziende, nel loro sforzo di riduzione dei costi, siano alla ricerca non solo di servizi ma anche di soluzioni che consentano di migliorare i workflow documentali, eliminando i colli di bottiglia e migliorando la produttività nei processi di backoffice, diminuendo il time-to-market e incrementando la soddisfazione del cliente, come ha sottolineato Patano. Anche la sensibilità delle aziende sui temi della sicurezza dell’infrastruttura di stampa è aumentata, grazie al verificarsi di attacchi che hanno trovato proprio qui il punto debole e all’entrata in vigore della normativa Europea GDPR, che ha spinto le aziende a porre maggiore attenzione anche su questa componente dell’infrastruttura IT riguardo a sicurezza, prevenzione e protezione dei dati. «Eppure, la spesa delle aziende in print security rimane ancora sensibilmente bassa e non è prevista crescere in modo drammatico nel corso dei prossimi anni». Una conseguenza diretta – secondo Patano – della «scarsa comprensione dell’impatto che il GDPR avrà sulla normale operatività delle aziende italiane (in particolare delle PMI)» e del fatto che «la normativa europea che è da poco entrata in vigore avrà un impatto notevole su tutti i flussi documentali, in particolare su quelli che transiteranno (in entrata e in uscita) dai dispositivi di output management».


#Printing #B2B Meno colli di bottiglia più produttività del backoffice
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MODELLO AS A SERVICE

Dopo questa introduzione, vediamo quello che offre oggi il mercato nell’ambito del Printing B2B, attraverso una rapida analisi dell’offerta delle aziende più rappresentative oggi attive sul mercato. Abbiamo interpellato i protagonisti chiedendo loro quale approccio abbiano scelto in chiave evolutiva verso le esigenze attuali e future del mercato, tenendo conto dei maggiori trend delineati in precedenza. Una delle tendenze più importanti del periodo attuale è quella identificata con la definizione Digital Transformation, che sta interessando in modo più o meno intenso tutte le aziende e le organizzazioni italiane, particolarmente per quanto riguarda le piccole e medie imprese. Proprio da qui parte Canon, che affida a Maurizio Basile, document solutions director di Canon Italia il proprio contributo, sottolineando come la Digital Transformation rappresenti una grande opportunità. «Dal punto di vista Canon, un importante vantaggio che ne deriva è rappresentato dal passaggio dai servizi MPS (managed print services) a quelli MCS (managed content services), in cui la gestione dei flussi di stampa dei documenti si va ad ampliare e integrare con la gestione di tutti i contenuti aziendali». Secondo Gartner, continua Basile, i servizi MCS sono una soluzione che razionalizza, semplifica e ottimizza le comunicazioni e la condivisone dei contenuti all’interno dell’organizzazione. «Il collegamento tra i due mondi (MCS e MPS) diventa ancora più chiaro se si considera il primo l’evoluzione del secondo. L’attenzione si sposta dunque dai dispositivi di stampa ai contenuti per fornire una gestione dell’intero ciclo di vita del processo». Una gestione che deve essere affidata a piattaforme software, che, secondo Canon, vanno erogate secondo un modello completamente as a Service. «Il dispositivo multifunzione si trasforma quindi in un hub documentale, semplice da usare e sicuro da un punto di vista di gestione dei documenti e delle informazioni che essi contengono». In uno scenario di trasformazione quale questo, conclude Basile: «Canon, grazie all’integrazione delle due strategie (MPS e MCS), alle competenze tecnologiche e alla profonda conoscenza dei processi aziendali maturata in anni di esperienza, permette alle aziende di gestire i contenuti digitali e cartacei con un’unica infrastruttura».

BUSINESS SECURITY E PRIVACY

Un punto di vista che trova d’accordo, anche se da un punto di vista ovviamente concorrenziale, anche Brother che, con Lorenzo Matteoni, senior manager marketing di Brother Italia, afferma che le aziende sono sempre più consapevoli che la trasformazione digitale debba passare da una migliore gestione interna di tutti i dati a disposizione. «Una constatazione che «le spinge verso una dematerializzazione delle informazioni in grado di consentire una gestione efficiente di grandi quantità di documenti da utilizzare nei diversi flussi operativi». Un altro importante motore per l’evoluzione delle aziende, inoltre, è costituito dall’introduzione del GDPR, per cui occorre «assicurarsi che tutti i dispositivi di stampa collegati in rete siano protetti, perché possono costituire pericolose porte di accesso alle reti aziendali». Per rispondere alle crescenti esigenze di business security e tutela della privacy, continua Matteoni, «Brother adotta una strategia globale di sicurezza delle informazioni che garantisce un accesso sicuro alla rete e ai dispositivi con soluzioni di security printing, crittografia, pull printing e managed print services, neutralizzando le quattro vulnerabilità dei sistemi di stampa: stampe abbandonate (prelevabili da persone non autorizzate), prelievo di dati elaborati dai dispositivi multifunzione e registrati sull’hard disk interno, accesso non autorizzato alle periferiche e rischi di network security». Per affrontare ed eliminare tutte queste vulnerabilità, Brother offre «la propria consulenza per definire una politica di sicurezza per l’intera flotta di periferiche».

CAMBIO DI PROSPETTIVA

Anche per Ricoh, vivere nel pieno della Digital Transformation implica la digitalizzazione di molti processi documentali. «Ma questo non elimina la necessità di stampare» – afferma Davide Oriani, CEO di Ricoh Italia. A cambiare è la prospettiva e il modo in cui si intende la stampa. «Il printing diventa qualcosa di dinamico e slegato da un luogo fisico, complici alcune tendenze quali il cloud e la mobility, che trasformano le modalità con cui le persone interagiscono con le informazioni». È in questo quadro che Ricoh rende disponibile un’offerta per il Digital Workplace che «risponde all’esigenza delle aziende di gestire in modo integrato le informazioni e le comunicazioni, superando i confini degli uffici. Questo grazie a una serie di soluzioni “smart” (tra cui dispositivi multifunzione, lavagne interattive, videoconferenza e videoproiettori) che semplificano la trasformazione digitale». Con che prospettive? «Secondo la ricerca The Future of Print, commissionata da Ricoh e che ha coinvolto 3.150 manager di tutta Europa, le nuove tecnologie di stampa sono fondamentali per la flessibilità del business (77% delle risposte) e per l’innovazione (69%)». Di solito, la stampa è un’attività di secondo piano, con dispositivi ingombranti posizionati negli angoli degli uffici. «Da questa ricerca emerge invece – conclude Oriani – che la percezione sta cambiando e le nuove tecnologie per il printing possono rappresentare un importante vantaggio competitivo».


#Printing #B2B Le multifunzione sfiorano il 60% di share del venduto in Italia @IDCItaly
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VERSATILITÀ, SEMPLICITÀ E FLESSIBILITÀ

Dal digital printing alla gestione dei workflow documentali. La stampa digitale e le stampanti rappresentano quindi ancora (e resteranno in futuro) un mercato vitale e importante. A confermarlo ci sono alcuni protagonisti storici del mondo printing come OKI Europe (Italia), che attraverso Romano Zanon, general manager South Europe Regional Marketing spiega come la carta mantenga ancora una presa salda sulle applicazioni office. Ormai la stampa digitale è diventata imprescindibile grazie alla sua versatilità, semplicità e flessibilità. Ma quali sono le prospettive? «Stiamo assistendo – risponde Zanon – a una evoluzione costante, sicuramente positiva. OKI Europe ha chiuso alla grande il 2017 e abbiamo iniziato in maniera estremamente incoraggiante il 2018. Le opportunità non mancano e i risultati danno ragione al nostro modello di business, con prodotti sempre più verticali, che sappiano soddisfare esigenze specifiche dei clienti». Esigenze che, secondo OKI, si possono riassumere in «dispositivi smart, con un Total cost of ownership (TCO) sostenibile, che aggiungono grande qualità abbinata ad applicazioni uniche e creative, con partner che soddisfino le richieste dei clienti in modo rapido ed efficace». Per rispondere a queste richieste, OKI si muove soprattutto su 4 aree di business: «Light Production con macchine a foglio singolo, Transfer Media Printing (TMP), grande formato e presto anche etichette. In futuro, continueremo a investire per garantire al cliente finale il mix ideale tra qualità, convenienza e affidabilità: i capisaldi che ci hanno permesso di restare al top del mercato in tutti questi anni».

PERFORMANCE E SOSTENIBILITÀ

Anche Epson conferma la salute del mercato professionale. Secondo Riccardo Scalambra, business manager prodotti ufficio di Epson Italia, infatti le prospettive sono «particolarmente interessanti. Da alcuni anni, l’azienda ha sviluppato una linea di prodotti che va dal dispositivo personale a quello dipartimentale per grandi gruppi di lavoro. E su tutta la gamma, ha inserito tecnologie che permettono la gestione di un corretto workflow. Non solo: ha anche stretto partnership con i più importanti produttori di software (tra cui Nuance, PaperCut, Whitesoft) per permettere agli utenti di attuare tutte le potenzialità della gestione documentale». Ed è confermata l’affermazione dei dispositivi multifunzione negli uffici, che «spesso soddisfa gruppi di lavoro medio grandi» e che deve essere in grado non solo di stampare, ma anche di acquisire informazioni all’interno del flusso documentale. In altri termini, «permettere la digitalizzazione, l’archiviazione locale o in cloud e la ricerca rapida dei documenti». Per quanto riguarda l’offerta, Epson ha scelto la tecnologia inkjet, che «oggi è in grado di produrre dalle 24 alle 100 pagine al minuto per tutte le necessità tipiche del mondo della stampa». Epson si muove fortemente in direzione della stampa B2B, offrendo soluzioni end-to-end anche per aziende di grandi dimensioni. «E lo fa – aggiunge Scalambra – con la tecnologia PrecisionCore a getto di inchiostro, che offre anche diversi vantaggi collaterali: dalla riduzione dei consumi elettrici a quella dei rifiuti prodotti. Inoltre, grazie alla linea WorkForce, l’offerta Epson copre tutte le esigenze del cliente, con soluzioni monocromatiche o a colori, fino alle 100 pagine al minuto». Un’offerta che dovrebbe soddisfare un cliente in evoluzione quale quello della stampa B2B, che «non vuole più soltanto stampare, ma creare un flusso di acquisizione documentale che sia semplice, completo e preferibilmente attraverso un unico dispositivo: la stampante multifunzione, appunto».

IL RUOLO DEL SOFTWARE

L’evoluzione del modus operandi delle aziende odierne continua a richiedere l’utilizzo di documenti cartacei, ma certamente è sempre più importante il ruolo rivestito dalle applicazioni software di gestione elettronica dei documenti e dei relativi workflow. Area in cui operano aziende che si sono specializzate nella digitalizzazione e nella ottimizzazione dei flussi documentali. Secondo Alfieri Voltan, presidente di Siav, i documenti cartacei continuano a costituire una fetta rilevante del patrimonio documentale delle aziende, attraverso cui circolano spesso informazioni critiche per il business. Questo significa che un ruolo importante lo giocano i dispositivi di digitalizzazione, come gli scanner, che però sono «ormai sostituiti dai dispositivi multifunzione, che, grazie alle loro funzionalità avanzate, diventano strumenti orientati all’integrazione con i sistemi di enterprise information management (EIM)». L’obiettivo è quello di consentire un utilizzo ottimale delle informazioni: «Dati, documenti e file, qualunque sia la loro origine, tramite le piattaforme EIM vengono gestiti in modo collaborativo ma controllato». Data quindi la stretta correlazione tra stampa digitale e sistemi di gestione documentale, continua Voltan, «Siav ha sviluppato un’integrazione tra la propria piattaforma documentale e il mondo della stampa B2B: il modulo di integrazione permette di interfacciare questi dispositivi e di fornire all’utente un’esperienza d’uso semplice e intuitiva». Quali sono i vantaggi di un tale approccio? «Gli utenti possono interagire tramite un’interfaccia grafica unica con le funzioni di scansione e stampa – risponde Voltan – e contemporaneamente accedere a funzioni di interazione con il contenuto dell’archivio documentale, ad esempio l’inserimento di nuovi documenti nel repository di Archiflow, acquisiti direttamente dalla multifunzione».


#Printing #B2B Cresce il mercato Italiano dei BPS e dei MPS +5,3% @IDCItaly
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Stefano Nalesso, direttore commerciale di Able Tech ricorda che nel 1980, il settimanale inglese The Economist scriveva che in 10 anni, l’80% degli uffici avrebbe eliminato la carta. Oggi invece possiamo dire che «la carta non solo ha conservato un ruolo di primo piano ma è addirittura cresciuta». Infatti l’affermarsi delle tecnologie IT nelle aziende ha causato «un aumento esponenziale di dati e informazioni». In più, il digital divide italiano rende i documenti cartacei indispensabili. Perciò, la carta stampata continuerà ad avere un ruolo fondamentale nelle aziende e nella nostra vita, «sebbene in un graduale processo di razionalizzazione e riduzione degli sprechi. I dispositivi multifunzione integreranno tool avanzati a supporto dei processi aziendali ed estenderanno la funzione di stampa a tutti i device portatili con cui operiamo quotidianamente». Sarà però necessaria in parallelo – continua Nalesso – una profonda revisione dei processi, «supportata da soluzioni in grado di garantire la gestione dell’intero ciclo di vita delle informazioni e di connettere persone, processi e strumenti già esistenti (portali, sistemi ERP, stampanti…)». Ecco perché Able Tech propone ARXivar, soluzione con cui l’azienda ha voluto dare risposta a queste esigenze. «È una piattaforma che si integra perfettamente ai sistemi aziendali e ai dispositivi di stampa, offrendo assieme tutte le più moderne funzionalità di enterprise information management: centralizzazione e gestione di dati e informazioni, gestione dei processi, tool per la collaboration, monitoraggio e report delle attività, da qualsiasi device». Infine, «un modellatore grafico – conclude Nalesso – permette a chiunque di disegnare e rendere funzionante in breve tempo la gestione dei workflow aziendali senza scrivere programmi personalizzati».

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Geolocalizzazione e sorveglianza privata, il bilanciamento di interessi https://www.datamanager.it/2018/07/geolocalizzazione-e-sorveglianza-privata-il-bilanciamento-di-interessi/ Thu, 12 Jul 2018 10:53:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151231 Mentre le imprese fanno ancora i conti con il GDPR, il Garante Privacy richiama l’attenzione sul tema della geolocalizzazione e nuove tecnologie, confermando la compatibilità tra rispetto della privacy ed esigenze aziendali Il caso riguarda una società che effettua servizi di vigilanza privata e trasporto valori (soggetta a uno specifico quadro legislativo) che ha richiesto […]

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Mentre le imprese fanno ancora i conti con il GDPR, il Garante Privacy richiama l’attenzione sul tema della geolocalizzazione e nuove tecnologie, confermando la compatibilità tra rispetto della privacy ed esigenze aziendali

Il caso riguarda una società che effettua servizi di vigilanza privata e trasporto valori (soggetta a uno specifico quadro legislativo) che ha richiesto una verifica preliminare per attivare la geolocalizzazione, su smartphone e tablet, del personale tramite una applicazione che – monitorando gli spostamenti dei dipendenti – offre maggiore sicurezza per le pattuglie e consente di ottimizzare l’organizzazione degli spostamenti effettuati. I dati raccolti sono le coordinate del dispositivo nonché la velocità del veicolo. A garanzia della privacy dei lavoratori, i dati non saranno conservati per oltre 24 ore (salvo particolari esigenze) e il loro trattamento cesserà al termine dell’attività lavorativa con la riconsegna dei dispositivi stessi. L’applicazione verrà attivata tramite codice identificativo e password forniti dalla centrale operativa. In questo modo, si garantisce che i dipendenti non vengano direttamente identificati dal sistema (pseudonimizzazione).

La società – a seguito di richiesta di chiarimenti da parte del Garante – ha specificato che i dispositivi aziendali non verranno assegnati sempre al medesimo dipendente, ma consegnati – tra quelli disponibili – a inizio turno e sarà compito del capo zona registrare su un file dedicato a quale guardia ciascun dispositivo è stato affidato per ogni turno. La posizione geografica verrà rilevata ogni due minuti in modo da garantire un tempestivo intervento in caso di emergenza. Secondo il Garante, considerata la particolare attività svolta, tale intervallo – di per sé molto ravvicinato – non contrasta con i principi di necessità, pertinenza e non eccedenza rispetto alle finalità perseguite. L’accesso in tempo reale ai dati di localizzazione sarà effettuato da personale autorizzato della centrale operativa e solo in caso di necessità o emergenza. Il Garante ha richiesto che vengano individuati profili differenziati di autorizzazione relativi alle diverse tipologie di dati e di operazioni eseguibili. Sottolinea inoltre la necessità di procedere alla designazione quale responsabile esterno del trattamento il fornitore del software. La società esclude l’utilizzo dei dati “per finalità di controllo dei dipendenti ovvero per scopi disciplinari”, tanto è vero che non è prevista l’attivazione della funzionalità “controllo orario sull’entrata in servizio”.


Compatibilità tra rispetto della privacy ed esigenze aziendali – @ColinPartners
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Il Garante, con il provvedimento n. 232 del 18 aprile 2018, si è espresso in termini positivi, ritenendo lecito, necessario e proporzionato, il trattamento previsto, richiedendo tuttavia alcune correzioni a maggior tutela del lavoratore. In particolare, l’Autorità chiede che venga posizionata sul dispositivo un’icona che indichi quando la localizzazione è attiva e che, trascorso un dato periodo di inattività dell’operatore, il sistema oscuri la posizione geografica dei dipendenti. Non mancano i riferimenti agli adempimenti necessari: informativa per i dipendenti, rispetto delle misure di sicurezza idonee atte a preservare l’integrità dei dati trattati e prevenire l’accesso agli stessi da parte di soggetti non autorizzati; predisposizione di misure che garantiscano agli interessati l’esercizio dei diritti previsti dagli artt. 15 e seguenti del Regolamento generale sulla protezione dei dati (UE) 2016/679. Interessante il richiamo al GDPR che prevede in casi simili che sia il titolare del trattamento, nel rispetto del principio di responsabilizzazione di cui all’art. 24, a valutare autonomamente la conformità del trattamento alla disciplina vigente, provvedendo alla realizzazione di una valutazione di impatto ex art. 35 del citato Regolamento, attivando la consultazione preventiva ai sensi dell’art. 36.


Emanuela Pasino consultant Colin & Partners – www.consulentelegaleinformatico.it

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