Horizon 2020 – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:55:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Horizon 2020 – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Holonix – La potenza delle cose, l’energia delle persone https://www.datamanager.it/2018/07/holonix-la-potenza-delle-cose-lenergia-delle-persone/ Fri, 13 Jul 2018 10:10:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151255 Essere pronti per l’Industry 4.0 e gareggiare ad armi pari con la concorrenza. Al fianco delle PMI, nell’impresa di diventare digitali. Ricerca tecnologica, competenze e soluzioni per fornire servizi di qualità in tempi brevi e a prezzi competitivi. L’ascesa di Holonix, azienda di soluzioni IoT avanzate, dedicate all’efficientamento dei processi produttivi e di servizi a […]

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Essere pronti per l’Industry 4.0 e gareggiare ad armi pari con la concorrenza. Al fianco delle PMI, nell’impresa di diventare digitali. Ricerca tecnologica, competenze e soluzioni per fornire servizi di qualità in tempi brevi e a prezzi competitivi. L’ascesa di Holonix, azienda di soluzioni IoT avanzate, dedicate all’efficientamento dei processi produttivi e di servizi a esso correlati

L’IoT ha stravolto il modo tradizionale di fare impresa. Moltiplicando le possibilità di esplorare nuove opportunità di business e raggiungere un numero maggiore di clienti. Allo stesso tempo, la digitalizzazione dei processi libera una quantità enorme di informazioni a disposizione delle aziende per offrire prodotti e servizi altamente customizzati. Un solco entro cui si inserisce l’azione di Holonix azienda che offre soluzioni integrate IoT per l’efficientamento dei processi produttivi e di servizi ad esso correlati. Forte delle esperienze di ricerca – svolte dai soci fondatori presso il dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano nell’ambito delle tematiche legate al Product Lifecycle Management (PLM) e proseguite in ambito internazionale con aziende del calibro di Siemens e IBM – Holonix, propone soluzioni Internet of Things in domini specifici, usufruendo dell’infrastruttura IBM per abilitare le aziende clienti nel fornire prodotti-servizi. Siamo in pieno territorio Industry 4.0. Un tema oggi particolarmente caldo. Ma che era assai meno pop quando Jacopo Cassina, socio e amministratore delegato di Holonix iniziò a muovere i primi passi, a grandi linee, una quindicina d’anni fa. «Mi occupo di questo mondo dai tempi della tesi di laurea al Politecnico di Milano. Partendo dal dominio della tracciabilità e degli RFID, fino a un dottorato sugli smart products». L’idea di mettersi in proprio si salda con quella che per Cassina rappresenta una delle cesure epocali di questi anni, la convergenza di fisico e digitale e la nascita di sistemi cyber-fisici (Cyber Physical Systems), un insieme di tecnologie abilitanti, capaci di generare un sistema autonomo, intercomunicante e intelligente, in grado di facilitare l’integrazione tra soggetti diversi, distanti fisicamente. Un esempio? Le autovetture di ultima generazione. Una rete di componenti IT/software fusa con parti meccaniche ed elettroniche. La combinazione riuscita di sensori, un modello software del veicolo e una serie di programmi elettronici. Un sistema che abilita tre scenari sequenziali: generazione e acquisizione dei dati, computazione e aggregazione e supporto al processo decisionale. Una miscela esplosiva per spingere al grande salto. «Conclusi gli studi con il supporto maturato in un progetto di ricerca internazionale, abbiamo ritenuto che i tempi fossero maturi per creare un’azienda che unisse una profonda conoscenza della tecnologia alle competenze necessarie per supportare i clienti a comprendere le opportunità offerte dal cambiamento» – spiega Cassina.

Lara Binotti – sales director

IOT, SI FA SUL SERIO

Secondo i dati del Network per la Valorizzazione della Ricerca Universitaria, dal 1979 a oggi sono stati 1384 gli spin-off nati in ambito accademico. Dopo una partenza incerta, nel 2010 per la prima volta si supera la soglia dei cento nuovi nati. Un anno cruciale anche per Holonix che di quella nidiata faceva parte. «Le competenze di Holonix sono radicate all’interno del Politecnico di Milano. Ragionamenti, discussioni, verifiche sono state senza dubbio un valore aggiunto che ci ha permesso di iniziare nel modo giusto» – continua Cassina. Il passaggio successivo è stato la scelta del time-to-market. Sulle ali dell’entusiasmo non è raro infatti incappare nell’errore di commercializzare prodotti o servizi prima che il livello di progettazione e realizzazione abbia raggiunto la maturità necessaria. Viceversa essere bravi a lanciare sul mercato una soluzione al momento giusto significa iniziare a guadagnare senza aspettare mesi o addirittura anni. «Noi siamo partiti sicuramente in anticipo» – fa notare Cassina. Quattordici anni fa di IoT non parlava nessuno. Neanche si utilizzava il termine. Si parlava di “smart products”, di manifattura e prodotti olonici» – ricorda Cassina. Da allora, Holonix è cresciuta, acquisendo quegli elementi tipici dell’azienda più grande e strutturata. Come spesso accade, il progetto imprenditoriale si fonda su un’idea originale. All’origine di Holonix c’era quella di riuscire a raccogliere e utilizzare i dati e le informazioni delle macchine, già in parte presenti ma non immediatamente disponibili, e di integrarli per ricavarne insight utili. «Oggi come allora, non c’è sempre una vera sinergia nell’utilizzo del dato» – spiega Cassina. «Holonix nasce con l’idea di integrare queste informazioni. Arricchendole laddove non erano nemmeno del tutto presenti. Fornire cioè una tracciabilità spinta, che “nasce” dal mondo RFID e dal dato macchina proveniente dal mondo M2M».


.@HolonixSRL Jacopo Cassina: «Adattare competenze #IoT e soluzioni per rispondere alla complessità»
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Tracciabilità e machine-to-machine. I due nuclei fondanti dell’IoT. E della vision di Holonix. «La convinzione dalla quale siamo partiti era che si andava in direzione di un nuovo ecosistema». Un cambiamento che apriva a nuove possibilità, maggiore efficienza e risultati economici migliori. Il passaggio da strutture fisiche a digitali segna una rivoluzione in termini di customer experience, soddisfazione del cliente, riduzione dei costi. Stravolgendo modelli di business consolidati. «Un ecosistema le cui caratteristiche richiedono una estrema conoscenza e caratterizzazione delle soluzioni. Che solo partner d’esperienza e affidabili possono garantire» – afferma Cassina. «Prendiamo quel che sta avvenendo in maniera sempre più massiccia nel mondo dei beni durevoli. Computer, smartphone, auto, e così via. L’onda del cambiamento investe tutti i settori. Compreso il mondo delle macchine industriali». Il mondo della produzione, della manifattura. Una delle voci più importanti dell’export italiano. «L’Italia è riconosciuta come paese d’eccellenza, quando si parla di realizzazione di prodotti. Nel prossimo futuro però, i prodotti diverranno una commistione di fisico e digitale, cui anche le nostre imprese dovranno adeguarsi aprendosi al digitale» – afferma Lara Binotti, sales director di Holonix. Possibilmente in fretta. Per non perdere ulteriore terreno nei confronti di paesi, Germania in testa, che in tema di Industria 4.0 si sono mossi prima e con una capacità di fare sistema migliore della nostra. «Una fase in cui, date le dimensioni del tessuto imprenditoriale italiano, diventa altrettanto stringente la necessità di contare su una partnership in grado di offrire il supporto adeguato al tipo di innovazione necessaria». Auspicio che si salda con la mission di Holonix di sviluppare idee e possibilità di innovazione attraverso la partecipazione a progetti di ricerca internazionali. «Attività dalla quale origina la capacità dell’azienda di derivarne prodotti e servizi allo stato dell’arte utilizzabili anche dalle PMI» – rileva Jacopo Cassina.

Eva Coscia – R&I director

LA FABBRICA SMART

Holonix supporta le aziende nel percorso di innovazione di prodotti, processi e servizi in tutte le aree organizzative (produzione, logistica, manutenzione, assistenza), implementando un approccio IoT in grado di liberare valore aggiunto nella conoscenza del ciclo di vita del prodotto. «Il nostro punto di forza è la capacità di adattare le nostre competenze IoT e i nostri prodotti all’interno delle specificità e le complessità delle aziende clienti, sviluppando progetti con una vision e obiettivi ad ampio respiro e a medio termine, ma segmentati così da avere risultati immediati e con un ritorno dell’investimento molto rapido» – afferma Cassina. «Pur essendo progetti con un ritorno immediato, sono necessari un punto di vista ampio e un obiettivo che consideri le necessità di medio-lungo periodo. Infatti, i piccoli software sviluppati per risolvere micro-problemi specifici, non pianificando la loro introduzione e crescita, si possono facilmente trasformare in ostacoli per il business nel prossimo futuro» – nota Cassina. «Noi vogliamo invece creare con i nostri clienti, soluzioni che crescano insieme alle loro necessità, pur avendo i primi risultati e dei ritorni, direttamente nei primi mesi. Con questo obbiettivo guidiamo l’azienda verso l’adozione di una soluzione capace di creare la base per progetti di lungo respiro. Concetto questo, che abbiamo declinato in molti settori industriali». Per esempio, nella parte di produzione con aziende del settore chimico. In Nearchimica, azienda cliente di Holonix, da tempo l’esigenza più sentita era quella di riuscire a gestire e a tracciare l’intera produzione e le successive fasi di spedizione dei prodotti. «All’interno del muro della fabbrica, l’esigenza di identificare e tracciare il prodotto si traduce in molti casi in un’operazione problematica» – rileva Binotti. «Oggi, grazie alla gestione delle informazioni direttamente dai macchinari in funzione riusciamo a costruire il “passaporto elettronico” di ogni singolo prodotto. Accessibile attraverso la piattaforma i-Like. Un unico applicativo IoT con cui gestire la tracciabilità, dalle fasi di produzione all’immagazzinamento, distribuzione e spedizione comprese» – continua Lara Binotti. Non solo. «La piattaforma i-Like consente di monitorare le giacenze di magazzino, azzerando i tempi di ricerca dei materiali e degli imballi. L’attività semestrale di inventario può essere completata in poche ore. Così come le attività di picking, preparazione e controllo degli ordini». La soluzione i-Like garantisce il controllo di ciò che accade in ogni reparto, per ogni prodotto. «Le informazioni relative a chi l’ha maneggiato e quando; provenienza; materie prime utilizzate; macchina in cui si è svolta la lavorazione e risultati finali sono tutte registrate nel passaporto digitale» – aggiunge Binotti. Inoltre, sul prodotto finale – arricchito da tutti questi dati – gli utilizzatori possono costruire servizi aggiuntivi. «Per esempio, la macchina può essere equipaggiata e interfacciata in maniera più semplice, monitorata da remoto, tramite app o tablet» – continua Binotti. L’obiettivo è di abilitare il produttore ad avere il controllo di tutta la gestione della manutenzione. «Controllo sul quale possiamo agganciare una serie di servizi aggiuntivi alla macchina che il produttore può offrire alle aziende clienti lungo tutto il ciclo di vita del prodotto». Le informazioni raccolte vengono così valorizzate. Per sfruttare al meglio correlazioni e legami significativi tra di loro. Una volta aggregati i dati si procederà con l’implementazione di metodi analitici capaci di valutare i risultati. «Questa è la nostra tecnologia. Capace di intercettare e aggregare due mondi: uno interno e l’altro esterno alla fabbrica».


#IoT #Industry40 Sistemi #cyberphysical Verso un nuovo ecosistema dell’utilizzo del dato – @HolonixSRL
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PROCESSI DATA DRIVEN

Secondo gli esperti del settore e gli analisti di mercato, i sistemi cyber-physical, per le potenzialità associate ai fini della creazione di valore lungo le tre dimensioni della digitalizzazione del manifatturiero – smart product, smart manufacturing e i cambiamenti nei business model delle aziende – rappresentano una delle innovazioni tecnologiche chiave della quarta rivoluzione industriale. Naturalmente, affinché le macchine siano in grado di esporre dei dati è fondamentale che siano dotate della sensoristica adatta. «Non tutte sono dotate di sistemi di automazione PLC» – ci dice Alberto Alberio, operations e IT director di Holonix. «Le più vecchie non lo sono, né sono predisposte per essere equipaggiate. Perciò bisogna in qualche modo attrezzarle con nuova sensoristica». Diversa la situazione per quelle di più recente costruzione, sulle quali i produttori predispongono a bordo macchina apparecchiature in grado di esporre i dati a sistemi terzi, utilizzando protocolli standard. «Qualche volta sono proprietari – rileva Alberio – ma in generale i produttori mettono a disposizione tutte le specifiche». Detto questo, il parco macchine presso le aziende varia molto in termini di età e di tipologia. Non è raro quindi prendere accordi specifici con i produttori delle macchine. In altri casi si può agire in autonomia, tramite partner selezionati, andando a “sensorizzare” le macchine in modo tale da poter estrarre i dati che servono. La fase successiva è la scelta dei dati da utilizzare. «Insieme al produttore della macchina e al nostro cliente valutiamo quelli che sono i dati più interessanti» – conferma Alberio. «Con il nostro prodotto i-LiKe Machines parliamo con il produttore per capire qual è il valore aggiunto per lui e per il nostro cliente. E lavoriamo sul monitoraggio della macchina per mettere a fuoco le relazioni tra e valore di business. Le decisioni sono sempre condivise con il cliente. Mettiamo al primo posto le esigenze emerse in fase di consulenza, che è parte integrante della nostra proposta commerciale». Holonix è nata quando di Internet of Things si parlava soprattutto in ambito accademico – ci dice a questo proposito Angelo Giorgetti, business advisor di Holonix. «Discussioni proseguite in contesti di ricerca internazionale con alcuni tra i migliori partner del settore. Oggi, decliniamo queste tematiche in un contesto che è anche quello della piccola e media imprenditoria italiana. Per la sua origine Holonix è tendenzialmente portata alla consulenza. A diffondere cioè conoscenza anche a chi non ha accesso a queste forme di know-how».

Alberto Alberio – operations e IT director

CHIAREZZA SU TEMPI E COSTI

Compito di una società di consulenza seria è quello di interagire con l’azienda per individuare le aree di miglioramento. Possibilmente non in tempi biblici. Costruire cioè progetti chiari in termini di obiettivi da raggiungere, attività da svolgere, risorse da impegnare. Holonix è attenta alle esigenze delle piccole imprese quando chiedono che un progetto sia sviluppato nel più breve tempo possibile. «L’importante è partire da solide basi perché abbia un respiro di lunga durata» – conferma Jacopo Cassina. «Evitando di trasformarsi in una nuova barriera tecnologica agli sviluppi e alle necessità che potrebbero presentarsi tra due anni». Un’altra obiezione tipica delle PMI è che i progetti di consulenza hanno costi troppo elevati, sproporzionati rispetto ai risultati che si ottengono. Rilievo che riassume bene la difficoltà di queste ultime di comunicare efficacemente il corretto rapporto tra costi e benefici. In Holonix, è prassi – spiega Lara Binotti – prima del rilascio delle soluzioni, informare il cliente sulle modalità e i tempi di realizzazione del progetto affinché sia chiaro da subito il costo dell’intervento. «Prima di cominciare a lavorare, consegniamo una valorizzazione economica del progetto, comprensiva dei tempi di implementazione. Un piano nel quale si esprime anche l’effort richiesto al cliente. Un lasso di tempo mediamente dai tre ai sei mesi, in cui il prodotto/servizio viene implementato e se necessario customizzato». Tempistiche allineate alle esigenze delle PMI italiane. Sufficienti per iniettare nuova linfa in azienda, bypassando la pratica ancora diffusa di ricorrere a pilot. «Noi cerchiamo di portare un prodotto che non sia utilizzabile esclusivamente in laboratorio o in un piccolo dominio, ma che permetta al cliente di immettere sul mercato il proprio prodotto, confrontandosi subito col mercato» – riprende Cassina. «La problematica che i pilot risolvono è di tipo squisitamente tecnologico, nella maggior parte dei casi superabile. La vera sfida è come utilizzare queste tecnologie. Comprendere le esigenze dello specifico settore in tempi brevi e confrontarsi con il mercato». La manifattura è il settore dal quale sono arrivate le risposte più soddisfacenti per Holonix. «Il verticale di riferimento» – conferma Lara Binotti. «Sin dall’inizio ci siamo occupati di efficientamento dei processi produttivi, partendo da un approccio spinto alla connettività RFID. Oggi, attraverso l’utilizzo del mix di tecnologie di i-Like Platform – la nostra soluzione modulare che raccoglie tutti i dati generati dal prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita, resi e manutenzione compresa – siamo in grado di presentarci da protagonisti in questo settore così importante per la nostra economia. Rivolgendoci soprattutto alle piccole e medie realtà». Le più scoperte quando si parla di tracciabilità dei prodotti. «Nelle grandi aziende si tratta di un processo diffuso e consolidato» – rileva Binotti. Meno scontata invece, la presenza – in quelle più piccole -dell’accoppiamento software di magazzino/barcode-RFID. «Quando parliamo di PMI in Italia, non dobbiamo dimenticare che molte sono “micro” imprese (l’86% del totale PMI) come emerge dal rapporto dell’osservatorio di Banca IFIS. Non solo. Il trasporto, la logistica, l’identificazione della merce sono ambiti che riguardano tutti i tipi di settore. Tanto l’alimentare quanto la meccanica hanno la necessità di prendere, spedire, spostare la merce. Il disallineamento del magazzino fisico dal magazzino fiscale è un problema che riguarda tutti».


#PLM #IoT Liberare il valore aggiunto nella conoscenza del ciclo di vita del prodotto – @HolonixSRL
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DALLA RICERCA AL MERCATO

Ricerca e innovazione rappresentano una vera e propria priorità per Holonix. «Il nostro impegno è di non lasciare dentro a un cassetto quello che facciamo in ambito di ricerca, ma riuscire a portarlo sul mercato» – ci spiega Eva Coscia, R&I director di Holonix. «Verificando quali sono le attività più adatte a far maturare soluzioni che possono essere comprese e facilmente utilizzabili dalle aziende». Un aiuto a perseguire questo obiettivo – continua Eva Coscia – è la presenza ai tavoli dei progetti di ricerca internazionali di una forte componente di piccole e medie imprese. Per la spinta da parte della Commissione europea a fare ricerca utilizzabile non solo dai grandi nomi. «Contesti sicuramente utili a noi per conoscere e confrontarci con realtà come IBM, Dassault, Siemens». Collaborazioni fattive come quella sviluppata con il progetto Manutelligence finanziato attraverso Horizon 2020, il piano UE per favorire il processo di digitalizzazione industriale delle aziende europee, sostenerne l’eccellenza scientifica e le innovazioni, rafforzare la cooperazione internazionale, che ha portato allo sviluppo di un’integrazione tra la soluzione i-LiKe Machines di Holonix per la gestione delle macchine industriali e 3DEXPERIENCE, la piattaforma per la gestione della progettazione 3D di Dassault Systèmes. «Partnership che ci ha permesso di dimostrare la possibilità di arricchire soluzioni presenti sul mercato da tempo che offrono già un’ampia varietà di servizi». La partecipazione fattiva a progetti di ricerca internazionale è anche una opportunità preziosa per conoscere meglio tematiche innovative e far progredire le soluzioni Holonix di seconda generazione. «Con IBM per esempio – al di là della partnership – stiamo collaborando a progetti di ricerca che ci daranno la possibilità di utilizzare le tecnologie di distributed ledger e di blockchain. Un’opportunità per toccare con mano vantaggi e criticità in vista di una futura integrazione nelle nostre soluzioni» – conferma Eva Coscia.

Angelo Giorgetti – business advisor

In questo quadro, Holonix mira a espandere la posizione sul mercato esplorando nuove possibilità. «Partecipando a questi progetti – come per esempio Z-Bre4k (G.A. 768869) e Z-Fact0r (G.A. 723906) – oltre ad avere la possibilità di sviluppare sinergie e collaborazioni con i big dell’IT e dell’industria, abbiamo l’opportunità di conoscere tecnologie nuove e di esplorare mercati verticali che non sono quelli tipici dell’azienda. Come quello dell’agricoltura di precisione» – conferma la direttrice R&I di Holonix. «Senza dimenticare il punto di partenza e la nostra specializzazione nel manufacturing, ci sono tematiche su cui saremo in grado di declinare una serie di soluzioni tecnologiche legate al monitoraggio del clima, del suolo, delle risorse idriche, che diventeranno molto interessanti nel prossimo futuro. Ambiti nei quali non tutte le aziende IT si stanno muovendo in maniera consistente e veloce». In conclusione, Holonix ha reso più semplice l’IoT a vantaggio delle piccole e medie imprese italiane. «Quello che abbiamo fatto in dieci anni di attività è stato di sviscerare a fondo questo argomento» – afferma il direttore IT e operations di Holonix. «Ideando soluzioni per rendere accessibile, anche ad aziende che non possono permettersi investimenti milionari, le opportunità offerte dal mondo IoT. E lo stiamo facendo, dando loro la possibilità non solo di accedervi dalla porta principale ma anche attraverso soluzioni che – in poco tempo e con una spesa accettabile – consentono di essere pronti per l’Industry 4.0 e di gareggiare ad armi pari con la concorrenza».

 Foto di Gabriele Sandrini

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Italtel presenta i progressi sui progetti 5G di Horizon 2020 all’EuCNC 2018 https://www.datamanager.it/2018/06/italtel-presenta-i-progressi-sui-progetti-5g-di-horizon-2020-alleucnc-2018/ Tue, 19 Jun 2018 11:01:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149847 Focus su slicing della rete, Internet of Things e Multi-Access Edge Computing (MEC) Italtel, società multinazionale dell’Information & Communication Technology, che insieme a Exprivia forma un nuovo attore nella progettazione e nello sviluppo di soluzioni e servizi innovativi per la trasformazione digitale, presenta alla “European Conference on Networks and Communications” (EuCNC) 2018 in svolgimento a […]

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Focus su slicing della rete, Internet of Things e Multi-Access Edge Computing (MEC)

Italtel, società multinazionale dell’Information & Communication Technology, che insieme a Exprivia forma un nuovo attore nella progettazione e nello sviluppo di soluzioni e servizi innovativi per la trasformazione digitale, presenta alla “European Conference on Networks and Communications” (EuCNC) 2018 in svolgimento a Ljubljana gli avanzamenti sui tre progetti europei Horizon2020 in ambito di infrastrutture e servizi per il 5G in cui è impegnata.

In qualità di azienda partecipante a tre dei progetti di ricerca finanziati dalla Commissione Europea, Italtel fornirà aggiornamenti sul proprio lavoro all’interno di MATILDA (Grant Agreement No. 761898), 5GCity (GA No. 761508) e 5G ESSENCE (GA No.761508), che sono tutti parte dell’iniziativa Research and Innovation 5G-PPP.

“La conferenza EuCNC 2018  è un’eccellente opportunità per mostrare i nostri progressi in ambito 5G, compresi gli sviluppi sullo slicing di rete, bassa latenza e edge computing, che renderanno disponibili nuovi servizi innovativi per gli utenti finali su diversi verticali” ha detto Giulio Gaetani, Head of Telco and Media, Product Solutions Unit di Italtel. “Facendo leva sulla nostra esperienza nei processi delle imprese, siamo in grado di creare nuove opportunità di mercato per diversi settori, tra cui l’industria automobilistica, la sanità digitale, la fabbrica intelligente, la media distribution e l’intrattenimento”.

Il 20 giugno alle 13.30 Pietro Paglierani, responsabile per Italtel del progetto MATILDA, presenterà i recenti progressi in un nuovo scenario di smart retail. Sostanzialmente, la presentazione verterà sullo sviluppo del Personal Assistant 5G in contesti affollati (5GPACE). Il lavoro di Italtel in questo progetto è stato sviluppato in collaborazione con il partner INCELLIGENT.

Antonino Albanese, responsabile per Italtel dei progetti 5GCity, presenterà gli ultimi progressi nello sviluppo di servizi 5G per una gamma di verticali, come parte del progetto 5GCity di Horizon2020. La tavola rotonda, intitolata “Vertical Industries & Services for 5G (VIS5G) – Impact of 5G on verticals”, si terrà lunedì 18 giugno alle 16.30.

Presso il Booth del progetto europeo 5G ESSENCE, il team di Italtel illustrerà la sua piattaforma Multi-Access Edge Computing (MEC) – un risultato del lavoro con ATHONET e CASA SYSTEM – che fornisce una infrastruttura virtualizzata per l’elaborazione di contenuti video ad alta risoluzione al bordo della rete, per supportare applicazioni 5G evolute e “immersive”. La demo evidenzierà alcuni degli ultimi progressi del progetto 5G ESSENCE, che mira a supportare nuovi casi d’uso nel settore multimediale 5G, come la diffusione di contenuti video in eventi affollati e sistemi di intrattenimento in volo.

EuCNC 2018 – che si tiene a Lubiana, in Slovenia, dal 18 giugno al 21 giugno – si concentrerà sullo sviluppo di reti e sistemi di comunicazione, nonché servizi e applicazioni per i sistemi 5G Wireless. La conferenza si propone di riunire ricercatori di tutto il mondo per mostrare e dimostrare gli ultimi risultati dei progetti di ricerca relativi al 5G, in particolare quelli che fanno parte del programma Horizon 2020.

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Come sarà la fabbrica del futuro? https://www.datamanager.it/2017/05/sara-la-fabbrica-del-futuro/ Fri, 12 May 2017 13:03:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124695 Cloud computing e manufacturing. Con un mix di strategie e di tecnologie abilitanti, i CIO “alchimisti” si preparano per affrontare la rivoluzione della fabbrica smart. Stiamo andando verso un modello “Lego-like” a logica incrementale. Dati, processi e persone sono al centro della trasformazione, ma il cloud si trascina dietro tutto. E la sicurezza resta la […]

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Cloud computing e manufacturing. Con un mix di strategie e di tecnologie abilitanti, i CIO “alchimisti” si preparano per affrontare la rivoluzione della fabbrica smart. Stiamo andando verso un modello “Lego-like” a logica incrementale. Dati, processi e persone sono al centro della trasformazione, ma il cloud si trascina dietro tutto. E la sicurezza resta la priorità numero uno

«Smart manufacturing is cloud computing»! Poteva essere il titolo di questo dossier invece si tratta di un tweet che arriva dagli Stati Uniti e che in qualche modo anticipa la conclusione del nostro viaggio nella “fabbrica smart”, con buona pace della suspense. A firmarlo è Kevin Jackson (fondatore della rete americana GovCloud, ideatore del blog “Cloud Musings” e riferimento del Governo federale in qualità di technology and business consultant, specializzato in soluzioni mission critical per lo smart manufacturing) a esserne più che convinto. Jackson ha elaborato una visione dello scenario “smart manufacturing”, nella quale i due paradigmi per la piattaforma di comunicazione (Digital Thread) e per la visualizzazione di prodotto (Digital Twin) sono guidati dal cloud.

Data Manager allora ha chiesto a Jackson di guardare al mondo delle imprese in cui “the combination” si sia rivelata vincente e di “farci qualche nome”. Per tutta risposta ce ne ha fatto uno che ne vale mille e ha citato Boeing, la più grande industria americana di aeromobili e la più grande azienda nel settore aerospaziale, che a 100 anni dalla sua fondazione a Seattle rappresenta un caso eccellente di trasformazione industriale capace di intercettare non solo l’evoluzione della fabbrica, ma anche il futuro del volo. In estrema sintesi ecco la sua “scoperta”: soltanto combinando Digital Thread, Digital Twin e Cloud Computing, l’industria manifatturiera abilita lo smart manufacturing e l’Industria 4.0.


#DigitalThread #DigitalTwin #CloudComputing, la formula per l’Industria 4.0
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INNOVAZIONE, INTEGRAZIONE E INFORMAZIONE

L’industria manifatturiera sta vivendo un processo di grande trasformazione e noi abbiamo il privilegio di vivere questo momento straordinario di cambiamento. Per Lorenzo Veronesi, research manager di IDC Manufacturing Insights EMEA, la maggior parte delle aziende manifatturiere ha preso coscienza finalmente di come le fabbriche vadano poste al centro dell’intero modello di innovazione di business. «La visione di IDC è che entro il 2020, le operations di fabbrica saranno il centro del processo di trasformazione per il 70% delle aziende mondiali. Questo processo è centrato sulla messa in opera di sistemi produttivi intelligenti e interconnessi». Come altrimenti poter garantire una risposta rapida ed efficiente alle esigenze di una domanda che vuole prodotti iperpersonalizzati nel minor tempo possibile (in poche parole “tutto e subito”, e guai a sbagliare, perché un recall può costare caro, soprattutto nel tempo dei social)? Come fare altrimenti a competere in mercati globali che sembrano una marcia forzata a essere meglio degli altri, a un costo inferiore? Per questo, accanto ai tradizionali KPI quali Velocità, Costo e Qualità – secondo IDC – le aziende dovranno focalizzarsi sempre più su Innovazione, Integrazione e Informazione. In apparenza – fa notare Veronesi – queste sembrerebbero più le parole d’ordine del mondo IT, ma va considerata la seguente questione: «Per quanto intensi possano essere gli investimenti in automazione, si raggiungerà una vera creazione di valore in fabbrica solo tramite un processo di profonda integrazione dei dati. La capacità di raccogliere e analizzare i dati provenienti dai processi produttivi, e convertirli immediatamente in informazioni rilevanti per chiunque ne abbia bisogno a diversi livelli di processo e organizzativi, questa è la rivoluzione. La sinergia tra il cloud e il mondo Big Data (BDA) offre nuove opportunità, amplificate dalla distribuzione capillare di sensori IoT e strumenti di mobilità personale».

È almeno da cinque anni che assistiamo a un profondo interesse da parte delle aziende manifatturiere verso quelle tecnologie che IDC definisce come “terza piattaforma” (Cloud, BDA, Social e Mobility) per supportare i loro processi di fabbrica. «Mentre alcune tecnologie, come per esempio i dispositivi mobili, hanno ricevuto una trazione di spesa forte – spiega Veronesi – soprattutto perché visti come strumenti preziosi per raccogliere e distribuire informazioni, il cloud è stato spesso considerato una parola “tabù” per le troppe aziende che hanno rifiutato di utilizzarlo in fabbrica. Il perché è presto detto. I problemi (reali o percepiti) di sicurezza, privacy e disponibilità dati hanno reso il cloud una piattaforma inadatta per eseguire applicazioni mission-critical di raccolta e gestione di una quantità colossale di dati in tempo reale prodotti dalle moderne fabbriche». Tuttavia, stiamo osservando un rapido e drastico cambiamento di direzione. «Molte aziende – rileva Veronesi – stanno realizzando l’opportunità immediata di utilizzare il cloud come il collante per una piattaforma aziendale dedicata all’analisi dei dati provenienti dalla fabbrica e la loro conversione in informazioni rilevanti». Ad ogni modo, uno dei principi chiave di questa cosiddetta “quarta rivoluzione industriale” è “comunicare ed essere collegato”. Processi, persone e impianti devono essere in grado di connettersi e comunicare tra loro tramite l’IoT. «La crescente domanda per prodotti consegnati “in lotto singolo” – continua Veronesi – renderà sempre più difficile controllare tutti i processi centralmente. Inoltre, la capacità dei sistemi cyber-fisici all’interno di fabbriche intelligenti di prendere “decisioni” per conto proprio aumenterà con l’evoluzione di tecnologie di intelligenza artificiale, capace di aggregare dati provenienti da sorgenti multiple e di fornire le informazioni giuste, al momento giusto».


#Industry40 Analizzare i dati provenienti dai processi produttivi, questa è la rivoluzione
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Una recente indagine di IDC Manufacturing Insights ha evidenziato come gli investimenti in piattaforme cloud e l’integrazione dei sistemi IT con le tecnologie produttive avranno priorità molto alta, con oltre il 40% delle imprese interessate a software e piattaforme di cloud per supportare i loro processi produttivi. «Questo dato emerge – spiega Veronesi – perché molto più alto degli investimenti in hardware puro, come sensori e connettività. Infatti, IDC stima che entro la fine del 2017, il 60% delle aziende manifatturiere sposterà l’attenzione dagli “oggetti” all’analisi dei dati via piattaforma». Elevare il ruolo delle fabbriche in una posizione strategica non è certo semplice, ma le tecnologie sono disponibili e il business case è sostanzioso. «Per cogliere queste opportunità – afferma Veronesi – le aziende dovranno bilanciare la concretezza dei processi produttivi con la velocità dei sistemi IT. E in qualche modo riuscire a risolvere il paradosso di avere i piedi per terra, ma la testa fra le nuvole».

LA FORZA DELLE NUVOLE

In questa sfida arriva in aiuto dei CIO il rapporto The European Factories of the Future Research Association pubblicato in ambito interno al programma Horizon 2020 della Commissione Europea (uno fra i più importanti programmi di ricerca e innovazione europei).

Il rapporto spiega che il viaggio per raggiungere il “full vision set” per l’Industria 4.0 sarà ancora lungo e potrebbe non essere troppo agevole per i CIO, dal momento che ci sono una moltitudine di vere e proprie “sfide nella sfida” a carattere tecnologico, business e verosimilmente anche culturale che richiedono la miglior capacità di innovare da parte di ciascuna direzione IT. Ecco una serie di esempi in cui i CIO si trovano ingaggiati appena si mettono in marcia verso l’obiettivo. Essere chiamati a instaurare modelli di business data-driven. Ottimizzare ulteriormente i processi produttivi, estendendoli al di fuori del limite di batteria aziendale. Incorporare prosumers e social media. E via di questo passo. Fatte queste importanti premesse, il rapporto indica che – anche in Europa – il cloud computing può giocare e gioca un ruolo fondamentale per far evolvere l’industria manifatturiera in Industria 4.0. Per esempio “le nuvole” stanno diventando uno standard di fatto come piattaforma per dati di produzione e stack software e applicazioni, middleware e manageability. Quest’ultima include la visibilità completa di tutto quello che succede sullo shop/manufacturing floor, tooling di sicurezza per applicazioni e dati, più tutte le dashboard.

Ecco una lista dei benefici del deploy di cloud computing in ambito manufacturing:

  • Connettività cloud M2M cloud per le aziende manifatturiere del futuro – Basilare sfruttare le future infrastrutture cloud per far sì che le aziende europee siano ancora in grado di raccogliere ed elaborare lo stato dei device sul campo.
  • Integrazione di high-performance computing con il factory life cycle management – Lo IaaS offerto dai paradigmi cloud può essere l’unica alternativa economica per le PMI che abbiano esigenze di high-performance computing.
  • Energy monitoring ed energy management – Il deployment di computing distribuito in cloud sarà da sfruttare sempre più in futuro ad esempio per upload di informazioni aziendali specifiche per l’energy consumption al fine di ottenere i certificati di compliance dagli enti che regolano aspetti ambientali correlati al risparmio energetico.
  • Servizi di monitoraggio continuo e mitigazione dei manufacturing risks – Esigenze in realtà con impianti produttivi complessi o soggetti a rischi di alto interesse sociale o ispettivo necessitano di infrastrutture e reti di monitoraggio che in modello cloud-based social possono garantire, per esempio attraverso notifiche push sui key risk indicators (KRI) individuati, la massima efficacia.

Con il Piano Industria 4.0 si accelera il rinnovamento dei sistemi produttivi
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IL PIANO NAZIONALE INDUSTRIA 4.0

L’industria manifatturiera è anche in Italia da alcuni anni protagonista di una adoption in crescita per quanto riguarda l’introduzione di sistemi agili, scalabili e potenti, per gestire volumi di dati non strutturati e abilitare il machine learning: il tutto mirato a valorizzare la forza lavoro nei reparti produttivi mediante una migliore mobility e una più efficace integrazione tra supply chain, livello di gestione, controllo sulle macchine, rapporto con la rete dei partner. Per approfondire al meglio le logiche interne a questo scenario attuale e di come i CIO lo vivono, ci siamo rivolti a Fabio Massimo Marchetti, coordinatore Gruppo Software Industriale di ANIE Automazione, che con le sue 100 aziende associate rappresenta uno spaccato molto interessante e rappresentativo delle imprese che operano in Italia.

Iniziamo a inquadrare lo scenario in cui ci stiamo muovendo in questo periodo grazie al fatto che dopo molti anni di politiche industriali poco fruibili dal mondo del manifatturiero, finalmente con il Piano Nazionale Industria 4.0 si creano i presupposti per accelerare il cambiamento e il rinnovamento dei sistemi produttivi delle nostre imprese manifatturiere. «Da uno studio effettuato lo scorso anno dall’Osservatorio Smart Manufacturing (ora Osservatorio Industria 4.0) sull’anzianità di servizio dei sistemi di automazione e controllo attivi nelle aziende manifatturiere italiane – ci spiega Fabio Massimo Marchetti – è risultato che solo per il 6 per cento è inferiore ai 5 anni, per il 38 per cento è tra i 5 e 10 anni, per il 41 per cento tra 10 e 20 anni e per finire per quasi il 16 per cento è maggiore di 20 anni. In questo contesto, così particolare della nostra industria, il supporto degli incentivi varati dal Piano Nazionale Industria 4.0 sta creando un percorso virtuoso che punta a risolvere criticità operative nelle aziende adottando nuove tecnologie e nuovi paradigmi operativi. Il percorso più significativo passa proprio dalla digitalizzazione dei processi al fine di creare una rappresentazione virtuale della fisicità dei sistemi produttivi, creando in questo modo la possibilità di applicare, attraverso l’analisi dei flussi di dati generati dal mondo fisico, algoritmi e tecniche di ottimizzazione che permettono di elevare il livello di produttività e di conseguenza di competitività delle aziende».

In questo contesto, secondo Fabio Massimo Marchetti, il cloud assume un ruolo estremamente significativo in due diverse direzioni e con due diverse modalità di utilizzo. «La prima direzione è quella delle proposte legate alle piattaforme IoT (Internet of Things). La seconda direzione è quella delle soluzioni per la gestione delle operations». Le piattaforme IoT (che potremmo chiamare con questa focalizzazione di Industrial IoT) per loro natura sono nate e si stanno evolvendo su infrastrutture PaaS. «Queste architetture – spiega Marchetti – creano degli ambienti ideali per la gestione di enormi quantità di dati sui quali si possono costruire delle applicazioni predittive sia in ottica maintenance dei sistemi di automazione e di produzione che di qualità del prodotto realizzato. Inoltre, abilitano le aziende, soprattutto quelle focalizzate nella realizzazione di macchinari e sistemi per la produzione, a proporre nuovi modelli di business ai loro clienti attraverso una sempre maggiore offerta di servizi resi possibili dalla capacità di ricevere informazioni e dati di funzionamento dai macchinari». Questi nuovi modelli di business permettono di realizzare delle logiche di condivisione del rischio e del valore lungo la filiera di realizzazione di un bene finale che viene immesso sul mercato (come performance contract, pay per use…).

Le soluzioni per la gestione delle operations, alla stregua di quello che è successo per il mondo ERP, sono state tradizionalmente affrontate con architetture “tradizionali” in logica “on premise”. «Ora, però – afferma Marchetti – con l’evoluzione del cloud nei suoi diversi contesti tra i quali il “private cloud” o l’“hybrid cloud” si sta verificando una sempre maggiore apertura all’utilizzo di queste infrastrutture anche in questo contesto. Possiamo quindi affermare che il cloud è sicuramente una delle tecnologie abilitanti di maggiore interesse per realizzare i nuovi paradigmi produttivi previsti dagli approcci 4.0 e che stiamo verificando una forte convergenza alla sua adozione in diversi contesti architetturali del mondo ICT di fabbrica».


#Industry40 #IoT #Cloud Processi, persone e impianti in grado di connettersi
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SICUREZZA, STABILITÀ, CULTURA

Il manufacturing ha progredito attraverso varie evoluzioni. Industrializzazione, macchine che supportano il lavoro umano. Ottimizzazione, linee di montaggio che aumentano la produttività. Automazione, macchine che rimpiazzano in larga misura gli umani. Digitalizzazione, l’IT che con il suo ampio portfolio diventa parte integrante della produzione. Alla luce di queste evoluzioni, quali sono i punti di criticità che i CIO devono considerare con maggiore attenzione in un progetto di cloud for manufacturing?

Abbiamo detto che il cloud sta diventando sempre più una tecnologia pervasiva sia nella gestione delle operations sia nella catena di fornitura e gestione degli assetti produttivi. Un ambito applicativo così esteso sia in termini di importanza che di copertura geografica determina assolutamente delle nuove criticità che devono essere indirizzate. Per Fabio Massimo Marchetti di ANIE Automazione, è possibile identificare almeno tre temi che richiedono un’attenzione immediata e focalizzata da parte dei responsabili aziendali dei sistemi informativi. Il primo aspetto riguarda la sicurezza delle reti e delle comunicazioni, il secondo aspetto riguarda la stabilità/disponibilità futura delle tecnologie che vengono adottate per realizzare una soluzione, il terzo aspetto è quello culturale delle persone coinvolte.

«Il tema della security – spiega Marchetti – è sicuramente molto condiviso e di estrema importanza nei percorsi di digitalizzazione ed è diventato uno dei pilastri operativi delle aziende. Occorre però che anche nel mondo “industrial” a noi più vicino – ed è questo il nostro primo consiglio – sia sempre più importante introdurre il concetto della security dalle prime fasi di analisi e progettazione delle architetture in modo da non dovere rincorrere “dopo il fatto” la sistemazione di “falle”. Falle estremamente pericolose in un sistema che si deve esporre al mondo per trovare la connessione in un contesto esteso come quello descritto nei paradigmi 4.0». Parlando invece di stabilità e disponibilità delle tecnologie – per Marchetti – è molto importante «fare un’analisi dettagliata delle proposte di realizzazione in modo da capire a fondo quali piattaforme cloud e quali tecnologie siano previste. È un mondo in continua evoluzione e una scelta non ben ponderata potrebbe portare a situazioni di criticità future derivanti da aggregazioni aziendali (molto frequenti nel caso di startup) o da revisione radicale delle tecnologie utilizzate (early adoption)». Il consiglio più prezioso che arriva da ANIE Automazione in questo caso è quello di «lavorare per piccoli progetti e poi consolidare in ambienti stabili e di sicura disponibilità nel tempo».

Concludiamo, con un passaggio veloce sull’aspetto di crescita e cambiamento culturale delle persone coinvolte nei processi. «Veloce – spiega Marchetti – perché sarebbe un tema che meriterebbe degli approfondimenti molto ampi. Il nostro suggerimento in questo caso è quello dell’approccio per passi attraverso un percorso che garantisca la crescita o il cambiamento, e che sia studiato in modo opportuno anche sotto questo aspetto».


#Industry40 Le fabbriche al centro del modello di innovazione di business
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Indra guida il progetto Transforming Transport che migliorerà la mobilità attraverso i Big Data https://www.datamanager.it/2017/03/indra-guida-progetto-transforming-transport-migliorera-la-mobilita-big-data/ Fri, 24 Mar 2017 11:06:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121808 Si tratta di uno dei maggiori progetti di R&S finanziati all’interno del programma Horizon 2020, con un budget di 18,7 milioni di euro e la partecipazione di 47 enti di nove Paesi coordinati da Indra Indra guida il progetto di R&S Transforming Transport, volto a dimostrare come lo sfruttamento delle grandi quantità di dati attraverso […]

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Si tratta di uno dei maggiori progetti di R&S finanziati all’interno del programma Horizon 2020, con un budget di 18,7 milioni di euro e la partecipazione di 47 enti di nove Paesi coordinati da Indra

Indra guida il progetto di R&S Transforming Transport, volto a dimostrare come lo sfruttamento delle grandi quantità di dati attraverso le tecnologie big data può migliorare la gestione della mobilità e il servizio offerto agli utenti.

Si tratta di uno dei maggiori progetti finanziati dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020, sia in termini di budget (18,7 milioni di euro), che di partecipazione (47 partners, tra cui alcuni dei principali gestori di infrastrutture e operatori di trasporto europei, provenienti da: Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna).

Transforming Transport comprende 13 progetti pilota da realizzare in diversi Paesi e in diverse aree del settore del trasporto: strade, aeroporti, infrastrutture ferroviarie, connected car, mobilità urbana integrata e logistica. In alcuni di questi ambiti saranno sviluppati e testati nuovi algoritmi, basati su tecnologie big data, che consentiranno di integrare e analizzare i dati reali provenienti da fonti diverse, sviluppando modelli di trasporto per supportare il processo decisionale.

Inoltre, tra gli obiettivi del progetto ci sarà quello di garantire che i risultati ottenuti siano riutilizzabili e replicabili, anche dopo la conclusione del progetto. A questo scopo, più di 120 player chiave dell’industria europea saranno coinvolti nel progetto.

Benefici tangibili

I principali vantaggi che possono offrire i big data al settore del trasporto e sui quali lavorerà Transforming Transport sono: il miglioramento dell’efficienza e dei servizi offerti ai clienti, la possibilità di generare nuovi fonti di ricavi e nuovi modelli di business.

Si stima che l’utilizzo dei big data può migliorare l’efficienza operativa dei processi e dei servizi legati al trasporto di almeno il 15%, ottimizzando, l’utilizzo delle risorse, riducendo il costo di manutenzione, del consumo di carburante e degli incidenti.

Allo stesso tempo, l’uso di queste tecnologie rende possibile offrire un servizio più personalizzato ed adeguato alle necessità dei clienti, contribuiscono ad ottimizzare i flussi dei passeggeri, a ridurre i tempi di attesa e di consegna delle merci e ad armonizzare le connessioni tra i vari mezzi di trasporto. Tutto ciò migliora la soddisfazione del cliente, generando una maggiore ricorrenza.

L’uso e lo sfruttamento dei dati può creare nuove fonti di ricavi e nuovi modelli di business in settori come il turismo e la pubblicità, basandosi su una migliore conoscenza delle preferenze dei viaggiatori e dei tipi di viaggio.

Leader di quattro progetti pilota

Indra, una delle principali società al mondo in tecnologia intelligente per la gestione del traffico, contribuisce al progetto Transforming Transport con le proprie capacità digitali in big data & analytics e con le proprie conoscenze maturate nei progetti realizzati in oltre 50 Paesi. Infatti, il progetto prevede la partecipazione di Minsait, la unit di Indra per rispondere alle sfide della trasformazione digitale. A tutto ciò si aggiunge l’esperienza della società alla guida di ambiziose iniziative internazionali di R&S, che coinvolgono un gran numero di partners internazionali.

Indra guida quattro progetti pilota di Transforming Transport. Con la collaborazione di Adif e di Ferrovial Agroman, realizzerà un progetto pilota ferroviario nella linea ad alta velocità tra le città di Cordoba e Malaga, in Spagna. Si utilizzeranno tecnologie big data per il miglioramento della gestione delle attività di conservazione della linea, per l’ottimizzazione delle risorse a disposizione e per la riduzione dei costi di manutenzione. Tutto ciò grazie all’integrazione, elaborazione e modellazione di diverse fonti di dati: manutenzione, informazioni sugli asset, dati di traffico, topologia, dati di sovrastruttura e informazioni meteorologiche. Inoltre, sono previste previsioni in tempo reale dell’impatto di determinati eventi nella gestione del traffico ferroviario sulla manutenzione.

Indra coordinerà due progetti pilota di smart roads in Spagna e Portogallo, con la collaborazione di Cintra e Ci3. L’obiettivo è quello di testare l’uso dei dati per il miglioramento della gestione della capacità delle strade, ridurre gli incidenti, ottimizzare le risorse disponibili, ridurre i costi operativi e mitigare le eventuali congestioni di traffico. Per questo, il progetto approfondirà i modelli di mobilità per i corridoi identificati, in Spagna e Portogallo, così come i criteri di selezione degli utenti. Si svilupperanno e testeranno tool per gestire le informazioni sul traffico e fare delle previsioni a breve termine, per esempio, sulla domanda e il flusso previsto di veicoli. In fine, si integreranno dati di traffico, velocità, dati meteo, informazioni delle telecamere, ecc.

Indra guida anche un progetto pilota nell’aeroporto di Atene che, grazie ai big data, ha l’obiettivo di ottimizzare le operazioni dell’aeroporto e delle aerolinee, gestendo il flusso dei passeggeri, ottimizzando i tempi di check in, l’arrivo alle porte di imbarco, l’accesso agli aerei e il livello di presenza nei negozi.

Un settore in espansione in Europa

Nei prossimi anni è prevista una crescita significativa dei viaggi di business e del turismo. Entro il 2030 si prevede anche un aumento del trasporto merci del 40%, il che renderà necessario un cambiamento nel modo in cui vengono effettuati trasporti e logistica. Allo stesso tempo, la normativa sul cambiamento climatico e la riduzione obbligatoria delle emissioni promuove la ricerca di un modello di mobilità più efficiente e sostenibile.

Transforming Transport vuole rispondere a questa sfida attraverso l’implementazione dei big data nel settore del trasporto e della logistica, che è attualmente utilizzata dal 19% delle compagne di settore. Il progetto si propone di raddoppiare questa percentuale dimostrando i benefici dell’utilizzo dei dati per i cittadini e per le imprese. Transforming Transport cerca anche di migliorare la competitività dell’Europa e di consolidare la sua posizione come una delle regioni più all’avanguardia al mondo in termini di trasporto e logistica.

Questo settore rappresenta circa il 15% del PIL mondiale. Si prevede che l’impulso per sfruttare in modo efficace i grandi volumi di dati porterà ad un risparmio in carburante e tempo di oltre 450 miliardi di euro in tutto il mondo, così come ad una riduzione delle emissioni di CO2 di 380 megatoni. In Europa è previsto che il miglioramento dell’efficienza potrà risparmiare fino a 100 miliardi di euro all’UE.

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CREATE-NET: leader di un consorzio internazionale per la realizzazione di “gateway” per l’Internet delle Cose https://www.datamanager.it/2016/06/create-net-leader-un-consorzio-internazionale-la-realizzazione-gateway-linternet-delle-cose/ Mon, 06 Jun 2016 16:30:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=102821 Il centro di ricerca CREATE-NET con sede a Povo è coordinatore del progetto di ricerca ed innovazione “Adaptive Gateways for Diverse Multiple Environments (AGILE)” finanziato per oltre 6 milioni di euro dalla Commissione Europea attraverso il programma quadro Horizon 2020. AGILE ha lo scopo di sviluppare gli applicativi software e l’hardware necessari per la costruzione […]

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Il centro di ricerca CREATE-NET con sede a Povo è coordinatore del progetto di ricerca ed innovazione “Adaptive Gateways for Diverse Multiple Environments (AGILE)” finanziato per oltre 6 milioni di euro dalla Commissione Europea attraverso il programma quadro Horizon 2020.

AGILE ha lo scopo di sviluppare gli applicativi software e l’hardware necessari per la costruzione di gateway modulari che consentono di gestire l’interazione con i dispositivi ed i sensori utilizzati nella realizzazione di  soluzioni per l’Internet delle Cose (Internet of Things – IoT).

L’IoT è una collezione di tecnologie e metodologie in grado di abilitare l’interazione tra gli oggetti fisici, i servizi online e gli utenti, potenzialmente in grado di aprire una nuova era di servizi e applicazioni in moltissimi domini: gli oggetti indossabili, ad esempio, consentiranno un monitoraggio continuo delle nostre attività psico-fisiche a beneficio della nostra salute, nel contesto domestico gli oggetti connessi forniranno un maggiore controllo dello spazio in cui viviamo e una sempre maggiore automazione di servizi domotici, le città potranno offrire una sempre piu ampia gamma di servizi ai cittadini a beneficio della loro mobilità e all’utilizzo delle risorse comuni.

Nello specifico, Il progetto AGILE intende mettere a disposizione delle aziende, specialmente alle startup e PMI, una soluzione aperta e flessibile basata su un gateway IoT modulare sia a livello hardware che software, ed un insieme di strumenti per lo sviluppo e controllo di applicazioni e servizi IoT che possa facilmente adattarsi a differenti contesti operativi d’uso. Facendo leva su un approccio basato su hardware e software open source e sull’ecosistema degli sviluppatori ed imprenditori, AGILE fornirà strumenti per superare le limitazioni imposte dalle attuali piattaforme chiuse e verticali per lo sviluppo di applicazioni IoT, offrendo una piattaforma aperta all’integrazione e personalizzazione e allo stesso tempo abilitando la creazione di un marketplace per applicazioni IoT. Una versione industriale del gateway IoT consentirà poi una facile migrazione dal contesto prototipale verso quello industriale. L’impatto atteso sarà rafforzato dalla rilevanza dei partner attualmente ben posizionati e leader nel contesto di soluzioni open source: Canonical, con la propria soluzione per embedded devices (Ubuntu Core), la Eclipse Foundation per promuovere le soluzioni open source di AGILE per l’IoT, Startupbootcamp per supportare l’adozione di AGILE da parte di startup, assieme ad altre PMI e partner di ricerca ed innovazione che permetteranno di integrare elementi innovativi nelle soluzioni che verranno rilasciate dal progetto.

La soluzione prodotta da AGILE verrà inoltre specificamente sperimentata in aree rilevanti ed innovative per l’IoT, quali il monitoraggio del territorio e di aree portuali, nel monitoraggio del bestiame mediante l’utilizzo di droni, nel monitoraggio della qualita’ dell’aria e dell’inquinamento, e nello smart retail.

L’obiettivo ultimo di AGILE è quello di creare un ecosistema composto da grandi aziende commerciali della tecnologia, piccole start-up, istituti di ricerca e individui che creino soluzioni innovative sulla base della tecnologia AGILE, e che reinvestano nello sviluppo continuo della tecnologia AGILE.

Come coordinatore del progetto e responsabile tecnico, CREATE-NET ha il ruolo di gestire il consorzio formato da oltre 17 organizzazioni e la definizione delle specifiche tecniche e architetturali della piattaforma gateway IoT. Inoltre, l’organizzazione sostiene la diffusione del progetto, la formazione, inclusa la preparazione ed il controllo di bandi di finanziamento per invitare start-up e piccole medie imprese ad utilizzare i risultati del progetto per la creazione di soluzioni innovative IoT.

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NetApp alla guida di “Horizon 2020” https://www.datamanager.it/2015/07/netapp-alla-guida-di-horizon-2020/ Fri, 03 Jul 2015 14:30:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=79953 Il programma EU “Horizon 2020” assegna 6,7 milioni di euro al progetto di ottimizzazione delle prestazioni nel cloud coordinato da NetApp. Il progetto triennale mira a creare infrastrutture in private cloud ad alte prestazioni, offrendo scalabilità e flessibilità Il programma di ricerca e innovazione della Commissione Europea “Horizon 2020” ha assegnato 6,7 milioni di euro […]

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Il programma EU “Horizon 2020” assegna 6,7 milioni di euro al progetto di ottimizzazione delle prestazioni nel cloud coordinato da NetApp. Il progetto triennale mira a creare infrastrutture in private cloud ad alte prestazioni, offrendo scalabilità e flessibilità

Il programma di ricerca e innovazione della Commissione Europea “Horizon 2020” ha assegnato 6,7 milioni di euro di finanziamenti per un progetto di ricerca per il quale NetApp sta fornendo il coordinamento tecnico. Il progetto triennale ha come mission l’analisi dei fattori che rallentano le prestazioni di rete di infrastrutture on-premise e di cloud ibrido, e come questi fattori possono essere superati. L’obiettivo è quello di supportare l’implementazione e la gestione di svariati servizi di cloud computing pubblico e on-premise per soddisfare le esigenze del business.

Lo scopo del progetto, denominato Scalable and Secure Infrastructures for Cloud Operations (SSICLOPS, si pronuncia “Cyclops”) è in primo luogo quello di sviluppare tecniche di gestione di infrastrutture cloud private federate, in particolare tecniche di cloud networking, all’interno di software-defined data center e attraverso reti che coprono vaste aree. Con questi presupposti, il progetto mira quindi a sviluppare tecniche per infrastrutture cloud private ad alte prestazioni che permettono di scalare in modo flessibile vari cloud privati federati, senza compromettere i livelli di servizio e i requisiti di sicurezza.

Il consorzio SSICLOPS è composto al momento da cinque partner provenienti dal mondo industriale e da cinque appartenenti a quello accademico.

Il Technical Manager di SSICLOPS è il Dr. Lars Eggert, Technical Director for Networking presso l’Office of the CTO di NetApp, con sede in Germania. Lars Eggert guida il Technical Management Committee ed è responsabile del coordinamento delle attività tecniche e scientifiche di SSICLOPS. NetApp offre la tecnologia e il know-how relativi alle soluzioni storage, che costituiscono la spina dorsale di molte infrastrutture cloud private virtualizzate del progetto SSICLOPS.

Manfred Buchmann, Vice President and head of System Engineering EMEA, NetApp: “Siamo onorati di essere stati selezionati per dare un contributo al programma Horizon 2020 relativamente alla nostra esperienza sulla gestione dei dati e sul data fabric. Stiamo collaborando con partner di settore e accademici per individuare futuri problemi riguardanti il cloud ibrido, in un mondo dove tutto è “software-defined” basato su cloud privati e ibridi”.

Manfred Reitner, Senior Vice President and General Manager for Europe, Middle East, and Africa, NetApp: “Molti dei nostri clienti lavorano in settori dove la sicurezza è un fattore sensibile e richiedono un processo ben definito per la comunicazione sicura dei dati attraverso infrastrutture cloud. Migliorare le prestazioni e la latenza di tali ambienti è quindi per noi un fatto di sicuro interesse. Collaborando a stretto contatto con i partner e le istituzioni accademiche, il progetto SSICLOPS è un’occasione unica per sviluppare soluzioni che aiutino quelle organizzazioni che utilizzano infrastrutture cloud federate, per distribuire i carichi di lavoro a livello globale e spostare i dati tra diversi tipi di reti, attraverso modelli di sicurezza condivisi per l’accesso degli utenti alle risorse in cloud”.

Horizon 2020 è lo strumento finanziario di attuazione dell’Innovation Union, una delle più importanti iniziative del programma Europe 2020, volta a garantire la competitività globale dell’Europa, guidando la crescita economica e creando posti di lavoro.

I partner del consorzio comprendono tra gli altri NEC, F-Secure, Orange, Deutsche Telekom, Hasso Plattner Institute, RWTH Aachen e l’Università di Cambridge.

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L’orizzonte dell’innovazione https://www.datamanager.it/2015/05/lorizzonte-dellinnovazione/ Fri, 15 May 2015 08:41:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74311 L’ultimo rapporto ITA-ICE evidenzia l’anomalia delle PMI italiane, comprese quelle ICT: pur essendo numerose, rappresentano una quota troppo bassa di fatturato estero. Il famoso mercato unico europeo è di fatto ancora incompiuto e, a causa di molte barriere, le imprese continuano a fare marketing prevalentemente a livello nazionale. Pochi prodotti e servizi, compresi quelli digitali, […]

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L’ultimo rapporto ITA-ICE evidenzia l’anomalia delle PMI italiane, comprese quelle ICT: pur essendo numerose, rappresentano una quota troppo bassa di fatturato estero.

Il famoso mercato unico europeo è di fatto ancora incompiuto e, a causa di molte barriere, le imprese continuano a fare marketing prevalentemente a livello nazionale. Pochi prodotti e servizi, compresi quelli digitali, sono concepiti fin dall’inizio per essere veramente globali. In un’economia mondiale sempre più globalizzata, questo è un grosso handicap per l’Italia e anche per l’Europa. I 500 milioni di consumatori del mercato unico attendono ancora una vera integrazione ed evoluzione dell’offerta e le imprese ripiegate sui mercati nazionali perdono enormi occasioni di business e di sviluppo.


#H2020 I tre pilastri: eccellenza scientifica, leadership industriale, sfide per la società
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È vero che l’internazionalizzazione costa sia in termini economici sia culturali, ma è ormai un passaggio obbligato. Internazionalizzarsi significa cambiare pelle e attuare all’interno talune modifiche organizzative e metodologiche fondamentali tra cui spicca la maggiore attenzione alla ricerca e innovazione (R&I). Esiste, per fortuna, una strada non tradizionale che, se percorsa adeguatamente, può offrire notevoli vantaggi: partecipare al programma HORIZON 2020 (H2020) della Commissione Europea. H2020 è il piano settennale (2014-2020) di finanziamento diretto e a fondo perduto della R&I, con un budget di 80 miliardi di euro, per facilitare la trasformazione delle nuove conoscenze scientifiche in prodotti e servizi innovativi globali. La struttura del programma definisce gli obiettivi e si articola su tre pilastri: “eccellenza scientifica”, per elevare la base scientifica europea e assicurare la competitività dell’Europa a lungo termine; “leadership industriale”, per la R&I industriale, incentivando il potenziale di crescita delle aziende europee e aiutare le PMI a trasformarsi in imprese leader di livello mondiale; “sfide per la società”, per affrontare le grandi priorità: salute, cambiamento demografico, benessere, sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina e bioeconomia, energia sicura, pulita ed efficiente, trasporti intelligenti, verdi e integrati, clima ed efficienza delle risorse e security.


#H2020 Una grande opportunità di rilancio per le imprese
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Il contributo è fissato in un’unica percentuale in funzione della tipologia di progetto: 100% dei costi diretti ammissibili e 70% (100% per le organizzazioni non profit) per le attività di innovazione. I costi indiretti ammissibili, invece, sono determinati applicando un tasso forfettario del 25% del totale dei costi diretti. Le attività finanziabili interessano l’intero ciclo di vita che va dalla ricerca di base al mercato, con un forte accento sulle attività connesse all’innovazione. Il principale requisito di partecipazione è che si presenti un progetto (non la semplice domanda) al quale collaborino almeno tre entità indipendenti di tre paesi diversi dell’UE. Fanno eccezione le PMI che possono partecipare da sole nell’ambito di uno strumento a loro riservato denominato “SME Instrument”.

Per queste è stato esclusivamente riservato un budget del 20%, con la seguente articolazione: il 13% per i programmi settoriali in collaborazione con altri; il 7% è invece esclusivamente dedicato allo SME Instrument. Le proposte di progetto devono essere presentate entro la chiusura dei bandi e sono valutate mediante procedure formalizzate sulla base dei seguenti criteri di aggiudicazione: a) eccellenza; b) impatto; c) qualità ed efficienza dell’attuazione. Nella fase di valutazione tecnica, la Commissione si avvale di esperti indipendenti e le proposte sono alla fine classificate in funzione dei risultati della valutazione. H2020 rappresenta, quindi, per le PMI una grande opportunità per rinnovarsi e innovare, ma anche una straordinaria possibilità di internazionalizzarsi attraverso la R&I.

 

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Per CA Technologies ricerca all’avanguardia sulla sicurezza cloud https://www.datamanager.it/2015/04/per-ca-technologies-ricerca-allavanguardia-sulla-sicurezza-cloud/ Tue, 14 Apr 2015 16:30:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73148 CA Labs collabora con il consorzio europeo che si è aggiudicato una commessa di ricerca sulla sicurezza cloud nell’ambito del programma quadro Horizon 2020 CA Labs, il braccio di CA Technologies dedicato alla ricerca e all’innovazione, è uno dei partner del consorzio europeo che condurrà un importante progetto di ricerca e sviluppo di soluzioni nell’ambito […]

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CA Labs collabora con il consorzio europeo che si è aggiudicato una commessa di ricerca sulla sicurezza cloud nell’ambito del programma quadro Horizon 2020

CA Labs, il braccio di CA Technologies dedicato alla ricerca e all’innovazione, è uno dei partner del consorzio europeo che condurrà un importante progetto di ricerca e sviluppo di soluzioni nell’ambito della sicurezza in ambienti cloud eterogenei. L’incarico rientra in un appalto di ricerca indetto da Horizon 2020 e assegnato al consorzio.

Horizon 2020 è il più articolato programma quadro di ricerca dell’Unione Europea finora sovvenzionato dall’Innovation Union, iniziativa che si iscrive in una strategia di più ampio respiro, chiamata Europa 2020 finalizzata ad assicurare una maggiore competitività dell’Europa a livello mondiale. Con quasi 80 miliardi di euro di fondi stanziati in un arco temporale di sette anni (dal 2014 al 2020), il programma Horizon 2020 ha messo a disposizione del consorzio una somma totale di 3,5 milioni di euro per l’esecuzione di questo progetto di ricerca riguardante la sicurezza in ambiente cloud. L’obiettivo di Horizon 2020 consiste nel portare sul mercato le eventuali scoperte emerse in sede di ricerca e nei laboratori.

“La sicurezza del cloud deve tenere il passo con la crescita esplosiva della domanda di servizi cloud; questa ricerca servirà a orientare la prossima generazione di applicazioni sicure in ambienti cloud eterogenei,” ha dichiarato Peter Matthews, Vice President e componente dello staff di ricerca di CA Labs. “CA Labs intende svolgere un ruolo chiave in seno a questo consorzio di partner impegnati a sviluppare soluzioni e idee innovative per la sicurezza delle applicazioni in ambienti cloud eterogenei”.

Oltre alla partecipazione di CA Labs, il programma triennale del consorzio prevede la collaborazione di altri soggetti istituzionali quali Tecnalia (Spagna), CeRICT (Università degli Studi di Napoli), Montimage (Francia), Aimes (Regno Unito), Lufthansa Systems AG (Germania) e l’Università Tecnologica di Tampere (Finlandia). L’obiettivo perseguito dal consorzio prevede la messa a punto di un sistema per progettare, monitorare e gestire la sicurezza cloud in contesti caratterizzati dell’impiego contemporaneo di servizi cloud eterogenei erogati da provider differenti. La ricerca è focalizzata anche sulla protezione dei dati presenti nel cloud ─ ad esempio, come fare a proteggere i dati da tentativi non autorizzati di accesso, divulgazione e modifica, impedire l’accesso illecito alle risorse elaborative del cloud e garantire processi efficaci di governance, controllo e compliance.

Il programma ha preso ufficialmente il via nel gennaio 2015; CA Labs concentrerà la propria opera sul deployment sicuro in ambienti cloud eterogenei, sui sistemi di supporto decisionale associati alle risorse cloud e ai requisiti applicativi, nonché sull’implementazione di applicazioni sicure in ambienti multicloud. All’interno del proprio ambito di ricerca, CA Labs contribuirà anche a definire i requisiti e il framework per la security, gli strumenti di monitoraggio e gestione post-deployment e la validazione dei casi di studio.

Marco Comastri, President EMEA di CA Technologies, ha commentato: “I recenti studi commissionati da CA Technologies hanno evidenziato che l’ostacolo più grande incontrato dalle aziende che intendono implementare soluzioni cloud è rappresentato dai timori sulla sicurezza. Le scoperte e i progressi realizzati nell’ambito di questo progetto di Horizon 2020, grazie anche all’attività svolta da CA Labs, contribuiranno alla creazione di un framework per la sicurezza delle applicazioni distribuite su risorse cloud eterogenee”.

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Piattaforma IoT SOFIA2, base per lo sviluppo di soluzioni smart nella rete europea di sistemi ciberfisici https://www.datamanager.it/2015/03/piattaforma-iot-sofia2-base-per-lo-sviluppo-delle-soluzioni-smart-nella-rete-europea-di-sistemi-ciberfisici/ Thu, 26 Mar 2015 18:30:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=72224 Il progetto Smart Cyber-Physical Systems Engineering Labs si inserisce all’interno del Programma Quadro europeo Horizon 2020 ed ha come obiettivo l’avvio di una rete collaborativa per facilitare la sperimentazione di prodotti e servizi che accelerino l’evoluzione verso il paradigma di Industria SOFIA2, la soluzione Internet of Things (IoT) e big data di Indra, è stata […]

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Il progetto Smart Cyber-Physical Systems Engineering Labs si inserisce all’interno del Programma Quadro europeo Horizon 2020 ed ha come obiettivo l’avvio di una rete collaborativa per facilitare la sperimentazione di prodotti e servizi che accelerino l’evoluzione verso il paradigma di Industria

SOFIA2, la soluzione Internet of Things (IoT) e big data di Indra, è stata selezionata come piattaforma per la costruzione di soluzioni e servizi nell’ambito delle smart city all’interno del progetto europeo di R&S Smart Cyber Physical Systems (CPS) Engineering Labs, il cui obiettivo è la creazione di una rete collaborativa di centri di competenza per lo sviluppo di sistemi ciberfisici nelle differenti aree.

Il progetto si inserisce nel Programma Quadro Europeo Horizon 2020 di finanziamento della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione e ha per obiettivo quello di facilitare la sperimentazione di prodotti e servizi che accelerino il trasferimento di competenze all’industria in Europa, con l’obiettivo di promuoverne la competitività. Guidato da Fortiss, come coordinatore del consorzio, il progetto conta sulla collaborazione di cinque paesi membri, che accoglieranno i centri di competenza: Germania, Francia, Svezia, Regno Unito e Spagna.

Nei primi tre paesi l’attività sarà focalizzata sul settore automotive mentre il Regno Unito lavorerà nell’ambito della sostenibilità urbana. Il centro di competenza spagnolo, che sarà ubicato presso le strutture del Politecnico di Madrid (UPM), si trasformerà invece nel laboratorio Smart City per l’Europa.

Comunicazione tra mondo fisico e virtuale

Indra guida le attività di sviluppo del Laboratorio CPS, i cui obiettivi sono la sperimentazione e lo sviluppo dei servizi per il cittadino digitale; tali servizi permettono la comunicazione tra il mondo fisico e quello virtuale utilizzando le capacità della piattaforma di interoperabilità.

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Il Trentino si prepara ad affrontare le sfide lanciate da H2020 https://www.datamanager.it/2015/02/trentino-si-prepara-ad-affrontare-sfide-lanciate-h2020/ Wed, 04 Feb 2015 13:44:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=68940 Il centro di ricerca trentino CREATE-NET è orgoglioso di comunicare l’ottenimento di una serie di finanziamenti europei per un totale di 1,5 milioni di euro all’interno del programma “Horizon 2020” H2020 é una delle cinque iniziative faro della strategia “Europe 2020” volta a garantire la competitività globale dell’Europa. Tale iniziativa rappresenta lo strumento principale dell’Unione […]

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Il centro di ricerca trentino CREATE-NET è orgoglioso di comunicare l’ottenimento di una serie di finanziamenti europei per un totale di 1,5 milioni di euro all’interno del programma “Horizon 2020”

H2020 é una delle cinque iniziative faro della strategia “Europe 2020” volta a garantire la competitività globale dell’Europa. Tale iniziativa rappresenta lo strumento principale dell’Unione europea per il finanziamento della ricerca per il periodo 2014 – 2020. La ricerca e l’innovazione in ambito Information and Communication Technologies (ICT) costituiscono una parte importante di questo investimento, il cui scopo è quello di sfruttare le tecnologie emergenti per affrontare le sfide relative a eccellenza scientifica, leadership industriale e benessere per la società.

Il centro di ricerca CREATE-NET è in prima linea nella ricerca e nell’innovazione in ambito ICT sin dall’inizio delle sue attività nel 2003 in Trentino. CREATE-NET ha partecipato ai primi bandi di H2020 nel corso del 2014, all’interno delle sfide relative alla “Leadership in Enabling and Industrial Technologies (Leadership nelle tecnologie abilitanti e industriali)”. Ed è proprio in questo ambito che al centro di ricerca trentino è stato concesso un finanziamento europeo di 1,5 milioni di euro grazie al suo coinvolgimento in quattro progetti che trattano temi di stretta attualità in ambito ICT tra i quali l’Internet delle cose (Internet of Things), la softwarizzazione delle reti (SDN – Software-Defined Networks) e la virtualizzazione delle funzioni di rete (NFV – Network Functions Virtualisation).

In particolare, al centro di ricerca sarà affidato il coordinamento scientifico di 2 progetti: VITAL (VIrtualized hybrid satellite-TerrestriAl systems for resilient and fLexible future networks) e ACINO (Application Centric IP/Optical Network Orchestration) entrambi nel settore SDN/NFV:

Il primo progetto si propone di combinare reti terrestri e satellitari impiegando tecniche di NFV in ambito satellitare e abilitando la gestione di risorse federate di tipo SDN attraverso un piano di controllo ibrido unificato. Il progetto ACINO invece vuole sviluppare un nuovo modello di rete “centrato sull’applicazione” e implementarlo attraverso un controller SDN capace di gestire reti di trasporto a media e lunga distanza. Lo scopo è di offrire ad applicazioni nel settore business maggiore programmabilità e dinamicità di rete. Questo permetterà, ad esempio, ai cosiddetti operatori di rete cloud (come Google, Yahoo, Amazon, Facebook) o ai gestori di supercomputer distribuiti in diversi siti di gestire e proteggere agilmente grosse quantità di dati, tramite operazioni quali la migrazione di macchine virtuali o il backup dei dati (come dati finanziari sensibili o dati dagli utenti di un social network).

Inoltre CREATE-NET insieme a partner di alto livello tra i quali ATOS, KDDI, Trilogis ed altri ancora, lavorerà ai progetti iKaaS (Intelligent Knowledge-as-a-Service) ed UNCAP (Ubiquitopus iNteroperable Care for Ageing People) per lo sviluppo di soluzioni per smart cities e salute dei cittadini che fanno leva sulle tecnologie e dispositivi legati all’Internet delle cose.

 

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