Identity and Access Management – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 06 Oct 2020 08:17:00 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Identity and Access Management – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Webinar gratuito del magazine Data Manager: l’identity management per ogni persona, dispositivo ed applicazione https://www.datamanager.it/2020/10/webinar-gratuito-del-magazine-data-manager-lidentity-management-per-ogni-persona-dispositivo-ed-applicazione/ Fri, 02 Oct 2020 09:16:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=202972 Partecipando al webinar sull’identity management un anno di abbonamento gratuito alla rivista Data Manager Nell’ultimo decennio molte imprese, in tutto il mondo, hanno scelto di utilizzare app cloud come Salesforce.com, NetSuite, Zoom e WebEx, Workday e SuccessFactors.  In questo modo, hanno abbattuto i costi della loro infrastruttura IT e consentito a impiegati e consulenti di […]

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Partecipando al webinar sull’identity management un anno di abbonamento gratuito alla rivista Data Manager

Nell’ultimo decennio molte imprese, in tutto il mondo, hanno scelto di utilizzare app cloud come Salesforce.com, NetSuite, Zoom e WebEx, Workday e SuccessFactors.  In questo modo, hanno abbattuto i costi della loro infrastruttura IT e consentito a impiegati e consulenti di lavorare ovunque si trovassero, a qualsiasi ora. Ma il cambiamento non è mai così semplice. All’alba di questo nuovo mondo ibrido, i team IT devono ancora gestire molte app on-premise e la loro infrastruttura, con un’ulteriore difficoltà: avere visibilità completa e immediata di utenti, app e dispositivi utilizzati. Ciò di cui hanno bisogno è, quindi, una piattaforma che gestisca l’identità.

Partecipando a questo webinar il 21 Ottobre alle 11:00 potrai scoprire come ottimizzare i seguenti aspetti:

  • Controllo Accesso Utenti
  • Password Fatigue
  • Gestione di ROI e compliance

Partecipano:

Antonino Caffo – Giornalista – Data Manager

Ernesto di Mauro – Territory Manager Italy, Greece, Malta & Cyprus – Okta

Giovanni Natalino – Director Field Alliances – Okta

L’iscrizione gratuita può essere effettuata a questo link.

Partecipando al webinar si avrà diritto ad un abbonamento omaggio per un anno alla versione cartacea del magazine Data Manager.

Per approfittare di questa occasione vi basterà inviare una email a info@datamanager.it con oggetto “Richiesta abbonamento rivista gratuito webinar identity management” utilizzando lo stesso indirizzo email usato per la registrazione al webinar.

L’abbonamento dono è riservato a figure enduser,  CIO e C-Levels che non siano vendor ICT, consulenti, ecc

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CA Technologies: I 5 trend della sicurezza IT per il 2016 https://www.datamanager.it/2016/01/ca-technologies-5-trend-della-sicurezza-it-2016/ Wed, 13 Jan 2016 11:03:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=92208 Per il 2016 CA Technologies prevede cinque principali trend nell’ambito della sicurezza IT e della gestione di identità Il 2015 è stato un anno segnato da alcune gravissime violazioni dei dati che, oltre ad aver causato ingenti danni finanziari, hanno anche messo a rischio la sicurezza nazionale e minacciato la privacy. Per il 2016 CA […]

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Per il 2016 CA Technologies prevede cinque principali trend nell’ambito della sicurezza IT e della gestione di identità

Il 2015 è stato un anno segnato da alcune gravissime violazioni dei dati che, oltre ad aver causato ingenti danni finanziari, hanno anche messo a rischio la sicurezza nazionale e minacciato la privacy. Per il 2016 CA Technologies prevede cinque principali trend nell’ambito della sicurezza IT e della gestione di identità.

Secondo il parere di CA Technologies, nel corso del 2016:

1. I servizi legati alle identità digitali saranno utilizzati da un numero di utenti aziendali sempre maggiore, contestualmente al passaggio della funzione di gestione delle identità dal dipartimento IT alle altre divisioni aziendali. Sarà quindi necessario migliorare la user experience in modo da renderla più intuitiva e orientata al business. Ciò consentirà una migliore interazione con i clienti e gli utenti aziendali, nonchè una riduzione dei rischi.

2. Aumentano le aree esposte a possibili attacchi, perciò le potenziali ripercussioni di un’azione andata a buon fine andranno ben oltre ai danni finanziari. La maggiore dipendenza da un approccio allo sviluppo basato sulle metodologie DevOps / Agile e dalle tecnologie virtuali / cloud farà spazio a nuovi vettori d’attacco, mentre la cyber criminalità potrà trasformarsi in cyber spionaggio con potenziali minacce per la sicurezza nazionale e l’apertura di varchi per il cyber terrorismo.

3. L’analisi dei rischi si estende dal settore finanziario all’intera impresa. Faticando a distinguere i clienti dai ladri d’identità tramite il semplice utilizzo di una password d’autenticazione, le aziende si affideranno a funzionalità basate sull’analisi del rischio per proteggere siti web e applicazioni mobile.

4. Nel 2016, con il crescere dell’importanza strategica delle funzioni di gestione delle identità e degli accessi (IAM) per l’azienda, si avvertirà una maggiore richiesta di competenze dell’ambito dell’Identity and Access Management, dove la complessità continua ad aumentare a fronte della diffusione delle identità privilegiate, delle identità che si estendono all’ambiente cloud e delle identità di terzi all’interno della security aziendale.

5. L’Internet delle Cose graviterà sempre più attorno all’identità, tanto da attribuire all’acronimo IoT (“Internet of Things”) il secondo significato di “Identity of Things”. Proprio perché le informazioni circolano su Internet e vengono memorizzate su dispositivi IoT, questi ultimi vanno verificati e validati esattamente come succede con l’utente.

La security ha quindi grandi probabilità di diventare un punto fisso nell’ordine del giorno dei CdA, confermando un trend già in atto.

Lo scorso gennaio CA aveva annunciato le sue previsioni per il 2015 in materia di sicurezza informatica. A consuntivo, riteniamo di poter affermare che quattro di questi trend sono entrati a far parte della normale operatività quotidiana, mentre il quinto richiederà un orizzonte temporale più lungo per la sua piena realizzazione:

1. Gli attacchi al centro della cronaca faranno spostare l’attenzione dalla gestione delle identità alla sicurezza d’accesso alle identità – Le violazioni del 2015 hanno indotto le organizzazioni a concentrare le loro iniziative di sicurezza sulla gestione delle identità, in particolare quella degli utenti dotati di privilegi d’accesso.

2. Le aziende che hanno recepito l’uso delle identità digitali come fattore abilitante per il business adotteranno un “Identity Dial Tone” – L’economia delle applicazioni richiede un’implementazione più rapida di app sicure. La presenza di un Identity Dial Tone (o identità coerente) comune a tutte le app potrebbe agevolare la security.

3. Un’autenticazione universale delle identità sempre a portata di mano – Sebbene l’ambito più interessato sia quello della finanza e dei pagamenti, riteniamo che altri settori inizieranno presto a utilizzare i dispositivi mobile per scopi di autenticazione.

4. Mobilità e Internet delle cose favoriranno l’evoluzione di architetture “API-first” – Le API costituiscono elementi chiave per agevolare la trasmissione e l’impiego di informazioni sui dispositivi mobile e IoT per svariate applicazioni.

5. I Consigli di Amministrazione avranno maggiore visibilità e coinvolgimento nella strategia di sicurezza aziendale – Attacchi come Target e simili hanno portato all’attenzione dei CdA i danni (finanziari e reputazionali) che possono derivare da violazioni di dominio pubblico, alcune delle quali hanno causato il licenziamento dei manager ai vertici aziendali.

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Sicurezza: i cinque trend della gestione delle identità e degli accessi https://www.datamanager.it/2015/01/sicurezza-i-trend-gestione-delle-identita-degli-accessi/ Tue, 20 Jan 2015 11:19:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=68129 Le previsioni 2015 di CA Technologies per la sicurezza IT Per il 2015 CA Technologies prevede cinque trend principali nell’ambito della sicurezza IT e della gestione di identità digitali e accesso ai dati (Identity and Access Management, IAM). [blockquote style=”4″]”L’impatto che le violazioni dei dati hanno avuto nel 2014, insieme alle nuove esigenze generate da […]

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Le previsioni 2015 di CA Technologies per la sicurezza IT

Per il 2015 CA Technologies prevede cinque trend principali nell’ambito della sicurezza IT e della gestione di identità digitali e accesso ai dati (Identity and Access Management, IAM).

[blockquote style=”4″]”L’impatto che le violazioni dei dati hanno avuto nel 2014, insieme alle nuove esigenze generate da una economia sempre più influenzata dall’utilizzo di applicazioni software, influenzerà notevolmente il modo in cui i professionisti della sicurezza valuteranno e affronteranno la questione della gestione di identità digitali e accessi nel 2015. CA Technologies è pronta ad aiutare i clienti a far fronte alle sfide emergenti nell’ambito dell’Identity and Access Management ora e negli anni a venire”, ha dichiarato Steve Firestone, Senior Vice President e General Manager della divisione Security di CA Technologies.[/blockquote]

La gestione delle identità digitali e dell’accesso ai dati nel 2015 – i trend previsti da CA Technologies

1. Le aziende che hanno recepito l’uso delle identità digitali come fattore abilitante per il business adotteranno un “Identity Dial Tone” – Il crescente utilizzo di app per dispositivi mobili sta determinando l’esigenza di una modalità comune e centralizzata di accesso alle informazioni relative alle identità digitali. Le aziende hanno la necessità di stabilire un “Identity Dial Tone” (IdT) da utilizzare come unica fonte di autenticità dell’identità digitale allo scopo di semplificare lo sviluppo delle applicazioni e agevolarne l’adozione. L’Identity Dial Tone è la capacità di produrre e utilizzare le identità in diversi formati sulla base delle informazioni contestuali e in conformità a policy predefinite. L’IdT genera una richiesta di identità che può essere generata in diversi tipi di federazioni; consente di trasformare l’identità da una forma a un’altra sulla base dei requisiti dell’operazione da eseguire. Questo riguarderà tutte le app su tutti i canali e sarà facilmente disponibile utilizzando le API di identità.

2. Un’autenticazione universale delle identità sempre a portata di mano – Sempre più frequentemente il telefono cellulare o altri dispositivi mobili saranno utilizzati come sistemi di autenticazione universale. Una maggiore attenzione verso l’autenticazione determinata da diversi fattori – come l’ordine esecutivo emesso dal presidente Obama per l’autenticazione multifactor, la tecnologia del chip e del PIN/firma, la biometria e i nuovi modelli di pagamento – genereranno la richiesta di un processo di autenticazione più semplice e lineare. Le aziende si impegneranno per offrire a clienti e dipendenti una autenticazione “zero-touch” e un’esperienza quanto più possibile priva di ostacoli e senza password, e i dispositivi mobili saranno un elemento chiave di questo approccio.

3. Evoluzione dalla ‘gestione delle identità’ alla ‘sicurezza dell’accesso alle identità’ – Il mercato della gestione delle identità registrerà un cambiamento delle priorità, dovuto soprattutto all’impatto che hanno avuto le violazioni dello scorso anno. L’attenzione si sposterà dalla semplice amministrazione delle identità alla sicurezza dell’accesso alle identità. La maggior parte degli attacchi balzati agli onori della cronaca nel corso del 2014 si riferiva a identità interne che sono state compromesse e che hanno esposto le aziende al furto di dati e a un uso improprio di applicazioni. I sistemi di protezione che le aziende dovranno adottare richiederanno nuove forme di sicurezza per la tutela di identità e accesso che siano ‘intelligenti’, contestuali e verificabili.

4. Mobilità e Internet delle Cose favoriranno la comparsa di architetture basate su API – L’aumento costante di applicazioni mobili e l’Internet delle Cose favoriranno il passaggio ad architetture basati API e quindi più leggere, allo scopo di facilitare il collegamento all’ecosistema digitale. Queste architetture supporteranno meglio la vasta gamma di tipologie di utenti che hanno necessità di accedere alle app e ai dati on-premise o archiviati sul cloud utilizzando qualsiasi tipo di dispositivo. Un’architettura basata su API sarà in grado di fornire l’agilità e la flessibilità necessarie per il successo delle aziende che vogliono essere agili e veloci per competere nell’economia delle applicazioni.

5. I Consigli di Amministrazione avranno maggiore visibilità e coinvolgimento nella strategia di sicurezza aziendale: il top management e il Consiglio di Amministrazione aziendale saranno ritenuti responsabili delle violazioni che danneggiano il brand dell’azienda. Questo aumenterà il loro livello di coinvolgimento nelle strategie di sicurezza e governance. Da “problema dell’IT”, la sicurezza diventerà un “problema del Management”. Le preoccupazioni per i “mancati guadagni” porteranno a una maggiore vigilanza da parte delle funzioni non IT.

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CA Technologies, al cuore del cloud con le soluzioni di identity and access management https://www.datamanager.it/rivista/ca-technologies-al-cuore-del-cloud-con-le-soluzioni-di-identity-and-access-management-57079. Thu, 12 Jun 2014 09:26:18 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/ca-technologies-al-cuore-del-cloud-con-le-soluzioni-di-identity-and-access-management/ Antonio Rizzi (CA): «L’identità digitale come porta d’accesso alla nuvola per le aziende italiane»   A prima vista, può sembrare un bene che le aziende italiane investano buona parte delle risorse per aggiornare i loro sistemi amministrativi e gestionali. In realtà, non si tratta di un indice attendibile per misurare il livello di digitalizzazione dell’impresa. […]

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Antonio Rizzi (CA): «L’identità digitale come porta d’accesso alla nuvola per le aziende italiane»

 

Antonio Rizzi senior director practice services di CA TechnologiesA prima vista, può sembrare un bene che le aziende italiane investano buona parte delle risorse per aggiornare i loro sistemi amministrativi e gestionali. In realtà, non si tratta di un indice attendibile per misurare il livello di digitalizzazione dell’impresa. Più indicativi altri parametri, come gli investimenti nei servizi cloud, per stimare la loro propensione all’innovazione. E la situazione – almeno a giudicare da quanto emerge dalla ricerca “The Adoption of Cloud-Based Services – Increasing confidence through effective security” commissionata da CA Technologies (www.ca.com/it/default.aspx) su scala europea – ci restituisce uno spaccato della realtà fatto di luci e ombre. In Italia, il paradosso è la diffusa convinzione che il cloud sia diventato il modello predominante per erogare i servizi informatici di base, mentre dallo studio emerge un’altra realtà fatta da quasi un terzo di aziende che evita l’adozione dei servizi cloud o nel migliore dei casi, li valuta volta per volta. «Una buona metà delle aziende intervistate si posiziona come chi questi servizi già li adotta per ottimizzare la capacità dei propri servizi on-premise oppure, caso per caso, a seconda delle esigenze. L’altra metà però non li utilizza e si definisce più scettica» – aggiusta il tiro Antonio Rizzi, senior director, practice services di CA Technologies.

L’Italia risulta spaccata sul crinale della sicurezza dei dati, e questa è la principale barriera all’adozione del cloud, stando ai risultati della survey. Una paura trasversale che accomuna scettici ed entusiasti. «Nello specifico le differenze tra queste due categorie spiccano nel momento in cui si analizza la loro propensione nei confronti dei sistemi di identity management. Gli entusiasti hanno un sistema di IAM – on premise o su cloud – e una certa familiarità con le tematiche di sicurezza associate, carenti invece in chi si posiziona nel quadrante degli scettici. La paura di esporsi a rischi di sicurezza, particolarmente sentita da chi non ha esperienza con queste tematiche, è il fattore che maggiormente frena l’adozione di servizi di business in cloud» – afferma Rizzi. Ogni settore poi esprime i suoi timori in modo diverso: «Gli intervistati appartenenti al mondo finance concentrano le loro preoccupazioni soprattutto sugli aspetti di compliance, sistemi di pagamento e normativa bancaria. Telco e aziende manifatturiere sono più attente alle misure a tutela del segreto industriale e la potenziale perdita di vantaggi competitivi. Nel pubblico invece, di solito si è più attenti alla privacy e alla tutela dei dati. Tutti i settori presi in esame dalla ricerca – però – considerano la sicurezza l’aspetto più importante da considerare quando si parla di cloud».

Secondo quanto emerge dallo studio CA, la radicata resistenza al cloud in Italia sembrerebbe confermata dalla mancanza di cultura nei confronti del mondo digitale e da una carenza di risorse umane in grado di avviare e guidare questa trasformazione nel 90% delle aziende italiane, le quali – inoltre – ritengono di non avere né le competenze né le risorse necessarie per operare con i servizi cloud (80%). «Nella survey – fa notare Rizzi – si chiede alle aziende un parere sulle modalità di adozione della sicurezza tramite tecnologia IAM, on premise piuttosto che in cloud». «Ebbene, dalle risposte emerge sia la percezione della complessità di implementare on premise queste soluzioni, specialmente per le PMI, sia la consapevolezza della maggiore convenienza in termini di costi e skill necessarie se adottate da cloud». Tutto questo – secondo Rizzi – conferma che l’adozione di sistemi di sicurezza IAM conferisce a chi è più dubbioso la dimestichezza necessaria per padroneggiare gli accessi ai dati. «Non è il cloud in sé a causare sfiducia, quanto la mancanza degli strumenti adatti per governare l’accesso alle info, il ciclo di vita delle identità degli utenti e il controllo su chi fa che cosa nella nuvola. Questa sensazione di maggiore fiducia può derivare proprio dai servizi IAM» – conclude Rizzi.

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CA, le soluzioni di identity and access management come traino del cloud in Italia https://www.datamanager.it/news/ca-le-soluzioni-di-identity-and-access-management-come-traino-del-cloud-italia-56922.html Wed, 04 Jun 2014 08:55:34 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/ca-le-soluzioni-di-identity-and-access-management-come-traino-del-cloud-in-italia/ Antonio Rizzi (CA): «Il modello as-a-service facilita l’accesso delle aziende più scettiche» A prima vista, può sembrare un bene che le aziende italiane investano buona parte delle risorse per aggiornare i loro sistemi amministrativi e gestionali. In realtà, non si tratta di un indice attendibile per misurare il livello di digitalizzazione dell’impresa. Più indicativi altri […]

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Antonio Rizzi (CA): «Il modello as-a-service facilita l’accesso delle aziende più scettiche»

A prima vista, può sembrare un bene che le aziende italiane investano buona parte delle risorse per aggiornare i loro sistemi amministrativi e gestionali. In realtà, non si tratta di un indice attendibile per misurare il livello di digitalizzazione dell’impresa. Più indicativi altri parametri, come gli investimenti nei servizi cloud, per stimare la loro propensione all’innovazione. E la situazione – almeno a giudicare da quanto emerge dalla ricerca “The Adoption of Cloud-Based Services – Increasing confidence through effective security” commissionata da CA Technologies su scala europea – ci restituisce uno spaccato della realtà fatto di luci e ombre. In Italia, il paradosso è la diffusa la convinzione che il cloud sia diventato il modello predominante per erogare i servizi informatici di base, mentre dallo studio emerge un’altra realtà fatta da quasi un terzo di aziende che evita l’adozione dei servizi cloud o nel migliore dei casi, li valuta volta per volta. «Una buona metà delle aziende intervistate si posiziona come chi questi servizi già li adotta per ottimizzare la capacità dei propri servizi on-premise oppure, caso per caso, a seconda delle esigenze. L’altra metà però non li utilizza e si definisce più scettica» – aggiusta il tiro Antonio Rizzi, senior director, practice services di CA Technologies.

L’Italia risulta spaccata sul crinale della sicurezza dei dati, e questa è la principale barriera all’adozione del cloud, stando ai risultati della survey. Una paura trasversale che accomuna scettici ed entusiasti. «Nello specifico, le differenze tra queste due categorie spiccano nel momento in cui si analizza la loro propensione nei confronti dei sistemi di identity management. Gli entusiasti hanno un sistema di IAM – on premise o su cloud – e una certa familiarità con le tematiche di sicurezza associate, carenti invece in chi si posiziona nel quadrante degli scettici. La paura di esporsi a rischi di sicurezza, particolarmente sentita da chi non ha esperienza con queste tematiche, è il fattore che maggiormente frena l’adozione di servizi di business in cloud» – afferma Rizzi. Ogni settore poi esprime i suoi timori in modo diverso: «Gli intervistati appartenenti al mondo finance concentrano le loro preoccupazioni soprattutto sugli aspetti di compliance, sistemi di pagamento e normativa bancaria. Telco e aziende manifatturiere sono più attente alle misure a tutela del segreto industriale e la potenziale perdita di vantaggi competitivi. Nel pubblico invece, di solito si è più attenti alla privacy e alla tutela dei dati. Tutti i settori presi in esame dalla ricerca – però – considerano la sicurezza l’aspetto più importante da considerare quando si parla di cloud».

Secondo quanto emerge dallo studio CA, la radicata resistenza al cloud in Italia sembrerebbe confermata dalla mancanza di cultura nei confronti del mondo digitale e da una carenza di risorse umane in grado di avviare e guidare questa trasformazione nel 90% delle aziende italiane, le quali – inoltre – ritengono di non avere né le competenze né le risorse necessarie per operare con i servizi cloud (80%). «Nella survey – fa notare Rizzi – si chiede alle aziende un parere sulle modalità di adozione della sicurezza tramite tecnologia IAM, on premise piuttosto che in cloud». «Ebbene, dalle risposte emerge sia la percezione della complessità di implementare on premise queste soluzioni, specialmente per le PMI, sia la consapevolezza della maggiore convenienza in termini di costi e skill necessarie se adottate da cloud». Tutto questo – secondo Rizzi – conferma che l’adozione di sistemi di sicurezza IAM conferisce a chi è più dubbioso la dimestichezza necessaria per padroneggiare gli accessi ai dati. «Non è il cloud in sé a causare sfiducia, quanto la mancanza degli strumenti adatti per governare l’accesso alle info, il ciclo di vita delle identità degli utenti e il controllo su chi fa che cosa nella nuvola. Questa sensazione di maggiore fiducia può derivare proprio dai servizi IAM» – conclude Rizzi.

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CA Technologies annuncia nuove soluzioni di Identity and Access Management (IAM) https://www.datamanager.it/news/ca-technologies-annuncia-nuove-soluzioni-di-identity-and-access-management-iam-54227.html Mon, 03 Mar 2014 10:29:33 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/ca-technologies-annuncia-nuove-soluzioni-di-identity-and-access-management-iam/ Le nuove soluzioni di Identity and Access Management (IAM) di CA Technologies offrono alla ‘azienda aperta’ il giusto equilibrio tra sicurezza e supporto al business

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Le nuove soluzioni di Identity and Access Management (IAM) di CA Technologies offrono alla ‘azienda aperta’ il giusto equilibrio tra sicurezza e supporto al business

Durante la RSA Conference tenutasi la scorsa settimana a San Francisco, CA Technologies ha annunciato una serie di nuove soluzioni e release nell’ambito della sua suite di Identity and Access Management per la protezione delle applicazioni cloud, web e mobili, sempre più numerose nell’odierna ‘azienda aperta’.

Le nuove soluzioni di CA per la mobilità e le API (Application Programming Interface) sono in grado di accelerare lo sviluppo delle applicazioni mobili, ne migliorano le prestazioni e offrono sicurezza e praticità d’uso.

“Lo sviluppo del cloud e dei dispositivi mobili, nonché il crescente impiego delle API, hanno eliminato i confini dell’azienda rendendo ancora più complesse le problematiche riguardanti la sicurezza e l’equilibrio tra protezione e abilitazione del business”, afferma Mike Denning, Senior Vice President e General Manager della business unit Security di CA Technologies. “CA è l’unico fornitore in grado di proteggere i dati e le applicazioni nella moderna azienda aperta, dallo sviluppo all’esercizio e dal singolo dispositivo al data center”.

Secondo quanto emerso da un recente rapporto, “Forrester prevede che nel 2014, l’adozione di sistemi cloud e mobile continuerà a far crescere la necessità di gestire le API (application programming interface) all’interno delle soluzioni di Identity & Access Management (IAM)”.

Che l’utente sia uno sviluppatore incaricato di realizzare un’app mobile o un cloud ibrido, un cliente che utilizza i servizi bancari tramite un’app su dispositivo mobile o un dipendente che accede a un servizio cloud aziendale, le soluzioni IAM di CA Technologies garantiscono un accesso appropriato da parte di un determinato utente attraverso il dispositivo autorizzato ai dati pertinenti.

Protezione dell’azienda mobile e praticità d’uso ineguagliate

Per aiutare le aziende a soddisfare i requisiti di sicurezza di una vasta gamma di applicazioni mobili (personalizzate, fornite dal vendor o utilizzate tramite browser Web), CA Technologies offre un’unica soluzione per la gestione e la sicurezza del Web e delle API, che contribuisce ad accelerare la fase di sviluppo del software e ottimizzare le prestazioni delle applicazioni durante i picchi di carico. Ulteriori soluzioni per la sicurezza delle applicazioni e l’autenticazione avanzata aiutano a proteggere l’app anche dopo la messa in esercizio.

Secondo Forrester Research, “Gli esperti di sviluppo stanno iniziando ora ad affrontare il più grande cambiamento di paradigma dai tempi del modello client/server dei primi anni ‘90: i client omnichannel distribuiti su smartphone, tablet e altri dispositivi connessi. Il focus sul “mobile prima di tutto” di queste organizzazioni induce coloro che sviluppano applicazioni a pensare in modo diverso alle API che i client utilizzano per accedere a dati e funzioni”.

CA Layer 7 API Portal semplifica la creazione di un’interfaccia online brandizzata: gli sviluppatori possono accedere a tutte le risorse in fase di progettazione, individuare rapidamente un’API, creare un’applicazione e monitorare il suo impiego. Rivolto a partner e sviluppatori interni all’azienda e di terzi parti, anche appartenenti a più gruppi contemporaneamente, il portale garantisce a ogni unità un set esclusivo di accessi e privilegi per la pubblicazione delle API, il tutto da una posizione centralizzata. L’ultima versione del portale delle API è arricchita dalle seguenti funzionalità, in grado di accelerare lo sviluppo delle applicazioni e di garantire la sicurezza che aziende e clienti esigono:

– Rilevamento, documentazione interattiva ed esplorazione delle API

– Raggruppamento e assemblaggio delle API migliorati e semplificati affinché gli sviluppatori possano aggiungere funzionalità alle applicazioni con un solo clic

– Integrazione con CA Layer 7 Mobile Access GatewayTM per aggiungere facilmente funzionalità di sicurezza all’applicazione

CA Layer 7 Mobile Access Gateway semplifica l’adattamento di dati, applicazioni e infrastruttura al fine di renderne possibile l’uso sui dispositivi mobili. Rappresenta una modalità centralizzata per l’amministrazione e il controllo delle policy di sicurezza e gestione delle risorse informative esposte tramite le API e offre al contempo all’utente finale dell’app un livello di prestazioni uniforme. È il primo gateway di API che offre un Software Development Kit (SDK) pronto all’uso, con l’obiettivo di velocizzare l’integrazione di funzioni per la gestione dei token e il single sign-on nelle applicazioni mobili, per proteggere le autorizzazioni di utenti, app e dispositivi.

Le nuove funzionalità di Mobile Access Gateway includono:

– Integrazione di cookie per le sessioni di CA SiteMinder e di Mobile SDK per estendere le credenziali SSO SiteMinder alle applicazioni mobili native

– Social login alle app mobili dell’azienda: grande praticità per l’utente garantendo all’azienda sicurezza e governance

– Supporto per Adobe PhoneGap, un’infrastruttura cross-platform di sviluppo di applicazioni per dispositivi mobili

Una volta che l’app mobile è distribuita e in esercizio, è indispensabile un ulteriore livello di sicurezza per far sì che solo l’utente autorizzato, attraverso il dispositivo abilitato, nel momento appropriato e dalla posizione prevista, possa accedere alle applicazioni autorizzate.

CA Mobile Application Management (CA MAM) è una nuova soluzione progettata in modo organico per l’azienda che implementa il BYOD. CA MAM sfrutta l’innovativa tecnologia Smart Containerization di CA Technologies per controllare dinamicamente e a livello granulare le policy di accesso dell’applicazione mobile, garantendo l’esperienza dell’applicazione nativa esclusiva di un dispositivo o piattaforma. Funzionalità basate su geo-fencing, time-fencing, network-fencing e autenticazione avanzata consentono di stabilire e applicare policy di accesso dettagliate, correlate a posizioni geografiche, orari della giornata e reti, migliorando ulteriormente la sicurezza delle app mobili aziendali.

L’attuale versione di CA Advanced Authentication è l’ideale completamento delle soluzioni annunciate oggi, grazie alla vasta gamma di credenziali per l’autenticazione forte e di strumenti di valutazione basati sul rischio destinati ad ambienti mobili. Le funzionalità di CA Advanced Authentication che rendono conveniente e immediata la sicurezza per l’utente finale includono:

– Un SDK che integra l’autenticazione forte nelle app per dispositivi mobili. L’opzione per l’impiego di credenziali software PKI o One Time Password (OTP) semplifica e migliora la sicurezza e la praticità per l’utente

– Le credenziali APKI offrono un’esperienza d’uso senza soluzione di continuità. All’utente basta accedere con la sua solita password: l’autenticazione forte avviene in background

– Una password OTP generata dall’app mobile e gratuita di CA Technologies o fornita come SMS, messaggio vocale o e-mail

“La comodità di accesso al servizio da parte del cliente è ormai un vantaggio di business fondamentale. Più facile è una transazione, più felice sarà il cliente”, ha dichiarato Vincenzo Pompa, amministratore delegato di Postecom, la società d’innovazione tecnologica del Gruppo Poste Italiane.

“Al fine di garantire questa comodità, per Poste Italiane è indispensabile offrire ai propri clienti applicazioni mobile su una varietà di servizi, ma è necessario farlo in modo sicuro. La collaborazione con CA Technologies, che ci consente di interagire con i nostri clienti sui loro dispositivi mobili e proteggere le transazioni online, è importante per l’innovazione e la crescita del nostro business”.

Oltre alle soluzioni IAM annunciate oggi, CA Technologies ha presentato anche il proprio cloud di gestione orientato alla mobilità. L’offerta include molte delle soluzioni IAM qui delineate e nel complesso garantisce la sicurezza e la gestione della mobilità end-to-end, dalla fase di sviluppo a quella di esercizio, dal dispositivo al data center.

CA Technologies ha presentato la gamma di soluzioni IAM durante la RSA Conference USA 2014.

Dati e statistiche a supporto dell’azienda aperta

I temi relativi a sicurezza e realizzazione di app mobili sono prioritari per i responsabili IT senior. In un recente studio condotto a livello globale, oltre un terzo degli intervistati ha riconosciuto come strategica la sfida legata alla sicurezza e alla privacy della mobilità. In parallelo, la ricerca rivela che il 63% degli intervistati considera come prioritarie le applicazioni mobili destinate a clienti o dipendenti.***

Una stima per difetto di 451 Research indica che i ricavi generati dai vendor di cloud nel 2012 sono pari a 5,7 miliardi di dollari. Per questo segmento di mercato è prevista una crescita a un CAGR del 36%, pari pertanto a 19,5 miliardi di dollari nel 2016.

Il numero delle API è passato da 9.000 a circa 11.000, secondo un rilevamento del 30 aprile 2013.

L’uso complessivo delle app nel 2013 ha mostrato una crescita del 115% anno su anno (Flurry Analytics).

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Verso un Identity and Access Management più intelligente https://www.datamanager.it/news/verso-un-identity-and-access-management-pi-intelligente-53148.html Wed, 29 Jan 2014 15:27:57 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/01/verso-un-identity-and-access-management-piu-intelligente/ Dal punto di vista dell’Identity and Access Management (IAM), il numero e il tipo di risorse informative in gioco sono aumentate in modo esponenziale. Secondo un recente sondaggio realizzato dalla società Ponemon, la maggior parte delle aziende è impegnata a gestire i diritti di accesso degli utenti in modo efficace ed efficiente

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La sicurezza delle informazioni è sempre stata materia abbastanza complessa, e la complessità è visibilmente cresciuta nel corso degli ultimi anni. Dal punto di vista dell’Identity and Access Management (IAM), il numero e il tipo di risorse informative in gioco sono aumentate in modo esponenziale. Secondo un recente sondaggio realizzato dalla società Ponemon, la maggior parte delle aziende è impegnata a gestire i diritti di accesso degli utenti in modo efficace ed efficiente.

Alla luce di queste sfide, la versione più recente della soluzione di Identity Management and Governance solution (Aveksa) di RSA è progettata per semplificare questa complessità così da poter dare alle aziende la possibilità di disporre di uno IAM più intelligente, rapido, affidabile e conveniente.

La nuova soluzione include, inoltre, la possibilità di modificare gli accessi indipendentemente dall’implementazione della soluzione. Le aziende ibride richiedono infatti la flessibilità di implementare le soluzioni sia on-premise sia nel cloud. La soluzione RSA fornisce il supporto per l’intero ciclo di vita dell’identità – compreso il provisioning delle applicazioni on-premise e cloud – sia distribuito in un modello tradizionale, on-premise, che come servizio basato su cloud.

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BNL ha scelto CA Technologies per la gestione della sicurezza informatica aziendale https://www.datamanager.it/news/bnl-ha-scelto-ca-technologies-la-gestione-della-sicurezza-informatica-aziendale-42318.html Sat, 24 Nov 2012 15:00:08 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/11/bnl-ha-scelto-ca-technologies-per-la-gestione-della-sicurezza-informatica-aziendale/ CA Technologies ha annunciato che BNL, gruppo BNP Paribas, ha scelto le soluzioni IAM (Identity and Access Management) per la gestione della sicurezza informatica aziendale

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CA Technologies ha annunciato che BNL, gruppo BNP Paribas, ha scelto le soluzioni IAM (Identity and Access Management) per la gestione della sicurezza informatica aziendale

La gestione di identità e accessi basata sui ruoli, in combinazione con il monitoraggio e la tracciabilità degli eventi di sicurezza correlati all’accesso alle informazioni e al loro utilizzo, costituiscono una parte integrante dell’approccio olistico alla sicurezza adottato da BNL. L’automatizzazione dei processi di sicurezza del gruppo rappresenta un fattore critico per il contenimento dei costi e per la produttività.

BNL è attiva in Italia con oltre 1000 punti di vendita -­ tra Agenzie, Centri Private, Centri Imprese, Centri Corporate e Pubblica Amministrazione. La banca offre un’ampia gamma di prodotti e servizi, da quelli più tradizionali ai più innovativi, per soddisfare le molteplici esigenze dei propri clienti.

“La protezione e prevenzione dalle minacce esterne e interne, il monitoraggio degli eventi di sicurezza associati all’accesso e all’utilizzo delle informazioni e la gestione delle identità e degli accessi costituiscono il modello olistico di security management adottato da BNL” ha spiegato Gilberto Pertile, Chief Information Systems Security Officer presso BNL. “Le soluzioni IAM di CA Technologies ci offrono il livello di garanzia necessario per la gestione sicura dei dati dei nostri clienti, garantendo la conformità alle norme”.

CA ControlMinder (ex CA Access Control)  aiuta BNL a gestire e monitorare amministratori di sistema e utenti privilegiati. Le soluzioni di CA Technologies per la gestione delle identità permettono di automatizzare le operazioni di sicurezza di BNL, contribuendo ad aumentare la produttività degli utenti e a contenere i costi.

BNL ha implementato anche CA SiteMinder, CA IdentityMinder (ex CA Identity Manager) e CA GovernanceMinder (ex CA Role & Compliance Manager). Queste soluzioni consentono a BNL di semplificare l’attività dell’utente, ottenere la rendicontazione su utenti con o senza privilegi ai fini della conformità alle normative, e automatizzare il controllo e l’accesso alle applicazioni in base alla relazione e al ruolo degli utenti nell’organizzazione, siano essi dipendenti interni o fornitori esterni, clienti o partner commerciali.

La divisione dei servizi professionali di CA Technologies ha collaborato con BNL  applicando best practice che accelerano l’implementazione delle soluzioni IAM e contribuiscono a garantirne l’allineamento con le esigenze del cliente.

“BNL ha adottato in modo eccellente le nostre soluzioni IAM” ha dichiarato Mike Denning, general manager della divisione Security business di CA Technologies. “Grazie al controllo e all’automazione offerti dalla nostra tecnologia aiutiamo i clienti a ridurre i rischi, ottemperare alle normativa e migliorare l’efficienza operativa”.

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INNOVAZIONE TECNOLOGICA IN BANCA https://www.datamanager.it/rivista/identity-and-access-management/innovazione-tecnologica-banca Wed, 16 Mar 2011 14:56:12 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/03/innovazione-tecnologica-in-banca/ Gli istituti bancari devono operare in modo efficiente in un mercato sempre più competitivo e in accelerazione, un ambiente in cui l’innovazione tecnologica è decisiva e porta inevitabilmente verso la banca estesa e interoperabile Di innovazione tecnologica si parla ovunque. Il termine è divenuto parola d’ordine per superare ogni difficoltà e rilanciare ogni programma economico, […]

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Gli istituti bancari devono operare in modo efficiente in un mercato sempre più competitivo e in accelerazione, un ambiente in cui l’innovazione tecnologica è decisiva e porta inevitabilmente verso la banca estesa e interoperabile

Di innovazione tecnologica si parla ovunque. Il termine è divenuto parola d’ordine per superare ogni difficoltà e rilanciare ogni programma economico, industriale e finanche politico. Gli obiettivi del piano decennale di governo “Europa 2020”, elaborato dalle istituzioni UE, mettono l’innovazione al centro del rilancio europeo. La strategia è finalizzata a uscire entro il 2020 più forti dalla crisi e a trasformare l’UE in un’economia intelligente, sostenibile e inclusiva, caratterizzata da alti livelli di occupazione, produttività e coesione sociale. Il programma contempla sette “flagship initiatives” e la prima riguarda proprio l’”Unione dell’innovazione”. La terza, denominata “digital agenda” è poi espressamente dedicata all’innovazione tecnologica o digitale e si concretizza in 10 “action lines”. Particolare importanza riveste la “action line 2” che si prefigge di eliminare le barriere nazionali, in modo da consentire alle imprese e ai cittadini UE di utilizzare, almeno nell’area Euro, gli stessi mezzi di pagamento agli stessi costi. Sepa (Single Euro Payments Area) – unitamente al quadro normativo definito dalla Direttiva Psd (Payment Services Directive) – nasce come necessario e naturale completamento all’Unione Monetaria Europea, con la definizione di strumenti “non cash” da affiancare alla moneta unica. Rilevanti ai fini dell’innovazione in banca sono anche:

o   la “action line 3” incentrata sull’interoperabilità a livello europeo dei sistemi di firma digitale “esignature”;

o   la “action line 5” basata sull’adozione di standard tecnologici comuni;

o   la “action line 6” focalizzata sull’interoperabilità dei sistemi di “ICT security”;

o   la “action line 10” dedicata ai sistemi di identificazione e autenticazione “eID”.

 

La banca estesa e interoperabile

In effetti, la banca deve oggi operare in modo efficiente in un mercato sempre più competitivo e in accelerazione in cui l’innovazione tecnologica è decisiva. Le banche più innovative hanno cominciato da tempo a scambiare beni e servizi online innescando un’autentica rivoluzione dello scenario competitivo. Stanno nascendo network costituiti da imprese complementari, la cui struttura portante è realizzata dalle reti di interconnessione ICT e in cui vengono messi in campo nuovi modelli di business. Secondo Giovanni Sabatini, direttore generale ABI (Associazione Bancaria Italiana) e presidente di ABI Lab (www.abilab.it), il laboratorio dell’ABI, «la “banca estesa” è un modello di banca multimodale che estende i propri confini verso la clientela e si fa tramite tra le esigenze dei propri clienti». Per realizzarla sono necessarie un’infrastruttura tecnologica avanzata, un know how adeguato, nuove modalità di relazione e il passaggio da una logica tradizionale di supporto al cliente a una visione integrata dei servizi mediante l’utilizzo di soluzioni innovative.

Sulla base della “e-invoice europea” si stanno creando autentiche “comunità economiche integrate” capaci di cooperare sinergicamente ed efficacemente, ciascuna con il proprio specifico ruolo, attraverso l’integrazione della logistica, dei rapporti con i fornitori e clienti, dell’azione commerciale, della banca e della finanza. L’attuazione del concetto della “banca estesa” e interoperabile coinvolge i principali processi di business: dal contatto iniziale col potenziale cliente, allo scambio d’informazioni, all’assistenza pre e post vendita, all’erogazione del credito e delle garanzie, all’attività di vendita vera e propria, alla stipula dei contratti, ai pagamenti elettronici e alla distribuzione (online e non) di beni e servizi.

Per realizzare pienamente la banca estesa c’è però un grande problema da risolvere: quello dell’interoperabilità, intesa come la capacità di sistemi ICT, software applicativi, processi e, più in generale, di organizzazioni produttive e modelli di business, di operare in stretta sinergia pur non essendo stati concepiti inizialmente a tal fine. Per l’interoperabilità è, prima di tutto, indispensabile comprendere il funzionamento interno ed esterno tramite la mappatura dei processi. ABI Lab, a cui partecipano attivamente le principali banche italiane, ha già da tempo definito una tassonomia dei processi bancari che suddivide il mondo della banca in quattro macro aree: processi direzionali; processi di marketing, commerciali e customer service; processi di operations; processi di supporto. La reingegnerizzazione dei processi e delle attività viene oggi interpretata come il punto chiave per il miglioramento dell’organizzazione e per l’interoperabilità. L’orientamento verso il quale tende la banca innovativa è quello di una gestione per processi finalizzata a garantire efficienza nell’esercizio del cambiamento ed efficacia delle soluzioni intraprese.

La pensa così Domenico Uggeri, vice presidente Zucchetti (www.zucchetti.it). «Alle banche occorrono sempre più soluzioni integrate che gestiscano il personale a 360 gradi: elaborazione paghe, rilevazione presenze, privacy e sicurezza sino alla formazione, alla gestione delle politiche retributive e allo sviluppo delle carriere per trattenere e valorizzare i talenti migliori». La Federazione delle Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia Romagna, costituita da una rete capillare di banche con centinaia di sportelli, ha incaricato Zucchetti di riconfigurare i processi di gestione del personale per delineare un modello organizzativo basato sulla condivisione documentale via Web e sull’integrazione degli aspetti amministrativi e organizzativi relativi alle risorse umane. Con HR Zucchetti, una suite di prodotti totalmente realizzata in tecnologia Web, le banche della Federazione hanno soddisfatto pienamente la propria esigenza di gestire il personale di strutture decentrate, con una forte riduzione dei costi di gestione e di amministrazione del sistema.

Un altro ambito in cui il settore bancario si sta muovendo, anche in relazione alla citata digital agenda europea, è quello della gestione delle identità e del controllo degli accessi (Identity and Access Management – Iam). Si assiste così a una focalizzazione verso una visione che inquadra la protezione dei canali di accesso ai servizi bancari come un vero e proprio asset strategico. Nel contesto Iam rientrano naturalmente sia le identità dei clienti che quelle dei dipendenti, e le procedure con cui vengono gestite si distinguono sulla base delle risorse a cui accedono, dei canali attraverso cui prendono contatto e/o delle applicazioni all’interno delle quali sono utilizzate.

Al momento, però, il quadro che emerge è estremamente frammentato e si registra l’adozione di un’ampia varietà di tecnologie: oltre alla password/Pin come primo fattore, si ricorre spesso a codici Otp (One Time Password) via hardware disconnesso, tessera a combinazione, Otp via sms, certificato digitale su supporto software, Otp generata da software e Otp via hardware connesso. Quasi sempre, però, manca il riferimento all’interoperabilità e la scarsa considerazione degli strumenti definiti a livello nazionale come per esempio la Cie/Cns.

«VeriFone offre proprio strumenti creati per rinforzare il rapporto banca-utente, con servizi vantaggiosi per i clienti che allo stesso tempo non vadano a causare costi aggiuntivi», sottolinea a questo proposito Imanuel Baharier, direttore generale di VeriFone Italia (www.verifone.it). Nel passato il rapporto con il cliente si sviluppava all’interno della filiale, legato quindi alla presenza fisica. Attraverso lo strumento multimediale come l’MX 870, è invece possibile creare una comunicazione dinamica, in grado di identificare il cliente, erogare servizi in ogni momento, rispondere direttamente alle sue richieste e sfruttare l’occasione per proporre promozioni personalizzate, con una comunicazione segmentata in tempo reale.

«Nel mondo delle transazioni di pagamento – continua Baharier – la sicurezza occupa un ruolo fondamentale. Per questo motivo le banche hanno la necessità di disporre di un’ampia offerta di dispositivi sicuri, che diano al cliente l’opportunità di muoversi autonomamente nell’operazione di pagamento». I terminali dotati di certificazione Pci Pts 3.0, come quelli della nuova linea VX Evolution di VeriFone, risultano particolarmente in grado di fornire un elevato livello di sicurezza, orientati a soddisfare i requisiti più aggiornati, proteggendo tutti i dati del possessore di carta.

 

Dematerializzazione

Altra area fortemente innovativa è la gestione di documenti e informazioni che sta diventando sempre più strategica. L’innovazione non riguarda soltanto aspetti tecnologici, ma soprattutto elementi di tipo organizzativo: l’utilizzo di nuovi strumenti e applicazioni implica necessariamente una profonda ridefinizione delle modalità di gestione delle diverse fasi del ciclo di vita del documento. L’obiettivo da raggiungere è duplice: digitalizzare gli originali cartacei già esistenti, garantendone la convivenza con le corrispondenti copie informatiche, e definire soluzioni adeguate alla progressiva eliminazione/riduzione della carta.

«A nostro parere, i progetti di dematerializzazione dei processi documentali rappresenteranno un’area di investimento ICT prioritaria per banche e istituti finanziari», commenta Danilo Cattaneo, direttore generale di InfoCert (www.infocert.it). Infatti, l’approccio paperless alla gestione di documenti e processi permette di raggiungere obiettivi concreti di efficienza e ottimizzazione delle risorse, snellendo l’operatività, migliorando la gestione delle informazioni e riducendo i costi legati alla gestione cartacea dei dati.

«La dematerializzazione – prosegue Cattaneo – costituisce dunque un fattore abilitante in grado di supportare e integrare tutti i processi bancari, attraverso servizi e soluzioni utilizzabili da tutte le unità organizzative, a livello centrale e periferico». In tal modo è possibile gestire in formato digitale tutti i rapporti con i nuovi clienti e le comunicazioni periodiche banca-cliente mediante soluzioni integrate di firma digitale, gestione documentale, conservazione a norma e posta elettronica certificata (Pec).

Le soluzioni InfoCert, in particolare, consentono di gestire da subito e direttamente in formato digitale molti processi tipici del sistema bancario, come per esempio: la firma di contratti in formato digitale, l’apposizione di data certa su pratiche e garanzie, la tenuta digitale di libri e registri contabili, la gestione digitale del back office e le notifiche verso promotori e agenti tramite strumenti di Pec. In questo modo è possibile avviare un processo di innovazione che porta alla banca estesa, in grado di rispondere a tutte le esigenze di dematerializzazione all’interno di ogni unità oltre che nell’ambito della gestione dei rapporti con clienti e fornitori.

«Anche Adobe ha sviluppato un innovativo progetto nell’ambito della gestione documentale con IWBank, banca del Gruppo UBI specializzata nell’offerta di servizi finanziari e bancari online», evidenzia Andrea Valle, enterprise solutions development manager di Adobe Systems South-West Europe (www.adobe.com/it). Con l’aumentare della base clienti e dei volumi di documentazione, IWBank ha infatti deciso di riorganizzare i processi interni di gestione documentale. La crescente difficoltà di utilizzare un sistema interno non più in grado di supportare le crescenti esigenze, la comparsa di problemi di compatibilità con i sistemi di base e l’impossibilità di creare moduli dinamici, ha portato la banca a ripensare l’intero processo che riguardava una mole di circa 3mila documenti generati al giorno (di cui 200 restituiti compilati da parte dei clienti) per circa 100 template unici.

Per far fronte a queste criticità IWBank ha scelto Adobe LiveCycle ES, con i moduli Output, Designer (per la creazione dei documenti) e Barcoded Forms (per l’acquisizione dei documenti), che offre la possibilità di inserire nella nuova architettura un codice a barre associato ai documenti e consentire una gestione più rapida della documentazione. Inoltre, Adobe LiveCycle ES garantisce una buona gestione dei diversi template, dei campi dinamici – unici e raggruppati -, del formato numero e data in lingua (quest’ultima molto utile per coordinare documenti relativi a diversi Paesi). «Grazie ai cambiamenti introdotti dalla soluzione Adobe LiveCycle ES – conclude Valle – è stato stimato un miglioramento del 75% delle performance di gestione dei documenti dal loro arrivo in banca ed è stata migliorata l’efficienza interna, anche nei processi di emissione di un nuovo prodotto bancario».

 

ABI Lab e i piani delle banche

«Nonostante la congiuntura economica, tecnologia e innovazione si confermano i pilastri su cui costruire il futuro del settore bancario, con strumenti, servizi e canali sempre più moderni, efficienti e sicuri al servizio di famiglie, imprese e PA», afferma Giovanni Sabatini, direttore generale dell’ABI. Gli fa eco Pierfrancesco Gaggi, direttore centrale ABI e vice presidente di ABI Lab che richiama l’attenzione sul fatto che «in questo momento storico di instabilità e profonda trasformazione per l’intero settore, l’innovazione tecnologica può assumere un ruolo primario nelle strategie di business della banca, potendo rappresentare un fattore differenziante rispetto ai competitor».

Concorda con le affermazioni dei due manager ABI anche Floriano Dian, manager business unit customer & core banking, divisione finanza del Gruppo Engineering (www.eng.it). «Le banche oggi fanno i conti con una drastica riduzione dei propri margini di intermediazione e cercano nuove vie per migliorare l’efficienza e per affermare una propria differenziazione sul mercato, inoltre i clienti richiedono un nuovo approccio relazionale di tipo più collaborativo». Comprendere le esigenze e le aspettative del cliente e contemporaneamente costruire la sua percezione della banca sta diventando il principale fattore critico di successo e saper innovare in quest’area costituisce un fondamentale elemento di vantaggio competitivo. Il sistema bancario italiano ha ormai intrapreso un percorso di cambiamento strategico verso un graduale ripensamento del proprio valore dal punto di vista del cliente, per conseguire una maggiore capacità di comprenderne e anticiparne i bisogni. «L’innovazione ICT in banca – conclude Dian – oggi più che mai deve diventare il driver che rende possibile: un’attività commerciale maggiormente orientata ai bisogni del cliente; una gestione dei processi orientata all’automazione (quindi alla ripetibilità); uno snellimento delle attività di back-office; una focalizzazione sul cliente, anziché sul prodotto».

Il Gruppo Engineering ha, in effetti, realizzato diverse soluzioni orientate alla gestione della customer experience. Esse hanno portato alla concretizzazione di importanti esperienze progettuali presso primari istituti italiani ed europei per la fornitura di piattaforme relazionali basate su nuovi paradigmi di navigazione e su motori analitici di nuova generazione che aiutano le direzioni e le reti di vendita a fornire consulenza ai propri clienti, migliorando la customer experience, fidelizzando il cliente e supportando lo sviluppo di nuovi modelli di vendita.

«Crediamo che l’innovazione tecnologica in banca persegua tre obiettivi prioritari: la sicurezza, l’ottimizzazione e la fornitura di nuovi servizi personalizzati agli utenti -sottolinea Antonio La Rosa, corporate sales director, divisione B2B di Samsung Electronics Italia (www.samsung.com/it) -. Per il primo obiettivo un forte incremento può essere dato dalle infrastrutture di Cloud computing in cui è possibile garantire la continuità aziendale e fornire servizi di sicurezza localizzati su server remoti e virtuali». In tal caso la macchina virtuale a cui accede l’utente ha un livello di protezione adeguato alle policy aziendali e agli standard più elevati. Samsung propone, infatti, una soluzione Monitor Zero Client (Led o Lcd), un “all-in-one” plug and play, con solo una scheda di virtualizzazione on-board che instrada l’utente verso la sua macchina virtuale, attraverso il protocollo di comunicazione ”Pc over IP”. Un altro aspetto è la fase di stampa e scansione, per il quale Samsung propone sistemi di pull printing e pull scanning, che abilitano l’utente alla possibilità di veder stampati i suoi documenti solo dopo essersi autenticato, magari con il badge aziendale.

«Il secondo obiettivo – prosegue La Rosa – è rappresentato dai sistemi di gestione documenti di filiale che possono essere razionalizzati e convergere verso unici dispositivi multifunzione che permettono l’introduzione del colore nelle stampe da consegnare al pubblico». I documenti finanziari, infatti, beneficiano del colore per evidenziare dati importanti o grafici e soprattutto proporre strumenti e prodotti. Le soluzioni di stampa offerte da Samsung Electronics Italia consentono di risolvere il problema della sicurezza dei documenti sensibili. Le soluzioni “pull printing e scanning” permettono di scambiare i documenti elettronici internamente ed esternamente in modo più sicuro, garantendo la crittografia degli stessi e selezionando vari livelli di autorizzazioni degli accessi ai dispositivi. «Infine, il terzo obiettivo – conclude La Rosa – è costituito dai nuovi servizi personalizzati. Crediamo che le tecnologie di digital signage possano rendere l’attesa confortevole e attiva, grazie a soluzioni di comunicazione digitale che diffondano palinsesti programmabili e personalizzabili, con chioschi multimediali touch screen e la possibilità di navigare tra i prodotti e le offerte».

È della stessa opinione Claudio Mastore, managing director di Axway Italia (www.axway.it). «Analizzando gli obiettivi strategici dei principali gruppi bancari, emerge la tendenza a effettuare investimenti per il miglioramento dell’efficienza e la riduzione dei costi, sia attraverso ristrutturazioni e riduzioni di personale, sia attraverso revisioni dei processi e del back-office, basati sull’uso dell’ICT. Seguono gli obiettivi legati allo sviluppo delle vendite e dei ricavi, come il potenziamento dei canali innovativi e la piena realizzazione della banca multicanale, legata a doppio filo all’ottimizzazione della rete distributiva». Le soluzioni Axway offrono, infatti, la trasparenza e il controllo totale sulla gestione del rischio, sul fronte contenimento dei costi e la conformità normativa, fondamentali all’interno del network delle interazioni commerciali (banca – impresa – enti). Axway Financial Exchange (FEX) assicura che tutte le transazioni rispettino le scadenze di elaborazione, siano conformi alle normative nazionali e di settore e soddisfino gli accordi di livello di servizio.

«Altro aspetto è la governance, la gestione “end-to-end” di tutto il processo dei sistemi di pagamento», sottolinea Mastore. La soluzione FEX offre una vasta gamma di funzionalità, comprese la gestione delle comunità, la collaborazione multi-impresa, robuste capacità di analisi e gestione dei processi. Sempre più aziende, riferisce Mastore, stanno attivando progetti di convergenza e migrazione alla soluzione FEX, proprio per le peculiarità ricordate. Varie istituzioni finanziarie come, per esempio, SIA-SSB in Italia, AXA e Banco de Santander a livello internazionale, si affidano alla connettività Swift delle soluzioni Axway per assicurare un livello di efficienza superiore alle proprie transazioni di dati.

 «Per uscire dalla crisi, il mercato continua a mostrare particolare interesse per le soluzioni che, da un lato, consentono di mettere sotto controllo le dinamiche reddituali, dall’altro supportano la banca nel massimizzare i ritorni delle azioni commerciali», afferma Andrea Pettinelli, responsabile gestione clienti e sviluppo commerciale di Cedacri (www.cedacri.it). Sul fronte dell’aumento dei ricavi, in particolare, diventa fondamentale disporre di strumenti evoluti di Crm che permettano di conoscere i propri clienti attuali e potenziali e di agire tempestivamente, sia per ridurre gli abbandoni sia per individuare nuove opportunità di marketing, tenendo in massima considerazione la particolare propensione ai vari prodotti e canali.

«Si confermeranno oggetto d’attenzione le innovazioni sul fronte della gamma prodotti e dei canali distributivi – prosegue Pettinelli – con l’obiettivo di ridurre i costi operativi e acquisire nuova clientela. Pensiamo in particolare ai canali diretti, come l’Internet banking e il mobile banking che si arricchiscono di funzionalità e rendono i servizi bancari maggiormente fruibili dai dispositivi mobili di ultima generazione». In questa prospettiva, Cedacri ha recentemente realizzato una nuova soluzione di Internet banking con un orientamento alle logiche e alle esigenze sia dei clienti privati sia delle piccole e medie imprese, disponibile sulle principali piattaforme di mobile banking (iPad, iPhone, Android, …). Nell’applicazione sono state introdotte nuove funzionalità logiche innovative di Web Content Management sensibili al contesto per ciò che concerne la composizione dei menu, delle news e dei messaggi di servizio, dando grande enfasi agli aspetti grafici e di composizione delle pagine.

Di nuovi device parla anche Leonardo Bassilichi, direttore generale di Bassilichi (www.bassilichi.it), che afferma: «È indubbio che negli ultimi anni l’innovazione tecnologica ha sempre più condizionato le scelte di business e impattato sull’organizzazione dei processi, ma a nostro avviso il terreno su cui in futuro si dovranno misurare soprattutto gli operatori del mercato bancario è quello dei device mobili (iPhone, iPad, smartphone, …). Si tratta di strumenti  che hanno  modificato le regole del gioco in quanto hanno radicalmente cambiato le abitudini dei consumatori, influenzando i comportamenti e le modalità d’acquisto. Questa sarà la vera sfida per le banche, se vogliono recuperare il terreno perso nell’ambito dei micro-pagamenti e cogliere nuove opportunità,  “inventando” servizi a valore aggiunto per i propri clienti».

Secondo Davide Capriata, tech business development manager – banking di Oracle Italia (www.oracle.com/it), «i primi spiragli di miglioramento del mercato finanziario rischiano di essere offuscati in assenza di consistenti investimenti rivolti a un rinnovamento del parco applicativo e delle infrastrutture in linea con le nuove esigenze della clientela e col quadro normativo sempre più articolato». La tendenza dovrebbe essere, infatti, quella di una focalizzazione su servizi e funzionalità a valore aggiunto sfruttando allo stesso tempo modelli e approcci quali PaaS (Platform-as-a-Service) e mainframe offloading per ridurre i costi operativi di ambiti applicativi ormai consolidati e a scarsa differenziazione.

«Gli obiettivi ICT – continua Capriata – sono quelli di liberare risorse per finanziare investimenti tecnologici verso nuovi modelli di banca, come il mobile banking, o verso nuovi servizi, come l’adeguamento delle condizioni e del costo dell’operatività in funzione della storia del singolo cliente». I sistemi Oracle Exadata ed Exalogic Elastic Cloud sono, in effetti, l’espressione del contenimento dei costi operativi ottenuti attraverso l’ottimizzazione del connubio tra hardware e software. Le soluzioni middleware per il rehosting, il Cloud computing, la Soa e il Bpm e le soluzioni applicative dedicate alla banca, come per esempio il core banking FlexCube, forniscono un valido contributo al raggiungimento dell’efficienza e dell’agilità applicativa.

Una delle best practices di Oracle è Jibun Bank – il nome significa “banca personale” – che è una banca virtuale disegnata per essere incentrata sul cliente, altamente “user-friendly” e aperta sempre e ovunque. Jibun Bank, che è la prima banca a essere stata progettata specificatamente come mobile bank, è una joint venture tra la Bank of Tokyo-Mitsubishi UFJ (Btmu), la più grande banca commerciale Giapponese, e Kddi, una primaria azienda di telecomunicazioni con più di 30 milioni di clienti. Nei suoi primi mesi di vita ha attirato più di 500mila clienti e il piano è di raggiungere 3/4 milioni in 5 anni. «Ciò che ha reso possibile la realizzazione di questo particolare modello di business in soli 20 mesi è stata la disponibilità della soluzione Oracle FlexCube Core Banking e Direct Banking, che presenta caratteristiche di elevata flessibilità e automazione basate sulla sua struttura a componenti e servizi», conclude Capriata.

Tra i fornitori che si stanno specializzando nell’innovazione spicca, infine, Ipanema Technologies (www.ipanematech.com), il cui country manager Italia, Pier Paolo Lanati, sottolinea che «nell’area dell’innovazione tecnologica la crescita può arrivare anche al 10%, con un mercato che dovrebbe valere circa 30 miliardi di euro, di cui almeno il 30% di pertinenza del settore bancario/finanziario. Sicuramente le aree più promettenti sono quelle della sicurezza e protezione dei dati, gestione e controllo della rete e delle applicazioni, efficienza della rete, virtualizzazione e Cloud computing, reti ibride». Tali aspetti, legati alla business continuity e service availability, tra loro strettamente correlati, sono elementi imprescindibili per sostenere in maniera efficiente e profittevole il core business bancario tramite la rete informatica aziendale. Inoltre una completa e accurata conoscenza delle performance di rete e delle singole applicazioni è alla base della corretta gestione della rete informatica. Parametri quali la latenza di rete, tempi di attraversamento, ritardi e perdite di pacchetti devono venire perfettamente controllati insieme al comportamento di ogni singola applicazione. Pensiamo per esempio al trading elettronico, e a come il core business della banca possa venire impattato dal non corretto funzionamento di tale applicazione. Come esempio di best practice, Lanati cita Barclays Bank in UK, che ha una rete di circa 2.500 filiali e due data center (main e back up), che ha adottato la soluzione di Wan Governance Ipanema, con la quale ha raggiunto l’obiettivo di controllo, gestione e monitoraggio totale di una rete distribuita di grandi dimensioni e molto complessa, ottimizzando nel contempo l’utilizzo delle connessioni e della capacità trasmissiva.

La tecnologia ICT è in grado di portare un contributo decisivo per meglio soddisfare le esigenze di innovazione verso la banca estesa e interoperabile. Tanto maggiori sono il numero e la varietà degli attori coinvolti quanto lo è il beneficio che trae l’azienda da una definizione e organizzazione strutturata e puntuale dei medesimi. Occorre però avviare all’interno della banca una visione di innovazione “partecipativa e collaborativa”, in logica bottom-up e user-driven, che nasca dall’interno e che non sia semplicemente dettata dal top management. L’istituzione di una direzione sull’innovazione, composta da figure professionali multidisciplinari, potrebbe svolgere un ruolo chiave per gestire l’intero processo di innovazione verso i risultati attesi.

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