Kingston Technology – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 24 Oct 2022 08:05:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Kingston Technology – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Perché un archivio USB crittografato ha ancora senso nell’era del cloud https://www.datamanager.it/2022/10/perche-un-archivio-usb-crittografato-ha-ancora-senso-nellera-del-cloud/ Mon, 24 Oct 2022 08:05:44 +0000 https://www.datamanager.it/?p=222324 Stefania Prando, Business Development Manager di Kingston Technology, racconta i benefici nell’uso di dispositivi di archiviazione sicuri Il boom del lavoro da casa, oramai lo sappiamo, ha creato non pochi problemi alle aziende. Parlando di sicurezza, non possiamo tralasciare lo spostamento dei computer, portatili, utilizzati di norma in ufficio, tra le mura domestiche. Uno scenario […]

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Stefania Prando, Business Development Manager di Kingston Technology, racconta i benefici nell’uso di dispositivi di archiviazione sicuri

Il boom del lavoro da casa, oramai lo sappiamo, ha creato non pochi problemi alle aziende. Parlando di sicurezza, non possiamo tralasciare lo spostamento dei computer, portatili, utilizzati di norma in ufficio, tra le mura domestiche. Uno scenario che, complice anche la rivoluzione portata dal GDPR, ha innalzato l’attenzione delle imprese sulla sicurezza informatica che non ha più un perimetro. Non di rado, i lavoratori ibridi finiscono con l’utilizzare lo stesso notebook sia per scopo professionale che privato, sfruttando un mix di accessori e periferiche che accrescono ulteriormente il rischio cyber, come le chiavette usb.

Ma, nell’era del cloud, ha ancora senso parlare di periferiche di archiviazione fisiche? Secondo Stefania Prando, Business Development Manager di Kingston Technology, si. “Il cloud in sé ha delle difficoltà a mantenere alti i livelli di sicurezza, per vari motivi. Ad esempio, la necessità di avere un collegamento internet sicuro, un accesso al Wi-Fi possibilmente non pubblico e un utilizzo protetto al dispositivo in uso. In tale panorama, una soluzione di archiviazione fisica riesce ancora a soddisfare quei requisiti di difesa che le aziende richiedono: infatti portare con sé una chiavetta USB crittografata con tutti i propri file è come avere il cloud sempre a portata di mano, ma senza dover utilizzare il Wi-Fi””.

In un certo senso, bisogna abbandonare l’idea secondo cui i drive USB sono una scelta esclusiva per chi ha bisogno di portare le informazioni in mobilità. “Tali strumenti sono invece dei veri e propri archivi capaci di ridurre l’esposizione alle vulnerabilità del software, attacchi brute-force, sniffing e memory hash, anche in caso di smarrimento del dispositivo. Questo aspetto può assumere notevole importanza nel caso in cui le aziende debbano trattare dati particolarmente sensibili”.

Kingston Technology, per garantire ai clienti la maggiore sicurezza, ha strutturato diversi livelli di sicurezza in base al rischio percepito per l’azienda o per l’individuo. Tra questi l’IKVP50, che fornisce protezione di livello FIPS-197, fino all’unità IronKey™ Keypad 200 (KP200), la prima del settore a fornire la più recente certificazione FIPS 140-3 di livello 3, per i dati più critici. La linea di SSD, nello specifico il Vault Privacy 80, integra persino un touchpad, dove inserire la propria password per accedere alle informazioni. La chiave alfanumerica non è condivisa con nessuno ma residente sul dispositivo stesso, così da assicurare anche una maggiore difesa. Inoltre, l’utente può inserire la propria password da 10 fino a 30 tentativi, prima che il disco venga formattato.

Le soluzioni basate su software condividono le risorse di crittografia del dispositivo host con altri programmi, quindi sono sicure solo nella misura in cui lo è il computer e spesso richiedono aggiornamenti del software che, se non vengono mantenuti, possono essere dimenticati o rimandati all’infinito, lasciando l’utente esposto a rischi. Per questo motivo, i dispositivi con crittografia hardware, come la famiglia di prodotti IronKey, offrono una soluzione sicuramente più facile da gestire rispetto alla crittografia software, riducendo l’esposizione alle vulnerabilità. Grazie a queste caratteristiche di sicurezza, un drive USB crittografato può minimizzare i rischi che i dati vengano copiati o condivisi in maniera illegale. “Oggi viviamo in un contesto in continuo mutamento ed evoluzione, e la sicurezza informatica sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle nostre vite, professionali e private. Per questo motivo noi di Kingston Technology lavoriamo ogni giorno per aiutare le aziende e gli individui a garantire al meglio la sicurezza dei proprio dati e delle informazioni riservate”.

Vista la vasta gamma di prodotti nel portafoglio di Kingston Technology, è davvero difficile che la tecnologia “pecchi” in quanto a sicurezza, dal momento che è possibile trovare una soluzione di sicurezza adatta a tutti, facile da usare e in grado di avere un impatto massiccio sulla cybersecurity complessiva. Ecco allora che l’anello debole resta ancora la risorsa umana, il dipendente che non implementa le best practice di difesa informatica. «Il poter fornire dispositivi di archiviazione con elevate forme di sicurezza, ma dal facile utilizzo, ha un vantaggio, che è quello di non gravare ulteriormente le persone di altre competenze” conclude il manager. “Non ci sono scuse insomma per evitare di proteggere i dati aziendali, così come si farebbe con i propri, quelli a cui naturalmente si tiene di più”. È evidente quindi che un drive USB sicuro può tutelare l’azienda e il lavoratore che lo possiede. Rappresenta una soluzione ideale per chiunque voglia proteggere i propri dati, dagli individui singoli, alle piccole medie imprese, fino alle enterprise, consci di un rischio che aumenta giorno dopo giorno, in qualunque luogo, in qualsiasi momento.

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Colocation data center, perché sono sempre più necessari? https://www.datamanager.it/2021/01/colocation-data-center-perche-sono-sempre-piu-necessari/ Thu, 28 Jan 2021 13:14:21 +0000 https://www.datamanager.it/?p=206362 Capillare diffusione dell’on-demand, 5G ed edge computing: secondo Kingston Technology sono questi i principali driver della crescita esponenziale del consumo dei dati (e delle strutture atte a custodirli) Vi siete mai chiesti quanti quanti data center ci sono nel mondo? Un numero elevatissimo, quasi impossibile da calcolare, che si stima essere intorno ai 7,2 milioni. […]

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Capillare diffusione dell’on-demand, 5G ed edge computing: secondo Kingston Technology sono questi i principali driver della crescita esponenziale del consumo dei dati (e delle strutture atte a custodirli)

Vi siete mai chiesti quanti quanti data center ci sono nel mondo? Un numero elevatissimo, quasi impossibile da calcolare, che si stima essere intorno ai 7,2 milioni. Esiste invece un calcolo ben preciso, sviluppato da Datacentermap.com, dei colocation datacenter sparsi in giro per il globo. Queste infrastrutture, che offrono in concessione a un utente uno spazio fisico in locazione in cui inserire il server che l’utente stesso possiede, sarebbero ben 4.709, collocate in 126 Paese diversi.

E in Italia? Con 77 colocation datacenter distribuiti in 30 aree differente, il Belpaese si posiziona al 6° posto in Europa e nella top 10 mondiale. La distribuzione, come prevedibile, non è omogenea lunga tutta la penisola ma si concentra prevalentemente nel nord e centro Italia. In particolare, ben 24 data center sono collocati nell’area di Milano e la sola Lombardia ne ospita oltre il 36% del totale. Nella zona della capitale, Roma, ne sorgono invece “solo” 8. Restano indietro il sud e le isole: fa in parte eccezione la Sicilia, che ospita 5 data center distribuiti tra Palermo e Catania.

Negli ultimi due anni, questi numeri sono cresciuti velocemente e ancora sono destinati a crescere. Kingston Technology, leader mondiale nella produzione di memorie e nell’offerta di soluzioni tecnologiche, spiega perché questo incremento esponenziale è un chiaro segnale che la gestione dello storage è un’esigenza sempre più reale e sentita da aziende di ogni settore. Ma quali sono i principali fattori scatenanti?

L’on-demand

Social media, servizi di streaming, cloud storage. Viviamo in un’epoca dominata dall’on-demand digitale. Nell’era del digitale i dati vengono letteralmente “divorati”. Gli utenti richiedono sempre più dati, connessioni ormai immediate e dai posti più disparati. La domanda digitale è ogni giorno sempre più insaziabile, e il lockdown globale non ha fatto altro che incrementarla ulteriormente. Ne consegue che per soddisfare questa fame atavica servono nuovi data center. Tantissimi data center.

Il 5g

Il 5G non è semplicemente un aggiornamento del 4G. È un balzo verso la stratosfera con propulsione missilistica. Il 5G porterà un incremento di velocità compreso tra le 100 e le 800 volte rispetto alle reti esistenti: grazie ad esso si realizza quell’infrastruttura capace di far viaggiare le enormi quantità di dati che daranno vita a un mondo più connesso e più smart, in cui gli endpoint IoT connessi sono destinati ad aumentare a dismisura.

L’edge computing

L’edge computing porta l’elaborazione, l’archiviazione e l’analisi dei dati più vicini al luogo in cui sono necessari. In questo modo è possibile abbattere drasticamente i tempi di risposta, risolvere i problemi di latenza e ridurre l’esigenza di ampiezza di banda. Per comprendere l’importanza di questo progresso basta pensare ai veicoli a guida autonoma: portare la latenza da qualche centinaio di millisecondi a un solo millisecondo si rivela essenziale se la velocità di elaborazione deve tendere a essere istantanea. E i veicoli a guida autonoma non sono l’unico campo che traina la domanda di edge computing: pensiamo a smart parking, gestione automatizzata del traffico, controlli sulla salute o sulle emissioni atmosferiche…

“In questo scenario, ovviamente, è essenziale non solo che i data center siano numerosi, ma che siano anche in grado di garantire le migliori performance. Le organizzazioni richiedono prestazioni prevedibili, per poter offrire prodotti e soluzioni con accordi sul livello del servizio (SLA) con livelli di affidabilità che possono raggiungere il 99,999%” commenta Stefania Prando, Business Development Manager di Kingston Technology.

Proprio per questo motivo Kingston offre SSD e memorie per server in grado di soddisfare direttamente qualunque esigenza di archiviazione, gestione e accesso istantaneo a grandi volumi di dati in database tradizionali e infrastrutture big data.

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Data center: ecco i più strani del mondo https://www.datamanager.it/2019/10/data-center-ecco-i-piu-strani-del-mondo/ Thu, 03 Oct 2019 09:17:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=191092 Kingston Technology ha stilato una carrellata dei data center più strani del mondo Nell’era dei big data, aziende di ogni settore stanno incontrando sempre nuove esigenze, in materia di gestione dello storage: i data center fioriscono numerosi e spesso in location all’apparenza impensabili, per rispondere a bisogni di spazio, risparmio energetico e sostenibilità. Dal caldo del […]

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Kingston Technology ha stilato una carrellata dei data center più strani del mondo

Nell’era dei big data, aziende di ogni settore stanno incontrando sempre nuove esigenze, in materia di gestione dello storage: i data center fioriscono numerosi e spesso in location all’apparenza impensabili, per rispondere a bisogni di spazio, risparmio energetico e sostenibilità. Dal caldo del deserto, al freddo del circolo polare, Kingston Technology, leader mondiale nella produzione di memorie e nell’offerta di soluzioni tecnologiche, ha stilato una carrellata dei data center più strani del mondo, oltre a un esempio italiano particolarmente virtuoso:

L’ex bunker atomico

Per una protezione dei dati a prova di… bomba. Scherzi a parte, in questa lista, Pionen White Mountains merita sicuramente un posto d’onore. A circa 30 metri sottoterra e a pochi chilometri da Stoccolma si trova infatti questo ex bunker atomico riconvertito in data center da Banhof, un provider di servizi internet svedese. La location è così incredibile da sembrare uscita da un film, a metà tra rifugio per i superstiti a un’apocalisse e un covo per agenti di spionaggio: cascate, led multicolori, piante ovunque e nebbiolina artificiale compresa. Questo luogo che sembra rimasto sospeso agli anni 70 in passato aveva attratto anche l’attenzione di Wikileaks, che aveva reso questo immenso data center la sua centrale operativa.

Nel bel mezzo del deserto

Non solo le luci e i suoni del parco giochi per adulti più famoso al mondo, il deserto del Nevada custodisce infinite sorprese: a pochi chilometri da Las Vegas, sorge infatti SuperNap, il più potente e strategico data center degli USA. Ci sono dei motivi precisi per cui si trova in questa landa desolata: non solo serpenti e sabbia, nel deserto del Nevada si snodano anche migliaia di cavi di interconnessione delle Telco statunitensi, che rendono la zona una delle più interconnesse della nazione e forse del mondo. Inoltre, l’area di Las Vegas è una delle poche negli Stati Uniti a non aver mai subito particolari catastrofi naturali come terremoti, uragani e tifoni; inoltre, nella zona, l’energia è facilmente reperibile e a buon mercato.

Tra i ghiacci del polo

Kolos ha scelto la città di Ballangen, nel circolo polare artico, come sede del proprio data center, destinato a diventare uno dei più grandi al mondo: l’obiettivo è raccogliere una quantità di server tali da richiedere oltre 1000 MW di potenza, in un’area di circa 600.000 metri quadri. Ma perché il circolo polare? Nella terra degli orsi bianchi e del ghiaccio perenne (almeno finora), l’azienda punta a contenere i costi grazie basse temperature, che raffreddano naturalmente i server senza necessità di intervenire artificialmente, e all’energia idroelettrica, che di certo in loco non manca: infatti, nella zona ci sono numerose dighe e impianti eolici. Infine, nelle vicinanze sono stati in passato installati grandi quantità di cavi in fibra ottica, lungo una ferrovia costruita per trasportare il ferro.

In fondo al mar…

Non è un segreto che, all’interno del Project Natick, che mira a realizzare data center più efficienti dal punto di vista energetico, nell’ottica di un’informatica sempre più eco-sostenibile, Microsoft ha deciso di… inabissare un data center nel mare, vicino alle isole Orkney, al largo della Scozia. Il cilindro bianco di oltre 12 metri di lunghezza, contenente poco meno di 900 server, costruito in Francia dal gruppo Naval, può restare sott’acqua fino a cinque anni. In questo caso, si punta al risparmio energetico proprio grazie al raffreddamento in mare e alla riduzione della corrosione, che rappresenta un problema non da poco per i data center: non essendoci persone, è possibile eliminare interamente l’ossigeno e la maggior parte del vapore acqueo.

L’ecologico, a due passi da Bergamo

Una curiosità, che dovrebbe diventare normalità: i data center Aruba utilizzano energia interamente proveniente da energie rinnovabili, autoproducendola o, se necessario, prelevandola dalla rete certificata. In un contesto sicuramente meno particolare rispetto agli altri citati finora, il data center più grande d’Italia è un esempio di sostenibilità unico nel suo genere: si tratta del Global Cloud Data Center, il più grande d’Italia, sito a Ponte San Pietro (Bergamo), una zona sicura dal punto di vista sismico e idrogeologico. Il data center copre un’area di 200.000 m² e recupera l’energia necessaria per la sua alimentazione dall’acqua del vicino fiume Brembo e da migliaia di pannelli fotovoltaici che ne rivestono le pareti.

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“A prescindere dal contesto, per tutti i data center è fondamentale riuscire a mantenere una qualità costante ed elevata delle prestazioni, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, facendo al contempo fronte alla mole in continuo aumento di dati e informazioni da processare, elaborare e conservare”, ha dichiarato Stefania Prando, Business Development Manager di Kingston Technology.  “Proprio per questo Kingston progetta driver a stato solido (SSD) appositamente studiati per server e data center aziendali, in grado di garantire performance costanti e qualità elevate, anche nelle condizioni più estreme che, come abbiamo visto, spesso sono sempre più ricorrenti”.

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