manufacturing – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 14 May 2026 10:47:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png manufacturing – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Intelligenza artificiale: Equinix potenzia i workload enterprise con Fabric Intelligence https://www.datamanager.it/2026/05/intelligenza-artificiale-equinix-potenzia-i-workload-enterprise-con-fabric-intelligence/ Thu, 14 May 2026 07:44:21 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252854 La nuova soluzione offre AI agent che gestiscono in autonomia gli ambienti di rete, creando infrastrutture più adattive, efficienti e resilienti per i clienti Equinix, tra le aziende leader nel campo delle infrastrutture digitali, annuncia il lancio di Equinix Fabric Intelligence, un layer operativo AI-native per la gestione dell’infrastruttura di rete. Fabric Intelligence consente alle […]

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La nuova soluzione offre AI agent che gestiscono in autonomia gli ambienti di rete, creando infrastrutture più adattive, efficienti e resilienti per i clienti

Equinix, tra le aziende leader nel campo delle infrastrutture digitali, annuncia il lancio di Equinix Fabric Intelligence, un layer operativo AI-native per la gestione dell’infrastruttura di rete. Fabric Intelligence consente alle imprese di implementare un networking basato sull’ IA in tutta l’organizzazione, segnando il passaggio dalle architetture tradizionali di software-defined networking a un approccio pensato per semplificare le complessità dei moderni workflow di intelligenza artificiale. Agendo a supporto di Equinix Distributed AI Hub, Fabric Intelligence introduce automazione intelligente per distribuire, ottimizzare e mantenere infrastrutture globali, offrendo alle organizzazioni una base più resiliente, efficiente e adattiva per i propri carichi di lavoro AI.

“L’intelligenza artificiale nasce per rendere i processi più veloci, ma quelli manuali di monitoraggio e gestione della rete sono difficili, se non impossibili, da scalare in modo efficace”, ha dichiarato Jim Frey, Principal Analyst di Omdia. “La nostra ricerca mostra che il 93% delle aziende considera l’automazione di rete essenziale, e l’88% ritiene che servirà l’intelligenza artificiale stessa per renderla efficace. Con Fabric Intelligence, Equinix mette a disposizione delle imprese un control plane guidato dall’intelligenza artificiale per distribuire, attivare e gestire il networking multi-cloud, aiutandole così a rispondere alle esigenze di scalabilità e automazione dell’era dell’IA distribuita”.

L’intelligenza artificiale lavora meglio in ambienti dinamici e connessi, ma molte imprese si affidano ancora ad architetture di rete legacy lente e rigide, non pensate per la complessità dei sistemi attuali. Con l’accelerazione dell’adozione dell’AI, i team operativi di rete tradizionali faticano a tenere il passo: i processi manuali creano colli di bottiglia, i tempi di deployment si allungano e la visibilità resta limitata. E mentre i workload diventano più distribuiti, serve una rete capace di adattarsi in tempo reale, leggendo la telemetria e reagendo in modo dinamico. Il risultato è un divario crescente tra la velocità con cui evolve l’intelligenza artificiale e l’infrastruttura di rete chiamata a sostenerla.

Fabric Intelligence automatizza la connettività dei flussi di lavoro legati all’AI tra cloud, data center ed edge, semplificando configurazione, ottimizzazione e manutenzione delle connessioni in ambienti distribuiti. In questo modo si riduce l’intervento manuale continuo, lasciando ai team il tempo per concentrarsi su priorità strategiche, come lo sviluppo di nuove capacità di intelligenza artificiale e la scalabilità delle operazioni.

“Tutte le imprese vogliono trasformare il proprio business con l’intelligenza artificiale, ma spesso non hanno l’infrastruttura per implementarla su larga scala e sostenerne la crescita”, ha dichiarato Jon Lin, Chief Business Officer di Equinix. “Con l’AI agentica e la diffusione dell’inferenza in tutta l’azienda, la rete deve diventare più veloce e flessibile. Fabric Intelligence trasforma l’infrastruttura da vincolo a vantaggio competitivo, permettendo ai clienti di dedicare meno tempo a gestire la complessità e più tempo a far progredire il proprio business”.

Fabric Intelligence riunisce una suite di soluzioni AI-native pensate per progettare, implementare e gestire l’infrastruttura attraverso strumenti come il linguaggio naturale, workflow agentici automatizzati e insight predittivi. Insieme alla piattaforma globale Equinix (280 data center in 77 aree metropolitane), supporta l’adozione di strumenti di AI e infrastrutture di nuova generazione. Equinix è inoltre membro Gold della Agentic AI Foundation (AAIF), per promuovere un’evoluzione aperta e sicura dell’AI agentica. Parte del portafoglio Equinix Fabric (che vanta oltre 4.400 clienti nel mondo), Fabric Intelligence include:

Fabric Super Agent: un super agente che consente di gestire l’ambiente di rete in autonomia tramite richieste in linguaggio naturale (via Slack, Microsoft Teams o Customer Portal), riducendo i tempi di attivazione da settimane a minuti grazie a raccomandazioni automatiche, supporto alla configurazione e insight sulle performance in tempo reale.

MCP Server: strumenti “AI-ready” che semplificano la connessione dei sistemi AI a reti complesse e accelerano la creazione e il test di servizi ad alte prestazioni e bassa latenza. Basato su Model Context Protocol (MCP), si integra con client come Claude Code, OpenAI Codex, VS Code Copilot e Cursor.

Fabric Application Connect: marketplace privato di connettività per accedere a provider di servizi AI (inferenza, training, storage, sicurezza, ecc.) senza esporre dati sensibili.

Fabric Insights: sistema di monitoraggio AI che analizza la telemetria in tempo reale, prevede anomalie e supporta la network health. Può essere integrato con SIEM come Splunk e Datadog e con Fabric Super Agent.

Fabric Intelligence è disponibile da oggi in preview, con la possibilità per le aziende interessate di iniziare a testarne le funzionalità in anteprima.

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Fabbrica Europa, verso l’Industria 5.0 https://www.datamanager.it/2024/05/fabbrica-europa-verso-lindustria-5-0/ Tue, 21 May 2024 09:20:52 +0000 https://www.datamanager.it/?p=237368 Come rimettere l’industria al centro dell’agenda europea. L’IT al servizio del manufacturing e il ruolo emergente del CIO come chief ecosystem officer. L’integrazione di tecnologie all’avanguardia per un nuovo modello di produzione. Con il contributo di Bianchi Bicycles, Comau, ST Powder Coatings e Wittur Group Che cosa hanno in comune biciclette, robot industriali, vernici in […]

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Come rimettere l’industria al centro dell’agenda europea. L’IT al servizio del manufacturing e il ruolo emergente del CIO come chief ecosystem officer. L’integrazione di tecnologie all’avanguardia per un nuovo modello di produzione. Con il contributo di Bianchi Bicycles, Comau, ST Powder Coatings e Wittur Group

Che cosa hanno in comune biciclette, robot industriali, vernici in polvere e compenti per ascensori e montacarichi? Pur appartenendo a settori diversi, condividono aspetti comuni legati alla produzione, alla presenza internazionale, all’innovazione tecnologica, alla ricerca applicata con un alto numero di brevetti, alla qualità in termini di total life-cycle assessment e alla sicurezza.

Bianchi Bicycles, è il più storico e iconico marchio di biciclette, forte di oltre 130 anni di storia, oltre che modello riuscito di reshoring e trasformazione digitale. Con la riorganizzazione completata e lo stabilimento sorto a fianco di quello storico a Treviglio (Bg), a fronte di un fatturato di circa 40 milioni di euro, Bianchi ha nei piani di sfornare mille biciclette ogni otto ore, portando la forza lavoro da 180 a 250 dipendenti.

Comau, Gruppo Stellantis, opera nel settore dell’automazione industriale. Produce robot industriali, sistemi di automazione e soluzioni avanzate per la produzione industriale in diversi settori, dall’automotive all’aerospace, e interpreta il un nuovo modello di produzione che ottimizza l’automazione orientata all’uomo e alla macchina. Comau sta lavorando anche per industrializzare i processi di produzione sia di elettrolizzatori che di celle a combustibile e, più in generale, di tutte quelle tecnologie necessarie per l’adozione su larga scala dell’idrogeno.

ST Powder Coatings è un attore di primo piano nel settore delle resine in polvere. I rivestimenti in polvere sono utilizzati per proteggere e decorare una vasta gamma di materiali, compresi metalli, legno e plastica, e trovano impiego in vari settori, come l’automotive, l’arredamento, le attrezzature sportive, l’edilizia. I laboratori di ST Powder Coatings sono impegnati nella ricerca di processi a bassa temperatura e materiali di nuova concezione non derivanti dal petrolio.

Wittur Group è attiva nel settore dei componenti per ascensori. Produce e fornisce componenti e sistemi per ascensori e montacarichi, inclusi porte, cabine, sistemi avanzati con un focus crescente sull’efficienza energetica, la connettività intelligente, le alte prestazioni, la sicurezza e il comfort. La storia del trasporto verticale è sicuramente una storia di innovazione che ha contribuito a trasformare l’architettura urbana.

Quattro realtà imprenditoriali, simbolo del potenziale industriale dell’asse Italia, Francia e Germania, che convergono nell’affermazione di un futuro sostenibile e digitale. Queste aziende non solo rappresentano la forza produttiva di tre economie chiave, ma incanalano le aspettative di un’economia europea più competitiva e tecnologicamente avanzata a livello globale.


#manufacturing Le storie di #BianchiBicycles #Comau #STPowderCoatings #WitturGroup
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METAMORFOSI SENZA PRECEDENTI

Nel 2024, i CIO del settore manifatturiero si trovano al centro di una profonda rivoluzione. Il settore manifatturiero non è più solo il dominio dei macchinari e delle linee di produzione tradizionali. Con l’avvento delle tecnologie Industry 4.0 (IIoT, AI, analisi predittiva, cobots, visione e automazione avanzata) e verso l’evoluzione 5.0 (che spinge verso una maggiore collaborazione uomo-macchina), i CIO si trovano di fronte a un nuovo paradigma di innovazione e competitività che si concentra sull’automazione dei processi industriali e sull’integrazione delle tecnologie digitali per rendere le operazioni più efficienti e produttive. Con il crescente impegno delle aziende manifatturiere nella creazione di partnership all’interno dei loro ecosistemi e l’aumento della complessità dei sistemi e dei processi, i CIO saranno sempre più coinvolti nella definizione delle modalità di interazione della propria organizzazione con i partner. Grazie al loro unico mix di conoscenze aziendali, tecnologiche e informatiche, i CIO sono in grado di progettare e guidare le iniziative dell’ecosistema, assumendo di fatto il ruolo di “altro” CEO: il chief ecosystem officer. I confini tradizionali del manufacturing si stanno sgretolando, sostituiti da una rete complessa di fornitori, partner, clienti e altre realtà che lavorano insieme per creare valore condiviso.

Secondo gli esperti del Team Manufacturing di IDC Insights, entro il 2025, un CIO su quattro ricoprirà anche il ruolo di chief ecosystem officer, per orchestrare l’IT e il business all’interno dell’ecosistema per soddisfare le esigenze dei clienti e ridurre i costi. Questo ruolo, inizialmente una proiezione evolutiva del tradizionale chief information officer (CIO), si sta rapidamente affermando come punto focale per l’orchestrazione e la gestione dell’ecosistema aziendale. Mentre il CEO tradizionale si concentra sulla visione strategica e sulla guida generale dell’organizzazione, il CIO diventa “l’altro CEO” che si occupa di coordinare l’IT e il Business per soddisfare le esigenze dei clienti e ridurre i costi all’interno dell’ecosistema. Nel contesto aziendale di ST Powder Coatings, il ruolo dell’IT è quello di coordinare e integrare soluzioni identificate, spesso agendo in autonomia rispetto ad altre aree organizzative. Un chiaro orientamento verso le soluzioni cloud, sebbene non sia sempre una scelta obbligata, insieme all’adozione di interfacce web per gli utenti, talvolta esterni all’organizzazione, sta permettendo una crescita senza impattare sulle infrastrutture e sui sistemi esistenti. A titolo esemplificativo – come spiega il Group CIO Andrea Lanza – è stato introdotto un sistema CRM nel Gruppo che funge anche da collettore con filiali e distributori, consentendo di raccogliere in modo uniforme dati e informazioni precedentemente disperse su diversi sistemi, talvolta poco accessibili centralmente. Questo sistema offre inoltre la possibilità di gestire con efficacia le opportunità anche in aree e mercati meno sviluppati.


#manufacturing Entro il 2025, un CIO su quattro ricoprirà anche il ruolo di chief ecosystem officer #IDC
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In ambito più tradizionale – spiega Lanza – «la possibilità di governare, supervisionare e supportare, anche da remoto, impianti e processi complessi hanno spinto i produttori di tecnologia in ambito industriale ad adattare e proporre soluzioni digitali, dove in precedenza a prevalere erano l’attenzione alla robustezza delle soluzioni industriali». In ambito operations, ST Powder Coatings sta investendo nel rinnovamento di applicativi e sistemi al fine di migliorare la sicurezza attraverso l’adozione di soluzioni di cybersecurity precedentemente non compatibili con l’infrastruttura esistente. «Questo rinnovamento semplificherà inoltre le interfacce degli operatori, consentendo la raccolta digitale di informazioni e dati di produzione direttamente dalla fonte». In quest’ottica, la collaborazione e il confronto costante tra le diverse esigenze aziendali e le molteplici tecnologie digitali proposte sono fondamentali per identificare e selezionare i progetti più adatti, garantendo soluzioni robuste, conformi alle normative e in grado di soddisfare le necessità dei clienti.

Passando all’automotive, Comau si sta concentrando moltissimo sui sistemi di visione. «Siamo tra i pochi sul mercato che producono sia i robot che i sistemi di visione, ma offriamo anche servizi di integrazione con 50 anni di esperienza nel settore manifatturiero mondiale» – spiega Giovanni Di Stefano, head of Products and Solutions Engineering – Advanced Automation Solutions di Comau. «Abbiamo anche sviluppato una piattaforma IoT per la raccolta dei dati e la tracciabilità della produzione dei nostri clienti, che installiamo all’interno di alcune nostre soluzioni integrate come per esempio quella di saldatura ad arco, oppure sulle linee che realizziamo per i nostri clienti. Inoltre, stiamo completando la transizione al cloud, dando la possibilità al cliente di scegliere se vuole lavorare con un hardware locale di sua proprietà, oppure con un cloud privato o con un cloud di terze parti, garantendo sempre e comunque di non compromettere la sicurezza dei dati».

Uma Shankar, CIO e membro dell’Executive Management Team di Wittur Group, evidenzia le sfide attuali nel settore della produzione dei componenti per ascensori. Tra i fattori che influenzano tale contesto, emergono la Guerra in Ucraina e la contrazione dei mercati chiave come la Cina. Ecco come l’azienda sta abbracciando l’innovazione digitale per espandere la sua presenza globale e migliorare il servizio clienti. «Abbiamo implementato una piattaforma di e-commerce per la vendita di pezzi di ricambio, facilitando l’accesso per i clienti nei diversi mercati. Continueremo il nostro impegno a espanderci verso nuovi mercati nei prossimi anni. Inoltre, abbiamo delineato una roadmap di PLM per i prossimi quattro anni, con l’obiettivo di ottimizzare il processo di sviluppo del prodotto e ridurre i tempi di commercializzazione. Questo si tradurrà in un miglioramento della collaborazione interna e dell’efficienza complessiva. Recentemente, abbiamo avviato l’implementazione di una piattaforma CRM avanzata al fine di ottimizzare la gestione dei contatti e delle offerte. Questo ci consentirà di migliorare le relazioni con i clienti, aumentare l’efficienza operativa e massimizzare le opportunità di vendita. Attraverso l’implementazione di una piattaforma avanzata di Business Intelligence, stiamo ottenendo insights preziosi per il nostro business, che ci aiuteranno nelle decisioni strategiche e a massimizzare l’impatto. Grazie a queste iniziative, crediamo di essere ben posizionati per sfruttare le opportunità globali e guidare una crescita sostenibile nel nostro settore nei prossimi anni». Su questo aspetto interviene anche Mauro Toso, CIO di Bianchi Bicycles. L’azienda ha saputo coniugare sapientemente la sua tradizione con l’innovazione, diventando un punto di riferimento nel settore manifatturiero delle biciclette di alta gamma. «Stiamo implementando un nuovo modello di B2B2C, abbiamo ridisegnato completamente la user-experience per uniformare la comunicazione del brand e prodotto Bianchi. Ora stiamo lavorando per individuare con il business le possibili applicazioni dell’AI sul mondo Commerce e Service post-vendita».


#manufacturing Come rimettere l’industria al centro dell’agenda europea, sviluppando nuove sinergie
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IL FUTURO DEL MANUFACTURING

Nel cuore delle economie globali, il settore manifatturiero sta vivendo una trasformazione senza precedenti, guidata dalla convergenza tra IT e OT e dal crescente imperativo della sostenibilità. Questo scenario di cambiamento rapido e profondo sta ridefinendo le regole del gioco per le aziende manifatturiere, spingendole a rivedere le loro strategie, investire in nuove tecnologie e adottare pratiche sostenibili per rimanere competitive in un mercato sempre più dinamico e interconnesso. Le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, l’Internet delle cose, le tecnologie di virtualizzazione di processi e dati, la stampa 3D e la robotica avanzata stanno rivoluzionando la produzione, la cybersecurity e la safety, consentendo una maggiore efficienza, flessibilità e personalizzazione.

Parallelamente alla rivoluzione tecnologica, c’è un crescente focus sull’integrazione della sostenibilità ambientale e sociale nei processi manifatturieri. Con l’aumento della consapevolezza sui cambiamenti climatici e sull’esaurimento delle risorse naturali, le aziende manifatturiere stanno adottando approcci più responsabili e sostenibili verso la produzione. Dall’ottimizzazione dell’uso delle risorse e dell’energia all’adozione di materiali riciclabili e processi produttivi a basso impatto ambientale, le aziende stanno ridefinendo il concetto stesso di produzione. Nel 2023, l’industria manifatturiera Made in USA ha capitalizzato sul momentum generato da tre importanti leggi promulgate nel 2021 e nel 2022: l’Infrastructure Investment and Jobs Act (IIJA), la Creating Helpful Incentives to Produce Semiconductors (CHIPS) and Science Act e l’Inflation Reduction Act (IRA).

I fondi e gli incentivi fiscali all’industria manifatturiera statunitense in vari settori hanno già stimolato un record di investimenti. Al di qua dell’oceano, il 70% della normativa italiana di riferimento per il settore della manifattura ha origine dalle direttive europee e più del 50% dell’export italiano viene assorbito all’interno dell’UE. Fabbrica Europa è il documento programmatico di Confindustria che contiene le proposte per un’Europa più competitiva, presentato in vista delle prossime elezioni Europee con l’obiettivo di rimettere l’industria al centro dell’agenda europea. Per essere in grado di percorrere lo scenario Net Zero, l’Italia deve progettare un sistema industriale più resiliente e pronto a reagire proattivamente agli shock futuri, e in grado di realizzare in modo accelerato la transizione ecologica e digitale, favorendo la sostenibilità del sistema socioeconomico. Perseguire il modello di Industria 5.0 comporta significative conseguenze per la politica industriale del Paese – come emerge dal Rapporto ASviS di primavera 2024. Occorre riprogettare i modelli di business delle aziende, con le relative catene di valore e di fornitura; è necessario sviluppare nuove forme di collaborazione per il recepimento delle politiche industriali da parte delle imprese; servono nuovi approcci alla ricerca e all’innovazione; occorre un elevato livello di coerenza verticale e orizzontale delle politiche tra tutti i livelli di governo. Infine, è fondamentale stimolare la ricerca e l’innovazione per la sostenibilità, come motori trainanti del sistema economico, necessarie per affrontare le sfide della sostenibilità a tutto campo.


#manufacturing Convergenza tra IT e OT e crescente imperativo della sostenibilità
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IL NUOVO MODELLO DI INDUSTRIA

Secondo gli analisti di Deloitte Research Center for Energy & Industrials, nel 2024 i produttori stanno facendo i conti con l’incertezza economica, la continua carenza di manodopera qualificata, le specifiche interruzioni delle catene di approvvigionamento e le nuove sfide generate dalla necessità di innovare i prodotti per raggiungere gli obiettivi aziendali di riduzione netta delle emissioni. La tecnologia è pronta a giocare un ruolo significativo per rispondere a queste sfide.

Le aziende sono sempre più propense ad abbracciare un approccio smart factory, sperimentando le possibilità dell’intelligenza artificiale generativa. La trasformazione digitale della fabbrica procede a ritmi diversi. Per certi attori, è già una realtà, tuttavia, la mancanza di un’integrazione e gestione OT/IT adeguatamente pianificata continua a lasciare alcune aziende esposte a minacce di ransomware (che sono aumentati) e di furto di proprietà intellettuale e dati proprietari. Allo stesso tempo, i governi stanno imponendo alle industrie di rafforzare le loro pratiche di sicurezza informatica in linea con il rischio aumentato con decreti, come la Direttiva sulla sicurezza delle reti e delle informazioni (NIS2). La direttiva si concentra sul rafforzamento dei requisiti per incorporare la sicurezza informatica nel DNA delle organizzazioni e portare più settori, inclusa la produzione.

Come emerge dal rapporto Security Navigator 2024 di Orange Business, il problema è che la maggior parte dei siti industriali non ha le risorse per valutare i rischi OT, implementare le migliori pratiche di sicurezza informatica nei loro ambienti produttivi e garantire affidabilità e resilienza della rete. La produzione è di gran lunga l’industria più colpita dagli attacchi informatici. Se il crimine informatico fosse un paese, sarebbe la terza economia più grande dopo Cina e Stati Uniti. L’orchestrazione tra ottimizzazione, sicurezza informatica e conformità normativa rappresenta l’elemento chiave per affrontare le sfide emergenti nel contesto industriale – come spiega Giovanni Di Stefano di Comau. «Seguiamo la normativa IEC 62443 relativa alla cybersecurity in ambito OT. Puntiamo a utilizzare sempre un approccio Secure By Design, ovvero effettuiamo un risk assessment con la collaborazione di terze parti e da questo ricaviamo i requirements di sicurezza. Dai requisiti di sicurezza, definiamo le specifiche in termini di funzionalità aggiuntiva per la sicurezza e in seguito realizziamo l’architettura rispondente a tali specifiche. Alla fine, eseguiamo i penetration tests per verificare la bontà delle difese apportate».

Uma Shankar di Wittur Group presenta un approccio completo alla sicurezza informatica che abbraccia governance, awareness, e implementazione di misure efficaci. Il gruppo dispone di un chief information security officer (CISO) incaricato di sviluppare strategie specifiche per garantire la sicurezza e la resilienza delle operazioni aziendali in un contesto digitale in costante evoluzione. «Utilizziamo la strategia Cloud-first con piattaforme cloud pubbliche e applicazioni SaaS. Questo approccio ci consente di garantire la protezione dei dati grazie anche a un ecosistema di partner contro gli attacchi informatici. Promuoviamo attivamente la consapevolezza sulla sicurezza informatica tra i nostri dipendenti attraverso programmi di formazione e sensibilizzazione. Organizziamo sessioni periodiche di sensibilizzazione sulla sicurezza informatica, fornendo agli impiegati informazioni cruciali sui rischi e sulle migliori pratiche per proteggere i nostri sistemi e dati sensibili. Inoltre, abbiamo implementato una strategia di segmentazione di rete per isolare e proteggere i sistemi critici. Questo approccio ci consente di limitare l’accesso ai dispositivi e alle risorse sensibili, riducendo così il rischio di compromissione dei dati e dei processi operativi».

Mauro Toso di Bianchi Bicycles evidenzia l’importanza di integrare la gestione del rischio cyber “by-design” e di assicurare la massima continuità operativa. «Abbiamo avuto la fortuna di partire con la costruzione di un nuovo stabilimento e dell’infrastruttura IT da zero, e questo ci ha permesso da subito di introdurre misure di contenimento dei rischi cyber, sia per le componenti IoT interne che per le classiche interazioni di business esterne. Le applicazioni critiche di produzione, magazzino e la gestione dei dati sensibili, avviene su una nuova infrastruttura server iperconvergente che garantisce lo zero downtime attraverso repliche interne, su datacenter esterni e prossimamente anche in cloud».


#manufacturing Come orchestrare l’IT e il Business all’interno dell’ecosistema industriale
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EFFETTO CONVERGENZA

Nel 2020, il mercato dell’industria che abbraccia l’adozione e l’integrazione di tecnologie avanzate per la trasformazione digitale e l’ottimizzazione dei processi produttivi in Italia valeva 4,1 miliardi di euro, secondo i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, trainato soprattutto dalle tecnologie IT, che rappresentano l’85% della spesa contro il 15% delle OT. Tendenza che vede una convergenza su entrambi i lati nel corso degli ultimi anni. Infatti, la corsa del mercato italiano dell’Internet of things nel 2023 ha raggiunto un valore di 8,9 miliardi di euro, +9% rispetto al 2022. Tuttavia, si registra una brusca frenata per l’ICT Industriale. Nonostante la crescita del valore di mercato, nel 2023 si è verificato un forte calo dei nuovi progetti sul territorio italiano, soprattutto a causa del dimezzamento degli incentivi. Tendenza che potrà essere invertita, in vista del nuovo Piano di transizione 5.0 per il biennio 2024-25 con 6,3 miliardi di euro di fondi che – oltre all’acquisto di beni strumentali materiali o immateriali 4.0 – dovranno essere destinati anche a beni necessari per l’autoproduzione e l’autoconsumo da fonti rinnovabili e alla formazione del personale in competenze per la transizione verde.

Inoltre, l’avvento della connettività 5G sta aprendo nuove prospettive per l’implementazione delle tecnologie abilitanti l’industria 4.0 e lo Smart manufacturing, grazie al circolo virtuoso tra AI, Edge computing e IoT. Secondo quanto riportato da Accenture, il 5G sarà uno dei principali motori trainanti per la crescita dell’economia europea, in particolare in Italia, dove il quadro congiunturale della demografia d’impresa relativa al primo trimestre 2024 presenta luci e ombre, con il numero di PMI in diminuzione nei grandi distretti industriali del Paese. Inoltre, nel 2023 secondo i dati Istat, il fatturato dell’industria è calato dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Questa tendenza presenta un andamento non omogeno nei diversi settori, ma resta confermata anche dall’economia manifatturiera dell’eurozona che continua a contrarsi anche all’inizio del secondo trimestre 2024, secondo i dati di Eurostat. Questo significa che il calo generale della produzione industriale italiana è generato soprattutto dall’andamento negativo di alcuni specifici settori come beni di consumo, i beni intermedi (che impattano molto sulla capacità di produzione) e l’energia. Segnali positivi si registrano invece in altri settori come la produzione di prodotti farmaceutici, la costruzione di mezzi di trasporto e la produzione di beni strumentali. Questa situazione è il risultato diretto e indiretto di una serie di fattori che interessano non solo l’Italia, ma l’Europa nel suo complesso, ed è alimentata dalla sensazione di incertezza riguardo alla crescita economica. Fattori che saranno al centro dell’agenda della Presidenza italiana del G7 insieme all’intelligenza artificiale e i suoi meccanismi di governance.

POTENZIARE LA PRODUTTIVITÀ

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si configura come un catalizzatore fondamentale per l’avanzamento della transizione digitale ed energetica delle imprese manifatturiere. Questo obiettivo chiave del piano sta cominciando a tradursi in risultati tangibili per le aziende. Secondo i dati dell’Osservatorio MECSPE sull’industria relativi al terzo quadrimestre 2023, con previsioni sul 2024, più del 60% degli imprenditori dichiara che senza gli incentivi previsti dal PNRR non avrebbero investito, o lo avrebbero fatto in misura minore, soprattutto riguardo a temi cruciali come la trasformazione digitale, la ricerca e sviluppo, la formazione e la sostenibilità. Sempre secondo i darti dell’osservatorio, quasi il 70% degli imprenditori indica una crescita digitale da media ad alta per le proprie aziende negli ultimi anni. Le tecnologie introdotte nel 2023 includono soprattutto sicurezza informatica, cloud e IoT. L’interesse verso l’intelligenza artificiale è in aumento, con il 13% degli imprenditori che pianifica l’introduzione di questa tecnologia, seguito da ulteriori investimenti in sicurezza informatica e robotica collaborativa. La maggioranza degli imprenditori esprime opinioni positive sull’intelligenza artificiale, con oltre il 60% che prevede benefici dalla sua implementazione. Circa il 25% delle aziende ha già introdotto o intende farlo, mentre il 38% sta valutando questa possibilità. Gli incentivi 4.0 per la crescita e la digitalizzazione delle imprese evidenziano la prontezza delle aziende ad adottare le nuove misure del Piano Transizione per integrare sostenibilità e digitalizzazione.


#manufacturing Orchestrazione tra ottimizzazione, sicurezza informatica e compliance
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Giovanni Di Stefano di Comau sottolinea il ruolo strategico giocato dall’IoT e dall’intelligenza artificiale a bordo linea. «Abbiamo installato qui in Italia la prima linea completamente automatica per la produzione dei nostri robot, usando i robot per produrre i robot, e in questa linea abbiamo installato la nostra piattaforma di IoT per tracciare la produzione e la qualità del processo produttivo. Stiamo dedicando considerevoli risorse all’implementazione dell’intelligenza artificiale per potenziare gli algoritmi dei nostri sistemi di visione e semplificare il processo di installazione. Inoltre, stiamo concentrando gli sforzi sulla Generative AI per rendere più agevole la consultazione e l’utilizzo dei nostri manuali. Infine, abbiamo attivato diverse iniziative per esplorare l’utilizzo dei metalinguaggi, ovvero sistemi di autogenerazione del codice con l’obiettivo di tradurre automaticamente la sintassi umana in sintassi robotizzata, per semplificare al massimo la programmazione dei nostri robot».

Uma Shankar dl Wittur Group rimarca gli investimenti per potenziare la produttività e l’efficienza della catena di approvvigionamento e della produzione, identificando tre pilastri fondamentali della loro strategia. «Negli ultimi anni, abbiamo avviato un’importante iniziativa di implementazione di un sistema ERP basato su cloud, che mira a coprire l’intero gruppo entro i prossimi cinque anni. L’obiettivo principale di questa iniziativa è l’armonizzazione dei processi aziendali, al fine di migliorare l’efficienza operativa a livello globale e ridurre i costi totali di gestione. Inoltre, l’ERP ci permetterà di sostituire i sistemi legacy esistenti, semplificando il panorama IT e rafforzando la sicurezza informatica attraverso una piattaforma centralizzata e sicura. Con la nostra piattaforma di Business Intelligence, estraiamo insights preziosi dall’ampia mole di dati generati dal nostro ERP e da altri sistemi. Analizziamo principalmente l’andamento delle vendite e i prezzi dei prodotti, il comportamento dei clienti e le performance operative, prendendo decisioni basate sui dati che guidano la crescita e l’innovazione. Inoltre, stiamo investendo nelle aree dell’IoT e della Generative AI. L’IoT, in particolare, ci consentirà di monitorare in tempo reale le performance e ottimizzare i processi produttivi. Per aumentare ulteriormente la produttività, stiamo esplorando il potenziale dell’Intelligenza artificiale, concentrandoci soprattutto sulla (Gen AI, per la quale stiamo finalizzando alcuni casi d’uso in ambito Knowledge management».

Per Mauro Toso di Bianchi Bicycles, le priorità di punta riguardano l’implementazione del gemello digitale, il miglioramento dei processi di picking e l’adozione di sistemi avanzati per la pianificazione e la schedulazione della produzione. «Prima, abbiamo introdotto un digital twin della nuova fabbrica in costruzione, per analizzare e correggere in anticipo eventuali problemi e inefficienze. Poi abbiamo rivisto la logistica interna con un sistema avanzato di picking guidato e stiamo attualmente introducendo un innovativo APS a supporto della pianificazione della produzione e degli acquisti dal medio/lungo termine fino alla schedulazione giornaliera delle operazioni sul nuovo impianto».


#manufacturing IIoT, AI, 5G, cloud, analisi predittiva, cobots, visione e automazione avanzata
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In questo contesto, la formazione interna riveste un ruolo fondamentale per garantire che i dipendenti siano aggiornati sulle ultime tecnologie e pronti ad affrontare sfide sempre più complesse. Secondo Giovanni Di Stefano di Comau, la formazione è un elemento chiave della strategia aziendale, specialmente quando si tratta di questioni legate all’intelligenza artificiale e alla sicurezza dei dati. Allo stesso tempo, Uma Shankar di Wittur Group sottolinea l’importanza della collaborazione basata su pianificazione condivisa, esperienze diverse e gestione Agile dei progetti per promuovere l’innovazione e migliorare l’efficienza aziendale. Mauro Toso di Bianchi Bicycles, CIO, aggiunge che la sinergia tra Business e IT è fondamentale per il successo della trasformazione digitale, con il business coinvolto non solo nell’attuazione, ma anche nella conduzione strategica dei progetti.

«Sicuramente la formazione è centrale nella nostra strategia, poiché il nostro lavoro richiede alti tassi di specializzazione e questo non consente a tutta l’organizzazione di essere costantemente aggiornata su tematiche di IT» – spiega Di Stefano di Comau. «Per garantire la formazione continua dei dipendenti lanciamo tante iniziative durante l’anno, legate sempre e comunque alle nostre procedure e ai nostri processi. Il tema più importante in questo momento è sicuramente la gestione dell’intelligenza artificiale in abbinamento con la sicurezza dei dati, tema sul quale abbiamo diramato una procedura ad hoc, unitamente a una formazione dedicata e alla selezione di strumenti corporate volti a guidare gli utenti ad utilizzare nuove tecnologie nel modo più sicuro possibile».

Per Uma Shankar di Wittur Group, l’IT svolge un ruolo cruciale nei processi decisionali relativi alle priorità degli investimenti, all’allocazione delle risorse e alle strategie di crescita. «Collaboriamo strettamente con il Business per favorire una forte collaborazione tra Business e reparti IT, con l’obiettivo di guidare l’innovazione e migliorare l’efficienza. Partecipiamo attivamente alle sessioni di pianificazione strategica per garantire l’allineamento delle iniziative tecnologiche agli obiettivi aziendali. Inoltre, promuoviamo una comunicazione aperta e trasparente tra il business e IT a tutti i livelli. Formiamo team multifunzionali che comprendono personale sia del business che dell’IT, promuovendo la collaborazione su progetti. Riunendo individui con prospettive ed esperienze diverse, i team possono sviluppare soluzioni complete che affrontano sia le esigenze aziendali che le considerazioni tecniche. Misuriamo regolarmente le metriche di performance relative alla consegna del progetto, alla soddisfazione del cliente, all’innovazione e all’efficienza operativa per identificare aree di miglioramento e celebrare i successi. Da poco, abbiamo cominciato ad adottare metodologie di gestione dei progetti Agile per facilitare lo sviluppo iterativo, la presa rapida di decisioni e la risposta rapida ai cambiamenti delle esigenze aziendali. Questo approccio incoraggia la collaborazione tra gli stakeholder del Business e i team IT durante tutto il ciclo di vita del progetto».


#manufacturing La maggior parte dei siti industriali non ha le risorse per valutare i rischi OT
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Anche Toso di Bianchi Bicycles punta sulla sinergia tra Business e IT. «Da subito, la nostra trasformazione digitale ha coinvolto il business, delegando non solo la realizzazione, ma anche la conduzione strategica dei vari stream di progetto. In questo modo, abbiamo avuto il massimo coinvolgimento delle persone e del management sulle innovazioni strategiche, riducendo drasticamente i tempi e le complessità. La funzione IT ha avuto un ruolo di governance/quality e supporto alle decisioni e alle scelte durante tutte le fasi di realizzazione, dalle software/system selection all’individuazione dei partner, fino alla realizzazione sfruttando la metodologia Hybrid Agile». L’importanza della formazione interna, della collaborazione sinergica e della governance condivisa tra IT e Business emerge come elemento chiave per il successo della trasformazione digitale nelle aziende manifatturiere. Attraverso queste strategie e pratiche, le aziende sono in grado di affrontare le sfide sempre più complesse del mercato, adattandosi rapidamente alle nuove tecnologie e alle mutevoli esigenze dei clienti. Mantenendo un approccio agile e orientato al risultato, le aziende possono non solo migliorare l’efficienza operativa e la produttività, ma anche promuovere l’innovazione continua e mantenere una posizione di leadership.


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White Paper – Produzione di componenti intelligente attraverso il Cloud https://www.datamanager.it/2020/03/white-paper-produzione-di-componenti-intelligente-attraverso-il-cloud/ Tue, 03 Mar 2020 12:15:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=196649 Questo White Paper a download gratuito mostra l’impatto della digitalizzazione anche sulla produzione di componenti Digitalizzazione nel processo produttivo Il settore produttivo è cambiato rapidamente. Tale evoluzione ha consentito di migliorare la qualità dei prodotti, l’assistenza e l’efficienza. Negli anni novanta si sono registrati dei miglioramenti nel ripensamento dei processi di business, un aumento nell’automazione, […]

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Questo White Paper a download gratuito mostra l’impatto della digitalizzazione anche sulla produzione di componenti

Digitalizzazione nel processo produttivo

Il settore produttivo è cambiato rapidamente. Tale evoluzione ha consentito di migliorare la qualità dei prodotti, l’assistenza e l’efficienza. Negli anni novanta si sono registrati dei miglioramenti nel ripensamento dei processi di business, un aumento nell’automazione, nonchéi vantaggi della produzione semplificata. Poiché queste tendenze sono continuate fin negli anni duemila, abbiamo visto dei processi flessibilidiproduzione supportati da una pianificazione integrata della supply chain e dall’automazione della forza vendite. Attualmente ci troviamo di fronte all’emergenza dell’impresa intelligente. Sfruttando i benefici del cloud, dell’analisi in tempo reale e dell’interconnettività supportata da Internet ofThings (IoT), ci troviamo nel mezzo della prossima rivoluzione nel campo della produzione.

Digitalizzazione del processo di vendita

Alla luce della digitalizzazione, il processo di vendita per i produttori di componenti si trasformeranno sfruttando le customerexperience per i consumatori. Le informazioni sui prodotti sono fornite mediante un punto di vendita di e-commerce piuttosto che in formato stampato. Il cliente può ricercare informazioni pertinenti sui prodotti senza assistenza ed effettuare un ordine senza coinvolgere un commerciale. Un ordine di vendita è creato automaticamente nel sistema di evasione ordini. Il gestore delle vendite continua il processo con un approccio incentrato sulla trasformazione delle conoscenze in azione basato su KPI, gestendo gli ordini differiti con la capacità di visualizzare dettagli e avviando una conversazione con un assistente digitale integrato. Il gestore dell’evasione degli ordini riceve la notifica e utilizza le funzionalità available-to-promise integrate per riallocare il materiale disponibile agli ordini cliente ad alta priorità.

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AI e robotica, più governance e visione per comprendere il cambiamento https://www.datamanager.it/2018/07/ai-e-robotica-piu-governance-e-visione-per-comprendere-il-cambiamento/ Thu, 12 Jul 2018 15:07:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151299 AI e robotica, dalle imprese più innovative che hanno partecipato al WeChangeIT Forum, parte la sfida per il cambiamento. L’Italia in prima linea nella competenza, ma a rischio marginalità in termini di sistema Un bambino nato da poco si alza in piedi ma cade. Ci riprova. Cade di nuovo. E ancora. Ancora. Ma niente. Passano […]

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AI e robotica, dalle imprese più innovative che hanno partecipato al WeChangeIT Forum, parte la sfida per il cambiamento. L’Italia in prima linea nella competenza, ma a rischio marginalità in termini di sistema

Un bambino nato da poco si alza in piedi ma cade. Ci riprova. Cade di nuovo. E ancora. Ancora. Ma niente. Passano trenta, quaranta minuti e il bambino cammina. No. Non è un miracolo. È un robot. Questi robot “bambini” guidati da intelligenza artificiale, in questo caso, chiamata Swarm Intelligence, sono decisamente più efficienti rispetto ai bambini “umani”. Quanto ci mette un fanciullo a imparare a camminare? Sei mesi. Un anno. Ecco. Non possiamo più parlare di futuro a prescindere dalla robotica e dall’intelligenza artificiale. Quasi due miliardi di dollari (1,95), il 50% di più dell’anno precedente. Ebbene si. I venture capital lo hanno capito. Perché questi sono i numeri di investimenti sul settore della robotica lo scorso anno. Solo pochi mesi fa Toyota ha annunciato il lancio di Toyota AI Ventures, un venture capital che ha come obiettivo il finanziamento di startup tecnologiche che lavorano sull’intelligenza artificiale. Appena partito, il fondo ha ricevuto 100 milioni di dollari da parte del Toyota Research Institute (TRI), un’iniziativa orientata al mondo delle automobili e robotica in senso lato.

AI Ventures dirige i suoi investimenti verso il mondo dell’intelligenza artificiale, la robotica e delle automobili in grado di guidarsi da sole. Non solo investimenti ma supporto alle startup attraverso una rete di mentoring presso la sede in Silicon Valley. «Una delle maggiori sfide che devono affrontare gli startupper è sapere se stanno costruendo il prodotto giusto per il mercato giusto. Possiamo aiutarli a superare questa incertezza, e ci impegniamo a farlo in maniera eccellente perché il loro successo è il nostro successo» – ha detto il vicepresidente del TRI Jim Adler in una recente dichiarazione. AI Ventures si dice proattiva nella ricerca di nuove startup sulle quali investire a livello globale. Attualmente, il fondo ha investito in tre startup. Nauto, con sede nella sempre presente Silicon Valley, che realizza sistemi di monitoraggio dei conducenti e degli ambienti stradali al fine di prevenire incidenti e limitare la cattiva guida. SLAMcore, startup inglese, che sviluppa algoritmi per la tecnologia “intelligente” di droni e veicoli a guida autonoma. Intuition Robotics, startup israeliana che studia l’uso dell’intelligenza artificiale su vari settori.


#VentureCapital #AI Italia a rischio marginalità in termini di sistema – @simeoneantonio1
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LEGGERE, SCRIVERE E PROGRAMMARE

Negli ultimi anni, infatti, le vendite di robot programmabili dai bambini è in forte ascesa, basti ricordare anche dell’ingresso della Lego nel mercato. In alcune confezioni della Lego si trova un software con delle istruzioni per imparare a programmare dei piccoli robot. Costruirli e poi farli vivere. Un gioco educativo insomma. Si sostituisce letteralmente a un professore invece Nao, il robot umanoide di 58 centimetri prodotto da Aldebaran Robotics, una delle più note aziende di robotica al mondo. Nao al posto degli organi di senso è dotato di videocamere e sensori che gli consentono di interagire con l’ambiente circostante. È considerato il social robot più evoluto mai prodotto. Da diversi anni, tra l’altro, viene utilizzato nelle scuole di oltre settanta paesi per l’insegnamento delle materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica), ma si sta rivelando efficace anche in ambito medico come robot per bambini autistici. In Italia, è parte integrante delle attività didattiche della Scuola di Robotica di Genova (www.scuoladirobotica.it). Aldebaran conta di trasformarlo anche in un “robot da compagnia” per le famiglie. Per programmarlo è sufficiente imparare a utilizzare Choregraphe, un ambiente intuitivo, adatto anche ai principianti e ai ragazzi, perché non è necessario scrivere una sola riga di codice.

ROBOTICA NELLA SANITÀ

Un altro campo che è stato in poco tempo invaso dall’AI è quello medico. Gli interventi in sala operatoria realizzati con l’ausilio di un robot erano poco più che una curiosità circa 17 anni fa. Nel 1999, infatti, Intuitive Surgical ha messo a punto quello che nel giro di qualche anno è diventato il più noto partner dei chirurghi in sala operatoria, Da Vinci, chiamato così per omaggiare il genio di Leonardo. Con 17mila interventi di chirurgia robotica nel 2017 e l’installazione del centesimo robot Da Vinci al policlinico di Catania, l’Italia raggiunge la Francia al primo posto in Europa. Nel mondo, dopo la ginecologia, è la chirurgia urologica a essere la principale area di intervento con i robot. Anche in Italia, è l’urologia a farla da padrona, con il 67% di interventi, seguita da chirurgia generale (16%) e ginecologia (10%). L’incremento registrato è dell’83% a partire dal 2006.

Come confermato da Andrea Dupplicato, CIO del Centro Cardiologico Monzino e dell’Istituto Europeo di Oncologia, in urologia i motivi del successo sono molti e semplici. La precisione del robot consente maggiore facilità di accesso alle anatomie più delicate, una precisione demolitiva e ricostruttiva, una minore perdita di sangue, una riduzione della degenza post-operatoria e una diminuzione degli effetti collaterali (disfunzione erettile e incontinenza). A questo si aggiungono caratteristiche come la visione tridimensionale immersiva in grado di moltiplicare fino a dieci volte la normale visione dell’occhio umano. «La chirurgia robotica da Vinci – spiega Walter Artibani, direttore dell’UO di Urologia dell’AOU Integrata di Verona e segretario generale della Società italiana di urologia – è emblema della chirurgia mininvasiva. Il robot consente una precisione non confrontabile con altre tecniche e permette di superare i limiti legati alla difficoltà di trattare, con la laparoscopia, patologie in sedi anatomiche difficili da raggiungere. L’urologia italiana è un’eccellenza nel campo della robotica».

Dopo questi dati positivi sull’utilizzo della robotica in Italia, ci chiediamo: quanto sono presenti oggi nel nostro Paese soluzioni avanzate di AI in tutti gli altri ambiti? A rispondere a questa domanda è Fabio Rizzotto, associate vice president and head of local research and consulting di IDC Italia: «Stiamo osservando una certa accelerazione dell’adozione di tecnologie emergenti che comportano anche un’accelerazione delle capacità infrastrutturali. In Italia è del 7% la spesa IT nella più ampia fetta dell’Europa Occidentale, con un aumento sostanziale degli investimenti, anche grazie ai programmi nazionali di digitalizzazione. Cosa manca allora? «Sicuramente, una più solida governance, necessaria per creare strategie complete di amministrazione generale e gestione operativa. Abbiamo un grande potenziale – spiega Rizzotto – che arriva anche dal poter imparare dagli errori del passato per costruire un futuro che non sia solo intelligente ma anche funzionale e al servizio di cittadini e consumatori».


#AI Dal #WeChangeIT Forum parte la sfida del cambiamento – @simeoneantonio1
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IN ITALIA, LA SITUAZIONE STA CAMBIANDO?

Si. Perché si sta osservando una progressiva adozione di tecnologie emergenti, con un aumento sostanziale degli investimenti dedicati all’IT. Di intelligenza artificiale e delle sue possibili applicazioni si è parlato all’edizione 2018 del WeChangeIT Forum, svoltasi a Milano, insieme ad aziende ed esperti del settore. Dal dibattito è emerso che molte tra le maggiori aziende italiane stanno già utilizzando applicazioni di intelligenza artificiale nei loro processi. Prima tra tutte Assicurazioni Generali, che utilizza l’AI per costruire soluzioni assicurative cucite su misura per ogni cliente, e BNL Gruppo BNP Paribas che invece l’ha integrata nel suo servizio clienti grazie a un chatbot che è in grado di rispondere in qualsiasi momento alle esigenze dei navigatori. A seguire questo trend è anche il colosso del settore farmaceutico Bayer, che ha pensato di sfruttare l’intelligenza artificiale per fornire informazioni corrette agli utenti. Un’altra azienda che su questo tema è in prima linea in Italia è Enel, che utilizza sempre più machine learning e algoritmi predittivi per prevenire incidenti e ottimizzare gli interventi di riparazione. Una testimonianza molto interessante arriva da La Marzocco, una realtà più di “nicchia” per quanto il consumo di caffè in Italia sia un affare nazionale con un consumo di una tazzina e mezza (dati Nielsen) a testa. Leader nel settore delle macchine da caffè, famosa per aver progettato e brevettato nel 1939 la prima macchina da caffè a caldaia orizzontale, oggi uno standard nel settore – La Marzocco ha integrato degli speciali sensori all’interno dei suoi prodotti per garantire assistenza efficace e immediata in qualsiasi parte del mondo. Ha investito molto anche nello sviluppo di algoritmi predittivi per migliorare l’efficienza dell’assistenza ai propri clienti. Biotech e robotica saranno il prossimo trend dei VC? In America e in Asia già lo sono. Ma in Italia? Forse se tutti i dati delle cartelle sanitarie dei pazienti negli ultimi trent’anni fossero disponibili per fini di ricerca (e non resi inaccessibili dal GDPR). E forse se i robot potessero imparare dai migliori medici italiani. Allora, i venture capital potrebbero finanziare nuove startup.

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IoT e Smart Industry. Fabbriche di dati https://www.datamanager.it/2018/02/iot-smart-industry-fabbriche-dati/ Tue, 13 Feb 2018 14:00:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141017 L’Internet delle Cose offre all’industria manifatturiera la formidabile opportunità di colmare il gap storico tra tecnologie “operative” e “informatiche” sfruttando la nuova intelligenza di impianti e oggetti per trasformare i processi di produzione e creare un “cortocircuito” positivo tra idee innovative e mercato Ben oltre i consolidati campi applicativi della robotica industriale, la trasformazione digitale […]

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L’Internet delle Cose offre all’industria manifatturiera la formidabile opportunità di colmare il gap storico tra tecnologie “operative” e “informatiche” sfruttando la nuova intelligenza di impianti e oggetti per trasformare i processi di produzione e creare un “cortocircuito” positivo tra idee innovative e mercato

Ben oltre i consolidati campi applicativi della robotica industriale, la trasformazione digitale e i concetti di flessibilità e “predittività”, propri di un business ad alto contenuto informatico, sono definitivamente entrati nella “fabbrica” e in generale negli impianti di produzione fisici. Finora, molti ambienti di produzione hanno resistito a un massiccio ingresso di strumenti e pratiche IT ritenute oggi convenzionali. Il “controllo numerico” di macchine utensili di tipo elettromeccanico o pneumatico non è certo una novità, ma ha visto l’affermarsi di protocolli di comunicazione e interfacce utente proprietari, poco inclini a comunicare nativamente con l’IT esteso alla parte di amministrazione e governo complessivo dell’impresa, contribuendo a creare un divario tra “fabbrica” e “ufficio”. Oggi, l’Internet delle Cose può finalmente aiutarci a colmare questo gap.
Ma non si tratta solo di inserire le macchine, i robot e gli altri apparati in uno spazio di integrazione e governo basato su linguaggi e protocolli condivisi. Gli stessi singoli utensili, persino gli oggetti prodotti, possono ricevere una dose di intelligenza digitale che nel contesto visionario delle piattaforme per il product life-cycle management (PLM) di un prodotto industriale, della circolarità tra progettazione, produzione e marketing, dell’analisi storica e predittiva promossa da Big Data, sta appunto portando a una quarta rivoluzione industriale, che si misura non solo in termini di efficienza, qualità, produttività e riduzione dei costi ma anche sulla capacità di accorciare la filiera che va dall’ideazione al consumo dei prodotti industriali, innovando e trasformando tutti gli anelli di questa catena.


#dmSmartThings Machine learning, 3D, realtà virtuale e aumentata, robotica indossabile in cima alle priorità di investimento della smart factory. La scommessa resta la flessibilità
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DUE MONDI NON PIÙ SEPARATI

La tavola rotonda organizzata da Data Manager sull’IoT nella fabbrica intelligente e l’Industry 4.0 ha esplorato queste opportunità e gli ostacoli che ci separano dalla loro realizzazione. Il primo punto in discussione è ovviamente rappresentato dalle esperienze in materia di automazione e robotizzazione della fabbrica, nonché dell’adozione degli strumenti della trasformazione digitale in ambienti manifatturieri. Di grande interesse è anche la questione del governo di questi progetti, soprattutto in chiave di comunicazione tra mondi – Operations e IT – tradizionalmente separati. Quali figure vengono oggi chiamate a presidiare i percorsi verso l’Industry 4.0? Quali ruoli specialistici sono richiesti e in che modo si inseriscono nella governance complessiva dell’impresa? Quale grado di interdisciplinarietà è necessario adottare? La sicurezza – considerando che il digitale, proprio per la sua pervasività, estende inevitabilmente le superfici di “attacco” – è un tema che rimane costantemente sotto traccia intorno ai temi dibattuti dal panel. Infine, la portata di una sfida che dev’essere affrontata su più livelli, quello dei servizi e delle soluzioni ICT che affiancano le imprese manifatturiere nel lavoro di trasformazione; ma anche le leve, pertinenti alla sfera pubblica, della regolamentazione e incentivazione economica, della formazione e della selezione delle persone: non solo di quelle che sono le funzioni preposte alla trasformazione stessa, ma anche dei futuri operatori delle fabbriche robotizzate.

Daniela Rao, senior research & consulting director di IDC Italia apre i lavori con una breve serie di dati elaborati sulla scorta dell’Osservatorio IoT che la stessa IDC conduce su un campione di 800 imprese europee, interrogandole sull’impatto che le tecnologie della Internet delle Cose producono nelle rispettive organizzazioni. «Nella maggior parte dei casi le risposte indicano un impatto strategico» – spiega Daniela Rao. «L’IoT serve a ottimizzare i processi, aumenta la produttività, riduce i costi, impatta sulla qualità del prodotto». Tuttavia, sono ancora poche le imprese che hanno già superato una prima soglia di sperimentazione e sono attualmente in grado di portare certe soluzioni su scala industriale. «Dalle risposte ottenute dalle aziende italiane è però evidente – osserva Daniela Rao – che stiamo entrando in una fase nuova: cominciano a esserci soluzioni facilmente scalabili, più vicine alle esigenze delle imprese».


#dmSmartThings Entro il 2021, il 25% dell’industria manifatturiera globale applicherà tecnologie di machine learning su diversi livelli, dallo sviluppo digitale alla supply chain @IDCItaly
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LA NUOVA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Quali fattori guidano gli investimenti? «Dominano su tutte la volontà di migliorare produttività ed efficienza, ma anche di assicurare una migliore customer experience» – continua l’analista di IDC Italia. Soprattutto nel nostro Paese, a fare da driver sono l’incremento del numero di clienti e la riduzione dei costi di manutenzione, oltre all’interesse di cambiare le tradizionali modalità di lavoro. IDC si focalizza in modo più specifico sull’Industry 4.0, restringendo le sue analisi a circa 125 aziende manifatturiere. Interrogate sulle aree di maggiore priorità di investimento, le imprese evidenziano una maggiore propensione alla spesa in robotica avanzata (droni compresi), Big Data e IoT, a conferma di un contesto sempre più favorevole alla nuova rivoluzione industriale. La voce di spesa principale – la cybersecurity – è incollata al primo posto, ma subito dopo troviamo i tre pilastri della fabbrica digitale.

Daniela Rao conclude il suo intervento con tre previsioni formulate da IDC a partire da un grafico multifunzionale che comprende dieci aree identificate tra le più innovative per l’industria manifatturiera. «Entro il 2021, il 25 per cento dell’industria manifatturiera globale applicherà tecnologie di machine learning su diversi livelli, dallo sviluppo digitale alla supply chain, passando per la diversificazione dei prodotti e dei modelli di business innovativi». Addirittura, entro il 2010, circa venticinque aziende globali avranno raggiunto un livello “managed” della trasformazione «omni-experience», che – secondo Daniela Rao – significa in pratica essere in grado di raccogliere e reagire alle richieste del client in modo più efficace. «Per il restante 75 per cento, il rischio è di aumentare l’attrito nei confronti dei clienti e assistere a una graduale diminuzione della capacità di acquisto e della competitività». Terza e ultima anticipazione: «Entro il 2020, il 65 per cento dei produttori industriali faranno uso di tecniche di simulazione e digital twin, i modelli digitali “gemelli” dei prodotti fisici. In altre parole, si serviranno delle tecnologie della virtualizzazione e dell’automazione per intervenire digitalmente su asset e prodotti, ridurre i costi e migliorare l’erogazione dei servizi».


#dmSmartThings Entro il 2020, il 65% dei produttori industriali faranno uso di tecniche di simulazione e digital twin, per ridurre i costi e migliorare l’erogazione del servizi @IDCItaly
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GLI ARTISTI DELLA SCOCCA

Seduti intorno al tavolo nella sala, acusticamente isolata ma sospesa, del grande “showroom” di Geico Taikisha, i partecipanti vedono davanti a sé, attraverso l’enorme parete trasparente, un esempio non banale di ambiente di produzione già altamente automatizzato che rientra a pieno titolo nella nuova fase di trasformazione descritta da Daniela Rao. Coadiuvato da Juan Sebastian Ávila, stagista del team di digital transformation management, il senior executive director R&D di Geico Paolo Colombaroli spiega il contesto di mercato in cui agisce il Gruppo e le diverse strategie Industry 4.0 in atto. «Geico – racconta Colombaroli ai colleghi – è uno dei pochissimi fornitori globali di impianti di verniciatura delle scocche per automobili. Da più di cinquant’anni, siamo uno dei leader a livello mondiale nella realizzazione e progettazione di impianti automatizzati chiavi in mano. L’ingegnerizzazione avviene in sede, ma la realizzazione degli impianti ha evidentemente luogo nelle fabbriche dei nostri clienti, per conto dei quali curiamo anche le fasi di avviamento». Sei mesi fa, Geico ha organizzato un evento speciale “Smart Paintshop”, proprio per presentare il suo concetto di impianto di verniciatura 4.0, dalla sua progettazione completamente virtualizzata fino alle personalizzazioni che agevolano il cliente all’interno dei rispettivi impianti di produzione. «Le motivazioni sono quelle illustrate da IDC Italia – osserva Colombaroli – per i vantaggi in termini di costi e organizzazione. Su altri aspetti, facciamo parte del folto gruppo di aziende che imparano con l’esperienza, come nel caso del manuale digitale per manutentori, consultabile non attraverso il tradizionale casco VR, ma con i meno ingombranti occhialini». La precisa geolocalizzazione delle varie frazioni di un sistema che prevede diversi tipi di lavorazione sulla stessa scocca (che può essere immersa in un bagno di fissaggio o “cotta” in un forno che polimerizza la vernice) è un altro progetto mirato al miglioramento dei flussi di produzione. «I primi test danno risultati favorevoli: il difficile è calarli in una lavorazione particolarmente “aggressiva”, per le sostanze e le elevate temperature».

Attualmente, diversi momenti delle operazioni si svolgono manualmente, ma l’obiettivo è automatizzare ancora di più. «Stiamo per esempio sviluppando sistemi di visione robotica per identificare i difetti che possono compromettere la verniciatura. Abbassare la loro percentuale a monte può significare un enorme risparmio. E lavoriamo anche in ottica di raccolta dati – dalle pompe, i ventilatori, i bagni caldi e freddi – utilizzando, in casa dei clienti, sensori che richiedono però l’ulteriore complessità di specifici gateway». Ci sono diversi strati di informazione digitale che potrebbero in futuro impattare sulla qualità e i tempi del lavoro, fa capire il capo della ricerca di Geico. «Prima dell’ingegneria, sul progetto interviene un ufficio di avanprogetto che si occupa della valutazione. Questo ci consente di poter allestire, con poche persone, diversi progetti. Ma resta un gap da colmare: i dati che si perdono nel passaggio da una fase all’altra». Il percorso verso concept come lo Smart Paintshop – spiega Colombaroli – è organizzativo e si articola anche attraverso il team di lavoro che Geico ha dovuto mettere a punto. Il gruppo di avanprogetto utilizza un software di Configure Price Quote (CPQ) che lavora in cloud e può scambiare più informazioni con i sistemi PLM usati dall’ingegnerizzazione. Il piano Smart Paintshop è frutto di un anno e mezzo di lavoro svolto insieme a una società di consulenza interna al gruppo: da una matrice di attività da svolgere è stata ricavata una struttura per gruppi di lavoro coordinate da una nuova figura di organizzazione. Altre persone, riferisce Colombaroli, vengono delegate a partecipare a fiere e convegni, per fare scouting di nuove potenzialità di cui si studia la fattibilità. «La presenza di fornitori esterni è importante – conclude il responsabile R&D – ma è fondamentale sviluppare un know-how interno, anche per poter agire sul piano organizzativo». Juan Sebastian Ávila racconta per esempio di essere entrato nel team di Geico nel quadro di una collaborazione con il Politecnico di Milano, con cui Geico sta lavorando su un altro progetto 4.0 «Un impianto di trattamento dell’aria costituito da moduli indipendenti che si attivano e disattivano. Cerchiamo di fare in modo che questo impianto possa autoprogrammarsi, riducendo enormemente i costi di commissioning su sistemi che possono richiedere anche due anni tra progettazione e messa in funzione, spesso con notevoli spese di trasferta».


#dmSmartThings La digital transformation estende le superfici di attacco. Cresce la spesa per la sicurezza e la gestione del rischio. Ma accorre una visone industriale della security @Clusit
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ROBOT COLLABORATIVI

Un risvolto ancora tutto da scoprire riguarda – secondo Flavio Bernocchi, chief information & communication technology di Comau – l’ownership delle informazioni generate dalla fabbrica intelligente. Una questione tutt’altro che banale all’interno del complesso sistema di relazioni che lega il produttore di robot e macchine utensili ai suoi clienti. «Comau nasce nel mondo dell’automazione – spiega Bernocchi – e i nostri centri di lavoro robotizzati si sono via via arricchiti di sensoristica esterna, per catturare informazioni finalizzate a ottimizzare la produttività o, in ottica di manutenzione, per anticipare i comportamenti non lineari dei robot». Oggi, sempre in chiave di manutenzione predittiva, al centro delle attenzioni di Comau c’è la possibile integrazione di sensori embedded. «Ma qui, le difficoltà sono strettamente legate a chi è proprietario dei dati. L’idea è lavorare sempre più come erogatori di servizio ancor più che venditori di robot, ma il modello economico non c’è ancora» – aggiunge Bernocchi. Il futuro secondo Comau ha in serbo anche la “robotizzazione” degli operatori umani. Insieme con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’azienda torinese sta lavorando su nuovi progetti di robotica indossabile, veri e propri esoscheletri che l’operatore può programmare e “indossare” per svolgere determinati compiti. «La vera scommessa della smart factory sarà la flessibilità» – afferma Bernocchi. «Il nostro focus è esclusivamente sull’automotive, settore già fortemente automatizzato. Il grande tema che abbiamo davanti è l’auto del futuro, che utilizzerà motori elettrici, materiali compositi, e sarà a guida autonoma. Un oggetto che verrà progettato in modo completamente diverso, in fabbriche dal layout produttivo ancora da disegnare. E anche i volumi in gioco saranno differenti». Una logica, conclude Bernocchi, che sta passando dai robot che intervengono sul singolo pezzo a un cloud di automazione. Ma chi governa questo passaggio? «Al momento, procediamo per gruppi di lavoro dedicati alla fabbrica, l’Operations, e l’IT. Chi lavora sui robot si concentra su quel determinato know-how, anche se a livello di commessa la gestione globale richiede più collaborazione tra Operations e IT. Tra le due non c’è ancora una piena fusione culturale, se non a livello di singole divisioni d’azienda».

Il fatto che l’ambiente di produzione riceva crescenti dosi di intelligenza e autonomia decisionale è scontato anche per chi, come Pegasystems, fornisce le piattaforme gestionali specifiche per i processi industriali. «Un cliente come John Deere – rivela Luigi Borgia, account executive di Pegasystems in Italia – introduce concetti di IoT attraverso sensori che misurano le performance dei trattori per ottimizzare i contratti di garanzia. A livello nazionale lavoriamo non più sulla predictive, bensì sulla prescriptive maintenance, e personalmente mi trovo ben rappresentato dalle analisi di IDC: il machine learning sarà davvero in cima alle priorità di investimento dell’industria manifatturiera globale, con sistemi di autoapprendimento che affiancano chi deve intervenire». Per prescriptive maintenance si intende, spiega Borgia, un percorso evolutivo che introduce insiemi di regole e metodi di business che servono a impedire l’insorgenza di un problema, facendo in modo che siano le stesse macchine a prendere l’iniziativa, per esempio, aggiornando il firmware di un sensore. «Mi piace sottolineare l’importanza dei gruppi di condivisione» – conclude Borgia. «Pegasystem fa parte dell’Industrial Internet Consortium (IIC) proprio per cercare di anticipare i temi dell’IoT in fabbrica e governare i cambiamenti».


#dmSmartThings L’IoT per colmare il gap tra fabbrica e ufficio. Progettazione, produzione e vendita. Una dose di intelligenza per innovare e trasformare tutti gli anelli della catena
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CATENE DI MONTAGGIO PREVEGGENTI

L’effetto della robotizzazione sulla produttività è marcato in aziende come Industrie Saleri Italo, leader nella progettazione, sviluppo e produzione di pompe acqua e sistemi di raffreddamento per l’industria automotive, che nell’arco di cinque anni ha quadruplicato i fatturati. «Oggi, la produzione si attesta sui sei milioni di pezzi all’anno, ma le commesse in corso ci autorizzano a stimare per i prossimi due o tre anni un aumento del 40 per cento del fatturato» – afferma Luca Rota Caremoli, CIO dell’azienda di Lumezzane in provincia di Brescia. «Cinque anni fa in Saleri non c’erano robot. Oggi, se ne contano 160, che tuttavia non hanno sostituito le persone. I dipendenti sono quattrocento» – sottolinea Caremoli. «Il doppio rispetto a quando non avevamo robot». Molti dei temi al centro del dibattito attuale erano presenti anche nella prima fase dell’automazione. «Si acquistavano i robot per venire incontro alla crescita della domanda, ma non erano sistemi progettati in ottica 4.0, nessuno parlava di analytics. Il lavoro grosso è spiegare alla parte di operational technology (OT), che il robot è parte integrante del business: molto più simile all’operatore umano di quanto un tecnico con 25 anni di esperienza di lavoro possa pensare». Il CIO di Saleri riscontra anche un problema di latenza: «Le pompe prodotte finiscono a bordo delle auto finite solo dopo molti mesi, ma i dati del funzionamento sul campo potrebbero servire molto in produzione. Penso anche agli sviluppi dell’auto driverless. Come Saleri, non so nulla dei piani industriali dei vari costruttori di automobili, ma disporre di certe informazioni mi aiuterebbe molto a gestire i miei picchi di produzione, le scorte. La produzione avviene in periodi di tempo ristretti, su linee che sono personalizzate per cliente».

Il messaggio è chiaro. L’Industry 4.0 genera tanti più vantaggi quanto più il sistema di produttori e terze parti è interconnesso. Ma come si affronta un problema di data governance così articolato? Per non parlare delle implicazioni sulla sicurezza. Su questi punti interviene Mauro Cicognini, membro del direttivo e del comitato tecnico scientifico di CLUSIT. Nato come professionista della programmazione – proprio nel controllo dei robot industriali – l’esperto di cybersecurity spiega che abbiamo costruito una società in cui «il dato ha un peso gigantesco, spesso più di quanto siamo disposti ad accettare. E si fa fatica a spiegare che i bit possono valere più di un pezzo industriale». Lavorando in particolare con le utility energetiche, il mondo della sicurezza informatica è ormai conscio dell’esposizione al rischio anche in ambienti industriali. «I cattivi non esitano a sferrare i loro attacchi, se questo serve per fare soldi e non si fermano davanti a questioni di sicurezza logica o fisica. Purtroppo, in questo contesto di avvicinamento tra IT e OT, il contagio si trasmette alla parte industriale. Se pensiamo alla velocità di trasferimento dei dati e alla velocità di esecuzione dei robot nella linea di produzione della fabbrica, i rischi sono altissimi, ma è difficile spiegarlo a chi ha utilizzato un tornio tutta la vita».


#dmSmartThings Lo sviluppo di ambienti #cloud blindati lato #sicurezza favorisce il passaggio a piattaforme integrate per gestire tutti gli aspetti dalla produzione automatizzata
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INCENTIVARE LA COMPETITIVITÀ

Con Paolo Fila, CIO delle industrie alimentari Giuseppe Citterio, la discussione sull’IoT in fabbrica viene inquadrata in un filone storico che risale agli anni 90, con la produzione integrata di fabbrica o computer integrated manufacturing (CIM). «Già allora – ricorda Fila – si cercava una integrazione tra fabbrica e ufficio. La possibilità di integrare la fabbrica con quello che c’è fuori dalla fabbrica richiede standard che ancora non esistono: il robot di Comau è diverso da un robot giapponese». Anche all’interno del sistema produttivo Citterio, ci sono precisi obiettivi di tracciabilità delle preparazioni e del loro confezionamento che pongono importanti problematiche di integrazione e sicurezza. Fila cita il caso di un impianto di affettatura, collegato con l’esterno per gli interventi di manutenzione da parte del produttore tedesco. Una serie di controlli permise di rilevare che da quell’affettatrice venivano regolarmente inviati file verso indirizzi IP in Malesia. «IoT in Citterio significa implementare il dialogo tra le linee di produzione, che sono decine, e il gestionale. Devo riconoscere che la legislazione recente in materia di Industry 4.0 ha dato una grossa mano, riducendo il peso degli investimenti. Sotto la responsabilità del dipartimento IT, ci sono due persone che seguono questi progetti, con tutti i limiti di una realtà che fa prodotti molto tradizionali. Il nostro obiettivo è attrezzare di sensori tutte le macchine per avere a disposizione tutte le informazioni che possono aiutarci a migliorare i processi». Tuttavia, pur riconoscendo l’efficacia delle misure governative, Paolo Fila fa notare una differenza “ideologica” tra le misure messe in atto in Italia e gli analoghi incentivi in vigore in Germania: «Da noi, si punta a un risparmio fiscale. In Germania, si punta a favorire la competitività».

Incentivi a parte, c’è un elemento di “democratizzazione” delle tecnologie sottolineato da Chiara Bogo, marketing director di Dassault Systèmes. La parola chiave è ancora una volta cloud computing. «La democratizzazione della quarta rivoluzione industriale vede convergere molte tecnologie e anche le piccole e medie industrie si trovano davanti al bivio degli investimenti in questa direzione» – spiega Chiara Bogo. «Il cloud favorisce i player più piccoli che possono accedere, in base alle necessità, alla 3D Experience Platform che Dassault sviluppa per gestire tutti gli aspetti dalla produzione automatizzata. Ma ormai anche le grandi imprese propendono per una soluzione in cloud perché questa modalità fa risparmiare anche sulle competenze di cui un’azienda può disporre». Per Chiara Bogo bisogna creare un ecosistema della conoscenza, puntando su «aziende, fornitori di software e scuole, per rendere possibile una rivoluzione sempre più interdisciplinare, dove sono necessarie comunicazione tra gli specialisti e modularità nelle soluzioni». Un fattore importante, quest’ultimo, per favorire nei progetti – e dunque negli investimenti – una gradualità che non può che favorire il cambiamento.

IT COME COORDINAMENTO E SINERGIA

Cambiamento atteso e dovuto, sembra dire Nicola Crotti, CIO di Bondioli & Pavesi Group, specialista del settore delle macchine agricole, per il quale realizza avanzati sistemi di trasmissione di potenza. «C’è ancora uno iato significativo tra chi oggi è all’avanguardia tecnologica come Geico e Comau e un’industria che nell’insieme fatica a introdurre innovazione» – afferma Crotti, responsabile IT di una azienda di 1.500 persone. Il problema della digital transformation per Bondioli & Pavesi si era posto da tempo, con una forte spinta proprio da parte dell’IT, che ha cercato di dare una governance unica, armonizzando diversi aspetti, inizialmente privi di un coordinamento centrale forte. «Da parte dei tecnici dell’Operations ci sono state diverse iniziative spontanee, non sempre condivise con il mondo dell’IT, con cui si è cercato di introdurre macchinari nuovi, con predisposizione all’IoT». All’IT aziendale, racconta Crotti, veniva chiesto di integrare, mettere a sistema, diversi tipi di informazione, per esempio, le misure sui flussi di olio di pressione. «Questi tentativi però erano realizzati in modo non coordinato e hanno creato diverse problematiche, soprattutto di sicurezza» – spiega Crotti.


#dmSmartThings La quarta rivoluzione industriale si misura non solo in termini di efficienza, qualità, produttività e cost saving ma anche di capacità di dialogo tra #Operations e #IT
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«Il contributo che il dipartimento IT ha cercato di dare è proprio quello di fare da ponte, di introdurre sinergia, con le priorità identificate da IDC: l’aumento di produttività, la riduzione dei costi. Il primo passo è costruire i gateway necessari ad armonizzare i linguaggi di un parco macchine di circa seicento unità, facendo confluire i dati, attraverso un “edge” periferico a un cruscotto analitico. Un altro aspetto riguarda l’integrazione tra questo edge e il sistema ERP aziendale, nonché la non facile comprensione di quali informazioni è possibile estrarre, e con quali finalità. Tra i primi obiettivi, potrebbe esserci la manutenzione predittiva, ma i dati si potrebbero anche raccogliere dai prodotti finiti, introducendo la IoT anche in ambito logistico. Ci sono tante proposte, ma ancora non ci sono risposte chiare da parte del business» – conclude Crotti. «Dal punto di vista delle competenze, l’azienda ha deciso di servirsi della consulenza di un docente universitario. Personalmente, sento molto il bisogno di entrare in contatto con le università e con altre realtà aziendali, c’è molto da fare in questo senso ed eventi come questo sono importanti».

In conclusione, Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply, sembra raccogliere quest’ultimo spunto, confermando che il system integrator torinese sta lavorando soprattutto su aspetti come l’integrazione e il “che cosa fare” con i dati raccolti. «Per chi come noi realizza piattaforme, una delle maggiori difficoltà della digitalizzazione degli ambienti fisici della fabbrica riguarda proprio la raccolta delle informazioni. Google non ha problemi nel farlo, sono i suoi utenti a generare le informazioni. Mettere una black box dentro un’automobile implica un lavoro di uno o due anni». Come risolvere il problema? «Ci sono situazioni in cui cerchiamo di semplificare il ciclo di vita dell’estrazione del dato, magari attraverso dispositivi di qualità più bassa, esterni, facili da implementare sulle linee di produzione» – spiega Ardossi. Questo approccio aiuta i clienti di Data Reply a partire più velocemente, per poi porsi successivamente il problema delle finalità delle informazioni ottenute dalla fabbrica digitale. «Dare una risposta non è facile perché le domande che ci poniamo oggi nascono da esperienze ventennali o trentennali. La trasformazione digitale è legata ai dati che raccolgo adesso, e alle decisioni che devo prendere per il futuro». Secondo Ardossi, un approccio utile può essere quello di affiancare il business con persone esterne che possano aiutare a leggere le informazioni. «In molti casi, è più utile un approccio bottom-up» – conclude Ardossi. «Inutile costituire squadre di data scientist, se i dati non sono disponibili. Partiamo dai dati, accumuliamo una serie storica, sviluppiamo un sistema di analytics. La ricetta pronta non c’è, ma è un modello di lavoro che può funzionare per tutti».


Le videointerviste ai protagonisti

Videointervista a Chiara Bogo, marketing director di Dassault Systèmes


Videointervista a Chiara Bogo, Dassault Systèmes
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Videointervista a Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply


Videointervista a Fabio Ardossi, Data Reply
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Videointervista a Luigi Borgia, account executive di Pegasystems


Videointervista a Luigi Borgia, Pegasystems
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Metti la potenza degli analytics nel motore del tuo business https://www.datamanager.it/2017/11/metti-la-potenza-degli-analytics-nel-motore-del-business/ Mon, 27 Nov 2017 11:23:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136252 IoT e industry 4.0. Piattaforme analytics disponibili sul cloud, soluzioni specializzate nella gestione delle problematiche di supply chain e soluzioni avanzate di predictive analytics. Le aziende manifatturiere e retail che hanno adottato soluzioni analitiche hanno migliorato risultati operativi e performance di business. Tra le priorità di CIO e CMO, l’innovazione aziendale IT-based, l’automazione dei processi […]

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IoT e industry 4.0. Piattaforme analytics disponibili sul cloud, soluzioni specializzate nella gestione delle problematiche di supply chain e soluzioni avanzate di predictive analytics. Le aziende manifatturiere e retail che hanno adottato soluzioni analitiche hanno migliorato risultati operativi e performance di business. Tra le priorità di CIO e CMO, l’innovazione aziendale IT-based, l’automazione dei processi e il rinnovamento delle infrastrutture

Catturare le informazioni è fondamentale, ma il vero valore non risiede nella semplice raccolta, ma nella capacità di interpretare i dati per generare un valore reale per il business, come ci spiega Valter Cavallino, competence center manager information management di System Evolution, azienda di Kirey Group.  La competenza di System Evolution sta proprio nella capacità di trasformare i dati sfruttando strumenti in grado di dare loro forma e valore. Gli analytics consentono di costruire modelli capaci di descrivere la realtà, cogliendo i flussi dei processi interni ed esterni, per ottenere una comprensione reale e dinamica di ciò che accade e poter guardare al futuro con una capacità previsionale prima impensabile. Per le aziende questo si traduce nell’opportunità di anticipare le esigenze interne ed esterne, ridurre i rischi, accelerare il time-to-market dei prodotti, garantire processi affidabili ed essere maggiormente conformi alle normative. «Noi per primi – continua Valter Cavallino – abbiamo adottato gli analytics in azienda per gestire lo stato dei progetti, pianificando il lavoro dei consulenti e monitorando i processi in corso, per ottimizzare l’allocazione delle risorse e prevedere quali skill inserire in azienda in modo da affrontare eventuali picchi di richieste e cogliere meglio nuove opportunità di business». Grazie all’integrazione nei sistemi gestionali, questi strumenti si stanno ritagliando un ruolo molto importante all’interno delle aziende. Infatti, poter utilizzare gli analytics per analisi in tempo reale sul lavoro che si compie quotidianamente nelle organizzazioni garantisce ai processi decisionali analisi più rapide e più corrette, e facilita la definizione delle modifiche necessarie ai processi aziendali e ai modelli di business.

IL PUNTO DI VISTA DI IDC

Conferma Giancarlo Vercellino, research & consulting manager di IDC Italia: «L’impiego dei dati per la gestione dell’efficienza operativa sta diventando un tema centrale nello sviluppo dei sistemi informativi del settore manifatturiero, soprattutto in un momento in cui il comparto istituzionale pone con sempre maggiore insistenza, attraverso tanti bandi e misure di supporto agli investimenti, la necessità di sviluppare un piano strategico nazionale per l’Industry 4.0». Quando si guardano più nel dettaglio gli ambiti tecnologici di investimento – spiega Vercellino – si osserva come il tema dell’efficienza operativa indirizza «verso le piattaforme di analytics disponibili sul cloud (oltre la metà delle imprese nel sotto segmento), soluzioni di analytics specializzate nella gestione delle problematiche di supply chain (circa il 40%) e soluzioni avanzate di predictive analytics (circa il 20%)». Un tale pattern di investimento è tipico soprattutto delle aziende manifatturiere che hanno già intrapreso negli ultimi anni un percorso di digitalizzazione che le ha portate a consolidare le piattaforme di data management e la sicurezza dei sistemi informativi. Da alcune ricerche condotte da IDC in Italia emerge con chiarezza che le imprese del manifatturiero focalizzate sull’ottimizzazione e l’efficientamento dei processi produttivi hanno priorità IT chiare per il 2017: «In primo luogo, la necessità di sostenere l’innovazione aziendale IT-based (36%), a riprova del fatto che il senso di urgenza rispetto la tematica è ormai ampiamente avvertito in uno strato sempre più vasto del tessuto aziendale; seguono il tema dell’automazione dei processi (32%) e del rinnovamento delle infrastrutture (23%), che delineano, almeno in parte, le direttive strategiche fondamentali che tante imprese stanno intraprendendo in questi giorni».


#Analytics Quali sono le priorità di #CIO e #CMO per migliorare l’efficienza operativa?
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VALORIZZARE I DATI FA BENE AL BUSINESS

Oggi, per restare competitivi, bisogna essere molto più veloci e flessibili rispetto al passato: l’analisi dei propri dati in tempo reale fa comprendere ancor prima le logiche e le dinamiche del proprio business, e facilita l’innovazione dei processi. I dati hanno un grande valore: se sono analizzati correttamente, le informazioni contenute possono portare realmente a incrementare profittabilità e competitività. Sembra un concetto ovvio – condivisibile da tutti – ma nella realtà, non è stato completamente assimilato. Infatti, non tutte le aziende analizzano veramente i propri dati per migliorare il proprio business, e questo è vero soprattutto nelle realtà più piccole che operano nel nostro Paese, anche se negli ultimi anni in questo settore di mercato si nota un aumento di interesse per queste tematiche. Questi strumenti non sono ancora tanto diffusi nonostante, secondo alcuni studi, le aziende che sanno valorizzare i propri dati fanno registrare margini lordi superiori rispetto a quelle che non lo fanno. Negli ultimi anni, pressate dalla crisi e dalle richieste dei clienti che chiedono una maggiore reattività nelle risposte, le aziende si sono dovute adeguare cambiando modelli operativi e di business, puntando in modo deciso su qualità, efficacia e tempestività. Grazie agli analytics, lo studio approfondito dei processi interni, delle relazioni con clienti e fornitori, della situazione finanziaria e dei magazzini, in molte realtà ha contribuito al taglio dei costi, al recupero dell’efficienza e a una migliore reattività rispetto alle richieste del mercato. Nelle realtà dove sono state compiute queste attività, gli analytics hanno permesso di passare indenni gli anni del non facile periodo economico.

Oggi – anche con una diversa e migliore congiuntura – il conto economico continua a beneficiarne. Questi strumenti stanno facilitando il miglioramento in tutta l’organizzazione. Per ottimizzare il sistema logistico in uscita, per esempio, si possono incrociare dati di consegna e di spedizione, informazioni sui veicoli e tragitti, dati presenti sull’ordine di acquisto, altri dati provenienti dai sensori presenti su pallet e container: i responsabili delle operations sono in grado di sapere esattamente non solo dove si trova una spedizione, ma anche le sue condizioni e le prestazioni del mezzo di trasporto. In più, possono fare analisi su profittabilità, percentuali di utilizzo, frequenze di spedizione e valutare quale dovrà essere la capacità per ogni linea, e con che frequenza. Analizzando i documenti (ordini d’acquisto e fatture ricevute da fornitori, ma anche ordini dei clienti, documenti di trasporto e fatture emesse) si possono trovare facilmente informazioni utili e indicazioni per migliorare efficienza operativa e margini. Analisi più approfondite su alcune informazioni di dettaglio contenute nei documenti – come orari di consegna, quantità e descrizione degli articoli consegnati, importi delle fatture, percorsi compiuti – evidenziano altre informazioni che danno nuove possibilità di migliorare l’efficienza. Un altro esempio è legato all’analisi delle stagionalità negli ordini: analizzare, quando sono disponibili, un adeguato numero di anni di dati storici, opportunamente pesati per evidenziare i trend, facilita la previsione dei volumi di domanda lungo l’anno, così che si possono adeguare produzione e livelli di scorte a quanto verrà richiesto. Questi sistemi sono anche usati per la valutazione dei fornitori, sia per l’analisi delle performance storiche, confrontate tra loro per avere una classifica per ogni tipologia di prodotto, sia per individuare in anticipo situazioni di potenziale anomalia o problema, così da porre in atto azioni correttive preventive. Altri esempi potrebbero essere fatti, perché tutti i processi aziendali, e le relazioni con il mondo esterno, possono essere rese più efficienti, in alcuni casi re-ingegnerizzati, grazie agli analytics.

UTILI PER INNOVARE

Le soluzioni analitiche innescano processi di innovazione volti al raggiungimento dell’eccellenza nelle prestazioni e all’acquisizione di vantaggio competitivo. A confermarlo è Stefania Donnabella, amministratore delegato di Cegeka. «Conoscere il cliente significa migliorare il servizio, aumentare l’efficienza, massimizzare le iniziative di cross selling e up selling, raffinare le azioni di vendita, contenere i costi. Anche il cliente trae benefici quando l’azienda conosce le sue abitudini, le sue preferenze. I benefici si traducono in soddisfazione, fiducia, valore concretamente percepibile. E dovremmo poi parlare di IoT e di quanti benefici e cambiamenti lo studio dei dati porta nei programmi di Industria 4.0» – spiega Stefania Donnabella. In tutti i casi, i benefici portati dallo sviluppo e dall’utilizzo di sistemi integrati con analytics sono evidenti anche per Francesco Stolfo, partner di ToolsGroup: «La nostra esperienza riguarda l’impatto degli analytics sullo studio della domanda in ogni settore. In particolare, mi riferisco all’impatto dei fattori esogeni (tempo meteorologico, andamenti macroeconomici…) ed endogeni (azioni promozionali dirette, advertising, nuovi prodotti…). Queste tecniche di analisi hanno effetti significativi a vari livelli. Prima di tutto, una migliore accuratezza delle previsioni (riduzione dell’errore di previsione). Gli analytics permettono di modellare più facilmente i fattori esogeni ed endogeni, e di conseguenza, la previsione è più accurata. Si ottiene anche una riduzione degli immobilizzi di capitale dovuti alla maggiore efficienza della pianificazione della supply chain. Poi, la riduzione delle voci di spesa dedicate alle attività di marketing grazie ad analisi più oggettive e mirate sugli effetti delle singole attività». Si tratta di un enorme contributo degli analytics nel rendere i processi di pianificazione e controllo sempre più automatizzati. «Con la raccolta dei numerosi dati correlati è possibile costruire modelli auto-adattativi capaci di governare, in automatico, complessi sistemi di produzione e di distribuzione: fino a poco tempo fa questo richiedeva numerosi addetti».


#Analytics Gestione della #supplychain e #predictiveanalytics, crescono gli investimenti
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LA RISPOSTA A TANTE DOMANDE

Gli analytics permettono di rispondere alle tante domande che, ogni giorno, vengono fatte in milioni di aziende sparse nel mondo. La raccolta delle informazioni che formano i cosiddetti big data ha lo scopo di dare delle risposte. Per essere pratici – suggerisce Maurizio Manera, retail sales manager di Gruppo Sintesi – proviamo ad analizzare le domande del mercato del retail, quello più interessato a questa tematica. «Per i marketer ci sono diversi quesiti che vale la pena porsi, in primo luogo quello di misurare l’efficacia delle promozioni e delle pubblicità. Mutuando concetti tipici dell’e-commerce nascono altre due domande importanti. Quali prodotti i miei clienti tendono a comprare assieme? Quali opportunità di cross-selling o di up-selling? Il prezzo di vendita è un altro fattore. Quale è il prezzo che massimizza il profitto? Quanto influisce lo sconto sulla decisione dei consumatori? Queste domande non sono certo nuove, dov’è allora che gli analytics generano così tanto interesse? Nella velocità di risposta, nel livello di dettaglio e soprattutto nella possibilità di combinazione di più fonti di dati spesso indipendenti tra loro». La velocità apre due prospettive: «La più immediata è quella di una maggiore efficienza operativa, la seconda è quella di poter usare le informazioni in corso d’opera (la modifica di una campagna marketing quando ancora in essere). La tecnologia offre la possibilità di raccogliere informazioni in tempo reale. Per esempio, la posizione e la movimentazione dei prodotti può essere tracciata usando dei tag RFID che permettono di ottimizzare i processi di supply chain, la possibilità di fare l’inventario in tempo reale, di inviare informazioni agli assistenti alla vendita fino al check-out automatico. Il valore dei dati aumenta esponenzialmente correlandoli con quelli provenienti da altre fonti. Informazioni sui prodotti possono essere coniugate con quelle sui loro acquirenti». Il passo successivo è incrociare questi dati con altri provenienti dall’online (sito, navigazione in app, etc.). In conclusione, sono almeno due i livelli su cui si può operare – mette in evidenza Manera: «Il primo è l’aggregato di dati per estrarre informazioni a beneficio del retailer e rispondere in forma puntuale alle domande che avevamo visto all’inizio. Il secondo è il livello individuale per fornire al cliente un’esperienza coerente sia con le sue aspettative di marca, sia con la sua propensione di acquisto». È ovvio che per compiere analisi rapide e accurate, occorrono una precisa e completa raccolta dati, che comprenda anche fasi di pulizia e normalizzazione, e strumenti adeguati.

«Senza dati sei solo un’altra persona con un’opinione» – diceva Edward Deming. Per Alfieri Voltan, presidente di Siav – oggi, abbiamo il problema inverso. «Abbiamo così tanti dati che non siamo in grado di usarli per farci un’opinione, anche se sappiamo che sono enormi miniere di informazioni». Pensiamo a un caso concreto: «Purchase to pay, order to cash, sales opportunity, case management sono processi spesso “trascurati” rispetto alle attività core dell’azienda, e tendono ad accumulare inefficienze difficili da individuare, tanto che spesso si ricorre all’intervento di consulenti esterni per venirne a capo. Non sarebbe comodo avere degli strumenti per “misurare” questi processi? Capire come sono veramente fatti, come distribuiscono i carichi di lavoro, se presentano colli di bottiglia? O se siano in grado di anticipare situazioni critiche? Le tecniche di process mining servono proprio a rispondere a queste domande, e funzionano analizzando con algoritmi evoluti le numerose “tracce digitali” lasciate dai sistemi informatici utilizzati in questi processi. Siav studia da molti anni queste tecnologie, e ha realizzato BIPOD, il sistema di process mining che consente di avere una “radiografia” in tempo reale di cosa succede in azienda». Per gestire l’abbondanza di dati servono gli strumenti adatti. Ma occorrono anche le giuste competenze: know how tecnico, e nozioni di statistica, sociologia, metriche matematiche. Competenze trasversali, che sempre più spesso sono fornite da un team di specialisti che lavorano insieme, o dai chief data officer (CDO), nuove figure professionali sempre più ricercate dal mercato del lavoro.

I SETTORI PIÙ ATTIVI

Secondo Valter Cavallino di System Evolution, il settore che ha raggiunto una maturità maggiore è il finance, nello specifico, banche e assicurazioni. «Ma l’applicazione degli analytics cresce anche in altri mercati. E in modo trasversale, nel marketing, queste applicazioni sono sempre più avanzate e mettono in relazione dati provenienti da fonti eterogenee che comprendono anche i social network». Per Stefania Donnabella di Cegeka, i settori in assoluto più sensibili all’adozione degli analytics sono quelli che godono di una relazione diretta con il cliente consumatore finale (B2C). «Tali settori beneficiano di queste soluzioni garantendosi una completa visibilità delle caratteristiche e delle preferenze del consumatore, dei propri prodotti, delle propensioni verso le offerte future guadagnando così una maggiore efficienza delle strategie di marketing e dei canali distributivi. La continua comparazione tra presente e passato e la capacità di ottenere dai dati disponibili modelli di comportamento futuri consentono la massima ottimizzazione dei processi decisionali». Questi strumenti sono in grado di migliorare l’efficienza operativa in tutte le aree aziendali, come spiega Andrea Maderna, general manager di BOARD Italia: «Sia che si gestisca un progetto altamente innovativo, dove gli esiti non sono determinabili a priori, sia che si prenda in carico un progetto orientato al processo, dove le procedure e gli step sono ben definiti, la redditività del progetto sarà tanto più alta, quanto più l’organizzazione sarà in grado di creare il team più efficace ed efficiente, trovando il giusto equilibrio tra competenze, disponibilità nel tempo e carichi di lavoro. In questa dinamica, la business analytics gioca un ruolo fondamentale, soprattutto se applicata sulla stessa base di dati su cui viene effettuata la pianificazione operativa: dal budget dettagliato e allocazione dei costi alla pianificazione delle risorse e dei progetti, fino alla gestione delle risorse umane, inclusi i piani di assunzione e di riqualificazione. BOARD, software leader internazionale per il decision-making, utilizzato internamente anche da KPMG in sei paesi europei, ha permesso ad aziende di primo piano a livello mondiale di ottimizzare le risorse impiegate nei progetti dell’impresa e di minimizzare i costi, grazie all’unificazione di business intelligence, performance management e predictive analytics».


#IoT #industry40 Metti la potenza degli #analytics nel motore del tuo #business
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DUE CASI DI SUCCESSO

Angelo Tenconi, analytics technology director di SAS, descrive un interessante progetto concluso con successo da Munksjö Group, una delle più grandi multinazionali della carta. «Munksjö Group ha scelto soluzioni di business intelligence nell’ambito del replacement dei propri sistemi ERP e dell’implementazione di un sistema unico di reporting condiviso a livello di gruppo. Munksjö Group ha avviato un piano di replacement per rinnovare i propri sistemi ERP e armonizzare il panorama informatico in tutti gli impianti di produzione e per l’implementazione di un sistema unico di reporting condiviso a livello di gruppo. Il rollout dei nuovi sistemi ERP avrà luogo a medio termine e l’implementazione di SAS Visual Analytics, anche per le unità non ancora incluse nel programma di sostituzione, rappresenta la possibilità per raggiungere il livello di armonizzazione già nel breve termine. Il primo passo è stato quello di fornire il supporto completo di BI alle unità in cui sono installati i sistemi di ERP, nella seconda fase, sono stati raccolti i dati da alcune aree selezionate del gruppo. L’aspetto più sfidante della prima fase è stato l’approccio al monitoraggio del processo di produzione della carta attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che presentava caratteristiche specifiche del settore come il risparmio di tempo, di costi e la redditività dei prodotti. La seconda fase ha l’obiettivo di armonizzare i dati provenienti da sistemi non omogenei».

Racconta un altro interessante progetto Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply: «Una grossa realtà operante nella GDO, con 60mila dipendenti, aveva la necessità di ridurre il tempo di giacenza dei prodotti. Questa esigenza ha portato alla scelta di implementare una piattaforma digitale data-driven per ottimizzare la gestione dello stock. Come integrare le informazioni dei singoli punti vendita con l’area logistica? E come integrare informazioni di magazzino, di riempimento scaffali e delle vendite? La soluzione è stata implementare una piattaforma che accentrasse i dati delle piattaforme coinvolte nel processo di approvvigionamento – dalla fase di sell-in alla fase di sell-out, comprendendo le aree di logistica e magazzino. Ai dati tradizionali di prodotto che comprendevano eventuali indicatori stagionali, sono stati correlati i dati di scontrinato e in particolare i dati della posizione del prodotto sullo scaffale. La sfida è stata quindi quella di trasformare “l’algoritmo previsionale umano”, basato principalmente sul know-how degli esperti di prodotto, in un sistema che apprendesse autonomamente la movimentazione dei prodotti giornalmente e ne suggerisse la migliore previsione di approvvigionamento. I principali obiettivi raggiunti sono stati tre: ridotto il numero di giorni di giacenza dei prodotti sullo scaffale, riduzione dei costi di gestione di stoccaggio in magazzino e migliore gestione degli spazi sullo scaffale».

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Lexmark ottimizza la gestione documentale della supply chain per il manufacturing https://www.datamanager.it/2017/11/lexmark-ottimizza-la-gestione-documentale-della-supply-chain-manufacturing/ Fri, 24 Nov 2017 10:46:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135975 La nuova soluzione semplifica i processi per migliorare la produttività e ridurre i costi Lexmark International ha annunciato la disponibilità a livello europeo di Lexmark Supply Chain Document Optimization for Manufacturing, una soluzione che sfrutta gli avanzati dispositivi multifunzione Lexmark e snellisce i processi manuali per aiutare i responsabili del settore manufacturing a ottenere maggiore visibilità […]

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La nuova soluzione semplifica i processi per migliorare la produttività e ridurre i costi

Lexmark International ha annunciato la disponibilità a livello europeo di Lexmark Supply Chain Document Optimization for Manufacturing, una soluzione che sfrutta gli avanzati dispositivi multifunzione Lexmark e snellisce i processi manuali per aiutare i responsabili del settore manufacturing a ottenere maggiore visibilità sulla logistica della supply chain, ottimizzare i dispositivi, aumentare la produttività e ridurre i costi.

In ambito di supply chain, i workflow cartacei limitano l’accesso a dati importanti contenuti in documenti di spedizione e ricezione quali moduli, fatture, polizze di carico, ricevute di consegna e distinte dei colli. La soluzione Lexmark Supply Chain Document Optimization semplifica i processi manuali basati su documenti cartacei che possono interrompere le operazioni di spedizione e ricezione. “I processi di produzione e della supply chain si basano spesso su carta, risultando lenti e inefficienti,” ha dichiarato John Linton, direttore del settore manufacturing di Lexmark. “È anche difficile avere visibilità in tempo reale sullo stato della spedizione, e questo può influire sul servizio clienti. E se termina la disponibilità di un documento prestampato, etichetta o tag, è possibile che comporti la chiusura di un’intera linea di produzione e ritardi ulteriormente le spedizioni. Abbiamo sviluppato Lexmark Supply Chain Document Optimization per aiutare i responsabili del settore manufacturing a superare queste sfide.” La soluzione Lexmark Supply Chain Document Optimization consente di:

  • Migliorare il servizio clienti: l’invio e la ricezione dei documenti vengono prodotti e acquisiti nel punto di transazione in modo che le informazioni di ordine e consegna possano essere condivise istantaneamente con i clienti.
  • Ridurre i costi: i moduli multipart e le stampanti ad aghi sono sostituiti da una tecnologia laser avanzata ed efficiente che stampa su richiesta utilizzando carta per copiatrice standard.
  • Incrementare la produttività: i moduli elettronici forniscono visibilità immediata sui documenti della supply chain ed eliminano i ritardi causati da forniture esaurite e moduli prestampati.
  • Supportare la conformità: le informazioni per gli audit e i requisiti di conformità sono immediatamente accessibili.

I clienti Lexmark in ambito manufacturing, tra cui il 70% dei principali 50 produttori a livello mondiale, si affidano ai dispositivi Lexmark progettati per l’uso industriale in una vasta serie di ambienti difficili e per resistere a condizioni estreme. La piattaforma di acquisizione Lexmark crea un sistema coesivo su dispositivi e soluzioni che possono essere implementate anche negli ambienti più difficili.

“Supply Chain Document Optimization for Manufacturing è la nuova soluzione Lexmark progettata per aiutare i produttori a risolvere le sfide per gestire le informazioni”, ha dichiarato Allen Waugerman, senior vice president e chief technology officer Lexmark. “Questa soluzione sfrutta i nostri 25 anni di esperienza per aiutare i responsabili del settore manufacturing a semplificare le operazioni quotidiane, automatizzando l’inserimento dei dati e archiviando le informazioni al di fuori di quelle applicazioni aziendali che devono essere prontamente disponibili.”

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Trasformazione in ottica 4.0? Calvi scalda i motori con Altea https://www.datamanager.it/2017/11/trasformazione-ottica-4-0-calvi-scalda-motori-altea/ Tue, 21 Nov 2017 14:58:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135741 L’azienda con sede a Merate abbraccia un percorso di automazione e di integrazione dei processi produttivi in collaborazione con Altea Digital, il fronte di innovazione tecnologica e digitale di Altea Federation di Luca de Piano Fondata nel 1950 e specializzata nella progettazione e nella fornitura di profili speciali trafilati a freddo con sezioni a geometria […]

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L’azienda con sede a Merate abbraccia un percorso di automazione e di integrazione dei processi produttivi in collaborazione con Altea Digital, il fronte di innovazione tecnologica e digitale di Altea Federation

di Luca de Piano

Fondata nel 1950 e specializzata nella progettazione e nella fornitura di profili speciali trafilati a freddo con sezioni a geometria complessa, Calvi affronta con successo le sfide di un mercato sempre più dinamico e competitivo grazie a un indiscusso orientamento all’innovazione. L’azienda è il fiore all’occhiello della capogruppo Calvi Holding, che consolida oggi 12 realtà imprenditoriali del comparto metallurgico e meccanico con un fatturato che si attesta intorno ai 350 milioni di euro e con oltre 1.500 dipendenti, 700 dei quali in Italia e il resto nei siti produttivi in Francia, Germania, Stati Uniti e Brasile. Calvi Holding è basata su due divisioni: quella principale – la metallurgica – si occupa di profilati speciali in acciaio e altri metalli duri, prodotti su specifiche dei clienti in particolare negli ambiti di meccanica avanzata, automotive, aeronautico e biomedicale. L’altra divisione – quella meccanica – è specializzata nella produzione di gruppi di sollevamento per carrelli elevatori, progettati e costruiti in outsourcing per gli OEM della logistica.

RIDEFINIRE I PROCESSI PRODUTTIVI

«Le esigenze dell’industria manifatturiera sono cambiate negli ultimi anni. Le aziende devono essere in grado di approcciare i clienti con la sicurezza di soddisfare le loro richieste sia in termini di prodotto che di servizio. Se un’impresa vuole restare competitiva sui mercati, l’automazione è una necessità per affinare qualità e performance delle attività produttive» – spiega a Data Manager, Riccardo Chini, presidente e CEO di Calvi. L’obiettivo è rendere le diverse fasi dei processi sempre più connesse tra di loro. Si tratta di un progetto, con una vera e propria logica di Industria 4.0, sviluppato in partnership con Altea Digital, system integrator per la digital transformation di Altea Federation, la cui offerta combina competenze in consulenza direzionale e organizzativa, servizi applicativi e tecnologici oltre che servizi d’innovazione digitale.


#industry40 Calvi vara un progetto di trasformazione con ‪@AlteaDigital‬
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OBIETTIVI AMBIZIOSI

Il progetto è stato lanciato nel 2016, con la ricerca e la selezione del partner: «Abbiamo scelto Altea per supportarci nella digitalizzazione delle nostre attività produttive sia con un’infrastruttura IT sia con l’inserimento di sensori IoT» – spiega Chini, precisando che lo studio è tuttora in corso e che «di alcune attività stiamo già gestendo i dati, mettendoli in correlazione con tutte le fasi dei processi, mentre prevediamo di arrivare entro il prossimo anno o l’inizio del successivo a coprire tutte le aree aziendali come il marketing, il commerciale e i rapporti con i clienti». L’intento è alquanto ambizioso, ma i ritorni attesi saranno di sicuro interesse. «Desideriamo ridefinire tutte le nostre attività, al fine di beneficiare di importanti aspetti quali la tracciabilità delle fasi del ciclo produttivo, a partire dagli acquisti, che devono sempre essere monitorati nei minimi dettagli, data la delicatezza dei materiali richiesti e scelti dai clienti, per arrivare a rielaborare i dati direttamente dagli impianti, in modo da disporre di preziose informazioni per essere in grado di eliminare ogni tipo di errore in fase di esecuzione» – fa notare Chini.

SIGNIFICATO PIÙ AMPIO

Secondo Riccardo Chini, parlare di Industria 4.0 significa anche contribuire a salvaguardare il patrimonio tecnico e culturale che l’Italia, e anche l’Europa, detengono da tempo e che le ha portate a raggiungere posizioni di eccellenza nel panorama manifatturiero mondiale. «La digital transformation si spinge ben oltre l’innovazione tecnologica, in quanto coinvolge i processi produttivi e gestionali, la filosofia aziendale e il tessuto umano dell’impresa, generando nuove forme di lavoro e di professionalità in una prospettiva in cui è il cliente ad assumere un ruolo prioritario».

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Mobile, cloud e big data. Come cambiano gli ERP? https://www.datamanager.it/2017/09/mobile-cloud-big-data-cambiano-gli-erp/ Mon, 25 Sep 2017 10:14:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131599 Digital transformation, quarta rivoluzione industriale e nuovi paradigmi. App, cloud e integrazione in primo piano. Ma il classico sistema di Enterprise Resource Planning assume sempre più importanza come fornitore di dati per le applicazioni di analytics e riesce a destreggiarsi con successo anche nei nuovi scenari Come cambiano i sistemi ERP nell’era della digital transformation? […]

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Digital transformation, quarta rivoluzione industriale e nuovi paradigmi. App, cloud e integrazione in primo piano. Ma il classico sistema di Enterprise Resource Planning assume sempre più importanza come fornitore di dati per le applicazioni di analytics e riesce a destreggiarsi con successo anche nei nuovi scenari

Come cambiano i sistemi ERP nell’era della digital transformation? Quello che una volta veniva designato come il “gestionale” rimane pur sempre una spina dorsale per molte aziende. Ma non c’è dubbio che tra app, cloud, mobile e big data, cioè alcuni degli elementi di spicco che connotano la trasformazione digitale, il “classico” Enterprise Resource Planning (ERP) si trovi a vivere nuove stagioni. E a modificare di conseguenza i propri connotati, in ossequio all’immutabile assioma dell’IT che per la sua stessa natura è in trasformazione continua. In sostanza, anche in questo ambito, se vogliamo un po’ tradizionale dell’IT, le novità non mancano, come Data Manager ha avuto modo di verificare intERPellando, oltre agli analisti, alcune tra le principali aziende che operano nel settore dei gestionali.

I CAMBIAMENTI IN ATTO

Giancarlo Vercellino, research and consulting manager di IDC Italia, inquadra il cambiamento in atto, alla luce della trasformazione digitale, spiegando che «pur non essendoci un riferimento immediato e diretto tra applicazioni consolidate come gli ERP e processi molto meno strutturati legati alla trasformazione digitale, di fatto molto spesso nei dati si osserva un certo grado di correlazione». Per esempio, «se nel 2016, il 31,5 per cento delle imprese con oltre 50 addetti in Italia dava indicazione per un incremento degli investimenti nell’area delle applicazioni gestionali, la stessa percentuale saliva al 36,4 per cento nel sottogruppo che dichiarava di portare avanti progetti di trasformazione digitale» – prosegue Vercellino. Ma è in atto «in molti casi un effetto “halo”, per cui le iniziative di trasformazione digitale fanno emergere nel management delle imprese un mindset che porta a guardare in modo del tutto nuovo anche le applicazioni business più tradizionali» – nota ancora Vercellino.

NUOVI PARADIGMI

Al cambiamento degli ERP, non è estraneo l’emergere dei nuovi paradigmi, come le app, il successo del cloud e la fruizione via mobile, anche se «più che di cambiamento della percezione dei sistemi ERP, forse sarebbe più opportuno parlare di cambiamento della percezione del lavoro, e in modo particolare del lavoro dei colletti bianchi più a contatto con i sistemi informativi aziendali», non manca di sottolineare Vercellino, evidenziando che la società è cambiata molto negli ultimi 15 anni: «In parte, per la maturazione contemporanea di tante tecnologie diverse, ma soprattutto perché sono cambiate le relazioni industriali a livello nazionale e internazionale. Per effetto del web, il concetto stesso di azienda sta diventando sempre più fluido, visto che non si guarda più a un’azienda come a uno spazio fisico dai confini fissi e convenzionali. Quando negli anni Novanta, gli accademici parlavano dell’impresa-rete e dell’impresa “olonica”, cioè una organizzazione virtuale priva di strutture immediatamente riconducibili alle categorie tradizionali, all’epoca sembravano concetti piuttosto astratti, mentre oggi sappiamo bene quanto siano reali e tangibili, e ogni giorno ne vediamo fiorire tanti esempi sia in startup dal successo più o meno credibile, sia in tanti colossi dalle quotazioni miliardarie in Borsa».


#ERP Giancarlo Vercellino Cambiamenti in atto e nuovi paradgmi @IDCItaly
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CARATTERISTICHE VINCENTI

In questo nuovo scenario, secondo l’analista di IDC, i principali elementi vincenti sul mercato degli ERP sono molto articolati: «Se si guarda a quali siano le caratteristiche più importanti che determinano la scelta di una soluzione ERP, in Italia le imprese, soprattutto quelle piccole e medie e gli studi professionali, indicano in primo luogo le caratteristiche tecniche della soluzione, nel 23 per cento dei casi, oppure la qualità dei servizi di supporto, per il 19 per cento, ed è solo una piccola parte, pari al 3 per cento circa del mercato, a cercare uno specifico grado di innovazione della soluzione». È in sostanza un riflesso di quanto visto poco sopra: «Non è nelle soluzioni ERP che si cerca l’innovazione, ma è piuttosto l’innovazione che cerca molto spesso determinate soluzioni. Per esempio, incrociando il dato presentato sopra con le priorità delle imprese – distinguendo le imprese che hanno priorità legate a efficienza e costi da quelle che hanno obiettivi più tipicamente innovativi legati allo sviluppo di nuovi prodotti o l’ingresso in nuovi mercati – si osserva una differenza importante nel valore attribuibile alle funzionalità tecniche, che da un dato medio del 23 per cento salgono fino a raggiungere il 27 per cento dei rispondenti nel sottogruppo di chi è mosso da priorità che si potrebbero definire di sostanziale innovazione». Da queste considerazioni, discende l’unico suggerimento che IDC potrebbe dare agli operatori per avere successo sul mercato italiano: «Rivolgersi ad aziende che hanno esigenze complesse e spingono oltre i limiti tecnici delle soluzioni, costringendo a guardare in modo del tutto nuovo quella che è l’architettura di una soluzione, come l’ERP, che potrebbe sembrare ormai perfettamente consolidata. Questo è l’unico modo per posizionarsi stabilmente nell’alveo delle trasformazioni imprevedibili di questi anni».


#ERP Alberto Carrai C’è bisogno di qualcosa in più @ARXivar
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QUALCOSA IN PIÙ

È Alberto Carrai, chief sales officer di ARXivar International e direttore marketing di ARXivar Italia, a notare come «big data, realtà aumentata, cloud, intelligenza artificiale (AI) e machine learning, cioè tutte le nuove tecnologie, stanno modificando rapidamente abitudini e modelli di business. In questo contesto altamente complesso e in continua evoluzione, le aziende necessitano di strumenti evoluti per adattare processi e organizzazione in tempi rapidi. In questo senso, se è vero che l’ERP è ancora il sistema centrale in azienda, è altrettanto vero che è fonte di profondo scontento: non supporta decisioni rapide, non offre funzioni collaborative, è troppo complesso per poterlo personalizzare e integrare con altri applicativi e non garantisce l’integrazione di tutti i dati gestiti». Ecco perché c’è bisogno di qualcosa in più: «ARXivar NEXT, la nuova release di ARXivar, è la piattaforma che si integra perfettamente ai più diffusi sistemi ERP e mette assieme tutte le più moderne funzionalità di Enterprise Information Management: gestione di dati e informazioni, gestione dei processi, tool per la collaboration e strumenti per analisi interne e report, da qualsiasi device. Grazie all’integrazione con ARXivar NEXT, gli ERP possono evolvere, confluendo in un unico sistema operativo centralizzato per una gestione digitale dell’intera azienda anche via mobile» – prosegue Carrai, spiegando che «tutte le fasi di un flusso sono impostate attraverso strumenti grafici e senza necessità di scrivere codice: questo permette di adattare tempestivamente i flussi di lavoro alle esigenze organizzative. Inoltre, la chat integrata favorisce l’interazione tra talenti e aree di business, indispensabile per mantenere la capacità di innovare e immaginare. Tutto con una totale libertà di personalizzazione di menu, layout e contenuti, in base al device utilizzato e alle preferenze dell’utente».


#ERP Paolo Ferrario Gestionali di nuova generazione @WuerthPhoenix
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GESTIONALI DI NUOVA GENERAZIONE

«La competitività delle aziende e la loro capacità a vivere proattivamente il mercato dipende, in grande parte, da una definizione chiara della strategia, dal modello organizzativo e dalla flessibilità e velocità di esecuzione dei processi. Le soluzioni gestionali di nuova generazione, per esempio Microsoft Dynamics 365, grazie alla capacità di proporre strumenti, funzionalità estese e processi flessibili, offrono piena collaborazione all’azienda e grande capacità a supportare le scelte strategiche future. Questo significa che un partner con conoscenza dei processi tipici di quel settore di mercato e una soluzione ERP di nuova generazione sono e saranno, sempre di più, asset strategici dell’azienda» – spiega Paolo Ferrario, sales manager di Würth Phoenix, Gold Partner Microsoft Dynamics. Più in dettaglio, «soluzioni come Microsoft Dynamics 365 possono essere fruite in cloud o cloud ibrido e, se parliamo di ERP, anche puramente on premise. E offrono app integrate e anche la possibilità di scriverne di dedicate integrabili con la soluzione. Sono tutti aspetti che le aziende, sempre con maggiore interesse, ci chiedono di affrontare insieme» – continua Ferrario. «Si tratta di un tema ricorrente in ogni opportunità, ma non esistono oggi indicazioni univoche. In relazione alle scelte strategiche contingenti, alla tipologia di azienda e alle sue dimensioni, si valuta il miglior approccio». Quello che però conta è anche la «focalizzazione del partner verso mercati definiti. Il successo di un progetto ERP dipende, in grande parte, da due fattori: forte commitment, ai massimi livelli, dell’azienda e conoscenza approfondita, da parte del partner di progetto, del settore di mercato, ovvero dei processi, al quale l’azienda appartiene. Solo così infatti la consulenza del partner diventa veramente proattiva» – conclude Ferrario.


#ERP Giorgio Mini Il modello vincente è l’ERP collaborativo @ZucchettiSpa
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GUARDARE ANCHE ALLA USER EXPERIENCE

Giorgio Mini, vicepresidente di Zucchetti, non ha dubbi: «Sicuramente gli incentivi governativi stanno dando una spinta agli investimenti tecnologici e per molte aziende questa è un’opportunità per dotarsi di un sistema ERP di ultima generazione. Con la piattaforma Infinity, infatti, ci siamo posti l’obiettivo di coprire tutte le esigenze funzionali delle aziende clienti: dalle componenti amministrative e contabili, a quelle gestionali e organizzative, sino agli aspetti più avanzati di automazione, proponendo in sostanza una digitalizzazione totale dei processi, con il vantaggio di un’integrazione nativa di tutte le applicazioni Zucchetti per la gestione aziendale». Ma oltre agli incentivi di Industria 4.0, si nota oggi un cambiamento notevole sul fronte della user experience: «I clienti vogliono applicazioni intuitive, semplici da utilizzare e anche gradevoli dal punto di vista dell’interfaccia grafica. Ovviamente, questo ha richiesto un grande sforzo ai produttori di software, ma Zucchetti ha lavorato con grande anticipo su questo fronte, riscrivendo le proprie soluzioni in tecnologia web ben prima dell’avvento del cloud e della fruizione dei sistemi ERP via mobile» – prosegue Giorgio Mini. Sottolineando anche che «oggi il modello vincente è l’ERP “collaborativo”, ossia un sistema aperto che genera flussi documentali in formato digitale che possono essere condivisi in modo facile e veloce con tutti gli interlocutori dell’impresa: dipendenti, clienti, fornitori, enti amministrativi, e altro. Un esempio concreto di tutto questo è la fattura digitale, della quale noi gestiamo tutto il processo, dalla generazione, alla trasmissione fino alla conservazione sostitutiva».


#ERP Stefano Boaretto Tra industria 4.0 e trasformazione digitale @AlteaIn
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TRA INDUSTRIA 4.0 E TRASFORMAZIONE DIGITALE

Sempre in tema Industria 4.0, «diverse ricerche hanno previsto che entro il 2020, almeno il 30 per cento delle aziende manifatturiere interessate al 4.0, acquisteranno algoritmi di machine learning da fornitori esterni o dal marketplace. Queste sono le Industry 4.0 che guardano avanti, credono nella digital transformation e la vedono come differenziale rispetto ai competitor sul mercato» – sottolinea Stefano Boaretto, CEO di Altea IN, che fa parte della galassia di Altea Federation. Si tratta di aziende che «rivedono i propri processi e si riorganizzano secondo nuovi modelli gestionali, dove la pianificazione dipende soprattutto da analisi di informazioni basate su processi tecnologici moderni. I veri innovatori, inoltre, aggiorneranno i propri sistemi gestionali per adattarli al cosiddetto Internet of Things: Industry 4.0 e trasformazione digitale significano, per esempio, connettere su un unico bus tutti i processi aziendali, cioè quelli produttivi, logistici, service, finanziari, marketing e comunicazione, e avere accesso a una base dati strutturata e certificata che possa trasformare semplici dati in informazioni strategiche» – prosegue Boaretto. Oggi, che «la diffusione delle app e dei sistemi cloud hanno esteso l’utilizzo di piattaforme ERP, chi ha scelto un sistema ERP internazionale ha il vantaggio di avere una struttura pronta per l’aumento quantitativo e qualitativo delle informazioni: l’integrazione dei dati provenienti dalle macchine e dalle linee produttive, con tecnologia IoT, permette di effettuare interventi utili a seguire correttamente l’andamento del mercato» – spiega ancora Boaretto, indentificando come elementi vincenti «gli strumenti nativi di integrazione come la suite XI (ION, Mingle, Infor BI, Document management, etc.), un bus che permette di gestire piattaforme diverse in un unico sistema generatore di informazioni strategiche».


#ERP Gian Domenico Ceroni Interconnessione di macchine, dati e persone @VMSistemi
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NON SOLO INDUSTRIA 4.0

Il nuovo paradigma dell’Industria 4.0 è al centro anche dell’analisi di Daniele Lombardo, Direttore Marketing and Digital di TeamSystem, in quanto esprime “una forte esigenza da parte delle aziende per recuperare produttività e competitività sui mercati, come dimostra il successo del piano Calenda nel corso del 2017. TeamSystem è da tempo impegnata nel fornire soluzioni che completano i sistemi ERP con componenti che supportano i processi di automazione di fabbrica, in linea con i principi di Industria 4.0. Rilevatori IoT posti sulle macchine di lavorazione allineano costantemente il sistema gestionale con le informazioni provenienti dai centri di lavorazione”. Ma non solo: oggi la società sta anche facendo evolvere la propria proposta, “in collaborazione con Leonardo, su due fronti: la realizzazione di Shop Floor Analytics per monitorare la situazione del sito produttivo, e l’utilizzo di tecnologie Big Data per la raccolta e l’elaborazione della grande massa di informazioni che i rilevatori IoT sono oggi in grado di collezionare”, prosegue Lombardo. Un altro fenomeno di rilievo è quello del cloud, che come noto “è entrato nel mercato dell’ERP da diverso tempo, ma oggi, con la trasformazione digitale, sta vivendo una nuova prospettiva di utilizzo.

Abbiamo realizzato una piattaforma in cloud, AGYO, che mette in comunicazione clienti, fornitori, professionisti, pubblica amministrazione e circuito bancario, permettendo lo scambio di informazioni e documenti in formato digitale. AGYO è utilizzato oggi da più di 42mila realtà del mercato italiano e sono stati effettuati oltre 4,5 milioni di invii”, sottolinea Lombardo, precisando che data la crescita anche in Italia della domanda di sistemi gestionali in cloud, “abbiamo recentemente investito in una nuova piattaforma ERP, Reviso, dedicata alle piccole aziende nata per essere fruita in SaaS. Reviso conta oggi oltre 3mila utilizzatori in Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito”. Infine, nell’individuare i principali elementi vincenti oggi sul mercato degli ERP, Daniele Lombardo evidenzia che “il nostro ERP è in continua evoluzione grazie a un piano di investimenti che considera sia i più importanti trend del mercato sia le esigenze raccolte in molti momenti di ascolto in cui coinvolgiamo la nostra base clienti. Accanto alle evoluzioni legate alla copertura funzionale delle nostre applicazioni, anche in importanti settori verticali di mercato, abbiamo indirizzato l’evoluzione del prodotto verso l’esperienza d’uso dell’utente: all’ERP si accede attraverso un portale, Polyedro Experience, che guida in modo facile e intuitivo l’utente nell’utilizzo del sistema. In funzione del profilo dell’utente apposite widget app mettono subito in evidenza le informazioni principali e le criticità rilevate”.

PER LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Gian Domenico Ceroni, president & CEO di VM Sistemi punta l’attenzione sull’industria. Le prime tre rivoluzioni industriali si potrebbero riassumere con tre parole: «La prima è “forza”, ovvero strumenti di produzione meccanici (macchine a vapore). La seconda, “scala”, cioè linee di montaggio alimentate a energia elettrica. La terza, “velocità”, nel senso di automazione, elettronica e informatica. La quarta rivoluzione industriale spinge invece all’interconnessione di macchine e persone, grazie alle nuove tecnologie digitali, che porteranno produzione, distribuzione e consumi all’istantaneità. Il concetto di Industria 4.0 risulta perciò riduttivo e, trasversalmente ai settori di attività, riteniamo doveroso ragionare in termini di Impresa 4.0, nonché di cliente 4.0». In questo scenario, «per giocare un ruolo da protagonisti e supportare le aziende nello sfidante obiettivo di raggiungere l’istantaneità, forniamo soluzioni infrastrutturali e applicative iperintegrate. Aggiungiamo cioè valore alla somma delle singole componenti, mettendo in campo tutte le nostre competenze, finalizzate al governo di tecnologie, in grado di segnare una netta e profonda linea di demarcazione fra il tradizionale e il nuovo» – prosegue Ceroni, sottolineando che «nel concreto abbiamo appena lanciato la nostra nuova soluzione ERP, basata su SAP Business One, realizzata specificatamente per i distributori di materiale elettrico: lightOne. Connubio della potenza di SAP, dell’innovatività della piattaforma HANA e della nostra esperienza ultratrentennale maturata al fianco degli operatori del settore, lightOne rappresenta solo la prima di una serie di soluzioni, che permetteranno a tutte le imprese della Distribuzione di compiere un importante salto verso il futuro».


#ERP Paola Pomi Più valore per il business con le app #SinfoOne
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VALORE PER IL BUSINESS CON LE APP

Sicuramente nel mobile, app e cloud hanno rappresentato nuove sfide e nuovi traguardi per l’offerta ERP, dando la possibilità di portare ai clienti nuovi vantaggi e di trasformare, ancora una volta, la tecnologia in valore per il business, come ci spiega Paola Pomi, direttore generale di Sinfo One. Più in particolare, «le piattaforme Sinfo One sono state predisposte per poter generare app specifiche, con un nuovo concetto di user experience, per le varie funzioni che il cliente richiede in mobilità». Infatti, sono già disponibili app su ambiti specifici quali, per esempio, le approvazioni delle richieste di acquisto, l’inserimento e l’approvazione delle note spese, la compilazione di rapporti d’intervento, dashboard di controllo degli andamenti aziendali in vari ambiti. E tutto questo è solo l’inizio. «Per noi – continua Paola Pomi – è stato importante spingere sulla tecnologia per poter trasformare qualsiasi applicazione in una app». Ma non solo: «Il cloud è una nuova modalità di fruizione delle applicazioni. La flessibilità delle applicazioni, in termini di personalizzazione e customizzazione, è un grande valore aggiunto per i nostri clienti. Abbiamo quindi scelto per le nostre applicazioni, specialmente per l’ERP, ambienti cloud dedicati, sfruttando essenzialmente i layer cloud IaaS e PaaS, cioè infrastruttura e piattaforma come servizio».


#ERP Stefania Donnabella Parola d’ordine #integrazione @Cegeka_IT
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PAROLA D’ORDINE: INTEGRAZIONE

Stefania Donnabella, amministratore delegato di Cegeka, sottolinea che «un ERP moderno è la base su cui costruire la propria strategia digitale e la parola d’ordine per noi è integrazione, tra processi aziendali, canali digitali e mercato. Le aziende richiedono con sempre maggiore insistenza costi certi di implementazione e, soprattutto, sono sempre più attente alla raccolta di dati derivanti dai processi. I sistemi MES e l’IoT rappresentano i maggiori punti di contatto dell’ERP con l’Industry 4.0, insieme all’integrazione verticale e orizzontale dei processi resa possibile dall’ERP anche oltre i confini aziendali. Inoltre l’ERP assume sempre più importanza come fornitore di dati per le applicazioni di analytics». Rilevato che «il cloud è un elemento centrale dell’Industry 4.0 e che la richiesta di soluzioni cloud è consistente», Stefania Donnabella spiega che «l’impatto sull’ERP è evidente soprattutto in termini di velocità di implementazione, senza contare gli aggiornamenti garantiti e i dati sempre disponibili. Però, occorre avere competenze specifiche nei settori merceologici ed essere in grado di eseguire un corretto Business Impact Assessment: capire qual è l’impatto che il progetto può avere sull’azienda, comprendere e condividere gli obiettivi e le esigenze del cliente e ridurre i rischi di progetto».


#ERP Roberto Gandini Evoluzione cloud in primo piano @QAD_Community
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CLOUD IN PRIMO PIANO

«L’Industria 4.0 è la risultante di una serie di innovazioni tecnologiche, ormai alla portata di tutti, che rappresentano indubbiamente un vantaggio competitivo per le aziende che sapranno adottare prontamente questi cambiamenti, pur mantenendo inalterate le operazioni quotidiane» – fa notare Roberto Gandini, director professional services e CPIM di QAD Italy. Trattandosi di «una vera e propria “rivoluzione”, catalizzata da una vasta accessibilità delle reti di comunicazione, dalle crescenti prestazioni dei nuovi sensori intelligenti che permettono una conoscenza e una condivisione di informazioni prima impossibili, dalle evolutissime capacità di analisi anche predittive e dalla infinita potenza di calcolo raggiungibile grazie alla scalabilità dei sistemi cloud, diventa fondamentale identificare un partner tecnologico e competente a cui demandare questa transizione, pur continuando a focalizzarsi sul proprio core business» – prosegue Gandini, spiegando che «da quasi otto anni, ci proponiamo sul mercato come azienda cloud, fornitore di un gestionale completo, internazionale, specifico per i principali verticali del manifatturiero, accessibile da ogni tipo di device, al quale affianchiamo una serie di servizi complementari, anch’essi rigorosamente cloud, tra cui la raccolta dei dati di produzione in tempo reale, l’integrazione applicativa attraverso le più moderne architetture SOA, oltre che attraverso lo scambio di messaggistica EDI, la pianificazione del forecast e di tutta la supply chain aziendale, la qualità e i trasporti».


#ERP Claudio Ferrari Soluzioni su misura per le PMI #FourSolutions #TargetCross
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LE PMI COME MERCATO DI ELEZIONE

Claudio Ferrari, presidente CdA di Four Solutions e Target Cross development manager, ritiene fondamentale chiarire che «pure in un contesto mainstream, nel quale interagiscono le declinazioni dell’Industry 4.0, la disponibilità di app a uso aziendale, le modalità cloud e la fruizione dell’ERP via mobile, le soluzioni non sono necessariamente le stesse per i diversi segmenti del mercato. Perché il passaggio alla quarta rivoluzione industriale, e a quello che il legislatore ha definito come necessariamente “interconnesso”, può avvenire positivamente in due modalità distinte: o le aziende sviluppano internamente, sul tema dell’IT, modelli di integrazione verticale o richiedono al fornitore strategico di sviluppare propri modelli di integrazione orizzontale. Per le PMI la prima ipotesi non è realistica e, perciò, la sfida si gioca sulla nostra capacità di proporci come sistema articolato di relazioni e competenze, al centro del quale porre l’ERP, le soluzioni complementari e le modalità d’utilizzo». È anche per questo che, conclude Ferrari, «per noi le sfide sono il mobile e le app nell’ottica della fruizione e, dal punto di vista funzionale, la strumentazione in grado di offrire capacità “coerente” di analisi su una mole di dati via via crescente e diversificata per natura e provenienza».


#ERP Pierfrancesco Angeleri Collaborazione e crescita comune sostenibile @Ipsoa
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PUNTARE SU RICERCA & SVILUPPO

«L’investimento in innovazione digitale spinto da Industry 4.0 non sembra uniforme e appare diretto verso varie direzioni. La consapevolezza dell’importanza sia strategica sia tattica dell’innovazione digitale è chiara sul mercato, ma spesso le decisioni d’investimento non sono così focalizzate come ci si dovrebbe aspettare. Il mercato delle soluzioni gestionali ed ERP, di converso, non attraversa un momento di particolare vivacità. Registriamo una tenuta del mercato e non ci aspettiamo impennate nel corso dell’esercizio» – rivela Pierfrancesco Angeleri, managing director di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia. Dovendo invece identificare i fenomeni in atto, Angeleri fa notare che «commercialmente il cloud è ancora in fase di sviluppo. Presi percentualmente, i numeri di crescita sono decisamente più importanti dei numeri complessivi, ma in termini assoluti il prodotto “as a Service” non è ancora un prodotto di utilizzo massivo. Le motivazioni sono molteplici: il passato forte investimento sull’on premise ancora da ammortizzare, una connettività che talvolta è ancora difficile e disomogenea nel nostro Paese. Detto questo, Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia riscontra buone reazioni alle varie declinazioni digitali che propone nell’area dei gestionali ed ERP». In questo scenario, la società è «concentrata sull’R&D, orientata dal dialogo e dai consigli che ci giungono direttamente dai nostri clienti. La collaborazione diretta è, secondo noi, l’elemento determinante per proporre soluzioni digitali innovative e adeguate alle esigenze del mercato. L’obiettivo è quello di una crescita comune sostenibile».


#ERP Antonello Morina L’ERP automatizzato via cloud #Mayking
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L’ERP AUTOMATIZZATO VIA CLOUD

«La quarta rivoluzione digitale parla di un sistema completamente interconnesso, il cui panorama tecnologico fornisce alle aziende gli strumenti per essere agili, veloci e flessibili, in grado di elaborare e organizzare in modo integrato e immediato l’immensa quantità di dati su cui lavorano ogni giorno» – conferma Antonello Morina, presidente di Mayking. In questo senso, «l’ERP gioca un ruolo strategico perché – di fatto – è il centro di governo delle informazioni di un’azienda e, per essere realmente strategico, deve interconnettersi con tutti gli attori coinvolti nella vita aziendale, come collaboratori, clienti, fornitori, potenziali clienti, e così via. Starty ERP è la soluzione cento per cento cloud realizzata da Mayking per fornire alle PMI italiane una piattaforma applicativa completa in grado di supportare tutti i processi core dell’azienda, dal CRM al bilancio. Ai nostri utenti, mettiamo a disposizione un servizio ERP pronto all’uso, che si attiva rapidamente e che consente a tutti di accedere ai dati aziendali in tempo reale da qualsiasi luogo. Grazie alle integrazioni con servizi quali Google Suite, Twilio VoIP, Shopify e-Commerce, i nostri clienti possono gestire tutta l’azienda in cloud realizzando scenari avanzati di automazione dei processi di lavoro» – conclude Morina.

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Four Solutions con Target Cross, l’ERP si fa in quattro per le PMI https://www.datamanager.it/2017/09/four-solutions-target-cross-lerp-si-quattro-le-pmi/ Thu, 21 Sep 2017 12:24:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131371 Big Data, Industry 4.0 ma anche capillarità e ottimizzazione dei costi: arriva da Modena l’ERP che aiuta le piccole e medie imprese a cambiare marcia Non si sopravvive a un’intera era dell’informatica se non si è competenti, bravi e tenaci. Four Bytes nasce nel 1980, a Modena, con l’obiettivo di supportare il lavoro delle PMI con […]

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Big Data, Industry 4.0 ma anche capillarità e ottimizzazione dei costi: arriva da Modena l’ERP che aiuta le piccole e medie imprese a cambiare marcia

Non si sopravvive a un’intera era dell’informatica se non si è competenti, bravi e tenaci. Four Bytes nasce nel 1980, a Modena, con l’obiettivo di supportare il lavoro delle PMI con un software gestionale valorizzato dall’esperienza di tecnici e consulenti che avevano prestato la loro opera presso le strutture informatiche di alcune delle più importanti aziende emiliane. Dopo oltre vent’anni di soddisfazioni, Four Bytes crea nel 2002 Four Solutions, specializzata nello sviluppo e nella distribuzione di Target Cross, l’ERP di riferimento del gruppo. Lo scopo? Fondare una rete di partner su tutto il territorio, per entrare in contatto diretto con le esigenze delle piccole e medie imprese, così da proporsi per ogni loro necessità organizzativa. Oggi, Target Cross serve oltre 2.500 aziende lungo la penisola, una sorta di software farm potenziata da una trentina di rivenditori. Assecondando le loro competenze, Four Solutions li forma sul prodotto, sino a ché siano in grado di intervenire sulla piattaforma per effettuare gli interventi di personalizzazione richiesti dai clienti, grazie alla particolarità del codice auto-documentante su cui l’ERP si basa. Cosa vuol dire? «Omnis consente di scrivere codice con una sintassi e una morfologia che lo rendono più intelligibile di quello di molti altri linguaggi» – ha spiegato a Data Manager Claudio Ferrari, responsabile di prodotto e presidente di Four Solutions. «Inoltre, l’uso che ne abbiamo fatto, in Target Cross, consente che il software risponda a due esigenze specifiche di utilizzo: sì l’utente finale ma, non meno, il rivenditore implementatore. Il nostro compito è realizzare un prodotto che sia adeguato ad ambedue le esigenze e che soddisfi, anche, peculiarità settoriali partendo da una base comune».

Trasformare dati in valore

L’aver puntato su un pubblico così difficile e competitivo come le PMI ha spinto Four Solutions a proporsi come miglior alleato verso la digitalizzazione dei processi di business. «Molte delle piccole e medie realtà del nostro Paese nutrono ancora difficoltà nell’adottare metodologie di lavoro diverse, perché hanno difficoltà nel valutare le ricadute e sono molto gelose dei dati che producono. Dietro, spesso, si nasconde la paura di perdere il controllo delle informazioni in possesso. Tuttavia, quando si accorgono del potere dei Big Data, ad esempio, si chiedono come mai non hanno approcciato prima sistemi di analisi del genere, peraltro su elementi che già possiedono». Non a caso, una delle utilità di un gestionale come Target Cross è l’integrare i dati destrutturati, normalizzandoli e trasformandoli in informazioni utili al management. Contenuti che le imprese hanno già ma che fino a quel momento non sapevano come sfruttare in un’ottica di incremento del know-how complessivo. Abbracciando l’intera piattaforma ERP, si ottiene un vantaggio competitivo non da poco: una sola interfaccia di controllo, che diventa il centro informativo di ciò che l’impresa produce come dati, valorizzandoli.


#TargetCross L’ERP che aiuta le #PMI a cambiare marcia
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Estendere la rete dei partner

«Nel corso degli anni, abbiamo visto crescere tante realtà, accompagnandole nel loro percorso di affermazione come leader nei settori di appartenenza. Questo rappresenta il nostro premio, uno dei motivi per cui vogliamo allargare il network di partner rivenditori, per raggiungere con maggiore capillarità gli utenti, anche quelli a cui abbiamo detto no. Ci rivolgiamo, con Target Cross, a qualsiasi tipo di azienda: principalmente manifatturiere, ma anche dei servizi e del commercio, al dettaglio come all’ingrosso. È innegabile che i Big Data e il trend dell’Industry 4.0 coinvolgano oramai tutti. Pensiamo alla logistica e alla raccolta dei dati di produzione: con i moduli piazzati sulle macchine, di movimentazione e di produzione, abilitiamo la raccolta estesa dei dati, finalizzata non solo a migliorare i flussi di lavoro ma anche a ottimizzare costi e risorse. Due concetti ai quali le PMI guardano sempre con un certo interesse».

L'articolo Four Solutions con Target Cross, l’ERP si fa in quattro per le PMI proviene da Data Manager Online.

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