mining – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 02 Oct 2018 09:57:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png mining – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Google mette al bando le app per il mining di cryptovalute https://www.datamanager.it/2018/07/google-mette-al-bando-le-app-per-il-mining-di-cryptovalute/ Mon, 30 Jul 2018 10:59:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152367 Google ha deciso di bandire da Android le app che consentono il mining di monete digitali per evitare truffe e raggiri I big del web hanno ufficialmente dichiarato guerra alle cryptovalute, almeno per quanto riguarda annunci e software che promettono facili guadagni sfruttando l’entusiasmo degli utenti sprovveduti. In molti negli ultimi tempi si sono interessati […]

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Google ha deciso di bandire da Android le app che consentono il mining di monete digitali per evitare truffe e raggiri

I big del web hanno ufficialmente dichiarato guerra alle cryptovalute, almeno per quanto riguarda annunci e software che promettono facili guadagni sfruttando l’entusiasmo degli utenti sprovveduti. In molti negli ultimi tempi si sono interessati al cosiddetto mining, allettati dalla crescita esponenziale del valore di monete digitali come i Bitcoin, che sono arrivati a sfiorare i 20mila dollari. Apple ad esempio ha rivisto le sue policy per gli sviluppatori impedendogli di realizzare app di mining per iOS e ora anche Google ha deciso di seguire la stessa strada. La Mela consente comunque la raccolta di monete digitali dai suoi dispositivi quando l’operazione avviene nel cloud e non ha bandito i salvadanai elettronici purché realizzati da specifiche organizzazioni. “Sono vietate le app che consentono il mining di cryptovaluta sui dispositivi. Sono consentite le app che gestiscono da remoto il mining di cryptovaluta”, si legge nelle norme per gli sviluppatori di Android pubblicate da Big G.

Il colosso di Mountain View è molto interessato alla blockchain, sistema che consente lo scambio di cryptovalute in modo sicuro, ma diffida delle valute digitali. Da tempo infatti ha avviato diverse iniziative volte a limitare le truffe legate a questa tecnologia. Google, che ha finalmente rilasciato la bet finale di Android P, ad esempio ha bloccato a maggio gli annunci pubblicitari ingannevoli relativi alle ICO, ovvero le omologhe delle offerte pubbliche iniziali (IPO) ma relative alle cryptomonete. Anche Facebook e poi Twitter hanno scelto la stessa strategia bandendo dai loro servizi gli spot legati alle monete digitali.

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Finito il boom del mining calano le vendite di GPU https://www.datamanager.it/2018/07/finito-il-boom-del-mining-calano-le-vendite-di-gpu/ Thu, 12 Jul 2018 16:59:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151247 Nella seconda metà del 2018 la richiesta di GPU è andata calando insieme alle attività di mining. I produttori di schede grafiche corrono ai ripari I produttori di schede grafiche sono stati coloro che hanno maggiormente tratto benefici dal fenomeno delle cryptovalute. La crescita esponenziale dei Bitcoin e il crescente interesse nei confronti del mining […]

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Nella seconda metà del 2018 la richiesta di GPU è andata calando insieme alle attività di mining. I produttori di schede grafiche corrono ai ripari

I produttori di schede grafiche sono stati coloro che hanno maggiormente tratto benefici dal fenomeno delle cryptovalute. La crescita esponenziale dei Bitcoin e il crescente interesse nei confronti del mining di monete digitali che hanno caratterizzato la seconda metà del 2017 hanno fatto impennare le richieste di GPU consumer. Aziende come Nvidia e AMD e i loro partner hanno potuto alzare i prezzi approfittando di una domanda crescente vedendo così incrementare sensibilmente i propri guadagni. Ora che l’interesse per la raccolta di cryptovalute sta lentamente scemando, per queste società è arrivato il momento di rivedere le proprie strategie commerciali.

Seeking Alpha ha registrato una forte contrazione delle vendite per Gigabyte ma altri grandi player nel settore delle schede grafiche come TUL Corporation, partner di AMD con il marchio PowerColor, non se la passano meglio. Il fatturato di questa azienda è calato del 60% dai 42 milioni di dollari di marzo ai 13,2 milioni di giugno. Il colosso dei semiproduttori di Sunnyvale ha tratto grande beneficio dalla vendita di RX Vega ma il valore delle schede Radeon distribuite nel secondo trimestre del 2018 si è fermato a 40,6 milioni di dollari contro i 97,8 milioni del Q1 di quest’anno. AMD, che ha svelato la prima GPU realizzata con processo a 7 nanometri, non starebbe pensando di controbilanciare il calo delle vendite con il lancio di nuove schede grafiche mentre Nvidia svelerà la prossima generazione della sua linea Turing dedicata ai videogiocatori.

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Le vittime di software per il mining di criptovalute crescono del 44,5% https://www.datamanager.it/2018/06/le-vittime-di-software-per-il-mining-di-criptovalute-crescono-del-445/ Thu, 28 Jun 2018 14:20:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150357 Questo è uno dei dati più rilevanti tra quelli emersi dal report di Kaspersky Lab dedicato a ransomware e cryptominer malevoli per il periodo 2016-2018 Gli esperti di Kaspersky Lab hanno scoperto un cambiamento significativo nel panorama delle cyberminacce: gli attacchi ransomware verso i PC e i dispositivi mobili di utenti unici sono diminuiti in […]

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Questo è uno dei dati più rilevanti tra quelli emersi dal report di Kaspersky Lab dedicato a ransomware e cryptominer malevoli per il periodo 2016-2018

Gli esperti di Kaspersky Lab hanno scoperto un cambiamento significativo nel panorama delle cyberminacce: gli attacchi ransomware verso i PC e i dispositivi mobili di utenti unici sono diminuiti in modo drastico tra il 2017 e il 2018 (si è rilevata una diminuzione pari al 30% nel 2017 e al 22,5% nel 2018). I cybercriminali, invece, stanno privilegiando il sistema del mining di criptovalute per guadagnare – ovvero software specializzati nel mining che creano una nuova unità monetaria (o moneta) utilizzando la potenza di calcolo dei computer o dei dispositivi mobili delle vittime. I miner malevoli agiscono in questo modo a spese altrui, sfruttando la potenza dei PC e dei vari device, a insaputa degli utenti.

Secondo il report, i crypto miner che agiscono sui PC stanno crescendo in modo costante. Il numero totale di utenti che hanno incontrato questa forma di mining è aumentato, passando da 1.899.236 nel biennio 2016-2017 a 2.735.611 in quello 2017-2018.

Anche il mining di criptovalute diretto ai dispositivi mobili sta emergendo come minaccia, con attacchi unici in crescita del 9,5%. Complessivamente, questa forma di mining ha interessato quasi 5.000 utenti nel biennio 2017-2018, rispetto ai circa 4.500 utenti nel 2016-2017. Tra i più colpiti da questa minaccia i dispositivi mobili degli utenti di paesi come l’India e la Cina.

“Le ragioni dietro questi cambiamenti nel panorama delle cyberminacce sono chiare. Per i criminali informatici, il ransomware è un modo “rumoroso” e rischioso di guadagnare; attira l’attenzione dei media e dello stato. Il mining, invece, è più semplice da mettere in atto e più sicuro: è sufficiente attaccare le vittime, produrre criptovaluta sfruttando la potenza CPU o GPU dei loro PC e dispositivi mobili e trasformarla in valuta reale attraverso scambi e transazioni legali”, osserva Anton Ivanov, Security Expert di Kaspersky Lab.

Tra gli altri risultati interessanti del report troviamo quanto segue:

  • Il numero di utenti che si sono imbattuti in un ransomware è sceso del 30%, passando da 2.581.026 nel biennio 2016-2017 a 1.811.937 nel 2017-2018.
  • Tra gli utenti che si sono imbattuti in un malware, la percentuale di utenti che almeno una volta hanno incontrato un ransomware è diminuita di circa un punto, passando dal 3,88% del 2016-2017 al 2,88% del 2017-2018.
  • Tra gli utenti che si sono trovati a dover fronteggiare un ransomware, la percentuale di quelli che hanno incontrato un cryptor è scesa del 3%, passando dal 44,6% del 2016-2017 al 41,5% del 2017-2018.
  • Il numero di utenti attaccati da un cryptor si è quasi dimezzato nel periodo preso in esame, passando da 1.152.299 nel 2016-2017 al 751.606 nel 2017-2018.
  • Il numero di utenti attaccati da un ransomware per dispositivi mobili è sceso del 22,5%, passando da 130.232 nel 2016-2017 a 100.868 nel 2017-2018.
  • Il numero di utenti che si sono imbattuti in miner di criptovalute è, invece, cresciuto del 44,5%, passando da 1.899.236 nel 2016-2017 a 2.735.611 nel 2017-2018.
  • La quota di miner rilevati, rispetto al totale delle minacce individuate, è aumentata in percentuale, passando da quasi il 3% del 2016-2017 a oltre il 4% nel 2017-2018.
  • Anche la quota dei miner individuati rispetto alle rilevazioni complessive relative a strumenti considerati rischiosi è risultata in crescita – passando da oltre il 5% del 2016-2017 a quasi l’8% del 2017-2018.
  • In crescita anche il numero totale di utenti che si sono imbattuti in un miner su dispositivi mobili, con un ritmo più costante e un aumento del 9,5%, derivato dal confronto tra i 4.505 utenti del 2016-2017 ai 4.931 utenti del 2017-2018.

Kaspersky Lab fornisce un decalogo di consigli grazie ai quali gli utenti e le aziende possono diminuire il rischio di attacco da parte di ransomware e software malevoli di mining.

  1. Fare attenzione agli allegati di posta elettronica o alle comunicazioni da parte di persone che non si conoscono. In caso di dubbi, meglio non aprire nulla.
  2. Fare regolarmente il backup dei dati.
  3. Assicurarsi di avere sempre software aggiornati su tutti i dispositivi in uso. Per impedire a miner e ransomware di sfruttare eventuali punti deboli, è necessario utilizzare strumenti in grado di rilevare automaticamente le vulnerabilità e scaricare e installare le patch.
  4. Per i dispositivi ad uso personale, utilizzare una soluzione di sicurezza consumer affidabile e ricordarsi di mantenere attive le funzionalità chiave, come System Watcher.
  5. Nel caso delle aziende, il consiglio è quello di potenziare il proprio software di sicurezza di terze parti preferito con la più recente versione di Kaspersky Anti-Ransomware Tool.
  6. Per una protezione ulteriore, utilizzare una soluzione di sicurezza dedicata agli endpoint, dotata di una tecnologia di rilevamento “behaviour-based” e in grado di ridimensionare eventuali azioni dannose.
  7. Non trascurare possibili obiettivi che possono sembrare meno scontati di altri, come sistemi di gestione delle file, terminali POS e anche distributori automatici. Come dimostrato dal miner che si è basato sull’exploit EternalBlue, anche questo tipo di apparecchiature possono essere monopolizzate per fare mining di criptovalute.
  8. Utilizzare un software di controllo delle applicazioni per tracciare eventuali attività malevole in applicazioni legittime. I dispositivi specifici devono essere in modalità “default deny”. È importante fare uso di soluzioni di sicurezza dedicate, come Kaspersky Endpoint Security for Business che include questo tipo di funzioni.
  9. Per proteggere l’ambiente digitale della propria azienda, è fondamentale informare ed educare i dipendenti e il team IT, tenere separati i dati sensibili, limitare gli accessi e fare sempre il backup di ogni cosa.
  10. Ultimo consiglio, ma non meno importante: bisogna tenere a mente che il ransomware è un reato e che non si dovrebbe pagare il riscatto. In caso di attacco, segnalarlo alle forze dell’ordine locali.

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Il malware che colpisce Amazon Fire TV e Fire Stick https://www.datamanager.it/2018/06/il-malware-che-colpisce-amazon-fire-tv-e-fire-stick/ Thu, 14 Jun 2018 10:10:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149598 Si insidia tra le app pirata e trasforma i dongle connessi in piattaforme di mining per le criptomonete Tutto ciò che si collega a internet e ha un minimo di capacità computazionale è utile ai fini del mining di criptomonete. Questo avranno pensato i creatori del worm ADB.Miner, che colpisce in primo luogo Android ma […]

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Si insidia tra le app pirata e trasforma i dongle connessi in piattaforme di mining per le criptomonete

Tutto ciò che si collega a internet e ha un minimo di capacità computazionale è utile ai fini del mining di criptomonete. Questo avranno pensato i creatori del worm ADB.Miner, che colpisce in primo luogo Android ma soprattutto gadget come la Fire TV e il Fire Stick di Amazon. Precisiamo: l’infezione è possibile perché entrambe sono basate sul codice del sistema operativo di Google ma è qui che il malware può fare i danni peggiori proprio per la presenza di accessori notoriamente poco difesi, considerati di scarso interesse per gli hacker. E invece no, approfittando delle praticamente assenti misure di sicurezza, ADB.Miner agisce indisturbato, trasformando i dongle di Bezos in potenti minatori di Bitcoin e simili.

Come agisce

Stando ai primi report sul caso, il malware si insidia soprattutto tra le app che permettono di godere in televisione di contenuti pirata. Si tratta di software spesso (più o meno sempre) prelevati al di fuori degli store ufficiali, quindi passibili di ospitare codice maligno. Una volta dentro il sistema, ADB.Miner installa l’applicazione Test che di fatto gestisce i processi di mining, responsabili di una riduzione delle prestazioni dei dongle e della visualizzazione di un avviso che riporta “Test” e l’icona di Android periodicamente sullo schermo, a conferma della presenza di un piccolo problemino.

Per eliminare la minaccia ci sono almeno un paio di opzioni percorribili. La prima, la più drastica, è un hard reset degli accessori colpiti. In questo modo si debella l’infezione, riportando Fire TV e Stick allo stato di fabbrica. In alternativa alcuni software, tra cui Total Commander, possono riconoscere e rimuovere il virus, sebbene nel frattempo abbia potuto assumere forme e fattezze diverse, proprio per ingannare i principali tool in circolazione.

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Apple vieta il mining di cryptovalute su iOS https://www.datamanager.it/2018/06/apple-vieta-il-mining-di-cryptovalute-su-ios/ Tue, 12 Jun 2018 10:34:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149399 Apple ha aggiornato le sue linee guida per gli sviluppatori in modo da impedire la creazione di app per iOS che permettono il mining di cryptomonete Le cryptovalute nel recente passato sono diventate di enorme interesse per il grande pubblico ma le cose sono cambiate col tempo. I colossi della Silicon Valley, a partire da […]

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Apple ha aggiornato le sue linee guida per gli sviluppatori in modo da impedire la creazione di app per iOS che permettono il mining di cryptomonete

Le cryptovalute nel recente passato sono diventate di enorme interesse per il grande pubblico ma le cose sono cambiate col tempo. I colossi della Silicon Valley, a partire da Facebook, Twitter e Google, oltre a diversi Paesi nel mondo come la Corea del Sud hanno sostanzialmente dichiarato guerra alle monete digitali. Oggi anche Apple si è unita alla schiera di coloro che non vede di buon occhio i Bitcoin e simili. L’azienda di Cupertino, che potrebbe eliminare tutti i tasti fisici da Apple Watch, ha aggiornato le linee guida per gli sviluppatori in cui senza mezzi termini si proibisce il mining di cryptovalute su iOS.

‎”Le app, comprese le pubblicità di terze parti visualizzate al loro interno, non devono eseguire processi non correlati in background, come minare le criptovalute”, si legge sulla pagina ufficiale del colosso di Cupertino. Apple nello specifico non consente di creare app che pesano eccessivamente sulla batteria di iPhone e iPad e che generano eccessivo calore. Lo stesso vale per software che impegnano oltre il necessario le risorse hardware del dispositivo. Questi di fatto sono gli effetti di attività come il mining di crytomonete. A dir la verità è decisamente complicato raccogliere Bitcoin tramite i dispositivi mobili della Mela per il semplice fatto che questa operazione richiede una discreta capacità di calcolo e un enorme dispendio di energia. Apple, che con l’ultimo aggiornamento del suo sistema operativo consentirà di aprire le porte via NFC, ha comunque deciso di agire in via preventiva negando agli sviluppatori la possibilità di minare monete digitali con i prodotti iOS.

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White Paper gratuito : il vero costo del mining di cryptovalute https://www.datamanager.it/2018/03/white-paper-gratuito-il-vero-costo-del-mining-di-crypto-valute/ Tue, 27 Mar 2018 12:38:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144477 In questo studio un report dettagliato sui coin miner , con dati specifici per Italia. Il report Cryptocurrency Mining Craze Going for Data Centers – Paying the Bill for Mining Cryptocurrency è scaricabile gratuitamente compilato il form qui sotto. Buona lettura free #whitepaper Paying the Bill for #Mining #Cryptocurrency – Il vero costo del miningClick […]

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In questo studio un report dettagliato sui coin miner , con dati specifici per Italia.

Il report Cryptocurrency Mining Craze Going for Data Centers – Paying the Bill for Mining Cryptocurrency è scaricabile gratuitamente compilato il form qui sotto. Buona lettura


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Hackerati siti governativi per minare criptovaluta https://www.datamanager.it/2018/02/hackerati-siti-governativi-minare-criptovaluta/ Wed, 14 Feb 2018 14:17:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141039 Sono oltre 4 mila i portali infettati con l’installazione di Coinhive, un miner che converte la potenza di calcolo dei visitatori per estrarre moneta digitale Ci sono l’Ufficio dei Commissari informativi inglese, la Student Loan Company, la rete scozzese degli ospedali NHS, il governo dell’Indiana e il network dei tribunali USA tra le vittime degli […]

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Sono oltre 4 mila i portali infettati con l’installazione di Coinhive, un miner che converte la potenza di calcolo dei visitatori per estrarre moneta digitale

Ci sono l’Ufficio dei Commissari informativi inglese, la Student Loan Company, la rete scozzese degli ospedali NHS, il governo dell’Indiana e il network dei tribunali USA tra le vittime degli hacker della criptomoneta. Questi hanno infettato circa 4.200 portali forzando l’installazione sui server di Coinhive, un famoso miner di Monero, che converte la potenza computazionale dei navigatori per estrarre la valuta digitale e inviarla direttamente agli account degli smanettoni.

A scoprire la campagna è stato il ricercatore di sicurezza Scott Helme, che ha analizzato il fattaccio evidenziando il bug che ha permesso agli hacker di entrare. Si tratta di un plugin di terze parti, chiamato Browsealoud della Texthelp, che aiuta i soggetti con problemi di vista a navigare sul web.

Cosa succede

Domenica scorsa gli hacker hanno corrotto il codice del plugin, portando la CPU dei visitatori dei siti compromessi a consumare più del previsto, per il mining involontario di Monero. “La situazione è questa – spiega il ricercatore – i siti che hanno installato a loro insaputa Coinhive sono tanti e sempre più interessano portali famosi e governativi”. Il motivo? Qui si dirigono migliaia di persone al giorno, rafforzando l’estrazione di criptovaluta e riempiendo le tasche degli avventori.

Texthelp ha preso in mano la situazione, rendendo indisponibile il plugin e avviando una serie di indagini per capire come sia potuto accadere che un’estensione abbia permesso un’invasione del genere da parte di terzi. C’è di buono che i siti amministrativi non si sono mai fermati, grazie a un intervento live dei tecnici anche se non è chiaro quanti lì fuori siano ancora inconsapevolmente infetti.

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Perché l’Unicef vuole minare Ethereum https://www.datamanager.it/2018/02/perche-lunicef-vuole-minare-ethereum/ Mon, 05 Feb 2018 19:00:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140332 Si chiama Game Chaingers il progetto con cui l’organizzazione chiede a tanti ragazzi di usare il proprio computer per creare criptomoneta a favore dei bambini in Siria Unicef ha lanciato un nuovo progetto di fund-raising completamente basato sulla blockchain. Si chiama Game Chaingers ed è l’iniziativa con cui l’organizzazione in difesa dei diritti dei più […]

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Si chiama Game Chaingers il progetto con cui l’organizzazione chiede a tanti ragazzi di usare il proprio computer per creare criptomoneta a favore dei bambini in Siria

Unicef ha lanciato un nuovo progetto di fund-raising completamente basato sulla blockchain. Si chiama Game Chaingers ed è l’iniziativa con cui l’organizzazione in difesa dei diritti dei più piccoli intende minare una montagna di monete Ethereum da destinare ai bambini siriani. In pratica, alle classiche donazioni a cui ognuno può dar seguito per le diverse esigenze del gruppo ora si affiancano quelle di criptocurrency, che non richiedono sforzo economico diretto ma solo una percentuale di energia del proprio computer, necessaria al processo di mining. Game Chaingers funziona così: collegandosi a questa pagina, si installa il software di calcolo che userà la scheda grafica per ottenere valuta digitale in Ethereum. Questa andrà a finire direttamente sull’account di Unicef, che lo userà a scopo umanitario e in particolare a favore dei minori che si trovano nella Siria dilaniata dalla guerra.

Non consuma come i Bitcoin

A qualcuno potrebbe sorgere il dubbio che, per sostenere l’attività, si finisca con il peggiorare la situazione ambientale del mondo, per via dell’energia spesa durante i processi di minazione. La stessa Unicef ha anticipato i critici, spiegando come i computer, durante l’utilizzo di Game Chaingers, continuano a usare la stessa elettricità di sempre, visto che qui non si tratta di spendere la potenza di calcolo per far crescere i Bitcoin nel proprio portafoglio. In poche parole è come se si creasse una server farm composta da migliaia (Unicef spera milioni) di persone, che dedicano solo una parte del consumo grafico al progetto; nel gergo del mining il termine esatto è POOL.

L’iniziativa poi non andrà avanti per sempre ed è comunque limitata a chi soddisfa i requisiti minimi di sistema: ambiente Windows o Linux e scheda grafica Nvidia o AMD di fascia medio-alta. Chiunque volesse supportare l’azione ma non potesse per le capacità ridotte del PC può comunque inviare fondi all’indirizzo hash di Unicef su Ethereum: 0x29165d4a5eE555b3B47FA7d4772f35FE41dB2769.

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Hotspot Wi-Fi usato per minare Bitcoin https://www.datamanager.it/2017/12/hotspot-wi-fi-usato-minare-bitcoin/ Mon, 18 Dec 2017 10:01:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137663 In Argentina un hacker ha violato la rete pubblica di un locale Starbucks per trasformarla in una miniera di criptovalute Quando le agenzie di sicurezza dicono di fare molta attenzione nel connettersi a reti pubbliche wireless non mentono. Il rischio è quello di prendersi un bel malware, anche sullo smartphone, ma pure di ritrovarsi nel […]

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In Argentina un hacker ha violato la rete pubblica di un locale Starbucks per trasformarla in una miniera di criptovalute

Quando le agenzie di sicurezza dicono di fare molta attenzione nel connettersi a reti pubbliche wireless non mentono. Il rischio è quello di prendersi un bel malware, anche sullo smartphone, ma pure di ritrovarsi nel mezzo di un processo di minazione di Bitcoin. Questo è quanto successo in Argentina, dove un locale classico della catena Starbucks è stato trasformato in una miniera virtuale di criptomoneta. Un tecnico ha infatti scoperto di aver beccato un virus dopo essersi connesso al Wi-Fi gratuito del bar in questione. Con una rapida ricerca ha poi evidenziato un paio di righe di codice molto interessanti, che provavano le chiare intenzioni di un hacker di convertire il potere di calcolo del terminale che gestiva l’hotspot in un processo di mining sempre attivo.

Quasi botnet

Il fatto è che, nel complesso, uno dei trend che nel 2018 potrebbero colpire il mondo della sicurezza informatica potrebbe essere proprio questo: la creazione di botnet a scopo di creazione  di bitcoin. Il vantaggio sarebbe duplice per i cybercriminali. Da un lato la possibilità di portarsi a casa, in maniera automatica, la valuta non tracciabile, dall’altro l’opportunità di lavorare nell’ombra, senza chiari segni di infezione sui dispositivi connessi, se non un certo rallentamento prestazionale del sistema. Inoltre, diffondere il malware da una rete pubblica di vasta portata, permette di contagiare rapidamente un numero ampio di device, trasformati in piccoli ma utili miners al lavoro senza mai fermarsi (tranne quando vengono spenti ovviamente).

Anche in questo caso, l’importanza è dotarsi sempre di un software antivirus aggiornato. Il cavallo di Troia è infatti rappresentato comunque da un codice maligno che i brand più conosciuti possono individuare ed eliminare nel giro di poco. Certo è, che se proprio vi è necessità di collegarsi a un Wi-Fi gratuito, meglio limitarsi a navigare su siti e app che non scambiano informazioni personali, per evitare danni anche maggiori alla sola critpo-creazione.

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CryptoShuffler: la nuova minaccia ha già colpito risparmi in bitcoin per 140,000 $ https://www.datamanager.it/2017/10/cryptoshuffler-la-nuova-minaccia-gia-colpito-risparmi-bitcoin-140000/ Tue, 31 Oct 2017 17:30:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134246 L’attività di mining, cioè l’emissione di cryptovaluta, sta prendendo piede in tutto il mondo informatico e alcune persone stanno sfruttando questo trend per generare denaro digitale per loro uso. Non tutti lo sanno ma la cryptovaluta è il nuovo oro digitale. Per diventare proprietari di una mining farm online serve un investimento iniziale. Bisogna poi […]

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L’attività di mining, cioè l’emissione di cryptovaluta, sta prendendo piede in tutto il mondo informatico e alcune persone stanno sfruttando questo trend per generare denaro digitale per loro uso. Non tutti lo sanno ma la cryptovaluta è il nuovo oro digitale.

Per diventare proprietari di una mining farm online serve un investimento iniziale. Bisogna poi mettere in conto altro denaro per la manutenzione e la corrente elettrica ma si diventa in grado di generare quotidianamente denaro digitale che può essere speso, convertito in veri contanti o trasferito a un altro portafoglio online.

Cosa succede però se una volta che le transazioni vengono confermate il denaro non va dove si desiderava? Dato che il mercato della cryptovaluta è deregolarizzato e decentralizzato non c’è nessuna possibilità di recuperare il proprio denaro. Ciò in realtà succede spesso ad esempio perché i pc utilizzati vengono infettati da malware, i crypto stealer, che come rilevato da Kaspersky Lab sono in crescita.

I crypto stealer sono stati individuati per la prima volta diversi anni fa. Ora però, a causa del recente boom della cryptovaluta in tutto il mondo, sono tornati a mettere a repentaglio i risparmi degli utenti. Indagando su questi fatti, i ricercatori di Kaspersky Lab hanno scoperto un nuovo malware – il Trojan CryptoShuffler. Questo malware è stato ideato appositamente per i furti di crypto valuta, e agisce attaccando gli utenti nel momento in cui copiano e incollano i numeri del portafoglio elettronico del destinatario, durante le operazioni di pagamento.

Attacchi detti “clipboard hijacking” simili a questi si sono già verificati in precedenza in the wild, prendendo di mira sistemi di pagamento online. Nonostante ciò, gli esperti ritengono che i casi che coinvolgono un indirizzo host di cryptovaluta siano al momento rari.

Secondo una ricerca di Kaspersky Lab, da anni sta già operando un creatore di un Trojan CryptoShuffler, che prende di mira le più famose cryptovalute come Bitcoin, Ethereum, Zcash, Dash, Monero e altri. L’apice di questa attività criminale è stato alla fine dell’anno scorso, seguito da un periodo di calma, durato fino a giugno 2017. A oggi un criminale è già riuscito ad attaccare con successo i portafogli Bitcoin, rubando 23 BTC, l’equivalente di circa 140 000 dollari. La somma totale rubata da altri wallet varia da pochi dollari a diverse migliaia.

Nella maggior parte delle cryptovalute, se un utente vuole trasferire del cryptodenaro a un altro utente, deve conoscere l’ID del wallet del destinatario – un numero unico a più cifre.

Il meccanismo con cui agisce CryptoShuffler è molto semplice ed efficace. Una volta avviato, il Trojan inizia a monitorare i clipboard dei dispositivi infettati. Gli utenti utilizzano questa funzione del software durante l’atto di pagamento: copiano i numeri del wallet e li incollano nello spazio riservato all’indirizzo del destinatario all’interno del software che stanno utilizzando per compiere la loro transazione. Ma il Trojan sostituisce l’indirizzo del portafoglio dell’utente con uno di proprietà del creatore del malware. Quindi, quando l’utente incolla l’ID del wallet nello spazio dedicato all’indirizzo, non sta copiando l’indirizzo al quale originariamente intendeva inviare denaro. Di conseguenza, la vittima trasferisce il proprio denaro direttamente ai criminali – con un inganno che solo gli utenti più esperti sono in grado di individuare.

Il Trojan sostituisce la destinazione in pochi millisecondi. Questa operazione è possibile perché è molto semplice individuare l’indirizzo del wallet, in quanto la maggior parte degli indirizzi dei wallet di cryptovaluta hanno le stesse cifre iniziali e un certo numero di caratteri. Di conseguenza, gli intrusi possono creare facilmente codici per sostituirli.

Agendo in questo modo, i criminali sfruttano la mancanza di attenzione degli utenti, che solitamente non controllano i loro numeri a più cifre. Inoltre, gli indirizzi dei wallet nella blockchain sono complicati e difficili da memorizzare. Gli utenti quindi non prestano molta attenzione a controllare bene i dettagli della transazione, anche se si trovano di fronte ai loro occhi e anche solo un piccolo cambiamento possa costare molto.

“La cryptovaluta non è più una tecnologia del futuro. Sta diventando parte della nostra quotidianità e si sta diffondendo in tutto il mondo, diventando da una parte più accessibile agli utenti, dall’altra un obbiettivo più attraente per i criminali. Di recente, abbiamo osservato un aumento nel numero degli attacchi malware, indirizzati a diversi tipi di cryptovalute e ci aspettiamo che questo trend continui in futuro. Quindi gli utenti che considerano gli investimenti in cryptovaluta dovrebbero pensare di proteggere i loro investimenti molto attentamente”, afferma Sergey Yunakovsky, malware analyst di Kaspersky Lab.

Il Trojan CryptoShuffler non è l’unico malware che sta prendendo di mira i risparmi in cryptovaluta degli utenti. Come indicato nel recente report di Kaspersky Lab sulle “mining botnet” gli esperti hanno inoltre riscontrato un altro Trojan che utilizza la cryptovaluta Monero: il DiscordiaMiner. Questo è stato progettato per caricare ed eseguire file da un server remoto. Secondo la ricerca, esistono delle somiglianze nel modo di operare del Trojan NukeBot, che è stato scoperto nella prima parte dell’anno corrente.

Esiste un modo per tenere al sicuro i risparmi in cryptovaluta e non riempire le tasche dei criminali? Il metodo più semplice e gratuito è quello di prestare molta attenzione durante le transazioni e controllare sempre che il numero del wallet elencato nello spazio di inserimento dell’indirizzo di destinazione sia quello corretto al quale inviare denaro. È necessario essere consapevoli dell’esistenza di una differenza tra un indirizzo non valido e uno scorretto. Nel primo caso, l’errore viene individuato e la transazione non andrà a buon fine. Nel secondo invece, il denaro sparirà.

Un ulteriore modo per essere protetti è installare una soluzione di sicurezza, come la funzione Safe Money di Kaspersky Lab. Questa soluzione scansiona il sistema in cerca di anomalie che possono essere sfruttate dai criminali, controlla costantemente che non siano stati installati malware e monitora le transazioni contro le intrusioni grazie alla tecnologia Protected Browser che protegge in particolare i clipboard dove potrebbero essere immagazzinati temporaneamente dati sensibili durante le operazioni di copia/incolla.

I prodotti di Kaspersky Lab individuano e bloccano in maniera efficace i malware con i seguenti nomi:

·         Trojan-Banker.Win32.CryptoShuffler.gen

·         Trojan.Win32.DiscordiaMiner

L'articolo CryptoShuffler: la nuova minaccia ha già colpito risparmi in bitcoin per 140,000 $ proviene da Data Manager Online.

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