MONITORAGGIO – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:44:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png MONITORAGGIO – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 La Cina punta sui chip RFID per abbassare l’inquinamento atmosferico https://www.datamanager.it/2018/06/la-cina-punta-sui-chip-rfid-per-abbassare-linquinamento-atmosferico/ Tue, 19 Jun 2018 18:00:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149830 Il governo vuole installare i sensori a bordo di ogni veicolo per prevenire il traffico e la congestione che provoca l’accumulo di polveri inquinanti Si partirà su base volontaria per arrivare, nel 2019, a un obbligo di legge. L’idea della Cina è di installare su ogni veicolo dei cittadini del paese dei chip RFID, che […]

L'articolo La Cina punta sui chip RFID per abbassare l’inquinamento atmosferico proviene da Data Manager Online.

]]>
Il governo vuole installare i sensori a bordo di ogni veicolo per prevenire il traffico e la congestione che provoca l’accumulo di polveri inquinanti

Si partirà su base volontaria per arrivare, nel 2019, a un obbligo di legge. L’idea della Cina è di installare su ogni veicolo dei cittadini del paese dei chip RFID, che raccolgano dati e ottimizzino il traffico delle grandi metropoli, così come delle piccole città, al fine di migliorare l’aria che sovrasta la nazione rossa. Se l’idea può sembrare decisamente lungimirante, dai più critici è vista come un ulteriore passo verso il controllo della vita sociale delle persone.

La tecnologia infatti permetterà di controllare si la congestione stradale ma, ovviamente, anche i percorsi dei singoli utenti e dunque i loro spostamenti quotidiani. Se a questo aggiungiamo il già avviato progetto del Social Credit, che nega a chi ha una bassa reputazione di viaggiare tramite aerei, allora il Grande Fratello di Orwell è servito.

Controllo a distanza

Il chip RFID pensato da Pechino funzionerà in questo modo: a ogni passaggio del veicolo attraverso checkpoint determinati, il sistema registrerà le informazioni per creare un enorme database individuale sui percorsi fatti in un certo periodo. In questo modo i guidatori dovrebbero essere dissuasi dal prendere l’automobile quando non potrebbero, ad esempio in particolari momenti della settimana o quando i livelli di polveri inquinanti sono tali da richiedere una diminuzione del traffico.

Se affiancato ad altri metodi attivi nel paese, come le videocamere CCTV e gli scanner della polizia, il progetto ha uno scopo preventivo su tutti: innalzare la paura all’interno della Cina, ponendo ancora di più uno stato di polizia che fa del controllo e del monitoraggio le armi essenziali di governo.

L'articolo La Cina punta sui chip RFID per abbassare l’inquinamento atmosferico proviene da Data Manager Online.

]]>
Quello smartwatch ti spia https://www.datamanager.it/2018/06/quello-smartwatch-ti-spia/ Mon, 04 Jun 2018 09:34:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148842 Ne è sicura Kaspersky Lab che mette in guardia contro le tecnologie da polso, activity tracker compresi. Ecco perché Dalla Russia arriva l’alert: gli smartwatch potrebbero essere utilizzati per spiare gli utenti e rubare i loro dati personali salvati a bordo. La denuncia parte da alcune ricerche dei Kaspersky Lab, che a ragione avvicinano le […]

L'articolo Quello smartwatch ti spia proviene da Data Manager Online.

]]>
Ne è sicura Kaspersky Lab che mette in guardia contro le tecnologie da polso, activity tracker compresi. Ecco perché

Dalla Russia arriva l’alert: gli smartwatch potrebbero essere utilizzati per spiare gli utenti e rubare i loro dati personali salvati a bordo. La denuncia parte da alcune ricerche dei Kaspersky Lab, che a ragione avvicinano le moderne tecnologie indossabili a piccoli smartphone e computer tuttofare, dunque inclini all’hackeraggio. Grazie ai processori e agli algoritmi di nuova generazione installato sugli orologi connessi, ma anche activity tracker e smart band, basterebbe un piccolo bug ad aprire ai criminali la porta di informazioni determinanti per compiere varie malefatte e non solo digitali.

Pensiamo alla cronologia della localizzazione che dispositivi come l’Apple Watch o il Gear S3 di Samsung abilitano in automatico: quando ci spostiamo per un range minimo di passi, le app di fitness cominciano a monitorare l’attività a scopo di allenamento, per velocizzare l’accesso degli utenti alle statistiche sulla salute.

Cosa succede

Il problema è che archivi del genere possono essere molto utili ai cybercriminali per rendersi conto delle abitudini quotidiane delle persone e, ad esempio, violare abitazioni e luoghi domestici in loro assenza. Come spiegano da Kaspersky Lab: “Per svolgere funzioni principali, la maggior parte di questi dispositivi sono dotati di sensori di accelerazione combinati con giroscopi per il conteggio dei passi e l’identificazione della posizione corrente”.

Tali operazioni producono dati che, sebbene non sia semplicissimo intercettare, vengono comunque memorizzati nello storage del terminale, in log potenzialmente a rischio hacker. È incredibile quante informazioni, secondo l’agenzia, si potrebbero ricavare da uno smartwatch: si va dai suddetti spostamenti fuori casa alla lettura dei tasti premuti sulla tastiera di un computer o di un bancomat, ottenuti grazie ai dati che mostrano l’oscillazione del wearable nello spazio.

L'articolo Quello smartwatch ti spia proviene da Data Manager Online.

]]>
Così una scuola cinese usa il riconoscimento facciale https://www.datamanager.it/2018/05/cosi-una-scuola-cinese-usa-il-riconoscimento-facciale/ Thu, 24 May 2018 09:14:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148235 Per la prima volta al mondo un istituto scolastico invade la privacy degli studenti per monitorare le lezioni in classe Come riportano i media d’oltreoceano, una scuola nella Cina orientale ha cominciato a utilizzare un sistema di tracciamento facciale per gli scolari. Si tratta di un esperimento volto a tenere alta la concentrazione dei ragazzi […]

L'articolo Così una scuola cinese usa il riconoscimento facciale proviene da Data Manager Online.

]]>
Per la prima volta al mondo un istituto scolastico invade la privacy degli studenti per monitorare le lezioni in classe

Come riportano i media d’oltreoceano, una scuola nella Cina orientale ha cominciato a utilizzare un sistema di tracciamento facciale per gli scolari. Si tratta di un esperimento volto a tenere alta la concentrazione dei ragazzi ma che non farà a meno di suscitare copiose polemiche circa la sorta di Grande Fratello messa in atto. Il funzionamento è il seguente: in cima a una lavagna sono installate tre webcam che riprendono gli alunni e restituiscono informazioni in tempo reale ai professori.

I dati raccolti vengono immagazzinati in ciò che viene chiamato Smart Classroom Behaviour Management System, una piattaforma di controllo e gestione della classe, adottata in via sperimentale dagli istituti cinesi. Stando a quanto affermato dal dirigente scolastico, uno degli obiettivi è di capire quali e che parti delle lezioni risultano più interessanti per i ragazzi e ottenere feedback sul livello di attenzione durante le ore a scuola.

Grande Preside

Nell’ottica dell’ambiente di formazione, le webcam dovrebbero servire anche per monitorare gli insegnanti e aumentare il loro livello di coinvolgimento verso gli studenti. Tuttavia pare alquanto evidente che i dubbi maggiori siano rivolti a come tali dispositivi siano utilizzati proprio in quanto tool di controllo della classe, quasi fossero sorveglianti digitali onnipresenti. Non a caso, alcuni ragazzi, intervistati dai media, hanno detto: “Da quando la scuola ha introdotto queste telecamere è come se vi fossero degli occhi nascosti che mi guardano costantemente.

E che non lasciano vagare la mia mente, almeno qualche volta”. Il piano, anche se non confermato, si inserisce nel più ampio progetto della Cina di tracciare la popolazione durante attività usuali e quotidiane. Nel 2015, il Ministero della Pubblica Sicurezza, aveva avviato i lavori per costruire il più potente e completo sistema di riconoscimento facciale, usato già nel centro tecnologico meridionale di Shenzhen, a Shanghai e per eventi pubblici, sportivi e di intrattenimento.

L'articolo Così una scuola cinese usa il riconoscimento facciale proviene da Data Manager Online.

]]>
Le mire di sorveglianza del governo cinese https://www.datamanager.it/2018/04/le-mire-di-sorveglianza-del-governo-cinese/ Tue, 17 Apr 2018 18:00:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145897 Pechino costringe i cittadini dello Xinjiang a installare sui propri smartphone JingWang, un’app che monitora le attività online, con un grado di sicurezza imbarazzante Nello Xinjiang, una parte della Cina occidentale in cui vive una minoranza musulmana, il governo costringe i residenti a installare un’app per Android che analizza i dispositivi a scopo di sicurezza. […]

L'articolo Le mire di sorveglianza del governo cinese proviene da Data Manager Online.

]]>
Pechino costringe i cittadini dello Xinjiang a installare sui propri smartphone JingWang, un’app che monitora le attività online, con un grado di sicurezza imbarazzante

Nello Xinjiang, una parte della Cina occidentale in cui vive una minoranza musulmana, il governo costringe i residenti a installare un’app per Android che analizza i dispositivi a scopo di sicurezza. L’applicazione in questione è JingWang e si può considerare un vero e proprio spyware, che peraltro pecca in quanto a sicurezza nel trasferimento dei dati personali prelevati dagli smartphone. Al di là delle indubbie considerazioni sulla violazione della privacy di oltre 11 milioni di persone, i ricercatori dell’Open Technology Fund, un programma di Radio Free Asia supportato dagli Stati Uniti, hanno scoperto come il software gestisce le informazioni degli intercettati e in che modo le scambia con i server dei controllori.

Cosa succede

“Badandoci sui nostri studi – dicono dall’OTP – possiamo confermare che JingWang è particolarmente insicura e non è stata costruita con misure di salvaguardia idonee a proteggere da occhi indiscreti le informazioni private e di identificazione personale. Il fatto che chiunque, con un minimo di conoscenza informatica, possa hackerare la comunicazione in uscita e rubare ogni singolo pacchetto, dimostra che il governo cinese non si preoccupa minimamente dei propri cittadini, mettendo a rischio quanto prelevato con la forza”. Nella pratica, il trasferimento non avverrebbe tramite archivi crittografati ma in chiaro, rendendo i file particolarmente appetibili per i criminali, anche non professionisti.

Nel 2017, le autorità locali avevano obbligato i residenti nello Xinjiang a installare l’app che in cinese si traduce con internet pulita, per monitorare e tracciare le attività online di ogni individuo. Il governo di Pechino la considera una necessità per prevenire attacchi terroristici ma la comunità indipendente non può che etichettare l’operazione come estremamente razzista (perché solo nello Xinjiang e non lungo tutto il paese?) e potenzialmente fuorviante, visto che il governo potrebbe tranquillamente manipolare i dati per accusare chiunque, dagli oppositori politici agli attivisti.

L'articolo Le mire di sorveglianza del governo cinese proviene da Data Manager Online.

]]>
Qualcuno spia le comunicazioni di Washington https://www.datamanager.it/2018/04/qualcuno-spia-le-comunicazioni-di-washington/ Fri, 06 Apr 2018 09:02:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145150 Il Dipartimento di Sicurezza Nazionale USA ha scoperto una forma di sorveglianza elettronica ai danni dei dispositivi installati negli uffici della capitale Il quartier generale della Casa Bianca è circondato da varie antenne e torri, a prima vista molto simili a quelle cellulari presenti un po’ ovunque. Eppure tra queste ve ne sono alcune destinate […]

L'articolo Qualcuno spia le comunicazioni di Washington proviene da Data Manager Online.

]]>
Il Dipartimento di Sicurezza Nazionale USA ha scoperto una forma di sorveglianza elettronica ai danni dei dispositivi installati negli uffici della capitale

Il quartier generale della Casa Bianca è circondato da varie antenne e torri, a prima vista molto simili a quelle cellulari presenti un po’ ovunque. Eppure tra queste ve ne sono alcune destinate all’intercettazione delle comunicazioni che avvengono nelle stanze del potere, da inviare poi a qualche server nemico. Questo è quanto scoperto dal Dipartimento di Sicurezza Nazionale, che ha individuato vari rilevatori di segnale (i cosiddetti IMSI catcher) dei quali solo indagini ulteriori potranno spiegare obiettivi e mandanti. Il Dipartimento, il 26 marzo, avrebbe confermato l’esistenza delle cimici, osservando attività anomale di monitoraggio, chissà oramai da quanto.

Cosa succede

Come ha spiegato Christopher Krebs, ufficiale del Dipartimento di Sicurezza Nazionale: “L’NPPD (il National Protection and Programs Directorate) è concorde sull’individuazione dei catcher e del loro probabile utilizzo da parte dei governi stranieri a scopo di spionaggio”. Ora quello che c’è da capire, ed è quanto dovranno fare FBI e agenzie connesse, è se rilevatori simili sono presenti in altri stati, per scovare le comunicazioni tra politici e amministratori per varie finalità. In generale, l’uso di strumenti come i sensori IMSI, seppur datati, pare ancora molto in voga tra gli hacker terrestri.

La stessa FBI, all’interno del programma Stingray, sfrutta aggeggi comparabili, che consistono in valigette mobili capaci di raccogliere le comunicazioni su una vasta scala, anche un intero quartiere. Già lo scorso novembre il senatore Wyden aveva chiesto alla NPPD di investigare sulla possibile installazione dei catcher negli uffici pubblici, probabilmente dopo aver ottenuto il sentore di qualche operazione sottobosco, ai danni della privacy degli Stati Uniti.

L'articolo Qualcuno spia le comunicazioni di Washington proviene da Data Manager Online.

]]>
Vodafone testa il primo sistema IoT di monitoraggio e sicurezza per droni https://www.datamanager.it/2018/02/vodafone-testa-primo-sistema-iot-monitoraggio-sicurezza-droni/ Tue, 20 Feb 2018 15:19:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141571 Vodafone si prepara a proteggere i nostri cieli testando il primo sistema IoT di monitoraggio e sicurezza per droni Vodafone ha annunciato oggi l’inizio della sperimentazione del primo sistema al mondo per il controllo e la sicurezza del traffico dei droni. L’approccio pionieristico di Vodafone utilizza la tecnologia innovativa Internet of Things (IoT) 4G per […]

L'articolo Vodafone testa il primo sistema IoT di monitoraggio e sicurezza per droni proviene da Data Manager Online.

]]>
Vodafone si prepara a proteggere i nostri cieli testando il primo sistema IoT di monitoraggio e sicurezza per droni

Vodafone ha annunciato oggi l’inizio della sperimentazione del primo sistema al mondo per il controllo e la sicurezza del traffico dei droni. L’approccio pionieristico di Vodafone utilizza la tecnologia innovativa Internet of Things (IoT) 4G per proteggere gli aeromobili dal rischio di collisioni e prevenire incursioni involontarie o criminali di droni in luoghi sensibili come aeroporti, prigioni e ospedali.

[amazon_link asins=’8865208945,8875652589,197311058X,8850333455,8891901792,8848131026,886895186X’ template=’ProductCarousel’ store=’dmo0e-21′ marketplace=’IT’ link_id=’c79a735e-1651-11e8-a8ce-73102ec42006′]

I droni civili commerciali sono troppo piccoli per essere tracciati dai radar convenzionali e rappresentano in tutto il mondo un grosso rischio per i piloti, soprattutto nelle immediate vicinanze di campi d’aviazione e aeroporti. I droni vengono utilizzati anche per attività criminali come il contrabbando di droga e la consegna di beni di contrabbando all’interno delle carceri. Inoltre, i servizi di sicurezza e intelligence sono sempre più preoccupati che i terroristi possano compiere attacchi con droni adattati al trasporto di piccole cariche esplosive e guidati con il GPS verso il bersaglio.

Il rischio, per gli aerei, sta crescendo in misura esponenziale. Un’analisi svolta dal progetto SESAR (Single European Sky Air Traffic Management Research) indica che entro il 2050 nelle aree più densamente popolate dell’Unione europea si registreranno ogni anno più di 250 milioni di ore di volo di droni, sette volte maggiori di quelle cumulative effettuate annualmente dai velivoli convenzionali con equipaggio a bordo.

I test di Vodafone realizzati con tecnologia IoT per la sicurezza e il monitoraggio dei droni supportano gli obiettivi dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA), con la quale Vodafone ha collaborato. Attualmente l’EASA sta sviluppando nuove regole paneuropee per regolamentare l’utilizzo dei droni.**

Inoltre la nuova tecnologia sviluppata da Vodafone dà all’Unione europea più opportunità per affermarsi come centro d’innovazione globale nella tecnologia dei droni, in linea con la visione “U-space” della Commissione europea per l’utilizzo in sicurezza dei droni.

Tecnologia d’avanguardia

Vodafone ha sviluppato il primo Radio Positioning System (RPS) per droni, che si serve di un modem 4G e una SIM integrati nei dispositivi. Questo consente:

  • il monitoraggio in tempo reale del drone (con un margine d’errore che non supera i 50 metri) da parte dell’operatore e degli organismi autorizzati, come quelli preposti al controllo del traffico aereo;
  • il controllo over-the-horizon e oltre la linea visiva da parte dell’operatore, con notevole riduzione del rischio di incursioni accidentali del drone quando l’operatore lo perde di vista;
  • il geofencing protettivo, con droni pre­-programmati per atterrare automaticamente o tornare dall’operatore nel caso in cui si avvicinino a zone di esclusione prestabilite (come aeroporti e carceri);
  • l’intervento di emergenza remoto, per dare modo alle autorità di escludere il controllo dell’operatore nel caso in cui sia necessario modificare la traiettoria di un drone o farlo atterrare;
  • l’identificazione elettronica basata su SIM e la registrazione del proprietario.

Le reti mobili 4G operano con sistemi di sicurezza efficaci e collaudati, come la crittografia end-to-end e over-the-air dalla SIM alla stazione base. I dati di localizzazione RPS sono molto più difficili da hackerare o falsificare rispetto a quelli GPS, e anche la connessione dati utilizzata per controllare il drone, se confrontata con gli attuali protocolli di controllo radio, offre all’operatore notevoli vantaggi, come una maggiore resilienza e più feedback in tempo reale over-the-horizon.

Per consentire il monitoraggio e il controllo a distanza di un numero molto elevato di droni, l’RPS Vodafone è stato combinato con algoritmi di Intelligenza Artificiale, anch’essi sviluppati da Vodafone. Vodafone ha reso di pubblico dominio sia la ricerca sull’RPS, sia la proprietà intellettuale ad essa associata, rinunciando ai diritti di licenza per il suo riutilizzo, al fine di accelerare in tutto il mondo il processo di sviluppo della sicurezza dei droni e di innovazione della geolocalizzazione.

In occasione di un test preliminare effettuato alla fine del 2017 – il primo del genere al mondo – Vodafone ha utilizzato la sua rete 4G per controllare un drone X-UAV da 2 chilogrammi con un’apertura alare di 1,3 metri. Per tutta la durata del test – che si è svolto lungo una rotta di 32 chilometri intorno alla città spagnola di Isla Mayor, vicino a Siviglia – il drone ha trasmesso un feed video HD in tempo reale e dati di volo che includevano velocità, posizione RPS e coordinate GPS.

Ulteriori test, coordinati con le autorità competenti, saranno programmati per tutto il 2018 in Spagna e Germania, con l’obiettivo di rendere il sistema di controllo e sicurezza dei droni di Vodafone disponibile per uso commerciale a partire dal 2019.

La tecnologia su cui si basa l’RPS verrà anche utilizzata, in futuro, per potenziare la funzionalità di altri dispositivi IoT, dalle etichette per i bagagli alle biciclette. In alcuni dispositivi IoT l’RPS potrebbe inoltre supportare o sostituire il GPS, consentendo di migliorare la localizzazione soprattutto in ambienti chiusi, realizzare dispositivi più piccoli, e avere un più alto margine di sicurezza.

“Questa innovazione rivoluzionaria di Vodafone contribuirà a garantire la sicurezza dei cieli quando i droni saranno dappertutto,” ha dichiarato Johan Wibergh, Chief Technology Officer di Vodafone Group.

“La Commissione sostiene tutti i test finalizzati alla realizzazione del progetto U-space per la sicurezza delle attività dei droni commerciali nell’UE – c’è una rete sempre più estesa di dimostrazioni e progetti in tutta l’Unione. Non vediamo l’ora di conoscere i risultati del lavoro di Vodafone,” ha detto il vice direttore generale della Commissione Europea, Matthew Baldwin.

E infine Yves Morier, consigliere principale del Flight Standards Director dell’EASA, ha dichiarato: “Accogliamo con favore l’attenzione di Vodafone per lo sviluppo di nuovi approcci volti a garantire un uso sicuro e responsabile dei droni”.

[amazon_link asins=’8865208945,8875652589,197311058X,8850333455,8891901792,8848131026,886895186X’ template=’ProductCarousel’ store=’dmo0e-21′ marketplace=’IT’ link_id=’c79a735e-1651-11e8-a8ce-73102ec42006′]

L'articolo Vodafone testa il primo sistema IoT di monitoraggio e sicurezza per droni proviene da Data Manager Online.

]]>
HP accusata di utilizzare spyware nei suoi PC https://www.datamanager.it/2017/11/hp-accusata-utilizzare-spyware-nei-suoi-pc/ Thu, 30 Nov 2017 19:30:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136483 Il sistema di analisi Touchpoint invierebbe alla compagnia informazioni telemetriche senza che gli utenti ne sappiano nulla Non un vero e proprio tool di tracciamento ma ci andiamo vicino. Stando ad alcune accuse mosse in rete, HP avrebbe inserito all’interno dei suoi PC una sorta di spyware, col fine di monitorare varie informazioni degli utenti, […]

L'articolo HP accusata di utilizzare spyware nei suoi PC proviene da Data Manager Online.

]]>
Il sistema di analisi Touchpoint invierebbe alla compagnia informazioni telemetriche senza che gli utenti ne sappiano nulla

Non un vero e proprio tool di tracciamento ma ci andiamo vicino. Stando ad alcune accuse mosse in rete, HP avrebbe inserito all’interno dei suoi PC una sorta di spyware, col fine di monitorare varie informazioni degli utenti, tra cui quelle inerenti i dati telemetrici. Si tratta della possibilità di ricevere e inviare verso alcuni server elementi sul comportamento della macchina, alcuni molto generalisti, quasi esclusivamente empirici, altri invece potenzialmente invasi della privacy e dei metodi di utilizzo dei computer. L’inghippo è nato quando gli utenti hanno scoperto, tra i task attivi, anche un certo HP Touchpoint Analytics Service, capace di rallentare il sistema e di andare a fondo nell’ottenere i dati creati giorno dopo giorno dall’uso di Windows. Non è ben chiaro se l’arrivo del software, in modalità silenziosa quindi senza alcuna richiesta di accettazione, sia dovuto a un update di Microsoft o di HP ma è evidente che vi sia un accordo tra le parti per renderlo possibile.

Cosa succede

Sia chiaro: allo stato attuale non si conoscono i rischi di tale operazione ma sono le conseguenze che il servizio ha sulle prestazioni di portatili e desktop a marchio HP. Molti hanno infatti evidenziato il rallentamento di processi e interazioni (mouse e tastiera), valicabili o disattivando di sessione in sessione il software o disinstallandolo direttamente, cosa sempre possibile dai classici menu di gestione delle app. Il fatto è che HP non sembra nuova a problematiche del genere. Nel recente passato, è balzato agli occhi di tutti il fattaccio scovato dall’agenzia di sicurezza Modzero, che aveva scovato dei driver audio, nello specifico di Conexant, in grado di porsi come keylogger su tutti i dispositivi dove erano presenti di default.

L'articolo HP accusata di utilizzare spyware nei suoi PC proviene da Data Manager Online.

]]>
Android, tre app su quattro ci tracciano https://www.datamanager.it/2017/11/android-tre-app-quattro-ci-tracciano/ Thu, 30 Nov 2017 10:44:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136487 La scoperta fatta dall’Università di Yale ed Exodus Privacy è sconcertante: molte delle applicazioni sul Play Store vanno oltre ciò che dovrebbero fare sugli smartphone con sistema operativo Google Ci sono anche Uber, Twitter e Spotify tra le app che il Privacy Lab dell’Università di Yale ed Exodus Privacy considerano  decisamente invasive della privacy degli […]

L'articolo Android, tre app su quattro ci tracciano proviene da Data Manager Online.

]]>
La scoperta fatta dall’Università di Yale ed Exodus Privacy è sconcertante: molte delle applicazioni sul Play Store vanno oltre ciò che dovrebbero fare sugli smartphone con sistema operativo Google

Ci sono anche Uber, Twitter e Spotify tra le app che il Privacy Lab dell’Università di Yale ed Exodus Privacy considerano  decisamente invasive della privacy degli utenti. All’interno del report rilasciato qualche giorno fa, i ricercatori delle due organizzazioni affermano come oltre 3 app su 4, presenti sul Play Store, mettono in piedi una sorveglianza clandestina via software, non comunicata agli utenti Android nel momento dell’installazione. Tra le attività extra che le applicazioni in questione portano a casa c’è spesso il tracking della localizzazione, più che logico per piattaforme come Uber, ma anche un monitoraggio sui comportamenti dei dispositivi che poco hanno a che vedere con giochi e servizi specifici. Perché procedere a tali operazioni quindi? Quasi sempre a scopo di marketing, per la vendita di informazioni utili a targetizzare i consumatori e proporre banner in linea con le proprie abitudini.

Cosa succede

Exodus, nel suo database di analisi, ha almeno 44 software spia di cui 25 sono stati individuati nelle app prelevate dal Play Store. Ma non solo: il 75% di almeno 300 applicazioni oggetto di ricerca contiene codici e firme derivanti da tracker, possibili dunque di spionaggio silente. Alcuni di questi programmini fanno davvero paura. Ad esempio FidZup serve a scovare se ci sono altri smartphone nelle vicinanze, tramite l’utilizzo di frequenze ultrasoniche non percettibili all’orecchio umano, FaceGrok invece sfrutta la fotocamera per riconoscere le persone e, almeno in teoria, salvare i volti per creare un archivio interno per i più vari scopi. Prima che i possessori di un iPhone puntino il dito contro l’OS rivale, c’è da dire che l’Università di Yale e Privacy Lab hanno esplicitamente dichiarato che gran parte delle app presenti sul negozio di Google hanno delle perfette controparti su App Store, capaci dunque di raggiungerei il medesimo obiettivo.

L'articolo Android, tre app su quattro ci tracciano proviene da Data Manager Online.

]]>
WikiLeaks: ecco i nuovi file della CIA https://www.datamanager.it/2017/11/wikileaks-nuovi-file-della-cia/ Tue, 14 Nov 2017 14:27:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135017 L’organizzazione di Assange pubblica ulteriori documenti sulle misure di spionaggio dell’agenzia USA tra cui Hive, centro di controllo malware Prosegue la serie Vault7, immenso database diffuso da WikiLeaks, che aiuta a capire in che modo la CIA utilizza la tecnologia per spiare persone un po’ in tutto il mondo. Se nelle puntate precedenti si parlava […]

L'articolo WikiLeaks: ecco i nuovi file della CIA proviene da Data Manager Online.

]]>
L’organizzazione di Assange pubblica ulteriori documenti sulle misure di spionaggio dell’agenzia USA tra cui Hive, centro di controllo malware

Prosegue la serie Vault7, immenso database diffuso da WikiLeaks, che aiuta a capire in che modo la CIA utilizza la tecnologia per spiare persone un po’ in tutto il mondo. Se nelle puntate precedenti si parlava di televisori e router sfruttati per bucare le difese digitali di comuni navigatori, oggi è il turno di Hive, una componente in grado di porsi come centro di controllo di una vasta suite di malware. Questa, stando ai file di WikiLeaks, era persino in grado di aggirare i certificati di sicurezza di programmi di difesa a marchio Kaspersky e Thawte, così da proseguire nelle ricerche senza destare sospetti, soprattutto verso gli utenti più attenti, come quelli aziendali e professionali.

Cosa succede

“Hive risolve un problema di fondo per chi opera dietro un malware – si legge nei documenti – ogni tentativo del genere diventa inutile quando non può più agire nel segreto, nascosta agli occhi di un operatore. La suite della CIA provvede invece a fornire una piattaforma di comunicazione più ampia per un gran numero di minacce informatiche che possono ricevere dati e inviarli ai server dell’agenzia in modalità anonima”. A quanto pare, la strategia migliore utilizzata dai federali è quella di far passare il traffico in uscita dai computer presi di mira su connessioni VPN, mentre si naviga tranquillamente su siti web che sembrano genuini e invece sono maschere di backend della CIA. In questo modo, né chi sta dietro al PC si accorge di nulla né i software adibiti a bloccare il traffico notificano strani via-vai di informazioni, perché i portali farlocchi usano certificati apparentemente validi e non identificati dagli antivirus.

L'articolo WikiLeaks: ecco i nuovi file della CIA proviene da Data Manager Online.

]]>
Privacy International: l’Italia è ancora insolvente https://www.datamanager.it/2017/09/privacy-international-litalia-ancora-insolvente/ Fri, 08 Sep 2017 18:00:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=130314 Il nostro Paese, insieme ad altri 20, non rispetta gli standard dettati dall’Unione Europea in merito alla conservazione dei dati personali Privacy International, l’organizzazione britannica che difende i diritti dei cittadini digitali, ha recentemente inviato un monito all’Unione Europea, spiegando come 21 dei suoi peae non rispettano le norme sul mantenimento dei dati personali. Si […]

L'articolo Privacy International: l’Italia è ancora insolvente proviene da Data Manager Online.

]]>
Il nostro Paese, insieme ad altri 20, non rispetta gli standard dettati dall’Unione Europea in merito alla conservazione dei dati personali

Privacy International, l’organizzazione britannica che difende i diritti dei cittadini digitali, ha recentemente inviato un monito all’Unione Europea, spiegando come 21 dei suoi peae non rispettano le norme sul mantenimento dei dati personali. Si tratta di Italia, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e lo stesso Regno Unito. Stando alle informazioni ottenute dalla no-profit, governi e agenzie di questi paesi continuano a gestire in maniera poco appropriata la storia digitale dei navigatori, mettendo in atto una forma intrusiva di monitoraggio che non può più andare avanti.

Cosa succede

Tomaso Falchetta, Head of Policy di Privacy International, ha spiegato: “La conservazione indiscriminata e nascosta dei dati degli utenti, tra cui quelli sulle persone con cui interagiamo, i siti visitati e gli indirizzi IP delle macchine, può divenire più intrusiva di quanto si pensi e necessita di forme di regolamentazione più restrittive per prevenire gli abusi”. Privacy International, già all’opera contro i famosi Five Eyes, i cinque paesi uniti dal lavoro di NSA e agenzie correlate, ha invitato gli stati interessati a rivedere le norme interne, allineandole agli standard dell’Unione Europea sulla data retention.

“I metadati che ci portiamo dietro non sono meno impotanti del contenuto delle comunicazioni – ha proseguito Falchetta – è chiaro che ciò che avviene oggi nel continente viola i diritti fondamentali dell’uomo. Del resto la stessa UE ha definito la conservazione di tali contenuti non giustificata, nemmeno nel caso della lotta alla criminalità. Per accelerare le tempistiche, l’organizzazione ha chiesto alle telco che operano localmente di supportare il cambio di passo, visto il ruolo determinante nella fornitura dei servizi digitali sia agli utenti finali che agli spioni.

L'articolo Privacy International: l’Italia è ancora insolvente proviene da Data Manager Online.

]]>