Netcomm – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 12 May 2022 13:42:33 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Netcomm – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 LiveForum: gli eventi ibridi come leva di creazione di valore https://www.datamanager.it/2022/05/liveforum-gli-eventi-ibridi-come-leva-di-creazione-di-valore/ Thu, 12 May 2022 13:42:33 +0000 https://www.datamanager.it/?p=218925 43% di utenti digitali a Netcomm Forum 2022, prima fiera “full hybrid” in Italia Evento di riferimento sul commercio elettronico che si è tenuto il 3-4 maggio 2022, con oltre 21.000 ingressi al Mi.Co. di Milano e più di 5.000 presenze online, Netcomm Forum 2022 è stata la prima fiera “full hybrid” in Italia. Organizzato […]

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43% di utenti digitali a Netcomm Forum 2022, prima fiera “full hybrid” in Italia

Evento di riferimento sul commercio elettronico che si è tenuto il 3-4 maggio 2022, con oltre 21.000 ingressi al Mi.Co. di Milano e più di 5.000 presenze online, Netcomm Forum 2022 è stata la prima fiera “full hybrid” in Italia.

Organizzato dall’agenzia DigitalEvents, che si è avvalsa della collaborazione della società specializzata nello sviluppo di piattaforme e soluzioni digitali per la Live Communication LiveForum, Netcomm Forum 2022 è stato caratterizzato dal formato “full hybrid”, ovvero una modalità di fruizione dei contenuti e sviluppo di interazioni fra persone con continuità tra presenza fisica e remota.

La piattaforma digitale è stata utilizzata in tutte le fasi del progetto: prima dell’evento (allestimento stand fisici e virtuali + utilizzo di agende per prenotare workshop/conferenze e per appuntamenti personali, on-line e on-site), durante l’evento (consultazione area espositiva + fruizione di contenuti istituzionali e degli sponsor + chat e videocall tra visitatori ed espositori) e dopo l’evento (accesso a tutti i contenuti video prodotti durante l’evento). La piattaforma ha svolto l’importante funzione di gestionale dell’evento, permettendo sia all’organizzatore sia ai singoli espositori di gestire al meglio la propria presenza sia in presenza sia online, e di accedere in tempo reale alle statistiche di fruizione dei contenuti e di interazioni, siano esse avvenute online o in presenza.

Ben il 43% dei visitatori ha partecipato all’evento in modalità digitale, esclusivamente da remoto (19%) oppure in forma ibrida (24%), ovvero collegandosi alla piattaforma digitale in contemporanea o successivamente alla propria presenza fisica alla fiera. L’accesso fisico all’evento è stato facilitato dall’utilizzo di SmartPass, totem con stampanti posti all’ingresso della location che permettono la stampa in self-service del badge personale, tramite semplice riconoscimento del QR Code contenuto nella email di conferma partecipazione.

In termini di fruizione digitale dei contenuti live, il 31% dei partecipanti ha assistito ai 175 workshop da remoto, percentuale che raddoppia al 62% dei partecipanti per coloro che hanno assistito alle 3 conferenze plenarie in forma digitale (45% esclusivamente online e 17% in forma ibrida). In piattaforma erano inoltre accessibili contenuti on-demand costituiti dai video replays di conferenze e workshop, che hanno totalizzato oltre 7.000 visualizzazioni totali, con un incremento del 400% di visualizzazioni nei giorni successivi all’evento.

La piattaforma ha inoltre reso possibile accedere ai contenuti documentali di sponsor ed espositori, grazie ad oltre 250 stand virtuali dedicati, che hanno conteggiato circa 10.500 accessi durante i giorni dell’evento. Oltre alla generazione diretta di leads attraverso l’utilizzo online della piattaforma, lo sviluppo di contatti commerciali in presenza è inoltre stato reso possibile dall’utilizzo dell’applicativo FastContact (riconoscimento del QR Code presente sul badge dei partecipanti), che ha permesso l’acquisizione di oltre 10.700 biglietti da visita virtuali da parte degli espositori.

LiveForum si è inoltre avvalsa della collaborazione di Up2You per la determinazione della carbon footprint (impronta carbonica dovuta all’emissione di gas serra), rilevando che le emissioni dell’evento in formato digitale hanno contribuito per il solo 0,7% di quelle totali. Tale dato conferma come la ibridazione di un evento tramite piattaforma online e l’utilizzo di servizi digitali in presenza possano contribuire significativamente alla riduzione della CO2 media per partecipante (visitatori ed espositori).

“Siamo fermamente convinti – spiega Michele Rossi, Generale Manager di LiveForum – che il futuro della Live Communication sarà sempre più caratterizzato dall’utilizzo di soluzioni digitali, che permettano una continuità nel tempo e nello spazio dei contenuti e delle interazioni degli eventi fisici. In un mondo post-pandemico, maggiormente cosciente delle opportunità create dalle tecnologie, i partecipanti agli eventi sono sempre più attenti al proprio percorso personale di fruizione di contenuti e sviluppo di interazioni on-line vs on-site, opportunità che gli organizzatori di eventi possono sfruttare per aumentare reach e partecipazione”.

“La scelta dell’estensione digitale del progetto Netcomm Forum è stata decisamente vincente – afferma Pietro Cerretani, Managing Director di Digital Events –. Non solo abbiamo allargato considerevolmente la audience dell’evento, aumentando il numero dei contenuti fruiti e i contenuti generati in piattaforma, ma abbiamo anche utilizzato servizi digitali che hanno semplificato le attività gestionali e aumentato la qualità del servizio verso gli espositori. Inoltre, considerando la vendita dei biglietti ai visitatori (26% nella formula “digital only”) e i ricavi dalla partecipazione ibrida degli espositori, possiamo affermare che il format “full hybrid” ha contribuito ad un significativo aumento della marginalità complessiva dell’evento.”

 

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Natale sempre più digitale: nel 2016 forte incremento di vendite online https://www.datamanager.it/2017/02/natale-sempre-piu-digitale-nel-2016-forte-incremento-vendite-online/ Wed, 15 Feb 2017 17:30:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119201 I regali di Natale si acquistano sempre di più online: è quanto emerge da una ricerca svolta da Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, che ha monitorato l’andamento delle vendite online dei propri soci nel periodo compreso tra metà novembre e fine dicembre 2016, evidenziando una crescita significativa delle transazioni. La ricerca ha coinvolto […]

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I regali di Natale si acquistano sempre di più online: è quanto emerge da una ricerca svolta da Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, che ha monitorato l’andamento delle vendite online dei propri soci nel periodo compreso tra metà novembre e fine dicembre 2016, evidenziando una crescita significativa delle transazioni.

La ricerca ha coinvolto i soci del Consorzio e i siti di e-commerce in possesso del Sigillo Netcomm, che ne certifica la qualità, l’adempimento degli obblighi di legge e l’attenzione verso le esigenze del consumatore. Il risultato è la voce di aziende sia di grandi che di medio-piccole dimensioni, appartenenti a diversi settori che, rappresentando una parte del tessuto aziendale italiano, forniscono interessanti spunti di riflessione sul mercato e-commerce.

Rispetto al 2015 emerge un’interessante crescita: l’80% delle aziende intervistate dichiara infatti di avere riscontrato un aumento delle vendite online rispetto al Natale scorso. Aumento che, per circa un sito di e-commerce su quattro, ha preso le sembianze di una vera e propria impennata: il 23% dichiara infatti di aver registrato un incremento superiore al 50%.

La tendenza positiva ha riguardato sia le aziende di piccole dimensioni sia le grandi organizzazioni (con oltre 250 dipendenti). Tra i settori merceologici più performanti tra i soci di Netcomm l’Informatica ed Elettronica e al Food & Grocery, dove la totalità delle aziende rispondenti ha dichiarato una crescita rispetto al periodo natalizio dello scorso anno. Trend molto positivi si riscontrano anche per i Servizi Business (crescita per il 79% delle aziende rispondenti), Arredamento e Servizi per la Casa (70%) e Abbigliamento (67%).

Il Natale si conferma un momento cruciale per gli operatori di e-commerce: per quasi il 20% delle aziende rispondenti il valore delle vendite natalizie costituisce tra il 20% e il 40% dei ricavi annui e per il 4% oltre il 40%. È quindi ovvia l’importanza di attirare l’attenzione dei consumatori in tale periodo dell’anno; per questa ragione il 73% degli intervistati dichiara di avere sviluppato iniziative ad hoc per stimolare le vendite sotto Natale, utilizzando un mix di strumenti promozionali: in testa ci sono gli sconti sui prodotti/servizi e le attività di comunicazione (adottati rispettivamente dal 56% e dal 45% dei rispondenti). Anche le promozioni sulle modalità di consegna e ritiro sono state piuttosto utilizzate (21%); interessante osservare come il 27% dei rispondenti non abbia sviluppato particolari attività rispetto a quelle che svolge durante l’anno, segno che anche la stagionalità costituisce di per sé un interessante stimolo alla domanda.

Cresce anche la percentuale di acquisti effettuati tramite dispositivi mobili che hanno rappresentato un flusso di traffico e di acquirenti per l’80% dei rispondenti; da notare come la percentuale di vendite concluse attraverso questo device nel periodo natalizio sia stata superiore rispetto alla media della percentuale di vendite via smartphone registrata durante tutto l’anno:

• Il 44% dei rispondenti ha registrato tra l’1% e il 10% di incremento di vendite via smartphone
• Il 25% dei rispondenti tra il +11% e il +30%
• L’11% dei rispondenti oltre il +30%

“Da questi dati si comprende come oggi sia fondamentale rendere l’esperienza mobile sempre più attraente e soddisfacente per gli utenti, dichiara Roberto Liscia, Presidente del Consorzio Netcomm. Per chi ha un sito di e-commerce è importante guadagnare la fiducia del cliente non solo ottimizzando la user experience di navigazione ma garantendo anche sicurezza delle transazioni, contenuti puntuali e mantenendo continuità tra l’esperienza web e mobile”.

Gli strumenti di pagamento preferiti dai compratori online sono risultati essere le carte di credito (73%) e il sistema PayPal (64%). Il contrassegno si dimostra ancora una forma di pagamento importante per il mercato italiano, con il 35% dei rispondenti che lo ha indicato come uno degli strumenti maggiormente utilizzati dai propri clienti; una modalità di pagamento che risulta più vicina all’esperienza di fare acquisti in un negozio fisico.

Anche i soci di Netcomm sembrano seguire il trend generale dell’e-commerce italiano, che fatica ad affermarsi sull’export: il 50% dei rispondenti non ha realizzato vendite verso consumatori stranieri durante il periodo natalizio e il 33% ha registrato vendite cross-border tra l’1 e il 10%.

“Solo il 12% degli operatori del commercio elettronico intervistati riesce attualmente ad attirare flussi consistenti dall’estero: ciò significa che c’è molto lavoro da fare, ma anche che ci sono ottime prospettive di crescita per le aziende che sapranno sfruttare efficacemente i canali di vendita online”, prosegue Liscia. “Il Made in Italy è apprezzato nel mondo perché è sinonimo di qualità, passione e attenzione per i dettagli; la possibilità di raggiungere direttamente il pubblico internazionale attraverso l’e-commerce online aiuterà le aziende più intraprendenti a crescere e ad affermarsi anche al di fuori del mercato nazionale”.

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Netcomm e Rödl & Partner presentano l’handbook dell’e-commerce mondiale https://www.datamanager.it/2017/01/netcomm-rodl-partner-presentano-lhandbook-delle-commerce-mondiale/ Fri, 27 Jan 2017 16:30:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=118011 “E-commerce legal & tax handbook – Digital, fashion and food worldwide” è il titolo della guida presentata ieri a Milano. Due i promotori della ricerca: Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, e Rödl & Partner, studio legale e tributario internazionale presente in Italia e in 42 paesi del mondo. Avvocati e commercialisti di 12 […]

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“E-commerce legal & tax handbook – Digital, fashion and food worldwide” è il titolo della guida presentata ieri a Milano.

Due i promotori della ricerca: Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, e Rödl & Partner, studio legale e tributario internazionale presente in Italia e in 42 paesi del mondo. Avvocati e commercialisti di 12 nazionalità rispondono ad alcuni dei quesiti di natura legale e fiscale che ogni player del commercio digitale dovrebbe porsi.

Il risultato è un manuale, in formato digitale, contenente Frequently Asked Questions per offrire consigli semplici e accessibili per i player dell’e-commerce. Basta scegliere una destinazione per il proprio business tra le 12 nazioni trattate nel manuale e scoprire molti suggerimenti utili.

Uno sguardo sul mondo

Le imprese operanti negli Stati Uniti, ad esempio, dovrebbero tener presente che solo in 5 Stati non vengono applicate le sales and use tax all’e-commerce. Le prime sono imposizioni su vendite, mentre le use tax sono applicate, ad esempio, quando un bene è utilizzato dallo stesso soggetto che lo ha prodotto. In Cina, il consumatore ha a disposizione 7 giorni dal ricevimento della merce per restituirla e per recedere dal contratto concluso online, senza giustificazione. In Russia si discute della creazione di un portale dedicato che raccolga online le informazioni e i dati personali trasmessi a terzi e che permetta al cittadino di modificare o revocare le eventuali autorizzazioni concesse all’utilizzo dei propri dati.

E in Europa? In Spagna, ad esempio, c’è una soglia massima per le vendite online a privati pari a 35 mila euro, superata la quale è necessario registrarsi per fini IVA nel paese per evitare di incorrere in costose sanzioni. Il fisco in Repubblica Ceca è estremamente rigoroso. Ci sono regole precise da rispettare, più agevolati gli operatori in arrivo dall’Ue. Ma se il valore (escluso trasporto e eventuali assicurazioni) del bene scambiato online non supera 22 euro, nulla è dovuto tra dazi ed Iva, mentre nessun dazio sarà applicato sui beni che non eccedono i 150 euro.

Ultimo capitolo della ricerca dedicato – non a caso – all’Iran, mercato entrato nel mirino di tante imprese italiane ed europee: dal 2004 vige l’Electronic Commerce Law (Ecl) contenente disposizioni a tutela del cyber consumatore stringenti. Chi non rispetta le regole è soggetto a multe e pene piuttosto severe.

I tratti distintivi della ricerca e il progetto E-commerce LAB

Taglio internazionale e approccio multidisciplinare sono i due tratti distintivi della ricerca, nata con l’obiettivo di fornire un quadro quanto più possibile globale del commercio digitale. La guida accompagna l’imprenditore nel quadro regolamentare di 12 paesi, muovendo dall’impostazione fiscale del business online, passando per temi di natura legale, affrontando il nodo cruciale del trattamento e della circolazione dei dati fino ad approdare all’analisi di alcune peculiarità regolamentari del food e fashion.

L’evento è stato anche l’occasione per lanciare il progetto di formazione internazionale “E-Commerce LAB”: una ciclo di incontri interattivi tra professionisti, ricercatori ed operatori del settore e-commerce, organizzati in Italia e in altri paesi in cui Rödl & Partner è presente, il cui spirito sarà la condivisione di esperienze e la ricerca comune di soluzioni legali e fiscali per affrontare con successo le sfide del mercato digitale globale.

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Commerce revolution, il tuo mercato è il mondo https://www.datamanager.it/2016/09/commerce-revolution-mercato-mondo/ Fri, 23 Sep 2016 10:27:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109738 Alla tavola rotonda dedicata alla commerce revolution, che fa seguito al fortunato evento sull’e-payment, emergono molte tematiche importanti e tantissimi spunti di tecnologia e piattaforma. Il messaggio forte è che non ha più senso parlare di e-Commerce come di un “canale” separato: integrazione e disintermediazione sono le nuove modalità di approccio di un “info-Commerce”, dove […]

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Alla tavola rotonda dedicata alla commerce revolution, che fa seguito al fortunato evento sull’e-payment, emergono molte tematiche importanti e tantissimi spunti di tecnologia e piattaforma. Il messaggio forte è che non ha più senso parlare di e-Commerce come di un “canale” separato: integrazione e disintermediazione sono le nuove modalità di approccio di un “info-Commerce”, dove tutto può diventare relazione e acquisto

I chief information officer ospitati alle tavole rotonde organizzate da Data Manager e UniCredit tornano a discutere di transazioni economiche digitali dopo il fortunato evento già dedicato quest’anno al tema degli strumenti di pagamento online. Questa volta viene affrontato in senso più ampio il tema del commercio elettronico che, al di là dei valori in gioco (secondo Netcomm, il fatturato globale calcolato su beni e servizi acquistati online raggiungerà nel 2016 una cifra di 2640 miliardi di dollari, equivalente al 7% dell’intero mercato delle vendite retail), assume con estrema rapidità una dimensione nuova. Una dimensione che va oltre il pur fondamentale momento dello scambio commerciale, del passaggio di uno specifico valore monetario dalle mani dell’acquirente al venditore, da chi ordina a chi eroga un determinato servizio. Tra i catalizzatori tecnologici di questo allargamento del contesto c’è sicuramente anche Blockchain, il registro elettronico “totalizzante”, che rivoluziona il concetto di denaro ma anche quello di testimonianza, di rappresentanza, di titolarità. Una tecnologia ormai consolidata e sicura, che si adatta in modo flessibile a ogni forma di contrattualità, a partire per l’appunto da quella forma di “contratto” che è il passaggio di contante.


Abolita ogni distinzione tra #eCommerce e canali fisici @ConsNetcomm @RCS_Comms
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Le questioni sollevate dal moltiplicarsi delle transazioni elettroniche e dalla evoluzione in chiave digitale del mondo del retail e della distribuzione sono praticamente infinite. Come emerso anche dalla prima tavola dedicata alla questione, ci sono ancora tanti requisiti, anche normativi, da attuare per rendere fluidi e naturali strumenti come i pagamenti mobili contactless, i micropagamenti per l’acquisto dei beni meno impegnativi, come il giornale, il caffè, il biglietto del tram. La commerce revolution, per riprendere il titolo di questa conversazione, è un fenomeno che va di pari passo con la profonda trasformazione dei canali e le modalità di vendita in una sempre più complessa miscela di fisicità e “digitalità”; dei sistemi di distribuzione e logistica; delle strategie di ingaggio, fidelizzazione, stimolo dei consumatori. Anche qui la tecnologia rende possibile una grande flessibilità, riduce le barriere di accesso ai nuovi entranti e ai brand cross-industry, abilita la ridefinizione quasi istantanea del ruolo di retailer, delle relazioni tra produttori, rivenditori, catene, provider di piattaforme e sistemi di pagamento e gli stessi clienti finali, ancora più autonomi – sempre grazie alla tecnologia – sia nelle loro decisioni sia nella capacità di acquisto “disintermediata” rispetto agli operatori tradizionali. Con tanta carne al fuoco e una atmosfera pre-estiva, più rilassata del solito, la tavola rotonda sulla “rivoluzione” del commercio digitale ha avuto grande successo e, insieme al suo prodromo di qualche mese fa, dedicato in quella occasione ai sistemi di e-payment, vince un nuovo primato di vivacità per gli eventi targati Data Manager/UniCredit. Per il relatore di questo resoconto il compito è impegnativo ma anche molto istruttivo, perché gli spunti di riflessione sono davvero tanti, e notizie e dati forniti sono di prim’ordine. Al punto da far venir voglia di rovesciare il tradizionale impianto dei nostri resoconti, anticipando subito alcune delle conclusioni raggiunte durante la discussione alla quale hanno preso parte: Fabio Dibenedetto, head of Credit Card Networks di UniCredit Business Integrated Solutions; Francesco Tornatore, head of Digital & Partnerships di American Express; Alice Morrone, Digital Marketing e e-Commerce manager di Bricoman; Luca Bechelli, membro del direttivo e del comitato tecnico scientifico di Clusit; Fabrizio Alberton, CIO di F.lli Branca Distillerie; Giulio Finzi, segretario generale di Netcomm; Enrico Fili, head of e-Commerce & New Digital Business di RCS; e Alessandro La Rocca, head of the organizational structure Innovation Plans and Sales Integration – Strategic Planning Head Office di Trenitalia.


Industria dei viaggi in testa, seguita da elettronica e abbigliamento @ConsNetcomm
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SINTESI DELLE CONCLUSIONI

  • La distinzione tra e-Commerce e canali fisici ha definitivamente perso senso. Come ha efficacemente dimostrato Giulio Finzi di Netcomm, il consumatore decide online i suoi acquisti in negozio e trova in negozio nuovi spunti per gli acquisti online.
  • Il vero divario tra i due mondi – come illustrano gli interventi di Alice Morrone di Bricoman e Giulio Finzi – è la logistica, direttamente verso l’indirizzo del consumatore o verso i “concentratori” dei punti per il ritiro (pick-up) “fai da te”. I punti di riferimento in materia sono Amazon e, in prospettiva, Ali Baba.
  • Il predominio di PayPal è ingombrante, lato merchant, per i costi delle commissioni e l’inadeguato livello dei servizi di assistenza/implementazione offerti ai webmaster. L’obiettivo in Italia dovrebbe essere quello di un brand federato, ma finora le iniziative stile MyBank hanno deluso le aspettative.
  • Per le banche italiane, secondo la testimonianza di Fabio Dibenedetto di UniCredit Business Integrated Solutions, è il momento dei wallet che concentrano, sempre più spesso direttamente su app mobili, molteplici strumenti di pagamento, moltiplicando le opportunità di relazione e vendita B2C ma anche il trasferimento di somme di denaro tra privati (P2P). Il problema è ancora una volta quello della ridondanza e dell’affollamento.
  • Si avverte sempre più marcata la problematica della gestione delle identità e della ownership digitale del cliente. C’è un grande potenziale nascosto – avvertono Alessandro La Rocca di Trenitalia, Francesco Tornatore di American Express e Enrico Fili di RCS – nella possibilità di scambiare tra diversi merchant i dati relativi a uno stesso cliente con i suoi comportamenti d’acquisto. Ma le barriere sono di carattere normativo e burocratico più che tecnologico.
  • La nascita di nuove metriche e provider di dati come Factual, o le Google in-store activity legate al servizio AdWords, fino alle nuove forme di pubblicità real-time (Facebook, Criteo) può diventare, complice la multicanalità, un forte moltiplicatore di business. Ma rappresenta una grandissima sfida a livello di privacy, sicurezza, invasività, esplorata con acutezza dall’analisi di Luca Bechelli di Clusit sulle nuove normative e sulla tutela dei dati personali.
  • Nuove piattaforme, accordi, strumenti di fidelizzazione originati direttamente dai brand, e non solo dalle insegne della GDO, permettono di bilanciare la forza contrattuale di queste ultime, offrendo ai brand più spazio di movimento, come sottolinea Fabrizio Alberton di F.lli Branca Distillerie
  • Nell’era della trasformazione digitale, esistono ancora interi territori fisici del tutto non presidiati. Secondo Enrico Fili di RCS, le edicole italiane sono un importante snodo di attività commerciali quasi completamente non tracciate.

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Infine, tra i tanti fattori di attrito e resistenza, vengono citati l’uso ancora eccessivo del contante rispetto alla moneta elettronica e, lato azienda, la difficoltà di coinvolgimento del top management, e una progettualità che spesso e volentieri si muove su scale di tempi eccessivamente lunghi per un mercato ormai popolato da “predatori” tattici e opportunistici. Sulla lentezza di movimento, specie delle organizzazioni più grandi, pesa la brillante definizione riportata da Alice Morrone di Bricoman, il cosiddetto «complesso del tornello», che trasforma i decisori aziendali, bravissimi a servirsi delle tecnologie fuori dai confini delle loro imprese, a esercitare un assurdo scetticismo nei confronti di qualsiasi iniziativa tecnologica sperimentata da queste ultime.

Nelle slide introduttive firmate Netcomm, il consorzio di 200 e più aziende che da oltre dieci anni promuove in Italia e, nel contesto internazionale, per conto dell’Italia, una corretta misurazione del retail digitale e le buone pratiche di settore, si evidenzia un trend in costante aumento per tutti i parametri riconducibile all’acquisto di beni attraverso Internet. Al primo posto nel mondo, per fatturati riferiti ad acquisti online, riferisce Giulio Finzi, compare, senza troppe sorprese, la Cina, con un fatturato di 700 miliardi di dollari. «Oggi, in Cina comprano online 400 milioni di cittadini, gli Stati Uniti e il Regno Unito sono il secondo e terzo mercato». Secondo i dati dell’Osservatorio sul commercio elettronico Netcomm/Politecnico di Milano, l’Italia viaggia intorno ai 18 miliardi, con una previsione per il 2016 che supera la soglia dei 19 miliardi. Ma a dispetto dei venti di disgregazione scatenati dal referendum sul Brexit, il dato Europeo è molto confortante, secondo Finzi. Con un fatturato a livello continentale di 510 miliardi di euro per il 2016, l’Europa conta circa 300 milioni di e-shoppers su un totale di oltre mezzo miliardo. Perché sono importanti questi due numeri? «Perché – fa notare Finzi – la gran parte di quel mezzo miliardo di persone anche quando effettua offline i suoi acquisti utilizza le informazioni reperite online. Quello dell’integrazione dei canali è un tema assolutamente centrale».


Acquisti online in Italia sotto la media europea di quasi dieci punti @americanexpress
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QUAL È LA SITUAZIONE DELL’ITALIA?

Le percentuali online sul totale degli acquisti ci avvicinano purtroppo alle economie dei paesi dell’Est, dove la penetrazione di Internet è inferiore a quella italiana. Se la media europea sulle percentuali di acquisti online dichiarate dalle aziende è del 13,7%, la media italiana è sicuramente inferiore e si attesta nei dintorni del 5%, riconosce Finzi. Considerando che il numero di acquirenti online si attesta invece su 19 milioni di persone (con un raddoppio rispetto ai numeri di cinque anni prima), che rappresentano nell’insieme oltre il 55% delle famiglie, le responsabilità del ritardo italiano nei volumi del commercio online pesano in misura maggiore sulla scarsa reattività delle aziende, ancora troppo timide nell’affrontare una realtà dai potenziali molto elevati.

Parlando di settori merceologici, Finzi sottolinea il primato che, accanto a una industria del turismo e dei viaggi ormai quasi completamente digitalizzata, la categoria Elettronica e informatica continua a mostrare con i volumi generati (circa 2,79 miliardi con un aumento del 22% sul 2015). Subito dopo l’elettronica, il gradimento dei compratori online si rivolge verso i capi e gli accessori di abbigliamento, che generano un fatturato online di 1,8 miliardi (+25% sul 2015). «La categoria del food and grocery resta molto piccola, considerando che il 20% del bilancio di spesa dei consumatori italiani va in alimentari. Sulla spesa totale online, il food rappresenta appena lo 0,3%» – osserva Finzi. «E questo significa che c’è uno spazio enorme per questi prodotti». Un potenziale di cui Amazon ha già cominciato a rendersi conto, lanciando su aree come Milano il suo programma di consegne in giornata, Prime Now. «In questo momento, le grandi catene di supermarket italiane hanno più paura di Amazon che dei loro tradizionali concorrenti» – dichiara Finzi, citando alcune startup del comparto alimentare che in questo momento stanno imponendo in Italia modelli interessanti, oltre alla classica delivery di cibi pronti effettuata da Just Eat o Deliveroo: per esempio la consegna a domicilio di ingredienti freschi e già pronti da utilizzare per la realizzazione di ricette “home made” proposta da una startup incubata da Digital Magics chiamata Quomi.

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GLI STRUMENTI DI PAGAMENTO

La discussione intorno al tavolo si accende quando Finzi di Netcomm affronta la questione degli strumenti di pagamento utilizzati dai consumatori online italiani. I dati raccolti da Netcomm in collaborazione con l’Osservatorio sull’e-Commerce del Politecnico di Milano si riferiscono alle dichiarazioni su un apposito panel di duemila individui rappresentativi e dicono che PayPal è lo strumento più diffuso, con una popolarità superiore al 36%, seguito dalle carte prepagate (23,8% di diffusione) e dalle carte di credito con pagamenti sul sito. Subisce un calo piuttosto rapido (dimezzati i valori in tre anni), il pagamento che avviene in contanti alla consegna, una formula ormai scesa sotto la soglia del 5% degli acquisti. Particolarmente interessanti sono gli spunti offerti dalle ricerche che Netcomm commissiona a società come Net Retail e Human Highway per studiare il comportamento dei consumatori nella sfera di quello che Finzi ama definire info-Commerce. «Persino il termine multicanalità è superato, ne parlano le aziende ma non certo i consumatori, che vedono ormai perfettamente integrato il mondo degli acquisti offline e online». Infatti, secondo le ultime ricerche qualitative, il 72% della base di 19 milioni di smartphone connessi in rete ha cercato in negozio un prodotto che era già stato visto online. E viceversa il 45% di questa base rivela di aver cercato online informazioni sui prodotti osservati sugli scaffali dei punti vendita fisici. L’invito alle aziende è chiaro: occorre superare distinzioni troppo rigide, assicurando la massima uniformità e continuità possibile nell’esperienza vissuta sul web e nel mondo fisico; adattandosi però in modo fluido alle specificità della situazione o del device utilizzato. Anche in questo senso, conlude Finzi, Netcomm svolge una regolare attività di promozione e formazione, mirata allo sviluppo di best practice anche nella user interface dei siti commerciali. L’associazione rilascia per esempio un “bollino qualità” che tiene conto di una ottantina di parametri che contraddistinguono le vetrine dei bravi esercenti online.


Sistemi di pagamento troppo costosi per i retailer @bricomxn
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EXPERIENCE E USABILITÀ

Per Alice Morrone di Bricoman, che interviene a questo proposito, l’idea del bollino è valida, anche se i costi per ottenerlo sono molto elevati. La catena Bricoman (uno dei quattro brand, insieme a Bricocenter, Leroy Merlin e Zodio, del gruppo multinazionale francese Adeo), è specializzata nella vendita di materiali per edili, falegnami e altri artigiani: una versione “per partite IVA” dei negozi per bricolage. Con sedici punti vendita in Italia, solo recentemente Bricoman ha aperto un canale di e-Commerce, che tuttavia impone all’acquirente una spesa minima di 250 euro per la consegna a domicilio, registrando una soglia di fatturato online molto bassa (intorno al 3%). Nel corso dei suoi interventi, la Morrone individua diversi punti critici, a partire dall’eccessivo peso che PayPal ha assunto in Italia, con le sue commissioni molto elevate e la propensione a tutelare l’acquirente finale in caso di disputa sulle transazioni. Insieme a diversi altri colleghi seduti al tavolo, la responsabile digitale di Bricoman si interroga sullo scarso successo avuto sinora da sperimentazioni italiane di natura consortile, come MyBank. E confessa di nutrire nei confronti del famoso brand americano dei pagamenti online un rapporto di amore-odio. «I consumatori dimostrano di avere una doppia natura. Chi conosce PayPal paga solo con quello, ma molti altri non lo conoscono e spesso non sono a conoscenza di tutte le possibilità. Inoltre, fa poca comunicazione agli utenti finali e non offre alcun supporto a noi webmaster. Il mio sogno è una alternativa italiana». La Morrone sembra concordare con i giudizi espressi da Netcomm sui ritardi accumulati dalle aziende che dominano nel retail. Lo stesso gruppo Adeo pianifica con estrema prudenza le proprie strategie online, adottando tempistiche di rilascio che forse sono poco adeguate al contesto. Per esempio, Bricoman non offre al momento una app mobile per effettuare gli acquisti e neppure una versione mobile del sito web, due evoluzioni previste solo in futuro. Meno temuta, invece, la concorrenza di Amazon. «La tipologia di prodotti venduti rappresenta un incubo sul piano della logistica, in Italia non c’è ancora modo di consegnare tempestivamente un bancale di cemento. Personalmente però, temo l’arrivo in europa di concorrenti come la cinese Ali Baba».

LA RISPOSTA DELLE BANCHE

Come risponde il sistema bancario italiano alle sollecitazioni della Morrone sul quasi-monopolio di PayPal? Per Fabio Dibenedetto di UniCredit Business Integrated Solutions, i problemi non riguardano la tecnologia, la praticità o la sicurezza. «Si tratta di una questione di percezione da parte dei consumatori. UniCredit è appena uscita con il suo nuovo wallet per smartphone, Monhey, in esclusiva per i suoi correntisti. È legato al conto corrente, per cui non si devono neppure registrare le carte di credito possedute, nel momento in cui fai un acquisto sul telefono appare immediatamente la transazione da autorizzare, cosa che si può fare anche senza password, con l’impronta digitale». Molte altre banche stanno sviluppando prodotti analoghi, ma – riconosce Dibenedetto – le transazioni misurate sono ancora poche, evidentemente le varie soluzioni sono troppo recenti per essere percepite». Probabilmente, l’abbondanza di soluzioni non gioca a favore di quell’alternativa “federata”, comune a tutte le banche, che sembra essere auspicata dai merchant. Così come un marchio comune come MyBank forse non è considerato abbastanza semplice e immediato come «il formidabile strumento di disintermediazione» – nella definizione di Luca Bechelli di Clusit – che è diventato PayPal. Semplicità, sicurezza, tutela e servizio al cliente sono le qualità fondanti dell’esperienza American Express, aggiunge dal canto suo Francesco Tornatore. «Con o senza la plastica – sostiene l’head of Digital del grande circuito di carte di credito – sono le stesse esperienze che cerchiamo di replicare anche nel mondo digitale».


Per le banche è il momento dei #wallet su app mobili @UniCredit_PR
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LA TRASFORMAZIONE DI TRENITALIA

Alessandro La Rocca interviene sia sul tema della possibile concorrenza italiana a PayPal, sia sull’evidente gap di attività che penalizza l’Italia rispetto ad altre nazioni europee. «Il problema – spiega il responsabile delle innovazioni in Trenitalia – è che l’e-Commerce non è nato da aziende tradizionali che si sono affacciate su questa nuova realtà, rivisitando dalla A alla Z l’intera strategia di attenzione al cliente, inclusa la parte digitale». L’esperienza del grande vettore ferroviario nazionale è indicativa in tal senso. Nella sua primissima fase, quasi 15 anni fa, la biglietteria online di Trenitalia “staccava” meno di settanta titoli di viaggio al giorno. «Oggi, su cinque miliardi, tre dei quali riferibili a contratti con le Regioni per il trasporto locale, e due miliardi incassati dai viaggiatori, più della metà sono generati dal sito di e-Commerce». Una trasformazione legata a una profonda rivisitazione della strategia multicanale di Trenitalia, sottolinea La Rocca. Una strategia che prosegue man mano che Trenitalia diventerà un attore primario anche nel trasporto nazionale su gomma e nel trasporto pubblico urbano. «Sulla parte pagamenti, anche con l’aiuto di UniCredit, stiamo cercando di fare in modo che tutte le nostre società federate possano usare un unico mezzo di pagamento, un wallet interoperabile sotto il brand Cartafreccia, con quattro tecnologie diverse: il chip, il contactless, la banda magnetica e un QR Code personalizzato».

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INTEGRAZIONE TRA MONDO FISICO E DIGITALE

Di integrazione e opportunità d’acquisto tra mondo fisico e digitale, e di conversioni di azioni di marketing digitale in acquisti reali hanno discusso ampiamente, nei loro interventi, Alice Morrone di Bricoman ed Enrico Fili, capo dell’e-Commerce e new digital business di RCS Media Group. La responsabile del marketing digitale di Bricoman ha citato il servizio sperimentale di Google, lamentando tuttavia il fatto che dai test di questo servizio sono escluse, in Italia, le catene che non superano i trenta punti vendita. Sfruttando la tracciabilità geografica dei dispositivi mobili, il servizio collegato alla piattaforma AdWords – racconta Alice Morrone – permette al webmaster di stabilire una correlazione attendibile tra i click-through sui banner pubblicitari e la presenza del consumatore nei negozi fisici dell’inserzionista. «Riusciamo a fare qualcosa di simile con Factual, una piattaforma che raccoglie dati di presenza dei consumatori nei negozi dei tuoi concorrenti e permette di visualizzare la tua pubblicità verso i consumatori che hanno visitato un tuo competitor».

La pubblicità mobile mirata e l’interazione tra attività di e-Commerce e presenza fisica dei consumatori sono del resto al centro delle strategie new media del gruppo RCS. «Abbiamo messo a punto una piattaforma di data management che ci permette di gestire in modo molto avanzato i cookie che vengono memorizzati in funzione delle attività dei navigatori sulle nostre properties online» – racconta Fili. In collaborazione con l’italiana Beintoo concorrente di Factual, RCS riesce a proporre i suoi banner in modo estremamente mirato, correlando le informazioni geografiche che arrivano dai terminali registrati nei database di Beintoo. Il gruppo editoriale ha investito anche in una società, Quibee, specializzata nelle applicazioni marketing della tecnologia dei beacon, i minuscoli ripetitori digitali che permettono di marcare digitalmente gli spazi fisici. «Tra i vari esempi, con Quibee possiamo offrire la lettura online dei nostri quotidiani e periodici ai passeggeri delle navi da crociera Moby, ottenendo dei tassi di conversione molto elevati».

Un altro argomento proposto da Fili desta curiosità e interesse. In Italia esiste una rete di punti vendita ancora sostanzialmente immune dall’ondata di digitalizzazione, ma che potrebbe facilmente diventare un grande laboratorio di sperimentazione e di implementazione di nuove modalità di retail. «L’edicola è il principale canale di distribuzione, ma di questo canale non conosciamo nulla, non sappiamo chi siano gli utenti, non conosciamo i flussi di contanti o cambi-merce, considerando che il giornale che leggete al bar viene pagato con il caffé. I micropagamenti e il tracciamento delle attività che passano per questa catena di quasi ventimila punti vendita potrebbero trasformarsi in una miniera d’oro» – conclude Fili. Anche per il possibile aggancio con il tema dei mercati etnici: la proprietà delle edicole passa in misura crescente nelle mani di esercenti extracomunitari, un segmento demografico che utilizza pesantemente i device e le connessioni a Internet mobili.


Sempre più sentita la problematica della Gestione delle identità digitali @Clusit
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DISINTERMEDIAZIONE E FIDELIZZAZIONE

Il tentativo di inserirsi nel contesto di un mercato al dettaglio sempre più informatizzato e integrato muove da ambiti diversi dei tradizionali operatori della GDO e dei player finanziari. La disintermediazione piace molto anche ai brand manifatturieri, come dimostra la storia recente di Fratelli Branca, proprietaria di un brand storico del segmento delle bevande alcoliche. Il CIO, Fabrizio Alberton, recente acquisto della distilleria milanese dopo decenni di servizio in ambito consulting, illustra il caso della sperimentazione con un circuito di fidelizzazione espressamente finalizzato a ridurre gli effetti del forte peso contrattuale che la Grande distribuzione finisce per avere nei confronti dei prodotti ospitati sui propri scaffali. Utilizzata direttamente dai brand l’applicazione è la classica fidelity card che premia i suoi utilizzatori con sconti e “charge back” piccole somme di denaro direttamente riversate sul “conto” del titolare. «Branca – afferma Alberton – ha aderito un anno e mezzo fa all’iniziativa, cercando di ottenere l’esclusiva nella categoria “Amari, China, Fernet”, che rappresenta il 95% del fatturato. Elemento chiave dell’applicazione è la possibilità di disporre di preziose informazioni sulle abitudini di acquisto dei consumatori». L’azienda, aggiunge Alberton, proseguirà in questa stessa direzione, cercando in particolare di sviluppare sistemi basati sulla geolocalizzazione. «Se il 60% delle nostre vendite avviene in ambito GDO, rimane pur sempre una grossa quota di amaro consumato nei bar» – precisa il CIO di Branca. Un altro universo di cui si sa molto poco dal punto di vista dell’info-Commerce.

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MARKETING E PRIVACY

Geolocalizzazione e tracciamento sono termini molto frequenti nel corso della discussione, e un intervento di Luca Bechelli, membro del direttivo e del comitato tecnico scientifico di Clusit è praticamente obbligato. Sollecitato da un dibattito in cui gli stessi responsabili tecnologici non esitano a dichiarare il loro disagio nei confronti di un marketing online sempre più invasivo, ma temendo d’altra parte l’effetto frenante delle normative a tutela della privacy – l’esperto riporta alcune preziose considerazioni sulle nuove regole europee in materia. «Intanto, si tratta di un regolamento, non di una direttiva, per cui entra in vigore direttamente, senza bisogno di essere recepita dai singoli stati membri. Ed è una normativa molto più “matura”, perché non impone misure minime». La protezione della privacy, spiega Bechelli, parte da una accurata analisi dei rischi e suggerisce di applicare solo misure proporzionate alle situazioni e alle dimensioni dei player. Anche a livello di sanzioni e multe, risulterebbe molto attenuata la componente penale e le contravvenzioni di natura pecuniaria vengono finalmente proporzionate ai fatturati di chi viene multato.

Foto di Gabriele Sandrini

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Mai più elettrodomestici senza etichetta energetica https://www.datamanager.it/2016/04/mai-piu-elettrodomestici-senza-etichetta-energetica/ Thu, 07 Apr 2016 13:30:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=98384 Migliaia di negozi informati sulla normativa grazie alla collaborazione tra Legambiente e le associazioni di categoria AIRES, ANCRA e NETCOMM Mai più elettrodomestici senza etichetta energetica. Grazie a un accordo tra Legambiente e le associazioni di categoria Aires, Ancra e Netcomm, migliaia di negozi specializzati nella vendita di elettrodomestici riceveranno, infatti, a breve una dettagliata […]

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Migliaia di negozi informati sulla normativa grazie alla collaborazione tra Legambiente e le associazioni di categoria AIRES, ANCRA e NETCOMM

Mai più elettrodomestici senza etichetta energetica. Grazie a un accordo tra Legambiente e le associazioni di categoria Aires, Ancra e Netcomm, migliaia di negozi specializzati nella vendita di elettrodomestici riceveranno, infatti, a breve una dettagliata guida sulla corretta applicazione delle direttive Etichetta energetica ed Ecodesign, le due principali norme che riguardano il risparmio energetico finale e che coinvolgono il settore degli elettrodomestici.

La prima aiuta il consumatore a scegliere i prodotti più efficienti, la seconda fissa gli standard minimi per i prodotti per stare sul mercato e indica alcune informazioni obbligatorie da rendere disponibili sul prodotto.

Questa iniziativa di Legambiente e delle associazioni di categoria Aires, Ancra e Netcomm rientra nell’ambito del progetto Marketwatch, co-finanziato dalla Commissione Europea e portato avanti per tre anni da un consorzio di associazioni ambientaliste e consumeriste europee per verificare l’aderenza alla normativa europea degli elettrodomestici immessi sul mercato.

“Le direttive Ecodesign ed Etichetta energetica, se ben attuate, sono un grande motore per l’innovazione ambientale e uno strumento di risparmio straordinario – dichiara Davide Sabbadin, responsabile efficienza energetica di Legambiente -. Già oggi fanno risparmiare centinaia di euro in bolletta a ogni famiglia europea e, con le recenti modifiche, la stima è di abbassare le bollette energetiche di circa 465 euro al 2020. In termini di taglio alle emissioni è come se spegnessimo 200 centrali elettriche di piccola taglia. Ma questi risultati sono messi in discussione da un’applicazione a macchia di leopardo della normativa, che rischia di far perdere circa il 10% di questi risparmi. Per questo, siamo molto contenti di questa collaborazione, che darà senz’altro un contributo al miglioramento dell’applicazione delle norme nel nostro paese”.

“Si tratta di un’iniziativa senza precedenti per portata, che mette il nostro paese all’avanguardia in questo settore – dichiara Davide Rossi, direttore generale di Aires Confcommercio– sono 1500 le superfici di vendita nel nostro paese che verranno raggiunte da questo manuale: uno strumento utile per migliorare la già buona performance di applicazione che si ha mediamente in Italia. Il continuo aggiornamento della norma e qualche difficoltà di interpretazione, infatti, a volte rendono difficile un’applicazione immediata e puntuale. Con questo strumento riusciremo a migliorare ulteriormente il contributo del settore della distribuzione al risparmio energetico nel nostro paese”.

“Il settore del commercio online di elettrodomestici è un mercato crescente e incontra il gradimento dei consumatori, ma è stato fino ad oggi in difficoltà nell’applicazione della norma – dichiara Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano – É spesso difficile per i consumatori la ricerca dell’etichetta o dei dati di prodotto che obbligatoriamente devono essere inseriti nella pagina di vendita di un elettrodomestico. Questo manuale si pone come utile strumento per gli operatori dell’eCommerce nel capire come posizionare le etichette e come dare rilievo alle informazioni essenziali”.

“Nella logica della trasparenza e della sempre più attenta informazione verso i consumatori Ancraaderisce con entusiasmo alla diffusione di questo manuale che certamente sarà utile in una doppia valenza: per il retailer e per il consumatore” dichiara Dario Bossi, vice presidente Ancra.

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E-commerce e sicurezza: Netcomm sigla un accordo con CLUSIT https://www.datamanager.it/2015/11/e-commerce-e-sicurezza-netcomm-sigla-un-accordo-con-clusit/ Mon, 30 Nov 2015 08:20:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=89810 Firmato un accordo di collaborazione tra il Consorzio Netcomm e CLUSIT con l’obiettivo di sviluppare studi, ricerche, informazione e attività di supporto a istituzioni nazionali, operatori del settore, aziende e consumatori per la sicurezza nel commercio elettronico. Benché le frodi nell’e-commerce rappresentino ad oggi lo 0,15% del valore del mercato va promossa e sostenuta la cultura […]

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Firmato un accordo di collaborazione tra il Consorzio Netcomm e CLUSIT con l’obiettivo di sviluppare studi, ricerche, informazione e attività di supporto a istituzioni nazionali, operatori del settore, aziende e consumatori per la sicurezza nel commercio elettronico. Benché le frodi nell’e-commerce rappresentino ad oggi lo 0,15% del valore del mercato va promossa e sostenuta la cultura della sicurezza online nel nostro Paese

Il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, Netcomm e CLUSIT, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, hanno siglato un accordo con l’obiettivo di mettere a fattor comune le conoscenze e le competenze maturate nei rispettivi ambiti. In particolare, l’intesa mira a diffondere una corretta cultura della sicurezza nell’e-commerce tra gli operatori del settore, le aziende e i consumatori. E prevede anche un fattivo supporto a tutti i soggetti interessati e a tutti i livelli (istituzionale, culturale/formativo ed operativo) per una maggiore sicurezza delle transazioni online, per la protezione dei dati personali dei consumatori e più in generale per la sicurezza delle informazioni, dei siti web e dell’intero sistema del commercio elettronico italiano.

L’intesa prevede che nel corso del 2016 sia costituito un Osservatorio Clusit/Netcomm sulla sicurezza dell’e-commerce nel nostro Paese insieme a una guida dedicata ai consumatori. Oltre al rapporto annuale si produrranno materiali formativi e informativi, partendo da un primo contributo di Netcomm all’interno del rapporto Clusit 2016 sulla sicurezza ICT in Italia. Il tema della sicurezza nell’e-commerce animerà poi una sessione del prossimo Security Summit 2016, che si terrà a Milano dal 15 al 17 marzo prossimi, e un analogo workshop sarà strutturato nell’ambito dell’e-commerce Forum 2016 (18 e 19 maggio).  Sarà, inoltre, predisposto un sistema di Security Alerts per gli operatori e-commerce, come messo a punto dal Merchant Risk Council.

“L’accordo che abbiamo stretto con CLUSIT costituisce un passo importante sia per i consumatori, che in numero costantemente crescente finalizzano online i propri acquisti, sia per le imprese e gli operatori del settore e-commerce – commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. Secondo le nostre ultime indagini sono oltre 21 milioni gli italiani che almeno una volta nella vita hanno comprato online un bene e servizio, e stimiamo per fine 2015 un fatturato del settore sopra quota 16,6 miliardi. È evidente che come Consorzio sentiamo forte la responsabilità di tutela nei riguardi degli eShopper e parallelamente per tutti i soggetti interessati al comparto e-commerce vogliamo sviluppare attività e informazioni utili a diffondere una corretta cultura della sicurezza nel nostro Paese.
La partnership con CLUSIT si inserisce nelle iniziative che Netcomm ha varato da alcuni anni, come il “Sigillo Netcomm”, un vero e proprio bollino di qualità per i siti che lo espongono, che viene rilasciato dopo un iter di verifica, e che li impegna a offrire un servizio facile, conveniente, trasparente e sicuro“.

“La sicurezza delle transazioni online e la protezione dei dati personali sono tra le principali preoccupazioni dei consumatori italiani che ancora esitano ad acquistare servizi e prodotti in rete – commenta Paolo Giudice, Segretario Generale di CLUSIT. Per stimolare lo sviluppo del commercio elettronico nel nostro Paese è indispensabile innalzare il livello di sicurezza dell’intero sistema. E questo deve passare non solo da una maggior sicurezza dei siti web e dei sistemi di pagamento, ma anche da una maggior consapevolezza da parte degli utenti sui rischi e sulla necessità di utilizzare in modo responsabile le nuove tecnologie. Sono quindi molto contento dell’accordo raggiunto con il consorzio Netcomm, con cui già a partire dall’inizio del 2016 porteremo avanti una serie di iniziative a favore degli operatori del settore, delle aziende e soprattutto dei consumatori.”

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Alimentari online: un mercato da quasi 500 milioni di € nel 2015 https://www.datamanager.it/2015/07/alimentari-online-un-mercato-da-quasi-500-milioni-di-e-nel-2015/ Fri, 31 Jul 2015 12:42:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=82170 Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano nel 2015 il comparto alimentare online, inteso come l’insieme di Grocery (spesa da supermercato) e Food&Wine enogastronomico, cresce del 27% rispetto al 2014 e supera i 460 milioni di euro, ossia il 3% dell’eCommerce nel nostro paese. L’ingresso di Amazon può dare ulteriore linfa al mercato accelerandone […]

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Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano nel 2015 il comparto alimentare online, inteso come l’insieme di Grocery (spesa da supermercato) e Food&Wine enogastronomico, cresce del 27% rispetto al 2014 e supera i 460 milioni di euro, ossia il 3% dell’eCommerce nel nostro paese. L’ingresso di Amazon può dare ulteriore linfa al mercato accelerandone la crescita

In occasione dell’annuncio dell’ingresso di Amazon.it nel comparto alimentare dell’eCommerce attraverso l’apertura del negozio Alimentari e cura della casa, l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano traccia un bilancio del settore e illustra le possibilità che l’eCommerce offre a venditori e clienti del settore.

“Il comparto alimentare è nel 2015 uno dei settori più dinamici nel panorama dell’eCommerce B2c italiano”, afferma Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. “Crescono sia il Grocery (spesa da supermercato), che nel 2015 supera i 200 milioni di euro, sia il Food&Wine enogastronomico, che sfiora i 260 milioni di euro.” Aggiunge Alessandro Perego: “Negli ultimi due anni sono diverse le insegne della grande distribuzione che hanno attivato iniziative di Click&Collect, con la possibilità di ordinare online e di ritirare presso il punto vendita. Anche nel Food&Wine enogastronomico rileviamo un certo fermento grazie all’intraprendenza di produttori, “presidi territoriali” (che valorizzano prodotti locali), retailer, enoteche e start up, come ad esempio nella vendita di prodotto fresco (soprattutto frutta e verdura), nella consegna del pranzo pronto a domicilio, e nella vendita di prodotti in nicchie molto specifiche. L’ingresso di Amazon non può che incrementare ulteriormente la vitalità del comparto. Ne beneficeranno anche le PMI del settore food, che con il Marketplace potranno avere un ulteriore canale di accesso all’eCommerce e all’Export online.”

“Lo sbarco online del grocery italiano è in ritardo rispetto al resto d’Europa. Al contrario di altri settori, il grocery non è riuscito ad organizzarsi in maniera adeguata: dal nostro indice mensile che monitoriamo con Human Highway, negli ultimi tre mesi, gli acquisti online nell’alimentare rappresentano solo l’1,2%, fanalino di coda dell’intero eCommerce italiano”, commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm – Consorzio del Commercio Elettronico Italiano. “Amazon oggi va a colmare un vuoto nell’offerta: velocità, puntualità, delivery sono stimoli per la piccola, media e grande distribuzione organizzata italiana che deve reimpostare la propria strategia distributiva.”
“Inoltre – prosegue Roberto Liscia – l’offerta tipica dei prodotti Made in Italy continua a soffrire di una restrizione geografica, non solo nazionale ma anche regionale. Il food italiano deve trovare una strategia multicanale per poter uscire dai propri limiti geografici.”

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Netcomm Ecommerce Index: cosa si compra online con la bella stagione? https://www.datamanager.it/2015/06/netcomm-ecommerce-index-cosa-si-compra-online-con-la-bella-stagione/ Tue, 23 Jun 2015 14:48:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=77305 Cresce la voglia di relax nel tempo libero e anche l’eCommerce si adegua: i libri scalano la classifica negli acquisti arrivando al primo posto, seguiti dai biglietti di viaggio, mentre i capi di abbigliamento complice il cambio di stagione si attestano al terzo posto. Le attrezzature sportive si distinguono per essere la categoria di prodotto […]

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Cresce la voglia di relax nel tempo libero e anche l’eCommerce si adegua: i libri scalano la classifica negli acquisti arrivando al primo posto, seguiti dai biglietti di viaggio, mentre i capi di abbigliamento complice il cambio di stagione si attestano al terzo posto. Le attrezzature sportive si distinguono per essere la categoria di prodotto più acquistata nei negozi tradizionali, grazie all’informazione online

Gli acquisti online hanno attratto 16,9 milioni di individui nell’ultimo trimestre, ovvero il 55,1% degli italiani che accedono a Internet in Italia, mentre gli individui che acquistano online almeno 3 volte ogni trimestre sono 11 milioni, il 36,0% degli utenti Internet e compongono il segmento degli acquirenti abituali, responsabili dell’88% del valore degli acquisti. L’attenzione degli acquirenti, in questo trimestre, è rivolta sempre di più alle categorie di prodotto per la bella stagione. E le categorie che hanno visto un incremento negli acquisti sono direttamente collegate al tempo libero, come i libri, i biglietti per i viaggi e l’abbigliamento.

Sono questi alcuni dei risultati più salienti presenti nella quinta rilevazione trimestrale condotta tra gennaio e marzo dal titolo “eCommerce Index – Evoluzione degli acquisti degli italiani”, promossa da Netcomm con il supporto di Human Highway.

Con il cambio di stagione, cambiano anche le categorie di acquisti online, infatti, gli utenti prediligono prodotti adatti al tempo libero e all’aria aperta: i libri scalano la classifica negli acquisti con il 15,4%, seguiti dai biglietti di viaggio registrando il 13,1%, il terzo posto viene aggiudicato ai capi di abbigliamento con il 12,5% degli acquisti. Una differenza marcata rispetto agli acquisti registrati sotto Natale, in cui primeggiava la categoria di PC e Tablet con il 16,1% sul totale degli acquisti online, a seguire con il 12,9% la categoria degli smartphone e in terza posizione si trovano gli elettrodomestici con il 12,1%.

“Si conferma la tendenza per cui molti acquisti vengono effettuati nei punti vendita tradizionali, ma un ruolo fondamentale prima di comprare un bene o servizio è rivestito dalla possibilità di prendere informazioni sulla rete – commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. Anni fa avevamo coniato la definizione di infocommerce e, comunque, si osserva come la multicanalità si sia affermata come fondamentale opzione informativa e di scelta per il Superconsumatore. Infatti, sia gli utenti internet sia acquirenti tradizionali di alcuni prodotti attribuiscono un ruolo decisivo al “catalogo” e alle schede prodotto consultate presso un sito online prima del loro acquisto offline, ovvero in un punto vendita fisico”.

In questa particolare classifica, al primo posto si colloca la categoria delle attrezzature sportive con il totale del 9,6%, al secondo posto, come per gli acquisti online, troviamo i biglietti di viaggio con il 9,4% degli acquisti. Al terzo posto troviamo con il 7,4% la categoria i ricambi per moto e auto. I dati emersi dalla rilevazione periodica promossa da Netcomm rivelano come  gli italiani siano sempre meno diffidenti verso l’acquisto online, al punto che solo il 5,7% degli utenti non si fida a pagare su internet. Sempre più è la comodità e i benefici che se ne traggono a determinare la scelta dell’acquisto attraverso la rete, e la consegna dei prodotti fisici acquistati online avviene nel 93% dei casi a domicilio (casa o ufficio, con 1 prodotto fatto recapitare in ufficio ogni 10 ricevuti a casa), con una crescita del numero di consegne nel 2014 rispetto al 2013 che è stata intorno al 21%. Gli acquisti a distanza generano il movimento di 9,9 milioni di pacchi ogni mese in Italia e solo il 6% dei consumatori opta per il ritiro del prodotto in un altro luogo.

“L’acquisto online continua ad essere per chi compra un’esperienza convincente – continua Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. La soddisfazione espressa dagli acquirenti in merito a tutto l’iter di acquisto online si attesta sulla votazione 8,5, in costante crescita da quando rileviamo questo parametro (aprile 2011, in cui era 8 il voto medio). Questo indicatore riassume il successo della modalità di acquisto a distanza attraverso la rete: chi inizia ad acquistare online continua a farlo e, anzi, compra progressivamente in categorie di prodotti sempre diverse, diventando egli stesso promotore del nuovo stile di acquisto presso le persone che non hanno ancora fatto l’esperienza. Quando il livello di soddisfazione è così elevato il racconto dell’esperienza positiva diventa virale, si socializza su piattaforme come Twitter e Facebook, e la sua diffusione nella popolazione si alimenta da sola. È quello che abbiamo visto accadere negli scorsi anni e che può ragionevolmente continuare con questo ritmo di crescita anche nei prossimi. Siamo testimoni di una evidenza lampante: il digitale si conferma il vero asset con cui tutti gli operatori devono fare i conti se vogliono competere con successo per soddisfare le esigenze del nuovo Superconsumatore.”

La frequenza media di acquisto nell’ultimo trimestre è stata pari a 3,4 transazioni per acquirente nei tre mesi (poco più di una al mese).
 La diversa frequenza di acquisto consente di distinguere tra acquirenti abituali (almeno una volta al mese) e acquirenti sporadici (uno o due acquisti nel trimestre). Tale segmentazione mostra che il mercato è sostanzialmente guidato dal segmento degli acquirenti abituali: 11 milioni di individui che generano la quasi totalità del valore del Net Retail. Il valore della spesa è quasi equamente ripartito tra gli acquisti di servizi e beni digitali e prodotti fisici. La crescita del valore complessivo del Net Retail nel 2014 è stata pari al 22,1% rispetto all’anno precedente. La dinamica di crescita era già sostenuta nei due anni precedenti (di poco inferiore al 20% nel 2012 e nel 2013) e ha conosciuto una ulteriore accelerazione a partire dall’autunno del 2013 lungo tutto il 2014.

Gli acquirenti online italiani hanno compiuto in media più di un acquisto al mese nel 2014. La frequenza di acquisto è cresciuta in modo significativo nell’ultimo trimestre dell’anno e ha portato al risultato di oltre 200 milioni di transazioni nell’intero 2014. Negli anni recenti si sta affermando una nuova modalità di acquisto a distanza, sempre online ma non sul Web, bensì via App su dispositivi mobili. Tra i 16,9  milioni di acquirenti online degli ultimi tre mesi si rileva che uno su dieci, ad aprile 2015, ha effettuato un acquisto tramite uno Smartphone (via Web o, più frequentemente, via App) e che la quota di acquisti da Smartphone cresce del 67% rispetto all’anno scorso. La quota di acquisti da Tablet cresce a un ritmo più contenuto rispetto agli Smartphone: solo del 28% rispetto all’anno scorso.

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“pagoPA”: procedura accelerata per l’implementazione della soluzione di pagamento MyBank https://www.datamanager.it/2015/06/pagopa-procedura-accelerata-per-limplementazione-della-soluzione-di-pagamento-mybank/ Mon, 08 Jun 2015 16:30:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=75937 Nell’ambito del progetto “pagoPA”, PRETA ha annunciato che MyBank ha completato il processo di certificazione per il Nodo dei Pagamenti. Tale processo di certificazione consente una facile integrazione di MyBank da parte dei fornitori di servizi di pagamento già connessi o in procinto di connettersi al Nodo dei Pagamenti. Un crescente numero di prestatori di […]

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Nell’ambito del progetto “pagoPA”, PRETA ha annunciato che MyBank ha completato il processo di certificazione per il Nodo dei Pagamenti.

Tale processo di certificazione consente una facile integrazione di MyBank da parte dei fornitori di servizi di pagamento già connessi o in procinto di connettersi al Nodo dei Pagamenti.

Un crescente numero di prestatori di servizi di pagamento approfitterà di questa procedura accelerata al fine di mettere a disposizione di cittadini ed imprese italiani e stranieri la soluzione di autorizzazione elettronica MyBank.

Con MyBank, l’utente, che sia un privato o un’impresa, può autorizzare un bonifico on-line a favore di un ente della pubblica amministrazione italiana. I debitori sono reindirizzati automaticamente alla piattaforma di online banking del proprio fornitore di servizi di pagamento, in cui tutti i dettagli di pagamento vengono visualizzati per la verifica e l’autorizzazione. Non è necessaria alcuna registrazione e alcun dato personale verrà condiviso con terze parti; l’operazione di pagamento può essere avviata in modo semplice e sicuro.

Il pagamento di servizi e imposte in favore delle pubbliche amministrazioni italiane tramite MyBank può essere offerto da qualsiasi banca o altro fornitore di servizi di pagamento operante in Europa, che si è già collegato al Nodo dei Pagamenti. Questa piattaforma centralizzata di pagamento creata da AgID è la pietra angolare dell’iniziativa pagoPA di AgID, per consentire a cittadini e imprese di pagare imposte e servizi pubblici in modalità elettronica, facile e sicura. Il collegamento al Nodo sarà obbligatorio per gli enti della pubblica amministrazione italiana entro fine 2016.

Il completamento del processo di certificazione formale di MyBank per il Nodo dei Pagamenti consente ora ai PSP di offrire più facilmente la soluzione in quanto la certificazione elimina l’obbligo di eseguire i test individuali sulla piattaforma prima di adottare la soluzione di pagamento.

“MyBank offre semplicità e uniformità d’uso a tutti i soggetti coinvolti, siano essi privati, imprese o PA, indipendentemente dal loro paese di residenza in ambito UE. MyBank si conferma un’infrastruttura digitale paneuropea per lo scambio real time di informazioni finanziarie e non finanziarie assicurando a tutti i suoi utilizzatori semplicità, immediatezza operativa e protezione della loro identità.” afferma Giorgio Ferrero, Presidente PRETA S.A.S

“MyBank contribuisce alla realizzazione degli obiettivi fondamentali dell’Agenda digitale per l’Italia, a supporto di consumatori e imprese nell’esecuzione di pagamenti on-line. La soluzione ha già dimostrato di essere uno strumento molto utile per l’aumento delle transazioni elettroniche e per la riconciliazione automatica per imprese e rivenditori. In quanto soluzione certificata per l’esecuzione dei pagamenti nei confronti degli enti pubblici, MyBank si farà conoscere anche in questo campo e contribuirà a fornire gli stessi vantaggi agli enti della pubblica amministrazione” dichiara Roberto Liscia, presidente Netcomm.

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e-Commerce: 22 milioni di italiani hanno comprato online almeno una volta nella vita https://www.datamanager.it/2015/03/e-commerce-22-milioni-di-italiani-hanno-comprato-online-almeno-una-volta-nella-vita/ Wed, 18 Mar 2015 09:38:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71506 Gli acquirenti online italiani hanno compiuto in media più di un acquisto al mese nel 2014. La frequenza di acquisto è cresciuta in modo significativo nell’ultimo trimestre dell’anno e ha portato al risultato di oltre 200 milioni di transazioni nell’intero 2014 Gli acquirenti online italiani hanno compiuto in media più di un acquisto al mese […]

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Gli acquirenti online italiani hanno compiuto in media più di un acquisto al mese nel 2014. La frequenza di acquisto è cresciuta in modo significativo nell’ultimo trimestre dell’anno e ha portato al risultato di oltre 200 milioni di transazioni nell’intero 2014

Gli acquirenti online italiani hanno compiuto in media più di un acquisto al mese nel 2014. La frequenza di acquisto è cresciuta in modo significativo nell’ultimo trimestre dell’anno e ha portato al risultato di oltre 200 milioni di transazioni nell’intero 2014. Il 40% degli acquisti del quarto trimestre riguarda beni non materiali mentre il 60% degli acquisti online mette in movimento un bene fisico. Il rapporto tra prodotti e servizi è molto variabile durante l’anno e nella stagione estiva il peso dei servizi è maggiore, grazie al contributo della categoria di viaggi e turismo. Negli ultimi sei mesi tre acquirenti online su quattro (75%) hanno acquistato in Rete utilizzando esclusivamente il sito Web. Negli anni recenti si sta affermando una nuova modalità di acquisto a distanza, sempre online ma non sul Web, bensì via App su dispositivi mobili. Tra i 16 milioni di acquirenti online degli ultimi sei mesi si rileva che il 18,3% di essi ha fatto almeno un’esperienza di acquisto utilizzando un’App su Smartphone e l’11,5% di essi almeno un acquisto utilizzando un’App su Tablet. In pochi casi gli acquirenti online degli ultimi mesi hanno compiuto i propri acquisti utilizzando unicamente le App dei merchant sui dispositivi mobili (l’1,0% per gli utilizzatori di Tablet e l’1,6% per gli utilizzatori di Smartphone).

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Canali e dispositivi per l’acquisto online

Sono questi alcuni dei dati presenti nella quarta rilevazione trimestrale di fine gennaio dal titolo “Net Retail – Il ruolo del digitale negli acquisti degli italiani”, realizzata da Netcomm con il supporto di Human Highway e in partnership con Banzai, Postecom e QVC.

“L’acquisto online continua ad essere per chi compra un’esperienza convincente – afferma Roberto Liscia, Presidente di Netcomm.
 La soddisfazione espressa dagli acquirenti in merito a tutto l’iter di acquisto online si attesta sulla votazione 8,5, in costante crescita da quando rileviamo questo parametro (aprile 2011 in cui era 8 il voto medio). Questo indicatore riassume il successo della modalità di acquisto a distanza attraverso la Rete: chi inizia ad acquistare online non smette più e, anzi, compra progressivamente in categorie di prodotti sempre diverse e diventa egli stesso promotore del nuovo stile di acquisto presso le persone che non hanno ancora fatto l’esperienza. Quando il livello di soddisfazione è così elevato il racconto dell’esperienza positiva diventa virale e la sua diffusione nella popolazione si alimenta da sola. È quello che abbiamo visto accadere negli scorsi anni e che può ragionevolmente continuare con questo ritmo di crescita anche nei prossimi 5 anni. Siamo testimoni di una evidenza lampante: il digitale diventerà nel tempo il vero asset con cui tutti gli operatori dovranno fare i conti se vorranno competere con successo per soddisfare le esigenze del nuovo Superconsumatore.”

“L’e-commerce chiude il 2014 in forte crescita e in decisa controtendenza con il retail tradizionale – commenta Edoardo Giorgetti, CEO di Banzai Commerce.  Gli Italiani stanno colmando il gap che li separa dai cugini europei, spinti anche da un’offerta sempre più ricca di occasioni avere i prodotti migliori a prezzi migliori.  La grande opportunità adesso è costruire servizi e proposte sempre più su misura degli Italiani.  Per esempio i Pick&Pay, i servizi di installazione e ritiro usato dei grandi elettrodomestici, i servizi mobile.  Gli e-tailer come Banzai hanno il vantaggio, rispetto agli operatori tradizionali, di poter coniugare scelta più ampia, prezzi più bassi e servizi disegnati nativamente per il consumatore online.  Il 2015 sarà un anno interessante.”

“Uno dei messaggi principali che emerge da questa ricerca è che l’online influenza in modo decisivo più di un acquisto tradizionale su cinque  – dichiara Vincenzo Pompa, Amministratore Delegato di Postecom, Gruppo Poste Italiane. Questo evidenzia quanto sia importante l’eCommerce nell’ambito di un modello commerciale convergente tra fisico e online che può fornire ulteriori opportunità per le PMI. L’online esclusivo può non mantenere le aspettative desiderate soprattutto se non si è pronti a ripensare all’approccio complessivo della propria attività. È fondamentale ottenere la giusta visibilità, generare traffico e fare la differenza in termini di “conversion rate“ ma l’eCommerce in quanto servizio deve soddisfare il cliente finale in tutte le fasi del processo di acquisto”.

“Mantenere un alto livello di innovazione di servizio – oltre che di prodotto – rimane un driver importante della fidelizzazione per QVC, e la fruizione da mobile – più che raddoppiata nell’ultimo anno – si inserisce perfettamente in questo contesto. – Commenta Chiara Pariani, Director, Marketing & E-Commerce, di QVC Italia. Ma QVC è anche Web TV, dato che 24 ore su 24 è disponibile in live streaming. In questo senso, si avvicina anche al concetto di TV on demand: il consumatore televisivo non ha più come unico “interlocutore” la televisione, ma anche il web e, con il second screen, attraverso mobile e app. Si delineano così nuovi approcci alla TV, che prevedono la presenza di un device a portata di mano, la ricerca di interattività e partecipazione, la risposta alla call to action e alla socializzazione dei contenuti”.

La frequenza media di acquisto nell’ultimo trimestre è stata pari a 3,4 transazioni per acquirente nei tre mesi (poco più di una al mese).
 La diversa frequenza di acquisto consente di distinguere tra acquirenti abituali (almeno una volta al mese) e acquirenti sporadici (uno o due acquisti nel trimestre). Tale segmentazione mostra che il mercato è sostanzialmente guidato dal segmento degli acquirenti abituali: 11 milioni di individui che generano la quasi totalità del valore del Net Retail. La spesa media degli acquisti di servizi e beni digitali è superiore rispetto a quella per i beni fisici. La prevalenza di transazioni relative ad acquisti di prodotti fisici è attenuata quando si passa a considerare il valore delle due categorie.
 La crescita del valore complessivo del Net Retail nel 2014 è stata pari al 22,1% rispetto all’anno precedente. La dinamica di crescita era già sostenuta nei due anni precedenti (di poco inferiore al 20% nel 2012 e nel 2013) e ha conosciuto una ulteriore accelerazione a partire dall’autunno del 2013 lungo tutto il 2014. La frequenza di acquisto di prodotti fisici cresce a un ritmo superiore rispetto a quanto avviene per i servizi e i beni digitali. Il valore del Net Retail, nonostante la crescita impetuosa e i volumi significativi, è ancora un piccolo fenomeno, confinato a poco
più del 2% del valore complessivo dei consumi delle famiglie italiane (abitazione esclusa).  Il forte interesse verso gli acquisti
a distanza è giustificato dal fatto che
se la crescita continua con un tasso vicino
al 20% Y/Y, nel 2020 il Net Retail in Italia varrà 50 miliardi di euro, il 7% dei consumi al dettaglio.

Il profilo di chi compra online:

1- Il profilo di età degli acquirenti online presenta un fenomeno popolato in particolare nelle fasce centrali (25-44 anni), in modo ancor più pronunciato per gli acquirenti abituali. Gli acquirenti sporadici sono più numerosi nella fascia di 55 anni e oltre. Il profilo di età degli acquirenti online è molto più giovane della media della popolazione italiana e si concentra nelle fasce centrali di età (25-44 anni). L’11,4% degli acquirenti abituali ha più di 54 anni, a fronte del 38,1% dell’intera popolazione

2- L’utenza Internet italiana è leggermente più popolata da uomini e questo si riflette nella composizione degli acquirenti abituali: nel 59% uomini rispetto alla media italiana del 48%. Tra gli acquirenti online abituali la concentrazione di laureati è tre volte superiore alla media della popolazione.

3- Gli acquirenti online abituali si concentrano nei grandi centri urbani: al crescere della dimensione del centro di residenza cresce la concentrazione di acquirenti online nella popolazione. Nei piccoli centri (meno di 10mila abitanti) si trova 1 acquirente online ogni 5,8 individui, nei grandi centri 1 ogni 2,1.
Ma cosa viene in mente alle persone quando si parla di acquisti online? Quali sono i brand di riferimento, quelli che vengono spontaneamente associati al fenomeno? 
La notorietà spontanea è ovviamente superiore tra gli acquirenti rispetto ai non acquirenti e per entrambi i segmenti si concentra principalmente sulle marche che si possono classificare come «eRetailer»: operatori che sono nati con la Rete e non esistevano prima dell’avvento di Internet. Segue la categoria dei «Marketplace», ovvero quelle piattaforme che abilitano lo scambio di prodotti tra consumatori o tra aziende e consumatori finali.

I brand di riferimento del mercato: notorietà spontanea

Il valore degli acquisti per categoria disegna una distribuzione concentrata in poche categorie: in testa i prodotti di viaggi e turismo, seguiti dall’elettronica, nelle diverse famiglie di prodotti, i servizi assicurativi, l’abbigliamento e gli accessori. È evidente l’effetto stagionale sulla distribuzione della spesa: a dicembre tornano prevalenti i prodotti a scapito dei servizi in seguito alla riduzione dell’incidenza dei servizi turistici dopo l’estate. Le prime due categorie sono legate ai viaggi e al turismo e generano a dicembre il 26% del valore degli acquisti online, in calo rispetto al 41% rilevato dopo l’estate (ma era il 33,8% a giugno e il 25,2% di marzo). Le prime cinque categorie sviluppano circa metà dell’intero valore del mercato (il 49,6% , in calo rispetto al 58,7% di settembre, ma era il 57,6% a giugno e il 49,8% a marzo). Il 57,7% degli acquisti online autunnali è generato da prodotti e il 42,3% da servizi e beni digitali. Tra le categorie di prodotti cresciute di più negli ultimi anni si segnalano l’abbigliamento e le calzature, gli elettrodomestici, i prodotti alimentari e i servizi online a pagamento (App e acquisti in-App inclusi).

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Valore relativo per categoria nell’ultimo semestre

Considerando tutti gli acquisti online, il 41,8% di essi avviene presso un merchant classificato come eRetailer: si tratta di soggetti che sono nati con l’avvento di Internet e operano principalmente, se non esclusivamente, in Rete. Sotto la voce «Produttore» sono invece racchiusi tutti i merchant che forniscono direttamente il prodotto o il servizio che vendono mentre i Retailer Tradizionali sono soggetti che hanno una rete di vendita fisica e vendono anche online.

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Incidenza degli acquisti per tipo di Merchant

La spesa media degli acquisti online dipende dal tipo di Merchant sul quale si produce. Gli importi sono generalmente più elevati presso i Merchant che offrono un servizio di comparazione di prodotti simili mentre gli importi minori riguardano l’acquisto di coupon per esperienze e servizi, generalmente erogati su base locale.

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Valore degli acquisti per tipo di Merchant

Considerando tutti gli acquisti online, in tutte le categorie analizzate, lo scontrino medio della donna è leggermente inferiore a quello dell’uomo, di circa sette punti percentuali. Gli acquisti delle donne generano il 39% del valore complessivo del Net Retail perché, insieme allo scontrino medio più basso, le acquirenti di sesso femminile sono caratterizzate dalla minore frequenza di acquisto rispetto agli uomini. Tuttavia, in alcune categorie gli acquisti online delle donne pesano più della media:

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Gli acquisti online preferiti dalle donne

Il device utilizzato influenza la frequenza di acquisto online. In generale si nota che gli acquirenti online da smartphone fanno acquisti più frequenti, caratterizzati da un importo medio paragonabile a quello di chi utilizza altri dispositivi: si tratta quindi di un segmento più alto spendente. L’analisi si concentra sugli acquisti dei soli prodotti fisici e sulle differenze di comportamento tra il segmento che compie l’acquisto da un computer tradizionale (desktop o notebook) e quanti utilizzano un dispositivo mobile.

L'articolo e-Commerce: 22 milioni di italiani hanno comprato online almeno una volta nella vita proviene da Data Manager Online.

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