NFV – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:44:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png NFV – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 NGN alla prova della sicurezza https://www.datamanager.it/2018/04/ngn-alla-prova-della-sicurezza/ Wed, 18 Apr 2018 09:36:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146035 Reti tradizionali a rischio collasso. La crescita del traffico IP su scala globale e dal numero di utenti collegati a Internet mette a dura prova la tenuta delle reti tradizionali. Crescono anche in italia le reti SD-WAN. Finance e retail trainano il mercato Secondo le previsioni contenute nello studio Cisco Visual Networking Index (VNI) Complete […]

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Reti tradizionali a rischio collasso. La crescita del traffico IP su scala globale e dal numero di utenti collegati a Internet mette a dura prova la tenuta delle reti tradizionali. Crescono anche in italia le reti SD-WAN. Finance e retail trainano il mercato

Secondo le previsioni contenute nello studio Cisco Visual Networking Index (VNI) Complete Forecast 2016-2021 il traffico IP nel 2016 ha superato quota 1.2 ZB (1 ZB = 1000 Exabytes [EB]), pari a circa 96 EB (1 Exabyte equivale a un miliardo di Gigabytes GB) al mese. E raggiungerà quota 3.3 ZB nel 2021. Crescendo di circa tre volte nel periodo considerato, e di 127 volte tra il 2005 e il 2021. A trainare la crescita oltre al miliardo di nuovi utenti Internet su scala globale, che porteranno il totale dai tre miliardi del 2015 a oltre 4 miliardi entro il 2020, la trasformazione digitale, basata sull’adozione di dispositivi personali e l’attivazione di connessioni machine-to-machine (M2M) (videosorveglianza, contatori intelligenti, soluzioni digitali per il monitoraggio della salute, altri servizi). Nel corso dei prossimi cinque anni, le reti IP globali supporteranno oltre 10 miliardi di nuovi dispositivi e connessioni, passando da 16,3 miliardi nel 2015 a 26,3 miliardi entro il 2020. Secondo le proiezioni entro il 2021, i dispositivi e le connessioni pro-capite saranno 3,5 rispetto ai 2,3 del 2016. Inoltre, il numero di dispositivi connessi alle reti IP sarà pari a tre volte la popolazione mondiale entro il 2021, con circa 3,5 device connessi per persona, rispetto ai 2,3 del 2016. Ognuno di noi genererà quindi un traffico IP di circa 35 GB entro il 2021, contro i 13 GB del 2016. Al momento, c’è consapevolezza dell’impatto dell’IOT sulle reti e che ciò possa costituire una minaccia per la loro sicurezza della rete. Più dibattuta invece l’effettiva capacità delle reti tradizionali di far fronte a questa crescita. Se siano cioè in grado di gestire la richiesta che accompagnerà l’esplosione prevista legata a questo tipo di dispositivi,.

CRITICITÀ DELLE RETI ATTUALI

I più pessimisti sottolineano l’incapacità delle reti di gestire dinamicamente le risorse, la scarsa integrazione tra rete e piattaforme di servizio, i bassi livelli di performance. Criticità acuite dal tema della sicurezza. Le reti tradizionali in estrema sintesi presenterebbero un insieme di criticità riassumibili nella mancanza di governance su ambienti cresciuti troppo in fretta, un coacervo di tecnologie, domini privati e pubblici e servizi eterogenei. Sistemi inefficienti nei tempi di accesso, utilizzo e rilascio delle risorse. Secondo i più allarmisti le reti tradizionali sarebbero come la Queen Elizabeth: imbarcano acqua da tutte le parti. Un’obsolescenza accelerata dal processo di digitalizzazione, che investe ogni settore dell’IT, reti comprese. Un processo per cui diventa indispensabile progettare reti dinamiche e programmabili. Traguardo reso possibile dalla diffusione di tecnologie come SDN (Software Defined Networking) e NFV (Network Functions Virtualization).

I CONCETTI E LE TECNOLOGIE ALLA BASE DELLE RETI RESILIENTI

Le tecnologie NFV virtualizzano i servizi di rete, convenzionalmente eseguiti da hardware proprietario (router, firewall, load balancer), disaccoppiandoli dai tradizionali apparati fisici di networking e ospitandoli su macchine virtuali, le cui funzioni di rete sono controllate da hypervisor in grado di girare su normali server x86. Separando di fatto la parte che stabilisce il percorso da seguire per ogni flusso di pacchetti lungo la rete (control plane) dalla parte che fisicamente li instrada (data plane). La virtualizzazione delle funzioni di rete apre la strada ad aziende e service provider per sviluppare ed erogare nuovi servizi. Tenendo sotto controllo i costi e migliorando al contempo l’agilità del network nel supportare le richieste delle applicazioni. Un’architettura che ha al suo centro il concetto di resilienza. La capacità cioè della rete in caso di problemi di adottare una configurazione che le consenta di funzionare sempre garantendo così il servizio ai propri utenti. Concetto che trova concreta applicazione nelle reti SD-WAN, architetture in grado di monitorare l’operatività della rete e modificare le configurazioni in tempo reale per mettere in atto strategie di protezione e risposta.


#NGN alla prova della #sicurezza il mercato italiano delle LAN/WAN Software-Defined è destinato a raddoppiare tra il 2018 e il 2020 – Daniela Rao @IDCItaly
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ESPLOSIONE DEL MERCATO

La progressiva disaggregazione del network dall’hardware di rete unita a doti di resilienza, affidabilità, performance e sicurezza accendono l’interesse per queste nuove tecnologie. Inizialmente, l’adozione delle tecnologie SDN e NFV da parte di aziende e organizzazioni è stata giustificata soprattutto dai benefici promessi in termini di riduzione dei costi operativi (Capex). È dubbio però che il solo Capex possa guidare una rapida adozione delle due tecnologie. La vera sfida infatti è di riuscire a sfruttare anche gli altri vantaggi che sono in grado di offrire. Modellazione dei servizi, orchestrazione “top-to-bottom”, funzionalità SD-WAN, concetti che emergono già nelle offerte di diversi vendor, stanno guadagnando rapidamente credito sul campo. Tecnologie, sostengono i più ottimisti, che se combinate, potrebbero imprimere un’accelerazione importante nello sviluppo dei benefici di SDN e NFV, determinando una rapida evoluzione di entrambi gli approcci.

SEGMENTO SD-WAN

Il segmento SD-WAN inizia a prendere forma nel 2015. Un mercato ancora agli albori ma che IDC prevede si svilupperà con tassi di crescita importanti. «Per il periodo 2017-2021, il tasso di crescita sarà superiore al tasso del ben più ampio segmento delle infrastrutture di rete (network infrastructure market)» – ci dice Daniela Rao, senior research and consulting director di IDC Italia.

VALORE DEL MERCATO

«Entro il 2021, complessivamente il mercato SD-WAN raggiungerà la cifra di 8.05 miliardi di dollari, totalizzando in cinque anni un CAGR del 69.6%». Sempre secondo IDC, il mercato italiano dei sistemi e dei servizi dedicati all’implementazione delle LAN/WAN Software-Defined è destinato a raddoppiare tra il 2018 e il 2020, superando i 120 milioni di euro, una somma che rappresenterà oltre la metà della spesa delle aziende italiane per la gestione e lo sviluppo delle reti. «Un mercato guidato dalle grandi aziende che possiedono reti estese, molti device assegnati a mobile worker e personale distribuito sul territorio: qui la protezione dei dati aziendali, del parco device, insieme all’esigenza di automazione sosterranno l’evoluzione della spesa per le reti. Le imprese medie e piccole – continua Daniela Rao – resteranno invece più focalizzate su esigenze “basiche” di banda e network security, e tenderanno a sviluppare progetti molto differenziati in relazione alle loro specifiche attività». Attenzione però ai rallentamenti che potrebbero derivare nel nostro paese, dalla mancanza di una vera broadband.

ALTRE PREVISIONI

A fare da traino allo sviluppo del mercato, il mondo IOT, le cui tecnologie nel 2020 genereranno un fatturato di 1,46 trillioni (1 trilione equivale a un miliardo di miliardi) di dollari e l’apporto del cloud sia pubblico che privato, con il Software Defined Networking che – secondo IDC – sarà uno dei driver principali per sostenere le organizzazioni nel loro percorso verso la virtualizzazione server e l’adozione pervasiva della nuvola.


#NGN alla prova della #sicurezza Chi attacca può avere il controllo della rete accedendo alla configurazione di un controller SDN o fingendo di esserlo – Gastone Nencini @TrendMicroItaly
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LE RETI DEL FUTURO

«La rete del futuro, basata su tecnologia IBN, sarà in grado di apprendere continuamente, di raccogliere informazioni approfondite dai dati che fluiscono dentro e fuori dai dispositivi e dalle app di tutto il mondo, in tutte le posizioni su vasta scala, in tempo reale. Sarà in grado di adattarsi, di effettuare il provisioning di decine di migliaia di dispositivi in pochi minuti, eliminando al tempo stesso il 95% delle operazioni manuali e i costi dovuti a errore umano. Sarà inoltre in grado di identificare e bloccare le minacce e di imparare da ognuna di esse. Traendo le informazioni dal contesto. Una “filosofia” completamente nuova della rete» – afferma Rao di IDC.

LA DINAMICITÀ DELLE NUOVE RETI

È ancora prematuro delineare dai dati del mercato tempi e modi con cui le vecchie reti saranno sostituite da quelle di nuova generazione. Di certo, nonostante i tassi di crescita significativi questo processo non si esaurirà nel medio periodo (3/5 anni). In questo lasso di tempo, le nuove reti affiancheranno quelle già esistenti. L’IT potrà così continuare a confrontarsi con i due piani di sicurezza, quello fisico e quello applicato agli ambienti virtualizzati, che richiedono logiche e approccio specifici. «L’organizzazione dovrà gestire la coesistenza di reti e ambienti tradizionali e reti di nuova generazione» – conferma Fabio Panada, security consultant di Cisco e docente di CLUSIT. «Ma posto che uno spostamento verso questo tipo di reti comporti tutta una serie di vantaggi in termini di riduzione dei costi, automazione, velocità e integrazione, è importante sapere che – come manager dal punto di vista della security – dovrò gestire un nuovo livello di sicurezza in una maniera diversa. Con il vantaggio però di poter mettere a frutto best practice tradizionali, in termini di processi, servizi e soluzioni. Sapendo inoltre che potrò disporre di soluzioni ad hoc per gestire un ambiente eterogeneo» – spiega Panada.

GESTIONE DELLA SICUREZZA

Tutte le soluzioni di sicurezza tradizionali implementate nella rete fisica – firewall, IPS, soluzioni di antimalware o di content analysis, e così via – potranno infatti essere impiegate anche sulle reti SDN. «Non solo con la stessa qualità e le stesse funzionalità, ma aderendo perfettamente all’architettura SDN» – afferma Panada. «Con la possibilità di implementare anche delle regole di architettura come la segmentazione su una rete SDN virtuale, eterogenea, multi-hypervisor, dinamica». Un’estensione della security fisica agli ambienti virtualizzati. Attraverso una gestione congiunta dei due ambienti. «Un aspetto molto importante. Perché mi permette di non alzare i costi di gestione della sicurezza di una possibile migrazione verso le reti di nuova generazione. Non dovrò fare nuovi investimenti o imparare nuove tecnologie. Dovrò solo trasporre la tecnologia che ho già in uso in un ambiente differente» – afferma Panada.


#NGN alla prova della #sicurezza Una rete SD-SN trasforma ogni elemento di rete in un punto di applicazione delle policy – Damiano Colla @JuniperNetworks
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L’INTEGRAZIONE DELLE POLICY

L’integrazione delle policy esistenti con (quelle) richieste dagli ambienti virtualizzati è un altro passaggio importante. Perché queste nuove reti per le loro caratteristiche necessitano di contare su policy dinamiche. «Le reti di nuova generazione richiedono la gestione di molte più macchine virtuali, server, dati, applicazioni. Quindi spesso aumenta il numero di macchine virtuali o applicazioni e di conseguenza la necessità di mettere in produzione velocemente le applicazioni e le regole di sicurezza – policy – che la devono governare. Per gestire in maniera efficace questo nuovo ambiente molto più dinamico devo per forza essere legato a delle policy per avere un controllo efficace. Le policy mi permettono di controllare in automatico quel che succede nel mio ambiente SDN. Per esempio, se io ho nel mio ambiente fisico una policy per cui all’applicazione di data warehouse, accedono solo gli amministratori dei database, di Roma e solo via VPN, questa regola deve essere mantenuta e corretta in maniera automatica anche in un ambiente SDN. Devo cioè avere degli strumenti che mi permettono una volta assegnata una policy come questa di estenderla alla rete virtuale e se nel caso modificarla in maniera automatica. In modo che il cambiamento delle mie applicazioni sull’SDN la mantengano costante nel tempo e nello spazio». La centralità delle policy è ribadita anche da Damiano Colla, regional security systems engineer specialist di Juniper Networks secondo il quale – contrariamente a quanto avveniva con le soluzioni perimetrali multilivello – «una rete SD-SN (Software-Defined Secure Network) trasforma ogni elemento di rete in un possibile punto di applicazione delle policy». Con implicazioni importanti in termini di sicurezza. «Una rete SD-SN sfrutta le informazioni locali e del cloud per identificare e mitigare le minacce con un’applicazione dinamica delle policy che protegge la rete in tempo reale, trasformandola in un ecosistema di intelligence attivamente partecipe nella protezione dalle minacce».

CONTROLLO, APPLICAZIONE E DATI

Premessi i vantaggi in termini di sicurezza di poter utilizzare anche sugli ambienti virtualizzati le soluzioni di sicurezza tradizionali, e fermo restando la necessità di dotarsi di policy dinamiche – la gestione della sicurezza continuerà a rappresentare una sfida impegnativa. Infatti, oltre ad alcuni dei problemi di sicurezza tipici dell’architettura tradizionale di rete le reti SDN sono esposte a rischi di sicurezza collegati al disegno architetturale SDN, articolato su tre strati: controllo, applicazione e dati.

ATTACCHI AL CONTROLLER SDN

È il controller a stabilire il percorso che i pacchetti seguiranno, in funzione sia della loro destinazione e della topologia della rete, come farebbe uno switch tradizionale, sia di altre informazioni che il controller raccoglie da altri elementi ai quali lo switch non avrebbe accesso. Un ruolo quello dell’SDN che gli conferisce una serie di vantaggi – flessibilità, programmabilità in tempo reale, semplificazione dei controlli – ai quali però si affiancano minacce insidiose per la sicurezza. Infatti, il controller può essere sfruttato per manomettere i dispositivi di rete sotto il suo controllo (ad es. gli switch) e così compromettere tutto il traffico in entrata. Oppure, può essere utilizzato come testa di ponte per sferrare attacchi contro altri obiettivi, per esempio generando traffico a uno specifico target per esaurirne le risorse. «Il controller SDN è in genere l’obiettivo principale per gli aggressori, poiché è il punto centrale per mantenere e distribuire le configurazioni in una rete SDN» – conferma Gastone Nencini, country manager di Trend Micro Italia. «Chi attacca può cercare di ottenere il controllo della rete accedendo alla configurazione di un controller o fingendo di esserlo». Per mitigare questo rischio, occorre rafforzare la sicurezza del sistema operativo sul quale gira il controller SDN e prevenire gli accessi non autorizzati. «Arrivare a controllare la rete potrebbe essere considerato uno scenario estremo, ma esistono già casi reali nei quali non si era data la giusta attenzione alla configurazione degli accessi amministrativi dei controller di rete» – sottolinea Nencini.


#NGN alla prova della #sicurezza L’organizzazione dovrà gestire la coesistenza di reti e ambienti tradizionali e reti di nuova generazione Fabio Panada @Clusit
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CONTROLLER IN BATTERIA

In genere, l’architettura SDN prevede la presenza di un unico controller. Tuttavia, nel caso di reti a cui si richiede elevata affidabilità, nel disegno è possibile prevedere architetture particolarmente resilienti, policentriche, con sistemi centrali ridondati o distribuiti, anche esterni su piattaforme cloud. «La possibilità di avere più controller ha tanti vantaggi. Ma è fondamentale che le politiche di sicurezza sugli accessi e sull’hardening dei sistemi siano distribuite e replicate, sulla totalità dei controller presenti all’interno della rete» – spiega Nencini di Trend Micro. Disporre di troppi controller attivi contemporaneamente rende meno agevole applicare politiche di sicurezza efficaci e correggere eventuali vulnerabilità. Oggi, ai controller SDN è demandata la gestione dei servizi nel multi-cloud: privato, pubblico o ibrido. «Con il dissolversi del perimetro del cloud diventa imperativo mettere in sicurezza e proteggere i workloads o le applicazioni indipendentemente da dove vengono istanziati» – rileva Damiano Colla, regional security systems engineer specialist di Juniper Networks. «Pertanto, è necessario che l’SDN controller applichi le stesse politiche di sicurezza indipendentemente dal tipo di cloud coinvolto e dal tipo di ambiente, sia esso di sviluppo, test o produzione. Questo permette di applicare le stesse politiche di sicurezza su tutto il cloud e allo stesso tempo di garantirne la consistenza, limitando così la possibilità di errori»

ATTACCHI DDOS

Lo strato di controllo è esposto anche ad attacchi DDoS che inondando i server e i dispositivi di rete con traffico proveniente da più fonti IP possono paralizzare l’intera rete. «Esistono nuovi tipi di attacchi denial-of-service, che tentano di sfruttare i potenziali limiti di scalabilità di un’infrastruttura SDN, individuando specifici processi automatici che utilizzano una quantità significativa di cicli della CPU» – mette in guardia Nencini di Trend Micro.

CONTROMISURE

Per difendersi dagli attacchi DDoS una soluzione può essere quella di implementare più controller fisici in parallelo. Qualora si scelga di collegare gli switch della rete alla batteria di controller, uno di essi potrà fungere da master. In questo modo, nel momento in cui un controller master è chiamato a gestire un carico elevato di query, avrà la possibilità di ripartire il carico sui controller meno sollecitati, che diventeranno così i rispettivi master di tutti gli switch a loro assegnati. Le comunicazioni tra lo strato di controllo e quello dei dati è esposto ad attacchi man-in-the-middle (MITM). L’aggressore in questo caso potrebbe riuscire a modificare le policy del controller SDN in relazione agli switch, per assumerne il controllo. La cifratura dei messaggi e l’utilizzo di firme digitali sono probabilmente tra le contromosse più efficaci per proteggere l’integrità e verificare l’autenticità dei messaggi. Nello strato applicativo infine la possibilità di programmare in tempo reale la rete presta il fianco a vulnerabilità significative. In particolare, se chi attacca riesce a compromettere le applicazioni di sicurezza SDN, potrebbe guadagnare attraverso il controller il controllo completo dei flussi di traffico. Un rischio mitigabile, adottando procedure di codifica sicura che prevedano controllo modifiche e verifica dell’integrità nel ciclo di sviluppo del software. «Una rete SDN potrebbe essere vulnerabile agli attacchi anche a causa della separazione tra il data-plane e il control plane» – afferma Nencini. «Un’interruzione nel percorso di comunicazione tra i due piani potrebbe potenzialmente causare una falla facilmente utilizzabile in un attacco. In particolare, è necessario porre particolare attenzione nella definizione e nel disegno di una rete SDN per garantire che gli accessi ai sistemi siano gestiti da policy di autenticazione sicure. Si deve altresì garantire un piano di backup e uno di restore delle configurazioni e che le applicazioni installate sui controller siano scaricate da fonti attendibili» – conclude il country manager di Trend Micro Italia. L’emersione di nuove vulnerabilità continuerà a incentivare la ricerca di approcci alla sicurezza più sofisticati. Ma non bisogna sottovalutare la possibilità che sia ancora una volta la sicurezza uno degli elementi in grado di ostacolare l’adozione del modello rappresentato dalle reti di nuova generazione.

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VMware, il 5G è software defined https://www.datamanager.it/2017/03/vmware-5g-software-defined/ Mon, 06 Mar 2017 10:00:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120456 Pat Gelsinger non ha dubbi: la virtualizzazione e tutto il mondo definito dal software sono la base delle piattaforme per le nuove reti 5G e per l’Internet of Things “In genere vengo in Europa tre o quattro volte l’anno, per parlare soprattutto di infrastrutture e incontrare clienti di rilievo”, esordisce Pat Gelsinger, CEO di VMware. […]

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Pat Gelsinger non ha dubbi: la virtualizzazione e tutto il mondo definito dal software sono la base delle piattaforme per le nuove reti 5G e per l’Internet of Things

“In genere vengo in Europa tre o quattro volte l’anno, per parlare soprattutto di infrastrutture e incontrare clienti di rilievo”, esordisce Pat Gelsinger, CEO di VMware. Questa volta l’occasione è il Mobile World Congress di Barcellona, un evento che a Gelsinger piace molto perché “partecipano un po’ tutti, compresi i service provider, e anche perché si incontrano le persone giuste”. Ed è proprio per commentare gli annunci di VMware all’evento catalano che Gelsinger ha incontrato la stampa specializzata a Milano, insieme a Jean-Pierre Brulard, senior vice president e general manager Emea, e Alberto Bullani, regional manager di VMware Italia.

Parola d’ordine virtualizzazione della rete

Come noto, da tempo il Mobile World Congress non è più circoscritto al mondo dei telefonini, ma abbraccia un po’ tutti i temi tecnologici, come mobile, cloud e Internet of Things. E se quest’anno l’attenzione era puntata sul 5G, ovvero la prossima rivoluzione nell’ambito delle reti cellulari attesa al debutto nel 2020, tanto meglio per un pioniere della virtualizzazione come VMware, in quanto “già le prime implementazioni in 5G mostrano che si tratta di un’infrastruttura che fa ampio uso della virtualizzazione, con reti sempre più definite dal software”, ha spiegato Gelsinger, sottolineando che la “NFV, ovvero Network Function Virtualization, cioè la virtualizzazione delle funzioni di rete, diventa essenziale per fornire un’infrastruttura altamente scalabile, anche per rendere più agevole il passaggio al 5G delle piattaforme 4G e LTE già esistenti”. Ma non solo: “Adesso i fari sono puntati sulla realizzazione della piattaforma per le applicazioni, che passerà per una convergenza tra il cloud e le telco. In questo senso, le Olimpiadi del 2020 costituiranno il primo vero debutto, e noi saremo i fornitori delle reti 5G in partnership con Atos, che è stato sponsor tecnico di Rio 2016 e lo sarà anche per Tokyo”, ha proseguito Gelsinger.

Il ruolo dei Service Provider

Un ruolo essenziale, nel nuovo scenario delineato dal numero uno di VMware, è quello dei CSP, i Communication Service Provider, che operano globalmente ma “sono soprattutto di origine europea”, come ha tenuto a evidenziare Gelsinger, e ai quali la società ha destinato in particolare gli annunci di Barcellona, per agevolarli nella transizione definitiva verso il modello software defined: analogamente a quanto avvenuto con i data center, caratterizzati da una virtualizzazione che si è sempre più evoluta verso una modalità definita dal software anche con l’appoggio del cloud, anche il mondo delle telco deve approdare alla logica della Network Function Virtualization. Anche perché la transizione cui sono chiamati i Service Provider con l’avvento del 5G va verso la presenza di una maggiore componente di servizi accanto alla capacità di banda, soprattutto alla luce dell’affermazione dell’Internet of Things. Come ha ricordato Pat Gelsinger, da qui a meno di tre anni, cioè nel 2020, “si prevede che vi saranno più macchine che persone connesse”. E nel grande mercato che da qui a pochi anni sarà definito dall’Internet of Things, “il ruolo di VMware è quello di occuparsi di connettività: non ci occuperemo né di analytics né di sensori o di altre cose noiose”, ha esemplificato argutamente Gelsinger.

Tre annunci chiave

Chi era a Barcellona ha visto tra l’altro l’annuncio della nuova versione 2.0 delle soluzioni di virtualizzazione delle reti VMware vCloud NFV, la piattaforma integrata, modulare e multi-tenancy che combina un’infrastruttura di virtualizzazione delle funzioni di rete a elevata disponibilità con funzionalità di gestione delle operazioni. Già adottata da oltre 45 service provider che servono 300 milioni di abbonati in tutto il mondo, nelle parole dell’azienda, VMware vCloud NFV “consente di trasformare le architetture di rete, la service delivery, le operation e gli economics attraverso una rete più dinamica, agile e basata su software”. Inoltre, sempre a Barcellona, VMware ha annunciato che i Communications Service Provider potranno veicolare ai clienti nuovi servizi di enterprise mobility sfruttando AirWatch, cioè la soluzione di VMware per l’Enterprise Mobility Management, attraverso l’offerta vCloud Air Network Managed Services Provider. Infine, da segnalare l’accordo con Harman, azienda attiva nelle tecnologie connesse per numerosi ambiti verticali e acquisita recentemente da Samsung, per fornire soluzioni IoT semplificate e specializzate per i mercati manifatturiero, retail, costruzioni, automotive e dell’efficienza energetica. “Ci aspettiamo molte altre partnership oltre a questa”, ha concluso Pat Gelsinger.

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Come gestire al meglio le reti enterprise in tre passi chiave https://www.datamanager.it/2016/02/gestire-al-meglio-le-reti-enterprise-tre-passi-chiave/ Wed, 17 Feb 2016 09:28:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=94784 Razionalizzare, convergere, virtualizzare e automatizzare. Dopo il boom del cloud, il grande interesse – e il relativo business – che si è creato intorno alle architetture e tecnologie cloud sta facendo riflettere sulle logiche e i processi aziendali che gravitano intorno all’ICT, e quindi anche sul tema della gestione della rete Che il cloud non […]

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Razionalizzare, convergere, virtualizzare e automatizzare. Dopo il boom del cloud, il grande interesse – e il relativo business – che si è creato intorno alle architetture e tecnologie cloud sta facendo riflettere sulle logiche e i processi aziendali che gravitano intorno all’ICT, e quindi anche sul tema della gestione della rete

Che il cloud non sia solo più una moda, ma una solida realtà lo dimostra anche la richiesta di personale qualificato, o anche solo da formare, in tale ambito. Un esempio recente in tal senso è l’annuncio di Microsoft dello scorso ottobre quando, attraverso un comunicato stampa, ha dichiarato l’intenzione di attivare nuovi posti di lavoro in Europa entro il 2016 da dedicare allo sviluppo di soluzioni e progetti basati sulla loro piattaforma Cloud Microsoft Azure, in particolare con l’inserimento di 350 persone, da trovare sia tra neoassunti sia tra specializzati, di cui ben 50 in Italia.

Questa scelta si spiega facilmente con il fatto che i conti di Microsoft, presentati nell’ultima trimestrale, hanno retto proprio grazie alle vendite del cloud e dei servizi, mentre il settore “tradizionale” (personal computing, Xbox…) è andato sotto di un ben -17%.

Del resto il fenomeno del cloud sta interessando tutto il mercato ICT anche in Italia, lo dimostra statisticamente l’ultimo Rapporto 2015 di Assintel, l’associazione nazionale delle imprese ICT, che ha commissionato uno specifico studio a NEXTVALUE. Dallo studio, si evince che, in un contesto generale di mercato dell’information technology che finalmente torna a crescere dell’1,7%, la ripresa è trainata soprattutto da alcuni “cavalli vincenti” dell’area del software, in particolare proprio del cloud che cresce a due belle cifre (20%) insieme ad altre realtà quali IoT (+16,7%), business intelligence, analytics e big data (+7,3%). Interessante anche notare che la spesa in IT cresce oltre il 3% nelle medie e grandi imprese, mentre all’inverso assistiamo ancora a una contrazione nel segmento consumer (-1,1%) e in modo più accentuato nella PA (sotto il -2%).


#reti Convergenza e riposizionamento. Verso una trasformazione radicale delle architetture
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Storicamente il cloud, inteso come virtualizzazione delle risorse dei data center e quindi del loro consolidamento, è nato dalle esigenze di riduzione dei costi, trovando attenzione massima in tal senso all’interno di una sfavorevole congiuntura economica, e solo ultimamente sta diventando un paradigma teso invece allo sviluppo, in grado di indirizzare nuovi modelli di business – anche molto disruptive – in tema di piattaforma e di disponibilità di nuove applicazioni. Parrebbe invece mancare una “copertura” cloud nei livelli più bassi della “pila”, ovvero nella cosiddetta rete, che è però base vitale e irrinunciabile per il mondo digitale. Possono quindi le reti continuare a rimanere ancorate verso un approccio “tradizionale”, pur promettendo comunque un’evoluzione tecnica in termini di scalabilità, performance e attenzione alla qualità, come siamo stati finora abituati a vedere? Il buon senso e la logica direbbero di no, anche se difficoltà tecniche e architetturali nel virtualizzare la rete non sono di certo banali. La spinta a superare queste complessità – però – esiste e il percorso verso l’allargamento della virtualizzazione della rete è già stato avviato, in particolare nei suoi elementi di gestione, trasporto e di interfaccia verso i livelli superiori, con paradigmi che promettono di rendere la rete sempre più “liquida”.

In particolare, con l’introduzione di piattaforme software-defined network (SDN) – con la promessa di virtualizzazione attraverso il paradigma di network function virtualization (NFV) – e di nuovi modelli che alcuni chiamano rivoluzionari. Il fatto che non siamo più “all’accademia”, ma all’interno di un iter che odora di “business”, lo dimostra il fatto che sono state avviate due organizzazioni internazionali che ne potranno guidare sviluppo e standardizzazione: la ONF (Open Networking Foundation) e l’ETSI NFV ISG (Industry Specification Group).

Ma cosa sono SDN e NFV?

SDN (acronimo di software-defined networking) è di fatto la promessa di un nuovo modo di gestire la rete, introducendo il concetto di virtualizzazione – oramai maturo in ambiente informatico – nella rete, ovvero proponendo un’architettura tale da separare la tematica del controllo rispetto a quelle delle funzionalità, aumentandone le flessibilità.

NFV (acronimo di network function virtualization) è lo sviluppo di opportune tecnologie atte a virtualizzare le funzioni dei nodi di rete in modo che possano essere collegati insieme per creare servizi di comunicazione. Si tratta di un paradigma, o meglio un “ecosistema”, che aiuterebbe ad “avvicinare” la rete alle applicazioni, tanto che alcuni dicono che potrebbe rappresentare uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi venti anni per l’industria delle telecomunicazioni. Per affrontare la crescita della telefonia fissa, mobile e del traffico indotto dal fenomeno dell’IoT, gli operatori europei stanno inventando nuove tecnologie e standard, traendo ispirazione da tecnologie altamente ottimizzate e progetti di business dei loro diretti competitor del cloud. La grande potenzialità di queste nuove tecnologie si desume in modo oggettivo da un recente report realizzato in modo congiunto da Arthur D. Little – leader del management consulting globale – e dai Bell Labs, che ha analizzato le prospettive del nuovo scenario prendendo in esame 35 operatori di telecomunicazioni europei che, facendo riferimento ai dati di bilancio 2013, hanno prodotto ricavi per 250 miliardi e investito per 150 miliardi di euro.

Dai dati dello studio, si ricava che attraverso SDN e NFV si possa addirittura aspirare a “rimodellare il futuro” perché, attraverso queste tecnologie, si prevedono enormi impatti in termini di efficienza per le telco. Si tratta di ben 14 miliardi di euro all’anno nel solo ambito delle tecnologie di rete, che possono però arrivare addirittura fino a 39 miliardi complessivi all’anno grazie alle promesse di ottimizzazione dei processi, in termini sia di automazione sia di semplificazione.


#reti #SDN e #NFV per condividere la creazione del futuro con i principali clienti e partner
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L’analisi suggerisce anche alcuni passi fondamentali affinché le telco possano sfruttare al meglio questa grande opportunità. Il primo passo è di “muoversi presto e con determinazione per riposizionarsi quale operatore delle telecomunicazioni”. Questo perché l’evoluzione digitale di questi ultimi anni dimostra come sia possibile che il business tradizionale delle telco possa venir eroso da concorrenti completamente nuovi e inaspettati, che introducono nuovi modelli di business di tipo “disruptive”. Il secondo passo consiste nel “condividere la creazione del futuro con i principali clienti e partner”. è necessario lavorare verso la creazione di un “ecosistema”, superando i vincoli e gli approcci tradizionali che invece sono indirizzati verso un mondo più chiuso. Il suggerimento è quindi quello di tendere a una comunione d’intenti, magari formando anche organizzazioni ad hoc, per facilitare accordi o scambi di servizi tra i differenti operatori, stimolando contemporaneamente lo sviluppo di nuovi standard di interoperabilità. Il terzo passo è quello di “razionalizzare, convergere, virtualizzare e automatizzare”. In altre parole, si tratta di superare le logiche delle reti “legacy” verso una trasformazione radicale sulle architetture, comunque convergenti verso il paradigma IP. In estrema sintesi, il passaggio al cloud anche per la rete, afferma lo studio, non è più una questione di “se” ma di “come e quando”. E in ogni caso già da subito la rete attuale ha a che fare con il mondo del cloud, oramai pervasivo e inarrestabile.

Proviamo, allora, a porre un paio di domande chiave ad alcuni attori del mercato, in modo da comprenderne meglio stato e prospettive per capire come sta cambiando il governo delle reti a fronte dello sviluppo del cloud.

Cambiamento e punti critici

Secondo l’opinione di Claudio Pistritto, portfolio & service development, connect product manager di BT in Italia, ci sono alcuni punti critici che stanno frenando l’adozione generalizzata del modello cloud. «Tra questi, gli aspetti di sicurezza dei servizi dati e del network, la gestione dei cloud ibridi, la compliance ad aspetti regolatori e le performance delle applicazioni che dal data center aziendale si spostano sulla nuvola. Peraltro, sulla base di interviste condotte da BT circa il 40% delle imprese entro due anni opererà in un contesto multi-cloud» – mette in evidenza Pistritto.

Per Carlo Borello, direttore marketing e HR di Gruppo Sintesi, l’esplosione di piattaforme tecnologiche come Amazon EC2 e VMware hanno spostato il paradigma verso reti ibride (premise + cloud) concepite e gestite come unico livello di astrazione, indipendentemente dalle tecnologie utilizzate e dalle infrastrutture sottostanti. «È un cambiamento – spiega Carlo Borello – che semplifica la fruizione delle applicazioni da parte degli utilizzatori e allo stesso tempo trasferisce la pressione sulle aziende che si occupano dell’integrazione del sistema informativo e della relativa gestione. Per chi opera la sfida è “nascondere la complessità tecnologica” e rendere visibile solo lo strato superiore di astrazione che di fatto è l’infrastruttura as a service».

Approccio ibrido e architetture agili

Flavio Radice, president of the Board & CEO di Hitachi Systems CBT,  ritiene che il proliferare di innovazioni tecnologiche e la crescente adozione di paradigmi cloud oriented portino le aziende a ragionare sui modelli di disponibilità dei dati e, di conseguenza, sull’agilità e l’affidabilità delle reti enterprise. «Nell’era dell’IoT – spiega Radice – la disponibilità immediata dei dati diviene una leva strategica per i business leader e questo vedrà le aziende sempre più orientate alla ricerca di capacità di storage e computazionale as a service. Il passaggio a modelli di cloud computing spinge le aziende a considerare soluzioni ibride in grado di combinare connettività (disponibilità in mobilità dei dati) e garanzia di sicurezza del trattamento dei dati. Diventa, quindi, necessario per le aziende affidarsi a un partner che possa gestire la complessità e le componenti eterogenee del nuovo sistema aziendale profilato dalle soluzioni cloud. è in questo passaggio che si posiziona Hitachi Systems CBT, da anni partner di aziende di medie e grandi dimensioni che decidono di convergere verso soluzioni di hybrid cloud. I punti di forza dell’offerta EasyCloud sono l’eccellenza dei propri data center, progettati TIER 3, certificati ISO 27001, carrier independent, la conoscenza di ambienti complessi ed eterogenei in termini di middleware e la conoscenza qualificata in relazione alla sicurezza informatica e alla protezione dei dati dei nostri clienti».


#reti Razionalizzare, virtualizzare e automatizzare, superando le logiche delle reti legacy
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In questi anni abbiamo assistito a un incremento notevole del cloud che sta trasformando radicalmente i sistemi IT aziendali. Per Paolo Allegra, vicepresidente products & service di Italtel, «lo sviluppo del cloud – oltre a recare i noti benefici relativi alla manutenzione, ingombro e consumi – costituisce una straordinaria opportunità per dismettere soluzioni legacy, spingendo l’impresa, attraverso uno sforzo progettuale, a individuare alternative tecnologiche coerenti con il nuovo paradigma. Ciò ha un benefico impatto sui processi e sull’evoluzione del profilo tecnico del personale perché vengono meno le necessità di competenze di nicchia a vantaggio di nuove specializzazioni per l’orchestrazione e la manutenzione delle piattaforme. Il cloud rende più agevole la gestione delle reti, dei servizi e il provisioning di nuove applicazioni, ma tutto ciò è semplice solo in apparenza. Occorrono competenze specifiche per gestire gli effetti pratici della trasformazione, quali il transito della migrazione dei servizi dal vecchio al nuovo, l’acquisizione di una nuova cultura del software-licensing e dei modelli di “opex vs capex”. Questo insieme di competenze tecnico-gestionali sono proprio quelle che Italtel ha maturato operando là dove ICT e telecomunicazioni confluiscono, realizzando soluzioni cloud in risposta alle esigenze del cliente».

Rivoluzione delle reti

Ci sono tre grandi trend che stanno radicalmente modificando il mondo delle reti: cloud, IoE e decentramento organizzativo delle aziende, come ci spiega Matteo Masera, direttore commerciale di PRES: «Si tratta di tre movimenti che hanno una forte relazione tra loro e che rappresentano nel loro insieme il cuore della trasformazione digitale che le aziende stanno affrontando o dovranno affrontare per sopravvivere a questo epocale cambio di paradigma. Al cuore di queste trasformazioni c’è il software. Le reti devono e dovranno sempre più abilitare l’uso del software in modo sicuro e il più possibile automatizzato in un mondo ibrido, fatto di nuvole pubbliche e private. Questa è la visione di PRES e per questo abbiamo rivoluzionato il nostro modo di gestire le reti dei nostri clienti, gestendo l’infrastruttura, garantendo la sicurezza del dato e analizzando i comportamenti delle applicazioni. Il mondo sta cambiando rapidamente e PRES ha fortemente investito nell’aggiornamento delle skill del personale tecnico per rispondere a pieno alle nuove esigenze dei nostri clienti. Non è più sufficiente costruire infrastrutture, ma saper integrare servizi in cloud con servizi on premise, mettendo sempre al centro le applicazioni e la sicurezza delle informazioni».

Ma quali sono le prospettive di sviluppo delle reti in questo scenario di cambiamento? Per Claudio Pistritto di BT in Italia, il cloud, per le aziende, non è soltanto uno strumento di flessibilità e cost saving. «Ma è un modo per trasformare i processi aziendali e per creare nuovi modelli di business con clienti, fornitori e partner». Non solo. «I modelli SDN/NFV implicano l’implementazione di servizi di rete e IT integrati in bundle software installati da remoto su infrastrutture virtualizzate standard. Servizi ICT che oggi attiviamo e integriamo in settimane o mesi saranno disponibili in qualche minuto o al massimo in poche ore. BT con la proposizione “Cloud of Clouds” si propone come “cloud integrator”, cioè un partner capace di gestire la complessità del nuovo sistema nervoso delle aziende. “Cloud of Clouds” include, oltre alle soluzioni veriticali BT (Cloud Contact, One, Compute), l’accesso ai principali cloud sul mercato (AWS, MS Azure e Office365, Salesforce, Oracle, etc.)».

Secondo Carlo Borello di Gruppo Sintesi, le prospettive sono quelle di un aumento esponenziale della capacità di calcolo e delle risorse a disposizione del business. «Crescono anche le necessità di controllo dello stato della rete e dell’effettivo utilizzo delle risorse e per rispondere a queste esigenze Gruppo Sintesi si sta concentrando sullo sviluppo di applicazioni di monitoring e di cruscotti aziendali capaci di dare al cliente una visibilità in tempo reale dello stato delle applicazioni e dell’efficienza dell’infrastruttura».


#reti Come gestire al meglio le reti enterprise in tre passi chiave
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Conclusioni

Il termine inglese cloud computing (che in italiano risuona come nuvola informatica) è entrato oramai nel lessico familiare di qualsiasi persona che operi nel mercato ICT ed è oramai conosciuto bene anche da gran parte degli utilizzatori di applicazioni e servizi sia in ambito consumer sia business. Come noto, indica un paradigma che permette l’erogazione flessibile e on demand di risorse informatiche secondo differenti modelli. In particolare si parla di “Infrastructure as a Service” (IaaS) quando il cloud offre servizi basati sulla virtualizzazione delle risorse hardware. “Platform as a Service” (PaaS) si usa quando l’offerta si spinge più in alto, dando la libertà al cliente di occuparsi solo dello sviluppo delle applicazioni. E infine, si parla di “Software as a Service” (SaaS) quando l’offerta è completa e si caratterizza per la disponibilità di un servizio praticamente chiavi in mano. Assisteremo allora a breve alla comparsa di un nuovo, ulteriore, acronimo che consentirà l’accesso a offerte di servizio altrettanto flessibili e innovative anche per la rete? Direi proprio di sì, anche perché l’acronimo è già pronto ed è già visibile ai naviganti di Internet. Ovviamente, si chiama “Network as a Service” (NaaS), un contenitore ancora piuttosto vuoto, ma che sono certo si riempirà velocemente nel futuro, collocando ulteriori pietre di progresso in questo affascinante percorso tecnologico che abbiamo la fortuna di vivere.

Meditiamo, gente. Meditiamo…

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La rete si fa liquida? https://www.datamanager.it/2015/04/la-rete-si-fa-liquida/ Mon, 20 Apr 2015 09:34:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73071 I nuovi paradigmi della rete: software defined network e network virtualization La rete è un fattore determinante per qualsiasi paradigma tecnologico Anche nel mondo delle tecnologie, in particolare ICT, ci sono delle “mode”, basate in parte sulle aspettative degli attori del mercato e in parte dall’effettiva innovazione che entra nel sistema. In tal senso, in […]

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I nuovi paradigmi della rete: software defined network e network virtualization

La rete è un fattore determinante per qualsiasi paradigma tecnologico Anche nel mondo delle tecnologie, in particolare ICT, ci sono delle “mode”, basate in parte sulle aspettative degli attori del mercato e in parte dall’effettiva innovazione che entra nel sistema. In tal senso, in tutto il corso del 2014 si è molto parlato di vari argomenti che hanno fatto “moda”: dall’Internet delle cose, ai big data, al cloud computing. In particolare su quest’ultima area possiamo oramai parlare di solida realtà, perché è oramai certo che abbia fatto gran presa sul mercato, per gli indubbi vantaggi dimostrati in termini di riduzioni di costi e di aumento delle flessibilità.


#reti, fattore determinante anche per il cloud secondo il report di @rightscale
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Ad esempio, da un recente studio di RightScale (società statunitense che opera nel mondo del cloud) sullo stato e prospettive del cloud computing si legge che ben il 93% dei soggetti intervistati dichiara di aver già avuto a che fare in qualche modo con il cloud, di cui più della metà (58%) ricorrendo sia a soluzione di cloud pubblico che privato, 30% solo pubblico e 5% solo privato. Il trend appare tra l’altro in notevole crescita. Ma tutto ciò riguarda il mondo dell’information technology, in particolare dei server. E la rete, fattore oramai determinante anche per il cloud, come si pone? Rimane alla finestra, trincerata nei suoi confini fatti di dispositivi e linee di telecomunicazioni utilizzanti i vari mezzi fisici a disposizione? No, anche qui da qualche tempo stanno affacciandosi architetture e tecnologie che possiamo dire “cugine” del cloud computing, nuovi modelli citati da alcuni come “rivoluzionari”, perché promettono sulla rete proprio ciò che è successo recentemente, e con grande rapidità e diffusione, nel mondo dei server: la virtualizzazione.


#reti Come rompere il legame tra hardware e software?
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Parliamo in particolare di SDN e NFV. Entriamo brevemente nel merito di queste tecnologie provando a darne una descrizione meno sommaria. Ricordiamo innanzitutto che a oggi la rete si può definire come un insieme di apparati e connettività, ovvero un ecosistema “fisico”, dove anche la gestione o le azioni di manutenzione ordinaria o evolutiva, seguono filosofie tradizionali. In sintesi, ci troviamo di fronte ad un sistema relativamente rigido, che ha forte impatti in termini di operatività e di costo, simile a quello che nei server avevamo, per l’appunto, prima dell’avvento del fenomeno della virtualizzazione. Ecco, allora, l’esigenza di spostare verso il “basso” – ovvero alla rete – le esperienze positive maturate nel settore dell’IT, con l’obiettivo di raggiungere maggiore flessibilità a costi minori.

Come rompere, allora, il legame tra hardware e software nel mondo delle reti?

Attraverso opportuni meccanismi di virtualizzazione, ovvero basati su software parcellizzati per eseguire attività diverse, e contemporaneamente, sugli hardware tipici delle reti di telecomunicazioni oppure per gestire e controllare la rete stessa. I vantaggi, se ci riflettiamo, non sono solo di garantire maggiore flessibilità, minore tempi di risposta alle mutate necessità, ma anche di poter disporre di minori spazi fisici per gli apparati e ancor più abbatterne le necessità energetiche, sia dirette ad alimentare i dispositivi sia indirette per la climatizzazione necessaria.


#SDN e #NFV paradigmi complementari
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Definizione delle due tecnologie di riferimento

SDN (acronimo di Software Defined Networking) è un modo innovativo di gestire la rete, introducendo in essa il concetto di virtualizzazione, ovvero prospettando un’architettura tale da separare la tematica del controllo rispetto a quelle delle funzionalità, aumentandone la flessibilità.

NFV (acronimo di Network Functions Virtualization) definisce le logiche di sviluppo di funzioni dei nodi di rete in modo che possano essere collegate insieme per creare servizi di comunicazione, in modi da ravvicinare la rete alle applicazioni.

Paradigmi complemetari

In sintesi, ci troviamo quindi di fronte a due paradigmi che possiamo definire in qualche modo “complementari” o, per meglio dire, l’implementazione delle logiche della virtualizzazione delle funzioni di rete non ha la necessità di disporre di un’architettura SDN e quindi può essere utilizzata separatamente, e viceversa. Tuttavia, un razionale ed equilibrato uso di entrambe può essere fattore accelerativo per raggiungere risultati e benefici crescenti. Ecco, allora, che si possono traguardare scenari di reti pronte a recepire in tempi ridotti rapide innovazioni, creando e offrendo al mercato nuove applicazioni nel giusto time-to-market e consentendo quindi vantaggi competitivi. Tutto ciò in un quadro generale di riduzione dei costi operativi (spazi ed energia, come sottolineato precedentemente) e degli investimenti necessari.


#SDN e #NFV possono sviluppare sinergie?
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Controllo dinamico del traffico

Un esempio concreto lo possiamo immaginare concentrando l’attenzione sul controllo dinamico del traffico che è un tema molto complesso e di difficile gestione con le tecnologie attuali. Ecco, allora, che può venire in aiuto l’architettura SDN che, attraverso la sua programmabilità, ci permetterebbe di organizzare in modo più efficiente il traffico attraverso la gestione di requisiti basati su ben determinate regole, ovvero gestendo il “policy routing”. L’architettura NFV, che è abilitante per la creazione di applicazioni di rete flessibili e dinamiche, ha proprio necessità di disporre di un substrato che permetta una gestione dinamica delle connettività in modo da collegare tra loro le diverse funzionalità virtuali di rete. Ecco, allora, che le due tematiche convergono.

SDN e NFV, possono sviluppare sinergie?

Comunque siamo all’inizio di un percorso. Come vengono quindi giudicate dal mercato le potenzialità e, soprattutto, le prospettive? Proviamo a porre un paio di domande in tal senso ad alcuni operatori. Alberto Degradi, infrastructure architecture leader di Cisco Italia è convinto che questo sia proprio il momento giusto per puntare sull’SDN e in particolare cita l’architettura Cisco ONE. «Stiamo mettendo insieme un portafoglio strutturato e investendo in tre aree fondamentali per arrivare alla visione integrata di software, convergenza dei vari elementi di rete, e hardware. E in ognuna di queste aree abbiamo una serie di prodotti disponibili in portafoglio e altri ne arriveranno nei prossimi mesi. Cisco sta investendo nel software in particolare sulla programmabilità SDN con agenti (che girano sulle macchine Cisco e garantiscono programmabilità e flessibilità in tutti elementi) e sui controller. Proprio tra le soluzioni annunciate più di recente troviamo molti componenti per realizzare la virtualizzazione o NfV (Network function Virtualization), ovvero funzionalità di rete spostate nel cloud. Diverse funzionalità possono essere messe nel cloud e fatte funzionare nel datacenter, un chiaro esempio è lo switch virtuale Nexus1000v, con risparmio di costi e aumento di flessibilità. Anche se non tutto può andare nel cloud. Per questo Cisco non smette di investire anche nell’hardware, che ritiene importante quanto il software». Ma la novità oggi è che tutto è integrato, o convergente: «Con SDN implementata tramite Cisco ONE – spiega Degradi – siamo convinti che i maggiori benefici si potranno ottenere per i provider e gli innovatori con un approccio flessibile che mette insieme applicazioni, network e datacenter».


SDN e #NFV Stefano Brioschi @HPEnterpriseIT La rete più dinamica e controllabile
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La rete più dinamica e controllabile

Stefano Brioschi, category manager HPN Italy di HP Italia ci ricorda che il Software Defined Network di HP ha lo scopo di rendere la rete più dinamica e controllabile con economic più profittevoli per i clienti. «L’adozione del cloud che ha richiesto l’adozione di un’infrastruttura di rete più dinamica e reattiva, come l’SDN è stata un’opportunità che HP ha percepito immediatamente e, infatti, sin dal 2008 ha attivato una collaborazione con le più prestigiose università statunitensi per individuare le soluzioni tecnologiche più adeguate, mettendo a disposizione il proprio expertise nell’hardware. HP ha avuto dunque un approccio che è partito dall’hardware, diversamente dagli altri vendor. HP ha realizzato circa 40 apparati per rilasciare il protocollo open flow per la creazione di reti SDN, che si declinano in tre componenti: l’infrastruttura, il controller e le applicazioni; grazie a questa modularità HP propone una rete scalabile. Infatti, la strategia di HP di avere una rete così sensibile incontra le esigenze dei provider di arrivare ad utilizzare una serie di hardware che siano standardizzati e che si poggino sulla piattaforma x86 proprio perché con l’adozione dell’NFV si vuole sovvertire il trend di utilizzare dispositivi hardware proprietari. Tale posizionamento risulta strategico per HP per poter offrire una visione d’insieme ai service provider che, in questo momento, hanno l’esigenza di ridisegnare il proprio data center. Queste tecnologie di virtualizzazioni, infatti, permettono di consolidare più apparati e funzionalità di rete su server standard allo scopo di raggiungere una maggior flessibilità operativa. L’SDN e l’NFV sono mondi complementari, e il focus di HP, all’insegna del New Style of IT, è quello di integrarli per consentire ai propri clienti di trarre il massimo dei vantaggi per realizzare le nuove strutture di datacenter».


#SDN e #NFV Cosimo Rizzo di #PRES : Rete e servizi agili e scalabili
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Rete e servizi agili e scalabili

«Software Defined Networking (SDN) e Network Functions Virtualization (NFV) definiscono approcci innovativi, basati su software, per progettare, implementare e gestire la rete e i suoi servizi, rendendoli maggiormente agili e scalabili» – afferma Cosimo Rizzo, sales engineering manager di PRES, Gold Partner Cisco dal 1999. «L’SDN è stato creato da ricercatori e architetti di data center con lo scopo di centralizzare la gestione della rete al fine di gestire e automatizzare i servizi da essa forniti, mentre l’NFV nasce da un consorzio di service provider che, considerando limitanti le attuali infrastrutture di rete per l’implementazione di nuovi servizi, hanno mutuato le tecnologie di virtualizzazione esistenti per utilizzarle come acceleratore di sviluppo e di innovazione dei servizi. Anche se sviluppati in ambienti diversi, i due approcci presentano punti di contatto e soprattutto obiettivi comuni: gestire, virtualizzare e automatizzare i servizi di rete, basandosi sul software e sull’utilizzo delle Application Programming Interfaces (API). Per System Integrator come PRES, da sempre in prima linea nel portare l’innovazione IT al servizio degli obiettivi di business delle aziende, SDN e NFV rappresentano approcci complementari, le cui sinergie portano a soluzioni di maggior valore. «Soluzioni NFV, unite alla separazione dei piani di controllo e di data forwarding proprie dell’SDN – conclude Rizzo – migliorano le prestazioni, semplificano la compatibilità con le implementazioni esistenti e facilitano le procedure di funzionamento e manutenzione, grazie ad automazione e analisi dei dati in real-time».


#SDN e #NFV Alberto Degradi @CiscoItalia : Quali ostacoli allo sviluppo?
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Quali ostacoli potrebbero profilarsi per un loro sviluppo?

A questa domanda ci risponde Alberto Degradi di Cisco Italia affermando che uno dei principali elementi in grado di ostacolare l’adozione di questo modello sarà la sicurezza. «Dal momento che si tratta di un’apertura verso la connessione alle reti di un numero sempre crescente di persone, cose e dispositivi, e dell’introduzione nelle reti aziendali e in quelle dei service provider di un numero sempre maggiore di dati provenienti da diversi dispositivi – stanno emergendo ed emergeranno nuove vulnerabilità. E da ciò ne conseguirà la necessità di approcci alla sicurezza più sofisticati. Inoltre, queste nuove connessioni generano un flusso di dati in movimento che deve essere protetto in tempo reale in modo che possa essere fatta una valutazione approfondita delle azioni intraprese sulla rete e prima che si verifichino danni irreparabili. Proprio per questo la sicurezza sarà un aspetto fondamentale per il quale ci aspettiamo importanti investimenti proprio perché più la rete diventa pervasiva, e diventa parte dei processi delle aziende, più deve essere resa sicura. Per i vendor, sarà essenziale garantire la scalabilità e la interoperabilità delle proprie soluzioni che devono essere in grado di indirizzare device di tutte le tipologie e produttori. In Italia, infine, l’adozione di questo modello sarà ulteriormente rallentata dalla mancanza di una vera broadband».


#SDN e #NFV Andrea Massari @Avnet_TS_IT : Superare le sfide del mercato
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Superare le sfide del mercato

Per Andrea Massari, country manager di Avnet Technology Solutions Italia la convergenza tra le tecnologie del data center e le tecnologie di networking sta provocando un mutamento significativo nel mercato che si sta orientando verso architetture sempre più scalabili, hyper converged e capaci di rispondere alle esigenze di flessibilità e modularità. «In tutto questo – spiega Andrea Massari – il software defined networking e la network virtualization si inseriscono come elementi chiave e modificano in senso più ampio l’approccio alla gestione delle reti e al data center virtualizzato insieme a cloud, mobility e servizi». L’architettura SDN consente infatti alle organizzazioni di spostare l’attenzione dall’hardware e di focalizzarsi su applicazioni e servizi cloud e ottenere un maggiore ritorno dagli investimenti in tecnologie di rete. «Nell’insieme, è una grande opportunità anche per il canale, dove si presenta la possibilità di integrare le competenze IT che mancano nelle aziende, per aiutare le aziende stesse a comprendere come e perché le nuove tecnologie permettono di ridurre la complessità dell’IT, offrire vantaggi economici, garantire maggiore agilità alle strutture, e contemporaneamente superare le sfide del mercato, sia oggi che in futuro».


#SDN e #NFV Descalzo @Italtel : Trasformare il modello di creazione e delivery dei servizi
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Trasformare il modello di creazione e delivery dei servizi

NFV e SDN a una prima lettura promettono di contenere i costi di Opex e Capex per gli peratori, ma la vera potenzialità di entrambe queste architetture, specie se usate in combinazione, consiste nella capacità di trasformare il modello di creazione e delivery dei servizi offerti dai Service Provider, come ci spiega Federico Descalzo, chief marketing technology officer di Italtel.

«Le SDN – infatti – consentono la riconfigurazione dinamica del livello di rete che trasporta i pacchetti di informazione, in maniera tale da ottimizzare l’uso delle risorse e gestire la qualità del trasporto dei flussi di traffico, creando dinamicamente dei percorsi on demand, mentre NFV trova impiego nell’evoluzione di una parte importante delle funzioni di reti fisse e mobili».

Si tratta della possibilità di superare la necessità di ingegnerizzare e pre-configurare in modo “quasi-statico” le reti di trasporto, rendendole asservite alle applicazioni e ai contenuti che devono veicolare. Il tutto viene “orchestrato” in modo automatizzato dall’operatore.

«La programmabilità delle reti sarà il facilitatore per conferire massima flessibilità nella distribuzione delle funzioni di rete nei vari data center e ridurrà il tempo di fornitura dei servizi agli utenti finali. La sfida sarà di accompagnare l’evoluzione tecnologica con un progressivo snellimento dei processi aziendali su tutta la filiera (operatori e loro fornitori). Italtel applica i concetti e le tecnologie SDN e NFV alle tipiche applicazioni degli Operatori fissi e mobili (NGN e IMS), estendendone i benefici anche a nuovi scenari di comunicazione in interazione con il web e abilitando nuovi modelli di business».

Conclusioni

Dai dati citati all’inizio sulla diffusione del cloud computing e dagli sforzi che si stanno concretamente facendo per trasferire queste logiche anche nella rete, è possibile affermare che il paradigma della virtualizzazione ha sfondato! Il termine “virtuale”, pur nella sua accezione positiva per tutto quanto discusso finora, ha comunque pur sempre un sottofondo un po’ sfuggente, perché sa di etereo e astratto. Rispetto alla “solida” realtà, ci introduce in un mondo più “liquido”. Grandi filosofi contemporanei, in particolare posso citare il polacco Zygmunt Bauman, affermano che la stessa società sta diventando liquida: adattandosi a un mondo in cui le esperienze del singolo, insieme a quelle delle relazioni sociali, si vanno “decomponendo e ricomponendo rapidamente”, in un caleidoscopio di toni, modi e accenti impossibili da prevedere. Ci sarà quindi bisogno di una Umanità 2.0 per meglio sfruttare la rete 2.0 promessa da SDN e NFV? Chissà! Meditiamo, gente. Meditiamo…

 

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Red Hat presenta la Network Functions Virtualization https://www.datamanager.it/2015/04/red-hat-presenta-la-network-functions-virtualization/ Wed, 08 Apr 2015 08:23:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=72772 Red Hat è la prima e unica software company open source al mondo capace di superare il miliardo di dollari di fatturato, ed è la forza trainante della piattaforma OpenStack. Per questo, si trova nella posizione migliore per commentare l’ingresso del mondo del software open source nel cuore della rete mobile. In virtù della sua collaborazione con aziende […]

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Red Hat è la prima e unica software company open source al mondo capace di superare il miliardo di dollari di fatturato, ed è la forza trainante della piattaforma OpenStack. Per questo, si trova nella posizione migliore per commentare l’ingresso del mondo del software open source nel cuore della rete mobile.

In virtù della sua collaborazione con aziende del calibro di Alcatel-Lucent, Dell, Intel, Nokia oltre a carrier di livello mondiale come Telefónica, mirata al passaggio verso le telco “open”, Red Hat sta operando con forza nel mercato delle comunicazioni per guidare il passaggio verso la  NFV,  nuovo paradigma chiamato a ridisegnare le infrastrutture degli operatori e il generale business delle telecomunicazioni.

Durante l’ultima edizione del Mobile World Congress a Barcellona abbiamo intervistato Werner Knoblich, VP EMEA di Red Hat.

Qual è lo scenario attuale nel mercato dei prodotti e servizi open source?

Quasi tutte le principali aziende di tecnologia stanno adottando o abbracciando l’open source e oltre il 90% delle Fortune 500 si avvalgono di tecnologia Red Hat. Le imprese non si preoccupano più della sicurezza e dell’affidabilità dell’open source: hanno avuto la dimostrazione che tali soluzioni offrono tutto questo e molto di più. Inizialmente adottato per il suo costo contenuto e per evitare il vendor lock-in, le aziende che utilizzano l’open source hanno potuto constatare che favorisce l’innovazione e offre maggiore flessibilità nel modo di lavorare.

Oggi l’open source non è solo mainstream, ma una reale innovazione in aree quali cloud, mobile, big data e Internet of Things. Nel settore delle telecomunicazioni, l’open source sta diventando cruciale per favorire il progresso, oggi che i communication service provider (CSP) devono soddisfare crescenti richieste da parte degli utenti e, al tempo stesso, mantenere o far salire l’ARPU (Average Revenue Per Unit), e lo stanno facendo scegliendo l’open source e gli standard aperti. Avendo osservato i vantaggi in termini di costi ottenuti nei data center, i CSP stanno pensando alla Network Functions Virtualization (NFV) per ridurre i costi infrastrutturali e incrementare l’agilità. Le piattaforme aperte e scalabili come OpenStack sono necessarie per mantenere la promessa dell’NFV, e Red Hat sta lavorando molto in questo ambito per renderlo possibile.

Qual è la strategia di Red Hat?

L’obiettivo di Red Hat è quello di essere all’avanguardia dell’innovazione tecnologica, sviluppando costantemente le sue soluzioni enterprise-class open source per abilitare le imprese ad affrontare le sfide che si presentano, oggi e in futuro. Red Hat sta svolgendo un ruolo primario nel portare i cloud OpenStack-based a diversi mercati tra cui quello delle telecomunicazioni, per il quale sta collaborando con leader come Alcatel-Lucent sulla soluzione CloudBand NFV, Nokia Networks su un’infrastruttura cloud flessibile e Dell sulle Dell Red Hat Cloud Solutions.

Lei è il responsabile del mercato EMEA, quali sono le peculiarità e quali le difficoltà?

Il mercato EMEA sta seguendo lo stesso trend tecnologico degli Stati Uniti, ma la velocità di adozione e la sua implementazione sono diverse. In EMEA vi sono molti cloud, ma si tratta soprattutto di private cloud, anche se il tasso di sviluppo di quelli pubblici sta crescendo. Molti governi stanno cercando di realizzare la loro ‘nuvola nazionale’ per via di motivazioni legate a sicurezza e privacy. Inoltre, molte normative nei diversi settori e paesi stanno rallentando l’adozione di cloud pubblici. D’altra parte, spesso le tecnologie open source rappresentano la scelta migliore per gli enti governativi proprio perché favoriscono l’innovazione. Infatti, molti governi hanno deciso di basare i loro cloud locali su OpenStack, Linux e altre tecnologie open source.

In particolare in Italia com’è la situazione? Le imprese sono mature per l’adozione dei vostri servizi?

Le esigenze di interoperabilità, facilità d’uso e accesso ai dati sono le stesse nel mercato finanziario e nell’industria, e rappresentano caratteristiche chiave della nostra infrastruttura aperta. Molte organizzazioni, sotto la pressione dell’over-information generata dai Big Data, hanno deciso di migrare il loro modello di gestione IT a un paradigma più flessibile e agile, in grado di rispondere in tempo reale ai continui cambiamenti organizzativi del mercato. L’elemento più rilevante per i clienti italiani oggi è la disponibilità di un servizio ad alte prestazioni. E’ il livello di servizio che guida Red Hat nel riprogettare il modo in cui le persone lavorano tramite la gestione strategica dell’infrastruttura IT. Le imprese necessitano di tecnologie che consentono loro di allocare le risorse di elaborazione, networking e storage in maniera più flessibile.

In generale, l’Italia è stata ed è un ottimo mercato per Red Hat. Siamo presenti in tutti i principali settori tra cui il pubblico, i servizi finanziari, banche e assicurazioni, telecomunicazioni, manufacturing e altri. Inoltre siamo presenti non solo con Linux, ma anche con le altre nostre offerte middleware e cloud. Le nostre soluzioni assicurano un rapporto prezzo/prestazioni migliore rispetto a quelle proprietarie e sono di conseguenza particolarmente interessanti in ambienti attenti al costo come l’Italia.

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Service provider sotto pressione: essere pronti per il futuro non è mai stato così difficile https://www.datamanager.it/2015/02/service-provider-pressione-essere-pronti-per-futuro-non-mai-cosi-difficile/ Thu, 26 Feb 2015 16:38:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=70306 A cura di Paolo Arcagni, Systems Engineer Manager Italy&Malta di F5 Networks Secondo lo studio Visual Networking Index (VNI) recentemente pubblicato da Cisco, il traffico globale dei dati mobile crescerà di quasi 11 volte entro il il 2018 raggiungendo i 5,9 exabyte – con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 61%. Entro il […]

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A cura di Paolo Arcagni, Systems Engineer Manager Italy&Malta di F5 Networks

Secondo lo studio Visual Networking Index (VNI) recentemente pubblicato da Cisco, il traffico globale dei dati mobile crescerà di quasi 11 volte entro il il 2018 raggiungendo i 5,9 exabyte – con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 61%. Entro il 2018, inoltre, più di due terzi del traffico dati mobile al mondo sarà costituito da video, con un incremento di 14 volte rispetto a oggi e arrivando a rappresentare il 69% del totale traffico dati mobile.

I service provider che cercano di portare a termine il delicato bilanciamento fra un’esperienza utente positiva e la fidelizzazione dei clienti devono essere pronti al cambiamento.

La virtualizzazione delle funzioni di rete (NFV) è sempre più influente in questo contesto. Ciò che è in grado di migliorare l’orchestrazione delle applicazioni, la virtualizzazione, l’astrazione e la programmabilità ora vive una fase di forte richiesta; la società di ricerca 451 Group prevede che il mercato NFV raggiungerà nel 2017 un valore di circa 3,1 miliardi di dollari.

La NFV è un modello architetturale che consiste nella virtualizzazione di intere classi di funzionalità del nodo di rete in blocchi costruiti, che possono includere firewall virtualizzati, bilanciamento del carico, DNS e rilevamento delle intrusioni. Questi blocchi vengono poi collegati tra loro per creare servizi di comunicazione.

Ma mentre la NFV può essere implementata sulle reti esistenti, il punto principale resta che vantaggi possa trarre dal Software Defined Network (SDN). Entro il 2020, secondo SNS Research, le tecnologie SDN e NFV insieme permetteranno ai service provider (che operano sia via cavo che wireless) di risparmiare fino a 32 miliardi di dollari in investimenti annui CapEx.

Per prepararsi la strada, i service provider più furbi hanno già iniziato a studiare come consolidare e semplificare i servizi all’interno della loro rete S/Gi, che è l’interfaccia tra il Packet Data Network Gateway (P-GW) e Internet. La virtualizzazione e l’astrazione abilitano la virtualizzazione dell’architettura EPC (Evolved Packet Core). Un motore di orchestrazione intelligente può, successivamente, facilitare la gestione dinamica delle policy e una gestione del traffico flessibile e in tempo reale.
Un altro aspetto fondamentale è la virtualizzazione della rete e del piano di controllo del network S/Gi. È proprio qui che i servizi S/Gi interagiscono con elementi interni come le PCRF (Policy and Charging Rules Function) HSS e IMS attraverso le interfacce Diameter e SIP.

La virtualizzazione della RAN e di altre componenti fondamentali, nel frattempo, permette alle tecnologie NFV di accedere ai dati analitici per creare policy di orchestrazione dinamiche e flessibili. Tutto questo libera la rete consentendole di adattarsi automaticamente alla congestione, a modelli di traffico specifici, ai subscriber e alle aspettative di gestione delle policy applicative.

Il grande obiettivo è, in sostanza, diffondere i dispositivi e ottenere la libertà di abbandonare i servizi superflui in favore di più eleganti architetture standardizzate. Se questo viene fatto correttamente, i service provider possono ridurre le spese operative e di capitale, nonché costituire una base solida a partire da una piattaforma subscriber e application-aware in grado potenzialmente di controllare l’adozione delle tecnologieSDN/NFV.

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Il canale EMEA anticipa il cambiamento verso il Software-Defined Networking https://www.datamanager.it/2014/12/canale-emea-anticipa-cambiamento-verso-software-defined-networking/ Wed, 31 Dec 2014 14:00:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66959 L’indagine svolta da Brocade dimostra come la complessità e la disponibilità di banda siano le prime sfide che i clienti devono affrontare, mentre la virtualizzazione è il trend principale Dalla nuova ricerca effettuata da Brocade, più della metà degli oltre 230 partner e system integrator coinvolti in EMEA ritiene che il Software-Defined Networking (SDN) e […]

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L’indagine svolta da Brocade dimostra come la complessità e la disponibilità di banda siano le prime sfide che i clienti devono affrontare, mentre la virtualizzazione è il trend principale

Dalla nuova ricerca effettuata da Brocade, più della metà degli oltre 230 partner e system integrator coinvolti in EMEA ritiene che il Software-Defined Networking (SDN) e la Network Functions Virtualization (NFV) saranno trend significativi nei prossimi due anni. L’indagine ha rilevato che il 54% degli intervistati si aspetta che SDN e NFV diventino significativi nei prossimi 24 mesi. Il 18% sta già implementando tecnologie SDN e NFV, e il 62% sta già valutando soluzioni SDN e NFV o sta pianificando di farlo nel prossimo anno.

La ricerca, che ha coinvolto più di 230 distributori e rivenditori per Brocade in Europa, Middle East e Africa, ha approfondito i temi che rappresenteranno una priorità per i loro clienti nel 2015. Tra i primi tre si rilevano la virtualizzazione (72%), il Bring Your Own Device (43%) e l’SDN (30%). Le sfide più impegnative per i clienti saranno la complessità (46%) e il provisioning di banda (46%), sottintendendo che il 2015 continuerà a fornire opportunità per quei partner in grado di aiutare le aziende a semplificare le infrastrutture IT, incrementando la connettività.

Il report esamina anche le principali motivazioni che influenzano la scelta di uno specifico vendor da parte dei partner. La differenziazione tecnologica (67%) e la vision e strategia del vendor (42%) sono ai primi posti per gli intervistati, confermando che il canale resta focalizzato su quei fornitori in grado di garantire innovazione a lungo termine.

Marcus Jewell, Vice President EMEA di Brocade, spiega “Da questa ricerca è chiaro come i nostri partner di canale stiano guardando al futuro e si stiano focalizzando sulle soluzioni tecnologiche necessarie ai loro clienti nei prossimi anni, in particolare SDN e NFV. Con le priorità dei clienti legate a virtualizzazione e BYOD, è naturale che la complessità e la disponibilità di banda siano le principali sfide. Questi risultati sono di supporto a ciò a cui stiamo assistendo all’interno dei nostri programmi di canale. Ad esempio, nel 2014, la metà delle vendite totali del vRouter Brocade Vyatta è avvenuta tramite canale, dimostrando che i partner stanno già preparando i propri clienti a virtualizzare le reti con la tecnologia e il supporto più adeguati.”

“Nel 2015, Brocade continuerà a focalizzarsi sul supporto ai partner EMEA per garantire esperienze ancora più a valore per i loro clienti sulle reti esistenti e li aiuterà a gestire la transizione verso il New IP,” prosegue Jewell. “Per assicurare soluzioni cloud e on-premise, seguendo i forti investimenti in software di carrier, service provider e altri operatori, forniremo ai partner le basi per supportare il crescente interesse per SDN e NFV.”

I principali risultati in EMEA

· SDN e NFV sono già trend significativi nell’industria. Il 18% delle aziende intervistate sta implementando l’SDN, il 33% ne sta valutando ora l’adozione e il 29% pensa di farlo nei prossimi 12 mesi. Solo il 18% non prevede di prendere in considerazione l’SDN o l’NFV.

· Virtualizzazione e BYOD saranno le principali priorità dei clienti. La virtualizzazione (72%) e il BYOD (43%) sono stati indicati come i principali trend per i clienti in EMEA, seguiti da SDN/NFV al terzo posto (30%). Il 53% dei partner ritiene che oltre il 75% dei data center dei clienti verranno virtualizzati nei prossimi due anni.

· I partner EMEA sono attenti all’innovazione e alle strategie dei vendor. La differenziazione tecnologica è indicata come l’elemento più importante nella scelta di un vendor (67%), seguono la vision e la strategia (42%) insieme con le necessità dei clienti (39%).

· Il canale EMEA darà priorità alla crescita nel 2015. Il 64% delle aziende intervistate ha affermato che la propria crescita è una priorità, seguita dall’aggiornamento e dall’ampliamento delle competenze tecniche (38%) e dall’espansione verso nuovi mercati verticali (32%).

· Continuano le preoccupazioni riguardanti la complessità. Gli intervistati in EMEA hanno indicato che la complessità e la banda (entrambe al 46%) sono le sfide più impegnative legate ai requisiti di networking, seguite dagli investimenti CapEX in IT (33%).

 

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Una rete tra le nuvole https://www.datamanager.it/2014/11/rete-nuvole/ Tue, 18 Nov 2014 10:20:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64889 Il grande interesse che si è creato intorno alle architetture e tecnologie cloud sta facendo riflettere rispetto alle logiche e ai processi aziendali che gravitano intorno all’IT, ormai pervasivo e determinante per qualsiasi modello di business Il driver, motore di spinta principale, è certamente il raggiungimento dell’obiettivo di una migliore efficienza sui costi che è […]

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Il grande interesse che si è creato intorno alle architetture e tecnologie cloud sta facendo riflettere rispetto alle logiche e ai processi aziendali che gravitano intorno all’IT, ormai pervasivo e determinante per qualsiasi modello di business

Il driver, motore di spinta principale, è certamente il raggiungimento dell’obiettivo di una migliore efficienza sui costi che è oggi vitale, sia per stare su un mercato altamente concorrenziale – e globalizzato – sia per assorbire al meglio i riflessi purtroppo ancora recessivi di un ecosistema economico ancora in affanno.

Gli sforzi al momento paiono essersi concentrati più sui piani alti (applicazioni/servizi/virtual machine/HW) che sui piani bassi (rete), ma alcune novità architetturali in ambito network, unite a un approccio

di virtualizzazione a 360 gradi, sembrerebbe stiano modificando questo approccio, anche se il cammino appare appena iniziato.

Già quest’anno si è cominciato a parlare molto di due specifici argomenti: SDN e NFV che sono nuovi modelli che alcuni chiamano rivoluzionari perché promettono in qualche modo ciò che è successo recentemente nel mondo dei server, ovvero la virtualizzazione, questa volta della rete.

Il fatto che non siamo più “all’accademia”, ma all’interno di un iter che sa di “business”, lo dimostra il fatto che sono state avviate due organizzazioni internazionali che ne potranno guidare sviluppo e standardizzazione: la ONF (Open Networking Foundation) e l’ETSI NFV ISG (Industry Specification Group).

Ma cosa sono SDN e NFV?

SDN (acronimo di Software Defined Networking) è di fatto la promessa di un nuovo modo di gestire la rete, introducendo il concetto di virtualizzazione – oramai maturo in ambiente informatico – nella rete, ovvero proponendo un’architettura tale da separare la tematica del controllo rispetto a quelle delle funzionalità, aumentando flessibilità.

NFV (acronimo di Network Function Virtualization) è lo svilluppo di opportune tecnologie atte a virtualizzare le funzioni dei nodi di rete in modo che possano essere collegati insieme per creare servizi di comunicazione; un paradigma, o meglio un “ecosistema”, che aiuterebbe ad “avvicinare” la rete alle applicazioni, tanto che alcuni dicono che potrebbe rappresentare uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi venti anni per l’industria delle telecomunicazioni.

Spesso quando si parla di SDN, si pensa a OpenFlow che è un protocollo di comunicazione che consente di gestire via software il cammino che i pacchetti di rete debbono fare attraverso gli apparati di rete, switch e router. In pratica, un modo più ottimizzato delle attuali access control list o protocolli di rete. Openflow, per questo, è corretto inserirlo nell’alveo del paradigma SDN, ma non è un suo sinonimo perché altre tecniche potranno essere sviluppate nel contesto.

La gestione dello standard Openflow – che venne alla luce nel febbraio del 2011 – è mantenuto dalla ONF (Open Networking Foundation) che ha comunque il compito più ampio di “coltivare” SDN. Il pregio di Openflow è quello di aver “scardinato” una situazione di mercato degli apparati di rete privi fino a oggi di un’interfaccia aperta alle modalità prima citate, realizzando quindi di fatto un mondo di dispositivi di rete “chiusi”. Il fatto incontestabile che questo mondo stia cambiando lo dimostrano le tante offerte di mercato e gli annunci dei vari produttori di apparati in tema di utilizzo del protocollo OpenFlow o di utilizzo di caratteristiche SDN in generale.

Similmente, anche su NFV l’interesse è notevole, per esempio basta citare quanto disse pochi mesi fa HP, prevedendo con l’implementazione di NFV di piccole dimensioni una potenziale riduzione dei costi del 18%, fino ad arrivare anche a un 24% in caso di distribuzioni più ampie.

SDN e NFV si possono considerare come “parenti stretti” e favoriscono la riduzione dei costi, la flessibilità, la rapidità nel time-to-market, le personalizzazioni e le differenzazioni (quality of services) rispetto alle offerte sul mercato e – “last but absolutely not least” – rappresentano il tentativo di ristabilire gli equilibri tra le telco e gli over-the-top (OTT), in un mondo digitale che ha favorito nettamente questi ultimi.

Sarà vera gloria?

Ai posteri l’ardua sentenza – direbbe il poeta – ma, nell’attesa, proviamo a riflettere sull’oggi con l’aiuto di alcuni operatori di mercato. Quale ruolo dovrà avere la rete per l’evoluzione del cloud? Quanto spazio di crescita potremmo immaginare? E in quali ambiti?

Iniziamo da Nicola Uva, strategy & marketing director di ADP Italia. «Se intendiamo la rete quale strumento per connettersi e stare in network, il freno più rilevante al suo sviluppo è dato dalla disponibilità della banda larga. Oggi, in rete vengono scambiati moltissimi dati e informazioni, il cui numero è destinato ad aumentare in maniera esponenziale nel tempo proprio grazie all’uso del cloud». Un altro importante fattore per la sua diffusione è relativo agli strumenti necessari per utilizzare il cloud. «Quando si parla di uso della nuvola – continua Nicola Uva – generalmente si pensa a una serie di documenti, immagini e dati che vengono trasferiti e archiviati da qualche parte nella rete. Ma affinché essi siano immediatamente usufruibili, ovunque una persona si trovi, è necessario che l’utente possa utilizzare anche gli strumenti per poter gestire quei dati. L’evoluzione del cloud si muoverà verso una confluenza non solo degli strumenti di office automation (Word, Power Point etc.), ma anche di quelli più evoluti come i sistemi informativi, di cui l’utente deve poter disporre anche in cloud. Per quanto concerne lo spazio di crescita, credo che sia certamente enorme e riguarda vari ambiti. Il trend che io vedo profilarsi nel futuro è dato dallo sviluppo e quindi dalla presenza dei sistemi applicativi su cloud. In questo modo, non si avrà più la necessità di installarli sui propri pc poiché tutto ciò che serve per essere produttivi è sulla nuvola. Il problema semmai sarà proprio dato dal funzionamento della rete: nel momento in cui sposto tutto su cloud, la disponibilità della rete diventa un elemento fondamentale. Viceversa, la ricaduta in termini di produttività per le aziende, e quindi di costi, diventerebbe molto alta».

Per Andrea Bertoldo, responsabile offerta servizi cloud di BT Global Services Europa, la rete rappresenta il primo fattore abilitante dei servizi cloud. «Non sarebbe possibile garantire livelli di servizio compatibili con le performance di business senza la disponibilità e il controllo della rete. Non solo, oggi la “convergenza” tra Rete e IT è ormai in atto e i trend tecnologici configurano uno scenario in cui tutta l’infrastruttura “fisica”, sia di rete che IT, è disaccoppiata da quella “logica” e, di conseguenza, dalla gestione. Tutto questo è possibile grazie alla velocità con cui evolvono le tecnologie di virtualizzazione e automazione che dal “computing” si stanno estendendo a tutte le componenti dell’infrastruttura (storage, rete locale e geografica). Questo processo richiederà di rivedere e aggiornare le modalità con cui le architetture di rete e IT sono progettate e implementate per sfruttare appieno i vantaggi delle nuove tecnologie. Il nuovo paradigma è quello del “Software Define Network/ Data center” (SDN/SDDC) ossia la possibilità di configurare i servizi utilizzando risorse “logiche” indipendenti dalle infrastrutture fisiche sottostanti e dalla loro localizzazione geografica. I benefici della convergenza si misureranno sempre più su parametri di performance in passato irraggiungibili e ne beneficeranno sia gli utenti finali (in termini di velocità, scalabilità, portabilità dei servizi) sia i provider (in termini di tempi di delivery, competenze necessarie, produttività). Il nuovo ecosistema convergente che si sta delineando aprirà nuove opportunità e nuovi scenari di utilizzo dei servizi. Nuovi attori si stanno affacciando sul mercato per aggregare più servizi (applicativi, di sicurezza, di gestione) e per svilupparne di nuovi, tutti erogati sfruttando l’utility model che permette, tracciando l’effettivo utilizzo dei servizi da parte degli utenti finali, di ottimizzare i costi operativi ICT. Pertanto è fondamentale poter disporre di piattaforme TLC e IT integrate e convergenti a disposizione degli Independent Software Vendors (ISV) per l’erogazione di servizi secondo l’utility model».

Resilienza e Integrazione

Bernardo Marzucchi, CTO di Clouditalia afferma che la rete avrà necessariamente un ruolo fondamentale nel percorso di crescita del cloud. In particolare, la sua riflessione è la seguente: «L’era di Internet ha consentito di sviluppare il modello dell’accesso e subito dopo il web 2.0 ha esteso quello della condivisione. Il cloud è la naturale evoluzione di un percorso tecnologico e sociale che si caratterizza in un nuovo modello di business “esperienziale” focalizzato sull’utilizzo delle risorse. La rete del futuro sarà caratterizzata dallo stesso paradigma con cui oggi i più diffusi servizi IaaS sono offerti in modalità pay per use. In maniera del tutto analoga, il cloud sarà una rete virtualizzata il cui controllo migrerà sempre di più verso una logica guidata dalle applicazioni. Il modello SDN apre la strada a questi nuovi scenari, ipotizzando un futuro in cui saranno le stesse applicazioni a fruire di “risorse di rete” come layer astratto.

Il cloud richiede elevati livelli di servizi per condivisione e collaborazione. Se la rete è capillare, allora si sviluppa. Oltre ai paradigmi tipici del cloud, rimane evidente che uno dei nodi da sciogliere è quello dell’accesso su cui sicuramente è atteso il maggior sviluppo. Sebbene il modello del cloud ruoti intorno al concetto di “risorsa”, l’elemento caratterizzante verso il cliente rimane quello del servizio e in particolare la disponibilità di applicazioni che spazieranno in tutti i settori. La rete sarà sempre di più l’elemento che garantirà la fruibilità delle applicazioni SaaS tramite banda larga, elevati standard di sicurezza, capacità adattive nel rispetto della qualità del servizio e soprattutto resilienza».

Per Federico Michele Facca, smart infrastructures area head di CREATE-NET, la qualità del servizio è un tema sempre più importante per il cloud e dichiara che la qualità del servizio (QoS) non dipende solo dalla capacità dei server nel data center, ma anche e soprattutto dalla capacità della rete di supportare il provisioning del servizio. «L’utilizzo di tecniche software-defined networking (SDN) all’interno del data center ha un ruolo fondamentale. In questo ambito, CREATE-NET ricerca, sviluppa e fornisce servizi su tecnologie open source, come OpenStack e OpenDayLight, per fornire un’integrazione, sempre più importante, tra cloud e Rete e per aprire nuovi orizzonti per le applicazioni in cloud. In particolare, stiamo lavorando alla possibilità di controllare la quality of service (QoS) per i singoli utenti dei servizi cloud tramite la combinazione di cloud e SDN. Noi chiamiamo questo approccio Application-defined networking: un’estensione del concetto di programmabilità delle reti, dal livello dell’infrastruttura a quello dell’applicazione, che permette di potenziare l’integrazione tra applicazioni e rete per fornire una migliore QoS agli utenti finali. Tramite queste tecniche, per esempio, è facile controllare la banda in uscita dal data center assegnata agli utenti in base al loro profilo. Utenti “premium” avranno maggiore banda a disposizione, mentre utenti “freemium” avranno una banda limitata a disposizione. Noi crediamo che soluzioni come queste, che non richiedono l’intervento sull’infrastruttura di rete degli operatori, siano il futuro per i servizi in cloud».

Le trasformazioni della rete

L’opinione di Federico Descalzo, responsabile della PU smart networks & products di Italtel è che l’applicazione del paradigma cloud alle reti introduce un modello dinamico con risorse virtuali interconnesse e abilitate. «All’occorrenza, per servire la molteplicità delle applicazioni presenti in funzione delle richieste di traffico, semplificazione, automazione e virtualizzazione sono gli elementi che guideranno le trasformazioni della rete» prosegue il suo pensiero. «In particolare, la virtualizzazione delle funzioni di rete e la loro migrazione a funzioni software, portate sopra infrastrutture IT standard, è già possibile e in prospettiva verrà applicata in tutti i segmenti di rete. Nel framework di virtualizzazione esiste, accanto a un’architettura “central cloud” anche una di tipo distribuito “edge cloud”, dove i dati memorizzati rappresentano una copia mirror di quelli residenti nei centri di core network. Il paradigma del cloud passa da una logica classica su tre pillar (computing, networking e storage) a una a quattro pillar che include anche le computing resources che agiranno da “acceleratori” delle CPU secondo l’occorrenza. L’uso di acceleratori hardware è uno dei trend più innovativi nell’ambito della virtualizzazione delle funzioni di rete. Sono infatti la promessa di rendere realizzabili a costi competitivi, e senza perdere i vantaggi derivanti dalle tecnologie quali NFV e SDN, servizi che in passato richiedevano investimenti continui. Nella vision di Italtel, le architetture cloud applicate alla rete beneficeranno dell’approccio distribuito affiancato al più tradizionale “central cloud”, con una struttura di rete a virtualizzazione completa, in grado di abilitare il ciclo di controllo continuo con SDN e NFV e il tipo di computing più idoneo in funzione del servizio richiesto».

Secondo Antonio Baldassarra, CEO di Seeweb, occorre avere ben chiari i ruoli che la rete avrà nei diversi scenari. Cloud pubblico, ibrido, privato. «Seeweb ha il proprio focus sui primi due e quindi la rete viene percepita sia da noi, sia dai nostri clienti come una aggregato fortemente eterogeneo che però deve cooperare al meglio. Da un lato il nostro design delle nostre reti, dei nostri sistemi di interconnessione geografica tra i datacenter e gli operatori, dall’altro le infrastrutture di rete del cliente stesso e, non per ultima, l’interconnessione del cliente con il “cloud”, tipicamente attraverso reti degli operatori telco, sempre più spesso la rete pubblica Internet. L’obiettivo di tutti è avere: flessibilità, configurabilità, livello di servizio e integrazioni con i meccanismi di orchestrazione propri del paradigma del cloud computing. Il valore percepito è strettamente collegato proprio a questo aspetto e alla possibilità di “vedere” l’intera filiera di rete con lo stesso modo semplice, flessibile, configurabile e scalabile che i clienti hanno imparato ad apprezzare con le nostre soluzioni di cloud computing IaaS. In realtà, questo è il fenomeno che stiamo osservando sia da parte dei vendor di hardware e software sia da parte delle telco: il paradigma SDN risponde alla perfezione alla sfida, lasciando a ognuno degli attori dell’offerta interessanti spazi di business e consegnando al cliente maggior controllo ed efficientamento delle infrastrutture sempre più spesso realizzate con un mix di risorse interne ed esterne, pubbliche e private, IaaS e SaaS».

Infine Luca Beltramino, managing director di TelecityGroup Italia ci ricorda che mobility e big data raddoppiano di due anni in due anni. E per questo il cloud e la rete sono essenziali. «I data center devono assecondare questo cambiamento puntando su flessibilità, performance, efficienza e sicurezza, risparmio energetico e orientamento all’as-a-Service. I data center commerciali si trasformeranno da hub per la connettività a cloud hub ospitando un ecosistema di servizi multivendor, accessibili per il cliente da un’unica struttura. La chiave di volta sarà gestire tutto questo che viene oggi governato attraverso connettività fisica (linee punto-punto) con sistemi di Sotware-defined networking (SDN), che permetteranno in tempo reale la creazione di link di connettività tra l’operatore di cloud e l’utilizzatore.Inoltre, i data center devono essere facilitatori di interconnessione e scambio di servizi cloud, in tutti i comparti, PMI incluse, con un approccio di Software-defined networking a vantaggio della gestione del data center per cui il provisioning delle risorse (IaaS, PaaS, SaaS) è accelerato attraverso procedure di automazione e governo del portale. All’inizio, il nostro target principale erano telco e Isp, che hanno attirato nei nostri data center neutrali carrier di telecomunicazioni in 12 paesi europei, ASP e soggetti che necessitavano di traffico dati e voce. Con l’avvento del cloud e dell’SDN, saranno sempre più coinvolti system integrator, finance, digital media e internet services».

Una nuova rivoluzione

Il primo meccanismo di virtualizzazione – ovvero di un software in grado di interfacciarsi tra un hardware e macchine virtuali a esso correlate – si può dire sia stato concepito da un software residente su un IBM/360, quasi cinquanta anni fa, nel lontano 1965. Sarà un caso che nel 1965 nacque il primo personal computer della storia, la mitica “perottina” Olivetti, la P101? Sarà anche un caso che sempre nel 1965, grazie al finanziamento ARPA, Larry Roberts e Thomas Marill crearono la prima connessione a pacchetto in rete geografica – e quindi primigenio di Internet – collegando un computer al MIT con un altro a Santa Monica attraverso una linea telefonica dedicata con accoppiatori acustici? Negli ultimi anni, la virtualizzazione ha compiuto passi da gigante in tema di CPU, storage, applicazioni e tutto sta diventando etereo nel cloud, nelle “nuvole”. Metaforicamente parlando, pareva che solo alcuni aquiloni, ben collegati al suolo da robusti cavi controllati da mani esperte, fossero l’unica materia concreta che navigasse tra le “nuvole”, mantenendo rotte non sempre lineari a causa della loro mutevolezza. Questi aquiloni, cioè allegoricamente la rete – grazie alle promesse di nuove tecnologie di virtualizzazione sviluppate su di essa – parrebbe quasi che si stiano atomizzando, diventando sinapsi gassose tra le “nuvole” stesse. Nel 2015, cinquanta anni dopo la genesi della virtualizzazione, del pc, di Internet, assisteremo a una nuova rivoluzione che ci cambierà ancor di più la nostra vita?

I quattro principi di CTERA

CTERA suggerisce alcuni “principi guida” che possono aiutare l’implementazione di storage e servizi dati nell’era del cloud.

Primo

Il cloud è ovunque, anche l’accesso ai dati deve esserlo – Quando si considera il profilo complessivo dell’utilizzo del cloud, esiste ancora un workload significativo affidato ai file server, ai backup endpoint, ai VDI e alle applicazioni di salvataggio che non possono essere gestite in modo appropriato dalle soluzioni sync & share.

Secondo

Scegliere il cloud più adatto – Le soluzioni che vincolano i clienti all’interno di backend di cloud storage fissi limitano per definizione la capacità di controllare e ottimizzare gli investimenti effettuati a favore del cloud. Una vera soluzione cloud di livello enterprise dovrebbe permettere ai clienti di scegliere la giusta infrastruttura, sia essa virtuale o privata, in base a criteri di prestazioni, costo e privacy.

Terzo

Tenersi ben strette le chiavi– Nel caso di dati altamente sensibili, CTERA consiglia di scegliere una soluzione che permetta di controllare la policy del firewall, sia all’interno del proprio datacenter che in un cloud privato virtuale, e di crittografare tutti i dati sensibili memorizzati o in transito.

Quarto

Il cloud storage dovrebbe seguire i principi del cloud – CTERA suggerisce di scegliere la giusta soluzione che fornisca almeno due livelli (tier) di gestione multi-tenant al di sopra degli strumenti di self-provisioning per gli utenti finali.

Tra i clienti CTERA più noti in Italia si segnalano i provider Wind, Fastweb e Telecom Italia.

Per maggiori informazioni è possibile visitare www.ctera.com o seguire @CTERA su Twitter.

 

 

 

 

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Telefónica e Brocade: nuovi benchmark per implementazioni e performance NFV nei test di laboratorio https://www.datamanager.it/2014/09/telefonica-brocade-benchmark-per-implementazioni-performance-nfv-test-laboratorio/ Sun, 14 Sep 2014 13:00:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=60668 Il vRouter Brocade Vyatta 5600 aggiunge nuove funzionalità per accelerare l’adozione della Network Functions Virtualization Telefónica e Brocade hanno collaborato per stabilire nuovi benchmark per l’installazione e le performance delle soluzioni di Network Functions Virtualization (NFV). I significativi risultati ottenuti dai test hanno fornito la dimostrazione che cambierà in modo fondamentale il livello di performance […]

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Il vRouter Brocade Vyatta 5600 aggiunge nuove funzionalità per accelerare l’adozione della Network Functions Virtualization

Telefónica e Brocade hanno collaborato per stabilire nuovi benchmark per l’installazione e le performance delle soluzioni di Network Functions Virtualization (NFV). I significativi risultati ottenuti dai test hanno fornito la dimostrazione che cambierà in modo fondamentale il livello di performance che i service provider potranno aspettarsi da un’infrastruttura di networking virtualizzata basata su software. Stabilire benchmark per l’NFV nasce dagli sforzi congiunti delle due aziende impegnate all’interno dell’NFV Reference Lab di Telefónica.

“La promessa dell’NFV consiste nella creazione di un servizio rapido e nella scalabilità altamente elastica. La virtualizzazione è da sempre importante per ottenere questa agilità, ma è anche un limitatore delle performance richieste per la scalabilità,” spiega Enrique Algaba, Network Innovation e Virtualization Director di Telefónica.

Nei test effettuati da Telefónica, il vRouter Brocade Vyatta 5600 ha raggiunto 80 Gbps su un server Commercial Off-the-Shelf (COTS) basato su Intel x86. Installato in un ambiente Red Hat KVM, Brocade Vyatta 5600 è stato implementato in una singola virtual machine (VM) e ha supportato tutte le porte disponibili sul server a velocità di linea.

“In meno di due ore, abbiamo installato il vRouter Brocade Vyatta 5600 da una chiavetta e completato i test di performance nel nostro NFV Reference Lab. Questi risultati ci hanno consentito, in qualità di operatori di rete, di modificare in modo significativo la nostra prospettiva relativa a ciò che sia possibile ottenere con il networking basato su software per accelerare l’adozione e l’implementazione di queste rivoluzionarie tecnologie,” sottolinea Francisco-Javier Ramón, Responsabile di Telefónica NFV Reference Lab.

Il vRouter Brocade Vyatta 5600, oltre alla tecnologia Brocade vPlane, usufruisce anche dei server Intel Xeon basati su processori e di Intel Data Plane Development Kit per raggiungere le performance richieste dai più grandi service e telco provider.

“Intel è impegnata ad applicare la Legge di Moore nel networking e consentire un ampio ecosistema SDN/NFV basato su soluzioni open source e standard,” spiega John Healy, General Manager di Intel Software Defined Networking Division. “Il vRouter Brocade Vyatta 5600 è un ottimo esempio di performance e innovazione sviluppato sull’Architettura Intel e Intel Data Plane Development Kit. Siamo soddisfatti di collaborare con aziende del calibro di Brocade per incrementare le performance del networking virtuale e arricchire il mercato NFV con soluzioni competitive.”

Rilasciato all’inizio del 2014, il vRouter Brocade Vyatta 5600 è la prima soluzione NFV progettata per rispondere alle esigenze dei più grandi service provider di tutto il mondo. Con funzionalità di routing, firewall e VPN, è un componente fondamentale del Network Service Layer di Brocade Vyatta Platform.

“vRouter Brocade Vyatta 5600 ha eliminato le barriere legate alle performance nell’adozione dell’NFV e la nostra attenzione è focalizzata ora sull’espansione delle sue capacità per un utilizzo allargato attraverso la rete dei service provider,” spiega Kelly Herrell, VP e GM Software Networking di Brocade. “Continuiamo ad accelerare il nostro significativo investimento in software moderno per apportare novità tecnologiche di valore in una già ampia gamma di capacità di networking.”

In aggiunta all’impegno di Brocade nell’NFV e all’accelerazione della sua diffusione all’interno delle reti carrier, un prossimo aggiornamento del vRouter Brocade Vyatta 5600 farà avanzare ulteriormente le capacità della soluzione NFV. Tra le nuove caratteristiche vi sono:

· Layer 3 MPLS

· Layer 2 Tunneling Protocol Version 3 (L2TPv3)

· Miglioramenti dell’alta disponibilità a supporto dell’IPv6

· Integrazione con OpenDaylight attraverso NETCONF/YANG

“Con queste capacità, il vRouter Brocade Vyatta 5600 è in grado di estendersi e diventare il provider edge per le reti carrier,” spiega Herrell. “Questi miglioramenti consentiranno ai service provider di implementare l’NFV presso i clienti esistenti e quelli nuovi in modo più veloce ed efficiente.”

L’aggiornamento è previsto per l’inizio del 2015. Una licenza separata sarà richiesta per la funzionalità MPLS. Altre funzionalità di routing unicast saranno fornite come update software standard.

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Italtel premiata da Cisco per le architetture di rete https://www.datamanager.it/news/italtel-premiata-da-cisco-le-architetture-di-rete-56910.html Tue, 03 Jun 2014 16:15:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/italtel-premiata-da-cisco-per-le-architetture-di-rete/ Italtel ha ricevuto da Cisco il premio “Partner of the Year for Architectural Excellence – Service Provider Architectures” nella regione Sud Europa per essere stata il miglior partner nell’ambito della progettazione e realizzazione di architetture complesse per i Service Provider Il premio conseguito riconosce la consolidata capacità di Italtel nel progettare e realizzare architetture complesse […]

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Italtel ha ricevuto da Cisco il premio “Partner of the Year for Architectural Excellence – Service Provider Architectures” nella regione Sud Europa per essere stata il miglior partner nell’ambito della progettazione e realizzazione di architetture complesse per i Service Provider

Il premio conseguito riconosce la consolidata capacità di Italtel nel progettare e realizzare architetture complesse per i Service Providers quali ad esempio i Backbone IP, le soluzioni di Evolved Packet Core per reti mobili e i servizi cloud quali gli Hosted Collaboration Services (HCS).

Italtel è al fianco di Cisco da anni nel promuovere e realizzare soluzioni e architetture dedicate ai Service Provider: nel panorama italiano è riferimento per i Provider Tier 1 e Tier 2, mentre nello scenario internazionale annovera tra i suoi clienti i principali operatori.

Inoltre Italtel e Cisco lavorano insieme sui paradigmi emergenti delle Network Functions Virtualization (NFV) e del Software Defined Networking (SDN) per far evolvere le reti dei propri clienti verso reti intelligenti che siano adattive e flessibili alle esigenze delle applicazioni.

“Sono fiero del risultato raggiunto con questo premio, nuovo nel panorama Cisco, che testimonia l’impegno costante di Italtel nel posizionarsi e mantenersi partner di riferimento nell’ecosistema Cisco – commenta Camillo Ascione co-head della Product Unit Network & System Integration di Italtel -. La ‘Architectural Excellence: SP Architectures’ conferma la nostra esperienza ed efficacia come system integrator di reti Cisco complesse. La solida alleanza con Cisco è testimoniata dallo sviluppo congiunto di servizi e soluzioni basati sulle architetture SDN e che adottano degli specifici elementi di controllo nell’ambito delle reti dei Service Provider.”

Il riconoscimento “Architectural Excellence: Service Provider Architectures” rafforza il rapporto di partnership con Cisco, che nel tempo si è consolidato attraverso numerose certificazioni in ambiti quali il Cloud, i Managed Services, le architetture per i Data Center.

“È con vero piacere che assegniamo questo premio ad Italtel. A conferma dell’impegno, del valore e della vision che il nostro partner Italtel porta a Cisco e ai suoi clienti nel mercato italiano. La profonda conoscenza che Italtel ha delle reti dei Service Provider è davvero impressionante. Si tratta di una garanzia per i nostri clienti che sono pronti ad integrare funzioni di programmazione di rete avanzate in architetture esistenti“ – commenta Eric Moyal, Director, Italy Partner and Commercial Teams at Cisco Italy.

Italtel ha anche ricevuto da Cisco per il secondo anno consecutivo il riconoscimento di Cloud Builder Partner dell’anno per la regione Sud Europa.

I Premi Cisco Partner mettono in evidenza quei partner che dimostrano pratiche commerciali best-in-class e che diventano un modello per gli altri partner. Un approccio innovativo, successi applicativi, programmi unici, problem solving e approcci di vendita sono elementi determinanti ai fini dell’assegnazione dei riconoscimenti Cisco.

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