Panda – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 14:18:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Panda – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 2018: La crescita record dei Ransomware https://www.datamanager.it/2018/07/2018-la-crescita-record-dei-ransomware/ Mon, 23 Jul 2018 07:00:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151847 Gli attacchi dei ransomware stanno diventando sempre più diffusi. Alcuni consigli e un White Paper gratuito per  fronteggiare questa minaccia Qual è il tasso di investimento delle aziende in materia di sicurezza informatica? Quanto è alta la percezione del rischio che si corre se non si hanno adeguate soluzioni di protezione dei dati aziendali? Il […]

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Gli attacchi dei ransomware stanno diventando sempre più diffusi. Alcuni consigli e un White Paper gratuito per  fronteggiare questa minaccia

Qual è il tasso di investimento delle aziende in materia di sicurezza informatica? Quanto è alta la percezione del rischio che si corre se non si hanno adeguate soluzioni di protezione dei dati aziendali? Il crescente aumento dei cyber attacchi dell’ultimo anno, sempre più aggressivi e sofisticati, ha fatto innalzare la soglia di attenzione delle aziende. Si è reso quindi necessario mettere in atto strategie puntuali di protezione dati, non solo in un’ottica risolutiva, ma anche e soprattutto in fase preventiva, per non farsi trovare impreparati.

Panda Security per aiutare i propri clienti ha sviluppato un nuovo modello di sicurezza avanzata: Panda Adaptive Defense. Questa innovativa tecnologia per la cybersecurity integra EDR (Endpoint Detection and Response) e le tradizionali soluzioni di Endpoint Protection, includendo un servizio di classificazione automatica del 100% dei processi in esecuzione e l’analisi in tempo reale delle minacce. Analizzare e comprendere le dinamiche di svolgimento dei cyber attacchi e il crescente sviluppo delle nuove armi digitali utilizzate dagli hacker, diventano oggi fondamentali in un contesto in cui il numero di malware è in continua crescita, evoluzione e sofisticazione. Più di 258.000 nuove minacce vengono infatti rilevate ogni giorno dai PandaLabs e solo per quanto riguarda i Trojan, il loro numero è aumentato del 350% rispetto all’anno scorso.

Tra le diverse tipologie di malware quelle che si possono considerare più efficaci e redditizie sono i ransomware. Il loro funzionamento si basa sul blocco del computer infettato, che viene tenuto “in ostaggio” fino al momento in cui l’azienda o l’utente paga il riscatto, spesso in forma di cripto valuta.

Gli attacchi dei ransomware stanno diventando sempre più diffusi. Basta infatti scaricare un file o un software, per aprire facilmente la strada a un attacco. Questa tendenza aumenterà, considerando che sono sempre più i dispositivi connessi alla rete e si stima che nel 2020 questi arriveranno ad essere 50 miliardi. Di fronte al moltiplicarsi delle connessioni e alla crescente efficacia delle minacce informatiche, diventerà necessario soprattutto per le aziende implementare la propria sicurezza e Adaptive Defense di Panda Security è la carta vincente per prevenire i furti di dati.

Scarica qui il Whitepaper

Qui di seguito invece un’infografica sulle modalità di azione dei Ransomware

 

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Il trojan Panda prende di mira gli utenti delle banche italiane https://www.datamanager.it/2016/09/trojan-panda-prende-mira-gli-utenti-delle-banche-italiane/ Wed, 28 Sep 2016 08:18:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109954 A cura di Marco Gioanola, Senior Consulting Engineer di Arbor Networks e Dennis Schwarz, ASERT Research Analyst Un nuovo malware, denominato Panda Banker, sta prendendo di mira gli utenti di diverse banche italiane. Panda è probabilmente una variante del noto trojan Zeus e ha lo scopo principale di rubare credenziali di accesso ai servizi di […]

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A cura di Marco Gioanola, Senior Consulting Engineer di Arbor Networks e Dennis Schwarz, ASERT Research Analyst

Un nuovo malware, denominato Panda Banker, sta prendendo di mira gli utenti di diverse banche italiane. Panda è probabilmente una variante del noto trojan Zeus e ha lo scopo principale di rubare credenziali di accesso ai servizi di Internet Banking e di eseguire operazioni bancarie all’insaputa dell’utente.

I ricercatori ASERT hanno individuato due recenti campagne di attacco attive contro gli utenti di alcune delle maggiori banche italiane. Arbor ha contattato i CERT (Computer Emergency Response Team) degli istituti coinvolti ed è a disposizione per fornire i dettagli di cui ASERT è in possesso.

Il malware viene distribuito attraverso campagne di invio email, provenienti da mittenti apparentemente legittimi, contenenti un allegato PDF, ZIP o EXE che, se aperto, installa (ovviamente all’insaputa dell’utente) il downloader Andromeda che si occupa quindi di infettare il pc con Panda. Una volta infetto, il computer contatta i server di Comando e Controllo (C&C) al fine di comunicare i dati della vittima ed eventualmente autoaggiornarsi per includere nuove funzionalità, incluse quelle di ransomware.

Oltre a rubare password e credenziali di accesso, Panda utilizza strumenti automatizzati per eseguire pagamenti e movimenti di fondi quando l’utente è collegato ai siti target.

Diverse campagne di attacco sono state scoperte negli scorsi mesi, mirate di volta in volta a Olanda, Australia, Brasile, Italia e altri paesi europei. Ciò, insieme alla modalità di diffusione di Panda, fa supporre che diversi gruppi localizzati di attaccanti utilizzino “a noleggio” l’infrastruttura di Andromeda per distribuire il nuovo malware e aggiungere i pc infetti alla loro botnet.

Si stima che i malware cosiddetti “banker” abbiano fruttato ai loro autori miliardi di dollari nel corso degli anni.

Come difendersi

E’ importante comprendere che la prima regola di igiene personale per quanto riguarda Internet è di non cliccare mai su allegati, specialmente se non richiesti esplicitamente, prima di averne verificata l’autenticità col presunto mittente.

In quanto le campagne di attacco sono focalizzate sugli utenti dei servizi di banking e le operazioni generate dal trojan appaiono provenienti da connessioni legittime, è molto difficile per le banche coinvolte predisporre meccanismi di difesa sui siti stessi. E’ quindi importante controllare periodicamente la lista delle operazioni del proprio Internet Banking al fine di individuare al più presto eventuali movimenti inattesi.

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Panda Security presenta le soluzioni 2016 https://www.datamanager.it/2015/10/panda-security-presenta-le-soluzioni-2016/ Thu, 01 Oct 2015 08:54:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=84740 L’azienda spagnola aggiorna la suite di software per la sicurezza informatica, sia professionale che consumer. Con un occhio agli smartwatch La media dei virus rilevati ogni giorno è di 230mila; 400mila l’apice raggiunto dalle indagini negli ultimi mesi. Sono i numeri rilasciati dall’azienda spagnola Panda Security in occasione del lancio delle soluzioni di sicurezza 2016 […]

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L’azienda spagnola aggiorna la suite di software per la sicurezza informatica, sia professionale che consumer. Con un occhio agli smartwatch

La media dei virus rilevati ogni giorno è di 230mila; 400mila l’apice raggiunto dalle indagini negli ultimi mesi. Sono i numeri rilasciati dall’azienda spagnola Panda Security in occasione del lancio delle soluzioni di sicurezza 2016 che, come gli anni scorsi, comprendono cinque soluzioni, di cui una esclusivamente scaricabile via internet. Panda Gold Security 2016, Panda Global Protection 2016, Panda Internet Security 2016, Panda Antivirus Pro 2016, Panda Mobile Security 2016, è la flotta del nuovo anno a cui si affiancano Panda Antivirus for Mac 2016 e Panda Free Antivirus 2016 che si rivolgono ad utenti specifici (a differenza delle altre che offrono protezione su diversi sistemi).

Le novità

Quello che cambia non è certo solo l’indicazione del nuovo anno al fianco dell’intestazione di ogni programma. La gamma 2016 è basata su un nuovo sviluppo dell’Intelligenza Collettiva di Panda, che garantisce migliori capacità di protezione con tempi di risposta inferiori e integra, oltre a PC e Mac, migliorie importanti anche per la salvaguardia di iOS e Android (Windows Phone è in via di definizione).

“Per comunicare la nostra nuova identità abbiamo utilizzato il termine Simplexity – ci spiega Paola Festa, Sales Manager di Panda Security Italia – che sta ad indicare un connubio tra la semplicità della soluzione e la sua completezza. Un tempo era molto più complicato avere accesso al controllo dei file più nascosti del sistema operativo mentre adesso si svolge tutto in automatico, con la certezza di un lavoro svolto alla perfezione”. Come ha dichiarato Festa, sono tre i pillar che guidano la vision di Panda Security anche nel nuovo anno: identificare, analizzare e debellare. “Visto il numero crescente di dispositivi connessi in rete, attuare le tre azioni ha richiesto di far converge la sicurezza professionale con quella consumer. Si parla tanto di BYOD come un panorama fatto di smartphone e tablet ma è chiaro che anche altri gli oggetti hi-tech in grado di portare informazioni personali sono arrivati all’attenzione di hacker e malfattori”.

panda security 2016

I wearable

Per rispondere all’esigenza di protezione totale in mobilità, Panda ad agosto aveva lanciato la nuova app Panda Mobile Security, disponibile anche su smartwatch Android Wear. L’interazione tra i due device consente di svolgere azioni semplici, come la scansione dei file e delle applicazioni conservate sul telefono, direttamente dallo schermo dell’orologio. Dallo smartwatch si può bloccare e resettare il cellulare, inviare un segnale di alert e persino scattare una foto con la fotocamera posteriore o anteriore, così da guardare negli occhi chi lo ha rubato, per quello che può servire.

La suite di protezione

Se l’app mobile non è una novità, lo è invece il lancio delle soluzioni globali, fatte per proteggere in un solo colpo computer e dispositivi portatili. La linea da seguire per Panda Security è quella già tracciata in passato. Negli ultimi 4 mesi, i software prodotti dall’azienda sono riusciti a rilevare il 99,9% di minacce informatiche lanciate in rete, così da piazzarsi al vertice del Real World Protection Test di Av-Comparatives. “Lavoriamo costantemente per migliorarci – spiega Miguel Bullòn, Global Director Retail di Panda Security – in Europa abbiamo registrato una crescita nell’utilizzo delle nostre piattaforme del 17% rispetto al 2014, con un parco di utenti attivi pari a 10 milioni.; solo in Italia c’è il 40% in più di utenza che usa le applicazioni di protezione Panda per i loro sistemi informatici”.

Più sicurezza in azienda

“Il panorama delle minacce aziendali non è certamente roseo. Negli ultimi mesi si registra una crescita costante di cryptolocker e Apt, è dunque importante tenere il passo con tali pericoli e costruire un’ecosistema di difesa capace di affrontare tutte le sfide della cyber-security” – afferma Antonio Falzoni, Product Marketing Manager di Panda Security Italia. La risposta dell’azienda è Adaptive Defense 360, un servizio avanzato con capacità di blocco e rimozione, particolarmente indicato per i sistemi professionali. “La novità è che 360 è un programma automatizzato al 99,9%, con un consumo di memoria minimo, in media il 5% del totale a disposizione. Il prodotto unisce i vantaggi di un antivirus tradizionale con una protezione avanzata e tracciabilità completa”. La particolarità risiede in una cabina di comando con cui “guardare” il percorso che un eventuale malware ha intrapreso nel computer o in un’intera infrastruttura. Al di là dell’animazione a mo’ di cartone, il fine che lo schema aiuta a raggiungere è quello di capire in che modo si è insediato il virus/malware, così da rafforzare la difesa in un determinato punto del processo lavorativo.

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Pagamenti in mobilità e sicurezza https://www.datamanager.it/2014/11/pagamenti-in-mobilita-sicurezza/ Tue, 18 Nov 2014 09:59:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64892 Vendor e analisti discutono del potenziale in Italia dei sistemi di pagamento e micropagamento mobili. Il potenziale è elevato, l’evoluzione di certi servizi lenta ma ineluttabile. Non è un problema tecnologico, occorrono più chiarezza per le regole, accessibilità delle soluzioni e protagonisti riconosciuti Anche il mobile commerce appartiene a quella particolare categoria di “scenari annunciati” […]

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Vendor e analisti discutono del potenziale in Italia dei sistemi di pagamento e micropagamento mobili. Il potenziale è elevato, l’evoluzione di certi servizi lenta ma ineluttabile. Non è un problema tecnologico, occorrono più chiarezza per le regole, accessibilità delle soluzioni e protagonisti riconosciuti

Anche il mobile commerce appartiene a quella particolare categoria di “scenari annunciati” che – pur soddisfacendo, almeno in apparenza, tutti i presupposti tecnologici – faticano ad affermarsi, consolidandosi su vasta scala. Molte tessere del mosaico degli acquisti in mobilità sembrano a portata di mano: tecnologie come la comunicazione NFC, per esempio, o una capillare presenza di dispositivi smart nelle tasche di tutti gli acquirenti.

Combinando il parere dei vendor con quello degli analisti, si cercherà di fare chiarezza tanto sui fattori che ancora rallentano il settore dei pagamenti e micropagamenti mobili, quanto sulle condizioni e le tecnologie più abilitanti.

L’inchiesta di Data Manager è stata condotta nelle settimane che hanno preceduto il lancio, da parte di Apple Computer, della piattaforma Apple Pay, immediatamente classificato tra gli annunci che possono sovvertire le regole del gioco. Troppo presto per poter giudicare, specie considerando che verosimilmente il servizio non sarà disponibile in Italia a breve termine. Conta però il fatto che un grande brand come Apple stia puntando tutta la propria forza trascinatrice su una trasformazione che potrebbe essere non meno rivoluzionaria di fenomeni come la musica MP3. Molti altri solution provider e system integrator affrontano la problematica, cercando di rispondere in qualche modo alla richiesta del mercato, magari facendo leva sugli investimenti tecnologici già in essere e quelle condizioni al contorno favorevoli che forse necessitano solo di una buona dose di coordinamento per concretizzarsi.

Scenario europeo

Se l’Europa può essere considerata uno dei mercati di frontiera per l’intero comparto della mobilità e per il segmento dei pagamenti mobili, il recente studio “Global consumer banking and mobile survey” targato IDC offre una miscela di stimoli positivi e conservativi al tempo stesso. Attraverso la survey, gli analisti IDC individuano tra i consumatori di Francia, Spagna, Germania e Regno Unito una percentuale del 30% di consumatori che si sono serviti di un dispositivo mobile per effettuare almeno una transazione di pagamento nel 2013 e nella maggior parte dei casi si è trattato dell’acquisto di beni fisici. Un volume che per IDC ancora non intacca minimamente la modalità preferita dai frequentatori dei principali siti di e-commerce europei, ovvero il pagamento effettuato sul tradizionale browser.

Ancora più bassa, 11%, è la percentuale di chi ha utilizzato un dispositivo mobile per effettuare un pagamento contactless (NFC) attraverso la nuova generazione di terminali Pos introdotti anche dalle banche italiane. Il micropagamento, assimilabile ovviamente all’insieme dei pagamenti mobili, viene giustamente considerato anche dal nostro panel come un segmento a sé stante e i trend verso la migrazione su apparati “in store” compatibili con la tecnologia NFC fa ben sperare. IDC raggiunge tuttavia una conclusione sostanzialmente neutra, prevedendo che sarà difficile che nell’arco dei prossimi dieci anni il pagamento mobile diventi una abitudine predominante se l’ambito NFC, grazie anche all’approvazione dello standard Host Cart Emulation da parte di Visa e MasterCard, sarà dominato dai circuiti delle carte e dalle banche che li rappresentano. Gli esercenti avranno però la possibilità di sperimentare tecnologie diverse, anche a basso impatto come possono essere i codici QR associati ormai a molti programmi di fidelizzazione e couponing. Nuovi regolamenti, come la SEPA europea e gli accordi interbancari, apriranno la strada a forme di pagamento associate a fondi conservati sui conti correnti, creando le condizioni ideali per un futuro abbattimento dei costi e un incremento della qualità e della varietà dei servizi ai merchant.

Frammentazione della rete

Secondo Daniela Rao, TLC research & consulting director di IDC Italia, il relativo scetticismo manifestato dai suoi colleghi europei è dovuto all’assenza di tecnologie e soggetti di riferimento. «La sensazione è che per il momento nella cucina dei pagamenti mobili in Europa ci siano troppi cuochi e ancora non si intravvedono direzioni precise». In Italia, c’è un serio problema di frammentazione della rete retail, dove sono numerosissimi gli operatori, poche le grandi insegne multistore, ridotte e diluite le marginalità. «A questo si aggiungono una normativa troppo permissiva e la conseguente difficoltà nella digitalizzazione della rete di vendita fisica». Una pletora di punti vendita, probabilmente oltre il milione, di cui 130mila bar e altrettanti ristoranti, in genere restii ad adottare tecnologie percepite con una certa ostilità perché rappresentano un costo e possono diventare uno strumento di tracciamento e trasparenza degli incassi.

Questo non toglie che l’evoluzione verso il mobile dei terminali Pos avverrà e nel frattempo anche in Italia si sperimentino soluzioni interessanti sul fronte della bigliettistica, del pagamento dei parcheggi, delle prenotazioni. «Certo, l’avvento di novità come Apple Pay potrebbe aprire prospettive molto interessanti, soprattutto nell’ambito delle grandi catene della Gdo, dove ci sono già state evoluzioni sui Pos. Poi c’è tutto il comparto del direct billing, cioè della possibiltà di effettuare acquisti che vengono addebitati sulla bolletta del telefono. Peccato che un freno notevole al potenziale di questi servizi venga dalla grande diffusione in Europa e in Italia delle Sim prepagate». Daniela Rao si aspetta inoltre un ulteriore sviluppo del mobile wallet associato da Poste Italiane al suo servizio Postepay. A luglio, è stato superato l’importante traguardo di un miliardo di euro movimentati con pagamenti e operazioni bancarie effettuate da mobile. Dei tre milioni di clienti che oggi possiedono una Sim PosteMobile, oltre un milione ha scelto di utilizzare ogni mese i servizi di mobile payment per eseguire pagamenti di bollettini, bonifici, ricariche Postepay e Sim, trasferimento di denaro all’estero e per acquisto di beni e servizi. Il driver di quello che Daniela Rao considera un buon successo, è proprio il “borsellino” di PosteMobile da oggi aperto ai clienti di tutti gli operatori.

Micro/mobile payment

Ma veniamo al parere del panel, caratterizzato questa volta da una partecipazione molto folta. Segno di indubbio interesse sul tema. Una prima domanda riguarda proprio i fattori che ancora ostacolano la rivoluzione del micro/mobile payment, le possibili aree di intervento e le strategie di integrazione, compreso il ruolo che possono svolgere le istituzioni finanziarie e pubbliche. Esordisce Marco Rizzoli, e/m-commerce & managed services sales director di Ingenico Italia, distinguendo nettamente i micro dai mobile payments, diversi per campo di applicazione, per richiesta da parte del mercato e per diffusione. «Se i primi trovano ancora qualche difficoltà ad affermarsi, i secondi invece vedono oggi un forte aumento pur risentendo di una problematica di natura economica, legata soprattutto al costo delle commissioni che incide in modo significativo sui pagamenti di basso valore. Nonostante vi siano molte pressioni, anche a livello legislativo, per ridurre le commissioni bancarie nei paesi europei, resta difficile immaginare un decollo nei micropayments a breve termine». Sul pagamento contactless, pesano invece la scarsa usability e le complessità di attivazione. Rizzoli ritiene però che «la prossima disponibilità di soluzioni HCE e il lancio di ApplePay possano favorire la diffusione della nuova tecnologia presso tutti i clienti».

Di parere diverso è Enrico Belgini, product manager monetica e sistemi di pagamento di Cedacri molto più ottimista sulle prospettive dei micropagamenti. «Stanno avendo una crescita esponenziale, per due ragioni: l’evoluzione e lo sviluppo delle strategie di e-commerce da parte delle imprese e la diffusione di dispositivi evoluti. In questo contesto, è importante che le soluzioni offerte siano sempre più interoperabili, per tradursi in servizi funzionali, veloci e sicuri». Occorre per questo, secondo Belgini, che istituzioni finanziarie, emittenti e operatori lavorino in sinergia, e i primi segnali si vedono. «L’AgID ha recentemente creato un “sistema pubblico di connettività” che consente agli enti pubblici di accettare pagamenti direttamente dalla clientela finale o indirettamente tramite gli operatori finanziari. In questo scenario, le banche possono diventare soggetti abilitatori di mobile payment sia verso la clientela retail e corporate, sia verso la pubblica amministrazione».

Experience ad alto potenziale

Problemi di interoperabilità, frammentazione della user experience e alti costi percepiti sono per Claudio Lattanzi, business development di Di.Tech, specialista del mondo retail, i principali fattori che fanno da freno. «I consumatori possono essere interessati solo percependo un vantaggio, mentre gli esercenti tendono a paragonare gli attuali costi delle commissioni, più alte a causa proprio dei regolamenti creati a tutela degli operatori esistenti». Per Di.Tech, la strada da percorrere è quella di integrare il mobile payment in una nuova e più interessante esperienza di acquisto per il consumatore (dai social al digital couponing, dal self scanning al mobile payment). «Vision che ci ha portato a siglare un accordo commerciale con RetApps, startup specializzata per l’integrazione nella nostra soluzione More Crm, di una funzione mobile payment all’interno di un’esperienza di shopping “in store” completamente fai-da-te».

Gino Carnevale, senior security consultant di Omnitech ha un’opinione molto in linea con le osservazioni di Daniela Rao di IDC. «Secondo stime recenti – afferma Carnevale – il mercato globale del pagamento mobile nelle sue diverse accezioni arriverà nel 2014 a un valore di circa 980 miliardi di dollari. Nonostante siano in aumento le soluzioni tecnologiche che lo implementano, manca l’affermazione di uno standard condiviso nel mercato. La tecnologia NFC per il proximity payment sembrava destinata ad affermarsi come la migliore, ma molti big players iniziano a considerarla obsoleta».

Mentre Mauro Origgi, technical account manager di R1 pensa che le opportunità offerte dalle tecnologie contactless abbiano un potenziale non trascurabile. Avrà però un ruolo fondamentale, la capacità di fare sistema, di stabilire le partnership tra banche, istituzioni finanziarie, operatori telco e merchant, mirate all’offerta di servizi. «In questa alleanza fra tecnologia ed economia, ciascun attore è chiamato a svolgere un ruolo primario». Ma serve, secondo Origgi, il forte impegno della PA e maggiore chiarezza da parte di Banca d’Italia, nel suo ruolo di regolatore. «Sarà necessario intervenire per colmare il divario digitale anche tramite la diffusione dei POS abilitati presenti presso gli esercizi commerciali o presso gli uffici pubblici, come le ASL» – conclude Origgi, ricordando che anche in questo contesto avremo sicuramente l’effetto positivo della spinta “dal basso” dei consumatori, più evoluti delle istituzioni che li governano.

Opportunità da cogliere

Concordando sul carattere culturale delle resistenze che rallentano il fenomeno in Italia, Domenico Uggeri, vicepresidente di Zucchetti, mette in risalto anche la scarsa conoscenza di certe opportunità. «Si ha paura a utilizzare la moneta virtuale perché si conoscono poco le tecnologie elettroniche di pagamento, i principi del loro funzionamento e la loro ormai comprovata affidabilità». Lo scetticismo di Carnevale sulla proximity non è però condiviso da Uggeri. «Negli Stati Uniti, la tecnologia contactless è utilizzata già in molte città per pagare con lo smartphone i viaggi in metropolitana». Se il sistema potesse diffondersi in Italia, le aziende del trasporto urbano oltre a fornire un servizio molto pratico, «risparmierebbero sul costo della stampa dei biglietti e avrebbero minori costi di gestione» – conclude Uggeri.

In effetti, anche sul territorio nazionale questa sperimentazione comincia a dare i suoi frutti. «Un esempio felice arriva da un comune certamente innovatore e attento al dialogo con i cittadini» – racconta Marco Cavallini, amministratore unico di GLAMM Multimedia by YouCo. «Il Comune di Segrate (MI) ha realizzato con la nostra collaborazione sistemi di pagamento online e in mobilità per servizi scolastici (asili nido, trasporti, refezione), diritti di segreteria, parcheggi Milano2, illuminazione votiva e molti altri. Tutti i servizi hanno riscosso un grande successo, migliorando l’operatività del Comune a favore dei cittadini». Per YouCo, realtà del Gruppo Sesa, il micro/mobile payment è maturo per diventare un’abitudine. I problemi e di conseguenza l’ambito su cui intervenire maggiormente riguardano la facilità delle operazioni e la capacità di semplificare davvero la vita di consumatori e cittadini. «Da qui la connessione con il ruolo che la PA dovrebbe avere è naturale, se pensiamo che i progetti di e-gov hanno in sé la vocazione di snellire, facilitare, semplificare e coinvolgere. Senza dimenticare il tema cruciale dell’usabilità e dell’accessibilità alle persone diversamente abili» – spiega ancora Cavallini.

Dopo di lui, Maurizio Fatarella, responsabile marketing di Bassilichi sottolinea i costi infrastrutturali che fin qui hanno penalizzato la tecnologia NFC, piuttosto lenta anche dal punto di vista della diffusione di terminali Pos compatibili. In questo senso, il modello host card emulation (HCE) – che prevede la memorizzazione dell’elemento sicuro su un server remoto – sembra promettente, ma è ancora in fase molto prototipale. Sulle prospettive in Italia, l’esperto di Bassilichi nota come la pubblica amministrazione e le istituzioni abbiano già da tempo messo in campo gli strumenti del caso (“Decreto Sviluppo”) e forse è solo questione di tempo, sia per arrivare a una proposizione di servizi matura e a una diffusione del pagamento contactless presso il grande pubblico, favorito dall’arrivo della nuova generazione di apparati. «Tuttavia, sullo sfondo rimane la questione della banda larga. La diffusione dei pagamenti elettronici innovativi è intimamente legata alla diffusione degli strumenti digitali per il business. Un’iniziativa di sistema sulle infrastrutture potrebbe avere un effetto leva positivo anche per i pagamenti».

Sicurezza a portata di mano

Chiudiamo il giro di pareri sul primo quesito con il contributo di quattro specialisti di sicurezza, tema costantemente sottotraccia quando si parla di pagamenti elettronici. David Gubiani, technical manager di Check Point Software Technologies Italia, osserva che proprio il tentativo di semplificazione della user experience potrebbe andare a detrimento della sicurezza percepita. «Ma non è così, perché il mondo del micro/mobile payment è regolato da norme tanto restrittive quanto quelle che regolano i trasferimenti di denaro via Internet. Ovviamente, chi fornisce servizi di mobile payment deve aggiornare le proprie infrastrutture. E a livello normativo, è fondamentale che vengano definiti e pubblicizzati i requisiti minimi di sicurezza, per tutte le parti in gioco». Morten Lehn, managing director di Kaspersky Lab Italia rileva anch’egli l’importanza del fattore “diffidenza”, ancora molto sentito tra gli acquirenti. «Per questa ragione le banche, i negozi online e i sistemi di e-payment dovrebbero rassicurare gli utenti, offrendo livelli di sicurezza aggiuntivi, progettati specificamente per proteggere le transazioni online da dispositivi mobile contro le frodi finanziarie».

In Italia, concorda Alessandro Peruzzo, amministratore unico di Panda Security Italia gli smartphone si diffondono a macchia d’olio, ma la fiducia no. «Al momento, solo gli operatori telefonici hanno stretto partnership con alcune banche e hanno sviluppato applicazioni proprietarie che consentono di utilizzare i dispositivi come “portafogli” digitali. Le aziende dovranno quindi implementare infrastrutture adeguate per consentire pagamenti in piena mobilità e sarà fondamentale garantire il massimo livello di sicurezza alle transazioni a vantaggio di affidabilità e disponibilità. Per Maurizio Martinozzi, manager sales engineering di Trend Micro, il mercato del micro/mobile payment potrebbe essere veloce e dinamico ed è invece ricco di paradossi e contraddizioni. «Le innovazioni procedurali si scontrano con difficoltà strutturali, prima fra tutte ad esempio, la mancanza di una banda larga soddisfacente. In definitiva, si potrebbe dire che l’ostacolo al micro/mobile payment al momento è rappresentato per il 65% da resistenze di tipo sociali e dal 35% di tipo tecnologico».

Mercato da inventare

Passiamo quindi alle opinioni relative al mondo dei terminali e alla capacità di supportare le trasformazioni, le nuove abitudini e i nuovi servizi abbinati a pagamenti contestualizzati e “real time”, partendo da un brand dominante come Samsung. Per Antonio Bosio, product & solutions director di Samsung Electronics Italia tutti i prodotti del colosso coreano hanno caratteristiche adeguate e già vengono utilizzati anche per questa finalità. «Da qualche tempo, la maggior parte degli smartphone Samsung integrano NFC, tecnologia applicata oggi anche a molti POS attivi nei punti vendita». Molte delle incertezze che ancora tengono lontano il grande pubblico sono frutto di una percezione perché le tecnologie che vengono utilizzate per questo tipo di pagamenti hanno dimostrato di essere tra le più sicure al mondo, sottolinea Bosio. Le dinamiche stanno accelerando molto il versante degli ecosistemi, degli accordi tra istituzioni e operatori. «Possiamo dire che siamo ormai pronti a supportare i pagamenti da mobile anche in prossimità e in Samsung siamo molto orgogliosi di aver dato un importante contributo a molte iniziative». Con Bosio, concorda Maurizio Fatarella di Bassilichi. Per lui, le tecnologie dei terminali in commercio sono assolutamente adeguate, anche se si riscontra un certo ritardo sul fronte applicativo e nella diffusione di nuovi modelli di servizio verticali. «Possiamo dire che dal punto di vista applicativo ci troviamo agli albori di una nuova era e il mercato è tutto da inventare: gli ambiti di intervento sono davvero infiniti e nei prossimi anni la rivoluzione digitale in corso cambierà completamente le nostre abitudini».

Non solo smartphone

Pagamento mobile non significa solo smartphone. Ce lo ricorda Enrico Belgini di Cedacri che si dice ottimista sulle future evoluzioni dei terminali a loro volta mobili. «Crediamo che una cooperazione sinergica tra istituzioni e provider tecnologici possa portare importanti miglioramenti in termini di user experience. Pensiamo alla possibilità per un utente di accedere in mobilità, in modo semplice, sicuro e magari con una credenziale unica, a tutti i canali di suo interesse: Internet e mobile banking, e-commerce, pagamenti P2P». E Marco Rizzoli di Ingenico Italia racconta di una soluzione Ingenico chiamata iCMP, che consente al merchant di impiegare direttamente lo smartphone o il tablet per le transazioni tramite un piccolo mobile Pos. «Le banche che già hanno lanciato una propria offerta stanno cogliendo i primi risultati in termini di nuovi utenti: come Ingenico, abbiamo distribuito circa 50mila mPOS nuovi» – dice Rizzoli.

Completa il miniscenario di soluzioni alternative ma efficaci, Domenico Uggeri di Zucchetti che ricorda come già durante la finale di Champions League del 2009 tra Barcellona e Manchester United all’Olimpico di Roma, (la cui gestione degli accessi è targata Zucchetti), «gli spettatori potevano pagarsi il viaggio sui mezzi di trasporto urbani per recarsi allo stadio, utilizzando la medesima tessera che fungeva da titolo d’ingresso».

Sicurezza e facilità d’uso

Vediamo per concludere l’aspetto della sicurezza visto proprio dal lato terminale. «Le organizzazioni che forniscono servizi di pagamento di questo tipo devono necessariamente bilanciare due elementi: sicurezza della transazione e facilità d’uso da parte del cliente» – ci ricorda Luca Rossetti, senior business technology architect di CA Technologies. Bisogna insomma fornire un’esperienza di pagamento lineare per evitare che gli utenti non abbandonino certe opportunità o peggio ancora cerchino scorciatoie meno sicure. «Esistono sistemi di autenticazione, come per esempio CA Risk Analytics, che sono in grado di valutare il rischio legato a una transazione attraverso un’analisi di contesto, modulando la protezione in funzione del rischio». La stessa CA è tra gli sviluppatori del protocollo per pagamenti sicuri 3D Secure, impiegato da VISA, MasterCard e American Express.

Gino Carnevale di Omnitech osserva una diffusione ancora limitata ma ricca di potenziale di servizi basati su app che sfruttano la semplicità dei codici a barre bidimensionali e si basano su algoritmi di cifratura sicuri e rigorose norme a tutela della privacy.

«Si tratta di un mercato dalle grandi potenzialità, il cui sviluppo implica una convergenza sugli standard tecnologici e di sicurezza da adottare, un quadro normativo di riferimento il più possibile omogeneo e in grado di fornire stimoli e un cambiamento culturale da parte dell’utenza e degli esercenti. In tale contesto, Omnitech si pone come benchmark nell’eccellenza dei servizi e delle soluzioni di mobile information security (MIS), attraverso una proposizione di valore basata su un approccio olistico, unita a una profonda specializzazione». In portafoglio, Omnitech vanta servizi di sviluppo di app sicure e l’implementazione di tecnologie enterprise mobility management e app di produttività aziendale.

Senza lasciare traccia

David Gubiani di Check Point Software Technologies e Morten Lehn di Kaspersky Lab concordano entrambi sulla ampia disponibilità di soluzioni di protezione degli end-point. «Se dal punto di vista teorico, queste sono in grado di fronteggiare con successo ogni minaccia informatica – dice Gubiani – i test sul campo dimostrano che la performance tecnologica non è sufficiente. Queste soluzioni devono essere integrate all’interno di una piattaforma più completa, in grado di garantire sicurezza all’intero processo lungo tutti i diversi livelli, dal database al terminale. Un’ulteriore opzione è la possibilità di creare una “bolla” applicativa istantanea, nella quale poter compiere operazioni ritenute critiche o confidenziali, e che può essere poi eliminata senza lasciare traccia». Dall’altra parte, Lehn rileva come Kaspersky Lab sia stata tra i pionieri dei sistemi di protezione dedicati ai terminali mobili. «La nuova versione di Kaspersky Internet Security Multi-Device 2015 è una di queste. La suite permette, con un solo prodotto e una sola licenza, di poter proteggere qualsiasi combinazione di pc e Mac e di smartphone e tablet Android e offre, inoltre, una tecnologia pensata per i pagamenti online, Safe Money, che protegge le transazioni finanziarie in ogni fase».

Impennata di nuovi servizi

Ottimisticamente, Alessandro Peruzzo di Panda Security si dice convinto che proprio grazie al pieno dominio della sicurezza «assisteremo a un’impennata di nuovi servizi e funzioni per il settore mobile, che consentiranno un completo sviluppo del relativo commercio, agevolando ogni tipologia di transazione, non solo nei pagamenti, ma anche nel ticketing e utilizzo di coupon». E Maurizio Martinozzi di Trend Micro conclude confermando: «Sì, il mercato e la tecnologia sono pronti, anzi abbiamo funzionalità che oltrepassano in grande misura l’effettiva richiesta. Ci sono stati casi di associazioni di categoria riunitesi per facilitare l’adozione e l’utilizzo delle nuove modalità di pagamento, scontrandosi con resistenze “culturali”. Ma ci sono anche buoni esempi, come il Trentino, che in molte zone consente di pagare il parcheggio direttamente con lo smartphone».

 

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Record di malware nel III trimestre 2013 https://www.datamanager.it/news/record-di-malware-nel-iii-trimestre-2013-52056.html Sat, 07 Dec 2013 11:00:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/record-di-malware-nel-iii-trimestre-2013/ Da gennaio a fine settembre sono stati 10 milioni i nuovi esemplari rilevati, con Android e iOS target costanti di attacchi

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Da gennaio a fine settembre sono stati 10 milioni i nuovi esemplari rilevati, con Android e iOS target costanti di attacchi

Panda Security ha pubblicato il report sul malware del III trimestre 2013, realizzato dai propri laboratori anti-malware. Un dato impressionante è il record ottenuto dagli autori di malware, con una quota di 10 milioni di esemplari identificati in soli nove mesi, quantità pari a quella rilevata nei dodici mesi del 2012. I Trojan restano la minaccia più diffusa e la causa principale di infezioni.

Tra i codici più rilevanti degli scorsi mesi si è distinto CryptoLocker, un nuovo ransomware che sequestra i documenti degli utenti e richiede un riscatto. Abbiamo assistito anche a un significativo incremento del numero di attacchi che sfruttano la tecnica del DNS cache poisoning, che hanno colpito alcune importanti pagine Web in Malaysia, tra i quali i siti locali di Google, Microsoft e Kaspersky.

Android continua a essere l’obiettivo principale tra tutte le piattaforme mobili, nonostante alcuni attacchi di elevato profilo verso iOS.

Cyberwar: NSA sempre nell’occhio del ciclone

Per quanto riguarda il cyberspionaggio, gli Stati Uniti hanno “rubato” il primato alla Cina dopo le rilevazioni di PRISM utilizzato dall’NSA per ottenere dati dalle principali aziende americane tra cui Microsoft, Google, Apple e Facebook.

“Tutto sembra indicare che ci saranno nuove rivelazioni sui programmi di controllo dell’NSA per spiare in modo indiscreto utenti, aziende e governi di tutto il mondo”, spiega Luis Corrons, direttore tecnico dei laboratori di Panda Security.

Statistiche del III trimestre 2013

I Trojan sono ancora la primo posto, con il 76,85%, seguiti da worm (13,12%), virus (9,23%) e adware/spyware (0,57%).

Il 78% degli attacchi di questo trimestre è stato causato da Trojan, seguito dal 6,63 da virus, il 6,05 da adware/spyware e il 5,67% da worm.

Diffusione geografica del malware

L’America Latina continua a essere l’area con il numero più elevato di attacchi. Tuttavia, nella classifica dei 10 paesi più colpiti la Cina è al primo posto con circa il 60%, seguita da Turchia (46,58%) e Perù (42,55%).

L’Europa, fortunatamente, rientra tra le aree con il minor numero di infezioni. Le nazioni meno colpite sono i Paesi Bassi (19,19%), Il Regno Unito (20,35) e la Germania (20,60%). L’unica non europea presente nella Top Ten è l’Australia, con il 26.67%.

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Panda Cloud Antivirus, l’unica soluzione gratuita giudicata Advanced+ da AV-Comparatives.org https://www.datamanager.it/news/panda-cloud-antivirus-l-unica-soluzione-gratuita-giudicata-advanced-da-av-comparativesorg-42304 Thu, 22 Nov 2012 20:00:06 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/11/panda-cloud-antivirus-lunica-soluzione-gratuita-giudicata-advanced-da-av-comparatives-org/ Panda Cloud Antivirus, la prima soluzione gratuita basata su cloud, ha ottenuto il titolo di Advanced+ da AV-Comparatives.org nei test relativi alla capacità di eliminazione del malware

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Panda Cloud Antivirus, la prima soluzione gratuita basata su cloud, ha ottenuto il titolo di Advanced+ da AV-Comparatives.org nei test relativi alla capacità di eliminazione del malware

Tra le 13 soluzioni testate, Panda Cloud Antivirus è stato l’unico prodotto gratuito a ottenere il massimo punteggio (tre stelle) nella prova di rimozione del malware, superando Avira (due stelle) e AVG e Avast (una stella).

Questo risultato è la testimonianza dei miglioramenti introdotti nella versione 2.0 di Panda Cloud Antivirus: un motore di eliminazione rinnovato e più completo dotato di capacità euristiche, che aumenta l’abilità di ripulire totalmente il computer e di riconoscere nuovo malware, anche sconosciuto. Inoltre, Panda Cloud Antivirus raccoglie programmi di disinfezione dalla cloud, diventando così più flessibile ed efficiente ed eliminando tutte le tracce di malware.

“Siamo soddisfatti nel constatare che le capacità di rimozione di Panda sono migliorate davvero significativamente negli ultimi mesi, in particolare nel segmento di malware molto pericolosi come i finti antivirus e altri esemplari analizzati da AV-Comparatives.org. Questo indica un impegno straordinario da parte di Panda nella gestione dei codici più dannosi per utenti e aziende,” spiega Andrea Clementi, Chairman di AV-Comparatives.org.

I test effettuati dal laboratorio indipendente hanno valutato le capacità di rimozione del malware, tenendo in considerazione la reale efficacia delle soluzioni nell’eliminare i codici dai sistemi infettati e compromessi, tra i quali anche il celebre Virus della Polizia. 

“Questa certificazione è il risultato di un ottimo lavoro effettuato dai team dei laboratori tecnici e di sviluppo,” commenta Pedro Bustamante, Senior Research Advisor di Panda Security. “La nostra priorità negli ultimi mesi è stata di continuare a incrementare i livelli di rilevazione e rimozione con un nuovo motore basato su cloud e ottenere questo titolo è la testimonianza del valore dei nostri sforzi.”

La versione gratuita di Panda Cloud Antivirus 2.0 include numerosi miglioramenti per proteggere gli utenti da minacce sempre più sofisticate come i software falsi e i ransomware, che utilizzano tecniche specifiche per evitare di essere rilevati. Inoltre, ottimizza la sicurezza grazie a tecnologie di analisi basate sui comportamenti, una caratteristica in precedenza disponibile solo nella versione a pagamento (Pro Edition) e rimuove tutte le tracce di malware dopo averlo neutralizzato, incrementando così le capacità di eliminazione. Infine, ha un impatto ancora più ridotto sul sistema e una velocità di analisi aumentata del 50% nelle rilevazioni on-demand rispetto alle versioni precedenti.

Dal 2009, anno di uscita della prima versione di Cloud Antivirus, milioni di utenti in tutto il mondo beneficiano della migliore protezione offerta dalla cloud, con il minimo impatto sulle risorse, grazie all’utilizzo della tecnologia dell’Intelligenza Collettiva, che è in grado di processare milioni di esemplari di malware direttamente nella “nuvola”.

 

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Panda Security in partnership con Facebook per proteggere l’identità digitale degli utenti https://www.datamanager.it/news/facebook/panda-security-partnership-con-facebook-proteggere-l-identit-digitale-degli-utenti Wed, 24 Oct 2012 08:47:04 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/10/panda-security-in-partnership-con-facebook-per-proteggere-lidentita-digitale-degli-utenti/ Disponibile gratuitamente su AV Marketplace la soluzione Panda Internet Security 2013, per una protezione garantita di 6 mesi

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Disponibile gratuitamente su AV Marketplace la soluzione Panda Internet Security 2013, per una protezione garantita di 6 mesi

Panda Security, The Cloud Security Company, ha siglato una collaborazione con Facebook per proteggere gli utenti del sito di social networking, che saranno in grado di scaricare in modo completamente gratuito una versione di Panda Internet Security 2013, della durata di 6 mesi, da AV Marketplace. Inoltre, Panda e Facebook condivideranno i rispettivi database di URL pericolosi per salvaguardare gli utenti durante la navigazione.

“Facebook è il social network più conosciuto e abbiamo voluto stringere questa partnership per offrire un livello ulteriore di sicurezza agli utenti,” spiega Enrique Aguilera, VP Consumer Sales e Marketing di Panda Security. “Facebook ha dimostrato un impegno sempre in crescita per proteggere i milioni di iscritti e siamo orgogliosi di poter collaborare per rendere il sito libero da malware.”

“Da oggi, chi utilizzerà Facebook potrà beneficiare della tecnologia e del software di Panda, uniti al database di URL pericolosi, disponibili su AV Marketplace. L’obiettivo di questa partnership è di proteggere ancora meglio le persone che utilizzano i nostri servizi,” commenta Joe Sullivan, CSO di Facebook.

Panda Internet Security 2013 è una soluzione dedicata propriamente a proteggere l’identità degli utenti durante la navigazione sui social network e Internet. Il modulo Panda Safe Browser è utile per coloro che desiderano proteggere la propria privacy. Inoltre, è in grado di crittografare e proteggere con password file e cartelle per evitare il furto di dati personali, bancari o contenuti multimediali di valore. Panda Internet Security 2013 include anche Identity Protect, un modulo che garantisce protezione anti-phishing, data leak prevention e anti-dialer per evitare chiamate a pagamento non autorizzate. Inoltre, garantisce una protezione in tempo reale da minacce conosciute e non, sfruttando la conoscenza e l’esperienza di milioni di utenti raccolte dall’Intelligenza Collettiva, la tecnologia cloud-based di Panda.

Ogni giorno i laboratori di Panda Security ricevono 206.000 nuovi file, dei quali 73.000 sono nuovi esemplari di malware che vengono analizzati, classificati ed eliminati – nel 99.6% dei casi – in modo automatico dall’Intelligenza Collettiva. Le informazioni sui malware, ricevute dai singoli computer, vengono raccolte per continuare a incrementare il livello di protezione della comunità di Panda Security. I prodotti 2013 fanno affidamento su questa vasta base di conoscenza per garantire una risposta ancora più rapida sui più nuovi e pericolosi attacchi malware.

Panda Internet Security 2013 è dotato di un’interfaccia ancora più intuitivo ed è compatibile con Windows 8.

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