patch – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 08 Nov 2018 11:21:51 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png patch – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Windows 10 April Update arriva l’8 maggio https://www.datamanager.it/2018/04/windows-10-april-update-arriva-l8-maggio/ Fri, 27 Apr 2018 18:30:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146643 Dopo un rimando lungo un mese Microsoft è pronta a rilasciare l’aggiornamento del suo sistema operativo per computer e tablet Chiamarlo “April Update” non è più così corretto ed è per questo che quello che in precedenza era stato presentato come “Spring Creators Update”, modificato poi in Aggiornamento di Aprile,  tornerà ad assumere il nome […]

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Dopo un rimando lungo un mese Microsoft è pronta a rilasciare l’aggiornamento del suo sistema operativo per computer e tablet

Chiamarlo “April Update” non è più così corretto ed è per questo che quello che in precedenza era stato presentato come “Spring Creators Update”, modificato poi in Aggiornamento di Aprile,  tornerà ad assumere il nome originale. Ci sono oramai pochi dubbi sul fatto che il corposo pacchetto che Microsoft ha preparato per i suoi utenti computer, notebook e tablet, arriverà nella prima decade di maggio, con tutta probabilità il giorno 8.

Recenti indiscrezioni portano a tale data, con il riferimento che arriva in primis da una fonte cinese dove, per ovvie ragioni di fuso orario, il numero sul calendario è il 9 maggio mentre da noi (come negli USA) sarà ancora l’8. Non possiamo dire quanto di vero ci sia dalle voci diffuse dal sito ITHome ma bisogna considerare come la scelta del secondo martedì del mese non parrebbe così casuale, visto che di solito coincide con il rilascio della Patch Tuesday, che qui avrebbe un senso decisamente maggiore.

Cosa succede

C’è da dire che la situazione che si è creata in casa Microsoft negli ultimi giorni non è delle più semplici. La data originale dell’aggiornamento era saltata per colpa di un paio di errori gravi che il team di sviluppatori ha dovuto risolvere. Il che è anche una buona notizia in tempi in cui si scovano falle e vulnerabilità un po’ ovunque, ma la mancanza di comunicazioni da parte del gigante di Redmond non hanno chiarito benissimo la vicenda.

Non parliamo tanto dell’aspetto tecnico quanto di quello sulla tempistica, che pure avrebbe permesso ad addetti ai lavori e utenti di capire meglio quando il sistema potrà godere del tano atteso aggiornamento. Come in passato, l’update, una volta in circolo, dovrebbe raggiungere rapidamente tutti i paesi coinvolti, senza un delay troppo evidente. Archiviato, quasi sicuramente aprile, non resta che tenere l’occhio fisso su maggio, spulciando di tanto in tanto le notifiche in basso a destra.

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La vulnerabilità di Android resta la frammentazione https://www.datamanager.it/2018/04/la-vulnerabilita-di-android-resta-la-frammentazione/ Mon, 16 Apr 2018 13:23:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145789 Due ricercatori di sicurezza hanno analizzato i maggiori vendor rilevando come molti non rendano disponibili le patch di sicurezza inviate con maggiore frequenza da Google Da qualche anno a questa parte, smartphone e tablet Android mostrano, nelle informazioni del dispositivo, la voce Patch di sicurezza. Si tratta delle ultime release che Google invia, periodicamente, ai […]

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Due ricercatori di sicurezza hanno analizzato i maggiori vendor rilevando come molti non rendano disponibili le patch di sicurezza inviate con maggiore frequenza da Google

Da qualche anno a questa parte, smartphone e tablet Android mostrano, nelle informazioni del dispositivo, la voce Patch di sicurezza. Si tratta delle ultime release che Google invia, periodicamente, ai vendor, per far si che vengano rese disponibili per tutti gli utenti. A differenza degli aggiornamenti del sistema operativo, tali bug fix non necessitano di personalizzazione, dunque possono essere spediti via OTA nell’immediato.

Ciò ha reso più sicuri i telefonini, almeno nel merito di ciò che le patch di Big G possono rilevare e, nel caso, bloccare. Quello che hanno scoperto Karsten Nohl e Jakob Lell dei Security Research Labs, è che molti produttori bypassano gli update, senza diffonderli nell’etere digitale.

Perché lo fai

La cosa peggiore è che nella maschera delle informazioni, i vendor indicano comunque la presenza dei fix più recenti, sebbene questi non siano stato fisicamente scaricati e installati a bordo. Perché mai? Difficile dirlo ma la lista dei device interessati, secondi i due ricercatori, è lunga e comprende aggeggi di Samsung, Motorola, HTC e della stessa Google (Nexus e Pixel). “Abbiamo trovato diversi fornitori che non hanno installato una singola patch, cambiando però. di volta in volta, la data visualizzata nel menu apposito – hanno detto – questo è un vero e proprio inganno anche se non molto comune”.

La frammentazione è ancora una lunga sfida per Google, di gran lunga il software mobile più popolare del pianeta ma anche quello più preso di mira dagli hacker. Non è un caso se iOS sia considerato molto più sicuro del concorrente, anche per via del controllo diretto di cui i tecnici possono disporre, sia sulle app presenti nello store che le minacce più pericolose che puntano la piattaforma.

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Nintendo Switch può ospitare Linux https://www.datamanager.it/2018/02/nintendo-switch-puo-ospitare-linux/ Wed, 14 Feb 2018 19:30:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141041 Gli hacker hanno violato la console ibrida tramite un bug del processore Tegra X1 che ha permesso di caricare una ROM del pinguino open source Usare Linux su una Switch può essere affascinante, oltre che utile. Il primo passo è stato compiuto dagli hacker del gruppo fail0verflow, che sono riusciti a valicare le difese dell’OS […]

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Gli hacker hanno violato la console ibrida tramite un bug del processore Tegra X1 che ha permesso di caricare una ROM del pinguino open source

Usare Linux su una Switch può essere affascinante, oltre che utile. Il primo passo è stato compiuto dagli hacker del gruppo fail0verflow, che sono riusciti a valicare le difese dell’OS montato a bordo della console da Nintendo sfruttando un bug a livello hardware. Il processore interno, l’Nvidia Tegra X1, soffre infatti di un buco nei processi di boot che, anche in assenza di dettagli specifici, sembra permettere l’installazione di un sistema alternativo. Il tutto non avviene in automatico ma in una sorta di modalità dual dove, prima del caricamento originale si passa al secondario di Linux, con vantaggi e rischi. Si, perché dipendendo dalla struttura del SoC, non vi è patch o fix a cui Nvidia e Nintendo possano lavorare per tappare la falla, con la possibilità che malintenzionati la sfruttino per le loro infime operazioni di hacking.

Mondo pirata

Anche ancora nessuno ha sfruttato il bug del Tegra, la violazione apre a vasti scenari di piracy del software di bordo. Nintendo ha da sempre combattuto la pirateria utilizzando cartucce proprietarie e giochi con DRM molto restrittive. Eppure, trattandosi di un ambiente digitale, potrebbe bastare per aggirare le certificazioni che entrano in ballo quando c’è da far partire un videogame. La compagnia giapponese, che proprio grazie alla Switch si è rimessa in carreggiata nel complesso mondo del gaming, non sarà di certo contenta della scoperta dei fail0verflow che, c’è da dire, non hanno spiegato in che modo sono riusciti a bucare il bootloader della console, probabilmente con l’intento di contrattare le informazioni sul loro lavoro con la multinazionale.

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Meltdown e Spectre, cosa rischia Intel (e non solo) https://www.datamanager.it/2018/01/meltdown-spectre-cosa-rischia-intel-non-solo/ Tue, 09 Jan 2018 10:06:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138569 Dopo il mea culpa entrano in gioco i legali e le eventuali class-action, che potrebbero mettere in crisi la chipmaker più potente al mondo Come sappiamo, tutti i processori x64 di Intel sono vulnerabili ai tre exploit definiti dal team Project Zero di Google con i nomi di Meltdown e Spectre. Dopo l’ammissione di colpa […]

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Dopo il mea culpa entrano in gioco i legali e le eventuali class-action, che potrebbero mettere in crisi la chipmaker più potente al mondo

Come sappiamo, tutti i processori x64 di Intel sono vulnerabili ai tre exploit definiti dal team Project Zero di Google con i nomi di Meltdown e Spectre. Dopo l’ammissione di colpa e la promessa di lavorare con le software house per tappare le falle, le associazioni dei consumatori in tutto il mondo si stanno facendo avanti per capire come proteggere i diritti di milioni di utenti che negli anni hanno convissuto con dispositivi vulnerabili. Il solo pensiero di una class-action su scala globale ai danni di Intel fa rabbrividire. E non solo: nel mezzo del calderone ci sono anche AMD e ARM, anche se in misura minore, contro le cui inefficienze di costruzione potrebbero rivolgersi le mosse cautelative delle organizzazioni legali.

Cosa succede

Le prime a muoversi sono le associazioni sul suolo statunitense. Anche se Intel, come spiegato all’interno di un comunicato diffuso nei giorni scorsi, crede che le patch per le vulnerabilità finiranno con l’impattare poco sull’esperienza d’uso degli utenti, un paio di avvocati della California sono già sul piede di guerra per assicurare che i cittadini interessati ottengano le dovute compensazioni per le conseguenze che ci saranno in un primo momento. Il riferimento è al rilascio di fix che, secondo gli esperti, renderanno più lente le macchine affette da Meltdown e Spectre, soprattutto quelle di vecchia data, che già soffrono di rallentamenti dovuti all’obsolescenza dell’hardware.

La volontà di ottenere una qualsiasi forma di rimborso da Intel, come da AMD e ARM, non riguarda solo i consumatori finali. Pare infatti che provider del calibro di Microsoft, Amazon e Google, i cui servizi poggiano su infrastrutture del produttore statunitense, siano pronti a chiedere eventuali compensazioni per i deficit che i clienti avranno nell’accesso ai loro servizi dopo l’installazione delle correzioni.

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Zerodium tenta gli hacker di Tor https://www.datamanager.it/2017/09/zerodium-tenta-gli-hacker-tor/ Tue, 19 Sep 2017 18:30:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131117 Chiunque troverà una zero-day a bordo del browser amico della privacy potrà portarsi a casa 1 milione di dollari Quanto vale la privacy dei navigatori della rete? Almeno 1 milione di dollari per Zerodium. La piattaforma di sicurezza ha lanciato un contest per invitare tutti gli smanettoni a cercare zero-day a bordo del famoso programma, […]

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Chiunque troverà una zero-day a bordo del browser amico della privacy potrà portarsi a casa 1 milione di dollari

Quanto vale la privacy dei navigatori della rete? Almeno 1 milione di dollari per Zerodium. La piattaforma di sicurezza ha lanciato un contest per invitare tutti gli smanettoni a cercare zero-day a bordo del famoso programma, con l’opportunità di portarsi a casa l’ingente somma. Tor ha il suo bug bounty, avviato nel 2015, ma altri negli anni si sono susseguiti per tentare di violare la crittografia del browser che promette di mantenere l’anonimato durante la visita di siti web dal proprio computer. Nel 2014 ad esempio, il governo russo aveva offerto l’equivalente di 73 mila euro a chiunque fosse in grado di craccare la rete di Tor. Quei soldi sono ancora lì.

Come funziona

Il bug bounty di Zerodium viaggia su procedure simili: basta scovare e dimostrare che la zero-day di Tor sia funzionante e teoricamente critica per guadagnare il premio in palio, pari a 1 milione di dollari, tra i più alti del panorama hi-tech. “Con il nostro progetto alziamo l’asticella dei bug bounty – scrivono dal team di Zerodium – serve sviluppare un exploit funzionante che sfrutti una zero-day senza passare per uno JavaScritp. In quel caso pagheremo un premio più basso”. Stando ai fautori, il contest è stato lanciato per aiutare i governi a combattere il crimine online, rendendo internet un luogo più sicuro e controllato ma non asfissiante nei confronti della privacy degli utenti: “Sappiamo che ad usare Tor sono attivisti e persone che vivono in luoghi dove la libertà di parola e opinione non è presente. Purtroppo, al fianco di questi, vi sono tanti che usano il browser per condurre le loro operazioni illegali, come il traffico di armi e di droga, oltre che pedofilia”. Scovare una falla permetterebbe alle forze di polizia di velocizzare le indagini e monitorare meglio alcune attività, anche se mantenere la bilancia perfettamente equilibrata è sempre più difficile.

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Paradosso Windows XP: adesso è in risalita https://www.datamanager.it/2017/07/paradosso-windows-xp-adesso-risalita/ Tue, 04 Jul 2017 14:04:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127985 Il lavoro di patching da parte di Microsoft ha causato una risalita nell’utilizzo del software obsoleto, ai danni di un Windows 10 ancora in stallo Sappiamo quanto gran parte dei danni provocati dai ransomware WannaCry e Petya derivino da sistemi operativi non aggiornati. La maggioranza dei dispositivi colpiti montava Windows XP, un software obsoleto, che […]

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Il lavoro di patching da parte di Microsoft ha causato una risalita nell’utilizzo del software obsoleto, ai danni di un Windows 10 ancora in stallo

Sappiamo quanto gran parte dei danni provocati dai ransomware WannaCry e Petya derivino da sistemi operativi non aggiornati. La maggioranza dei dispositivi colpiti montava Windows XP, un software obsoleto, che Microsoft ha abbandonato anni fa. Eppure, data la vastità dell’infezione, la compagnia di Redmond è dovuta tornare sui suoi passi, rilasciando patch di sicurezza anche per la piattaforma presente un po’ ovunque, da PC domestici a quelli di grande catene industriali. Sebbene la storia dei virus avrebbe dovuto spingere le persone ad affidarsi a OS di nuova generazione, in realtà l’effetto è stato l’esatto contrario: Windows XP ha guadagnato punti in percentuale sull’utilizzo, a scapito dei rivali in casa.

I numeri

Stando alle ultime rilevazioni di Netmarketshare.com, Windows XP ha guadagnato il +1,28% nell’ultimo mese, portandosi a casa una fetta del 6,94% sul totale. A questo fa eco lo stallo persistente di Windows 10, fermo al +0,02 che corrisponde a un 26,8 del mercato. Scendono sia Windows 7 che Windows 8, a dimostrazione di quanto conti il salto in avanti compiuto da XP. Considerando computer, smartphone, tablet, console di gioco e IoT, le varie versioni di Windows sono presenti sul 91,13% di tutte le macchine attive a livello globale, in buona parte Windows 10, quindi protette dalle recenti minacce alla sicurezza digitale. Siamo evidentemente dinanzi a un curioso paradosso che ora Microsoft dovrà affrontare: più rilascia patch e più le persone (soprattutto la pubblica amministrazione) sembrano apprezzare il sistema operativo vecchio di una vita; non esattamente la strategia che si aspettava Redmond.

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Microsoft: zero-day su Windows e carte di credito a rischio https://www.datamanager.it/2016/05/microsoft-zero-day-windows-carte-credito-rischio/ Fri, 13 May 2016 13:45:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101251 La notizia arriva dai sempre attenti ragazzi di FireEye che hanno diffuso i dettagli del lavoro di un gruppo di cybercriminali già all’attacco di oltre 100 compagnie USA Pericolo zero-day su Windows. La minaccia, più che concreta, è stata individuata e comunicata dall’agenzia di sicurezza informatica FireEye, che ha spiegato in che modo alcuni cybercriminali […]

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La notizia arriva dai sempre attenti ragazzi di FireEye che hanno diffuso i dettagli del lavoro di un gruppo di cybercriminali già all’attacco di oltre 100 compagnie USA

Pericolo zero-day su Windows. La minaccia, più che concreta, è stata individuata e comunicata dall’agenzia di sicurezza informatica FireEye, che ha spiegato in che modo alcuni cybercriminali hanno già sfruttato la minaccia per colpire centinaia di aziende americane, prendendo di mira i dati delle carte di credito. Dhanesh Kizhakkinan, Yu Wang, Dan Caselden e Erica Eng del team di FireEye hanno scritto un post in cui spiegano come a marzo di quest’anno un gruppo di criminali abbia dato il via ad una campagna di phishing, indirizzata a compagnie attive nel retail, ristorazione e hospitality.

Cosa succede

Il bug sfruttato riguarda la vulnerabilità zero-day CVE-2016-0167, risolta da Microsoft il 12 aprile 2016. Prima di allora un terzo, tramite la debolezza individuata nel sottosistema win32k Windows Graphics, poteva elevare i suoi privilegi di amministrazione sul PC, una volta entrato nel sistema. I sistemi operativi interessati sono Windows Vista, Windows Server 2008, Windows 7, Windows 8.1, Windows Server 2012, Windows RT 8.1 e Windows 10. Stando a FireEye, il gruppo cyber avrebbe fatto leva sul bug spingendo le vittime a cliccare su un file Word allegato ad una email fasulla, così da attivare Punchbuggy, una sorta di programma che, in automatico, può trasportare codice maligno tramite connessione HTTPS. Il fine? Assicurarsi un rapido ingresso nel computer e una navigazione indisturbata tra i file e le informazioni personali. Colpendo soprattutto sistemi all’interno di attività professionali, i cracker sono riusciti a usare i privilegi per leggere le informazioni nella memoria dei PoS collegati ai PC, così da ottenere i dati delle carte di credito conservate nei dispositivi di pagamento. Così hanno ottenuto i numeri di serie delle tessere e (anche se non è chiaro) i pin digitati per le transazioni; insomma quanto basta per clonare una carta. La soluzione? Aggiornare costantemente il sistema operativo in uso, applicando tutte le più recenti patch di sicurezza. Sebbene la vulnerabilità in questione non sia più presente, ve ne sono altre nell’etere digitale pronte a colpire centinaia di utenti ignari, con macchine non aggiornate.

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Apple, Google e Microsoft indagate per le patch di sicurezza https://www.datamanager.it/2016/05/apple-google-microsoft-indagate-le-patch-sicurezza/ Wed, 11 May 2016 08:23:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101060 La FTC e la FCC hanno avviato indagini per capire quanto sicuri siano gli aggiornamenti inviati ai dispositivi prodotti dalle big Il 2016 è un anno cruciale nell’ambito della sicurezza informatica. Oltre alla vicenda che ha messo una contro l’altra Apple e FBI, il rischio che il clamore suscitato dal Datagate finisse in un niente di fatto […]

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La FTC e la FCC hanno avviato indagini per capire quanto sicuri siano gli aggiornamenti inviati ai dispositivi prodotti dalle big

Il 2016 è un anno cruciale nell’ambito della sicurezza informatica. Oltre alla vicenda che ha messo una contro l’altra Apple e FBI, il rischio che il clamore suscitato dal Datagate finisse in un niente di fatto era troppo grande. L’interesse intorno al tema è invece sempre molto alto e lo dimostra una recente indagine avviata in concerto dalla Federal Trade Commission e dalla Federal Communications Commission. Le due organizzazioni americane, atte a tutelare il consumatore, hanno messo sotto la loro lente aziende come Apple, Google, Microsoft, BlackBerry, HTC, LG, Motorola e Samsung, per studiare in che modo, e con quale frequenza, inviano patch di sicurezza ai terminali da loro prodotti.

Mobile security

La FTC e la FCC hanno spiegato che il fine ultimo dell’indagine è quello di capire, e quindi migliorare, la sicurezza sui dispositivi mobili utilizzati da milioni di persone. Per farlo, gli organi federali hanno inviato alle aziende citate una lettera in cui si chiede di rispondere a diverse questioni riguardante i programmi di protezione, che comprendono progetti a breve e lungo termine e i motivi dei ritardi nell’applicazione di aggiornamenti che chiudano eventuali falle scoperte. “Visto che i clienti finali e le aziende sfruttano sempre più i dispositivi mobili per condurre le loro attività in rete, la privacy delle comunicazioni è direttamente correlata ai livelli di sicurezza del dispositivo in uso – ha spiegato la FCC – le persone potrebbero essere esposte a potenziali minacce per lungo periodo, come è successo per Stagefright che ha colpito un miliardo di device Android a livello globale”.

Il punto è cruciale. Spesso ci si dimentica, soprattutto nel mondo Android, che gli update rilasciati da Google possono essere inviati dai singoli produttori ai telefoni dopo settimane o mesi dalla prima disponibilità. Un lasso di tempo che può risultate fatale per chi crede di essere protetto e invece non lo è. Avere una chiara e trasparente evidenza su quali device non riceveranno più patch di sicurezza, risulta dunque fondamentale perché il consumatore possa decidere, da solo, se continuare ad usare il vecchio cellulare a suo rischio e pericolo, oppure passare ad un modello protetto. In questo contesto la politica di Apple su iOS è molto più chiara mentre Microsoft vaga ancora in una certa penombra quando si tratta degli update sui Lumia. Certo, potrebbe sembrare tutto una grossa strategia di marketing, e in parte lo è, ma non c’è modo, almeno per ora, di combattere quell’obsolescenza programmata che ci spinge a cambiare terminale dopo un lasso di tempo predeterminato.

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Quei bug che colpiscono (quasi) tutti gli Android https://www.datamanager.it/2015/07/quei-bug-che-colpiscono-quasi-tutti-gli-android/ Tue, 28 Jul 2015 14:20:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=81967 Un ricercatore di sicurezza ha trovato un insieme di vulnerabilità che, se combinate, possono causare problemi per il 95% degli utenti Non siamo dinanzi ad un solo virus o un bug di sicurezza ma ad un contesto di lacune e vulnerabilità che, se utilizzate assieme, sono in grado di violare quasi ogni sistema Android sul […]

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Un ricercatore di sicurezza ha trovato un insieme di vulnerabilità che, se combinate, possono causare problemi per il 95% degli utenti

Non siamo dinanzi ad un solo virus o un bug di sicurezza ma ad un contesto di lacune e vulnerabilità che, se utilizzate assieme, sono in grado di violare quasi ogni sistema Android sul mercato. La cattiva notizia è tutto è attivabile con un singolo sms. Chiamato Stragefright dall’azienda specializzata Zimperium zLabs, il cluster infettivo è in grado di violare i sistemi del 95% di dispostivi Android in circolazione, compresi smartphone e tablet con possibili bersagli tra politici, attivisti e persone di spicco della società.

Come funziona

“Volete ottenere l’accesso completo ad un cellulare semplicemente conoscendone il numero? Provate Stragefright” – scrivono i zLabs sul loro blog. Ci siamo immersi totalmente nel codice Android per scoprire quella che crediamo essere la più pericolosa falla di sicurezza mai individuata sull’OS. Si tratta di una serie di criticità che mettono in pericolo quasi la totalità di dispositivi Android, circa 950 milioni di prodotti”. Zimperium, anche nell’ottica di pubblicizzare la sua azione, dice che Stragefright è più pericolosa di Heartbleed; una similitudine forse eccessiva ma reale se si considera la diffusione di cellulari e tablet con il robottino verde. Cosa fare per il momento? Ben poco; l’azienda è già in contatto con Google che ha già messo all’opera gli sviluppatori per il rilascio di una patch. Fino a quel momento, sia per gli utenti privati che aziendali, è consigliato informarsi sull’eventuale presenza della minaccia per il terminale in possesso, fino ad un prossimo update.

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Adobe in aiuto di Hacking Team https://www.datamanager.it/2015/07/adobe-in-aiuto-di-hacking-team/ Thu, 09 Jul 2015 09:56:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=80518 La violazione subita dal gruppo italiano sarebbe stata causata da tre exploit zero day che ora Adobe ha contribuito a chiudere Lo scorso weekend i sistemi di Hacking Team sono stati violati da parte di terzi con una fuga di dati pari ad almeno 400 GB. Al di là delle conseguenze per i clienti di […]

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La violazione subita dal gruppo italiano sarebbe stata causata da tre exploit zero day che ora Adobe ha contribuito a chiudere

Lo scorso weekend i sistemi di Hacking Team sono stati violati da parte di terzi con una fuga di dati pari ad almeno 400 GB. Al di là delle conseguenze per i clienti di alto rango dell’agenzia italiana, tra cui governi di stati “caldi” come l’Arabia Saudita, oggi veniamo a conoscere un altro particolare della complicata vicenda. A quanto pare l’intervento degli intrusi sarebbe stato facilitato da alcuni exploit nel Flash Player di Adobe, sfruttati per intrufolarsi nelle infrastrutture informatiche.

Zero day

Un bollettino di sicurezza pubblicato da Adobe spiega la vulnerabilità critica trovata nella versione 18.0.0.194 di Flash Player e precedenti su Windows, Mac OS e Linux. La falla, a quanto pare una zero day sconosciuta, ha il potenziale di lasciare ad un aggressore esterno di prendere il pieno controllo del sistema. Oltre a questa ci sarebbero altri due exploit, di cui uno già patchato, l’altro invece in attesa di risoluzione e anch’esso molto pericoloso visto che permette a criminali di eseguire codice su macchine specifiche sfruttando la visita ad un sito web con i principali browser tra cui Explorer, Firefox, Safari e Chrome. Adobe rilascerà una patch per tappare entrambe le vulnerabilità rimaste anche se ciò non potrebbe rappresentare la chiusura del caso Hacking Team. Già sul web sono circolate indiscrezioni su come il gruppo difendesse gli account aziendali, anche social, con password molto semplici e ripetute su piattaforme diverse; un modus operandi molto pericoloso.

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