pay-per-use – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 09 Oct 2018 09:15:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png pay-per-use – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Agenda Digitale, un segnale positivo https://www.datamanager.it/rivista/pay-use/agenda-digitale-un-segnale-positivo Mon, 18 Jun 2012 12:14:04 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/06/agenda-digitale-un-segnale-positivo/ Il pacchetto di incentivi alla digitalizzazione delle imprese e del sistema Paese annunciato dal ministro Passera in occasione dell’Italian Digital Agenda Annual Forum, organizzato da Confindustria Digitale, rappresenta un passo avanti concreto verso l’attuazione dell’Agenda Digitale prevista dal Decreto Semplificazioni. Un nuovo cammino all’insegna della semplificazione, della diffusione, della condivisione e dell’efficienza, oltre che la […]

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Il pacchetto di incentivi alla digitalizzazione delle imprese e del sistema Paese annunciato dal ministro Passera in occasione dell’Italian Digital Agenda Annual Forum, organizzato da Confindustria Digitale, rappresenta un passo avanti concreto verso l’attuazione dell’Agenda Digitale prevista dal Decreto Semplificazioni. Un nuovo cammino all’insegna della semplificazione, della diffusione, della condivisione e dell’efficienza, oltre che la dimostrazione che l’attuale Governo riconosce alla tecnologia un ruolo di importanza fondamentale per liberare l’Italia dalle persistenti zavorre e inerzie infrastrutturali.

Sento spesso ripetere la parola “innovazione” tutte le volte che si discute di cambiamento in qualsiasi mercato si prenda come riferimento. L’Italia si trova oggi a doversi confrontare in uno scenario sia europeo che internazionale e ritengo improprio, in questo scenario condiviso, abusare di un concetto relativo come quello di “innovazione” per definire qualsiasi intervento tecnologico, considerando che il nostro Paese presenta ancora un’elevata incidenza del digital divide. L’Italia, in molti casi, necessita ancora di infrastrutture di base che rappresentano i prerequisiti, in mancanza dei quali la vera innovazione non può nemmeno essere pensata. A questo proposito, l’Agenda Digitale è stata molto ben articolata: si tiene conto delle necessarie infrastrutture di base, ma anche della contemporanea introduzione di veri elementi di innovazione.

Ci sono parecchi punti delle direttive che considero un ottimo segnale in ottica di semplificazione e riduzione della macchinosa burocrazia da sempre freno della crescita e dello sviluppo. Per esempio, il focus su open data e Cloud computing è un elemento che mi porta a pensare a una rinnovata volontà di compiere quell’importante ripensamento dei processi, nonché la rottura di schemi oramai obsoleti, utilizzando la tecnologia come strumento al servizio del cambiamento. Open data e Cloud computing potrebbero dare il via finalmente al processo di dematerializzazione dei dati delle PA e al loro spostamento verso i servizi pay-per-use in modalità remota, rendendo più facile la condivisione delle informazioni, più flessibile l’utilizzo delle risorse informatiche e, di conseguenza, semplificando l’operato di amministratori, funzionari e utenti. Oltre ovviamente a tagliare i costi relativi all’approvvigionamento di infrastrutture IT.

Il Cloud computing in particolare, proprio per questa sua particolare capacità di rispondere all’attuale congiuntura economica, sarà uno dei punti principali della nostra strategia di investimento nei prossimi anni. Uno dei nostri obiettivi primari, infatti, è l’ampliamento massiccio del portfolio dei servizi Cloud. Secondo stime interne, entro il 2015 il Cloud computing genererà circa il 30% delle attività di Fujitsu.

Interpretiamo il Cloud come un nuovo modello di erogazione dei servizi IT e lavoriamo ogni giorno per far sì che sempre più aziende possano avvalersene. Crediamo nella “democratizzazione” del Cloud computing. In questa direzione si muove, per esempio, il lancio di un’offerta Cloud ad hoc per le società di software, gli Isv (Independent software vendor), che intendono vendere i loro prodotti sotto forma di servizi via Internet. Fujitsu risponde a tale esigenza fornendo un’apposita piattaforma all’interno del Cloud, la Global Cloud Platform, che la società sta continuando ad ampliare su vasta scala e per la quale ha messo a punto un’interfaccia utente centralizzata denominata Fujitsu Business Solution Store, un marketplace online per la commercializzazione di applicazioni business in maniera simile a quanto “App Store” propone agli utenti privati.

 

Federico Francini, amministratore delegato di Fujitsu Technology Solutions

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CSC industrializza il Cloud https://www.datamanager.it/rivista/cloud-pubblica/csc-industrializza-il-cloud Wed, 27 Jul 2011 15:19:13 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/07/csc-industrializza-il-cloud/ BizCloud consente di beneficiare dei vantaggi economici del Cloud pubblico soddisfacendo nel contempo i requisiti di sicurezza degli ambienti enterprise   Fondata nel 1959, CSC (www.csc.com/it) è stata la prima società software a essere quotata al Nyse, nel 1968. È evidente che per restare competitiva per oltre cinquant’anni l’azienda, che nell’esercizio fiscale chiuso ad aprile […]

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BizCloud consente di beneficiare dei vantaggi economici del Cloud pubblico soddisfacendo nel contempo i requisiti di sicurezza degli ambienti enterprise

 

Fondata nel 1959, CSC (www.csc.com/it) è stata la prima società software a essere quotata al Nyse, nel 1968. È evidente che per restare competitiva per oltre cinquant’anni l’azienda, che nell’esercizio fiscale chiuso ad aprile 2011 ha registrato ricavi per 16 miliardi di dollari, ha sempre saputo interpretare correttamente, e spesso anticipare, i trend di un mercato in continua evoluzione come quello dell’ICT, oggi più che mai alla ricerca di soluzioni in grado di rendere i sistemi informativi più dinamici ed efficienti senza incrementare i costi. E il Cloud computing, di cui tanto si discute, ma di cui si contano ancora poche esperienze operative, almeno in Italia, è il paradigma che più di ogni altro risponde efficacemente a tali esigenze. Ne abbiamo parlato con Siki Giunta, global vice president Cloud computing & Cloud services di CSC, italiana e con oltre 20 anni di esperienza nelle aree operation, marketing e sales di aziende del calibro di Fortisphere, Managed Objects, Novell e Computer Associates.

«I nostri studi – ha affermato Giunta – mostrano come per alcune aziende l’unico Cloud possibile sia quello privato che, se totalmente customizzato, richiede tempi lunghi e offre vantaggi economici limitati, ponendo più domande che risposte. Fino a oggi queste aziende hanno dovuto rinunciare alla flessibilità di cui realmente necessitano e, soprattutto, al vero pay-per-use, tipico dei Cloud pubblici. Noi ci siamo posti l’obiettivo di superare questo ostacolo attraverso un nuovo servizio che abbiamo battezzato BizCloud, un Cloud privato “chiavi in mano” fatturato come servizio».

La soluzione che CSC sta lanciando sul mercato, infatti, coniuga la privacy e il controllo tipici di un Cloud privato (tanto che la gestione può rimanere interna all’impresa) con la duttilità e il risparmio dell’as-a-Service, per cui si paga a consumo. BizCloud non richiede grandi investimenti né di tempo (è attiva in sole 10 settimane), né di denaro (la soluzione è completamente on-demand e non necessita di alcun costo fisso di implementazione), così da poter essere scelta da aziende di tutte le dimensioni.

Il servizio fornisce agli utenti tutte le componenti necessarie per un Cloud privato, preconfigurato, integrato e testato, direttamente on-premises e protetto dai firewall aziendali. I clienti usufruiscono del servizio pagando solo ciò che usano e possono scegliere tra diversi livelli di Service level agreement (Sla), provisioning e supporto. BizCloud, che verrà veicolata al mercato anche attraverso i canali di vendita diretta e indiretta di business partner altamente qualificati come Cisco, EMC e VMware, gestisce ogni tipologia di workload ed è scalabile on-demand verso l’alto e verso il basso. Il layer posto alla base di BizCloud è CloudCompute, la nuova architettura Infrastructure-as-a-Service (IaaS) di CSC, unica a essere certificata CSA (Cloud Security Alliance).

Volendo, gli utenti possono implementare anche un Cloud ibrido, ovvero continuare a gestire le applicazioni mission-critical on-premises attraverso BizCloud e usare, nel contempo, il Cloud off-premises per altri servizi, per esempio ambienti di testing e sviluppo. CloudCompute, un servizio VMware vCloud Datacenter, eroga capacità di elaborazione, storage e risorse di rete as-a-Service, supportando qualsiasi applicazione e, grazie a Sla e standard di sicurezza rigorosi, è estremamente efficace nell’hosting di ogni tipo di workload. L’infrastruttura di CloudCompute è costruita sulla piattaforma vBlock che combina i software di virtualizzazione VMware, i servizi di unified networking, security e computing di Cisco e le soluzioni di storage, sicurezza e management di EMC.

Per consentire alle aziende di scegliere il livello di servizio più adatto alle proprie esigenze sono state studiate tre modalità di erogazione: Standard, Enterprise ed Enterprise Plus. «Tutte – conclude Giunta – sono addebitate come servizio, con modelli di rate standard, uguali per ogni tipo di Cloud, pubblico e privato, off e on-premises: in tal modo, le aziende possono scegliere la modalità più consona alle proprie esigenze e agevolmente distribuire e spostare i propri workload su quella ritenuta maggiormente idonea».

foto di Gabriele Sandrini

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FTS, il pragmatismo dell’innovazione https://www.datamanager.it/rivista/consumo-energetico/fts-il-pragmatismo-dellinnovazione Wed, 27 Jul 2011 15:05:52 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/07/fts-il-pragmatismo-dellinnovazione/ Presente e futuro di un global player. Quali sono le dinamiche che possono favorire la trasformazione evolutiva delle organizzazioni IT e garantire rinnovata efficienza e produttività? Intervista a Rolf Schwirz, amministratore delegato di Fujitsu Technology Solutions   Di proprietà del Gruppo giapponese Fujitsu, che nell’aprile del 2009 ha rilevato le quote allora possedute da Siemens […]

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Presente e futuro di un global player. Quali sono le dinamiche che possono favorire la trasformazione evolutiva delle organizzazioni IT e garantire rinnovata efficienza e produttività? Intervista a Rolf Schwirz, amministratore delegato di Fujitsu Technology Solutions

 

Di proprietà del Gruppo giapponese Fujitsu, che nell’aprile del 2009 ha rilevato le quote allora possedute da Siemens all’interno della joint venture Fujitsu Siemens Computer, Fujitsu Technology Solutions (http//:it.fujitsu.com) è il primo fornitore europeo di infrastrutture IT. L’ultimo esercizio fiscale del Gruppo, terminato a marzo di quest’anno, è stato di 55 miliardi di dollari. Di questi, 35 miliardi derivano dalle attività presenti in Giappone, mentre la parte rimanente, 20 miliardi di dollari, deriva dalla presenza del Gruppo in altre aree, tra queste quelle presiedute da FTS in Europa, Medio Oriente, Africa e India. Per capire quali sono gli aspetti su cui si sta focalizzando l’azienda, il modo di operare, gli obiettivi presenti e futuri, in un momento caratterizzato da forti trasformazioni che influenzano fortemente la spesa ICT, abbiamo incontrato Rolf Schwirz, amministratore delegato della struttura europea.

 

Modelli di business

L’approccio al mercato di FTS è quello che contraddistingue ormai i global player dell’ICT, un mix di prodotti, soluzioni e servizi che si estendono dai sistemi client alle componenti di data center, dalle infrastrutture gestite fino alle infrastrutture erogate sotto forma di servizio. Ma esiste un modello di business ideale per una società il cui core business è rappresentato dalla componente hardware? «Sono in questa industry dagli anni Ottanta – dice Schwirz – e devo dire che nulla è cambiato, nel senso che la ricerca del modello ideale è sempre stata una costante. Ciò che noi esprimiamo oggi, attraverso l’azienda che rappresento, è uno dei modelli possibili, quello che crediamo possa garantire sostenibilità economica e, allo stesso tempo, sia in grado di intercettare e soddisfare le richieste degli utenti. Va da sé che per essere un global player deve essere garantita una presenza globale, essere presenti più o meno ovunque con prodotti globali che possano essere distribuiti in tutto il mondo. Occorre poi avere una grande capacità nel coordinare e gestire al meglio i canali di vendita, orchestrare le diverse distribuzioni senza creare conflitti tra i molteplici soggetti che operano nell’ecosistema che soddisfa la fornitura delle soluzioni ai nostri clienti. Credo inoltre – aggiunge Schwirz – che sia fondamentale raggiungere un livello di competenza allineato alla tipologia e alle esigenze espresse da clienti che operano in segmenti di industry sempre più differenziati. Quest’ultimo è il punto su cui ci stiamo maggiormente focalizzando, proprio perché riteniamo che la conoscenza del business, associata a una profonda capacità di gestione della tecnologia, possa produrre i risultati e il successo reciproci, nostri e dei clienti».

 

Differenziazione

Essendo FTS un vendor di tecnologia hardware, da cui deriva la quota più ampia del proprio fatturato, viene spontaneo chiedere a Schwirz se, in questa dimensione, esiste ancora la possibilità di creare una differenziazione rispetto alla concorrenza? Senza alcun dubbio, è la risposta di Schwirz. Nonostante la tecnologia di base tenda a essere una commodity, vi sono ampi spazi per riuscire a elaborare idee originali che possano creare un valore aggiunto rispetto a quanto proposto dalla concorrenza. «Al di là del fatto che FTS può contare su una produzione europea, grazie alla nostra fabbrica tedesca di Augsburg, un plus rispetto ai nostri competitor, in quanto ci permette di raggiungere un più alto livello di qualità, continuiamo a credere, e i risultati ci danno ragione, che ci si possa ancora differenziare».

Un esempio delle possibili innovazioni ed elemento di differenzazione è il progetto del nuovo rack Primergy CX 1000: può ospitare fino a 38 lame in architettura x86, dare accesso a qualsiasi modalità di switching storage sia IP che Fibre Channel e garantire risparmi grazie al ridotto spazio di utilizzo e a più efficienti logiche di consumo energetico. «Una soluzione – dice Schwirz – che consente di ridisegnare gli spazi di data center in funzione dei risparmi che si vogliono acquisire».

Grazie al design introdotto FTS sostiene che si possa arrivare a ridurre lo spazio utilizzato di un ordine di grandezza del 40% rispetto a soluzioni tradizionali. Da una parte il rivoluzionario sistema di raffreddamento che dispone di due grandi aspiratori sulla sommità del rack, che catturano tramite camino il calore prodotto dai server e lo riversano verso l’alto, dall’altra l’avere predisposto sistemi che possono essere gestiti operativamente ed esclusivamente dalla parte anteriore permettendo di sviluppare una logica di data center incrementale e orizzontale eliminando corridoi supplementari tra le diverse batterie rack.

Un plus di FTS continua a essere la capacità di gestire più linee di server, dall’ambiente mainframe (sono tuttora in esercizio i BS2000) ai sistemi Unix, una tecnologia, quest’ultima, che rimane il riferimento di mercato per macchine data base ad alte prestazioni. Inoltre la capacità di gestire ambienti Linux e, quindi, la padronanza nell’operare nei confronti del cliente su molteplici architetture assicurano un vantaggio complessivo nell’esercizio dell’operatività globale delle risorse IT. Certo, dice Schwirz, l’architettura dominante è oggi quella Intel dove del resto FTS è riconosciuta dal mercato come uno dei fornitori di eccellenza. Nell’ultimo anno su questo segmento FTS ha registrato una crescita del 27%. «Nessuno dei nostri concorrenti – afferma il manager – è riuscito a ottenere risultati così positivi».

 

Cloud computing

Il nuovo paradigma dell’informatica: realtà o hype? «Credo – dice Schwirz – che il Cloud possa potenzialmente corrispondere a un grande mercato. Tuttavia ho la sensazione che sia anche, per certi versi, un elemento sopravvalutato, sostenuto per ragioni squisitamente di marketing. La nostra missione è contestualizzare il substrato della tecnologia Cloud nella dimensione aziendale. Il rischio, per come oggi viene declinato il Cloud nella sua accezione più generale e consumistica, è banalizzare il tutto facendo credere che l’utilizzo di una qualche tecnologia Cloud-ready possa costituire di per sé un valore di nuova efficienza. Quando parliamo con i clienti non vi è nessun accenno al Cloud. La base della discussione è su un piano molto più ampio e tocca aspetti più cruciali, ovvero la definizione e attuazione di un modello di business che sappia trarre il massimo vantaggio dall’investimento IT. Certo il Cloud – continua Schwirz – è parte integrante di questa discussione, ma è un fattore che deve essere annegato e interconnesso con aspetti molto più generali che riguardano il passaggio da una logica di investimento Capex a una logica Opex». Nell’opinione di Schwirz significa puntare a servizi e non ad assett, investire in IT in termini di servizio, il che si traduce, per esempio, nella tendenziale adozione di un modello a consumo. E a corollario di tutte queste argomentazioni e discussioni, «il denominatore comune – aggiunge Schwirz – rimane sempre la possibilità di tradurre l’investimento IT in un ritorno economico rapido e tangibile».

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Managed services, l’ora della ripresa https://www.datamanager.it/rivista/managed-services/managed-services-l-ora-della-ripresa Mon, 27 Jun 2011 13:17:39 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/06/managed-services-lora-della-ripresa/ Primi accenni di crescita nel comparto dei servizi IT, grazie anche alla buona performance del segmento dei managed services, cioè i servizi gestiti da vendor esterni, che incontrano sempre più il favore delle aziende alle prese con tagli dei budget e delle risorse umane da dedicare all’IT, grazie anche a un’offerta sempre più attenta e […]

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Primi accenni di crescita nel comparto dei servizi IT, grazie anche alla buona performance del segmento dei managed services, cioè i servizi gestiti da vendor esterni, che incontrano sempre più il favore delle aziende alle prese con tagli dei budget e delle risorse umane da dedicare all’IT, grazie anche a un’offerta sempre più attenta e vivace

di Luca de Piano

 

Si moltiplicano i segnali di ripresa anche nell’ambito dei servizi IT. Ai primi di maggio è stata Gartner (www.gartner.com) a sottolineare come il 2010 abbia visto finalmente il segno “più” davanti alle cifre di consuntivo: sul totale della spesa mondiale di servizi, pari a 793 miliardi di dollari, l’incremento si è assestato al 3,1%. Non una cifra da “anni d’oro”, ma sicuramente l’indizio di una possibile inversione di tendenza, almeno in una fetta importante del business IT. Ma l’universo dei servizi informatici è costituito da molteplici tipologie di offerta, con andamenti diversi al loro interno. Un ambito che mostra più vivacità sembra essere quello dei managed services, ovvero quello dei servizi gestiti. Infatti, alla luce della sempre maggiore complessità delle infrastrutture, la gestione dei sistemi IT rappresenta un onere non indifferente per le aziende, che si trovano spesso a combattere con risorse limitate. Da qui la crescita del ricorso ai managed services, per mitigare gli oneri connessi alla gestione della complessità e ridurre i costi operativi. Ma anche la spinta verso il Cloud computing sembra essere propedeutica alla crescita dei servizi gestiti, che stanno conquistando nuovo terreno. Alcuni dei vendor che Data Manager ha interpellato in questa occasione hanno infatti evidenziato come la volontà di essere proiettati verso le nuove frontiere del Cloud spinga le aziende a prendere in considerazione i servizi gestiti. Sempre Gartner ha recentemente rivelato che nei prossimi anni la crescita attesa nella spesa relativa ai managed services si attesterà intorno al 25%, alla luce della sempre maggiore richiesta di soluzioni per semplificare e aggiornare le infrastrutture IT delle aziende, soprattutto in ottica di Cloud computing. Però, oggi come oggi, tutti sono concordi nell’indicare tra le ragioni della crescita attuale dei managed services i driver “classici”: ottimizzazione dei costi, oltre che maggiore certezza sui costi stessi, flessibilità operativa e minore impiego di risorse interne all’azienda, spesso limitate quando non esistenti del tutto. E i managed services offrono una risposta concreta a queste esigenze, grazie alla presenza del vendor che si occupa di tutti gli aspetti gestionali, garantendo nel tempo servizi di assistenza e di supporto per avere piena operatività delle infrastrutture IT, a costi predefiniti e soprattutto controllabili.

 

La parola ai protagonisti

Per uno dei maggiori fornitori europei di infrastrutture IT, Fujitsu Technology Solutions (http//:it.fujitsu.com), la flessibilità è oggi il requisito principale per le aziende nel valutare un fornitore di servizi. Lo conferma Denis Nalon, business programs manager dell’azienda: «Dal punto di vista della domanda, le imprese stanno spingendo la leva della flessibilità sul volume di prestazioni acquistate, cercando di assicurarsi livelli di servizio soddisfacenti dai propri fornitori». Per questo, dal punto di vista dell’offerta, «ai tradizionali modelli di gestione si affiancano modelli commerciali “per seat”, che coprono aspetti sempre più ampi della componente infrastrutturale». Crescono quindi le offerte ad ampio spettro, come quella di Fujitsu, che spazia dalla managed maintenance ai servizi managed per il workplace e per il data center, fino alla modalità “as-a-Service” che permette alle aziende di avvicinarsi al modello “pay-per-use” della componente tecnologica, col vantaggio di inglobare in un unico canone tutte le componenti della tecnologia gestita, come hardware, sistema operativo e manutenzione, in base a livelli di servizio predefiniti.

D’altra parte, i vantaggi del modello di infrastruttura IT gestita sono molteplici, in quanto si può conciliare la necessità di mantenere la governance della tecnologia e della relativa roadmap sui processi che rendono unica l‘azienda, sfruttando i vantaggi della standardizzazione dei servizi e l’utilizzo di infrastrutture dimensionate per garantire il supporto a una grande quantità di utenti. In questo modo anche aziende di medie dimensioni possono accedere a servizi di classe “enterprise” a un costo per utente sostenibile. Uno degli elementi vincenti dei managed services è quello di distinguere la componente manutentiva dai servizi a valore aggiunto: secondo Fujitsu, questi ultimi rappresentano un’evoluzione della prima, tanto che all’offerta di managed maintenance il vendor affianca le proposte managed workplace, managed data center e di Infrastructure-as-a-Service, il tutto all’interno di un’offerta denominata “Dynamic Cloud”. «Questa separazione concettuale permette di ottenere livelli di flessibilità interessanti per le aziende – prosegue Nalon -, che possono così tracciare dinamicamente il confine tra le tecnologie gestite attraverso le proprie strutture IT interne e le tecnologie date in gestione a un fornitore di servizi».

 

Aspettative differenziate

«Sempre più spesso l’aspettativa verso i partner tecnologici è di saper sostenere il core business dell’azienda, con creatività e innovazione, in un rapporto strategico di co-sourcing, per un successo cercato e costruito insieme», osserva Marco Maffè, head of portfolio & partner management di T-Systems (www.t-systems.it). Per questo, oggi i driver principali che spingono a ricorrere ai managed services per le aziende medie e grandi sono correlati strettamente al business e meno alla tecnologia: «Quando si considerano i fattori chiave della continuità e delle performance delle aziende in un contesto molto competitivo, si evidenziano alcune priorità urgenti ed esigenze comuni – prosegue Maffè -: l’esigenza di una più efficace collaborazione all’interno dell’azienda e con i partner, la crescente necessità di mobilità, unita alla richiesta di servizi ICT più flessibili e capaci di adattarsi alla variabilità del business e, infine, imperativi legati a sicurezza e compliance, in un’ottica più generale di social responsibility». Ecco quindi che il ricorso a managed services rappresenta una chiave per migliorare la propria catena del valore, assicurandosi eccellenza e qualità nell’erogazione di servizi strategici, senza distogliere lo sguardo dal core business e dalle sfide imposte dal mercato.

Le aspettative non sono uguali per tutti, visto che variano in base alle dimensioni dell’azienda: «Le piccole imprese preferiscono la logica del Software-as-a-Service, le medie tendono a spostare le proprie applicazioni presso il fornitore del servizio, liberandosi dal possesso e dalla gestione di un proprio sistema informatico o di parte di esso, mentre le grandi aziende necessitano di proposte studiate su misura come la Cloud privata, la tele-gestione, la gestione dei picchi di capacità lavorativa, il disaster recovery o altro», spiega Giovanni Mocchi, responsabile business unit Consulting & Services di Zucchetti (www.zucchetti.it). È anche per gestire al meglio tutte le diverse esigenze espresse dal mercato che Zucchetti dispone di un data center a servizio delle infrastrutture dei clienti, con processi di lavorazione standardizzati e monitorati che consentono sempre la tempestività e sicurezza, grazie alle più avanzate tecnologie e a una nostra piattaforma molto affidabile. Anche perché, com’è noto, «è il vendor che deve adattarsi al cliente e non viceversa», conclude Mocchi.

 

I nuovi managed services

Nella ricerca di nuovi metodi per aiutare le aziende a migliorare la gestione dei costi e a ottimizzare le performance, un colosso come HP (www.hp.com/it) guarda oggi con attenzione anche «alla razionalizzazione e all’ottimizzazione dell’infrastruttura “imaging & printing” delle grandi aziende e delle piccole e medie imprese», fa sapere Marco Lanfranchi, laserjet & enterprise solution director, Imaging and Printing Group di HP Italiana. Infatti, l’ottimizzazione e la gestione dei contenuti digitali «possono già permettere alle aziende di ottenere risparmi dal 20 al 40%», con progetti di consolidamento studiati ad hoc, che tengano conto delle reali necessità di stampa e disegnino flussi di gestione documentali integrati nel core business, permettendo anche di guadagnare in efficienza e produttività. Gli obiettivi di risparmio sono a portata di mano, come dimostrano due casi recenti: da una parte l’Aeroporto “Guglielmo Marconi” di Bologna, che prevede una riduzione di 200mila pagine stampate all’anno grazie a un contratto di tipo “pay-per-use” della durata di quattro anni siglato con Sedoc, un partner di HP. L’accordo riguarda la locazione di stampanti multifunzione HP, monitorate in remoto tramite il software HP Web JetAdmin: oltre al risparmio nelle copie, la soluzione adottata prevede che i costi di stampa possano essere rintracciati e addebitati al centro di costo specifico, e la fatturazione mensile contribuisce a semplificare la pianificazione delle spese.

Un vendor attivo sulla gestione documentale come Ricoh (www.ricoh.it) concentra invece l’attenzione sui vantaggi che ne possono derivare anche per le imprese di minori dimensioni, «molte delle quali non hanno al proprio interno un reparto che possa occuparsi del presidio quotidiano delle tecnologie», spiega Mariagrazia Maccioni, IT services business development manager di Ricoh Italia, sottolineando come i managed services proposti a catalogo dall’azienda per questa fascia di utenza possono mettere a disposizione un «IT manager virtuale», con competenze e skill che per le piccole imprese non è sempre possibile creare al proprio interno e giustificare economicamente. Ma c’è un altro vantaggio da evidenziare: «Il rinnovo tecnologico dell’infrastruttura può essere garantito dal fornitore mediante un servizio “all inclusive” per la gestione dell’intero ciclo di vita degli apparati – sottolinea Mariagrazia Maccioni -. Dal punto di vista dei costi, il cliente corrisponde un canone periodico fisso, comprensivo del noleggio e di tutti i servizi necessari per la specifica realtà. Un altro driver importante è rappresentato dall’avere un unico interlocutore per l’assistenza tecnica e di supporto utenti, che semplifica la governance dei servizi sull’infrastruttura e rappresenta per il reparto IT un notevole vantaggio». In questo senso, l’esperienza di Ricoh nei managed document services permette di andare oltre il printing per estendere il raggio d’azione anche ad altri componenti dell’infrastruttura IT, diventando così l’unico punto di contatto per la fornitura e la gestione dell’IT in azienda.

 

 

Soluzioni su misura

Gualtiero Bravo, large account director di Xerox Italia (www.xerox.it), non ha dubbi: «I principali driver che portano a optare per un servizio di stampa gestito sono da una parte la necessità di definire un rapporto ottimizzato tra soluzione e costi, e dall’altra la garanzia di mantenimento nel tempo della soddisfazione degli utenti e della direzione aziendale». Oggi le aziende misurano l’offerta di servizi di stampa gestiti basandosi prevalentemente su quattro parametri: tecnico/progettuale, economico, sociale e ambientale, «alla ricerca di un partner che offra la migliore soluzione tecnologica, una riduzione dei costi, l’incremento dell’efficienza e il rispetto degli obiettivi ambientali – prosegue Bravo -. I maggiori vendor sono in grado di fornire un servizio ottimale con lo sviluppo di un progetto ritagliato su misura, focalizzandosi sull’adozione delle soluzioni in azienda e sulla capacità di mantenere nel tempo il massimo livello dei parametri».

In questo quadro, per individuare la soluzione ad hoc, Xerox segue un processo con più fasi: «valutazione dei costi, che consideri i flussi documentali e l’organizzazione dell’azienda; presa in carico della gestione dell’ambiente di stampa aziendale, con un modello di costo per pagina che copra l’intero parco macchine; fase di implementazione e mantenimento del progetto, grazie a sistemi adeguati, capacità gestionali e supporto per erogare il servizio in maniera sistematica e scalabile nell’intera organizzazione», spiega Bravo. E i risultati non si fanno attendere: il Gruppo Fiat ha recentemente siglato con Xerox un accordo globale per la gestione delle attività di stampa in base all’offerta Xerox Managed Print Services, al preciso scopo di supportare l’azienda nella riduzione del 30% dei costi fissi e nell’implementazione di un programma di sostenibilità ambientale.

 

Innovazione in primo piano

Walter Simonelli, business development global services director di Hitachi Data Systems Italia (www.hds.com/italy), ritiene che «in assoluto le principali aspettative siano innovazione e attenzione ai costi: innovare realizzando architetture Cloud ready e green, scalabili e performanti, mentre prestare attenzione ai costi non significa solo abbattere la spesa, ma conoscere nuovi strumenti finanziari che indirizzino la soluzione di tipo as-a-Service». Il focus sull’innovazione avvantaggia i vendor in grado di «proporre servizi partendo da un’offerta forte di prodotti con tecnologie sofisticate», prosegue Simonelli, che individua tre categorie di servizi che maggiormente qualificano un’offerta vincente: «Quelli tradizionali di Information Technology, per i quali sono determinanti le competenze professionali; quelli di gestione, con particolare attenzione alla capacità di personalizzazione dell’offerta e per i quali la parola chiave è proattività; infine, i managed services, legati alla capacità di saper definire, contrattualizzare e rispettare gli obiettivi di servizio, cioè gli Sla». I managed services hanno infatti l’obiettivo di semplificare e rendere più fluide le infrastrutture IT dei clienti, consentendo di compiere con successo e con costi e tempi prefissati le transazioni necessarie ai nuovi ambienti Cloud, e forse non è un caso se in casa Hitachi Data Systems questi servizi vengono chiamati “IT Transformation Services”.

 

Competenze specialistiche

«Scegliere oggi opzioni di managed services vuol dire consentire alla propria organizzazione di eliminare l’obsolescenza di sistemi che, per scelte di investimento, sono rimasti fermi a tecnologie non aggiornate», spiega Giuseppe Nocita, amministratore delegato di Pipeline (www.pipeline.it). E soprattutto si può fare senza dover sborsare capitali, che oggi non sono facilmente reperibili. Ma se i servizi gestiti sono sempre più gettonati si deve anche all’offerta sempre più attenta, «con un listino dei servizi sempre più agevole da consultare e da comprare – prosegue Nocita -: lo sforzo principale da parte dei provider deve essere quello di creare la soluzione sul cliente e di non forzare il proprio listino sul cliente». L’offerta specifica di Pipeline, denominata SSO, System Service Offerings, va proprio in questa direzione, proponendo servizi di gestione IT nelle varie declinazioni dell’outsourcing.

Paolo Allegra, responsabile product unit Advanced Professional Services di Italtel (www.italtel.com), concentra l’attenzione sull’esigenza di affrontare la complessità delle infrastrutture che richiede sempre maggiori competenze specialistiche: «I nodi che compongono le reti sono oggi il risultato dell’integrazione di molteplici prodotti e applicativi tecnologicamente molto diversi e specializzati nelle loro funzioni e, di conseguenza, forniti da vendor distinti in virtù dell’eccellenza di ciascuno nel proprio settore». Non solo l’integrazione, ma anche la gestione di questi prodotti sono oggi compiti estremamente specialistici che conviene affidare «a chi sa far dialogare sistemi e tecnologie diverse – prosegue Allegra -. Italtel, nel suo duplice ruolo di vendor e di system integrator, conosce a fondo sia gli apparati sia i dettagli della loro interazione funzionale e ciò fornisce all’operatore il vantaggio di non dover investire nella formazione del personale sugli aspetti peculiari della singola tecnologia e quindi potersi focalizzare sul proprio core business». I managed services, che rappresentano una delle quattro aree dell’offerta Italtel, costituiscono anche «il segmento dove la profonda conoscenza della progettazione delle reti diviene fattore distintivo rispetto ai competitor: il nostro approccio è seguire l’evoluzione dei servizi e la risposta del mercato condividendo con il cliente la responsabilità di assicurare un servizio eccellente e innovativo a costi sempre inferiori», conclude Allegra.

Nell’universo dei servizi informatici i managed services, ovvero i servizi gestiti, mostrano nell’ultimo periodo una certa vivacità. Come ci spiega Enrico Campagna, head of marketing di BT Italia: «Se l’imperativo per l’IT è la capacità di supportare le aziende a essere veloci, competitive e aperte all’innovazione, i driver verso l’adozione dei managed services sono quindi essenzialmente l’efficienza e le performance. Sono forti sia la consapevolezza che non è possibile rimandare oltre l’aggiornamento delle architetture ICT, sia la domanda di servizi con modello “pay-per-use” senza investimenti upfront. Dal punto di vista tecnologico molti fattori concorrono a rendere sempre più vantaggiosi i managed services: la virtualizzazione, che è alla base dei progetti di consolidamento e ottimizzazione (e che permette anche una maggior automazione dei processi, e quindi la remotizzazione delle attività, a vantaggio di scelte “hosted”), l’evoluzione del network, più veloce e sicuro per supportare i Cloud services, gli strumenti per il controllo e la governance, più completi e più semplici. Dal punto di vista organizzativo la domanda di competenze sempre più specialistiche e la necessità di operare “around the clock” a supporto di un’azienda globalizzata trovano nei managed services la risposta migliore. Questi, e le best practices associate, permettono di focalizzare l’attenzione sui livelli di servizio end-to-end e, se fruiti “dal Cloud”, consentono di mettere a disposizione di tutti gli utenti, ovunque essi siano, gli stessi strumenti, in maniera flessibile e senza vincoli all’introduzione di nuove applicazioni».

«Le soluzioni che il mercato sta mostrando di privilegiare – prosegue Campagna – sono quelle che permettono di consolidare e integrare le piattaforme ICT, di ridurre il numero di fornitori (così da migliorare il controllo end-to-end e ottenere efficienze di costo) e quelle che garantiscono una flessibilità di dimensionamento e una apertura a nuovi servizi superiore rispetto al passato. In ambito IT Services and Security il nostro modello è sempre stato orientato verso i managed services; nel corso degli ultimi due anni BT ha abbracciato strategicamente il modello Cloud in tutti i layer della propria offerta (infrastruttura, comunicazione, applicazioni), estendendo quindi l’approccio e i vantaggi dei managed services anche ad ambiti più strettamente TLC».

La rete da un lato e la vocazione a gestire piattaforme tecnologiche per fornire ai clienti un “servizio” orientato al business dall’altro, sono quindi gli elementi che differenziano dagli altri player BT Italia, che è in grado di offrire da soluzioni di Conferencing in ambito Unified Communications and Collaboration a servizi di Hosted Contact Centre fino al Virtual Data Centre, vale a dire soluzioni ICT integrate con modelli di delivery e di gestione operativa univoci.

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L’evoluzione dell’outsourcing https://www.datamanager.it/rivista/saas/l-evoluzione-dell-outsourcing Fri, 21 May 2010 08:57:34 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/05/levoluzione-delloutsourcing/  Outsourcing, application management, servizi di infrastructure e workplace management: anche in questi ambiti il rapporto tra vendor e utenti si evolve alla luce delle trasformazioni in atto nell’Ict nel suo complessodi Luca de Piano L’esternalizzazione dei servizi o della gestione delle infrastrutture informatiche costituisce tuttora un approccio molto seguito da diverse aziende. L’attenzione ai costi […]

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Outsourcing, application management, servizi di infrastructure e workplace management: anche in questi ambiti il rapporto tra vendor e utenti si evolve alla luce delle trasformazioni in atto nell’Ict nel suo complesso
di Luca de Piano


L’esternalizzazione dei servizi o della gestione delle infrastrutture informatiche costituisce tuttora un approccio molto seguito da diverse aziende. L’attenzione ai costi e la ricerca di maggiore flessibilità sembrano essere i maggiori driver di questo fenomeno, e si fa sempre più strada la possibilità di avere accesso a skill e a conoscenze aggiornate, che sarebbero troppo costose se costruite in azienda. Le indicazioni emerse dalle aziende interpellate da Data Manager per questa ricognizione nell’universo outsourcing sono piuttosto unanimi anche nell’individuare i nuovi modelli che si stanno facendo strada, primo fra tutti quello del “pay-per-use” favorito dalla modalità “as-a-Service”. Lo conferma tra gli altri un colosso come IBM Italia (www.ibm.com/it), secondo cui «le esigenze di aumentare la rapidità di approvvigionamento di risorse infrastrutturali e di limitare l’impegno finanziario iniziale richiesto stanno facendo emergere i nuovi modelli di utilizzo dei servizi Ict in modalità “as-a-Service”, con modelli di sourcing che superano quelli tradizionali in quanto consentono di raggiungere benefici più rilevanti in termini sia di maggiore flessibilità e scalabilità delle soluzioni, sia di adozione di un modello “pay-per-use”», spiega Stefano Patarnello, strategic outsourcing business line executive di IBM Italia. 


Anche le modalità di fruizione del servizio sono in fase di cambiamento: «Negli ultimi anni stiamo assistendo all’affermarsi di modelli di outsourcing selettivo rispetto a quelli di full outsourcing di tutta la funzione It, dove a essere gestiti non sono gli strati orizzontali del sistema informativo aziendale, come l’infrastruttura e le applicazioni, ma porzioni verticali che spesso prendono il nome di piattaforme», sottolinea Carlo Magistrelli, HP Enterprise Services Italy region vice president di HP (www.hp.com/italy). Si tratta di nuovi modelli che, sempre secondo Magistrelli, «richiedono uno sforzo di governance importante, dove la qualità della relazione tra outsourcer e cliente e la differenziazione dell’offerta diventano aspetti fondamentali e imprescindibili». La tendenza riguarda più in generale l’acquisto di servizi Ict, che si traduce nella richiesta di contratti sempre più brevi per soddisfare il crescente bisogno di flessibilità nell’approccio al business e alla tecnologia. È un fenomeno che, secondo HP, «rappresenta una naturale conseguenza dell’imprevedibilità dei cicli economici degli ultimi anni: tale scenario, a cui probabilmente assisteremo ancora nel futuro prossimo, sta portando le aziende a privilegiare risultati di breve periodo rispetto a quelli di medio-lungo termine tipici dei contratti di outsourcing tradizionali».


E se non va dimenticato che l’argomento “costi” costituisce ancora un driver fondamentale nelle decisioni di outsourcing, bisogna anche tener presente che il significato che si attribuisce oggi a questo termine è molto ampliato. Per esempio, «la necessità di istruire skill interni all’azienda, dedicati esclusivamente o meno a un determinato servizio, tempo fa non veniva automaticamente inserita nella voce costi, mentre oggi lo è sempre di più», fa notare Giovanni Gavioli, country manager di Esker Italia (www.esker.it). E questo influisce nella scelta di un servizio in outsourcing, anche se vi sono eccezioni: nel caso di alcune tipologie di servizio, come per esempio la conservazione sostitutiva dei documenti, i fastidi legati a obblighi di legge fanno sì che non siano poche le aziende che preferiscono esternalizzare tale servizio in ogni caso, indipendentemente dal fattore costi.


 


Un percorso di “co-making”


Per IBM «ciò che realmente differenzia sul lungo periodo è la capacità dell’outsourcing di migliorare il margine operativo e dare spazio all’innovazione: è quindi il rapporto con l’outsourcer l’elemento determinante per l’individuazione delle soluzioni più innovative», spiega Stefano Patarnello. Per questo, un progetto di outsourcing è un «percorso di co-making intrapreso con il cliente, per disegnare la trasformazione in modo integrato con il suo modello di business. Tale percorso parte dalla comprensione delle priorità del cliente e, facendo leva sul ventaglio di competenze tecnologiche e di mercato, prosegue rispondendo con una soluzione che affronta tutti gli aspetti del servizio: qualità dell’offerta, ampi livelli di flessibilità e capacità di adattamento alle richieste di business, piani di risk management, valori finanziari». Per quanto riguarda le modalità di utilizzo dei servizi in outsourcing, come osservato poco sopra, si fanno sempre più strada i modelli “as-a-Service”. Tra i più maturi, secondo Patarnello, «emergono quelli relativi alla virtualizzazione delle postazioni di lavoro, alla gestione degli strumenti di collaborazione e alla disponibilità di infrastrutture virtualizzate per attività di sviluppo e test. In questo ambito l’offerta di servizi cloud di IBM, assieme ai più tradizionali modelli di sourcing, permette alle aziende di disporre di un’infrastruttura all’avanguardia, solida e flessibile, per meglio rispondere alle esigenze di dinamicità che l’economia globale richiede».


 


Nuove aspettative


Anche HP rileva come la riduzione dei costi rimanga «il driver principale per intraprendere una strategia di outsourcing, ma il focus si sta spostando verso l’innovazione, la flessibilità dei servizi e dei modelli di pricing. Per questo nei contratti sono spesso inclusi anche servizi di consulenza It e di system integration, considerati abilitanti per l’innovazione e per le iniziative di trasformazione», sottolinea Carlo Magistrelli. Al riguardo, l’azienda propone la “Innovation Agenda”, una sorta di «accordo formale di partnership che impegna a lavorare insieme per sviluppare e realizzare concretamente idee e proposte innovative, con l’obiettivo di migliorare continuamente il servizio erogato a supporto del core business». Nelle iniziative HP è «sempre più presente il cloud computing, importante per le enormi potenzialità in termini di scalabilità e risparmio date dalla possibilità di erogare servizi su Internet attraverso un modello “as-needed, pay-per-use”, che ne faranno la piattaforma privilegiata per l’outsourcing del prossimo futuro». Ma quella delle soluzioni “cloud” non rappresenta l’unica tendenza in atto, visto che è sempre attuale l’esigenza di innovazione nei processi It, «attraverso l’adozione di standard di It governance, per esempio Itil e Cobit, che sono di fondamentale importanza per instaurare un linguaggio comune tra impresa e fornitori», prosegue Magistrelli. E non solo: «Le aziende necessitano ogni giorno di più di poter misurare i livelli di servizio erogati dall’outsourcer attraverso metriche e Sla sempre più sofisticati, relazionandoli direttamente con i modelli di pricing e con i processi di business del cliente».


Sulle aspettative delle aziende, Simone Angeli, amministratore delegato di Visiant Outsourcing (www.visiantoutsourcing.it), non ha dubbi: «Nel panorama attuale la manutenzione e il supporto ai sistemi informativi interni assorbono la maggior parte del budget It di un’azienda, e ne lasciano solo una minima percentuale alla pianificazione e alla strategia. Le aziende cercano, quindi, un outsourcer che permetta loro di ottimizzare le prestazioni con un’attenzione particolare alla continuità del servizio e alla scalabilità, ma che consenta anche un risparmio, a favore di attività strategiche di medio e lungo periodo». Per quanto riguarda i motivi, i costi e la complessità di gestione delle infrastrutture, questi costituiscono driver primari, ma, secondo Visiant, «soprattutto nel caso dello strategic outsourcing, la scelta può essere influenzata da altre ragioni: in particolare, il beneficio può consistere nell’aumento dei ricavi, in quanto esternalizzare infrastrutture dedicate ad attività strategiche molto focalizzate può determinare una maggiore efficacia e un time-to-market più rapido rispetto all’ordinario».


 


L’outsourcing verticale


Passando alla voce di outsourcer più specializzati in settori verticali, non si può non chiedere il parere di Cedacri (www.cedacri.it), che ha oltre trent’anni di presenza sul mercato, soprattutto in ambito bancario. «Oggi, la nostra percezione è che, se le realtà bancarie hanno già massicciamente adottato l’esternalizzazione infrastrutturale e applicativa come scelta strategica, anche le aziende non bancarie si stanno muovendo con sempre maggiore rapidità in questa direzione», spiega Andrea Pettinelli, responsabile direzione gestione clienti e sviluppo commerciale della società. Consapevole di questo, Cedacri ha deciso di allargare lo spettro dei propri servizi, dando vita a una nuova duplice offerta di outsourcing: la gestione in facility management dell’infrastruttura It e la disponibilità in modalità SaaS (Software-as-a-Service) inizialmente di servizi di contabilità generale su SAP, gestione del personale e tesoreria. «I servizi in modalità SaaS consentono alle imprese di beneficiare di soluzioni all’avanguardia, che permettono di aggiungere qualità al business a costi variabili in base ai consumi, senza la necessità di investimenti onerosi in licenze d’uso e in infrastrutture che poi richiedono manutenzione, aggiornamento e personale specializzato a supporto», sottolinea Pettinelli.


Sulla stessa linea anche Alcatel-Lucent (www.alcatel-lucent.com/it), noto soprattutto come fornitore di soluzioni di comunicazione, offerte sul mercato in outsourcing o come managed services. «Nelle telecomunicazioni sta evolvendo il concetto di reti e di applicazioni e in parallelo anche quello di outsourcing: c’è spazio per nuovi concetti di valore che vanno oltre quelli tradizionali di maggiore efficienza delle risorse – esordice Antonio Carrozzo, direttore services central Mediterranean Countries dell’azienda -. Molti operatori e imprese stanno evolvendo le loro reti verso un’architettura all Ip, più flessibile e più agevole da gestire, ma contemporaneamente devono fare i conti con l’aumentare dei servizi e delle applicazioni sulle reti stesse, spesso tecnologicamente stratificate». È quindi importante proporre ai clienti un approccio personalizzato alla complessità, grazie a esperienze e competenze di livello internazionale e all’impiego di avanzate soluzioni per la gestione degli elementi di rete, l’ottimizzazione dell’infrastruttura, l’adeguamento ai nuovi servizi.


Per Giovanna Nuzzo, corporate communication manager & Crm di Océ Italia (www.oce.com/it), «oggi l’outsourcing non è soltanto uno strumento per ridurre i costi, ma un modo per supportare il core business delle aziende con processi più efficienti e veloci: in questo senso Océ, che gestisce in outsourcing i processi documentali delle aziende, aiuta i clienti a recuperare redditività ed efficienza, realizzando appieno il Business process outsourcing». Infatti, le motivazioni sono cambiate: «Se negli anni Novanta l’outsourcing rappresentava un modo semplice e veloce per alleggerire l’organizzazione dai costi fissi, oggi la decisione di passare a questo modello si basa su criteri più complessi e rende delicata la scelta del fornitore – prosegue Nuzzo -. I nostri clienti non intendono solo ridurre i costi, ma anche trovare un partner in grado di garantire un’innovazione continua a vari livelli: nelle tecnologie, nei servizi, nei processi documentali e nelle competenze necessarie a ridisegnare tali processi». L’approccio per processi è fondamentale: nel tempo, l’offerta basata su modelli tradizionalmente legati ai centri stampa si è infatti evoluta verso la gestione elettronica degli archivi documentali, l’erogazione di sevizi direttamente sul desk dell’end user e verso il Business process outsourcing, dove i documenti costituiscono solo una parte del servizio.


 


Le risorse umane


Un attore da tempo presente sul mercato dell’outsourcing dell’amministrazione e della gestione del personale, Byte (www.bytesh.com), fa notare come, oltre alla riduzione dei costi fissi interni, il motivo per cui ci si rivolge a specialisti esterni sia una maggior qualità del servizio e una riduzione dei rischi relativi alla gestione del personale. «Uno degli obiettivi principali di Byte è la riduzione delle attività no core dei propri clienti, facendo sì che possano concentrarsi sulle attività di carattere gestionale», spiega Alberto Belluardo, direttore divisione Outsourcing. Ma non solo: «Le aziende affidano a esterni la gestione di un servizio perché in questo modo non devono occuparsi, oltre che della sua erogazione, anche dei continui aggiornamenti tecnologici richiesti – prosegue Belluardo -. Per questo, è importante rispondere a tali necessità con flessibilità e soluzioni tecnologicamente avanzate. Nel nostro caso le aziende hanno l’esigenza di affidare al 100% l’amministrazione e la gestione del personale, compresa la parte It. Infatti, la modalità “Full Outsourcing”, che consiste nel sostituire interamente la funzione interna dell’azienda, è quella più richiesta oggi, e noi la offriamo sul mercato già da dodici anni».


Rimanendo in ambito gestione risorse umane, Franco Gementi, business development manager Italy di HR Access Solutions (www.hraccess.it), spiega come per le aziende, l’outsourcing sia «un catalizzatore per il cambiamento e un facilitatore della trasformazione delle strutture dedicate alle human resources, che permette di strutturarsi in modo da contribuire alle performance complessive dell’azienda, diventando un vero e proprio partner di business in grado di generare valore». Anche perché «la domanda di outsourcing porta inevitabilmente a un esame delle questioni fondamentali che incidono sulle politiche e sulle strategie di gestione di un’impresa». Però, secondo HR Access, «non esiste un modello vincente, mentre c’è quello più adatto per il singolo cliente: l’estensione dei servizi di outsourcing può variare da mera gestione di infrastrutture e di elaborazione dati sino al governo completo di un processo, passando da una fornitura di servizi di manutenzione applicativa». Qualunque sia il servizio di outsourcing scelto, il risultato finale deve essere sempre lo stesso: permettere alla direzione delle risorse umane di contribuire alle prestazioni globali di un’impresa concentrandosi sul core business.


«Le aziende che oggi scelgono l’outsourcing si prefiggono fondamentalmente tre obiettivi: ridurre significativamente i costi; migliorare l’efficienza dei processi interni; ottenere le massime garanzie sulla conservazione e protezione dei dati – afferma Giovanni Mocchi, direttore business unit Consulting & Services di Zucchetti (www.zucchetti.it) -. Per soddisfare queste aspettative offriamo un modello di outsourcing che poggia da un lato su soluzioni applicative Web perfettamente integrate tra loro, sia in ambito paghe e gestione delle risorse umane sia in ambito amministrativo e gestionale, dall’altro su un data center, la Server Farm Zucchetti, che garantisce elevati standard a livello di: qualità dei servizi erogati, sicurezza fisica, informatica e logica, e business continuity». Per Zucchetti conta molto anche poter offrire una struttura di consulting interna capace di garantire una riprogettazione complessiva dei processi del cliente e di sfruttare appieno il potenziale del proprio sistema integrato. A questo si aggiunge una modalità di outsourcing flessibile e scalabile in base alle diverse tipologie di clienti, passando da una gestione in servizio della sola componente infrastrutturale e di data center a una vera e propria gestione in full outsourcing di interi processi di lavoro.


Sulla stessa linea è anche Zeta Service (www.zetaservice.com), un altro outsourcer specializzato in risorse umane. «La nostra esperienza nell’amministrazione del personale in outsourcing ha evidenziato come l’ottimizzazione dei costi è stata sicuramente la ragione principale della diffusione di questo servizio in Italia, ma negli ultimi anni a questa si è aggiunto un fattore qualitativo molto importante: il nuovo ruolo dell’ufficio del personale all’interno dell’azienda», conferma Silvia Bolzoni, amministratore della società. Non a caso, in quanto oggi la direzione del personale ha necessità di abbandonare le attività operative fortemente “time consuming” per dedicarsi ad attività più strategiche e gestionali a vantaggio dell’intera organizzazione aziendale. Gli elementi vincenti sono più che mai la personalizzazione del servizio e la flessibilità del partner nell’adattarsi alle sempre nuove esigenze delle aziende.


 


L’ora del servizio completo


«Le aziende si stanno orientando alla richiesta di un servizio completo, che permetta una gestione integrale del processo, con una sempre maggiore attenzione agli aspetti legati alla certezza dei costi e ai risparmi, rispetto alla garanzia di evoluzione tecnologica o di sviluppo degli skill», sottolinea Enrico Alloro, country manager di Tieto Italy (www.tieto.it). Ed è proprio per questo che «l’offerta si concentra sempre più su pochi vendor, specializzati e caratterizzati da una grande solidità finanziaria, dove la tendenza è quella di fornire un outsourcing globale, che includa infrastruttura, software e applicazioni». In questo scenario, anche per Tieto l’ottimizzazione dei costi rimane il driver principale, per cui si tende a «privilegiare partner che uniscano una forte esperienza nel loro settore alla possibilità di avvalersi di offshoring e global sourcing: queste soluzioni permettono infatti un tipo di esternalizzazione diverso rispetto al passato, che cerca di superare proprio i punti deboli di questo sistema, cioè la cesura tra i processi interni ed esterni al cliente e il monitoraggio delle attività del fornitore». In sostanza, «si va affermando uno schema misto, in cui il partner interagisce con il cliente, mantenendo le fasi di fascia alta a livello locale, in modo da assicurare il massimo risultato nella progettazione, pianificazione e monitoraggio e demandando alle proprie infrastrutture esterne le fasi esecutive – conclude Alloro -. Il partner diventa in questo modo una sorta di collante dei processi, garantendo la corretta comunicazione».


 


L’universo delle Pmi


«Per le imprese di piccole e medie dimensioni avvertiamo una forte necessità di semplificazione e in contemporanea di accesso a capacità e professionalità specifiche, a differenza delle grandi aziende che guardano sempre più all’outsourcing come strumento di governance e di alto livello di servizio – sottolinea Marco Martignoni, partner di Everis (www.everis.it) -. Analizzando lo scenario si nota che le capacità dei vendor di fornire una risposta ai clienti differiscono ancora in modo profondo in funzione di diversi fattori quali dimensione, organizzazione, globalizzazione e modello di sourcing proprio. Ma non solo: anche la cultura aziendale del vendor ha un’influenza nel garantire la capacità di far evolvere e adattare il servizio ai cambiamenti più o meno evidenti del fabbisogno del cliente nel tempo». Per questo, la capacità di restare allineati a esigenze che mutano nel tempo è un fattore che resta differenziante. Everis però non crede nell’esistenza di un approccio o un modello “one size fits all”: «Vi sono invece diverse componenti del servizio sperimentate, ma che devono essere singolarmente configurate a partire dalla richiesta del cliente e dalle specificità delle piattaforme di cui ci si occupa. I modelli vincenti sono quelli che di volta in volta permettono di definire un servizio ritagliato sul cliente oppure l’accesso a grandi economie di scala, oltre a saper garantire un costante allineamento nel tempo», conclude Martignoni.


 


Valore per il business


«Le aziende che si affidano all’outsourcing hanno ovviamente come aspettativa primaria l’efficienza nei costi e la razionalizzazione dei processi coinvolti», esordisce Michele Scarici, marketing & presale market unit Ict di Gruppo Comdata (www.comdata.it). Ma se l’ottimizzazione dei costi costituisce un driver importante nella scelta di un outsourcer, è anche fondamentale «superare la barriera dell’outsourcing e proporsi al mercato come partner industriale per la business transformation, un partner che genera valore ed è in grado di stabilire collaborazioni strategiche di lungo periodo con i propri clienti: l’efficienza nei costi, l’aumento della qualità del servizio, il miglioramento delle performance di business sono le tappe e i driver di un percorso che va oltre i confini dell’outsourcing». In questo senso, il modello di outsourcing Ict proposto da Comdata permette di «trasformare l’outsourcing in un valore strategico, attraverso la modalità “pay-per-use”, che offre la possibilità di rendere variabili i costi in base ai volumi di servizio utilizzati, di accedere velocemente alle nuove tecnologie necessarie a portare innovazione e crescita al business».


Infine, per Giovanni Gavioli (Esker), «quando si parla di outsourcing, indipendentemente dalla reale forma tecnologica che si applica, i potenziali beneficiari di questo servizio hanno in mente semplificazione, riduzione dei rischi, esternalizzazione dei potenziali problemi legati alle soluzioni desiderate e, ovviamente, riduzione dei costi globali di gestione». Qui il vantaggio è spesso tangibile, perché «i vendor di outsourcing, che forse sarebbe più appropriato definire “service partner”, mettono a disposizione di ogni singolo fruitore del servizio una conoscenza e una esperienza che, nella maggior parte dei casi, richiederebbe all’utente finale anni di pratica e costi in proporzione». Tra i modelli preferiti, va sottolineato ancora una volta che semplicità e chiarezza di fruizione costituiscono gli aspetti più importanti nella scelta della modalità di fruizione del servizio di outsourcing. Ma secondo Esker, il modello che «rende la situazione win-win per cliente e service provider è quello legato al mondo SaaS, dove la soluzione necessaria viene resa disponibile nel modo più semplice e immediato possibile, standardizzando senza banalizzare, in alcuni casi anche rinunciando, da parte del cliente, ad aspetti di personalizzazione estrema che richiederebbero sviluppi ad hoc».
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La tendenza a ridurre i costi rende necessario lo sgravio delle voci di bilancio più onerose; sempre più frequentemente perciò, le aziende si svincolano dall’immobilizzare un patrimonio come quello che riguarda l’Ict, scegliendo la formula del noleggio operativo. Acquistare e gestire in proprio una tale complessità di strumenti (hardware e software) si scontra anche con budget ridimensionati e poco flessibili; coordinare tutti i fattori chiave diventa perciò un gioco di equilibri nel quale non è consentito perdere concentrazione.


Computek Locazioni (www.computeklocazioni.it), la prima società tutta italiana attiva nel settore già dal 1984, ha portato il concetto di noleggio operativo a un tale livello evolutivo che, negli aspetti di delega amministrativa, ha molte similitudini con l’outsourcing vero e proprio. «Il Contratto Aperto Computek Locazioni – spiega Alessandro Villa, manager dell’azienda – consente di modificare il parco locato con grande semplicità e in tempo reale, a seconda delle esigenze del momento, anche per forniture di piccola entità, con adeguamenti contrattuali semestrali».  


In pratica, il cliente mantiene libera scelta sui propri partner tecnologici, concordando con loro le soluzioni più adeguate al miglior prezzo e l’esatto momento in cui approvvigionarsi. Computek Locazioni si preoccupa poi di tutti gli aspetti di gestione amministrativa con i fornitori, inviando loro gli ordini, regolando puntualmente le fatture e tenendo traccia informatica di tutte le variazioni intervenute sul parco Ict, analizzandolo periodicamente con il cliente e fornendo quindi un quadro puntuale e dettagliato della sua situazione tecnologica. Al termine di ogni contratto, Computek assiste il cliente nelle decisioni relative alle singole apparecchiature: un nuovo utilizzo o lo smaltimento nel rispetto delle normative. «In sostanza – aggiunge Villa – ci facciamo carico dell’intera gestione dell’asset tecnologico, permettendo ai nostri clienti la piena concentrazione sulla propria attività e un utilizzo efficiente del parco Ict, con notevoli risparmi, anche poco evidenti: dal personale non impiegato in attività burocratiche ai benefici che una tecnologia sempre aggiornata apporta in termini di risparmio di tempi e qualità del lavoro».

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