PMI – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:40:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png PMI – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Holonix – La potenza delle cose, l’energia delle persone https://www.datamanager.it/2018/07/holonix-la-potenza-delle-cose-lenergia-delle-persone/ Fri, 13 Jul 2018 10:10:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151255 Essere pronti per l’Industry 4.0 e gareggiare ad armi pari con la concorrenza. Al fianco delle PMI, nell’impresa di diventare digitali. Ricerca tecnologica, competenze e soluzioni per fornire servizi di qualità in tempi brevi e a prezzi competitivi. L’ascesa di Holonix, azienda di soluzioni IoT avanzate, dedicate all’efficientamento dei processi produttivi e di servizi a […]

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Essere pronti per l’Industry 4.0 e gareggiare ad armi pari con la concorrenza. Al fianco delle PMI, nell’impresa di diventare digitali. Ricerca tecnologica, competenze e soluzioni per fornire servizi di qualità in tempi brevi e a prezzi competitivi. L’ascesa di Holonix, azienda di soluzioni IoT avanzate, dedicate all’efficientamento dei processi produttivi e di servizi a esso correlati

L’IoT ha stravolto il modo tradizionale di fare impresa. Moltiplicando le possibilità di esplorare nuove opportunità di business e raggiungere un numero maggiore di clienti. Allo stesso tempo, la digitalizzazione dei processi libera una quantità enorme di informazioni a disposizione delle aziende per offrire prodotti e servizi altamente customizzati. Un solco entro cui si inserisce l’azione di Holonix azienda che offre soluzioni integrate IoT per l’efficientamento dei processi produttivi e di servizi ad esso correlati. Forte delle esperienze di ricerca – svolte dai soci fondatori presso il dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano nell’ambito delle tematiche legate al Product Lifecycle Management (PLM) e proseguite in ambito internazionale con aziende del calibro di Siemens e IBM – Holonix, propone soluzioni Internet of Things in domini specifici, usufruendo dell’infrastruttura IBM per abilitare le aziende clienti nel fornire prodotti-servizi. Siamo in pieno territorio Industry 4.0. Un tema oggi particolarmente caldo. Ma che era assai meno pop quando Jacopo Cassina, socio e amministratore delegato di Holonix iniziò a muovere i primi passi, a grandi linee, una quindicina d’anni fa. «Mi occupo di questo mondo dai tempi della tesi di laurea al Politecnico di Milano. Partendo dal dominio della tracciabilità e degli RFID, fino a un dottorato sugli smart products». L’idea di mettersi in proprio si salda con quella che per Cassina rappresenta una delle cesure epocali di questi anni, la convergenza di fisico e digitale e la nascita di sistemi cyber-fisici (Cyber Physical Systems), un insieme di tecnologie abilitanti, capaci di generare un sistema autonomo, intercomunicante e intelligente, in grado di facilitare l’integrazione tra soggetti diversi, distanti fisicamente. Un esempio? Le autovetture di ultima generazione. Una rete di componenti IT/software fusa con parti meccaniche ed elettroniche. La combinazione riuscita di sensori, un modello software del veicolo e una serie di programmi elettronici. Un sistema che abilita tre scenari sequenziali: generazione e acquisizione dei dati, computazione e aggregazione e supporto al processo decisionale. Una miscela esplosiva per spingere al grande salto. «Conclusi gli studi con il supporto maturato in un progetto di ricerca internazionale, abbiamo ritenuto che i tempi fossero maturi per creare un’azienda che unisse una profonda conoscenza della tecnologia alle competenze necessarie per supportare i clienti a comprendere le opportunità offerte dal cambiamento» – spiega Cassina.

Lara Binotti – sales director

IOT, SI FA SUL SERIO

Secondo i dati del Network per la Valorizzazione della Ricerca Universitaria, dal 1979 a oggi sono stati 1384 gli spin-off nati in ambito accademico. Dopo una partenza incerta, nel 2010 per la prima volta si supera la soglia dei cento nuovi nati. Un anno cruciale anche per Holonix che di quella nidiata faceva parte. «Le competenze di Holonix sono radicate all’interno del Politecnico di Milano. Ragionamenti, discussioni, verifiche sono state senza dubbio un valore aggiunto che ci ha permesso di iniziare nel modo giusto» – continua Cassina. Il passaggio successivo è stato la scelta del time-to-market. Sulle ali dell’entusiasmo non è raro infatti incappare nell’errore di commercializzare prodotti o servizi prima che il livello di progettazione e realizzazione abbia raggiunto la maturità necessaria. Viceversa essere bravi a lanciare sul mercato una soluzione al momento giusto significa iniziare a guadagnare senza aspettare mesi o addirittura anni. «Noi siamo partiti sicuramente in anticipo» – fa notare Cassina. Quattordici anni fa di IoT non parlava nessuno. Neanche si utilizzava il termine. Si parlava di “smart products”, di manifattura e prodotti olonici» – ricorda Cassina. Da allora, Holonix è cresciuta, acquisendo quegli elementi tipici dell’azienda più grande e strutturata. Come spesso accade, il progetto imprenditoriale si fonda su un’idea originale. All’origine di Holonix c’era quella di riuscire a raccogliere e utilizzare i dati e le informazioni delle macchine, già in parte presenti ma non immediatamente disponibili, e di integrarli per ricavarne insight utili. «Oggi come allora, non c’è sempre una vera sinergia nell’utilizzo del dato» – spiega Cassina. «Holonix nasce con l’idea di integrare queste informazioni. Arricchendole laddove non erano nemmeno del tutto presenti. Fornire cioè una tracciabilità spinta, che “nasce” dal mondo RFID e dal dato macchina proveniente dal mondo M2M».


.@HolonixSRL Jacopo Cassina: «Adattare competenze #IoT e soluzioni per rispondere alla complessità»
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Tracciabilità e machine-to-machine. I due nuclei fondanti dell’IoT. E della vision di Holonix. «La convinzione dalla quale siamo partiti era che si andava in direzione di un nuovo ecosistema». Un cambiamento che apriva a nuove possibilità, maggiore efficienza e risultati economici migliori. Il passaggio da strutture fisiche a digitali segna una rivoluzione in termini di customer experience, soddisfazione del cliente, riduzione dei costi. Stravolgendo modelli di business consolidati. «Un ecosistema le cui caratteristiche richiedono una estrema conoscenza e caratterizzazione delle soluzioni. Che solo partner d’esperienza e affidabili possono garantire» – afferma Cassina. «Prendiamo quel che sta avvenendo in maniera sempre più massiccia nel mondo dei beni durevoli. Computer, smartphone, auto, e così via. L’onda del cambiamento investe tutti i settori. Compreso il mondo delle macchine industriali». Il mondo della produzione, della manifattura. Una delle voci più importanti dell’export italiano. «L’Italia è riconosciuta come paese d’eccellenza, quando si parla di realizzazione di prodotti. Nel prossimo futuro però, i prodotti diverranno una commistione di fisico e digitale, cui anche le nostre imprese dovranno adeguarsi aprendosi al digitale» – afferma Lara Binotti, sales director di Holonix. Possibilmente in fretta. Per non perdere ulteriore terreno nei confronti di paesi, Germania in testa, che in tema di Industria 4.0 si sono mossi prima e con una capacità di fare sistema migliore della nostra. «Una fase in cui, date le dimensioni del tessuto imprenditoriale italiano, diventa altrettanto stringente la necessità di contare su una partnership in grado di offrire il supporto adeguato al tipo di innovazione necessaria». Auspicio che si salda con la mission di Holonix di sviluppare idee e possibilità di innovazione attraverso la partecipazione a progetti di ricerca internazionali. «Attività dalla quale origina la capacità dell’azienda di derivarne prodotti e servizi allo stato dell’arte utilizzabili anche dalle PMI» – rileva Jacopo Cassina.

Eva Coscia – R&I director

LA FABBRICA SMART

Holonix supporta le aziende nel percorso di innovazione di prodotti, processi e servizi in tutte le aree organizzative (produzione, logistica, manutenzione, assistenza), implementando un approccio IoT in grado di liberare valore aggiunto nella conoscenza del ciclo di vita del prodotto. «Il nostro punto di forza è la capacità di adattare le nostre competenze IoT e i nostri prodotti all’interno delle specificità e le complessità delle aziende clienti, sviluppando progetti con una vision e obiettivi ad ampio respiro e a medio termine, ma segmentati così da avere risultati immediati e con un ritorno dell’investimento molto rapido» – afferma Cassina. «Pur essendo progetti con un ritorno immediato, sono necessari un punto di vista ampio e un obiettivo che consideri le necessità di medio-lungo periodo. Infatti, i piccoli software sviluppati per risolvere micro-problemi specifici, non pianificando la loro introduzione e crescita, si possono facilmente trasformare in ostacoli per il business nel prossimo futuro» – nota Cassina. «Noi vogliamo invece creare con i nostri clienti, soluzioni che crescano insieme alle loro necessità, pur avendo i primi risultati e dei ritorni, direttamente nei primi mesi. Con questo obbiettivo guidiamo l’azienda verso l’adozione di una soluzione capace di creare la base per progetti di lungo respiro. Concetto questo, che abbiamo declinato in molti settori industriali». Per esempio, nella parte di produzione con aziende del settore chimico. In Nearchimica, azienda cliente di Holonix, da tempo l’esigenza più sentita era quella di riuscire a gestire e a tracciare l’intera produzione e le successive fasi di spedizione dei prodotti. «All’interno del muro della fabbrica, l’esigenza di identificare e tracciare il prodotto si traduce in molti casi in un’operazione problematica» – rileva Binotti. «Oggi, grazie alla gestione delle informazioni direttamente dai macchinari in funzione riusciamo a costruire il “passaporto elettronico” di ogni singolo prodotto. Accessibile attraverso la piattaforma i-Like. Un unico applicativo IoT con cui gestire la tracciabilità, dalle fasi di produzione all’immagazzinamento, distribuzione e spedizione comprese» – continua Lara Binotti. Non solo. «La piattaforma i-Like consente di monitorare le giacenze di magazzino, azzerando i tempi di ricerca dei materiali e degli imballi. L’attività semestrale di inventario può essere completata in poche ore. Così come le attività di picking, preparazione e controllo degli ordini». La soluzione i-Like garantisce il controllo di ciò che accade in ogni reparto, per ogni prodotto. «Le informazioni relative a chi l’ha maneggiato e quando; provenienza; materie prime utilizzate; macchina in cui si è svolta la lavorazione e risultati finali sono tutte registrate nel passaporto digitale» – aggiunge Binotti. Inoltre, sul prodotto finale – arricchito da tutti questi dati – gli utilizzatori possono costruire servizi aggiuntivi. «Per esempio, la macchina può essere equipaggiata e interfacciata in maniera più semplice, monitorata da remoto, tramite app o tablet» – continua Binotti. L’obiettivo è di abilitare il produttore ad avere il controllo di tutta la gestione della manutenzione. «Controllo sul quale possiamo agganciare una serie di servizi aggiuntivi alla macchina che il produttore può offrire alle aziende clienti lungo tutto il ciclo di vita del prodotto». Le informazioni raccolte vengono così valorizzate. Per sfruttare al meglio correlazioni e legami significativi tra di loro. Una volta aggregati i dati si procederà con l’implementazione di metodi analitici capaci di valutare i risultati. «Questa è la nostra tecnologia. Capace di intercettare e aggregare due mondi: uno interno e l’altro esterno alla fabbrica».


#IoT #Industry40 Sistemi #cyberphysical Verso un nuovo ecosistema dell’utilizzo del dato – @HolonixSRL
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PROCESSI DATA DRIVEN

Secondo gli esperti del settore e gli analisti di mercato, i sistemi cyber-physical, per le potenzialità associate ai fini della creazione di valore lungo le tre dimensioni della digitalizzazione del manifatturiero – smart product, smart manufacturing e i cambiamenti nei business model delle aziende – rappresentano una delle innovazioni tecnologiche chiave della quarta rivoluzione industriale. Naturalmente, affinché le macchine siano in grado di esporre dei dati è fondamentale che siano dotate della sensoristica adatta. «Non tutte sono dotate di sistemi di automazione PLC» – ci dice Alberto Alberio, operations e IT director di Holonix. «Le più vecchie non lo sono, né sono predisposte per essere equipaggiate. Perciò bisogna in qualche modo attrezzarle con nuova sensoristica». Diversa la situazione per quelle di più recente costruzione, sulle quali i produttori predispongono a bordo macchina apparecchiature in grado di esporre i dati a sistemi terzi, utilizzando protocolli standard. «Qualche volta sono proprietari – rileva Alberio – ma in generale i produttori mettono a disposizione tutte le specifiche». Detto questo, il parco macchine presso le aziende varia molto in termini di età e di tipologia. Non è raro quindi prendere accordi specifici con i produttori delle macchine. In altri casi si può agire in autonomia, tramite partner selezionati, andando a “sensorizzare” le macchine in modo tale da poter estrarre i dati che servono. La fase successiva è la scelta dei dati da utilizzare. «Insieme al produttore della macchina e al nostro cliente valutiamo quelli che sono i dati più interessanti» – conferma Alberio. «Con il nostro prodotto i-LiKe Machines parliamo con il produttore per capire qual è il valore aggiunto per lui e per il nostro cliente. E lavoriamo sul monitoraggio della macchina per mettere a fuoco le relazioni tra e valore di business. Le decisioni sono sempre condivise con il cliente. Mettiamo al primo posto le esigenze emerse in fase di consulenza, che è parte integrante della nostra proposta commerciale». Holonix è nata quando di Internet of Things si parlava soprattutto in ambito accademico – ci dice a questo proposito Angelo Giorgetti, business advisor di Holonix. «Discussioni proseguite in contesti di ricerca internazionale con alcuni tra i migliori partner del settore. Oggi, decliniamo queste tematiche in un contesto che è anche quello della piccola e media imprenditoria italiana. Per la sua origine Holonix è tendenzialmente portata alla consulenza. A diffondere cioè conoscenza anche a chi non ha accesso a queste forme di know-how».

Alberto Alberio – operations e IT director

CHIAREZZA SU TEMPI E COSTI

Compito di una società di consulenza seria è quello di interagire con l’azienda per individuare le aree di miglioramento. Possibilmente non in tempi biblici. Costruire cioè progetti chiari in termini di obiettivi da raggiungere, attività da svolgere, risorse da impegnare. Holonix è attenta alle esigenze delle piccole imprese quando chiedono che un progetto sia sviluppato nel più breve tempo possibile. «L’importante è partire da solide basi perché abbia un respiro di lunga durata» – conferma Jacopo Cassina. «Evitando di trasformarsi in una nuova barriera tecnologica agli sviluppi e alle necessità che potrebbero presentarsi tra due anni». Un’altra obiezione tipica delle PMI è che i progetti di consulenza hanno costi troppo elevati, sproporzionati rispetto ai risultati che si ottengono. Rilievo che riassume bene la difficoltà di queste ultime di comunicare efficacemente il corretto rapporto tra costi e benefici. In Holonix, è prassi – spiega Lara Binotti – prima del rilascio delle soluzioni, informare il cliente sulle modalità e i tempi di realizzazione del progetto affinché sia chiaro da subito il costo dell’intervento. «Prima di cominciare a lavorare, consegniamo una valorizzazione economica del progetto, comprensiva dei tempi di implementazione. Un piano nel quale si esprime anche l’effort richiesto al cliente. Un lasso di tempo mediamente dai tre ai sei mesi, in cui il prodotto/servizio viene implementato e se necessario customizzato». Tempistiche allineate alle esigenze delle PMI italiane. Sufficienti per iniettare nuova linfa in azienda, bypassando la pratica ancora diffusa di ricorrere a pilot. «Noi cerchiamo di portare un prodotto che non sia utilizzabile esclusivamente in laboratorio o in un piccolo dominio, ma che permetta al cliente di immettere sul mercato il proprio prodotto, confrontandosi subito col mercato» – riprende Cassina. «La problematica che i pilot risolvono è di tipo squisitamente tecnologico, nella maggior parte dei casi superabile. La vera sfida è come utilizzare queste tecnologie. Comprendere le esigenze dello specifico settore in tempi brevi e confrontarsi con il mercato». La manifattura è il settore dal quale sono arrivate le risposte più soddisfacenti per Holonix. «Il verticale di riferimento» – conferma Lara Binotti. «Sin dall’inizio ci siamo occupati di efficientamento dei processi produttivi, partendo da un approccio spinto alla connettività RFID. Oggi, attraverso l’utilizzo del mix di tecnologie di i-Like Platform – la nostra soluzione modulare che raccoglie tutti i dati generati dal prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita, resi e manutenzione compresa – siamo in grado di presentarci da protagonisti in questo settore così importante per la nostra economia. Rivolgendoci soprattutto alle piccole e medie realtà». Le più scoperte quando si parla di tracciabilità dei prodotti. «Nelle grandi aziende si tratta di un processo diffuso e consolidato» – rileva Binotti. Meno scontata invece, la presenza – in quelle più piccole -dell’accoppiamento software di magazzino/barcode-RFID. «Quando parliamo di PMI in Italia, non dobbiamo dimenticare che molte sono “micro” imprese (l’86% del totale PMI) come emerge dal rapporto dell’osservatorio di Banca IFIS. Non solo. Il trasporto, la logistica, l’identificazione della merce sono ambiti che riguardano tutti i tipi di settore. Tanto l’alimentare quanto la meccanica hanno la necessità di prendere, spedire, spostare la merce. Il disallineamento del magazzino fisico dal magazzino fiscale è un problema che riguarda tutti».


#PLM #IoT Liberare il valore aggiunto nella conoscenza del ciclo di vita del prodotto – @HolonixSRL
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DALLA RICERCA AL MERCATO

Ricerca e innovazione rappresentano una vera e propria priorità per Holonix. «Il nostro impegno è di non lasciare dentro a un cassetto quello che facciamo in ambito di ricerca, ma riuscire a portarlo sul mercato» – ci spiega Eva Coscia, R&I director di Holonix. «Verificando quali sono le attività più adatte a far maturare soluzioni che possono essere comprese e facilmente utilizzabili dalle aziende». Un aiuto a perseguire questo obiettivo – continua Eva Coscia – è la presenza ai tavoli dei progetti di ricerca internazionali di una forte componente di piccole e medie imprese. Per la spinta da parte della Commissione europea a fare ricerca utilizzabile non solo dai grandi nomi. «Contesti sicuramente utili a noi per conoscere e confrontarci con realtà come IBM, Dassault, Siemens». Collaborazioni fattive come quella sviluppata con il progetto Manutelligence finanziato attraverso Horizon 2020, il piano UE per favorire il processo di digitalizzazione industriale delle aziende europee, sostenerne l’eccellenza scientifica e le innovazioni, rafforzare la cooperazione internazionale, che ha portato allo sviluppo di un’integrazione tra la soluzione i-LiKe Machines di Holonix per la gestione delle macchine industriali e 3DEXPERIENCE, la piattaforma per la gestione della progettazione 3D di Dassault Systèmes. «Partnership che ci ha permesso di dimostrare la possibilità di arricchire soluzioni presenti sul mercato da tempo che offrono già un’ampia varietà di servizi». La partecipazione fattiva a progetti di ricerca internazionale è anche una opportunità preziosa per conoscere meglio tematiche innovative e far progredire le soluzioni Holonix di seconda generazione. «Con IBM per esempio – al di là della partnership – stiamo collaborando a progetti di ricerca che ci daranno la possibilità di utilizzare le tecnologie di distributed ledger e di blockchain. Un’opportunità per toccare con mano vantaggi e criticità in vista di una futura integrazione nelle nostre soluzioni» – conferma Eva Coscia.

Angelo Giorgetti – business advisor

In questo quadro, Holonix mira a espandere la posizione sul mercato esplorando nuove possibilità. «Partecipando a questi progetti – come per esempio Z-Bre4k (G.A. 768869) e Z-Fact0r (G.A. 723906) – oltre ad avere la possibilità di sviluppare sinergie e collaborazioni con i big dell’IT e dell’industria, abbiamo l’opportunità di conoscere tecnologie nuove e di esplorare mercati verticali che non sono quelli tipici dell’azienda. Come quello dell’agricoltura di precisione» – conferma la direttrice R&I di Holonix. «Senza dimenticare il punto di partenza e la nostra specializzazione nel manufacturing, ci sono tematiche su cui saremo in grado di declinare una serie di soluzioni tecnologiche legate al monitoraggio del clima, del suolo, delle risorse idriche, che diventeranno molto interessanti nel prossimo futuro. Ambiti nei quali non tutte le aziende IT si stanno muovendo in maniera consistente e veloce». In conclusione, Holonix ha reso più semplice l’IoT a vantaggio delle piccole e medie imprese italiane. «Quello che abbiamo fatto in dieci anni di attività è stato di sviscerare a fondo questo argomento» – afferma il direttore IT e operations di Holonix. «Ideando soluzioni per rendere accessibile, anche ad aziende che non possono permettersi investimenti milionari, le opportunità offerte dal mondo IoT. E lo stiamo facendo, dando loro la possibilità non solo di accedervi dalla porta principale ma anche attraverso soluzioni che – in poco tempo e con una spesa accettabile – consentono di essere pronti per l’Industry 4.0 e di gareggiare ad armi pari con la concorrenza».

 Foto di Gabriele Sandrini

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Teamleader: un anno di successi a supporto della digital transformation delle PMI italiane https://www.datamanager.it/2018/06/teamleader-un-anno-di-successi-a-supporto-della-digital-transformation-delle-pmi-italiane/ Fri, 01 Jun 2018 16:00:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148786 La scale-up più veloce d’Europa spegne oggi la prima candelina a Milano Fondata a Ghent (Belgio) nel 2012, Teamleader – la scale-up belga più veloce e premiata d’Europa – festeggia oggi il primo anno di vita della sede italiana – un anno stimolante, sfidante e contraddistinto dal raggiungimento di ambiziosi obiettivi e svariati successi. Sono […]

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La scale-up più veloce d’Europa spegne oggi la prima candelina a Milano

Fondata a Ghent (Belgio) nel 2012, Teamleader – la scale-up belga più veloce e premiata d’Europa – festeggia oggi il primo anno di vita della sede italiana – un anno stimolante, sfidante e contraddistinto dal raggiungimento di ambiziosi obiettivi e svariati successi.

Sono nove i giovani professionisti italiani impegnati tutti i giorni nell’aiutare le nostre PMI ad aumentare la propria produttività e gestire al meglio la propria attività, promuovendo la digitalizzazione d’impresa attraverso strumenti software e di consulenza specifici. Teamleader propone, infatti, in modalità SaaS, una piattaforma CRM grazie alla quale agganciare soluzioni per il project management, la fatturazione e l’invoicing.

“Possiamo dirci molto orgogliosi dei 560 clienti – in prevalenza appartenenti al settore dei servizi, delle agenzie di marketing e comunicazione e degli studi professionali di qualsiasi genere e tipo – serviti nel nostro Paese nel giro di un solo anno. Siamo una realtà in crescita a livello internazionale e locale e intendiamo continuare a cavalcare l’onda di questo successo costellato, tra le altre cose, di numerosi premi e riconoscimenti internazionali”, afferma Lorenzo Tiberi, Sales Manager Teamleader. “Il nostro è un mondo molto competitivo, ma la nostra soluzione integrata e modulare per il CRM, la fatturazione e la gestione dei progetti – incentrata sul fornire consulenza aziendale per la ristrutturazione dei processi interni assieme a un software cloud da noi progettato per gestirli da un’unica piattaforma – è stata in grado di distinguerci e renderci altamente flessibili e vantaggiosi da un punto di vista dell’offerta”.

UN INTEGRATION FUND DA 1 MILIONE DI EURO

Solo un anno fa Teamleader annunciava Marketplace – una comunità dove sviluppatori e clienti possono espandere in autonomia le funzionalità della piattaforma creando integrazioni con applicazioni di terze parti e collegando svariate applicazioni con i productivity software dedicati alle PMI – mentre oggi, in occasione dello spegnimento della prima candelina italiana, annuncia la disponibilità di un Integration Fund del valore di 1 milione di euro destinato a tech companies, developer, software house, distributori di piattaforme SaaS e startup europee per lo sviluppo e il miglioramento di integrazioni tra i loro prodotti e l’azienda stessa. Un fondo di integrazione che spinge i software vendor a sviluppare prodotti complementari ad altri software e che accompagna i clienti verso soluzioni easy-access per affrontare al meglio le sfide quotidiane. Si tratta di un importante passo avanti nell’evoluzione da prodotto a piattaforma, volto ad aiutare gli utenti a lavorare in modo ancora più intelligente, incoraggiando i software builder a unirsi all’ecosistema Teamleader e facilitando, al contempo, le aziende nell’adozione del cloud. Si stima, infatti, che nei prossimi cinque anni il cloud computing sarà in grado di aggiungere un fatturato complessivo di €449 miliardi al PIL dei 28 Paesi membri dell’UE. Ciò avrà un impatto positivo sulla creazione di nuovi posti di lavoro, dal momento che si prevede nasceranno 303 mila nuove realtà – in prevalenza PMI – grazie allo sviluppo e alla diffusione del cloud1. “Abbiamo iniziato a intraprendere la strada da prodotto a piattaforma alcuni anni fa e riteniamo che l’aggiunta di integrazioni utili a soddisfare gli specifici flussi di lavoro delle varie società sia essenziale per rendere questa transizione un successo”, spiega Jeroen De Wit, CEO Teamleader. “E questo nell’interesse di tutti: vogliamo rappresentare un importante ingranaggio nella macchina che guida le PMI europee verso il cloud, in quanto riteniamo che l’adozione di quest’ultimo non possa che andare a beneficio di tutti, indipendentemente dagli obiettivi”.

UNA NUOVA API A PROVA DI FUTURO

Ma non è tutto. “Parallelamente all’Integration Fund, presentiamo anche la nostra nuova API, che consentirà a terze parti di costruire integrazioni ancor migliori con Teamleader. Tutto ciò per sottolineare una volta di più il nostro impegno a diventare la piattaforma di riferimento per le operazioni quotidiane di qualsiasi piccola impresa. Di conseguenza, i nostri clienti potranno utilizzare uno strumento software migliore e più rapido e accederanno più velocemente alle integrazioni tra Teamleader e altri software. Il tutto sempre nell’ottica di una miglior produttività ed efficienza”, aggiunge Tom Schouteden, CTO Teamleader.

Questo fondo offre, inoltre, la possibilità di far funzionare perfettamente questi strumenti con i software preferiti, come quelli per la contabilità o gli strumenti di marketing. “Una tipica piccola impresa potrebbe, ad esempio, utilizzare Teamleader in combinazione con i big tool SaaS qual Dropbox o MailChimp”, conclude Tiberi. “Non possiamo che dirci entusiasti di questo fantastico nuovo pilastro a supporto del nostro approccio locale”. Una nuova API a prova di futuro, quindi, progettata tenendo a mente ogni possibile integrazione futura e che facilita agli sviluppatori esterni le integrazioni con Teamleader e che, di conseguenza, amplia la lista delle potenziali integrazioni.

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Inventare il futuro, le PMI sono pronte? https://www.datamanager.it/2018/05/inventare-il-futuro-le-pmi-sono-pronte/ Fri, 18 May 2018 09:19:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147926 La quarta rivoluzione industriale è una sfida darwiniana per qualsiasi impresa. I rischi e i pericoli di una trasformazione tanto radicale quanto imprevedibile richiedono la capacità di affrontare le incognite del presente con un rinnovato slancio verso il futuro Quando parlano delle tecnologie più rilevanti per il futuro delle proprie attività, molti imprenditori e manager […]

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La quarta rivoluzione industriale è una sfida darwiniana per qualsiasi impresa. I rischi e i pericoli di una trasformazione tanto radicale quanto imprevedibile richiedono la capacità di affrontare le incognite del presente con un rinnovato slancio verso il futuro

Quando parlano delle tecnologie più rilevanti per il futuro delle proprie attività, molti imprenditori e manager italiani esprimono precise indicazioni in merito, come se fossero portatori di una chiara visione del futuro della propria azienda e avessero già tracciato, almeno mentalmente, una traiettoria evolutiva orientata in una direzione determinata: molto spesso evidenziano l’importanza delle piattaforme per la mobility, la rilevanza del cloud oppure dei big data, altre volte si soffermano su paradigmi ancora più complessi e caliginosi come l’Internet of Things.

TECNOLOGIA E DECISIONI

In realtà, quando si va ad approfondire il modo in cui la visione tecnologica influenza le decisioni più immediate che si affrontano nel presente, si osserva molto spesso una totale neutralità ed equidistanza di posizioni: per esempio, se si guarda a temi come gli investimenti nella sicurezza IT oppure agli adempimenti previsti dal GDPR, credere che il futuro della propria azienda dipenda dal cloud oppure dai big data oppure da qualsiasi altra visione del futuro, in generale influenza in misura piuttosto irrilevante le scelte di investire in nuova tecnologia oppure di mettere a posto i processi, ovvero il comportamento concreto delle imprese con una “forte visione tecnologica” non si discosta in misura significativa da quelle imprese che non hanno, in realtà, nessuna opinione precisa. Quindi viene naturale chiedersi se gli imprenditori, quando raccontano la propria visione del futuro, diano voce a una qualche forma di pianificazione strategica, ancorché primitivamente abbozzata, oppure esprimano soltanto un generico “wishful thinking”, non dissimile dall’uomo della strada.

VISIONE FRAGILE?

Ad alcuni questo potrebbe sembrare un tema del tutto lunare, se non fosse che si sta attraversando un periodo storico molto tormentato, che vede l’Europa combattere per mantenere la propria posizione nell’economia mondiale di fronte a complessi industriali e militari come la Cina, la Russia e gli USA (senza dimenticare ovviamente le cosiddette “economie emergenti” di India e Brasile, che sono già emerse da vent’anni almeno); che vede l’Europa arrancare a grandissima distanza dagli USA sul terreno dell’economia digitale (basti osservare la presenza del tutto trascurabile delle imprese digitali europee nella capitalizzazione delle borse internazionali); e infine che vede l’Europa lanciarsi in una rincorsa disperata attraverso i programmi nazionali per l’Industria 4.0 promossi da Governi di qualsiasi colore e posizione politica. Se si calano le considerazioni di imprenditori e manager italiani in un contesto più generale, diventa più chiaro che una visione tecnologica talvolta un po’ fragile potrebbe di fatto rappresentare un problema, ritardando in larga misura il progresso della competitività europea rispetto ai concorrenti internazionali.

INVESTIMENTI E TRASFORMAZIONE

Sempre più spesso si sente parlare della necessità di riposizionare il sistema produttivo italiano indirizzando gli investimenti in innovazione tecnologica con una politica industriale che si rivolga verso obiettivi come la Trasformazione Digitale e l’Industria 4.0. Tuttavia, considerando la struttura industriale dell’Italia, quando il policy maker si incammina verso traguardi così ambiziosi, diventa piuttosto difficile procrastinare alcuni interrogativi in merito al destino delle PMI, soprattutto quando sono chiamate ad affrontare sfide tecnologiche senza precedenti. Il dubbio che si insinua è che molte imprese, impegnate lecitamente come sono nel raggiungimento dei propri obiettivi più immediati sul mercato, trascurino in qualche modo la necessità di mettere lo stesso impegno nella definizione di obiettivi che si possono esprimere al meglio soltanto nel medio e lungo termine, come gli obiettivi di innovazione tecnologica.


#whatsUp Inventare il futuro. Ma le PMI sono pronte? – Giancarlo Vercellino @IDCItaly
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LA PROGETTUALITÀ DELLE PMI

Osservando più da vicino la progettualità che esprimono le PMI, è confortante osservare un certo grado di correlazione e coerenza tra priorità IT e priorità aziendali, quindi esiste forse concretamente la possibilità di allineare obiettivi più immediati e traguardi più lontani, trovando effettivamente un terreno fertile per recepire gli stimoli di politica industriale di questi ultimi anni. È senza dubbio possibile immaginare una sinergia virtuosa tra IT e LOB purché qualunque investimento legato all’Industria 4.0 continui a battere sui temi quali la produttività del lavoro, la marginalità dei prodotti e la gestione dei rischi. Se è impensabile giocare un ruolo nella quarta rivoluzione industriale senza coinvolgere profondamente le PMI che rappresentano la quasi totalità del tessuto industriale italiano, allora diventa indispensabile chiedersi come aiutare le imprese meno strutturate ad affrontare alcune sfide inevitabili che incroceranno lungo il cammino della trasformazione digitale, come per esempio la sicurezza delle infrastrutture.

INFRASTRUTTURE E SICUREZZA

Un qualsiasi brevissimo excursus sulle ultime vicende della cybersecurity non può non lasciare attoniti di fronte alla fragilità delle infrastrutture tecnologiche delle imprese, vulnerabilità che lasciano spazio a una crescente sofisticazione degli attacchi, che attraversano livelli sempre più profondi dello stack ISO/OSI, come il firmware degli hard-disk (come nel caso di GrayFish/ EquationDrug), oppure alcuni meccanismi di esecuzione dei processori (come nel caso dei recentissimi MeltDown e Spectre). Sebbene siano piuttosto familiari i nomi dei primi strumenti di cyberwarfare (come Stuxnet, Duqu, Flame, ormai passati alla storia), non è altrettanto noto che tali strumenti sono sempre più prossimi nell’essere disponibili a chiunque dopo che alcuni insiders hanno trafugato l’intero arsenale di cyberweapon sviluppato da alcune agenzie americane: in seguito ai casi Vault7 e Shadow Broker, lo scenario è diventato assai più pericoloso, con una vera e propria pandemia di ransomware che ha flagellato i sistemi di organizzazioni in mezzo mondo, molto spesso basato su tecnologie trafugate da CIA e NSA.

IL RUOLO STRATEGICO DELLA SICUREZZA

Nonostante il rischio IT si sia così radicalmente amplificato negli ultimi anni, prefigurando situazioni in cui uno zero-day potrebbe davvero avere sostanziali ripercussioni sul PIL di una nazione nel prossimo futuro, gli imprenditori e i manager europei più lungimiranti mostrano comunque il coraggio e la forza di muovere i primi passi su paradigmi come l’Industry 4.0, seppure in un contesto generale, come quello italiano, dove forse prevale ancora una sensibilità limitata rispetto ai rischi che si corrono e agli investimenti che sono indispensabili per affrontarli in modo sostenibile. Infatti, circa il 47% delle PMI spende in modo del tutto saltuario rispetto alla sicurezza IT, mentre circa il 49% spende esclusivamente nell’ambito delle spese generali per l’IT. Il fattore davvero preoccupante è che soltanto il 4% delle PMI considera la sicurezza IT una spesa strategica a cui riservare un budget specifico e dedicato quest’anno. Il ruolo strategico della sicurezza cresce fino a circa il 30% solo quando le imprese stanno concretamente affrontando qualche specifico progetto in ambito Industry 4.0. Questo è un indizio interessante che consente di osservare che in alcuni casi, seppure limitati, le PMI possono esprimere una coerente visione tecnologica per il proprio futuro mettendosi allo stesso piano, almeno in termini di principio e credibilità, con le grandi imprese.

Giancarlo Vercellino, research and consulting manager di IDC Italia

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I vantaggi del documentale per aziende e PA https://www.datamanager.it/2018/05/i-vantaggi-del-documentale-per-aziende-e-pa/ Thu, 17 May 2018 14:57:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147881 Processi più veloci e snelli, maggiore trasparenza, vicinanza con i clienti e i cittadini e un nuovo modo per mettere al sicuro la comunicazione interna ed esterna. Così la gestione documentale sta rinnovando la conservazione e l’accesso dei dati più importanti per aziende e pubbliche amministrazioni, sfruttando i benefici del cloud e il bisogno di […]

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Processi più veloci e snelli, maggiore trasparenza, vicinanza con i clienti e i cittadini e un nuovo modo per mettere al sicuro la comunicazione interna ed esterna. Così la gestione documentale sta rinnovando la conservazione e l’accesso dei dati più importanti per aziende e pubbliche amministrazioni, sfruttando i benefici del cloud e il bisogno di mobilità

Fattori come il consolidamento della nuvola, dei software SaaS e delle soluzioni avanzate per la raccolta e l’analisi dei dati, rappresentano i vettori principali che guidano oggi la crescita del documentale. In mezzo a tali macro-tendenze ve ne sono altre alle quali oramai non facciamo nemmeno più caso, perché inserite naturalmente nel flusso dell’operatività moderna. Pensiamo alla mobilità e all’assenza di limiti strutturali nell’accesso ubiquito ai file, da qualsiasi luogo e dispositivo. Certo è che un panorama del genere necessita di standard e metodologie di fruizione condivise o almeno interoperabili e con supporti multipli, per non trasformare un vantaggio in una condizione sfavorevole.

È evidente che le difficoltà di integrazione con le piattaforme interne e i problemi legati alla sicurezza siano ancora fattori che pongono forti dubbi sull’adozione della gestione documentale, soprattutto presso quei soggetti che non facilmente accettano il cambiamento. Eppure, analisi del settore (Persistent, 2018) considerano l’Europa il mercato principale per il successo della dematerializzazione su scala globale, tanto da spingersi con l’affermare che nel giro di sette anni (2025) il segmento avrà raggiunto il suo picco massimo, grazie al finance e all’healthcare.

IL DOCUMENTALE SI TRASFORMA

Nonostante la gestione elettronica sia un concetto relativamente nuovo, abbiamo già assistito a una serie di trasformazioni causate, anche in via indiretta, da tecnologie tangenti. Il cloud è tra queste, ma gli scenari che si aprono sono molteplici: blockchain, machine learning, analisi predittiva, business intelligence. La gestione documentale del 2018 non è più quella che muoveva, timorosamente, i primi passi nel mondo enterprise. Lo sa bene IDC, che ne ha seguito l’evoluzione nel corso degli anni. «Il mercato delle soluzioni documentali è complesso e oggi si articola su tre fronti: device management, print management, enterprise output management» – spiega Sergio Patano, senior research & consulting manager di IDC Italia. «Il primo fa riferimento a software preposti a installare, attivare, configurare, monitorare e controllare i device di stampa. Il print management si occupa del tracking, del monitoraggio, del reporting e della gestione delle abitudini e dei prodotti di stampa, mentre le soluzioni di enterprise output management puntano ad automatizzare la produzione, la distribuzione e la gestione degli stream dalle applicazioni desktop o enterprise verso qualunque canale di output, fisico o virtuale».


Europa, primo mercato per la #dematerializzazione grazie al finance e all’healthcare
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EVOLUZIONE DEL MERCATO

«Il mercato così composto – continua Patano – crescerà a livello europeo, passando da circa 475 milioni di euro a poco meno di 500 milioni, un aumento pari a 3,9%. La curva si manterrà abbastanza stabile anche in futuro, tanto che il tasso di crescita medio annuo (CAGR) per il periodo 2017- 2021 sarà del 3,7% portando il settore a raggiungere i 550 milioni di euro nel 2021. Per quanto riguarda la tipologia di segmenti interessati dal documentale, oltre il 90% è composto dall’enterprise output management e dal print management, che sarà quello che per le previsioni guadagnerà meglio con un +4,6% entro il triennio». Si tratta di trend che le stesse aziende riscontrano nella loro quotidianità. È il caso di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia il cui managing director Pierfrancesco Angeleri ci dice: «La gestione di un business passa oggi attraverso la digitalizzazione e penso che il rate di adozione sia, in larga parte, soddisfacente nel nostro Paese. Come soggetto attivo nel campo ci adoperiamo molto affinché la gestione documentale sia sempre più “liquida” per favorire lo sviluppo e l’ottimizzazione delle strutture produttive. Per esempio, la soluzione in SaaS ARKon agevola la collaborazione integrata e la gestione dell’informazione dei documenti. Il software concentra una moltitudine di funzionalità in un solo prodotto che permette la conservazione con un click, presenta flussi definiti e brevi, automatizza una serie di invii che prima erano manuali».

MODELLI DI ADOZIONE

Alcuni trend, come lo smart working e la mobilità, hanno accelerato l’adozione di soluzioni documentali. Il successo di tali modelli può rappresentare una molla concreta per portare al cliente un successivo grado di innovazione. Sempre Angeleri: «Sicuramente, le imprese si stanno rendendo maggiormente conto che, in quanto processo, la digitalizzazione favorisce l’approccio al cliente. Di fatto, abbiamo trasformato piattaforme interne, come appunto ARKon, in un ECMS completo, che semplifica la gestione di qualunque tipo, dall’amministrativa alla corrispondenza giornaliera, fino alle operazioni commerciali».

Per Pablo Pellegrini, business unit manager, document management, workflow & services di SB Italia, la gestione documentale evoluta è pesantemente influenzata dai nuovi trend che si stanno rapidamente diffondendo. «L’espansione della mobilità ha portato a un’accelerazione nell’adozione di soluzioni documentali sempre disponibili sia in termini di tempo che di spazio. Le app per la gestione documentale, come la nostra Docsweb Mobile, abilitano la trasformazione digitale in atto nelle aziende, mettendo a disposizione nuovi modi di gestire processi di business che nascono e si sviluppano in maniera del tutto digitale. A titolo di esempio, possiamo citare la gestione delle note spese, dei processi amministrativi come la fatturazione o, per le risorse umane, la rilevazione delle presenze, la selezione del personale e così via».

In realtà, sono molti gli spunti che offrono alla gestione documentale l’opportunità di porsi come paradigma cardine del business, e trasversale dalle PMI alla PA. Per Laura Biasin, client manager service line Oracle di Sinfo One, dopo l’accelerazione ricevuta dalla Terza Piattaforma, (mobile, cloud, social e big data/analytics), la gestione documentale riceverà un’ulteriore spinta dal GDPR e dalla fatturazione e conservazione elettronica. «Si tratta di obblighi normativi che l’IT e il business devono affrontare congiuntamente per cogliere i benefici di una trasformazione su vasta scala sia dei workflow che dei documenti. Non è un caso se in Sinfo One vediamo le soluzioni di attuazione delle norme anche in chiave di miglioramento organizzativo e produttivo».

VISIONE INTEGRATA

Ovviamente non è tutto oro quello che si vede in giro. L’esperienza di Zucchetti in materia è utile a distinguere chi mette in pratica le best practice e chi è ancora legato a schemi riduttivi, che finiscono col rinchiudere il documentale in percorsi adattivi limitati: «Negli ultimi mesi c’è stata un’accelerazione sul fronte della gestione elettronica dei documenti, ma spesso ci si ferma a uno scambio in formato digitale e non all’introduzione di sistemi che favoriscano la gestione di flussi di dati da un applicativo aziendale all’altro, nell’ottica di una reale integrazione» – afferma Giorgio Mini, vicepresidente di Zucchetti. «A volte, non si vedono immediatamente i vantaggi proprio perché manca una visione integrata dei processi. Con Infinity DMS Zucchetti abbiamo pensato proprio a una soluzione capace di “federare” tutte le applicazioni per una condivisione totale dei documenti, con la possibilità di un accesso simultaneo e un motore di ricerca interno studiato per trovare le informazioni ovunque esse siano all’interno del sistema informativo». Timori condivisi da Nicola Savino, CEO di Savino Solution quando sottolinea che è ancora forte la paura del cambiamento. «Non esiste infatti una difficoltà tecnologica o di processo, ma soltanto culturale. Per questo motivo con il Metodo Savino, abbiamo creato un framework che aiuta le aziende e le PA ad affrontare il passaggio dall’analogico al digitale, senza il dubbio di commettere errori».


#documentale Crescita stabile. Il print management in testa entro il 2021 – @IDCItaly
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COMPLESSITÀ E CAMBIAMENTO

Del resto, il retaggio e il blocco dell’evoluzione informatica hanno sempre dimostrato che chi non è pronto a cambiare marcia, difficilmente riesce a vincere le sfide poste dalle rivoluzioni portate dalla tecnica. La conferma arriva da Laura Biasin di Sinfo One: «Le complicazioni riguardano la capacità di sviluppare iniziative di successo di ridisegno dei processi documentali, vero freno allo sviluppo del business. Diventa fondamentale il supporto di partner tecnologici innovativi, competenti sulla terza piattaforma e capaci di progettare soluzioni per il business specifico dell’azienda. Sinfo One è un riferimento per la trasformazione digitale e la scelta degli investimenti tecnologici, guidati tramite assessment, proof of concept e case history nazionali e internazionali». Per Nicola Savino di Savino Solution, «non si può parlare di Industria 4.0 se prima non impariamo a gestire in digitale le informazioni e i documenti che governano i nostri sistemi». Un panorama che, secondo Giorgio Mini di Zucchetti, trarrà beneficio in modo concreto da alcune novità già in via di definizione: «La fatturazione elettronica è tra queste, ma deve essere supportata da un servizio completo in termini di gestione documentale, dalla generazione della fattura, tramite la soluzione ERP, alla trasmissione e fino alla conservazione in bit». A questo livello di dematerializzazione – «aziende, PA e professionisti avranno un forte riscontro in termini di riduzione di costi e aumento di efficienza».

RIDISEGNARE I PROCESSI

In tale ambito, non solo la normativa continentale ma anche quella italiana si è mostrata pronta ad accogliere il rinnovamento. Gran parte del merito va, come anticipato, all’obbligo di fatturazione elettronica. «Si tratta di una spinta notevole a rivedere i processi del ciclo attivo e passivo per ridisegnarli completamente in ottica digitale» – afferma Pablo Pellegrini di SB Italia. «Affrontiamo da tempo il tema, realizzando progetti dedicati che vertono su Fatturazione Semplice, un hub di interoperabilità tra le organizzazioni, un servizio accessibile anche da dispositivi mobili, che garantisce l’esecuzione e il controllo del ciclo con affidabilità e sicurezza, in pochi passi». Nel business che affronta ogni giorno, Siav ha evidenziato una maggiore sensibilizzazione alla digitalizzazione, più di quanto lo fosse nel recente passato, forse proprio per merito della più ampia conoscenza che si ha dell’Industry 4.0. «Sicuramente, è in corso una ripresa degli investimenti da parte delle organizzazioni, sia aziende private che enti pubblici, in risposta alle pressanti sfide che un’economia globalizzata pone, sotto la spinta dei grandi trend tecnologici: big data, cloud, mobile, social. C’è forte attenzione circa la trasformazione digitale e non solo. Si va oltre, considerando tutte quelle aree che permettono il recupero di competitività, come l’accesso multicanale, l’integrazione delle informazioni e la loro gestione tramite strumenti flessibili e orientati al futuro» – spiega Alfieri Voltan, presidente di Siav. E anche Sinfo One è convinta della “forza motrice” rappresentata dalla quarta rivoluzione come vantaggio per un processo di cambiamento più profondo. Per Laura Biasin di Sinfo One, la dematerializzazione si inserisce nell’era della fabbrica 4.0 proponendo soluzioni flessibili alle esigenze del business senza appesantire l’IT e abilitando offerte scalabili negli investimenti. «La fatturazione elettronica coniuga piattaforme cloud e paradigmi SaaS per terziarizzare la complessità nel core business ed è integrata ai sistemi ERP a garanzia della tracciabilità dei dati, per il presidio e la qualità dei processi».

INTEROPERABILITÀ E SICUREZZA

Il mix di competenze e bisogni messi in campo dalla Industry 4.0 focalizza l’interesse su un concetto fondamentale, quello di interoperabilità. ARXivar International ha risposto a una simile necessità con NEXT. «Gestire i flussi delle informazioni (anche quelle non tracciate) in un contesto altamente complesso e in continua evoluzione richiede uno strumento facile e flessibile» – spiega Alberto Carrai, chief sales officer. «Questo deve essere in grado di connettere persone, processi e strumenti già esistenti (portali, sistemi ERP, applicazioni CRM) con alti livelli di security a garanzia di conformità alle normative e continuità operativa. Con ARXivar NEXT, Able Tech ha voluto dar seguito a tali sfide, realizzando una piattaforma che si integra perfettamente ai più diffusi sistemi ERP e gestionali, e che mette assieme tutte le più moderne funzionalità di enterprise information management, tra cui anche gli strumenti per la collaborazione e la privacy dei dati archiviati». «Ogni volta che viene generata o acquisita un’informazione, come la richiesta di un preventivo, NEXT fa partire un processo in cui il dato comincia a circolare tra tutte le persone coinvolte. Sembra banale, ma molte aziende gestiscono flussi del genere ancora in maniera manuale, faticando a mettere insieme tutte le informazioni necessarie e perdendo tempo in ripetizioni inutili. Un caos che incide sulla capacità decisionale e sui tempi di reazione. Tramite strumenti grafici e una chat integrata, favoriamo la comunicazione tra persone e aree di business, convinti che sia il dialogo la scintilla che da vita a nuove idee e quindi all’innovazione».


#Cloud #Integrazione L’evoluzione della #GestioneDocumentale nelle #imprese e la #PA
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COMPETENZE TRASVERSALI E GDPR

Non può mancare, in una profonda panoramica circa la corretta gestione del dato, la tematica del GDPR, già toccata fugacemente in precedenza. Il regolamento europeo pone una sfida concreta alle modalità di registrazione, conservazione e cancellazione dei dati dei cittadini. In che misura questo ha comportato un ripensamento di ciò che è, davvero, la gestione documentale delle informazioni, sia presso il cliente che il fornitore di tecnologia? Per Nicola Savino di Savino Solution la gestione intelligente e digitale dei documenti dovrebbe sempre avvenire rispettando la riservatezza del dato. «Il GDPR non ha fatto altro che standardizzare la necessità. Per questo, la nostra soluzione documentale è già conforme alla normativa, visto che su di essa abbiamo puntato come fattore abilitante. Per farlo c’è stato bisogno di know-how specifici: un team di specialisti che oggi ci permette di affrontare la situazione con piena competenza». La stessa esigenza di arricchimento professionale individuata da Giorgio Mini di Zucchetti quando spiega che il GDPR presuppone competenze trasversali di tipo tecnico-informatico, organizzativo e giuridico. «In qualità di vendor di soluzioni tecnologiche offriamo le massime garanzie sul primo aspetto, mentre gli altri due sono appannaggio di consulenti specializzati in tali materie».

Scandagliato il presente, cosa c’è nel domani della gestione documentale? Quali le prove da vincere in prospettiva? Per Alfieri Voltan di Siav, i tradizionali prodotti di gestione documentale rischiano di non essere più adeguati allo scenario attuale. «Dal document management si deve decisamente passare a un concetto di enterprise information management (EIM): soluzioni IT che permettono la gestione dell’informazione con la stessa logica con la quale le organizzazioni adottano l’ERP per i propri processi». Caratteristiche peculiari di una soluzione ottimale di EIM orientata al futuro devono essere in particolare: «Il rilascio in diverse modalità, da on-premises a servizio in cloud. Una gestione efficace degli asset digitali. Una struttura flessibile, che permetta di integrarsi a qualsiasi soluzione sia gestionale che di CRM. E infine, un accesso all’informazione in logica “multicanale”, da postazione fissa a mobile, abbattendo le barriere spazio-temporali che ormai il business conosce sempre meno».

LA DIGITALIZZAZIONE DEI PROCESSI CAMBIA LE ABITUDINI

Ma non solo, urge intraprendere una strategia di business che sia pronta a modellarsi sul cambiamento. «Le imprese devono massimizzare l’attenzione al cliente per ottenere sempre le migliori performance dall’intera azienda» – ci dice Pierfrancesco Angeleri di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia. «Sarà sempre più necessario adoperare soluzioni che non solo consentano di controllare ma anche modificare le abitudini. La digitalizzazione dei processi è proprio questo: sfruttare le opportunità per liberare risorse da dedicare al cliente, l’asset più prezioso per chiunque». Il perno della gestione documentale del futuro resta ovviamente la tecnologia, principalmente quella fondata sul cloud. «IDC prevede che proprio il cloud computing sarà uno dei principali driver per lo sviluppo di soluzioni di “print and document management” per realtà di piccole e medie dimensioni» – spiega Sergio Patano di IDC Italia. «Secondo quanto previsto dal report “FutureScape: Worldwide Imaging, Printing, and Document Solutions 2018 Predictions” rilasciato a fine 2017, oltre un terzo delle PMI sarà in grado di adottare nel corso dei prossimi anni policy strutturate per la gestione documentale, grazie all’implementazione di programmi ad hoc. E questo è la conseguenza diretta della volontà di creare standard condivisi nella gestione dei dati, attraverso reti organiche che trovano nel cloud un ottimo punto di partenza».

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Pmi e flessibilità: tre punti chiave per partire con il piede giusto https://www.datamanager.it/2018/05/pmi-e-flessibilita-tre-punti-chiave-per-partire-con-il-piede-giusto/ Wed, 09 May 2018 13:38:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147218 Dalla ricerca Ricoh “Empowering Digital Workplaces” è emerso come la maggior parte dei manager delle Pmi europee consideri il miglioramento della flessibilità una priorità assoluta per competere nell’attuale contesto di mercato. Tra gli aspetti che, secondo Ricoh, sono importanti in questo percorso vi sono: processi interni, nuove modalità di lavoro ed investimenti IT che guardino […]

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Dalla ricerca Ricoh “Empowering Digital Workplaces” è emerso come la maggior parte dei manager delle Pmi europee consideri il miglioramento della flessibilità una priorità assoluta per competere nell’attuale contesto di mercato. Tra gli aspetti che, secondo Ricoh, sono importanti in questo percorso vi sono: processi interni, nuove modalità di lavoro ed investimenti IT che guardino alle esigenze dei dipendenti anziché alle mode tecnologiche del momento

A cura di Javier Diez-Aguirre, Vice President, Corporate Marketing, Ricoh Europe

La velocità e la complessità del mercato di oggi rendono necessario per le Pmi riuscire a cogliere nuove opportunità e a gestire in maniera proattiva i cambiamenti che, se ignorati, potrebbero minare la loro sopravvivenza.

In particolare, per mantenere il business in salute, le Pmi devono puntare alla flessibilità. Mantenendo un approccio agile, queste aziende possono trasformare il proprio modello di business e invertire rapidamente rotta ad esempio interrompendo la commercializzazione dei prodotti di scarso successo per introdurne di nuovi, oppure aggiornando i servizi proposti affinché rispondano alle nuove aspettative dei clienti.

Da una nuova ricerca commissionata da Ricoh, è emerso come per il 75% dei business leader delle Pmi europee – percentuale che in Italia sale al 90% – il miglioramento della flessibilità sia in cima all’agenda di quest’anno. Si tratta di un’ottima notizia. Ci sono però alcuni aspetti da considerare, in particolare:

1. Processi interni: è ora di mettere ordine

Se non correttamente gestiti, i processi interni rischiano di porre le aziende di fronte ad un vicolo cieco. Il 73% dei business leader coinvolti nella ricerca Ricoh non ha citato i flussi di lavoro tra i fattori da considerare nel miglioramento dell’agilità, dimenticandosi quindi che questo aspetto e la flessibilità dei processi vanno di pari passo. Ciò significa che i workflow interni non vengono monitorati come dovrebbero. I manager delle Pmi devono invece considerare i processi e valutare nuove modalità lavorative basate ad esempio sulla digitalizzazione.

2. Budget IT: istruzioni per l’uso

I manager delle aziende del campione d’indagine sono consapevoli dell’importanza che l’Information Technology ricopre nell’innovazione, ma il 37% afferma di non disporre delle risorse economiche necessarie per investire in nuove tecnologie. Quando i budget sono limitati, è fondamentale comprendere quali siano le priorità e investire nelle tecnologie più adatte agli obiettivi e allo specifico ambiente di lavoro. A volte capita invece che le aziende effettuino investimenti sulla base delle “mode tecnologiche” del momento, anziché per ciò che serve davvero. Secondo i dipendenti europei l’utilizzo di tecnologie non più aggiornate è il più grande freno per lo sviluppo del business. Per i manager delle Pmi è dunque importante dare precedenza alle tecnologie che possono portare vantaggi ai dipendenti anche a lungo termine, piuttosto che a quelle che garantiscono esclusivamente una riduzione dei costi nel breve periodo.

3. Abitudini radicate: dure a morire, ma è fondamentale dare spazio al nuovo

Di solito nelle aziende si tende a privilegiare strutture e modi di lavorare predefiniti. Questo può funzionare per un certo periodo, ma alla lunga non lascia libertà di espressione ai dipendenti particolarmente innovativi che potrebbero generare idee creative a vantaggio del futuro dell’azienda. La rigidità di questo modello non consente quindi di stare al passo con i cambiamenti del mercato. Inoltre, i manager devono riuscire a guardare nel lungo periodo, sostituendo l’organizzazione gerarchica con un ambiente più flessibile che incoraggi modi di pensare innovativi e consenta ai dipendenti di prendere decisioni rapide. La flessibilità, dopo tutto, è un lavoro di squadra.

L’agilità non deve essere vista come un progetto delimitato da un inizio e una fine, ma come un processo continuo nel tempo fatto di interazione e di collaborazione. Questo processo ha molto a che fare con l’apprendimento e il miglioramento, perché solo in questo modo è possibile cambiare e portare nuovo valore ai clienti. I manager delle aziende devono assumere un ruolo attivo, aprendosi al cambiamento e a nuovi modelli di leadership.

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L’Italia delle Imprese: le cinque aree di intervento per liberare la potenzialità economica del Sistema Italia https://www.datamanager.it/2018/03/litalia-delle-imprese-le-cinque-aree-intervento-liberare-la-potenzialita-economica-del-sistema-italia/ Fri, 09 Mar 2018 13:19:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143158 Dopo il voto del 4 Marzo, il Sistema Italia si appresta a ripartire dai fondamentali solidi sui quali l’economia nazionale ha ripreso a marciare negli ultimi due anni. Euler Hermes, società del gruppo Allianz e leader mondiale dell’assicurazione crediti, attraverso il suo ultimo Report “L’Italia delle Imprese – Outlook 2018” presenta le principali leve macroeconomiche […]

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Dopo il voto del 4 Marzo, il Sistema Italia si appresta a ripartire dai fondamentali solidi sui quali l’economia nazionale ha ripreso a marciare negli ultimi due anni.

Euler Hermes, società del gruppo Allianz e leader mondiale dell’assicurazione crediti, attraverso il suo ultimo Report “L’Italia delle Imprese – Outlook 2018” presenta le principali leve macroeconomiche che potranno consentire al Paese di liberare tutto il potenziale economico per proseguire sul sentiero virtuoso della crescita a un ritmo più elevato.

“In un contesto congiunturale europeo positivo, grazie alla ripresa degli scambi e alle condizioni monetarie e finanziarie accomodanti, possiamo prevedere per l’Italia altri due anni di ciclo positivo con una crescita del PIL del +1,4% nel 2018 e +1,2% nel 2019. L’economia sarà sostenuta dai consumi privati che ritorneranno in terreno positivo (+1,0%), dagli investimenti (+4,4%) e dalle esportazioni (+4,4% in termini reali)” – dichiara Ludovic Subran, Chief Economist di Euler Hermes. Nello studio Euler Hermes presenta cinque macro-aree di intervento per accrescere il potenziale del sistema economico nazionale.

#1 Aumentare il potere d’acquisto.

Sebbene i consumi privati siano stati il principale motore della crescita, negli ultimi anni il potere d’acquisto delle famiglie si è rivelato inferiore rispetto a quello delle controparti europee. Si potrebbe
procedere con l’adozione di un regime per le imposte sul reddito più graduale rispetto a quello attuale (dal 23% al 43%) per liberare ulteriore potere d’acquisto. Inoltre, il livello dei prezzi dell’energia al consumo, per esempio, rimane ancora superiore a quello della Francia e della Spagna. Lo stesso vale per il settore dei servizi di pubblica utilità, in cui i prezzi non si sono adeguati rispetto ad altri paesi dell’area euro. Riformare ulteriormente entrambi i settori con una maggior liberalizzazione contribuirebbe a diminuire la rigidità dei prezzi e a garantire un maggiore potere d’acquisto alle famiglie.

#2 Sbloccare finanziamenti e investimenti.

Le banche italiane si trovano in una posizione decisamente migliore rispetto a un anno fa. Lo stock totale delle sofferenze (NPL) è diminuito notevolmente (di 104 miliardi di euro, attestandosi a 274 miliardi di euro). Nonostante ciò, la maggioranza delle sofferenze continua a essere di natura aziendale (70%): una soluzione potrebbe essere migliorare le regole sul collaterale per i prestiti alle imprese, intervento che faciliterebbe la valutazione e la vendita degli NPL consentendo agli Istituti di credito di migliorare l’erogazione del credito alle imprese. Sempre sul tema degli investimenti e sulla scia del successo dei PIR nel 2017 (Piani Individuali di Risparmio) sarebbe possibile creare nuovi prodotti di investimento.

#3 “Crescita per tutti”: puntare sulle PMI.

Le PMI potrebbero giocare un ruolo ancora più decisivo per il rilancio del Paese a patto che si adottino provvedimenti concreti di sostegno e misure per rendere la loro vita più semplice. Si potrebbe immaginare di ritoccare ancora verso il basso l’aliquota delle imposte da reddito, rendendola ancora più graduale, così come si potrebbero mitigare maggiormente gli oneri sociali a carico del datore di lavoro, migliorando così la competitività delle PMI sui mercati internazionali. Un tema cruciale sono i tempi di pagamento tra imprese: il tempo medio di incasso (DSO) è di 85 giorni rispetto ad una soglia nazionale di 30 giorni. Si potrebbe ipotizzare un incentivo fiscale o addirittura uno sgravio fiscale per le aziende che riescono a ridurre i ritardi di pagamento a un livello accettabile. Al tempo stesso, anticipare la fatturazione elettronica obbligatoria al gennaio 2019 rappresenterebbe un importante passo in avanti.

“Grazie al miglioramento del clima economico le imprese italiane sono più affidabili nei pagamenti commerciali, nonostante alcune problematiche non siano ancora state risolte come, ad esempio, il rientro dei debiti della Pubblica Amministrazione. Il trend delle abitudini di pagamento a livello nazionale è in miglioramento da cinque anni a questa parte e il numero delle insolvenze è calato di conseguenza (-12% nel 2017, -10% nel 2018). A livello territoriale risultano più penalizzate le regioni meridionali, mentre le aziende più vocate all’export si avvantaggiano del miglioramento degli scambi internazionali. La riduzione dei crediti in sofferenza e la conseguente riforma delle procedure fallimentari dovrebbero dare nuova linfa alle banche e al sistema produttivo nei prossimi mesi, contribuendo a una gestione più efficiente del capitale circolante delle imprese. Il fermento che si riscontra nelle start-up è un altro elemento virtuoso della nostra economia, in particolare per quanto riguarda l’innovazione tecnologica (ICT) e negli investimenti esteri. I maggiori rischi all’orizzonte sono al momento ravvisabili nella fine dei programmi di allentamento monetario europei, in particolare per i settori più indebitati e interest sensitive quali le utilities e le costruzioni” – commenta Massimo Reale, Direttore Commerciale Euler  Hermes Italia.

#4 Valorizzare il Brand Italia.

Il coraggio delle riforme e le iniziative mirate a rendere il “Sistema Italia” più attraente stanno portando alcuni frutti, ma il Paese necessita di una strategia e di un piano per migliorare la propria immagine per quanto riguarda burocrazia, procedimenti giudiziari e settori protetti. Il tutto con l’obiettivo di migliorare l’attrattività del “Sistema Italia”. Inoltre, sul fronte Export c’è la necessità di trasformare l’attuale piattaforma in una vera e propria priorità nazionale. I risultati anche nel 2018 saranno ancora una volta da traino per l’intera economia del Paese, con le esportazioni del settore macchinari e attrezzature che aumenteranno di altri 6,9 miliardi di euro rispetto al 2017, seguite da quelle del settore chimico (+4,6 miliardi di euro) e tessile (+3,4 miliardi di euro).

#5 Costruire l’#ItalianTech.

L’Italia si classifica al ventinovesimo posto (tra 115 paesi) nell’Indice di Digitalizzazione Euler Hermes (EDI). Le performance della logistica e il contesto economico stanno migliorando, ma la qualità della connettività lascia ancora a desiderare. Tuttavia, innovazione (inclusa ricerca e sviluppo, qualità della ricerca scientifica) e competenze dei lavoratori (inclusa educazione secondaria e terziaria e formazione) sono asset importanti. “Il Piano Industria 4.0 ha fornito lo stimolo necessario anche sul fronte degli investimenti tecnologici ma “l’innovazione all’italiana” è un marchio che deve essere rafforzato, grazie a maggiori crediti d’imposta per Ricerca e Sviluppo, incentivi fiscali per le start- up e le PMI innovative, i poli di innovazione digitale e di competitività, insieme a una robusta infrastruttura digitale a livello nazionale” – conclude Subran.

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PMI italiane: flessibilità, parola chiave sul cammino dell’innovazione https://www.datamanager.it/2018/02/pmi-italiane-flessibilita-parola-chiave-sul-cammino-dellinnovazione/ Thu, 15 Feb 2018 11:13:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141153 Da una nuova ricerca Ricoh emerge come la maggior parte dei manager delle Pmi italiane consideri l’agilità e la capacità di reagire velocemente ai cambiamenti requisiti fondamentali per cogliere nuove opportunità Il miglioramento dell’agilità e della flessibilità è in cima all’agenda dei manager delle Pmi europee che vorrebbero innovare grazie al Digital Workplace. La maggior […]

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Da una nuova ricerca Ricoh emerge come la maggior parte dei manager delle Pmi italiane consideri l’agilità e la capacità di reagire velocemente ai cambiamenti requisiti fondamentali per cogliere nuove opportunità

Il miglioramento dell’agilità e della flessibilità è in cima all’agenda dei manager delle Pmi europee che vorrebbero innovare grazie al Digital Workplace. La maggior parte (86%) dei manager del campione d’indagine coinvolto in un nuovo studio commissionato da Ricoh afferma che il focus principale di quest’anno è appunto la flessibilità. In Italia la percentuale sale al 90%.

Nel nostro Paese il 41% del campione (una percentuale più bassa della media europea che si attesta al 51%) sta introducendo in azienda tecnologie che permettono di cogliere nuove opportunità e il 50%, in linea con la media del resto d’Europa, è convinto che senza innovazione tecnologica la propria azienda sia destinata al fallimento entro 5 anni.

A quali tecnologie dare la precedenza?

I manager italiani delle Pmi danno priorità alle tecnologie che rispondono alle esigenze dei dipendenti. Sono convinti che l’automazione (76% del campione italiano; media europea: 72%), i data analytics (72% in Italia; media europea: 64%), il document management (83% in Italia; media europea: 62%) e le tecnologie per la collaboration tra cui la videoconferenza (64% in Italia; media europea: 56%) avranno un impatto molto positivo sul business.

Javier Diez-Aguirre, VP Corporate Marketing di Ricoh Europe, commenta: “Le Pmi europee puntano molto in alto. Come conseguenza del contesto di mercato, i manager vogliono assolutamente identificare nuove opportunità e sfruttare al massimo i trend del momento. Sono consapevoli del fatto che la flessibilità sia un requisito fondamentale per competere, fronteggiare i cambiamenti e utilizzare al meglio le tecnologie. Risulta chiaro come la flessibilità venga considerata dai manager delle Pmi una priorità assoluta e non una prerogativa delle grandi aziende”.

Grande fiducia nel Digital Workplace

La produttività e l’innovazione tipiche del Digital Workplace sono fattori chiave per il successo del business. L’89% delle Pmi italiane (la media europea è del 70%) afferma che la tecnologia è alla base della capacità di crescere ed espandersi e questo indica una grande fiducia nei confronti della trasformazione digitale.

Javier Diez-Aguirre conclude: “i manager delle Pmi non sono attratti da tecnologie come realtà virtuale o blockchain, ma danno priorità agli investimenti con un impatto diretto e chiaro sulla bottom-line. È opportuno considerare con attenzione in che modo la tecnologia possa permettere ai dipendenti di lavorare più velocemente e in modo più smart, rendendo così l’azienda agile e flessibile. In caso contrario, il rischio è quello di causare il fallimento del business mentre il resto delle imprese si espande ulteriormente nel mercato”.

 

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Di G DATA e Reale Mutua la soluzione “Insurtech” per le PMI https://www.datamanager.it/2018/01/g-data-reale-mutua-la-soluzione-insurtech-le-pmi/ Wed, 24 Jan 2018 14:27:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139532 Insieme al noto istituto assicurativo torinese e al broker Margas, il produttore di soluzioni di sicurezza informatica teutonico dà vita ad una formula di CyberInsurance congiunta, dedicata ai propri clienti, in previsione dell’imminente entrata in vigore del nuovo Regolamento per la protezione dei dati personali (GDPR) Uno studio pubblicato di recente sull’impatto economico sostenuto dalle […]

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Insieme al noto istituto assicurativo torinese e al broker Margas, il produttore di soluzioni di sicurezza informatica teutonico dà vita ad una formula di CyberInsurance congiunta, dedicata ai propri clienti, in previsione dell’imminente entrata in vigore del nuovo Regolamento per la protezione dei dati personali (GDPR)

Uno studio pubblicato di recente sull’impatto economico sostenuto dalle aziende per gli incidenti informatici in Italia rivela un importo di poco inferiore ai 100.000 Euro per le PMI e di poco inferiore al milione di Euro per le grandi aziende. Un valore statistico in crescita anche alla luce del nuovo provvedimento del Garante, che, anticipando il nuovo Regolamento europeo, impone agli operatori economici e alla PA di comunicare tempestivamente le violazioni o gli incidenti informatici subiti. Ma non solo.

Al rischio di furto di dati sensibili, ai sensi del nuovo GDPR, concorre anche l’eventuale vulnerabilità dell’infrastruttura di operatori a cui le aziende hanno commissionato servizi che richiedono la condivisione dei propri dati riservati (come nel caso di sistemi di gestione della clientela ospitati nel cloud o dei dati forniti agli operatori privati del mercato postale nazionale dai rispettivi committenti). In caso di incidente, le conseguenze ricadono in primis quasi interamente sul titolare del trattamento, ossia l’azienda, spesso impreparata ad affrontare tali danni. Le imprese non dovrebbero preoccuparsi solo dei rischi legati alla propria sicurezza ma anche dell’intrinseca debolezza dei processi legati al trattamento e all’elaborazione dei dati rispetto alle esigenze normative. L’accresciuto rischio di una potenziale inadempienza complica infatti la situazione ed espone a conseguenze economiche difficilmente prevedibili.

Privacy & Cyber Risk: la formula Insurtech integrata per mitigare l’impatto economico degli incidenti informatici

G DATA individua nel principio della Data Protection by design e della Accountability (responsabilità) i due elementi chiave del nuovo Regolamento europeo. “Consapevoli che la progressiva digitalizzazione dell’attività aziendale contribuisca ad aumentare l’esposizione dei dati ai rischi informatici e le aziende a danni inaspettati, abbiamo lavorato alacremente ad una soluzione Insurtech che integra tecnologie di sicurezza con una polizza assicurativa per la Responsabilità Civile (Accountability). Denominata Privacy & Cyber Risk, la nuova RC è dedicata alle PMI, che avranno così modo di prepararsi efficacemente al GDPR e di intraprendere più serenamente il percorso virtuoso che li porterà alla piena compliance normativa”, così Giulio Vada, country Manager di G DATA Italia commenta la stretta collaborazione instauratasi tra il vendor, Società Reale Mutua di Assicurazioni e Margas, broker padovano specializzato in assicurazioni cyber. Secondo G DATA infatti la Cyber Insurance dovrebbe entrare a far parte della preparazione all’imminente GDPR e essere prevista come strumento di risk management aziendale.

“Una polizza ben strutturata e direttamente collegata ad una soluzione di sicurezza di nuova generazione, in grado di prevenire attivamente le minacce informatiche, può rivelarsi l’arma vincente per le aziende che, nella fase di transizione e a posteriori dell’entrata in vigore del GDPR, desiderano ridurre attivamente il rischio informatico e avvalersi nel contempo di strumenti per il trasferimento del rischio residuo proteggendosi contro imprevisti finanziari” aggiunge Andrea Bertalot, Vice Direttore Generale di Reale Mutua.

“Se ti viene sottoposta un’esigenza, cerca di soddisfarla” dichiara Cesare Burei, CEO di Margas. “La nostra esperienza quasi ventennale maturata in ambito Cyber Insurance e la stretta collaborazione con La Società Reale Mutua di Assicurazioni, ci hanno consentito di trovare un trait d’union tra il mercato assicurativo e quello di G DATA, portando valore aggiunto ad entrambi e fornendo uno strumento di salvaguardia in più alle imprese che beneficiano da subito di questa collaborazione sinergica.”

La soluzione assicurativa Privacy & Cyber Risk è accessibile esclusivamente in concomitanza con l’impiego delle suite di sicurezza business G DATA e sosterrà finanziariamente i fruitori nei casi di richieste di risarcimento danni da parte di terzi per:

  • diffusione di dati personali (leakage)
  • ‎trasmissione di ransomware
  • ‎pubblicazione di informazioni lesive della reputazione e della privacy di terzi, come conseguenza di un incidente informatico.

Ovviamente, un’assicurazione non può sostituirsi ad una gestione, o Governance, dei dati che preveda adeguate politiche di protezione e sia incastonata nel più generale processo di gestione del rischio d’impresa. Per questo motivo ogni organizzazione è chiamata a mettere in atto tutte le azioni necessarie per prevenire l’accesso non autorizzato alle proprie risorse (data leak prevention). “Nell’attuale contesto di relativa insicurezza, la vera sfida per le imprese è di guardare a se stesse in maniera olistica, con un approccio che incorpori le persone, i processi e le informazioni. L’errore classico è di considerare la sicurezza come un problema meramente tecnologico. Con Privacy & Cyber Risk intendiamo contribuire ad un cambiamento di rotta”, conclude Vada.

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Mind the change, come progettare il business del futuro https://www.datamanager.it/2017/11/mind-the-change-progettare-business-del-futuro/ Fri, 24 Nov 2017 11:51:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136136 Mind the change ovvero come capire il cambiamento per progettare il business del futuro. Strategie, metodi e modelli applicativi per l’innovazione nel volume scritto a sei mani da Alberto Baban, Armando Cirrincione e Alberto Mattiello, edito da GueriniNext, con la prefazione di Federico Faggin.   Il mondo delle PMI, quello dell’accademia e quello delle multinazionali – […]

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Mind the change ovvero come capire il cambiamento per progettare il business del futuro. Strategie, metodi e modelli applicativi per l’innovazione nel volume scritto a sei mani da Alberto Baban, Armando Cirrincione e Alberto Mattiello, edito da GueriniNext, con la prefazione di Federico Faggin.

 

Il mondo delle PMI, quello dell’accademia e quello delle multinazionali – per la prima volta insieme – propongono una visione completa della trasformazione tecnologica in corso e forniscono strumenti inediti per affrontarla. IoT, Industry 4.0, Smart Connections, API Economy, Machine Learning sono fenomeni che impattano tutti i mercati. Il problema è avere dei framework di riferimento per capire come interpretare il cambiamento e come applicarlo alle strategie aziendali. Secondo gli autori, manca un pensiero chiaro per aiutare le imprese (e chi le supporta) nel comprendere le potenzialità del nuovo orizzonte tecnologico e competitivo, definire una vision digitale e costruire nuovi modelli di business. E il libro offre la possibilità di colmare questo gap, sviluppando la strategia per sfruttare la tecnologia digitale ri-configurando i modelli di business. In questo contesto economico, non possiamo più parlare di crisi. «Non più. Siamo all’inizio di una rivoluzione. E il C2B è la risposta» – afferma Alberto Mattiello, autore di Marketing Thinking (Milano, 2017) che dalla Florida, gestisce il Future Thinking, l’acceleratore internazionale d’innovazione di J. Walter Thompson.

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Come progettare il business del futuro? #MindtheChange @_GNext
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Secondo Armando Cirrincione, docente al dipartimento di Marketing dell’Università Bocconi e la SDA Bocconi School of Management e marketing advisor dell’incubatore SpeedMi-Up – «la nuova metrica che conterà di più nel valutare il posizionamento di un prodotto sarà la data-share che esso è in grado di ottenere. API, hub, landscape di utilizzo, diventeranno i riferimenti di nuovi modelli di interazione con il mercato e con i competitor». Questo libro parla di tecnologia, ma non è un libro sulla tecnologia. «È un libro su come la tecnologia sta cambiando i modelli di business di tutti i settori, anche quelli più inaspettati. E su come ogni azienda può sfruttare questo cambiamento» – spiega Alberto Baban, presidente PMI di Confindustria e vice presidente di Confindustria.

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Arriva BuzMi, centralino virtuale per le PMI https://www.datamanager.it/2017/10/arriva-buzmi-centralino-virtuale-le-pmi/ Fri, 20 Oct 2017 12:36:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133429 Italia banco di prova europeo per il lancio della nuova offerta Orange Business Services Un’offerta chiara – tariffe, contenuti, tagli – senza costi nascosti e senza vincoli. E’ questo il biglietto da visita con cui Orange – uno dei maggiori operatori mondiali di telecomunicazioni con un volume d’affari pari a 40,92 miliardi di euro nel […]

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Italia banco di prova europeo per il lancio della nuova offerta Orange Business Services

Un’offerta chiara – tariffe, contenuti, tagli – senza costi nascosti e senza vincoli. E’ questo il biglietto da visita con cui Orange – uno dei maggiori operatori mondiali di telecomunicazioni con un volume d’affari pari a 40,92 miliardi di euro nel 2016 e 263 milioni di clienti in 29 paesi (dati aggiornati al 31 dicembre 2016) – si presenta al pubblico delle PMI italiane al quale indirizza BuzMi la nuova applicazione di comunicazione aziendale che riunisce voce, unified inbox, messaggistica istantanea e collaboration da ogni dispositivo, in mobilità e in cloud.

Caratteristiche della soluzione

Presentata in anteprima a Milano, BuzMi nasce per rispondere alle esigenze tipiche delle nuove modalità di lavoro offerte dalla trasformazione digitale: crescente mobilità di collaboratori e partner, ricerca costante di aumento di produttività ed efficienza, modalità di gestione e controllo avanzati. BuzMi è un servizio OTT di comunicazione (chiamate, fisso e mobile) e collaborazione erogato in modalità SaaS basata su tecnologia cloud di MiTel, partner storico di Orange. La soluzione, attivabile da smartphone, laptop e tablet tramite connessione a Internet, riunisce tutti gli strumenti di comunicazione in una singola App e consente la gestione della voce e della messaggistica istantanea da un solo dispositivo.

«Un’applicazione che fornisce Real-Time Collaboration estesa oltre l’ufficio fisico. Con una sola interfaccia – indipendentemente dal dispositivo utilizzato – semplice da usare e gestire. Uno strumento flessibile per la forza lavoro sempre in movimento delle piccole e medie imprese di tutta Italia. Perfetto per supportare la digital transformation all’opera in ogni area del business» afferma Fabrice De Windt, Senior Vice President Europe at Orange Business Services.

Articolazione dell’offerta

BuzMi di Orange Business Services viene offerta in tre tagli commerciali: Essential, Premium Domestic e Premium International. Tutte le offerte comprendono 300 minuti al mese di conversazioni telefoniche per utente, quota questa condivisibile con tutti gli utenti aziendali, utilizzabile per intero senza sprechi. Si parte dai dieci euro mensili della versione Essential, un pacchetto che copre tutte le esigenze di base, ai venti per Premium domestic che comprende softphone application, mobile app, sino a quattro device connessi, unified inbox, Im/presence e web portal. Sino ad arrivare ai 25 dell’offerta Premium international, estesa per i servizi voce ai collegamenti internazionali. A ognuna delle offerte è possibile aggiungere minuti di conversazioni o servizi aggiuntivi, monitorabili grazie a dashboard intuitive dal cliente che così può avere in ogni momento sotto controllo consumi e livello dei costi. Il tutto con un unico contratto senza vincoli di durata e senza alcuna manutenzione del software.

Italia banco di prova

“Una formula all inclusive studiata per le PMI italiane. Che vogliono salire sul treno della trasformazione digitale. Abbiamo scelto l’Italia, un mercato per noi da sempre strategico, come primo paese per il lancio di BuzMI” afferma Jean-Paul Balhi, Agility & Transformation Chief Architect, Orange Business Services. La commercializzazione del nuovo centralino virtuale BuzMI Orange così come i servizi di collaboration sono erogati in partnership con Mitel, già presente in Italia con un’offerta consolidata e una clientela estesa, e la sua rete di agenzie e partner sul territorio.

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