polizia – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 28 May 2018 07:28:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png polizia – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Amazon vende la tecnologia di riconoscimento facciale alla polizia https://www.datamanager.it/2018/05/amazon-vende-la-tecnologia-di-riconoscimento-facciale-alla-polizia/ Mon, 28 May 2018 07:28:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148359 Secondo l’American Civil Liberties Union, il gigante del web starebbe pensando alla tecnologia Rekognition per fini di controllo e sicurezza pubblica Che Amazon sappia un bel po’ di cose su di noi è chiaro. Meno di Google e più di altri, sa cosa abbiamo comprato negli ultimi anni, dove abitiamo, gli apparecchi che abbiamo in […]

L'articolo Amazon vende la tecnologia di riconoscimento facciale alla polizia proviene da Data Manager Online.

]]>
Secondo l’American Civil Liberties Union, il gigante del web starebbe pensando alla tecnologia Rekognition per fini di controllo e sicurezza pubblica

Che Amazon sappia un bel po’ di cose su di noi è chiaro. Meno di Google e più di altri, sa cosa abbiamo comprato negli ultimi anni, dove abitiamo, gli apparecchi che abbiamo in casa e anche il nostro volto. Grazie a progetti come il negozio brandizzato che fa da supermercato, il gigante del web può già mettere assieme vari tipi di informazioni sui cittadini per creare database complessi e completi, gestiti da una piattaforma conosciuta come Rekognition. L’organizzazione in difesa dei diritti civili, la American Civil Liberties Union, ha ottenuto una serie di conversazioni email in cui tecnici di Amazon prendono accordi con vari governi degli USA in merito alla vendita del servizio di Rekognition, inteso per abilitare un riconoscimento facciale istantaneo.

Come funziona

A quanto pare, ci sarebbero già le città di Orlando, Florida e il distretto di Washington interessati alla questione, con tante altre (l’Arizona ad esempio) in attesa di capire il funzionamento, per procedere con una fase di test. Per quanto ne sappiamo, Rekognition è in grado di riconoscere fino a 100 persone nello stesso momento, fornendo ai clienti informazioni peculiari non solo su nome e cognome ma anche età supposta, stato emotivo e quanto altro. Il particolare interessante è che la piattaforma non necessita di un hardware di nuova generazione ma può connettersi alle webcam cittadine già esistenti per monitorare gli individui dalle immagini riprese già oggi. Il servizio viene ospitato sul cloud di Amazon Web Services, che gode di server ad alte prestazioni disponibili in giro per il mondo.

C’è una certa confusione su come verrà utilizzata la tecnologia negli Stati Uniti. Tramite una dichiarazione fornita al New York Times, lo sceriffo della contea di Washington ha detto che non userà il sistema di riconoscimento facciale per il monitoraggio in tempo reale a livello globale ma solo per identificare i sospettati in indagini di polizia. Per farlo però, la piattaforma dovrà puntare i suoi occhi su migliaia di persone, alle quali nessuno potrà assicurare che i rispettivi dati non vengano memorizzati o usati per altri scopi.

L'articolo Amazon vende la tecnologia di riconoscimento facciale alla polizia proviene da Data Manager Online.

]]>
Cosa sappiamo dell’hacking a Securus https://www.datamanager.it/2018/05/cosa-sappiamo-dellhacking-a-securus/ Mon, 21 May 2018 18:00:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147995 La compagnia che spia le telefonate degli americani per conto delle agenzie governative è stata violata come dimostrano alcuni documenti online Si chiama Securus ed è la compagnia di sicurezza a cui si affidano le agenzie governative statunitensi per ottenere i log delle telefonate degli americani. In passato, la società ha monitorato le conversazioni di […]

L'articolo Cosa sappiamo dell’hacking a Securus proviene da Data Manager Online.

]]>
La compagnia che spia le telefonate degli americani per conto delle agenzie governative è stata violata come dimostrano alcuni documenti online

Si chiama Securus ed è la compagnia di sicurezza a cui si affidano le agenzie governative statunitensi per ottenere i log delle telefonate degli americani. In passato, la società ha monitorato le conversazioni di detenuti e loro avvocati, per carpire segreti utili ai fini di processi e simili. Bene, qualche giorno fa, un hacker ha fornito al sito Motherboard la prova di una violazione ai danni dei server di Securus, mostrando documenti che risalgono al 2011 e che includono informazioni sugli organi di polizia, dipendenti e staff in giro per il paese. Si tratta dell’ennesimo paradosso dell’(in)sicurezza informatica: hackerate aziende che hackerano altri soggetti.

Cosa sappiamo

L’attività di Securus è nota sin dal 2015, quando The Intercept aveva ottenuto la conferma di almeno 14 mila telefonate registrate dall’agenzia tra detenuti e avvocati. Si tratta di una pesante violazione del Sesto Emendamento degli States, che protegge la privacy tra difensori e clienti, dunque un business che definire illecito è anche poco. Ma non solo grossi soggetti legislativi. Qualche tempo fa il New York Times ha riportato il caso di un ex sceriffo della contea del Mississippi che avrebbe utilizzato il servizio per tracciare i telefoni di altri ufficiali, senza il permesso di alcuna corte.

Il monitoraggio e l’hacking degli smartphone sono una delle tattiche preferite dei servizi di sicurezza negli Stati Uniti. Prima l’NSA e poi l’FBI hanno dimostrato il forte interesse verso i segreti conservati nei dispositivi personali di indagati e non, utili per portare avanti inchieste e operazioni di polizia.

L'articolo Cosa sappiamo dell’hacking a Securus proviene da Data Manager Online.

]]>
La polizia cinese controlla i turisti con gli occhiali connessi https://www.datamanager.it/2018/02/la-polizia-cinese-controlla-turisti-gli-occhiali-connessi/ Fri, 09 Feb 2018 10:09:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140810 Gli agenti della Repubblica Popolare indossano speciali visori smart con cui effettuano una scansione facciale degli individui a scopo di prevenzione e sicurezza Spesso gli organi militari sperimentano le nuove tecnologie prima dei consumatori. Internet è nata così, come anche la realtà virtuale e la stampa 3D. Se siete nostalgici delle potenzialità insite nei Google […]

L'articolo La polizia cinese controlla i turisti con gli occhiali connessi proviene da Data Manager Online.

]]>
Gli agenti della Repubblica Popolare indossano speciali visori smart con cui effettuano una scansione facciale degli individui a scopo di prevenzione e sicurezza

Spesso gli organi militari sperimentano le nuove tecnologie prima dei consumatori. Internet è nata così, come anche la realtà virtuale e la stampa 3D. Se siete nostalgici delle potenzialità insite nei Google Glass, vi basti sapere che in Cina c’è chi li usa, o almeno chi da questi ha preso spunto per un utilizzo corporate molto futuristico. La polizia della Repubblica Popolare sta fornendo i suoi agenti di speciali occhialini connessi, che possono fare ben altro che navigare semplicemente su internet.

Al loro interno infatti c’è una fotocamera per la scansione del volto, usata solo in caso di sicurezza e controllo. L’idea è questa: quando le forze dell’ordine vogliono approfondire la conoscenza di un individuo, lo fermano e in pochi secondi ne riprendono il viso: se tutto procede senza intoppi i viaggiatori in aeroporto o nelle stazioni possono proseguire nel loro viaggio, altrimenti si procede con ulteriori indagini.

Strumento potente

Secondo la polizia locale, i cui dati sono stati ripresi dal sito People’s Daily, il sistema avrebbe permesso di  scovare sette persone coinvolte in casi criminali e ben ventisei che viaggiavano con documenti di identità falsi. Gli occhialini, sviluppati dalla cinese LLVision Technology, sono connessi a un database di oltre 10 mila cittadini, con un tempo di riconoscimento di circa 100 millisecondi per ogni test. A quanto pare, una simile velocità è raggiunta dal fatto che l’archivio è salvato in locale, in una sorta di smartphone collegato agli occhiali, e non ospitato da qualche parte nel cloud.

Un dispositivo potente che, visto l’obiettivo del governo di scannerizzare tutti i residenti, circa 1,3 miliardi di uomini, donne e bambini, potrebbe diventare una delle più grandi minacce alla privacy di questo mondo. Ma del resto si sa, in Cina i diritti degli individui vengono spesso sottovalutati.

L'articolo La polizia cinese controlla i turisti con gli occhiali connessi proviene da Data Manager Online.

]]>
Apple Salute risolve un caso di omicidio in Germania https://www.datamanager.it/2018/01/apple-salute-risolve-un-caso-omicidio-germania/ Tue, 16 Jan 2018 19:00:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138967 La polizia tedesca ha utilizzato i dati conservati dall’app preinstallata su iPhone per validare il fermo di un presunto assassino Khavari è il nome di un rifugiato afgano fermato con l’accusa di omicidio nel settembre dello scorso anno. La vicenda a cui è legato risale a un anno prima, ottobre 2016, quando il corpo di […]

L'articolo Apple Salute risolve un caso di omicidio in Germania proviene da Data Manager Online.

]]>
La polizia tedesca ha utilizzato i dati conservati dall’app preinstallata su iPhone per validare il fermo di un presunto assassino

Khavari è il nome di un rifugiato afgano fermato con l’accusa di omicidio nel settembre dello scorso anno. La vicenda a cui è legato risale a un anno prima, ottobre 2016, quando il corpo di una studentessa di medicina è stato ritrovato sulle sponde di un fiume nei pressi di Friburgo. Fino a qualche mese fa, gli agenti non erano riusciti a ottenere evidenze concrete del coinvolgimento, ma poi hanno cominciato a indagare l’iPhone usato dal ragazzo. Seppur i media non ne abbiano parlato, la polizia tedesca si è trovata nella stessa situazione dell’FBI nel momento in cui ha chiesto ad Apple di aprire l’iPhone 5C dell’indiziato della strage terroristica di San Bernardino. Khavari ha rifiutato di concedere la password di accesso al cellulare, che a quel punto è stato bucato da una compagnia di sicurezza privata.

Cosa è successo

Tra le informazioni presenti a bordo, sono risaltate agli occhi della polizia quelle riguardanti le attività dell’app Salute, preinstallata sugli iPhone. Anche senza configurarne un primo utilizzo, il software registra comunque le attività svolte nel corso della giornata, memorizzandole localmente. Bene, il giorno dell’assassinio di Maria Ladenburger, l’app ha analizzato un consistente sali e scendi di scale e piani, compatibile a quanto richiesto per scendere in riva al fiume di Friburgo, lasciare il corpo e risalire. Troppo poco per incastrare un accusato certo ma quanto basta per collegare gli indizi precedenti e usare i dati come prova ultima del coinvolgimento del ragazzo. Un caso unico, forse meno raro del previsto, che dimostra ancora una volta la mole di tesori che uno smartphone contiene, senza nemmeno rendersene conto.

L'articolo Apple Salute risolve un caso di omicidio in Germania proviene da Data Manager Online.

]]>
Benvenuto Robocop: a Dubai il primo automa-poliziotto https://www.datamanager.it/2017/05/benvenuto-robocop-dubai-primo-automa-poliziotto/ Wed, 24 May 2017 08:57:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=125440 Come nei migliori film di fantascienza, tra le strade della metropoli degli Emirati scenderà presto anche un robot. Un quarto degli uomini sarà sostituito entro il 2030 Siamo oltre Hollywood. Se Robocop era un poliziotto per metà in metallo e l’altra in carne e ossa, la realtà racconta di un artefatto completamente in silicio, pronto […]

L'articolo Benvenuto Robocop: a Dubai il primo automa-poliziotto proviene da Data Manager Online.

]]>
Come nei migliori film di fantascienza, tra le strade della metropoli degli Emirati scenderà presto anche un robot. Un quarto degli uomini sarà sostituito entro il 2030

Siamo oltre Hollywood. Se Robocop era un poliziotto per metà in metallo e l’altra in carne e ossa, la realtà racconta di un artefatto completamente in silicio, pronto a far rispettare la legge tra i cittadini di Dubai. Per le strade della metropoli degli Emirati Arabi Uniti scenderà presto un agente pieno di bulloni, completamente senziente e in grado di compiere da solo molte delle operazioni che quotidianamente tengono impegnate le pattuglie del paese. Realizzato dalla polizia di Dubai grazie all’aiuto di Google e alla piattaforma Watson di IBM, il robot cammina su ruote, può salutare, piegarsi, parlare in varie lingue e riconoscere persone e gesti sino a 1 metro e mezzo di distanza. Il suo cuore è un tablet a disposizione dei passanti, che serve per segnalare e inviare notifiche alle centrali su crimini e problemi di varia natura, così da allertare una volante e portarla prontamente in zona.

A cosa serve

Almeno per il momento, il robot non contrasterà direttamente le infrazioni ma avrà il solo compito di pattugliare la città e tenere un occhio aperto su ciò che succede al suo interno. “Vogliamo aiutare le persone nei centri affollati e per le strade – ha detto Khalid Nasser Al Razouqi, direttore del Dipartimento Smart Services della Polizia di Dubai – il robocop è l’ultima aggiunta alle nostre forze dell’ordine e ha l’obiettivo di supportarle nelle attività quotidiane di contrasto al crimine, per aumentare i livelli di sicurezza e la felicità dei cittadini”. A livello tecnico, l’automa sfrutta l’Internet delle Cose, l’Intelligenza Artificiale e sensori avanzati per supportare il lavoro dei colleghi in ufficio. In particolare, tramite il riconoscimento facciale può identificare sospetti e inviare le immagini a una postazione, anche in modalità di ripresa diretta. Non teme gli uomini con una certa stazza visto che è alto 1 metro e 70 centimetri, pesa 100 chili e indossa una replica del capello e della divisa degli agenti, per incutere maggior rispetto tra i passanti. Il robot è solo il primo di tanti esemplari che presto invaderanno le strade di Dubai. Secondo l’organo nazionale dei Brigadieri infatti, entro il 2030 un quarto delle forze attuali verrà sostituito da controparti metalliche, che agiranno all’interno di stazioni di polizia completamente automatizzate, senza la necessità di un intervento umano.

L'articolo Benvenuto Robocop: a Dubai il primo automa-poliziotto proviene da Data Manager Online.

]]>
Quella volta che Siri ha salvato la vita alla mamma di Roman https://www.datamanager.it/2017/03/quella-volta-siri-salvato-la-vita-alla-mamma-roman/ Mon, 27 Mar 2017 09:16:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121868 L’accessibilità dell’assistente vocale è stata fondamentale per rispondere alle richieste di aiuto del bambino e metterlo in contatto con i soccorsi tempestivamente La storia risale a qualche settimana fa, quando un bambino inglese, del distretto di Croydon a sud di Londra, vede sua madre distesa sul pavimento della cucina, senza apparenti segni di vita. Non […]

L'articolo Quella volta che Siri ha salvato la vita alla mamma di Roman proviene da Data Manager Online.

]]>
L’accessibilità dell’assistente vocale è stata fondamentale per rispondere alle richieste di aiuto del bambino e metterlo in contatto con i soccorsi tempestivamente

La storia risale a qualche settimana fa, quando un bambino inglese, del distretto di Croydon a sud di Londra, vede sua madre distesa sul pavimento della cucina, senza apparenti segni di vita. Non è chiaro come siano andate le cose, ma pare che Roman abbia visto l’iPhone della donna al suo fianco attivando Siri per chiedere aiuto. Nonostante gli evidenti limiti degli assistenti vocali odierni, Siri e simili riescono a svolgere funzioni primarie fondamentali, come l’esecuzione di telefonate al solo comando, azionando giusto un paio di passaggi che anche i più piccoli non hanno difficoltà ad affrontare. In questo modo, Roman viene messo in contatto con la polizia a cui fornisce indicazioni basilari su quello che è successo e il luogo dove vive. Qui in basso è possibile ascoltare l’audio della chiamata.

Cosa è successo

L’esempio è forse quello che meglio descrive l’utilità di Siri, e degli altri assistenti vocali, almeno attualmente. Spesso dimentichiamo di come le nostre vite siano già cambiate grazie alla tecnologia, che ha reso più semplici e dirette alcune operazione, automatizzandole e rendendole maggiormente accessibili. Se Roman si fosse ritrovato tra le mani un comune cellulare, forse non avrebbe mai chiamato i soccorsi perché ignaro del numero di telefono da comporre (999 in UK). Il punto di partenza per lo sviluppo di una nuova AI, basata sul machine learning e algoritmi avanzati, è proprio questo: considerare come rispondere alle reali necessità delle persone, sia che si trovino in mezzo al traffico cittadino che a casa, anche in situazioni di emergenza. Invochiamo costantemente l’arrivo di software più intelligenti, proattivi e versatili, ma siamo sicuri di aver imparato a usare davvero quelli moderni? Dovremmo essere tutti un po’ Roman (per la sua repentina capacità di affidamento allo strumento hi-tech) prima di procedere al passo successivo.

[ot-video type=”youtube” url=”https://youtu.be/lKCz6v5yb28″]

L'articolo Quella volta che Siri ha salvato la vita alla mamma di Roman proviene da Data Manager Online.

]]>
L’autovelox italiano che non lascia scampo alle infrazioni https://www.datamanager.it/2017/03/lautovelox-italiano-non-lascia-scampo-alle-infrazioni/ Fri, 24 Mar 2017 09:54:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121781 Grazie a una nuova tecnologia, già a 1 chilometro di distanza la polizia potrà accorgersi di comportamenti scorretti da contestare al momento I furbetti al volante hanno i giorni contati. Se finora gli autovelox potevano fare cilecca e i ricorsi al giudice rappresentare un valido aiuto per evitare di pagare le multe, le strade italiane […]

L'articolo L’autovelox italiano che non lascia scampo alle infrazioni proviene da Data Manager Online.

]]>
Grazie a una nuova tecnologia, già a 1 chilometro di distanza la polizia potrà accorgersi di comportamenti scorretti da contestare al momento

I furbetti al volante hanno i giorni contati. Se finora gli autovelox potevano fare cilecca e i ricorsi al giudice rappresentare un valido aiuto per evitare di pagare le multe, le strade italiane stanno per diventare più sicure grazie a Telelaser Trucam. Si tratta di un dispositivo che la polizia stradale sta già utilizzando in via sperimentale nel Lazio e in Sardegna, prima di un’introduzione globale lungo tutta la penisola. Quello che fa, a differenza dei laser usati finora, è seguire un certo veicolo già a 1,2 km di distanza, per spiare al suo interno e verificare se il conducente sta commettendo qualche infrazione. In questo modo, all’avvicinarsi del posto di blocco, l’auto in questione viene fermata e la violazione subito contestata, con le prove del video o delle foto appena catturate. Insomma è un occhio di falco che lascia poco scampo ai trasgressori, che difficilmente potranno ricorrere ai mezzi attuali per sottrarsi al pagamento di una penale e alla riduzione di punti in patente a seguito di una contravvenzione del codice della strada.

Come funziona

Viste le dimensioni, Telelaser Trucam può essere utilizzato sia manualmente da un agente che inserito in una postazione fissa. Tramite i suoi sensori, rileva diversi parametri, a partire dalla velocità, anche in condizioni di poca visibilità e di notte (ha un flash a infrarossi). Inquadrando l’abitacolo, legge la targa, così da effettuare un incrocio in tempo reale con i dati presenti nell’archivio della polizia, e verificare se un veicolo risulta assicurato o inserito in liste da monitorare, come quelle delle auto rubate. Il particolare più interessante è però lo zoom, con cui il laser entra concretamente in macchina, per controllare se il conducente indossa la cintura e se sta utilizzando il cellulare, per contestare subito l’irregolarità. Come detto, ad oggi è adoperato dalle forze dell’ordine su alcuni passaggi pericolosi del Lazio, tra cui la via Pontina, e in Sardegna sulla Statale 131 nel tratto Oristanese, ma presto potrebbe sbarcare ovunque, per disincentivare le cattive abitudini degli italiani (e non solo) alla guida.

L'articolo L’autovelox italiano che non lascia scampo alle infrazioni proviene da Data Manager Online.

]]>
Eye Pyramid: ecco come infettava i computer di stato https://www.datamanager.it/2017/01/eye-pyramid-infettava-computer/ Wed, 11 Jan 2017 09:39:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=116915 Emergono i dettagli dell’operazione che permetteva a Giulio Occhionero e alla sorella di intercettare centinaia di esponenti politici e imprenditori Tiene banco da un paio di giorni l’operazione coordinata dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC) e dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni che ha permesso di scovare una fitta campagna […]

L'articolo Eye Pyramid: ecco come infettava i computer di stato proviene da Data Manager Online.

]]>
Emergono i dettagli dell’operazione che permetteva a Giulio Occhionero e alla sorella di intercettare centinaia di esponenti politici e imprenditori

Tiene banco da un paio di giorni l’operazione coordinata dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC) e dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni che ha permesso di scovare una fitta campagna di spear phishing indirizzata a nomi di spicco della politica e dell’imprenditoria italiana. La storia è questa: Giulio Occhionero, ingegnere nucleare e non conosciuto nel mondo dell’hackeraggio, assieme alla sorella, aveva sviluppato un malware in grado di eludere i più comuni sistemi di sicurezza, con l’intento di intrufolarsi nei computer degli obiettivi e rubarne le informazioni sensibili.

Come ci riusciva

E’ stato possibile individuare la tecnica dello spear phishing (concettualmente più avanzato del classico phishing) e risalire agli archivi conservati su server hostati negli USA, grazie a una segnalazione inviata da un funzionario dell’Enav a un’agenzia di sicurezza, dopo la ricezione di una email fasulla, che ha messo in moto il CNAIPIC. Era solo la punta dell’iceberg, anzi della “piramide”, che nei piani inferiori ha svelato l’azione indisturbata del malware conosciuto come Eye Pyramid, le cui prime tracce risalgono al 2008 e che, nel corso degli anni, pare aver colpito centinaia di esponenti politici nostrani e imprenditori. Tra le caselle di posta interessate ci sarebbero infatti domini istituzionali come camera.it, esteri.it e giustizia.it ma anche collaboratori del cardinale Gianfranco Ravasi, dal 2007 presidente del Pontificio Consiglio della cultura, della Pontifica Commissione di archeologia sacra e del consiglio di coordinamento tra accademie pontificie.

A cosa serviva

Non è ben chiaro l’intento di Occhionero e della sorella, che al momento sono trattenuti in carcere e sottoposti a vari interrogatori. Sembra però che non vi siano grossi legami con gruppi di hacker internazionali ma che Eye Pyramid sia frutto di un “gioco” personale, probabilmente finalizzato a ottenere vantaggi competitivi a livello professionale, tramite legami con aziende e compagnie gestite dai politici. Siamo ovviamente nel campo delle ipotesi, almeno fin quando la polizia non farà maggiore chiarezza sull’accaduto.

L'articolo Eye Pyramid: ecco come infettava i computer di stato proviene da Data Manager Online.

]]>
La polizia ha sbloccato un altro iPhone https://www.datamanager.it/2016/05/la-polizia-sbloccato-un-altro-iphone/ Fri, 06 May 2016 18:30:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=100781 Gli agenti di Los Angeles hanno chiesto (e ottenuto) lo sblocco di uno smartphone all’interno di alcune indagini per un caso di omicidio Il terzo? Il quarto? O anche oltre? Presto si perderà il conto degli iPhone sbloccati dalla polizia dopo la storia Apple-FBI. Prima della famosa questione, l’azienda di Cupertino aveva concesso per circa […]

L'articolo La polizia ha sbloccato un altro iPhone proviene da Data Manager Online.

]]>
Gli agenti di Los Angeles hanno chiesto (e ottenuto) lo sblocco di uno smartphone all’interno di alcune indagini per un caso di omicidio

Il terzo? Il quarto? O anche oltre? Presto si perderà il conto degli iPhone sbloccati dalla polizia dopo la storia Apple-FBI. Prima della famosa questione, l’azienda di Cupertino aveva concesso per circa 70 volte alle forze dell’ordine l’accesso agli iPhone di indiziati. Il punto è che adesso ogni smartphone violato fa notizia. Dopo il caso che ha messo di fronte la Mela e i federali, si fa fatica a tenere il conto di quanti altri enti di controllo abbiamo deciso di violare la sicurezza e la privacy dei dispositivi mobili, per ampliare le prove di indagini e casi complessi. Questa volta è toccato agli agenti di Los Angeles, California, che avrebbero ottenuto le informazioni contenute all’interno di un iPhone 5S, senza nemmeno contattare Cupertino.

Come hanno fatto

La chiave di volta è stata ancora una volta un’agenzia esterna, che sarebbe riuscita a valicare le misure di sicurezza del terminale sfondando le protezioni di cifratura del device. La polizia americana è dunque riuscita a risalite ai dati dell’iPhone di April Jace, moglie dell’attore Michael Jace, accusato di averla uccisa, con un arma da fuoco, nel maggio del 2014. Il 18 marzo di quest’anno gli investigatori del reparto di Los Angeles hanno contatto un esperto forense (o un team, è da chiarire) per estrarre i dati sul telefono. Per quanto ne sappiamo, a bordo del cellulare era installato iOS 8, un sistema operativo migliore dal punto di vista dei metodi crittografici, ma non privo di incertezze. Sebbene Apple abbia puntato molto sull’introduzione, a partire dall’iPhone 5S, della funzionalità Secure Enclave, che protegge i dati personali posizionandoli, concretamente, in una parte diversa rispetto allo storage principale, in questo caso pare non sia bastato per impedire a terzi di impadronirsi dei segreti conservati sul cellulare. Un altro smacco alle capacità di sicurezza degli ultimi dispositivi di Cupertino.

L'articolo La polizia ha sbloccato un altro iPhone proviene da Data Manager Online.

]]>
Altro che FBI, la polizia canadese hackera i BlackBerry dal 2010 https://www.datamanager.it/2016/04/altro-fbi-la-polizia-canadese-hackera-blackberry-dal-2010/ Mon, 18 Apr 2016 14:31:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=99259 Documenti rivelano le violazioni alla piattaforma di messaggistica BBM attraverso un accesso legittimo alle chiavi di crittografia Non si fa altro che parlare di FBI e di Apple e della possibilità che la polizia federale statunitense sfrutti le conoscenze di hacker e agenzie partner per violare la sicurezza dei dispositivi elettronici sequestrati all’interno delle indagini. Il clamore […]

L'articolo Altro che FBI, la polizia canadese hackera i BlackBerry dal 2010 proviene da Data Manager Online.

]]>
Documenti rivelano le violazioni alla piattaforma di messaggistica BBM attraverso un accesso legittimo alle chiavi di crittografia

Non si fa altro che parlare di FBI e di Apple e della possibilità che la polizia federale statunitense sfrutti le conoscenze di hacker e agenzie partner per violare la sicurezza dei dispositivi elettronici sequestrati all’interno delle indagini. Il clamore intorno alla vicenda è ancora alto eppure c’è chi da anni compie più o meno le stesse azioni senza batter ciglio. Si tratta della polizia canadese che, complice la presenza in patria dell’headquarter, ha forzato per anni BlackBerry (ex RIM) con l’obiettivo di ottenere le chiavi di crittografia di BlackBerry Messenger per entrare all’interno degli smartphone di tanti indiziati.

Il caso

Documenti declassificati, provenienti dalla Royal Canadian Mounted Police, indicano che tra il 2010 e il 2012, gli agenti hanno costretto BlackBerry ad aprire le porte di un server ad Ottawa per la polizia, con l’intento di intercettare i messaggi veicolati attraverso la piattaforma BlackBerry Messenger. Nonostante si tratti di uno scoop pubblicato da Vice News, la leggerezza della crittografia di BBM è riconosciuta da tempo. Invece di utilizzare il metodo di protezione DES triplo, l’azienda fino al 2013 ha sfruttato una chiave crittografica condivisa tra tutti i dispositivi attivi e iscritti al servizio di chat. In questo modo chiunque avesse intercettato del traffico veicolato via BBM, avrebbe potuto tradurlo, usando un qualsiasi modello di cellulare BlackBerry. Come indicano report passati, diversi governi internazionali hanno preso di mira utenti BB proprio per questo motivo, violando in continuazione i loro messaggi e spiandoli da remoto. Cosa è successo dopo? Difficile dirlo anche se l’azienda del Nord America è sempre stata dalla parte della polizia, come ha evidenziato il CEO John Chen durante un’intervista del 2015: “Rifiutiamo l’idea che le aziende tecnologiche dovrebbero respingere richieste di accesso ai dati, se ragionevoli”. Il punto è ora capire quanto ragionevoli fossero quelle del Royal Canadian Mounted Police.

L'articolo Altro che FBI, la polizia canadese hackera i BlackBerry dal 2010 proviene da Data Manager Online.

]]>