PSD2 – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 14 Jul 2021 15:27:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png PSD2 – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Strong Customer Authentication: i retailer sono pronti? https://www.datamanager.it/2019/04/strong-customer-authentication-i-retailer-sono-pronti/ Tue, 16 Apr 2019 14:09:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=186400 Studio Mastercard: quasi 8 esercenti su 10 non sono a conoscenza degli standard di sicurezza previsti dalla normativa europea PSD2 Il panorama europeo dei pagamenti sta vivendo una profonda trasformazione digitale. Il prossimo settembre – ai sensi della Direttiva europea PSD2 – la Strong Customer Authentication (SCA), che definisce gli standard di sicurezza in grado […]

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Studio Mastercard: quasi 8 esercenti su 10 non sono a conoscenza degli standard di sicurezza previsti dalla normativa europea PSD2

Il panorama europeo dei pagamenti sta vivendo una profonda trasformazione digitale. Il prossimo settembre – ai sensi della Direttiva europea PSD2 – la Strong Customer Authentication (SCA), che definisce gli standard di sicurezza in grado di supportare le tecnologie più all’avanguardia nei pagamenti digitali, come le soluzioni di autenticazione biometrica, diventerà obbligatoria. Il tema della SCA sarà molto importante per il mondo retail, che dovrà adottare una serie di misure per il corretto supporto dei nuovi standard previsti dalla normativa europea.

Per indagare le importanti novità previste dalla SCA e come il mondo retail si sta preparando a questo importante cambiamento, Mastercard ha avviato un sondaggio in 17 Paesi Europei. Secondo i dati raccolti da Mastercard, emerge che la gran parte dei retailer del commercio elettronico in Europa, ovvero il 75% degli intervistati, non è a conoscenza delle novità introdotte dalla normativa della nuova direttiva per facilitare nuove tecnologie che rendano più sicuri e semplici i pagamenti digitali.  Del resto, lo studio mette in risalto come solo il 14% degli esercenti in Europa supporti già i requisiti previsti dalla normativa, con il 51% di loro che è intenzionato ad adottarlo successivamente al mese di settembre 2019 o di non prevederlo affatto.

Con l’obiettivo di offrire presto un’esperienza di pagamento online più fluida e lineare possibile nel momento in cui questo cambiamento diventerà effettivo, Mastercard ha messo a punto una vera e propria roadmap per la sicurezza, che fornisce un approccio graduale per garantire una migliore esperienza del consumatore e una sicurezza totale. La roadmap ha l’obiettivo di lavorare con le banche e i retailer con soluzioni innovative che siano al passo delle aspettative di consumatori e imprese.

Tra le soluzioni messe a punto da Mastercard, Mastercard Identity Check, è un innovativo sistema di autenticazione dell’identità basato sul protocollo EMV 3DS. Con l’obiettivo di migliorare l’esperienza dei pagamenti digitali, EMV 3-D Secure (o EMV 3DS) segna un nuovo capitolo nella storia delle transazioni online, con l’incredibile vantaggio di conformarsi ai requisiti della SCA attraverso standard di sicurezza in grado di supportare l’autenticazione biometrica.

Oggi l’80% dei cittadini europei, infatti, utilizza lo smartphone per fare acquisti (nonostante si registri ancora un elevato abbandono del carrello prima della finalizzazione dell’acquisto, pari al 20-25%). In questo contesto e con l’aumento dei consumatori che fanno abitualmente shopping online con pochi e semplici click, è importante dunque assicurare alti standard di sicurezza, garantendo allo stesso tempo un’esperienza di pagamento veloce, rapida e facile per il consumatore.

“Il commercio elettronico continua a crescere rispetto agli acquisti fisici ed è necessario garantire transazioni sempre più sicure e senza interruzioni” commenta Michele Centemero, Country Manager di Mastercard Italia “Mastercard ha sviluppato e investito in tecnologie come biometria e intelligenza artificiale per rendere più efficiente l’approvazione delle transazioni e per migliorare l’esperienza dei consumatori. Grazie alla nostra esperienza e leadership nel settore delle tecnologie per i pagamenti siamo al fianco dei nostri partner per garantire un futuro dei pagamenti sempre più brillante, in Italia e nel mondo”.

Mastercard ha guidato una prima fase di adozione sperimentale di Mastercard Identity Check con risultati positivi: non solo questa nuova tecnologia permette di ridurre le frodi online e il rischio di transazioni declinate, ma favorisce anche un’autenticazione dell’identità senza ulteriori complicazioni per il consumatore. Tutto ciò contribuisce a migliorare l’esperienza di acquisto degli utenti favorendo al tempo stesso maggiori profitti per esercenti, emittenti e altri player tecnologici.

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Sistemi di pagamento innovativi. A che punto siamo? https://www.datamanager.it/2018/06/sistemi-di-pagamento-innovativi-a-che-punto-siamo/ Thu, 14 Jun 2018 09:01:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149605 L’area dei sistemi di pagamento innovativi è in piena trasformazione per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività. Il settore sta proponendo soluzioni e modelli funzionali e di business nuovi L’area dei pagamenti è una delle aree di trasformazione digitale più interessanti della finanza ed è foriera di nuove opportunità con […]

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L’area dei sistemi di pagamento innovativi è in piena trasformazione per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività. Il settore sta proponendo soluzioni e modelli funzionali e di business nuovi

L’area dei pagamenti è una delle aree di trasformazione digitale più interessanti della finanza ed è foriera di nuove opportunità con l’apertura di piattaforme che rendono i pagamenti più semplici e diffusi. L’affermarsi degli e-payment non rappresenta solo un vantaggio in termini di comodità e sicurezza per le famiglie, le imprese e le PA, ma anche un importante volano di crescita e sviluppo per il Paese, oltre a un risparmio di costi. I pagamenti digitali innovativi raggiungeranno un nuovo picco di crescita, anche se in Italia l’86% delle transazioni avviene ancora in contanti o con strumenti tradizionali e si effettuano in media solo 37 operazioni digitali pro capite all’anno, contro una media europea di 104. È in corso, infatti, un interessante cambiamento culturale dei consumatori che sta generando un salto di qualità e nuove opportunità. Il mercato si sta, inoltre, aprendo a nuove opzioni, vede l’avvento di nuovi attori e a trainare la crescita sono soprattutto gli strumenti innovativi via mobile. L’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano ha registrato che, nel 2017 in Italia, i mobile proximity payment, ossia i pagamenti effettuati presso i punti vendita attraverso gli smartphone, hanno avuto una vera e propria impennata, con oltre 70 milioni di transato, in netta crescita rispetto ai 10 milioni scarsi del 2016. Lo stesso prevede che nel 2020 il transato potrebbe valere dai 3,2 ai 6,5 miliardi di euro.

APPROCCIO APERTO E OMNICANALE

Secondo il Worldwide Quarterly Mobile Phone Tracker di IDC, la tecnologia dei sensori di prossimità (NFC e Bluetooth) è ormai presente sulla maggior parte degli smartphone: il 70% di quelli distribuiti nel primo trimestre 2017 aveva già integrata tale tecnologia. Ciò ha aperto la strada alla proliferazione delle applicazioni di ubiquità. «La sostituzione della carta di credito, che fisicamente può essere strisciata sui POS di prossimità con l’utilizzo delle tecnologie NFC e Bluetooth, sta già diventando una concreta realtà diffusa sul mercato» – afferma Fabio Rizzotto, associate vice president research & consulting di IDC Italia. Ne è un esempio il segmento di mercato dell’ospitalità che sta adottando rapidamente tale soluzione. Le catene alberghiere Hyatt e Hilton, per esempio, a cui si è unita una dozzina di piccoli albergatori di boutique, forniscono già, oltre alla prenotazione e al pagamento, anche l’accesso automatizzato alle camere tramite chiave virtuale su mobile. «I consumatori sono sempre più a proprio agio nell’usare i dispositivi mobili come strumenti per gestire i servizi finanziari e per effettuare pagamenti presso i punti vendita e, con amici e familiari, attraverso i pagamenti mobile peer-to-peer (P2P)» – spiega Rizzotto. «La proliferazione di questi ultimi nei mercati di tutto il mondo ha offerto ai consumatori più opzioni per l’utilizzo dei propri dispositivi mobili per completare tali transazioni».

IDC prevede un’evoluzione a lungo termine che riguarda il settore SMBs (small and midsize business) verso l’adozione di dispositivi mobili come strumenti di accettazione dei pagamenti nei mercati in via di sviluppo. In tali contesti, dove le alternative ai pagamenti mobili sono poche e i metodi di pagamento basati su carte non sono sempre disponibili, la penetrazione dei dispositivi mobili ha aperto un nuovo canale non solo per il P2P, ma anche per lo stesso mobile commerce. Diversi grandi mercati, in particolare in Cina, in India e in Africa, con popolazioni enormi e distribuite e, spesso, senza un accesso affidabile ai servizi finanziari di base, stanno vedendo la proliferazione dei servizi P2P mobili. Le banche centrali e i governi di queste regioni, infatti, incoraggiano l’adozione di tali strumenti sia per favorire l’inclusione finanziaria sia per i benefici rivenienti alle loro economie, che significano anche un incremento notevole degli utenti del sistema finanziario. In tal modo, le piccole imprese, che non hanno una storia di credito formale, possono accedere a strumenti finanziari utili per crescere. In generale, IDC prevede che nel 2019, a livello globale, le transazioni P2P raggiungeranno il valore totale di 6 trilioni di dollari e che, in gran parte, saranno effettuate utilizzando dispositivi mobili.

«Con Samsung Pay abbiamo aggiunto un altro elemento chiave in direzione della trasformazione dello smartphone in uno strumento pienamente mobile, capace di migliorare concretamente la vita degli utenti in ogni singolo aspetto, e contribuito ad accelerare la trasformazione digitale del Paese» – sottolinea Antonio Bosio, product and solutions director di Samsung Electronics Italia. «Siamo convinti che il lancio in Italia di Samsung Pay contribuirà alla trasformazione del rapporto degli italiani con il denaro in direzione di quella “cashless society” di cui si parla ormai da tempo e che in alcuni paesi è già una realtà capace di apportare benefici concreti al sistema paese nel suo complesso, grazie anche al fatto di rendere la gestione del denaro totalmente trasparente». Samsung Pay è stato progettato per rendere i pagamenti tramite smartphone sicuri, semplici e convenienti. Garantisce, inoltre, la sicurezza dei dati delle carte di pagamento grazie a tre livelli di sicurezza. Innanzitutto, per autorizzare ogni transazione è necessario autenticarsi con PIN, impronta digitale, o scansione dell’iride. Inoltre, effettua la tokenizzazione dei dati della carta di pagamento che, in questo modo, non compaiono mai nelle transazioni, né vengono memorizzati sul dispositivo. Infine, la protezione dei dati avviene tramite la piattaforma Samsung Knox integrata nello smartphone.


La #PSD2 accresce il perimetro dei pagamenti elettronici
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LA PSD2 METTE LE ALI AI PAGAMENTI ELETTRONICI

L’Europa sta facendo enormi sforzi per normare l’area degli e-payment e la loro sicurezza ma, come è noto, questo è un comparto globale per definizione. La direttiva PSD2 (Payments Service Directive 2015/2366/UE), entrata in vigore il 13 gennaio scorso, rappresenta il nuovo quadro normativo entro cui muoversi al fine di aumentare la possibilità di scelta di uno strumento di pagamento in capo al consumatore, di incrementare la sicurezza e di ridurre i costi. Ampliare l’opportunità di scelta significa incoraggiare la competizione sia fra prestatori di servizi di pagamento (bancari e non) sia tra gli strumenti di pagamento stessi. «La PSD2 in Europa sta imprimendo una nuova importante direzione al settore dei pagamenti» – afferma Rizzotto di IDC. «La rimozione delle barriere commerciali e la condivisione obbligatoria dei dati con attori complementari porta inevitabilmente a un nuovo modello nei servizi finanziari e di pagamento basato su nuovi ecosistemi digitali che affiancheranno la tradizionale realtà bancaria centralizzata». I principali innovatori nei servizi finanziari a livello globale stanno, infatti, già guardando oltre l’ambito della condivisione dei dati prescritta da PSD2 e stanno sviluppando sofisticate strategie API per portare nuove proposte di valore ai loro clienti. La revisione del processo di pagamento, determinata dall’introduzione da parte della PSD2 di provider di servizi di pagamento di terze parti (Payment initiation service providers – PISP), stabilirà una nuova esperienza del cliente, in particolare per i pagamenti online e mobili, che verranno emulati globalmente nei prossimi anni. «Aumenterà anche la necessità di partner capaci che dovranno creare la catena del valore necessaria per effettuare mobile payment e la loro accettazione nei nuovi mercati» – conclude Rizzotto. «Non esiste un unico modo per costruire reti e piattaforme che offrano un accesso rapido e sicuro ai movimenti di denaro e ai pagamenti».

Gli fa eco Simone Capecchi, executive director di CRIF quando afferma che la PSD2 è destinata ad accrescere ulteriormente il perimetro dei pagamenti elettronici. Dalla PSD2, infatti, partono anche le premesse per una nuova fase per il mercato del credito, favorendo lo sviluppo di nuove forme di innovazione e di concorrenza a livello di pagamenti digitali e di nuovi servizi. «Con l’apertura delle reti anche a terze parti – sottolinea Capecchi – le banche restano le depositarie uniche del conto corrente, ma dovranno evitare che ciò si trasformi in una commodity senza valore aggiunto». Nonostante l’incremento del rischio di disintermediazione, la PSD2 non può essere vista unicamente come una minaccia. Questa rappresenta un’occasione unica anche per le aziende di credito tradizionali per innovare le proprie modalità di rapporto con i clienti e i canali di gestione degli stessi. «Proprio la conoscenza dei clienti e dei prospect, nonché l’identificazione dei loro bisogni in un dato momento – conclude Capecchi – sono le chiavi del successo per governare le opportunità che la nuova legislazione offre». Una conoscenza strutturata dei target permette effettivamente di definire al meglio la proposta commerciale. In quest’ottica, CRIF può accompagnare le aziende di credito fornendo un mix unico di dati, consulenza e soluzioni, in modalità differenti in base allo specifico approccio che ciascuna banca vorrà adottare e dei servizi che potrà o vorrà distribuire. Con la PSD2, l’accesso di terze parti agli account, l’utilizzo di API aperte per collegare direttamente i rivenditori e le banche e la capacità di consolidare le informazioni sull’account tramite un portale, rivoluzionerà senza dubbio i servizi di pagamento. La sfida sarà comunque come i consumatori risponderanno ai nuovi fornitori non finanziari e su come questi nuovi arrivati saranno in grado di soddisfare le aspettative. La PSD2 comporterà, quindi, anche un cambiamento notevole sul modo di operare delle banche. Tuttavia, questo potrebbe anche trasformarsi nella opportunità di migliorare le loro offerte mobile e online, di integrare meglio i social media nell’ambito della strategia omnichannel e di rendere il contatto con il cliente customer friendly attraverso l’impiego di tecnologie live chat e di intelligenza artificiale.

UN ECOSISTEMA EVOLUTO

«Le innovazioni digitali che vedono la diffusione di nuovi strumenti di pagamento hanno portato gli operatori del mercato a migliorare la propria offerta verso soluzioni in grado di accettare tutti i sistemi di pagamento in essere, evitando il rischio di non poter concludere una vendita per non poter accettare il metodo di pagamento richiesto dal cliente» – sottolinea Cristiano Viganò, managing director di Ingenico Italia. In effetti, Ingenico risponde a tale richiesta implementando soluzioni adatte a ogni situazione di utilizzo (al punto cassa, in mobilità all’interno del negozio, a domicilio o in postazioni outdoor oppure in sistemi self-service) e – soprattutto – in grado di accettare ogni metodo di pagamento elettronico, compresi i nuovi wallet su smartphone come ApplePay, SamsungPay, quelli basati su QRcode come Alipay, i pagamenti person-to-person e person-to-merchant. Inoltre, per avvicinarsi ancora di più alle esigenze dei merchant e dei retailer, Ingenico ha lanciato sul mercato la nuova piattaforma AXIUM che rappresenta un nuovo modo di fare business in negozio, agevolando l’uso di servizi digitali, mantenendoli integrati con i pagamenti elettronici sicuri. «Si tratta di un ecosistema nuovo ed evoluto – prosegue Viganò – che fa convergere applicazioni basate sul sistema operativo Android con pagamenti eseguiti all’interno dell’ambiente sicuro Ingenico Telium TETRA». I servizi accessibili attraverso la piattaforma possono essere cloud based e aiutano il merchant nel proprio business e nella gestione dei propri dispositivi: possono essere applicazioni a valore aggiunto, soluzioni di cassa, soluzioni per la gestione del magazzino, reportistica sulle operazioni eseguite, e così via. «La nuova piattaforma AXIUM – spiega Viganò – consente di realizzare la convergenza tra il mondo fisico dei pagamenti in-store e quello dei pagamenti online, offrendo un’opportunità di “omnicanalità” anche ai merchant più piccoli». La piattaforma AXIUM, inoltre, garantisce a chi sviluppa applicazioni per il business del merchant (come nelle applicazioni di cassa evolute) la massima libertà applicativa, nel rispetto di alcune regole di sicurezza quando viene richiesto un pagamento, che viene eseguito dallo stesso dispositivo, dotato di lettori, tastiera per PIN entry e moduli di cifratura certificati.

Quello dei pagamenti elettronici è un mercato che sta evolvendo rapidamente anche in Italia grazie soprattutto a nuovi prodotti fruibili via mobile. Per Roberto Catanzaro, direttore business development di Nexi, l’altissima diffusione di smartphone nel nostro Paese, infatti, è certamene un importante acceleratore nella diffusione degli e-payment. «Come Nexi – spiega Catanzaro – offriamo diverse soluzioni pensate in ottica mobile. Per esempio Nexi Pay, che permette ai privati di gestire le funzionalità della propria carta, di monitorare in tempo reale le spese effettuate e di pagare tramite lo smartphone, anche con Apple Pay e Samsung Pay. Oppure Nexi Business, che consente agli esercenti di gestire in modo semplice dal proprio smartphone tutti gli incassi della propria attività e di confrontare l’andamento del proprio business rispetto alla concorrenza, selezionata per area geografica e settore merceologico». Molte stime di mercato proiettano i pagamenti omnicanale in Italia alla quota di 20/25 miliardi di euro annui al 2025: per coglierne in pieno le opportunità offerte dal mercato, quindi, è necessario puntare su soluzioni di pagamento nativamente omnichannel. «Nexi – conclude Catanzaro – si sta muovendo da tempo in questa direzione proprio per garantire alle nostre banche partner una serie di nuovi servizi multicanale da mettere a disposizione dei clienti».

Per Andrea Guillermaz, partner di PITECO, l’introduzione di differenti soluzioni di pagamento rende necessario disporre di un treasury management system in grado di garantire all’azienda la corretta attuazione dei nuovi paradigmi che si stanno diffondendo sul mercato. «In questo contesto – continua Guillermaz – PITECO ha avviato una partnership con AirPlus, società del Gruppo Lufthansa specializzata nella fornitura di soluzioni innovative per i pagamenti aziendali, per offrire alle aziende l’opportunità di avvalersi di nuove soluzioni di pagamento B2B “non tradizionali”. Alla fine di aprile la software factory PITECO ha concluso lo sviluppo dell’integrazione tra il prodotto PITECO Evolution e AIDA di AirPlus, la piattaforma di generazione di carte di credito virtuali Mastercard che garantiscono benefici finanziari, di processo, maggior controllo, trasparenza e flessibilità. «Il cliente che sceglie questa soluzione, oggi unica sul mercato – spiega Guillermaz – può disporre l’accredito puntuale ai fornitori usufruendo di un plafond di spesa aggiuntivo, beneficiando al contempo di una dilazione dell’addebito finanziario in termini di valuta, con un conseguente incremento del DPO (days payables outstanding) aziendale». Grazie a questa integrazione, l’azienda può facilmente individuare i fornitori selezionati e disporre i pagamenti in totale sicurezza, attraverso l’implementazione dei workflow autorizzativi e delle caratteristiche di security garantite dal prodotto PITECO. «Si rende così disponibile alle aziende – conclude Guillermaz – una nuova leva per il raggiungimento degli obiettivi di cash flow, mantenendo gli elementi di sicurezza, tracciabilità e controllo tipiche delle soluzioni PITECO».


Verso la #CashlessSociety per una gestione trasparente dei #pagamenti
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INNOVAZIONE E SICUREZZA

L’attenzione alla sicurezza è condizione imprescindibile al fine di consolidare la confidenza dei merchant e dei consumatori verso gli e-payment. Esiste, infatti, un problema generalizzato di conoscenza e percezione da parte del consumatore. Molti erroneamente ritengono che gli e-payment siano meno sicuri del contante, quando è vero l’esatto contrario. Altri hanno paura della potenziale tracciabilità e della non adeguata tutela della privacy. Altri ancora temono di perdere il controllo sulla spesa oppure che qualcuno clonando la carta possa svuotare il conto in banca. Tutto ciò dimostra la scarsa conoscenza degli e-payment e di contro la necessità di una adeguata comunicazione e formazione.

A tal fine e per mitigare le frodi, contribuendo al tempo stesso a rafforzare la fiducia dei consumatori, è prevista l’istituzione di raccomandazioni di alto livello per la sicurezza dei pagamenti in mobilità, armonizzate in un contesto Europeo. La sfida si gioca sia sulla compatibilità con le norme e gli standard (PSD2 e GDPR in primo luogo) sia sulla sicurezza e l’affidabilità ma anche e, soprattutto, sulla facilità d’uso. Per comprendere bene la natura della domanda di e-payment, bisogna analizzare i bisogni reali degli utilizzatori. Occorre realizzare il principio dell’invisible payment inteso come processo di payment talmente standardizzato e facile da risultare quasi “invisibile” per il cliente. Vi sono poi da considerare evoluzioni tecnologiche in atto che cambieranno lo scenario del prossimo futuro. Le principali sono le soluzioni biometriche, insieme a nuovi strumenti di geolocalizzazione, che costituiscono una priorità di innovazione nell’immediato. Anche la tecnologia Blockchain e DLT (distributed ledger technology) rivestirà grande importanza nel prossimo futuro.

«Il mercato degli e-payment continua la sua espansione nel mondo – sottolinea Enrico Belgini, product manager monetica e pagamenti di CEDACRI. «Cina e Stati Uniti sono i due mercati dove si riscontrano i maggiori passi avanti. Continua però anche l’aumento delle quote di mercato internazionali da parte dei grandi attori (Apple, Google, Alipay, X-Pay…) insieme alle Fintech». La crescita dei pagamenti digitali continua a essere presente anche in Italia seppur con dinamiche differenti dagli altri mercati. Mobile payment, digital wallet, nuovi smart POS, biometria, IA, NFC, API e Blockchain risultano sempre più in crescita sul mercato e sotto continua osservazione. «Cedacri – continua Belgini – negli ultimi anni ha implementato e integrato buona parte di tali soluzioni, adottato la tecnologia Blockchain nell’ambito del P2P e del P2B ed è in procinto di rilasciare le nuove funzionalità di open banking previste dalla PSD2». Il quadro normativo ed evolutivo dei servizi di pagamento sta facendo da volano nell’apertura di opportunità all’interno dei new digital payment per tutti gli attori siano essi banche, TPP, fintech. «Le direttrici da seguire per stare al passo con tali evoluzioni – conclude Belgini – dovranno riguardare: semplicità d’uso, sicurezza, interoperabilità e coopetition». Blockchain e open banking rappresentano le principali direttrici di sviluppo di Cedacri sul mercato dei digital payment per alcune tematiche in autonomia e per altre in collaborazione con fintech di settore, in modo da poter svolgere il ruolo di “abilitatore tecnologico” delle banche clienti alle potenzialità di sviluppo del mercato. Accanto alla digitalizzazione dei pagamenti, infatti, sarà possibile affiancare servizi a valore aggiunto per la clientela (VAS) al fine di poter accrescere ancor di più le opportunità di business.

CONCLUSIONI

Serve, quindi, una seria politica industriale per il settore a livello nazionale ed europeo. Occorre, infatti, considerare che c’è una correlazione matematica stretta tra l’uso degli e-payment ed economia sommersa. Con l’entrata in vigore della PSD2, si mette al bando il sovrapprezzo per pagamenti con carte di debito e di credito. E porterà a un risparmio considerevole all’anno per tutti i consumatori della Ue, che saranno anche più protetti quando effettueranno i pagamenti. Inoltre gli standard condivisi garantiscono una maggiore interoperabilità, trasparenza e concorrenza. Più della coercizione, già tentata nel recente passato, occorre una adeguata campagna di comunicazione, informazione e formazione. In tal modo i consumatori finali e le aziende utilizzerebbero sicuramente gli e-payment. Solo così si può fare la “guerra al contante” e far diventare gli e-payment una vera opportunità per il Paese. L’area degli e-payment è sicuramente uno dei territori d’elezione del settore della finanza e la presenza strategica in quest’area è, e sarà sempre, irrinunciabile per l’istituzione finanziaria. Di certo il settore della finanza e quello dell’ICT stanno operando in stretta collaborazione in questo importante mercato con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di un mercato interno dei pagamenti al dettaglio efficiente, sicuro e competitivo, rafforzando così la tutela degli utenti, sostenendo l’innovazione e aumentando il livello di sicurezza dei servizi.

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Cyber security in banca alla luce del GDPR https://www.datamanager.it/2018/05/cyber-security-in-banca-alla-luce-del-gdpr/ Fri, 18 May 2018 12:58:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147956 Verso la cyber-physical security. La sicurezza globale integrata e di sistema. La banca si sta trasformando e organizzando per contrastare sempre meglio il rischio cyber. La sicurezza cambia pelle adottando nuove strategie e soluzioni che in parte discendono dal GDPR e dalla direttiva NIS Nell’attuale contesto di trasformazione digitale della finanza, la sicurezza dei servizi […]

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Verso la cyber-physical security. La sicurezza globale integrata e di sistema. La banca si sta trasformando e organizzando per contrastare sempre meglio il rischio cyber. La sicurezza cambia pelle adottando nuove strategie e soluzioni che in parte discendono dal GDPR e dalla direttiva NIS

Nell’attuale contesto di trasformazione digitale della finanza, la sicurezza dei servizi bancari è strategica per l’intero core business del settore. La minaccia cyber, per la sua natura diffusa, incontrollata e transnazionale, rappresenta oggi la sfida più impegnativa. I cyber attack sono in grado di produrre effetti devastanti, molto costosi e di incidere sull’esercizio stesso della libertà economica. La distruzione e il danneggiamento, anche parziale, della infrastruttura critica della finanza hanno un notevole impatto strategico, umano, economico e sociale: basti pensare alle reti di interscambio e ai sistemi di pagamento che includono effetti intersettoriali e transfrontalieri, con effetto “domino” dovuto alle interdipendenze. L’autorevole Global Risk Report 2018 del World Economic Forum (WEF), alla sua tredicesima edizione, pone il cyber risk al terzo posto in termini di probabilità e al sesto in termini di più alto impatto globale. E se confrontiamo i dati degli ultimi cinque rapporti vediamo che il rischio cyber è cresciuto sistematicamente fino ad arrivare alla posizione attuale.

CYBER SECURITY

«La cyber security è certamente uno dei temi più rilevanti per il settore bancario. La posta in gioco è altissima e non tocca la semplice perdita di denaro a fronte di una piccola frode, ma la possibile compromissione dell’intero sistema dei pagamenti e del rapporto di fiducia sul quale si basa il convivere sociale» – conferma Alessandro Vallega del comitato direttivo CLUSIT. Il rapporto CLUSIT presentato al Security Summit del marzo scorso, delinea una situazione veramente preoccupante. Da una parte si stima che il cybercrime abbia causato, a livello globale, danni per 500 miliardi di dollari con un trend in aumento e, dall’altra, si afferma che il 2017 è stato, contemporaneamente, l’anno del trionfo del malware e degli attacchi industrializzati, realizzati su scala planetaria contro bersagli multipli, nonché della discesa in campo dei governi come attori di minaccia. «In ambito bancario, queste tre cose sono molto rilevanti» – spiega Vallega. «Il malware è un forte veicolo di compromissione della sicurezza dei sistemi usati dai clienti per accedere ai loro dati. In modo analogo, è anche un pericolo per i sistemi client e server degli istituti e della rete che trasporta l’informazione dagli uni agli altri». Negli ultimi anni, CLUSIT ha anche raccolto chiare ipotesi di attacco cyber provenienti da stati. «Si, in ambito bancario – conclude Vallega – alcuni ritengono che la frode, per un centinaio di milioni di dollari, ai danni della Banca Centrale del Bangladesh sia avvenuta tramite la compromissione del sistema di comunicazione dei pagamenti SWIFT e che sia collegata a un gruppo di hacker legato al governo nord coreano». Tutto ciò è risultato chiaro anche durante l’ultima edizione del Cyber Security Summit 2018, organizzato da The Innovation Group (www.theinnovationgroup.it) e tenutosi a Roma a marzo scorso. I keynote speaker e gli esperti internazionali hanno evidenziato chiaramente che la cyber security è oggi un’urgenza in tutto il mondo e in particolare nel settore finanziario. Le minacce odierne del cyber terrorismo, cyber crime e cyber warfare rappresentano una sfida sempre più importante, come hanno dimostrato alcuni eventi recenti, dalla divulgazione dei principali bug di sicurezza della CPU alla diffusione epidemica dei criptoworms (WannaCry, NotPetya e BadRabbit). Anche il presidente della Commissione Europea (CE) Jean-Claude Juncker, nell’ultimo discorso sullo stato dell’Unione ha sottolineato che la risposta al cyber crime è al quarto posto tra le priorità europee, e che stanno arrivando azioni concrete e nuovi regolamenti, come il preannunciato “Cyber Security Act” di cui ha parlato Sir Julian King, commissario per Unione della Sicurezza della CE. King ha presentato, inoltre, le azioni in corso per realizzare tutte le priorità relative alla Unione Europea della Sicurezza, soffermandosi sui progressi compiuti e descrivendo brevemente i lavori per i prossimi mesi.


#GDPR #NIS e attuazione della #PSD2 priorità assolute per il finance
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NUOVE NORME

Come noto, l’Unione Europea ha già emanato la direttiva (UE) 2016/1148 “Network and Information Security (NIS)” e il regolamento (UE) 2016/679 “General Data Protection Regulation (GDPR)” per il “trattamento e protezione dei dati”, dove non si parla più solo di “privacy” bensì di “data protection”. Con il GDPR, già in vigore dal 2016 e che completa la sua attuazione il 25 maggio, la UE ha voluto cogliere tre obiettivi principali: 1) Innalzare il livello di protezione dei dati e dei sistemi di cyber security. 2) Uniformare, per tutti i paesi UE, le norme specifiche. 3) Proteggere i dati che nascono nell’UE anche se vengono esportati fuori dall’Unione. Il 2018 è un anno decisivo per la cyber security, non solo per il completo dispiegarsi del GDPR e della direttiva NIS, ma anche per l’attuazione della PSD2 (“Payment Services Directive 2”), che riguarda direttamente o indirettamente l’innalzamento della sicurezza per gli operatori dei servizi essenziali e della finanza. Ma, collegato a questi adempimenti, c’è anche il completamento del “Piano nazionale per la protezione dello spazio cibernetico”, con il rafforzamento della rete dei CERT in grado di far fronte a eventuali emergenze nazionali e la messa in funzione del Nucleo per la sicurezza cibernetica (NSC) deputato alla gestione e coordinamento delle crisi.

IMPLICAZIONI GDPR E NIS

«Una delle possibili chiavi di lettura del GDPR attribuisce a questa nuova disciplina il merito di ridisegnare un quadro normativo in materia privacy vecchio ormai di vent’anni, estendendone l’efficacia a livello di protezione del dato» – ricorda Andrea Violato, senior GDPR consultant di Augeos. «Tale visione appare del tutto condivisibile, in quanto riconosce al GDPR non tanto il merito di aver introdotto ex novo obblighi inediti e nuovi adempimenti, quanto l’aver riordinato una serie di buone prassi venutesi a concretizzare in materia di analisi del rischio, riconoscendone così una fondamentale dimensione. Più in particolare, l’introduzione, pressoché d’obbligo per tutto il settore finance, di predisporre e mantenere un apposito Registro dei trattamenti, al fine di un effettivo ed efficace data protection impact assessment, e la corretta gestione dei diritti degli interessati appaiono come alcuni dei più interessanti passi in avanti della disciplina rispetto al passato. «Tuttavia, per far fronte al GDPR – prosegue Violato – è necessario adoperarsi al fine di attuare quella che potrebbe rivelarsi una profonda riorganizzazione interna, che va dalla designazione del data protection officer (DPO) sotto forma di nuova figura di controllo, alla predisposizione di strutture organizzative idonee a far fronte agli obblighi di data breach notification, passando dal ridisegno dei processi aziendali di gestione del dato in ottica di privacy by default e privacy by design». In ogni caso, dal punto di vista economico, il GDPR non deve essere inquadrato solo ed esclusivamente come voce di spesa, ma anche e soprattutto, come occasione di crescita culturale in materia di data protection e di professionalità degli addetti aziendali. «A nostro avviso – dice Violato – uno dei punti strategici su cui puntare è rappresentato dalla individuazione delle misure tecniche e organizzative da applicare ai trattamenti al fine di tutelare i diritti degli interessati». Su tale argomento, sono di indubbio valore le sempre più diffuse tecniche di machine learning e di analisi del linguaggio capaci di rendere facilmente processabili e identificabili le lacune e le vulnerabilità rispetto al framework di riferimento. «Il GDPR – conclude Violato – è da intendersi come il migliore strumento operativo con cui formare i soggetti aziendali non solo dal punto di vista strettamente professionale, ma anche e soprattutto, sotto il profilo personale». Di conseguenza, l’avvento di un framework condiviso a livello UE che, per di più, riverbera i propri effetti a livello planetario, deve essere letto come opportunità di crescita e consolidamento delle proprie identità.

LA SICUREZZA È UN BENE COMUNE

«Mentre il GDPR ha un indirizzo molto specifico, legato alla protezione dei dati personali, la direttiva NIS ha un respiro più ampio, legato alla definizione di elevati standard di sicurezza comuni agli operatori di servizi essenziali» – afferma Cinzia Convertino, security consulting manager di HPE Pointnext. Tra questi, anche banche e assicurazioni, con un serio impatto sul risk management, IT in particolare, che deve essere adeguato per conformarsi alla normativa. «L’intelligenza artificiale, oltre a essere l’arma di punta dei cyber-criminali, può anche essere un efficace strumento di contrasto agli stessi soprattutto se combinata opportunamente con altre tecnologie» – sottolinea Cinzia Convertino. Aruba Networks, per esempio, fornisce una protezione a 360 gradi, unendo il controllo degli accessi alla rete di ClearPass con il rilevamento e gli avvisi sugli attacchi basati sull’analisi del comportamento degli utenti di Introspect. Le tecnologie di machine learning sono particolarmente efficaci in settori come la user and entity behavior analytics (UEBA), che studiando i comportamenti degli utenti, non solo umani, possono identificare comportamenti sospetti e potenziali pericoli. «Occorre però continuare anche a promuovere e diffondere la cultura della sicurezza a tutti i livelli, un’arma fondamentale contro la criminalità informatica – continua Convertino – che spesso sfrutta proprio la non adeguata preparazione di utenti e operatori». Di pari passo è necessario poter contare su strumenti organizzativi e tecnologici all’altezza. Sarebbe auspicabile che gli operatori del settore approfittassero dell’occasione fornita dall’entrata in vigore delle nuove normative per rivedere i propri modelli IT, magari evolvendo verso forme di Hybrid IT che sono in grado di garantire maggiore sicurezza e flessibilità e al tempo stesso minori costi. «Cooperazione e governance sono poi, senza dubbio, elementi chiave da considerare» – conclude Convertino. «Occorre comprendere che la sicurezza è un bene comune il cui livello non dipende da un singolo operatore». Un solo anello debole può mettere a repentaglio la sicurezza di tutti. Da un approccio di questo tipo, possiamo quindi aspettarci dei vantaggi per tutti, anche per gli utenti finali.

CONCENTRARSI SULL’UTENTE FINALE

«L’aspetto più rilevante è sicuramente il passaggio da una normativa, basata su richieste specifiche e a volte tendenti all’obsolescenza, a una basata sull’analisi dei rischi che richiede alle società finanziarie una comprensione molto più avanzata e completa delle problematiche attinenti la sicurezza» – afferma Michele Rivieri, chief information security officer di Cedacri. «In particolare, è importante che le aziende del settore finance comprendano che il GDPR non è solo una normativa in ambito IT, ma ha soprattutto un impatto organizzativo e procedurale». In Cedacri, le misure richieste sono già state in gran parte realizzate, in particolare l’implementazione di misure come la corretta segregazione degli ambienti, la mascheratura dei dati non di produzione, la cifratura dei dati in transito e la protezione dalle nuove minacce, perciò gli impatti delle nuove normative sono ridotti. Mentre in realtà più piccole e meno organizzate e strutturate potrebbero essere particolarmente costosi e impegnativi. «Già da alcuni anni – continua Rivieri – gli organismi regolatori del mondo finance sia a livello nazionale che europeo si sono mossi nella direzione indicata dalla direttiva NIS, quindi mi aspetto che sarà necessaria solo qualche correzione di rotta». I vantaggi maggiori saranno nella gestione delle terze parti che verranno finalmente spinte ad abbracciare anch’esse i principi base della sicurezza. «Ritengo, in definitiva – conclude Rivieri – che occorra concentrarsi sull’utente finale, che sempre di più sarà il vettore di ingresso ai sistemi finanziari da parte degli hacker».

Il settore finance sarà sempre di più impattato dai provvedimenti europei a causa dei cambiamenti al livello di business model, che stanno interessando il settore. «In risposta a questa escalation delle conformità, DXC Technology ha definito un nuovo approccio, recependo quello che è il messaggio sottostante i diversi presidi regolatori e cioè che alle organizzazioni è richiesto un cambiamento culturale che traguardi la protezione del proprio business a 360 gradi» – spiega Leonardo Nobile, security principal. «Tale nuovo apprestamento, secondo Nobile, dovrà tenere in considerazione quattro aspetti principali. Il primo: «Analizzare la propria postura di sicurezza rispetto al nuovo rischio cyber, ai nuovi attori e alle nuove minacce, tramite approcci strutturati e con modelli di valutazione che tengano in considerazione organizzazione, processi, tecnologie e risorse umane. Il secondo: «Processi di condivisione con gli altri attori del settore finanziario (information sharing) su quanto accade in termini di sicurezza cyber. Il terzo: «Processi e tecnologie che mirino non solo alla protezione ma anche alla early identification, risposta e recupero del business a seguito di incidenti cyber verso una nuova architettura di sicurezza. E infine, il quarto: «Adozione di modelli as a service e cloud based, ricorrendo a terze parti per i servizi di monitoraggio e gestione della sicurezza, con indubbi vantaggi in termini di efficacia ed efficienza della protezione».


La protezione, la prevenzione e la sicurezza sono beni comuni
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SECURITY HUMAN-CENTRIC

Secondo Emiliano Massa, area vice president sales South EMEA di Forcepoint, le banche e gli istituti finanziari, per adempiere alla NIS e GDPR, devono assumere misure tecniche e organizzative adeguate e proporzionate per gestire i rischi e la sicurezza, prevenire e ridurre al minimo l’impatto degli incidenti informatici ed essere in grado di rilevare eventuali incidenti. «Il punto di partenza è identificare e mappare correttamente i dati critici e sensibili, garantirne la protezione, mitigando i rischi, ed essere in grado di rilevare eventuali incidenti in tempi molto brevi per segnalarli agli enti preposti». Forcepoint risponde a queste tre necessità con il proprio approccio di security human-centric, basato su una cyber security che pone l’individuo al centro di ogni processo. Attraverso il DLP (data loss prevention), e in particolare della funzionalità di data discovery, con l’utilizzo di policy ad hoc per il mercato italiano pre-impostate, offre un prezioso supporto per identificare i dati critici o sensibili. Inoltre, è in grado di contribuire fortemente alla mitigazione del rischio informatico, attraverso soluzioni di data protection e alle nuove soluzioni che mirano a comprendere il comportamento degli utenti e a prevenirne azioni rischiose, come insider threat e UEBA (user and entity behavior analytics). «Tali soluzioni di identificazione real time del rischio – conclude Massa – si basano sul risk scoring, per focalizzare l’attenzione sulle sole minacce pericolose, permettendo agli enti di evitare di disperdere energie su attacchi secondari e/o falsi positivi. Forcepoint è in grado di rilevare in tempo reale eventuali incidenti, diminuendo nettamente il cosiddetto “dwell time” (tempo di permanenza) e consentendo agli enti di segnalare gli incidenti con la richiesta tempestività».

INTEGRARE PROCESSI E NORMATIVE

«Il concetto di “governo e tutela dei dati” introdotto dal GDPR e l’esigenza di garantire la continuità dei servizi essenziali sottolineata dalla direttiva NIS, richiedono la definizione di strategie e l’adozione di misure specifiche su larga scala» – sottolinea Giulio Vada, country manager di G DATA. Uno sforzo notevole alla luce delle diverse infrastrutture e modalità di lavorazione dei dati presenti presso gli operatori finanziari. La spesa effettiva è difficilmente quantificabile poiché del tutto dipendente dalla situazione in cui versa il singolo operatore. L’effetto però è dirompente: occorre mettere mano a tutti i processi di business e alle infrastrutture in essere per assicurare che la resilienza e la privacy, ovvero la protezione e il governo del dato, siano davvero garantite “by default e by design”. «Entrambi i provvedimenti – continua Vada – richiedono di assegnare la massima priorità alla cyber security adottando un atteggiamento proattivo: una gestione matura dei rischi deve necessariamente includere la stima continua dei propri asset, dei rischi cyber, dei punti di forza e delle vulnerabilità».

La formazione del personale si rivela essenziale per ridurre il rischio di incidente. «Inoltre – conclude Vada – risulta necessario ingegnerizzare l’aggiornamento dei sistemi e degli applicativi con una moderna soluzione di patch management, oltre che adottare soluzioni di elevata qualità per la sicurezza degli endpoint (inclusi eventuali smartphone) e per il monitoraggio costante dell’operatività di host e periferiche di rete». Per Angelo Bosis, sales consulting director di Oracle il recepimento della direttiva NIS rappresenta un ulteriore passo avanti rispetto al tema della cyber security di cui ormai nessuno nega l’importanza a fronte dell’ineluttabile trasformazione digitale del modello di produzione e consumo. «Nello specifico settore bancario, uno dei più regolamentati, esistono da tempo numerose norme e regolamenti che hanno già contribuito ad alzare il livello di sicurezza. «Il valore aggiunto della NIS lo vedo quindi maggiore in quei settori industriali dove all’IT si complementa l’OT, l’operational technology» – spiega Bosis . «Nelle banche, si pone il tema di come integrare i processi di gestione della NIS con i regolamenti di Banca d’Italia, la PSD2 e il GDPR. Si pensi per esempio al tema della notifica dei data breach: sarebbe auspicabile raggiungere una certa omogeneità delle definizioni e dei criteri per le notifiche». Un aspetto positivo della NIS è sicuramente che si razionalizzano le strutture di coordinamento europee e nazionali e si facilita in ambito security una collaborazione intersettoriale e, quindi, per l’ambito bancario la NIS migliora cooperazione, resilienza e governance anche se il settore aveva già una discreta maturità pregressa.

INFORMATION CENTRIC SECURITY

Vi sono forti implicazioni in termini di tipo di soluzione IT e della loro disponibilità a coprire i temi del GDPR. «Nonostante molti fornitori di software e servizi abbiano aggiunto frasi come “conforme GDPR” agli script di vendita e alle campagne di marketing, è importante ricordare che il software non può mai essere veramente conforme al GDPR» – afferma Fabio Rizzotto, associate vice president research and consulting di IDC Italia. È un software e, quindi, solo uno strumento. Certo un buon tool può aiutare un’organizzazione a soddisfare i requisiti normativi, ma questi debbono essere controllati da responsabili della conformità e dai team legali per garantire che il servizio sia effettivamente allineato a tutte le regole e le restrizioni previste. «Più in generale – continua Rizzotto – quando le banche si trasformano, ogni cambiamento deve essere verificato a livello internazionale, nazionale, statale e talvolta a livello di città». Le autorizzazioni normative già in vigore devono essere esaminate attentamente per garantire la conformità con l’attività pianificata. Le procedure di segnalazione degli incidenti, la sicurezza delle informazioni e i protocolli di continuità devono essere aggiornati. «Le politiche che regolano l’uso dei dati sensibili – conclude Rizzotto – devono essere sempre aggiornate e i normali test e revisioni delle procedure di conformità devono essere parte integrante delle attività aziendali». A questo proposito, un’oncia di prevenzione vale un chilo di cura. La creazione di una task force in grado di controllare rapidamente ogni modifica durante la pianificazione eviterà probabilmente correzioni e multe costose lungo la strada. Vi sono anche forti implicazioni del GDPR nel contesto dei vari canali e dell’ecosistema, poiché molte società possono essere coinvolte con i dati di un cliente. Qui le complessità del GDPR sono amplificate. In particolare, se un determinato utente finale dovesse cadere in errore rispetto al GDPR, e si dovesse procedere alle opportune riparazioni, è probabile che si cerchi di individuare la tecnologia o l’azienda da biasimare attraverso la specifica catena del valore. Questo, secondo IDC, sarebbe un compito difficile, a causa del complesso impatto sul canale del GDPR. Pertanto, accertarsi che le prove di conformità siano raccolte e organizzate correttamente è essenziale.

«Il GDPR applica stretti criteri di privacy alla data governance e al ciclo di vita dell’informazione» – mette in evidenza Stefano Volpi, country manager di Symantec. «Per proteggere i dati personali, compresi quelli sensibili, occorre pertanto agire secondo criteri di information centric security, per esempio con soluzioni di data loss prevention ed encryption, che, se adottate, diventano anche solidi fattori mitiganti, nei casi di indagine dell’autorità su specifici data breach». Un altro aspetto è quello della cyber-intelligence e dei servizi di sicurezza gestiti: le proposte Deepsight e Managed Security Services di Symantec sono in grado di monitorare ambienti sensibili, analizzare le minacce, e rispondere adeguatamente agli attacchi. Un terzo aspetto notevole è quello della protezione nel cloud e nella dinamica Internet. «Da una parte occorre agire con tecnologie CASB (cloud access security broker) – sottolinea Volpi – per mitigare l’esposizione del dato e monitorare le app nel cloud, comprese quelle che gli utenti utilizzano all’insaputa dell’IT – la cosiddetta “shadow IT”: queste possono presentare insidie di compliance GDPR, nel caso in cui trattino dati personali. Dall’altra con strumenti di “web isolation”, che eseguono le sessioni web lontano dagli endpoint e isolano il traffico da siti o URL sospetti, inviando solo informazioni di rendering sicure ai browser degli utenti».

INVESTIRE IN SICUREZZA

La cyber security è, quindi, una priorità assoluta per la resilienza delle infrastrutture strategiche della finanza. Una “buona cyber security” è fondamentale per le piattaforme cyber-​​physical su cui basare lo sviluppo di servizi innovativi ed è una risorsa cruciale per consentire la migliore sostenibilità e lo sviluppo. Gestire i rischi in ottica di sicurezza integrata e di sistema vuol dire rispondere a una richiesta precisa e pressante del mercato e delle norme che impone alla banca di acquisire una complessa visione d’insieme, caratteristica fondamentale della cyber-physical security: le criticità della singola filiale e la tutela del dipendente, le esigenze di interlocutori esterni sempre più diversificati, l’autenticazione robusta, la difesa del patrimonio informativo, la prevenzione rispetto alle minacce derivanti dalla escalation dei cyber attack, sono solo i principali aspetti di questa visione. È quindi necessario sviluppare capacità superiori di incident management, una security intelligence e un monitoraggio evoluto delle minacce per la migliore risposta alle minacce informatiche. Secondo IDC, complessivamente, la spesa mondiale per hardware, software e servizi relativi alla sicurezza raggiungerà 91,4 miliardi di dollari nel 2018, con un aumento del 10,2% rispetto alla spesa del 2017. «Le analisi IDC evidenziano come la spesa in sicurezza IT da parte delle imprese europee e italiane sia già, e lo sarà ancor di più in prospettiva, influenzata dall’entrata in vigore del GDPR» – afferma Fabio Rizzotto di IDC Italia. L’adeguamento alla regolamentazione europea avviene in un contesto di evidente e forte evoluzione, in cui non solo una parte sempre più importante dell’IT risiede al di fuori del perimetro aziendale, ma, con la cyber-physical security, vanno anche sbiadendo sempre di più i confini tra ambienti fisici e digitali. «L’allineamento alle norme europee – prosegue Rizzotto – trasformerà sensibilmente i processi aziendali di gestione, archiviazione, governo e protezione dei dati, e si aspetta che il GDPR continuerà a trainare una porzione significativa della spesa aziendale in sicurezza IT per i prossimi quattro anni, così come già avvenuto nel corso del 2017, andando a incidere sia sul valore del mercato del software che su quello dei servizi di sicurezza». Più nel dettaglio, in Europa IDC prevede che la spesa in sicurezza IT direttamente correlata al GDPR crescerà con un CAGR 2017-2021 del 19,5%. Il picco della spesa in sicurezza influenzata dal GDPR si avrà secondo IDC l’anno prossimo, nel 2019, con investimenti aziendali che supereranno i 3,7 miliardi di dollari. In Italia, la spesa in sicurezza IT trainata dal GDPR crescerà nel medesimo arco di tempo con un CAGR del 15,3% e culminerà anch’essa nel 2019 sfiorando i 230 milioni di dollari. Quest’anno, IDC prevede per le imprese italiane un valore di spesa di quasi 200 milioni di dollari.


#Finance La spesa in #sicurezza IT trainata dal #GDPR: picco nel 2019 – @IDCItaly
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CONCLUSIONI

L’attivazione del circolo virtuoso “più sicurezza uguale più qualità dell’offerta e maggiore fiducia della clientela” assume importanza strategica nell’attività finanziaria, che sul trattamento delle informazioni e sulla costruzione di un rapporto di fiducia con i clienti fonda la propria operatività. Si profilano all’orizzonte importanti rischi cyber che possono creare veri e propri disastri. La banca si sta, quindi, trasformando e organizzando per coprire tale rischio. Ed è in atto un mutamento radicale: la realizzazione del modello di “sicurezza integrata e di sistema” o cyber-physical security, anche in attuazione delle nuove norme europee GDPR e NIS. Tale nuovo approccio consente di concentrare la responsabilità al più alto livello manageriale e di gestire il fenomeno anche all’esterno con i necessari raccordi con il sistema bancario, ma anche con il sistema di sicurezza nazionale ed europeo.


Sicurezza integrata e GDPR

Kaspersky Lab, una strategia per il finance in 5 punti

Definito il framework GDPR e NIS, se l’intelligenza artificiale diventa l’arma di punta nell’arsenale di attacco del cybercrime, quali sono i cinque punti fondamentali per una strategia efficace per il settore finance? Secondo Morten Lehn, general manager Italy di Kaspersky Lab il settore finanziario rappresenta una realtà altamente regolamentata, trattando grandi quantità di informazioni personali e sensibili ogni giorno. «A causa del volume di questi dati, finanza e contabilità costituiscono un importante banco di prova per i responsabili della protezione dei dati. Per chi è già abituato a operare sotto stretti controlli regolamentari, il GDPR contribuirà solo a rafforzare la natura solida e trasparente della funzione finanziaria».

I cinque punti per una strategia efficace prevedono:

  1. La definizione di un processo di escalation chiaro all’interno del dipartimento in modo da segnalare subito eventuali violazioni dei dati alle autorità.
  2. La verifica dei dati e la valutazione delle modifiche da apportare alle pratiche attuali per garantire la conformità.
  3. L’automatizzazione dei processi che contribuirà a ridurre l’errore umano e i rischi legati a un’eventuale violazione, intenzionale o meno, dei dati.
  4. La revisione della procedura di memorizzazione dei dati per la conservazione e la distruzione dei dati personali, dal momento che i parametri cambieranno in virtù del GDPR.
  5. L’importanza della protezione dei dati per tutti i processi in corso: è importante pensare alla procedura come a una parte fondamentale per l’azienda. Soluzioni come quelle offerte da Kaspersky Lab sono in grado di aiutare le aziende con strategie di sicurezza mirata, volte alla protezione di sistemi e di dati dalle minacce avanzate; le varie soluzioni, infatti, rilevano attacchi mirati, proteggono sistemi endpoint, ATM e POS, garantiscono la sicurezza in ambienti cloud e monitorano le minacce anche nelle reti isolate.

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Pagamenti elettronici, GDPR e sicurezza https://www.datamanager.it/2018/05/pagamenti-elettronici-gdpr-e-sicurezza/ Fri, 18 May 2018 08:59:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147911 Come trasformare il rischio in vantaggio operativo. Evoluzioni delle norme sulla sicurezza dei pagamenti elettronici: PCI-3DS e PIN, PSD2 e Bancomat. Una nuova ondata di schemi di normazione sta per interessare trasversalmente il mercato Negli ultimi mesi, la tensione legata all’approssimarsi dell’applicazione del GDPR è cresciuta progressivamente, ma non sono solo gli aspetti di conformità […]

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Come trasformare il rischio in vantaggio operativo. Evoluzioni delle norme sulla sicurezza dei pagamenti elettronici: PCI-3DS e PIN, PSD2 e Bancomat. Una nuova ondata di schemi di normazione sta per interessare trasversalmente il mercato

Negli ultimi mesi, la tensione legata all’approssimarsi dell’applicazione del GDPR è cresciuta progressivamente, ma non sono solo gli aspetti di conformità al nuovo Regolamento europeo a preoccupare organizzazioni di ogni tipo e dimensione. Nell’ecosistema dei pagamenti elettronici, si osservano sempre più sovrapposizioni fra diversi schemi di compliance, a volte con requisiti solo apparentemente molto distanti fra di loro. In alcuni casi, è possibile trovare un vantaggio operativo in queste attività, trasformando il rischio di incorrere in “non conformità”, in opportunità quando le diverse norme vengono affrontate congiuntamente cogliendo opportunità e spunti di efficientamento complessivo.

Gli enti regolatori che emettono schemi significativi di certificazione al fine di regolamentare i pagamenti elettronici: l’ex consorzio Bancomat, che gestisce i circuiti nazionali Bancomat e PagoBancomat, l’European Banking Authority e il Payment Card Industry Security Standards Council (PCI-SSC). Il primo ha emesso il “Bancomat Security Verification Standard” i cui requisiti si occupano della gestione di POS e ATM. L’EBA, fra le altre, ha pubblicato due linee guida in adempimento degli art. 96 e 95 della PSD2: “Reporting dei major incident, in ambito PSD2” e “Misure di sicurezza per i rischi di sicurezza e operativi dei servizi di pagamento, in ambito PSD2”. La prima linea guida offre un facile albero decisionale utile nella determinazione dei major incident: è organizzata in otto raccomandazioni di più basso livello, raggruppabili su tre target differenti. La seconda linea guida è invece organizzata in nove linee guida di più basso livello che affrontano il tema dei rischi di sicurezza dagli aspetti di governance ai test di business continuity, non fornendo delle precise indicazioni operative o metodologiche.


#GDPR #sicurezza Pagamenti elettronici: evoluzione e opportunità @Clusit
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Il PCI-SSC è un organismo internazionale nato nel 2006 da VISA, MasterCard, American Express, Discover e JCB, che ha pubblicato lo scorso ottobre lo standard PCI 3D Secure (PCI 3DS) in sostituzione del precedente schema VISA, strettamente collegato alle specifiche EMV versione 2.1.0, regolando lo scambio di messaggi fra 3DS Access Control Server, 3DS Directory Server e 3DS Server nelle transazioni card-not-present. Il protocollo utilizzato permette già da anni agli utenti di registrare un’ulteriore password, dapprima statica e poi dinamica che introduce un ulteriore strato di sicurezza. Lo standard ha una struttura completa e insolitamente è organizzato in due parti: la prima deve applicarsi solo se gli elementi in perimetro non sono già sotto certificazione PCI-DSS, mentre la seconda parte è sempre applicata. Il 2018 vedrà la pubblicazione della versione 3.0 dello standard PCI-PIN, che regola la trasmissione di PIN e PIN Block durante le transazioni online e offline. Questo standard, che sostituisce il noto schema VISA PIN su cui venivano effettuati i “PIN audit”, è principalmente incentrato sulla gestione delle chiavi crittografiche utilizzate a protezione del PIN/PIN Block. Nelle tratte tra POS/ATM e Gestori Terminali è in sovrapposizione con le specifiche Bancomat che ne coprono completamente i requisiti con eccezione del mandato per l’uso obbligatorio dei key blocks, il quale inizierà ad applicarsi progressivamente a partire dal 2019.

Un confronto fra le strutture dei nuovi schemi di EBA PSD2, PCI-3DS e Bancomat, mostra come sia possibile mettere a fattor comune numerosi requisiti derivanti da questi schemi, raggiungendo quelle opportunità e quegli spunti di miglioramento ed efficientamento complessivo dichiarati in precedenza. Vista l’elevata complessità inerente di questi schemi è altamente raccomandabile affrontare questi temi con il supporto di specialisti in materia, capaci di raggiungere gli obiettivi prefissati in modo efficace senza lunghe deviazioni.

Luciano Quartarone e Fabio Guasconi – CLUSIT

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L’IT per la banca https://www.datamanager.it/2018/02/lit-la-banca/ Wed, 07 Feb 2018 14:17:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140669 Quali sono le priorità di investimento delle banche impegnate nella Digital Transformation? Big data analytics, cyber security, compliance e intelligenza artificiale. Ottimizzazione del customer journey e sviluppo della “capacità di piattaforma”. La banca verso un modello di business sempre più liquido con i servizi che seguono il cliente in ogni canale Nel prossimo futuro le […]

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Quali sono le priorità di investimento delle banche impegnate nella Digital Transformation? Big data analytics, cyber security, compliance e intelligenza artificiale. Ottimizzazione del customer journey e sviluppo della “capacità di piattaforma”. La banca verso un modello di business sempre più liquido con i servizi che seguono il cliente in ogni canale

Nel prossimo futuro le banche non saranno più come le conosciamo oggi, e il mercato dei servizi bancari è destinato a cambiare rapidamente. Si stanno, infatti, affacciando sulla scena le cosiddette “società piattaforma” non bancarie che prenderanno di mira gli anelli più redditizi della catena del valore. McKinsey nella sua recente ricerca sull’industria bancaria globale evidenzia che, per il settimo anno consecutivo, il ROE (Return on Equity) medio è bloccato in un intervallo ristretto tra l’otto e il dieci per cento. Il settore sembra impantanato in un solco a performance piatte e con prospettive poco entusiasmanti. I nuovi operatori digitali, gli OTT (Over The Top company), che si stanno trasformando anche in “società piattaforma” nel senso definito da McKinsey, stanno portando una notevole minaccia alle prestazioni e alla redditività delle banche, con inevitabile erosione dei margini.

In particolare, il fulcro delle ostilità risiede nella relazione con il cliente e, quindi, nella customer experience (CX) come elemento strategico. Secondo lo studio, se i clienti retail e le imprese sposteranno le loro attività bancarie verso le società piattaforma con la stessa velocità con cui hanno adottato le nuove tecnologie in questi ultimi anni, il ROE, in assenza di azioni di mitigazione e correzione, potrebbe ancora diminuire, fino a raggiungere nel 2025 il 5,2 per cento, che rappresenta la soglia ragionevole di sostenibilità. La strategia che adottano i “new entrants”, tra cui Alibaba, Amazon, Apple e altri, è la creazione di una proposta di valore unificata con un ecosistema che riduce i costi, aumenta la convenienza e fornisce esperienze stimolanti al cliente. I nuovi attori non solo hanno i big data analytics (BDA), che sfruttano con notevole efficacia, ma possono essere anche più centrali nelle decisioni creditizie e finanziarie. Alibaba, per esempio, oltre a essere un operatore globale di e-commerce, è anche un grande gestore patrimoniale, un prestatore, e una società di pagamenti e servizi B2B. Apple, dal canto suo, contestualmente al lancio dell’iPhone X, ha annunciato platealmente l’ingresso deciso nel mercato della finanza e dei pagamenti. Vi sono poi le cosiddette fintech che, a loro volta, stanno estendendo il core business verso attività bancarie e commerciali, facendo passi avanti anche nei mercati dei capitali e nell’investment banking, in particolare in materia di advisory.


#DX Le #banche nel mirino della Digital Transformation. Strategia di ecosistema, partnership e monetizzazione dei dati. La vera sfida è l’ #OpenBanking
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In effetti, siamo ancora agli inizi del fenomeno ma, in prospettiva, gran parte dell’economia globale potrebbe essere rimodellata da tali fattori di cambiamento. Questi non saranno tutti dello stesso tenore, o della stessa misura, in ogni mercato ma, laddove ciò accadrà, le banche saranno nel mirino della trasformazione. Al management si porrà, quindi, il classico dilemma: batterli o unirsi a loro? Le probabilità sono chiaramente a favore delle società tecnologiche più avanzate. Ma le banche hanno alcuni punti di forza a loro favore. Quando si tratta di decidere dove collocare soldi, sempre la ricerca McKinsey dimostra che le banche godono ancora di maggiore fiducia. Inoltre, hanno accesso esclusivo a montagne di big data incredibilmente preziose ma, al momento, poco valorizzate.

A tutto ciò, si aggiunge un altro fattore di cambiamento rilevante costituito dalla nuova regolamentazione europea che favorisce l’avvento dell’open banking globale. Con le nuove norme e regolamenti, la banca si dovrà porre al centro del nuovo modello di innovazione e apertura, perché tale orientamento è espressamente fissato dalle nuove regole. L’entrata in vigore della direttiva sui servizi di pagamento nel mercato interno PSD2 (Payment Services Directive 2 – 2015/2366/UE), unitamente alla nuova direttiva MiFID II (Markets in Financial Instruments Directive – 2014/65/UE) e al regolamento GDPR (General Data Protection Regulation – Regolamento UE 2016/679) obbligano gli attori finanziari ad aprire l’accesso alle proprie informazioni per la creazione di nuovi servizi da parte di terzi. In questo scenario si collocano anche i cosiddetti “trust services” regolamentati da eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature – Regolamento UE 2014/910), tra cui la firma digitale, la marca temporale e la posta elettronica certificata che rivestono un ruolo fondamentale.

DX E INNOVAZIONE

In questo scenario, le banche non possono permettersi di aspettare oltre per scaricare a terra il potenziale del digitale e del BDA e per industrializzare le loro operazioni. Come primo passo essenziale, devono adottare subito i nuovi strumenti e sviluppare le competenze nel marketing digitale e nell’analisi dei dati di cui hanno bisogno per competere in modo efficace. La digital transformation (DX) su vasta scala è essenziale, non solo per i benefici economici, ma perché farà guadagnare il diritto di partecipare alla prossima fase del digital banking. Connected banking, dematerializzazione e automazione dei processi operativi, intercanalità, mobile banking e digital payment, modernizzazione delle infrastrutture e progetti che puntano all’identificazione del cliente da remoto: sono queste le priorità nei programmi d’investimento in IT delle banche impegnate nella DX. La natura digitale della banca è l’obiettivo da raggiungere: automatizzare i processi, cambiare la propria cultura aziendale e sviluppare quei modelli di business in grado di coinvolgere efficientemente il cliente. Citando ancora la ricerca McKinsey, le banche che orchestreranno con successo una strategia di ecosistema, creando partnership e monetizzando i dati, potrebbero aumentare il ROE a circa il 9-10 per cento e contemporaneamente potranno catturare una parte di alcuni mercati non bancari, il che porterebbe il ROE a circa il 14 per cento, molto al di sopra dell’attuale media del settore. L’innovazione nei servizi bancari applicata a canali, prodotti e servizi, coniugando tecnologia e sviluppo con sostenibilità e fiducia è la leva di business per la prossima evoluzione verso il digital banking.

Per fare ciò, occorre implementare completamente il vasto kit di strumenti digitali che è ora disponibile, qualcosa che la maggior parte degli operatori non è riuscita a fare finora. Si tratta di avviare un fenomeno “disruptive” abilitato dall’IT e, in particolare, dalle tecnologie che il Massachusetts Institute of Technology – MIT chiama SMACi (Social, Mobile, Analytics, Cloud e IoT) o della Terza Piattaforma secondo la terminologia IDC, che ormai grazie all’integrazione tra intelligenza artificiale e robotica viaggia a vele spiegate verso la Quarta Piattaforma. Accenture, da par suo, con la recente ricerca “Global Banking Distribution & Marketing Consumer Study”, ha misurato i trend nelle richieste e nei gusti dei clienti, sondando ben 33mila persone di 18 paesi al mondo. Ebbene, dall’analisi è risultato in modo chiaro che le banche devono focalizzarsi prioritariamente sulla CX e, quindi, offrire al cliente la scelta e il controllo, in qualsiasi momento, del canale preferito e della interazione personalizzata, mantenendo la stessa esperienza, con lo stesso set informativo, su ogni canale.


#DX #Banche e #assicurazioni, primi investitori in soluzioni di #BigDataAnalytics nel 2017. Tale primato rimarrà invariato almeno fino al 2020 (dati @IDCItaly)
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«L’industria bancaria italiana, in particolare, sta lavorando da anni per rendere i servizi digitali più accessibili e agevolare il cliente nel ricorso ai pagamenti elettronici anche per i servizi della pubblica amministrazione» – afferma Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI (www.cbi-org.eu). «Ciò grazie alle infrastrutture condivise create per rispondere alle evoluzioni in atto nel mercato dei pagamenti». La principale è sicuramente l’infrastruttura gestita dal Consorzio CBI, creato nel 2008 sotto l’egida dell’ABI come “think tank” di innovazione precompetitiva per le banche italiane nel mercato dei servizi transazionali. In questo contesto, è nato CBILL per la visualizzazione e il pagamento online, in modalità multicanale e multibanca, di utenze domestiche, ticket sanitari, multe, tributi, tasse, cartelle esattoriali, quote associative, assicurazioni, abbonamenti a teatro e altro ancora. CBILL è offerto in modalità competitiva da oltre 440 banche consorziate ed è anche l’attuazione del modello 3 di pagoPA (pagamento attivato da PSP). È fruibile dall’utente mediante tutte le tipologie di canale. Il cittadino con CBILL ha un unico “cruscotto” per consultare e pagare online i propri debiti e gli avvisi di pagamento della PA. In questo periodo, circa 170 aziende private hanno scelto CBILL per offrire ai propri clienti una modalità digitale semplice e sicura di pagamento, che consente la riconciliazione automatica del medesimo. A queste, si aggiungono le oltre 10mila pubbliche amministrazioni, che attraverso l’adesione al nodo pagoPA emettono avvisi di pagamento per servizi e tributi ai cittadini indicando CBILL tra le modalità di pagamento. «A fine dicembre 2017 – continua Liliana Fratini Passi – erano già state effettuate oltre otto milioni di operazioni di pagamento, per un controvalore complessivo di oltre due miliardi di euro. In particolare, nel mese di settembre 2017, sono stati rilevanti i pagamenti verso il Comune di Milano, che ha emesso avvisi pagoPA per la TARI. Il CBILL è stato usato per il 75 per cento dei pagamenti».

Per quanto riguarda il tema BDA, «il Consorzio CBI – visto l’enorme patrimonio informativo a disposizione (sulla sola sua rete sono veicolati circa 10 terabyte di dati all’anno, tra 460 istituti bancari e oltre un milione di imprese contrattualizzate) – ha avviato un percorso di analisi, con l’obiettivo di definire un nuovo servizio per le banche, basato sull’analisi quantitativa dei dati con modelli di analisi costruiti sui paradigmi BDA. Tutto ciò – conclude Liliana Fratini Passi – all’interno di una visione cooperativa che garantisce ai consorziati un supporto aggregato nella definizione delle proprie scelte commerciali, preservando allo stesso tempo la propria area competitiva». Il Servizio BDA CBI prevede l’impiego di un data lake centralizzato all’interno del quale archiviare, anonimizzare e arricchire – anche mediante l’accesso a database esterni – i dati transazionali CBI delle banche che aderiscono all’iniziativa. Sui differenti output di un’apposita dashboard, la singola banca aderente può poi sviluppare i modelli di predictive analytics che ritiene più opportuni secondo le proprie competenze e i propri interessi di business. Attraverso l’ampliamento della base dati, ogni banca può incrementare l’efficacia e la robustezza dei propri modelli predittivi: studi pilot hanno infatti stimato che l’ampliamento della base dati potrà incrementare di circa il 60 per cento le prestazioni dei modelli previsionali in uso dagli istituti finanziari. L’avvio ufficiale dell’iniziativa è previsto per i primi mesi di quest’anno, dopo aver completato la fase di test con un primo gruppo di banche che hanno aderito fin da subito al progetto.

«Nonostante i significativi cambiamenti, già osservati nel settore dei servizi finanziari negli ultimi 10 anni, le evoluzioni che si prospettano dal 2018 al 2021 saranno senza precedenti» – sostiene Fabio Rizzotto, head of local research and consulting di IDC Italia. «Concordo sul fatto che l’impatto di un’economia di scala conseguente alla Digital Transformation (DX) in questo settore sarà innanzitutto nell’aumento dell’importanza della Customer Experience (CX). Assisteremo, inoltre, alla proliferazione di soluzioni innovative e di ulteriore generazione di cyber security, di intelligenza artificiale (AI) e sistemi cognitivi, oltre alla modernizzazione della infrastruttura di back-office con l’utilizzo massiccio di open API framework, il tutto finalizzato a migliorare l’efficienza e la redditività complessiva. Ma la trasformazione verso il nuovo modello di business si rivelerà più complessa di quanto sembra» – sottolinea Rizzotto. «Far evolvere verso la DX la grande quantità di tecnologie e processi legacy accumulati negli anni e ancora operativi non è un compito facile». L’inevitabile inerzia del cambiamento organizzativo rende poi la sfida ancora più onerosa.


#DX Le #banche in grado di scaricare a terra la loro #capacità di #piattaforma potranno aumentare il ROE al di sopra della media del settore ( #McKinsey )
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Secondo IDC, mentre tutte le banche a livello mondiale riconoscono l’importanza della DX nel loro business per competere nella economia digitale, quasi il 40 per cento non ha ancora messo in campo una strategia sostenibile per affrontarla. Meno del 10 per cento può essere ritenuto leader nell’innovazione e di potersi agevolmente adattare al nuovo corso, o di creare una disruption significativa nel mercato di riferimento. «Le banche che stanno riuscendo nella DX – prosegue Rizzotto – sono quelle che riconoscono la necessità di intraprenderla a partire dai più alti livelli dell’organizzazione e di seguirla con una valutazione chiara e accurata degli obiettivi di business rispetto alle loro capacità tecnologiche e operative». Innovare verso il digitale significa confrontarsi con un nuovo ulteriore rischio, in un contesto operativo in cui è necessaria l’innovazione per difendersi dai nuovi attori di mercato, come le società piattaforma citate, e conformarsi alla compliance normativa. «La PSD2, per esempio, – continua Rizzotto – sta stimolando nuovi processi e aree di business senza precedenti per le organizzazioni europee, purtroppo, la maggior parte di queste si sta concentrando solo sulla questione della conformità, invece che sulla vera novità rappresentata dall’open banking». Per sfruttare l’enorme potenzialità dei dati posseduti dalle organizzazioni e applicare a questi tecniche di advanced analytics, «la stragrande maggioranza delle banche – conclude Rizzotto – sta investendo in strumenti BDA e data services per automatizzare ed affinare le funzionalità interne di risk management». I BDA sono i fattori abilitanti del supporto e dell’automazione decisionale e sono finalmente al centro dell’attenzione dei top executive. Questa categoria di soluzioni è anche uno dei pilastri fondamentali per abilitare gli sforzi di DX nei processi di business. La stima IDC per il 2017 a livello mondiale individuava il settore finance (assicurazioni, titoli e servizi di investimento ecc.) come primo investitore nelle soluzioni di BDA. Tale primato rimarrà invariato almeno fino al 2020, con una crescita CAGR (Compound Annual Growth Rate) nella spesa, valutata al 13,3 per cento. Le principali aree di utilizzo andranno dal rilevamento delle frodi alla gestione del rischio e alla ottimizzazione della CX.

BANCA 4.0

Insomma, anche nel settore Finance, così come nell’Industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “Finance 4.0” o “Banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati sulla DX e la CX. Con il digital banking sarà sempre più facile per il cliente ricevere da remoto assistenza e consulenza sull’operatività di tutti i giorni, sia su canali digitali che dal contact center, ma anche consulenza sugli investimenti e offerte di prestiti in tempo reale. Il digital banking quindi diventerà il canale operativo principale, dove potrà confluire anche tutta la parte contrattualistica. La filiale tradizionale continuerà però a essere strategica, ma dovrà essere molto più orientata alla consulenza finanziaria, creditizia e di tesoreria, piuttosto che alle operazioni rutinarie. Queste saranno esplicate, anche in filiale, con l’uso di “software bot” in grado di rispondere alle richieste del cliente. Il vantaggio, in tal caso, è che i software bot sono disponibili 24 ore su 24. Sebbene il digital banking rappresenti il futuro, il vero fattore di successo sta nella totale integrazione di tutti i canali digitali con quelli fisici. Questo richiederà un enorme sforzo di trasformazione in cui l’operatore di filiale sarà sempre più consulente del cliente, utilizzerà strumenti di CRM 2.0. e si trasformerà in “brand ambassador” offrendo servizi ad alto valore aggiunto. Siamo, quindi, di fronte a una evoluzione verso la cosiddetta “filiale ibrida” o “phygital”, che supera la separazione tra fisico e digitale. La banca diventa, in tal modo, sempre più “liquida” alla Bauman, con i servizi che seguono il cliente in ogni canale.


#DX #Banche Automatizzare i processi, innovare la cultura aziendale e sviluppare modelli di business per migliorare i servizi e la customer relation
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Dalla “vecchia banca”, però, dobbiamo recuperare il prezioso patrimonio di fiducia guadagnato nel tempo. Su questa fiducia, e grazie alla potenza della DX, è possibile costruire relazioni e servizi nuovi per l’avvio di una nuova fase di sviluppo. Ciò non significa solo investimenti in IT, ma soprattutto innovazione con l’IT del modello di business, intraprendendo urgentemente un doveroso percorso di revisione dei processi, dell’organizzazione e dell’intera cultura aziendale. Già oggi, si riscontrano le prime storie di successo di banche che iniziano a sviluppare a loro volta “capacità di piattaforma”. Non è, quindi, troppo inverosimile immaginare un giorno in cui offriranno una notevole gamma di servizi e raggiungeranno una base di clienti molto più ampia riuscendo vittoriosi nel gioco della concorrenza digitale. È chiaro però che tutto ciò richiede uno sforzo notevole e coraggio nelle scelte strategiche, oltre a una visione lungimirante sui processi di business e sui partner con cui costituire alleanze.

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CA Technologies rivela lo stato di preparazione delle banche a poche ore dall’entrata in vigore della PSD2 https://www.datamanager.it/2018/01/ca-technologies-rivela-lo-preparazione-delle-banche-poche-ore-dallentrata-vigore-della-psd2/ Fri, 12 Jan 2018 14:45:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138843 Secondo un nuovo studio europeo commissionato da CA Technologies, diffuso a poche ore dall’entrata in vigore della PSD2 prevista per il 13 gennaio, solo il 50% delle banche italiane ritiene di poter essere conforme ai requisiti minimi della PSD2 entro i tempi previsti Secondo il nuovo studio “PSD2: a strategic game-changer with a long-term impact”, […]

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Secondo un nuovo studio europeo commissionato da CA Technologies, diffuso a poche ore dall’entrata in vigore della PSD2 prevista per il 13 gennaio, solo il 50% delle banche italiane ritiene di poter essere conforme ai requisiti minimi della PSD2 entro i tempi previsti

Secondo il nuovo studio “PSD2: a strategic game-changer with a long-term impact”, diffuso da CA Technologies, solo il 50% delle banche italiane ritiene di riuscire a ottemperare ai requisiti minimi della PSD2 entro i tempi previsti. L’indagine, condotta dalla società Finextra su oltre 200 operatori di 89 banche in 14 Paesi in Europa, è stata realizzata con l’obiettivo di capire quanto il mercato europeo sia pronto per l’entrata in vigore della PSD2, il 13 gennaio 2018.

Nonostante un’apparente mancanza di preparazione, il 96% delle banche italiane che hanno partecipato allo studio – 10% in più rispetto alla media europea – dichiara di essere molto/abbastanza d’accordo sul fatto che la PSD2 costituisca un’opportunità per innovare, differenziarsi e creare nuovi prodotti e servizi. Circa l’86% sarebbe anche abbastanza/molto orientato a individuare nella clientela il punto di partenza di tale cambiamento.

Le disposizioni contenute nella direttiva dell’Unione Europea sui pagamenti elettronici (Payment Services Directive 2 – PSD2) forniscono un impianto normativo per i pagamenti digitali effettuati in ambito europeo allo scopo di stimolare l’innovazione e la trasparenza in tutto il mercato europeo dei pagamenti, rafforzando anche la sicurezza dei pagamenti su Internet e l’accesso ai conti bancari. La scadenza per il recepimento della PSD2 da parte dei governi nazionali è stata fissata al 13 gennaio 2018.

“Anche se molte banche italiane hanno in progetto di limitarsi in prima istanza a soddisfare i requisiti minimi della PSD2, esse partono dal presupposto che, nel lungo periodo, tale normativa sarà foriera di nuove aperture e innovazioni nell’attività bancaria,” ha dichiarato Fabrizio Tittarelli, CTO di CA Technologies Italia. “Per sfruttare questa opportunità, le banche italiane devono adottare un’ottica strategica al fine di svecchiare le proprie architetture applicative, stringere nuove partnership collaborative, accelerare l’open banking e introdurre innovazioni più snelle nei pagamenti digitali – a prescindere dallo stadio di maturità in cui versano dal punto di vista della PSD2”.

La PSD2 come volano strategico per l’innovazione – e non solo come obbligo di legge

La ricerca mostra come le banche italiane stiano trattando la PSD2 come fattore strategico per il cambiamento a lungo termine. Solo il 21% degli istituti del nostro Paese è pienamente convinto che la PSD2 sia principalmente un obbligo normativo, mentre il 68% – 10% in più rispetto alla media europea – ritiene che la piena osservanza di questa direttiva andrebbe a centrare un obiettivo strategico. Questa tendenza è confermata dal fatto che il 92% dei soggetti intervistati ha dichiarato che nel proprio istituto la funzione aziendale addetta alla ‘Digital Transformation’ è responsabile o comunque coinvolta nell’attuazione della PSD2, a riprova della natura trasformativa del cambiamento rappresentato dalla PSD2 e della presa d’atto da parte delle banche che l’innovazione nel settore dei pagamenti è parte integrante della strategia digitale.

In Italia le banche stanno anche adottando l’approccio sperimentale chiamato ‘fail fast’ – essenziale per l’innovazione. Secondo i risultati dello studio, il 36% delle organizzazioni italiane, contro il 17% della Germania e il 30% della Francia, avrebbe già implementato uno o più servizi ispirati alla PSD2 e circa il 14% avrebbe optato per una metodologia Agile nel lavoro preparatorio alla nuova direttiva. Questa impostazione permette alle banche italiane di rilanciare l’innovazione, creare nuovi servizi customer-facing e adattarsi gradualmente al consolidamento delle norme, sviluppando in tal modo la capacità di erogare rapidamente nuovi servizi bancari sotto forma di ‘software factory’ ripetibile.

Misure intraprese dalle banche per una piena attuazione della direttiva PSD2

Per quanto riguarda i modelli di business previsti per la conformità alla direttiva PSD2, i due più ‘gettonati’ sono il modello dell’AISP (Account Information Service Provider) e il modello del PISP (Payment Initiation Service Provider): l’86% degli intervistati intenderebbe adottare il primo (11% in più della media europea) e l’81% il secondo (15% in più della media europea).

Secondo quanto rivelato dalla ricerca di Finextra, sarebbe la tecnologia la chiave per il successo di una strategia orientata alla PSD2: l’83% delle banche italiane è infatti molto o abbastanza convinto di dover acquisire nuove tecnologie per risultare vincente nell’attuazione della PSD2 e dell’open banking. Inoltre, in quanto a reperire soluzioni tecnologiche a supporto delle implementazioni della nuova direttiva, quasi tre quarti degli intervistati avrebbe espresso il desiderio di trattare con un fornitore unico (‘one-stop-shop’).

Sarebbero una priorità anche le API (Application Programming Interface) che collegano i processi software. Circa il 28% delle banche ha infatti collocato le API al primo o secondo posto in ordine d’importanza come strumento per consentire ai clienti di richiedere prodotti, mentre il 21% si è espresso a favore della creazione di ecosistemi orientati ai clienti insieme ai partner Fintech.

Rimangono ancora alcune criticità nell’attuazione della PSD2

Oltre tre quarti delle banche italiane (79%) si dichiara molto/abbastanza d’accordo sul fatto che l’attuazione della PSD2 presenti alcune sfide impegnative, tra le quali la mancanza di competenze specifiche, i vincoli di budget, i problemi tecnologici, la presenza di sistemi legacy e i rischi legati alla sicurezza.

Nonostante solo l’11% delle banche italiane abbia forti difficoltà a giustificare gli investimenti finalizzati al raggiungimento della conformità alla PSD2, il 50% – 13% in più della media europea e 24% sopra il dato relativo alla Francia – non ritiene che la clientela sia pronta per l’open banking. Ciò spiegherebbe anche perché il 78% delle banche sia molto/abbastanza orientato a rassegnarsi a un periodo minimo di due anni per rientrare dai relativi investimenti.

Minacce alla futura competitività delle banche

Nel periodo post-PSD2, il 44% delle banche italiane ritiene che la minaccia più grande per la loro attività proverrà dai cosiddetti GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple). Questa percezione spiegherebbe l’approccio misurato finora adottato dalle banche nei confronti della compliance: la sfida lanciata da questi giganti delle tecnologie di consumo è destinata sicuramente a evolversi ma nel breve termine non costituirebbe ancora un pericolo diretto.

Poco più di un quarto (26%) delle banche italiane interpellate in questa ricerca è del parere che la principale minaccia legata alla PSD2 verrebbe dagli altri operatori bancari tradizionali, i cui punti di forza sarebbero proprio la gestione delle relazioni con la clientela e i dati relativi ai clienti. Tutto questo spiega anche l’attenzione delle banche intervistate verso i modelli di business focalizzati sui processi di payment initiation e payment aggregation, in quanto prevedono di subire attacchi non solo da nuovi attori ma anche da player di lungo corso.

Circa il 14% delle banche italiane ritiene che la minaccia più temibile nella nuova arena competitiva creata dalla PSD2 sia rappresentata dai nuovi digital challenger bancari, organizzazioni che si trovano di fatto in una posizione unica per cavalcare le opportunità della direttiva PSD2, essendo più agili e non vincolate dalle applicazioni legacy che appesantiscono i loro rivali già affermati. I cambiamenti richiesti dalla PSD2, concepiti allo scopo di incoraggiare una maggiore concorrenza nel settore, saranno per loro più facili da applicare, esattamente come l’adozione delle API.

“La dialettica fra le banche europee sta evolvendosi da uno scenario di semplice concorrenza verso nuove opportunità di collaborazione e partnership,” conclude Tittarelli. “CA Technologies ha già iniziato a lavorare con le banche per porre le basi di future collaborazioni. Le nostre soluzioni di API Management consentono agli istituti finanziari di connettere gli aggregatori TPP ai loro sistemi, mentre le nostre soluzioni di security offrono la strong authentication e la sicurezza dei pagamenti imposte dalla PSD2 per la validazione degli utenti e delle operazioni bancarie.”

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Personal, phygital e open. La banca che trasforma la banca https://www.datamanager.it/2017/10/personal-phygital-open-la-banca-trasforma-la-banca/ Mon, 23 Oct 2017 12:47:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133566 Non è più solo tema di efficienza e di supporto. Anche nella finanza, così come nell’industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “finance 4.0” o la “banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati […]

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Non è più solo tema di efficienza e di supporto. Anche nella finanza, così come nell’industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “finance 4.0” o la “banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati sulla DX. La trasformazione porterà inesorabilmente al “connected banking”, o “digital banking”. La banca tradizionale diventa liquida, alla Bauman, con i servizi che seguono il cliente in ogni canale

La digital transformation (DX) sta diventando il fattore critico di successo per le banche come per le aziende. Secondo i dati che emergono dal rapporto “Digital Disruption: the growth multiplier”, di Accenture, l’economia digitale vale il 22 per cento del PIL mondiale e l’ottimizzazione di competenze e tecnologie IT potrebbe dare nei prossimi quattro anni una spinta da 2 trilioni di dollari alla produzione economica. Si tratta di un fenomeno “disruptive” abilitato dall’IT e, in particolare, dalle tecnologie che il Massachusetts Institute of Technology chiama SMACI (social, mobile, analytics, cloud computing e IoT) o della “Terza piattaforma” secondo la terminologia IDC. Sempre da Accenture, viene la recente ricerca “Global Banking Distribution & Marketing Consumer Study” che ha misurato i trend nelle richieste e nei gusti dei clienti delle banche, sondando ben 33mila persone di 18 paesi al mondo. Ebbene, dall’analisi è risultato chiaro che le banche devono focalizzarsi prioritariamente sulla customer experience complessiva (CX) e, quindi, offrire al cliente la scelta e il controllo, in qualsiasi momento, del canale preferito e della interazione personalizzata, mantenendo la stessa esperienza, con lo stesso set informativo, su ogni canale. Le attese del cliente sono rivolte verso l’alta qualità del servizio e della CX e questi pretende che tale eccellenza, trasparenza e rapidità sia garantita anche dalla banca. La survey sottolinea anche che “il tempo dell’attesa è finito e la partita decisiva verso la DX si gioca in tempi strettissimi”. Dello stesso avviso è pure l’indagine promossa in Europa da Fujitsu, condotta dalla società di ricerche Coleman Parkes Research, in cui si evidenzia che i consumatori hanno grandi aspettative nei confronti dei canali digitali. Il 37 per cento di questi minaccia addirittura di passare alla concorrenza se la propria banca non è disposta ad aggiornare le piattaforme tecnologiche. Concorrenza che potrebbe venire anche dagli OTT. Apple, per esempio, con l’iPhone X ha annunciato l’ingresso nel mercato dei pagamenti. Il cliente – insomma – vuole fortemente l’innovazione che renda l’interazione più facile e più comoda.


#DX Fabio Rizzotto Le #banche giudicate sulla qualità delle loro interfacce digitali @IDCItaly
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Lo scenario in cui il mondo della banca opera, quindi, è notevolmente mutato, così come è cambiata la funzione della tecnologia per la finanza. Ciò non significa solo investimenti in IT ma, soprattutto, innovazione con l’IT del modello di business, intraprendendo un percorso di revisione dei processi, dell’organizzazione e dell’intera cultura aziendale. Con la DX le banche non saranno più come le conosciamo oggi. Saranno costrette a ridefinire il modo di funzionare, i processi e, di conseguenza, anche le competenze, promuovendo un vero cambiamento culturale in una logica digitale. «Le banche e le società dei servizi finanziari globali devono rimanere rilevanti in un’epoca in cui emergono nuovi rischi: devono cioè innovare per difendersi dai nuovi attori e allo stesso tempo rispettare la crescente conformità normativa» – sostiene Fabio Rizzotto, senior research and consulting director di IDC Italia. Le banche devono completare la DX perché verranno giudicate proprio sulla qualità delle loro interfacce digitali prima ancora che sulla rete fisica. I costi della fisicità (infrastrutture attuali, in particolare filiale e back office) devono diminuire per finanziare la DX. «Allo stesso tempo – continua Rizzotto – i sistemi di core banking devono essere modernizzati anche per abbattere i notevoli costi di manutenzione dei sistemi legacy e consentire pagamenti istantanei e aperti». La DX, le nuove regolamentazioni, l’esigenza di soddisfare le tendenze di prodotto, servizio e CX, unite alle nuove opportunità con fornitori, partner e clienti saranno sempre più impegnative per le organizzazioni bancarie. «Le interfacce di programmazione delle applicazioni che consentono l’accesso alle imprese (API) possono essere i componenti fondamentali per raggiungere l’obiettivo unitamente alle azioni di government con lo sviluppo di talenti e capacità interne» – conclude Rizzotto. Per sopravvivere, oggi, occorre passare dalla centralità della istituzione fisica a una struttura digitale basata su reti, software e server. Questa nuova opzione include anche l’utilizzo dei principi delle Fintech. Ciò significa sostituire i sistemi legacy con nuove opzioni di business e tecnologie, usando tutti gli strumenti disponibili basati su Internet (per esempio, interfacce utente e applicazioni BaaS), i nuovi pagamenti digitali, i database e anche l’utilizzo di tecnologie quali la blockchain, l’IA e la robotica, nonché il paradigma IoT. IDC prevede che queste tecnologie saranno utilizzate per il 60 per cento delle banche europee entro il 2019. Negli Stati Uniti, le banche retail e di credito spenderanno quest’anno 20,2 miliardi di dollari in hardware, software, servizi e personale IT per sviluppare la DX, con una crescita (CAGR) del 22,5% fino al 2020.


#CRIF Simone Capecchi La #DX apre nuovi orizzonti e sfide per l’industria del credito
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Verso nuovi modelli di business

Insomma, anche nella finanza, così come nell’industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “finance 4.0” o la “banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati sulla DX. La DX sta rivoluzionando il settore finanziario e l’ecosistema sembra essere pronto a cogliere il grande cambiamento. La trasformazione porterà inesorabilmente al “connected banking”, o “digital banking” che saranno le parole d’ordine del prossimo futuro. Innovazione, dematerializzazione, automazione dei processi, omni-channel, mobile payment, modernizzazione delle infrastrutture e identificazione del cliente da remoto. L’innovazione nei servizi bancari applicata a canali, prodotti e servizi, coniugando tecnologia e sviluppo con sostenibilità e contributo allo sviluppo di imprese, famiglie e nuove generazioni è la leva di business per la prossima evoluzione. Il mobile – per esempio – ha già rivoluzionato il settore bancario, tanto che siamo arrivati a banche che operano solo su smartphone. Oggi, assistiamo a un cambio di paradigma vero e proprio. Sarà sempre più facile per il cliente ricevere assistenza e consulenza in tempo reale sull’operatività di tutti i giorni, sia su canali digitali che dal contact center, ma anche consulenza sugli investimenti e offerte di prestiti. Il digital banking quindi diventerà il canale di comunicazione ufficiale, dove potrà confluire anche tutta la parte contrattualistica. È già disponibile, per alcune banche, l’apertura del conto corrente via mobile, con la semplicità del riconoscimento via “selfie” e la comodità della digitalizzazione dei documenti, la possibilità di rateizzare direttamente dall’applicazione uno o più acquisti effettuati con carta di credito, fino ad arrivare alla richiesta vera e propria di prestito da mobile.


#DX in #Banca G.Trapassi @cedacri La priorità è la digitalizzazione dei processi end-to-end
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Anche lo sportello si trasforma

La filiale tradizionale continuerà a essere strategica, ma questa dovrà essere molto più orientata alla consulenza finanziaria, creditizia e di tesoreria, al posto delle operazioni standard e routinarie. Queste saranno talvolta esplicate con l’uso di “software bot” in grado di rispondere online alle richieste del cliente. Il vantaggio, in tal caso, è che i software bot sono disponibili 24 ore su 24. Sebbene il digital banking rappresenti il futuro, il vero fattore di successo sta nella totale integrazione di tutti i canali digitali con quelli fisici. Questo richiederà un enorme sforzo di trasformazione, in cui l’operatore di filiale sarà sempre più consulente del cliente e utilizzerà strumenti di CRM 2.0. L’operatore, secondo Accenture, dovrà trasformarsi in “brand ambassador” che, attraverso le funzionalità digitali e di relazione, offrirà servizi ad alto valore aggiunto. I servizi a basso valore, invece, saranno automatizzati e fruibili oltre che digitalmente anche in aree self-service, grazie a dispositivi utilizzabili allo scopo con il supporto e la competenza dell’operatore di filiale. Siamo, quindi, di fronte a una evoluzione verso la cosiddetta “filiale ibrida” o “phygital”, che supera la separazione tra fisico e digitale. L’obiettivo strategico è considerare le operazioni tradizionali e standard come parte del modello di business self-service assistito, offrendo al cliente un’accoglienza personalizzata. La banca tradizionale diventa, quindi, “liquida” alla Bauman, con i servizi che seguono il cliente in ogni canale. Dalla “vecchia banca”, però, dobbiamo recuperare il prezioso patrimonio di fiducia guadagnato nel tempo. Su questa fiducia, e grazie alla potenza della DX, è possibile costruire relazioni e servizi nuovi per l’avvio di una nuova fase di sviluppo.

Simone Capecchi, executive director di CRIF è dello stesso avviso. «La DX sta aprendo nuovi orizzonti e sfide per l’industria del credito. Il digitale però non deve essere interpretato solo come un canale alternativo, ma come l’integrazione di tutti gli elementi fisici e digitali per offrire la migliore CX possibile». Certamente, la diffusione delle nuove tecnologie, dei dispositivi mobili e l’offerta di servizi innovativi hanno alimentato nei clienti aspettative di interazione orientate a semplicità, velocità, sicurezza e personalizzazione. «In questo scenario – continua Capecchi – le aziende di credito devono affrontare e vincere le sfide dell’innovazione, tra rinascita e sopravvivenza. In tal senso, la conoscenza dei clienti e di quelli potenziali rappresenta la chiave del successo, in particolare all’alba dell’avvento della PSD2 che aprirà il mercato a dinamiche totalmente nuove». L’analisi e reinterpretazione della CX con l’utilizzo di tutto il patrimonio informativo disponibile, dati interni ed esterni, insieme ad avanzate metodologie statistiche per estrarre valore dalle informazioni, diventano quindi fattori cruciali per la giusta proposizione commerciale di prodotti di credito sia tradizionali sia innovativi: tutti comunque legati alla tipologia del canale scelto dal consumatore, per garantirgli la migliore esperienza.


#DX in #Banca Claudio Ruffini #Augeos Come migliorare la gestione del #rischio
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Le istituzioni finanziarie, i “new comers” e i responsabili politici devono collaborare insieme per creare il giusto ambiente di modernizzazione e DX del settore finanziario gestendo ovviamente i rischi connessi. Questo approccio dovrà essere di tipo win-win e occorre anche considerare attentamente che le banche tradizionali sono oggi ancora fondamentali nei sistemi globali di pagamento e finanziamento perché possano scomparire nel breve periodo. «La maggior parte dei nuovi operatori digitali, infatti, ha ancora bisogno di loro» – sottolinea Fabio Rizzotto di IDC Italia. Le filiali rimarranno il centro dei rapporti con i clienti nonostante il loro costo e la disponibilità di canali di comunicazione mobile, online e social (i livelli di adozione dei canali social nei servizi finanziari in Europa stanno accelerando e più di due su tre banche sfrutteranno questo canale dalla fine del 2017). «Tutto questo rivela la volontà delle istituzioni della finanza di creare un approccio più personalizzato al cliente – mette in evidenza Rizzotto – sia a fronte della riduzione del numero degli sportelli sia attraverso l’impiego di robot e IA direttamente in filiale».

La digitalizzazione dei processi

«Le banche devono innovare il loro modello di business e di servizio in modo che sia più vicino alle istanze e agli stili di consumo del cliente, recuperare in termini di profondità dell’analisi, capire sempre meglio ciò che i clienti chiedono e anticiparne i bisogni, in modo da reagire, in tempi che siano sempre più vicini al real-time, con azioni commerciali fortemente personalizzate sui vari canali» – sostiene Gianmaria Trapassi, responsabile direzione digital innovation di Cedacri. Altra priorità è la digitalizzazione dei processi end-to-end per ottenere processi digitali ed efficienti con importanti ritorni in termini di efficientamento dei costi. In particolare, secondo Cedacri, i principali trend di mercato sono: 1) “Data as the new oil”, ovvero l’opportunità per le banche di trarre beneficio dai propri dati al fine di creare valore monetizzabile e migliorare le campagne di vendita; 2) “M(obil)E Extension”, in pratica, centralità del mobile nella vita del consumatore (es. virtual wallet) e quindi nel settore dei servizi finanziari, estensione dei servizi quali mobile payments, natural language processing, remote advisory; 3) “Open Banking”, in quanto a seguito della PSD2 le banche hanno l’opportunità di aprire i propri servizi (API) al mercato in ottica di trasformarsi in una piattaforma aperta (ecosistema digitale) che consenta di includere velocemente nuovi servizi anche extra-finanziari; 4) “Intelligenza artificiale & Robotics”, che significa automatizzare processi rule-based, emulando l’attività dell’utente. «In relazione a tale analisi strategica – spiega Trapassi – abbiamo messo in campo soluzioni al servizio della DX e del nuovo modello di business con una visione integrata del cliente che consente di generare nuovi ricavi e di assicurarsi l’efficienza sui costi IT». Le principali direttrici dell’innovazione secondo Cedacri sono tre. Al primo posto c’è il “Multichannel analytics & reporting”, per il potenziamento degli algoritmi predittivi e del reporting riguardante il comportamento del cliente in un contesto sempre più multicanale e digitale. Al secondo posto, c’è il “Dynamic pricing”, ovvero possibilità, per le funzioni di marketing, di poter definire regole di pricing differenziate in base al contesto di acquisto (es. canale), al profilo cliente (es. valore attuale e prospettico) e alle caratteristiche del prodotto, al fine di orientare il comportamento dei clienti e raggiungere obiettivi di redditività. Al terzo posto, ma non ultimo per importanza, c’è la “Digitalizzazione dei processi”, in altre parole, la trasformazione dei principali processi di filiale e back office al fine di renderli paperless e automatizzati, facendo leva anche su tecnologie innovative come la robotica.


#DX in #Banca Denny Bellotto @InfoCert_it La scelta del trust service provider più idoneo
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Gestione del rischio a 360 gradi

«Negli ultimi anni, sta avvenendo una grandissima trasformazione dei modelli di business bancari e dei relativi processi di governance. Il cliente è messo al centro del sistema e non è più la banca il punto focale» – dice Claudio Ruffini, presidente di Augeos, società piemontese specializzata nell’area del risk management, IT governance, compliance e finance. È fondamentale quindi il supporto di aziende IT nell’evoluzione di tale processo di innovazione in considerazione della velocità con cui avviene la DX e con cui muta il contesto normativo di riferimento. La DX tra innovazione (mobile, cloud, big data, roboadvisor, blockchain…), efficienza e contesto normativo si manifesta in modo particolare nell’ambito IT. Augeos è coinvolta in diversi progetti di IT & Risk Governance con le principali banche nazionali. In questo ambito diventa un requisito indispensabile il governo dell’IT. L’identificazione delle minacce e delle vulnerabilità, la corretta gestione degli incidenti e l’ottimizzazione dei controlli sono attività che sempre più saranno necessarie al fine di prevenire possibili rischi aziendali (operativi, normativi, informatici, reputazionali) anche al fine di garantire la continuità operativa di una digital bank.

è chiaro però che tutto ciò richiede uno sforzo notevole di innovazione e di coraggio nelle scelte strategiche, oltre a una visione lungimirante sui processi di business e sui partners con cui costituire alleanze. Non solo. L’innovazione sta divenendo sempre più open e la banca si dovrà porre al centro del nuovo modello descritto anche perché il cambiamento è richiesto dalle nuove norme europee. L’entrata in vigore della direttiva sui servizi di pagamento nel mercato interno, la già citata PSD2 (Payment Services Directive 2), la open banking directive e il regolamento GDPR (General Data Protection Regulation) obbligano gli attori finanziari ad aprire l’accesso ai propri conti per la creazione di nuovi servizi da parte di terzi. «Ci troviamo in un momento storico particolarmente delicato per il settore bancario, chiamato a dare risposte concrete alle sfide poste dalla DX e dalla normativa europea, che ha come principale obiettivo quello di elevare il trust delle transazioni digitali per rafforzare la fiducia dei consumatori» – spiega Denny Bellotto, digital consulting – process & compliance di InfoCert – Gruppo Tecnoinvestimenti. In questo scenario, i trust services regolamentati da eIDAS (- electronic IDentification Authentication and Signature – tra cui firma digitale, marca temporale e posta elettronica certificata) rivestono un ruolo fondamentale. Disposizioni quali PSD2, per esempio, fanno esplicito riferimento al loro utilizzo per rispondere ai requisiti di compliance. «Il mondo bancario dovrà farsi trovare pronto a iniziare dalla scelta cruciale del trust service provider più idoneo, cioè quello in grado di offrire non solo soluzioni tecnologiche ma anche consulenza sulla loro implementazione» – continua Bellotto. «Anche alla luce delle consolidate collaborazioni con prestigiose realtà del settore, come InfoCert, possiamo testimoniare che, per trarre i maggiori benefici dal mutato scenario, occorrerà che le banche dimostrino non solo capacità di adattamento ai cambiamenti ma, soprattutto, attitudine a trasformare i vincoli normativi in nuove opportunità di business e servizi per la propria clientela».


#DX in #Banca Gianmatteo Manghi @CiscoItalia #U&CC per creare vantaggio competitivo
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Nuove modalità di collaborazione

«La profonda trasformazione del mercato verso la DX sta portando nuove modalità di collaborazione con i clienti che hanno stili di vita nuovi, con esigenze in continuo mutamento e le tecnologie possono essere di grande aiuto nell’intercettare il bisogno di mobilità e flessibilità» – afferma Gianmatteo Manghi, direttore commerciale enterprise e pubblica amministrazione di Cisco Italia. È fondamentale quindi mettere a disposizione del cliente servizi accessibili ovunque si trovi. L’esperienza di Cisco nell’ambito collaboration consente agli istituti bancari di creare un vantaggio competitivo, utilizzando nuove tecnologie digitali che permettono servizi di elevata qualità (dalla telepresence alle soluzioni di UC&C) che rappresentano solide fondamenta su cui impostare la DX. «Un caso molto interessante – evidenzia Manghi – è quello di BNL-Gruppo BNP Paribas che ha scelto Cisco per migliorare la collaborazione sia al proprio interno sia verso i clienti». Con Cisco TelePresence, i clienti possono incontrare e parlare con il consulente giusto quando lo desiderano per soddisfare di volta in volta i bisogni del momento. I consulenti di vendita che operano sul territorio utilizzano tablet con tecnologia Cisco Jabber integrata, e in questo modo possono avviare conference “di persona” con i professionisti finanziari di BNL. In particolare, la piattaforma Cisco Jabber permette di scegliere in modo semplice tra instant messaging, voce, video HD, conferenza, voicemail con interfaccia visiva e condivisione desktop, tutto ciò che serve ai professionisti di oggi per soddisfare le richieste della clientela ed essere produttivi ovunque si trovino. È possibile trovare le persone giuste, vedere se e come sono disponibili, e collaborare utilizzando il metodo preferito. «La rete Cisco, altamente veloce e affidabile – conclude Manghi – unifica le attività di uffici, filiali, contact center, ATM e quelle rivolte al cliente. Strumenti collaborativi di Cisco come i telefoni IP, videoconferenza e WebEx permettono allo staff di BNL Gruppo BNP Paribas di collaborare al meglio e ovunque si trovino». Il servizio clienti, distribuito in più sedi, è stato integrato grazie al Cisco Contact Center Enterprise, permettendo a circa 1000 agenti di avere i dati dei clienti sempre a portata di mano.


#DX #Mobile #RealTime A.Bosio @SamsungItalia Le #banche possono fare un salto di qualità
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Gli fa eco Antonio Bosio, product and solutions director di Samsung Electronics Italia. «Samsung supporta la DX a diversi livelli sia con strumenti utili a migliorare e rendere più proficua l’interazione con la clientela sia con soluzioni per la gestione dei processi interni del business bancario, a livello centrale o delle singole filiali». In effetti, nell’ambito del mobile – come spiega Bosio – gli smartphone, i tablet e i device indossabili Samsung rispondono a diverse esigenze legate al rapporto con la clientela finale e alla gestione del workflow bancario. Di per sé lo smartphone è uno strumento di erogazione di servizi in tempo reale, e rappresenta una grande opportunità per fornire informazioni in real-time ai clienti, raggiungendoli in qualunque luogo e in qualunque momento. E le banche stesse si stanno orientando in questa direzione, sviluppando applicazioni sempre più efficienti, semplici e sicure da utilizzare in mobilità. In questo senso, Samsung supporta i processi di evoluzione con device mobili sempre più potenti oltre che sicuri, attraverso l’utilizzo di diverse soluzioni di cifratura, compresi i sensori biometrici, e la piattaforma Samsung Knox. Le tecnologie mobile di Samsung rispondono anche alle esigenze di smart working. «In questo caso – prosegue Bosio – grazie alle molteplici collaborazioni di Samsung con alcuni system integrator, siamo in grado di fornire strumenti hardware e applicativi per svolgere attività in maniera più flessibile, come per esempio estendere al desktop le funzioni e le applicazioni già avviate da smartphone in mobilità, grazie a Samsung DeX». Estendendo il discorso alle funzionalità di diverse tipologie di dispositivi connessi al mobile, l’offerta Samsung spazia anche nell’ambito della formazione del personale. Per esempio, la tecnologia di Virtual Reality Samsung Gear VR, permette di formare i dipendenti in maniera coinvolgente, andando a ricreare in un ambiente immersivo alcune situazioni reali che un operatore di banca si trova a fronteggiare nel lavoro di tutti i giorni. «Il management – conclude Bosio – dovrà quindi essere sempre più orientato a favorire e mantenere la propria competitività sul mercato anche mettendo al centro il cliente finale. Inoltre, è sempre più necessario che l’innovazione non sia segregata a una sola funzione aziendale, ma propagata a tutta l’organizzazione. Solo così le banche possono fare un salto di qualità, diventando realmente digitali non solo nel front end, ma anche nel passaggio tecnologico di un gran numero di processi interni fino a poco fa quasi esclusivamente analogici». Il fondamento della DX sta nel fatto che l’orizzonte che ogni banca ha oggi di fronte è quello di operare in modo efficiente in un mercato sempre più competitivo, in costante evoluzione e caratterizzato da nuovi fattori di cambiamento. La DX, conseguentemente, assume un’importanza decisiva coinvolgendo, sia come offerta che come domanda, tutta l’azienda. Questo nuovo approccio richiede però di avviare subito una revisione innovativa “partecipativa e collaborativa”, in logica bottom-up e user-driven.

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CA Technologies presenta PSD2 Solution https://www.datamanager.it/2017/10/ca-technologies-presenta-psd2-solution/ Tue, 03 Oct 2017 10:18:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132053 Una nuova soluzione che accelera l’adozione dell’open banking e agevola l’innovazione dei pagamenti CA Technologies presenta la sua nuova offerta PSD2 Solution (Payment Services Directive 2) creata per aiutare le banche, i PSP (Payment Service Provider) e i TPP (Third Party Provider) a innovare le proprie architetture applicative, accelerare l’adozione dell’open banking e agevolare l’innovazione […]

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Una nuova soluzione che accelera l’adozione dell’open banking e agevola l’innovazione dei pagamenti

CA Technologies presenta la sua nuova offerta PSD2 Solution (Payment Services Directive 2) creata per aiutare le banche, i PSP (Payment Service Provider) e i TPP (Third Party Provider) a innovare le proprie architetture applicative, accelerare l’adozione dell’open banking e agevolare l’innovazione nei pagamenti digitali, adempiendo agli obblighi previsti dalla direttiva PSD2.

La disponibilità di casi d’uso pre-configurati, che fanno leva sull’integrazione delle soluzioni CA di API Management e sicurezza, oltre a fornire indicazioni specifiche per la PSD2, ha lo scopo di aiutare le organizzazioni a semplificare lo sviluppo e offrire agli utenti transazioni moderne, sicure e facilmente fruibili, in linea con la direttiva PSD2.

La direttiva PSD2, emanata dall’Unione Europea, prevede l’adozione di un impianto normativo per i pagamenti digitali eseguiti in ambito europeo allo scopo di accrescere l’innovazione e la trasparenza nel mercato europeo dei pagamenti, aumentando, allo stesso tempo, la sicurezza delle transazioni effettuate via Internet e dell’accesso ai conti dei clienti.

“La PSD2 rappresenta una rivoluzione nei pagamenti digitali che pone il consumatore al centro della transazione. Si rivolge ai fornitori di servizi finanziari di ogni tipo introducendo modalità innovative, sicure e più fruibili per l’erogazione dei servizi transazionali,” ha dichiarato Antonio Rizzi, Senior Director Practice Services di CA Technologies. “PSD2 Solution di CA abbatte le barriere che rallentano l’innovazione, mettendo a disposizione dei nostri clienti indicazioni chiare sulle procedure e sulle regole specifiche per la PSD2, oltre alla documentazione sulle API e sui casi d’uso, il tutto in un’unica soluzione per aiutare le organizzazioni a prepararsi in vista della scadenza del 2018 fissata dalla direttiva”.

PSD2 Solution di CA comprende alcuni casi d’uso che riguardano il coinvolgimento di TTP, coprendo aspetti fondamentali quali l’autorizzazione, da parte dei consumatori, all’accesso ai conti bancari, la Strong Customer Authentication (SCA) e la valutazione contestualizzata dei rischi associati alla validazione degli utenti in tempo reale.

L’architettura della PSD2 Solution di CA consente inoltre alle aziende di aggiungere livelli di funzionalità relativi a nuovi casi d’uso, come le funzioni di strong authentication, il performance monitoring e le funzionalità DevOps. La piattaforma è anche estendibile, per consentire alle organizzazioni di soddisfare i prossimi obblighi normativi dell’Open Banking API o delle FAPI (Financial API).

CA ha creato anche  una “sandbox” o ambiente demo, dove le organizzazioni possono testare ed esplorare la soluzione PSD2 da sole o con l’aiuto di CA.

La nuova offerta PSD2 di CA integra i seguenti prodotti:

·         CA API Management Gateway, che consente la gestione, orchestrazione e protezione delle interazioni fra tutte le parti;

·         CA API Developer Portal, che mette a disposizione degli sviluppatori dei TPP la struttura API, il format, la validazione dell’utilizzo e la documentazione;

·         CA Live API Creator, che supporta l’adozione di un approccio API-based e l’integrazione di sistemi e applicazioni legacy;

·         CA Mobile API Gateway, che offre un unico punto centrale per controllare le policy aziendali che gestiscono e proteggono le informazioni critiche esposte tramite API mobile-friendly;

·         CA Advanced Authentication, che supporta la SCA, le one-time password, il risk score, la risk authentication, il rilevamento di eventuali comportamenti ricorrenti degli utenti, e altro;

·         CA Directory, un repository altamente performante per la gestione dei dati e delle credenziali dei TPP e dei carichi di dati significativi relativi agli utenti, che facilita la conformità con altri regolamenti quali il GDPR. Offre la possibilità di partizionare su più server l’albero delle directory in modo da aiutare l’organizzazione a capire dove siano fisicamente conservati i dati anagrafici dei clienti.

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Dalla PSD2 all’open banking: sfide e opportunità del nuovo scenario dei pagamenti https://www.datamanager.it/2017/09/dalla-psd2-allopen-banking-sfide-opportunita-del-scenario-dei-pagamenti/ Tue, 05 Sep 2017 14:58:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=130027 A cura di Andrea Scarpa, Founder e Direttore Operation di IKS, azienda del Gruppo Kirey Molte aziende vivono l’avvento della PSD2 come un’ulteriore incombenza, in quanto impone una in alcuni casi una revisione profonda dei processi di governance, controllo e sicurezza. Certo, l’adeguamento richiede un impegno consistente, ma ancor prima di porre nuovi vincoli la normativa […]

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A cura di Andrea Scarpa, Founder e Direttore Operation di IKS, azienda del Gruppo Kirey

Molte aziende vivono l’avvento della PSD2 come un’ulteriore incombenza, in quanto impone una in alcuni casi una revisione profonda dei processi di governance, controllo e sicurezza. Certo, l’adeguamento richiede un impegno consistente, ma ancor prima di porre nuovi vincoli la normativa ridisegna lo scenario stesso dei pagamenti. Infatti, se prima dell’avvento della PSD2 il mondo dei pagamenti online rappresentava una sorta di “giungla” con la PSD2 emergono nuovi ruoli, responsabilità e relazioni tra gli attori, e anche nuove opportunità e modi di fare business.

Entro il 13 gennaio 2018 gli Stati Membri dovranno recepire all’interno dei propri ordinamenti nazionali la direttiva 2015/2366/UE, meglio nota come PSD2. Si tratta di un regolamento complesso, che rappresenta la risposta dell’Unione Europea alla necessità concreta di affrontare una situazione di forte deregulation, sia rispetto ai nuovi contesti di mercato che a un quadro regolamentare europeo estremamente frammentato.

Regolamentare i pagamenti digitali significa però anche introdurre sul mercato nuove dinamiche industriali che portino le aziende verso una prospettiva di maggiore internazionalizzazione, dotandole di un nuovo approccio collaborativo in grado di fare nascere nuovi ecosistemi a vantaggio dei clienti.

L’evoluzione dei pagamenti digitali

Per comprendere la PSD2 è necessario fare un passo indietro e guardare a un mercato caratterizzato da una complessità crescente in termini di player ed evoluzioni digitali, dove il mobile si trova sempre più al centro del business, rendendo ormai imprescindibile la necessità di controllare il livello di rischio del dispositivo.
I pagamenti digitali crescono a un ritmo incalzante: nel 2016, secondo i dati dell’Osservatorio Mobile Payment & E-Commerce POLIMI, in Italia l’ammontare dei pagamenti tramite i nuovi canali digitali è stato pari a 30,4 miliardi di euro.

È evidente come la maggiore propensione degli utenti all’utilizzo di strumenti tecnologici (come tablet, smartphone e wearable), unita al cambiamento nelle abitudini dei consumatori (migliore user experience) e alla necessità di pensare strategie di marketing mirate per aumentare l’utilizzo degli strumenti elettronici e raccogliere informazioni legate al comportamento dei clienti, pongano nuove sfide alle aziende di tutti i settori, con ripercussioni evidenti anche nel mondo bancario. Aumentando il numero dei pagamenti digitali si affacciano sul mercato un numero crescente di operatori con interesse a sfruttare questo mutamento delle abitudini di pagamento; nuovi attori e nuovi scenari che obbligatoriamente necessitano di essere regolamentati per il grande impatto che hanno, soprattutto in termini di sicurezza.

In questo contesto si inserisce l’offerta di IKS, leader nell’analisi, implementazione e gestione dei servizi antifrode in ambito bancario per i sistemi di pagamento online. IKS collabora in Europa con i principali vendor di settore e, forte dell’esperienza maturata, ha consolidato la propria offerta in XTN – lo spin-off aziendale specializzato nelle soluzioni di risk based analysis che sfruttando anche tecnologie di intelligenza artificiale, proteggono da possibili frodi o abusi i sistemi di pagamento su svariate tipologie di canali.

Nuovi attori per un nuovo mercato

L’avvento di questi nuovi player potrebbe accrescere in modo esponenziale il livello di competizione, modificando il contesto tradizionale del business dei servizi bancari e creando nuovi business model con i quali le banche devono necessariamente confrontarsi. La normativa pone degli standard minimi parificando gli attori tradizionali a quelli emergenti, che ereditano dai primi i medesimi oneri in termini di requisiti di sicurezza e normativi, e si propone allo stesso tempo l’obiettivo di promuovere tra di loro una “deliver cooperation” a vantaggio del mercato e dei consumatori.

Qual è la chiave per trasformare un obbligo di legge in un’occasione di crescita del business?

La direttiva PSD2 rappresenta una tappa cruciale sulla via verso un mercato aperto dei servizi finanziari, spianando la strada all’adozione di soluzioni di API gateway o management in modo da consentire agli sviluppatori di terze parti di costruire applicazioni e servizi introno alla banca stessa.

Anche se la Direttiva non fa riferimento esplicito al mondo delle API, in un contesto che richiede contemporaneamente dinamicità e sicurezza, la necessità di disporre di interfacce di programmazione in grado di gestire una connettività sicura tra i conti dei clienti e i vari fornitori di servizi si fa sempre più evidente.

Emerge quindi sempre più il concetto di “open banking”, che dal punto di vista normativo si focalizza sulla possibilità di garantire una maggiore trasparenza e possibilità di scelta per i clienti – aspetto notevolmente sottolineato nella PSD2 – ma che per le banche significa anche l’opportunità di mantenere e sviluppare la loro base clienti, permettendo di inserire svariati servizi sviluppati da terze parti, maggiormente personalizzati sui loro bisogni.

L’open banking pone in essere tutta una serie di nuove discipline legate all’impatto e all’esecuzione, e ai nuovi canali di distribuzione da gestire per le banche: si tratta di una trasformazione che vede passare il loro business da una prospettiva “product centric” a una “platform centric” e le vede quindi diventare parte di un ecosistema, continuando a gestire una accanto all’altra due tipologie di business, quello tradizionale e quello “nuovo”, occupandosi in quest’ultimo caso sempre più dello sviluppo e della valorizzazione dell’ecosistema con le terze parti.

Certo, nell’evoluzione verso l’open banking le banche dovranno essere attente a minimizzare e controllare attentamente gli aspetti di sicurezza, ma la fase iniziale di disagio viene largamente ricompensata dalle potenzialità commerciali che l’API Economy riserva.
Per le banche e i partner che le supportano, come per gli altri attori convolti nel processo di pagamento, sarà possibile cogliere queste opportunità solo comprendendo pienamente quali siano le relazioni che li legano, in modo che le interconnessioni tra la banca e il mondo esterno siano eseguite in modo corretto. Le banche devono quindi conoscere quale tipologia di contenuto viene scambiato dalle API o può essere trasferito tramite API rispetto ad ogni singolo processo di business.

In sintesi, a pochi mesi dalla scadenza del recepimento della direttiva, ritengo che le aziende del settore si trovino davanti a due scelte: quella “tattica” che le potrà far aderire alla direttiva PSD2 soddisfando le richieste minime di adeguamento per evitare di incorrere nelle sanzioni o perseguire una “scelta strategica”, che impone a ripensare profondamente anche gli obiettivi di business e i prodotti, i servizi e i partner ad essi collegati. È evidente che la prima strada dovrebbe essere più breve, meno rischiosa e costosa da implementare, ma difficilmente comporterà un vantaggio competitivo per la banca. Probabilmente solo con un approccio strategico pensato sull’Open Banking e sulle opportunità offerte dall’API economy, comunque più complesso e rischioso da progettare e attuare, che comporterà una revisione anche culturale dei processi, sarà possibile aprire la via verso una trasformazione profonda della banca che darà all’azienda la possibilità di sfruttare a pieno i nuovi paradigmi e i nuovi servizi di business collegati.

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La sfida della banca aperta https://www.datamanager.it/2017/07/la-sfida-della-banca-aperta/ Tue, 25 Jul 2017 14:45:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129235 Consolidata la propria infrastruttura IT, UniCredit investe in velocità e flessibilità, creando team di innovazione e sistemi di relazione con le FinTech per prepararsi al cambiamento Terminata la fase del consolidamento delle operazioni ICT finalizzato alla convergenza degli asset comuni su una unica architettura, UniCredit ha messo in atto una strategia di accelerazione e maggiore agilità. […]

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Consolidata la propria infrastruttura IT, UniCredit investe in velocità e flessibilità, creando team di innovazione e sistemi di relazione con le FinTech per prepararsi al cambiamento

Terminata la fase del consolidamento delle operazioni ICT finalizzato alla convergenza degli asset comuni su una unica architettura, UniCredit ha messo in atto una strategia di accelerazione e maggiore agilità. «Abbiamo affrontato il tema da diversi punti di vista – racconta Massimo Milanta, group chief information and security officer – da un lato disaccoppiando il front dal back-end evolvendo lo sviluppo del front-end attraverso una unica soluzione multicanale di Gruppo. Abbiamo inoltre investito significativamente in fenomeni come Big Data, con Hadoop e altre piattaforme open, in misura complementare ai sistemi di data warehouse preesistenti, per affiancare ai dati di tipo finanziario le informazioni sul comportamento dei clienti».

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Nuove competenze e talenti giovani

UniCredit ha investito e continua a investire in competenze tecniche e giovani talenti. Il Gruppo ha costituito un dipartimento di R&D che esplora evoluzioni come l’intelligenza artificiale e il machine learning, collaborando anche con università e altre istituzioni esterne e coinvolgendo il team in progetti specifici a supporto del business. «Ci sentiamo decisamente parte di un ecosistema di innovazione» – spiega Milanta. «Abbiamo iniziato con piccoli investimenti e in seguito abbiamo creato, in collaborazione con uno specialista finanziario britannico, un fondo proprio che investe attivamente in startup sulla base di un interesse che non è solo economico, ma ha un preciso significato industriale, rivolto a società e prodotti all’avanguardia in grado di avere un impatto sul business. Noi affrontiamo il mondo FinTech più come una opportunità che un rischio». Nel nuovo contesto bancario, la pressione competitiva, in virtù delle stesse tecnologie digitali, può arrivare anche da soggetti inattesi, mentre la stessa azienda bancaria può aprire nuovi fronti di ricavo, spesso imprevedibili. «Certamente abbiamo una visuale competitiva» – riconosce Milanta. «Le banche danno sempre maggior peso a clienti in ottica di user experience ricca e semplificata e le FinTech sono le prime ad adottare la tecnologia in tal senso». È un confronto tra chi maneggia agilmente la tecnologia e chi può disporre di grandi volumi e in questo senso i nuovi big player non sono più di provenienza esclusivamente bancaria, una diversificazione riconosciuta anche a livello normativo, con direttive come la PSD2 sui servizi di pagamento. «Si sta evolvendo verso una maggior comprensione delle pratiche ICT, di difesa contro il cybercrime e di qualità dei sistemi di sviluppo dei servizi offerti, a supporto quindi di tutto il business digitale. Direttive come la PSD2 rappresentano una grande apertura in chiave di ecosistema. Proprio lo scorso anno abbiamo organizzato un “Appathon” digitale, hackathon rivolto alle startup che partendo dalle nostre API hanno proposto una serie di servizi innovativi».


#Unicredit Milanta: Il mondo #fintech è più una opportunità che un rischio
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La banca tecnologica piace

Anche il nuovo carico in termini di compliance regolamentare viene percepito in chiave non negativa da Milanta, che individua nella compliance una opportunità per investire in soluzioni – per esempio – di data loss prevention, che rafforzano la qualità, l’affidabilità e quindi il valore dei nuovi servizi. Ma come vengono percepite dai clienti finali le novità della banca digitale? «La nostra clientela è molto diversificata» – risponde Milanta. «Ci sono clienti perfettamente in linea con queste novità. Solo nel corso dei prossimi anni potremo giudicare il reale impatto della trasformazione digitale, in funzione dell’evoluzione del mercato». UniCredit per il momento raccoglie segnali molto interessanti sul gradimento di prodotti avanzati come la carta prepagata online, il servizio ApplePay, che sta avendo molto successo, e contando ormai milioni di correntisti che interagiscono online e con dispositivi mobili. «I livelli di penetrazione non sono quelli delle nazioni nordiche – ammette Milanta – ma ci stiamo avvicinando».


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