Rai – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 09 May 2022 08:46:48 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Rai – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Massimo Rosso, come leggere la complessità https://www.datamanager.it/2022/05/massimo-rosso-come-leggere-la-complessita/ Mon, 09 May 2022 08:46:48 +0000 https://www.datamanager.it/?p=218755 La tecnologia non è mai neutra. Massimo Rosso, CIO di RAI, fisico di formazione, anima rock e instancabile camminatore. «Analizzare il presente per guardare al futuro» Come nella lezione di Popper, il futuro deve essere costruito. «Su cosa costruire e su come farlo, c’è ancora molto da discutere». Parola di Massimo Rosso, direttore ICT di […]

L'articolo Massimo Rosso, come leggere la complessità proviene da Data Manager Online.

]]>
La tecnologia non è mai neutra. Massimo Rosso, CIO di RAI, fisico di formazione, anima rock e instancabile camminatore. «Analizzare il presente per guardare al futuro»

Come nella lezione di Popper, il futuro deve essere costruito. «Su cosa costruire e su come farlo, c’è ancora molto da discutere». Parola di Massimo Rosso, direttore ICT di RAI – Radiotelevisione Italiana. Piemontese di nascita e di residenza, 57 anni, è sposato, ha un figlio e una laurea con Lode in Fisica teorica in tasca. Oltre al suo lavoro in RAI, è attivo a livello associativo come presidente di CIONET Italia. La lettura è una delle sue più grandi passioni, con un occhio sempre attento ai cambiamenti dettati dai nuovi strumenti e le tecnologie trasformative della realtà. «La tecnologia non è mai neutra e porta sempre in maniera intrinseca lo sguardo di chi l’ha sviluppata». Per Massimo Rosso, comporre la frattura tra cultura umanistica e cultura tecnico-scientifica è più di un esercizio accademico, ma una modalità operativa per leggere la complessità.

Come gestisci la tua vita quotidiana al di fuori della sfera professionale?

«La giornata inizia presto: e-mail e notifiche notturne critiche. Poi continua in modo non standard, essendo necessario fornire soluzioni in ambiti oramai sempre più diversi e specifici a interlocutori differenti, adottando per ciascuno l’approccio più corretto. A metà giornata, non di rado rinunciando alla pausa pranzo, cerco di concedermi una passeggiata, per immergermi nel “mondo reale”, ascoltando musica, spesso ad alto volume in cuffia, prevalentemente rock: Queen, The Beatles, AC/DC, Pink Floyd, Led Zeppelin, The Rolling Stones, Red Hot Chili Peppers Guns N’ Roses. La cena è un momento importante da salvaguardare per ritrovarsi con la famiglia, anche se le telefonate a fine giornata non mancano mai. In inverno, la serata è dedicata all’intrattenimento, utile per alleggerire la mente: film e fiction in prevalenza. In estate, con le temperature più miti e le giornate che si allungano, preferisco concedermi una seconda camminata per boschi e sentieri, letteralmente dietro casa, avendo la fortuna di abitare in provincia. Mi addormento molto tardi, non prima dell’una. Dedico almeno un’ora e mezza alla lettura, esperienza che vivo nel completo silenzio, quando in casa tutti dormono e dall’esterno non giunge alcun rumore. Il fine settimana è dedicato allo svago per visitare una mostra o per una cena. È il tempo per la famiglia e gli amici, quest’ultimi pochi ma di lunghissima data».

Sei uno sportivo?

«Non seguo lo sport ma mi piace sentirmi in forma. Amo molto camminare. Per anni, ho praticato lo sci escursionistico e alpino, oggi preferisco le ciaspole. In estate, uso spesso anche la bicicletta, soprattutto la mountain bike per percorrere i sentieri della mia valle, la Val di Susa».

Qualche volta però bisogna staccare la spina

«La vacanza canonica è dedicata al viaggio itinerante in Europa e America con la famiglia e gli amici. Un momento per condividere momenti ed esperienze anche con mio figlio che ha già 22 anni. Ai lunghi viaggi, spesso si aggiunge la settimana al mare di assoluto riposo. Nel fine settimana o durante i ponti festivi, l’Italia con le sue città d’arte è la destinazione prediletta. Frequento molto la Valle D’Aosta, avendo una casa a 1500 metri, che mi permette di frequentare la montagna tutto l’anno».

Il viaggio è anche una metafora della vita. Qual è la tua prossima destinazione?

«A parte un primo periodo dedicato alla ricerca scientifica in fisica teorica, ho sempre lavorato in RAI. La carriera e il potere non mi hanno mai appassionato o dato grande soddisfazione personale. Essendo a cavallo tra i Boomers e Millennials, sento il bisogno di dare un senso a tutti questi anni trascorsi nell’ICT. Sono molto interessato e incuriosito dalle nuove generazioni, dalla loro energia, dal loro modo di vedere il futuro. Ma anche dalle nuove dinamiche sociali e dall’uso e abuso della tecnologia. Le “monadi” che non comunicano sono un problema sociale di cui dobbiamo occuparci. Mi piacerebbe, compatibilmente agli impegni di lavoro, portare la mia esperienza nelle scuole e le università, per svolgere anche attività di tutoraggio e coaching, perché la conoscenza si trasmette attraverso lo studio e l’esperienza, e in cambio c’è sempre qualcosa da imparare. Il dialogo è il luogo dell’incontro e della conoscenza per contribuire a sviluppare un pensiero critico come antidoto alla manipolazione e all’uso non consapevole della tecnologia».


Luciano Guglielmi CIO, direttore comitato di Indirizzo per la Fondazione per la Sostenibilità Digitale – senior advisor di PwC – Board member and ambassador di CIO AICA Forum

L'articolo Massimo Rosso, come leggere la complessità proviene da Data Manager Online.

]]>
Servizio pubblico data-driven https://www.datamanager.it/2021/12/servizio-pubblico-data-driven/ Wed, 22 Dec 2021 12:21:40 +0000 https://www.datamanager.it/?p=215494 Il viaggio di Rai verso la data-driven company inizia dieci anni fa con la direzione generale di Luigi Gubitosi e continua fino alla virtualizzazione dell’operatività durante il lockdown. La crisi è stato un formidabile acceleratore. «Nel primo periodo della digitalizzazione, efficienza e dematerializzazione erano le priorità» – spiega Massimo Rosso, direttore ICT di Rai radiotelevisione italiana. […]

L'articolo Servizio pubblico data-driven proviene da Data Manager Online.

]]>
Il viaggio di Rai verso la data-driven company inizia dieci anni fa con la direzione generale di Luigi Gubitosi e continua fino alla virtualizzazione dell’operatività durante il lockdown. La crisi è stato un formidabile acceleratore.

«Nel primo periodo della digitalizzazione, efficienza e dematerializzazione erano le priorità» – spiega Massimo Rosso, direttore ICT di Rai radiotelevisione italiana. «Un’epoca che sembra lontana, dove bisognava creare la necessità secondo la logica, ancora più lontana nel tempo, di Carosello. Abbiamo completamente voltato pagina. Oggi, la supremazia è nelle mani di chi governa le piattaforme.

Ci rendiamo conto che gli algoritmi di queste piattaforme sociali sono sviluppati per costruire un racconto confermativo delle necessità di ciascuno. Se guardo un genere di film me ne verranno proposti altri simili e così via. Anche nel mondo delle idee, vale la stessa dinamica. È chiaro che questo meccanismo genera polarizzazione che si riflette anche nella società. Le “monadi” che non comunicano sono un problema sociale di cui dobbiamo occuparci. Sono convinto che la gestione del dato ci deve aiutare a generare una nuova idea di servizio pubblico, per rompere queste monadi».

«Per il futuro serve una nuova assunzione di responsabilità da parte degli uomini e delle donne dell’IT»

Il futuro deve essere costruito

«Lavorare sui dati è importantissimo, ma bisogna farlo con una logica nuova». Massimo Rosso fa riferimento a due esperienze che riguardano l’uso dell’intelligenza artificiale. «Il primo è il progetto AI to fight disinformation per costruire algoritmi in grado di favorire la coesione e non la frammentazione. Il secondo è il motore emozionale avanzato. «Da tempo facciamo sentiment analysis classica, mettendo in correlazione le conversazioni crossmediali degli italiani rispetto all’evento televisivo, scomponendole e analizzando i picchi negati e positivi. Oggi, stiamo andando oltre, per entrare nello stato d’animo dello spettatore che interagisce attraverso le piattaforme social».

Ci troviamo in un momento di transizione. «Non c’è nulla di prevedibile» – avverte Rosso. «Come nella lezione di Popper, il futuro deve essere costruito. Su cosa costruire e su come farlo, c’è ancora molto da discutere. La tecnologia non è mai neutra e porta sempre in maniera intrinseca gli obiettivi strategici di chi l’ha sviluppata. Se fin qui, abbiamo parlato dell’importanza dell’innovazione, credo che da oggi dovremo parlare dell’importanza della governance. Se non definiamo l‘obiettivo da raggiungere e soprattutto se non guidiamo anche il percorso, rischiamo di riempire le nostre aziende di tecnologia ma senza contribuire a migliorarle veramente. Dobbiamo partire dalle domande giuste e non dalle risposte. Governance significa direzione e controllo. Come CIO, siamo stati i garanti della continuità operativa delle nostre aziende durante la pandemia. Adesso, dobbiamo parlare di risultati e di KPI per misurarli, altrimenti sprecheremo energie e risorse senza la garanzia di aver contribuito a costruire un mondo migliore. E questo richiede anche una nuova assunzione di responsabilità da parte degli uomini e delle donne dell’IT».

L'articolo Servizio pubblico data-driven proviene da Data Manager Online.

]]>
RAI: spot e finestre nei programmi per il World Tv Day https://www.datamanager.it/2017/11/rai-sport-finestre-nei-programmi-world-tv-day/ Tue, 21 Nov 2017 08:52:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135642 La fiducia il tema di quest’anno della ricorrenza. In campo anche Rai Pubblicità É la fiducia il tema scelto da EBU (European Broadcasting Union), ACT (Associazione della televisione commerciale in Europa) ed EGTA  (Associazione delle concessionarie televisive e radiofoniche) per il World Tv Day, la Giornata istituita dalle Nazioni Unite il 21 novembre per ricordare […]

L'articolo RAI: spot e finestre nei programmi per il World Tv Day proviene da Data Manager Online.

]]>
La fiducia il tema di quest’anno della ricorrenza. In campo anche Rai Pubblicità

É la fiducia il tema scelto da EBU (European Broadcasting Union), ACT (Associazione della televisione commerciale in Europa) ed EGTA  (Associazione delle concessionarie televisive e radiofoniche) per il World Tv Day, la Giornata istituita dalle Nazioni Unite il 21 novembre per ricordare l’importanza del piccolo schermo nello sviluppo economico e sociale del pianeta, giunta quest’anno alla 21esima edizione. In occasione dell’appuntamento è in onda dal 17 novembre sulle reti Rai in contemporanea con numerose emittenti in Europa, Asia, Canada, Stati Uniti e Australia uno spot che celebra il ruolo che la Tv ha nel fornire contenuti attendibili, mantenere gli spettatori aggiornati su ciò che accade nel proprio Paese e all’estero e richiamare l’attenzione del mondo su ciò che conta.

Del World Tv Day e dell’importanza della tv si parlerà domani 21 novembre all’interno dei contenitori della mattina e del daytime di Rai1, “UnoMattina” e “La Vita in Diretta”. Su Rai2, spazio a questa ricorrenza all’interno del programma “Detto Fatto”, mentre su Rai3 alle 15.15 andrà in onda un documentario de La Grande Storia su Carosello. Su Rai Storia alle 17 il documentario “Da oggi la Rai”, condotto da Massimo Bernardini, proporrà un viaggio nella nascita del piccolo schermo, dalla sperimentazione televisiva partita nel 1949 fino al raggiungimento del collegamento via etere delle sedi di Roma, Milano e Torino, traguardo che la Rai raggiunse nel 1954. Approfondimenti sul World Tv Day saranno anche all’interno dei tg Rai.

In Friuli Venezia Giulia Buongiorno Regione, programma del mattino della TgR, dedicherà un servizio alla storia della Tv. All’interno dei telegiornali delle 14 e delle 19.35 due interviste, a Demetrio Volcic e Bruno Pizzul, racconteranno come è cambiata la Rai e l’informazione televisiva. Rai Scuola Web ha realizzato lo Speciale “La Tv dei ragazzi”, dedicato alla nascita della tv per ragazzi, consultabile a questo link.

Rai, insieme a EBU, ACT ed EGTA, ricorda che responsabilità editoriale, qualità dei contenuti, trasparenza, ‘brand safety’, una cornice normativa certa e una corretta misurazione dell’audience sono tra gli elementi che rendono la televisione un fornitore di contenuti affidabili e un ambiente sicuro per le comunicazioni commerciali. Studi recenti dimostrano che i livelli di fiducia nei media tradizionali stanno aumentando in tutta Europa mentre le persone mettono in discussione la veridicità di ciò che vedono e leggono online. Nel 70% dei 33 paesi intervistati, le persone indicano che tendono a fidarsi della TV e in 11 Paesi la Tv è addirittura considerata il mezzo più affidabile (EBU basato su Eurobarometer 86, EBU Media Intelligence Service, Trust in Media, 2017). La reputazione dei media tradizionali è risultata più resiliente rispetto alle piattaforme di social media e alle notizie solo online (Kantar – Trust in News, 2017).

E in occasione del World Tv Day anche Rai Pubblicità ha messo in campo una proposta ad hoc: un’offerta commerciale per i propri clienti basata sulla fiducia. Attraverso una creatività dedicata, elaborata dalla controllata Rai e veicolabile attraverso advertising tv, web e radio, le aziende possono “leggere la propria etichetta” agli spettatori, raccontando tutte le caratteristiche dei propri prodotti in un ambito di credibilità e trasparenza.

L'articolo RAI: spot e finestre nei programmi per il World Tv Day proviene da Data Manager Online.

]]>
Video: Marketing 4.0 l’intervento di Massimo Rosso a #WeChangeIT Forum https://www.datamanager.it/2017/09/video-marketing-4-0-lintervento-massimo-rosso-wechangeit-forum/ Wed, 13 Sep 2017 14:06:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=130807 La seconda tavola rotonda dell’evento annuale di Data Manager, #WechangeIT Forum dedicata al marketing 4.0. Vendere non è più solo un’arte, ma è soprattutto una scienza. In questo video l’intervento di Massimo Rosso, Direttore ICT – RAI   #WeChangeIT Forum #Marketing40 #video : l’intervento di Massimo Rosso, RAIClick To Tweet Visita il sito ufficiale del WeChangeIT Forum, i relatori, gli […]

L'articolo Video: Marketing 4.0 l’intervento di Massimo Rosso a #WeChangeIT Forum proviene da Data Manager Online.

]]>
La seconda tavola rotonda dell’evento annuale di Data Manager, #WechangeIT Forum dedicata al marketing 4.0. Vendere non è più solo un’arte, ma è soprattutto una scienza. In questo video l’intervento di Massimo Rosso, Direttore ICT – RAI

 


#WeChangeIT Forum #Marketing40 #video : l’intervento di Massimo Rosso, RAI
Click To Tweet



Visita il sito ufficiale del WeChangeIT Forum, i relatori, gli argomenti, aggiornamenti sulla edizione 2018 e la possibilità di Pre-Registrazione http://www.wechangeit.it/

L'articolo Video: Marketing 4.0 l’intervento di Massimo Rosso a #WeChangeIT Forum proviene da Data Manager Online.

]]>
Radio, tv, web e persone https://www.datamanager.it/2017/07/radio-tv-web-persone/ Tue, 25 Jul 2017 14:40:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129233 Con la trasformazione digitale, la RAI diventa una Digital Media Company basata su una profonda integrazione tra Information e Operation Technologies e una sfida per il futuro: “digitalizzare” gli spettatori La RAI è entrata in un contesto all digital dopo un lungo processo di trasformazione. «Un primo fondamentale passo che è stato necessario affrontare ha riguardato […]

L'articolo Radio, tv, web e persone proviene da Data Manager Online.

]]>
Con la trasformazione digitale, la RAI diventa una Digital Media Company basata su una profonda integrazione tra Information e Operation Technologies e una sfida per il futuro: “digitalizzare” gli spettatori

La RAI è entrata in un contesto all digital dopo un lungo processo di trasformazione. «Un primo fondamentale passo che è stato necessario affrontare ha riguardato proprio il “core business” della RAI, ossia la produzione di contenuti audiovisivi, che da un modello classico basato su tecniche e strumenti analogici, come i nastri magnetici, è stata completamente informatizzata: si è così colmato il gap più ampio rispetto al passato» – racconta Massimo Rosso, direttore ICT della RAI. «Abbiamo portato molta IT nella produzione televisiva e radiofonica, che oggi sono piattaforme fortemente orientate alla qualità». Secondo Rosso, il modello applicato si può schematizzare in una matrice con una dimensione orizzontale (dove sono disponibili i servizi ICT trasversali e comuni) e una dimensione verticale specifica per i vari mondi: tv, radio, web (con servizi dedicati ai vari canali di distribuzione). Che cosa ha comportato questo cambiamento per la direzione informatica della RAI? «La “rete corporate” è diventata un vero asset strategico» – risponde Rosso. «Una infrastruttura full IP che connette tutti i diversi centri di produzione, le sedi regionali, i corrispondenti all’estero, i luoghi dei singoli eventi. Per esempio, la digitalizzazione della produzione di telegiornali e giornali radio, dove, abbandonate le “vecchie cassette”, tutto è diventato file, ha alla base proprio l’introduzione di questa infrastruttura IP. Come faremmo con un documento di Office, oggi la redazione del TG può trasferire un servizio giornalistico da Bolzano a Roma semplicemente spostando un file».

[amazon_link asins=’0393254291,B01FIXMQ00,0307887898,0061766089,0393634639,B06XC81DKV,B010CLU1LY,B009NOYTIS,1521134367,B00M0ILXD8′ template=’ProductCarousel’ store=’dmo0e-21′ marketplace=’IT’ link_id=’df4ce70d-16e9-11e8-91e1-59efbf0953c0′]

Dal make al buy

Un secondo elemento rilevante in questo percorso, prosegue Rosso, riguarda il passaggio, anche per la RAI, da una informatizzazione basata sul “make”, ossia sullo sviluppo di soluzioni legacy, al “buy”, cioè sull’acquisizione di soluzioni dal mercato. «Mentre storicamente l’IT della RAI doveva assicurare soprattutto la parte più strettamente gestionale e amministrativa, oggi, per supportare l’evoluzione in corso, deve poter integrare tutti i processi, anche quelli produttivi, e ciò non più con la mentalità molto specifica del broadcaster televisivo, con le sue soluzioni custom, ma con quella, più aperta, della digital media company». «Questo nuovo approccio ci ha permesso di continuare a svolgere il nostro ruolo, diretto all’efficientamento dei processi interni e di business, implementando e consolidando un’infrastruttura digitale estremamente ampia e variegata, in grado di connettere l’interno e l’esterno dell’azienda, con attenzione anche agli aspetti produttivi. «Sfruttando soluzioni di mercato», sintetizza Rosso, «ci si è potuti così, ad esempio, dotare di soluzioni per la pianificazione dell’offerta, della sua valorizzazione economica e delle risorse produttive necessarie per la realizzazione di programmi e di contenuti. Questa digitalizzazione naturalmente porta con sé la necessità di garantire business continuity e disaster recovery dei processi altamente critici. Al riguardo, si sta ragionando con i colleghi di radio, tv e web sulla possibilità di dotarsi di una infrastruttura di business continuity su territorio romano; al contempo si sta sviluppando un disaster recovery geograficamente remotizzato a Torino».     


#Marketing40 #RAI Massimo Rosso: Integrazione tra #IT e #OT con le #persone al centro
Click To Tweet


Internet of people                                         

La digitalizzazione, conclude Rosso, ha permesso alla Rai di entrare in una dimensione completamente nuova, fatta essenzialmente di dati, ottenuti dall’utilizzo dei contenuti trasmessi (dati interni) e dall’impatto che questi stessi contenuti hanno sui loro fruitori (ad esempio dati esterni generati dal pubblico che li commenta), dando luogo a una analisi crossmediale che prende forma attraverso blog, social media, content communities. «Come altre aziende, siamo partiti da una digitalizzazione che ci ha permesso di integrare IT e OT. Da tempo, abbiamo capito che è fondamentale un ulteriore tassello: utilizzare la tecnologia a disposizione per avvicinare il più possibile l’offerta di contenuti alle effettive aspettative del pubblico. Occorre cioè dotarsi degli strumenti di business intelligence più evoluti che consentano di analizzare ed elaborare dati interni ed esterni estrapolandone le possibili correlazioni».


Visita il sito ufficiale del WeChangeIT Forum, i relatori, gli argomenti, aggiornamenti sulla edizione 2018 e la possibilità di Pre-Registrazione http://www.wechangeit.it/

L'articolo Radio, tv, web e persone proviene da Data Manager Online.

]]>
Il grande cinema italiano in anteprima esclusiva su TIMvision e in tv su Rai https://www.datamanager.it/2017/02/grande-cinema-italiano-anteprima-esclusiva-timvision-tv-rai/ Fri, 03 Feb 2017 13:19:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=118456 I film di successo di Rai Cinema per tutti i clienti abbonati al servizio on-demand di TIM. I titoli saranno anche sulle reti Rai a solo un anno dall’uscita al cinema. Da oggi disponibile il film di Giuseppe Tornatore “La corrispondenza”, con Jeremy Irons e Olga Kurylenko TIM e RAI hanno siglato un accordo strategico che permetterà […]

L'articolo Il grande cinema italiano in anteprima esclusiva su TIMvision e in tv su Rai proviene da Data Manager Online.

]]>
I film di successo di Rai Cinema per tutti i clienti abbonati al servizio on-demand di TIM. I titoli saranno anche sulle reti Rai a solo un anno dall’uscita al cinema. Da oggi disponibile il film di Giuseppe Tornatore “La corrispondenza”, con Jeremy Irons e Olga Kurylenko

TIM e RAI hanno siglato un accordo strategico che permetterà a tutti gli abbonati di TIMvision, la piattaforma televisiva on demand di TIM, di vedere in anteprima assoluta tutti i 20 film del listino cinematografico di Rai Cinema/01 proiettati nelle sale cinematografiche nel corso degli ultimi mesi.

Il ciclo si aprirà con “La corrispondenza” di Giuseppe Tornatore e si chiuderà con l’ultimo film di Alessandro Siani “Mr. Felicità”. Nel 2017 tra gli altri successi cinematografici inclusi nell’accordo “Veloce come il vento” di Matteo Rovere, “La pazza gioia” di Paolo Virzì, “In guerra per amore” di Pif e “L’estate addosso” di Gabriele Muccino.

A un anno dall’uscita nelle sale tutti i contenuti saranno sempre disponibili in esclusiva on-demand per 24 mesi su TIMvision. Gli stessi titoli avranno un passaggio sulle reti Rai a partire dal trentesimo giorno dalla messa online di TIMvision.

Arricchendo l’offerta cinematografica con nuovi contenuti premium, TIM conferma l’attenzione verso i propri clienti che, attraverso le reti di nuova generazione fissa e mobile di TIM, accedono ad una piattaforma televisiva evoluta e ad un’offerta d’intrattenimento esclusiva e di qualità.

In piena coerenza con la sua missione di servizio pubblico, l’accordo consentirà a Rai di offrire a tutti gli italiani un importante catalogo di grandi film in prima visione televisiva, a solo un anno dall’uscita al cinema.

L’accordo ribadisce la rilevanza industriale per le due società della distribuzione di contenuti premium attraverso le nuove tecnologie e l’impegno nella valorizzazione del grande cinema italiano in un contesto di mercato in continua evoluzione. Con questa intesa TIM e RAI intendono infatti privilegiare tutti gli appassionati, favorendo lo sviluppo dei servizi dedicati ai nuovi modelli di consumo televisivo.

L’iniziativa rafforza le sinergie in essere in virtù dei precedenti accordi, grazie ai quali l’abbonamento TIMvision propone all’interno del proprio catalogo prodotti a marchio RAI: una programmazione di oltre 200 film, più di 500 ore di fiction e programmi TV e l’offerta televisiva degli ultimi 7 giorni delle principali reti free to air.

“Siamo molto orgogliosi di questo importante accordo con RAI”- dichiara Flavio Cattaneo Amministratore Delegato di TIM. “Grazie a partnership come questa, siamo in grado di offrire al grande pubblico e in esclusiva ai nostri clienti la visione di film italiani di successo. L’iniziativa conferma la nostra strategia, volta ad accelerare il “quadruple play”. Con RAI stiamo inoltre lavorando per dar vita ad ulteriori progetti congiunti al fine di realizzare opere audiovisive film e fiction”.

“Questo accordo – dichiara Antonio Campo Dall’Orto, Direttore Generale RAI – segna un passo ulteriore nella strategia RAI a sostegno al sistema cinematografico italiano e di produzione di valore per il nostro pubblico, al quale potremo proporre un’importante serie di film di recentissima uscita nelle sale: contenuti e tempi di fruizione che ieri erano premium ora sono per tutti gli abbonati RAI. Un risultato – continua Campo Dall’Orto – ottenuto anche attraverso l’ulteriore concretizzarsi di una strategia comune con TIM, nell’ottica di una media company di servizio pubblico che non si considera competitor ma ‘volano’ dell’industria produttiva italiana. Crediamo infatti che più soggetti attivi ci sono, più la catena del valore è preservata e il pubblico garantito rispetto alla qualità dei contenuti. Il tutto grazie ad un rinnovato gioco di squadra, con una collaborazione tra capo gruppo, Rai Cinema e Rai Com che permette all’azienda di agire in totale comunità d’intenti consentendoci di ottenere risultati importanti come quello di oggi”.

L'articolo Il grande cinema italiano in anteprima esclusiva su TIMvision e in tv su Rai proviene da Data Manager Online.

]]>
#SiamoForty: l’intervento di Massimo Rosso https://www.datamanager.it/2016/07/siamoforty-lintervento-massimo-rosso/ Tue, 19 Jul 2016 15:12:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106182 Massimo Rosso, CIO di Rai, interviene alla tavola rotonda “Confronto sulle visioni del futuro” durante l’evento di Data Manager #SiamoForty “Quarant’anni di innovazione in Italia – CIO a confronto”

L'articolo #SiamoForty: l’intervento di Massimo Rosso proviene da Data Manager Online.

]]>
Massimo Rosso, CIO di Rai, interviene alla tavola rotonda “Confronto sulle visioni del futuro” durante l’evento di Data Manager #SiamoForty “Quarant’anni di innovazione in Italia – CIO a confronto”

massimo rosso

L'articolo #SiamoForty: l’intervento di Massimo Rosso proviene da Data Manager Online.

]]>
#SiamoForty: Visioni del futuro https://www.datamanager.it/2016/07/siamoforty-visioni-del-futuro/ Tue, 19 Jul 2016 08:46:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106103 Dal personal computer al personal data center. La spinta alla separazione tra i livelli fisici e logici delle infrastrutture ci porta verso un’informatica sempre più agile e pervasiva, con conseguenze distruttive e ricombinanti su un’economia di impresa che dovrà far tesoro delle competenze dei CIO per riorganizzarsi Prevedere il futuro della tecnologia è un esercizio […]

L'articolo #SiamoForty: Visioni del futuro proviene da Data Manager Online.

]]>
Dal personal computer al personal data center. La spinta alla separazione tra i livelli fisici e logici delle infrastrutture ci porta verso un’informatica sempre più agile e pervasiva, con conseguenze distruttive e ricombinanti su un’economia di impresa che dovrà far tesoro delle competenze dei CIO per riorganizzarsi

Prevedere il futuro della tecnologia è un esercizio quasi sempre vano, per non dire fallimentare. Il futuro, per definizione, ti arriva alle spalle, quando meno te l’aspetti, ti supera a destra, ti spiazza, e te lo trovi di colpo davanti. Allora iniziano i problemi perché sei costretto ad adeguarti e adeguarsi è sempre un’operazione costosa e sofferta. Oggi, però la tecnologia viaggia molto in fretta, una parte del suo futuro è già quasi a portata di mano, fa capolino dai progetti open source più avanzati, cuoce lentamente ma continuamente nei pentoloni della Ricerca e Sviluppo dei grandi nomi del software. La seconda parte della nostra discussione è dedicata a questo futuro, ai trend informatici che già si stanno delineando e che le aziende più illuminate hanno già cominciato ad adottare, spesso ponendosi alla guida di grandi progetti software di tipo infrastrutturale. Le aziende e i vendor seduti al tavolo di Data Manager hanno percorso questi trend, cercando di tracciare gli scenari più probabili dell’informatica professionale che vedremo in azione nei prossimi anni, delle nuove dinamiche di mercato che la tecnologia sta rendendo possibili, creando un nuovo sistema di relazioni tra vendor di componenti e hardware, sviluppatori software, rivenditori, system integrator, provider di servizi e aziende che proprio in virtù della Terza Piattaforma sono chiamate a svolgere ruoli sempre più partecipativi, in un ecosistema che vedrà coinvolti tutti questi attori. Numerosi e molto stimolanti i punti che sono stati messi sul tavolo. Uno di questi riguarda le conseguenze più estreme della virtualizzazione, evoluzione del data center aziendale e della sua centralità. Siamo davanti al tramonto delle grandi infrastrutture proprietarie?

Le questioni sono tante anche nella PA. Come l’urgenza di una commissione parlamentare che si occupi di innovazione e di un Ministero ad hoc in grado di affrontare i temi del diritto di accesso e della rete neutrale, dell’identità digitale, della concorrenza tra gli operatori e dell’apertura del sistema pubblico ai privati. Secondo Stefano Quintarelli, imprenditore high-tech, pioniere di Internet e attualmente deputato e presidente del Comitato di indirizzo dell’Agenzia per l’Italia digitale (AgID), in video collegamento dalla Camera – «molte PA non sono in grado di dialogare e spesso non scambiano i dati tra loro. SPID dovrebbe eliminare queste ridondanze, queste inefficienze». E parlando di futuro, la sfida più grande resta quella di costruire il domani, per usare il titolo del suo ultimo libro. Per Quintarelli, che a sua volta cita William Gibson, forse il futuro è già qui, è solo distribuito male. «E questa differenza di passo, fa sì che in tutti i settori dell’economia si stiano realizzando trasformazioni che da un lato creano grandi opportunità di benessere e di miglioramento della qualità della vita, dall’altro presentano nuove prove per la società umana. E la più importante disomogeneità sta nella differenza di passo tra lo sviluppo delle attività economiche e la lentezza delle istituzioni a comprendere e a creare un’adeguata risposta normativa capace di sfruttare la nuova “dimensione immateriale” a favore di tutta la società».


.@UniCredit_PR Velocità, adattamento e capacità di competere sul mercato
Click To Tweet


VIRTUALIZZAZIONE ESTREMA

La virtualizzazione ci introduce in una sorta di meta-ambiente informatico che va oltre le barriere di interoperabilità degli attuali “standard” architetturali hardware e dei sistemi operativi con strumenti “disruptive” come i software container. Oggi, l’informatica agile può avvalersi di tool di virtualizzazione, nati in ambito open source, che rendono possibili livelli impensabili di flessibilità nella gestione dei carichi di lavoro, con ulteriore ottimizzazione dei costi rispetto alla prima fase di virtualizzazione dei server fisici. Una rivoluzione che va a vantaggio di tutti i comparti che fanno affidamento sulla potenza di calcolo transazionale. Da questi fenomeni, sta gradualmente emergendo una nuova geometria applicativa da cui affiorano la cosiddetta API economy e un business digitale sempre più basato su un grande ecosistema di “microservizi” ed esposizione di dati aziendali. Le imprese focalizzate su un determinato business si trovano ormai a generare informazioni dirette o indirette (per esempio sul comportamento dei loro clienti, o sul funzionamento dei loro servizi) che la tecnologia permette di aggregare e riutilizzare per nuovi filoni di business. Ma le informazioni grezze possono essere “esposte”, o cedute, a beneficio di terze parti che potranno a loro volta sviluppare attività, anche del tutto collaterali, in contesti B2B, B2C o B2B2C. In campo manifatturiero si sta sviluppando il concetto di Fabbrica 4.0, quella in cui gli atomi dei prodotti industriali portano con sé una dose grande o piccola di bit, di intelligenza digitale, abilitando nuove prospettive per l’industria della produzione, gli smart product, la robotica e gli oggetti autonomi. Dal veicolo senza guidatore, alla fabbrica intelligente, le microcentrali di energia, la smart city. L’intelligenza “embedded” in tutti i prodotti industriali, persino nei tessuti e nei materiali di rivestimento, e in tutti i processi, inclusa l’edilizia dei prefabbricati o delle abitazioni “progettate” con tecniche 3D, aprirà una serie di impensabili nuove frontiere.

LA PERDITA DELLA CENTRALITÀ

Come sarà, in definitiva, l’informatica che si appresta a traguardare l’era della Internet of Everything, del mondo come computer? L’arrivo di un personal computer su ogni scrivania preconizzato dai pionieri della microinformatica, la crescita esponenziale della potenza dei server dipartimentali prima e delle server farm poi, fino all’avvento del cloud computing e del “data center as a computer”, ci hanno traghettato in un mondo molto lontano dalla centralità, dalla piena coincidenza tra risorse fisiche e logiche che Data Manager aveva raccontato ai suoi esordi. Che cosa succederà quando le informazioni cominceranno a fluire tra decine di miliardi di persone, esseri viventi, oggetti, nei punti geografici più diversi, in ambienti fissi o in movimento, ma tutti invariabilmente connessi?

Fabio Rizzotto, senior research and consulting director di IDC Italia, aiuta a definire i temi in discussione citando quelle che a suo parere sono già alcune tendenze che, dalla sua finestra di osservatore degli effetti della tecnologia sulla vita e l’operatività delle aziende, stanno già maturando negli incubatori delle imprese più innovatrici, proprio a partire dall’informatica della Terza Piattaforma. Rizzotto mostra una prima slide che indica una mappa di queste tematiche applicative, – Internet of Things, 3D printing, cognitive computing – i cosiddetti acceleratori della Terza Piattaforma, che prendono gradualmente piede, magari con sperimentazioni limitate, fino a diventare completamente “mainstream”. «Non c’è il tempo per esplorarli tutti, ma l’idea è che questi fenomeni sono già parte integrante del nostro modo di essere». L’elemento che deve interessare in modo particolare il management delle aziende e i loro responsabili tecnologici è duplice, sottolinea Rizzotto. «Un’azienda deve essere in grado di valutare se determinate evoluzioni hanno un impatto diretto sui propri obiettivi di business e una ripercussione sull’organizzazione. Ma è fondamentale sapere anche se esse avranno un impatto dentro l’ecosistema in cui si muovono, perché forse quello che ancora non ci è chiaro è come eventuali competitor e nuovi attori potranno utilizzare, far leva su queste tecnologie da qui a tre, quattro anni, per scompaginare ulteriormente scenari già oggi scompaginati».


Stefano Quintarelli @AgidGov Il futuro è già qui, è solo distribuito male
Click To Tweet


SE ALLA GUIDA C’È UN ROBOT

Tutto, insomma, sarà sempre più interdipendente e sarebbe ingenuo guardare al futuro delle tecnologie come qualcosa che potrebbe non interessarci in prima persona, o smettere di porci domande sull’evoluzione che anche la “nostra” informatica, le “nostre” architetture dovranno subire. Il discorso si fa ancora più filosofico quando si prendono in esame le conseguenze di un mondo completamente digitalizzato, automatizzato e robotizzato, non solo sulle organizzazioni e i processi delle aziende, ma sulla funzione stessa del capitale umano. «Se tutto, intorno a noi, è digitale, saremo destinati a gestire solo le eccezioni?». Altri dubbi non mancano. Il digitale sarà in grado di sostenere l’economia mondiale? Quali saranno gli effetti sulle catene di valore e di fornitura, sulle norme che regolano tanti aspetti, incluso quello giuridico, della nostra vita? Provocatoriamente, Rizzotto cita un articolo di una rivista dedicata all’high-tech riferito alle auto senza guidatore: «Chi paga la multa se alla guida c’è un robot»?

In un contesto come il nostro, prosegue Rizzotto, vale però la pena segnalare alcuni fenomeni che impattano in particolare sul “motore” dell’IT, il data center e le infrastrutture tecnologiche, temi in realtà già ampiamente dibattuti come il cloud, la virtualizzazione, il DevOps, i software container. «Forse, la domanda che dobbiamo rivolgerci oggi riguarda il ruolo che il data center come lo abbiamo concepito finora avrà nelle aziende che si misureranno negli scenari futuri» – afferma l’analista di IDC, mostrando una rappresentazione dello spettro delle tecnologie emergenti suddivisa in quattro comparti. Il primo riguarda i progressi costantemente maturati nel campo del silicio, da processori e memorie. Il secondo si riferisce alle macchine virtuali e altri tipi di “computing vehicles” sempre più evoluti. Poi abbiamo gli ambienti di automazione e orchestrazione, popolati da piattaforme open source che aprono la strada a un mondo di microservizi informatici. E infine, i modelli di accesso alle risorse informatiche dove, secondo Rizzotto, dovremo abituarci a un approccio ancora più ibrido e liquido per scelte che oggi si collocano tra due estremi più netti, data center “in house” o cloud pubblico.

La lezione riassuntiva che si può trarre da questo excursus, dice Rizzotto, è che insieme alle tecnologie che già affollano la cassa degli attrezzi del CIO, si stanno affacciando una serie di novità che potranno giocare un ruolo importante nell’abilitare gli acceleratori di cui si è parlato prima. «Che siano architetture storage estremamente scalabili, o database concepiti secondo logiche cloud, piuttosto che le cosiddette next generation application, ciò che emerge è una completa rottura degli schemi tradizionali su cui era costruita l’intera architettura dell’IT fino ad oggi». Una rottura basata su logiche che ci astraggono sempre più dall’infrastruttura hardware, per trascinarci verso un’economia legata al digitale e alla capacità di ricombinare, attraverso le API, le interfacce programmabili, i servizi resi possibili in milioni di applicazioni in mano a miliardi di utenti. Uno scenario sfidante per tutti i CIO, ma anche per la relazione che lega le aziende ai fornitori di tecnologie e servizi consulenziali.


Fabio Rizzotto @IDCItaly Business e IT. Emerge una completala rottura degli schemi
Click To Tweet


DALLE APPLICAZIONI AI MICROSERVIZI

Al posto di rapporti non più ingessati come in passato ma pur sempre regolati da lunghi contratti formalizzati, la nuova informatica dei microservizi, delle API e dei carichi di lavoro dinamicamente orchestrati su infrastrutture sempre più “ibride”, con la potenza computazionale gradualmente distribuita tra “core” del data center e “edge” della periferia più prossima al cliente, si affermerà piuttosto un tema di “solution creation” fondato sul coinvolgimento di end user e fornitori in un composito ecosistema di progetti di co-design, co-innovazione, co-sviluppo. Con un’avvertenza finale rivolta alle aziende che per stare al passo della futura economia digitale dovranno acquisire nuovi talenti. Secondo le ricerche dell’Unione europea, nel 2018 sconteremo un gap a livello continentale, tra domanda e offerta di skill in ICT, pari a oltre 420mila esperti. No, i robot non possono fare tutto.

Molti degli spunti suggeriti durante la fase preparatoria di #SiamoForty nascono nelle conversazioni con Massimo Messina, head of group ICT di UniCredit e protagonista, insieme a tanti altri colleghi CIO delle tavole rotonde che Data Manager organizza da due anni in collaborazione con il gruppo bancario. Anche per questo abbiamo chiesto a Messina di rompere il ghiaccio e fornire la sua visione su alcuni concetti e definizioni di un’informatica vista in prospettiva, costretta a trasformarsi, mantenendo al contempo la barra dritta sulla continuità del business. «Si deve partire – afferma Messina – dalla competitività dell’azienda. La capacità di assorbire questi tipi di tecnologie è quindi legata alla capacità di competere sul mercato, in termini di prodotti generati e di costi sostenibili. Il fenomeno cui assistiamo è una biforcazione rispetto alla gestione tradizionale dell’IT e ciò che emerge è una modalità che può consentire una velocità molto diversa rispetto a oggi, con profili di costo molto più bassi. Il problema non è se si riesce o no a farsi contaminare internamente da questi processi, ma in quanto tempo e se il tempo definito sarà sufficiente per essere competitivi e vincere sul mercato».


Gloria Gazzano @AICA_1961 @snam Come creare un ecosistema dell’innovazione?
Click To Tweet


ESTERNALIZZARE È INDISPENSABILE

A evolvere, aggiunge Messina, non è tanto il costo, ma il fattore criticità della tecnologia. In passato si doveva scegliere tra questa o quella tecnologia di storage, o su un determinato ambiente. «Ma alla fine il conto economico non cambiava. Oggi, cominciamo a parlare di cose che vanno fatte in un certo modo, o di non riuscire a farle per niente». Proviamo a partire, prosegue Messina, dalla parte infrastrutturale. «Io che ancora mi diletto a scrivere qualche riga di codice ho fatto un esperimento. Ho preso una macchina online, una bella macchina, 50 giga di storage, un processore 4 core, un buon clock, banda di entrata/uscita illimitata. La pago tutto compreso 5 euro al mese, ci pago quello che voglio e ancora non ho registrato un problema». Davanti a un esempio del genere e confrontando i costi aziendali dell’infrastruttura, Messina ipotizza che l’esternalizzazione delle risorse di calcolo non è un’opzione, ma un preciso trend. «Riuscire a gestire la compliance è solo questione di tempo, ci sono già iniziative a livello europeo, come il Digital Single Market. Tutta una serie di questioni si vanno ammorbidendo, la sicurezza è sempre più indirizzabile». Messina non ha quindi dubbi che le aziende più infrastrutturate prima o poi avranno la possibilità di esternalizzare completamente la loro potenza computazionale. In linea di principio, sarebbe fin d’ora possibile far migrare sul cloud lo sviluppo di interi parchi applicativi, raccogliendo oltretutto significativi vantaggi in termini di costo complessivo delle risorse di testing, pre-produzione e produzione e gestendo con il DevOps le complessità legate ai processi. «Se certe sperimentazioni appaiono ancora molto ardite – sottolinea il responsabile ICT di UniCredit – molto è dovuto al patrimonio applicativo pre-esistente, il cosiddetto legacy, perché i costi di una migrazione “isofunzionale” risulterebbero, a tutt’oggi, proibitivi».

La questione, prova a riassumere Messina alla fine del suo intervento, è che le aziende si trovano davanti a scelte che non devono più distinguere tra approcci tecnologici diversi. «I trend a mio parere sono chiarissimi» – dichiara. Il futuro dell’informatica aziendale riguarda invece la capacità di delineare piani industriali che consentano di traghettare con successo dall’oggi delle infrastrutture al domani. Perché, secondo Messina, entra a questo punto in gioco il concetto di software container? «Il contenitore consente di dividere il problema in problemi più piccoli, ci permette di isolare le componenti vitali che fanno parte delle nostre applicazioni, interconnetterli e iniziare a distribuire quelle componenti sul cloud pubblico, in modo da avere subito applicazioni fatte in modo completamente diverso». Messina ritiene insomma, che con le tecnologie già disponibili è possibile suddividere una applicazione complessa in tante unità di esecuzione elementari, che rappresentano un container orchestrato, dal punto di vista delle risorse computazionali, in modo elastico, in base alle necessità.


Mimmo Zappi @Colt_IT “In-novare” per cambiare l’ordine delle cose
Click To Tweet


L’INFORMATICA DEI LEGO

Il container, spiega Messina, è una struttura esecutiva standard capace di trasportare qualsiasi “contenuto” applicativo. Un contenitore che maschera all’esterno ciò che trasporta, ma che grazie alla sua modularità standard diventa duttile e componibile come il Lego. «Una volta che so come collegare queste scatole posso organizzarmi in modo estremamente dinamico». Le applicazioni stesse devono essere concepite in modo da poter sfruttare questo nuovo concetto architetturale del software. Qui entra in gioco l’altro concetto innovativo del microservizio. «I software container sono talmente efficienti che è possibile crearne tantissimi, anche migliaia, a ciascuno dei quali possiamo associare un lavoro chiamato microservizio». La standardizzazione di questi mattoni software rende possibile un modo di creare applicazioni su infrastrutture completamente virtuali, a costi molto ridotti ma con grande flessibilità, resilienza e disponibilità dei servizi. Un “Eldorado” che le grandi organizzazioni possono raggiungere attraverso un importante processo di ristrutturazione dei loro parchi applicativi. Nella duplice veste di presidente di CIO AICA Forum e CIO di Snam Gloria Gazzano prende la parola per osservare come i progetti di innovazione infrastrutturale hanno una duplice valenza in una prospettiva futura. Se da un lato – afferma la responsabile tecnologica di un gruppo che dopo essere tornato a concentrare in un unico brand le attività di Snam Rete Gas ha di conseguenza dato il via all’accorpamento di sette diversi data center in una unica struttura – le infrastrutture più agili sono più aperte a processi più snelli, veloci e di per sé innovativi, dall’altro l’accelerazione e l’ottimizzazione servono entrambe a liberare risorse da dedicare all’innovazione applicativa. Il tema, prosegue Gazzano, è quello dell’innovazione da portare in azienda, assorbendo e metabolizzando i concetti che Rizzotto e Messina hanno illustrato all’inizio di questa discussione.

«Dall’inizio del 2012, ancor prima che si parlasse di concetti come l’ecosistema dell’innovazione, Snam stava studiando il modo di orientarsi in un mondo così caotico e complesso. Censire quello che accedeva era la mia priorità, temevo che mi potesse sfuggire qualcosa di molto significativo». Da questa costante attenzione, racconta la CIO di Snam, è nato un vero e proprio sistema strutturato, che aveva alla base specifici processi, una propria organizzazione (anche se “ombra”, per evitare la burocrazia connessa all’istituzione di un vero e proprio dipartimento) e un obiettivo ben definito: capire che cosa stesse succedendo “là fuori”. «E quindi – spiega Gazzano – avere un’IT ben informata, che sfrutta l’ecosistema esterno, che è in grado di dialogare alla pari con i colleghi del business sui temi dell’ecosistema e su come riuscire a sfruttarli al proprio interno. Anche perché sono convinta che l’innovazione non sia un fatto episodico, né di una singola organizzazione, ma qualcosa che coinvolge tutto il mondo esterno». L’approccio deciso da Gloria Gazzano ha da subito cercato di utilizzare una varietà di canali di contatto. Uno di questi è la relazione con i fornitori, di cui Snam ha esplicitamente chiesto la complicità («non sempre corrisposta»). Un altro canale importante è quello delle startup: «Un mondo affascinante ma anche molto complesso da capire e integrare a causa delle differenze linguistiche, di diversi meccanismi reattivi». Nella prima fase di questa attività, fino a tutto il 2015, l’ufficio di scouting di Snam ha lavorato per selezione, studiando il mondo delle piccole imprese innovative, isolando le applicazioni più interessanti. I numeri di questo approccio non sono, ammette Gazzano, del tutto confortanti. «Abbiamo esaminato e classificato almeno 150 startup e ne abbiamo contrattualizzate un paio». In definitiva, una forma di innovazione complessa, a basso tasso di rendimento.


Francesco Cavarero @MiroglioGroup Come innovare il Made in Italy
Click To Tweet


TORNA LA VOGLIA DI TECNOLOGIA

Con il 2016, l’approccio cambia. Il modello della pesca a strascico di nuove idee va a rilento? Snam decide allora di inquadrare da sola un argomento specifico su cui poter lanciare una call pubblica, coinvolgendo le giovani imprese e lanciando loro una sfida: «Immedesimatevi in Snam, cercate di capire come una grande azienda possa mettere in pratica idee “disruptive”. I primi esiti di questo capovolgimento di strategia per il futuro sono stati molto interessanti, anche se il lavoro fatto di stimoli costanti, e una variabilità degli strumenti usati per coinvolgere le persone è più impegnativo». Eppure, conclude Gazzano, un primo risultato di natura culturale è stato raggiunto. Snam oggi è un’azienda in cui oltre il 90% della spesa informatica è esternalizzata, il team guidato da Gazzano ormai si occupava più di contrattualistica che di IT. «Il fatto di aver risvegliato la voglia di tecnologia è un traguardo molto significativo».

Il futuro delineato da Fabio Rizzotto e Massimo Messina ha nella velocità e bassa latenza della rete il suo asse portante. Qual è la vision di un operatore come Colt, tornato recentemente a focalizzarsi sull’originario mestiere del carrier, del trasportatore di informazione digitale? Sicuramente, una direzione da evitare è quella del puro abbattimento dei costi di cui si accennava prima, risponde Mimmo Zappi, amministratore delegato di Colt Italia. «Nel 2015 – racconta Zappi – Colt ha scelto di uscire dal mercato dei servizi cloud per tornare a concentrarsi sui propri asset strategici iniziali, la proprietà dei data center e l’infrastruttura di rete a livello globale. L’idea di fondo è quella di tornare a giocare un ruolo fondamentale nella componente del trasporto, garantendo la flessibilità, l’elasticità, la dinamicità di cui si parlava». Il concetto che Colt ha ereditato da 5 anni di esperienza nei servizi IT, è la modalità “as a service” che oggi, in virtù del paradigma della software defined networking stiamo applicando al mondo delle reti, destinate anch’esse a diventare sempre più “logiche” e virtuali.

IL BOOM DEL SOFTWARE DEFINED NETWORKING

«Da poco – continua Mimmo Zappi – abbiamo lanciato un’offerta che si chiama “DC Net as a service” con l’idea di mettere a disposizione a livello globale queste infrastrutture di rete estremamente flessibili, performanti. Oggi, i tagli di banda disponibili sono di uno e dieci gigabit, ma intendiamo scalare ulteriormente, applicando dei modelli di self-provisioning online, con un modello che resta cloud oriented e abilita i concetti visti prima attraverso il dinamismo nell’allocazione di banda come funzione dei carichi e delle priorità applicative». Secondo le stime di Colt, il mercato delle soluzioni di software defined networking avrà tassi di crescita del 50-70%, un’ottima ragione, sottolinea Zappi, per abbandonare il mercato dei servizi IT erogati in cloud ormai dominato dai grossi player mondiali che si stanno chiaramente muovendo verso modelli cloud sempre meno ibridi e più pubblici. «Nel prepararmi a questa conversazione – conclude Zappi – mi sono divertito a cercare il significato etimologico del termine innovazione. Deriva da “novare”, che tra i molti significati vuol dire generare qualcosa che non esiste, cambiare l’ordine delle cose. Ma il prefisso “in” – riferito proprio ai contenitori e ai contenuti ai quali faceva riferimento Messina – funziona solo nella misura in cui il contenuto ha un vantaggio per il cliente e un valore per gli azionisti dell’azienda».

Francesco Cavarero, CIO di Miroglio Group un’azienda tessile che ha sdoppiato il proprio business, servendo con la sua produzione una importante rete di punti vendita retail, in questo futuro sempre più software defined e virtualizzato, ha un’idea molto precisa di quello che potrebbe diventare il suo ruolo quando la “sala macchine” sarà diventata pura commodity. Ogni azienda ha evidentemente le sue specificità, osserva Cavarero, e le problematiche legate al data center sono inserite in un contesto. «Miroglio appartiene a una fascia di aziende che in misura crescente delegano all’esterno certi temi, mantenendo un forte presidio di conoscenza che permette loro di contrattualizzare e acquisire i servizi in modo consapevole, con contenuti noti. Ascoltando i miei colleghi mi è tornato in mente un intervento semiserio di Severino Meregalli di SDA Bocconi. Nessuno in azienda, diceva Meregalli, si interroga sul proprio ruolo come fanno i CIO o come viene loro richiesto di continuo: «Siamo sempre qui a chiederci che cosa dobbiamo fare, quali sono le nostre competenze».


Massimo Rosso @RaiTv Come valorizzare la “I” di ICT e sviluppare analitiche
Click To Tweet


CHIEF INFORMATION OFFICER

UN PATRIMONIO ESCLUSIVO DI COMPETENZE

Una ragione dell’insolita “amleticità” insita nella figura del responsabile tecnologico è l’estrema variabilità del contesto di mercato in cui si opera. «Veniamo da una storia in cui eravamo abbastanza autosufficienti perché depositari di conoscenze che avevamo soltanto noi» – racconta Cavarero. «Il problema più grande era farsi approvare il budget. La situazione attuale è stata descritta molto bene da Gloria Gazzano. I fornitori erano pochi, erano loro a portarci innovazione, ma oggi gli interlocutori sono tantissimi, molti fanno mestieri diversi e le vecchie barriere di capitale sono sempre più basse. Chiunque abbia un’idea innovativa può portarla avanti con pochi mezzi». Un mondo molto più caotico che spesso e volentieri cerca di parlare direttamente con quelli che erano gli interlocutori del CIO a livello di business. «Se il gioco è diventato questo, dobbiamo giocare la partita, facendo leva sulle competenze che continuiamo ad avere solo noi».

Cavarero si rifà all’intervento di Stefano Quintarelli, che aveva illustrato le novità dei servizi digitali della PA, finalmente ispirati ai criteri di apertura e compartecipazione, e che si era  soffermato anche su quello che a suo parere dovrebbe essere la funzione di un ministro per l’innovazione. «In modo molto semplice – ricorda Cavarero – Quintarelli ci spiegava che il ministro ideale dovrebbe sedersi insieme ai suoi colleghi, cogliendo tutte le possibilità di digitalizzazione che le questioni non digitali di per sé propongono. Ecco, dovrebbe essere così anche per il CIO, in mezzo ai colleghi che fanno un mestiere diverso, ma avvertono una serie di stimoli positivi, e devono essere aiutati a cogliere queste opportunità».

Se non per i prossimi quarant’anni, sicuramente per i prossimi quindici o venti resterà centrale, secondo Cavarero, il tema delle competenze e anch’esso dovrà essere affrontato dal CIO. Il responsabile tecnologico di Miroglio parla per esempio del ruolo della business intelligence, che ha subito uno stravolgimento. Operando nel retail, Miroglio oggi riesce a venire in possesso di una varietà e una mole di informazioni assai più significativa che in passato. Sono dati, precisa Cavarero, che i colleghi delle varie unità di business cominciano timidamente a utilizzare. «Come funzione IT, mi accorgo però che fatto salvo i particolari casi di colleghi che hanno avuto un percorso particolare, non ho tendenzialmente le competenze che servono per accompagnare il business in questa esplorazione». Una delle sfide future sarà il sourcing di questo tipo di competenze, un asset che le aziende, avverte Cavarero, dovrebbero coltivare e conservare “in casa”. «E così abbiamo lanciato una vera e propria startup interna, affidata a due colleghe che avevano tutt’altra mansione. Per qualche mese le abbiamo inserite in un contesto esterno all’azienda, abbiamo assunto uno sviluppatore e questa squadra di tre persone ha realizzato un sito, che promuove la creazione on demand di tessuti». Un modello di business prima sconosciuto, che ha dimostrato di poter funzionare con competenze nuove.


Alessandro Canzian @VodafoneIT Anche l’innovazione va continuamente innovata
Click To Tweet


RAI, DA SPETTATORI A TREND SETTER

Il parere di Massimo Rosso, fisico teorico prestato alle infrastrutture informatiche e CIO di RAI, è che il futuro dell’ICT si sposterà finalmente sul valore dell’informazione, dopo tanti anni di focalizzazione sugli aspetti della comunicazione e della tecnologia. L’intervento di Rosso nel corso della nostra tavola rotonda è, come da mission aziendale, il più spettacolarizzato, pieno di continui rimandi ai personaggi e ai programmi televisivi di maggior successo. Fenomeni come la business intelligence, osserva Rosso, non sono nuovi e i broadcaster come RAI hanno cominciato a capirlo con l’avvento delle televisioni commerciali, quando il messaggio rivolto al pubblico non riguardava tanto la possibilità di comperare l’auto, come era avvenuto alla TV degli anni Sessanta, ma l’opportunità di scegliere tra tante opzioni diversificate. «All’epoca, era molto più semplice non solo perché i canali televisivi erano pochi. Come uomo IT, ritengo che la digitalizzazione di tutti i contenuti ha un valore importante perché dà la possibilità di sviluppare applicazioni che correlano il comportamento delle persone alla programmazione dei contenuti».

Il pilastro social è sicuramente quello di maggiore interesse. Rosso ritiene straordinaria – per una media company e non più semplice “broadcaster” come RAI – la possibilità di poter sfruttare i dispositivi e le piattaforme social del web come “second screen”. «Qui il tema diventa veramente importante. Non fate l’errore di pensare che sia una fenomenologia che riguarda un’azienda di comunicazione, che ha già di fatto un prodotto dematerializzato. Perché tutti noi, con le nostre attività digitali, stiamo lasciando delle impronte». Questo, prosegue Rosso, ci deve far capire che al di là delle parole d’ordine ripetute a ogni convegno, le realtà aziendali hanno finalmente l’opportunità, valorizzando la “I” di ICT, di sviluppare algoritmi e analitiche che, indipendentemente dal settore di riferimento, permettono di studiare e capire i comportamenti delle persone. «Ma dobbiamo cambiare approccio, perché quando facevamo i report con SAP avevamo un approccio top-down e sapevamo prima come andava costruito quel report. L’approccio che dobbiamo avere da oggi è quello della “serendipity”: quando ci affacciamo su questi dati non sappiamo ciò che troveremo e non c’è visionario che l’abbia già immaginato».

COSTRUTTORI DI RETI DI COSE

Se dobbiamo dar retta a Rosso, ogni azienda avrà dentro di sé un pezzo di “media company”. Cosa tanto più vera per operatori globali come Vodafone, uno dei pochi, anzi probabilmente l’unico proprio in virtù della sua globalità, a perseguire una precisa strategia infrastrutturale nel campo della Internet of Things. «Se devo pensare al concetto che in modo più dirompente può portare l’etichetta di innovazione nel nostro settore è proprio l’IoT» – riconosce Alessandro Canzian, direttore marketing corporate di Vodafone. Un’applicazione trascurabile nei conti economici degli operatori fino a pochi anni fa, ha assunto un’importanza notevole anche nei budget di quei clienti che hanno iniziato a esplorare soluzioni di connettività tra gli oggetti in rete – che nel 2020 saranno 30 miliardi – e i loro servizi e prodotti. Vodafone in questo settore ha acquisito, proprio in Italia, una società di nicchia che si è rivelata un asset molto importante, continuando in parallelo il monitoraggio del mondo delle startup, perché, come dice Canzian, «anche l’innovazione va continuamente innovata». Non solo. «Il nostro mestiere di operatore, ci ha spinti a sviluppare una piattaforma di connettività con caratteristiche di sicurezza intrinseca, la Global Delivery Service Platform, che consente a chi concepisce un progetto di smettere di preoccuparsi di dove verrà commercializzato». La rete che Vodafone ha in mente deve abilitare una convergenza che va ben al di là dell’unificazione, ormai scontata, di voce e dato ma punta a incorporare «la vita digitale di un’azienda, di un consumatore, con la connettività di cui hanno bisogno quando si muovono nel territorio». Una rete, sottolinea ancora Canzian, su cui il data center deve focalizzarsi, per essere sempre a un “singolo salto” dal cliente che deve allocarvi il proprio carico di lavoro. Una rete in grado di rispondere alle future esigenze della API economy. «Il concetto che abbiamo sviluppato si chiama digital exposure e prevede che attraverso le API, la grande azienda, ma anche il piccolo sviluppatore o la startup, possa pubblicare in rete app che altri, attraverso un modello transaction based, siano in grado di riutilizzare costruendo nuovo valore» – conclude Canzian, rivendicando – per il buon funzionamento della rete come motore primario dell’economia del futuro – l’importanza di una qualità che può derivare solo «dagli investimenti e dalla capacità di dare giusto valore ai servizi».


Alessandro La Rocca #Trenitalia Creare un ponte tra IT e Organizzazione
Click To Tweet


IL VALORE DELL’ORGANIZZAZIONE

Ci sono altre due tipologie di rete che attraverso il crescente processo di digitalizzazione subito possono indurre effetti profondamente trasformativi. Alessandro La Rocca, head of the Organizational Structure Innovation Plans and Sales Integration e Strategic Planning Head Office di Trenitalia, che ha una responsabilità che lo vede a capo degli sforzi riorganizzativi dell’innovazione e dell’integrazione commerciale del grande operatore di trasporti, offre alla discussione un contributo molto legato alla sua lunga esperienza, in un’azienda che in passato lo aveva promosso a capo dell’esercizio dei sistemi informativi. «Parliamo di un portafoglio di 150 applicazioni e se oggi sono stato liberato da quella responsabilità, mi è rimasta una approfondita conoscenza dei processi interni a Trenitalia». Un’azienda, prosegue La Rocca, è tanto più innovativa quanto il CIO riesce a far corrispondere la “O” dell’acronimo a “organizzazione”. «L’innovazione a volte consiste nel risolvere un problema per conto di qualcun altro, qualcuno che non vuole saper niente di ciò che ha intorno, vuole raggiungere un obiettivo e ti prende in ostaggio fino a quando non hai trovato la soluzione». Spesso, aggiunge La Rocca, nelle aziende arrivano fornitori super-tecnologici che offrono servizi che il dipartimento IT riesce a implementare in tempi rapidi. «Talmente rapidi che gli aspetti organizzativi che ne conseguono sembrano rimanere immobili, come in un fotofinish». Il risultato è che un’azienda come Trenitalia dispone di soluzioni di capacità elaborativa distribuita, precision marketing, sistemi commerciali innovativi, molto poco sfruttati in ottica di business o di ottimizzazione e spesso a causa di problematiche organizzative, di scarsa conoscenza e condivisione dei potenziali di certi strumenti. Ma perché sarebbe importante creare un ponte più stabile tra il motore tecnologico di un’impresa e la sua macchina organizzativa, quella che può mettere a terra il potenziale del business? «Perché – risponde La Rocca – questo collegamento consentirebbe forse di cogliere in modo più efficace le opportunità che nascono dalla trasformazione digitale. Innanzitutto, l’arte di rimescolare le carte, di sovvertire modelli di business radicati nel tempo aprendo filoni nuovi e inaspettati. Un’azienda come Trenitalia, abituata a spostare passeggeri e merci da un punto all’altro sui treni, oggi è sempre più interessata alle storie dietro quelle persone e quei viaggi».


Luca Buscherini @rielloups Infrastrutture convergenti, smart grid e sicurezza
Click To Tweet


“MONO-RETISMO”

Il punto di vista conclusivo riguarda l’infrastruttura, altrettanto critica, dell’alimentazione elettrica. Una rete, sottolinea Luca Buscherini, direttore marketing di Riello UPS, che in un mondo sempre più integrato fa parte a pieno diritto di quell’insieme di infrastrutture e sistemi che stanno convergendo uno sull’altro. «Tutti i fenomeni di cui abbiamo parlato oggi hanno un impatto diretto sulle reti, i data center, le varie infrastrutture che hanno bisogno di essere alimentate. Al fabbisogno crescente di energia elettrica si può rispondere sempre meno con l’energia prodotta con metodi convenzionali e tutti ormai parlano di produzione energetica ecosostenibile. Stiamo passando da una modalità di tipo predittivo, basata per esempio su impianti a carbone o nucleari, a una generazione distribuita, con sistemi eolici, solari, turbogas, basata su sistemi di scambio bilaterale. Insomma, le reti elettriche diventano sempre più intelligenti». Con la convergenza aumentano i dati digitali da elaborare in data center sempre più potenti. Questi data center incidono sul fabbisogno di energia, che viene prodotta e distribuita da reti smart, che contribuiscono al circolo virtuoso con altri dati da elaborare. «In futuro, dobbiamo essere in grado di correlare i dati di chi consuma energia con quelli generati da chi la produce, un’immagine che dà il senso dell’integrazione tra i due mondi. Per noi, specializzati in soluzioni di alimentazione elettrica di installazioni critiche, è un trend importante, su cui stiamo investendo molto». Buscherini termina con un appello che suona alquanto familiare ai colleghi CIO. «Ci sono tanti problemi legati alla smart grid, ai suoi aspetti normativi, alla capacità di gestione di tutte le informazioni. Ma io vedo soprattutto un grande problema di sicurezza: stiamo parlando di dati sensibili, magari relativi al funzionamento di una centrale nucleare. Un attacco a questi dati può essere distruttivo non solo nei confronti dell’economia ma di interi territori». Da una risposta efficace dipende il futuro delle smart grid e della fondamentale relazione tra potenza di calcolo ed energia elettrica.

L'articolo #SiamoForty: Visioni del futuro proviene da Data Manager Online.

]]>
Massimo Rosso (RAI), dal telecomando allo smartphone https://www.datamanager.it/2016/07/dal-telecomando-allo-smartphone/ Sun, 17 Jul 2016 15:44:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106262 Dal piccolo schermo della televisione a quello ancora più piccolo del pc e dello smartphone: un viaggio di andata e ritorno verso la convergenza dei linguaggi e dei mezzi, in un mix di broadband e broadcast, con gli OTT come competitor sui target più giovani. Quale sarà la televisione del futuro? Device mobili e banda […]

L'articolo Massimo Rosso (RAI), dal telecomando allo smartphone proviene da Data Manager Online.

]]>
Dal piccolo schermo della televisione a quello ancora più piccolo del pc e dello smartphone: un viaggio di andata e ritorno verso la convergenza dei linguaggi e dei mezzi, in un mix di broadband e broadcast, con gli OTT come competitor sui target più giovani. Quale sarà la televisione del futuro? Device mobili e banda larga abilitano il modello di televisione ibrida alla ricerca di sinergie tra gli operatori del settore e le telco. Del resto, «i “nuovi” media o media digitali non annullano i “vecchi” media ma li trasformano» – come osserva Massimo Rosso, direttore ICT di RAI Radiotelevisione Italiana. L’IT è un abilitatore del cambiamento ma è trascinato da fenomeni macro. Sono ancora più di un terzo gli italiani che non hanno mai usato Internet (dati Eurostat) e questo non può non avere un effetto anche sulla digitalizzazione del mezzo televisivo.

Accesso e convergenza

Ma la convergenza richiede un equilibrio di forze all’interno del sistema come sa bene Massimo Rosso, fisico teorico prestato all’ICT. «Fenomeni come la business intelligence – spiega Rosso – non sono nuovi e i broadcaster come la RAI hanno cominciato a capirlo con l’avvento delle televisioni commerciali, la cui nascita negli anni 80 va vista e analizzata principalmente sotto la lente dell’innovazione tecnologica: «La diffusione del videoregistratore e del telecomando hanno contribuito alla mutazione del telespettatore da soggetto passivo a soggetto attivo dei propri palinsesti. Oggi, questa evoluzione prosegue con applicazioni che trasformano smartphone e tablet in telecomandi cross-mediali. Una trasformazione tecnologica che innesta quella antropologica del telespettatore e che porta all’affermazione del paradigma della personal tv, completata dall’avvento dei social network».


Massimo Rosso CIO @RaiTv L’evoluzione da digital broadcast a media company
Click To Tweet


Rovesciamento di prospettiva

Dall’inizio delle trasmissioni televisive regolari, avvenuto il 3 gennaio 1954, la RAI è anche un’azienda “tecnologica”. E oggi, lo è ancora di più. La tecnologia e in particolare il paradigma IT è una delle cinque aree in cui è strutturata l’azienda. «L’evoluzione in digital broadcaster prevista dal piano industriale 2013-2015 è sostanzialmente compiuta e non solo perché trasmettiamo i programmi in digitale ma perché produciamo e pensiamo in digitale» – spiega Rosso. «La digitalizzazione ha messo in discussione il tradizionale modello editoriale. «Con il nuovo piano 2016-2018, il tema è quello della trasformazione in media company in un’ottica multipiattaforma e omnicanale. I pilastri di questa trasformazione sono l’architettura full IP e gli analytics che hanno cambiato il modo di produrre e distribuire i contenuti. La trasformazione digitale in RAI è stata una rivoluzione copernicana che ha avuto un impatto su tre livelli diversi: produzione, distribuzione e processi interni».

Nuovo “sistema nervoso”

«Connessione full IP di tutti i contenuti – continua Rosso – vuol dire ripensare il modello produttivo. Il contenuto rimane “king” e il tema impattante è l’alta definizione e la qualità. La distribuzione coinvolge la funzione delle reti che saranno sempre più convergenti. La digitalizzazione dei processi interni prevede l’integrazione di gestionali evoluti in grado di supportare la creazione di palinsesti multipiattaforma. Questo nuovo “sistema nervoso” interno va a sostituire i singoli sistemi che nel corso degli anni si sono sedimentati e ci permette di automatizzare le attività e di disegnare processi end-to-end. Anche la realizzazione del data center e del private cloud fanno parte di questa rivoluzione. Stiamo progettando un’infrastruttura di business continuity su Roma dove è concentrato il core business dell’azienda con un disaster recovery remotizzato a Torino dove ha sede anche la Direzione ICT della RAI. Ma il problema non è dove sposto i miei server, ma è cogliere i benefici del cloud anche per la gestione dei media asset e l’evoluzione dei modelli di sourcing. Stiamo lavorando anche a un progetto all’avanguardia di social CRM per integrare in un’unica visione il patrimonio informativo prodotto dall’analisi dei dati interni con quello proveniente dall’esterno, e trasformare completamente la logica delle strategie decisionali. Anche il tema dell’accesso agli open data sta diventando attuale come già sperimentato in altri Paesi, ad esempio quelli di cultura anglosassone».

L'articolo Massimo Rosso (RAI), dal telecomando allo smartphone proviene da Data Manager Online.

]]>
RAI: SB Italia vince la gara per la gestione informatica https://www.datamanager.it/2016/03/rai-sb-italia-vince-la-gara-la-gestione-informatica/ Thu, 17 Mar 2016 18:00:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96978 SB Italia si aggiudica la gara d’appalto, indetta da RAI, per la gestione dell’informatica di tutte le sedi dell’azienda televisiva SB Italia si è aggiudicata, in partnership con altre aziende del settore, la gara d’appalto, indetta da RAI Radiotelevisione Italiana SpA, lotto n. 1, per l’“Affidamento dei Servizi di Desktop Management – Gestione dell’Informatica Distribuita”. “Il […]

L'articolo RAI: SB Italia vince la gara per la gestione informatica proviene da Data Manager Online.

]]>
SB Italia si aggiudica la gara d’appalto, indetta da RAI, per la gestione dell’informatica di tutte le sedi dell’azienda televisiva

SB Italia si è aggiudicata, in partnership con altre aziende del settore, la gara d’appalto, indetta da RAI Radiotelevisione Italiana SpA, lotto n. 1, per l’“Affidamento dei Servizi di Desktop Management – Gestione dell’Informatica Distribuita”.

“Il lavoro che svolgeremo per RAI interesserà la gestione di tutti PC e delle stampanti sull’intero territorio nazionale, con una particolare attenzione per Roma e per le sedi di Milano, Torino e Napoli, dove sono dislocati gli uffici più strutturati dell’azienda. Grazie all’elevato know-how e alla flessibilità che ci contraddistingue, siamo in grado di seguire i progetti integralmente, intervenendo in tempi brevi e con efficienza, per offrire il più alto livello di servizio”, dichiara Luca Garavaglia, Public Sector Director di SB Italia.

La governance del contratto è affidata a personale altamente qualificato, in possesso di certificazioni di altissimo livello in ambito ITIL e Project Management. Le postazioni di lavoro interessate dal servizio sono circa 13.500.

L'articolo RAI: SB Italia vince la gara per la gestione informatica proviene da Data Manager Online.

]]>